<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><FictionBook xmlns="http://www.gribuser.ru/xml/fictionbook/2.0" xmlns:l="http://www.w3.org/1999/xlink"><description><title-info><genre>sf</genre><author><first-name>Clifford</first-name><middle-name>D.</middle-name><last-name>Simak</last-name></author><book-title>Camminavano come noi</book-title><annotation><p>La crisi degli alloggi, che deve essere molto sentita anche negli Stati Uniti, ha probabilmente ispirato a Clifford Simak questo suo recentissimo libro, dove si dimostra come la sempre pi� difficile situazione in cui si trovano gli abitanti delle moderne metropoli possa avere, in realt�, un�origine extraterrestre, possa dipendere dalle oscure manovre di una razza d�invasori spaziali. E che l�umanit� debba infine la sua salvezza non alla propria intelligenza o alle proprie armi, ma a un�altra �razza�, tra le meno nobili del nostro pianeta, non � che una delle molte trovate di questo ironico e movimentato romanzo.</p></annotation><date value="1963-08-25">1963</date><coverpage><image l:href="#cover"/></coverpage><lang>it</lang><src-lang>en</src-lang><translator><first-name>Stefano</first-name><last-name>Torossi</last-name></translator></title-info><src-title-info><genre>sf</genre><author><first-name>Clifford</first-name><middle-name>D.</middle-name><last-name>Simak</last-name></author><book-title>They Walked Like Men</book-title><date>1962</date><lang>en</lang></src-title-info><document-info><author><nickname>Verdi1</nickname></author><program-used>Fiction Book Designer, FictionBook Editor Release 2.6, fb2cut 2.5.4, fb2cut 2.6.2</program-used><date value="2011-07-23">23.07.2011</date><id>FBD-A71843-02EE-7843-93A1-476F-D489-ED70A4</id><version>1.0</version></document-info><publish-info><book-name>Camminavano come noi</book-name><publisher>Mondadori</publisher><city>Milano</city><year>1963</year><sequence name="Urania" number="315"/></publish-info></description><body><title><p>Clifford D. Simak</p><p>Camminavano come noi</p></title><section><title><p>1</p></title><p>Era gioved� sera: avevo bevuto un po� troppo, l�atrio era buio, e questa fu l�unica cosa che mi salv�. Se non mi fossi fermato sotto la luce del pianerottolo, davanti alla porta della mia camera, a tirar fuori le chiavi, sarei caduto nella trappola come un allocco.</p><p>Che fosse un gioved� sera non ha alcuna importanza, ma sono un giornalista, abituato, ogni volta che scrivo, a indicare sempre il giorno, l�ora, e ogni altro dettaglio.</p><p>L�atrio era buio perch� il proprietario, il vecchio George Weber, era uno spilorcio. Passava la met� del suo tempo a litigare con gli altri inquilini per ridurre il riscaldamento, per non installare l�aria condizionata, per risparmiare sui lavori di restauro. Con me non ebbe mai da dire, perch� me ne disinteressavo. Per me quella casa era un posto dove dormire, mangiare, passare il tempo libero quando ne avevo. Ma io e il vecchio George ci stimavamo molto. Giocavamo insieme a pinnacolo, bevevamo birra e, in autunno, si andava insieme nel Sud Dakota a caccia di fagiani. Quest�anno per� non ci saremmo andati: proprio quella mattina avevo accompagnato George e sua moglie all�aeroporto, che partivano per un viaggio in California. In ogni caso, non saremmo andati a caccia neppure se il vecchio George fosse rimasto a casa, perch� la settimana seguente sarei dovuto partire io per il viaggio che da sei mesi l�altro Vecchio, il capo, mi aveva ordinato di fare.</p><p>Le mie mani non erano molto ferme mentre armeggiavo con le chiavi. Avevo avuto un vivace scambio di idee con Gavin Walker, il capocronista, sul tema se i redattori scientifici dovessero seguire cose come congressi scientifici, dotte relazioni eccetera. Secondo Gavin s�, secondo me no, cos� lui aveva offerto da bere e poi l�avevo fatto io, e avevamo finito col bere fino all�ora di chiusura del bar, cio� fin quando Eddy, il proprietario, non ci aveva sbattuti fuori. Ero rimasto in dubbio, una volta all�aperto, se prendere la macchina o chiamare un taxi. Avevo infine deciso che probabilmente ce l�avrei fatta a guidare, quindi avevo infilato una serie di viuzze secondarie, per non incappare in qualche poliziotto. Ero arrivato sano e salvo a casa, riuscendo anche, con una discreta manovra, a lasciare l�auto nel bel mezzo del parcheggio dell�isolato.</p><p>Non riuscivo a trovare la chiave del mio appartamento. Sembravano tutte uguali, e mentre le esaminavo, mi sfuggirono di mano, cadendo sulla moquette.</p><p>Mi ero chinato per raccoglierle e le avevo sbagliate al primo colpo e poi anche al secondo, cos� mi inginocchiai per tentare un po� pi� da vicino.</p><p>Fu in quel momento che lo vidi.</p><p>Pensate: se il vecchio George non fosse stato tanto avaro, di certo avrebbe installato luci pi� intense, cos� avrei potuto filar dritto fino alla mia porta e trovare subito la chiave, invece di far ritorno sotto la misera lampadina del pianerottolo e armeggiare con le chiavi in quel chiaroscuro. Inoltre, se non avessi litigato con Gavin e se non avessi alzato il gomito, il mazzo non mi sarebbe sfuggito di mano. Oppure avrei potuto raccoglierle senza dovermi inginocchiare. E se non mi fossi inginocchiato, non avrei mai potuto vedere che la moquette era tagliata.</p><p>S�, tagliata, non consumata o sdrucita. � tagliata in un modo strano, a semicerchio, di fronte alla mia porta. Come se qualcuno avesse usato il centro della soglia come punto focale, e con un coltello legato a uno spago lungo circa un metro avesse tagliato via una mezza circonferenza di moquette. Ma il pezzo non era stato rimosso, solo tagliato. Qualcuno lo aveva tagliato e poi l�aveva lasciato l�.</p><p>Mi sembr� un gesto stupido, una cosa decisamente priva di senso. Perch� qualcuno avrebbe dovuto tagliare una moquette in quel modo? E se, per un motivo la cui ragione mi sfuggiva, qualcuno l�aveva fatto, perch� poi aveva lasciato l� il pezzo?</p><p>Allungai cautamente un dito per accertarmi di non avere le traveggole. Avevo visto bene, solo che, come mi resi conto, la parte semicircolare tagliata dalla moquette somigliava s� al resto, ma non era della stessa materia. Era una specie di carta velina, sottilissima, dal disegno esattamente uguale a quello della moquette.</p><p>Ritirai la mano � rimasi l� in ginocchio, pensando non tanto alla moquette tagliata o alla carta che la sostituiva, quanto a ci� che avrei potuto dire se uno dei coinquilini mi avesse sorpreso in quella strana posizione.</p><p>Ma nessuno si fece vivo. L�atrio era vuoto, con quello strano sentore che hanno gli atrii delle case. Sopra di me sentivo i suoni leggeri della lampadina surriscaldata, che aveva tutta l�aria di stare per bruciare. Il nuovo custode avrebbe dovuto sostituirla con una molto pi� grande. Anche se, pensai, probabilmente sarebbe stato come il vecchio George, che certamente gli aveva spiegato la sua filosofia economica.</p><p>Allungai di nuovo la mano e toccai la carta con la punta del dito. Era carta, proprio come pensavo, o almeno, al tatto sembrava carta. A quel punto, l�idea della moquette tagliata e della carta sostitutiva mi mand� il sangue alla testa. Era un giochetto idiota, uno scherzo del cavolo, cos� afferrai la carta e la strappai.</p><p>E sotto la carta c�era la trappola.</p><p>Mi alzai, con la carta a brandelli tra le dita, e la osservai.</p><p>Non ci potevo credere. Nessun uomo sano di mente avrebbe potuto crederci.</p><p>Non si pu� pensare che la gente vada in giro a piantare trappole per farci cadere dentro gli uomini come se fossero volpi o orsi.</p><p>Ma era l�, sulla parte di pavimento lasciata scoperta dal semicerchio di moquette, proprio come un cacciatore nasconde una trappola con un leggero strato di foglie o di erba.</p><p>Era grossa, di acciaio. Non avevo mai visto una trappola per orsi, ma sono certo che quella era uguale, se non pi� grande.</p><p>Era una trappola per uomini, che era stata preparata per un uomo. Per uno in particolare. Perch� non avevo nessun dubbio che fosse stata predisposta per me.</p><p>Mi allontanai, finch� sbattei contro il muro. Rimasi l�, guardando la trappola, mentre il mazzo di chiavi era rimasto per terra sulla moquette tra me e quell�arnese.</p><p>Pensai a uno scherzo, ma non poteva essere cos�. Se fossi andato dritto alla porta, invece di fermarmi sotto la luce, non sarebbe stato un gioco: mi sarei fratturato una gamba, forse entrambe, perch� le ganasce erano seghettate a denti contrapposti. Nessuno al mondo sarebbe riuscito a separarle, una volta scattate. Per liberare un uomo da una trappola come quella, ci volevano dei piedi di porco.</p><p>Tremavo al solo pensiero che uno potesse morire dissanguato prima di riuscire a liberarsi.</p><p>Rimasi l�, inchiodato, a guardare, mentre con la mano appallottolavo la carta che ancora tenevo tra le dita. Poi alzai il braccio e scagliai la pallina contro la trappola. Colp� una ganascia, poi rotol� verso il centro della trappola, dove si ferm�.</p><p>Mi serviva un bastone o un arnese del genere, pensai, per farla scattare prima di riuscire a entrare nella mia camera. Certo, potevo chiamare la polizia, ma non avrebbe avuto senso. Avrei scatenato un tumulto gigantesco, mi avrebbero senz�altro portato al commissariato, dove mi avrebbero fatto un sacco di domande, e io non avevo tempo. Ero completamente sballato, e desideravo una sola cosa: stendermi sul letto.</p><p>Oltretutto, un pandemonio come quello che avrei scatenato sarebbe stato controproducente per la casa, e sarebbe stato un brutto scherzo da fare al vecchio George mentre stava in California. I vicini avrebbero avuto qualcosa di cui parlare, e loro avrebbero certo gradito, ma io no. Finora mi avevano lasciato in disparte, come volevo; finch� durava ero felice.</p><p>Mi stavo chiedendo dove avrei potuto trovare un bastone. L�unico posto che mi venne in mente fu lo stanzino al primo piano, che serviva da ripostiglio delle scope, dell�aspirapolvere e cianfrusaglie varie. Cercai di ricordare se era chiuso a chiave, ma ritenni di no, anche se non ero sicuro.</p><p>Mi staccai dal muro e mi avviai verso le scale. Non avevo ancora raggiunto i gradini, quando qualcosa mi costrinse a voltarmi. Non avevo sentito nulla, di questo ero certo, eppure l�effetto fu come se davvero avessi udito un rumore.</p><p>Qualcosa mi disse di girarmi, e io mi voltai cos� in fretta da inciampare e cadere. E mentre cadevo, m�accorsi che la trappola cambiava forma.</p><p>Tentai di ripararmi puntando avanti le mani, ma lo feci in modo goffo. Caddi con un tonfo sordo e battei la testa, vedendo le classiche stelle.</p><p>Mi sollevai sulle mani e scrollai la testa, tentando di far scomparire le stelle, e intanto la trappola continuava a cambiare.</p><p>Le ganasce si erano come ammorbidite e si stavano contraendo in un modo tutto particolare. Le guardai meravigliato senza muovermi, restando l� a terra, con la testa puntellata alle mani per vedere meglio.</p><p>La trappola diventava sempre pi� molle, le ganasce si fusero tra loro. Sembrava una massa di stucco che si rimescolasse e cambiasse continuamente forma. Infine si fuse in un tutt�uno e divent� una palla. E mentre si impastava cambiava anche colore; quando infine divenne una palla, era nera come la pece.</p><p>L�oggetto rimase immobile un attimo davanti alla porta, quindi cominci� a rotolare lentamente, come se le costasse un grande sforzo.</p><p>E si diresse dritta verso di me.</p><p>Cercai di evitarla, ma quella aument� la velocit�, e per un momento pensai che mi avrebbe travolto. Aveva le dimensioni di una palla da bowling, forse appena un po� pi� grande, n� potevo sapere quanto pesasse.</p><p>Ma non mi colp�, mi sfior� soltanto.</p><p>Mi voltai per vederla scendere le scale. Era uno spettacolo davvero buffo. Non saltava sugli scalini come una normale palla: compiva salti brevi e veloci, non alti e lenti; come se ubbidisse a una legge che le imponeva di toccare tutti gli scalini, ma alla massima velocit� possibile. Percorse tutta la scala, saltando su ogni scalino, e gir� cos� velocemente l�angolo che sembr� lasciarsi dietro una scia di fumo.</p><p>Mi alzai in piedi, corsi alla balaustra e mi sporsi per vederla ancora. Ma era ormai fuori dalla mia vista. Non ce n�era pi� traccia.</p><p>Tornai nell�atrio e l�, sotto la lampada, c�era ancora il mazzo di chiavi, vicino al semicerchio di moquette tagliata.</p><p>Mi inginocchiai, raccolsi finalmente le chiavi e, trovata quella giusta, mi avvicinai alla porta. L�aprii, entrai, la richiusi dietro di me, a gran velocit�, senza neanche accendere la luce. Poi l�accesi, e andai in cucina. Dopo essermi seduto al tavolo, ricordai che nel frigorifero doveva esserci una caraffa di succo di pomodoro. Ne avevo bisogno. Ne bevvi qualche sorso, ma non riuscii a sentirne il sapore. Quello di cui avevo veramente bisogno era un altro tipo di bevuta, ma ormai ne avevo abbastanza.</p><p>Rimasi l� seduto, pensando alla trappola e al perch� qualcuno l�avesse messa l� per me. Era la cosa pi� folle che mi fosse mai capitata. Se non l�avessi vista con i miei occhi, non ci avrei creduto.</p><p>Non era una trappola, ovviamente, cio� non una vera trappola. Perch� una di quelle normali non si sarebbe trasformata in una palla, rotolando via dopo aver fallito a catturare la preda.</p><p>Cercai di ragionarci su, ma la testa non mi aiutava, avevo sonno, ero al sicuro in casa mia e domani sarebbe stato un altro giorno.</p><p>Cos� mandai tutto al diavolo e mi infilai a letto.</p></section><section><title><p>2</p></title><p>Qualcosa mi costr�nse a uscire dal sonno.</p><p>Mi alzai di scatto. Non ricordavo dove mi trovavo, chi ero. Ero completamente disorientato, ma non ubriaco. Ero ben sveglio, niente affatto confuso, con quella perfetta lucidit� di mente che di colpo ti svuota di tutto, con un improvviso lampo di coscienza.</p><p>Mi sentivo dentro un nulla silenzioso, vuoto, senza luce; la mia mente fredda e lucida guizzava veloce come un serpente alla ricerca di qualcosa che non trovava, terrorizzata da tanta vacuit�.</p><p>Poi arriv� il rumore, l�alto, insistente, penetrante, folle rumore, completamente gratuito perch� non aveva significato n� per me n� per nient�altro, ma era fine a se stesso.</p><p>Torn� il silenzio, e c�erano ombre che avevano forme: un quadrato semiilluminato che si rivel� essere una finestra, un bagliore proveniente dalla cucina dove la luce era rimasta accesa, una tenebrosa mostruosit� accucciata che era una sedia a dondolo.</p><p>Il telefono squill� di nuovo nell�oscurit� mattutina. Saltai gi� dal letto e mi trascinai a tentoni verso la porta che non riuscivo a distinguere. Quando la trovai, il telefono non squillava pi�.</p><p>Attraversai il soggiorno, inciampando nell�oscurit�, e mentre stendevo la mano il telefono ricominci� a squillare.</p><p>Sollevai il ricevitore e balbettai qualcosa. C�era qualcosa che non andava con la mia lingua. Non voleva mettersi all�opera.</p><p>��Parker?</p><p>��Chi parla?</p><p>��Sono Joe, Joe Newman.</p><p>��Joe?�� Poi ricordai. Joe Newman era il cronista di servizio notturno al giornale.</p><p>��Mi spiace svegliarti�� disse Joe.</p><p>Risposi con un brontolio irritato.</p><p>��� successa una strana faccenda�� riprese lui.�� Ho pensato di doverti informare.</p><p>��Senti, Joe�� dissi.�� Chiama Gavin. � lui il capocronista, ed � pagato per essere svegliato di notte. Io sono il redattore scientifico.</p><p>��Ma questo � successo dalle tue parti, Parker. Si tratta�</p><p>��S�, lo so�� interruppi.�� � atterrato un disco volante.</p><p>��Piantala! Hai mai sentito parlare di Timber Lane?</p><p>��Seee, presso il lago, a ovest.</p><p>��Bene. Da quelle parti c�� casa Belmont, che � chiusa fin da quando i Belmont si sono trasferiti in Arizona. I ragazzi ci vanno spesso in macchina con le loro amichette.</p><p>��Senti, Joe�</p><p>��Un momento, Parker, vengo al dunque. Alcuni ragazzi si trovavano da quelle parti fermi in macchina, quando hanno visto un gruppo di palle rotolare gi� per la strada. Erano simili a palle da bowling, e sfrecciavano via una dopo l�altra.</p><p>��Che facevano?!�� non potei fare a meno di esclamare.</p><p>��Hanno visto quelle cose alla luce dei fari mentre se ne andavano, e presi dal panico hanno chiamato la polizia.</p><p>Cercai di controllarmi, e con voce pi� calma chiesi:�� I poliziotti hanno trovato niente?</p><p>��Solo una serie di impronte�� disse Joe.</p><p>��Come di palle da bowling?</p><p>��S�, chiamiamole pure cos�.</p><p>��Forse i ragazzi avevano bevuto�� ipotizzai.</p><p>��I poliziotti lo escludono. Hanno parlato coi ragazzi, i quali sostengono semplicemente di aver visto quelle palle da bowling, ma non si sono fermati a investigare, si sono limitati ad andarsene.</p><p>Rimasi silenzioso, pensando a cosa dovessi dire. Ma avevo paura, tanta paura.</p><p>��Che ne pensi, Parker?</p><p>��Non so�� dissi.�� Forse � tutta immaginazione. O forse si sono divertiti a spese dei poliziotti.</p><p>��Ma la polizia ha trovato le tracce!</p><p>��Possono averle fatte i ragazzi stessi. Hanno fatto rotolare una serie di palle da bowling su e gi� per la strada, scegliendo una zona polverosa. Contavano di vedere i loro nomi sui giornali. Quando si annoiano, inventerebbero qualsiasi cosa.</p><p>��Quindi, non te ne occuperesti?</p><p>��Joe, ti ripeto, non sono il capocronista. Non � roba per me. Chiedi a Gavin. � lui che decide cosa mettere in pagina.</p><p>��E tu non pensi che questo sia interessante? E se ci fosse sotto qualcosa?</p><p>��Come faccio a saperlo?�� gridai.</p><p>Era inviperito con me, e non potevo dargli torto.�� Grazie, Parker. Scusami se ti ho seccato�� disse Joe, e riattacc�.</p><p>��Buona notte, Joe�� continuai.�� Mi spiace di avere strillato.</p><p>Mi fece bene dirlo, anche se Joe non era pi� l� a sentirmi.</p><p>Mi chiesi perch� avessi cercato di sottovalutare l�episodio, suggerendo che fosse soltanto una ragazzata. �Perch� tu hai paura, coniglio� mi disse quella vocina interiore che ogni tanto ci parla. Faresti qualsiasi cosa per convincerti che non � niente. Perch� non vuoi che ti si ricordi quella trappola nell�atrio.</p><p>Rimisi gi� il ricevitore e notai che la mano mi tremava.</p><p>Rimasi al buio, sentivo il terrore che mi avvolgeva. Quando provai a toccare quel terrore, non incontrai nulla. Non era affatto terribile, ma comico: una trappola tesa davanti a una porta, un branco di palle da bowling che rotolano in fila indiana lungo una stradina di campagna. Scene da un cartone animato. Era semplicemente qualcosa di troppo ridicolo per crederci. Roba da farti crepare dal ridere, mentre ti faceva crepare.</p><p>Se davvero quella cosa voleva uccidere. E quella, certo, rimaneva la domanda: era fatta per uccidere?</p><p>Quella messa alla mia porta era una vera trappola, di buon acciaio? O un giocattolo di plastica o di qualche materiale simile?</p><p>Ma la domanda pi� difficile era: era davvero l�? Ne ero certissimo, perch� l�avevo vista. Ma la mia mente tentava di respingere questa certezza. E lo faceva per un egoistico senso di sicurezza, mentre la logica si ribellava a questo pensiero. Sapevo di essermi ubriacato, non per� fino a quel punto. Non ero ubriaco fradicio, non avevo avuto visioni; mi tremavano solo un po� le mani e non ero troppo saldo sulle gambe.</p><p>Adesso era tutto a posto. Tranne per quel tremendo e solipsistico vuoto mentale. Tipo tre sbornie, e di quelle peggiori.</p><p>Ora la vista si era adattata al buio, e potevo distinguere i contorni indefiniti del mobilio. Mi avviai in cucina senza pi� inciampare. La porta era accostata e filtrava una lama di luce. Avevo lasciato la luce accesa quando ero andato a letto e l�orologio sul muro segnava le tre e mezzo.</p><p>Scoprii di avere addosso ancora met� dei vestiti, ben spiegazzati. Senza scarpe e con la cravatta slacciata, ma ancora penzolante dal colletto. Ero un vero disastro.</p><p>Mi fermai a pensare. Se fossi tornato a letto, avrei dormito sodo fino a mezzogiorno e forse anche oltre, e al risveglio mi sarei sentito in uno stato miserevole.</p><p>Se invece mi fossi rimesso in ordine, avrei potuto mangiare qualcosa, andare presto in ufficio, prima degli altri, avrei fatto molto lavoro e me ne sarei uscito prima, assicurandomi un piacevole fine settimana. Era venerd�, e avevo un appuntamento con Joy. Rimasi fermo per un po�, senza far niente, sentendomi bene al solo pensiero di venerd� sera e di Joy.</p><p>Stilai un programma: c�era giusto il tempo di preparare il caff� mentre facevo la doccia. Per colazione, un toast, uova al prosciutto e tanto succo di pomodoro, che fa un sacco di bene quando uno sente un gran vuoto in testa.</p><p>Ma, prima di qualunque altra cosa, volli dare un�occhiata alla moquette di fuori. Aprii la porta e guardai. Di fronte a me c�era l�assurdo semicerchio di pavimento nudo.</p><p>Visto?, dissi alla mia mente dubbiosa. Tornai in cucina a far bollire l�acqua per il caff�.</p></section><section><title><p>3</p></title><p>La redazione di un giornale � un luogo freddo e triste, di primo mattino: grande, vuoto, e cos� pulito da deprimere. Con l�avanzare del giorno assume l�aspetto consueto, caldo e umano, con i ritagli e i documenti sparsi sui tavoli, le bozze appallottolate sul pavimento, gli spuntoni di ferro che emergono dal mare di carte sulle scrivanie. Ma al mattino, dopo il giro della squadra delle pulizie, la redazione ha il pallore di una sala operatoria. Le poche luci accese sembrano fin troppo chiare, e le scrivanie spoglie e le sedie vuote sono messe cos� in ordine da evocare la pi� teutonica efficienza� efficienza che, pi� tardi lungo la giornata, appare velata dalla frenetica attivit� dei colleghi, allorch� tutto l�ufficio � nel caos, e quella strana impressione di trovarsi in manicomio, che accompagna ogni edizione del giornale, cresce verso il suo climax.</p><p>La squadra dell�edizione del mattino era andata a casa da qualche ora. Anche Joe Newman. Avevo sperato di trovarlo ancora, ma la sua scrivania era in ordine e pulita come tutte le altre e non c�era traccia di lui.</p><p>I barattoli di colla, tutti ripuliti e riempiti, facevano bella mostra di s� sui tavoli della cronaca locale e dei grafici, ogni barattolo corredato del suo pennello allegramente immerso nella colla e inclinato. I testi usciti dalle telescriventi erano impilati con cura geometrica sulla scrivania della cronaca estera. Da un angoletto arrivava il ticchett�o sommesso delle telescriventi stesse, che macinavano il grano delle notizie da tutto il mondo.</p><p>Da qualche parte, dalle confuse semioscurit� della redazione, si sentiva fischiettare un fattorino. Uno di quei motivetti acuti e stridenti che hanno poco di melodioso. Mi fece trasalire: c�era qualcosa di fastidioso nel fatto che qualcuno si mettesse a fischiettare a quell�ora di mattino presto.</p><p>Mi avvicinai alla mia scrivania e sedetti. Gli addetti alla pulizia avevano ammonticchiato tutte le riviste e i giornali scientifici che il giorno prima avevo accuratamente scremato per mettere da parte il materiale che mi serviva per un articolo. Guardai amaramente la pila, e bestemmiai pensando che dovevo rifare tutta la fatica per ritrovare i testi di cui avevo bisogno.</p><p>Sul tavolo c�era anche una copia fresca della prima edizione del mattino. La presi e mi sprofondai nella poltroncina girevole, cominciando a scorrere le notizie. Ancora disordini in Africa, la situazione in Venezuela era sempre caotica. Una rapina in una drogheria del centro poco prima della chiusura, con la fotografia di un commesso che indicava a un agente dall�aria annoiata il punto in cui si era fermato il rapinatore. La dichiarazione del governatore che il prossimo anno si sarebbero dovute trovare nuove entrate, altrimenti lo Stato avrebbe dichiarato bancarotta. Queste cose il governatore le aveva dette gi� svariate volte.</p><p>In prima pagina, in alto a sinistra, era pubblicata una rassegna economica della regione, compilata da Grant Jensen, redattore finanziario della squadra del mattino. Grant rivelava di essere in fase di ottimismo professionale, poich� scriveva che gli affari andavano bene. Nei negozi le vendite erano in rialzo, nessuna controversia sindacale all�orizzonte, tutto appariva sotto una luce rosea. E questo era particolarmente vero, continuava l�articolo, nel campo edilizio. La domanda di alloggi aveva superato la disponibilit� del mercato, cos� che tutte le imprese avevano prenotazioni per un anno.</p><p>Non potei trattenere uno sbadiglio. Era tutto vero, senza dubbio, ma era la solita pappina che gli idioti come Jensen continuavano a propinare da sempre. Per� all�editore sarebbe piaciuto, perch� era il genere di cose che gli inserzionisti amavano, e promuoveva una mentalit� da �fine della crisi�. I vecchi squali della finanza avrebbero amabilmente commentato l�articolo durante la pausa pranzo. E anche se le cose fossero andate al rovescio, con vendite al tracollo, edilizia in ginocchio, licenziamenti a catena, non se ne sarebbe vista una riga scritta, almeno finch� la situazione non fosse diventata insostenibile.</p><p>Richiusi il giornale e lo misi in un angolo. Aprendo il cassetto, ne tirai fuori gli appunti buttati gi� il giorno prima e cominciai a rileggerli.</p><p>Fulmine, il fattorino del primo turno, usc� dall�ombra e si ferm� vicino alla mia postazione.</p><p>��Buongiorno, signor Graves�� disse.</p><p>��Eri tu che fischiettavi?�� gli chiesi.</p><p>��Gi�, immagino di s�.�� Pos� una bozza sul tavolo.�� Ecco il suo articolo di oggi, quello sulla scomparsa dei mammut e degli altri bestioni.</p><p>Guardai la bozza. Come al solito, qualche tipografo burlone mi aveva cambiato il titolo.</p><p>��� venuto presto in ufficio, signor Graves�� disse Fulmine.</p><p>��Devo preparare gli articoli per due settimane. Parto per un viaggetto�� spiegai.</p><p>��Ne ho sentito parlare�� disse Fulmine.�� Roba di astronomia.</p><p>��Far� il giro dei pi� grandi osservatori astronomici. Devo preparare un servizio sui viaggi nello spazio. Galassie e cose del genere.</p><p>��Signor Graves�� disse Fulmine�� pensa che le lasceranno dare un�occhiata dentro qualche telescopio?</p><p>��Non credo. Le visite sono sempre prenotatissime.</p><p>��Signor Graves�</p><p>��Dimmi.</p><p>��Pensa che ci sia qualcuno lass�, sulle stelle?</p><p>��Non saprei. Nessuno lo sa. Anche se si pu� ragionevolmente supporre che da qualche parte esistano altri esseri viventi.</p><p>��Fatti come noi?</p><p>��No, non direi.</p><p>Fulmine rest� a tergiversare per un attimo, poi improvvisamente disse:�� Dimenticavo! C�� una persona che desidera vederla.</p><p>��Chi �?</p><p>��Non lo so. � venuto un paio d�ore fa, dicendo che avrebbe aspettato finch� lei non fosse arrivato.</p><p>��Dov�� adesso?</p><p>��In sala radio. Si sar� addormentato.</p><p>��Andiamo a vedere�� dissi, alzandomi.</p><p>Avevo una certa idea su chi fosse la persona che mi aspettava. Nessun altro sarebbe venuto a cercarmi a quell�ora di notte, se non lui, un uomo per il quale il tempo non aveva alcuna importanza.</p><p>Era sprofondato in una poltrona, con un sorrisetto sulle labbra. Dalla console giungeva il confuso mormorio dei messaggi scambiati tra le varie sezioni della polizia, i pompieri, la stradale, e altre forze dell�ordine, quasi a fare da sottofondo musicale al sommesso russare dell�ospite.</p><p>Ci fermammo a osservarlo. Fulmine mi chiese:�� Lo conosce, signor Graves?</p><p>��Carleton Stirling�� risposi.�� Un biologo dell�Universit� amico mio.</p><p>��Per me non ha la faccia di un biologo�� comment� Fulmine.</p><p>��Caro Fulmine�� gli risposi�� imparerai presto che biologi, astronomi, fisici e tutti gli altri appartenenti al famigerato clan della scienza sono persone con gambe e braccia come noi.</p><p>��Ma venire a cercarla alle tre di notte�</p><p>��� fatto cos젗 dissi.�� A lui non importa che il resto del mondo viva diversamente.</p><p>Stirling era fatto davvero cos�. Aveva un orologio che usava solo per cronometrare i suoi esperimenti. Non sapeva mai che ora fosse. Quando aveva fame, mangiava qualcosa. Quando aveva sonno, cercava un cantuccio per fare un pisolino. Quando aveva finito un lavoro o quand�era scoraggiato, se ne partiva per la sua capanna sul lago, nel Nord, e vi si tratteneva per un paio di giorni senza fare assolutamente nulla.</p><p>Dimenticava i turni delle lezioni, al punto che all�Universit� si erano arresi, e non gli stavano pi� alle costole perch� andasse a far scuola. Lo lasciavano a covare nel suo laboratorio, insieme alle sue gabbiette di porcellini d�India e topi e ai suoi macchinali. Ma ritenevano che fosse denaro ben speso, perch� se ne usciva sempre con qualche idea che attirava i riflettori non solo su di lui ma sull�intero ateneo. Su di lui non esistevano divergenze di vedute tra opinione pubblica, stampa e chiunque altro.</p><p>V�veva solo per i suoi esperimenti, immergendosi con soddisfazione nei profondi misteri che sembravano sfidarlo. Aveva un appartamento dove non andava quasi mai. Buttava gli assegni dello stipendio in gran disordine nei cassetti di casa sua, e li lasciava accumulare fin quando qualcuno non telefonava dall�Universit� per sapere che fine avessero fatto. Una volta vinse un premio, non proprio il Nobel ma comunque prestigioso e legato a una discreta somma, ma dimentic� di andare al pranzo durante cui glielo dovevano consegnare.