<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><FictionBook xmlns="http://www.gribuser.ru/xml/fictionbook/2.0" xmlns:l="http://www.w3.org/1999/xlink"><description><title-info><genre>sf</genre><author><first-name>Robert</first-name><last-name>Silverberg</last-name></author><book-title>Il sogno del tecnarca</book-title><annotation><p>Il Tecnarca McKenzie ha fretta, perch� vuol gli uomini sparsi per tutto l�Universo durante il periodo del suo governo. Per questo lo irritano tanto le notizie portate dall�equipaggio dell�astronave che ha compiuto felicemente un viaggio di prova sperimentando la nuova propulsione. Gli uomini non sono i soli esseri intelligenti. Gli astronauti hanno notato tracce di attivit� su uno dei pianeti scelti da Tecnarca per la colonizzazione terrestre. Un�altra civilt� vi sta installando una sua colonia. Il Tecnarca McKenzie ha fretta di definire la questione, perci� bisogna mettersi in contatto con gli altri, far loro capire chi sono i terrestri, ed accordarsi perch� le sfere di influenza delle due civilt� non vengano mai a conflitto, e si dividano amichevolmente l�Universo. E l�astronave appena tornata dal difficile viaggio deve ripartire subito, con lo stesso equipaggio, che � stanco ma � l�unico di cui il Tecnarca si fidi. Con l�equipaggio viaggeranno i cinque uomini migliori della Terra, ognuno eccellente nel proprio campo, per negoziare con l�altra razza e concludere secondo i desideri del Tecnarca il quale, avendo gi� rinunciato a una parte del suo sogno, non intende rinunciare anche alla met� dell�universo che gli � rimasta. Ma le cose non vanno come stabilito, e il Tecnarca dovr� mettersi a segnare il passo insieme a tutta la razza umana, perch� la spedizione terrestre fa una scoperta che costringer� McKenzie a rinunciare ai suoi sogni.</p></annotation><date value="1961-09-24">1961</date><coverpage><image l:href="#cover"/></coverpage><lang>it</lang><src-lang>en</src-lang><translator><first-name>Hilja</first-name><last-name>Brinis</last-name></translator></title-info><src-title-info><genre>sf</genre><author><first-name>Robert</first-name><last-name>Silverberg</last-name></author><book-title>Collision Course</book-title><date value="1961-01-01">1961</date><lang>en</lang></src-title-info><document-info><author><nickname>Verdi1</nickname></author><program-used>Fiction Book Designer, FB Editor v2.0, fb2cut 2.5.4, fb2cut 2.6.2</program-used><date value="2010-04-18">18.04.2010</date><id>FBD-06A722-03D4-584A-6597-B282-8915-8D16E3</id><version>1.0</version></document-info><publish-info><book-name>Il sogno del tecnarco</book-name><publisher>Mondadori</publisher><city>Milano</city><year>1961</year></publish-info></description><body><title><p>Robert Silverberg</p><p>Il sogno del tecnarca</p></title><section><title><p>1</p></title><p>Solo un mese prima, in nome del progresso della Terra, il Tecnarca McKenzie aveva tranquillamente mandato cinque uomini incontro a una morte quasi certa. Contro ogni logica previsione, quegli uomini stavano tornando e la faccia di McKenzie, normalmente dura come un macigno, rifletteva la tensione interna e l�eccitazione.</p><p>Il messaggio, che gli era stato recapitato nella sede centrale dell�Arconato, era redatto in termini addirittura telegrafici. <emphasis>Centro radio Luna segnala ritorno a questo sistema della </emphasis>VUL-XV. <emphasis>Atterraggio porto spaziale Australia Centrale richiesto per le ore </emphasis>12,00 <emphasis>ora est.</emphasis></p><p>Il Tecnarca lesse il messaggio due volte. Scosse la testa in segno di approvazione, si concesse perfino il lusso di un lieve sorriso. E cos� stavano rientrando? E, per di pi�, da un�impresa riuscita! <emphasis>Perbacco </emphasis>pens� McKenzie, <emphasis>vedremo l�Uomo raggiungere le pi� lontane galassie! E durante il mio Arconato, se la fortuna mi assiste!</emphasis></p><p>Quell�attimo di orgoglioso compiacimento era il massimo che la sua natura severa potesse concedersi. Aveva giocato d�azzardo, aveva vinto, e forse il suo nome sarebbe stato ricordato dalla storia per millenni. Bene, basta con gli autocompiacimenti. L�astronave sperimentale a velocit� ultra-luce stava rientrando sana e salva. E lui, come Tecnarca della Terra, doveva presenziare all�atterraggio.</p><p>Premette il tasto di un citofono. �Naylor, preparate immediatamente un collegamento transmat con il porto spaziale del Centro Australia. Devo partire subito.�</p><p>�Subito, eccellenza.�</p><p>McKenzie, per un attimo, si contempl� le mani dalle grosse dita tozze, posate piatte sul piano dello scrittoio. Mani come le sue non avrebbero mai potuto collegare un circuito, reggere un sensibilissimo vibrobisturi chirurgico, o mettere a punto i delicatissimi congegni di un generatore termonucleare. Per�, quelle mani potevano soffocare una vita umana, o scrivere imperativi categorici di questo genere: <emphasis>Se resteremo legati per sempre alla velocit� della luce, potremo paragonarci a lumache che si sforzano di attraversare un continente. Non dobbiamo cullarci nel pensiero della nostra lentissima espansione coloniale. Dobbiamo tendere verso mete sempre pi� lontane. La propulsione spaziale a velocit� ultra-luce dev�essere l�obiettivo massimo e assoluto di tutti i nostri sforzi di ricerca.</emphasis></p><p>McKenzie aveva scritto quelle parole quindici anni prima, nel 2765, e le aveva pronunciate nel primo discorso dopo il suo avvento all�Arconato.</p><p>E adesso un�astronave aveva raggiunto le stelle ed era tornata in meno di un mese. Cio�, forse� Poteva sempre dubitare che avesse viaggiato fino all�orbita di Plutone, e in seguito a un guasto avesse ripreso alla meglio la via del ritorno. Comunque tra poco avrebbe saputo.</p><p>McKenzie si alz�, attravers� lo studio pavimentato di lucido marmo, una vergognosa stravaganza, secondo il suo austero modo di pensare, ma non aveva presieduto lui all�arredamento di quel locale; attravers� un ingresso circolare, iridescente, ed entr� nella cella �transmat�.</p><p>L� dentro l�aspettava Naylor, un ometto ossequioso che indossava la severissima tenuta degli addetti alla persona del Tecnarca. �Le coordinate sono a posto, Eccellenza.�</p><p>�Le avete controllate?�</p><p>�Certo, Eccellenza. Le ho calcolate accuratamente due volte.�</p><p>�Bene. Lasciate il campo aperto per il mio ritorno.�</p><p>McKenzie fece un passo avanti. L�iridescenza verdastra del campo transmateriale sal� in un vivido tremolio da una apertura del pavimento, formando una cortina che divideva la cella in due. I generatori del campo transmateriale, detto semplicemente �transmat�, erano collegati direttamente al generatore principale che girava incessantemente sul suo asse, in un punto sul fondale dell�Atlantico, per condensare la forza teta, cio� la forza che rendeva possibili i viaggi transmateria. McKenzie non si diede la pena di controllare le coordinate stabilite da Naylor. Forse era un semplice atto di fede: il Tecnarca era incredibilmente sicuro che nessuno potesse tramare la sua morte. Sarebbe bastato un insignificante errore di calcolo per disperdere al vento gli atomi del Tecnarca, il quale si affidava fiducioso al bagliore verdognolo senza fermarsi a controllare le coordinate.</p><p>Non si provava alcuna sensazione.</p><p>Il Tecnarca McKenzie venne disintegrato, una corrente di piccole onde venne lanciata attraverso met� del globo, e il Tecnarca McKenzie venne ricostituito. Se l�attimo della disintegrazione fosse stato impercettibilmente pi� lungo, il dolore sarebbe stato insopportabile. Ma il campo transmat disintegr� il corpo del Tecnarca molecola per molecola, in frammenti cos� infinitesimali di microsecondo che il sistema nervoso dell�uomo non avrebbe potuto in alcun modo trasmettere il dolore. E la reintegrazione avvenne con pari velocit�. Intero e indenne, McKenzie usc� dal campo solo qualche istante dopo, e si ritrov� nella cella transmat del porto spaziale dell�Australia Centrale: dove un tempo si stendeva lo sterile deserto di Gibson adesso c�erano le pi� attrezzate piste di lancio e di atterraggio della Terra.</p><p>A New York mancava poco a mezzogiorno. L�, invece, era l�alba del mattino seguente. Un orologio murale segnava le 2,13 quando McKenzie lasci� la cella transmat.</p><p>Lo riconobbero subito. La sua figura imponente e massiccia era nota a tutto il personale del porto, e tutti accorsero a riceverlo. Erano un gruppetto di scienziati dai nervi tesi. McKenzie rivolse un sorriso da Tecnarca a Daviot e Leeson, che avevano perfezionato il sistema di propulsione della nave sperimentale; a Herbig, Comandante del campo; a Jesperson, coordinatore delle ricerche per i viaggi a velocit� ultra-luce.</p><p>�Quali notizie dall�astronave?� s�inform� McKenzie.</p><p>Jesperson sorrise contento. �Hanno trasmesso l�OK cinque minuti fa. Sono in un�orbita di decelerazione, stanno scendendo, e l�atterraggio avverr� alle due e trentatr� precise.�</p><p>�E il viaggio?�</p><p>�Pare proprio che l�abbiano fatto tutto: andata e ritorno� rispose Leeson, nel suo roco tono baritonale.</p><p>�Per� non lo sappiamo con certezza� precis� Daviot.</p><p>�Insomma, s� o no?� disse McKenzie accigliato.</p><p>Rispose Daviot: �Sappiamo solo quello che hanno comunicato. Riferisco letteralmente: <emphasis>Abbiamo commutato dalla warp-drive alla plasm-drive ieri sera, nei pressi dell�orbita di Giove.</emphasis>�</p><p>�Ma questo significa appunto che la warp-drive ha avuto successo, no?� chiese Leeson.</p><p>�Significa solo� replic�, con fare pignolo, Daviot �che sono riusciti a passare da un tipo di propulsione all�altro, e non che la propulsione del primo tipo li abbia necessariamente condotti da qualche parte.�</p><p>�No, ma��</p><p>�Ora basta, Daviot!� ordin� Jesperson, che aveva scorto un�espressione di noia sul volto del Tecnarca. �Tra venti minuti sapremo tutto.�</p><p>�Ma il Tecnarca ci teneva a sapere�� cominci� Daviot, poi lasci� la frase a mezzo.</p><p>McKenzie si guard� attorno. Stavano accanto al tetto di una grande cupola trasparente che ricopriva centinaia di acri. Fuori, sullo spazioporto, la temperatura era torrida, perfino adesso che si era alle prime ore del mattino. All�interno, i condizionatori silenziosissimi mantenevano un�atmosfera pi� confortevole.</p><p>Il Tecnarca guard� in su, oltre la cupola trasparente. L�aria limpida del deserto garantiva una vista stupenda della volta celeste. Le stelle punteggiavano il buio come gemme scintillanti, e la Luna inondava il paesaggio col suo chiarore latteo. Sulla superficie bruciacchiata del campo, uomini correvano qua e l�, affaccendati, preparando l�atterraggio per l�astronave che dal cielo doveva tuffarsi verso il cuore dell�Australia.</p><p>McKenzie aveva un nodo alla gola, un altro alla bocca dello stomaco. Sentirsi cos� teso e nervoso lo irritava, ma nessun ordine dato con voce imperiosa poteva allentare quella tensione.</p><p>Tra venti minuti� diciannove� diciotto� la VUL-XV. sarebbe arrivata.</p><p>Guard� di nuovo le stelle. Erano centinaia, migliaia, sparse attraverso la volta celeste. Ogni stella, entro un raggio di quattrocento anni-luce, che avesse un pianeta abitabile, e la maggior parte di esse l�aveva, era stata raggiunta dall�umanit�. Da secoli, ormai, astronavi che viaggiavano a nove decimi della velocit� della luce si erano lanciate verso le stelle, trattenute dalla velocit� che le limitava ma pur sempre in grado di divorare gli anni-luce, avendo a disposizione il tempo necessario. C�erano voluti sei anni per compiere il primo tragitto di sola andata fino al sistema del Centauro. Il ritorno, via transmat, era stato questione di istanti.</p><p>Ma per potervi installare l�impianto transmat, bisognava prima raggiungere le diverse stelle, e qui stava l�intoppo. Costantemente teso alla conquista degli spazi, l�impero dell�Uomo, sia pure per piccole tappe, si era allargato, limitato per�, e sempre, dagli inesorabili limiti matematici dell�Universo conosciuto. Una volta che un pianeta veniva raggiunto e collegato alla rete interstellare transmat, finiva per trovarsi vicinissimo alla Terra proprio come ogni altra stazione di quella rete. Il transmat offriva connessioni infinite, una volta creato il collegamento. Ma fino ad allora�</p><p>Per questo il progresso era stato lento. Dopo pi� di quattrocento anni di viaggi interstellari, il genere umano aveva colonizzato ogni pianeta abitabile entro un raggio di quattrocento anni-luce. Era pi� che logico partire dall�assunto che lo schema primario fosse valido anche per il resto della galassia: e cio�, che attorno ad ogni sole della serie principale ci fosse almeno un pianeta del tipo Terra, abitabile ma non abitato. Nessun�altra forma di vita intelligente era mai stata scoperta. L�Universo apparteneva all�uomo, ma sarebbero occorsi millenni prima che l�Uomo potesse entrarne in possesso.</p><p>Questo fatto aveva infastidito McKenzie durante gli anni del suo addestramento per l�Arconato; e quando la morte del Tecnarca Bengstrom port� McKenzie alla carica, il nuovo Tecnarca aveva messo sotto pressione tutte le risorse terrestri destinandole senza eccezione al compito di escogitare un mezzo qualsiasi per spezzare le catene della relativit�.</p><p>I fallimenti c�erano stati, e a quale prezzo! Astronavi sperimentali erano state lanciate e fatte seguire da altre astronavi con uomini a bordo che le osservavano per mezzo di precisissimi rivelatori. Ma le astronavi d�osservazione erano esplose, o non avevano pi� fatto ritorno. Eppure, si trovavano sempre i volontari per il prossimo tentativo, e per quello seguente, e per quello dopo ancora�</p><p>Questo, fino all�avvento della propulsione Daviot-Leeson, col suo generatore incredibilmente sottile che apriva un �buco� nello spazio-tempo grazie a impulsi termonucleari regolabili. E allora, all�improvviso, era parso che il sentiero fosse sgombro. Lo spazio nella zona d�influenza di una stella, avevano pensato Daviot e Leeson, � deformato e alterato dalla massa e dal calore della stella stessa. Se fosse stato possibile riprodurre lo stesso effetto in miniatura, se fosse stato possibile aprire nel tessuto dello spazio-tempo una fessura larga abbastanza perch� un�astronave potesse insinuarvisi, viaggiare lungo una rotta stabilita in precedenza e fare ritorno, allora il dominio dell�uomo non avrebbe avuto pi� limiti.</p><p>Erano passati sei anni dai primi modelli-pilota alla sicurezza che aveva consentito a McKenzie di spedire un�astronave con uomini a bordo verso le stelle. E adesso la nave stellare era di ritorno. Tra soli tredici minuti, dodici, undici� Quei minuti ticchettavano via tra la tensione generale. Nessuno parlava. Jesperson, che aveva infilato la cuffia, si teneva in contatto con la stazione principale d�avvistamento, situata all�estremit� pi� lontana dello spazioporto.</p><p>Cinque minuti prima del momento dell�atterraggio, Jesperson parl�: �L�hanno avvistata nitidamente. Sar� qui in perfetto orario.�</p><p>McKenzie si inumid� le labbra, voltando le spalle perch� gli altri non potessero scorgere nessun segno di tensione sul volto del Tecnarca. �Quattro minuti. Tre. Due��</p><p>Jesperson conteggi� i secondi alla rovescia� Ed ecco la VUL-XV. Descrisse una parabola discendente in una scia di fiamme dorate, e venne a fermarsi proprio di fronte a loro, abbassando gli stabilizzatori e gli argani d�atterraggio. Gli addetti alla decontaminazione erano gi� al lavoro sul campo. Si apr� il portello.</p><p>Alcuni uomini ne uscirono.</p><p>McKenzie li cont�. Uno, due, tre, quattro, cinque. Nessuna perdita, dunque. Da quella distanza, circa ottocento metri, non riusciva a distinguere le facce, comunque, cinque uomini erano partiti verso le stelle e cinque ne erano ritornati. I loro nomi cantilenavano una specie di filastrocca nella mente del Tecnarca. <emphasis>Laurance, Peterszoon, Nakamura, Clive, Hernandez. Hernandez, Clive, Nakamura, Peterszoon, Laurance. Peterszoon, Nakamura�</emphasis></p><p>Ora avanzavano attraverso il campo, si dirigevano verso la cupola. Quando furono pi� vicini, McKenzie not� che tre di loro si erano lasciati crescere la barba. Ripens� al giorno in cui si erano trovati tutti in quello stesso lo cale, per gli addii ufficiali che McKenzie, in cuor suo, aveva creduto definitivi. Invece, erano tornati. Tutti.</p><p>Il Tecnarca. si rivolse a Jesperson: �Ordinate che l�equipaggio si presenti subito qui, a rapporto.�</p><p>�Ricevuto, Eccellenza� disse Jesperson e parlott� in un microfono. Qualche attimo dopo, la porta si dissolse aprendosi, e l�equipaggio della VUL-XV fece il suo ingresso: Laurance, Peterszoon, Nakamura, Clive, Hernandez.</p><p>Apparivano disfatti, sudati, con le guance scavate. Le barbe appartenevano a Laurance, Peterszoon e Clive. La faccia di Nakamura era rasata di fresco, ma i capelli neri gli ricadevano umidicci sulla fronte e le orecchie. Solo Hernandez conservava un aspetto inappuntabile. Tutti e cinque, per�, avevano la stessa espressione stravolta, mortalmente affaticata.</p><p>McKenzie si avvi� a passi decisi verso di loro, la sua grossa mano afferr� quella inerte e madida di Laurance. �Benvenuto, Comandante. A tutti voi: bentornati.�</p><p>�Ai vostri ordini, Eccellenza. ȅ bello essere di nuovo a casa.�</p><p>�Il viaggio � riuscito?�</p><p>Un�espressione dubbiosa trapel� dagli occhi arrossati di Laurance. �Riuscito? Be�, direi di s�. Il nuovo tipo di propulsione ha funzionato meravigliosamente. Abbiamo coperto novemilaottocento anni-luce in un batter d�occhio. Per�</p><p>Daviot mand� un�esclamazione di giubilo. Leeson diede una manata sulla schiena di Jesperson. McKenzie chiese brusco: �Per� cosa?�</p><p>Laurance si guard� attorno. �ȅ una faccenda delicata, Tecnarca McKenzie. Forse faremmo meglio a parlarne pi� tardi��</p><p>�Parlate pure in presenza di questi signori� lo autorizz� McKenzie.</p><p>�Benissimo, Eccellenza. Abbiamo compiuto un viaggio liscio come l�olio. Ci siamo infilati dentro e fuori dall�iperspazio ritrovandoci regolarmente nel punto voluto, e nello stesso modo abbiamo effettuato il percorso di ritorno. Solo che, l�� fuori, abbiamo incontrato degli� alieni.�</p><p>�Avete incontrato degli alieni?�</p><p>�Proprio incontrati no. Li abbiamo visti, e ci siamo affrettati a tagliare la corda prima che ci scorgessero. Stavano costruendo una citt�, Eccellenza. Avevano tutta l�aria di� di trovarsi l� per colonizzare il pianeta, proprio come intenderemmo fare noi.�</p></section><section><title><p>2</p></title><p>Quattro ore pi� tardi ebbe luogo una seduta straordinaria convocata da McKenzie. I tredici uomini che governavano la Terra e la sua rete di mondi aggregati si riunirono nella Sala Lunga, al centonovesimo piano del Palazzo dell�Arconato.</p><p>Erano convenuti l�, da ogni parte del mondo, abbandonando i loro compiti specifici per accorrere alla chiamata di McKenzie, e si erano disposti attorno alla lunga tavola rettangolare occupando i seggi tradizionali. A capotavola sedeva il Geoarca, il vecchio Ronholm, nominalmente il primo tra i tredici Pari che costituivano l�Arconato. Alla destra di Ronholm sedeva il Tecnarca McKenzie. Alla sinistra del Geoarca sedeva Wissiner, l�Arconte delle Comunicazioni. Lungo il lato di Wissiner sedevano, nell�ordine: Nelson, Arconte dell�Istruzione; Heimrich, dell�Agricoltura; Vornik, della Sanit�; Lestrade, della Sicurezza; Dawson, delle Finanze. Alla destra di McKenzie c�erano: Klaus, Arconte della Difesa; Ghang, delle Colonie; Santelli, dei Trasporti; Minek, dei Lavori Pubblici; Croy, dell�Energia.</p><p>Come Arconte della Tecnologia, delle Scienze e delle Ricerche, McKenzie era l�uomo pi� importante dell�aula; ma, deciso a osservare scrupolosamente il protocollo, il Tecnarca lasci� che il Geoarca Ronholm prendesse la parola per primo.</p><p>�Questa sessione straordinaria� esord� con voce tremula il vecchio Ronholm �� stata convocata dal Tecnarca McKenzie per comunicazioni che considera di primaria importanza per il benessere futuro dei nostri mondi. Cedo perci� senz�altro la parola all�Arconte dello Sviluppo Tecnologico.�</p><p>McKenzie parl� senza alzarsi. �Membri dell�Arconato, quattro ore fa una nave spaziale � atterrata in Australia Centrale dopo aver portato a termine un viaggio di quasi diecimila anni-luce in meno di un mese. Di questo mese, pi� di tre settimane sono state spese in giri d�esplorazione. Il viaggio interstellare vero e proprio � stato pressoch� istantaneo, il che, in tempi normali, sarebbe motivo di esultanza e di generale compiacimento. Ora, infatti, le stelle sono a portata dell�uomo, e chiunque pu� andarvi in poco tempo. Ma� c�� un fattore nuovo, una complicazione imprevista. Invito adesso il dottor John Laurance, Comandante della VUL-XV rientrata appunto poche ore fa, a spiegare la natura di questo fattore.�</p><p>McKenzie fece un gesto, e Laurance si alz�: figura alta e snella, bene eretta al centro della stanza.</p><p>I cinque uomini d�equipaggio sedevano di faccia agli Arconti, la cui tavola rettangolare si trovava su una piattaforma rialzata.</p><p>Quei cinque uomini, a quanto avevano detto, non dormivano da pi� di trentasei ore, ma il Tecnarca non aveva esitato a convocare subito gli Arconti in seduta straordinaria, e quindi Laurance e i suoi uomini non avevano avuto modo di concedersi un po� di riposo. Avevano avuto appena il tempo di tagliarsi barba e capelli, di lavarsi e di rimettersi in forma con degli stimolanti.</p><p>Laurance continu� ad avanzare finch� venne a trovarsi a cinque o sei metri dagli Arconti. Era sulla quarantina, capelli folti e ricciuti che cominciavano appena a ingrigire, e un volto scarno e ossuto che in quel momento rifletteva la tensione sofferta durante l�ultimo viaggio. I suoi occhi, d�un grigio pallido, avevano una luce calda e pacata, stranamente in contrasto con la prontezza dei suoi riflessi mentali, e la muscolosa agilit� della sua persona.</p><p>Parl� pesando bene le parole, con voce profonda e solenne. �Eccellenze, venni scelto da voi per comandare la prima nave interstellare Daviot-Leeson con equipaggio umano. Lasciai la Terra coi quattro uomini che vedete dinanzi a voi. Viaggiando a una velocit� costante di grado interplanetario, raggiungemmo orbita di Plutone, la zona di sicurezza assegnataci, e da quel momento applicammo la propulsione Daviot-Leeson.�</p><p>�Lasciato l�Universo normale a una distanza di circa quaranta unit� astronautiche della Terra, seguimmo la nostra rotta precalcolata per diciassette ore, fino a raggiungere la posizione stabilita. Facendo uso nuovamente della propulsione Daviot-Leeson, rientrammo nell�Universo normale e scoprimmo di avere effettivamente raggiunto il nostro obiettivo, ovvero la stella NGCR 185143, a una distanza media di novemilaottocento anni-luce dalla Terra.</p><p>�Questa stella � un sole con undici pianeti. Seguendo le istruzioni ricevute, siamo atterrati sul quarto di questi pianeti. I primi dati ci confermarono che si trattava di un pianeta Sei punti, tipo Terra, e quindi adatto per la colonizzazione. Con nostra grande sorpresa, scoprimmo che su questo pianeta un�intera citt� era in via di costruzione.�</p><p>Sulla pedana, McKenzie si accigli�! La narrazione di Laurance era stata fin qui incredibilmente piatta, schematica, sinottica; l�uomo era riuscito a spogliare di ogni senso di meraviglia il primo viaggio interstellare v-u-l (velocit� ultra luce), e a trasformare il resoconto in un semplice rapporto meccanico. La cosa aveva irritato molto il Tecnarca.</p><p>�Parlateci degli esseri che avete visto� ordin�.</p><p>�S�, Eccellenza. Inviai Hernandez e Clive in ricognizione. Essi osservarono gli alieni per parecchie ore.�</p><p>�Senza essere visti?� chiese McKenzie.</p><p>�Questo � quanto ci risulta, Eccellenza� replic� Laurance.</p><p>�Che aspetto hanno gli alieni?� volle sapere Klaus, l�Arconte della Difesa. Aveva una vocetta sottile e petulante.</p><p>�Sono umanoidi, Eccellenza. Abbiamo anche diverse fotografie che sarebbero state pronte se� se ci avessero avvertiti in tempo di prepararle. Comunque, misurano due metri circa d�altezza, hanno due gambe, respirano ossigeno, e per molti aspetti assomigliano a noi. La pigmentazione della pelle � verde, ma ne sono stati osservati alcuni azzurri. Pare invece che abbiano giunture pi� complesse delle nostre. Le braccia hanno due gomiti, che permettono movimenti in tutte le direzioni, e per quanto si � potuto distinguere da lontano, pare che abbiano sette od otto dita. Indossano vestiti. In poche parole, potremmo dire di avere scoperto una razza intelligente a uno stadio di evoluzione pi� o meno simile al nostro.�</p><p>L�Arconte della Sicurezza chiese, calmo: �Siete certi di non essere stati visti?�</p><p>�Alla nostra astronave non badavano affatto. I miei uomini sono rimasti sempre nascosti, mentre li osservavano. Dopo due ore di osservazione abbiamo lasciato il quarto pianeta e ci siamo spostati sul terzo, sempre del tipo-Terra, e anche qui c�erano colonie in costruzione. Dal sistema NGCR 185143, attraverso l�iperspazio, ci siamo spostati su un�altra stella a due anni-luce di distanza, e anche qui abbiamo osservato un processo di colonizzazione. Una terza visita, a un terzo sistema distante parecchi anni-luce, ci ha rivelato un�altra colonia in costruzione. Non ci sono dubbi possibili: questa razza, questi alieni stanno conducendo un�attiva opera di colonizzazione nel proprio settore della spazio. Dopo la nostra visita al terzo sistema stellare, ci siamo messi in viaggio per il ritorno, e siamo arrivati alcune ore fa.�</p><p>�Quindi, non siamo noi i soli� mormor� il Geoarca Ronholm, quasi a se stesso. �Altri esseri, l� fuori, fondano come noi le loro colonie��</p><p>�Gi� lo interruppe brusco McKenzie. �Fondano come noi le loro colonie. Io vi dico che siamo incappati nella pi� grande minaccia che la Terra abbia mai incontrato in tutta la storia dell�Umanit�.�</p><p>�Come potete esserne certo?� chiese Nelson, l�Arconte dell�Istruzione, con un certo calore. �D�accordo. C�� un�altra razza, una specie aliena che a migliaia di anni-luce dal nostro sistema sta colonizzando nuovi mondi. E con questo? Non mi pare proprio il caso di trarre conclusioni cos� drammatiche.�</p><p>�� il caso, invece, ed � quello che faccio. Oggi la sfera dei mondi terrestri e quella della razza aliena sono separate da migliaia di anni-luce. Ma la nostra espansione � in continuo aumento, e altrettanto si pu� dire della loro. Questo condurr�, prima o poi, a un urto inevitabile. Non parlo di una collisione tra due astronavi, o due pianeti, o addirittura due soli; la collisione inevitabile avverr� tra due imperi spaziali, il nostro e il loro.�</p><p>�Avete qualche proposta da fare?� chiese il Geoarca.</p><p>�S� replic� McKenzie. �Dobbiamo metterci immediatamente in contatto con questa razza. Non tra cento anni, non tra un anno, ma addirittura la settimana prossima. Dobbiamo far sapere a loro che nell�Universo ci siamo anche noi, e che bisogna assolutamente raggiungere una specie di accordo� prima, capite, prima che l�urto avvenga!�</p><p>Segu� un attimo di silenzio solenne. McKenzie fissava la figura eretta di Laurance fiancheggiata dagli altri quattro uomini dell�equipaggio.</p><p>�Cosa vi fa supporre� chiese Lestrade, l�Arconte della Sicurezza, �che questi� stranieri, diciamo cos�, possano nutrire dei propositi ostili nei nostri confronti?�</p><p>�Il problema dei loro eventuali propositi ostili � del tutto irrilevante. Loro esistono e noi esistiamo, ecco il punto! Loro colonizzano la loro area, noi la nostra. Prima o poi l�urto sar� inevitabile.�</p><p>�Diteci chiaramente ci� che consigliate, Tecnarca McKenzie� disse timidamente il Geoarca.</p><p>McKenzie si alz�. �Io propongo che la nave spaziale a velocit� ultra-luce, appena tornata dal suo viaggio, riprenda immediatamente lo spazio. Propongo che all�equipaggio venga aggregata una commissione di esperti. Propongo infine che questa commissione si metta in contatto con l�altra razza per intavolare negoziati. I nostri parlamentari tenteranno di scoprire i propositi di questi esseri e di raggiungere un�intesa, secondo la quale alcune aree della galassia verranno riservate all�una o all�altra delle due razze colonizzatrici.�</p><p>�E chi comander� l�astronave questa volta?� chiese l�Arconte delle Comunicazioni.</p><p>McKenzie parve sorpreso dalla domanda. �Mi sembra evidente, no? Abbiamo di fronte a noi un equipaggio addestrato perfettamente, e che ha gi� dato prova delle sue capacit�.�</p><p>�Ma sono appena tornati da una spedizione durata un mese� protest� l�Arconte Wissiner. �Questi uomini hanno una casa, una famiglia. Non potete farli ripartire immediatamente!�</p><p>�Proponete forse di rischiare la nostra unica astronave a velocit� ultra-luce affidandola a mani inesperte?� ribatt� McKenzie. �Se l�Arconato � d�accordo, presenter� prima di questa sera un elenco di persone che mi sembrano adatte per negoziare con gli stranieri. Una volta riuniti gli esperti, l�astronave potr� ripartire subito. A ogni buon conto, lascio decidere a voi.�</p><p>McKenzie riprese il proprio posto. Segu� un dibattito breve e privo di convinzione. Sebbene pi� di un Arconte deplorasse in cuor suo i metodi drastici del Tecnarca, ben di rado qualcuno si azzardava ad opporsi, quando si arrivava al momento del voto. Troppe volte, in passato, McKenzie aveva dimostrato d�avere ragione perch� gli altri osassero metterglisi contro.</p><p>Lui sedeva, taciturno, ascoltando la discussione e prendendovi parte solo di tanto in tanto, quand�era indispensabile. I suoi lineamenti non lasciavano trasparire niente dell�amarezza che si era accumulata in lui dal momento in cui la VUL-XV era atterrata. Tutta l�esultanza per il recupero della preziosa astronave si era dissolta non appena saputa la novit�.</p><p>Razze estranee che costruiscono colonie, pensava avvilito. L�Universo, il suo giocattolo scintillante, aveva perso ogni fulgore nella sua fantasia; s�era arrugginito e annerito. Aveva sognato una miriade di pianeti in attesa dell�Uomo. Aveva sognato un�intera umanit� che sciamava nello spazio in cerca di nuovi mondi da conquistare. Bisognava dire addio a questi sogni. Dopo centinaia di anni, ecco che ci si era imbattuti in un�altra specie. Quali che fossero le capacit� degli �altri�, la loro presenza costituiva di fatto una limitazione per il genere umano: una parte dell�Universo era preclusa all�uomo. Di fronte a questa eventualit�, McKenzie si sentiva diminuito, depresso.</p><p>Non c�era altro da fare che negoziare, salvare almeno una porzione di infinito per l�impero della Terra.</p><p>McKenzie sospir�. L�uomo pi� qualificato per andare a trattare con gli estranei era proprio lui. Ma la Legge Terrestre proibiva a un Arconte di lasciare il pianeta. Solo rinunciando all�Arconato McKenzie avrebbe potuto accompagnare la commissione per i negoziati, e una rinuncia simile McKenzie non poteva nemmeno prenderla in considerazione.</p><p>Aspett�, impaziente, che il dibattito si avviasse verso una conclusione gi� scontata. Avrebbero finito col cedere, naturalmente, ma bisognava lasciarli parlare. Ancora un poco. Almeno, fino a quando Dawson avesse finito di domandarsi se quell�espansione del genere umano oltre i confini della sfera presente fosse finanziariamente una buona speculazione; fino a quando Wissiner avesse finito di valutare il pro e il contro di quei negoziati; fino a quando Croy avesse esaurito l�obiezione che forse l�altra razza si stava estendendo nella direzione opposta; fino a quando Klaus avesse finito di suggerire, sia pure in modo velato, che la soluzione pi� rapida poteva venire da una guerra immediata, e non dai negoziati.</p><p>E le parole rimbalzarono di bocca in bocca lungo i due lati della tavola, finch� ciascun Arconte non si fu liberato dei propri dubbi personali. E intanto ai cinque piloti spaziali, stanchi ed esausti per il viaggio, veniva offerto lo spettacolo insolito della suprema oligarchia terrestre che si accapigliava. Alla fine, il Geoarca dichiar� con la voce tremula e incerta: �La proposta � ai voti.�</p><p>Ogni Arconte manovrava un commutatore nascosto sotto la sua sezione di tavola. Verso destra per approvare, verso sinistra per fare opposizione. Al di sopra della tavola, un globo trasparente registrava il responso segreto. Bianco, responso positivo Nero, negativo. McKenzie fu il primo a manovrare l�interruttore. Una lattiginosit� abbagliante scatur� dalle profondit� grigiastre del globo. Un istante dopo una lancia color ebano attravers� la luminost� lattiginosa: il voto di Wissiner?, si chiese McKenzie. La votazione prosegu�. Il colore del globo si alternava tra il bianco e il nero. Dominava il grigio: bianco e nero si mescolavano senza una nitida prevalenza. La sfumatura si faceva ora pi� cupa, ora pi� biancastra. Gocce di sudore imperlavano la fronte del Tecnarca. Poi, via via che i voti arrivavano, il colore si fece sempre pi� pallido.</p><p>Alla fine, il globo lasci� trasparire il candore puro della vittoria. Il Geoarca decret�: �La proposta � approvata. Il Tecnarca McKenzie preparer� i piani della missione per i negoziati, e ce li presenter� per l�approvazione. La riunione � aggiornata fino a nuovo avviso del Tecnarca.�</p><p>Alzatosi, McKenzie scese dalla pedana e si avvi� verso i cinque uomini d�equipaggio che parlottavano incerti tra loro al centro della stanza. Al suo avvicinarsi, uno di loro, Peterszoon, un gigante biondo, lo squadr� con una inconfondibile espressione d�antipatia.</p><p>�Possiamo andare adesso, Eccellenza?� chiese Laurance, che evidentemente cercava di controllarsi.</p><p>�Un istante ancora. Vorrei dirvi una parola.�</p><p>�Come volete, Eccellenza.�</p><p>McKenzie si sforz� di atteggiare i lineamenti severi al sorriso, cosa insolita per lui. �Non sono qui per scusarmi, voglio solo dirvi che mi rendo conto benissimo che meritereste una vacanza, e che mi dispiace che non possiate concedervela. La Terra ha ancona bisogno di voi, subito. Siete gli uomini migliori che abbiamo, per questo vi abbiamo scelto.�</p><p>Li fiss� uno per uno. Laurance, Peterszoon, Nakamura, Clive, Hernandez. L�ira repressa che brillava negli occhi di ciascuno si addolc�.</p><p>Erano ancora indignati, ma gi� riuscivano a vedere oltre la loro rabbia momentanea.</p><p>Rispose Laurance, nel suo tono lento, deciso: �Ma avremo almeno un paio di giorni, vero?�</p><p>�Come mimmo� garant� il Tecnarca. �Per�, non appena i negoziatori saranno riuniti, dovrete partire.�</p><p>�Quanti uomini sceglierete? L�astronave pu� portare al massimo nove o dieci persone.�</p><p>�Gli indispensabili. Un linguista, un diplomatico, un paio di biofisici, un sociologo. Avrete spazio a sufficienza.� Il Tecnarca sorrise di nuovo. �Mi rendo conto del brutto scherzo che vi sto facendo, ma so anche che mi capite. E, se la cosa pu� interessarvi, avrete la gratitudine di un Tecnarca per aver obbedito.� Era il massimo a cui McKenzie potesse abbassarsi per assomigliare a un comune mortale. Il sorriso si spense lentamente sul suo volto. Con un rigido saluto McKenzie si allontan�. Laurance e i suoi uomini sarebbero partiti. Ora non doveva far altro che scegliere i membri della commissione. Gli ambasciatori della Terra.</p></section><section><title><p>3</p></title><p>Quella sera Martin Bernard se ne stava comodo e tranquillo nel suo appartamento di South Kensington, a due passi da Cromwell Road. Fuori, la cupa nebbia londinese gravava sulla citt�, ma Martin Bernard non se ne ac corgeva. Dentro casa, tutto era intimo, tiepido e confortevole, proprio come piaceva a lui. Una musica antichissima arrivava dolcemente dallo schermo sonoro posto proprio sopra la sua testa: una sonata di Bach per clavicembalo. Bernard aveva regolato il volume sul minimo, in modo che il suono gli giungesse come un mormorio di fondo. In quel modo, Bach non impegnava la sua attenzione, ma lui ne avvertiva la presenza, dolce e rasserenante.</p><p>Bernard se ne stava disteso sulla sua vibrosedia, con un volume di Yeats in grembo, mentre la lampada da spalla oscillava e si torceva a pi� non posso nel tentativo di dirigere il suo raggio sulla pagina qualunque fosse la posizione che Bernard assumesse. Una bottiglia di cognac finissimo, stravecchio, importato da uno dei mondi di Procione, era a portata di mano. Bernard aveva il suo liquore, la sua musica, la sua poesia, il tepore della sua casa. Quale modo migliore, si chiedeva, per distendere i nervi, dopo aver passato due ore a cercare di ficcare gli elementi essenziali della sociometrica nelle teste di legno di un ottuso corso di studenti del second�anno?</p><p>Ma, nonostante tutto, provava un senso di rimorso per i lussi che si concedeva. Gli accademici, in genere, non erano considerati dei sibariti, ma Bernard ripeteva a se stesso che in fondo si meritava quelle concessioni. Era un�autorit�, nel suo campo. Inoltre, aveva scritto un romanzo che aveva avuto molto successo. Le sue poesie, molto apprezzate, figuravano in tutte le antologie. Aveva lottato non poco per raggiungere quel livello, e adesso, a quarantatr� anni, risolto il problema finanziario per sempre, e risolto anche il problema del suo secondo matrimonio, non c�era ragione al mondo che lo inducesse a privarsi della gioia di quelle serate comode e solitarie.</p><p>Sorrise. Katha aveva chiesto il divorzio; l�aveva accusato di crudelt� mentale. E s� che Bernard si considerava una delle persone meno crudeli che fossero mai esistite. In verit�, l�insegnamento, la sua attivit� di scrittore, e gli studi ai quali si dedicava, non gli avevano lasciato tempo sufficiente per occuparsi di sua moglie. Lei aveva voluto divorziare, e cos� amen! Ora si rendeva conto, dopo due matrimoni falliti, che in fondo non aveva la stoffa del marito.</p><p>Si abbandon� contro lo schienale, sfogliando le pagine di Yeats. Un poeta meraviglioso, pensava Bernard, forse il migliore dell�Ultimo Medioevo.</p><p>Il telefono trill�, disturbando la sua lettura. Bernard si accigli�, sollevandosi su un gomito. Posato a terra il libro, si diresse alla cabina telefonica e premette il pulsante del contatto. Non aveva mai pensato di farsi installare una derivazione che gli permettesse di rispondere senza alzarsi dalla poltrona. Non era sibarita al punto tale da tenere le sue conversazioni telefoniche standosene comodamente sdraiato.</p><p>Lo schermo s�illumin�, ma invece di una faccia, apparve l�immagine dello stemma del Tecnarca. Bernard fiss� stupito quell�emblema giallo e azzurro.</p><p>Una voce impersonale chiese: �Il dottor Martin Bernard?�</p><p>�Sono io.�</p><p>�Il Tecnarca McKenzie vuole parlarvi. Siete solo?�</p><p>�S�. Solissimo.�</p><p>�Applicate l�isolatore, prego.�</p><p>Bernard abbass� la levetta di fianco all�apparecchio. Un attimo dopo, lo stemma del Tecnarca spar� per cedere il posto alla testa e alle spalle del Tecnarca stesso. Bernard fiss� tranquillamente la faccia forte e ossuta di McKenzie. Lui e il Tecnarca si erano incontrati solo poche volte. McKenzie l�aveva decorato dell�Ordine al Merito sette anni prima, e da quel momento i loro sentieri si erano incrociati in parecchie occasioni formali del mondo scientifico. Ma lui aveva udito la voce risonante del Tecnarca in centinaia di solennit� nazionali e di riunioni di vario genere. Ora, Bernard chin� rispettosamente la testa e disse: �Ai vostri ordini, Tecnarca.�</p><p>�Buonasera, dottor Bernard. Accade qualcosa di insolito, � sorto un problema nuovo. Penso che possiate aiutarmi� aiutare tutti noi.�</p><p>�Se � nelle mie possibilit�, Tecnarca��</p><p>�S�, dottor Bernard, lo �. Abbiamo mandato in ricognizione un�astronave sperimentale a velocit� ultra-luce. L�astronave ha raggiunto un sistema che si trova a diecimila anni-luce di distanza. L� sono stati scoperti degli esseri di una razza sconosciuta, intelligenti, e colonizzatori. Dobbiamo negoziare con loro, dottore. Subito. Voglio che siate voi a capo della commissione addetta ai negoziati.�</p><p>Le frasi brevi, categoriche, lasciarono Bernard stordito. La dichiarazione finale lo colp� con la violenza di uno schiaffo.</p><p>�Volete� che io sia a capo della commissione per i negoziati?� ripet� stordito.</p><p>�Sarete accompagnato da altri tre colleghi e da un equipaggio di cinque uomini. L�equipaggio � pronto; manca soltanto l�adesione dei vostri colleghi. Questione di poco tempo. La partenza sar� immediata. La durata del viaggio � trascurabile. Quella dei negoziati dipender� da quello che saprete fare. Potreste essere di ritorno sulla Terra in meno di un mese.�</p><p>Bernard prov� un senso di capogiro.</p><p>Tutto pareva sparire nel vortice: il libro di poesie, il cognac, il tepore, l�intimit� della casa� tutto svanito in un attimo in seguito a quella telefonata transatlantica.</p><p>Parl� con voce esitante: �Come� come mai avete scelto proprio me per questo incarico?�</p><p>�Perch� siete il migliore, tra i vostri colleghi� replic� semplicemente il Tecnarca. �Potete liberarvi dai vostri impegni per alcune settimane almeno?�</p><p>�Penso di s�.�</p><p>�Ho la vostra conferma, allora, dottor Bernard?�</p><p>�Be�� s�, Eccellenza. Accetto.�</p><p>�I vostri servizi non resteranno senza ricompensa. Presentatevi alla Sede dell�Arconato il pi� presto possibile, dottore; e comunque non pi� tardi di domani sera, ora di New York. Avete tutta la mia gratitudine, dottor Bernard.�</p><p>Lo schermo si spense.</p><p>Bernard fissava a bocca aperta il puntolino di luce che un attimo prima era stato la faccia del Tecnarca. All�improvviso, abbass� lo sguardo, colto da un senso di vertigine. <emphasis>Mio Dio</emphasis>, pens� <emphasis>perch� mai mi sono cacciato in una storia del genere? Un viaggio interstellare!</emphasis></p><p>Poi sorrise, con ironia. Il Tecnarca gli aveva appena offerto la possibilit� di essere uno dei primi esseri umani a trovarsi faccia faccia con altri esseri intelligenti non terrestri. E lui stava l� a rammaricarsi, solo perch� doveva separarsi momentaneamente dalle sue piccole comodit�.</p><p><emphasis>Dovrei esultare di gioia </emphasis>si disse, <emphasis>altro che rammaricarmi. Il cognac e le vibrosedie possono aspettare. Questa � senz�altro l�esperienza pi� importante di tutta la mia vita!</emphasis></p><p>Spense lo schermo sonoro. La musica per clavicembalo tacque nel bel mezzo di un�armoniosa cadenza. Yeats torn� nella libreria. Bernard ingoll� un ultimo sorso di cognac, e ripose la bottiglia nel bar.</p><p>Mezz�ora pi� tardi aveva gi� compilato un elenco delle persone che andavano informate della sua partenza, e programmato il suo robosegretario perch� provvedesse ad avvertirle� dopo. Meglio mettere tutti quanti dinanzi al fatto compiuto della sua partenza, e lasciare che se la sbrigassero da soli.</p><p>Fare i bagagli era un problema pi� complesso. Scart� alcuni libri troppo voluminosi, ne prese con s� solo due di piccolo formato, infine mise in valigia alcuni indumenti personali e qualche memodisco. Non riusc� a prendere sonno, nemmeno con i tranquillanti. Verso l�alba era gi� in piedi, e passeggiava su e gi�, agitatissimo, per l�appartamento. Verso le undici decise di raggiungere via transmat New York, ma dall�orario scopr� che sarebbe arrivato dall�altra parte dell�Atlantico alle prime luci dell�alba. Aspett� un�altra ora, manovr� il quadrante apposito per ottenere il benestare alla traversata e regol� il suo trasmat per farsi portare alla Sede dell�Arconato.</p><p>Entr� nella cella, un po� preoccupato come sempre al pensiero del percorso trasmat. Il suo pensiero venne interrotto a mezzo mentre il campo transmat si impossessava di lui. Quando emerse al capo opposto, termin� il pensiero.</p><p>Le facce arcigne degli uscieri addetti all�Arconato lo aspettavano.</p><p>�Da questa parte, dottor Bernard.�</p><p>Li segu�, sentendosi stranamente osservato, come una vittima che venga condotta all�altare del sacrificio. Gli uscieri lo condussero in una sala attigua, la cui imponenza rivelava a prima vista che si trattava dello studio privato del Tecnarca McKenzie: l�incarnazione della forza e dell�ambizione umana.</p><p>Al momento il Tecnarca non era nel suo studio. C�erano invece altri tre signori, che subito si fecero attenti all�entrare di Bernard, squadrandolo con l�ansia di gente ancora incerta sulla propria posizione.</p><p>Bernard li osserv� a sua volta.</p><p>Alla sua sinistra, nell�angolo pi� lontano della stanza, c�era un tipo alto, con le labbra tirate in una linea austera, quasi tetra. Il suo corpo, lungo e angoloso, sembrava fatto di tubi e bastoni tanto era rigido. Indossava abiti scuri, che indicavano la sua affiliazione al movimento dei Neopuritani. Bernard si mise istintivamente sulla difensiva; era avvezzo a considerare i Neopuritani con aperto disgusto, come gente i cui ideali erano talmente lontani dai suoi da non permettere alcuna possibilit� d�intesa.</p><p>Pi� vicino a Bernard, c�era un secondo individuo, pi� basso, ma sempre di statura notevole. Era un tipo affabile e bonario, sulla cinquantina, con una faccia rosea e rasata di fresco che irradiava buona salute e gioia di vivere. Il terzo era basso e corpulento, con occhi neri e vividi, e la fronte solcata da rughe profonde. Sembrava una pila di energia, contenuta ma pronta a esprimersi nel momento pi� impensato.</p><p>Bernard si guard� attorno, cercando di mascherare il suo disagio. �Salve� disse, prima che qualcun altro avesse aperto bocca. �Sono Martin Bernard, sociologo, nonch� uno dei coscritti; piuttosto perplessi direi, di questa strana impresa. Voi tre siete qui solo per conferire col Tecnarca, o fate parte anche voi della spedizione?�</p><p>L�uomo dalla faccia rosea e l�aria affabile sorrise cordialmente e porse la mano. Bernard la strinse. Una mano morbida, liscia, e tuttavia molto energica� �Roy Stone� si present� l�uomo. �In linea di massima sono un politico, penso. Ufficialmente, sono Vicearconte per gli Affari Coloniali.�</p><p>�Piacere� mormor� Bernard.</p><p>�E io sono Norman Dominici� disse l�uomo corpulento, attraversando la stanza a passi nervosi, che esasperavano l�impressione di energia compressa che emanava da lui. �Sono un biofisico� quando non mi spediscono a fare visita a strane creature verdognole, cio�. Benvenuto nel nostro piccolo gruppo, Bernard.�</p><p>Solo il Neopuritano non si era presentato. Rimase dov�era, accanto alla parete ma senza addossarvisi.</p><p>Bernard si sent� punto sul vivo da quella mancanza di cortesia, ma l�innato desiderio di stabilire rapporti cordiali prese il sopravvento, e lui si rivolse al Neopuritano ben deciso a fare il primo passo.</p><p>�Salve� disse, un po� dubbioso.</p><p>�Attento� lo avvert� Dominici a fior di labbra. �Sembra un tipo poco socievole.�</p><p>L�omone si volt� lentamente dalla parte di Bernard. Aveva quell�espressione assente e chiusa non rara in chi, fin da piccolo, si � sentito emarginato per cause non inerenti la sua volont�. Nel suo caso specifico, all�origine della sua emarginazione c�era sicuramente la statura abnorme. Un quindicenne che ha superato il metro e novanta difficilmente riesce a sentirsi a suo agio con i coetanei sui quali torreggia, e con gli anni il senso di isolamento finisce, com�� logico, per ingigantire.</p><p>�Sono Thomas Havig� disse lo spilungone, con voce acuta e stridula, sorprendente in un individuo cos� alto. �Non credo che ci siamo mai incontrati, dottor Bernard, ma negli ultimi tempi abbiamo figurato insieme sulle pagine di alcune dotte riviste.�</p><p>Gli occhi di Bernard si spalancarono per l�improvvisa meraviglia e costernazione. Ma pensa un po�, tra tanta gente� �Siete Thomas Havig della Columbia?� chiese.</p><p>�Thomas Havig della Columbia, s� conferm� l�altro. �Quel Thomas Havig che ha scritto �Congetture sui morfemi etruschi�, dottor Bernard.� Una vaghissima traccia di sorriso apparve sulle labbra di Havig. �Un articolo che probabilmente non avrete apprezzato.�</p><p>Bernard guard� gli altri due, poi di nuovo Havig. �Be�, ecco� semplicemente non sono riuscito a mandar gi� nemmeno una delle vostre supposizioni. Vedete, Havig, mi sono trovato in disaccordo fin dalla premessa di base, e via via fino all�ultima riga del vostro scritto. Voi negavate senza riguardi tutto ci� che si conosce sulla personalit� e la cultura degli Etruschi, tentavate spietatamente di deformare addirittura l�essenza stessa della conoscenza per fare posto alla vostra preconcetta filosofia sociale� Insomma, voi non avete affrontato la questione in modo equo, scusate!�</p><p>�E di conseguenza� dichiar� tranquillamente Havig �voi vi siete sentito in dovere di tentare di distruggere la mia reputazione e la mia importanza nel mondo accademico.�</p><p>�Io mi sono limitato a esporre un�opinione dissenziente� replic� Bernard, accalorandosi. �Non potevo permettere che le vostre affermazioni restassero senza risposta. E il �Journal� ha trovato la mia replica degna d�essere stampata. Era��</p><p>�Era un articolo perverso e diffamatore� disse Havig, senza alzare la voce al livello assunto da Bernard. �Con la scusa della polemica erudita mi avete coperto di ingiustificato ridicolo, e avete irriso alle mie convinzioni personali.�</p><p>�Che per� incidevano sull�argomento che stavate presentando.�</p><p>�Ci� nonostante, tutto il vostro atteggiamento, dottor Bernard, non era certo degno di un erudito. Il vostro attacco cos� poco obiettivo contro di me faceva perdere di vista l�argomento base, e rendeva impossibile agli osservatori disinteressati distinguere quale fosse in realt� il motivo del nostro dissenso. Il vostro articolo era un�esibizione di ingegno e di arguzia, un�esibizione brillantissima, mi dicono, ma ben lontana dalla confutazione di un erudito.�</p><p>Stone e Dominici si erano tenuti in disparte, con aria piuttosto perplessa durante quell�acceso scambio di accuse. Ora, evidentemente, Stone aveva deciso che la disputa fosse andata troppo oltre. Fece un risolino, il risolino conciliante del diplomatico di professione, e disse in tono mellifluo: �A quanto pare, signori miei, siete vecchi amici, pur senza esservi mai incontrati. O forse sarebbe pi� esatto dire vecchi nemici?�</p><p>Bernard guard� sdegnato il Neopuritano. <emphasis>Brutto impostore baciapile </emphasis>pens�. �Abbiamo avuto delle divergenze culturali� ammise.</p><p>�Ma non penserete di trascinarvi appresso queste divergenze per diecimila anni-luce, spero!� osserv� Dominici. �Temo che l�aria diverrebbe piuttosto irrespirabile su quell�astronave, se voi due continuaste ad azzuffarvi sui morfemi etruschi. Non pare anche a voi?�</p><p>Bernard sorrise suo malgrado. Non si sentiva particolarmente ben disposto nei riguardi di Havig, ma tanto non aveva niente da guadagnare nel continuare quella lite. Le cause, pensava Bernard, sono troppo profonde perch� si possa sperare di eliminarle facilmente. Era convinto che Havig lo odiasse con tutte le sue forze, e che fosse impossibile placarlo. D�altra parte, l�armonia della spedizione contava assai pi� delle beghe personali. �Immagino che possiamo anche lasciare da parte gli Etruschi, durante il viaggio� disse. �Che ne dite, Havig? In fondo, la nostra divergenza di opinioni riguarda un campo molto limitato, direi.�</p><p>Tese la mano. Dopo un attimo di esitazione, il gigantesco Neopuritano la prese, sia pure con riluttanza. La stretta fu breve, e le due mani ricaddero subito inerti. Bernard e Havig avevano battagliato senza esclusione di colpi su una questione, per la verit�, piuttosto secondaria. Era una di quelle polemiche in cui spesso gli specialisti si imbarcano quando le loro diverse specialit� si scontrano su un punto di comune interesse. Per� non era certo di buon auspicio che proprio lui e Havig facessero parte della stessa spedizione; la barriera che esisteva tra le loro convinzioni personali era troppo grande per permettere una possibilit� di vera collaborazione, e questo impensieriva Bernard.</p><p>�Bene� osserv� innervosito Roy Stone �ormai la partenza pu� avvenire da un minuto all�altro.�</p><p>�Il Tecnarca ha detto che avremmo avuto tempo come minimo fino a stasera� disse Bernard.</p><p>�Gi�. Ma ormai siamo tutti riuniti. Anche l�astronave e l�equipaggio sono pronti. Perci�, non c�� ragione di rimandare oltre la partenza.�</p><p>�Il Tecnarca non ama perdere tempo� brontol� cupamente Havig.</p><p>�E infatti non c�� tempo da perdere� replic� Stone. �Quanto prima riusciremo a trattare con quegli esseri sconosciuti, tanto prima saremo riusciti a evitare una guerra tra le nostre civilt�.�</p><p>�La guerra � inevitabile, Stone� obiett� Dominici con ostinazione. �Non occorre essere un sociologo per capirlo. Due culture sono entrate in collisione. Non facciamo che sprecare tempo e fiato, andando a sbattere fin l� per impedire l�inevitabile.�</p><p>�Se la pensate cos� disse Bernard �perch� mai, allora, avete accettato di partecipare alla spedizione?�</p><p>�Perch� il Tecnarca mi ha chiesto di partecipare� rispose semplicemente Dominici. �Non c�� altro motivo, ma questo basta e avanza. Comunque, non ho fiducia nel successo di questa missione.�</p><p>La porta si dissolse all�improvviso. Il Tecnarca McKenzie entr�, imponente e massiccio nei suoi abiti da parata. I Tecnarchi, oltre che per le loro qualit� mentali, erano scelti anche in base alla figura e al portamento.</p><p>�Avete gi� pensato a presentarvi?� chiese McKenzie.</p><p>�S�, Eccellenza� disse Stone.</p><p>McKenzie sorrise. �Tra quattro ore partirete dall�Australia Centrale. Ora prenderemo il transmat, nella stanza accanto. Il Comandante Laurance e i suoi uomini sono gi� sul campo, per un ultimo controllo dell�astronave.� Gli occhi del Tecnarca andarono con espressione significativa da Bernard ad Havig, poi ancora a Bernard. �Ho scelto voi quattro per le vostre capacit�, naturalmente. So che alcuni di voi hanno divergenze di vedute, in campo professionale. Dimenticatele. Siamo intesi?�</p><p>Bernard assent�. Havig fece un cenno scontroso.</p><p>�Bene� tagli� corto il Tecnarca. �Ho nominato il dottor Bernard capo della spedizione. Questo significa che le decisioni finali, se le trattative dovessero arrivare a un punto morto, spetteranno a lui. Se qualcuno di voi non � d�accordo, lo dica subito.�</p><p>Il Tecnarca fiss� Havig dritto negli occhi. Nessuno obiett�.</p><p>McKenzie continu�: �Non occorre che vi raccomandi di collaborare col Comandante Laurance e col suo equipaggio. Sono persone ottime, ma sono appena rientrati da un viaggio snervante, e stanno per intraprenderne un altro. Non mettete alla prova i loro nervi. Se qualcuno di loro dovesse sbagliare a premere un tasto, potrebbe essere la fine per tutti.�</p><p>Il Tecnarca tacque, come se si aspettasse qualche domanda conclusiva. Non ce ne furono. Allora, voltandosi, fece strada verso la cella transmat. Stone, Havig e Dominici lo seguirono, con Bernard alla retroguardia.</p><p><emphasis>Formiamo un gruppo stranamente assortito per essere una spedizione in viaggio verso le stelle </emphasis>pens� Bernard. <emphasis>Ma il tecnarca sa di certo quello che fa. Almeno, spero che lo sappia.</emphasis></p></section><section><title><p>4</p></title><p>Una cosa, il genere umano aveva disimparato a fare, nei pacifici anni di espansione sotto l�Arconato: non sapeva pi� aspettare. Il transmat consentiva trasporti e comunicazioni istantanei: da qualsiasi punto della sfera di dominio terrestre, ed entro un raggio di quattrocento anni-luce, ogni spostamento richiedeva soltanto una frazione di secondo. Comodit� del genere non contribuiscono certo a formare una societ� di uomini pazienti. Di tutti i figli della Terra, solo pochissimi erano ancora capaci di aspettare; tra questi, sicuramente i piloti spaziali che guidavano le solitarie astronavi nel buio dei vuoti interstellari, per andare a installare i generatori dei campi transmat che, successivamente, avrebbero permesso a tutti gli esseri umani di raggiungere istantaneamente la medesima destinazione.</p><p>Qualcuno doveva pur compiere per la prima volta quei tragitti impiegando il tempo richiesto dalla velocit� comunque limitata delle astronavi. Ed ecco perch� i piloti spaziali sapevano come colmare le lunghe ore di attesa: lasciavano che il tempo scorresse ritmato dagli infiniti giri delle lancette dell�orologio. Non cos� gli altri, che durante quelle ore erano addirittura rosi dall�impazienza.</p><p>La VUL-XV aveva lasciato la Terra a un�accelerazione di tre-g, scagliando dietro di s� un getto ardente di nuclei fino ad accumulare una velocit� pari a tre quarti di quella della luce. La propulsione normale venne staccata, e l�astronave prosegu� per inerzia a una velocit� abbastanza rapida da farle descrivere quasi cinque volte l�orbita terrestre in un batter d�occhio. Intanto, i suoi quattro passeggeri non sapevano come frenare la propria impazienza.</p><p>Bernard fissava le pagine del suo libro senza poterne cogliere il significato. Havig passeggiava su e gi�. Dominici stringeva i denti e corrugava la fronte al punto che le sopracciglia si univano. Stone stava incollato all�obl�, scrutando la gelida luminosit� degli astri come se aspettasse da loro la risposta a qualche muto interrogativo.</p><p>I quattro uomini erano alloggiati tutti insieme nello scompartimento posteriore della snella astronave. In quello anteriore stavano Laurance e gli altri quattro ufficiali. Terminata l�accelerazione, Bernard si port� a prua per guardarli lavorare. Era come osservare i sacerdoti di qualche misterioso rito. Laurance stava al centro del pannello di controllo come un albero nella tempesta, mentre attorno a lui gli altri si adoperavano in un vero parossismo di attivit�. Nakamura, gli occhi incollati all�oculare di uno strumento per la navigazione tra gli astri, trasmetteva numeri a Clive. Clive li integrava e li passava a Hernandez, che li inseriva in un calcolatore. Peterszoon correlava i dati. Laurance li coordinava. Ciascuno aveva la sua incombenza, ciascuno la eseguiva alla perfezione. Sbalordito dalla loro fredda efficienza, Bernard se ne venne via in preda al pi� vivo stupore: come succede ai profani.</p><p>E naturalmente, pensava, loro trovano altrettanto misterioso che si possa scrivere un sonetto, o formulare dei teoremi sociometrici. La complessit� � solo una questione di punti di vista. Buona, questa! � filosofia relativistica�</p><p>Il tempo si trascinava penosamente. Qualche ora dopo, quando i quattro passeggeri stavano per farsi venire una crisi di nervi, la porta del loro scompartimento si apr�, ed entr� Clive.</p><p>Era piccoletto e minuto, con una faccia giovanile e maliziosa, e i capelli ricciuti precocemente imbiancati. Sorrise e disse: �Stiamo passando attraverso l�orbita di Plutone. Il Comandante Laurance mi incarica di avvertirvi che da un istante all�altro eseguiremo la conversione massa-tempo.�</p><p>�Ci avvertirete?� chiese Dominici. �Oppure accadr� cos�, all�improvviso?�</p><p>�Ve ne accorgerete. Prima di tutto suoneremo il gong, e poi non potrete fare a meno di avvertirla.�</p><p>�Grazie al cielo siamo fuori del sistema solare� disse con enfasi Bernard. �Credevo che la prima parte del viaggio durasse in eterno. Clive rise.� Ma vi rendete conto che abbiamo coperto pi� di cinque miliardi di chilometri in meno di un giorno?</p><p>�M�� sembrato un�eternit�, comunque.�</p><p>�Gli uomini spaziali dell�ultimo Medioevo erano contenti quando potevano raggiungere Marte in un anno� disse Clive. �E voi vi lamentate? Dovreste provare un po� cosa significa spostarsi da una stella all�altra a propulsione normale. Che ne direste di passare cinque anni in una navicella come questa solo per andare a impiantare un transmat su Betelgeus�e XXIX? Allora s� che imparereste ad essere pazienti, signori miei.�</p><p>�Quanto tempo resteremo nell�iperspazio?� chiese Stone.</p><p>�Diciassette ore. Poi occorrer� qualche altra ora per decelerare. Diciamo un giorno intero, tutto considerato, da qui all�atterraggio.� Il piccolo astronauta mostr� i denti in un sorriso scherzoso. �Pensate un po�! Un giorno e mezzo per coprire una distanza di diecimila anni-luce, e voi vi lamentate!� Ruppe in una risata omerica, battendosi una coscia. Bernard e gli altri tre osservavano quella manifestazione d�ilarit� senza fare commenti.</p><p>Poi Clive riprese serio. �Ricordate� quando sentirete il gong, imzier� la manovra di conversione.�</p><p>�Dovremo legarci?�</p><p>Clive scosse la testa. �Non ci sar� cambio di velocit�, non sentirete alcuno sbalzo.� Sorrise. �Chiss�, forse non sentirete proprio niente del tutto. Siamo ancora alle prime armi con questa storia della velocit� ultra-luce� Speriamo in bene.�</p><p>Non ci fu risposta. Clive si strinse nelle spalle e usc�, lasciando che la portina a molla della paratia si richiudesse da sola.</p><p>Bernard rise. �Ha ragione lui, naturalmente. Siamo idioti a mostrarci cos� impazienti. Il fatto � che siamo abituati a trovarci in un luogo nell�istante medesimo in cui formuliamo il pensiero di andarci. Per loro, questo viaggio dev�essere ridicolmente breve.�</p><p>�Non m�importa un corno di come sembra a loro� brontol� Dominici. �Io so che, per me, dovermene restare seduto in una cabina per tante ore � una penitenza spaventosa. E anche per voi, penso.�</p><p>�Forse ora potrete constatare com�� utile imparare a rassegnarsi a un�esistenza scomoda� sentenzi� Havig in tono solenne. �L�impazienza non � degna dell�uomo saggio. Essa conduce all�ira, l�ira conduce all�impulsivit�, e l�impulsivit� al peccato. Se invece��</p><p>Dominici si gir� di scatto per affrontare il Neopuritano, mentre le vene del collo gli si gonfiavano. Il biofisico sembrava fuori di s�. �Non state a seccarmi con le vostre teorie balorde, Havig! Ho i nervi a fior di pelle, non ne posso pi� di sentirmi rinchiuso in questa scatola, e le vostre chiacchiere non contribuiscono certo a farmi stare meglio! Eppoi��</p><p>�Le chiacchiere no, d�accordo� rispose Havig conciliante. �Per�, le verit� che sono alla base delle mie chiacchiere sono importanti. Per esempio, la verit� di vedere noi stessi in relazione all�Eternit�, di rendersi conto che un ritardo momentaneo non ha alcuna importanza, di meditare sul posto che ciascuno di noi occupa nell�immensit� dell�Universo. Questo aiuterebbe chiunque a superare la tentazione di abbandonarsi all�impazienza.�</p><p>�Volete tenere la bocca chiusa, s� o no?� url� Dominici.</p><p>�Calma, calma, signori miei!� intervenne Stone. Il roseo diplomatico pareva destinato a fare continuamente da paciere in quella turbolenta spedizione. �Calmatevi, Dominici. Diamine! Non rendete certo la vita facile agli altri se continuate a perdere il controllo. Pigliatevela con calma, perbacco!�</p><p>�� stato provocato� lo difese Bernard, lanciando una occhiata ad Havig. �Mister Malinconia, laggi� in quell�angolo, si � messo a distribuire consigli non richiesti. Questo darebbe sui nervi a chiunque, � logico. Mi sorprende che non si sia portato anche degli opuscoli di propaganda da distribuire.�</p><p>Un insolito lampo di luce divertita apparve nello sguardo del Neopuritano. �Le mie scuse, signori. Stavo cercando di dissipare la tensione generale che vi opprime, non di aumentarla. Forse ho fatto male a parlare. M�era sembrato mio dovere, ecco tutto.�</p><p>�Non siamo disposti a convertirci� replic� brusco Bernard.</p><p>�Noi insegniamo, ma non pretendiamo di fare proseliti� replic� Havig seccato. �Io volevo solo essere di aiuto.�</p><p>�Nessuno ve l�ha chiesto.�</p><p>Stone sospir�. �Che bel gruppo di parlamentari formiamo! Se andiamo avanti cos�, altro che trattative di pace. Ci scanneremo tra noi��</p><p>Il gong risuon� all�improvviso, echeggiando per la cabina pauroso e solenne. Un rintocco profondo e sonoro, ripetuto tre volte, che si spense infine con lugubre lentezza.</p><p>La baruffa si plac� come se una coltre fosse scesa a sedare i litiganti.</p><p>�Stiamo operando la conversione di velocit� mormor�, rauco, Dominici. Gir� la testa verso la parete, e Bernard si accorse sorpreso, seguendo i movimenti descritti dal gomito destro del biofisico, che quell�uomo apparentemente scettico si stava facendo il segno della croce.</p><p>Bernard si sent� a disagio. Sebbene non fosse un individuo religioso, avrebbe voluto essere capace di raccomandarsi a una qualsiasi deit� protettrice, non fosse altro che per trarne conforto. Invece, doveva solo sperare nella sua buona stella. Si sentiva spaventosamente solo, circondato dalla buia notte dell�Universo che si stendeva a pochi passi da lui, oltre lo scafo dell�astronave. E, ben presto, perfino l�Universo conosciuto sarebbe stato abbandonato.</p><p>Angosciato, Bernard osserv� i compagni di viaggio. Havig moveva le labbra in una silenziosa preghiera, con gli occhi aperti ma persi nella contemplazione dell�eternit� che adesso era cos� vicina. Il brontolio rauco di Dominici risonava piano nella cabina, intonando parole latine che Bernard ricordava solo per averle apprese a scuola. Stone, evidentemente incapace di credere, come Bernard, aveva perso un po� della sua cera rosea, e sedeva rigido fissando la parete di fronte e sforzandosi di apparire disinvolto.</p><p>Tutti aspettavano.</p><p>Se le ore dopo la partenza da Terra erano sembrate lunghe, i minuti che seguirono i rintocchi del gong parvero eterni. Nessuno parlava. Bernard sedeva immobile, assaporando il gusto metallico della paura e chiedendosi cosa mai lo terrorizzasse a un punto tale da inaridirgli la gola.</p><p>Non sapeva proprio quali effetti aspettarsi mentre veniva eseguita la conversione. I minuti passavano, poi sent� una vibrazione cupa, un rumore sordo e monotono: i poderosi generatori Daviot-Leeson stavano accumulando potenziale. Bernard sapeva in proposito ci� che ogni profano intelligente poteva sapere. Da un istante all�altro, una carica spaventosa di energia sarebbe esplosa dai generatori con violenza cosmica, lacerando il continuum spazio-temporale e creando cos� una fessura attraverso la quale la VUL-XV sarebbe scivolata nell�iperspazio.</p><p>Cos�era l�iperspazio? E a quale tipo di Universo portava?</p><p>La mente di Bernard non riusciva a raffigurarselo. Bernard sapeva soltanto che sarebbero penetrati in una specie di Universo attiguo in cui le distanze erano solo numeri irrazionali, in cui gli oggetti potevano occupare simultaneamente lo stesso spazio. Un Universo la cui mappa era stata tracciata, ma fino a che punto, e con quale precisione? Un Universo tutto da scoprire, si disse Bernard. Un Universo che ha dietro solo cinque anni di ricerche sperimentali, e che adesso � navigato da uomini intrepidi che lo affrontano pur avendo solo una concezione vaghissima di dove si trova e di dove sono diretti.</p><p>Il ronz�o dei generatori si fece pi� acuto.</p><p>�Quando accadr�?� chiese Stone.</p><p>Bernard si strinse nelle spalle. Nel silenzio generale, si accorse di rispondere: �Immagino che ci vorranno un paio di minuti perch� i generatori accumulino la carica necessaria. Poi squarceremo��</p><p>Il passaggio si verific�.</p><p>Il primo segnale fu dato dall�oscillare delle luci, che per un attimo divennero fioche mentre l�immenso tumulto di forza prosciugava le dinamo. L�altro effetto, che segu� immediatamente, fu di ordine psicologico: Bernard si sent� stranamente fluttuante, strappato via da tutto quello che sapeva e in cui credeva, proiettato in un�oscurit� cos� assoluta da trascendere ogni umana comprensione.</p><p>La sensazione pass�. Bernard trasse un profondo respiro. Niente era cambiato, alla fin fine. Il senso di solitudine, di separazione, non era stato altro che uno scherzo della fantasia.</p><p>�Guardate l�obl�!� ansim� Stone. �Le Stelle� non ci sono pi�!�</p><p>Bernard piroett� sul sedile. Era vero. Un attimo prima l�obl�, ovvero uno schermo televisivo di dodici pollici che riportava le immagini colte all�esterno dell�astronave, rimandava l�abbagliante visione delle stelle. Interminabili cascate di luce avevano scintillato contro il buio totale del vuoto. Sullo sfondo della Via Lattea erano apparsi alcuni pianeti: il rosso Marte, Venere simile a una gemma�</p><p>Ora tutto era scomparso, stelle, pianeti, cascate di luci sfolgoranti. Lo schermo rimandava solo un grigiore informe. Pareva che l�Universo fosse stato cancellato con un colpo di spugna.</p><p>Il segnale luminoso sulla parat�a torn� ad accendersi. Stone premette il pulsante di apertura e stavolta il Comandante in persona, John Laurance, entr� nello scompartimento passeggeri.</p><p>�La conversione � riuscita in pieno, signori. Ci� che vedete sullo schermo � un Universo completamente deserto nel quale noi rappresentiamo l�unico frammento di materia.�</p><p>�E come fate per la rotta?� chiese Stone.</p><p>Laurance diede una scrollata di spalle. �A lume di naso. Le astronavi telecomandate che sono state inviate nell�iperspazio in fase sperimentale hanno viaggiato lungo determinati vettori tracciati in precedenza, e sono riemerse in determinati luoghi. In mancanza di punti precisi di riferimento, non possiamo fare altro che seguire l�intuito.�</p><p>�Non mi sembra un metodo molto efficiente per raggiungere un obbiettivo preciso� disse Dominici.</p><p>�Non lo �, infatti� ammise Laurance. �D�altro lato, non abbiamo altra scelta.�</p><p>Bernard osserv� attentamente il Comandante. La stanchezza traspariva da ogni lineamento del suo volto. Gli occhi erano iniettati di sangue. Bastava osservarlo per capire che era abituato a sole tre ore di sonno su ventiquattro, ma era altrettanto evidente che da parecchio tempo non riusciva a concedersi nemmeno quelle tre ore.</p><p>�Sembrate affaticato Comandante� disse il sociologo-</p><p>Laurance torn� a scrollare le spalle. �Lo sono, dottor Bernard. Tutti i miei uomini sono spossati dalla stanchezza. Ma non abbiamo scelta.�</p><p>�Mi chiedo se � possibile governare un�astronave tanto complessa in cos� evidenti condizioni di stress psico-fisico.�</p><p>�Il Tecnarca evidentemente pensa di s� replic� Laurance con una nota quasi amara nella voce. �Il Tecnarca, evidentemente, aveva anche una fretta incredibile di rispedire l�astronave nello spazio.�</p><p>�Noi abbiamo fiducia nel Tecnarca� osserv� Dominici. �McKenzie ha una testa solida sulle spalle, forse ancora pi� solida di quella del vecchio Bengstrom. Deve avere avuto ottime ragioni per insistere tanto sulla necessit� di fare presto.�</p><p>�Anche il Tecnarca McKenzie � un comune mortale� obiett� Havig. �Pu� sbagliare come chiunque altro.�</p><p>Dominici inarc� un sopracciglio. �Havig, conosco persone che cadrebbero in uno stato catatonico se qualcuno facesse un apprezzamento simile in loro presenza su qualcuno degli Arconti.�</p><p>�Io non ho un rispetto eccessivo per questi signori� disse imperterrito il Neopuritano. �In fondo, sono stati scelti tra gli uomini in tutto e per tutto identici.�</p><p>�Gi� osserv� Bernard. �Scelti in et� giovanissima e addestrati per decenni nell�arte di governare, prima di accedere finalmente ai rispettivi Arconati. Senza dubbio � un metodo ottimo, il primo sistema veramente saggio di governo che la Terra abbia mai avuto. Ma non credo che il Comandante Laurance sia venuto qui per discutere con noi sulle qualit� del Tecnarca.�</p><p>�No, infatti� disse Laurance con un sorriso pacato. �Sono entrato per dirvi che tutto procede bene, e che tra mezz�ora si mangia, e che secondo i calcoli dovremmo essere nelle vicinanze della Stella NGCR 185143 tra� diciamo, circa diciassette ore. Minuto pi�, minuto meno.� Laurance fece una breve pausa, quasi per dar tempo al piccolo gruppo di passeggeri di sentire in pieno la sua autorit�. Poi aggiunse: �Ah� mi diceva Clive che siete tutti un po� irritabili. Che avete avuto perfino una discussione piuttosto accesa.�</p><p>Bernard arross�. Era sicurissimo di discernere una vaga traccia di disprezzo nello sguardo di Laurance. Il disprezzo dell�uomo degli spazi, temprato da una vita dura, per quel gruppo di accademici senza midollo che affollava la cabina.</p><p>Tra l�imbarazzo generale, si ud�, come sempre, la voce conciliante di Stone. �Abbiamo avuto una piccola divergenza di opinioni, Comandante. Piccolezze, questione di punti di vista��</p><p>�Capisco, signori� disse Laurance in tono blando. Ma dietro quella benevolanza c�era un comando imperioso. �Posso ricordarvi che vi � stata affidata una grave responsabilit�? Spero che possiate comporre le vostre� ehm� piccole divergenze prima di raggiungere la vostra destinazione.�</p><p>�Per la verit�, le abbiamo gi� composte� garant� Stone.</p><p>�Ne sono lieto.� Laurance si avvi� alla porta. �Nell�armadietto dei medicinali, laggi� alla mia sinistra, troverete dei tranquillanti, nel caso la vostra �irritabilit� dovesse costituire, alla lunga, un problema serio. Signori, vi aspetto nel saloncino tra mezz�ora.�</p><p>Segu� un momento di silenzio imbarazzato dopo l�uscita del Comandante. Poi Dominici imit� Laurance: �Posso ricordarvi che vi � stata affidata una grave responsabilit�?� disse sorridendo. E prosegu�: �Il nostro Comandante ha lo stesso stile� regale del Tecnarca. Riesce a farti sentire alto un metro.�</p><p>�Forse Laurance � un addestrato che non � riuscito a ottenere il punteggio per diventare Arconte� sugger�, calmo, Stone. Essendo un addestrato anche lui, per l�Arconato degli Affari Coloniali, doveva sapere qualcosa sui maneggi che avvenivano per conquistarsi i posti-chiave.</p><p>Ma Bernard lo sment�. �No, Stone, mi sembra impossibile. McKenzie non avrebbe mai scelto un� silurato per una faccenda cos� importante. Si sarebbero scatenate troppe rivalit�, troppe opposizioni. No. Per�, e possibile che Laurance venga addestrato per le prossime elezioni. Per quel che ne sappiamo noi, potrebbe anche essere stato prescelto per succedere a McKenzie un giorno o l�altro.�</p><p>�E McKenzie avrebbe rischiato il suo selezionatissimo successore in una impresa cos� pericolosa?� obiett� Dominici.</p><p>�Un Tecnarca deve forgiarsi proprio sulla pratica del rischio� osserv� Havig. �Se Laurance non potesse sopravvivere a un viaggio nello spazio, potrebbe sopravvivere alle fatiche di una carica pubblica cos� importante? Questo doppio viaggio potrebbe essere il suo banco di prova.�</p><p>�Gi�, forse non avete torto� ammise Stone.</p><p>Nessuno avanz� altre ipotesi. La tensione e l�incertezza per l�incarico che li aspettava rendeva i quattro parlamentari irrequieti e pensosi. La conversazione languiva.</p><p>Trascorsa la mezz�ora i quattro si recarono a prua per il pranzo. Il men�, a base di prodotti sintetici, era stato preparato con cura da Nakamura ed Hernandez, che avevano una vera passione per la tavola. Dopo mangiato, i passeggeri se ne tornarono nella loro cabina. Avevano davanti ancora sedici ore, sedici ore nel grigio uniforme iperspazio. Il tempo non passava mai; tutti avevano l�impressione di dover viaggiare per sedici anni.</p><p>Bernard si sistem� nella sua brandina anti-accelerazione e tent� di leggere: inutilmente. Timori improvvisi lo afferravano, s�insinuavano tra la sua mente e il libro. Le parole danzavano sui fogli, e il ritmo delicato dei versi classici di Suyamo si perdevano in una confusione senza senso. Disgustato, Bernard ripose il libro con un colpo secco.</p><p>Chiuse gli occhi. Dopo un po�, la babele dei pensieri si allent�, ed egli croll� in un sonno leggero e agitato che si fece via via pi� profondo.</p><p>Qualche tempo dopo torn� faticosamente alla realt�, e infine fu completamente desto. Un�occhiata all�orologio della cabina lo inform� che restavano solo quattro ore di viaggio prima della transizione, e che perci� lui aveva dormito dodici ore filate. Ne fu sorpreso. Non credeva di essere cos� stanco, di avere bisogno di una dormita cos� lunga e ininterrotta.</p><p>Si guard� attorno. Dominici dormiva della grossa, con gli occhi chiusi, la bocca contorta in un ghigno. Si girava e si rigirava nel sonno. Evidentemente stava facendo un brutto sogno.</p><p>Accanto a lui, Stone sedeva immobile fissando lo spettacolo monotono offertogli dall�obl�. Accorgendosi che Bernard si era svegliato, Stone si volt� e gli lanci� un sorriso fuggevole e forzato, poi riport� la sua attenzione sullo schermo.