</p><p>Adesso era l�, sdraiato nella poltrona, con la testa reclinata all�indietro e le lunghe gambe distese sotto il mixer. Russava piano, e non dava affatto l�idea di essere uno dei ricercatori pi� promettenti del mondo, bens� di un vagabondo che avesse finalmente trovato un posticino per fare una dormita. Aveva bisogno non solo di una bella rasatura ma anche di un barbiere. La cravatta era allacciata goffamente e storta, e pure macchiata (quasi sicuramente dalla minestra in scatola che aveva riscaldato e girato distrattamente, continuando a lottare con qualunque problema in quel momento lo assillasse).</p><p>Entrai in sala radio, gli posai una mano sulla spalla e lo scossi delicatamente.</p><p>Si svegli� subito, senza soprassalti, mi guard� e fece una smorfia.</p><p>��Ehil�, Parker�� mi disse.</p><p>��Come va?�� risposi.�� Non avrei voluto svegliarti, ma temevo che ti rompessi il collo se continuavi a dormire in quei modo.</p><p>Si alz� e mi segu� in ufficio.</p><p>��� quasi mattina�� disse guardando dalla finestra.�� Ora di svegliarsi.</p><p>Guardai anch�io. Le finestre non erano pi� nere, cominciavano a virare sul grigio.</p><p>Si pass� le dita tra i capelli e si strofin� il viso con la mano aperta. Quindi ficc� la mano in tasca e ne tir� fuori una mazzetta di banconote sgualcite. Ne scelse due e me le diede.</p><p>��Ecco, prendi�� disse�� me ne sono ricordato, ed � meglio che tu le prenda prima che me ne scordi di nuovo.</p><p>��Ma, Carl�</p><p>Mi agit� con impazienza i due biglietti di banca sotto il naso.</p><p>��Circa due anni fa�� disse�� me li hai prestati un sabato, sul lago, perch� avevo perso tutto giocando alle <emphasis>slot machines.</emphasis></p><p>Accettai il denaro e lo misi in tasca. Ricordavo vagamente l�episodio.</p><p>��Sei venuto solo per questo?</p><p>��Certo�� disse.�� Passavo di qua, e ho pensato di fare un salto da te.</p><p>��Ma non lavoro di notte, lo sai.</p><p>Sorrise.�� Non importa, Parker. Ho fatto una bella dormita.</p><p>��Andiamo a far colazione al locale di fronte. Hanno uova e prosciutto ottimi.</p><p>Scosse la testa.�� Mi spiace, ho perso gi� molto tempo. Ho da fare.</p><p>��Qualcosa di nuovo?�� gli chiesi.</p><p>Esit� un momento, poi disse:�� Nulla che possa essere pubblicato. Cio�, non ancora. Ci vorr� un bel po� prima che sia possibile.</p><p>Aspettavo il seguito, guardandolo fisso.</p><p>��Ecologia�� disse.</p><p>��Non afferro.</p><p>��Non sai cos�� l�ecologia, Parker?</p><p>��Certo, il rapporto tra la vita e le condizioni esterne in un determinato ambiente.</p><p>��Ti sei mai chiesto quale forma di vita dovrebbe assumere una creatura �non ecologica�, per cos� dire, per essere indipendente e autonoma da fattori esterni?</p><p>��Impossibile�� dissi.�� Occorrono cibo, aria, e tutta una serie di altri elementi.</p><p>��Solo un�idea, uno spunto. Una specie di rebus. Un mistero dell�adattamento. Ma probabilmente non ne verr� fuori niente.</p><p>��In ogni caso, di tanto in tanto ti chieder� a che punto sei.</p><p>��Prego�� disse.�� E la prossima volta che vieni da me, ricordami di restituirti il fucile che mi hai prestato quando andai sul lago.</p><p>Aveva preso il mio fucile per esercitarsi al bersaglio nella sua residenza sul lago. Solo un tipo come Carleton Stirling era capace di esercitarsi al tiro con un calibro .303.</p><p>��Ho anche usato tutte le tue cartucce�� disse.�� Te ne ho comprata un�altra scatola.</p><p>��Non dovevi.</p><p>��Be�, per tutti i diavoli, mi sono divertito�� disse. Senza salutare, gir� sui tacchi e a grandi passi usc� dall�ufficio, poi lo sentimmo galoppare gi� per le scale.</p><p>��Signor Graves�� disse Fulmine�� quel tipo � pazzo da legare.</p><p>Non gli risposi. Tornai alla scrivania e tentai di mettermi al lavoro.</p></section><section><title><p>4</p></title><p>Arriv� anche Gavin Walker. Tir� fuori il registro dei servizi e lo scorse. Quindi disse:�� Di nuovo a corto di gente.�� E rivolto a me, aggiunse:�� Charlie ha telefonato che � malato. Una sbronza, nient�altro. Al non pu� piantare il tribunale per il caso Melburn. Bert sta lavorando al servizio sulle autostrade. Il capo � infuriato. Sar� qui fra poco.</p><p>Si tolse la giacca e l�appese alla spalliera della sedia. Scagli� il cappello su un classificatore, e si ferm� nel chiarore delle lampade, arrotolandosi le maniche con aria combattiva.</p><p>��Per Giove!�� disse.�� Il giorno che i Grandi Magazzini Franklin andassero a fuoco, arrostendo il milione di persone che si trovano all�interno�</p><p>��Non avresti nessuno da mandare!</p><p>��Proprio cos�, Parker�� disse lui, guardandomi con aria da gufo.</p><p>Nei suoi momenti tesi, diceva sempre quella frase. Il Franklin era il pi� grande dei grandi magazzini della citt�, nonch� il nostro migliore inserzionista.</p><p>Mi avvicinai alla finestra e guardai fuori. Cominciava a far chiaro. La citt� aveva l�aspetto tetro e gelido di una cosa non ancora viva, come una specie di terra polare tenuta sotto incantesimo. Poche auto per le strade. Pochissimi pedoni. Poche luci alle finestre degli edifici del centro.</p><p>��Parker��� fece Gavin.</p><p>Mi voltai dicendo:�� Lo so, che non hai personale. Ma io ho da fare. Devo terminare un bel po� di articoli, sono venuto in anticipo apposta.</p><p>��Me ne rendo conto�� disse lui, con un vago sarcasmo.�� Ci stai dando dentro�</p><p>��All�inferno!�� risposi.�� Sono ancora in fase di risveglio!</p><p>Tornai alla scrivania e cercai di lavorare.</p><p>Entr� Lee Hankins, il responsabile del reparto fotografia. Era fuori di s� perch� il laboratorio gli aveva rovinato l�immagine di prima pagina, e bestemmiando si avvi� di sotto per farla ritoccare.</p><p>Arrivarono altri, lo spazio cominci� ad animarsi. Uno mand� Fulmine a prendere il caff� per tutti, e lui usc� protestando.</p><p>Finalmente cominciai a lavorare. Ora andava meglio. Le idee mi si formavano in testa e fluivano facilmente in parole. Si era creata l�atmosfera adatta: quel particolare brusio indaffarato che caratterizza la redazione di un quotidiano.</p><p>Avevo terminato una colonna e stavo per cominciare la seconda, quando qualcuno si ferm� vicino a me. Era Dow Crane, uno dei redattori finanziari. Dow mi � simpatico, perch� non � una canaglia come Jensen. Dow scrive le cose come le vede, non le indora, non le falsa.</p><p>Mi sembr� triste, gli chiesi cosa avesse.</p><p>Mi offr� una sigaretta, pur sapendo che non fumo, ma offriva sempre. Rifiutai, lui ne accese una.</p><p>��Mi faresti un favore?�� chiese.</p><p>Gli dissi di s�.</p><p>��Ieri sera un tale mi ha telefonato a casa. Verr� qui stamattina. Dice che non riesce a trovare un alloggio.</p><p>��Che tipo di casa cerca?</p><p>��Qualunque. Dice che ha venduto la sua tre o quattro mesi fa e ora non riesce a comprarne un�altra.</p><p>��� sfortunato�� dissi, senza convinzione.�� E noi che possiamo farci?</p><p>��Dice che non � il solo a trovarsi in queste condizioni, e che c�� un mucchio di gente nella sua situazione. Dice che non si riesce a trovare una sola casa libera in tutta la citt�.</p><p>��Ma � matto?</p><p>��Forse no�� disse Dow.�� Hai visto le inserzioni di questa mattina?</p><p>��No�� risposi.</p><p>��Io le ho lette. Colonne e colonne di annunci di gente che cerca un buco di qualunque tipo, in qualunque posto. Alcuni sembrano disperati.</p><p>��Ma l�articolo di Jensen non sosteneva�</p><p>��Intendi quello sul boom dell�edilizia?</p><p>��Giࠗ dissi.�� Quel pezzo sul giornale, e ora il racconto di questo tizio� I conti non tornano, Dow.</p><p>��Forse no. Anzi, personalmente sono sicuro di no. Per� senti, io devo andare all�aeroporto a incontrare un pezzo grosso. Solo cos� riuscir� a intervistarlo in tempo per la prima edizione. Se il tipo che mi ha telefonato venisse mentre sono fuori, gli parli tu?</p><p>��Certo.</p><p>��Grazie�� disse Dow, e se ne and� alla sua scrivania.</p><p>Arriv� Fulmine portando i caff� nel portacarte di fil di ferro che abitualmente serviva al reparto fotografico. Cominci� subito un baccano d�inferno perch� aveva portato un caff� alla panna che nessuno aveva ordinato, e tre con zucchero invece di due con e uno senza. E aveva fatto un casino con i bomboloni.</p><p>Tornai alla macchina da scrivere, mentre nell�ufficio l�attivit� assumeva un ritmo normale. Terminata la battaglia per il caff� tra Fulmine e i redattori, si era pronti a iniziare il lavoro a tutto vapore.</p><p>Ma non andai avanti per molto. Una mano mi scosse la spalla. Mi voltai. Era Gavin.</p><p>��Park, vecchio mio��� disse.</p><p>��Enne O�� sibilai.</p><p>��Sei l�unico qui dentro che pu� fare questo servizio�� mi disse.�� Si tratta dei Franklin.</p><p>��Non dirmi che sono andati a fuoco i Grandi Magazzini Franklin con un milione di clienti�</p><p>��No, no! Ha telefonato Bruce Montgomery. Ci sar� una conferenza stampa alle nove.</p><p>Bruce Montgomery era il presidente dei Magazzini.</p><p>��Questo � un lavoro per Dow.</p><p>��� appena andato all�aeroporto.</p><p>Mi arresi. Gavin sembrava sul punto di piangere, e io detesto vedere il caposervizio della cronaca locale in lacrime.</p><p>��Ok, ci vado�� dissi.�� Di che si tratta?</p><p>��Non so�� disse Gavin.�� L�ho chiesto a Bruce, ma non ha rivelato niente. Qualcosa di importante, comunque. L�ultima volta che tennero una conferenza stampa, quindici anni fa, lo fecero per annunciare che Montgomery rilevava l�azienda. Per la prima volta, un estraneo aveva il posto di comando. Fino ad allora era stata sempre amministrata e diretta dalla famiglia.</p><p>��Va bene�� dissi.�� Ci penso io. Gavin torn� al suo posto.</p><p>Chiamai un fattorino e lo mandai in archivio a prendere i ritagli che riguardavano i Magazzini Franklin negli ultimi cinque anni. Li estrassi dalla busta e li scorsi. C�era ben poco che non mi fosse gi� noto, e niente di importante. Articoli sulle sfilate di moda e sulle mostre d�arte organizzate all�interno, e sulle partecipazioni del personale dei Magazzini a iniziative civiche.</p><p>I Franklin costituivano una specie di antica tradizione, di cui si era celebrato proprio l�anno prima il centenario di fondazione. Il loro nome era di casa quasi dal giorno della nascita della citt� stessa. Era diventata, e ancora era, un�istituzione familiare, con precetti instillati con quella premura che � possibile solo all�interno di un�istituzione familiare. Generazioni di cittadini erano cresciute con i Franklin, facendovi i loro acquisti dall�et� della culla alla tomba. Era il simbolo stesso della cortesia e della qualit�.</p><p>Joy Kane mi pass� davanti.</p><p>��Ciao, bella�� le dissi.�� Di che ci occupiamo stamane?</p><p>��Puzzole�� rispose.</p><p>��I visoni sarebbero pi� in stile con te.</p><p>Si ferm� accanto a me. Riuscivo a percepire leggeri effluvi del profumo che si era data, e soprattutto godevo della presenza della sua bellezza. Allung� una mano e mi scompigli� i capelli; un gesto improvviso, impulsivo, dopodich� si ricompose.</p><p>��Puzzole domestiche�� riprese.�� Sono l�ultima novit�. Deodorizzate, naturalmente.</p><p>��Naturalmente�� dissi. E intanto pensavo: dei peluche con l�idrofobia.</p><p>��Me l�ero presa, quando Gavin mi aveva mandata laggi�.</p><p>��Dove, nei boschi?</p><p>��No, all�allevamento.</p><p>��Vuoi dire che allevano le puzzole come se fossero polli?</p><p>��Certo. Ti ho detto che si tratta di puzzole da compagnia. Secondo lui, sono destinate ad avere un successone: sono pulite, simpatiche e divertenti. Gli piovono ordini da tutte le parti, dai negozi di animali di New York, Chicago e un sacco di altre citt�.</p><p>��Immagino che abbia fatto delle foto.</p><p>��� venuto con me Ben, ne ha scattate molte.</p><p>��Da dove prende le puzzole quell�uomo?</p><p>��Te l�ho detto, le alleva.</p><p>��Voglio dire, la prima volta dove le ha prese?</p><p>��Le hanno prese con le trappole i ragazzi delle fattorie. Quel tale paga bene per gli animali selvatici. Sta mettendo su un bel giro d�affari. Ma ha bisogno di molti animali da riproduzione, e compra tutti quelli che gli portano.</p><p>��Questo mi ricorda che oggi � giorno di paga�� le dissi.�� Mi aiuti a spenderla?</p><p>��Certo. Non ricordi di avermelo gi� chiesto?</p><p>��C�� un nuovo localino a Pinecrest Drive.</p><p>��Magnifico!�� disse.</p><p>��Alle sette?</p><p>��Non un minuto pi� tardi. L�appetito mi viene presto.</p><p>Joy ritorn� al suo tavolo e io ai miei ritagli. Ma anche ripassandoli per la seconda volta non trovai niente di interessante. Li rimisi al loro posto nella busta.</p><p>Mi allungai nella poltrona, a pensare alle puzzole e alle strane cose che talvolta fa la gente.</p></section><section><title><p>5</p></title><p>L�uomo che sedeva accanto a Bruce Montgomery era calvo. Di una calvizie prepotente, quasi fosse per il suo portatore un motivo d�orgoglio, al punto che mi chiedevo se l� sopra fosse mai spuntato un capello. Una mosca gli svolazzava sul cranio, ma lui non ci faceva caso. Io invece rimasi incantato a osservare l�insetto che passeggiava indisturbato sulla pelle rosea e nuda del cranio, e mi sembrava quasi di sentire il solletico.</p><p>Ma l�uomo rimaneva l� seduto, disinteressandosene. Non ci guardava. Aveva lo sguardo fisso al di l� delle nostre teste, come se ci fosse qualcosa che lo affascinava sulla parete opposta della sala conferenze. Per quanto lo riguardava, forse non esistevamo neanche. Sembrava non avere personalit�, avvolto com�era in quella freddezza immobile. Se non fosse stato per il suo respiro ritmico, si poteva pensare che Bruce avesse preso uno dei manichini in vetrina e l�avesse messo a sedere.</p><p>La mosca finalmente scomparve dietro la curva del cranio.</p><p>I tecnici della televisione armeggiavano tra cavi e macchinali, preparandosi per le riprese, e Bruce lanci� loro uno sguardo impaziente.</p><p>La sala era strapiena. C�erano cronisti della Tv e della radio, reporter delle maggiori agenzie di stampa e un collaboratore del �Wall Street Journal�. Bruce diede di nuovo un�occhiata ai tecnici.</p><p>��Tutto pronto?�� chiese.</p><p>��Un momento solo�� disse uno di loro.</p><p>Attendemmo che mettessero a posto le telecamere e i cavi. Succede sempre cos�. Quelli della televisione ci tengono a essere presenti in ogni occasione e si scaldano se non li si chiama, ma appena mettono piede in un posto, creano il caos. Mettono a soqquadro ogni cosa, e gli altri possono solo aspettare, mentre il tempo passa.</p><p>Mi misi a sedere e, non so perch�, mi venne in mente l�ultima volta che ero stato a spasso con Joy qualche mese prima. Pic-nic con pesca, che divertimento! Era una delle migliori partner che avessi avuto. Inoltre, era anche una brava giornalista, senza aver perso nulla della sua femminilit�, come qualche volta succede. Molte donne ritengono che per essere giornalista occorra dimostrarsi dure, aride. � un grave errore. Anche i normali giornalisti non sono come quelli descritti nei film. Sono una manica di specialisti che lavorano sodo.</p><p>All�orizzonte ricomparve la mosca. Sbuc� sul cranio lucente, abbass� la testa, si spazzol� le ali con le zampe posteriori, rimase ferma un istante, osserv� la situazione, e scomparve nuovamente.</p><p>Bruce picchiettava con la matita sul tavolo.</p><p>��Signori!�� disse.</p><p>Nel silenzio della sala, sentivo distintamente il respiro dell�uomo che mi sedeva accanto.</p><p>In quell�attimo di attesa, gustai ancora una volta lo stile elegante di quella sala, con i tappeti spessi e le pareti rivestite di preziosi pannelli, i pesanti tendaggi e i due dipinti sulla parete dietro il tavolo dei relatori. Ecco, pensai, questo � il luogo-simbolo della famiglia Franklin e dei Magazzini che ha messo in piedi, della sua posizione sociale e della sua importanza per questa citt�. Ecco la dignit� e la virt�, lo spirito civico e il modello culturale che incarna.</p><p>��Signori�� ripet� Bruce�� facciamo a meno dei soliti preamboli. � accaduto qualcosa che, un mese fa, avrei giurato che non sarebbe mai accaduto. Vi esporr� i fatti, e in seguito potrete fare tutte le domande che vorrete.</p><p>Tacque un attimo, quasi cercando le parole adatte. Quindi, con il viso teso e pallido, continu� lentamente, scandendo le parole:�� La ditta Franklin � stata venduta.</p><p>Rimanemmo tutti in silenzio per un momento, non sbalorditi, ma totalmente increduli. Perch�, di tutte le cose che uno potesse raccogliere con l�immaginazione, questa era l�ultima a cui ognuno di noi sarebbe mai arrivato. I Magazzini e i Franklin erano diventati una tradizione. Erano l� praticamente da quando esisteva la citt�. Vendere i Magazzini Franklin era come vendere il tribunale o una parrocchia.</p><p>Il volto di Bruce Montgomery era duro e senza espressione, e mi chiedevo come fosse riuscito a dare quell�annuncio, perch� si riteneva una parte della famiglia Franklin, perch� aveva diretto la ditta, l�aveva curata e se ne era preoccupato per lunghi e lunghi anni.</p><p>Cominciarono a piovere le domande, tutte insieme. Bruce ci preg� di fare silenzio.</p><p>��Non chiedete a me�� disse.�� Il signor Bennett risponder� alle vostre domande.</p><p>Il signor Bennett, l�uomo calvo, per la prima volta sembr� accorgersi di noi. Distolse lo sguardo dalla parete di fondo e fece un lieve cenno con la testa verso di noi.</p><p>��Uno alla volta, prego�� disse.</p><p>��Signor Bennett�� chiese qualcuno dal fondo della sala�� lei � il nuovo proprietario?</p><p>��No. Sono semplicemente il suo rappresentante.</p><p>��E chi � il proprietario?</p><p>��Sono spiacente, non posso rispondere a questa domanda�� disse Bennett.</p><p>��Intende dire che non lo conosce, o�</p><p>��Voglio dire che non posso far nomi.</p><p>��Ci pu� fornire l�ammonto?</p><p>��Nel senso, naturalmente, di quanto � stato pagato?</p><p>��Be�, ovvio.</p><p>��Mi dispiace�� disse Bennett�� neanche questo pu� essere reso noto alla stampa.</p><p>��Bruce!�� grid� una voce disgustata. Mongomery scosse il capo:�� Le domande al signor Bennet, per favore. Lui risponder� a tutte le vostre domande.</p><p>��Ci pu� dire�� chiesi io�� quale sar� il programma della nuova gestione? L�azienda continuer� sulla stessa strada del passato? Manterr� immutate qualit� e concessione di crediti, e le iniziative�</p><p>��L�azienda verr� chiusa�� rispose Bennett in tono distaccato.</p><p>��Intende� per riorganizzarla?</p><p>��Giovanotto�� disse Bennett, soppesando le parole�� no, affatto. I Grandi Magazzini Franklin <emphasis>rimarranno </emphasis>chiusi. Non riapriranno. Non ci sar� pi� una ditta Franklin. Tutto finito.</p><p>Colsi un�istantanea del volto di Bruce Montgomery. Vivessi un milione di anni, non mi si canceller� mai dalla memoria l�espressione di shock, sorpresa e angoscia che vi era dipinta.</p></section><section><title><p>6</p></title><p>Ero arrivato all�ultima pagina dell�articolo. Gavin stava alle mie spalle, ne sentivo l�alito sul collo, e il tipografo era su tutte le furie perch� avevo �spaventosamente sforato� i tempi.</p><p>Squill� il telefono.</p><p>��Il signor Maynard desidera parlarle non appena sar� libero�� mi disse la segretaria del direttore.</p><p>��Vengo immediatamente�� risposi.</p><p>Completai l�ultimo paragrafo e licenziai l�articolo dopo averlo riletto velocemente. Gavin me lo strapp� di mano e corse dai compositori. Appena tornato, fece un cenno verso il telefono:�� Il Vecchio?</p><p>��S젗 risposi.�� Suppongo che voglia parlarne. L�ennesimo terzo grado.</p><p>Il capo era fatto cos�. Non perch� pensasse che fossimo dei perdigiorno o gli nascondessimo qualcosa o distorcessimo le notizie. Era il giornalista che c�era in lui, immagino. Un desiderio morboso di dettagli, nella speranza che dal colloquio con noi potesse scoprire qualche particolare rimasto in ombra, come fanno i cercatori d�oro quando setacciano accuratamente la sabbia alla ricerca di qualche pagliuzza. Penso che questo gli desse l�impressione di essere l� sul posto.</p><p>��� un colpo terribile�� disse Gavin.�� E salta anche un bel contratto. L�addetto ai rapporti pubblicitari con i Franklin si star� suicidando in qualche angolo.</p><p>��Il colpo � duro per noi, ma lo � anche per tutta la cittࠗ commentai.</p><p>Perch� i Franklin non erano solo un centro acquisti, ma anche e soprattutto un centro ufficioso di aggregazione. Anziane signore, con i loro vestiti di buona marca e con le acconciature alla moda, tenevano tranquille e regolari assemblee nella sala da t� al settimo piano. Casalinghe in giro per le spese quotidiane s�incontravano con le amiche da Franklin, come se passassero di l� per caso, e bloccavano i corridoi con riunioni improvvisate. La gente vi incontrava altra gente dopo essersi data appuntamento. E poi c�erano mostre d�arte e conferenze e tutte quelle altre cose che erano il marchio inconfondibile della �signorilit�� americana. I Franklin erano un grande magazzino, un luogo d�incontro e una specie di club per gente di tutte le classi sociali e di tutti gli stili di vita.</p><p>Mi alzai dalla scrivania e percorsi il corridoio verso l�ufficio del boss. Il suo nome � William Woodruff Maynard, e non � un cattivo soggetto; almeno, non quanto sembrerebbe sentendo il suo nome.</p><p>Nel suo ufficio c�era Charlie Gunderson, capo dell�ufficio pubblicit�, ed entrambi apparivano preoccupati.</p><p>Il Vecchio mi offr� un sigaro, tirandolo fuori da una grossa scatola. Lo rifiutai e mi sedetti accanto a Charlie, di fronte a Maynard, che era seduto dietro la sua ampia scrivania.</p><p>��Ho telefonato a Bruce�� disse il direttore�� ma non si sbottona. � evasivo, non vuol parlare.</p><p>��Lo credo bene�� dissi.�� Credo che per lui sia stato un shock come per tutti noi.</p><p>��Perch� uno shock, Parker? Probabilmente � stato lui a trattare la vendita della ditta.</p><p>��Alludevo alla cessazione dell�attivitࠗ spiegai.�� Non credo che Bruce sapesse che il nuovo proprietario intendesse chiudere bottega. Se appena appena l�avesse sospettato, non avrebbe venduto.</p><p>��Cosa te lo fa pensare?</p><p>��La faccia di Bruce quando Bennett ha detto che era tutto finito�� risposi.�� Mi � sembrato sorpreso, scosso, infuriato, e forse anche un po� sfinito. Come uno che ha in mano un poker di re, e l�avversario gli mette sotto il naso un poker d�assi.</p><p>��Ma se non ha spiccicato parola.</p><p>��E che doveva dire? Ha fiutato un affare, e ha venduto i Magazzini. Ma non gli era neanche passato per la testa che qualcuno rilevasse un lucroso business semplicemente allo scopo di chiuderlo.</p><p>��No, no��� borbott� il Vecchio.�� Tutto questo non ha senso�</p><p>��Che si tratti di una trovata pubblicitaria?�� avanz� Charlie Gunderson.�� Ammetterete che, nella sua storia, i Franklin non hanno mai avuto tanta pubblicit� come in questo momento.</p><p>��La ditta Franklin�� lo rimbecc� seccamente il capo�� non aveva bisogno di farsi conoscere.</p><p>��Tra un paio di giorni�� insistette Charlie�� annunceranno in grande stile che i Magazzini torneranno in attivit�. La nuova gestione far� finta di cedere all�opinione pubblica, e riaprir� i battenti.</p><p>��Non credo�� dissi, e mi accorsi che avrei fatto meglio a tacere, perch� non avevo nessuna idea chiara, solo un sottile sospetto. L�intera faccenda puzzava. C�era da giurarci che ci fosse sotto ben altro che un�oziosa trovata pubblicitaria.</p><p>Nessuno dei due comunque mi chiese perch� la pensassi cos�.</p><p>��Parker�� disse il direttore�� hai idea di chi stia dietro a questa storia?</p><p>Scossi la testa.�� Bennett non era in vena di confidenze. L�azienda � stata acquistata per intero, immobili, mobili, merce e tutto il resto, dall�uomo, o dagli uomini, che Bennett rappresenta. E l�hanno chiusa. Senza nessuna ragione. E non esistono progetti per adibire il fabbricato ad altri usi.</p><p>��Immagino che questo Bennett sar� stato tempestato di domande.</p><p>Annuii.</p><p>��E non ha rivelato niente?</p><p>��Niente di niente.</p><p>��Strano�� disse il Vecchio.�� Dannatamente strano.</p><p>��Che cosa sai di questo Bennett?�� mi chiese Charlie.</p><p>��Un accidenti. Si � voluto qualificare solo come agente del compratore.</p><p>��Hai cercato di scoprire altro sul suo conto?�� chiese il direttore.</p><p>��Non io. Dovevo finire un articolo per la prima edizione e mancavano solo venti minuti. Gavin per� ha mandato qualcuno in giro a controllare negli alberghi.</p><p>��Scommetto venti dollari�� disse il direttore�� che non ne troveranno traccia.</p><p>L�affermazione mi sorprese.</p><p>��� tutta strana, questa faccenda�� continu� il boss�� dal principio alla fine. � molto difficile tenere segreta una transazione come questa, tuttavia nessuno ne sapeva niente. Non � trapelata nessuna indiscrezione.</p><p>��Se ci fosse stato qualcosa nell�aria�� osservai�� Dow l�avrebbe saputo. E se era al corrente di qualcosa, ci avrebbe lavorato su, non se ne sarebbe andato all�aeroporto�</p><p>��Sono d�accordo�� disse il capo.�� Dow � sempre ben informato su tutto ci� che accade in citt�.</p><p>��Non hai notato niente in questo Bennett�� chiese Charlie�� che possa costituire una traccia, di qualunque tipo?</p><p>Scossi la testa. Di Bennett sapevo solo che era completamente calvo e che una mosca gli passeggiava sul cranio senza dargli fastidio.</p><p>��Bene. Grazie, Parker�� disse il capo.�� Immagino che tu abbia portato a termine il solito lavoro, con tutta la competenza del caso. Quando in giro ci sono persone come te, Dow e Gavin, non c�� di che preoccuparsi.</p><p>Uscii appena in tempo per impedirgli di crollare sul tema dell�aumento del mio stipendio. Sarebbe stata una scena memorabile.</p><p>Tornai in redazione. I giornali arrivavano freschi dalla tipografia, recando in prima pagina il mio articolo con un titolo su otto colonne.</p><p>In prima pagina c�era anche una foto di Joy con in braccio una puzzola: ne sembrava incantata. Sotto la foto, il suo articolo, con un titolo arguto.</p><p>Mi avvicinai alla scrivania di Gavin.�� Avuto fortuna con Bennett?�� chiesi.</p><p>��Per niente�� rispose con un grugnito.�� Penso che quell�uomo non sia mai esistito. Forse te lo sei inventato tu.</p><p>��Forse Bruce potrebbe�</p><p>��Gliel�ho gi� chiesto. Pensa che Bennett sia alloggiato in qualche albergo. Dice che ha parlato con lui solo di affari, non di cose personali.</p><p>��Hai controllato presso gli alberghi?</p><p>��S�, ma non risulta. Nessun albergo ha registrato un Bennett durante le ultime tre settimane. Stiamo controllando presso i motel, ma so gi� che perdiamo tempo. Quell�uomo non esiste!</p><p>��Forse si cela sotto un altro nome. Hai fatto controllare se un uomo calvo�</p><p>��E qui viene il bello. Hai idea di quanti calvi prendano alloggio nei nostri alberghi ogni giorno?</p><p>��No�� ammisi.</p><p>Gavin era nel solito stato di eccitazione lavorativa, inutile ronzargli intorno. Lo lasciai, e attraversai l�open space per andare a parlare con Dow, che per� era assente. Tornai al mio posto.</p><p>Presi il giornale e mi sedetti a leggere. Ripassai il mio articolo e mi infuriai per uno o due periodi poco coerenti. Sempre cos�, quando si scrive sotto pressione. Fortunatamente, si ha il tempo di correggerlo e farlo pubblicare come si deve nell�edizione successiva.</p><p>Mi rimisi alla macchina e rifeci le due frasi. Ritagliai l�articolo gi� stampato e l�incollai su due fogli di carta. Annullai i due paragrafi da sostituire, corressi alcuni refusi e cambiai qualche parola per far filar meglio il discorso. Poi portai l�articolo corretto al tavolo della cronaca locale e lo lasciai cadere nel portacarte.</p><p>Tornai al mio tavolo e ripresi a leggere il giornale da cui avevo tagliato il mio articolo. Lessi quello di Joy, che era un bijou. Quindi cercai quello per cui Dow era andato all�aeroporto. Ma non c�era. Mi guardai attorno: non c�era neanche Dow.</p><p>Lasciai cadere il giornale sul tavolo e rimasi immobile, senza far nulla, richiamando pigramente alla mente la conferenza stampa da Franklin. Ma riuscivo a focalizzare solo la mosca che passeggiava sulla testa di Bennett.</p><p>Poi emerse qualcosa.</p><p>Gunderson mi aveva chiesto se avessi qualche idea che potesse guidarci a scoprire chi era Bennett.</p><p>Avevo risposto di no, ma avevo fatto male, perch� qualcosa c�era. Non una traccia, per essere esatti, ma qualcosa di stranamente particolare: il profumo di Bennett. Un dopobarba, avevo pensato appena mi era arrivato alle narici. Si trattava di una lozione che non avevo mai sentito, anzi di un genere che nessun uomo sopporterebbe di mettersi addosso. Non che fosse troppo forte, dato che me n�era arrivato solo un lieve sentore. Ma era un tipo di odore che uno non assocerebbe mai a un essere umano.</p><p>Cercai di classificare quell�odore paragonandolo ad altri noti. Senza riuscirci, perch� in vita mia non ne avevo mai annusato uno simile, ma ero matematicamente certo che l�avrei riconosciuto al volo, se avessi avuto l�occasione di sentirlo di nuovo.</p><p>Mi alzai per andare da Joy. Vedendomi, smise di battere sulla tastiera. Alz� la testa per guardarmi, e notai che aveva gli occhi un po� troppo lucidi.</p><p>��Che ti prende?�� le chiesi.</p><p>��Quella povera gente��� disse.�� Mi fa cos� pena!</p><p>��Ma di chi��� cominciai, poi intuii di che si trattava.�� Come mai sono venuti da te?�� chiesi.