</p><p>Solo Havig sembrava in pace con se stesso e con l�ambiente misterioso che lo circondava. Il gigante se ne stava comodamente appoggiato allo schienale, con le gambe stese in atteggiamento di riposo e distensione. Un libro aperto era posato sulle sue ginocchia. Un libro di preghiere probabilmente, pens� Bernard. Il Neopuritano voltava le pagine lentamente, approvando col capo, sorridendo di tanto in tanto tra s�. Non s�accorgeva di niente e di nessuno. La tranquillit� imperturbabile di quell�uomo irritava vagamente Bernard.</p><p>Bernard si sforz� di non pensare ai suoi compagni di viaggio e alla tensione che li divideva, e di ponderare invece sull�enigmatica natura degli esseri che dovevano contattare.</p><p>Aveva visto le loro fotografie, tridimensionali e a colori, e perci� aveva se non altro un�idea abbastanza precisa di cosa aspettarsi materialmente. Tuttavia si sentiva molto incerto all�idea dell�incontro da affrontare. Sarebbe stato possibile stabilire un contatto, comunicare sia pure a forza di gesti? E se fosse stato possibile comunicare verbalmente, si sarebbe giunti a un�intesa? Oppure la civilt� umana era destinata a essere spazzata via da un conflitto interstellare, che avrebbe annullato i tanti secoli di pace imposti dall�Arconato?</p><p>Il sorgere dell�oligarchia, ricord� Bernard, aveva messo fine alla confusione e ai dubbi degli Anni Incubo. Ma se adesso quegli esseri avessero rifiutato di trattare e di negoziare pacificamente con loro? A cosa sarebbe servita, in questo caso, la forza dell�Arconato?</p><p>Non c�era risposta a questi pensieri. Bernard si sforz� di concentrarsi nella lettura. Le ore scorrevano alla meno peggio, e finalmente il gong risuon� di nuovo, come se volesse annunciare una apocalisse.</p><p>I rintocchi del gong svanirono. La transizione avvenne.</p><p>Lo schermo s�illumin� all�improvviso, ritorn� alla vita. Nuove costellazioni: nuovi accecanti agglomerati di stelle, e forse, tra tante, un puntolino corrispondeva al Sole della Terra.</p><p>E adesso, sospeso dinanzi a loro come una palla incandescente, c�era un bel sole giallo-oro oscurato a tratti dalle ombre dei pianeti in orbita attorno al suo disco infuocato.</p></section><section><title><p>5</p></title><p>L�astronave si lanci� �all�ingi�� tagliando attraverso il piano ellittico per cercare l�orbita del quarto tra gli undici mondi di quel sistema. Assumendo un orbita di osservazione a mille chilometri al di sopra del pianeta, la VUL-XV la percorse quattro volte prima di scorgere, la zona in cui si erano acquartierati gli alieni.</p><p>Era nella parte in ombra del pianeta. L�ombra della notte. Lo spicchio luminoso che andava allargandosi, fugando le tenebre del pianeta roteante, annunciava che nella zona degli esseri sconosciuti tra non molto avrebbe albeggiato.</p><p>Nella cabina posteriore, Martin Bernard e gli altri parlamentari erano legati sulle cuccette, protetti contro l�urto dell�atterraggio, e contavano i minuti via via che la VUL-XV scendeva in una spirale sempre pi� stretta verso l�oscurit� sottostante. Bernard si sentiva stranamente indifeso mentre l�astronave compiva le manovre per l�atterraggio. <emphasis>Sono qui </emphasis>si disse, <emphasis>immobilizzato su un materasso come un nascituro in un grembo in attesa di venire al mondo. E altrettanto incapace di fare atterrare l�astronave, che un nascituro di venire al mondo da s� e tagliare il cordone ombelicale.</emphasis></p><p>Una strana nausea lo assal�. La sua vita, la vita di tutti, era nelle mani di cinque uomini stanchi e con i nervi a pezzi. Un piccolo errore nei calcoli di uno di loro, e l�astronave sarebbe andata a schiantarsi su un pianeta senza nome, alla velocit� di diecimila chilometri al secondo. Oppure poteva mancare il pianeta, e allora avrebbero dovuto ricominciare da capo quelle manovre snervanti. Bernard cerc� di girare la testa fino a incontrare gli occhi di Stone. La faccia grassoccia del diplomatico era pallidissima e madida di sudore. Ma Stone si sforz� ugualmente di sorridere.</p><p>�Non mi riesce di apprezzare questi voli spaziali� disse Bernard. �E voi?�</p><p>�Ah, quanto rimpiango i nostri transmat� mormor� Stone. �Ma questo viaggio non contempla nessuna forma di libera scelta, di libero arbitrio. Non da parte nostra per lo meno.�</p><p>�Credo propio di no� ammise Bernard. �In realt� non abbiamo nessuna possibilit� di scelta.�</p><p>Ritorn� silenzioso, perch� quelle parole gli avevano rammentato una volta di pi� che un essere umano ha, in fondo, possibilit� di scelta limitatissime. Quella verit� deterministica gli era stata inculcata fin dai tempi dell�universit�, quando per la prima volta si era imbattuto nella serie maledettamente assiomatica delle equazioni sociometriche, che riguardavano quasi tutte le caratteristiche e gli schemi di condotta umani. <emphasis>Non c�� quasi mai scelta, in realt�. Siamo prigionieri della� be�, chiamiamola necessit�, visto che manca un termine pi� esatto. Le uniche scelte che possiamo effettuare sono di natura irrilevante, e forse non effettuiamo nemmeno quelle.</emphasis></p><p>L�astronave penetr� nell�atmosfera. L�urto fu considerevole. Bernard benediceva la cuccetta che lo riparava dai colpi. Non si era mai reso conto che un viaggio per astronave potesse essere cos� scomodo e incerto. Con il transmat tutto era rapido e sicuro: si entrava, si usciva, e ci si trovava a destinazione. Niente di tutto quel faticoso alternarsi di accelerazione e decelerazione, di azioni e reazioni uguali e contrarie.</p><p>Sorrise, meditando su quanto poco sapesse in realt� a proposito della fisica spaziale. Lui, che aveva passato la luna di miele su un ameno pianeta del sistema di Sirio, che aveva trascorso le vacanze su pianeti dell�orbita di Beta Centauro, Bellatrix, ed Eta Orsa Maggiore, ne sapeva, sulle leggi newtoniane, meno di uno scolaretto che costruiva un modellino spaziale. <emphasis>Colpa del transmat </emphasis>pens�. Perch� preoccuparsi di come funziona un razzo quando basta muovere un passo entro quella fresca luminosit� verdastra per trovarsi a quattrocento anni-luce da casa?</p><p>Bernard sbrici� il pianeta che adesso ingigantiva sullo schermo televisivo. Ormai erano troppo vicini per vederlo come una sfera. Si era spaventosamente appiattito, e quasi un terzo della sua area usciva dall�angolo visivo dello schermo.</p><p>Quando la VUL-XV nelle sue orbite di avvicinamento, sfrecciava verso la parte illuminata, Bernard coglieva la visione di grandi continenti che giacevano su mari verdazzurri come fette di carne su un tavolo. Tutto era immobile, perfino i lievi cirri di nuvole sottostanti, e le scure zone di tempesta. Poi l�astronave si tuffava di nuovo nella notte, e allora era possibile intravedere solo forme indistinte.</p><p>Ecco, adesso c�era di nuovo la zona luce, e si potevano discernere i filamenti vividi dei fiumi maggiori. Un vasto corso d�acqua pareva attraversare diagonalmente uno dei continenti, aprendo un canale da nordest a sudovest, e alimentato da centinaia di corsi pi� piccoli. All�estremo ovest e a nord, catene di montagne si levavano come gibbosit� accartocciate. La maggior parte del continente era di un verde pallido, con tonalit� pi� scure verso il nord e negli altipiani.</p><p>Bernard chiuse gli occhi cercando di dominare il senso di stordimento, e aspett� il momento dell�atterraggio.</p><p>Ma questo avvenne solo pi� tardi. Bernard si accorse di essersi appisolato, certo a causa delle pillole anti-decelerazione che Nakamura gli aveva propinato con l�ultimo pasto. Si trov� sveglio di soprassalto, quasi per un presentimento dell�arrivo, e infatti, qualche istante dopo, ci fu un lieve scossone. Nient�altro.</p><p>L�atterraggio era stato perfetto.</p><p>La voce di Laurance arriv� dall�altoparlante: �L�atterraggio � avvenuto senza incidenti. Il punto di atterraggio � a diciotto, venti chilometri a est della colonia aliena. Il sole dovrebbe sorgere tra un�ora circa. Lasceremo l�astronave non appena terminata l�operazione di decontaminazione.�</p><p>La decontaminazione richiese solo pochi minuti. Poi, il portello stagno si apr� e l�aria di un nuovo mondo entr� a fiotti nell�astronave.</p><p>Bernard si ferm� sulla soglia del portello, inspirando quell�aria a pieni polmoni. Era molto simile a quella della Terra, conteneva per� una maggior percentuale di ossigeno, quanto bastava per renderla gradevole, tonificante e senza pericolo alcuno per la salute. L�ossigeno in pi�, produceva un effetto lievemente euforizzante. Bernard, nell�aspirare quell�aria a pieni polmoni, ritrov� la sicurezza che l�aveva abbandonato durante le ore tetre precedenti l�atterraggio.</p><p>�Andiamo, dottor Bernard� lo sollecit� Peterszoon dal basso. �Non possiamo aspettare fino a sera per metterci in cammino.�</p><p>�Scusate� disse Bernard. Arross� e si affrett� gi� per la passerella. I cinque uomini dell�equipaggio erano gi� sbarcati. Stone, Dominici e Havig scesero dopo di lui.</p><p>Una fresca brezza mattutina, frizzante, soffiava attraverso il prato sul quale era atterrata l�astronave. Il cielo era ancora grigio, e le ultime stelle si andavano spegnendo. Le tinte rosee dell�aurora cominciavano a striare l�orizzonte. La temperatura era mite, e prometteva una mattinata tiepida. L�aria aveva la limpidezza trasparente che si trova solo nelle terre vergini, dove nessun impianto inquina l�atmosfera con i suoi miasmi.</p><p><emphasis>Cos� doveva essere la Terra nelle mattinate del nono secolo</emphasis>, pens� Bernard. C�erano per� alcune differenze, sottili e tuttavia essenziali. L�erba sotto i loro piedi, per esempio. I fili verdazzurri germogliavano tripli dallo stelo, attorcigliandosi l�uno intorno all�altro prima di allungarsi verso l�alto. Nessun�erba terrestre era mai cresciuta seguendo una struttura cos� complessa.</p><p>Anche gli alberi erano diversi. C�erano dei sempreverdi alti circa sessanta metri, e con tronchi che alla base avevano una circonferenza di tre o quattro metri. Dal pi� vicino pendevano dei coni lunghi novanta centimetri; la corteccia era di un giallo chiaro, con striature nere orizzontali; le foglie, grosse lame verdi e lucenti, erano larghe cinque centimetri e lunghe trenta. Nell�erba cantavano i �grilli�, ma come Bernard ne scorse uno, si accorse che si trattava di una creatura grottesca, lunga otto o dieci centimetri, verde, con occhi a palla dorati e un becco dall�aria feroce. Grandi funghi ovali, con cappelle piatte del diametro di circa mezzo metro, spuntavano qua e l�: macchie di un rosso purpureo nel verde quasi azzurro dell�erba. Dominici si chin� per toccarne uno, e il fungo si accartocci� appena il suo dito ne sfior� l�orlo.</p><p>Per un lungo istante, nessuno parl�. Bernard provava una sorta di stupore riverente, e sapeva che anche gli altri condividevano la sua emozione: la meravigliosa sensazione di mettere piede su un pianeta che l�umanit� e la civilt� non avevano ancora alterato. Questo era il pianeta allo stato primitivo, com�era uscito dalla mano del Creatore, e perfino uno scettico come Bernard si commoveva di fronte a quella scoperta.</p><p>Poi quello stupore svan�.</p><p><emphasis>Questo mondo non � pi� allo stato vergine</emphasis>, pens� Bernard. <emphasis>L�umanit� non ha ancora fondato qui una sua colonia, ma altri esseri l�hanno fatto.</emphasis></p><p>Questo pensiero ridimension� drasticamente il fascino di quella bellezza primordiale, ricordandogli lo scopo che li aveva condotti lass�. L�espressione di Bernard si fece cupa. Come poteva, un mondo cos� ridente, rappresentare una minaccia per la Terra? Be�, quel mondo in s� non rappresentava nessuna minaccia. Stava solo a simboleggiare la possibilit� di uno scontro tra due culture diverse.</p><p>Laurance ruppe il filo di quei pensieri annunciando con calma: �Procediamo a piedi verso il villaggio degli alieni. Ci sono due scivoli a bordo, ma non ho intenzione di usarli.�</p><p>�� proprio necessario andare a piedi?� chiese Bernard.</p><p>�Penso di s� disse Laurance, riuscendo solo in parte a nascondere la sua irritazione per l�eccessivo amore di Bernard per le comodit�. �Arrivare rombando sui nostri veicoli, potrebbe sembrare un po� troppo aggressivo. In questo caso gli altri, gli alieni, potrebbero anche decidere di non concederci nemmeno la possibilit� di avvertirli che abbiamo intenzioni amichevoli.�</p><p>�Nel dubbio, non sarebbe meglio che anche noi fossimo armati?� chiese Dominici. �Avete armi anche per noi quattro?�</p><p>�Armi?� ripet� Laurence sorpreso. �Ma veramente pensate di presentarvi armati?�</p><p>�Be��� s�incepp� il biologo, sconcertato dal tono di Laurance. �Certo che pensavo di andarci armato, tanto per precauzione. Questi esseri sconosciuti� voi stesso avete osservato che potrebbero accogliere male il nostro arrivo.�</p><p>Laurance batt� con aria truce sulla pistola che portava al fianco. �Porto io l�unica arma di cui avremo bisogno.�</p><p>�Ma��</p><p>�Se gli stranieri reagiranno ostilmente alla nostra presenza� disse Laurance in tono deciso, �niente di pi� facile che tutti voi diventiate dei martiri della causa della diplomazia terrestre. Spero che ognuno di voi si senta rassegnato fin d�ora a questa eventualit�. Quanto a me, preferirei che fossimo tutti ridotti in cenere dalle armi di quegli sconosciuti piuttosto di sapere che uno dei nostri negoziatori s�� messo a sparare all�impazzata su quegli esseri solo perch� il suo sistema nervoso ha perso l�equilibrio. Non � prudente addentrarsi per dieci miglia in un territorio completamente sconosciuto senza almeno un�arma, e infatti io sono armato. Ma il diavolo mi porti se vi lascer� entrare nella colonia aliena con l�aria di una pattuglia d�invasori.� Si guard� attorno, e i suoi occhi si soffermarono sui quattro parlamentari. �Ci siamo capiti bene?� chiese.</p><p>Nessuno rispose. A disagio, Bernard si gratt� una guancia e finse di essersi perfettamente adattato all�idea dell�eventuale martirio. Ma non lo era per niente.</p><p>�Nessuna obiezione?� chiese Laurance, pi� calmo. �Bene. Tutti d�accordo, allora. L�arma la porto io. E io solo sar� responsabile per le conseguenze che potrebbero derivarne. Credetemi, non � della mia sopravvivenza, che mi preoccupo, quanto dell�impulsivit� di qualcun altro. Altre domande?� Poich� non ce ne furono, Laurance si strinse nelle spalle. �Benissimo. Possiamo metterci in cammino subito.�</p><p>Si volt�, controll� la posizione con una piccola bussola inserita, con parecchi altri indicatori, nella manica del giaccone di cuoio, e fece cenno verso ovest avviandosi. Nakamura e Peterszoon gli andarono dietro senza pronunciare verbo, Clive ed Hernandez si mossero subito dopo.</p><p>Nessuno di loro si prese la briga di voltarsi per veder se i quattro parlamentari li seguivano.</p><p>Con una scrollata di spalle, Bernard si affrett� a mettersi in coda dietro i cinque piloti, e Dominici lo affianc�. Dietro veniva Stone, e Havig stava alla retroguardia.</p><p>�Non ci trattano certo come se fossimo molto importanti� si lament� Bernard rivolto a Dominici. �Pare che abbiano dimenticato la ragione per cui siamo qui.�</p><p>�Non l�hanno dimenticato� brontol� Dominici. �Solo che nutrono un certo disprezzo verso i poveri posapiano come noi. Non ci possono sopportare. �Quelli del transmat� ci chiamano, e dovreste sentire con che tono di scherno. Come se ci fosse qualcosa di moralmente sbagliato nello scegliere la via pi� breve possibile tra due punti.�</p><p>�C��, ma solo in quanto indebolisce la capacit� fisica di sopportazione� spiega Havig dalla retroguardia. �Tutto ci� che ci rende meno adatti a sopportare il fardello dell�esistenza terrena � moralmente sbagliato.�</p><p>�Prendere il transmat effettivamente finisce per consolidare le cattive abitudini� ammise Bernard, sorpreso egli stesso di trovarsi una volta tanto d�accordo con Havig. �Si finisce col non sapere pi� valutare l�Universo. Da quando il transmat � stato inventato, abbiamo completamente dimenticato il significato della parola distanza. Per noi, ormai, il tempo non � pi� in funzione della distanza. Per gli astronauti s�. E siccome noi non siamo in grado di dominare la nostra impazienza, agli occhi degli astronauti siano soltanto dei deboli.�</p><p>�E tutti noi siamo deboli agli occhi di Dio� continu� Havig. �Ma alcuni di noi sono pi� preparati ad andare da Lui di quanto lo siano gli altri.�</p><p>�State zitto� disse Dominici senza acredine. �Quando meno ce lo aspettiamo, potremmo ritrovarci tutti da Lui. Non fatemelo ricordare.�</p><p>�Avete paura di morire?� chiese Havig.</p><p>�Be�, mi scoccia il pensiero di non aver potuto compiere tutto ci� che avrei voluto� disse Dominici. �Cambiamo discorso, per favore.�</p><p>�E non tiriamolo pi� in ballo� concluse secco Bernard.</p><p>�Attento� lo avvert� Stone.</p><p>Proseguirono tutti in silenzio. Il sentiero era lievemente in salita, e nonostante la percentuale extra di ossigeno contenuta nell�aria, ben presto Bernard si ritrov� a sudare e a sbuffare. S�era fatto un dovere di mantenersi fisicamente in forma frequentando regolarmente una palestra di Giacarta, ma adesso stava velocemente scoprendo la differenza tra il fare degli esercizi in palestra in uno stato d�animo tranquillo, e l�arrampicarsi su per un sentiero ripido, in un pianeta sconosciuto.</p><p>Suo malgrado, le tossine dell�angoscia gli legavano i muscoli, e il veleno della paura si aggiungeva alla fatica fisica, rallentandogli i movimenti. Rimase un poco indietro, lasciando che Dominici continuasse da solo. A un tratto inciamp�, e Havig fu pronto ad afferrarlo per un gomito e a sostenerlo. Nel voltarsi, Bernard colse un sorrisetto sulle labbra del Neopuritano, e lo sent� mormorare: �Fratello, tutti barcolliamo lungo il sentiero.�</p><p>Bernard era troppo stanco per ribattere. Havig sembrava dotato di un estro infernale per trasformare anche l�incidente pi� insignificante in un pretesto per fare predicozzi. <emphasis>Per� </emphasis>pens� Bernard, <emphasis>e se Havig volesse solo scherzare, e facesse continuamente la parodia di se stesso, cos�, solo perch� ha un senso dell�umorismo un po� goffo? Macch� </emphasis>si disse poi, <emphasis>Havig non sa nemmeno dove stia di casa l�umorismo. Quando dice una cosa, intende proprio e soltanto dire quella cosa.</emphasis></p><p>Bernard continu� ad avanzare. Laurance e i suoi uomini, che marciavano alla testa del gruppo, sembravano freschi come rose. Avanzavano come se avessero gli stivali delle sette leghe, aprendosi il passo fra il sottobosco a volte impenetrabile che bloccava il passaggio, o girando abilmente attorno a un albero caduto, il cui tronco alto come un uomo, gi� coperto di funghi, creava una vera barriera, o fermandosi a calcolare la profondit� di un torrente scuro e impetuoso prima di guadarlo, scendendo nell�acqua che a volte arrivava a lambire l�orlo dei loro stivaloni alti fino alla coscia.</p><p>Bernard cominciava a sentire un po� meno il fascino di tanta bellezza inesplorata. Anche la bellezza pu� impallidire, specialmente quando diventa scomoda e faticosa. La gloria abbacinante dei fiori purpurei lasciava Bernard del tutto indifferente. La grazia snella degli animaletti candidi simili a gatti che saltellavano attraverso il sentiero, non gli comunicava nessuna allegria. Le grida rauche degli uccelli sugli alberi torreggiami non lo divertivano pi�; anzi, gli sembravano estremamente sgradevoli.</p><p>Non si era mai reso conto in modo cos� concreto che il termine astratto �venti chilometri� corrispondeva a un numero interminabile di passi faticosi. Aveva i piedi indolenziti, le caviglie e i polpacci in fiamme, le gambe che non lo reggevano. <emphasis>E abbiamo appena cominciato a camminare </emphasis>pens� disperato. <emphasis>Mezz�oretta appena di marcia, e io mi sento gi� uno straccio.</emphasis></p><p>�Siamo ancora molto lontani?� chiese a Dominici.</p><p>Il solido biologo lo guard� con aria di benevolo scherno. �Volete scherzare? Avremo fatto s� e no quattro o cinque chilometri al massimo. Coraggio, Bernard. Ce n�� di strada da fare!�</p><p>Bernard assent�. Forse il calcolo di Dominici era anche troppo ottimista. E lui gi� non ne poteva pi�.</p><p>Ma non c�era niente da fare, bisognava andare avanti. Sportivamente. Il giorno ormai era sorto, il cielo era vivido, e il sole pareva nascondersi dietro gli alberi pi� lontani, pronto a saltar fuori da un momento all�altro. L�aria si era fatta molto pi� calda, la temperatura saliva. Bernard si era slacciato la giacca. Di tanto in tanto beveva dalla sua fiasca, augurandosi che l�acqua gli bastasse anche per il ritorno. L�ultima volta che erano stati lass�, Laurance e i suoi uomini avevano esaminato l�acqua e avevano scoperto che si trattava senza dubbio della stessa formula H<sub>2</sub>O, e che presumibilmente era anche potabile. Non c�era stato tempo per� per analisi elaborate allo scopo di controllare la quantit� e la qualit� di vita micro-organica. Ma anche se era improbabile che quel liquido potesse avere effetti dannosi sull�organismo di un terrestre, Bernard non era disposto a fare da cavia.</p><p>Dopo un�ora si riposarono, appoggiandosi ai tronchi massicci degli alberi.</p><p>�Stanchi?� chiese Laurance.</p><p>Stone annu�, Bernard grugn� qualche parola d�assenso. Negli occhi di Laurance apparve una luce maliziosa. �Anch�io� confess� l�ufficiale. �Ma dobbiamo proseguire ugualmente.�</p><p>Il sole sorse qualche minuto dopo che la marcia era ripresa. Apparve glorioso nel cielo, accendendolo di una luce radiosa. La temperatura continu� a salire. Ormai, si era sui ventidue gradi. Bernard pensava avvilito che verso mezzogiorno sarebbe arrivata a trentadue o anche a trentacinque. Si sovvenne di un antichissimo proverbio: �Solo i cani randagi e gli inglesi escono sotto il sole di mezzogiorno�. Sorrise. Forse solo un paio di volte all�anno si ricordava d�essere inglese, sebbene fosse nato a Manchester e abitasse a Londra. Anche quello era un effetto dell�era del transmat. Nessuno si sentiva pi� effettivamente legato a una nazione, a un continente, o addirittura a un mondo. Solo in rari momenti d�improvvisa introspezione capitava a Bernard di ricordarsi d�essere inglese, e perci� erede, in senso vago e misterioso, di tradizioni e di uomini come Shakespeare, Riccardo Cuor di Leone, William Churchill, nonch� d�altri fantasmi del passato.</p><p><emphasis>Solo i cani randagi e gli inglesi escono sotto il sole di mezzogiorno. </emphasis>Il dottor Martin Bernard si asciug� il sudore dalla fronte, e stringendo i denti costrinse le sue povere gambe a continuare a trasportarlo.</p></section><section><title><p>6</p></title><p>Dopo un po� lo sforzo divenne puramente meccanico. Bernard smise di autocommiserarsi e concentr� tutte le energie fisiche e mentali nella necessit� di mettere una gamba davanti all�altra. E i metri divennero chilometri, la distanza tra l�astronave e la colonia aliena si accorci�. <emphasis>Non c�� niente di meglio di una marcia di venti chilometri, a una temperatura di venticinque gradi o trenta gradi, per insegnare a un viaggiatore transmat che cosa significa il concetto di distanza </emphasis>pens� Bernard. E lui lo stava imparando: distanza significava sudore che cola lungo le guance e gocciola dalla fronte negli occhi, significava la vescica che a poco a poco si trasformava in una piaga su un tallone; significava quel senso di gonfiore e di crampo nei polpacci, l�indolenzimento atroce di tutti gli ossicini del piede, il dolore fisso nei muscoli anteriori della coscia. E quella era una marcia di soli venti chilometri.</p><p>�Chiss� se il Tecnarca � anche un buon camminatore� brontol� Dominici, in tono non troppo rispettoso.</p><p>�Un ottimo camminatore, molto probabilmente� disse Bernard di rimando. �Altrimenti perch� sarebbe Tecnarca? Lui deve fare tutto meglio di chiunque, sia che si tratti di marce sia di calcoli sui quanta.�</p><p>�Sar�, per� mi piacerebbe vederlo sudare sotto questo sole della malora, con�� Il biofisico s�interruppe. �Ehi, l� davanti si fermano. Forse siamo arrivati.�</p><p>�Sarebbe anche ora. Stiamo camminando da quasi tre ore.�</p><p>Il gruppetto di testa, infatti, si era fermato. Laurance e i suoi uomini si erano fermati sulla sommit� di una lieve altura. Peterszoon indicava la vallata, e Laurance approvava con la testa.</p><p>Quando Bernard li raggiunse, vide l�oggetto del loro interesse: la colonia degli alieni.</p><p>La colonia era stata costruita sulla sponda occidentale di un fiume impetuoso, largo circa cento metri. Si annidava in un�ampia vallata verde limitata da una parte dal gruppo delle colline sulle quali si trovavano ora i Terrestri, dall�altra da un altipiano che saliva dolcemente fino a perdersi in una catena di montagne che sorgeva a parecchi chilometri di distanza.</p><p>Pareva che la parola d�ordine fosse: <emphasis>attivit� a oltranza. </emphasis>Gli strani esseri si affaccendavano come insetti industriosi.</p><p>Avevano costruito sei file di capanne a cupola, che si irradiavano verso l�esterno partendo da un grande edificio centrale. Il lavoro procedeva, o meglio, ribolliva, intorno ad altre capanne che avrebbero esteso i raggi di quella colonia a forma di ruota. In distanza, altri operai alzavano zampilli di terriccio dal suolo grazie a un congegno che assomigliava a una specie di escavatrice a mano di natura magnetica. Evidentemente, stavano scavando le fondamenta per altre capanne esagonali. Altri ancora erano al lavoro intorno al pozzo, dalla parte opposta al fiume, mentre un quarto gruppo si affaccendava attorno a strani utensili, coi quali toglievano dagli imballaggi e trascinavano attraverso la pianura grossi macchinari (generatori? dinamo?).</p><p>A nord, a un chilometro circa dalla scena principale di attivit�, una colossale astronave si levava verso l�alto: nel complesso aveva una forma approssimativamente cilindrica, ma era cos� stranamente dentellata e scanalata nel disegno di superficie da dare subito l�impressione di un oggetto di origini ignote. L�astronave aveva il portello aperto, e gli esseri stranieri entravano e uscivano di continuo, per scaricare nuovi materiali.</p><p>Dopo aver contemplato una prima visione d�insieme di quei colonizzatori dinamici e veloci, Bernard spost� l�attenzione sugli esseri stessi, non senza provare un brivido. Da quella distanza, oltre cinquecento metri, era difficile analizzare in modo particolareggiato l�aspetto delle misteriose creature. Comunque, si tenevano erette, come gli umani, e solo la pigmentazione della pelle e lo strano movimento snodato delle loro braccia a doppio gomito stava a testimoniare la loro provenienza extra-terrestre.</p><p>Bernard ne distingueva di due tipi: i verdi, che rappresentavano la grande maggioranza, e i blu. Questi ultimi sembravano degli ispettori. <emphasis>Supremazia del colore</emphasis>? si chiese Bernard. Sarebbe stato sociologicamente interessante imbattersi in una specie che ancora credeva nelle differenze di colore. Forse, pensava, questi stranieri resterebbero sorpresi, o scandalizzati, nell�apprendere che tra gli Arconti che reggono la Terra ci sono due negri e un giallo.</p><p>Comunque stessero le cose, era evidente che gli azzurri avevano posti di comando. Lo si capiva da come impartivano gli ordini, che erano quasi udibili anche da tanta distanza. E i verdi obbedivano. La colonia veniva edificata con una fretta quasi disgustosa.</p><p>�Ora scenderemo la collina e andremo nel bel mezzo della colonia� disse, calmo, Laurance. �Dottor Bernard, voi siete nominalmente incaricato dei negoziati, e naturalmente io non mi oppongo, ma ricordate che il responsabile della vita di tutti noi sono io, e quindi le mie istruzioni andranno eseguite alla lettera.�</p><p>A Bernard parve che Laurance si arrogasse anche troppo la responsabilit� di quella spedizione. Il Tecnarca non aveva affatto dichiarato che Laurance dovesse essere il capo indiscusso. Ma, a questo punto, il sociologo non aveva voglia di sollevare questioni di supremazia. Laurance sembrava conoscere il fatto suo, e Bernard era contentissimo di lasciare le cose come stavano. Mordicchiandosi il labbro, continu� a scrutare l�animatissima vallata.</p><p>�La cosa pi� importante � di non mostrare alcun segno di paura. Dottor Bernard, voi camminerete davanti con me. Dominici, Nakamura e Peterszoon verranno subito dopo noi. Poi verranno Stone, Havig, Clave ed Hernandez. Formeremo una specie di triangolo spuntato. Restiamo in formazione serrata, camminiamo con calma, lentamente, e in ogni caso non date segno di tensione o di paura.� Laurance gir� un rapido sguardo sul gruppo, come per controllare le risorse di coraggio di ciascuno. �Se vi guardano minacciosi, sorridete. Non rompete le righe e non perdete la testa a meno che non ci sia un attacco in piena regola. Restate calmi, a testa alta, e ricordatevi che siete Terrestri, i primi Terrestri che mai siano andati incontro a una specie diversa dicendo: �Salve�. Perci�, cerchiamo di farlo nel modo migliore possibile. Dottor Bernard, qui davanti con me, per favore.�</p><p>Bernard si un� a Laurance e tutt�e due cominciarono a scendere la collina, mentre gli altri seguivano nell�ordine assegnato. Mentre camminava, Bernard si sforzava di rilassare i nervi. <emphasis>Spalle indietro, gambe sciolte. Via quella rigidit� dal collo, Bernard! La tensione interna � visibile dall�esterno. Cerca di sembrare a tuo agio.</emphasis></p><p>S�, era presto detto, ma� le ossa gli dolevano per la lunga camminata, e le pastiglie di cloruro di sodio ingoiate poco prima non erano ancora riuscite a compensare la dispersione di sali causata dalla traspirazione abbondante. Bisognava lottare con la tensione fisica provocata dallo sforzo, e inoltre c�era la tensione mentale, il pensiero di essere diretto verso una comunit� di esseri intelligenti ma niente affatto �umani�.</p><p>Per un lungo istante parve quasi che gli alieni non intendessero affatto accorgersi dei nove Terrestri che avanzavano alla loro volta. Erano talmente affaccendati nelle loro costruzioni che non alzavano nemmeno lo sguardo da terra. Laurance e Bernard conducevano il drappello di buon passo, in silenzio, e avevano gi� coperto circa cento metri senza che gli extra-terrestri dessero segno di averli scorti.</p><p>La prima reazione ci fu quando un operaio intento a piallare dei ceppi alz� per un attimo lo sguardo e vide i Terrestri. L�essere parve paralizzato, e fiss� con aria attonita il gruppetto che avanzava. Poi diede una gomitata al compagno di lavoro, con gesto comicamente umano.</p><p>�Ci hanno visti� bisbigli� Bernard.</p><p>�Lo so� rispose Laurance. �Continuiamo ad avanzare, come se niente fosse.�</p><p>Un attimo dopo, i verdi erano in preda alla costernazione. Tutti avevano smesso di lavorare per fissare i nuovi venuti. Adesso che era pi� vicino, Bernard riusciva a distinguere i lineamenti. I loro occhi erano grandissimi e stralunati, e davano alle espressioni dei volti una strana aria di stupore che forse non corrispondeva al vero stato d�animo.</p><p>Intanto, l�attenzione di uno degli azzurri si era risvegliata. L�essere si avvicin� per vedere come mai gli operai avessero interrotto il lavoro, poi, notando i Terrestri, retrocedette visibilmente, mentre le braccia a doppio gomito gli ricadevano molli lungo la persona in un gesto che forse significava sorpresa genuina.</p><p>L�azzurro diede la voce a un secondo azzurro che si trovava dall�altra parte dell�area di costruzione, e quello arriv� al piccolo trotto nell�udire quella specie di nitrito d�allarme. Con mosse caute i due avanzarono verso i Terrestri, camminando adagio e tenendosi evidentemente pronti a una veloce ritirata.</p><p>�Hanno tanta paura di noi quanta noi di loro� Bernard sent� mormorare alle sue spalle da Dominici. �Dobbiamo apparire come visioni da incubo che scendono gi� dalla collina.�</p><p>Solo trenta metri, ormai, separavano i due �azzurri� da Bernard e Laurance. Gli altri, i verdi, avevano smesso completamente di lavorare. Abbandonati i loro utensili, si erano ammassati in un gruppo compatto dietro i due azzurri, e fissavano i Terrestri con espressione che poteva sembrare di angosciata perplessit�.</p><p>Il sole ardeva spietato. Bernard sentiva la camicia appiccicata alla pelle. Mormor� a fior di labbra a Laurance: �Dovremmo fare un gesto amichevole, altrimenti potrebbero spaventarsi, e magari distruggerci per non correre rischi.�</p><p>�Giusto� bisbigli� Laurance, e a voce pi� alta ordin�, senza voltare la testa: �Attenzione, voialtri. Portate lentamente le mani verso l�alto e tenetele tese con le palme rivolte all�ins�. Adagio! Questo potrebbe convincerli che siamo qui con intenzioni pacifiche.�</p><p>Col cuore che gli martellava, Bernard alz� lentamente le braccia e volt� le palme all�ins�. Ormai, solo quattro o cinque metri separavano i due gruppi estranei. Gli azzurri avevano smesso di avanzare. Bernard e Laurance, invece continuavano a venire avanti attraverso la radura, sotto il sole cocente.</p><p>Bernard osserv� attentamente i due azzurri. Parevano su per gi� della statura media di un uomo, forse un po� pi� alti. Indossavano solo un indumento color giallo sporco, rozzamente intessuto, avvolto attorno alla vita. La pelle azzurro cupo era lucida di sudore, dal che si capiva che quegli esseri erano metabolicamente molto simili all�uomo, e i loro grandi occhi a salsicciotto si spostavano velocissimi dall�uno all�altro dei Terrestri, mostrando una grande curiosit� e rivelando un probabile schermo visivo stereoscopico.</p><p>Gli alieni non avevano un naso vero e proprio, ma solo fessure di narici coperte da una specie di filtro, le loro facce erano poco carnose, e pareva che la pelle aderisse ben tesa alle ossa.</p><p>Quando parlavano tra loro, Bernard coglieva una visione di denti rossi e di lingue talmente purpuree da sembrare quasi nere. Dunque differivano dai Terrestri per la pigmentazione e in altri particolari minori, ma l�impalcatura generale era pi� o meno la stessa, come se la vita intelligente potesse esprimersi nell�universo attraverso un unico sistema. <emphasis>Sempre la stessa mancanza di scelta </emphasis>si disse Bernard con un distacco filosofico che lo lasci� sorpreso, mentre le gambe tremanti continuavano a spingerlo innanzi. <emphasis>L�Universo comunica un�impressione di libera volont�, ma nelle cose che contano maggiormente c�� solo un modo possibile di realizzazione.</emphasis></p><p>Le braccia di quegli esseri lo affascinavano. I doppi gomiti sembravano giunti universali, con possibilit� di snodarsi in ogni direzione rendendo quelle creature capaci di fare con simili braccia cose impensate e fantastiche. <emphasis>Quelle braccia </emphasis>pensava Bernard, <emphasis>uniscono tutti i vantaggi di un tentacolo senza ossa e di un arto rigido.</emphasis></p><p>I verdi sembravano in tutto identici ai loro capi azzurri, salvo che erano leggermente pi� bassi e robusti. Era pi� che evidente che i verdi erano nati per lavorare, gli azzurri per comandare.</p><p>Un terzo azzurro apparve, attraversando diagonalmente la zona dei lavori per raggiungere i colleghi. I tre extraterrestri aspettarono immobili.</p><p>Giunti a tre metri, Laurance ordin� l�alt.</p><p>�Coraggio� mormor� a Bernard. �Comunicate con loro. Dite loro che vogliamo essere amici.�</p><p>Il sociologo respir� a fondo. Era ironicamente conscio dell�attimo che stava per vivere: per la prima volta in tutta la storia conosciuta, un Terrestre si faceva incontro a un non-Terrestre per presentargli i suoi saluti.</p><p>Si sentiva intontito. La testa gli girava. Che dire? <emphasis>Siamo amici. Portateci dal vostro capo. Salve, esseri di un altro mondo.</emphasis></p><p><emphasis>Non c�� niente da fare </emphasis>pens�. Gli antichi <emphasis>clich�s </emphasis>erano diventati tali proprio perch� erano cos� maledettamente validi. Che altro si sarebbe potuto dire nel creare il primo contatto con esseri non-Terrestri? Ma Bernard si sentiva ugualmente imbarazzatissimo, in quell�attimo in cui il clich� diventava storia.</p><p>Si tocc� il petto e indic� il cielo.</p><p>�Siamo terrestri� disse, pronunciando ogni sillaba con meticolosa chiarezza. �Veniamo dallo spazio. Vogliamo essere considerati amici.�</p><p>Le parole naturalmente, non significavano niente per gli altri. Potevano rappresentare solo suoni incomprensibili. Tuttavia, quella non era una scusa valida per non pronunciare le parole adatte al momento.</p><p>Torn� a indicare se stesso, poi il cielo. Poi, battendosi il petto, disse: �Io.� Indic� gli stranieri lentamente, per non spaventarli. �Voi. Io� voi. Io� voi� amici.�</p><p>Sorrise, chiedendosi nel farlo, se per caso mettere in mostra i denti non fosse considerato un fiero insulto dagli alieni. Quell�incontro era molto pi� delicato di quello tra due culture un tempo separate di abitanti dell�antica Terra. Tra un antico lupo di mare inglese e un capo polinesiano esisteva pure un tipo di sangue comune: c�era almeno d�aspettarsi un terreno biologico comune. Qui no. Qui nessun valore accettato poteva dirsi valido.</p><p>Bernard aspett�, e dietro di lui altri otto Terrestri aspettarono, condividendo la stessa tensione. Bernard fissava tranquillamente negli occhi sporgenti l�azzurro pi� vicino. Quegli esseri avevano un vago odore di muffa, non era sgradevole, ma piuttosto intenso. Bernard si domandava che odore potessero avere i Terrestri per l�altra razza.</p><p>Con precauzione tese la mano. �Amico� disse.</p><p>Segu� un lungo silenzio. Poi, esitando, l�azzurro pi� vicino sollev� la mano, rotolandola verso l�alto in un movimento stranamente fluido. L�essere si guardava la mano come se non gli appartenesse. Anche Bernard vi gett� una rapida occhiata: aveva sette o otto dita, e il pollice molto ricurvo. Da ogni dito sporgeva un�unghia blu lunga tre centimetri.</p><p>L�azzurro allung� il braccio, e per una frazione di secondo il calloso palmo azzurro sfior� quello di Bernard. Poi, rapidamente, la mano ricadde.</p><p>L�extraterrestre mand� un suono. Poteva essere un�esclamazione gutturale di sfida, ma a Bernard suon� circa come �Mmmmiho!� e lui la prese per quel che sembrava. Sorridendo, accenn� all�azzurro e ripet�: �Amico. Io� voi. Voi� io. Amico.�</p><p>La ripetizione venne, e stavolta il suono fu inconfondibile. �Mmmmmiho!� L�azzurro afferr� la mano tesa di Bernard e la strinse con energia. Bernard sorrise, trionfante e soddisfatto.</p><p>Comunque potessero procedere le cose, il primo contatto era stato stabilito.</p></section><section><title><p>7</p></title><p>Entro una settimana divent� possibile comunicare, sia pure in modo incerto e sommario.</p><p>Gli extraterrestri afferrarono il concetto al volo. Capirono, senza che fosse necessario pregarli, che uno dei due gruppi doveva apprendere la lingua dell�altro, e che pi� presto si faceva, tanto di guadagnato. Nessuno pens� di discutere su chi di loro dovesse imparare per primo il linguaggio dell�altro. Gli alieni avevano un idioma articolato, con sfumature costituite da variazioni di tono, timbro e intensit�. A parte i problemi grammaticali molto complessi, era evidente che i Terrestri si sarebbero slogati le mascelle nel tentativo di riprodurre i brontolii, i sibili, e tutte le strane emissioni di voce del linguaggio alieno. Sul terreno fisiologico era veramente impossibile che i Terrestri imparassero la lingua degli ospiti, toccava perci� agli ospiti imparare il linguaggio dei visitatori.</p><p>E gli ospiti se la cavavano benissimo. Havig, come filologo della spedizione, era incaricato del compito, e per lunghe ore, ogni giorno di quella settimana, gli otto Terrestri dovettero fungere da sillabari animati per mimare i verbi umani. Era un lavoro snervante, specialmente con quella temperatura, che si manteneva sui trentacinque gradi per buona parte della giornata, ma Havig non risparmi� nessuno, e meno che mai se stesso.</p><p>�Insegnate i verbi e il resto verr� da s� continuava a ripetere. �I nomi sono facili� basta indicare un oggetto e dire come si chiama. Sono i verbi che bisogna insegnare prima di tutto. Specialmente i verbi astratti.�</p><p>La prima lezione dur� quasi sei ore.</p><p>I tre azzurri che sembravano a capo della colonia si acquattarono in posizioni che a vederle sembravano incredibilmente scomode, conficcando i talloni nella parte posteriore delle cosce, mentre Havig faceva giostrare i sudatissimi Terrestri, urlando istruzioni a tutto spiano.</p><p>�Chinatevi! Chinatevi!� E il linguista si voltava verso gli �azzurri�, indicando i poveri Terrestri piegati in due, e spiegava: �Chinarsi.�</p><p>�Chinarsi� ripetevano a turno gli alieni.</p><p>Pareva impossibile che in quel modo si potesse imparare una lingua, ma gli stranieri avevano una memoria di ferro, e Havig si era dedicato al compito di istruirli come se si trattasse di una sua sacra missione nel cosmo. Quando il sole cominci� ad abbassarsi dietro le colline al di l� della colonia, parecchi concetti chiave erano stati stabiliti: essere, costruire, viaggiare. Per lo meno, Havig sperava che lo fossero davvero. Cos� sembrava, ma era impossibile esserne certi.</p><p>Gli extraterrestri sembravano soddisfatti delle loro nuove cognizioni. Si battevano i petti ossuti esclamando: �Io� Norglano. Voi� Terrestre.�</p><p>�Io� Terrestre. Noi� Terrestri.�</p><p>�Terrestri venire. Cielo. Stella.�</p><p>Bernard approvava tra s�. Sebbene fosse assolutamente contrario alle teorie fondamentali di Havig, sulle culture antiche, nonch� alle sue sciocche idee Neopuritane sui tempi presenti, doveva ammettere che in quelle poche ore l�allampanato linguista aveva svolto un lavoro encomiabile.</p><p>Tuttavia, stava per cadere la sera e anche la temperatura si abbassava rapidamente. Quella doveva essere una zona di grandi sbalzi termali, in cui si passava da ore caldissime a ore di freddo pungente.</p><p>�Dite loro che dobbiamo tornare indietro� disse Laurance a Havig. �Cercate di sapere se hanno dei mezzi di trasporto, e se possono riaccompagnarci all�astronave.�</p><p>Havig impieg� un buon quarto d�ora per chiarire quei punti, con l�aiuto di smorfie, saltelli e cenni disperati. Gli azzurri se ne stavano placidamente acquattati mentre Havig faceva il mimo e parlava. Ripetevano parole a caso se queste colpivano la loro fantasia. Bernard gi� si vedeva in cammino per altri venti chilometri nel freddo e nell�oscurit�. Ma alla fine, una scintilla di comprensione si accese. Uno degli azzurri si alz� in piedi con un movimento rapido, anatomicamente incomprensibile, e abbai� alcuni ordini imperiosi a un verdolino in attesa.</p><p>Qualche istante dopo tre piccoli veicoli molto simili a grosse culle arrivarono rotolando sul terreno, ciascuno condotto da un �verde�. I veicoli erano ovali, rivestiti in un metallo che pareva rame, e poggiavano su tre ruote. L�azzurro che aveva fatto pi� progressi di tutti in lingua terrestre indic� le macchine e disse: �Voi. Terrestri. Viaggiare.�</p><p>Le macchine erano mosse da una specie di generatore turboelettrico, e parevano capaci di una velocit� massima di sessanta chilometri all�ora. I �verdi� guidavano impassibili, senza mai dire parola, seguendo semplicemente le istruzioni che Laurance dava loro. Arrivati al torrente, lo guadarono senza esitare, come se i veicoli fossero stati carri armati in miniatura. Il viaggio di ritorno alla VUL-XV dur� meno di un�ora, anche calcolando i larghi giri attorno ai boschi impenetrabili per un veicolo. Quando i Terrestri scesero dalle piccole macchine, era ormai notte fonda. Costellazioni luminosissime e sconosciute punteggiavano il cielo con le loro strane configurazioni. E stava sorgendo la luna� una piccola scheggia rossastra, che saliva di traverso nel cielo contro il buio della notte. Saliva rapidamente, a una velocit� sbalorditiva per uomini abituati al comportamento pi� pacato del satellite terrestre.</p><p>I �verdi� se ne andarono senza una parola.</p><p>I Terrestri erano altrettanto silenziosi, mentre rientravano nella loro astronave. Era stata una giornata lunga e massacrante; Bernard non ricordava di essersi mai sentito tanto stanco. Nessuna responsabilit� accademica gli era mai parsa tanto gravosa. Nessun problema personale lo aveva snervato a quel punto. Ma sebbene fossero tutti abbrutiti dallo sforzo compiuto, non potevano impedirsi di provare un profondo, stimolante senso di orgoglio e di soddisfazione. Quel giorno la Terra si era messa in contatto con un�altra razza, e attraverso l�immenso golfo che separava le due specie si era creato un ponte di comunicazione.</p><p>Nell�astronave, Martin Bernard si accost� ad Havig, con riluttanza, eppure mosso da un istinto che sembrava addirittura imperioso.</p><p>Il Neopuritano non si era nemmeno slacciato la stretta tonaca nera dal rigido colletto inamidato. Si era gettato sulla brandina lungo disteso, e completamente vestito.</p><p>Bernard gli si ferm� accanto. Havig aveva gli occhi aperti, ma non parve accorgersi del sociologo.</p><p>�Havig?�</p><p>Lo sguardo di Havig si spost� su Bernard. �Che c��?�</p><p>Bernard esit�, lottando con la tentazione di rimettersi a discutere con il rivale. �Ecco, io� volevo dirvi che avete fatto un lavoro splendido, oggi� disse, buttando fuori le parole. �In passato abbiamo avuto le nostre divergenze, Havig, ma questo non pu� impedirmi di farvi le mie congratulazioni per il modo come avete condotto la lezione di oggi. So riconoscere un lavoro ben fatto, credetemi.�</p><p>Il Neopuritano si sollev� sulla brandina. I suoi severi occhi grigi si piantarono in quelli azzurri e pi� dolci di Bernard. Con voce ferma e priva di ogni emozione Havig replic�: �Non cerco congratulazioni per il mio lavoro, dottor Bernard. Ci� che posso avere compiuto, l�ho fatto solo per merito del Signore che si � servito di me, perci� non debbo vantare alcun merito personale.�</p><p>�Be�� d�accordo, diciamo che Dio ha lavorato attraverso voi� balbett� Bernard meravigliato. �Ma penso ugualmente che abbiate fatto un lavoro ottimo, e��</p><p>�Non merito il vostro plauso, dottor Bernard. Ma mi compiaccio se una maggiore larghezza di vedute vi consente di esprimerlo.� Le parole furono accompagnate da un lievissimo sorriso. �Buonanotte, dottor Bernard.� E Havig torn� a sdraiarsi sulla sua cuccetta.</p><p>Bernard batt� le palpebre, trasecolato. Era stato cos� contento di scoprire in s� l�obiettivit� necessaria per presentare le sue congratulazioni all�altro, che aveva considerato quel gesto un sensibile sacrificio del suo orgoglio. Invece, sebbene non respinto del tutto, quel gesto era stato accolto da Havig con suprema indifferenza. Bernard era irritato. Fece per aggiungere qualcosa.</p><p>Dominici glielo imped� gentilmente. �Lasciatelo stare, Bernard. Tutt�e due avete fatto un passo nella direzione buona. Ora non rovinate tutto. Cosa vi aspettavate che facesse? Che vi ringraziasse sorridendo? Se non pensa di meritarle, le vostre lodi��</p><p>�Allora tanto valeva che risparmiassi il fiato� brontol� Bernard.</p><p>Volt� le spalle e si prepar� per la notte. Havig, a occhi chiusi, sembrava gi� immerso nel sonno. Stone prendeva appunti in un taccuino, e Dominici si stava massaggiando sotto la vibrodoccia.</p><p>Bernard si spogli� e raggiunse il biofisico sotto il tonificante getto molecolare: una corrente di ioni lo liber� ben presto dalla spossatezza e dal sudore della giornata.</p><p>Dominici continu�: �Non prendetevela se non s�� commosso per le vostre congratulazioni. Voi vi siete comportato in modo egregio con lui. E lui, per la verit�, ha svolto effettivamente un lavoro encomiabile.�</p><p>�S�, bisogna ammetterlo� dichiar� Bernard. �Per�, come uomo � un vero limone. Non c�era bisogno che mi rispondesse in quel modo. Se��</p><p>�Ma lui � sinceramente convinto d�essere stato solo uno strumento nelle mani di Dio� gli spieg� Dominici. �Risparmiatevi il fiato, Bernard, e non tentate di fargli cambiare idea. Siate lieto che Havig abbia dimostrato di conoscere cos� bene il fatto suo, e prendete le cose come vengono.�</p><p>Bernard scivol� nella sua cuccetta e tent� di rilassare i nervi. Cerc� di vedere le cose dal punto di vista di Havig, chiedendosi che specie d�uomo potesse essere uno che rinunciava a tutte le gioie della vita, a tutti i piaceri delle conquiste, passando cupamente le sue giornate avvolto in lugubri vestimenti neri. Senza dubbio Havig quel giorno aveva compiuto un lavoro superbo, di primissima qualit�, ma che male c�era ad accettare delle congratulazioni per il risultato conseguito? <emphasis>Forse </emphasis>si disse Bernard, <emphasis>Havig � uno di quei tipi che non possono sentirsi lodare senza sentirsi tremendamente imbarazzati, ecco perch� si rifugia dietro la comoda maschera altruistica che il suo credo gli fornisce.</emphasis></p><p>Bernard chiuse gli occhi, premendosi le dita sulle palpebre indolenzite. Pens� per un attimo alla sua vita comoda, la vita che aveva lasciato dietro di s�, cos� diversa da quella che Havig concepiva. Senza dubbio Havig avrebbe considerato scandaloso, o addirittura blasfemo, trascorrere una serata ascoltando musica, leggendo poesia, sorseggiando un buon cognac, quando quelle ore avrebbe dovuto trascorrerle in preghiera, o in meditazione, o in attivit� benefiche.</p><p>Eppure, nonostante tutta la sua rigida disciplina, Havig non era pi� valente nel suo campo di quanto lo fosse Bernard nel proprio. E Bernard, nonostante le concessioni che faceva a se stesso, sentiva di non aver niente da invidiare, come sociologo, ad Havig come linguista. <emphasis>Io sono un uomo di gusti raffinati e amante della bella vita, magari anche un po� egoista, per� so il fatto mio. E anche Havig sa il fatto suo, salvo quando mescola la sua propaganda religiosa con questioni culturali pi� generali. </emphasis>Per formare una civilt�, occorreva tutta una gamma di personalit� diverse.</p><p>Bernard continu� a pensare ad Havig, cercando di scoprire quale molla lo muovesse, di stabilire se si trattasse di un fanatico o se veramente in lui ci fosse qualcosa di particolare.</p><p>Poi si addorment�.</p><empty-line/><p>Il mattino dopo si strapp� dal sonno a fatica. Nakamura, in piedi accanto alla sua cuccetta, lo scuoteva energicamente.</p><p>�� tempo di alzarsi, dottore.� Il sociologo fiss� intontito la faccia sorridente dell�astronauta. �Il Comandante Laurance dice che avete dormito abbastanza� concluse Nakamura.</p><p>Il Comandante Laurance non aveva torto, dovette riconoscere Bernard; un�occhiata all�orologio gli fece scoprire d�aver dormito pi� di undici ore. Eppure sentiva ancora la testa pesante, e brontolava tra s� mentre si fregava gli occhi per destarsi del tutto.</p><p>Il sole era sorto da un�ora. Su quel pianeta, il giorno corrispondeva a ventotto ore terrestri e venti minuti. Ancora intontito, Bernard si trascin� a prua per fare colazione. Laurance aveva gi� fatto trasportare a terra due scivoli. Terminata la colazione, il Comandante ordin�: �Ci divideremo in quest�ordine. Clive, tu piloterai il numero Uno, Havig e Stone verranno con te, e anch�io. Tu, Hernandez, prendi l�altro. Porterai Bernard, Dominici, Peterszoon e Nakamura.�</p><p>La corsa in scivolo a motore richiese poco pi� di un�ora. Quando i Terrestri raggiunsero l�accampamento norglano, la scena era pi� o meno quella del giorno innanzi: i costruttori erano al lavoro, con tutte le loro incredibili energie impegnate. I tre �azzurri� che avevano ricevuto la lezione di lingua il giorno innanzi, si fecero incontro ai Terrestri per accoglierli, offrendo a mo� di saluto un campionario di vocaboli.</p><p>�Io� voi. Viaggiare. Venire. Qui. Noi, Norglani. Voi, Terrestri.�</p><p>Bernard sorrise. Per il momento, la conversazione aveva un andazzo abbastanza comico, ma lui sapeva benissimo che perfino il raggiungimento di quei balbettii sconnessi rappresentava una vittoria sbalorditiva. E si era appena all�inizio.</p><p>Dopo tre ore di lezione, un paio di �verdi� si avvicinarono esitando con dei vassoi di cibi: erano piatti levigati, rozzamente dipinti di giallo, sui quali erano disposte alcune fette di carne rosea, dal profumo dolciastro, e delle fiasche di una sorta di terraglia piene di un vino nero dall�odore pungente. Havig guard� dubbioso Laurance, che consigli�: �Rifiutate, nel modo pi� gentile possibile. Non possiamo toccare niente se prima Dominici non avr� avuto modo di eseguire alcune analisi.�</p><p>Il cibo venne respinto cortesemente. I Terrestri tirarono fuori le loro provviste, e Havig spieg� come poteva che sarebbe stato imprudente per i Terrestri mangiare cibi norglani, che potevano essere non adatti. Gli ospiti parvero comprendere.</p><p>Durante quel giorno, e il seguente, e l�altro ancora, Havig si adoper� senza risparmiarsi, mentre gli altri Terrestri sedevano in disparte, in attesa di essere chiamati per mimare la figurazione di un verbo. Bernard trovava quelle lezioni tremendamente snervanti.</p><p>Ma i progressi erano strabilianti. Il quinto giorno, i Norglani cominciavano a mettere insieme frasi sensate attingendo da un elenco di quasi cinquecento parole. Cinque parole su sei riuscivano a infilarle giuste fin dal primo tentativo. E, naturalmente, pi� si allargavano le loro conoscenze linguistiche, pi� era facile insegnare loro nuovi vocaboli.</p><p>Verso il settimo giorno, si era raggiunta una comprensione reciproca sufficiente a intavolare negoziati seri. Il primo ordine del giorno fu di erigere un luogo dove riunirsi. Starsene seduti per terra all�aperto, mentre attorno gli operai lavoravano, non era l�ideale per discutere con calma. Su consiglio di Havig, i Norglani innalzarono una tenda nel mezzo dell�area da colonizzare: l� si sarebbero tenute le conversazioni.</p><p>Appena la tenda fu eretta, i Terrestri sorrisero di sollievo. Una settimana su quel pianeta, all�aria aperta, li aveva bruciacchiati e mezzo accecati dal sole. Ai Norglani la cosa non dava fastidio. Sudavano, ma la loro pigmentazione li proteggeva evidentemente dai danni della lunga esposizione ai raggi cocenti. Bernard, invece, sembrava un�aragosta. Dominici aveva ormai una bella abbronzatura, ma quasi tutti gli altri Terrestri stentavano a guarire dalle scottature.</p><p>Il nono giorno, i negoziati ebbero inizio. Stone, come era stato deciso, avrebbe tenuto le conferenze, e Havig avrebbe fatto da interprete. Bernard avrebbe fatto le osservazioni culturali, e Dominici le analisi, perch� i Terrestri potessero arrivare a capire meglio i Norglani. Il Tecnarca aveva scelto i suoi uomini con cura.</p><p>Sotto la tenda, era stato sistemato un tavolo di legno grezzo. Da una parte, i Norglani sedevano acquattati sui talloni. Evidentemente non avevano bisogno di sedie. I Terrestri, in mancanza di sedili, adottarono una posizione alla turca.</p><p>Havig esord�. �Questo terrestre si chiama Stone.�</p><p>Il pi� grosso dei tre Norglani si consult� brevemente con i suoi compagni, poi rispose: �Io sono Zagidh. Tu sei Stone.�</p><p>Poi segu� un lungo conciliabolo tra Havig e il norglano, per stabilire se quelli erano nomi o titoli onorifici. I Terrestri friggevano d�impazienza. <emphasis>Se andiamo avanti di questo passo </emphasis>pens� Bernard, <emphasis>come faremo a raggiungere qualcosa di conclusivo? Ma questi sono dei pignoli, che il diavolo se li porti.</emphasis>�</p><p>Finalmente Havig riusc� a soddisfare l�amore di precisione del norglano, e Stone si lanci� lungo un tortuoso sentiero verbale, con molto aiuto e correzioni da parte di Havig. Dopo due ore il conferenziere grondava sudore, per� era riuscito a stabilire alcuni punti essenziali:</p><p>La Terra era il nucleo di un impero coloniale.</p><p>Il Pianeta Norglano, ovunque si trovasse, era a sua volta centro di un�espansione coloniale. Un contatto tra Terrestri e Norglani era dunque inevitabile. E infine, era necessario, seduta stante, stabilire quale parte della galassia dovesse essere riservata ai Norglani e quale ai Terrestri, per la reciproca espansione coloniale.</p><p>Zagidh e i suoi compagni studiarono quei quattro punti e mostrarono almeno apparentemente una perfetta comprensione del loro significato. Tra i due Norglani segu� una breve ma fervida discussione. Poi il norglano alla sinistra di Zagidh si alz� e lasci� la tenda.</p><p>Zagidh atteggi� il volto alla strana espressione, ormai nota ai Terrestri, che precedeva ogni dichiarazione di una certa importanza.</p><p>Lentamente disse: �La questione � seria. Io-noi non avere autorit�. Noi-voi non potere parlare ancora. Altri-noi dovere venire.�</p><p>Quelle quattro frasi parvero costargli tutte le sue energie. Il norglano rest� con la lingua fuori, ansimando come un cane. Poi, lui e l�altro azzurro si alzarono senza aggiungere altro, e uscirono lasciando soli gli sconcertatissimi Terrestri.</p></section><section><title><p>8</p></title><p>Era trascorsa una buona mezz�ora da quando i Norglani avevano lasciato la tenda. Qualche �verde� ficcanaso era passato dapprima dinanzi all�apertura per sbirciare i Terrestri, ma i capi �azzurri� li avevano richiamati bruscamente al lavoro e da quel momento i Terrestri non erano stati pi� disturbati.</p><p>�Evidentemente Zagidh e i suoi colleghi si sono accorti d�essersi imbattuti in una faccenda troppo grossa per loro� disse Bernard. �Immaginate d�essere un amministratore coloniale tutto intento a fare scavare pozzi e costruire case, e che all�improvviso alcuni esseri sconosciuti piovano dal cielo e vengano a dirvi che vogliono discutere sulla divisione dell�Universo. Cosa fareste voi? Vi mettereste a stendere un trattato di testa vostra, o passereste la gatta da pelare all�Arconato con tutta la velocit� possibile?�</p><p>�Be�, s�, naturalmente� ammise Stone. �Saranno andati ad avvertire i loro capi. Ma quanto tempo ci vorr�?�</p><p>�Se hanno un equivalente del transmat� fece osservare Dominici �ci vorr� ben poco. Altrimenti��</p><p>�Altrimenti� concluse Bernard �rischiamo di restare qui per un bel pezzo.�</p><p>Tacquero nuovamente. Bernard and� fino all�apertura e guard� fuori. Il lavoro procedeva senza posa. Evidentemente, i Norglani non perdevano tempo, quando cominciavano a costruire una colonia.</p><p>Non si poteva fare altro che aspettare. Bernard era accigliato. Quella spedizione si stava risolvendo soprattutto in un corso accelerato di pazienza. Laurance e i suoi uomini sedevano tranquillamente in un angolo. Non essendo partecipanti attivi ai negoziati, si limitavano a lasciare scorrere i minuti, senza scomporsi. Havig, col suo autocontrollo neopuritano, non mostrava alcun segno d�impazienza.</p><p>�Nessuno ha portato con s� i dadi, per caso?� chiese Dominici. �Se non altro potremmo fare una partita.�</p><p>�Offendereste Havig� osserv� Stone. �I Neopuritani non approvano il gioco d�azzardo.�</p><p>Il linguista sorrise verde. �Queste osservazioni meschine mi stancano, sapete? Io vivo a modo mio, per� non ho mai preteso che voi facciate come me.�</p><p>Bernard strinse le labbra. Si accorse d�invidiare il glaciale autocontrollo di Havig. Se non altro il linguista era capace di starsene seduto, calmo quasi quanto gli astronauti, ad aspettare che le ore trascorressero nell�incertezza.</p><p>Ormai erano passate tre ore da quando i Norglani erano usciti bruscamente dalla tenda. Era gi� pomeriggio inoltrato, e un caldo insopportabile ardeva nella vallata, ma i �verdi� continuavano a lavorare senza mostrare stanchezza. Dentro la tenda, l�aria si era fatta quasi irrespirabile, e per ben due volte Bernard dovette vincere la tentazione di ingurgitare quello che restava della sua borraccia. Invece doveva razionare il liquido prezioso. Una goccia ogni quarto d�ora, tanto per mantenere umida la gola arsa.</p><p>�Aspetteremo fino al calare del sole� disse Laurance. �Se non si faranno vivi per il tramonto, ce ne torneremo alla nave, e domattina verremo qui di nuovo. Che ne pensate, dottor Bernard?�</p><p>�Mi sembra un�ottima idea� disse il sociologo. �Il tramonto � l�ora pi� logica per interrompere una riunione. Se ce ne andiamo a quell�ora, non avranno alcun motivo di ritenersi insultati.�</p><p>�E per l�insulto che � stato fatto a noi?� chiese Dominici indignato. �Quei maledetti musi celesti se ne sono andati senza una parola di scusa, e ci hanno lasciati qui ad arrostire per tutto il pomeriggio! Perch� diavolo dovremmo preoccuparci tanto della loro suscettibilit�, visto che loro��</p><p>�Perch� siamo Terrestri� rispose asciutto Bernard. �Forse loro non hanno un concetto della cortesia uguale al nostro. Forse il loro comportamento di oggi viene considerato come la cosa pi� normale nell�ambito delle loro convenzioni. Non possiamo giudicarli secondo le norme del nostro comportamento.�</p><p>�Voialtri sociologi pensate sempre che nessuno possa essere giudicato secondo la norma� si ribell� seccato Dominici. �Tutto � relativo, vero? Non esistono regole assolute, a sentire voi. Solo degli schemi individuali di comportamento. Bene, io vi dico��</p><p>�Zitti� intervenne Laurance. �Sta arrivando qualcuno.�</p><p>La tenda si apr� ed entrarono tre Norglani. Il primo era Zagidh. Dietro di lui stavano altri due Norglani di statura imponente, dalla pelle di un colore intenso, tra il viola e il bluastro. Erano paludati in complicatissime tuniche incrostate di gemme, e tutto il loro aspetto era molto regale. Zagidh si accucci� nella solita posizione acquattata sui talloni. I nuovi venuti rimasero in piedi.</p><p>Facendo smorfie a pi� non posso, Zagidh annunci�: �Due� Kharvish essere venuti da Norgla. Parlare. Voluto tempo� imparare parlare terrestre. Loro-noi volere parlare con voi.�</p><p>Zagidh, sempre acquattato, se ne usc� dalla tenda. I due grossi Norglani si acquattarono a loro volta, con movimento simultaneo, nella posizione favorita.</p><p>I Terrestri li guardarono a disagio. Bernard si mordeva il labbro inferiore. Quelli erano Norglani importanti, accipicchia.</p><p>Esitando, ma con una voce che sembrava composta dalle note basse di un violoncello, uno dei due giganti disse: �Io chiamare Skrinri. Lui chiamare Vortakel. Lui-io-noi chiamare Kharvish. Come dire chi-venire-parlare-con-altro-di-altro-genere?�</p><p>�Ambasciatori� sugger� Harvig.</p><p>Skrinri ripet�, impadronendosi del vocabolo. �Ambasciatori. S�. Io chiamare Skrinri, lui chiamare Vortakel, noi-io-lui chiamare ambasciatori. Da Norgla. Pianeta casa.�</p><p>�Parlate il terrestre molto bene� si congratul� Stone, scandendo bene le sillabe. �Ve lo ha insegnato Zagidh?�</p><p>�Non capire��</p><p>�Non conoscono il participio passato� ammon� Havig. �Provate l�infinito.�</p><p>�Zagidh insegnare voi il terrestre?� chiese Stone.</p><p>�Lui insegnare lui-io-noi� afferm� Skrinri. �Essere qui da sole alto.�</p><p>�Da mezzogiorno� tradusse Havig.</p><p>�Venite per parlare?� chiese Stone.</p><p>�S�. Voi da Terra. Dove essere Terra?�</p><p>�Molto distante� disse Stone. �Come faccio a spiegarglielo, Havig? Sapr� che cos�� un anno-luce?�</p><p>�No, a meno che non sappia cos�� un anno� replic� Havig. �Meglio lasciar perdere, direi.�</p><p>�D�accordo� disse Stone. Poi, rivolto ai Norglani: �Vostro mondo essere vicino?�</p><p>�Tutti mondi essere vicino. Niente tempo per viaggiare l�-qua.�</p><p>Stone si guard� intorno, trasecolato. �Toh, hanno il transmat anche loro!�</p><p>�O qualcosa di equivalente� disse Laurance.</p><p>Sudando e soffocando nel suo angolino, Bernard seguiva lo svolgersi della conversazione, una cosa era certa: quei due Norglani erano di una categoria speciale, forse tanto al di sopra di Zagidh e degli altri �azzurri� quanto questi rispetto ai �verdi�. Skrinri e Vortakel apprendevano il linguaggio a velocit� sbalorditiva, cogliendo regole di pronuncia e costruzioni di frasi non solo dalle dichiarazioni bene esposte da Stone, ma perfino dai commenti che i Terrestri scambiavano tra loro.</p><p>Gradualmente, la similarit� tra i due imperi cominci� a evidenziarsi. I Norglani avevano il transmat, evidentemente: Skrinri e Vortakel erano arrivati dal pianeta madre solo poche ore prima grazie a un mezzo di trasporto istantaneo. La nave spaziale che torreggiava sopra la colonia attestava che i Norglani conoscevano anche i mezzi di spostamento tradizionali, probabilmente a velocit� quasi pari ma non superiore a quella della luce.</p><p>Molto pi� difficile era scambiarsi informazioni concrete sulle distanze. Ma era ragionevole pensare che il pianeta madre dei Norglani si trovasse a tre o quattrocento anni luce da quella colonia. Il che significava che la sfera di colonizzazione norglana aveva su per gi� lo stesso ordine di ampiezza di quella terrestre.</p><p>E fin qui, tutto chiaro. Per�, il vero scopo del colloquio non era stato ancora affrontato. Stone ci stava arrivando con pazienza, costruendo uno schema vastissimo di idee e informazioni da comunicare ai Norglani prima di venire al nocciolo.</p><p>Mentre gli altri �parlavano�, Bernard seguiva il discorso parola per parola, cercando di farsi un quadro dei Norglani come popolazione, che potesse servire in futuro per ulteriori negoziati. Erano una razza stratificata, questo era certo: le diversit� di colore non erano semplici differenze di pigmentazione. I �verdi� erano pi� tarchiati, pi� bassi, ed evidentemente poco dotati intellettualmente: erano operai nati, addetti ai lavori pesanti. Gli �azzurri� erano pi� intelligenti, buoni organizzatori, esseri dai riflessi mentali veloci� ma mancavano di autorit�, di decisione, della personalit� che caratterizza un vero dirigente. Gli altissimi �violacei� avevano invece le prerogative necessarie per il comando.</p><p>Erano loro la crema della razza? Oppure, a loro volta, dipendevano da altri tipi ancora pi� efficienti? Fino a che punto la stratificazione si estendeva?</p><p>Impossibile dirlo: ma era probabile che Skrinri e Vortakel rappresentassero il sommo grado dell�evoluzione norglana. Se ne esistevano altri, ancora pi� dotati, allora i Norglani dovevano trovarsi ben pi� in alto dei Terrestri lungo la scala del progresso.</p><p>Fuori, stava facendosi notte. L�abbassamento di temperatura era gi� sensibile. Un vento gelato soffiava attraverso la spianata, e faceva sbattere i teli del tendone. Bernard aveva una fame diabolica. Ma i Norglani non mostravano alcun desiderio di sospendere momentaneamente le trattative per la notte. Quanto a Stone, il politico ora si trovava nel suo elemento, e portava avanti senza posa la sua rete di comunicazioni per potere arrivare ai negoziati veri e propri.</p><p>E quel momento si stava avvicinando. Stone tracciava diagrammi sul suolo polveroso sotto la tenda della conferenza. Un punto con un cerchio attorno: la sfera di colonizzazione terrestre. A una distanza di qualche metro, un altro punto, un altro circolo: la sfera norglana.</p><p>Oltre quelli, altri punti, niente cerchi. Quelle erano le stelle non ancora colonizzate, le terre sconosciute della galassia, che n� i Terrestri n� i Norglani avevano ancora raggiunto a quello stadio dell�espansione galattica.</p><p>Stone disse gravemente: �La popolazione terrestre sta occupando sempre maggiore spazio. Ci stabiliamo su altri mondi.�</p><p>E tracci� altri raggi che partivano dal punto raffigurante la sfera di dominazione terrestre. I raggi raggiungevano la zona neutrale.</p><p>�Anche i Norglani occupano sempre pi� spazio. Voi costruite le vostre colonie, noi le nostre.�</p><p>Altri raggi partivano dalla sfera norglana. Trascinando uno stecco sul terreno, Stone estendeva i raggi norglani fino a che alcuni di loro quasi s�incrociavano con quelli terrestri.</p><p>�Voi colonizzate qui� disse Stone. �Noi colonizziamo l�. Continuiamo ad occupare nuovi mondi. E ben presto succede questo��</p><p>Stone diede la spiegazione graficamente. Allung� due raggi, li incroci�. Lo stesso fece con altri.</p><p>�Raggiungiamo lo stesso territorio. Litighiamo per questo o quel pianeta. E sarebbe la guerra tra Terrestri e Norglani. Sarebbe la morte e la distruzione per entrambi.�</p><p>Skrinri e Vortakel fissavano il diagramma tracciato al suolo come se fosse la simbologia di qualche rito complesso. Le loro facce scheletriche non lasciavano trasparire i pensieri che passavano nella loro mente. I Terrestri aspettavano, silenziosi, osando appena respirare.</p><p>Vortakel disse lentamente: �Non deve essere. Non deve essere guerra tra Terrestri e Norglam.�</p><p>�Non deve esserci guerra� ripet� Stone.</p><p>Bernard si protese in avanti, con i nervi a fior di pelle come se lui stesso, e non Stone, avesse condotto i negoziati. Nonostante il freddo, nonostante la fame, sentiva uno strano senso di trionfo gonfiargli il petto. I Norglani avevano capito, era stato possibile comunicare. Gli ambasciatori di Norgla si rendevano conto dei gravi pericoli di una guerra. Il conflitto sarebbe stato evitato. I sentieri di espansione dei due imperi avrebbero dirottato da quelle pericolose traiettorie convergenti.</p><p>Stone continu�: �Dobbiamo scegliere la via della pace. I condottieri Norglani e quelli Terrestri si incontreranno. Ci divideremo le stelle.� Tacque, assicurandosi che gli ambasciatori comprendessero il senso della parola �dividere�. �Tireremo una linea� riprese, sottolineando le parole col tracciare una riga di confine tra le due sfere di dominazione. Rapidamente, cancell� col piede i segmenti di raggi norglani che penetravano nella zona terrestre, e quelli dei raggi terrestri che si estendevano nella zona norglana.</p><p>Stone sorrise: �Tutti questi mondi� e fece un gesto verso la sinistra del suo diagramma, �saranno norglani. Nessun terrestre cercher� di occuparli. E da questa parte� e indic� il dominio terrestre, �i norglani non dovranno penetrare. Questi mondi saranno della Terra.�</p><p>Aspett� che i Norglani gli dessero una risposta.</p><p>Gli esseri violacei ristettero silenziosi, scrutando le linee tracciate sul terriccio. Prendendo quel silenzio come un segno che i due non avessero capito bene il suo discorso, Stone ripet� la proposta.</p><p>�Da questa parte, tutti i mondi saranno della Terra. Da questa parte, tutti di Norgla. Capito?�</p><p>�Capito� rispose Skrinri lentamente, con solennit�.</p><p>Il vento faceva sbattere la tenda paurosamente. Alzandosi dalla strana posizione acquattata che aveva mantenuto tanto a lungo senza mostrare di soffrirne, Skrinri si fece avanti e torreggi� sul diagramma tracciato da Stone.</p><p>Posando accuratamente uno dei grossi piedoni nudi sulle linee, il norglano cancell� il confine che Stone aveva tracciato per delimitare i due settori proposti. Poi, inginocchiandosi, Skrinri cancell� con le dita tutti i raggi di espansione che Stone aveva fatto partire dalla sfera terrestre.</p><p>Un attimo prima che Skrinri parlasse, Martin Bernard gi� sapeva quello che avrebbe detto il norglano.</p><p>Il sociologo aveva l�impressione che una mano gelida l�avesse afferrato alla gola. Il senso di trionfo di qualche istante prima era svanito come una fiammella che viene smorzata.</p><p>La voce di Skrinri era tranquilla, senza traccia di malizia. Il norglano fece un gesto ampio con tutt�e due le mani, come se volesse abbracciare l�intero Universo.</p><p>�Norgla costruisce colonie. Noi espandere. Voi, Terrestri, avere occupato certi mondi. Potete tenere questi mondi. Noi non portare via. Tutti altri appartenere Norgla. Non dobbiamo dire altro.�</p><p>Con calma dignit�, i due Norglani si avviarono all�uscita della tenda. Nel silenzio sbalordito che segu�, il vento metteva una strana nota di irrisione.</p><p><emphasis>Tutti altri mondi appartenere Norgla. </emphasis>Allibiti, i nove Terrestri si fissarono l�un l�altro. Questo, nessuno se l�era aspettato.</p><p>�� un bluff!� disse aspramente Dominici. �Limitarci ai possedimenti che abbiamo ora? Ma non possono fare sul serio!�</p><p>�Forse possono� ribatt� tranquillamente Havig. �Forse questa � la fine del nostro bel sogno di colonizzazione galattica. Forse questo � un bene e non lo sappiamo. Andiamocene. Per oggi, non concluderemo pi� niente.�</p><p>I Terrestri uscirono in fila dalla tenda, nel buio misterioso, nel vento improvvisamente ostile.</p></section><section><title><p>9</p></title><p>Il mattino sorse lentamente. La piccola luna rossa tramont�. Le costellazioni sconosciute svanirono all�orizzonte. Quando le ore della notte cedettero il passo a quelle dell�alba, l�oscurit� si fece grigiore, il gelo diminu� e gli uomini della VUL-XV si accinsero alle attivit� della nuova giornata.</p><p>Quella notte, a bordo dell�astronave, nessuno aveva chiuso occhio. Le luci delle cabine erano rimaste accese fino all�alba, mentre i Terrestri, troppo stanchi per prendere sonno, discutevano e commentavano gli aspetti della situazione.</p><p>�Non avremmo dovuto lasciarli andare in quel modo� diceva amareggiato Stone, stringendosi la faccia tonda tra le mani grassocce. �Si sono allontanati come due principi. Due principi che hanno appena finito di dare disposizioni ai sudditi. Avremmo dovuto costringerli a restare. Avremmo dovuto informarli che la Terra non avrebbe mai accettata la loro proposta arrogante.�</p><p>��Potete tenere quei mondi�� ripet� Dominici in tono sarcastico. ��Tutti gli altri appartengono a Norgla�! Come se fossimo vermi.�</p><p>�Forse anche questo � un disegno divino. Forse Dio vuole che l�espansione dell�Uomo attraverso i cieli si arresti� insinu� Havig. �I Norglani potrebbero essere stati inviati come monito, per ricordarci che l�orgoglio � peccato, che ci sono limiti oltre i quali non � bene andare.�</p><p>�Voi partite dal presupposto che i Norglani costituiscano un limite autentico� disse Bernard. �Io non credo che sia cos�. Non credo che siano tanto padroni della tecnologia da poterci tenere rinchiusi nella nostra sfera attuale. Per me, avevano tutta l�aria di bluffare.�</p><p>�Sono dello stesso parere� approv� Dominici. �Quello che ho visto della loro scienza non mi ha affatto sbalordito. S�, hanno astronavi e transmat, ma niente che sia qualitativamente migliore di quanto abbiamo noi. In una guerra, la meglio l�avremmo noi, ne sono certo.�</p><p>�Ma perch� una guerra?� chiese Havig. �Perch� non accettare le loro decisioni e mantenerci entro i limiti che abbiamo raggiunto?� Poi rispose alla domanda da s�, precedendo Dominici che stava per prorompere. �Lo so, noi non accettiamo limiti perch� siamo Terrestri; e perch� abbiamo deciso, come dogma divino, che l�Uomo � destinato a occupare l�intero Universo.� Havig sorrise amaramente. �Nessuno di voi bada a quello che dico, naturalmente. Pensate che io sia un maniaco religioso, e dal vostro punto di vista pu� anche darsi che lo sia. Ma, signori miei, � proprio cos� assurdo imporsi un po� di umilt�? Ritirarci entro le nostre frontiere e dire: fin qua e non oltre? Quando l�unica alternativa � una guerra sanguinosa, � davvero vigliaccheria scegliere le vie della pace?�</p><p>Bernard lo guard�: �Io non nego che ci� che dite sia molto sensato, Havig. Nessuno di noi vuole una guerra, e pu� darsi che non sia destino dell�Uomo colonizzare l�Universo. Per�, m�intendo abbastanza di psicologia per capire questi esseri, per diversi che possano essere da noi. Per il momento si mostrano tolleranti, direi quasi magnanimi. Ci permettono di tenerci il nostro piccolo impero, sempre che tutto il resto dell�Universo sia per loro. Ma la loro tolleranza non durer� in eterno. Se tutto il resto dell�Universo diventer� norglano, un bel giorno questi signori cominceranno a guardarci con aria ingorda, e finalmente decideranno di spazzarci via allegramente. Se molliamo adesso, � lo stesso che invitarli a spazzarci via in seguito. Accidenti, Havig, c�� differenza tra l�essere umili e il mettersi a strisciare in modo addirittura suicida!�</p><p>�Perci� voi pensate che dovremmo fare guerra ai Norglani?� chiese il linguista.</p><p>�Penso solo che oggi dovremmo tornare da loro e avvertirli che non siamo abituati a lasciarci prendere per il naso� disse Bernard. �Respingere il loro ultimatum. Chi ci dice che non sia il loro modo di negoziare, questo? Cominciare con una richiesta assurda e poi cedere via via fino a raggiungere un compromesso?