</p><p>��Dow non c�era�� rispose.�� E gli altri erano tutti occupati. Cos� Gavin li ha mandati da me.</p><p>��Avrei dovuto riceverli io�� le dissi.�� Dow me ne aveva parlato, e gli avevo promesso di farlo. Ma con la conferenza da Franklin ho dimenticato tutto. Per� mi aveva detto che si trattava di una persona sola, mentre tu usi il plurale.</p><p>��Ha portato anche moglie e figli, e si sono messi a sedere, guardandomi con degli occhioni tristi. Mi hanno raccontato che hanno venduto la casa perch� non ci entravano pi�, con la famiglia che cresceva, e che ne cercavano una pi� grande. Dovranno andarsene tra un paio di giorni, e non sanno che fare delle loro ossa. Stavano l� seduti, guardandomi pieni di speranza come se fossi Babbo Natale o la Fata dai capelli turchini. Erano sicuri che io avrei potuto risolvere il loro problema. La gente si fa strane idee sui giornali e sui giornalisti, Parker. Pensano che siamo una specie di maghi. Sperano che, se riescono a far scrivere qualcosa sui giornali, certamente ne uscir� qualcosa di buono. Ritengono che noi possiamo fare i miracoli. E tu stai l� a guardarli, e sai che invece non puoi fare niente.</p><p>��Lo so�� le dissi�� ma non te la prendere. Ci devi fare il callo.</p><p>��Parker�� disse�� ti prego, va� via. Lasciami finire. Gavin sta aspettando questa storia da dieci minuti, e non fa altro che strillare.</p><p>Non stava scherzando. Voleva che me ne andassi per continuare a piangere senza farsi vedere.</p><p>��Ok�� dissi.�� A stasera.</p><p>Tornato al mio tavolo, misi da parte gli articoli che avevo scritto quella mattina. Presi cappello e cappotto e uscii a bere qualcosa.</p></section><section><title><p>7</p></title><p>Eddy era solo nel locale, appoggiato con i gomiti sul bancone del bar, con il volto tra le mani. Non aveva una bella cera.</p><p>Mi sedetti sullo sgabello e gli porsi cinque dollari.</p><p>��Uno in fretta, Eddy�� dissi.�� Ne ho bisogno maledetto.</p><p>��T�enti i soldi�� brontol�.�� Offro io.</p><p>Poco manc� che non cadessi dallo sgabello. Una cosa simile non era mai accaduta.</p><p>��Ti senti bene, Eddy?�� gli chiesi.</p><p>��Mai stato meglio�� rispose, prendendo il mio scotch preferito.�� Me ne vado, e voglio che i clienti pi� affezionati bevano alla mia salute.</p><p>��Guarda guarda, hai fatto fortuna!�� commentai incautamente, sapendo che all�amico piaceva scherzare.</p><p>��No. Mi hanno dato la disdetta del contratto di affitto�� spieg�.</p><p>Gli diedi una pacca su una spalla.�� Mi spiace�� mormorai.�� Ma ci sono decine di negozi che potresti rilevare in questi paraggi.</p><p>Eddy scosse la testa, addolorato.�� No. Non ce ne sono. Ho cercato dappertutto�� disse.�� Se posso dirla tutta, sono sicuro che qualcuno non sta facendo le cose pulite. Qualcuno avr� bisogno della mia licenza, e avr� certamente tentato di corrompere un paio di consiglieri.</p><p>Mi vers� da bere e se ne vers� anche per lui, contrariamente alla tradizione dei gestori di bar. Era brutto vedere che Eddy non aveva neanche pi� la voglia di prendersela.</p><p>��Ventotto anni�� riprese, addolorato�� da quando sto qui. E il mio locale ha una buona reputazione. Tu Parker, che sei un cliente affezionato, lo sai che qui non entra certa gente, e neppure certe� donne. I poliziotti vengono, si siedono, e gli offro da bere.</p><p>Gli diedi ragione, era la verit� sacrosanta.�� E come faremo noi del giornale a tirare avanti, se tu chiudi? Dove andranno i ragazzi a bere un goccetto?�� dissi.�� Non c�� un altro locale nel giro di otto isolati dall�ufficio.</p><p>��E io, che far�?�� disse.�� Sono ancora troppo giovane per andare in pensione, e non ho messo da parte abbastanza quattrini. Devo guadagnarmi da vivere. Potrei lavorare per conto terzi, certo, e quasi tutti in citt� si darebbero da fare per darmi una mano. Ma ho sempre gestito un locale, mi ci vorrebbe molto tempo per adeguarmi a un cambiamento cos�. Ti confesso che prevedo brutti giorni.</p><p>��� uno schifo�� dissi.</p><p>��Com�� strano il mondo�� prosegu� Eddy.�� Il mio locale e i Magazzini Franklin, chiusi contemporaneamente. Ho letto il tuo articolo di oggi. Senza Franklin, questa non sar� pi� la stessa citt�.</p><p>Dissi che anche senza il suo locale la citt� sarebbe stata diversa.</p><p>Vers� un altro bicchierino, ma solo a me questa volta.</p><p>Parlammo ancora dei Franklin che chiudevano, del suo contratto saltato e del fatto che non si capiva in che accidenti di mondo ci saremmo ritrovati a vivere. Mi vers� ancora un paio di bicchierini e ne prese uno per s�. Bevemmo ancora, ma lo convinsi a lasciarmi pagare di tasca mia, perch�, se andava verso un periodo critico, non era giusto che desse via gratis le consumazioni. Rispose che con me negli ultimi sei o sette anni aveva guadagnato abbastanza da permettersi una giornata di bevute gratis.</p><p>Arrivarono altri clienti, Eddy si allontan� per servirli. Poich� erano estranei, o comunque clienti saltuari, lasci� che pagassero. Batt� l�importo, diede loro il resto, poi torn� da me. Riprendemmo ancora una volta il discorso sulla situazione, ripetendoci a vicenda quanto gi� detto senza aggiungere niente di nuovo.</p><p>Uscii che erano le due.</p><p>Promisi a Eddy che avrei fatto volentieri un�altra chiacchierata con lui prima della chiusura del locale.</p><p>Mi sentivo molto depresso. Avrei dovuto essere un po� ubriaco da quanto avevo bevuto, invece ero solo depresso.</p><p>Stavo per tornare in ufficio, quando a met� strada decisi che non ne valeva la pena. Avevo ancora un�ora o poco pi� per terminare la mia giornata, ma era gi� pomeriggio, l�edizione serale era gi� in macchina, e io non avevo altro da fare. Eccetto forse scrivere un articolo, ma non me la sentivo di scrivere. Cos� decisi di andarmene a casa. Avrei lavorato nel weekend per recuperare.</p><p>Mi diressi al parcheggio, salii in macchina e mi avviai verso casa, procedendo a velocit� moderata e con molta attenzione, per non incorrere nelle ire di qualche poliziotto.</p></section><section><title><p>8</p></title><p>Sistemai la macchina nel parcheggio dietro casa, stavolta nel posto riservato.</p><p>C�era tanta pace in quel luogo, e rimasi a godermela un po�, prima di scendere dalla vettura. La temperatura era piacevolmente tiepida. Nel cortile, risultante dalle tre ali dell�edificio, non c�era un soffio di vento. Il sole splendeva a picco su un pioppo che cresceva in un angolo, facendo risplendere i magnifici colori autunnali delle sue foglie, come l�albero di una Terra promessa. In quell�atmosfera sonnolenta, udii lo zampettare ritmico di un cane nel vialetto. Non appena mi vide, la bestia si accucci� e rimase a fissarmi con le orecchie dritte. Era grosso la met� di un cavallo, e con un pelo cos� arruffato che sembrava non avesse nessuna forma definita. Con una poderosa zampa posteriore si gratt� via aristocraticamente una pulce.</p><p>��Ehi bello, qui!�� lo chiamai. Lui si rialz� e si allontan� lungo il viottolo. Prima di scomparire, si ferm� ancora per un attimo a osservarmi.</p><p>Scesi dalla macchina e mi avviai verso l�ingresso. Non c�era nessuno, i miei passi risuonavano nel silenzio. Nella cassetta della posta trovai un paio di lettere. Le ficcai in tasca e salii lentamente le scale fino al secondo piano.</p><p>Volevo fare una buona dormita, perch� cominciavo a essere un po� stanco per la levataccia di quella notte.</p><p>Davanti alla porta del mio appartamento mancava ancora il pezzo di moquette. Mi fermai ad osservare. Me ne ero quasi dimenticato, ma ora ebbi un brivido ripensando alla sera prima, e mi affrettai a cercare le chiavi per entrare al pi� presto, lasciando al di l� dell�uscio la visione di quel buco.</p><p>Entrai, chiusi la porta, buttai cappello e cappotto su una sedia e mi fermai a guardarmi intorno. Era tutto fermo e a posto. Non c�era nulla di strano.</p><p>Il mio appartamentino non poteva dirsi di lusso, per� a me piaceva. Era il primo posto in cui avevo vissuto abbastanza a lungo da poterlo considerare casa mia. Ci abitavo da sei anni e mi ci trovavo bene. In un angolo avevo messo l�hi-fi, contro una parete c�era la panoplia con i fucili, mentre la parete di fondo era interamente occupata da libri, stipati in un mostro di biblioteca che avevo rappezzato con le mie mani.</p><p>Andai in cucina, dal frigorifero presi una bottiglia di succo di pomodoro. Me ne versai un bicchiere, poi cominciai a sorseggiarlo mentre mi sedevo in soggiorno. Cavai di tasca le due lettere trovate nella cassetta della posta. Una era del sindacato, e gi� sapevo che sollecitava le quote arretrate. La seconda aveva un�intestazione composta da molti nomi. Aprii la busta e tirai fuori il foglio. Lessi:</p><empty-line/><cite><p>Gent. Sig. Graves,</p><p>ci pregiamo informarLa che, a norma dell�articolo 31 del contratto di locazione, non Le verr� rinnovato l�affitto dell�appartamento al numero 210 di Wellington Arms, con effetti a partire dal 1� gennaio p.v.</p></cite><empty-line/><p>Seguiva una firma indecifrabile.</p><p>E l�assurdo era che i tizi che avevano mandato quella lettera non erano i proprietari dell�edificio. La casa apparteneva al vecchio George Weber, che abitava all�appartamento numero 116, al primo piano. Mi alzai con l�intenzione di scendere a chiedergli cosa significasse quella lettera, quando mi ricordai che era partito per la California con la moglie.</p><p>Forse, pensai, il vecchio George aveva affidato l�amministrazione dell�edificio a un�agenzia, mentre era fuori. Ma, anche in questo caso, c�era qualcosa che non andava. Ero un buon amico del vecchio George. Non mi avrebbe mai cacciato di casa. Di tanto in tanto se ne veniva su da me per bere un goccetto, ogni marted� sera si giocava a carte, e ogni autunno si andava insieme nel Sud Dakota a caccia di fagiani.</p><p>Guardai di nuovo la lettera. Era intestata �Ross, Martin, Park Gobel�. Sotto il nome dell�agenzia, a caratteri pi� piccoli, c�era scritto �Amministrazione di Immobili�.</p><p>Mi chiesi cosa nascondesse l�art. 31. Mi venne l�idea di controllare il contratto di affitto, ma rinunciai perch� non avrei mai saputo dove cercarlo.</p><p>Composi il numero della Ross, Martin, Park Gobel.</p><p>Mi rispose una voce femminile, professionale, trillante, della serie �Grazie per averci chiamati�.</p><p>��Signorina�� dissi�� qualcuno nella vostra agenzia deve aver preso un granchio. Ho qui una vostra lettera che mi intima di lasciare l�appartamento.</p><p>Ci fu un leggero scatto e rispose la voce di un uomo, al quale spiegai l�accaduto.</p><p>��Come mai la vostra agenzia � finita qui in mezzo?�� gli chiesi.�� Che io sappia, il proprietario � George Weber, mio buon vicino e vecchio amico.</p><p>��� lei a sbagliarsi, signor Graves�� rispose il mio interlocutore, con voce calma e maestosa come quella di un giudice.�� Il signor Weber ha venduto la sua propriet� a un nostro cliente varie settimane fa.</p><p>��Il signor Weber non me ne ha mai parlato.</p><p>��Forse gli � passato di mente�� osserv� l�altro, dando l�impressione di parlare con un ghigno sulle labbra.�� Il nostro cliente ha preso possesso dell�immobile alla met� del mese.</p><p>��E per prima cosa mi ha mandato la disdetta?</p><p>��Non solo a lei, a tutti gli inquilini. Il nostro cliente ha bisogno della sua propriet� per destinarla ad altri fini.</p><p>��Per farne un parcheggio, per esempio?</p><p>��Esattamente�� conferm�.�� Proprio un parcheggio.</p><p>Riattaccai senza preoccuparmi di salutare, tanto era inutile continuare a sprecar fiato con quel buffone.</p><p>Mi sprofondai di nuovo nella poltrona in salotto, ascoltando il traffico gi� in strada. Arrivarono anche il chiacchiericcio e le risatine di un paio di ragazze. Il sole batteva sulle finestre a ovest, diffondendo una luce calda e dorata. Ma la stanza aveva qualcosa di freddo, un gelo terrificante che si introduceva da qualche dimensione lontana, infiltrandosi non nelle pareti ma nelle mie ossa.</p><p>Prima la ditta Franklin, poi il bar di Eddy, ora questo posto che chiamavo casa mia. No, mi sbagliavo, pensai. Tutto era cominciato con l�uomo che aveva telefonato a Dow e aveva parlato con Joy. Con lui e tutti quelli che avevano pubblicato disperate inserzioni sui giornali. La cosa era cominciata cos�.</p><p>Riagguantai il giornale dal tavolo su cui l�avevo scagliato entrando, aprendolo alle pagine degli annunci, ed eccoli, proprio come aveva detto Dow. Intere colonne sotto la voce �Cerco casa�. Strisciate di testo con dentro tutta la sofferenza di chi implorava un tetto.</p><p>Che stava succedendo? Dove erano finiti tutti i nuovi appartamenti, che sorgevano come funghi alla periferia della citt�?</p><p>Telefonai a un agente immobiliare di mia conoscenza. Rispose una segretaria, dovetti aspettare finch� l�amico non avesse finito con un altro cliente.</p><p>Alla fine arriv�:�� Parker! Cosa posso fare per te?</p><p>��Mi hanno sbattuto fuori di casa�� dissi.�� Mi serve un tetto.</p><p>��Oh, mio Dio!�� esclam� lui.</p><p>��Anche una sola camera andrebbe bene�� spiegai�� purch� sia abbastanza grande.</p><p>��Quando devi lasciare la casa, Parker?</p><p>��Entro la fine dell�anno.</p><p>��Spero di poter fare qualcosa, se la situazione migliora. Ti terr� presente. Qualunque cosa, dici?�� promise.</p><p>��Ma � proprio cos� grave la situazione?</p><p>��Non me ne parlare. La gente viene in ufficio, mi chiama al telefono� Sembra che siano tutti a caccia di case!</p><p>��Ma che succede? Come � possibile, con tante nuove costruzioni? Si vedono dappertutto i cartelli di case da affittare o in vendita.</p><p>��Non so�� rispose, e sembrava a pezzi.�� Non tento neanche di spiegarmelo. Non riesco a capire. Potrei vendere centinaia di case, affittare migliaia di appartamenti, ma non riesco a trovarne uno libero e rischio il fallimento per mancanza di offerta. Le case mancano da una decina di giorni. La gente preme, tenta persino di corrompermi, pensando che voglia speculare. Non ho mai avuto tanti clienti, eppure non riesco a concludere un solo affare.</p><p>��C�� gente in arrivo da fuori?</p><p>��Non credo, Parker. Di sicuro, non cos� numerosa.</p><p>��Nuove coppie in cerca di casa?</p><p>��Ti dir� che la met� delle persone che cercano casa � gente anziana che ha venduto casa perch� la famiglia si � assottigliata, e quindi non aveva pi� bisogno di tutto quello spazio. L�altra met� � gente che ha bisogno di una casa pi� grande, perch� la famiglia � cresciuta.</p><p>��E ora non si trova niente�� dissi.</p><p>��Proprio cos�.</p><p>Non avendo altro da dire, lo ringraziai.�� l� terr� presente�� ripet�. Ma con poca convinzione.</p><p>Riagganciai, mi sedetti e mi chiesi che stesse succedendo. Perch� qualcosa <emphasis>stava </emphasis>succedendo. Qui il problema non era un eccesso di domanda, ci trovavamo di fronte a fenomeni che sfidavano tutte le leggi dell�economia. C�era sotto qualcosa, me lo diceva il mio fiuto. I Franklin erano stati venduti, Eddy aveva ricevuto la disdetta, il vecchio George aveva venduto la sua propriet�, la gente invadeva le agenzie immobiliari in cerca di un posto per vivere.</p><p>Mi rialzai, indossai cappello e cappotto. Sforzandomi di non notare il buco semicircolare nella moquette, uscii. Un terribile sospetto si era impossessato di me, terrorizzandomi.</p><p>Il mio palazzo sorgeva ai margini di una zona di negozi, che si era sviluppata parecchi anni prima, molto prima che a qualcuno venisse in mente di riempire le campagne di caotici centri commerciali. Se il mio sospetto era fondato, dovevo cercare la risposta tra quei negozi.</p><p>Partii a caccia della risposta.</p></section><section><title><p>9</p></title><p>Un�ora e mezzo dopo, avevo trovato la risposta. Ed era agghiacciante.</p><p>Molte ditte di quella zona avevano ricevuto la disdetta. Molte, il cui affitto aveva una scadenza a lungo termine, avevano venduto. Pareva che la maggior parte degli edifici avesse cambiato di propriet� nelle ultime settimane.</p><p>Incontrai persone sull�orlo della disperazione, altre gi� rassegnate. Alcune se la prendevano a morte, altre ammettevano la sconfitta.</p><p>��Le dir� mi confid� un droghiere�� forse non � poi cos� male. Tra tasse, leggi e altre seccature, che gusto c�era a continuare? Certo, ho cercato un altro locale, ma � stato solo un riflesso condizionato, le abitudini sono dure a morire. In ogni caso non se ne trovano. Cos� realizzo come meglio posso, ritiro il denaro dalla banca e rimango a vedere che succede.</p><p>��Ha gi� dei progetti?�� gli chiesi.</p><p>��Be�, mia moglie e io in passato abbiamo parlato spesso di prenderci una lunga vacanza, ma senza mai riuscire a farla, perch� il negozio mi legava mani e piedi, e trovare dei buoni sostituti era un calvario.</p><p>Poi veniva il barbiere, che sventolava le forbici, aprendole e chiudendole freneticamente.</p><p>��Madonna!�� esclam�.�� Non si pu� pi� vivere, qui. Quelli l� non ti lasciano pi� fare niente!</p><p>Volevo chiedergli chi fossero �quelli l��, ma non mi diede la possibilit� di inserire una sola parola nel suo discorso.</p><p>��Che questo non � pi� un bel mestiere�� continu�.�� Si viene qui solo per un taglio. Qualche shampoo, ma vuoi mettere, una volta si faceva la barba, e poi un massaggio, e poi metti un po� di brillantina. Adesso, solo tagli. E quelli l� non ti lasciano nemmeno pi� fare questo.</p><p>Riuscii finalmente a chiedere chi fossero �quelli l��, ma disse che non poteva dirmelo. Anzi, la domanda lo scocci�, perch� pensava che volessi rigirare il coltello nella piaga.</p><p>I titolari di due vecchie aziende, tra gli altri, avevano resistito a ripetute offerte, una pi� lusinghiera dell�altra.</p><p>��Vede, signor Graves�� disse uno dei proprietari�� a un certo punto stavo per accettare. Forse sono stato stupido a rifiutare. Ma sono molto anziano e questa ditta fa parte di me. Se avessi venduto, mi sarebbe parso di aver venduto me stesso. Non so se riesce a comprendere.</p><p>��Certo, la capisco�� dissi.</p><p>Alz� la mano, una mano diafana, segnata da sottili vene blu, passandosela sul volto e sui capelli bianchi che ancora gli ornavano la testa.</p><p>��E poi c�� la questione dell�orgoglio�� disse.�� Orgoglio nel modo di fare le cose. Le assicuro che nessun altro avrebbe potuto portare avanti la ditta come ho fatto io. Oggi non esistono pi� le belle maniere, non c�� pi� cortesia, non c�� pi� stima. Non c�� pi� l�abitudine di trovare il lato migliore del prossimo. Gli affari sono ridotti a semplici operazioni di ragioneria, compiute da macchine insieme a uomini che, come le macchine, non hanno un�anima. Manca il senso dell�onore, della fiducia, non c�� pi� moralit�. Sembra di stare in mezzo a un branco di lupi.</p><p>Mi tocc� un braccio con la mano diafana, di cui avvertii appena il tocco.</p><p>��Ma mi sta dicendo che tutti i miei vicini hanno ricevuto la disdetta o hanno ceduto?</p><p>��Quasi tutti.</p><p>��Anche Jake, quello del mobilificio? � una vecchia volpe, ma in fondo la pensa come me.</p><p>Gli dissi che Jake non cedeva, insieme ad altri sei o sette.</p><p>��Jake � fatto come me�� riprese il vecchio.�� Riteniamo un privilegio essere commercianti, mentre per gli altri � solo un mezzo per far quattrini. Per Jake per� � diverso, perch� ha un figlio a cui lasciare l�azienda. Forse � per questo che non molla. Io non ho famiglia, solo una sorella. Quando non ci saremo pi�, finir� anche l�azienda. Ma finch� vivremo, rimarremo al nostro posto, a servire i nostri clienti con tutto il rispetto possibile. Per noi il commercio non consiste solo nel calcolare i guadagni. � un modo per portare un contributo alla civilt�. � la colla che tiene insieme la nostra societ�, e non esiste nessuna professione pi� onorevole.</p><p>Quel discorso mi suon� come uno squillo di tromba proveniente da secoli passati. Per un attimo, mi parve di vedere sventolare vessilli di altre epoche.</p><p>Forse anche il vecchio prov� le mie stesse sensazioni, perch� aggiunse:�� Ma oggi � decadenza dappertutto. Siamo rimasti in pochi al mondo, nascosti chiss� dove, a mantenere alta la nostra bandiera.</p><p>��Grazie mille�� gli dissi.�� Mi ha fatto bene sentirla parlare cos�.</p><p>Mentre gli stringevo la mano, mi chiesi perch� gli avevo detto quella frase. Certo, quell�uomo aveva fatto o detto qualcosa per ridarmi fiducia. Fiducia in che cosa? Nell�Uomo? Nel mondo? Forse anche in me stesso.</p><p>Uscii dal locale e mi fermai un po� sul marciapiede, rabbrividendo nell�aria fredda del tramonto.</p><p>Ormai non erano pi� semplici nessi casuali. Non si trattava solo della ditta Franklin o del mio appartamento o del bar di Eddy. Non era una situazione limitata a poche persone che non riuscivano a trovare casa.</p><p>C�era sotto un piano. Uno scopo malvagio, portato avanti con una determinazione e una metodicit� diaboliche.</p><p>Da qualche parte, dietro tutta quella manovra, c�era un�organizzazione ben oliata che si muoveva rapidamente e in segreto. A quanto sembrava, tutte le transazioni erano avvenute nelle ultime settimane, e tutte miravano a provocare delle chiusure con date quasi coincidenti.</p><p>Una cosa non sapevo, e potevo solo cercare d�indovinarla, ed era se fosse stata una singola persona, un gruppo o un esercito di gente a mettersi in affari per poi chiudere tutte le attivit�. Avevo cercato di scoprirlo, ma nessuno ne aveva idea. Molti di quelli con cui avevo parlato avevano gi� lasciato i loro quartieri e non ne sapevano niente.</p><p>Dalla cabina del telefono di un negozio chiamai il mio ufficio e chiesi di Dow.</p><p>��Dove sei stato?�� mi chiese.</p><p>��In giro�� risposi.</p><p>��Qui l�adrenalina � alle stelle�� disse Dow.�� Hennessey ha comunicato di aver ricevuto la disdetta del contratto d�affitto.</p><p>��Hennessey!�� Mi chiedo perch� ne rimasi sorpreso, sapendo quel che gi� conoscevo.</p><p>��Non � possibile�� disse Dow.�� Non tutt�e due nello stesso giorno!</p><p>Hennessey era il secondo grande magazzino della citt�. Chiusi Franklin e Hennessey, il centro commerciale sarebbe praticamente diventato un deserto.</p><p>��Come mai non hai fatto in tempo a pubblicare l�intervista all�aeroporto nella prima edizione?�� gli chiesi, cercando di prendere tempo mentre mi chiedevo quante cose sarebbe stato bene rivelargli.</p><p>��L�aereo era in ritardo�� rispose.</p><p>��Perch� non � trapelato niente del �caso Franklin�?�� chiesi ancora.</p><p>��Sono stato da Bruce�� disse Dow.�� Mi ha mostrato il contratto in gran riservatezza, pregandomi di non rivelarne l�esistenza, per via di una clausola che annullava automaticamente l�atto, in caso di annuncio prematuro.</p><p>��E Hennessey?</p><p>��La proprietaria dell�immobile era la First National Bank. Probabilmente avranno inserito la stessa clausola nel contratto. Hennessey potrebbe stare l� ancora un anno, ma dopo?</p><p>��L�offerta sar� stata vantaggiosa. O almeno, cos� alta da indurii ad accettare.</p><p>��Nel caso dei Franklin, s�. Te ne parlo con la massima segretezza, e ti prego di non farne parola. Il prezzo era il doppio di quello che avrebbe pagato una persona sensata. Ma � curioso che il proprietario chiuda, dopo avere sborsato una cifra del genere. � questo che fa soffrire Bruce. Come se qualcuno lo odiasse cos� tanto da pagare il doppio del prezzo per comprare l�azienda solo allo scopo di farla morire. Parker, tutto questo non ha senso.</p><p>Mi soffermai a riflettere su alcuni punti. Questo spiegava tutta la segretezza. Perch� non fossero trapelate indiscrezioni. E perch� il vecchio George non mi avesse accennato alla vendita della casa, squagliandosela invece in California per non rispondere alle domande dei suoi amici e inquilini. Forse in ogni contratto erano state stabilite tutte quelle condizioni restrittive, con date di scadenza che probabilmente coincidevano. Era tutto incredibile.</p><p>��Parker�� chiese Dow�� ci sei ancora?</p><p>��S젗 risposi.�� Dimmi ancora una cosa, Dow. Chi ha comprato i Magazzini Franklin?</p><p>��Non lo so�� disse.�� Un�associata che si occupa di amministrazione di immobili, la Ross, Martin, Park Gobel ha redatto gli atti. Ho telefonato�</p><p>��E hanno risposto che agivano per conto di un loro cliente, e che non potevano dirti altro.</p><p>��Esatto. Come fai a saperlo?</p><p>��Intuito�� dissi.�� Tutta questa faccenda puzza.</p><p>��Ho preso informazioni sulla Ross eccetera. Ha aperto solo dieci settimane fa.</p><p>Aggiunsi un dettaglio frivolo:�� Anche Eddy � stato sfrattato. Diventer� un deserto, quel quartiere.</p><p>��Eddy?</p><p>��S�, quello del bar.</p><p>��Parker, ma che sta succedendo?</p><p>��Che mi possano impiccare se lo so�� dissi.�� Che altro c�� di nuovo?</p><p>��Le banche. Sono piene di contanti. Per tutta la settimana non hanno fatto altro che accettare depositi e ordini di investimenti.</p><p>��Bene�� dissi.�� Fa piacere notare che almeno la situazione economica � buona�</p><p>��Parker�� scatt� che ti passa per la testa?</p><p>��Niente. Ci vediamo domattina�� dissi, e riattaccai prima che mi facesse altre domande.</p><p>Perch� non gli avevo detto quel che sapevo? Non c�era motivo per tacere. Anzi, c�era una grossa probabilit� che fosse mio dovere informarlo.</p><p>Tuttavia non avevo detto niente, non ce l�avevo fatta, non ero riuscito a sputarlo fuori. Come se, tacendo la cosa, le potessi impedire di essere vera. E ci� era assai stupido.</p><p>Di nuovo in strada, tirai fuori la lettera della Ross, Martin, Park Gobel. La ditta aveva il recapito nel vecchio McCandless Building, una specie di mausoleo in mattoni, destinato a scomparire presto, secondo il nuovo piano regolatore.</p><p>Gi� immaginavo il posto. Ascensori cigolanti, scalinate di marmo con pesanti ringhiere di bronzo annerite dal tempo, solenni corridoi con pannelli di quercia sbiaditi e alti soffitti, grandi porte a vetri. Al pianterreno, il porticato con il tabaccaio, il giornalaio, il lustrascarpe e altre attivit� minori.</p><p>Erano passate le cinque. Le strade brulicavano di macchine: impiegati che tornavano a casa, diretti a ovest per imboccare la statale che li portava alla zona residenziale tra i laghi e le colline.</p><p>Era l��ora blu�, quando la luce del sole comincia ad abbassarsi e non � ancora giunto il tramonto. L�ora pi� bella della giornata, per tutti quelli che non hanno preoccupazioni.</p><p>Mentre camminavo lentamente, rimuginavo alcune idee. Tornavo ostinatamente su quella che ritenevo essere un�idea fissa che non mi piaceva, ma sapevo per esperienza che non dovevo sottovalutare le mie fissazioni.</p><p>Entrai in un negozio di ferramenta e acquistai un aggeggio per tagliare il vetro. Quasi vergognandomene, lo ficcai in tasca e fui di nuovo in strada.</p><p>Adesso c�era pi� gente sul marciapiede, e in strada pi� automobili che assordavano con i loro clacson. Mi appoggiai a un edificio, osservando il flusso umano.</p><p>Per un attimo pensai che era ora di smetterla con le fantasie, di tornare a casa a cambiarmi per andare a prendere Joy.</p><p>Stavo l�, indeciso, quando al semaforo davanti a me si ferm� un taxi, imbottigliato nel traffico. Era vuoto. Presi una decisione istantanea, senza quasi il tempo di formularla. Scesi dal marciapiede, il taxista mi vide e apr� lo sportello.</p><p>��Dove, signore?</p><p>Gli diedi l�indirizzo del McCandless Building.</p><p>��Ha notato che il mondo sta andando in malora?�� chiese il tassista, tanto per cominciare la conversazione.</p></section><section><title><p>10</p></title><p>Il McCandless Building era proprio come me l�ero immaginato. Era fatto come tutti i vecchi palazzi di uffici.</p><p>Il corridoio del terzo piano era silenzioso, con la luce del tramonto che filtrava dalle finestre. La moquette era consumata, le pareti consumate; le modanature, con il loro vecchio lucore, avevano un�aria stanca e sbattuta.</p><p>Le porte degli uffici avevano vetri smerigliati con i nomi delle ditte scritti in lettere dorate. Ogni porta, come notai, era chiusa con una serratura diversa da quelle che erano state in origine.</p><p>Attraversai l�atrio in tutta la sua lunghezza, sicuro di non trovare nessuno. Tutti gli uffici erano apparentemente deserti. Era venerd� sera, gli impiegati dovevano essersene andati via in fretta pensando al fine settimana. C�era ancora tempo, invece, per l�arrivo delle signore delle pulizie.</p><p>L�ufficio della Ross, Martin, Park Gobel era verso la fine del corridoio. Tentai di aprire la porta abbassando la maniglia, ma come previsto era chiusa. Tirai fuori di tasca il tagliavetro e mi misi al lavoro. Ma non fu facile. Normalmente il tagliavetro viene usato su una lastra disposta orizzontalmente. Il mio pezzo era invece diritto, infisso nel telaio di una porta.</p><p>In qualche modo, dopo un certo tempo, riuscii praticare un�incisione. Rimisi in tasca l�attrezzo e rimasi immobile per un istante a sentire se arrivava qualcuno. Poi diedi un colpo deciso al vetro, con il gomito, sulla parte intaccata. Il pezzo di vetro si incrin� e si ruppe, inclinandosi verso l�interno ma rimanendo attaccato al telaio. Diedi un�altra gomitata, si ruppe del tutto e cadde a terra. Ora c�era un buco delle dimensioni di un pugno proprio sopra la serratura.</p><p>Facendo attenzione a non ferirmi con i frammenti ancora attaccati alla cornice della porta, passai il braccio attraverso il buco e girai il pomello. Quindi con l�altra mano abbassai la maniglia e spinsi, aprendo la porta.