�</p><p>�No� dichiar� Dominici. �Vogliono la guerra. � chiaro che la vogliono. E diamogliela! Diciamo a Laurance di mettere subito in moto, e torniamocene sulla Terra. Poi, diciamo agli Arconti che se la sbroglino loro, e stiamo ad aspettare che cominci la sparatoria!�</p><p>Stone scosse la testa con aria conciliante. �No, Dominici, Bernard ha ragione. Dobbiamo ritornare da loro e fare un altro tentativo. Non possiamo tornarcene sulla Terra piantando baracca e burattini, come delle teste calde; e nemmeno possiamo tornare dai Norglani agitando la coda come cagnolini spaventati e remissivi: come vorrebbe Havig. Dobbiamo tentare di riprendere i negoziati.�</p><p>La porta dello scompartimento si apr�.</p><p>Laurance, Clive e Hernandez entrarono. Anche gli ufficiali erano rimasti alzati tutta la notte, o almeno cos� sembrava dai loro volti tirati e dai loro occhi pesti.</p><p>Laurance si sforz� di sorridere. �� quasi l�alba, signori miei. Vedo che non avete riposato molto.�</p><p>�Abbiamo tentato di stabilire se conviene tentare un altro incontro con i Norglani� spieg� Bernard.</p><p>�Cosa avete deciso?�</p><p>�Non lo sappiamo ancora. Per la verit�, ci sono due pareri contrari.�</p><p>�E quale sarebbe il motivo del disaccordo?� chiese Laurance.</p><p>�Io penso che sia tempo per l�umanit� di tirare i remi in barca� disse Havig con un sorriso di scusa. �Il nostro Dominici vuole tornare a casa anche lui, ma per ragioni opposte. Pensa che non valga la pena di stare a discutere ancora con i Norglani.�</p><p>�Certo che non ne vale la pena� sbott� Dominici. �Da come ci hanno parlato, praticamente ci hanno sfidati a muovere guerra. E io sono del parere che una buona lezione��</p><p>�Io sono disposto a ritirare le mie obiezioni, almeno per il momento� disse Havig. �Qualcosa mi dice che se tornassimo a casa ora la guerra sarebbe inevitabile. Mi schiero dalla parte del dottor Bernard e del signor Stone. Facciamo un altro tentativo per convincere i Norglani.�</p><p>Rimasto praticamente solo, Dominici si guard� attorno incerto. Tutti gli occhi erano su di lui. Dopo un attimo si accigli�, fece un gesto rassegnato e borbott� scontento: �Ma s�, decisione unanime, allora. Per�, se volete il mio parere, scommetto che non concluderemo proprio niente.�</p><p>�� stabilito, quindi� disse Laurence. �Ci fermiamo almeno un altro giorno?�</p><p>�S� disse Bernard. �Almeno un altro giorno.�</p><p>La prima colazione fu consumata svogliatamente. Dopo una notte di discussioni e di dubbi, nessuno aveva appetito. Ingurgitarono cibi sintetici che Nakamura aveva ammannito, pi� per un senso di dovere verso il corpo che per soddisfare l�appetito. Bernard, per reagire decise di farsi la barba. Per radersi dovette guardarsi allo specchio, e ci� che vi vide riflesso non gli piacque. Il suo bell�aspetto asciutto era sparito. Ora la sua faccia era gonfia, cerchi neri ombreggiavano attorno agli occhi, e la pelle sembrava cascante. Questo, d�accordo, era dovuto in parte alla gravitazione, leggermente diversa da quella della Terra, ma soprattutto alla fatica e all�avvilimento.</p><p>Un�ora dopo l�aurora si misero in viaggio verso l�accampamento norglano. Il caldo cominciava a farsi sentire. Le piante, le cui foglie si erano arrotolate strettamente per difendersi dal gelo notturno, ora si aprivano per assorbire i raggi solari. Dovunque, su quel pianeta ancora intatto, la vita sembrava in pieno rigoglio. Solo nella vallata in cui i Norglani si erano accampati la bellezza naturale era contaminata dalla presenza della civilt�.</p><p>La colonia norglana, come pensava Bernard, rappresentava il bacino di coltura da cui i virus sarebbero dilagati per diffondere il mostro corruttore della civilt�: fino a che ogni centimetro quadrato di quella terra vergine non fosse stato invaso dai colonizzatori. Allora, quel mondo selvaggio sarebbe diventato stato identico alla Terra, civilizzato fino all�ultima particella di terreno. Bernard scosse la testa in silenzio. Pur avendo coscienza che il morbo della civilt� terrestre non era da meno di quello norglano, non poteva accettare l�imposizione degli alieni. <emphasis>Siamo tutti corruttori </emphasis>pens�, <emphasis>e allora, perch� proprio noi dobbiamo cedere un intero Universo di mondi ancora intatti ai Norglani</emphasis>? Un giorno o l�altro, infatti, i mondi nuovi del sistema terrestre sarebbero diventati vecchi, ci sarebbero stati grattacieli anche su Betelgeuse XXIII e su tutti i pianeti, fino alla saturazione, fino all�ingorgo, fino all�invivibilit� senza scampo� oltre l�orrore della decadenza. Senza scampo perch� l�Uomo non avrebbe pi� trovato pianeti di sfogo, nuovi spazi su cui distribuirsi. Nuovi stimoli. Allora l�Uomo avrebbe assistito impotente alla propria agonia e in breve da soggetto conquistatore sarebbe diventato oggetto di conquiste. Magari da parte dei Norglani stessi.</p><p><emphasis>No</emphasis>! si disse con violenza Bernard. <emphasis>Meglio trascinare alla rovina i due imperi lanciandoli in una guerra sanguinosa, piuttosto che cedere i nostri diritti ai Norglani</emphasis>!</p><p>Faceva gi� molto caldo quando gli scivoli terrestri raggiunsero il limitare della colonia avversaria.</p><p>I �verdi� erano al lavoro senza posa. I Terrestri si avviarono tutti insieme verso il centro della colonia, con Bernard, Laurance e Stone alla testa. I �verdi�, ormai, non badavano pi� a loro. Ma un �azzurro�, che Bernard riconobbe come Zagidh si fece incontro agli ospiti.</p><p>�Essere tornati� constat� Zagidh, glaciale.</p><p>�S�, vogliamo parlare di nuovo con Skrinri e Vortakel. Avvertiteli che siamo qui.�</p><p>Zagidh agit� le snodatissime braccia. �Kharvish essere andati.�</p><p>�Andati?�</p><p>�Noi-loro detto noi-io loro non parlare pi� con voi-loro, capito?� disse Zagidh.</p><p>Stone si accigli�, tentando di orientarsi nella complessit� di pronomi usati dal norglano. �Noi non abbiamo finito di parlare con i kharvish� dichiar�. �Portateli qui, come avete fatto ieri.�</p><p>Le braccia di Zagidh continuarono a oscillare. �Non potere. Noi-loro non volere parlare con voi-loro. Pi�.�</p><p>Dal fondo del gruppo venne la voce amara di Dominici. �Ci hanno dato l�ultimatum e adesso se ne sono andati. Noi perdiamo il nostro tempo a discutere con quel muso azzurro. Possibile che vi facciate ancora delle illusioni?�</p><p>�Zitto� lo ammon� Bernard. �Non dobbiamo ancora darci per vinti.�</p><p>Con pazienza, Stone tent� diversi altri approcci. Ma il risultato era sempre il medesimo. Skrinri e Vortakel se n�erano andati, erano tornati sul pianeta madre, non avevano pi� niente da dire ai Terrestri. No, Zagidh non li avrebbe richiamati una seconda volta. Perch� doveva farlo? Tutto era chiaro, ormai. Skrinri aveva ordinato ai Terrestri di non colonizzare altri mondi. C�era forse bisogno di altre spiegazioni?</p><p>�Ma non capite che sar� la guerra tra Terrestri e Norglani?� disse Stone, esasperato. �Molti innocenti moriranno per la vostra cocciutaggine! Dobbiamo assolutamente parlare con i vostri Kharvish!�</p><p>Zagidh agitava le braccia sempre pi� in fretta. Quel gesto doveva essere un sintomo di profonda irritazione. �Avete detto parole loro avere detto a me di dire. Ora devo lavorare. Andate via. I Kharvish non tornano indietro.�</p><p>Con un ultimo agitare frenetico delle braccia, Zagidh schizz� via, e immediatamente cominci� a urlare ordini e istruzioni a un gruppo di �verdi� che trascinavano attraverso la radura un ingombrante meccanismo. I Terrestri, ignorati, rimasero in disparte, sotto il sole cocente, mentre la costruzione della colonia procedeva a ritmo febbrile.</p><p>�Penso che non ci sia altro da fare� osserv� rassegnato Bernard. �Ormai, � fatta. Pu� darsi che abbiano parlato solo per intimidirci, comunque non hanno intenzione di ritrattare alcunch�.�</p><p>�Che roba! I principi non possono perdere tempo a discutere con noi!� disse Dominici. �Andate via, Terrestri, ci state seccando! S�� mai sentito� Ma questi la guerra la vogliono davvero!�</p><p>�Be�, potrebbe anche essere il loro vero obbiettivo� osserv� Stone. �Oppure pensano che noi si sia piccole creature obbedienti, disposte a restare entro limiti che ci hanno assegnato.�</p><p>�Tutto questo rappresenta la giusta punizione per il nostro orgoglio� dichiar� Havig. �Per troppo tempo ci siamo creduti soli nell�Universo. L�Uomo, da sempre, tende a confondere la sua piccola potenza con l�immensa onnipotenza di Dio. Le sue illusioni, le sue fantasie diventano arroganza e infine crollano come la Torre di Babele quando scopre di non essere solo nel grande disegno dell�Universo.�</p><p>Laurance interloqu� in tono pacato:</p><p>�Penso, signori, che dovremmo fare rotta per la Terra. Oppure volete tentare di parlare ancora una volta con Zagidh?�</p><p>Bernard scosse la testa. �Non sapremmo proprio cos�altro dirgli.�</p><p>�Possiamo benissimo andarcene� concluse tristemente Stone. �Ormai, siamo arrivati a un punto morto. Tocca all�Arconato decidere sul da farsi, non a noi.�</p><p>Tornarono alle slitte, e lentamente abbandonarono l�accampamento norglano. Voltandosi per guardare, Bernard si accorse che nessuno li seguiva con lo sguardo. Ai Norglani non importava proprio niente di loro.</p><p>Gli scivoli procedevano attraverso i pianori ondulati, e lungo il sentiero ormai sgombro che, attraverso i boschi conduceva all�astronave. Bernard aveva la sensazione che il suo cuore fosse di pietra. Rabbrividiva al pensiero di ci� che avrebbero detto al Tecnarca, di l� a un paio di giorni. McKenzie sarebbe andato su tutte le furie. Probabilmente la galassia sarebbe stata sconvolta dalla guerra entro pochissimo tempo: il tempo necessario cio� a produrre in serie un numero sufficiente di astronavi a velocit� ultra-luce.</p><p>�E cos� sar� la guerra� disse Stone, riflettendo a voce alta. �E, a pensarci bene, non sappiamo nemmeno contro chi combattiamo.�</p><p>�N� loro sanno chi siamo noi� disse Laurance. �Questa sar� una guerra di ciechi che si azzuffano nel buio. Il nostro obiettivo principale sar� quello di trovare Norgla, il loro di scoprire dov�� la Terra.�</p><p>�Sempre che dispongano anche loro di navi a velocit� ultraluce� disse Bernard. �altrimenti, non saranno mai in grado di colpirci, mentre noi potremo colpire loro.�</p><p>�Se cos� fosse, questo ci concederebbe un indubbio vantaggio iniziale� disse Laurance, �ma ho la sensazione precisa che i Norglani conoscano gi� la VUL�, o qualcosa di simile, altrimenti, non credo che affronterebbero una guerra cos�, a cuor leggero.�</p><p>Dal sedile anteriore dello scivolo, Clive ridacchi�. �Pensate, avremmo potuto andare avanti per migliaia di anni senza mai imbatterci in questi Norglani della malora. Se non avessimo costruito la VUL-XV, se non ci fossimo imbattuti proprio in un pianeta occupato dai Norglani, se il Tecnarca non avesse deciso di negoziare in vista di un eventuale conflitto��</p><p>�Quanti �se�!� disse Bernard.</p><p>�Tutti validi� ribatt� Clive. �Se avessimo badato ai fatti nostri e avessimo continuato a espanderci a ritmo normale, niente di tutto questo sarebbe accaduto.�</p><p>�Dichiarazioni del genere potrebbero configurare il reato di alto tradimento, tanto pi� se fatte da un militare in servizio attivo� disse Stone rivolto a Laurance.</p><p>�Lasciatelo parlare� replic� il comandante stringendosi nelle spalle. �Finora abbiamo sempre ascoltato gli Arconti, e che risultati abbiamo ottenuto? Siamo di nuovo alle soglie di una guerra: quella stessa guerra che l�Arconato aveva dichiarato di voler abolire, perci�</p><p>�Laurance!� scatt� Bernard, esterrefatto.</p><p>Laurance sorrise. �Volete denunciare anche me per alto tradimento? D�accordo, impiccatemi insieme a Clive. Ma questa, per tutti i diavoli, sar� una guerra voluta dal Tecnarca McKenzie. E dovrete combatterla, vi piaccia o no. E non � escluso che sia proprio l�Arconato a rimetterci le penne.�</p></section><section><title><p>10</p></title><p>Le parole di sfida di Laurance risuonavano nella mente di Bernard mentre questi saliva sull�astronave e si dirigeva verso la cabina passeggeri in attesa del decollo. Non accadeva spesso di sentire esprimere apertamente un giudizio contrario all�Arconato, e meno che mai da persone come Laurance. Bernard si rese conto con una certa meraviglia che la piccola discussione gli aveva scosso i nervi pi� di quanto fosse logico. <emphasis>Siamo condizionati ad amare e rispettare l�Arconato </emphasis>pens�. <emphasis>E ci rendiamo conto di quanto sia profondo questo condizionamento solo quando qualcuno ha il coraggio di metterlo in discussione.</emphasis></p><p>Non aveva mai pensato che fosse possibile criticare l�Arconato o anche un singolo Arconte. L�Arconato rappresentava il progresso, lo sviluppo, l�Uomo pacificato. Gli Arconti avevano governato la Terra fin dai tempi remoti della prima et� spaziale. Il Primo Arconato era sorto dall�incubo dell�anarchia del ventiduesimo secolo. Temendo per la sorte dell�umanit�, tredici uomini di polso e di buona volont� avevano preso le redini del comando e ristabilito l�ordine. Prima dell�Arconato, l�umanit� era divisa in nazioni in perenne conflitto l�una contro l�altra: e le stelle aspettavano invano. Ma l�invenzione di Merriman, il transmat, aveva imposto l�istituzione del Primo Arconato, con Merriman stesso come primo Tecnarca. Questo era avvenuto cinque secoli prima. Da allora l�umanit� aveva accettato (sub�to?) il governo oligarchico, e gli Arconti avevano avviato l�Uomo alla conquista delle stelle.</p><p>Poi, addestrando e scegliendo i diversi successori, l�Arconato si era retto ben saldo, come ente perpetuo dotato dell�autorit� suprema, ormai quasi sacra per i Terrestri di tutti i pianeti. Martin Bernard, per�, aveva studiato la storia medioevale. E gli schemi del passato dimostravano che nessun tipo di potere istituzionalizzato si era dimostrato valido all�infinito. A suo tempo ogni governo aveva commesso il suo errore fatale, e da quel momento aveva dovuto cedere il posto a nuove forme legislative.</p><p><emphasis>Possibile che il ciclo dell�Arconato sia compiuto definitivamente</emphasis>? si chiese Bernard, mentre aspettava il decollo. Un mese prima un pensiero del genere non l�avrebbe nemmeno sfiorato. Ma forse McKenzie, uno dei migliori Tecnarca da Merriman in poi, si era spinto troppo in l�; forse aveva commesso l�errore, costringendo l�Uomo a forzare i limiti della propria espansione, che i Greci definivano �hybris�. La corsa folle di McKenzie al possesso dello spazio interstellare minacciava ora di coinvolgere la Terra in un conflitto; un conflitto che avrebbe vanificato la pace di cinque secoli; che avrebbe sprofondato l�Arconato nel limbo, insieme a tutti i potenti decaduti in ottomila anni di storia dell�umanit�.</p><p>Nakamura entr� nella cabina. �Il Comandante Laurance avverte d�essere pronto per il decollo. Siete tutti a posto nelle cuccette anti-accelerazione?�</p><p>Bernard controll� le cinghie della sua brandina: erano ben legate.</p><p>Il segnale giunse poco dopo. Carrelli e stabilizzatori rinfoderati, la VUL-XV si preparava a partire, mentre a dieci miglia di distanza strani esseri si affannavano a costruire la loro colonia. Un�esplosione di ioni lanci� la nave verso l�alto, e il verde pianeta divenne un puntolino contro lo sfondo fiammeggiante del suo sole senza nome. Dentro l�astronave, Bernard giaceva supino, il corpo involontariamente teso contro la spinta tre-g, mentre la VUL-XV balzava sempre pi� lontano dal pianeta sottostante.</p><p>Il tempo trascorreva e Bernard si sforzava di non pensare a niente. Pensare voleva dire passare in rassegna l�elenco delle umiliazioni subite. Finalmente l�accelerazione cess�. La velocit� divenne costante. Poteva rilassarsi.</p><p>Peterszoon entr� nella cabina per informarli che la conversione per entrare nell�iperspazio era imminente. Il grosso olandese, taciturno come sempre, si limit� a dare l�informazione nuda e cruda, poi usc�. Fin dall�inizio, Peterszoon aveva fatto capire di non interessarsi affatto a quel viaggio, e meno che mai ai quattro passeggeri. Aveva ricevuto dal Tecnarca l�ordine di prendervi parte, e obbediva, ma gli ordini del Tecnarca non contemplavano l�obbligo della cordialit�.</p><p>Qualche tempo dopo, il gong della conversione fece udire i suoi rintocchi. Bernard s�irrigid� di nuovo. Stavano per scivolare nel vuoto dell�iperspazio, il che significava che in meno di un giorno sarebbero atterrati sulla Terra. Il pensiero del ritorno non gli comunicava nessuna gioia. <emphasis>Nei tempi antichi </emphasis>pens� <emphasis>un messaggero che recava cattive notizie veniva ucciso all�istante. Noi non saremo cos� fortunati. Dovremo continuare a vivere, e per la storia noi saremo gli ignari ambasciatori Terrestri che si sono lasciati dominare dai Norglani.</emphasis></p><p>Un attimo prima della conversione, Bernard, dallo schermo, colse un�ultima visione del sistema solare che stavano per lasciarsi alle spalle. Non erano ancora usciti dalla zona d�influenza della stella NGCR 185143: la stella brillava ancora sullo schermo. Poi la luce si affievol� e lo schermo rimand� soltanto un grigiore informe.</p><p>La conversione era avvenuta.</p><p>Ora c�erano diciassette ore di attesa interminabile. Bernard prese dal suo armadietto un libro di formato tascabile. La sua ordinata esistenza tutta regolata dalle lezioni e dalle serate di lettura e di ozio pareva infinitamente lontana, ma lui sperava di ritrovare un poco della serenit� che aveva goduto prima di essere travolto da quella missione logorante�</p><p>Bernard sospir�, e il libro gli scivol� di mano.</p><p>�Cosa state leggendo?� chiese Dominici.</p><p>�Che cosa stavo leggendo, volete dire. Non riesco a concentrarmi, purtroppo.�</p><p>�Cos��, in ogni modo?�</p><p>�Shakespeare. Un poeta inglese dell�Antico Medioevo.�</p><p>�S�, l�ho sentito nominare anch�io� disse Dominici. �Era uno dei pi� grandi questo Shakespeare, vero?�</p><p>Bernard sorrise meccanicamente. �Il pi� grande, secondo alcuni. Ho qui una raccolta di sonetti. Ma leggerli mi � impossibile, per ora. Continuo a ricordarmi che Shakespeare � morto da mille e duecento anni, e la faccia di Skrinri s�insinua tra me e la pagina.�</p><p>�Date un po� qua� disse Dominici. �Non ho mai letto niente di questa roba. Chiss�, pu� darsi che mi piaccia.�</p><p>Con un�alzata di spalle, Bernard gli porse il libro. Dominici lo apr� a caso, e quasi subito si accigli�. Dopo un momento rialz� lo sguardo.</p><p>�E chi pu� leggerlo! Non ditemi che riuscite a capirlo nell�originale. Ma cos�� greco? Sanscrito?�</p><p>�� inglese� spiego Bernard. �� il mio hobby, studiare le lingue antiche. Ma andate avanti, leggete bene parola per parola, cercate di pronunciarla foneticamente, se ci riuscite. L�inglese di Shakespeare non � poi tanto diverso dal moderno terrestre. Sembra difficile a prima vista, ma in fondo � proprio all�origine della lingua che noi parliamo.�</p><p>Dominici si concentr�, borbott� un paio di parole a voce alta, tanto per provare, poi rinunci�. �Impossibile. Anche se potessi capire tutte le parole, non riuscirei ad afferrare il senso. Prendetelo pure.�</p><p>Bernard riprese il suo libro. Era meravigliato: a lui non era sembrato per niente difficile affrontare l�inglese antico, e ormai lo leggeva correntemente. Certo era abbastanza diverso dal moderno terrestre. Centinaia d�anni di trasporti transmat avevano mescolato i linguaggi della Terra in un�unica lingua omogenea, fondata sull�inglese ma nel complesso abbastanza diversa.</p><p>Era strano pensare che un tempo gli uomini avevano parlato centinaia di lingue diverse, e migliaia di dialetti. Eppure cos� era stato il mondo, e nemmeno tanti secoli prima. Solo il transmat, mettendo una persona in grado di viaggiare e spostarsi in lungo e in largo, aveva assicurato una progressiva uniformit� al linguaggio e alla cultura terrestre.</p><p>Ripose il libro. Concentrarsi era impossibile: troppi pensieri estranei s�insinuavano nella sua mente. Sentiva le mani gelate per la tensione. Prese a passeggiare per l�angusta cabina. Lo schermo evidenziava solo il grigiore uniforme dell�iperspazio. Era impossibile capire se l�astronave fosse in moto: eppure lo era, e diretta verso la Terra.</p><p>Bernard non voleva vedere la faccia del Tecnarca McKenzie nell�attimo in cui avrebbe ricevuto la notizia dell�ultimatum norglano. Avrebbe voluto escogitare un modo per inviargli un resoconto scritto. Purtroppo, non c�era niente da fare, il rapporto andava fatto di persona. Sarebbe stato un momento difficile. Bernard ne era certo.</p><p>In cabina regnava il silenzio. Havig era sprofondato in uno dei suoi momenti di astrazione: forse comunicava con Dio. Inutile cercare la sua compagnia. Dominici s�era addormentato. Stone fissava lo schermo incolore, pensando senza dubbio alla sua carriera di diplomatico miseramente conclusa. Un politico che va per negoziare un trattato e ritorna con un ultimatum nemico non pu� certo sperare di diventare Arconte.</p><p>Bernard si diresse a prua, oltre il saloncino, proprio nella cabina di comando. La porta era aperta. All�interno, i cinque uomini erano al lavoro, come estensioni viventi dei comandi della nave. Per alcuni minuti, nessuno bad� al sociologo che, fermo sulla soglia della cabina, guardava i segnali luminosi e ascoltava il ronzio del calcolatore.</p><p>Poi Laurance lo vide. Voltandosi, il Comandante socchiuse le palpebre. <emphasis>La sua faccia </emphasis>pens� Bernard, <emphasis>sembra stranamente rigida, quasi disperata.</emphasis></p><p>�Scusate, dottor Bernard. Siamo occupatissimi. Vi dispiacerebbe tornare nella vostra cabina?�</p><p>�Oh, certo� Non volevo disturbare��</p><p>Mortificato, Bernard se ne torn� nello scompartimento passeggeri. Niente era mutato. L�orologio indicava che restavano altre quattordici ore di viaggio nell�iperspazio. Bernard sentiva un certo appetito, ora. Ma il tempo passava e nessuno dell�equipaggio veniva ad annunciare che il pasto era pronto. Bernard aspettava.</p><p>�Non avete fame?� chiese Stone.</p><p>�Eccome. Ma sembrano cos� indaffarati quando sono andato a prua� disse Bernard. �Forse non hanno ancora avuto tempo di concedersi un intervallo per pensare al pranzo.�</p><p>�Aspettiamo ancora un�oretta� disse Stone. �Poi mangeremo senza di loro.�</p><p>L�ora trascorse, e anche un�altra mezz�ora. Stone e Bernard ritornarono a prua. Avvicinandosi in punta di piedi, Bernard sbirci� nella cabina di comando e vide che i cinque piloti erano pi� indaffarati che mai. Con un�alzata di spalle, si allontan�, non visto.</p><p>�Pare che non abbiano nessuna intenzione di mangiare� disse a Stone. �Be�, noi mettiamoci a tavola, intanto.�</p><p>�E gli altri due?�</p><p>�Dominici dorme, Havig � assorto nelle sue meditazioni. Quando avranno voglia di mangiare, ci raggiungeranno.�</p><p>Cominciarono a tirare fuori le vivande sintetiche. Nakamura teneva la cucina come uno specchio, e ogni cosa era al suo posto. Guardando nella dispensa, Bernard scopr� con una certa sorpresa che l�astronave aveva a bordo cibi a sufficienza per un mese almeno. <emphasis>In caso di emergenza </emphasis>pens� meccanicamente. Poi trasal�. Emergenza? Eh, gi�! Per la prima volta, si rendeva conto che la VUL-XV era un�astronave sperimentale e che i viaggi VUL erano ancora ai primordi.</p><p>Prepar� le pietanze sintetiche e mangiarono in silenzio. Era la settima ora di viaggio nell�iperspazio. In meno di mezza giornata, la VUL-XV sarebbe rientrata nell�Universo conosciuto, nei paraggi dell�orbita di Plutone.</p><p>Tornato in cabina, Bernard si sistem� nella sua cuccetta. Dominici si era svegliato. �Per caso, ho saltato il pranzo?� chiese.</p><p>�L�equipaggio � troppo occupato per fare una pausa� spieg� Stone. �Ci siamo preparati qualcosa da noi. Dormivate cos� bene che non abbiamo osato svegliarvi.�</p><p>�Oh. Bene, bene.�</p><p>Dominici se ne and� in cucina per prepararsi un boccone. Havig lo segu�. Bernard si sdrai�, la testa appoggiata sulle mani, e si fece un sonnellino. Quando si svegli�, restavano sei ore di viaggio. Lui aveva di nuovo appetito.</p><p>�Non crediate di avere saltato il pasto� lo consol� Dominici. �L� a prua hanno deciso di non magiare pi�.�</p><p>�Ma davvero?� chiese Bernard. La cosa cominciava a preoccuparlo.</p><p>Le ore passarono lente. Ne mancavano tre, poi due, poi una sola. Bernard cominci� a contare i minuti. Le diciassette ore di viaggio nell�iperspazio erano ormai trascorse. Adesso era tempo di eseguire la conversione, ma dalla cabina di comando non arrivavano segnali di vita. Ormai la conversione era in ritardo di venti minuti� di trenta� di un�ora.</p><p>�Credete che ci sia qualche ragione particolare per questo ritardo?� chiese Stone.</p><p>Dominici si strinse nelle spalle. �In queste cose, tutto � possibile. Per�, non sono tranquillo. Non sono affatto tranquillo.�</p><p>Dopo tre ore, poich� la conversione non si era ancora verificata, Bernard disse con le labbra secche per la tensione: �Forse dovremmo andare a sentire cos�� successo. Cosa ne dite?�</p><p>�Non ancora� rispose Stone. �Pazientiamo ancora un altro poco.�</p><p>Si sforzarono di portare pazienza. Solo Havig ci riusc�, tutto assorto com�era nei suoi pensieri. Pass� un�ora, pi� snervante delle altre. All�improvviso echeggi� il gong, risonando attraverso tutta l�astronave.</p><p>�Finalmente� sospir� Bernard. �Quattro ore di ritardo.�</p><p>Le luci diminuirono, l�indefinibile sensazione di passaggio li sfior�, lo schermo torn� ad animarsi. Erano di nuovo nell�Universo!</p><p>Poi Bernard si accigli�. Lo schermo�</p><p>Non era un astronomo, eppure not� l�irregolarit� di ci� che vedeva. Quelle non erano le costellazioni a lui note. Le stelle non si presentavano cos� nell�orbita di Plutone. Quell�immenso astro dalla luce azzurrognola, con la sua corte di stelline pi� piccole� non aveva mai visto quella costellazione. Si sent� afferrare dal panico.</p><p>Laurance apparve d�improvviso nella cabina. Era pallidissimo, aveva le labbra esangui.</p><p>�Che succede?� chiesero Bernard e Dominici insieme.</p><p>Laurance rispose in tono calmo: �Raccomandatevi al vostro Dio, se ne avete uno. Siamo usciti di rotta ieri, nell�attimo in cui abbiamo eseguito la conversione. Non sappiamo assolutamente dove siamo, ma probabilmente a pi� di centomila anni-luce da casa nostra.�</p></section><section><title><p>11</p></title><p>�Volete dire che ci siamo smarriti?� chiese Dominici, con voce addirittura stridula per l�incredibilit�.</p><p>�Proprio cos�.�</p><p>�Perch� non ce l�avete detto prima?� disse Bernard. �Perch� ci avete lasciati qui a macerarci nell�incertezza per tanto tempo?�</p><p>Laurance scroll� lentamente il capo. �Stavamo tentando delle compensazioni di rotta. Cercavamo di ritrovare la via per tornare sui nostri passi, ma � stato inutile. Non c�era traccia di nessuno dei nostri riferimenti di rotta. Tutto quanto facevamo serviva solo a peggiorare le cose. In ultima analisi, non sappiamo proprio niente in fatto di navigazione a velocit� ultra-luce.� Laurance adesso aveva le spalle chine. �Poco fa, abbiamo deciso di rinunciare ad altri tentativi, e siamo tornati nell�Universo normale. Ma non c�� un solo punto di riferimento noto. Ci siamo completamente smarriti.�</p><p>�Ma com�� potuto succedere?� chiese Stone. �Credevo che la nostra rotta fosse calcolata in precedenza, che tutto fosse predisposto automaticamente in anticipo.�</p><p>�In un certo senso � cos� ammise Laurance. �Ma le regolazioni minori, i dati di posizione, sono ancora affidati all�uomo, e a un certo punto tutto si � confuso. Forse si � trattato di una deviazione meccanica, forse di un errore di calcolo. Non possiamo saperlo.�</p><p>�Ha importanze, ormai?� chiese Bernard.</p><p>�Oh, per niente. Un errore di un milionesimo di secondo del parallasse nel momento della Conversione, comporta una deviazione di centinaia di anni-luce dalla rotta segnata. E perci� eccoci qua.�</p><p>�Dove?� chiese Stone.</p><p>�Tutto quello che posso dirvi � pura deduzione; ipotesi campata in aria. Pensiamo di essere emersi dall�iperspazio su per gi� nella regione della Nuvola Maggiore Magellanica. Hernandez � di l� che fa osservazioni e rilievi. Abbiamo individuato una stella che ci sembra quasi certamente la S Doradus, e in questo caso la nostra ipotesi sarebbe esatta.�</p><p>�Perci� non siamo poi tanto distanti da casa� disse Dominici con una risatina isterica. �Solo nella galassia accanto, in fondo. Cosa sono cinquantamila parsec, eh?�</p><p>�Sapendo dove siamo� disse Stone, �dovrebbe essere possibile ritrovare la strada di casa?�</p><p>�Non � detto� rispose Laurance. �Il viaggio nel nonspazio non segue alcuno schema logico. Non c�� correlazione tra tempo e distanza, e nessuna possibilit� di stabilire la direzione. Si viaggia alla cieca. In teoria si potrebbe lanciare una nave sperimentale telecomandata, e scoprire dove emerge seguendo la sua rotta con gli strumenti di bordo. Qualora la nave sperimentale emergesse in un punto dell�Universo conosciuto, noi saremmo in grado di duplicare la rotta e quindi di raggiungerla. Purtroppo, noi qui non abbiamo astronavi sperimentali da mandare in avanscoperta. La nostra unica speranza di tornare a casa si affida a calcoli che possono essere anche sbagliati, e bisogna essere preparati al fatto che il nostro prossimo punto di emersione pu� essere tanto Andromeda quanto la nostra galassia.�</p><p>�Ma se non altro avremo provato, vi pare?� disse Bernard.</p><p>�Gi�. Solo che non so se � prudente farlo. Ora come ora, ci troviamo in una galassia molto simile alla nostra. Potrebbe essere pi� saggio scegliere un pianeta di tipo Terra e stabilirci l�, piuttosto che balzellare alla cieca per lo spazio e l�ipersapzio, magari perdendoci tra le galassie e morendo di fame lungo la strada.�</p><p>�Meglio morire di fame nel tentativo di raggiungere casa nostra� obbiett� Havig, rompendo il silenzio, �che arenarci su un mondo sconosciuto.�</p><p>�Forse avete ragione voi� ammise Laurance. �Per� dovremo calcolare tutto accuratamente prima di ulteriori tentativi. A bordo abbiamo riserve di cibo per tre mesi. Questo ci d� tempo sufficiente per calcolare e perlustrare. Alla disperata potremo sempre riparare su un pianeta sconosciuto del tipo-Terra. Secondo me��</p><p>Nakamura entr� a precipizio nella cabina. Sottovoce disse a Laurance: �Comandante, puoi venire un momento a prua? Vorrei mostrarti qualcosa.�</p><p>�Vengo subito. Vogliate scusarmi, signori.�</p><p>I due ufficiali uscirono insieme. Nella cabina segu� un lungo silenzio.</p><p>Bernard fiss� lo schermo. Una vista che mozzava il respiro: una sconfinata distesa di stelle, una galassia che nessun occhio umano aveva mai visto prima di allora. Enormi astri dalla luce bianco-azzurra e stelline fioche, rossastre, punteggiavano il campo visivo. E gi�, nella parte inferiore dello schermo, era sospesa una piccola e abbagliante nuvola bianca, una specie di matassa con due braccia rotanti alle due estremit�. Bernard cap� che quella era la sua galassia. La Via Lattea. In qualche punto di quell�immensa macchia di luce, c�era il Sole, la Terra e le migliaia di mondi che costituivano l�impero terrestre. L� in mezzo, c�erano anche mondi norglani, e infine altrettanti milioni di mondi disabitati e inesplorati. I due imperi rivali, e forse tutta la vita intelligente dell�Universo, erano l�, in quel piccolo insignificante blocco luminoso, non pi� grande del pugno d�un uomo.</p><p>Bernard trattenne il respiro. <emphasis>� allucinante</emphasis>, pens�, <emphasis>contemplare la propria galassia da una distanza di cinquantamila parsec. La prospettiva cambia radicalmente. I valori cambiano. L�Uomo con tutte le sue ambizioni rimpicciolisce drasticamente e quasi si annulla di fronte all�immensit� di uno, due� infiniti Universi. Da questa distanza assurda, inconcepibile, nessuna stella della nostra galassia pu� essere individuata a occhio nudo. E tuttavia, in quella insignificante massa stellare che s�intravvede l�, nell�angolo dello schermo, quanti progetti grandiosi per la conquista dell�Universo sono nati e nascono ogni nuovo giorno?</emphasis></p><p>La risata amara di Stone interruppe i pensieri di Bernard. �Che cos�� peggio?� chiese Stone. �Smarrirsi qua fuori, a cinquantamila parsec da casa, o tornare sulla Terra con l�ultimatum dei Norglani? Tutto sommato, io preferirei aggirarmi in quest�immensit� piuttosto che passare alla storia come degli ambasciatori dell�ultima catarsi terrestre.�</p><p>�Io no, invece� disse Dominici senza esitare. �Gi�, noi due non siamo nella stessa barca. Se torneremo sulla Terra, io sopravviver� di certo alla collera del Tecnarca, e chi sa che non sia tanto fortunato da sopravvivere anche alla guerra con i Norglani. O, altrimenti, potrei sempre sperare in una morte rapida. No, mio caro, non ci tengo affatto a smarrirmi qua fuori. Restare in eterno negli spazi, sul limitare del nulla, in nove Adami e nemmeno una Eva? Eh, no! Non fa per me, amici.�</p><p>Bernard, ignorando la discussione continuava a fissare il cielo sconosciuto attraverso lo schermo televisivo.</p><p>Pochi giorni prima, diecimila anni-luce gli erano sembrati una distanza quasi assurda. Una distanza raccapricciante, inconcepibile. In realt� non lo era affatto. Basta vedere le cose nella loro vera prospettiva. La Terra e Norgla sono praticamente vicine di casa, se il punto di osservazione si sposta a cinquantamila parsec. Spesso, col crescere della distanza, cresce anche il senso della relativit� di ogni cosa. Bernard sorrise ironicamente.</p><p><emphasis>E pensare che noi e i Norglani siamo gi� convinti di poterci dividere tutto l�Universo. Che arroganza cosmica, che idiozia! Che diritto abbiamo noi, nella nostra piccola insignificante galassia, di avanzare pretese su tutta questa immensit� sconfinata?</emphasis></p><p>�E voi che ne dite, Bernard?� chiese Dominici. �Non avete quasi aperto bocca. Che pensate dell�idea di Stone? Preferireste smarrirvi in eterno tra queste galassie sconosciute o essere l�ambasciatore della brutta notizia?�</p><p>�Be�, francamente preferirei tornare a casa� rispose Bernard. �Penso di esserne certo. Sento la mancanza dei miei libri, della mia musica� perfino dei miei studenti.�</p><p>�Non avete famiglia?� chiese Dominici.</p><p>�No, per la verit�.� Bernard si adagi� contro lo schienale. �Due matrimoni, e tutt�e due falliti. Ho anche un figlio da qualche parte, avuto dalla mia prima moglie. Si chiama David Martin Bernard, e non lo vedo da quindici anni. Credo che non porti nemmeno il nome di suo padre. Gli hanno fatto credere di essere figlio di un altro. Se lo incontrassi per strada, non mi riconoscerebbe, nemmeno sentendo il mio nome.�</p><p>�Oh!� Il biofisico era imbarazzato. �Senza volerlo vi ho rattristato con questi ricordi. Scusatemi.�</p><p>Bernard si strinse nelle spalle. �No, non vi scusate. Non si tratta di una ferita interna, o di qualcosa di simile. Semplicemente, non ero tagliato per avere una fam�glia. Sono incapace di mantenere rapporti umani veri, forse solo come insegnante. Pi� che altro, mi dispiace di non essermene accorto in tempo, questo s�.� Bernard si chiese perch� mai stesse raccontando tutti i fatti suoi. �Invece, solo dopo la rottura del secondo matrimonio, mi resi conto che non avevo il temperamento adatto del marito, che ero uno scapolo nato. E cos�, allo stato attuale, non ho legami familiari sulla Terra. E comunque vorrei tornarvi.�</p><p>�Credo che sia cos� per tutti� disse Stone. �Anch�io, prima, non dicevo sul serio. Era solo un paradosso, il mio.�</p><p>�Una volta ero sposato anch�io� raccont� Dominici, a nessuno in particolare. �Lei era una tecnica di laboratorio, aveva i capelli biondi. Andammo in luna di miele a Farraville, su Arcturus X. Poi, lei mor�, dieci anni fa.�</p><p><emphasis>E naturalmente, tu non sei riuscito a consolarti </emphasis>pens� Bernard, vedendo un�improvvisa angoscia dipingersi sul volto di Dominici.</p><p>Il sociologo si sentiva a disagio. Fino a quel momento, tra i quattro uomini c�era stata molta riservatezza. Ora, invece, le confidenze venivano spontanee, quasi come un sollievo all�immane tensione. Per�, continuando di quel passo, se ognuno avesse preteso di esporre la propria autobiografia a base di delusioni, di amori perduti, di dolori patiti, ben presto la situazione si sarebbe fatta intollerabile. Tutti avrebbero voluto parlare di s�, e gli altri avrebbero dovuto aspettare che venisse il loro turno. E Bernard sapeva che la colpa sarebbe stata sua, per aver toccato per primo il tasto delle rivelazioni.</p><p>Stone, nel frattempo, aveva preso la parola. �Non mi sono mai sposato� stava dicendo, �e perci� in un certo senso non ho nessuno sulla Terra. Be�, naturalmente di ragazze ne ho avute anch�io, ma la cosa non � andata mai in porto, e� be�, tanto ormai non ha importanza. Per� non voglio finire la mia vita su qualche pianeta sconosciuto, lontano dalla Terra. Morire come un cane, solo, dimenticato��</p><p>�Sarebbe la volont� di Dio, no?� osserv� Dominici. �Tutto � volont� di Dio. Tanto vale starsene tranquilli e lasciare che Dio ci cosparga di guai. Noi non possiamo fare altro che scuotere stoicamente le spalle e affidarci alla Sua Volont�. Amen.� La voce di Dominici aveva adesso un tono stridulo, provocatorio. �Dico bene, vero, Havig? Voi siete un esperto di Dio. Come mai non avete ancora cominciato a sputare sentenze per consolarci. Come mai� Havig!�</p><p>Bernard si gir� di scatto.</p><p>Uno spettacolo sconcertante. Seduto in disparte tutto solo, come sempre, nella sua cuccetta in un angolo, senza prendere parte alla conversazione, l�allampanato Neopuritano stava vivendo silenziosamente una specie di attacco isterico.</p><p>Perfino la nevrastenia, in lui, era contenuta e repressa, come tutte le altre sue manifestazioni. Il corpo era squassato da profondi singulti, ma Bernard si accorse che Havig riusciva a soffocarli con una intensit� di concentrazione quasi demoniaca. Gli occhi erano umidi di pianto, la mascella contratta, le mani stringevano spasmodicamente l�orlo della brandina. I singulti lo scuotevano e lui li ricacciava indietro con aria cupa, senza permettere che un solo gemito gli sfuggisse dalle labbra. Il conflitto tra la disciplina ferrea alla quale era abituato e il collasso nervoso era evidente. E l�effetto era quanto mai penoso.</p><p>I tre colleghi per un attimo lo fissarono paralizzati dalla sorpresa. Poi Dominici proruppe subito: �Havig! Havig, cosa vi succede? State male, amico?�</p><p>�No� non male� rispose Havig con voce fonda, stranamente atona.</p><p>�Ma che avete allora? Possiamo fare qualcosa?�</p><p>�S� lasciatemi solo� mormor� Havig.</p><p>Bernard fiss� costernato il Neopuritano. Per la prima volta, �sent� di essere riuscito a penetrare oltre la maschera di Havig.</p><p>�Non capite a che cosa sta pensando?� mormor� sottovoce a Dominici e a Stone. �Sta pensando d�essere stato un brav�uomo tutta la sua vita, d�avere pregato, lavorato, obbedito alle leggi del suo Dio. Ha venerato il Signore come pensava che andasse adorato. E� e poi gli succede questo. Smarrirsi quaggi�, a bilioni e bilioni di chilometri dalla sua casa, dalla sua chiesa, dalla sua famiglia. Moglie, figlioli, tutto sparito� e perch�? � questo che l�ha stravolto, che gli fa smarrire la ragione. Non sa spiegarsi il perch�.�</p><p>Havig si alz� e mosse qualche passo in avanti barcollando, con gli occhi vitrei, le guance chiazzate di rosso.</p><p>�Prendetelo!� url� Dominici terrorizzato. �� fuori di se! Fermatelo!�</p><p>Senza esitare un solo istante, gli furono addosso in tre. Bernard e Stone afferrarono Havig per le lunghe braccia smisurate. Dominici, alzandosi praticamente sulla punta dei piedi, riusc� a posargli le mani sulle spalle gracili. Insieme, e usando tutta la loro forza, lo costrinsero a ricadere sulla cuccetta e ve lo tennero ben stretto.</p><p>Gli occhi di Havig mandarono lampi di indignazione selvaggia. �Lasciatemi andare! Togliete quelle mani dalla mia persona! Vi proibisco di toccarmi, capito?�</p><p>�State gi� e calmatevi� ordin� Bernard. �Su, Havig, rilassatevi. Non fate cos�.�</p><p>�Tenetelo d�occhio� disse Dominici.</p><p>Ma Havig ormai non faceva pi� resistenza. Fissava il pavimento e borbottava con voce meditabonda: �Ho commesso qualche grosso peccato, per forza, altrimenti perch� mi sarebbe accaduto questo? Perch� Lui mi ha abbandonato. Perch� ci ha abbandonati tutti?�</p><p>�Non siete il primo a farvi questa domanda� disse Dominici. �Consolatevi, siete in buona compagnia.�</p><p>Quell�osservazione blasfema in un momento simile irrit� Bernard per ragioni che lui stesso non riusciva a spiegarsi. �Tacete, idiota� disse fra i denti. �Volete farlo impazzire del tutto? Andate a prendermi un sedativo, invece.�</p><p>�Devo averlo offeso in qualche modo senza saperlo� continu� Havig. �Ed Egli mi ha tolto la Sua luce. Mio Dio, perch� ci hai abbandonati?�</p><p>Bernard avvert� un�onda di piet� e di compassione cos� intense da rimanerne quasi sbalordito. Quell�uomo, un tempo, lui l�aveva disprezzato giudicandolo un fanatico del misticismo, l�aveva attaccato a mezzo della stampa usando termini che adesso riconosceva come meschini e poco leali, e adesso gli ispirava tanta piet�, e proprio perch� lo scudo della fede che l�aveva protetto stava per infrangersi.</p><p>Chinandosi su Havig, disse bruscamente: �Avete torto, Havig. Non siete stato abbandonato. Questa � una prova, una prova per la vostra fede. Dio vi manda delle tribolazioni, ma dovete ricordarvi di Giobbe. Havig, ricordate: Giobbe non perse mai la sua fede.�</p><p>Gli occhi di Havig s�illuminarono, un lieve sorriso si fece strada attraverso tanta disperazione. �S�, forse� Una prova per la mia fede, e anche per la vostra. Come Giobbe, s�. Ma come possiamo superarla? Smarriti qua fuori� Forse Dio ha distolto il Suo sguardo da noi, forse�� Havig tacque, e le lacrime presero a rotolargli lungo le guance scarne.</p><p>Havig guardava Bernard con aria implorante, mentre tutta la sua forza di volont� lo abbandonava.</p><p>Allungando la mano dietro di s�, Bernard prese abilmente la siringa-spray dalle mani di Dominici e l�applic� con destrezza contro una vena del sottile braccio di Havig.</p><p>Poi premette il pulsante, iniettando istantaneamente il fluido. Havig mormor� qualche parola incomprensibile e rabbrivid�, gli occhi gli si appannarono. Qualche istante, e i suoi nervi si rilassarono: finalmente il Neopuritano scivol� nel sonno.</p><p>Bernard si sollev�, asciugandosi la fronte madida di sudore. �Poveri noi! Non m�aspettavo proprio una cosa del genere.�</p><p>�Pazzo. Completamente pazzo� dichiar� Stone. �Come � possibile che una persona dal sistema nervoso cos� instabile venga mandata in una missione come questa?�</p><p>Bernard scosse la testa. �Havig non ha i nervi instabili, nonostante la scena di poco fa.�</p><p>�E allora, come la spiegate?�</p><p>�� perfettamente comprensibile, direi. Havig ha costruito tutta la sua vita attorno a convinzioni ben radicate. Lui le ha vissute le sue convinzioni, non si � limitato a predicarle. Chiamatelo fanatico, se volete, certo io di epiteti gliene ho affibbiati anche troppi. Bene, adesso, improvvisamente, tutto viene messo in discussione. Per una volta, Havig non � riuscito ad attribuire la sua avventura alla volont� di Dio, e quindi a sopportarla stoicamente. � rimasto a corto di spiegazioni. E questo l�ha sconvolto.�</p><p>�Star� bene quando si sveglier�?� chiese Dominici. �Oppure torner� nello stato di adesso?�</p><p>�Secondo me, star� benissimo. Lo spero, almeno. Gli ho iniettato una dose abbastanza forte da tenerlo quieto per ore. Probabilmente, quando l�effetto della droga passer� lui avr� superato la crisi.�</p><p>�Se gli piglia un�altra crisi isterica� disse Stone �dovremo imbavagliarlo. Oppure tenerlo sempre sotto droga, per il bene suo e nostro.�</p><p>�Sono certo che riacquister� il suo equilibrio� disse Bernard. �� troppo solido, di fondo, per mettersi a dare i numeri.�</p><p>�Mi pare di ricordare che proprio voi l�avevate definito un mattoide� disse Dominici. �Non starete dando i numeri anche voi, per caso?�</p><p>�Forse adesso riesco a capire meglio Havig e le sue convinzioni� rispose Bernard senza scomporsi. �Be�, sar� quel che sar�. In ogni modo, quando si sveglia, dobbiamo continuare a insistere sul tema di Giobbe. Se riusciamo a inculcargli quell�idea, diventer� una torre di forza, e non ci sar� pericolo di nuove crisi.�</p><p>�Giobbe? Che roba �?� chiese Stone.</p><p>�Una figura tolta dai libri della religione Giudaico-Cristiana� spieg� Bernard. �� una storia piuttosto bella, a pensarci bene. Racconta che il diavolo aveva fatto una scommessa con Dio, affermando che questo Giobbe avrebbe perso la fede se fosse stato sottoposto a una prova. Cos� gli fu permesso di inviare a Giobbe ogni genere di pestilenze e di calamit�. Tutte cose al cui confronto perdersi nello spazio � un�avventuretta senza importanza. Ma Giobbe tenne duro ugualmente, e non perse mai la sua fede nemmeno nei momenti peggiori. E alla fine��</p><p>La porta della cabina si apr�. Entr� il Comandante Laurance, seguito da Clive e da Nakamura.</p><p>�Che diavolo sta succedendo qua dentro?� chiese Laurance. �Abbiamo sentito delle grida, poco fa.�</p><p>�Havig aveva perso la trebisonda� rispose Dominici.</p><p>�Cosa?�</p><p>�Be�, non � niente di tragico� disse Bernard. �Ha soltanto avuto una specie di collasso nervoso, e per un momento ha perso il controllo.�</p><p>�Ha fatto dei danni?�</p><p>�No� disse Bernard. �Siamo riusciti a inchiodarlo subito alla sua cuccetta. Adesso � sotto l�effetto di un sedativo, e penso che al risveglio si sentir� benissimo.�</p><p>�Da prua sembrava come minimo un ammutinamento� disse Clive. �Pensavamo che vi foste accapigliati, che voleste farvi la pelle l�un l�altro.�</p><p><emphasis>E non ve ne importava un accidente </emphasis>pens� fra s� Bernard. <emphasis>Purch� non mettessimo a repentaglio la vostra incolumit� personale.</emphasis></p><p>�Star� benissimo� ribad� a voce alta. �Che novit� ci portate da prua? Siete riusciti a stabilire dove siamo? O � un�informazione riservata?�</p><p>Laurance gli scocc� un�occhiataccia. �Nuvola Magellanica Maggiore.�</p><p>Dominici alz� la testa. �� sicuro?�</p><p>�Sicurissimo� dichiar� Laurance. �Abbiamo individuato la S Doradus, luminosa come un faro. E alcune RR Lyrae variabili delle quali siamo abbastanza sicuri. Dal tipo di popolazione stellare, una quantit� di Cefeidi, molte stelle O, B e K supergiganti, c�� senz�altro da credere che siamo nelle Magellaniche.�</p><p>�E astri di tipo Sole� chiese ansiosamente Stone. �Ne avete trovati, s� o no? Quelli di tipo diverso non sono adatti per tentare atterraggi sui rispettivi pianeti, vero?�</p><p>�Di questo non credo che dovremo preoccuparci molto� rispose Laurance, con un sorriso nervoso.</p><p>�Come sarebbe a dire?� salt� su Dominici.</p><p>�Sarebbe a dire che, a quanto pare, la cosa non dipende pi� da noi� replic� Laurance.</p><p>Per la prima volta, Bernard si rese conto di ci� che avrebbe dovuto comprendere dal primo momento, salvo che era proprio una cosa alla quale nessuno avrebbe pensato. Si accorse tutt�a un tratto che i cinque ufficiali avevano lasciato la cabina di comando contemporaneamente. Un fatto del genere non si era mai verificato in tutto il viaggio. Eppure Laurance, Clive e Nakamura erano l�, mentre Peterszoon e Hernandez stavano subito oltre la soglia. E se nella cabina di comando non c�era nessuno�</p><p>�Che cosa sta succedendo?� chiese Bernard, preso improvvisamente dal panico. �Chi sta governando la nave?�</p><p>�� quello che vorrei sapere anch�io� disse Laurance. Si avvicin� allo schermo. �Circa mezz�ora fa, qualche misteriosa forza esterna ha preso la nave in sua bal�a. Non abbiamo potuto in nessun modo liberarci dal suo raggio di attrazione. Siamo trascinati da una mano invisibile, si direbbe verso quel sole giallo lass�.�</p></section><section><title><p>12</p></title><p>Gi�. Gi�. Precipitarono attraverso il buio. Oltrepassarono soli scintillanti, trascinati come un giocattolo inerte� A bordo della VUL-XV, nove uomini aspettavano, nell�assoluta impotenza.</p><p>I comandi erano bloccati. I reattori non funzionavano, gli stabilizzatori erano fuori uso, gli indicatori di velocit� non davano segno di vita. Non era nemmeno possibile eseguire la conversione in propulsione Daviot-Leeson e scivolare nell�iperspazio.</p><p>Niente da fare. Solo aspettare.</p><p>In silenzio. Che dire, del resto? Ci� che stava accadendo andava oltre la comprensione, oltre la ragione. E soprattutto oltre ogni possibilit� di azione.</p><p>�Supponiamo l�esistenza di un enorme campo magnetico� arrischi� Dominici. �Qualcosa come cinquanta trilioni di gaus� un campo di un�intensit� tale che non riusciamo nemmeno a concepirla. Il campo magnetico dell�intera costellazione, per esempio. E noi, in trappola, completamente in sua bal�a.�</p><p>�I campi magnetici non interferiscono con i getti di un�astronave� obiett� Bernard. �Non immobilizzano i comandi. Nemmeno un campo del genere di quello che voi avete postulato. C�� dell�intelligenza dietro tutto questo, direi� e forse si tratta di un�intelligenza tanto superiore alla nostra quanto il vostro immaginario campo magnetico � al di l� di tutto ci� che � stato fisicamente misurato finora.�</p><p>Sulla cuccetta, Havig si mosse, mormorando parole incoerenti. Poi si riaddorment�, senza aver ripreso conoscenza.</p><p>�A che velocit� ci muoviamo?� chiese Stone.</p><p>Il Comandante Laurance rialz� la testa di scatto. �Non lo so. Per�, andiamo velocissimi. I ragazzi stanno cercando di calcolarla alla meglio. Direi che stiamo andando a una velocit� molto vicina a quella della luce.�</p><p>�E senza accelerare� disse Nakamura. �Questa � la cosa pi� sbalorditiva.�</p><p>La conversazione langu� di nuovo.</p><p>Sullo schermo, le stelle correvano loro incontro a velocit� incredibile, svanendo immediatamente. L�ipotesi di Laurance era esatta: l�astronave si dirigeva verso un sole giallastro che ingigantiva a ogni istante.</p><p>Avanti e avanti. Un�ora di quel viaggio involontario era gi� trascorsa, ne pass� una seconda, e una terza. Hernandez rifer� d�aver calcolato la velocit�, regolandosi in base all�effetto doppler, a nove virgola sei decimi rispetto a quella della luce. Il che significava che stavano viaggiando alla velocit� estrema dell�Universo normale� senza alcuna fonte di velocit� apparente.</p><p>Era incredibile.</p><p>Non aveva senso.</p><p>Continu� a non avere senso per altre tre ore. Nel frattempo, Havig si era svegliato. Il linguista si rialz� a sedere sulla cuccetta, scuotendo la testa.</p><p>�Cosa��</p><p>�State meglio, Havig?�</p><p>�Cosa succede? Mi guardate tutti in modo cos� strano! � accaduto qualcosa?�</p><p>�Niente di particolare� lo rassicur� Bernard. �Eravate un po� sconvolto e vi abbiamo dato un tranquillante. Vi sentite pi� calmo, ora?�</p><p>Havig pass� la mano tremante sugli occhi. �S� calmissimo. Sto cercando di ricordare. Ah, s�, sono stato assalito dal terrore� Scusatemi tanto. Ah, Bernard, voglio ringraziarvi per avere tentato di confortarmi. Siete stato molto generoso, e ammiro lo sforzo che avete dovuto fare. L�analogia con Giobbe� s�, era proprio un esempio adatto��</p><p>�Sembrava adatto anche a me� confess� Bernard.</p><p>Havig sorrise. �Immagino che si possa mantenere il controllo dei propri nervi solo fino a un certo punto, e poi le forze cedono� anche se uno � forte, o crede di esserlo. Mi sono comportato come un debole, come un codardo. Eppure, per me � stata un�esperienza interessante. Mi ha dimostrato che la mia fede non � inamovibile, pu� sempre essere messa alla prova. Pu� venire scossa, anche brutalmente, ma non distrutta. Ora vedete, come vedo io, che a volte Dio pu� allontanarci i Suoi doni e la Sua grazia per il nostro stesso interesse, anche se noi possiamo non intuire i Suoi propositi? Giobbe non li intuiva, per� obbed�. Cos� avrei dovuto fare io, se non avessi avuto un attimo di debolezza. Ma sono uscito dalla prova pi� forte di prima. Sono queste prove che ci confermano�� Havig s�interruppe, sorrise impacciato. �Ma io non devo trasformare i miei ringraziamenti in una specie di conferenza. Vi prego di considerare con indulgenza la scena alla quale vi ho fatto assistere senza volerlo.�</p><p>�Non ci pensate pi�, Havig� disse Dominici. �A turno, ciascuno di noi ha perso il controllo dei nervi. Voi avete sopportato tutto con pi� pazienza degli altri, e alla fine anche la reazione � stata pi� violenta.�</p><p>Havig assent�. �S�. Per� grazie, grazie lo stesso. Ma c�� qualcosa che non mi dite, qualcosa di nuovo che si � verificato mentre dormivo. Lo vedo dalle vostre espressioni. Sembrate cos� pallidi, cos� spaventati��</p><p>�Sar� meglio dirglielo� disse Dominici.</p><p>�Coraggio� disse Stone.</p><p>Con la massima concisione possibile, Bernard spieg� la nuova situazione. Havig ascoltava attento, accigliandosi sempre pi� ad ogni nuovo particolare.</p><p>�E cos�, la nave � fuori del nostro controllo� concluse bruscamente Bernard. �Questa, pi� o meno, � la situazione. E non possiamo fare altro che aspettare pazientemente. Se mai c�� stato un momento in cui era necessario tutto il vostro stoicismo Neopuritano, � questo.�</p><p>�E adesso dobbiamo mostrarci tutti molto coraggiosi� dichiar� Havig con fermezza. �Dobbiamo convincerci che ci� che ci � stato destinato, lo � per il nostro bene, e quindi non abbiamo niente da temere.�</p><p>Bernard annu�. Ora cominciava a intravvedere il vero Havig; un uomo un po� cupo e austero, d�accordo, ma sempre un individuo che Barnard poteva rispettare, nonostante gli atteggiamenti ascetici. Rispettare, anche senza condividere i suoi punti di vista. C�era qualcosa di veramente solido in Havig. Quell�uomo non si serviva delle sue convinzioni come di una gruccia che lo aiutasse a zoppicare lungo il cammino della vita, ma come di una guida che lo mettesse in grado di affrontare l�esistenza in modo franco e coraggioso. E Bernard si rendeva conto che, prima di affrontare quel viaggio, non sarebbe mai stato capace di ammettere una qualit� del genere in Havig.</p><p>Dominici bisbigli� rivolto a Bernard: �Aveva ragione riguardo a quella storia di Giobbe. Gli fa bene, lo aiuta a venirne fuori.�</p><p>�Ne � venuto fuori, ormai� disse Bernard. �� pi� in gamba di quanto pensassimo.�</p><p><emphasis>Fa piacere </emphasis>pens� Bernard, <emphasis>sapere che a bordo c�� almeno una persona capace della massima calma, di una rassegnazione fatalistica dinanzi a qualsiasi evento� No </emphasis>si corresse, <emphasis>non fatalistica. Il termine � sbagliato. Ora Havig � molto pi� sereno. Fede e rassegnazione non sono la stessa cosa.</emphasis></p><p>Per un�altra ora la corsa continu�, tanto che parve dovesse durare per sempre, che l�astronave dovesse rimanere in eterno in caduta libera: come la caduta di Lucifero verso l�inferno� o verso quel sole giallo che sembrava fosse la destinazione della VUL-XV.</p><p>Gli uomini a bordo si costringevano a ignorare la situazione. Tanto, che senso aveva preoccuparsi?</p><p>Nakamura prepar� la cena. Mangiarono tutti, senza entusiasmo.</p><p>Clive tir� fuori un sintetizzatore sonoro e suon� vecchi motivi, accompagnandoli con voce un po� roca e nasale che tuttavia aveva una strana qualit� artistica. Bernard, affascinato, ascoltava le parole delle canzoni: molte erano nei vecchi linguaggi delle nazioni della Terra, i linguaggi sepolti del medioevo antico, e i brani che il sociologo riusciva ad afferrare erano deliziosi, mettevano una grande nostalgia.</p><p>Ma alla fine anche il canto scem�. Clive ripose il sintetizzatore. Il passatempo gli era venuto a noia.</p><p>Era impossibile, infatti, dimenticare, che l�astronave era in bal�a di forze misteriose, e trasportava i suoi passeggeri verso una fine quasi certamente catastrofica. Era impossibile tentare di dimenticare che essi stavano cercando di tenere testa a forze che l�immaginazione non poteva concepire. Era impossibile vivere in condizioni simili, eppure essi continuavano a vivere�</p><empty-line/><p>Il rosgollano sal� a bordo.</p><p>Laurence e l�equipaggio erano tornati a prua, e tutti e cinque lottavano invano con i comandi, con appena l�ombra di una speranza di riuscire a riguadagnare il controllo di quello scafo che li trascinava verso l�ignoto. Nella cabina passeggeri il tempo scorreva lentissimo. Bernard lesse un poco senza potersi concentrare. Lasci� cadere il libro e prese a fissare il nulla, come se stesse meditando.</p><p>La prima sensazione che qualcosa di strano si stesse verificando a bordo l�ebbe nel percepire un improvviso fiotto di luce che entrava dall�angolo in fondo alla cabina, su per gi� nel punto dove si trovava la cuccetta di Dominici. Quello strano chiarore dorato si riverberava vagamente nello scompartimento, e Bernard si volt� per vedere di che si trattava.</p><p>Prima che avesse fatto in tempo a girare la testa, la voce terrorizzata di Dominici risuon� carica di disperazione e di sgomento.</p><p>�Madre di Dio, proteggimi!� url� il biofisico. �Sto diventando pazzo!�</p><p>Bernard ristette a bocca aperta, paralizzato dallo stupore.</p><p>Nella cabina si era materializzata una figura, direttamente dietro la brandina di Dominici. Restava sospesa a circa un metro dal suolo, proprio all�intersezione dei piani della parete. L�improvviso bagliore s�irradiava appunto da quella figura.</p><p>Era un essere di piccola statura, alto forse un metro e venti, che se ne stava l�, calmissimo, sospeso a mezz�aria. Sebbene fosse completamente privo di vesti, non si riusciva a considerarlo nudo. Un indumento di luce lo rivestiva, di luce morbida e fluida, che velava la figura senza proprio nasconderla. Il volto era un insieme di piani e di angoli che si spostavano e si componevano in modo pazzesco. Dopo averlo fissato solo per qualche istante, Bernard prov� un senso di capogiro e dovette abbassare gli occhi.</p><p>La creatura non solo irradiava luce, ma anche un senso di totale serenit�, di assoluta sicurezza di s�.</p><p>�Che� diavolo� �?� chiese Stone con voce strozzata. Dominici, prostrato al suolo, parlava rapidamente tra s� con voce rapida e monotona. Havig, ancora capace di dominarsi ma pur sempre visibilmente scosso, pregava in ginocchio. Bernard riusciva solo a boccheggiare.</p><p>�Non dovete avere paura� disse lo strano visitatore. �Non vi accadr� niente di male.�</p><p>Le parole non furono pronunciate distintamente. Parevano semplicemente emanare dalla creatura, chiare e inconfondibili come il chiarore emesso.</p><p>Nonostante il tono pacato e rassicurante, Bernard si sent� attraversare da un brivido di terrore. Le gambe non lo sostenevano pi�. Si lasci� cadere sulla cuccetta, tenendosi strettamente abbracciato. Capiva, senza possibilit� di dubbio, d�essere in presenza di una creatura che superava in perfezione l�umanit� pi� di quanto l�umanit� stessa superasse il pi� infimo degli insetti. E forse la distanza era ancora pi� grande. Bernard provava timore, riverenza, e soprattutto una paura folle, inesprimibile.</p><p>�Non dovete temere� ripet� la creatura, e ogni parola giungeva precisa e distinta. Per un attimo la luce che emanava da essa si fece pi� intensa, pi� carica, fino a prendere una colorazione quasi bruna. Bernard sent� che la paura si dissolveva.</p><p>Esitando alz� lo sguardo, e con voce rotta e rauca chiese: �Chi� che cosa siete?�</p><p>�Sono un rosgollano, terrestre. Sar� la vostra guida fino a che atterreremo.�</p><p>�E� dove veniamo trascinati?�</p><p>�A Rosgolla, terrestre.� La risposta fu pacata, piana, una dichiarazione fatta in tono ineluttabile, indifferente.</p><p>Bernard scosse la testa. <emphasis>� un�allucinazione, ecco cos�� </emphasis>pens� disperato. <emphasis>Questa � l�unica spiegazione possibile. Nemmeno nella Nuvola Magellanica Maggiore possono esistere esseri che se ne entrano attraverso le pareti di una astronave e partano perfettamente il terrestre.</emphasis></p><p>Riusc� a rimettersi in piedi.</p><p>�Dominici!� disse. �Alzatevi! Havig! Non restate in ginocchio! Non vedete che non pu� essere reale? Stiamo avendo un�allucinazione collettiva, ecco la verit�!�</p><p>�Ma lo credete sul serio?� disse gentilmente il rosgollano. Nelle parole c�era una traccia di risata divertita. �Voi esserini degni di piet�, credete di poter decidere da soli che cosa pu� o non pu� essere reale? Nell�Universo esistono ben pi� cose di quante un terrestre possa capire, anche se voi siete convinti di dominare su tutto. Noi non siamo allucinazioni. Toglietevelo dalla testa, poveri Terrestri.�</p><p>Bernard aveva le guance in fiamme. Chin� il capo, e rimase silenzioso, mordendosi le labbra.</p><p>Scrosci di risa silenti riempivano ora la cabina. Lo strano essere sembrava incredibilmente divertito dalla presunzione dell�Uomo. �Eravamo come voi, un tempo, Terrestri� centinaia di migliaia di anni fa. Eravamo piccoli esseri pieni di sussiego, insolenti, meschini, rumorosi. Proprio come voi ora. Poi superammo quello stadio del nostro sviluppo. Forse, un giorno, lo supererete anche voi.�</p><p>Stone rialz� la testa. Pallidissimo. Si bagn� le labbra e riusc� a chiedere: �Come� come ci avete trovati? Siete voi che ci avete fatto smarrire la strada?�</p><p>�No� replic� il rosgollano. �Vi osservavamo in distanza, mentre la vostra razza si sviluppava, ma non avevamo nessun desiderio di metterci in contatto con voi. Fino al momento in cui apprendemmo che una delle vostre astronavi si stava avvicinando alla nostra galassia. Dapprima, tememmo che foste venuti a cercarci, ma capimmo subito che vi eravate smarriti. Sono stato inviato per guidarvi verso la salvezza. Ci sono molte cose che dovete ascoltare, vedere, capire.�</p><p>�Dove� come�� chiese Stone.</p><p>�Basta cos� ribatt� il rosgollano. �La risposta l�avrete pi� tardi. Ogni cosa a suo tempo.�</p><p>La luce si spense.</p><p>Il rosgollano era scomparso.</p><p>Lo schermo indicava che il sole giallo copriva ormai un quarto dello spazio.</p><p>Nella cabina, i quattro uomini si guardarono confusi e allibiti.</p><p>Stone ritrov� la voce per primo. �L�abbiamo visto davvero?� chiese, sbarrando gli occhi.</p><p>�S�, l�abbiamo visto� disse Havig. La sua faccia era ancora pi� lugubre del solito. �� apparso l� in quell�angolo. Mandava uno strano chiarore. Ci ha rivolto la parola.�</p><p>Tutt�a un tratto, Bernard cominci� a ridere. Era una risata secca, rauca. Gli altri lo guardarono accigliati.</p><p>�Si diverte� disse Stone.</p><p>�Possiamo ridere anche noi?� chiese Dominici.</p><p>�� di noi stessi che bisogna ridere� disse Bernard. �Di tutti noi qui in questa cabina, e nell�impero terrestre. Di quel povero sciocco del Tecnarca McKenzie. Dei Norglani: verdi, azzurri, viola. Ricordate cosa ci dissero Skrinri e Vortakel? I termini del loro ultimatum?�</p><p>�Certo� disse Stone. Imit� il tono dei Norglani. �<emphasis>Tenetevi pure questi mondi. Tutti gli altri appartengono a Norgla.</emphasis>�</p><p>�Appunto� disse Bernard. �In uno slancio di cosmica superbia, noi siamo corsi attraverso lo spazio per preporre ai Norglani, con magnanimit� tutta terrestre, la divisione in parti uguali dell�Universo. Con orgoglio ancora pi� grande, � e pi� stupido, loro ci hanno rispediti via con le pive nel sacco. Ma chi eravamo noi per dire: l�Universo � nostro? Insetti! Formiche! Esserini in lento sviluppo, senza nessuna importanza.�</p><p>�Ma siamo uomini� tuon� Havig con ostinazione.</p><p>Bernard si gir� di scatto e affront� il Neopuritano. �Uomini!� schern�. �Voi, che dite di conoscere le vie del Signore. Proprio voi, Havig. Che cosa sapete? Che gliene importa a Dio di voi, di tutti quanti siamo? Siamo una parte addirittura insignificante della sua creazione. Lui esiste, e ci considera solo come una delle tante forme di vita. Niente di pi�, niente di speciale. Siamo vermi in una pozzanghera, e siccome ci sentiamo signori e padroni della nostra particolare pozzanghera abbiamo creduto di potere affermare che possedevamo il cosmo!�</p><p>�Tacete un momento, Bernard� disse Dominici. �� il vostro turno, adesso, di dare segni di squilibrio? Si pu� sapere, una buona volta, che cosa state cercando di dirci?�</p><p>Con voce quieta Bernard disse: �Non sono ben sicuro di quello che voglio dire� almeno per ora. Ma credo di sapere quello che ci aspetta. Penso che verremo rimessi al posto che ci compete nell�Ordine delle cose. Non siamo i signori della creazione. Agii occhi di questa gente, siamo s� e no esseri civili! Avete sentito quello che ha detto il rosgollano? Erano come noi, alcune centinaia di migliaia di anni or sono! Sulla loro scala del tempo, noi siamo scesi dagli alberi un paio di minuti fa, e da due o tre secondi abbiamo imparato a leggere e a scrivere, e appena da una frazione di secondo abbiamo cominciato ad avere un minimo di controllo su quanto ci circonda.�</p><p>�D�accordo, d�accordo� disse Dominici. �Perci�, loro sarebbero molto avanti rispetto��</p><p>�Molto?� Bernard scosse la testa. �La differenza � inconcepibile. Il baratro d�evoluzione tra� tra quell�essere e noi � talmente enorme che non possiamo nemmeno tentare di immaginarcelo. � sufficiente a demolire tutta la nostra arroganza. � divertente vero, scoprire di non essere affatto gli arbitri della situazione?�</p><p>�La Terra ricever� una bella sorpresa� disse tranquillamente Havig.</p><p>�Se mai torneremo a rivederla� disse Dominici.</p><p>�La Terra rester� sorpresa, e come!� riprese Bernard. �E questa sorpresa sar� sufficiente, almeno spero, a vanificare tutti i suoi piani di conquista e di egemonia. C�� andata bene per troppo tempo. Per troppo tempo abbiamo pensato di essere gli arbitri supremi di tutto ci� che cadeva sotto la nostra conoscenza� � stato gi� un bello schiaffo scoprire un�altra razza: i Norglani. Una razza che, come noi, pretende di dominare il <emphasis>nostro Universo. </emphasis>Ma adesso, imbatterci nei Rosgollani��</p><p>�E chiss� quali e quant�altre razze potrebbero esserci� disse Stone all�improvviso, con uno sguardo sgomento, quasi folle. �In Andromeda, per esempio, o nelle altre galassie. Creature ancora pi� evolute dei Rosgollani.�</p><p>Un�ipotesi allucinante.</p><p>Bernard guard� altrove, provando un senso di vertigine di fronte all�improvisa conferma dell�immensit� dell�Universo. L�Uomo non era solo. Tutt�altro. Su altri pianeti, in altri Universi, a distanze incredibili, esseri pi� antichi osservavano e commentavano i primi passi tanto buffi quanto arroganti dell�Uomo nello spazio. Bernard sentiva gli occhi schizzargli dalle orbite. Aveva la gola secca, le labbra gonfie.</p><p>Vedeva ancora, con gli occhi della mente, quello spettrale bagliore dorato. Gli sembrava ancora di sentire quella voce calma, sicura. Ricordava ancora le parole infinitamente umilianti�</p><p>�Andiamo a prua� disse. �Dobbiamo informare Laurance.�</p><p>�S�, certo� disse Stone.</p><p>Si recarono tutti a prua. Ma non c�era bisogno di informare il Comandante sulla presenza dello strano visitatore. L�equipaggio, tutto riunito nella cabina di comando, sembrava stravolto, sbigottito.</p><p>�L�avete visto anche voi?� chiese Dominici.</p><p>�Il rosgollano?� disse Laurance. �S�. Certo, l�abbiamo visto anche noi.� La sua voce era incredibilmente atona, incolore.</p><p>Clive cominci� a ridere piano. La risata cominci� come un suono rauco che partiva dall�interno del petto, e saliva rapidamente fino ad assumere tutte le caratteristiche dell�attacco isterico. Per un attimo nessuno si mosse. Poi Bernard attravers� la cabina rapidamente, afferr� Clive per il colletto della camicia e lo schiaffeggi� tre volte, forte, senza intervallo.</p><p>�Basta! Smettetela, Clive!�</p><p>La risata si spense. Clive batt� le palpebre, scosse la testa, si massaggi� la guancia rossa. Bernard fissava sorpreso la propria mano, le dita che ancora gli prudevano per la forza dei colpi. Si rendeva conto che per la prima volta in vita sua aveva colpito un suo simile. Per�, era stato un intervento necessario; senza di quello, la risata convulsa di Clive avrebbe finito per contagiare tutti, e proprio in un momento in cui ciascuno di loro era pericolosamente in bilico sull�orlo della follia. Bernard s�inumid� le labbra.</p><p>�Dobbiamo assolutamente evitare che tutto questo ci faccia uscire di senno.�</p><p>�Perch� mai?� chiese Laurance sempre con voce incolore. �� la fine, no? La fine di tutti i nostri bei discorsi. Dei nostri sogni imperiali. Ora sappiamo fino a che punto siamo insignificanti. Siamo solo mammiferi che vivono su un infimo pianeta di un piccolo sole giallo, in una piccola galassia laggi�, nell�angolo dello schermo. Pu� darsi che abbiamo occupato qualche altro pianetino, ma questo non significa certo che siamo i padroni dell�Universo. Vero?�</p><p>Bernard non rispose. Fissava lo schermo principale sul quadro di comando. Un pianeta appariva proprio al centro: bene a fuoco. La VUL-XV era entrata in orbita attorno a quel pianeta, in un�orbita decrescente.</p><p>�Stiamo per atterrare� chiese Bernard.</p></section><section><title><p>13</p></title><p>Il pianeta dei Rosgollani era completamente diverso da come Bernard se l�era immaginato. Secondo l�idea che si era fatto, la patria di una super-razza doveva essere una specie di super-Terra, con lucide torri a spirale che si levavano verso il cielo, giardini meticolosamente disposti per creare contrasto con la scena urbana, flessuosi ponti aerei posti ad altezze vertiginose per collegare gli edifici tra loro.</p><p>Una volta di pi� si era sbagliato.</p><p>Forse un tempo i Rosgollani avevano avuto cose del genere: ad ogni buon conto, gi� da un bel po� � quanto? � dovevano aver scartato la squallida imponenza delle grandi metropoli. La scena che apparve agli occhi dei Terrestri, mentre scendevano dall�astronave, era di una serenit� pastorale.</p><p>Dolci colline verdi degradavano a perdita d�occhio fino all�orizzonte. Qua e l�, il verde era punteggiato dalle tinte pastello di piccole abitazioni, che sembravano sorgere proprio dal suolo come gli alberi nani e fronzuti. Non c�era traccia di industria, n� di sistemi di trasporto.</p><p>�Sembra un paese di fate� disse Dominici.</p><p>�O il Paradiso� disse Havig.</p><p>�� la fase post-tecnologica della civilizzazione, ne sono certo� disse Bernard. Si rendeva conto d�aver parlato in un mormorio sommesso, come se si trovasse in un museo o in un tempio.</p><p>Tutti e nove si tenevano raggruppati poco distanti dall�astronave, in attesa che qualche rosgollano si facesse vivo. L�aria era frizzante, con qualcosa di diverso da quella terrestre, ma faceva bene ai polmoni. Una brezzolina fresca soffiava dalle colline. Il sole era alto nel cielo, e sembrava pi� rosso, meno cocente di quello della Terra.</p><p>Quando cominciavano ormai a spazientirsi, apparve un rosgollano, materializzandosi all�improvviso dal nulla.</p><p>�Teletrasporto� mormor� Bernard. �Anche migliore del transmat, nessun bisogno di impianti meccanici.�</p><p>Era impossibile capire se il rosgollano fosse lo stesso gi� apparso a bordo della nave spaziale. Su per gi� aveva le dimensioni dell�altro, ma i lineam�nti e il corpo erano in parte nascosti dal chiarore luminoso che accompagnava quegli esseri dovunque si trovassero.</p><p>�Dobbiamo andare dagli altri� annunci� il rosgollano con la solita voce dolce, silenziosa.</p><p>Il bagliore dorato li invest� tutti all�improvviso. Bernard prov� una sensazione di calore penetrante, poi la luce svan� e l�astronave scomparve.</p><p>Erano all�interno di una di quelle case sconosciute. Il rosgollano disse: �Mettetevi a vostro agio. Sta per cominciare l�interrogatorio.�</p><p>�Interrogatorio?� disse Laurance. �Di che interrogatorio si tratta? Si pu� sapere che cosa avete intenzione di farci, s� o no?�</p><p>�Non ve ne verr� nessun danno, Comandante Laurance� rispose la voce suadente.</p><p>Bernard tir� la manica dell�ufficiale. �Meglio rilassarsi e prendere le cose come vengono� bisbigli�. �Non serve a niente discutere con questi esseri.�</p><p>Suo malgrado, Bernard sorrideva. Scattare in piedi con aria altera per dire a un rosgollano il fatto suo era un po� come se un antico romano avesse voluto sfidare una bomba al cobalto gridandole: <emphasis>Civis romanus sum</emphasis>! La bomba gli avrebbe prestato ben poca attenzione, e cos�, Bernard ne era certo, avrebbero fatto i Rosgollani. Tuttavia, aveva il convincimento incrollabile che quegli esseri di luce fossero del tutto incapaci a fare del male.</p><p>I Terrestri presero posto. Nella stanza non c�erano mobili, solo dei soffici cuscini rossi, su cui sedersi. Sebbene quei cuscini fossero comodissimi, e sembrassero invitare gli ospiti a distendersi comodamente, Bernard e gli altri si tenevano per� rigidamente eretti.</p><p>In un attimo, il tempo di un batter d�occhi, altri tre Rosgollani apparvero nella stanza. Guardando dall�uno all�altro, Bernard non riusciva a notare alcuna differenza sensibile. Erano identici, proprio come se fossero stati stampati con la stessa matrice.</p><p>�Ora inizier� l�interrogatorio� si sent� dire in tutta tranquillit� da uno di loro (o avevano parlato tutti insieme?).</p><p>�Non rispondete a niente!� scatt� Laurance all�improvviso. �Non dobbiamo dare loro nessuna informazione vitale. Ricordatevi, siamo dei prigionieri, anche se per il momento ci trattano con riguardo!�</p><p>Nonostante lo scoppio d�ira di Laurance, l�interrogatorio ebbe inizio. Laurance non pot� fare proprio niente per impedirlo. Nessuno dei quattro Rosgollani disse una parola, nemmeno in quella loro voce stranamente pensata, eppure, senza possibilit� di dubbio, le informazioni venivano date. I Rosgollani stavano semplicemente estraendo dai cervelli ci� che volevano sapere, senza prendersi il disturbo di fare domande.</p><p>L�interrogatorio parve durare appena un istante, sebbene Bernard non ne fosse affatto sicuro: forse dur� ore intere. Bernard non sapeva stabilirne la durata, per� sentiva uscire da s� il flusso delle informazioni.</p><p>I quattro Rosgollani scoprirono ogni suo segreto o ricordo: la sua infanzia, il suo disastroso primo matrimonio, la sua carriera accademica, interessi vari, secondo matrimonio, secondo divorzio. Tutto questo gli estrassero dal cervello in un istante, lo esaminarono, lo scartarono trattandosi di faccende personali e quindi prive d�importanza.</p><p>Poi estrassero da un altro strato della sua memoria gli ordini del Tecnarca, il viaggio sulla colonia norglana, l�incontro fallito con i Norglani, l�avventuroso viaggio di ritorno.</p><p>Infine, l�interrogatorio fin�. Le antenne di pensiero che i Rosgollani avevano inserito nel cervello dei Terrestri vennero ritirate di colpo. Bernard batt� le palpebre, un po� stordito dalla rapidit� con cui era stato interrotto il contatto. Si sentiva esausto, vuoto, prosciugato mentalmente. Aveva l�impressione che il suo cervello fosse stato smontato, esaminato attentamente, e rimontato com�era prima.</p><p>E i Rosgollani ridevano.</p><p>Non c�era alcun suono nella stanza e, come sempre, le facce degli strani esseri erano velate dalla luce impenetrabile. Ma l�impressione di risa aleggiava nell�aria. Bernard sent� di arrossire, e non capiva perch�. Non c�era niente nella sua mente di cui dovesse vergognarsi. Aveva vissuto la sua vita, si era dedicato a cose che gli piacevano, non aveva ingannato nessuno, non aveva fatto torto a nessuno, almeno intenzionalmente. Eppure, i Rosgollani ridevano a pi� non posso.</p><p><emphasis>Ridono di me</emphasis>? si chiese. <emphasis>O di qualcuno dei miei colleghi? Oppure di tutti, di tutta la razza umana in genere</emphasis>?</p><p>Quella risata ultraterrena finalmente si calm�. I Rosgollani si fecero l�uno pi� accosto all�altro, i loro campi di luce parvero fondersi stranamente.</p><p>�State ridendo di noi!� disse Laurance in tono bellicoso. �Ridete pure esseri superiori della malora!