</p><p>Entrai cauto, richiudendomi la porta alle spalle. Scivolai lungo il muro e rimasi a lungo l� incollato. I capelli mi si erano rizzati sulla nuca, e il cuore batteva forte: perch� nell�aria c�era quel profumo da dopobarba di Bennett. Una traccia molto lieve, ma inconfondibile, come se l�uomo se ne fosse dato alcune gocce al mattino e mi fosse passato accanto al pomeriggio. Non riuscivo a definire il tipo di sensazione olfattiva, non trovando alcun termine di paragone, ma era un tipo di odore che non avevo mai sentito prima in vita mia. Non era cos� terribilmente sgradevole, era inquietante perch� era assolutamente ignoto.</p><p>L�, nello spazio di fronte a me, che me ne rimanevo con la schiena contro il muro, galleggiavano forme scure e confuse. Man mano che i miei occhi si abituavano al buio, vedevo che non si trattava di cose strane, ma ovvie. Quelle sagome nere erano infatti scrivanie, archivi e tutto quel genere di mobilio che ci si aspetta di trovare in un ufficio.</p><p>Rimasi fermo ancora un poco, con i sensi tesi, ma non accadde nulla. I toni grigi della luce del crepuscolo filtravano attraverso le finestre senza riuscire a rischiarare l�ufficio, che rimaneva silenzioso e tranquillo, immerso in una quiete snervante.</p><p>Diedi uno sguardo in giro, e notai qualcosa di insolito. In un angolo, c�era una nicchia nascosta da una tenda. Molto strano, per un ufficio.</p><p>Guardai di nuovo attorno, forzando gli occhi a osservare ogni particolare, in cerca di qualunque altro segno non ordinario. Ma non ce n�erano altri, tranne quella nicchia. E il profumo del dopobarba.</p><p>Cautamente, mi staccai dalla parete e attraversai la stanza. Non sapevo di che cosa avessi paura, ma quel locale mi comunicava un senso di timore.</p><p>Accesi la lampada sul tavolo di fronte alla nicchia. Sapevo che potevo cacciarmi nei guai, essendo entrato come un ladro, ma consapevolmente decisi di aggravare la situazione, accendendo anche la luce. Volevo vedere subito che cosa si nascondeva dietro la tenda della nicchia.</p><p>Il drappeggio era di materiale scuro, pesante, ed era fissato a una guida. Da un lato c�erano le corde che regolavano lo scorrimento. Ne tirai una; i tendaggi si aprirono dolcemente, rivelando una fila di indumenti, ordinatamente appesi ad attaccapanni sostenuti da un�asta.</p><p>Mi soffermai a osservarli uno per uno. C�erano abiti da uomo e soprabiti, una mezza dozzina di camicie, una gruccia carica di cravatte. Sullo scaffale in alto, alcuni cappelli. Inoltre c�erano abiti e soprabiti da donna, e indumenti intimi femminili, capi di biancheria da uomo e da donna, calzini e calze di nylon. Su un ripiano sotto gli abiti appesi, una quantit� di scarpe, da uomo e da donna, sistemate ordinatamente.</p><p>Questo era veramente folle. Se mancava un mobiletto per cappotti, impermeabili, giacche e cappelli, qualche trafficone avrebbe ben potuto inventare una soluzione tipo quella della nicchia. Ma qui c�era l�intero guardaroba di tutti gli impiegati, dal boss all�ultima delle segretarie.</p><p>Mi arrovellavo il cervello senza trovare una spiegazione plausibile. L�ufficio era chiuso, tutti erano andati via lasciando l� i loro abiti. Ma non potevano essere usciti senza niente addosso!</p><p>Passai la mano sugli abiti appesi, per assicurarmi che fossero davvero l� e si trattasse di reali capi di abbigliamento. Lo erano.</p><p>Mentre compivo quel gesto, avvertii alle caviglie un soffio di aria gelida, come se qualcuno avesse aperto la finestra. Questa sensazione dur� solo un attimo, e cess� appena avanzai di un passo.</p><p>Nel tornare indietro, sentii di nuovo la sensazione di freddo alla caviglia.</p><p>La cosa non mi convinceva. Le finestre erano chiuse e non c�era possibilit� di spifferi. Una corrente d�aria, poi, non mi avrebbe colpito solo alle caviglie, scomparendo appena muovevo il piede.</p><p>La sfilza di abiti appesi doveva nascondere qualcosa. Ma cosa, santo cielo?</p><p>Senza pensarci due volte, scostai gli abiti e scoprii la fonte della corrente gelida.</p><p>Proveniva da un buco che attraversava il McCandless Building, ma senza uscire all�aperto, altrimenti si sarebbero intravisti fari e lampioni in strada.</p><p>Niente luci, invece. Buio completo, con un senso di vertigine e di gelo che era qualcosa di pi� del freddo di una corrente d�aria. Era come la mancanza totale di calore. Avvertii, non so come, la mancanza di qualcosa, forse di tutto. La completa negazione della forma, della luce e del calore delle cose della Terra. Ebbi anche una sensazione di movimento, bench� nulla si muovesse. Sembrava che l�oscurit� si fondesse con il freddo di un misterioso vortice. Mentre tentavo di vedere in quel foro, il vortice tent� di risucchiarmi dentro. Saltai indietro terrorizzato, e caddi disteso sul pavimento.</p><p>Mentre stavo allungato a terra, paralizzato dalla paura, gli abiti tornarono al loro posto, mascherando il buco nel muro.</p><p>Lentamente mi rialzai e andai a mettermi al di l� del tavolo, per creare una barriera tra me e quel che c�era oltre la tenda.</p><p>Mi domandavo, con martellante insistenza, che cosa avevo scoperto, ma non trovavo risposta.</p><p>Allungai la mano per toccare il tavolo, volendo ancorarmi a qualcosa di solido contro quella minaccia sconosciuta. Invece del tavolo, urtai con le dita un portacarte che si rovesci�, facendo cadere sul pavimento i fogli che conteneva. Mi inginocchiai, tastando per terra per raccoglierli. Erano tutti ben piegati, con quel curioso aspetto solenne che hanno i documenti legali.</p><p>Mi rialzai e deposi le carte sul tavolo, scorrendole con occhio rapido. Erano tutti documenti per trasferimento di propriet�, e tutti intestati a un certo Fletcher Atwood.</p><p>Quel nome mi fece suonare un campanello in testa, mentre andavo a tentoni nei meandri della memoria in cerca di indizi. Da qualche parte, in passato, Fletcher Atwood aveva significato qualcosa per me. Dovevo gi� averlo incontrato, o avergli scritto, o telefonato. Quel nome era archiviato in profondit� nel cervello, tuttavia era finito nel dimenticatoio da molto tempo, e forse fin dall�inizio era stato classificato come cos� poco importante che adesso mi sfuggivano i dettagli dei fatti, dei luoghi e dell�epoca a esso collegati.</p><p>Qualcosa che mi aveva raccontato Joy, mi pareva. Passando vicino alla mia scrivania per scambiare quattro chiacchiere. Parole vaganti in un ufficio rumoroso, dove nessun nome sopravvive a lungo nella corrente di informazioni che si inseguono.</p><p>C�era di mezzo una casa. S�! Fletcher Atwood era quello che aveva acquistato la propriet� Belmont a T�mber Lane. Era un tipo misterioso, che non aveva fatto lega con i suoi altolocati vicini in quella zona esclusiva. Non aveva mai realmente abitato quella casa, a parte una giornata o una settimana ogni tanto. Non aveva famiglia n� amici, n� sembrava interessato a farsene.</p><p>La gente di T�mber Lane aveva notato quello strano individuo, poi in breve aveva smesso di fargli caso. Nella piccola, sofisticata societ� di Timber Lane, Fletcher Atwood veniva considerato una specie di vecchio fossile riposto in una cassapanca piena di polvere.</p><p>Mentre passavo in rassegna gli atti legali alla luce della lampada, mi chiesi se questa non fosse la sua vendetta. Ma non lo ritenevo probabile, perch� non c�erano prove che ad Atwood importasse di ci� che pensavano di lui a Timber Lane.</p><p>C�erano propriet� per miliardi di dollari. Ecco grandi industrie che grondavano tradizioni e nomi altisonanti. Ecco piccole aziende. Ecco antichi edifici che da sempre erano un simbolo della citt�. Tutto trasferito nelle mani di Fletcher Atwood, con un pomposo e inesorabile linguaggio giuridico. Tutto impilato l�, in attesa di riscossione. Documenti rimasti su quel tavolo, rimuginavo, perch� non si era ancora trovato il tempo di archiviarli. Perch� c�era troppo altro lavoro da fare. Troppo lavoro� di che tipo?</p><p>Sembrava incredibile, ma eccola qua: la prova legale che un uomo si era accaparrato, prendendo nel mucchio, per cos� dire, una parte pi� che rispettabile della zona industriale della citt�.</p><p>Nessuno sembrava in grado di possedere tutto il denaro necessario per concludere le transazioni rappresentate da quel mucchio di carte. Neanche una societ�. Ma, dato che qualcuno c�era riuscito, qual era lo scopo che si prefiggeva?</p><p>Comprare l�intera citt�?</p><p>Davanti a me c�erano solo pochi atti, lasciati in una cartelletta su uno scrittoio, forse perch� poco importanti. Quindi in quello stesso ufficio ce ne dovevano essere altri. E se Fletcher Atwood, o coloro di cui era agente, avevano comprato la citt�, cosa volevano farne?</p><p>Rimisi i documenti al loro posto e ritornai verso gli abiti appesi. Sullo scaffale dove erano allineati i cappelli, mi parve di vedere una scatola da scarpe. Conteneva altri atti?</p><p>Mi sollevai in punta dei piedi, e lavorando un poco con le dita, riuscii a prenderla. Era pi� pesante di quanto immaginassi. La deposi sul tavolo, sotto la lampada, e sollevai il coperchio.</p><p>La scatola era piena di pupazzetti, molto ben fatti, senza quel tocco di artificiale tipico dei giocattoli. Avevano un aspetto assolutamente credibile, tanto che veniva da chiedersi se non si trattasse di esseri umani ridotti a non pi� di dieci centimetri di altezza, che avessero mantenuto inalterate le proporzioni.</p><p>E, nel mucchio dei pupazzi, ce n�era uno che riproduceva alla perfezione le sembianze di quel Bennett che avevo visto seduto a fianco di Bruce Montgomery al tavolo della conferenza!</p></section><section><title><p>11</p></title><p>Immobile, fissavo allucinato il pupazzo nudo di Bennett. Sembrava attendere che qualcuno lo vestisse e lo facesse sedere al tavolo della conferenza. Era cos� realistico che mi sembrava di rivedere la mosca passeggiargli sul cranio.</p><p>Con cautela, come se avessi temuto di dargli vita con il tocco delle mie mani, lo tolsi dalla scatola. Era pesante, molto di pi� di una bambola delle stesse dimensioni. Lo osservai accuratamente sotto la lampada. Reggevo in mano una copia fedelissima dell�uomo vivo. Gli occhi freddi, come di pietra, le labbra sottili e tese. Il cranio, calvo come se non avesse mai avuto i capelli. Il corpo, tendente all�obesit�, col flaccido tipico della mezza et�, tenuto per� in sesto con esercizi fisici e una dieta attenta.</p><p>Deposi il pupazzo di Bennett sul tavolo e sollevai dalla scatola quello di una ragazza, una magnifica bionda. Anche ora non avevo in mano una bambola, ma la fedele copia di una donna, completa in ogni dettaglio anatomico. Cos� reale che sembrava possibile poterla far vivere con una parola magica. Graziosa, delicata, adorabile dalla testa ai piedi, senza nessuna delle irregolarit� di produzione o delle deformazioni di un articolo di modellismo.</p><p>La posai sul tavolo a fianco di Bennett, e frugai fra gli altri pupazzi. Ce n�erano molti, forse venti o trenta, di tanti tipi diversi. C�erano i giovani dall�aria professionale, i vecchi uomini d�affari compassati, gli agenti esperti, dal piglio duro ma elegante, le donne in carriera, con quella loro espressione smorfiosa, le zitelle pettegole e i principianti.</p><p>Tornai a guardare la bionda. Ne ero affascinato.</p><p>La sollevai per esaminarla attentamente, cercando di capire con quale materiale l�avessero fabbricata. Forse plastica, ma di un tipo ancora sconosciuto. Era duro e pesante, e aveva una peculiarit�: sottoposto a pressione, si corrugava, per poi ritornare alla forma originaria appena cessata la pressione. Dava anche una debole sensazione di calore. Per giunta il materiale non aveva nessuna <emphasis>texture </emphasis>di superficie, o era cos� sottile da essere invisibile.</p><p>Rovistai ancora un po� nella scatola. Le bambole erano tutte realizzate con la stessa abilit� artigianale. Infine rimisi a posto Bennett e la bionda, chiusi la scatola e la riposi con cura sullo scaffale, nello spazio tra i cappelli.</p><p>Mi allontanai dalla nicchia, mentre la testa mi pulsava per la follia di tutto ci� che avevo scoperto: i pupazzi, gli abiti appesi, il buco nel muro, il soffio gelido, e i documenti di acquisizione di mezza citt�.</p><p>Allungai un braccio e tirai le tende, che scivolarono senza attrito al loro posto, con un fruscio appena percettibile. Cal� cos� il sipario sui pupazzi, sugli abiti, sul buco nel muro. Ma l�Assurdo stava sempre l�. Lo sentivo come un�ombra che si muovesse al di fuori del cerchio di luce della lampada.</p><p>Cosa fa un uomo, mi chiesi, quando si imbatte in qualcosa di incredibile, ma di concreta evidenza? Non si trattava di immaginazione o di un travisamento della realt�, perch� le cose che si trovavano in quell�ufficio erano inimmaginabili.</p><p>Quando spensi la lampada, la stanza fu avvolta dal buio pi� fitto. Continuando a tenere il dito sull�interruttore, tesi l�orecchio. Nessun rumore.</p><p>In punta di piedi mi avvicinai alla porta, e a ogni passo mi pareva che il pericolo si addensasse alle mie spalle. Ero terrorizzato al pensiero di avere scoperto cose destinate a rimanere segrete.</p><p>Guadagnato il corridoio, richiusi la porta e mi soffermai un attimo appoggiato alla parete. Anche il corridoio era buio. Solo dalla scala proveniva una debole luce. Dalle finestre filtrava il chiarore della strada.</p><p>Niente che si muovesse, nessun segno di vita. Dal basso arrivavano gli echi di pneumatici che stridevano, di un clacson, della risata di una ragazza.</p><p>Inspiegabilmente sentii la necessit� di lasciare quel luogo senza farmi vedere. In questo gioco d�azzardo, che aveva una posta cos� alta, non volevo compromettere il risultato facendomi notare.</p><p>Avevo quasi raggiunto le scale, silenzioso come un gatto, quando lo sentii arrivare.</p><p>Sentire non � il termine esatto. Dovrei dire: ebbi la certezza. Non ci fu nessun rumore, n� movimento, n� variazione d�ombra. Solo, sentii un campanello d�allarme che impazziva nella mia testa.</p><p>Mi fu quasi addosso, nero nell�ombra. Una forma umana di dimensioni umane, ma come una valanga che non producesse suono, muovendosi su un cuscino d�aria per non far rumore.</p><p>Nella mia corsa disperata, mi fermai all�improvviso contro il muro, e quel qualcosa mi super�, ma con un guizzo fece dietrofront e si slanci� di nuovo su di me. Alla pallida luce delle scale, riuscii a distinguere un viso pallido su un corpo massiccio. Istintivamente cercai di mirare alla feccia. Colpii sodo e le nocche mi fecero male per la violenza del colpo.</p><p>L�uomo, se quella cosa poteva chiamarsi uomo, arretr�, e io lo seguii, colpendolo ripetutamente. Lo inseguii verso la scalinata. Lo colpii ancora, e l�uomo urt� con il dorso la balaustra. Si capovolse all�esterno con la testa in gi�, e cadde a capofitto nella tromba delle scale.</p><p>Il suo volto mi apparve per un attimo alla luce delle scale, con la bocca aperta in un urlo silenzioso. Il suo corpo scomparve dalla vista e udii il tonfo sui gradini, vari metri pi� in basso.</p><p>La paura e il terrore che mi avevano spinto ad affrontarlo si trasformarono in malessere per averlo ucciso. Ne ero certo, perch� non ci si salva cadendo su una scalinata di marmo. Mi fermai, sperando di udire qualche rumore proveniente dalla scala. Silenzio. Sembrava che tutto l�edificio stesse trattenendo il fiato.</p><p>Con le ginocchia tremanti e le mani frementi, mi sporsi dalla ringhiera cercando con lo sguardo il corpo schiacciato sui gradini.</p><p>Non c�era niente. Non c�era alcuna traccia dell�uomo caduto a capofitto verso una sicura morte.</p><p>Discesi le scale precipitosamente, senza curarmi del fracasso che facevo. Ma, mentre mi sentivo sollevato per non aver ucciso quell�essere, nasceva in me il terrore di quell�uomo che non avevo ucciso e che rimaneva come una minaccia alla mia esistenza.</p><p>Arrivai al punto di chiedermi se non potessi essermi sbagliato: magari il corpo c�era e non l�avevo visto. Ma via, non ci si pu� perdere un cadavere su una scalinata! E infatti ebbi conferma della sua assenza quando svoltai gi� per la seconda rampa.</p><p>Allora rallentai, diventando pi� guardingo, osservando attentamente i gradini quasi per scoprire qualche indizio.</p><p>Giunto al piano sottostante, avvertii di nuovo quel profumo di dopobarba, lo stesso che aleggiava intorno a Bennett e nell�ufficio.</p><p>Sui primi scalini e sul pavimento dell�androne c�era una lieve traccia di liquido. Vi immersi il dito e lo portai al naso. Il mio olfatto fu colpito dal profumo della lozione da barba, ma stavolta molto pi� intenso.</p><p>C�erano due scie umide che partivano dal punto dell�impatto e si allontanavano, come prodotte da una persona che porti un bicchiere di acqua gocciolante. Mi dissi che quella era la traccia lasciata dall�uomo che avrebbe dovuto essere morto.</p><p>C�era qualcosa di orrendo in quella scalinata. Un posto cos� vuoto e silenzioso che sembrava bandire ogni emozione, ogni orrore. Forse per� il vuoto stesso era una parte dell�orrore, il vuoto dove avrebbe dovuto esserci un corpo, e la scia di liquido nauseabondo che indicava la direzione in cui era scomparso.</p><p>In preda a quell�orrore, continuai a scendere le scale, con la testa che mi scoppiava. Che cosa avrei fatto, se mi fossi di nuovo imbattuto in quella forma? Questo pensiero mi mise le ali ai piedi, e in un baleno raggiunsi il piano terra.</p><p>C�erano solo il lustrascarpe, che sonnecchiava su una seggiola addossata al muro, e il tabaccaio, che leggeva un giornale appoggiato al banco. Il tabaccaio alz� la testa per guardarmi. Il lustrascarpe salt� in piedi al mio passaggio. Ma prima che si rendessero ben conto della mia presenza, avevo gi� imboccato la porta girevole, uscendo nella strada. Il viavai era in aumento, a causa della gente che due sere a settimana scendeva in centro a fare shopping.</p><p>Smisi di correre. All�angolo mi fermai a guardare il McCandless Building, quella vecchia costruzione annerita dagli anni, da troppi anni, e che sarebbe scomparsa tra poco per effetto del piano regolatore. A guardarne la facciata, non si vedeva niente di misterioso, niente di sinistro. Eppure tremavo, come se una corrente gelida mi avesse attraversato l�anima.</p><p>Avevo bisogno di qualcosa che mi rimettesse in sesto, perci�, fatto ancora qualche metro di strada, entrai in un bar. C�era parecchia gente, e nella penombra, in fondo alla sala, qualcuno suonava il pianoforte. Be�, �suonare� � un termine eccessivo. Diciamo che batteva sui tasti, accennando talvolta a qualche canzone in voga.</p><p>Andai al fondo del locale, dov�era meno affollato. Mi arrampicai su uno sgabello del banco e ordinai:�� Uno scotch con ghiaccio. Doppio.</p><p>��Che marca?�� chiese il cameriere. Glielo dissi.</p><p>Lui prese un bicchiere e alcuni cubetti di ghiaccio. Dalla mensola alle sue spalle tir� gi� una bottiglia.</p><p>In quel momento, un�altra persona venne a sedersi sullo sgabello vicino al mio.</p><p>��Buonasera, signorina�� disse il barista.�� In cosa posso servirla?</p><p>��Un Manhattan, per favore.</p><p>Mi voltai, attratto dal suono accattivante della voce. E dal suo aspetto.</p><p>Era una magnifica creatura, una di quelle in cui la bellezza non azzera la personalit�. Mi guard� con occhi di ghiaccio.</p><p>��Ci siamo gi� incontrati da qualche parte?�� mi chiese.</p><p>��Direi di s젗 risposi.</p><p>Era la bionda che avevo tirato fuori dalla scatola di scarpe, ora enormemente cresciuta, e vestita.</p></section><section><title><p>12</p></title><p>Dopo aver servito me, il barista cominci� a preparare il Manhattan con aria annoiata. Ne aveva gi� visti fin troppi di approcci.</p><p>��E non molto tempo fa�� riprese la ragazza.</p><p>��No, infatti�� osservai.�� Anzi, proprio poco fa. In un ufficio.</p><p>Anche se capiva di cosa parlavo, non lo lasci� trapelare. Era troppo controllata, troppo sicura di s�. Apr� il portasigarette, ne scelse una, la port� alle labbra e attese.</p><p>��Spiacente�� dissi�� non fumo. Non ho da accendere.</p><p>Frug� nella borsa, tir� fuori un accendisigari e me lo porse. L�accesi. Lei si chin� per avvicinare la sigaretta. Dalla sua pelle veniva un odore di violetta, credo. Comunque un profumo floreale.</p><p>Improvvisamente mi venne alla mente un particolare che avrei dovuto tenere in considerazione fin dall�inizio. Bennett odorava in quel modo non perch� usasse una lozione da barba, ma perch� <emphasis>non </emphasis>la usava. Era l�odore specifico di quel tipo di creatura.</p><p>La ragazza si raddrizz� e inal� la prima boccata di fumo, emettendola poi attraverso le narici in modo molto grazioso. Le restituii l�accendino, che ripose nella borsa.</p><p>��Grazie�� disse.</p><p>Il barista le porse il Manhattan, una cosa ben fatta, con la ciliegina.</p><p>Misi una banconota davanti al cameriere.</p><p>��Anche per la signorina�� dissi.</p><p>��Ma��� protest� la ragazza.</p><p>��Non rifiuti�� la pregai.�� � una mia passione, pagare da bere alle ragazze.</p><p>Non reag�. Mi osserv� di nuovo, ancora un po� freddamente.</p><p>��Mai fumato?�� mi chiese.</p><p>Feci segno di no con la testa.</p><p>��Per non sciupare il senso dell�olfatto?�� chiese ancora.</p><p>��Cosa?</p><p>��L�odorato, intendo. Pensavo svolgesse un�attivit� per la quale � necessario un buon fiuto.</p><p>��Non ci avevo mai pensato�� risposi�� ma forse ha ragione lei.</p><p>Mi osserv� con attenzione, mentre alzava il bicchiere.</p><p>��Sarebbe disposto a farsi comprare?�� chiese, con la massima naturalezza.</p><p>Non riuscii ad articolare parola. Rimasi a guardarla fisso. Non scherzava affatto.</p><p>��Potremmo cominciare con un�offerta di un milione�� disse.�� Trattabile, a salire.</p><p>Mi venne una specie di colpo.�� Vuole l�anima�� chiesi�� o solo il corpo? Per l�anima al seguito, dovr� aumentare il prezzo.</p><p>��No, quella se la pu� tenere�� disse.</p><p>��� lei a fare l�offerta?</p><p>Scosse la testa.�� No. Non saprei che farmene di lei.</p><p>��Allora agisce per conto di altri? Di quelli che comprano tutto, magari? Che comprano i negozi per chiuderli. O un�intera citt�.</p><p>��Vedo che afferra�� disse.</p><p>��Il denaro non � tutto�� obiettai.�� Ci sono anche altre cose.</p><p>��Se vuole, possiamo prendere in esame tutte queste altre cose.</p><p>Depose il bicchiere e tolse dalla borsetta un biglietto da visita, consegnandomelo.</p><p>��Se cambia idea, sapr� dove trovarmi�� aggiunse.�� L�offerta rimane valida.</p><p>Prima che potessi dirle qualcosa, era scesa dallo sgabello ed era uscita mescolandosi alla folla.</p><p>Il barista guard� con occhi inespressivi i bicchieri ancora pieni a met�.</p><p>��Qualcosa non andava nel servizio?�� mi chiese.</p><p>��No, tutto a posto�� risposi.</p><p>Avevo posato il biglietto sul banco, capovolto. Lo girai e lo esposi alla scarsa luce che c�era in quel punto. Ma immaginavo gi� cosa vi fosse stampato. C�era solo una piccola differenza: invece della dicitura �Amministrazione di Immobili� c�era scritto �Trattiamo qualunque affare�.</p><p>Rimasi seduto, freddo e pensieroso, appollaiato sullo sgabello. Il posto mi appariva indistinto, come annebbiato; tutt�attorno il mormorio sconnesso delle chiacchiere dei clienti aveva un suono quasi inumano, sembrava il borbottio di un mostro o di un povero idiota. E attraverso quello, sopra quel brusio, tra un discorso e l�altro si sentiva, quasi derisorio, il suono del pianoforte.</p><p>Ingollai lo scotch e rimasi seduto, tenendo il bicchiere nel cavo della mano. Cercavo il barista per chiedergliene un altro, ma era occupato con altri clienti.</p><p>Un tale venne ad appoggiarsi al banco, e con il gomito rovesci� il bicchiere di Manhattan. Il liquore si sparse, come una macchia di olio sporco, sul legno lustro del banco; il gambo del bicchiere si ruppe all�altezza della giuntura con il calice, e il calice and� in frantumi. La ciliegia rotol� fino a fermarsi contro l�orlo del banco.</p><p>��Mi spiace�� disse lo sconosciuto.�� Sono uno sbadato! Gliene pago un altro.</p><p>��Non importa�� replicai.�� Tanto lei non torner�.</p><p>Scesi dallo sgabello e mi diressi alla porta.</p><p>Passava un taxi. Lo presi al volo.</p></section><section><title><p>13</p></title><p>Il cielo era diventato scuro e nelle strade erano gi� state accese le luci. L�orologio di una banca segnava le sei e mezzo. Dovevo affrettarmi, se volevo arrivare in tempo all�appuntamento che avevo con Joy per le sette, o l�avrei trovata furibonda.</p><p>��� una bella notte per la caccia al procione�� disse il taxista.�� Tra poco sorger� la luna, non fa freddo e mi piacerebbe andarci, ma stasera ho da lavorare. Siamo io e il mio compare, che ha il cane. Sa, quelli marroni e neri. Lui � uno che parla, parla, che � un piacere.</p><p>��Va a caccia di procioni?�� chiesi. Non me ne importava granch�, ma era chiaro che il taxista voleva fare conversazione.</p><p>Infatti non aspettava altro.</p><p>��Fin da ragazzo!�� esclam�.�� Ho cominciato con mio padre, quando avevo nove o dieci anni, poi � una cosa che ti resta nel sangue. Arriva una notte come questa, e non resisti pi�. C�� che in questo periodo dell�anno il bosco ha tutto un suo profumo, e il vento che passa tra le foglie, che stanno per staccarsi, fa come una musica. E tu senti che l�inverno � dietro l�angolo.</p><p>��Dove andate a caccia?</p><p>��A ovest, a un centinaio di chilometri di qui, lungo il fiume. In quella zona c�� un sacco d�alberi.</p><p>��E prendete molti procioni?</p><p>��Ah, ma non � mica quello l�importante�� rispose.�� Molte notti si esce, e si torna a mani vuote. I procioni sono una scusa per girare nei boschi di notte. Non � che c�� mai molta gente in giro per i boschi, sia di notte sia di giorno. Non sono mica il tipo che va a fare discorsi sulla comunione con la natura, ma le posso dire, amico, che, se uno passa un po� di tempo con lei, poi si sentir� migliore.</p><p>Ero sprofondato nel sedile e guardavo sfilare i fabbricati. Quella era ancora la vecchia citt� che conoscevo bene, ma c�era qualcosa di stregato nell�aria. Come se ombre furtive ci spiassero dagli angoli oscuri degli edifici.</p><p>L�autista mi chiese:�� E lei, mai stato a caccia di procioni?</p><p>��No�� risposi.�� Qualche volta vado a caccia di anitre, oppure di fagiani nel Sud Dakota.</p><p>��Anche a me piacciono le anitre e i fagiani�� disse l�autista.�� Ma i procioni hanno qualcosa di speciale.</p><p>Tacque un momento, poi riprese:�� Comunque, ognuno ha i suoi gusti. Conosco un vecchio pazzo che ha la mania delle puzzole. Ci parla, quello, con le puzzole. Le coccola, e loro gli si avvicinano, gli salgono addosso e si fanno accarezzare come gattini. Lo seguono perfino in casa, come cuccioli. Incredibile, le dico. Fa quasi senso vedere come se la intende con quelle bestie. Vive in una capanna sulle colline, in un posto pieno di puzzole. Sta scrivendo un libro su di loro. Me l�ha anche fatto vedere. � scritto a matita su un quaderno come quelli che usano i ragazzini a scuola. Si siede a un tavolino e scr�ve, con un mozzicone di matita, che di tanto in tanto inumidisce con le labbra, alla luce di una vecchia lanterna sporca. Ma le dir�, mister, che non sa mica scrivere bene, fa tremendi errori di ortografia. Un vero peccato, perch� ci tiene al suo libro.</p><p>��Cos� va la vita�� gli dissi.</p><p>Continu� a guidare in silenzio per un po�.</p><p>��Al prossimo isolato, ah?�� mi chiese.</p><p>Gli dissi di s�. Si ferm� davanti all�ingresso, scesi.</p><p>��Cosa ne pensa�� disse�� di venire a caccia con me, una di queste sere? Si partirebbe verso le sei.</p><p>��Sarebbe carino�� risposi.</p><p>��Mi chiamo Larry Higgins, pu� trovare il mio numero sull�elenco. Sempre a disposizione.</p><p>Gli promisi che avrei telefonato.</p></section><section><title><p>14</p></title><p>Il semicerchio tagliato, nella moquette davanti alla mia porta, era stato rimpiazzato. Non l�avevo quasi notato, a causa della luce fioca della lampada, ancora pi� debole del solito. C�ero quasi passato sopra senza accorgermi che era stato riparato. Non avevo pi� pensato alla moquette, preso com�ero da ben altri pensieri.</p><p>Mi fermai, teso come chi si prepara ad affrontare un pericolo ignoto. Il buffo era che la parte sostituita non era nuova. Era la stessa vecchia, consunta moquette di sempre. Mi chiesi come avesse fatto l�amministratore a ritrovare il pezzo che era stato tagliato.</p><p>Mi inginocchiai per esaminare da vicino, e m�accorsi che non c�era pi� traccia del taglio. N� tracce di cucitura. Niente punti. Passai la mano sull�area che era stata asportata, ma era proprio moquette, non carta con sotto nascosta una trappola. Sentivo la consistenza e lo spessore del materiale, tutta roba autentica.</p><p>Eppure mi inquietava. Quella cosa mi aveva quasi fregato una volta, e stava per farlo di nuovo. Non ero disposto a lasciarglielo fare. Rimasi l� inginocchiato per un po�, avvolto dal ronzio della lampadina.</p><p>Infine mi rialzai lentamente, presi la chiave e mi piegai in avanti verso la porta, per aprirla senza mettere i piedi sull�area davanti all�uscio. Chi mi avesse visto piegato in quello strano modo, avrebbe pensato che ero matto.</p><p>Aperta la porta con uno scatto, saltai il pezzo di moquette sostituita ed entrai. Chiusi la porta alle mie spalle, accesi la luce.</p><p>Era l�, la mia camera, la mia casa, il luogo in cui trovavo sicurezza e riposo. Ma che purtroppo, mi torn� in mente, sarebbe stato mio per soli novanta giorni ancora.</p><p>Ma perch�? Che sarebbe successo, alla scadenza, non solo a me ma a tutti gli altri inquilini sfrattati? E alla citt�?</p><p>�Trattiamo qualunque affare� c�era scritto sul biglietto di visita. Come i rigattieri, che commerciano bottiglie, ossa, stracci, tutto quello che si pu� vendere. Ma il rigattiere � un commerciante onesto: compra per guadagnare. Quella gente, invece, perch� comprava? Perch� Fletcher Atwood comprava? Certamente non per guadagnare, se pagava un�azienda pi� di quanto valesse per poi non farne niente.</p><p>Mi sfilai il cappotto e lo buttai su una sedia, lanciandovi sopra il cappello. Consultai l�elenco del telefono che era sul tavolo, cercando il numero di Atwood. Ce n�erano un�infinit�. Ma nessuno si chiamava Fletcher.</p><p>Cos� decisi di chiedere al servizio informazioni.</p><p>In tono piatto, l�impiegata rispose:�� Mi spiace, questo abbonato non risulta dai nostri elenchi.</p><p>Riattaccai, chiedendomi che fare.</p><p>Mi trovavo in una situazione d�emergenza, che richiedeva un�azione immediata. Ma quale? Cosa si pu� fare per evitare che un�intera citt� venga comprata? E innanzi tutto, se l�avessi detto a qualcuno, mi avrebbe creduto?</p><p>Scorsi mentalmente una lista di nomi. Certo, il Vecchio sarebbe stata la prima persona cui confidare tutto quello che sapevo, se non altro per dovere professionale. Ma temevo fortemente che, al primo accenno di quelle incredibili novit�, mi avrebbe licenziato sui due piedi considerandomi un asino incompetente.</p><p>Pensai al sindaco, al capo della polizia, al procuratore distrettuale. Anche con loro, dopo tre parole correvo il rischio di finire catalogato come l�ennesimo balordo, sempre se non mi sbattevano direttamente in cella.</p><p>Forse, il senatore Roger Hill mi avrebbe ascoltato. Stavo per sollevare il ricevitore, ma ritirai la mano.</p><p>Che cosa avrei raccontato a Washington?</p><p>Immaginai di dirgli: �Ascoltami, Rog. Qualcuno sta tentando di comprare tutta la citt�. Mi sono introdotto furtivamente in un ufficio e ho trovato gli atti legali; c�erano poi diversi abiti appesi e una scatola da scarpe piena di pupazzi, e un grosso buco nel muro��</p><p>Troppo ridicolo, troppo fantastico per sperare di essere preso sul serio. Se qualcuno fosse venuto a raccontare a me quella storia, l�avrei preso per matto.</p><p>Prima di parlare dovevo procurarmi prove solidissime. Roba da inchiodare gli accusati. Dovevo essere in grado di dimostrare chi, come, perch�, e alla svelta. Cominciando da Fletcher Atwood. Dovunque si trovasse in quel momento, era lui la prima persona da scovare. Sul suo conto avevo due elementi solidi: non aveva un telefono, e alcuni anni prima aveva comprato il Belmont Place, a Timber Lane. Esisteva qualche dubbio che avesse mai effettivamente abitato l�, ma era pur sempre un inizio. Anche se Atwood fosse risultato assente, nella casa avrei potuto trovare qualcosa che mi mettesse sulle sue tracce.</p><p>Mancava un quarto alle sette, dovevo andare a prendere Joy. Mi sarei limitato a cambiare camicia e cravatta. Dopotutto, uscivamo soltanto per cenare.</p><p>Entrai in camera da letto, senza accendere la luce perch� quella del soggiorno era sufficiente. Da un cassetto tolsi una camicia, strappai via la confezione di plastica messa dalla lavanderia e sfilai il sostegno di cartone, quindi aprii la camicia scuotendola e la gettai su una sedia. Poi mi avvicinai all�armadio per prendere la cravatta. Mentre tiravo il pomello, mi resi conto di non aver acceso la luce, mentre ne avrei avuto bisogno per scegliere quella da mettere.</p><p>Prima di avvicinarmi all�interruttore, richiusi la porta dell�armadio che avevo aperto a met�. Lo feci soprappensiero, dato che avrei potuto andarci lasciandolo aperto. Ma nel brevissimo tempo impiegato per aprire e richiudere l�armadio, avvertii un movimento all�interno. Non so se lo vidi, o lo udii, o se si tratt� di una sensazione fisica. Mi sembrava che gli indumenti avessero assunto vita e mi attendessero. Come se le cravatte si fossero trasformate in serpenti, restando apparentemente immobili come cravatte, ma pronti a colpire.</p><p>Se avessi richiuso l�anta solo dopo aver percepito quel movimento, forse sarebbe stato troppo tardi. Perch� non poteva venire liquidato come un semplice rumore legato alla chiusura dello sportello. Per fortuna avevo cominciato a riaccostare gi� prima di avvertire quel movimento, o almeno, prima di rendermene conto.</p><p>Terrorizzato per quanto avveniva l� dietro, retrocessi nella stanza. Mi gonfiava l�orrore, quell�orrore che ribolle in un uomo quando la sua stessa casa tenta di azzannarlo.</p><p>Perfino in quella situazione, per�, riuscivo a muovermi delle obiezioni. Soprattutto la solita: tutto ci� non era possibile. Ok, una sedia pu� tramutarsi in un paio di mascelle e inghiottire l�uomo che c�era seduto pacificamente sopra; il tappetino del bagno pu� scivolare pericolosamente da sotto i suoi piedi; il boiler pu� cadergli in testa; ma l�armadio si suppone essere immune da questi rischi. Perch� � una parte dell�uomo. � lo spazio in cui appende le sue pelli artificiali, quindi il pi� vicino a lui, in un�intimit� senza pari tra gli oggetti domestici.</p><p>Ma proprio mentre mi dicevo che tutto ci� non era vero, e davo la colpa alla mia fantasia sovreccitata, udii di nuovo il rumore proveniente dal mobile chiuso.</p><p>Quasi con riluttanza�� strano, vero?�� come colpito da un incantesimo mortale, arretrai dalla camera da letto e mi fermai in soggiorno. Continuavo a guardare nella camera da letto, nel buio oltre la porta. C�era qualcosa, ne ero certo. A meno di non mettere in dubbio i miei sensi e il mio equilibrio psichico, qualcosa c�era.</p><p>Qualcosa dello stesso tipo della trappola davanti alla mia porta e dei pupazzi contenuti in quella straordinaria scatola per scarpe.</p><p>Perch� stava accadendo a me? Dopo il fatto dei pupazzi, dell�ufficio scassinato, della ragazza che aveva ordinato il Manhattan, poteva essere logico che l�obiettivo fossi io. Per� tutto era cominciato con la trappola, che era stata messa <emphasis>prima.</emphasis></p><p>Tesi le orecchie per ascoltare meglio. Ma il rumore era cessato, o perch� me n�ero andato o perch� non ero abbastanza vicino da udirlo.</p><p>Dalla panoplia presi la pistola automatica. Riempii il caricatore e lo inserii. Poi presi una manciata di proiettili e me li ficcai in tasca.</p><p>Indossai il cappotto, facendo scivolare l�automatica nella tasca destra. Feci per prendere le chiavi della macchina. Ma non le trovai.</p><p>Non erano nel cappotto, n� nella giacca, n� nella tasca dei pantaloni. Nel portachiavi avevo le solite chiavi: quella della porta di ingresso, della panoplia, del cassetto dell�ufficio, della cassetta di sicurezza alla banca, pi� altre chiavi che non mi servivano quasi mai, e che costituiscono quell�inutile ma inevitabile collezione di chiavi dimenticate che ognuno si porta sempre appresso.</p><p>C�erano tutte, ma non quelle della macchina. Guardai sul tavolo. Guardai in giro per la cucina. Niente.</p><p>Poi ricordai dove le avevo lasciate. Le vedevo, nella mia mente, penzolare dal cruscotto dell�auto, attaccate al portachiavi, con la chiave del bagagliaio che penzolava e quella di accensione inserita nel cruscotto. Le avevo dimenticate in macchina quand�ero tornato a casa nel pomeriggio. Una cosa che non mi era quasi mai successa.</p><p>Mi avviai all�uscita. Fatti due passi, mi fermai: �Non posso andare nel buio del parcheggio, mentre le chiavi sono dentro la macchina�.</p><p>Mi resi conto che il ragionamento era illogico, anzi folle, ma non potevo farci niente. Con le chiavi della macchina in tasca, non avrei esitato. Ma mi paralizzava il pensiero di andare fuori al buio mentre le chiavi penzolavano al loro posto. Tutto cozzava contro la logica, ma per me era cos�.</p><p>Ero spaventato a morte. Le mani mi tremavano, come mi accorsi solo in quell�istante.</p><p>Erano le sette, Joy mi stava gi� sicuramente aspettando. Si sarebbe arrabbiata, e non potevo biasimarla. �Non un minuto dopo�, aveva detto. �Mi viene fame presto�.</p><p>Mi avvicinai al tavolo per telefonare, ma bloccai la mano a mezz�aria. Una nuova idea terrificante mi era balenata nel cervello. E se il telefono non fosse pi� stato un telefono? E se niente, in quella stanza, fosse pi� stato ci� che appariva? E se tutto, negli ultimi minuti, si fosse trasformato in una trappola micidiale?</p><p>Estrassi la pistola, toccai l�apparecchio con la punta della canna, e non si tramut� in una grottesca forma di vita. Continuando a impugnare la pistola, sollevai il ricevitore, lo appoggiai sul tavolo e composi il numero.</p><p>Mi chiesi cosa le avrei detto.</p><p>In realt� fu semplice. Le dissi:�� Sono Parker.</p><p>��Come mai sei in ritardo?�� mi chiese, con una dolcezza un po� sospetta.</p><p>��Joy, sono nei guai.</p><p>��Che ti � capitato, stavolta?�� chiese in tono ironico. Di rado mi trovavo davvero nei pasticci, quando usavo quella scusa.</p><p>��Sono realmente nei guai�� risposi.�� Un affare pericoloso. Mi spiace, ma stasera non si va fuori.</p><p>��Pauroso!�� esclam�.�� Passo io a prenderti.</p><p>��Joy!�� gridai.�� Ascoltami, per amor di Dio! Resta lontana da me. Mi devi credere. So quello che faccio. Stammi lontana!</p><p>La sua voce era ancora calma, giusto un pelo pi� stridula:�� Di che si tratta, Parker? Che guaio �?</p><p>��Non lo so nemmeno io�� risposi disperatamente.�� Succedono cose strane. Avverto un pericolo, ma non mi crederesti se te ne parlassi. Nessuno mi crederebbe. Me la sbrigo da me, e desidero che non ti immischi. Forse domani sar� pazzo furioso, ma�</p><p>��Parker, sei sobrio?</p><p>��Vorrei tanto non esserlo.</p><p>��Sei sicuro di sentirti bene?</p><p>��S�, certo, benissimo�� risposi.�� Ma c�� qualcosa nell�armadio, e una trappola davanti alla mia porta, e ho trovato quella scatola piena di pupazzi�</p><p>Mi sarei mangiato la lingua: mi era sfuggito di bocca.</p><p>��Rimani l젗 disse lei.�� Sar� da te in un minuto.</p><p>��Joy!�� urlai.�� Non farlo!</p><p>Ma aveva riagganciato. Disperato, composi di nuovo il suo numero.</p><p>Dovevo fermarla, quella pazzoide. Sentivo il segnale di chiamata ripetersi infinite volte, creando un terribile senso di vuoto, ma non rispose nessuno.</p><p>Non avrei dovuto parlare, pensai. Avrei dovuto fingere di essere ubriaco e scusarmi di non poter uscire con lei. Forse sarebbe andata su tutte le furie, mi avrebbe riattaccato il telefono in faccia, ma tutto sarebbe finito l�. O avrei potuto inventare un�altra scusa plausibile, ma non ne avevo avuto il tempo. Ero troppo spaventato.</p><p>Riabbassai la cornetta, presi il cappello e mi avviai alla porta. Mi fermai un istante sulla soglia a guardarmi indietro. La mia casa adesso aveva qualcosa di estraneo. Di alieno. Come un posto mai visto prima, in cui uno va a sbattere casualmente. Ed era piena di cose che scivolavano e sussurravano e producevano impercettibili fruscii.</p><p>Aprii la porta di scatto, saltai nel corridoio e mi precipitai gi� per le scale. Continuando a chiedermi quanto di quel rumore furtivo fosse realmente risuonato nell�appartamento, e quanto solo nella mia testa.</p><p>Raggiunsi l�atrio, uscii. Era una notte tranquilla e piacevole, nell�aria si sentiva odore di foglie bruciate.</p><p>Arriv� anche un rapido, buffo rumore ritmico, e da dietro l�angolo del palazzo, dalla parte verso il parcheggio, sbuc� un cane che scodinzolava allegramente. Era grosso la met� di un cavallo, dal pelo cos� arruffato da nascondere i suoi lineamenti. Sembrava venuto fuori direttamente dalla luce di quel tramonto autunnale.</p><p>��Qui, bello!�� lo chiamai. Si avvicin� e si accucci� sul marciapiede, battendo il terreno con la coda. Stavo per accarezzarlo sulla testa, quando sentii il rumore di una macchina che si avvicinava in velocit�. Inchiod� davanti a noi.</p><p>Si apr� uno sportello.</p><p>��Salta dentro�� disse Joy.�� Via di qui!</p></section><section><title><p>15</p></title><p>Invece di andare a vedere il nuovo locale che era appena stato aperto, a Pinecrest Drive, cenammo in uno di quei ristoranti tipici, di quelli che piacciono tanto a Joy. Per l�esattezza, Joy cen�. Io no.</p><p>Le donne sono incredibili. Le raccontai tutto. Dopo l�accenno fatto al telefono, non potevo pi� tacere il resto. In effetti non c�era ragione per tenerla all�oscuro, e tuttavia mi sentivo cos� stupido. Lei continu� a mangiare con calma, come se le stessi raccontando l�ultimo pettegolezzo d�ufficio. Sembrava quasi che non mi credesse, bench� fossi certo del contrario.</p><p>Aveva l�atteggiamento di chi non crede a una parola di ci� che sente, eppure ero certo che ci credesse. Forse, vedendo che ero sconvolto (poteva essere altrimenti?), stava compiendo il suo dovere rassicurante di donna.</p><p>��Continua pure, ma� ti prego, mangia�� mi disse.�� Non importa quel che accade. Ora devi mangiare.</p><p>Guardai nel piatto e sorrisi, perch� alla fioca luce delle candele non riuscivo a distinguere cosa contenesse il mio piatto.</p><p>��Joy, perch� avevo paura di andare nel parcheggio?�� le chiesi.</p><p>Questa era la cosa che pi� mi innervosiva.</p><p>��Perch� sei un vigliacco�� rispose. Il che non mi aiut�.</p><p>Assaggiai un boccone. Aveva il classico gusto delle cose che non riesci a vedere.</p><p>L�orchestrina attacc� un motivo, del genere che ti aspetti di sentire in locali come quello.</p><p>Mi guardai intorno e pensai ancora a quei rumori che avevo sentito dietro la porta dell�armadio. Ma l�, in quell�atmosfera, ci� che era successo mi sembrava una sorta di incubo.</p><p>Eppure non riuscivo a darmi pace. Ero certo di averli uditi, quei rumori. Al di fuori di questo mondo ovattato in cui mi trovavo, stava acquattata una cruda realt� che nessuno aveva ancora affrontato. Solo io ne avevo avuto un rapido assaggio.</p><p>��Cosa intendi fare?�� mi chiese Joy, quasi leggendomi nel pensiero.</p><p>��Non ne ho idea�� dissi.</p><p>��Sei un giornalista�� osserv�.�� E la fuori c�� una storia che ti aspetta. Per�, per favore, stai attento.</p><p>��Lo far� senz�altro.</p><p>��Cosa pensi che ci sia sotto?�� mi chiese.</p><p>Scossi la testa.�� Tu non mi credi, eh?�� dissi.�� E attualmente non vedo chi altri potrebbe crederci.</p><p>��Credo all�interpretazione che dai dei fatti, Parker. Ma sei sicuro che sia quella giusta?</p><p>��� l�unica che ho.</p><p>��La prima sera eri ubriaco. L�hai detto tu. E la trappola�</p><p>��E la moquette tagliata? L�ho vista bene a sbornia passata. E poi, l�ufficio�</p><p>��Cominciamo da capo�� disse�� e procediamo con ordine. Non devi arrenderti. Non farti abbattere come un birillo da una palla da bowling�</p><p>��Ma sicuro!�� gridai. Non ci avevo pi� pensato.</p><p>��Non urlare, la gente ci osserva.</p><p>��Le palle da bowling�� le dissi.�� Me n�ero dimenticato. Rotolavano gi� per la strada�</p><p>��Parker!</p><p>��S�, a Timber Lane. Joe Newman mi ha chiamato per dirmelo.</p><p>Notai che Joy era spaventata. Aveva preso per vero tutto quello che le avevo detto fino a quel momento, ma le palle da bowling le avevano dato il colpo finale. Era probabile che pensasse che fossi veramente uscito di testa.</p><p>��Mi spiace�� le dissi, cercando di essere il pi� gentile possibile.</p><p>��Palle da bowling che rotolano per strada! Parker!</p><p>��Una dopo l�altra, come in processione�� aggiunsi.</p><p>��Chi le ha viste? Joe Newman?</p><p>��No, non Joe. Alcuni studenti. Joe l�ha saputo, e mi ha telefonato. E a suo tempo gli ho risposto di lasciar perdere.</p><p>��Dov�� successo? A Belmont Place?</p><p>��Proprio lࠗ dissi.�� Vedi? Tutto si collega. Non so ancora come, ma c�� un legame tra tutti questi fenomeni.</p><p>Allontanai il piatto e spinsi indietro la sedia per alzarmi.</p><p>��Dove stai andando, Parker?</p><p>��Primo, ti accompagno a casa. Poi, se mi presti la macchina�</p><p>��D�accordo, ma� Capisco, Belmont Place.</p></section><section><title><p>16</p></title><p>Casa Belmont era una grossa macchia nera e rettangolare, affondata in mezzo alle macchie nere degli alberi. Sorgeva su un piccolo promontorio che si spingeva nel lago. Quando fermai la macchina, potei sentire la risacca sulla spiaggia. Attraverso gli alberi scorgevo il luccichio della luna sull�acqua e in alto, da un abbaino, un vetro rifletteva la luce, ma sia la casa sia gli alberi che le facevano da sentinella erano avvolti nell�oscurit�. Il fruscio delle foglie smosse nel silenzio della notte sembrava il rumore furtivo di tante zampette.</p><p>Scesi dalla macchina e chiusi dolcemente lo sportello, per evitare di far rumore. Mi fermai a osservare la casa. Adesso non ero spaventato, il terrore e l�orrore del pomeriggio si stavano disperdendo, ma non mi sentivo molto coraggioso lo stesso.</p><p>Forse anche l� erano state disposte alcune trappole. Magari diverse da quella pronta davanti alla mia porta, ma molto pi� efficienti.</p><p>Subito dopo mi sembr� un�idea stupida. Secondo la logica pi� elementare, sistemando trappole in quel luogo, si correva il rischio di catturare persone che passavano per andare al lago, o bambini che giocavano, ottenendo cos� di attirare l�attenzione proprio l� dove non si voleva attirarla. Se trappole c�erano, si trovavano all�interno della casa. A ripensarci, anche questo era improbabile. L� dentro infatti <emphasis>loro</emphasis>, chiunque fossero, erano sul loro terreno, e per sistemare gli intrusi non avevano bisogno di trappole.</p><p>Probabilmente, andando avanti con il ragionamento, i miei sospetti sarebbero diventati pura fantasia, e casa Belmont non avrebbe avuto niente a che fare con tutte quelle storie. Tuttavia, sentivo la necessit� di accertarmene. Dovevo sapere. Dovevo andare fino in fondo e levarmi il dubbio, o avrei continuato per tutta la vita a chiedermi se non mi fossi perso degli indizi importanti.</p><p>Percorsi il viale, con la schiena curva per essere pronto a fronteggiare un attacco da qualunque direzione. Provai a distendermi, ma era pi� forte di me.</p><p>Salii gli scalini dell�ingresso principale. Poi mi fermai, esitante. Ma decisi di agire apertamente: avrei suonato il campanello o avrei bussato. Al tatto, nell�oscurit�, riuscii a trovare il pulsante. Era mezzo staccato, si capiva che non funzionava, ma ci provai. Dall�interno della casa non venne alcuno squillo. Riprovai, tenendolo premuto a lungo, ma con lo stesso risultato. Bussai allora con le nocche. Il rumore risuon� nella quiete notturna.</p><p>Attesi, non accadde nulla. Mi parve di udire dei passi. Ascoltai, pi� nulla.</p><p>Scesi la gradinata e girai intorno alla casa. Le piante erano cresciute disordinatamente. Il terreno era coperto di foglie secche che, fermentando, emettevano un odore acre.</p><p>La quinta finestra che esaminai era solo accostata. Mi parve facile, troppo facile. Se mi aspettavo una trappola, poteva essere proprio l�.</p><p>Spinsi un battente della finestra e attesi di nuovo. Ancora niente. Nessun rumore. Solo il frangersi delle onde sulla spiaggia, e il rumore del vento tra le poche foglie secche rimaste sugli alberi. Con la mano toccai la pistola nella tasca del cappotto, insieme alla torcia che avevo preso dalla macchina di Joy.</p><p>Aspettai ancora un po�, poi mi introdussi in casa dalla finestra. Subito mi tirai di lato, strisciando col dorso contro il muro, per non mettere in risalto la mia silhouette contro il riquadro della finestra. Stetti fermo, dritto contro il muro, quasi trattenendo il respiro, per percepire il minimo rumore.</p><p>Tutto tranquillo.</p><p>Accesi la torcia e proiettai il fascio di luce sui mobili coperti di polvere. C�erano quadri alle pareti, e un trofeo sulla cappa del caminetto.</p><p>Spensi di nuovo la torcia. Mi mossi rapidamente lungo il muro, giusto in caso ci fosse qualcuno in agguato tra i mobili. Non c�era.</p><p>Attesi ancora un po�.</p><p>La stanza cominciava ad apparirmi come nient�altro che una stanza.</p><p>L�attraversai in punta di piedi, passai nell�ingresso. Vidi la cucina, la sala da pranzo, e uno studio dove le scaffalature, vuote di libri, sembravano la risata muta di un vecchio sdentato.</p><p>Non trovai niente di sospetto.</p><p>La polvere si era accumulata sul pavimento, e io vi lasciavo le orme dei miei passi; il mobilio era tutto rovinato, l�aria sapeva di stantio. Aveva tutte le caratteristiche di una casa abbandonata, i cui abitanti se ne fossero andati per non tornare mai pi�.</p><p>Ero stato uno stupido a venire qui, mi dissi. Mi ero lasciato trascinare dall�immaginazione. Comunque, gi� che c�ero, meglio approfittarne. Per quanto fosse stata un�idea stupida, a questo punto diventava assurdo non dare un�occhiata anche al resto, al piano di sopra e allo scantinato.</p><p>Tornai all�ingresso e cominciai a salire la scalinata, una di quelle a spirale, dalla ringhiera luccicante.</p><p>Avevo appena fatto tre gradini che una voce mi ferm�.</p><p>��Signor Graves��� disse.</p><p>Una voce pastosa, da persona colta, che mi si era rivolta in tono tranquillo. Pur con un accento interrogativo, suonava colloquiale. L�effetto, in ogni caso, fu che mi si rizzarono i capelli.</p><p>Mi voltai di scatto, cercando di estrarre la pistola dalla tasca del cappotto.</p><p>Mi ero girato solo a met�, quando la voce parl� di nuovo.</p><p>��Sono Atwood�� disse.�� Purtroppo il campanello � rotto.</p><p>��Ho anche bussato�� dissi.</p><p>��Non l�ho sentita. Ero da basso a lavorare.</p><p>Ora riuscivo a vederlo, una sagoma oscura nell�atrio. Lasciai riscivolare la pistola in tasca.</p><p>��Potremmo andare gi��� disse Atwood.�� Qui non � il posto adatto per conversare comodamente.</p><p>��Come vuole�� risposi.</p><p>Scesi i pochi gradini che avevo salito, e lui mi guid� verso la porta del seminterrato, attraverso la sala d�ingresso. La scala era illuminata e ora potevo vedere bene il padrone di casa. Era un comunissimo uomo d�affari, dall�aria tranquilla e rasserenante.</p><p>��Mi piace lavorare laggi��� disse Atwood, scendendo i gradini come se pattinasse.�� Il vecchio proprietario aveva allestito quel locale per i suoi svaghi, e io lo trovo molto pi� confortevole del resto della casa. Forse perch� l�edificio � vecchio, mentre quella stanza � stata aggiunta in epoca pi� recente.</p><p>Al termine della scala, aggirato un angolo, ci trovammo nel locale decantato.</p><p>Era grande, lungo quanto tutto il piano, con un caminetto a ognuna delle due estremit� e alcuni mobili disposti disordinatamente sul pavimento di mattoni rossi. Contro una parete c�era un tavolo ingombro di carte. Di fronte al tavolo, nella parete che dava sull�esterno, si apriva un foro rotondo, della misura di una palla da bowling. Dal foro giungeva una corrente di aria fredda che mi colpiva alle caviglie. Nell�aria, una lieve traccia di quell�odore di dopobarba.</p><p>Con la coda dell�occhio mi accorsi che Atwood mi osservava, e tentai di mantenere la massima calma. Non per mettermi una maschera rigida, ma per assumere quello che presumevo fosse il mio aspetto normale. Forse ci riuscii, perch� Atwood non sorrise ironicamente, come avrebbe fatto se avessi manifestato segni di imbarazzo o di paura.</p><p>��Ha ragione�� dissi.�� Questa stanza � molto confortevole.</p><p>Lo dissi tanto per dire qualcosa. Non era affatto confortevole. C�era la stessa polvere che c�era di sopra, e tante cose disseminate in un disordine indescrivibile.</p><p>��Si vuole accomodare?�� disse Atwood, indicando una poltrona dai cuscini soffici, disposta obliquamente rispetto al tavolo.</p><p>Camminando per raggiungere la poltrona, sentivo qualcosa frusciare sul pavimento al mio passaggio. Guardai a terra e vidi che avevo calpestato un ampio foglio di plastica trasparente, che giaceva spiegazzato a terra.</p><p>��L�ha lasciato il vecchio proprietario�� spieg� con noncuranza Atwood.�� Un giorno o l�altro dovr� fare una pulizia radicale, in questo posto. Sedetti.</p><p>��Vuole togliere il cappotto?�� chiese Atwood.</p><p>��No, grazie. Preferisco tenerlo. C�� un po� di corrente quaggi�.</p><p>Osservai il suo volto, che rimase impassibile.</p><p>��Lei afferra rapidamente�� disse Atwood, ma senza toni di minaccia nella voce.�� Forse un po� troppo rapidamente.</p><p>Non dissi nulla. Lui aggiunse:�� Tuttavia sono lieto che sia venuto. Difficilmente ci si imbatte in uomini che abbiano la sua perspicacia.</p><p>Lo provocai:�� Nel senso che sta per offrirmi un posto nella sua organizzazione?</p><p>��Ci avevo pensato, infatti.</p><p>Scossi la testa.�� Non credo che lei abbia bisogno di me. Se l�� cavata benissimo da solo, a comprare la citt�.</p><p>��La citt�!�� esclam� Atwood, in tono offeso.</p><p>Annuii.</p><p>Lui venne a sedersi di fronte a me, con calma.�� Vedo che non ha capito�� aggiunse.�� Devo fornirle dei chiarimenti.</p><p>��Sono qui per questo�� dissi.</p><p>Atwood si protese verso di me.�� Non si tratta della cittࠗ disse garbatamente, ma con fermezza.�� Non deve sottovalutarmi. Molto di pi� di una citt�, signor Graves. Credo di poterlo dire senza timore, ora che nessuno pu� fermarmi. Sto comprando il pianeta.</p></section><section><title><p>17</p></title><p>Esistono idee cos� mostruose e perverse che occorre un po� di tempo per assimilarle. Una di queste, � che qualcuno voglia comprare il mondo. Volerlo conquistare, be�, � da sempre il sogno di molti. Distruggerlo, anche questo � comprensibile: molti pazzi criminali hanno adottato questa minaccia come appendice, se non come spina dorsale, della loro politica estera.</p><p>Ma comprarlo!</p><p>In primo luogo, era impossibile, perch� nessuno possedeva la cifra occorrente. E poi, anche avendola, era ugualmente una follia, perch� che se ne faceva uno della Terra, una volta acquistata? Terzo, era immorale. Un pervertimento delle sane tradizioni, perch� un onesto affarista non elimina tutti i suoi concorrenti. Li pu� assorbire, o ridurre sotto il proprio controllo, ma non li stermina.</p><p>Atwood stava seduto sull�orlo della sua poltrona, come un falco in attesa. Doveva aver intuito qualche riserva mentale nel mio silenzio.</p><p>��� tutto perfettamente legale�� disse.</p><p>��Immagino di s젗 dissi. Tuttavia sapevo che non era vero. Se solo riuscivo a mettere insieme le parole, avrei potuto spiegargli cosa ci fosse di sbagliato.</p><p>��Noi agiamo nel rispetto delle istituzioni umane�� riprese Atwood.�� Nel rispetto delle vostre leggi e delle vostre norme. Dir� di pi�, anche delle vostre abitudini. Non ne abbiamo mai violata neppure una. E le dico francamente, caro amico, che non � facile.</p><p>Tentai di parlare, ma le parole mi soffocarono in gola. Del resto, non avrei saputo bene cosa dire.</p><p>��Non c�� niente di irregolare�� continu� Atwood.�� Inclusi i nostri capitali e i titoli.</p><p>��Un momento�� intervenni.�� Come fate a possedere tanto denaro?</p><p>Ma l�idea che mi assillava non riguardava i soldi. Ci� che mi tambureggiava nella testa era molto pi� importante. Atwood aveva sempre parlato al plurale: �agiamo�, �non abbiamo violato�, �i nostri capitali�. Mentre con l�aggettivo �vostro� si riferiva a tutto ci� che non faceva parte del suo mondo e di quello della sua organizzazione. Infine, il modo in cui sottolineava che era tutto regolare.</p><p>Mi sentivo il cervello diviso nettamente in due. Una parte era terrorizzata. L�altra mi invitava a ragionare, perch� l�idea era troppo mostruosa per prenderla in seria considerazione.</p><p>Adesso Atwood sogghignava, e mi prese una furia improvvisa. Le grida che emetteva una met� del mio cervello prevalsero sulla ragione, e mi alzai dalla poltrona, tentando di estrarre la pistola.</p><p>Volevo ucciderlo all�istante, senza piet�, senza pensarci. A bruciapelo. Come schiacciare un serpente o un ragno, perch� altro non era.</p><p>Ma non potei sparare neanche un colpo.</p><p>Atwood si era� dissociato.</p><p>Non so come dirlo. Non esistono parole nella lingua degli esseri umani che riescano a descrivere quello che fece Atwood. Non era svanito, n� si era sciolto, n� dissolto. Il cambiamento era stato istantaneo. Un attimo prima sedeva di fronte a me. Un attimo dopo, non c�era pi�. E non l�avevo visto andare via.</p><p>Sentii solo un tintinnio, come se fosse caduto un leggero oggetto metallico, quindi vidi un gruppo di sfere nere che saltellavano sul pavimento, e che, prima di mettersi a saltellare, semplicemente non esistevano.</p><p>Mentre la mia mente faceva acrobazie interpretative per conto suo, agii d�istinto, senza pensare, ignorando le relazioni tra causa ed effetto, lasciando nell�inconscio la sequenza fatto-ipotesi-soluzione, che tuttavia spinse il mio sistema nervoso all�azione.</p><p>Lasciai cadere la pistola e mi chinai ad afferrare il foglio di plastica dal pavimento. Scrollandolo, avanzai di corsa verso il muro, in direzione del buco dal quale veniva la corrente d�aria gelida.</p><p>Le sfere mi si avvicinarono, dirette com�erano a quello stesso foro. Io le attesi disponendo la plastica sull�apertura, in modo da formare una trappola.</p><p>La prima sfera vi cadde dentro, e cos� una seconda, terza, quarta e quinta.