�</p><p>Bernard lo tir� di nuovo per la manica. �Laurance��</p><p>La risposta dei Rosgollani fu gentile, e forse leggermente mortificata. �S�, ci siamo molto divertiti. Vi chiediamo scusa, Terrestri, ma ci siamo davvero divertiti!�</p><p>Bernard si rese conto all�improvviso che quei Rosgollani non erano poi gli esseri nobili e maturi che lui aveva creduto. Potevano ridere degli sforzi di una razza pi� giovane. Ed era una risata di compatimento, di sufficienza. Bernard si accigli� perplesso, tentando di far quadrare quella risata con lo schema-culturale che si stava costruendo sui Rosgollani. <emphasis>Gli angeli non si danno arie di sufficienza </emphasis>pens�. Eppure, fino a quel momento lui li aveva considerati quasi come nature angeliche, con queir alone di luce, quella serenit� di contegno, quei poteri mentali apparentemente illimitati. Ma gli angeli non avrebbero riso in quel modo dei mortali.</p><p>�Vi lasceremo soli per un poco� dissero i Rosgollani. La luce svan�. I Terrestri si guardarono l�un l�altro sbalorditi.</p><p>�Dunque, questo significa essere interrogati, qui� disse Dominici. �Li sentivo benissimo ispezionare il mio cervello, e non potevo cacciarli fuori dalla mia testa. Che cosa orribile! Dita che tastano il cervello.� Rabbrivid� al solo pensarci.</p><p>�E cos�, ora siamo come dei graziosi animaletti� disse amareggiato Laurance. �Immagino che i Rosgollani arriveranno da tutto il loro Universo per giocare con noi.�</p><p>�Perch� poi lo fanno?� si chiese Hernandez. �Perch� ci hanno trascinati quaggi�? Per giocare con noi?�</p><p>�Ma soprattutto� disse Dominici, �come faremo ad andarcene di qua?�</p><p>�� impossibile� dichiar� calmo Bernard. �A meno che, s�intende, i Rosgollani non decidano di lasciarci andare. Direi che, al momento, non siamo affatto gli arbitri della situazione.�</p><p>�State diventando un disfattista, Bernard� sbuff� Dominici. �Fin dal momento in cui questi �cosi� si sono impadroniti dell�astronave, vi siete lasciato andare alle pi� nere previsioni.�</p><p>�No, io guardo solo le cose in faccia. Tanto, non c�� niente da guadagnare illudendo noi stessi. Siamo in un vicolo cieco. Come possiamo sfuggire, Dominici? Rispondete un po� a questo. Dov�� la nave?�</p><p>�Be�� vediamo��</p><p>Dominici tacque. Con un gelido cipiglio sul volto, raggiunse la porta del locale. La porta, al suo avvicinarsi, si apr� obbediente e Dominici usc� all�aperto. Gli altri lo seguirono attraverso quella cortesissima apertura.</p><p>Le verdi colline si stendevano in lente ondulazioni fino all�orizzonte.</p><p>Nuvolette leggere rompevano qua e l� l�azzurro intenso e metallico del cielo.</p><p>Nessun segno dell�astronave.</p><p>Niente, assolutamente.</p><p>Bernard tentenn� la testa con fare significativo. �Visto? Potremmo essere dovunque, su questo pianeta. In ogni punto possibile e immaginabile. A cinque, dieci, anche trentamila chilometri dall�astronave. Sono io che faccio il disfattista? O pensate di tornare indietro col transmat? Con il teletrasporto? A piedi? E da che parte ci dirigiamo? Non � che io voglia fare il guastafeste, � che non vedo come potremmo sperare di svignarcela.�</p><p>�Eh, s�! Siamo prigionieri� disse amareggiato, Dominici. �Prigionieri di questi� super-esseri.�</p><p>�Anche ammesso che potessimo raggiungere l�astronave� disse Havig, �loro ci riporterebbero immediatamente indietro, proprio come hanno fatto la prima volta. Bernard ha ragione. Siamo completamente alla loro merc�. � una realt� incontestabile.�</p><p>�Perch� non pregate?� chiese Stone.</p><p>Havig si limit� a un�alzata di spalle. �Non ho mai cessato di pregare. Ma temo che siamo capitati in una situazione che Dio stesso ha creato per noi, e dalla quale non ci liberer� finch� non avr� raggiunto il Suo scopo.�</p><p>Bernard s�inginocchi� sul prato dinanzi all�edificio. Strapp� uno stelo d�erba dagli orli seghettati con un brusco movimento della mano, provando un piacere perverso nel sentire la lieve puntura dell�erba che gli graffiava la pelle.</p><p>Le risate rosgollane avevano tolto ogni fascino mistico a tutta quell�esperienza. Angeli? Ma che razza di angeli. Impadronirsi cos� di altri esseri viventi, costringerli in uno stato di totale impotenza, tenerli in quella specie di sorridente prigionia, significava ferirli nel profondo del loro intimo. Una cosa � mortificare l�orgoglio arrogante di un essere o di una razza. Altra cosa � umiliarla, annichilirla, ridurla nell�impotenza pi� totale.</p><p>Bernard apriva e stringeva i pugni spasmodicamente. Riandava a un passato recentissimo, pensava alla vita placida ed egocentrica alla quale l�aveva strappato la chiamata del Tecnarca. <emphasis>Allora sedevo nella mia vibrosedia e mi godevo una vita tranquilla. E adesso sono un rappresentante della Terra in chiss� quale tribunale macrocosmico.</emphasis></p><p>�Ehi!� grid� Dominici. �Del cibo!�</p><p>Bernard si volt�. Colse un bagliore di luminescenza, e posati sull�erba dinanzi alla casa, vide un certo numero di vassoi. L�appetito gli si risvegli� all�improvviso. Si ricord� di essere lontano dall�astronave, lontano dai consueti cibi terrestri, e senza nessuna probabilit� immediata di farvi ritorno.</p><p>�Tanto vale che ci sediamo e mangiamo� disse. �Il peggio che pu� capitarci � di morire.�</p><p>Afferr� una tartina dorata e l�addent� a titolo di esperimento. Gli si sciolse letteralmente in bocca, lasciandogli un sapore di miele. Ne mangi� un�altra, poi rivolse la sua attenzione ad alcune verdure azzurrastre che sembravano zucchine; su una caraffa di cristallo che conteneva del limpido vinello bianco; su certa frutta bianca e trasparente che per sapore e consistenza gli ricordava un poco le ciliege terrestri. Era tutto delizioso, e sembrava assolutamente illogico pensare che quelle leccornie potessero risultare fatali per il metabolismo umano. Mangi� a volont�, poi si allontan� per distendersi sull�erba.</p><p>Il sole era al tramonto. All�orizzonte si levava gi� una piccola luna, che somigliava a una perla piatta contro il cielo di un azzurro ora pi� cupo. Era una scena d�incantevole bellezza, semplice com�era stato semplice il pranzo, com�erano semplici le poche abitazioni rosgollane che aveva visto. Bastava quella semplicit� a testimoniare sull�antichit� di quella razza. I Rosgollani avevano superato lo stadio culturale che cerca la bellezza nella grandiosit� e nella complessit�, ed erano entrati nella serena maturit� delle linee purissime e degli orizzonti sgombri. Bernard si chiese quanto fosse numerosa quella specie. Se vivevano sparsi come il panorama indicava, non potevano essere di certo in molti� ma forse c�erano migliaia di mondi rosgollani distribuiti come pisellini nello spazio, ciascuno con le sue poche migliaia di abitanti.</p><p>Bernard comprendeva la bellezza di una vita del genere, lui che aveva apprezzato la solitudine e la quiete, la pace di una riserva di pesca su una colonia fondata da poco, l�intimit� del suo appartamento di Londra, il silenzio del suo studio, del sancta-sanctorum su Syrtis Major.</p><p>�Che cosa vorranno da noi?� chiese Hernandez.</p><p>�Li divertiamo� rispose Laurence. �Forse presto o tardi si stancheranno di noi, e ci lasceranno andare.�</p><p>�Andare dove?� chiese Nakamura. �Siamo a pi� di centomila anni-luce dal nostro sistema. O credete che i Rosgollani ci insegneranno anche la strada, prima di lasciarci andare?�</p><p>�Se ci lasceranno andare� disse Dominici.</p><p>�Non ci terranno qui a lungo� disse Bernard, che da tempo si era chiuso nel silenzio.</p><p>�No? E come lo sapete?�</p><p>�Perch� non facciamo parte dello stato di cose che regna qui� rispose il sociologo. �Siamo entit� disarmoniche con tutto quanto ci circonda. I Rosgollani hanno una loro vita tranquilla e organizzata. Perch� dovrebbero installare un gruppetto di barbari come noi sul loro pacifico pianeta col rischio di rimetterci la pace? No, ci lasceranno andare quando avranno raggiunto il loro scopo. Non credo che questa gente abbia la vocazione di allevare esemplari sconosciuti.�</p><p>Ormai la notte calava rapidamente. <emphasis>� un mondo antico, questo </emphasis>pens� Bernard, <emphasis>con una razza antica, un sole antico, giornate brevi e nottate lunghe.</emphasis></p><p>Stelle mai viste cominciarono ad ammiccare nel grigiore della penombra. Pi� tardi, quando quella penombra ancora incerta avesse ceduto il posto all�oscurit� completa, sarebbe stato possibile forse intravedere anche la Via Lattea� e immaginarsi il Sole della Terra: un puntolino di luce, confuso tra gli altri.</p><p>L�oscurit� scese di colpo, e i Terrestri rientrarono nel piccolo edificio a loro assegnato. Un caldo chiarore lo rendeva pi� gaio, e sembrava creare una protezione contro il freddo notturno.</p><p>�Che cosa facciamo� chiese Dominici, a nessuno in particolare. �Ci sistemiamo qui per la notte?�</p><p>�Possiamo fare qualcos�altro?� disse Havig. �Non abbiamo altra scelta, direi. Possiamo dormire, pregare e pensare.�</p><p>�Pregate per noi, Havig� disse tranquillamente Laurance. �Parlate con quel vostro Dio, chiedetegli di fare in modo che si possa tornare a casa.�</p><p>�Non credo che possa farlo� osserv� Bernard. �Sapete Comandante, i Neopuritani pensano che sia irriverente chiedere a Dio favori speciali. Non � cos�, Havig?�</p><p>Havig ebbe uno dei suoi rari sorrisi. �Be�, avete ragione e torto entrambi, caro Bernard. Noi consideriamo un�impertinenza chiedere a Dio benefici terreni, come il lusso o il potere. Questo non sarebbe pregare: pregare significa comunicare, comprendere, amare. Disinteressatamente. D�altra parte, pregare per il nostro benessere, per la nostra salvezza� questo non � irriverente. Il Signore vuole che Gli domandiamo ci� che crediamo necessario, e che poi lasciamo giudicare a Lui, affidandoci alla Sua volont�, che vuole il nostro bene.�</p><p>�Ma questo � sempre chiedere, no?� disse Bernard.</p><p>Havig si strinse nelle spalle. �Ai Suoi occhi noi siamo tutti dei questuanti afflitti dal bisogno. Sar� lieto di pregare per tutti noi, come del resto ho fatto fin dal principio.�</p><p>�Bravo, pregate� disse Laurance, scorbutico. �Abbiamo bisogno di tutto l�aiuto possibile e immaginabile.�</p><p>Alcuni si sistemavano gi� sui cuscini, per passarvi la notte. Bernard arriv� fino all�estremit� della stanza, si appoggi� alla parete e la osserv� diventare trasparente per circa un metro quadrato, per fornirgli una finestra.</p><p>Scrut� fuori, verso l�alto. Le stelle sconosciute brillavano contro il cielo. Pens� con nostalgia alla Via Lattea, ma non sembrava visibile da quella parte del pianeta. Provando un improvviso senso di rigidit� al pensiero dell�incommensurabile distanza che lo separava da casa, Bernard si stacc� dalla finestra e si gett� sul primo cuscino che gli venne a tiro. Chiuse gli occhi. Le sue labbra presero a muoversi quasi automaticamente.</p><p>Un istante dopo ritrov� l�autocontrollo e con serena meraviglia pens�: <emphasis>Ho pregato! Incredibile! Ho pregato davvero per poter tornare a casa!</emphasis></p><p>Quella preghiera era stata come un sollievo. Il nodo di tensione, che da ore era andato formandosi dentro di lui, si sciolse. Bernard pos� la testa sulle braccia ripiegate, gett� via le scarpe e poco dopo s�immerse in un sonno profondo.</p></section><section><title><p>14</p></title><p>Bernard si svegli� tutto indolenzito e intorpidito. Si era addormentato come un piombo senza spogliarsi. Gli altri erano stesi qua e l�, immersi nel sonno, e la stanza era ancora buia. Ma lui era ben sveglio. In punta di piedi arriv� alla parete, la tocc� per renderla trasparente, e vide che il sole era gi� alto. Gett� un�occhiata all�orologio. Erano passate poco pi� di nove ore da quando era calata l�oscurit�, ed ecco che il sole era sorto di nuovo. Sul pianeta di Rosgolla, quindi, la giornata era lunga diciotto o diciannove ore.</p><p>Uscendo dalla solita porta che si apriva cortesemente da sola, Bernard aspir� l�aria a pieni polmoni e prov� un immediato senso di stupore e di benessere. L�aria era meravigliosamente dolce e fresca, come vino nuovo. Le colline lontane, dossi tondeggianti e levigati, sembravano lavate di fresco contro il cielo trasparente del mattino. Un argenteo lenzuolo di rugiada scintillava sui prati.</p><p>Per un attimo, Bernard quasi dimentic� dove si trovava e come c�era arrivato.</p><p>Aveva sognato Katha. Ora, da sveglio, il ricordo ancora presente del sogno lo meravigliava, e lo rendeva d�umore tristemente introspettivo. Ripensava raramente, e mai l�aveva sognata, alla ragazza snella, dagli occhi ridenti e dalla zazzera color rame, che era stata la sua seconda moglie. Eppure, quella notte l�aveva proprio sognata.</p><p>Pensava anche, del resto, di sapere il perch�. L�interrogatorio dei Rosgollani aveva rimescolato antichi ricordi, e immagini da molto tempo sepolte sarebbero tornate a disturbargli i sonni finch� non si fossero depositate di nuovo, come particelle sospese nell�acqua prima di ricadere sul fondo. Nel frattempo, lui ne avrebbe sofferto. Aveva creduto di essere venuto a un accordo con se stesso riguardo a Katha, eppure il sogno l�aveva turbato come mai avrebbe creduto possibile.</p><p>�Buongiorno� disse qualcuno dietro di lui, strappandolo alle sue fantasticherie.</p><p>Bernard si volt�. �Buon giorno� rispose a Dominici. �Mi avete fatto sobbalzare.�</p><p>�Siete alzato da molto?�</p><p>�No, non da molto. Dieci minuti, forse.�</p><p>�E avete dormito bene?� volle sapere Dominici.</p><p>�Cos� cos�.� Bernard s�inginocchi� e fece scorrere la mano sull�erba fresca.</p><p>�Ho fatto molti sogni.�</p><p>�Sogni? Strano, anch�io� disse Dominici, e rise piano. �Ho sognato d�essere in viaggio di nozze. Sono tornato indietro di quindici o diciotto anni. Eravamo tutti e due in motoscafo, e sfioravamo le onde. Io le tenevo un braccio attorno alla vita. I suoi capelli si gonfiavano nel vento. E io gettavo una lenza per pescare, e tiravo su un pesce grosso con tanti denti, e Jan aveva paura e mi supplicava di ributtarlo in acqua�� Dominici tacque.</p><p>�Un tempo mi svegliavo bagnato di sudore quando sognavo Jan. Stanotte no, invece. Forse comincio a dimenticarla. Rimase uccisa in una discontinuit� del transmat� aggiunse, dopo una breve pausa.</p><p>�Oh, mi dispiace.� Bernard trasal� nel figurarsi l�immagine di una giovane donna sorridente, che diceva arrivederci ed entrava nel campo luminoso del transmat, per poi svanire per sempre nel vuoto a causa di un incidente che si verificava una volta ogni trilione di viaggi. Il transmat non era perfetto, eppure, era la prima volta che Bernard si trovava a parlare con qualcuno rimasto indirettamente coinvolto in un incidente di transmat.</p><p>�Se uno deve morire� disse Dominici �immagino che quella sia la morte migliore. Non si sente niente, nemmeno per una frazione di secondo. L�attimo prima sei vivo, l�istante dopo non ci sei pi�. Non ci furono neanche i funerali. Continuai a sperare che tornasse. Sapete come succede, resta sempre quella sensazione di dubbio. Ma i tecnici del transmat dissero di no; c�era stato un errore ben definito nelle coordinate e Jan si era disintegrata per sempre. Mi pagarono una grossa somma, come indennizzo. E volete sapere una cosa? Quando mi trovai tra le mani quell�assegno ebbi un collasso e piansi per la prima volta da quando era successo l�incidente. Solo quando mi diedero l�assegno credetti davvero alla sua scomparsa! Solo allora, capite?�</p><p>�Che cosa orribile� mormor� Bernard.</p><p>�Stavamo partendo per una vacanza� disse Dominici con voce piana. �Tutto era pronto, io ero l� con le valigie in mano. Lei mi baci�, entr� nel��</p><p>�Non continuate, � un ricordo che vi fa male.�</p><p>�Non importa� disse Dominici. �Ora il dolore si � un po� affievolito. Dopo dieci anni� Vedete, non tremo pi�. Parlo di lei, eppure non ho pi� il tremito. � gi� qualcosa. Evidentemente sto superando il peggio, mi sto abituando all�idea, credo.�</p><p>Continuarono a conversare, mentre gli altri componenti del gruppo cominciavano a svegliarsi uno alla volta. Bernard a un tratto si rese conto di preferire Dominici a tutti gli altri compagni di viaggio. Havig, sebbene non fosse poi quel fanatico che Bernard s�era dipinto all�inizio, era troppo rigido e austero per poter diventare un amico intimo. Stone, nonostante tutte le sue sottigliezze di diplomatico, era un tipo troppo semplice e aperto per essere interessante. Dominici invece era di una complessit� gradevole, con quel caratterino al vetriolo: scherniva irriverentemente Havig eppure, nei momenti di autentica emozione, si precipitava a biascicare preghiere in latino e a farsi il segno della croce.</p><p>Uno alla volta, intanto, gli altri uscirono all�aperto, per sgranchirsi le membra dopo te breve nottata. Stone fu il primo a raggiungerli, poi Nakamura con la sua aria allegra, poi Havig, che salutava brevemente con quel suo fare n� cordiale n� ostile, e infine Laurance, perso nella sua personale amarezza. Dopo Laurance uscirono Clive ed Hernandez, mentre il taciturno Peterszoon li seguiva a grandi passi, fissando con aria scontrosa il gruppo in generale, proprio come se ciascuno avesse la responsabilit� diretta di quello che era successo.</p><p>�Che cosa sar� di noi?� chiese Clive. �Dobbiamo restare qui e aspettare, eh?�</p><p>�Forse ci porteranno da mangiare� disse Stone. �Ho una fame che non ci vedo. Nessun segno di colazione, per caso?�</p><p>�Per ora no� rispose Bernard. �Forse aspettavano che fossimo tutti svegli.�</p><p>�O forse ci lasceranno digiuni� disse Dominici. �Visto che siamo solo un mucchio di esserucoli inferiori, avranno deciso di��</p><p>�Guardate l�!� grid� all�improvviso Hernandez. �Che il diavolo mi porti! Guardate!�</p><p>Tutte le teste si girarono nella direzione indicata da Hernandez.</p><p>�No� balbett� incredulo Bernard. �Non � possibile. � una visione, un�allucinazione��</p><p>Per un istante, un nembo di luminosit� si era posato leggermente sul prato a una cinquantina di metri dal gruppo dei terrestri, dopo essere disceso lentamente dall�alto. La luce aveva oscillato brevemente, poi si era spenta.</p><p>E nel chiarore che per un attimo rimase sospeso nell�aria, cominciarono a intravvedere due strane figure, due figure massicce, scure, non esattamente umane, che barcollarono incerte attraverso l�erba rugiadosa, guardandosi attorno sbalordite, e forse spaventate.</p><p>Skrinri e Vortakel.</p><p>I Kharvish, gli ambasciatori. Gli altezzosi diplomatici Norglani.</p><p>�Vi abbiamo portato dei compagni� disse una voce rosgoliana che proveniva chiss� da dove. �Ora potete riprendere i negoziati.�</p><p>I due grossi Norglani sembravano ubriachi, o quantomeno paurosamente sbigottiti. Si fermarono di colpo, come se avessero ritrovato la loro presenza di spirito, e si apprestassero a reagire, a rimettersi da quella specie di vertigine. Poi tutta la loro baldanza torn� a sbriciolarsi, e lo stupore li riafferr� poich� si erano accorti della presenza dei Terrestri.</p><p>�Sono gli stessi� con i quali abbiamo parlato noi?� chiese Dominici.</p><p>�Ne sono certissimo� afferm� Bernard. �Guardateli bene. Vedete? Il pi� grosso � Skrinri, quello con la cicatrice sulla spalla � Vortakel.�</p><p>Ad ogni buon conto � comunque difficile riconoscere un essere non umano dall�altro. Il semplice fatto che fossero non-umani serviva a distrarre l�attenzione da tutti i particolari minori che servivano a distinguerli. Tuttavia, quelli erano innegabilmente i due Norglani che erano venuti come Kharvish a contrattare con i Terrestri.</p><p>I Norglani si avvicinarono, nell�evidente tentativo di dominare il proprio sbigottimento. In un tono di voce aspro, gutturale, ben diverso dall�antico timbro pacato e autoritario, Skrinri balbett�: �Voi� Terrestri? Stessi Terrestri?�</p><p>Stone era il parlamentare ufficiale del gruppo, ma in quel momento non poteva spiccicare parola tanta era la sua meraviglia. Dopo un attimo di gelido silenzio Bernard rispose: �S�. Ci siamo gi� incontrati. Voi siete Skrinri. E voi� voi siete Vortakel.�</p><p>�Siamo noi� rispose Skrinri, �ma�perch� essere venuti qui voi?�</p><p>�Siamo stati portati qui, e non di nostra volont�.� Bernard illustr� il processo strappando simbolicamente un filo d�erba. �La nostra astronave � stata catturata e portata qui. E voi?�</p><p>Skrinri, apparentemente ancora scosso dall�enormit� della mancanza di riguardo ricevuta, non rispose. Stavolta parl� Vortakel, con voce malferma. �C�era� tanta luce attorno. E una voce dire: <emphasis>Venire</emphasis>! Dopo, il mondo non c�era pi�. E ora� ora essere qui�� S�interruppe, quasi mortificato di dovere confessare con quanta facilit� erano stati sballottati da un Universo all�altro.</p><p>Era scoraggiante, ma in un certo senso era anche una piacevole soddisfazione, constatare le condizioni di sbalordimento in cui erano ridotti i due emissari Norglani. Skrinri e Vortakel, cosa del resto logicissima, sembravano addirittura esterrefatti dalla brusca scoperta di non rappresentare affatto il massimo dell�evoluzione.</p><p>�Dove siamo?� chiese Skrinri.</p><p>�Lontanissimi da casa sia dalla vostra sia dalla nostra.� disse Bernard. Cerc� invano le parole necessarie: come era possibile spiegare in termini comprensibili ai Norglani i concetti di galassia, anno-luce, Universo? Rinunci� a priori. �Siamo� cos� lontani da casa� concluse dopo un momento di riflessione, �che n� il vostro sole n� il nostro si possono vedere da qui.�</p><p>I Norglani si guardarono in un modo che trad�, contemporaneamente, sospetto e disperazione. Poi, parlarono tra loro per un bel pezzo, confabulando rapidi in quel loro linguaggio complesso, tutto a base di consonanti.</p><p>A Bernard, quei due facevano pena. In effetti, i Norglani avevano un�opinione molto alta di se stessi e della loro importanza nell�Universo, sicuramente pi� di quella dei Terrestri� E se per i Terrestri era stato un bello schiaffo morale scoprire che esisteva una razza come quella dei Rosgollani, chiss� che shock doveva essere stato per i Norglani! Loro, i dominatori, i futuri conquistatori dell�Universo, loro che erano stati cos� magnanimi e� tassativi nei confronti dei Terrestri! Loro! Sballottati da una galassia all�altra come rottami alla deriva!</p><p>Si accorse intanto che i Rosgollani erano tornati. Baluginavano come lucciole all�orizzonte, e di colpo prendevano consistenza. Due tre, cinquanta, cento: ben presto il prato fu circondato da creature luminescenti, che fluttuavano a poca distanza dal suolo.</p><p>Una voce rosgollana disse: �Abbiamo interrogato i Norglani durante il viaggio verso il nostro pianeta. Da loro abbiamo appreso che credono ciecamente in un destino secondo il quale essi sono i conquistatori predestinati di tutto l�Universo, su per gi� com�� convinzione di voi Terrestri. Evidentemente, l�una o l�altra delle due parti deve cedere, in caso contrario non potr� esserci pace tra voi e i vostri pianeti saranno ben presto flagellati da una guerra.�</p><p>Skrinri sbuff�: evidentemente le parole rosgollane erano state intelligibili tanto</p><p>?er i Norglani quanto per i errestri. �Noi siamo stati generosi verso i Terrestri� afferm� l�ambasciatore norglano. �Abbiamo concesso loro di tenersi i mondi che hanno gi�. Ma quanto agli altri pianeti� quelli toccano a noi.�</p><p>�E chi l�ha stabilito?� disse il rosgollano. Nella voce c�era una sfumatura di scherno. �In grazia di quale diritti voi dovreste impossesarvi di tutti i pianeti che restano?�</p><p>�Perch� lo vogliamo!� replic� il norglano, ritrovando un poco della sua prosopopea. �I mondi sono l�, noi li raggiungiamo, li prendiamo. Quale altra autorit� ci serve, oltre quella della nostra forza?�</p><p>�Nessuna� ribatt� il rosgollano. �Salvo che la vostra forza non � sufficiente. Creature deboli, arroganti, fanfarone. Ecco cosa siete e niente di pi�. Ora parler� io, e mi rivolger� a tutti i contendenti di questa sciocca disputa.�</p><p>Skrinri e Vortakel parvero sul punto di scoppiare per la rabbia. �Noi non ascolteremo altro! Riportateci sui nostri mondi o prenderemo le nostre misure! L�imperiale Norgla non tollera simili abusi. Noi��</p><p>La voce di Vortakel tacque improvvisamente. Lui e Skrinri, durante quello scoppio di collera, erano stati sollevati dal suolo. Ora stavano sospesi, a pi� di un metro da terra, e scalciavano furenti per la rabbia e l�avvilimento. Involontariamente i Terrestri risero� ma la risata si spense ben presto, tra la mortificazione generale. Bernard prov� un senso di vergogna per avere riso. Due creature intelligenti erano state umiliate dinanzi ai loro occhi, spiriti orgogliosi erano stati domati e resi ridicoli. Per quanto la scena fosse grottesca, nessun terrestre aveva diritto di riderne. <emphasis>Tra poco potremmo esserci noi sospesi a mezz�aria </emphasis>pens� tristemente Bernard, mentre osservava i due Norglani che si dimenavano indignati.</p><p>�Metteteci gi�!� url� Skrinri.</p><p>�Su, mostrateci la vostra forza ora, uomini dell�imperiale Norgla� fu la secca risposta del rosgollano che parlava a nome degli altri. Senza scomporsi, gli esseri superiori mettevano in atto la loro sfida. �Non vi piace la levitazione, Norglani? Non la tollerate? Benissimo, allora. Costringeteci a rimettervi a terra.�</p><p>Braccia violacee dalle doppie giunture si agitarono pazzamente nell�aria. I Norglani salivano, in modo lento ma inesorabile, mentre i Terrestri osservavano in un silenzio assoluto. Ora Skrinri e Vortakel erano sollevati dal suolo di due o tre metri, e guardavano gi� furiosi� e impotenti.</p><p>�Metteteci� gi�!� grugn� Skrinri.</p><p>�Benissimo.�</p><p>I Norglani tornarono gi� di colpo. Colti alla sprovvista, toccarono terra in un mucchio scomposto e poco dignitoso, e rimasero un attimo al suolo, aggrappati al terreno, quasi volessero essere assolutamente certi di non essere pi� sottoposti al controllo della volont� rosgollana. Quando i due ambasciatori si alzarono, lo fecero lentamente, a capo chino, e senza osare di guardare i Terrestri.</p><p>Segu� un lungo istante di silenzio.</p><p>Poi il rosgollano riprese: �Vi abbiamo trasportato qui dal vostro pianeta, e vi abbiamo dimostrato fino a che punto pu� arrivare in effetti la vostra forza. Rispondeteci, ora, uomini dell�imperiale Norgla. Proclamate ancora che l�Universo � vostro?�</p><p>I Norglani non risposero.</p><p>La voce del rosgollano continu�, pacata eppure carica di monumentale maest�: �E l� ci sono i Terrestri, creature meno sicure di se stesse di voi Norglani, ma altrettanto orgogliose, altrettante arroganti. Voi, Terrestri, sappiamo che vorreste dividere l�Universo con quelli di Norgla. Ma siete certi che sia in vostra facolt�, che sia vostro diritto proporre una divisione del genere?�</p><p>Per lungo tempo, nessuno dei Terrestri os� dare una risposta. Era inutile tirare in ballo la propria forza, di fronte a esseri dotati di poteri che esulavano dalla comprensione umana. Scuotere il pugno contro un turbine di vento e una dimostrazione di debolezza non di forza.</p><p>Eppure, qualcosa bisognava pure rispondere.</p><p>Bisognava pure addurre qualche giustificazione.</p><p><emphasis>Non sono io il portavoce della spedizione </emphasis>pens� Martin Bernard. <emphasis>Non sono obbligato a parlare. Chi me lo fa fare di prendermi questa responsabilit�</emphasis>?</p><p>Ma quel silenzio, se ne rendeva conto, era intollerabile, e se nessun altro si decideva a parlare doveva farlo lui. Qualcuno doveva pure insorgere in difesa della Terra e delle pretese della Terra, visto che ormai quel raduno si stava trasformando in un vero e proprio processo.</p><p>Bernard fece un passo avanti con aria impacciata, mettendosi tra il suo gruppo e i Norglani, e guardando nella direzione in cui gli pareva si trovasse il rosgollano.</p><p>�Noi non abbiamo agito per orgoglio� esord� tranquillamente Bernard. �Le nostre azioni sono dettate da motivi che non hanno bisogno di giustificazioni. Siamo una razza in continuo aumento, abbiamo bisogno di spazio per espanderci. I Norglani, come noi, hanno bisogno di nuovo spazio. Noi speravamo solo di raggiungere un accordo per evitare un conflitto d�interessi e quindi una guerra.�</p><p>�Avete avanzato pretese su met� dell�Universo� disse la voce accusatrice del rosgollano. �Dove sarebbe la vostra umilt�, il vostro senso della misura?�</p><p>Bernard mantenne il suo punto di vista. �Sentiva� il silenzioso incoraggiamento degli altri Terrestri. �Abbiamo avanzato pretese su mezzo Universo, d�accordo� disse. �L�abbiamo fatto credendo in buona fede che l�Universo appartenesse esclusivamente ai Terrestri e ai Norglani. Questo forse il nostro orgoglio e il nostro errore, nato da questa cieca convinzione. S�, eravamo nell�errore, in un tragico errore. Nell�Universo, nel nostro come negli altri, ci sono altre razze, ora lo sappiamo, e di tutte noi siamo forse la pi� giovane, e quindi la pi� avventata, e per questa giovanile avventatezza chiediamo la vostra indulgenza. Tuttavia, avanziamo ancora il diritto di espanderci. Il diritto di colonizzare pianeti ancora disabitati.�</p><p>Pensava di aver segnato un punto in favore dei Terrestri. Invece, sent� ondate di risa ironiche passare attraverso il cerchio dei Rosgollani. Arross� fino alle orecchie, e si rese conto che quella sua affermazione di giusti diritti era suonata alle loro orecchie come un piagnisteo supplichevole.</p><p>�I Terrestri riducono le loro pretese� comment� il portavoce rosgollano con voce sardonica. �Invece di mezzo Universo, ora si accontenterebbero di una met� dei pianeti disabitati. Hanno fatto una grande concessione a quanto pare. � apprezzabile il loro lodevole desiderio di mostrarsi ragionevoli. Che ne dite voi, orgogliosi rappresentanti dell�imperiale Norgla? Parlate a nome del vostro popolo, date la vostra risposta. Siete disposti voi pure a ridurre le vostre pretese?�</p><p>I Norglani presero tempo prima di rispondere. Ormai si erano adeguati alla stranezza della situazione, e perci� conferirono a lungo tra loro prima che Vortakel rispondesse lentamente: �Ci avete dimostrato che, forse, non siamo noi� almeno non ancora, il popolo pi� potente dell�Universo. Ragione per cui, dobbiamo rassegnarci.�</p><p><emphasis>Bene, bene </emphasis>pens� Bernard. <emphasis>Direi che ti � costato un bello sforzo, vecchio mio. Sei stato grande. Hai confessato che non sai che pesci pigliare. E ti secca molto! � evidente.</emphasis></p><p>Alla dichiarazione norglana segu� un lungo istante di penoso silenzio. Nessuno parlava, nessuno reagiva. I due ambasciatori si tenevano l�uno accanto all�altro, a capo chino, mentre i Terrestri si stringevano in gruppo compatto a qualche metro di distanza e il cerchio di Rosgollani riuniti rimaneva attorno a loro, in una presenza pi� sensibile che visibile.</p><p>Poi quell�immobilit� si ruppe.</p><p>�Un momento!� disse Laurance all�improvviso.</p><p>�S�? Qualche recriminazione?�</p><p>�Dite piuttosto una protesta� replic� il pilota spaziale, facendosi avanti e mettendosi nel punto dove poco prima si era messo Bernard. Con aria di sfida, Laurance grid�: �Ci avete condotti quass�, chiss� come, noi e ora anche i Norglani. Per voi � stato un giochetto da poco agguantarci e trascinarci qui. E adesso state tenendo questa piccola corte speciale. Molto bene. Certo voi disponete di poteri misteriosi che nessuno di noi pretende di avere, e li sfoggiate cavandone tutto il vantaggio possibile. Potete spazzare via le nostre astronavi, naturalmente, passare attraverso i muri e tenere la gente sospesa a mezz�aria. Per� adesso rispondetemi: che diritto avete voi d�impicciarvi negli affari della nostra galassia? Chi vi ha autorizzati a considerarvi giudici, si pu� sapere? Rispondete a questo. � solo il diritto della vostra forza che vi autorizza a trattarci come pupazzi?�</p><p>�Noi non vi stiamo giudicando� rispose la voce del rosgollano. �Stiamo solo facendo da intermediari in una lite tra due razze. Due giovani razze, sia bene inteso. Per poter riuscire nel nostro intento, noi dobbiamo portare in campo la nostra autorit�, dobbiamo dimostrarvi la nostra forza. � l�unico modo di trattare con i bambini� dichiar� il rosgollano.</p><p>�Con chi�?�</p><p>�Bambini, s�! La vita � nata tardi nella vostra galassia. Finora, solo due razze intelligenti si sono evolute laggi�, razze energiche, vigorose. Per la prima volta il cammino di queste due razze si � incrociato. Senza la nostra mediazione, ben presto i vostri imperi in espansione sarebbero entrati in conflitto. Per questo ci assumiamo il compito di scongiurare questa guerra, agendo nell�interesse di tutte le razze di tutti gli Universi conosciuti. E tra queste razze, lo ripeto, voi siete le pi� giovani, le meno potenti e ciononostante le pi� aggressive. Ragione per cui, saranno tracciati dei limiti per l�impero della Terra, e limiti per l�impero di Norgla. Nessuno di voi dovr� varcare questi confini nella ricerca di nuove colonie. In questo modo la vostra galassia potr� vivere in pace, per l�eternit�, in una continuit� senza fine.�</p></section><section><title><p>15</p></title><p>Tutto era deciso.</p><p>Grazie a qualche loro misteriosa magia, i Rosgollani avevano evocato, l� in mezzo al campo, un modello su scala ridotta della parte dell�Universo che comprendeva la Terra e Norgla.</p><p>Il modello fluttuava a mezz�aria, una spirale con due estremit� ricurve come serpenti, composta di milioni e milioni di particelle luminose. Il modellino, che nella sua bianca leggiadria era di una bellezza da mozzare il fiato, sembrava autentico mentre stava l� sospeso, scintillante di gelidi bagliori.</p><p>All�improvviso, sorgendo dal nulla entro il modellino galattico, una linea di luce verde circond� una sfera del diametro di circa trenta centimetri, una luminescente sezione di spazio entro la lente appiattita, larga circa tre metri, che costituiva il modellino.</p><p>�Questa � la sfera di dominio terrestre� li inform� una voce rosgollana.</p><p>Un istante dopo una seconda sfera spicc� entro il modellino, stavolta rossa, pi� o meno della stessa misura.</p><p>�E questa � la sfera di dominio norglano� fu l�avvertimento dei rosgollani.</p><p>Norglani e Terrestri fissavano il modello, e i due insignificanti imperi stellari delimitati all�interno di esso. Aspettavano, sapendo gi� quello che sarebbe successo di l� a poco.</p><p>Una linea di accecante luce violetta part� infatti a zig-zag attraverso il modellino, dividendolo dall�orlo al centro, passando attraverso i fitti gruppi di stelle per dividere la galassia in due rozzi segmenti, perfettamente uguali. Ora il modello appariva come un microorganismo nel primo stadio di fissione; il violento riverbero del confine violetto feriva gli occhi di tutti. Bernard guard� altrove, e si accorse che anche gli altri facevano lo stesso.</p><p>I colori cominciarono a diffondersi attraverso tutto il modello; la luce verde riemp� tutta la met� terrestre, quella rossa si diffuse nella met� norglana. Il portavoce rosgollano riprese: �Questi saranno i confini eterni del vostro dominio. Attraversarli per qualsiasi ragione, sarebbe letale in modo definitivo. Terrestri e Norglani saranno i padroni assoluti del proprio settore, ma non dovranno mai uscirne.�</p><p>�Noi� noi non abbiamo alcuna autorit� per accettare un accordo senza prima informare il nostro governo dei patti concordati� protest� Stone balbettando. �Sinceramente, ci manca il potere di��</p><p>�Gli accordi conclusi qui non vanno discussi� replic� il rosgollano. �Non perdiamo di vista i fatti. Il consenso ufficiale delle autorit� non � affatto necessario. Questo non � un trattato al quale si sia giunti dopo negoziati: questa � un�imposizione dall�esterno. La situazione � chiara. Rispetterete la linea stabilita di confine. Non avete altra alternativa.�</p><p><emphasis>Adesso non ci sono pi� dubbi </emphasis>pens� Bernard. <emphasis>I trattati vengono concordati tra poteri uguali. Questo dei Rosgollani non � un trattato, � qualcosa di completamente diverso. � un ordine perentorio.</emphasis></p><p>I Norglani, logicamente sembravano piuttosto soddisfatti da quella intimazione. Skrinri dichiar�: �Voi� ci ordinate di obbedire alla vostra decisione?�</p><p>�S�. Ve l�ordiniamo. Questi sono i confini. Vi manterrete all�interno di essi senza farvi guerra gli uni contro gli altri. Ve lo comandiamo nel nome dell�armonia galattica. Non tollereremo disubbidienze. Siamo stati chiari?�</p><p>Undici figure fissarono attonite il modello e le aeree creature che l�avevano costruito. Nessuno parl�: n� i Norglani, n� i Terrestri. Parecchi secondi passarono nel pi� assoluto silenzio, senza che ci fosse risposta.</p><p>�Intesi?� chiese il rosgollano, in tono piuttosto aspro.</p><p>Qualcuno doveva pur parlare, ammettere ci� che ciascuno in cuor suo gi� accettava come ineluttabile. Martin Bernard si strinse nelle spalle e dichiar� tranquillamente: �S�. Abbiamo compreso la situazione.�</p><p>�E quelli di Norgla?�</p><p>�Compreso� disse Skrinri, imitando non solo la risposta di Bernard, ma perfino il tono rassegnato.</p><p>�E cos�, � deciso.�</p><p>Il modello con i confini segnati si dissolse.</p><p>�Sarete riportati sui vostri pianeti. L� informerete i capi dei rispettivi governi dell�esistenza di questi confini che noi abbiamo tracciato. Avvertirete questi governi che ogni trasgressione avr� per effetto una punizione immediata.�</p><p>Tutto era compiuto.</p><p>Irrevocabilmente?</p><p>Indiscutibilmente?</p><p>Una luce fosforescente avvolse le due tozze figure degli ambasciatori Norglani e immediatamente Skrinri e Vortakel sbiadirono e scomparvero. Un attimo dopo, la maggior parte dei Rosgollani era stata trasportata altrove con lo stesso sistema.</p><p>Ancora una frazione di secondo, poi i Terrestri sentirono che un�ondata di calore li sommergeva, e senza alcuna sensazione di movimento, si ritrovarono nuovamente accanto alla loro astronave.</p><p>Nel silenzio si ud� una voce rosgollana che ordinava gentilmente: �Entrate nella vostra astronave. Vi riporteremo nella galassia alla quale appartenete.