</p><p>Riunii i lembi del foglio di plastica e l�estrassi dal buco, mentre le sfere si agitavano all�interno, urtandosi disordinatamente.</p><p>Altre, quelle che non erano cadute in trappola, erano rimaste a rotolare sul pavimento, e si muovevano freneticamente alla ricerca di un nascondiglio.</p><p>Sollevai l�improvvisato sacco di plastica e lo scossi per far cadere bene in fondo le prede che avevo catturato. Con i lembi superiori feci una specie di nodo, stringendo forte il sacco e caricandomelo in spalla, mentre intorno a me continuavano a scivolare e sussurrare le altre bocce, cercando salvezza negli angoli.</p><p>��Ok!�� gridai loro.�� Ora, se volete, potete tornarvene nel buco da cui siete uscite!</p><p>Non ebbi risposta. Si erano tutte nascoste nell�ombra, in mezzo al ciarpame che abbondava in quel luogo, a spiare ogni mio movimento. Probabilmente non mi vedevano in senso stretto, per� mi avvertivano con altri sensi. Fosse come fosse, mi osservavano.</p><p>Feci per muovermi, ma urtai in qualcosa. Sussultai spaventato. Era la mia pistola, finita l� quando mi ero chinato per afferrare la plastica.</p><p>Mi fermai a guardarla, sentendo come una vibrazione dentro, che lottava per venir fuori ma senza riuscirci, perch� il mio corpo era troppo teso per cominciare a tremare. I denti erano sul punto di mettersi a battere, ma non lo facevano, perch� le mascelle erano strette da una disperazione cos� convulsa da farmi male ai muscoli.</p><p>Da ogni parte c�erano presenze che mi osservavano. Il soffio gelido continuava. Le sfere tintinnavano ancora, pi� agitate che adirate, nel sacco che avevo sulle spalle. E vi era quel gran senso di vuoto, in quel sotterraneo dove c�erano stati due uomini, e ne era rimasto uno solo. Ancor peggio, un vuoto ululante che circondava l�Universo impazzito, e una Terra che aveva perso il suo senso, e una cultura che adesso arrancava verso la distruzione, sebbene in quel momento non ne fossi ancora cosciente.</p><p>Avvertivo dappertutto l�odore che avevo gi� sentito la mattina. L�odore di quegli strani esseri, dei quali ignoravo l�essenza, la provenienza, gli scopi. Di certo, non appartenevano al nostro vecchio pianeta Terra, e l�umanit� non ne aveva mai avuto notizia.</p><p>Cercavo di non ammettere ci� che invece ormai sapevo bene: l�idea di trovarmi di fronte a forme di vita che arrivavano da �fuori�, da un pianeta diverso da quello in cui mi trovavo. Eppure, che altra soluzione c�era?</p><p>Deposi il sacco, e nel chinarmi per raccogliere la pistola, notai qualcosa che giaceva a terra poco discosto.</p><p>Lasciai andare la pistola e afferrai l�oggetto. Un pupazzo. Prima ancora di guardarlo, ero sicuro di indovinare di cosa si trattasse, ricordando il rumore che si era sentito quando Atwood era scomparso.</p><p>Non mi ero sbagliato: l�oggetto lo riproduceva in ogni particolare, quasi che fosse stato realizzato comprimendo a dimensioni ridottissime l�Atwood vivo, senza modificare una sola linea delle sue sembianze, un solo atomo del suo corpo.</p><p>Misi il pupazzo in tasca e impugnai la pistola. Mi alzai, mi caricai di nuovo il sacco sulle spalle e, attraversato il sotterraneo, mi diressi alla scala.</p><p>Volevo correre, ma con tutte le forze mi imposi di non farlo. Dovevo fingere di non essere spaventato, fingere che non esistesse niente al mondo che potesse atterrire un uomo e metterlo in fuga.</p><p>Dovevo fargliela vedere! Sull�onda dell�emozione, d�istinto, sentivo di doverlo fare per il bene di tutto il genere umano. Dovevo dare prova del coraggio, della determinazione e della forza di volont� che anima la nostra razza.</p><p>Non so come, ma lo feci. Attraversai a passo normale tutto il sotterraneo e salii la scala senza fretta, pur sentendomi nella schiena i loro sguardi acuminati. Raggiunsi la sommit� della scalinata e chiusi la porta, facendo attenzione a non sbatterla.</p><p>Finalmente libero di agire senza simulare, attraversai di corsa il corridoio, aprii la porta in qualche maniera e uscii nella notte, respirando a pieni polmoni l�aria fresca che soffiava dal lago, che mi lav� le narici e il cervello dalle brutture incontrate nel sotterraneo.</p><p>Mi appoggiai a un albero, debole e malfermo, sfinito e dolorante nel profondo del corpo e dell�anima. Allora cominciai a tremare e a sentirmi soffocare. Vomitai. Il sapore acido del vomito fu quasi il benvenuto, perch� era qualcosa di cos� profondamente umano.</p><p>Rimasi l�, con la fronte appoggiata alla superficie ruvida della corteccia, e anche lei mi consolava con la sua terrestrialit�. Le onde battevano contro la riva, le foglie morte intrecciavano una danza di morte, restando appese alla pianta che le aveva generate. In lontananza un cane abbai�.</p><p>Infine mi scostai dall�albero, pulendomi la bocca con una manica. Tempo di muoversi. Avevo trovato una prova, ora, per sostenere la mia storia. Un sacco pieno di quelle cose strane, che avrei portato come testimonianza del mio racconto.</p><p>Rimisi il sacco in spalla e, nel farlo, avvertii di nuovo il solito odore alieno.</p><p>Le gambe non mi reggevano quasi pi�, ero sfinito e sentivo freddo. Avevo il bisogno maledetto di una bevuta.</p><p>A passi malfermi mi diressi verso la macchina, una macchia scura sul sentiero. La casa incombeva ancora alle mie spalle. La luna rifletteva un raggio d�argento da una delle finestre in alto.</p><p>Mi colp� un pensiero assurdo: avevo lasciato la finestra aperta, forse avrei dovuto tornare indietro a chiuderla. Il vento avrebbe ammucchiato le foglie nella stanza, sul bianco sudario del mobilio; la pioggia avrebbe rovinato i tappeti, e la neve, portata dal vento, si sarebbe accumulata all�interno.</p><p>Risi amaramente di me stesso, per farmi di quei problemi quando ogni secondo era prezioso per andarsene di l�.</p><p>Raggiunsi la macchina, aprii lo sportello dalla parte della guida.</p><p>Qualcosa si mosse sull�altro sedile e disse:�� Sono contento che sia tornato. Mi chiedevo come se la sarebbe cavata.</p><p>Il terrore mi paralizz� completamente.</p><p>Quella cosa che mi aveva rivolto la parola era il grosso cane mansueto che avevo incontrato, per la seconda volta, quella stessa sera davanti a casa mia.</p></section><section><title><p>18</p></title><p>��Vedo che ne ha preso qualcuno�� disse il Cane.�� Li tenga ben stretti. Posso assicurarle che hanno una rara abilit� nel fuggire.</p><p>Me lo disse proprio mentre mi trovavo a un passo dall�orlo della follia. Rimasi fermo, credo. Non potevo far altro. Quando la testa � sottoposta a una simile scarica di colpi, alla fine si rimane intontiti.</p><p>��Be��� disse il Cane, con aria di rimprovero�� non � curioso di sapere chi sono?</p><p>��Giusto��� balbettai.�� Chi diavolo sei?!</p><p>��Lieto che me lo chieda�� rispose il Cane.�� Posso dirle in tutta franchezza di essere un concorrente. S�, questa � la parola esatta, un concorrente di quelle cose che ha nel sacco.</p><p>��Ne so meno di prima�� esclamai.�� Mister, chiunque sia, farebbe meglio a spiegarsi.</p><p>��Cos�� che non capisce?�� chiese il Cane, stupito per la mia dabbenaggine.�� Dovrebbe essere perfettamente chiaro. Essendo un concorrente di quelle sfere, mi dovrebbe considerare <emphasis>ipso facto </emphasis>un suo amico.</p><p>L�intontimento a questo punto era abbastanza diminuito da farmi decidere di salire in macchina. Ormai non mi importava pi� di quello che sarebbe potuto succedere. Mi balen� il pensiero che il Cane facesse parte di un altra banda di sfere, che avevano assunto la forma di cani invece che di uomini. Se fosse stato cos�, ero pronto ad assalirlo anche subito. Cominciavo a stufarmi di avere paura. Ma in che razza di mondo viviamo?, mi dissi. Un uomo si dissocia e ne viene fuori un mucchio di palle nere saltellanti. Un cane ti aspetta in macchina, e comincia a fare conversazione non appena ti vede!</p><p>Penso di essermi detto che tutto quel che succedeva non era vero. Ma il Cane era l�, che mi parlava, e non potevo far altro che stare al gioco.</p><p>��Perch� non mi d� il sacco?�� chiese il Cane.�� Ci penso io. Far� loro buona guardia. Ho tutto l�interesse che non se la battano.</p><p>Gli passai il sacco. Lui lo prese con una zampa sola, come se gli fossero improvvisamente spuntate dita umane. Estrassi la pistola dalla tasca e la impugnai.</p><p>��Cos�� quell�aggeggio?�� mi chiese il Cane, che dava l�impressione di essere un gran ficcanaso.</p><p>��Un�arma chiamata �pistola��� spiegai.�� Con un colpo la posso bucare da parte a parte. Quindi niente mosse false!</p><p>��Far� del mio meglio�� mi disse con molta comprensione.�� Per� ci tengo ad assicurarle che in questa faccenda sono dalla sua parte.</p><p>��Benissimo�� dissi.�� Cerchi di non dimenticarlo.</p><p>Avviai la macchina, feci manovra e ripercorsi la stradina.</p><p>��Ha fatto bene a darmi questo sacco�� disse il Cane.�� Perch� mi sono fatto una buona esperienza nel maneggiare queste cose.</p><p>��Allora mi sapr� dire dove dobbiamo portarle�� dissi io.</p><p>��Ci sono molti posti dove potremo sbarazzarcene�� disse il Cane.�� Mi permetto di suggerire che l�<emphasis>optimum </emphasis>sarebbe qualche metodo sbrigativo, e magari anche un pochino doloroso.</p><p>��Non pensavo di liberarmene subito�� dissi.�� Ho fatto una fatica d�inferno per metterli nel sacco.</p><p>��Mi creda, non � saggio lasciare in vita queste cose�� ribatt� il Cane.</p><p>��Dica un po��� osservai.�� Sembra che conosca bene queste creature, ma perch� continua a chiamarle �cose�? Non hanno un nome?</p><p>��Nome?</p><p>��S�, un nome, una definizione� Si chiameranno pure in qualche modo.</p><p>��Capisco�� disse il Cane.�� Scusi se talvolta sono lento a comprendere.</p><p>��E poi, prima che me ne dimentichi, come fa a parlare? Non � mai esistito un cane parlante.</p><p>��Un cane?</p><p>��S�, lei. Almeno, ha l�aspetto di un cane.</p><p>��Che meraviglia!�� esclam� estasiato.�� Adesso so cosa sono! Ho incontrato molte creature che genericamente mi assomigliano, ma sono cos� diverse da me, e di tanti tipi differenti! Ho cercato anche di comunicare con loro, ma�</p><p>��Intende dire che � proprio come appare? Non � qualcosa fatto di qualcos�altro, come i nostri amici l� nel sacco?</p><p>��Io sono me stesso�� disse orgogliosamente il Cane.�� Non potrei essere altrimenti, con tutta la mia buona volont�.</p><p>��Ma non mi ha ancora spiegato come fa a parlare.</p><p>��Mio caro amico, sarebbe troppo lungo spiegarlo, e noi abbiamo cos� poco tempo. Vede, non � che io le parli. Sto comunicando con lei per� per�</p><p>��Telepatia?�� domandai.</p><p>��Ripeta, per favore. Scandendo.</p><p>Gli spiegai il concetto di telepatia, cos� come me lo consentivano le mie cognizioni in materia. Non credo di essere stato molto brillante.</p><p>��All�incirca�� disse il Cane.�� Comunque, non � esattamente telepatia.</p><p>Lasciai cadere l�argomento. C�erano cose pi� importanti di cui discutere.</p><p>��L�ho vista gironzolare intorno a casa mia�� dissi.</p><p>��Certo�� rispose il Cane.�� Lei era� mi lasci trovare il termine� lei era il punto focale in questa vicenda.</p><p>��Il punto focale!�� dissi, al colmo dello stupore. Fino a quel momento pensavo di esserci finito dentro per caso. Ci sono persone che vanno a piazzarsi sotto l�unico albero, in una foresta, su cui si abbatte il fulmine.</p><p>��Loro lo sapevano�� riprese il Cane�� e di conseguenza anch�io. Mi sta dicendo che lei invece � ignorante?</p><p>��Moderiamo i termini, per piacere.</p><p>Avevamo raggiunto la fine del viottolo di Timber Lane, e ci avviavamo versa la citt�.</p><p>��Non mi ha risposto�� dissi.�� Cosa sono quelle bocce? Come le chiama? Deve darmi ancora parecchie risposte.</p><p>��Non me ne ha lasciato la possibilitࠗ obiett� il Cane.�� Mi fa tante domande, una dopo l�altra! Il suo cervello � interessante, volteggia da una cosa all�altra.</p><p>Dal finestrino aperto dalla sua parte entrava un fiotto di aria fredda, che gli tirava indietro il pelo dalla bocca, scivolando lungo le mascelle. Erano mascelle grandi e orrende, e si vedeva che le teneva chiuse. La sua bocca non si muoveva affatto mentre parlava.</p><p>��Sa com�� fatto il mio cervello?�� chiesi.</p><p>��Altrimenti come potrei conversare con lei? Le assicuro che � in gran disordine e gira forte, senza sosta.</p><p>Ci pensai su e ritenni che doveva aver ragione lui, anche se non gradivo i connotati che mi attribuiva. Avevo la sgradevole impressione che fosse in grado di leggere tutte le mie conoscenze e i miei pensieri, anche se il suo cervello (o qualunque cosa egli avesse al suo posto) era strutturato in modo diverso.</p><p>��Per tornare alla sua domanda sulla <emphasis>quidditas </emphasis>di queste cose�� riprese il Cane�� noi abbiamo un nome proprio per loro, ma non pu� essere tradotto in un termine a voi comprensibile. Tra l�altro, dato il ruolo che questi esseri giocano in questa vicenda, potrei definirli una sorta di agenti immobiliari. Certo, il termine � molto approssimativo, ma non riesco a trovare di meglio.</p><p>��Intende dire che si occupano di compravendita di immobili?</p><p>��Oh no! Non si degnano di trattare cose banali come un singolo fabbricato�� disse il Cane.</p><p>��E di che si occupano, allora? Di pianeti?</p><p>��Be�, s젗 prosegu� il Cane.�� Dovrebbe per� trattarsi di un pianeta insolito, di valore elevatissimo. Abitualmente trattano dai sistemi solari in su. E se non sono buoni, non li guardano nemmeno.</p><p>��Procediamo con ordine�� dissi.�� Ha detto che trattano sistemi solari.</p><p>��Le sue facolt� di comprensione non lasciano affatto a desiderare�� disse il Cane.�� Ha colto bene il fatto fondamentale. Certo, una comprensione globale della situazione tenderebbe a diventare un tantino pi� complessa.</p><p>��Ma per conto di chi acquistano i sistemi solari?</p><p>��Ora ci addentriamo in acque pi� profonde�� disse il Cane.�� Perch�, nonostante io le abbia gi� fornito alcuni dati, sarebbe indotto a valutare tutto secondo il sistema economico umano che, mi permetta, � il pi� ostrogoto che abbia mai visto.</p><p>��Quello che so�� dissi�� � che stanno comprando questo pianeta.</p><p>��Eh giࠗ rispose il Cane.�� E, come al solito, c�� del losco in tutto quello che fanno.</p><p>Non risposi. Mi soffermai a pensare quanto fosse ridicolo che me ne stessi a discutere con il sosia di un cane fuori formato, a proposito di una razza aliena che stava tentando di comprare la Terra con i suoi sporchi metodi, stando a quel che pensava il mio amico extraterrestre.</p><p>��Vede�� aggiunse il Cane�� queste cose assumono qualunque forma. Non sono mai se stessi. La loro linea di condotta � sempre l�inganno.</p><p>��Ha detto di essere un loro concorrente�� osservai.�� Quindi anche lei � un agente immobiliare?</p><p>��S�, ma di livello superiore�� rispose il Cane in tono compiaciuto.</p><p>��Sbaglio a pensare che, se queste sfere non avessero cominciato a comprare la Terra, l�avrebbe fatto lei?</p><p>��Mai e poi mai!�� protest� il Cane.�� Sarebbe immorale. � per questo che mi sono interessato alla faccenda. Questa operazione sarebbe un pugno nell�occhio per tutti gli agenti immobiliari dell�intera Galassia, e perci� non dovr� essere portata a termine. La nostra professione � antica e onorabile, e non deve essere macchiata in alcun modo.</p><p>��Ci� che dice � molto bello�� dissi.�� Ora, cosa intende fare?</p><p>��Non so bene. Purtroppo ci troviamo su fronti opposti.</p><p>��Noi due? E perch�?</p><p>��Non lei in quanto persona. Tutta l�umanit�, intendo. Con quelle vostre stupide leggi.</p><p>��Ma perch� vogliono la Terra? E cosa ne vogliono fare?</p><p>��Noto che non vede ci� che ha ogni giorno sotto gli occhi�� disse il Cane.�� Nell�Universo ci sono pochi pianeti simili a questo che voi chiamate Terra. La Terra � un pianeta del tipo �a fondo regolare�, di cui esistono pochi casi, perlopi� dispersi in aree molto lontane. In posti come questi, gli esseri deboli di tutte le galassie vengono a riposare le ossa e a riempirsi gli occhi di rare bellezze. In alcuni sistemi solari hanno anche tentato di mettere in orbita una serie di pianeti artificiali, simulando le condizioni della Terra. Ma l�artificiale resta sempre una lontana approssimazione del naturale. Perci� la Terra ha un elevato valore come localit� di villeggiatura. Spero si renda conto�� aggiunse, quasi in tono di scusa�� che per rendermi comprensibile sto usando una serie di concetti molto semplici e approssimativi. Per molti altri versi, le cose stanno in maniera totalmente diversa. L�essenziale � che se ne faccia un�idea.</p><p>��Vuol dire�� gli chiesi�� che, appena acquistata la Terra, questi esseri la trasformeranno in un centro turistico per tutti gli abitanti delle varie galassie?</p><p>��Oh, no�� fece il Cane�� questo andrebbe oltre le loro possibilit�. Ci penseranno coloro a cui questi esseri venderanno la Terra. Quello che � certo � che ne ricaveranno un buon guadagno. Nello spazio ci sono molti luoghi di svago, e molti imitano le condizioni della Terra. Ma, di fatto, non c�� niente che possa davvero sostituire un genuino pianeta �a fondo regolare�. Sono certo che la venderanno al prezzo che vogliono.</p><p>��E quale sar� il prezzo?</p><p>��Fragranza, odore, oppure��� disse il Cane.�� Non mi viene la parola esatta.</p><p>��Profumo?</p><p>��Esatto. Proprio profumo. Cio� odore piacevole. Per questi esseri, l�odore � un attributo della bellezza. Nella loro forma naturale di vita, il profumo rappresenta il pi� grande tesoro, forse l�unico. E questo perch�, nella loro forma naturale, questi esseri non sono fatti come me o come lei, bens�</p><p>��Li ho visti, in quella che presumo sia la loro forma naturale. Come quelli nel sacco.</p><p>��Allora comincia a capire�� comment� il Cane.�� Sono come del Nulla raggrumato.</p><p>Sollev� il sacco, e con furia selvaggia lo agit� violentemente, facendo scontrare le sfere al suo interno.</p><p>��Grumi di niente�� sottoline� e ora eccoli l� immobili, immersi nel loro profumo. Questa forse � la loro felicit�, se esiste felicit� per esseri del genere.</p><p>Continuavo a pensarci, e mi pareva un insulto all�intelligenza. Dubitai anche, per un attimo, che il Cane mi stesse prendendo per i fondelli, ma poi decisi di no. Perch�, se questo era solo uno scherzo, c�era dentro fino al collo anche lui, altrettanto grottesco e incongruente delle sfere imprigionate nel sacco.</p><p>��Mi dispiace�� prosegu� ancora il Cane, senza per� alcuna espressione di rammarico�� ma tutti voi ne avete colpa. Con le vostre stupide leggi�</p><p>��Lo aveva gi� detto�� lo interruppi.�� Cosa vuole dire con �le vostre stupide leggi�?</p><p>��Quelle che riguardano chiunque possieda qualcosa.</p><p>��Intende il diritto di propriet�?</p><p>��Credo che sia questo il termine usato da voi.</p><p>��Ma se ha detto che quelle palle da bowling si danno da fare per vendere la Terra�</p><p>��� tutt�altra cosa!�� obiett� il Cane.�� Ho dovuto esprimermi come fate voi, perch� non c�era altro modo di spiegarlo. Ma, sul mio onore, le posso garantire che � tutt�altra cosa.</p><p>Gi�, doveva essere cos�, pensai. Era impossibile che due culture, una aliena rispetto all�altra, arrivassero a fare le cose nello stesso modo. Diverse motivazioni, metodi differenti, non poteva esistere parallelismo. Non solo le lingue, ma anche i concetti dovevano mancare di paralleli.</p><p>��Ho avuto molte difficolt� per adattarmi ai vostri metodi�� disse il Cane�� dato che nel frattempo sono stato molto occupato, come pu� immaginare, a raccogliere informazioni in merito a parecchie altre cose.</p><p>Sospir�.�� Non ha idea� ovviamente, e come potrebbe?� su quanto ci sia da imparare, quando si giunge in una nuova forma di civilt� senza un�adeguata preparazione.</p><p>Diedi il mio contributo alla sua formazione parlandogli del motore a combustione interna e dei meccanismi per sfruttarne la forza motrice. Non ne sapevo granch� ma cercai di spiegarglielo come meglio potevo. Con risultati disastrosi, perch� cap� l�esatto contrario. Dalle sue reazioni mi resi conto che non si era mai imbattuto in niente di simile. Ebbi inoltre la netta impressione che lo colpisse non l�ingegnosit� dell�invenzione, ma la sua stupidit�.</p><p>��La ringrazio molto per la precisa esposizione�� mi disse soavemente.�� Non avrei dovuto seccarla, ma la mia curiosit� � immensa. Forse sarebbe stato meglio se avessimo impiegato il tempo per decidere come togliere dalla circolazione queste sfere.</p><p>Scosse ancora il sacco di plastica, per farmi intendere di chi parlava.</p><p>��So gi� cosa ne far� gli dissi.�� Le porteremo a un mio amico, Carleton Stirling. � un biologo.</p><p>��Un biologo?�� disse con aria stupita.</p><p>��Uno che studia la vita�� spiegai.�� Pu� sezionare queste cose, e dirci di che cosa sono fatte e cosa sono.</p><p>��La procedura � dolorosa?�� chiese il Cane.</p><p>��Da certi punti di vista, immagino di s�.</p><p>��Allora va bene�� decise il Cane.�� Biologo, eh?� Mi sembra di ricordare qualcosa del genere�</p><p>Dal modo in cui lo diceva, ero quasi sicuro che avesse in testa qualcosa che non c�entrava minimamente. Ci sono un sacco di modi per studiare la vita.</p><p>Procedemmo per un pezzo senza dire nulla. Eravamo nei pressi della citt�, e il traffico cominciava a diventare pi� intenso. Il Cane sedeva con una postura rigida sul sedile, sfiorato dalle luci dei fari delle macchine che incrociavamo. Provando a osservare i fari come fossero una novit� assoluta, mi accorsi di quanto potessero apparire spaventosi alla creatura accanto a me.</p><p>��Ascoltiamo la radio�� dissi.</p><p>Accesi l�apparecchio.</p><p>��Un mezzo di comunicazione?�� chiese il Cane.</p><p>Annuii.�� � quasi l�ora del notiziario serale�� dissi.</p><p>La trasmissione ebbe inizio con la pubblicit� di quello che veniva definito come un meraviglioso detergente.</p><p>Quindi il radiocronista attacc�:�� Un uomo, che si suppone sia Parker Graves, redattore scientifico dell��Evening Herald�, � rimasto ucciso un�ora fa in un�esplosione avvenuta nel parcheggio a ridosso del Wellington Arms. La polizia ritiene che sia stata piazzata una bomba nella sua macchina. L�ordigno sarebbe esploso quando l�uomo ha girato la chiave dell�accensione. � in corso un�inchiesta per l�identificazione dell�uomo rimasto ucciso nell�esplosione, che si ritiene sia Graves.</p><p>Poi pass� ad altre notizie.</p><p>Trasalii per un attimo, poi spensi l�apparecchio.</p><p>��Qualcosa che non va, amico mio?�� chiese il Cane.</p><p>��Quell�uomo che � stato ucciso� ero io�� risposi.</p><p>��Molto interessante�� comment� il Cane.</p></section><section><title><p>19</p></title><p>La luce era accesa, nel laboratorio al terzo piano. Quindi Stirling stava lavorando. Bussai forte alla porta d�ingresso del palazzo, finch� non si sent� il passo pesante di un portinaio abbastanza sul nervosetto, che mi intim� di andarmene. Invece continuai a bussare, finch� non apr�. Gli dissi chi ero, e lui, brontolando, mi fece passare. Il Cane scivol� dentro al mio fianco.</p><p>��Lasci fuori il cane�� mi ordin� il portiere.�� Qui non possono entrare.</p><p>��Questo non � un cane comune�� osservai.</p><p>��E cos��, secondo lei?</p><p>��Un esemplare�� gli risposi.</p><p>E con questo gli tappai la bocca. Ci avviammo su per le scale, mentre il portiere rimaneva nell�atrio a mugugnare.</p><p>Trovai Stirling chino sul tavolo del laboratorio, intento a buttare gi� appunti. Indossava un camice bianco incredibilmente sporco.</p><p>Quando entrammo, ci lanci� uno sguardo distratto. Non doveva essere al corrente dell�ora, perch� non si mostr� affatto sorpreso del nostro arrivo.</p><p>��Sei venuto per il fucile?�� mi chiese.</p><p>��No. Ti ho portato qualcosa�� risposi, mostrandogli il sacco.</p><p>��Devi mandare via il cane�� mi disse subito.�� Non sono ammessi in questo palazzo.</p><p>��Questo non � un cane�� spiegai.�� Non so come definirebbe se stesso, n� da dove venga, ma � un alieno.</p><p>Stirling si volt� completamente verso di noi, con una faccia interessata. Lanci� un�occhiata di traverso al Cane.</p><p>��Un alieno?�� chiese, non molto sorpreso.�� Vuoi dire che proviene dalle stelle?</p><p>��Esattamente�� rispose il Cane.</p><p>Stirling aggrott� le sopracciglia senza dire una parola. Il suo cervello era al lavoro.</p><p>��Prima o poi, doveva succedere�� sentenzi� alla fine.�� Certo, non era facile prevedere in che modo, ma doveva succedere.</p><p>��Cos�, non sei sorpreso?�� dissi.</p><p>��Pi� dall�aspetto del nostro visitatore che dal fatto in s�.</p><p>��Piacere di conoscerla�� disse il Cane.�� So che lei � un biologo. La cosa mi interessa molto.</p><p>��Ma il vero motivo per cui siamo qui�� dissi a Stirling�� � questo sacco.</p><p>��Sacco? Ah s�, ero sicuro che ne avessi uno.</p><p>Glielo mostrai.�� Alieni anche questi�� dissi.</p><p>La cosa cominciava a diventare dannatamente ridicola. Stirling alz� un sopracciglio con espressione sorniona.</p><p>In fretta e furia, incespicando nel parlare, gli spiegai cos�erano quegli esseri, o meglio ci� che io pensavo che fossero. Avevo una gran fretta di rivelare tutto quello che sapevo. Mi sembrava di avere pochissimo tempo a disposizione. E forse non sbagliavo.</p><p>Stirling appariva eccitato, ora. Gli luccicavano gli occhi.</p><p>��� proprio ci� di cui ti parlavo stamattina�� disse.</p><p>Bofonchiai una domanda, non ricordavo.</p><p>��� un essere extra-ambientale�� mi spieg�.�� Qualcosa che pu� vivere dovunque, che pu� essere qualunque cosa. Una forma di vita dotata di perfetta adattabilit�. Pu� conformarsi a qualsiasi condizione�</p><p>��Stamane non parlavi di <emphasis>questo </emphasis>- gli dissi, ora che il suo discorsetto mi era tornato alla memoria.</p><p>��Pu� darsi�� ammise senza scomporsi.�� Forse non � esattamente ci� che avevo in mente, ma il risultato non cambia.</p><p>Si gir� verso il banco del laboratorio, e cominci� a frugare in un cassetto. Finalmente tir� fuori quel che cercava. Un sacco di plastica trasparente.</p><p>��Versiamole qui dentro�� disse Stirling.�� Poi le esamineremo con cura.</p><p>Con l�aiuto del Cane, rovesciai il mio sacco improvvisato, facendo cadere le sfere in quello tenuto aperto dal mio amico. Alcuni frammenti caddero sul pavimento e, senza curarsi di assumere la forma di sfere, strisciarono verso il lavandino, si arrampicarono su per i sostegni di ferro e scomparvero gi� per il tubo di scarico.</p><p>Il Cane si lanci� alla loro caccia, ma erano troppo veloci. Torn� indietro con le orecchie penzoloni e la coda fra le gambe.</p><p>��Se la sono filata gi� per il tubo�� disse.</p><p>��Non importa�� osserv� Stirling, tutto eccitato.�� Ne abbiamo tante qui.</p><p>Fece un robusto nodo alla sommit� del sacco, lo sollev�, lo fiss� a un gancio che pendeva da un sostegno, e lasci� il sacco sospeso a mezz�aria sopra il banco. La plastica era cos� trasparente che si potevano osservare senza difficolt� ogni linea e ogni sfumatura delle sfere.</p><p>��Intende sezionarle?�� chiese il Cane.</p><p>��Tutto a suo tempo�� rispose Stirling.�� Prima voglio studiarle e sottoporle a qualche esperimento.</p><p>��Doloroso?�� chiese ansiosamente il Cane.</p><p>��Cos�� questa storia?�� mi chiese Stirling.</p><p>��Non li considera amici�� gli spiegai.�� Gli stanno rovinando il mestiere e la reputazione.</p><p>Da un angolo si sent� squillare il telefono.</p><p>Ci colp� e ci ammutol� tutti.</p><p>Il telefono squill� di nuovo. In quel suono c�era qualcosa di terrificante. Fino a quel momento eravamo rimasti, sicuri e tranquilli, a osservare le sfere con curiosit� di accademici. Lo squillo del telefono cambi� le cose e fece irrompere il mondo dentro il laboratorio. Non eravamo pi� soli, al sicuro. Non esistevamo solo noi. Quegli esseri sospesi nel sacco di plastica adesso erano ben altro che un innocuo vetrino da laboratorio, erano una minaccia. Qualcosa di cui avere paura. Qualcosa da odiare.</p><p>Adesso vedevo il grande manto nero della notte, l� fuori, e percepivo il gelo e l�arroganza che intrappolavano il mondo. La stanza si contrasse in un freddo puntino luminoso che si rifrangeva sul banco lucido del laboratorio, sul lavandino, sugli attrezzi di vetro. Io non ero altro che un pallido riflesso, e altrettanto Stirling e il Cane.</p><p>��Pronto?�� disse Stirling al telefono. E dopo un istante:�� No, non l�ho sentito. Ci deve essere uno sbaglio, perch� � qui da me.</p><p>Ascolt� ancora un momento, poi interruppe:�� Ti dico che � qui con me. Con un cane parlante.</p><p>Altra pausa.�� No. Non � ubriaco, te l�assicuro, sta benissimo�</p><p>Mi feci avanti.�� Da� qua!�� dissi.</p><p>Mi pass� il ricevitore. Era Joy.�� Parker, sei proprio tu? Ma che succede? La radio�</p><p>��S�, ho sentito anch�io. Quelli sono scemi.</p><p>��Perch� non mi hai telefonato? Sapevi che avrei ascoltato il notiziario!</p><p>��Ma come facevo a saperlo? Sono stato occupatissimo. Sono riuscito a rintracciare Atwood, che per� se l�� filata trasformandosi in palle da bowling, ma l�ho chiuso in un sacco e ho trovato il Cane che mi aspettava in macchina�</p><p>��Parker, ti senti bene?</p><p>��Certo�� risposi.�� Benissimo.</p><p>��Parker, ho cos� paura.</p><p>��Sciocchezze�� le dissi.�� Non c�� da aver paura. Non ero io, nella mia macchina. E poi, ho trovato Atwood e�</p><p>��Non voglio dir questo�� mi interruppe.�� Ci sono delle cose qui fuori.</p><p>��Ci sono sempre delle cose, fuori�� osservai.�� Cani, gatti, scoiattoli e altra gente�</p><p>��Cose che camminano silenziosamente. Sono dappertutto e guardano dentro, e� Ti prego, vieni a prendermi, Parker!</p><p>Allora ebbi paura. Joy non era una donna che si lasciasse spaventare facilmente dal buio o dalla sua immaginazione. Nella sua voce c�era qualcosa che lottava contro l�isterismo.</p><p>��Ok�� dissi.�� Resisti. Sar� l� il prima possibile.</p><p>��Parker, ti prego�</p><p>��Metti il cappotto e aspettami vicino alla porta. Arriver� in macchina. Ma non uscire prima che io sia arrivato.</p><p>��Va bene�� disse, quasi con calma.</p><p>Riattaccai rumorosamente, e mi rivolsi a Stirling:�� Il fucile!</p><p>��� appeso l� nell�angolo.</p><p>Lo vidi e andai a prenderlo. Stirling frug� in un cassetto e mi porse una scatola di cartucce. La ruppi, facendone cadere alcune a terra. Stirling si chin� a raccoglierle. Riempii il caricatore del fucile e mi infilai le altre cartucce in tasca.</p><p>��Vado a prendere Joy�� gli dissi.</p><p>��Qualche problema?�� mi chiese.</p><p>��Non lo so�� risposi.</p><p>Uscii sbattendo la porta, e mi precipitai gi� per le scale. Il Cane mi segu�.</p></section><section><title><p>20</p></title><p>Joy abitava in una villetta nella zona nord-occidentale della citt�. Dopo la morte della madre, aveva avuto pi� volte l�intenzione di venderla per trasferirsi in un palazzo pi� vicino all�ufficio. Ma non l�aveva mai fatto. Forse per motivi sentimentali, forse temendo che la nuova sistemazione non la soddisfacesse.</p><p>Presi la strada in cui sapevo di poter saltare i semafori, e fu una buona mossa.</p><p>Sul sedile al mio fianco stava seduto il Cane. Il vento che entrava dal finestrino semiaperto gli lisciava il pelo sul muso. Mi rivolse una sola domanda.</p><p>��Questa Joy�� disse�� � una sua buona amica?</p><p>��La migliore�� risposi.</p><p>Rimase immerso nelle sue elucubrazioni a questo proposito, e non disse altro.</p><p>Passavo con il rosso e andavo oltre il limite di velocit�, pensando a cosa dire in caso un poliziotto mi avesse fermato. Fortunatamente non ne incontrai. Arrivato di fronte alla casa di Joy, frenai di colpo. Il Cane, colto di sorpresa, fin� contro il parabrezza.</p><p>La casa sorgeva a una certa distanza dalla strada. Era circondata da uno steccato vecchio stile, al cui interno un giardinetto pullulava di alberi, cespugli e aiuole a zigzag. La porticina dello steccato era aperta, come al solito, e cigolava sui cardini arrugginiti. Vidi le luci accese sotto il portico, nella sala e nel soggiorno.</p><p>Saltai fuori dalla macchina con il fucile in mano. Il Cane entr� in giardino prima di me e si precipit� nel folto della vegetazione. Prima che scomparisse, feci in tempo a notare le orecchie riversate all�indietro lungo il cranio, le labbra tese in un ringhio, la coda diritta.</p><p>Attraversai il cancelletto, e mi stavo dirigendo verso l�ingresso quando, dalla direzione in cui era scomparso il Cane, giunse all�improvviso un pandemonio che mi gel� il sangue nelle vene.</p><p>Joy comparve sulla porta, attravers� di corsa il portico. Le andai incontro sugli scalini, mentre lei esitava, guardando verso il punto da cui proveniva quel baccano.</p><p>Il frastuono cresceva. Difficile da descrivere: sembrava il grido di una ossessa, con sullo sfondo un rumore come quello prodotto da un grosso corpo che si muovesse all�impazzata in un campo di erba alta e secca.</p><p>Afferrai Joy per un braccio e la condussi verso la macchina.</p><p>��Cane! Cane!�� gridavo intanto.</p><p>Il rumore continuava. Raggiungemmo il marciapiede; feci salire Joy sul sedile anteriore, richiudendo lo sportello.</p><p>Il Cane non si vedeva ancora. Nel frattempo, in alcune case vicine, si accesero le luci e sentii il rumore di una porta che si apriva sbattendo.</p><p>Tornai indietro al cancelletto.�� Cane!�� chiamai ancora.</p><p>Finalmente spunt� dai cespugli, con la coda tenuta aderente alla groppa e una schiuma densa che gli colava dalla bocca. Qualcosa correva dietro di lui. Qualcosa di nero e bitorzoluto, con tutta la parte anteriore trasformata in una bocca affamata.</p><p>Non riuscii a farmi un�idea di che si trattasse. N� sapevo che fare.</p><p>Cos�, agii d�istinto. Afferrai il fucile come una mazza da golf� Non so perch� non sparai. Forse non ne ebbi il tempo; forse per un altro motivo; forse pensai che contro quella bocca semovente avrei solo sprecato un proiettile. In un baleno, afferrata la canna con entrambe le mani, portai il calcio dietro le spalle preparandomi a vibrare il colpo.</p><p>Il Cane mi aveva gi� sorpassato. Quando la cosa super� il cancelletto, la colpii con violenza. Il fucile sibil� come una clava. Sentii di aver centrato l�obiettivo, ma senza ricevere nessun contraccolpo. Il calcio del fucile pass� attraverso quella sostanza con la facilit� con cui un coltello taglia il burro. Sul marciapiede e sulla staccionata rimasero tracce di qualcosa di gommoso e fluido.</p><p>Dai cespugli giunse un tramestio. Sapevo che c�erano altre cose in agguato, ma non rimasi ad attenderle. Corsi alla macchina, buttai dentro il fucile, e partii a tutto gas. Fortunatamente avevo lasciato il motore acceso.</p><p>Joy era sprofondata nel sedile e singhiozzava sommessamente.</p><p>��Su, fatti forza�� le dissi.</p><p>Ci prov�, senza riuscirci.</p><p>��� sempre cos젗 intervenne il Cane dal sedile posteriore.�� Fanno le cose a met�. Non avranno mai abbastanza intestino.</p><p>��Fegato�� lo corressi.</p><p>Joy smise di piangere.</p><p>��Carleton mi ha detto che con te c�era un cane parlante�� disse, mezzo spaventata e mezzo irritata.�� Ma non riesco a crederci. Dov�� il trucco?</p><p>��Nessun trucco, mia cara�� disse il Cane.�� Non trova che la mia pronuncia sia chiara e corretta?</p><p>��Joy�� le dissi�� dimentica tutto quello che sai. Butta via tutte le tue precedenti convinzioni. Non c�� pi� niente di esatto, di logico, di sensato. Pensa che ti trovi in una terra di orchi, dove pu� avvenire di tutto, specialmente il peggio.</p><p>��Ma��� cerc� di obiettare Joy.</p><p>��� cos젗 proseguii.�� Le cose cambiano dal mattino alla sera. Abbiamo un cane che parla, e tuttavia non � un cane. E ci sono palle da bowling che possono assumere la forma che vogliono. Stanno comprando la Terra, e l�umanit� tra breve non posseder� pi� nulla, e io, tu, tutti dovremo nasconderci come topi.</p><p>Al barlume della luce del cruscotto potevo vedere la faccia di Joy. Esprimeva confusione, meraviglia, sofferenza. Avrei voluto passarle un braccio attorno alle spalle, per stringerla a me, per darle coraggio. Ma non potevo. Dovevo guidare e pensare a tutte le cose da fare che ci attendevano.</p><p>��Non capisco�� disse lei, con una voce calma da cui trasparivano note di terrore.�� La tua macchina�</p><p>Allung� la mano e mi si attacc� al braccio.</p><p>��La tua macchina��� ripet�.</p><p>��Non ci pensare, cara�� risposi.�� Quello � il passato. Preoccupiamoci piuttosto per il futuro.</p><p>��Avevi paura di andar fuori a prendere l�auto�� insist� Joy.�� Non sapevi spiegarti quel senso di paura. Invece, ti ha salvato la vita.</p><p>Dal sedile posteriore, il Cane annunci�:�� Se la cosa vi interessa, c�� una macchina che ci segue.</p></section><section><title><p>21</p></title><p>Guardai nello specchietto retrovisore. Il Cane aveva ragione. Eravamo seguiti da una macchina con un solo faro acceso.</p><p>��Potrebbe essere un equivoco�� dissi.</p><p>Rallentai e girai a sinistra. La macchina che ci seguiva fece lo stesso. Girai ancora a sinistra e poi a destra. E l�altra dietro.</p><p>��Forse � la polizia�� disse Joy.</p><p>��Con un solo faro?�� dissi.�� E poi la polizia metterebbe la sirena, se ci inseguisse per eccesso di velocit�.</p><p>Feci altri giri, entrai in un viale, diedi gas, la macchina rimase sempre appiccicata dietro di noi.</p><p>��Che facciamo?�� chiesi.�� Volevo andare al laboratorio di Stirling, all�Universit�. Dobbiamo parlargli. Ma non potremo farlo ora.</p><p>��Quanta benzina c��?�� chiese Joy.</p><p>��Pi� di mezzo pieno.</p><p>��Andiamo alla capanna�� propose Joy.</p><p>��La capanna di Stirling?</p><p>Lei annu�.�� Cerchiamo di prendere il largo sul lago, con la sua barca.</p><p>��Potrebbero trasformarsi in mostri come quello di LochNess.</p><p>��Forse no. Forse non hanno mai sentito parlare del mostro di Loch Ness.</p><p>��O in altre forme di mostri acquatici di altri mondi.</p><p>��Ma se rimaniamo in citt�, potrebbe intervenire la polizia!</p><p>��Magari!�� risposi.</p><p>Mi resi conto, invece, che sarebbe stato peggio. Se la polizia ci avesse fermati, avremmo perso un�infinit� di tempo. In primo luogo, non ci avrebbero creduto. Come spiegare la storia delle palle da bowling? Inorridii al pensiero del cane parlante. Avrebbero pensato che mi prendevo gioco delle forze dell�ordine, magari usando doti da ventriloquo. E sarebbero stati grossi guai.</p><p>Dopo aver superato una mezza dozzina di isolati, mi diressi verso la statale a nord. Non mi rimaneva che tentare la via della capanna di Stirling.</p><p>Il traffico era scarso, animato solo da qualche raro camion. Guidavo velocemente. Fermai la lancetta del tachimetro sui 140 all�ora. Potevo andare anche pi� forte, ma non volli, perch� sapevo che c�erano curve traditrici, e non ricordavo esattamente dove.</p><p>��Ci seguono ancora?�� chiesi.</p><p>��S�, ma li abbiamo distaccati�� rispose il Cane.�� Non sono pi� molto vicini.</p><p>Ero sicuro che non ce l�avremmo fatta a seminarli. Distanziarli, per�, s�. Potevo solo tentare di ingannarli. Sarebbe stato possibile all�incrocio con la strada che portava alla capanna sul lago. Ma non potevo scommetterci.</p><p>Se proprio volevamo liberarci di loro, bisognava escogitare qualcos�altro.</p><p>L�aspetto del terreno cominciava a mutare. Dalla piatta zona agricola stavamo passando a una zona collinosa, piuttosto ar�da, con conlfere e laghetti. Se non ricordavo male, da l� la strada cominciava a snodarsi con molte curve, per parecchi chilometri, attraversando o superando collinette, paludi e laghetti, come un serpente.</p><p>��A che distanza sono?�� chiesi.</p><p>��Qualche chilometro�� disse Joy.</p><p>��Ascolta bene.</p><p>��Ti ascolto.</p><p>��A una delle prossime curve, fermer� la macchina e scender�. Tu continua a guidare per un po�, poi fermati e aspetta. Quando sentirai uno sparo, torna indietro�� dissi a Joy.</p><p>��Ma sei matto!�� reag�.�� Non puoi affrontarli! Non sai cosa ti succeder��</p><p>��Siamo pari, allora�� osservai.�� Anche loro non sanno che cosa far� io.</p><p>��Ma da solo�</p><p>��Non sono solo�� la rassicurai, indicando il fucile.�� C�� qui la vecchia Betsy, che � in grado di abbattere un alce. E di suonare la marcia funebre a un grizzly che carica.</p><p>Passammo la prima curva a gran velocit�. Faticai a mantenere la macchina in strada, mentre le ruote stridevano mordendo l�asfalto. Poi la seconda curva, ancora troppo in velocit�. Poi finalmente la terza. Pigiai a fondo il freno bloccando la macchina, che slitt� un poco, fermandosi in mezzo alla carreggiata. Afferrai il fucile e saltai gi�.</p><p>��� tutta tua�� dissi a Joy.</p><p>Non protest�. Non disse una parola. Aveva mosso le sue obiezioni, io le avevo respinte, e la cosa era finita l�. Era una ragazza in gamba.</p><p>Si mise alla guida e part� come un proiettile. Vidi la macchina allontanarsi a gran velocit�, scomparendo al di l� della curva successiva.</p><p>Rimasi solo. In una quiete spaventosa. Nel silenzio si udiva solo il debole fruscio delle poche foglie ancora attaccate sui rami di un pioppo e il sibilo spettrale del vento tra gli aghi dei pini. Sullo sfondo pallido del cielo si stagliavano i contorni neri delle colline. Nell�aria c�era odore di autunno.</p><p>Notai che il fucile era sporco e vi passai sopra una mano. Era coperto da qualcosa che sembrava grasso, una sostanza appiccicaticcia dall�odore di lozione da barba. Un profumo che mi era familiare ormai.</p><p>Andai verso la banchina, cercando di pulire con la mano il grasso che insozzava il fucile. Ma non ci riuscivo. La mano ci scivolava sopra senza far presa.</p><p>Fra pochi secondi dalla curva sarebbe comparsa la macchina, lanciata in velocit�. Avrei dovuto sparare subito, istintivamente, quasi alla cieca, perch� cominciava a far buio.</p><p>E se la macchina avesse trasportato comuni esseri umani? Se per coincidenza, invece di inseguirci, stesse solo percorrendo la nostra stessa strada? Al solo pensiero sentii il sudore colarmi lungo la schiena.</p><p>Ma no, non era possibile, mi dissi. Avevo fatto tante deviazioni, tante giravolte senza senso, e tuttavia quell�automobile con un solo faro ci aveva seguito dovunque.</p><p>La strada saliva in curva verso la sommit� della collinetta, per ridiscendere con un�altra curva dall�altro lato. Dovevo sparare mentre la macchina si trovava al centro della curva, dove potevo distinguerne la sagoma contro il cielo pi� chiaro.</p><p>Mentre sollevavo il fucile, mi tremavano le mani. Non potevo sparare in quelle condizioni. Riabbassai l�arma, cercando inutilmente di calmarmi.</p><p>Feci un altro tentativo. Spianai il fucile, e proprio in quell�istante la macchina arriv� sulla curva, e io vidi la cosa che mi fece smettere di tremare, che mi stabilizz� il polso, rendendomi saldo come una roccia.</p><p>Sparai un primo colpo, riarmai, ne sparai un secondo. Riarmai ancora, ma non ce n�era pi� bisogno. La macchina era uscita di strada e precipitava lungo i fianchi del colle, schiantandosi contro gli arbusti e gli alberi. Mentre rotolava su se stessa, la luce dell�unico faro, rimasto miracolosamente acceso, sciabolava il cielo come un riflettore.</p><p>Poi anche la luce si spense. Il silenzio riprese il sopravvento.</p><p>Abbassai il fucile, estrassi la cartuccia che stavo per far esplodere, bloccai il grilletto.</p><p>Espirai tutto il fiato che avevo trattenuto. Inspirai di nuovo, profondamente.</p><p>Perch� non era una macchina umana, e non trasportava esseri umani.</p><p>L�avevo capito quando era passata al centro della curva. In quella frazione di secondo, avevo visto che l�unica luce non era posizionata n� a destra n� a sinistra: proveniva direttamente dal centro del parabrezza.</p></section><section><title><p>22</p></title><p>Cera un�auto in sosta davanti alla capanna.</p><p>��E adesso, che c�� di nuovo?�� chiesi senza rivolgermi a nessuno in particolare.</p><p>��Sai se Carleton ha l�abitudine di prestare questa casa a qualcuno?�� chiese Joy.</p><p>��Che io sappia, no�� risposi.</p><p>Scesi e andai vicino alla macchina. Il vento passava fischiando tra i bassi pini, che gli rispondevano. Le onde sembravano ridere sottovoce in riva al lago, e si distingueva il <emphasis>tump-tump </emphasis>della barca di Stirling contro il molo.</p><p>Anche Joy e il Cane smontarono, e mi vennero accanto. Avevo lasciato il motore acceso, i fari illuminavano la casa.</p><p>Ne usc� un uomo. Doveva essersi vestito in tutta fretta, perch� stava ancora allacciandosi la cintura dei pantaloni. Ci osserv�, quindi si mosse lentamente verso di noi. Indossava la maglia del pigiama, con le pantofole ai piedi.</p><p>Noi rimanemmo al nostro posto ad aspettarlo. Esitava, abbagliato dalla luce dei fari. Probabilmente non superava i cinquant�anni, ma ne dimostrava di pi�. Aveva una barba corta e ispida, e i capelli sparati in tutte le direzioni.</p><p>��Cercate qualcuno?�� ci chiese. Si era fermato a un paio di metri, sempre distinguendoci a fatica a causa dei fari.</p><p>��Siamo venuti a passare la notte qui�� dissi.�� Non sapevamo che ci fosse gente.</p><p>��Lei � il proprietario?</p><p>��No, un suo amico.</p><p>L�uomo deglut�, imbarazzato.�� Lo so, non avevamo diritto��� disse.�� Ci siamo trasferiti qui perch� sembrava l�unica soluzione. Non la usava nessuno.</p><p>��Senza chiedere il permesso?</p><p>��Senta�� disse l�uomo�� non voglio guai. Ce n�erano tante di capanne vuote, potevamo andare l� o l�. Ma per caso siamo finiti qui. Non avevano nessun posto, e Ma�, mia moglie, stava poco bene. Sono state le preoccupazioni, penso, perch� non si ammala mica mai.</p><p>��Come sarebbe a dire che non avevate un posto?</p><p>��Sono rimasto senza lavoro�� spieg� l�uomo�� e non ne ho trovato un altro, e insieme ho perso anche la casa. La banca ci aveva dato lo sfratto, poi � arrivata la polizia e ci ha sloggiati con la forza. Cio�, loro non volevano farlo, ma il dovere � dovere. Erano dispiaciuti pure loro.</p><p>��Chi sono i padroni della banca?</p><p>��Dei forestieri�� rispose.�� Sono arrivati e si sono comprati la banca. Quelli di prima non ci avrebbero mandati via. O almeno, ci avrebbero lasciato un po� di tempo.</p><p>��Questi forestieri hanno comprato anche il posto dove lei lavorava?�� chiesi.</p><p>Mi guard� sorpreso.�� Come fa a saperlo?�� chiese.</p><p>��Perch� cos� tutto quadra.</p><p>��Avevo un negozio di generi vari�� disse�� poco dopo la stazione di servizio gi� a valle. Soprattutto articoli sportivi, del tipo esche e attrezzi per la pesca e per la caccia. Senza guadagnare un granch�, ma si tirava avanti.</p><p>Non sapevo che dirgli.</p><p>��Mi dispiace per la serratura�� si scus�.�� Abbiamo dovuto romperla, per entrare dalla porta posteriore. Se avessimo trovato una capanna aperta, non avremmo forzato questa.</p><p>��Forse potevate entrare da una delle finestre. Stirling le lascia sempre aperte, per permettere l�ingresso a qualche amico di passaggio�� gli dissi.�� � un po� difficoltoso, perch� bisogna salire su un pezzo di tronco o altro per raggiungere la finestra, ma avreste potuto farcela.</p><p>��Chi � questo Stirling?�� mi chiese.�� Il proprietario?</p><p>Annuii.</p><p>��Gli dica che siamo davvero spiacenti di essere entrati nella sua capanna e di aver rovinato la serratura. Adesso sveglio gli altri e ce ne andiamo subito.</p><p>��No, lasci stare�� dissi.�� Piuttosto, c�� un posto per far riposare la signora?</p><p>��Non importa�� disse Joy.�� Posso dormire in macchina.</p><p>��Ma si gela�� osserv� l�uomo.�� La notte � fredda e umida in questa stagione.</p><p>��Ci si potrebbe arrangiare con delle coperte sul pavimento�� dissi.</p><p>��Senta�� intervenne l�uomo�� davvero non se l�� presa con me?</p><p>��Amico mio�� gli risposi�� non � il momento per prendersela con nessuno. Dobbiamo invece aiutarci l�un l�altro, proteggerci, stare uniti.</p><p>Mi osserv� con aria sospettosa, e chiese:�� � un predicatore, o qualcosa del genere?</p><p>��Per niente�� risposi. Poi mi rivolsi a Joy:�� Farei un salto alla stazione di servizio per telefonare a Stirling e dirgli che stiamo bene. Forse ci stava aspettando al laboratorio.</p><p>��Io rientro per vedere come ci si pu� arrangiare per la notte�� disse l�uomo.�� Ma se vuole che sgombriamo, ce ne andiamo subito.</p><p>��Non si preoccupi�� lo rassicurai.</p><p>L�uomo rimase a osservarci mentre risalivamo in macchina.</p><p>��Insomma, che sta succedendo?�� chiese Joy, mentre tornavamo verso la strada principale.</p><p>��Siamo appena all�inizio�� le dissi.�� Ne sentiremo altre di storie come questa. Gente che perde il lavoro e la casa. Banche acquistate per impedire i finanziamenti. Aziende rilevate per togliere lavoro, interi quartieri comprati per sfrattare gli abitanti e mandarli allo sbaraglio.</p><p>��Ma � inumano!�� protest� Joy.</p><p>��Certo, <emphasis>inumano.</emphasis></p><p>Lo era, letteralmente. Queste cose non erano umane, e non gl�importava niente del genere umano. Per loro, era solo una forma di vita installata su un pianeta che si poteva sfruttare ad altri fini. Avrebbero trattato gli esseri umani come questi avevano trattato gli animali che una volta occupavano la Terra. Li avrebbero eliminati, in un modo o nell�altro. Li avrebbero emarginati, schiacciati e costretti a morire.</p><p>Mi era difficile farmi un�idea di come si sarebbero svolti i fatti. Era evidente la loro linea generale di condotta, ma l�insieme dell�operazione aveva dimensioni inimmaginabili. Per essere efficace, il piano doveva abbracciare tutto il mondo. Se si era scesi al livello di una banca locale o di negozietti di paese, voleva dire che si erano messe le mani sull�industria, sul commercio e sulla finanza degli interi Stati Uniti. Non si sarebbe rilevata una botteguccia insignificante, se non si fossero gi� posseduti i grandi complessi industriali che erano la linfa del Paese. Nessuno si sarebbe preoccupato di una banca locale, senza tenere in pugno i grandi gruppi. Per anni e anni, le palle da bowling avevano comprato azioni e obbligazioni, riuscendo a inserire esseri �pseudoumani�, come Atwood, in posti chiave. Non avrebbero potuto permettersi di agire apertamente, come invece adesso stavano facendo, senza prima avere in mano la potenza economica del Paese.</p><p>In altre nazioni per� la loro strategia non avrebbe avuto successo. Poteva funzionare solo dove fioriva l�impresa privata, dove erano i privati a controllare le risorse industriali, finanziarie e anche naturali. Niente da fare, perci�, nella Russia e nella Cina comuniste, ma forse non era necessario. Forse non occorreva che il piano fosse applicabile dappertutto, bastava che lo fosse nella maggior parte dei Paesi a forte sviluppo industriale. Colpite lo zoccolo duro dell�industria mondiale, neutralizzate le grandi reti finanziarie, e la Terra � fritta. Sarebbero scomparsi il commercio e il flusso di denaro. Una tragica battuta d�arresto per quella che chiamiamo civilt�.</p><p>E c�era un�altra domanda senza risposta, che continuava a riaffiorare ed esplodere dentro ogni pensiero: da dove arrivavano i fondi? Perch� si richiedeva una somma pari a tutto il denaro esistente al mondo, se non di pi�.</p><p>E ancora, domanda altrettanto pertinente: quando e come erano stati effettuati i pagamenti?</p><p>La risposta era che non potevano essere stati effettuati. In quel caso, infatti, le banche si sarebbero ritrovate sovraccariche, e ci si sarebbe accorti che qualcosa non andava.</p><p>A proposito. Mi torn� in mente che Dow Crane aveva scritto, proprio quel pomeriggio, che le banche erano insolitamente in esubero di liquidit�. Moneta contante che, da una settimana circa, la gente si affollava a depositare.</p><p>Allora, la gigantesca macchina dei pagamenti si era davvero messa in moto, almeno in parte. Tutto organizzato in modo che i versamenti non superassero l�arco di una settimana, con tutte le compravendite e gli accordi pianificati in modo da non turbare il quadro finanziario, cos� da non sollevare sospetti.</p><p>Se si era gi� a questo punto, riflettei, l�umanit� era ormai spacciata, o quasi.</p><p>Ma restava la grande domanda: da dove proveniva tutto quel denaro?</p><p>Non si poteva pensare che le sfere avessero venduto sulla Terra qualcosa portato dai loro pianeti. Per accumulare gli immensi capitali necessari, avrebbero dovuto commerciare quantit� enormi di tale materiale, e tutto questo avrebbe dato nell�occhio. A meno che non si trattasse di qualcosa dal valore stratosferico, di cui non si immaginava neppure l�esistenza. Qualcosa che avrebbe garantito al compratore il possesso di tesori nascosti ed esclusivi, che sarebbero diminuiti di prezzo se li avesse immessi sul Mercato. Se non era qualcosa del genere, non sarebbe stato possibile introdurre sulla Terra un bene alieno senza che ne trapelasse nulla.</p><p>��Andiamo a comunicare con il biologo?�� mi chiese il Cane.</p><p>��S젗 risposi.�� Si star� chiedendo che fine abbiamo fatto.</p><p>��Dobbiamo avvisarlo di stare molto attento�� disse il Cane.�� Non ricordo se l�altra volta lo abbiamo fatto. Quelle sfere nel sacco possono giocargli brutti scherzi.</p><p>��Niente paura�� lo rassicurai.�� Stirling � in gamba. Forse ne sa pi� di noi.</p><p>��Quindi�� disse Joy�� lo chiamiamo, poi ce ne andiamo a nanna, e domattina si vedr�?</p><p>��Mi possano dannare se lo so�� risposi.�� Penseremo a un piano. Dobbiamo fare in modo che la gente sappia. E scoprire il sistema per dirglielo senza venire presi a torte in faccia.</p><p>Raggiungemmo la stazione di servizio, che restava aperta tutta la notte. Mi avvicinai a una distributore e dissi al benzinaio di fare il pieno. Poi chiesi se c�era un telefono. Con la mano mi indic� l�apparecchio, accanto a una macchinetta per le sigarette.</p><p>Entrai nella cabina, formai il numero e lasciai cadere i gettoni. Udii il segnale di chiamata.</p><p>Mi rispose una voce rauca, dal tono perentorio, che non era quella di Stirling.</p><p>��Chi parla?�� chiesi.�� Cercavo il professor Carleton Stirling.</p><p>Non rispose, in compenso ributt� indietro la domanda:�� Lei chi �?</p><p>Stavo per perdere la pazienza, tuttavia mi controllai e gli diedi il mio nome.</p><p>��Da dove sta telefonando?�� chiese ancora.</p><p>��Senta�</p><p>��Signor Graves�� disse la voce�� qui � la polizia. Gradiremmo avere un colloquio con lei.</p><p>��La polizia� Che cosa�?</p><p>��Carleton Stirling � morto. L�ha scoperto il portinaio un�ora fa.</p></section><section><title><p>23</p></title><p>Fermai la macchina davanti alla facolt� di Biologia, scesi.</p><p>��� meglio che lei resti qua�� dissi al Cane.�� Il portinaio non gradisce la sua presenza, inoltre non saprei come spiegare alla polizia la presenza di un cane parlante.</p><p>Il Cane emise un forte sospiro:�� Sarebbe uno shock per loro, vero? Il suo defunto amico biologo invece l�aveva presa con molta calma. Anche meglio di lei, mi permetto di aggiungere.</p><p>��Aveva un vantaggio�� dissi al Cane.�� L�occhio dello scienziato.</p><p>Un secondo dopo, mi meravigliai della mia insensibilit�. Stirling era stato mio amico, e forse ero stato proprio io a procurargli la morte, anche se in quel momento ancora non sapevo come fosse avvenuta.</p><p>Lo avevo rivisto quella stessa mattina al giornale, addormentato in poltrona in sala radio, quando gli restava meno di una giornata di vita. Ricordavo come si fosse svegliato senza rancore o stupore, e come si fosse messo a parlare di tutte quelle pazzie che ci si aspettava da lui.</p><p>��Aspetti qui�� dissi al Cane.�� Faremo presto.</p><p>Andammo Joy e io. Stavo per suonare alla porta dell�Universit�, quando notai che era aperta. Salimmo. Era aperta anche la porta del laboratorio.</p><p>Ad attenderci c�erano due uomini, seduti sul banco degli esperimenti. Stavano parlando tra loro ma, appena ci sentirono arrivare, si cucirono le labbra.</p><p>Uno era Joe Newman, il collega che mi aveva chiamato la mattina per dirmi delle palle da bowling che rotolavano lungo il vialetto.</p><p>��Ciao, Parker�� disse.�� Ciao, Joy.</p><p>��Salve�� rispose Joy.</p><p>��Vi presento il tenente Bill Liggett�� disse Joe�� della Squadra omicidi.</p><p>��Omicidi?�� chiesi.</p><p>��S젗 disse Joe.�� La polizia ritiene che Stirling sia stato fatto fuori.</p><p>Mi voltai a guardare l�investigatore, che mi fece un cenno di conferma:�� Si direbbe che sia morto per soffocamento� e non casuale. Ma non ci sono tracce.</p><p>��Vuol dire che�</p><p>��Restano sempre delle tracce sulla gola di una persona strangolata. Escoriazioni, ecchimosi. Ci vuole molta forza per strangolare un uomo, e quindi i tessuti del collo rimangono danneggiati dalla forte pressione.</p><p>��E sul corpo di Stirling non c�erano segni?</p><p>��Nessuno�� rispose Liggett.</p><p>��Non pu� trattarsi di soffocamento accidentale? Bevendo o mangiando qualcosa? Contrazioni muscolari�</p><p>��Il medico lo esclude.</p><p>Scossi la testa.�� Non riesco a capire.</p><p>��Forse, dopo l�autopsia ne sapremo di pi��� disse Liggett.</p><p>��Non mi sembra possibile�� mormorai.�� L�ho visto questa notte, poche ore fa.</p><p>��Abbiamo accertato, finora, che � stata lei l�ultima persona a vederlo vivo�� disse Liggett.�� Era vivo quando l�ha visto, vero?</p><p>��V�vissimo.</p><p>��A che ora?</p><p>��Verso le dieci e mezza.</p><p>��Il portinaio ha dichiarato che l�ha fatta entrare con un cane. Se ne ricorda, perch� le aveva detto che non poteva portare l�animale, e lei rispose che era per esperimenti. � vero?</p><p>��No�� risposi.�� Era una scusa per poter passare con il cane.</p><p>��Perch� ha portato su quella bestia? Il portiere le aveva detto che era proibito.</p><p>��Volevo farlo vedere a Stirling. Ne avevamo parlato: era un cane speciale, per cos� dire. Aveva gironzolato attorno a casa mia per alcuni giorni ed eravamo diventati amici.</p><p>��A Stirling piacevano i cani?</p><p>��Non so. Non in modo particolare, credo.</p><p>��Dov�� questo cane, ora?</p><p>��Gi� in macchina�� dissi.</p><p>��Ma la sua macchina non � saltata in aria, stanotte?</p><p>��Non so�� dissi.�� L�ho sentito alla radio. Hanno anche ipotizzato che ci fossi dentro io.</p><p>��Invece non c�era.</p><p>��Be�, mi sembra evidente. Si � scoperto chi era la vittima?</p><p>Liggett annu�.�� Un teppista che avevamo messo gi� al fresco due volte per furto d�auto. Le rubava, faceva una passeggiata e poi le abbandonava.</p><p>��Gli � andata male�� commentai.</p><p>��Giࠗ disse Liggett.�� Lei ha un�altra macchina in questo momento?</p><p>��Usa la mia�� intervenne Joy.</p><p>��� stata con lui tutta la sera, signora?</p><p>��Abbiamo cenato insieme, e non ci siamo mai lasciati�� rispose Joy.</p><p>Brava, pensai. Non rivelare niente al piedipiatti. Non farebbe che ingarbugliare la situazione.</p><p>��Quindi lei � rimasta di sotto, mentre il signor Graves e il cane sono saliti?