�</p><p>Bernard alz� gli occhi per un attimo, e incontr� lo sguardo di Laurance. Il Comandante sembrava deluso, sconcertato, umiliato. Laurance guard� subito altrove. Bernard non os� guardare nessun altro. L�intero gruppo di Terrestri, silenzioso, vergognoso, si arrampic� sull�astronave in attesa.</p><p>Peterszoon, l�ultimo a salire a bordo, attiv� i comandi dei portelli, chiudendo a tenuta stagna quello principale. Si ud� un leggero sibilo mentre gli equilibratori di pressione entravano in azione. Laurance e il resto dell�equipaggio si avviarono in fila indiana verso la loro cabina di prua. Bernard, Havig, Stone e Dominici si avviarono stancamente verso poppa, nella cabina passeggeri.</p><p>Nessuno parl�.</p><p>I quattro diplomatici si sistemarono sulle cuccette antiaccelerazione e aspettarono incerti, ciascuno evitando accuratamente lo sguardo dei compagni. Un senso di generale umiliazione, deprimeva i loro spiriti.</p><p>L�astronave decoll� quasi immediatamente, senza che nessuno provasse la minima sensazione. Lo scafo venne semplicemente staccato dal suolo e fatto fluttuare verso lo spazio, come se la velocit� di decollo sul pianeta di Rosgolla fosse zero, e i concetti inerzia e massa, parole altrettanto prive di significato.</p><p>Fu Stone quello che decise di rompere il silenzio opprimente, mentre l�astronave guadagnava quota.</p><p>�� andata cos� mormor� amareggiato, fissando la parete. �Avremo una bella storia da raccontare al nostro ritorno! Far� sensazione, eh? Gli audaci Terrestri s�imbattono non in una razza estranea, ma in due, e la seconda li prende a calci ancora pi� forti che la prima. Certo che in questa simpatica conferenza siamo arrivati terzi su tre, vero?�</p><p>Dominici scosse la testa. Non era d�accordo. �Be�, non direi che c�� andata cos� male.�</p><p>�No?� disse Stone meravigliato.</p><p>�Neanche un po�� sostenne Dominici. �Direi che, tutto sommato, i Norglani ne sono usciti pi� spennati di noi. Non dimenticate che i Norglani pretendevano l�intero Universo salvo la nostra piccola sfera di dominio� prima che entrassero in campo i Rosgollani. E adesso anche loro devono accontentarsi di un misero cinquanta per cento della comune galassia: niente pi�.�</p><p>�E questa, immagino, la chiamate una vittoria per noi!� disse Stone. �Ma ragionando in questo modo si pu� negare anche l�evidenza pi� lampante di un fatto.�</p><p>�E inoltre equivale a credere che i Norglani si atterranno alla linea di confine� disse Havig.</p><p>�Io penso che lo faranno� disse Bernard. �Del resto, non vedo proprio come potrebbero fare altrimenti. Devono stare ai patti, lo vogliano o no. Questi Rosgollani sembrano dotati di poteri mentali senza limiti. Probabilmente non perderanno mai d�occhio la nostra galassia, fungendo da servizio di sicurezza e mandando all�aria ogni incidente che potrebbe sorgere da una eventuale violazione di confine.�</p><p>�Pattugliare la nostra galassia, insomma� disse cupo Stone. �Piacevole idea, vero? Cos� noi partiamo da Terra con squilli di tromba, come rappresentanti della razza dominante dell�Universo, e torniamo confinati in un angolino della nostra stessa galassia, e a libert� vigilata, per di pi�. Voglio vedere come la prender� l�Arconato, cari miei.�</p><p>�Nessuno pu� prenderla bene� disse Bernard. �Ma la verit� fa sempre male. E questa � una di quelle verit� che ogni terrestre si dovr� ficcare bene in testa. La cosa che ora sappiamo, e che prima ignoravamo, � che non siamo affatto la razza dominante dell�Universo. Non ancora, per lo meno. I Rosgollani, e forse altri in galassie ancora pi� distanti, hanno il vantaggio di avere iniziato un processo evolutivo cinque o seicentomila anni prima di noi. E cos� noi siamo stati rimessi al nostro posto. Eravamo un gruppo di ragazzetti che credevano d�avere l�Universo in tasca. Be�, non � cos�, ecco tutto, e bisogner� che l�Arconato e tutti i Terrestri si adattino a quest�idea.�</p><p>�Come volete; per� questa � la pi� grande disfatta che la Terra abbia mai subito in tutta la sua storia� torn� a insistere Stone.</p><p>�Disfatta?� rise Bernard. �Sentite, Stone, se voi battete una mano contro la paratia di metallo e vi fate male, la chiamate una disfatta? Certo, la paratia sfida la vostra mano. E sar� sempre cos�. � nella natura stessa del metallo d�essere pi� forte di una mano nuda, e sarebbe ridicolo mettersi a piagnucolare sugli aspetti filosofici della situazione.�</p><p>�Se io voglio sconfiggere una paratia, non uso le dita� disse Stone. �Uso una fiamma ossidrica. E nove volte su dieci la spunto io.�</p><p>�Ma non disponiamo di una fiamma ossidrica da usare contro i Rosgollani� replic� Bernard. �Non siamo fatti della loro stessa lega, tutto qui. � nella natura stessa delle cose che razze molto pi� evolute, che vantano mezzo milione di anni di priorit� sulla nostra, siano pi� potenti di quanto siamo noi. Perch� farne una tragedia?�</p><p>�Bernard ha ragione� disse Havig con voce pacata. �La grande ruota della vita continua a girare. Un giorno i Rosgollani spariranno dall�Universo, e noi, ormai al tramonto della nostra esistenza, osserveremo altre razze pi� giovani e pi� forti che tenteranno di farla da padroni negli spazi. E che cosa faremo? Esattamente quello che hanno fatto i Rosgollani con noi: confineremo queste razze, per amore della nostra pace. Ma, probabilmente, a quell�epoca sapremo anche Chi ci ha creati, e non agiremo solo per il nostro interesse.�</p><p>Stone, prendendosi la testa tra le mani, mormor�: �Quello che dice Bernard non fa una grinza finch� restiamo in un ambito teorico, intellettuale. Non voglio negarlo, tutt�altro. Ma cerchiamo di vedere la situazione nella sua realt�. Cosa diremo all�umanit� che si crede il non plus ultra della creazione? Che abbiamo scoperto di essere vagiti, balbuzie, finale di voci arroganti disperse tra Universi immensamente pi� evoluti?�</p><p>�Questo � un problema che riguarda gli Arconti, non noi� disse Dominici.</p><p>�Ma che importanza ha di chi sia il problema?� chiese Stone sempre pi� infuriato. �La Terra ne rester� stravolta. Si tratta di un�umiliazione planetaria.�</p><p>�Si tratta di un�apertura mentale planetaria� disse secco Bernard. �Un ampliamento di vedute, che distrugger� ogni traccia di auto-compiacimento. Per la prima volta abbiamo altre razze con le quali misurarci. Sappiamo che i Norglani valgono tanto quanto noi almeno per adesso, e che i Rosgollani valgono centomila volte di pi�. Perci� sappiamo che dobbiamo progredire, per tener testa ai Norglani, e per portarci al livello dei Rosgollani. E ci arriveremo.�</p><p>Hernandez entr� nella cabina passeggeri e si arrest� sulla soglia, guardando incerto dall�uno all�altro.</p><p>�Ho interrotto una discussione importante?� chiese.</p><p>�Cosa potrebbe essere importante, ormai?� disse Stone con voce tetra.</p><p>�Stavamo solo discutendo sui nuovi sviluppi della nostra situazione� spieg� Bernard. �C�� qualcosa che non va a prua, Hernandez?�</p><p>Il pilota scosse la testa. �No, dottor Bernard, va tutto bene. Il Comandante Laurance mi ha mandato per avvertirvi che a quanto pare i Rosgollani ci hanno riportato nel punto in cui ci siamo smarriti, e quindi stiamo per eseguire la conversione nell�iperspazio e dirigerci verso casa.�</p><p>�Ma � impossibile!� disse Stone.</p><p>Contemporaneamente, Dominici mand� un�esclamazione di sorpresa. �Cosa? Volete dire che siamo gi� rientrati nella nostra galassia? Ma��</p><p>�Proprio cos� disse tranquillamente Hernandez. �� passata solo mezz�ora, tempo della nave, da quando abbiamo lasciato Rosgolla. E siamo gi� arrivati.�</p><p>�Ne siete certo?� chiese Bernard.</p><p>�Il Comandante � sicurissimo.�</p><p>Hernandez usc�. Un brivido di sbigottimento scosse Bernard.</p><p>L�astronave, dunque, aveva attraversato il golfo galattico in poco pi� di venticinque minuti, grazie alla spinta dei Rosgollani. Era un fatto che andava oltre le possibilit� di comprensione della mente umana. Ma, Bernard se ne rendeva conto, poteva essere la cosa pi� semplice del mondo per una razza progredita come quella Rosgollana. Una passeggiatina igienica, una giterella attraverso migliaia di anni-luce, una cosetta di cui non metteva nemmeno conto di parlare.</p><p>Bernard si sentiva profondamente a disagio.</p><p>Per�, nonostante tutto, provava anche un senso di conforto. Sul piano dell�evoluzione i Rosgollani si trovavano in vantaggio di almeno mezzo milione di anni. Perci�, potevano fare miracoli. Ma quanti risultati raggiunti dall�Uomo contemporaneo sarebbero sembrati miracoli all�Homo Sapiens di poche centinaia d�anni prima? Per non parlare di quello di mezzo milione d�anni prima.</p><p><emphasis>Dove eravamo, e cosa eravamo, mezzo milione d�anni fa</emphasis>? si chiese Bernard. <emphasis>Ci battevamo il petto, balzavamo allegramente da un ramo all�altro, cucinavamo i nostri zii per cenare, se pure non ce li mangiavamo crudi, perch� probabilmente l�idea di cucinare non era ancora venuta a nessuno. Eppure, abbiamo compiuto tutto il percorso dal Pitecanthropus eretto all�era del transmat, in mezzo milione d�anni� e il progresso ha fatto passi sempre pi� veloci. Si tratta di un bel viaggio, e non si pu� dire che abbiamo impiegato troppo tempo a compierlo. Perci�, chi pu� dirci quale grado evolutivo avremo raggiunto quando saremo vecchi quanto i Rosgollani</emphasis>?</p><p>Quel pensiero era confortevole. Per la prima volta da quando la spedizione era partita, dalle distese desolate dell�Australia Centrale, Bernard prov� un attimo di certezza, di comprensione per la relazione Uomo-Universo.</p><p>Quella certezza quasi lo stordiva�</p><p>�Ehi, Bernard� Bernard? Vi sentite bene?� chiese Dominici.</p><p>�Eh? S�, certo, Perch�?�</p><p>�Avete fatto una faccia cos� strana, all�improvviso. Avevate una specie di sorriso estatico sul volto. � durato qualche secondo, ma non vi avevo mai visto sorridere in quel modo.�</p><p>�Pensavo� a una cosa� rispose Bernard, tranquillamente. �Tessere di un mosaico che andavano a posto. E io� be�, per un secondo sono stato felice. E lo sono ancora.� Si protese in avanti. �Dominici, ditemi dei Norglani, biologicamente parlando. Tutto quello che siete riuscito a intuire.�</p><p>Il biologo si accigli�. �Be�� prima di tutto, � evidente che sono mammiferi.�</p><p>�Naturalmente. E quanto alla loro evoluzione?�</p><p>�Hanno avuto origine da qualche essere del tipo dei primati, sarei pronto a scommetterlo. Naturalmente ci sono enormi differenze, ma questo � logico tenendo conto che c�� di mezzo una distanza di dodici o quindicimila anni-luce. Le otto dita, i doppi gomiti� Ma a parte questo, almeno a giudicare dall�esterno, direi che sono molto simili a noi.�</p><p>�Una razza pi� giovane della nostra, secondo voi?�</p><p>Lo sguardo di Dominici esprimeva l�incertezza. �Pi� giovane? No, non direi. Forse pi� vecchia.�</p><p>�Che cosa ve lo fa pensare?�</p><p>Dominici si strinse nelle spalle. �Intuizione, diciamo cos�. Sembrano pi� definiti nei loro atteggiamenti. Pi� stratificati, direi. La differenza non pu� essere sensibilissima� due o tremila anni, su per gi�, ma ho l�impressione netta che siano civilizzati da pi� tempo.�</p><p>�Sono d�accordo con voi� disse Havig dal suo angolino. �Da quel poco che ho potuto afferrare del loro complicato linguaggio, direi che � molto evoluto� proprio il tipo di linguaggio che una razza potrebbe avere raggiunto dopo un paio di migliaia di anni. Ma perch�, Bernard? Come mai queste domande improvvise? Che cosa avete in mente?�</p><p>Bernard tentenn� la testa.</p><p>�Stavo mettendo assieme alcune cose da dire al Tecnarca, al nostro arrivo� disse soltanto, e non accenn� a volere aggiungere ulteriori spiegazioni.</p><p>Il gong suon� dando il segnale di conversione. Poco dopo, Nakamura si affacci� nella cabina per avvertire i passeggeri che la nave seguiva regolarmente la sua rotta, e che tra poco sarebbe stato servito il pranzo.</p><p>Mangiarono tranquillamente. Non c�era ragione di mostrarsi euforici dopo una simile avventura tra le stelle. Tutti sapevano molto bene che stavano facendo ritorno alla Terra dopo una missione che era terminata con un�inaspettata diminuzione di spazio per l�Uomo nell�Universo. Le notizie di cui erano latori non sarebbero certo suonate gradite ai mondi terrestri, n� a quell�uomo inflessibile, duro, altero, che li aveva costretti a quel viaggio. Le verit� amare difficilmente sono bene accolte.</p><p>Havig rimase nel saloncino per dare una mano a Nakamura che doveva rimettere in ordine dopo il pasto. Bernard ritorn� in cabina con Stone e Dominici. Erano tornati tutti di umore cattivo. Ogni minuto che passava, ormai, li portava pi� vicini alla Terra, e all�incontro col Tecnarca.</p><p>Stone sedeva quieto sulla sua cuccetta, e si teneva il volto tra le mani. Bernard alz� gli occhi all�improvviso e si accorse che il paffuto diplomatico stava piangendo.</p><p>And� da lui.</p><p>�Stone, non fate cos�!�</p><p>�Lasciatemi in pace� fu la risposta soffocata.</p><p>�Ma via, scuotetevi��</p><p>�Andatevene.�</p><p>�Maledizione� disse Bernard, �ma perch� piangete? Si pu� sapere? Possibile che il fatto che i Terrestri non siano pi� quei padreterni che si credevano vi abbia sconvolto a questo modo? O piuttosto siete fuori di voi pensando che forse perderete il posto che avevate all�Arconato?�</p><p>Stone rialz� la testa, pallido, con gli occhi rossi, e l�espressione sorpresa di un uomo che vede svelati i suoi segreti pi� riposti. �Come osate dire��</p><p>�� la verit�, no?�</p><p>�Cosa vorreste��</p><p>�Confessatelo� proruppe Bernard in tono volutamente aspro. �Affrontate la verit�. � un�abitudine che almeno noialtri dovremmo cominciare a prendere.�</p><p>Il diplomatico assunse un�espressione come se l�avessero frustato. Si rannicchi� su se stesso, e dopo un attimo di silenzio disse con voce bassa e distante: �Va bene, � la verit�. � inutile che cerchi di nasconderlo, ormai. Per venticinque anni hanno continuato ad addestrarmi per l�Arconato, e adesso tutto crolla. La mia carriera � finita. Volete che sia allegro dopo la piega che hanno preso gli avvenimenti? Credete che sceglierebbero mai come Arconte l�ambasciatore che � tornato con la notizia che l�Uomo� che l�Uomo��</p><p>Non pot� continuare.</p><p>I singhiozzi ricominciarono. Bernard si sentiva a disagio nell�osservare quelle spalle massicce scosse da un tremito incontrollabile.</p><p><emphasis>Tanto vale lasciarlo piangere </emphasis>pens�. <emphasis>Forse la sua carriera � finita, o forse no, ma questo sfogo gli far� bene ugualmente. Dio sa quanto ne avremmo bisogno, tutti quanti.</emphasis></p><p>Ritorn� alla sua cuccetta. Dopo un po� vide Stone che si alzava, si lavava la faccia, si asciugava gli occhi e si faceva una puntura di sedativo nel braccio. Il diplomatico si sdrai� di nuovo, e poco dopo si addorment�. Bernard rimase sveglio, a fissare il grigiore dello schermo televisivo, a osservare il movimento implacabile delle lancette dell�orologio. Anche lui era d�umore depresso, eppure non cos� cupo come ci sarebbe stato da aspettarsi. Quel viaggio, Bernard lo sapeva, era stata un�esperienza preziosa per lui, come lo sarebbe stato per chiunque. La Terra aveva appreso alcune cose sul proprio conto che aveva sempre avuto un bisogno disperato di apprendere, e lo stesso si poteva dire di Martin Bernard. Riandando con la memoria all�immediato passato, si sorprese di alcune sue azioni. L�improvviso senso di simpatia e di comprensione per Havig, per esempio.</p><p>Quel viaggio gli aveva allargato le idee, aveva ampliato la sua conoscenza di se stesso e degli altri. Ora poteva guardarsi indietro e osservare il Martin Bernard di un tempo in una nuova, fredda e distaccata prospettiva.</p><p>E ci� che vedeva non lo lasciava molto soddisfatto.</p><p>Vedeva un individuo egocentrico, quasi odiosamente egoista, con una punta di crudelt� ben camuffata da modi amabili. Il suo articolo polemico contro Havig, per esempio, non era stato un�espressione di dissenso culturale, quanto un attacco contro una filosofia che chiamava in causa le sue concezioni edonistiche. E anche la relazione con sua moglie gli appariva con mortificante chiarezza. Non era affatto vero che lui non fosse nato per essere un buon marito. Semplicemente, non aveva fatto niente per diventarlo. Lei non era invadente, era solo una donna che desiderava dividere la vita del marito, mentre ne era stata completamente tagliata fuori.</p><p>Bernard guardava fisso dinanzi a s�. Quella segregazione obbligatoria, ben diversa dall�influenza cullante del suo nido cos� intimo di Londra, l�aveva costretto a un esame di coscienza, indotto a dare un�occhiata oggettiva al suo vero io racchiuso finora in un guscio di auto-compiacimento.</p><p>Un identico risveglio altrettanto brusco, avrebbe avuto la Terra, tra poco. Bernard si chiese se la gente in generale avrebbe imparato qualcosa dall�urto di quelle verit� buttate in faccia, o se invece non avrebbe immediatamente innalzato meccanismi di difesa per impedire all�amara realt� di farsi strada nelle menti e nei cuori. Bernard si accigli�. Non se la sentiva di rispondere a quella domanda.</p><p>Intanto, il tempo scorreva veloce. Solo dodici ore, poi ci sarebbe stata di nuovo la conversione. Le lancette si muovevano, lente ma inesorabili.</p><p>Dieci ore.</p><p>Otto.</p><p>Sei.</p><p>Quattro.</p><p>Due.</p><p>Gli ultimi minuti parvero a tutti infiniti. La faccia di Bernard era una rigida maschera, gli occhi gli dolevano a forza di fissare l�orologio. Da ore, nessuno aveva detto una parola.</p><p>I colpi di gong echeggiarono, finalmente, e la loro risonanza riemp� la cabina, solenne come l�annuncio del Giudizio Universale. L�attimo della conversione si comp�. Lo schermo visivo s�illumin� mentre la VUL-XV usciva dal vuoto misterioso e rompeva la barriera per ritornare nell�Universo conosciuto.</p><p>Da prua, in tono lento, misurato, arriv� il messaggio di Laurance: �In questo momento stiamo attraversando l�orbita di Nettuno, diretti verso l�interno del sistema solare. Ho comunicato via radio con la Terra e loro hanno ricevuto il mio messaggio. Sanno che stiamo per rientrare.�</p></section><section><title><p>16</p></title><p>Lo studio personale del Tecnarca McKenzie, con le pareti di pietra scura e il lucido pavimento di marmo, aveva una semplicit� aspra, quasi monastica. La stanza senza finestre era stata disegnata con lo scopo di impressionare sia l�occupante, che i visitatori, sottolineando l�austera importanza della reponsabilit� di un Tecnarca. <emphasis>L�effetto </emphasis>pens� Martin Bernard, <emphasis>� stato raggiunto in pieno. </emphasis>Nel seguire McKenzie in quel locale, il sociologo aveva provato infatti un senso di riverenza, quasi di sacro timore.</p><p>Solo poche parole erano state scambiate dopo l�atterraggio della VUL-XV, avvenuto un�ora prima nel cuore dell�Australia Centrale. I viaggiatori si erano fatti avanti, e forse il Tecnarca aveva capito dai loro volti tesi e cupi che le notizie di cui erano portatori andavano date con una certa prudenza. In ogni modo, non aveva fatto domande, e si era limitato a rivolgere loro un breve cenno di saluto mentre essi mettevano piede a terra. Poi Bernard gli si era avvicinato.</p><p>�Agli ordini, Eccellenza.�</p><p>�Salve, Bernard. Quali notizie?�</p><p>�Potrei fare il mio rapporto in privato?�</p><p>Il colloquio era stato accordato. Uno alla volta, entrando nel campo transmat, i parlamentari avevano attraversato la distanza dal campo spaziale alla Sede dell�Arconato. Ora Dominici, Stone e Havig aspettavano nell�anticamera del Tecnarca, mentre Bernard, da solo, si accingeva ad affrontare McKenzie.</p><p>Il Tecnarca prese posto dietro la scrivania ampia e sgombra, e fece cenno a Bernard di accomodarsi di fronte a lui. Contentissimo di non dovere restare in piedi, perch� le gambe gli tremavano, Bernard sedette. Si era preparato bene quel che doveva dire, ma era ugualmente preda di una viva tensione.</p><p>Fiss� bene in faccia il Tecnarca. Quegli occhi scuri e pensosi, quel naso grande, quelle labbra carnose e serrate, la mascella sporgente, il collo dalle vene ingrossate. McKenzie sembrava forte come un toro. Bernard si chiese di quanta di quella forza il Tecnarca avesse bisogno per sopportare il colpo che stava per ricevere.</p><p>�Volevate fare rapporto a me, dottor Bernard. Benissimo. Sono estremamente interessato al vostro viaggio. Vorrei i particolari, insomma.� La voce del Tecnarca era piana, ben modulata, e scandiva con precisione ogni sillaba.</p><p>�Comincer� dall�inizio, allora, Eccellenza� disse Bernard.</p><p>�Ottima idea.�</p><p><emphasis>Smettila di tergiversare! </emphasis>ordin� a se stesso Bernard. Lo sguardo del Tecnarca rifletteva l�impazienza, forse una certa ironia. Con voce calma, Bernard cominci�: �Non abbiamo incontrato difficolt� tecniche nel raggiungere il pianeta della colonia aliena. Atterrati, osservammo per un poco quegli esseri sconosciuti, e finalmente ci presentammo tutti insieme. Il dottor Havig svolse un ottimo lavoro per insegnare ad alcuni di quegli esseri a parlare il terrestre. Tra parentesi, rispondono al nome di Norglani. Facemmo loro comprendere che eravamo andati l� per negoziare un trattato, dopo di che i Norglani da noi avvicinati ci lasciarono e ritornarono, qualche tempo dopo, con due superiori� fisicamente pi� grandi ed evidentemente molto pi� intelligenti, dato che erano stati in grado di assorbire una settimana di lezioni di terrestre nel giro di poche ore. Quando s�incontrarono con noi, parlavano gi� benino, e miglioravano di minuto in minuto.�</p><p>�Cosa dissero?� volle sapere McKenzie.</p><p>Bernard si protese in avanti. �Spiegammo loro con assoluta chiarezza che i confini delle nostre rispettive sfere di espansione avrebbero finito inevitabilmente per sovrapporsi creando cos� le premesse per un conflitto. Dichiarammo loro che era desiderio della Terra arrivare subito a un compromesso pacifico, invece di lasciare che le cose procedessero autonomamente fino all�irreparabile.�</p><p>�S�? E come reagirono?�</p><p>�Malissimo. Ascoltarono quello che avevamo da dire, e infine ci presentarono una contro-proposta: che la Terra si limitasse ai mondi gi� colonizzati, lasciando tutto il resto ai Norglani.�</p><p>�Cosa?� Gli occhi del Tecnarca scintillarono di collera. �S�� mai sentita una sciocchezza come questa?! Vorreste dire che vi proposero senza cerimonie di accettare che l�espansione terrestre avesse fine immediatamente? Che noi abdicassimo a tutti i poteri galattici?�</p><p>Bernard assent�. �Si espressero precisamente in questi termini. La galassia era loro. Ci consentivano di tenerci i mondi gi� colonizzati, ma nient�altro.�</p><p>�E voi, naturalmente, respingeste una proposta cos� infame.�</p><p>�Non ne avemmo nemmeno il tempo, Eccellenza.�</p><p>�Come?�</p><p>�I due ambasciatori Norglani lanciarono il loro ultimatum e sparirono� se ne tornarono al loro pianeta d�origine. Evidentemente posseggono l�equivalente dei nostri viaggi transmat per spostarsi tra i loro mondi. Protestammo con il sovrintendente della colonia, ma ci rispose che non poteva fare niente; gli ambasciatori se n�erano andati e non sarebbero tornati indietro. E cos�, i colloqui vennero sospesi. Noi partimmo immediatamente per la Terra.�</p><p>McKenzie ascoltava incredulo, ribollente di sdegno. Macchie di colore gli chiazzavano le guance, le narici gli si dilatavano per la collera repressa. �Vi rendete conto di ci� che significa quest�ultimatum? Siamo praticamente in guerra con queste creature, nonostante tutti i��</p><p>Bernard alz� una mano, sforzandosi di mantenerla ferma. �Chiedo scusa, Eccellenza. Non ho finito di esporvi gli avvenimenti del viaggio.�</p><p>�C�� dell�altro?�</p><p>�C�� molto di pi�. Vedete, nel viaggio di ritorno ci siamo smarnti. Il Comandante Laurance e i suoi uomini tentarono di ritrovare la rotta. Invano. Emergemmo dall�iperspazio, alla fine, nella regione della Nuvola Magellanica Maggiore.� Bernard sentiva un nodo alla bocca dello stomaco. Le parole gli uscivano dalle labbra faticosamente, sebbene, ne era certo, ognuna di esse sollevasse un inferno nella mente del Tecnarca. �Eravamo fuori strada, a cinquantamila parsec dalla Terra, e non c�era modo di fare ritorno. All�improvviso la nostra astronave venne afferrata da una forza irresistibile. Fummo trascinati su un pianeta della Nube Magellanica, abitato da esseri che si presentarono a noi come Rosgollani. Strani esseri, dotati di incredibili poteri mentali. I Rosgollani lessero nelle nostre menti. Ci interrogarono. Scoprirono della nostra missione presso i Norglani. E poi� poi portarono i due ambasciatori Norglani, attraverso lo spazio, fin sul loro pianeta, su Rosgolla, per costringerli a incontrarsi con noi.�</p><p>L�espressione del Tecnarca cambiava di continuo man mano che Bernard proseguiva nella sua relazione. Ora McKenzie pareva fissare un punto nel vuoto, sempre pi� pallido, con occhi vitrei e riflessivi.</p><p>�Continuate� ordin� il Tecnarca, con voce mortalmente calma.</p><p>�I Rosgollani inscenarono una specie di processo. Esaminarono le nostre pretese e le bocciarono. I Norglani si indignarono, e allora i Rosgollani li umiliarono� con la levitazione, facendoli restare sospesi a mezz�aria, e poi lasciandoli ricadere come due sacchi di stracci. Era una dimostrazione di potenza inimmaginabile. Dopo di che, non ci fu pi� niente da fare. Quando i Rosgollani ci ebbero dimostrato come fosse impossibile opporsi ai loro ordini, pensarono loro stessi a come dividere la nostra galassia in due sfere: la terrestre e la norglana.�</p><p>�L�hanno divisa?�</p><p>�S�. Ecco� ho la mappa. � una linea che passa proprio attraverso il cuore della nostra galassia. Da questa parte, � tutto nostro, da quest�altra � tutto dei Norglani. E se uno dei popoli attraverser� il confine, o se tenter� di uscire dalla galassia, le pattuglie Rosgollane se ne accorgeranno subito e provvederanno alla punizione. Che sar� fatale e definitiva.�</p><p>Il Tecnarca prese la carta stellare che Bernard gli porgeva, la fiss� per un istante, la butt� bruscamente da un canto. Sospir�.</p><p>�Non vi state� inventando tutto, Bernard?�</p><p>�No, Eccellenza. � tutto verissimo. I Rosgollani sono l� fuori, come civilt� ci precedono di almeno mezzo milione di anni; e ci hanno lasciato capire che esistono altre razze ancora pi� potenti, nelle zone ancora pi� lontane dell�Universo.�</p><p>�E noi dobbiamo rigare diritti come ragazzetti a scuola. I Norglani di qua, i Terrestri di l�, mentre i Rosgollani controllano che nessuno esca di fila. � cos�, vero?� La faccia del Tecnarca divenne una maschera di rigida angoscia. L�uomo si protese sullo scrittoio, reggendosi ai bordi con le grosse mani robuste. Strinse il legno e chiuse gli occhi, la faccia contratta dall�intimo tormento.</p><p>Qualcosa si disgreg� nell�animo del Tecnarca. Le spalle parvero incurvarsi, la faccia si raggrinz�, la bocca si pieg� in gi� agli angoli, le massicce braccia parvero perdere tutta la loro forza e ciondolare nel vuoto. Bernard fiss� il pavimento. Essere testimone del crollo di McKenzie, il grande Tecnarca, era penoso, avvilente.</p><p>Quando McKenzie torn� a parlare, lo fece con voce diversa, senza pi� quell�interna nota metallica che gli era caratteristica: �Dunque, devo dedurne che questa spedizione non sia stata un successo, alla fin fine. Vi ho mandati come rappresentanti della pi� scelta razza della galassia, e siete tornati disfatti, schiacciati��</p><p>�Ma abbiamo ottenuto quello che volevamo, tutto sommato!� disse Bernard. �Ci avete mandato per dividere la galassia con i Norglani� e in questo siamo riusciti!�</p><p>Appena pronunciate quelle parole, Bernard ne sent� tutta l�inconsistenza. McKenzie sorrise in modo strano. �Siete riusciti? Io vi ho inviati per dividere l�intero Universo, tutti gli Universi� e voi mi tornate con una mezza galassia come contentino. Non � la stessa cosa, vero, Bernard?�</p><p>�Eccellenza��</p><p>�E cos�, tutti i miei sogni sono finiti. Pensavo che durante la mia vita avrei visto i Terrestri raggiungere i pi� lontani punti dell�Universo conosciuto, e invece siamo incastrati in una mezza galassia, grazie alla benevolenza dei nostri padroni. Perci� � la fine, vero, Bernard? Una volta imposto il limite, una volta messa una rete di cinta intorno a noi, tutti i nostri sogni d�infinito sono destinati a restare sogni.�</p><p>�No, Eccellenza! � qui che vi sbagliate!�</p><p>�Come?� chiese McKenzie, sbalorditissimo. Probabilmente era la prima volta, da quando aveva assunto la carica di Tecnarca, che qualcuno si permetteva di contrariarlo cos� apertamente. Ma ormai, McKenzie non aveva pi� la forza n� lo spirito per irritarsi.</p><p>�Non � la fine, Eccellenza� riprese Bernard. �Ammetto che non ci troviamo pi� nella posizione di supremazia in cui ci trovavamo prima che Laurance scoprisse i Norglani� Ma noi non siamo mai stati in posizione di supremazia! Non siamo mai stati i signori dell�Universo. Pensavamo di esserlo semplicemente perch� non ci eravamo mai imbattuti in altre razze. Ora, per la prima volta, conosciamo la nostra posizione vera.�</p><p>�D�accordo �continu� non � una posizione di supremazia. Anzi, siamo ben lungi da questo. Siamo troppo giovani, troppo nuovi, e assai meno potenti di quanto credessimo. Ci sono i Norglani nella nostra stessa galassia, e probabilmente sono forti quanto noi, se non di pi�. E oltre la Via Lattea ci sono i Rosgollani, e chiss� quali razze ancora pi� potenti di questa. Ma adesso abbiamo qualcosa di definito a cui dedicarci. Abbiamo obiettivi precisi, e non pi� vaghi, indefiniti. Sappiamo di dovere lavorare per superare i Norglani, e portarci all�altezza dei Rosgollani. Quando saremo arrivati al loro grado, saremo legittimamente in grado di rialzare la testa orgogliosamente, e si tratter� di orgoglio giustificato.</p><p>�Secondo me, noi siamo una razza ancora pi� giovane di quella norglana, Eccellenza. Eppure, li abbiamo gi� raggiunti ed eguagliati, nonostante tutta la loro alacrit� nell�erigere colonie, e sono certo che anche i Rosgollani hanno paura di noi. Si sono accorti di quanto rapido � stato il nostro sviluppo; sanno benissimo che � passato appena un migliaio d�anni da quando siamo entrati nell��ra delle macchine. Ci osservano ansiosi, preoccupati. Vogliono imbrigliarci per impedire che noi si progredisca troppo in fretta, che ci si sparga per l�Universo pi� rapidamente del previsto.</p><p>�I confini impostici dai Rosgollani serviranno a impedirci di addentare pi� di quanto ancora si possa ragionevolmente masticare, Eccellenza. Ma abbiamo tutto il futuro dinanzi a noi. Il domani ci appartiene. Abbiamo avuto una doccia fredda, d�accordo, ma non una sconfitta. � solo la fine della nostra compiacenza� e l�inizio di una coscienza nuova. Dobbiamo convincerci che non siamo la quint�essenza, l�<emphasis>optimum </emphasis>della creazione. Perci�, abbiamo ancora molta strada da percorrere, e di conseguenza non dobbiamo lasciarci abbattere, Tecnarca McKenzie.�</p><p>Bernard tacque. Gli sembrava d�essere un ragazzetto che fa la predica al suo maestro. D�altra parte, le relazioni di un tempo non avevano pi� valore, e quell�uomo indebolito, seduto dietro la sua austera scrivania, non era pi� in grado di ispirare il sacro timore.</p><p>McKenzie rispose con voce smorzata, incolore: �Pu� darsi, pu� darsi che abbiate ragione, Bernard. Per� non � facile rassegnarsi.�</p><p>�Certo che non � facile, Eccellenza.�</p><p>McKenzie rialz� lo sguardo. �Volevo forgiare l�impero dell�Uomo tra le stelle. Con queste mie mani, volevo costruirlo.�</p><p>�� una speranza che non abbiamo perduto, Eccellenza.�</p><p>�No. Non l�abbiamo perduta. Per� l�ho perduta io. Non saprete mai fino a che punto giungessero i miei sogni, Bernard. E adesso questi sogni potranno essere realizzati solo dai nostri lontanissimi discendenti� a migliaia di anni da oggi.�</p><p>Bernard scosse la testa con veemenza. Cercava un modo di comunicare al Tecnarca tutto l�ottimismo che lo pervadeva.</p><p>�Eccellenza, non vedete che non possiamo fermarci? Dobbiamo procedere. Ci arrampicheremo fino alla sommit� che credevamo di occupare, che ci illudevamo di avere sempre occupato nella nostra cieca ignoranza. Arriveremo in cima.�</p><p>�S�. Un giorno, forse, ci arriveremo� disse McKenzie sempre in tono spento. �Ma io non vivr� tanto da vedere quel momento, Bernard, n� voi, e nemmeno i nipoti dei nostri nipoti. E invece io volevo vederlo, Bernard. Costruirlo. Forgiare il domani con le mie stesse mani. Lo capite questo, amico? Io! Io stesso! Finch� ero in vita!�</p><p>Un profondo singhiozzo scosse il Tecnarca. Bernard guard� altrove, a disagio. Si sentiva incapace di arginare quel dolore. Non c�era niente che lui potesse dire, nessuna immaginabile parola di simpatia, niente da fare per aiutare quell�uomo energico i cui sogni di cosmica grandezza si erano sgretolati e ridotti in briciole.</p><p>Le labbra del Tecnarca tremarono. Per un attimo l�uomo aveva smarrito il controllo di s�. Poi, con uno sforzo di volont�, McKenzie riusc� a dominarsi. �Sta bene, Bernard. Mettete il rapporto per iscritto e presentatelo secondo la procedura normale. Riferite tutto, dal principio alla fine, come l�avete riferito a me. Non trascurate niente. Intesi?�</p><p>�S�, Eccellenza. C�� c�� qualcos�altro che posso fare per��</p><p>Una pausa. Poi: �Uscite di qua, solo questo. Lasciatemi solo. Dite a Naylor che per oggi non ricever� nessuno. Uscite, per favore.�</p><p>�Agli ordini, Eccellenza.�</p><p>Bernard si sentiva la gola stretta dalla pena mentre s�inchinava davanti al Tecnarca, che appariva pur sempre imponente seduto dietro il suo scrittoio nella tenuta nera d�ufficio. McKenzie lottava evidentemente per impedire ai suoi lineamenti di tradirsi e scomporsi mentre Bernard era ancora nella stanza. Poi, incapace di sopportare oltre quella vista, Bernard volt� le spalle e usc� di corsa, raggiungendo velocemente l�anticamera.</p><p>Dominici, Stone e Havig l�aspettavano l� fuori, seduti in rigida attesa sulla panca scolpita all�estremit� della sala. Bernard si rese conto che il suo viso e il suo corpo erano inzuppati di sudore, che le sue mani si aprivano e si chiudevano senza che lui se ne accorgesse.</p><p>�Ebbene?� chiese Stone immediatamente. �Come ha preso la notizia? Parlate, Bernard.�</p><p>Il sociologo alz� le spalle. �Malissimo.�</p><p>Quella parola esauriente fece il suo effetto.</p><p>�Gli avete detto tutto?� volle sapere Dominici.</p><p>�Tutto� rispose Bernard. �Non ho cercato di mitigare i fatti. Gli leggevo sulla faccia quello che provava mentre parlavo. Voleva vedere l�umanit� affermarsi negli spazi remoti; voleva vederla installare colonie su Andromeda mentre lui era ancora Tecnarca. Temo invece che dovr� rinunciare ai suoi sogni. Quantomeno ridimensionarli.� Bernard ebbe un pallido sorriso. �Mi fa molta pena. Quell�uomo � un monolite. Credo che non riuscir� ad adattarsi alla nuova situazione.�</p><p>�Non sottovalutatelo, Bernard� disse Stone. �McKenzie � un grand�uomo.�</p><p>�Grande, s�, ma questa grandezza potrebbe distruggerlo� E spero proprio che questo non avvenga� concluse Bernard. �Pu� darsi che abbia la forza di superare la crisi. Per�, non sar� mai pi� lo stesso di prima.�</p><p>Naylor, il segretario del Tecnarca, usc� lentamente nell�anticamera, con faccia professionalmente inespressiva. Bernard si chiese come avrebbe reagito Naylor se avesse visto il suo capo prima, quando era totalmente prostrato, sconfitto. Forse sarebbe crollato anche lui.</p><p>�Signori� disse Naylor �� terminata la vostra udienza col Tecnarca?�</p><p>�S�, � terminata� rispose Bernard. �E il Tecnarca mi ha pregato di trasmettervi un messaggio.�</p><p>�Dite pure.�</p><p>�Ha detto che non vuole vedere pi� nessuno per tutto il resto della giornata.�</p><p>�S�, signore. Benissimo, signore.� Naylor si stamp� bene in mente l�ordine e pass� ad altro. �Devo prendere disposizioni per il vostro viaggio di ritorno verso casa?�</p><p>�S�, grazie.�</p><p>Mentre Naylor si affaccendava attorno alle coordinate del transmat, Bernard si conged� dagli uomini coi quali aveva vissuto l�ingrata avventura negli spazi. Stone: ormai una figura scialba, desolata, la cui vita era scossa alla base quanto quella del Tecnarca. Domicini: battagliero come sempre, impassibile, almeno esternamente, nonostante l�esperienza vissuta. Havig: austero, introspettivo, pio, ma se non altro non pi� cos� disperatamente solo.</p><p><emphasis>Sono tutti uomini</emphasis>, pens� Bernard.</p><p>Era contento di averli conosciuti. Ma ormai, era giunto il momento di separarsi. �Dottor Bernard, siete pronto?� chiese Naylor.</p><p>�Addio� disse Bernard.</p><p>�Il Signore vi accompagni sempre� gli grid� dietro Havig.</p><p>Bernard sorrise ed entr� nel campo transmat, emergendo immediatamente nel proprio appartamento di Londra, a ottomila chilometri di distanza. Tutto era ancora come l�aveva lasciato. Perfino l�aria era fresca: non c�era odore di chiuso. Tutto in ordine: i libri, la pipa, la musica, il brandy� tutto in attesa che lui tornasse per immergersi nella comoda vita di tutti i giorni, riprendendola dal punto in cui l�aveva lasciata.</p><p><emphasis>Ma non sar� mai pi� la stessa</emphasis>, pens� Bernard. <emphasis>Mai pi�, per nessuno di noi.</emphasis></p><p>And� alla finestra, e fiss� lo sguardo nella serata londinese. Le stelle brillavano lontanissime in mezzo alle tenebre velate da una leggera foschia.</p><p><emphasis>Mai pi� la stessa cosa!</emphasis></p><p>Eppure, nei recessi della sua anima, Bernard sent� che tutto sarebbe andato per il meglio. Sicuramente n� lui, n� l�infelice Tecnarca, n� alcun uomo che oggi camminava sulla Terra avrebbe potuto vedere quel momento. Ma quel giorno sarebbe arrivato e l�Uomo avrebbe finalmente preso il posto che gli competeva tra le stelle.</p><subtitle>FINE</subtitle></section></body><binary id="cover" 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