</p><p>Joy annu�.</p><p>��Pare che questa sera ci sia stata un po� di confusione dalle sue parti, signorina�� disse Liggett.�� Ne sa niente?</p><p>��Assolutamente niente�� rispose Joy.</p><p>��Non fategli caso�� intervenne Joe.�� Fa un mucchio di domande a tutti, sembra sospettare di tutti. Non pu� farne a meno, � il suo mestiere.</p><p>��Un bel puzzle�� comment� Liggett.�� Voi due sembrate immischiati fino al collo in questa faccenda, per� ne uscite fuori belli puliti.</p><p>��Perch� lo siamo�� disse Joy.</p><p>��Perch� siete andati al lago?�� chiese Liggett.</p><p>��A fare una passeggiata�� risposi.</p><p>��Con il cane?</p><p>��S�. � una bestia simpatica.</p><p>Il sacco di plastica non pendeva pi� dal gancio a cui Stirling l�aveva sospeso. N� riuscii a vederlo intorno, bench� non osservassi con molta attenzione, per non farmi notare da Liggett.</p><p>��Dovrete venire con me alla centrale. Entrambi�� disse Liggett.�� Ci sono dei particolari da chiarire.</p><p>��Il Vecchio sa gi� tutto�� mi inform� Joe.�� Il collega della cronaca nera l�ha avvertito non appena hai chiamato il laboratorio.</p><p>��Grazie, Joe. Credo che riusciremo a cavarcela�� dissi.</p><p>Ma non ne ero tanto sicuro. Se appena fossimo scesi il Cane si fosse messo a parlare, facendosi sentire da Liggett, sarebbe stato un bel pasticcio. E poi, in macchina c�era il fucile, con il caricatore mezzo pieno e la canna sporca di polvere dei proiettili sparati. Avrei dovuto spiegare perch� avevo sparato e a chi, e perch� mi portavo a spasso un fucile. In tasca avevo anche una pistola carica, e in un altra tasca c�erano i proiettili sia del fucile che della pistola. Come mi sarei giustificato? Un cittadino onesto, animato da intenzioni pacifiche, non se ne va in giro con un fucile in macchina e una pistola carica in tasca.</p><p>E c�era dell�altro. La telefonata che Joy aveva fatto a Stirling. Se la polizia ci si metteva di lena, l�avrebbe ben presto scoperta. Inoltre, chiunque tra i vicini di Joy, venuti fuori a causa del baccano, avrebbe potuto testimoniare di aver visto la macchina ferma di fronte alla casa, e come fosse schizzata via subito dopo, a tutto gas.</p><p>Pensai che avremmo dovuto dire a Liggett qualcosa di pi�, o essere franchi nelle risposte. Se voleva farci cadere in contraddizione tramite interrogatorio, avrebbe trovato mille appigli.</p><p>Ma se gli avessimo svelato solo una parte della verit�, ci avrebbero trattenuto per ore e ore, sbellicandosi dal ridere alle nostre affermazioni o cercando di tradurle in qualcosa di pi� concreto e intelligibile. Poteva succedere di tutto, e finch� fossimo riusciti ad allungare i tempi, c�era ancora la possibilit� che saltasse fuori qualcosa che preparasse il terreno alle nostre rivelazioni.</p><p>Quando avevo aperto la scatola delle cartucce, alcune erano cadute sul pavimento. Stirling le aveva raccolte: ma poi le aveva date a me, o se l�era messe in tasca, o le aveva lasciate sul banco? Mi sforzai disperatamente di ricordare, ma senza successo. Se gli inquirenti avessero scovato quelle cartucce, avrebbero potuto collegare il mio fucile al laboratorio, e questo non avrebbe fatto che rafforzare i loro sospetti.</p><p>Se solo ci fosse stato tempo, avrei potuto spiegare tutto. Ma non ce n�era. Le spiegazioni, poi, avrebbero sollevato un vespaio, tra indagini e interrogatori, con lo scetticismo a condire tutto. Quando alla fin fine avessi deciso di vuotare il sacco, la sede avrebbe dovuto essere qualcos�altro che un posto di polizia.</p><p>Non c�era speranza di riuscire, da solo, a districare quella matassa. Dovevo trovare qualcuno che ne fosse in grado. Spiace dirlo, ma i piedipiatti non erano il soggetto adatto.</p><p>Diedi ancora un�occhiata in giro per il laboratorio, cercando il sacco. In quel momento, con la coda dell�occhio notai qualcosa che si muoveva strisciando nel lavabo. Ebbi la netta sensazione che una forma nera, simile a una lumaca, avesse sporto la testa al di sopra del margine del lavandino per guardare intorno, ritirandosi subito dopo.</p><p>��Andiamo?�� disse Liggett.</p><p>��Certo�� risposi.</p><p>Presi Joy per un braccio. Tremava; non visibilmente, ma lo percepivo.</p><p>��Coraggio, tesoro�� dissi.�� Il tenente vuole solo una dichiarazione.</p><p>��Da ognuno di voi�� aggiunse Liggett.</p><p>��Anche dal cane?�� chiesi. Dalla sua espressione capii che avrei fatto meglio a tenere il becco chiuso.</p><p>Ci avviammo. Quando fummo alla porta, Joe disse:�� Parker, sei sicuro che non ci sia niente da dire al Vecchio?</p><p>Mi voltai a osservare lui e il poliziotto, e risposi sorridendo:�� No, niente da dichiarare.</p><p>Uscimmo. Noi davanti, Joe e Liggett dietro. L�investigatore chiuse a chiave la porta del laboratorio.</p><p>��Voi due precedetemi alla centrale con la vostra auto�� ordin� Liggett.�� Io vi seguir� con la mia.</p><p>��Grazie�� dissi, per quel gesto di fiducia. Scendemmo le scale.</p><p>��Il Cane!�� mi sussurr� Joy.</p><p>��Lo metter� a tacere�� risposi.</p><p>Fino a tempi migliori, avrebbe dovuto limitarsi a fare la parte del cucciolo giocherellone. La situazione era gi� abbastanza grave, senza che ci si mettesse pure lui.</p><p>Ma non c�era di che preoccuparsi.</p><p>Il sedile posteriore era vuoto. Non c�era pi� alcuna traccia del Cane.</p></section><section><title><p>24</p></title><p>Il tenente ci fece entrare in una stanza, o per meglio dire un buco, e ci lasci� soli.</p><p>��Sar� di ritorno fra un minuto�� disse.</p><p>La stanza era piccola. Un tavolo minuscolo. Le sedie, scomode. C�era poca aria e poca luce. Faceva freddo.</p><p>Joy, pur essendo spaventata, era brava a non lasciarlo vedere.</p><p>��E adesso?�� mi chiese.</p><p>��Non so�� risposi. Poi aggiunsi:�� Mi spiace di averti coinvolta.</p><p>��Ma non abbiamo fatto niente di male�� comment�.</p><p>Proprio cos�. Non avevamo fatto niente, e tuttavia c�eravamo dentro fino al collo. Avevamo anche validissime spiegazioni per chiarire la faccenda, ma chi ci avrebbe creduto?</p><p>��Berrei volentieri qualcosa�� disse Joy.</p><p>Anch�io. Ma non lo dissi.</p><p>I secondi passavano con estenuante lentezza. Pensavo a Carleton Stirling. Era stato uno dei miei migliori amici, un tipo straordinario. Cominciavo ora a rendermi conto della sua scomparsa. Non sarei pi� andato da lui, al laboratorio, a guardarlo lavorare, ad ascoltarlo.</p><p>Anche Joy doveva star pensando alla stessa cosa, perch� chiese:�� Pensi che sia stato qualcuno a ucciderlo?</p><p>��Non qualcuno�� precisai.�� Qualcosa.</p><p>Ero sicuro che erano state quelle sfere che gli avevo portato, avvolte nel sacco di plastica, ad ammazzarlo. Ero stato proprio io a portargli la morte.</p><p>��Tu non ne hai colpa�� disse Joy.�� Come potevi immaginare?</p><p>Vero, ma la considerazione non mi era d�aiuto. In quel momento la porta si apr�, ed entr� il Vecchio, da solo.</p><p>��Venite�� disse.�� Tutto a posto. Non sarete torchiati.</p><p>Ci alzammo e ci avvicinammo alla porta. Avevo un�aria interrogativa. Il direttore scoppi� in un risolino:�� Oh, non c�� stato bisogno di usare la mia influenza per tirarvi fuori.</p><p>��E allora come si spiega?�� chiesi.</p><p>��Il medico legale ha accertato che la morte � stata causata da un attacco cardiaco.</p><p>��Stirling non soffriva di cuore�� dissi.</p><p>��Non hanno trovato niente. Dovevano pure attribuire la morte a qualche causa.</p><p>��Andiamo via�� proruppe Joy.�� Questo posto mi deprime.</p><p>��Sali in ufficio�� mi disse il capo.�� Mentre ti scoli un bicchiere, vorrei chiederti un paio di cose. Vieni anche tu, Joy, o hai fretta di tornare a casa?</p><p>Joy trasal�.�� Vengo anch�io, grazie�� disse.</p><p>Sapevo perch� Joy rabbrividiva. Non voleva tornare dentro quella casa, dove aveva sentito il rumore di quegli esseri che si aggiravano nel giardino. Temeva di sentirli ancora, anche se non ci fossero stati.</p><p>��Porta Joy con te�� dissi al boss.�� Ti seguo con la sua macchina.</p><p>Una volta all�aperto, fummo tutti piuttosto taciturni. Mi aspettavo che il Vecchio facesse domande sulla mia macchina saltata in aria, e magari su un sacco di altre cose, ma disse solo qualche frase di circostanza. Idem in ascensore, mentre salivamo al suo ufficio. Quando entrammo, si diresse direttamente all�armadietto bar e tir� fuori il necessario.</p><p>��Per te scotch, Parker�� si ricord�.�� E per te, Joy?</p><p>��Lo stesso, grazie�� rispose Joy.</p><p>Ci serv� da bere, ma non and� a sedere alla scrivania, e si mise su una delle sedie con noi. Probabilmente non voleva assumere il tono ufficiale del capo, in quell�occasione. A volte rasentava il ridicolo con le sue professioni di umilt�; altre volte, non gliene restava un briciolo.</p><p>Si capiva che voleva dirmi qualcosa, ma non sapeva da dove cominciare. Da parte mia, non feci niente per aiutarlo. Rimasi a sedere, rigirando il bicchiere tra le mani, continuando a chiedermi se sapesse qualcosa o se avesse una minima idea di ci� che stava accadendo.</p><p>Con un flash improvviso, ebbi la rivelazione che il referto medico non era stato di attacco cardiaco, e che il Vecchio aveva fatto pesare, eccome, la sua influenza. Era venuto a tirarci fuori dal cappio perch� aveva fiutato uno scoop.</p><p>��Che giornata�� disse lui, alla fine.</p><p>Annuii. Aggiunse qualche cosa sulla stupidit� della polizia, e io assentii.</p><p>Finalmente entr� in argomento.�� Parker�� mi disse�� devi aver messo le mani su qualcosa di grosso.</p><p>��Forse�� risposi.�� Ma � troppo presto per dirlo.</p><p>��Be�, abbastanza grosso, se qualcuno ha cercato di ammazzarti.</p><p>��Giࠗ dissi.</p><p>��Perch� non ti sbottoni?�� propose.�� Se si tratta di qualcosa che deve restare insabbiato, puoi contare su di me.</p><p>��� una cosa che non posso ancora dirti�� risposi.�� Se lo facessi, mi prenderesti per pazzo. Non crederesti a una sola parola. Devo raccogliere altre prove, prima di fare rivelazioni.</p><p>Mi guard� sorpreso.�� <emphasis>Cos� </emphasis>grosso�� esclam�.</p><p>��Cos� grosso�� ammisi.</p><p>Avrei voluto raccontargli tutto. Sentivo il bisogno fisico di parlarne a qualcuno, di rendere altri partecipi del terrore e dell�angoscia che sentivo. Qualcuno disposto a crederci, e altrettanto disposto almeno a provare a far qualcosa.</p><p>��Boss, ascolta�� gli dissi.�� Riesci per un attimo a mettere da parte qualsiasi pregiudizio? Sei pronto ad accettare come possibile qualunque cosa io dica?</p><p>��Proviamo�� disse.</p><p>��All�inferno, cos� non basta!</p><p>��Va bene. Ci sto.</p><p>��E se affermassi che gli alieni sono scesi sulla Terra per comprarla?</p><p>Rispose freddamente, convinto che facessi il furbo:�� Direi che sei impazzito.</p><p>Mi alzai e posai il bicchiere.</p><p>��Proprio ci� che temevo�� commentai.</p><p>Anche Joy si alz�.�� Andiamo via, Parker�� disse.�� Inutile restare qua.</p><p>��Ma Parker!�� grid� il Vecchio.�� Tu mi stai prendendo in giro!</p><p>��Un corno�� risposi.</p><p>Uscimmo.</p><p>Speravo che il capo mi richiamasse, ma non lo fece. Mentre cominciavamo a scendere le scale, senza aspettare l�ascensore, ebbi un�ultima rapida visione del Vecchio seduto a meditare. Si sar� chiesto se dovesse sentirsi offeso con noi, o se addirittura non fosse meglio licenziarci entrambi, o se invece paradossalmente non ci fosse sotto qualcosa di vero. Mi appariva cos� piccolo, in lontananza, come attraverso un binocolo rovesciato.</p><p>Facemmo tre piani di scale, chiss� perch� a piedi. Forse volevamo uscire di l� il pi� presto possibile.</p><p>Fuori piovigginava. Un�acquerugiola noiosa, fredda. Andammo alla macchina e ci fermammo accanto allo sportello, indecisi, confusi, senza bene sapere che fare.</p><p>Ripensavo alla cosa (che cosa?) dentro l�armadio del mio appartamento e a ci� che era successo alla mia auto. Anche Joy doveva chiedersi che razza di esseri avessero trafficato intorno a casa sua, e se si trovassero ancora l�.</p><p>Si fece pi� vicina, le passai un braccio intorno alle spalle, senza dire niente, l� alla pioggia e nell�oscurit�. Pensai che eravamo come i due bambini che si erano persi nella foresta, e la strinsi con pi� forza. Per la prima volta in vita nostra, avevamo paura del buio.</p><p>��Guarda qua, Parker�� disse Joy.</p><p>Stese la mano aperta, a mostrarmi qualcosa che aveva tenuto a lungo chiuso nel pugno. Mi chinai a osservare, alla luce fioca del lampione all�altra estremit� dell�isolato.</p><p>Era una chiave.</p><p>��� quella del laboratorio di Carleton�� disse.�� L�ho sfilata dalla toppa mentre nessuno mi guardava, quando siamo usciti. Quel poliziotto ha chiuso senza curarsi della chiave. Gli era andato il sangue alla testa, quando tu gli hai chiesto se voleva una dichiarazione anche dal cane.</p><p>��Ottimo lavoro!�� dissi. Le presi il viso tra le mani e la baciai. Bench� neanche adesso riesca a spiegarmi perch� fossi tanto contento di aver trovato la chiave del laboratorio. Ma, direi, che dipendeva dal fatto che aveva di nuovo beffato le autorit�, e perch� in quel gioco mortale avevamo appena guadagnato un bonus.</p><p>��Andiamo a dare un�occhiata�� propose Joy.</p><p>Prendemmo posto in macchina. Introdussi la chiave dell�accensione e la girai, dando il contatto al motorino di avviamento. Subito dopo, sebbene avvertissi che il motore si era gi� avviato, tentai di estrarla precipitosamente, ma ormai l�avevo fatto.</p><p>Per� non accadde nulla. Il motore girava tranquillamente. Nessun problema. Nessuna bomba.</p><p>Sudavo freddo.</p><p>��Che c��, Parker?</p><p>��Niente�� risposi. Inserii la marcia e mi avviai. Pensai che gi� altre volte avevo messo in moto senza rendermi conto del pericolo. Prima a casa Belmont, poi per due volte davanti alla facolt� di Biologia, e infine lasciando il posto di polizia. Forse quelle bocce non ripetevano per la seconda volta un tentativo fallito la prima volta.</p><p>Svoltai per una strada laterale, verso il viale dell�Universit�.</p><p>��Sar� come cercare un ago in un pagliaio�� disse Joy.�� Magari troveremo anche il portone chiuso.</p><p>��Quando siamo usciti, era aperto�� risposi.</p><p>��E se il portinaio l�avesse chiuso?</p><p>Non lo aveva fatto.</p><p>Attraversammo l�ingresso e ci avviammo su per le scale, con la massima calma possibile.</p><p>Davanti alla porta del laboratorio di Stirling, Joy mi pass� la chiave. Entrammo e richiudemmo la porta con il catenaccio.</p><p>Sul banco del laboratorio era acceso un piccolo fornello a spirito, mai stato l� prima. Seduta su uno sgabello, accanto al tavolo, una figura umana stranamente distorta.</p><p>��Buonasera, amici miei�� disse.</p><p>Dalla voce, con la sua pronuncia perfetta, non potevo sbagliare.</p><p>Era Fletcher Atwood.</p></section><section><title><p>25</p></title><p>Rimanemmo impalati a fissarlo, mentre lui ci rivolgeva un sorrisetto idiota. Forse voleva essere un sorrisetto ironico, ma era idiota.</p><p>��Se vi sembro un po� strano�� disse�� � perch� una parte di me non � qui. � rimasta a casa.</p><p>Alla debole luce della fiammella, infatti, riuscimmo a vedere che il suo corpo appariva come contorto, asimmetrico, pi� piccolo di quello di un uomo normale. Un braccio era pi� corto dell�altro, il corpo era sottilissimo, il volto enorme. Tuttavia gli abiti gli aderivano alla perfezione, come se fossero stati fatti su misura.</p><p>��E le manca anche il modello�� dissi.</p><p>Dalla tasca del soprabito pescai il pupazzo che avevo raccolto sul pavimento della stanza sotterranea di casa Belmont.</p><p>��Non vorrei che soffrisse la sua mancanza�� gli dissi, lanciandogli il pupazzo. Atwood lo afferr� al volo, con il braccio pi� corto, nonostante la scarsa luce. Al contatto con le dita della sua mano, il pupazzo si disciolse immediatamente, come se fosse stato succhiato all�interno del corpo, attraverso la mano e il braccio.</p><p>In un attimo i difetti scomparvero. Il braccio che prima era stato pi� corto divenne normale, la faccia riacquist� le giuste proporzioni. Scomparve ogni asimmetria. Ma gli abiti ora non calzavano pi� bene. Una manica raggiungeva appena la met� del braccio. Inoltre Atwood rimaneva molto pi� piccolo di quanto ricordassi.</p><p>��La ringrazio�� mi disse.�� � di grande aiuto: cos� non avr� pi� bisogno di concentrarmi per mantenere la forma.</p><p>La manica cominci� ad allungarsi sul braccio, a vista d�occhio. Anche gli altri indumenti gli si stavano adattando perfettamente.</p><p>��Che seccatura, questi vestiti�� comment�.</p><p>��Questo spiega il gran numero di abiti appesi nel vostro ufficio�� dissi.</p><p>Mi guard� sorpreso, quindi aggiunse:�� Gi�, dimenticavo che � stato anche l�. Devo ammettere, signor Graves, che lei si trova sempre al posto giusto nel momento giusto.</p><p>��Fa parte del mio mestiere�� risposi.</p><p>��Chi � la persona che la accompagna?</p><p>��Dimenticavo di fare le presentazioni. La signorina Kane. Il signor Atwood.</p><p>Atwood guard� Joy con attenzione.�� Mi sia consentito dire che avete il pi� complicato sistema riproduttivo che io abbia mai visto�� disse.</p><p>��A noi piace�� obiett� Joy.</p><p>��Pu� darsi, ma rimane una scocciatura�� prosegu� Atwood.�� L�avete reso complicato e noioso con le vostre convenzioni sociali e con i precetti della morale. Tolto questo, suppongo che sarebbe perfetto.</p><p>��Non pu� immaginare quanto�� commentai.</p><p>��Signor Graves�� rispose�� deve capire che, anche se scimmiottiamo i vostri corpi, non esplichiamo necessariamente tutte le attivit� a essi connesse.</p><p>��I nostri corpi, e magari qualcos�altro�� dissi.�� Come le bombe in macchina.</p><p>��Ah, s�!�� osserv�.�� Cose semplici come quella.</p><p>��O una trappola davanti a una porta?�� incalzai.</p><p>��Anche quella, molto semplice. Le cose complesse sono al di l� della nostra portata.</p><p>��Ma perch� quella trappola?�� chiesi.�� Vi siete incastrati con le vostre mani. Non sapevo nulla di voi, non sognavo neanche la vostra esistenza, e invece mi piazzate quella trappola! Se non l�aveste fatto, forse�</p><p>��Sarebbe venuto a saperlo, in un modo o nell�altro�� rispose.�� Lei � una persona in grado di collegare i fatti pi� disparati. Noi la conoscevamo bene, da tanto tempo, forse da prima ancora che lei conoscesse se stesso. Sapevamo quello che poteva fare e quello che avrebbe fatto. Abbiamo la facolt� di prevedere l�immediato futuro. Non sempre, ma in determinate circostanze.</p><p>��Un momento, dannazione�� lo interruppi.�� Dice che sapevate di me. Ma non solo di me, vero?</p><p>��Certo che no, abbiamo raccolto informazioni su tutti coloro che potevano trovarsi nelle condizioni di scoprire la nostra esistenza. Giornalisti, funzionali di polizia, pubblici ufficiali, industriali importanti e�</p><p>��E li avete studiati tutti per benino?</p><p>Sorrise compiaciuto:�� Tutti.</p><p>��Ce n�erano altri, oltre a me?</p><p>��Naturalmente, un certo numero.</p><p>��E, per tutti, trappole e bombe.</p><p>��I mezzi possono essere vari�� disse.</p><p>��Li avete uccisi�� incalzai.</p><p>��Se proprio insiste. Ma la pregherei di non recitare la parte del giusto perseguitato. Venendo qui stanotte, aveva tutte le intenzioni di versare dell�acido nel lavandino.</p><p>��Giࠗ ammisi.�� Ma ora mi rendo conto che sarebbe stato inutile.</p><p>��� altamente probabile�� disse�� che si sarebbe sbarazzato di me. O almeno, della maggior parte di me. Ero proprio li nel lavandino, sa?</p><p>��Di lei, ma non di tutti gli altri.</p><p>��Che cosa vuole insinuare?�� chiese.</p><p>��Appena eliminato lei, sarebbe arrivato un altro Atwood. Basta che lo vogliate, e ne salta fuori un altro. E francamente non ha senso portare avanti una guerra interminabile agli Atwood, se poi tanto ne arriver� sempre uno nuovo.</p><p>��Eppure non riesco a farmi un�idea di voi umani�� disse Atwood pensoso.�� C�� qualcosa in voi che sembra assolutamente illogico. Vi siete dati le vostre regole di condotta, avete creato i vostri bei modelli sociali, ma non avete un modello di voi stessi. A volte siete incredibilmente stupidi, e un secondo dopo siete incredibilmente brillanti. Ma la cosa pi� fenomenale � la fede innata che avete nel destino. Nel vostro destino, intendo dire, non quello degli altri. Una caratteristica che lascia stupefatti.</p><p>��Mentre lei, se io le avessi versato dell�acido addosso, non mi avrebbe serbato rancore�� dissi.</p><p>��Non particolarmente�� rispose Atwood.</p><p>��� questa la differenza che ci distingue�� gli dissi.�� Io provo verso di lei il massimo rancore, odio lei e i suoi simili per aver tentato di uccidermi. E ancora di pi� odio lei per aver ucciso il mio amico.</p><p>��Lo dimostri�� disse lui, in tono di sfida.</p><p>��Che vuol dire?</p><p>��Dimostri che sono stato io a uccidere il suo amico. Credo che questo sia un atteggiamento genuinamente umano. Si pu� essere assolti da qualunque crimine, se l�accusa non riesce a provare la colpevolezza dell�imputato. E poi, signor Graves, esistono diversi punti di vista. Le circostanze modificano i modi di pensare.</p><p>��Vale a dire che altrove l�omicidio non � un crimine?</p><p>��Questo � il punto�� approv� Atwood.</p><p>I guizzi irregolari della fiamma del fornello a spirito proiettavano ombre curiose sulle pareti. Sembrava cos� scontato che noi due, esseri prodotti da pianeti diversi, con civilt� diverse, fossimo l� a fare normale conversazione. Forse a renderlo possibile era il fatto che quella creatura, qualunque cosa fosse, aveva assunto fattezze umane e aveva imparato le parole e i gesti degli uomini; forse, in qualche misura, anche il loro modo di ragionare. Mi chiedevo se l�effetto si sarebbe mantenuto se, seduta al suo posto, ci fosse stata una sfera non trasformata in uomo o in qualcos�altro, magari che parlava senza muovere le labbra, come il Cane. O se l�essere che avevo di fronte, che almeno per il momento impersonava Atwood, avrebbe potuto esprimersi cos� scioltamente e cos� bene, se non avesse acquisito una sia pur minima conoscenza superficiale del pianeta e dell�umanit�.</p><p>Da quanto tempo questi (quanti?) alieni erano sulla Terra? Forse da anni, adattandosi con un lavorio paziente non solo alle conoscenze ma anche al modo di sentire dei terrestri, studiandone i modelli sociali, i sistemi economici e i mercati finanziari. C�era senz�altro voluto molto tempo, mi dissi, perch� non solo erano dovuti partire da zero per capirci, non solo avevano dovuto affrontare cose a loro ignote, ma anche tutti gli intrichi del labirinto delle nostre leggi sul diritto di propriet� e sul mondo affaristico.</p><p>Joy mi pos� una mano sul braccio e disse:�� Andiamo. Questo tipo non mi piace affatto.</p><p>��Signorina Kane�� intervenne Atwood�� eravamo preparati al vostro disprezzo. Anzi, a dire il vero devo confessare che non ci fa alcun effetto.</p><p>��Stamattina ho parlato con un�intera famiglia, disperata perch� non sa pi� dove andare ad abitare�� disse Joy.�� E questa sera ho incontrato un�altra famiglia sfrattata e senza lavoro.</p><p>��Cose come queste sono sempre avvenute nella vostra storia�� rispose Atwood.�� L�ho letto nei vostri stessi libri. Non abbiamo fatto niente di nuovo, perch� si tratta di fenomeni antichissimi, almeno secondo la vostra scala cronologica. Noi, anzi, l�abbiamo fatto onestamente, sempre nei termini della legalit�.</p><p>Era, pensai, come se noi tre stessimo recitando in un dramma moralistico, con i peccati di fondo dell�umanit� moltiplicati per un milione di volte, allo scopo di dimostrare un assurdo per eccesso di prove.</p><p>Sentii la stretta di Joy tremare sul mio braccio, capii che era dovuto al fatto che per la prima volta aveva compreso l�assoluta amoralit� della creatura che ci stava di fronte. E forse aveva anche capito che quella creatura, quell�Atwood, non era altro che la proiezione di una grande, immensa orda di altri come lui, una forza aliena che voleva strapparci la Terra dalle mani. Dietro la cosa che sedeva a quel tavolo, si intravedeva la tenebra devastante piombata l� da qualche stella lontana per eliminare l�Uomo. E, peggio ancora, non solo l�Uomo, ma tutte le sue opere e i suoi sogni, per quanto imperfetti come tutti i sogni.</p><p>La grande tragedia non era la fine dell�Uomo in s� ma la fine di tutto quello che l�Uomo aveva costruito, tutto quello che aveva progettato.</p><p>��Per quanto�� continu� Atwood�� la razza umana ci possa incolpare, e perfino odiare, non c�� nulla di illegale in ci� che facciamo. Nulla, neppure in base ai <emphasis>vostri </emphasis>concetti di giusto e ingiusto. La legge non proibisce a nessuno, neanche agli extraterrestri, di acquisire o possedere propriet�. Anche voi due, lei e la signorina, avete il diritto di comprare quello che pi� vi aggrada. Potreste comprare tutto il mondo, se fosse questo il vostro scopo.</p><p>��Non potremmo�� dissi�� e per due motivi. Primo: mancanza di fondi.</p><p>��E l�altro?</p><p>��Che sarebbe una cosa di pessimo gusto�� risposi.�� Non si fa, e basta. E potrei aggiungere un terzo motivo: la legge antitrust.</p><p>��Ah s젗 disse Atwood.�� Ce ne rendiamo conto. Ma abbiamo gi� preso le contromisure.</p><p>��Ne ero sicuro.</p><p>��Dopotutto, a ben riflettere, l�unico prerequisito per fare ci� che abbiamo fatto, � possedere sufficiente� denaro�� osserv� Atwood.</p><p>��Ne parla come se fosse un�idea nuova per voi�� dissi, notando l�accento che aveva messo sull�ultimo termine.�� Non si conosce il denaro negli altri mondi?</p><p>��Non sia ridicolo!�� rispose Atwood.�� Esiste il commercio, in un modo o nell�altro, e quindi mezzi di scambio. Ma non il denaro come lo intendete voi. Qui sulla Terra � qualcosa di pi� della carta o del metallo in cui esiste, pi� delle cifre stesse che usate per contarlo. Qui gli attribuite un simbolismo che non si ritrova in nessun altro mezzo di scambio nell�universo. Per voi il denaro � una forza, una virt�. Non averne � una vergogna, talvolta un crimine. Misurate gli uomini in base al denaro che possiedono, il successo � frutto del denaro. Arrivate persino ad adorarlo.</p><p>Sarebbe andato avanti a lungo con quel sermone, se non lo avessi interrotto.</p><p>��Torniamo con i piedi per terra�� dissi.�� State per versare una somma superiore al costo della Terra stessa! Mandate via la gente dai posti di lavoro, e la cacciate di casa. Ma si dovr� provvedere ad assistere questa gente in qualche modo. Ogni governo della Terra varer� grandiosi programmi di assistenza, imponendo restrizioni e tasse. E le tasse, badi, cresceranno anche sulle propriet� acquistate da voi. Cos�, in definitiva, sarete voi a provvedere alle necessit� di chi avete rovinato, pagando le imposte sull�assistenza sociale.</p><p>��Non si preoccupi eccessivamente per noi�� ribatt� Atwood.�� Pagheremo le tasse. E ben volentieri.</p><p>��La vostra idea � di rovesciare i governi�� chiesi�� e quindi non pagherete le tasse. � cos�?</p><p>��Niente affatto�� rispose Atwood con fermezza.�� Non ci pensiamo nemmeno. Sarebbe illegale.</p><p>La cosa non andava. Non c�era niente che mi piacesse.</p><p>Perch� gli alieni avrebbero controllato la Terra e le risorse naturali e tutto quello che era stato costruito sul suolo, e non avrebbero sfruttato la terra n� nessun�altra cosa per i suoi usi normali. Non avrebbero seminato niente, e niente sarebbe cresciuto. Nessuna fabbrica avrebbe pi� funzionato. Nessun metallo sarebbe pi� stato estratto. Nessun albero tagliato.</p><p>La gente sarebbe stata privata non solo delle sue propriet�, ma anche delle eredit�. Insieme alla terra e alle case, alle fabbriche e al lavoro, alle merci e al cibo, se ne sarebbero andate anche la speranza, le aspirazioni, le opportunit�, nonch� la fede che avevano forgiato l�umanit�. Non era importante sapere quanto della Terra possedessero effettivamente gli alieni. Non avevano bisogno di acquistare tutto. Tutto quello che serviva era fermare le industrie, bloccare i commerci, distruggere dalle fondamenta la rete finanziaria. E quando questo fosse successo, non ci sarebbe pi� stato lavoro, n� credito n� affari. E il sogno umano sarebbe morto.</p><p>Non era realmente importante che gli alieni acquistassero case e appartamenti, quando tutto il resto fosse sparito, perch� le quattro mura che un uomo chiama casa sarebbero diventate solo un posto per morire. L�incetta di case era quindi una semplice campagna terroristica, oppure un indizio del fatto che gli alieni non avevano capito quanto poco sforzo fosse necessario per dare il colpo finale.</p><p>Ci sarebbero stati programmi assistenziali, certo, per sfamare la gente e, se possibile, dar loro un tetto. Non sarebbe mancato il denaro per le iniziative assistenziali, perch� gli alieni avrebbero pagato le tasse con viva soddisfazione. Ma, in una situazione del genere, il denaro sarebbe stata la cosa pi� a buon mercato. Infatti, che cosa importava il prezzo di una patata o di una pagnotta di pane, quando non ci fossero pi� state patate n� farina?</p><p>Ci sarebbero state ribellioni, una volta risaputa la situazione. Non solo a livello popolare, ma di governi. Ma, per quel momento, gli alieni avrebbero ormai organizzato le loro difese, qualcosa che nessuno poteva immaginare. Forse facendo terra bruciata, dando case, fabbriche e tutto il resto alle fiamme, o distruggendo in modo che nessuno potesse ricostruire. Ci sarebbe stata solo la terra per cui combattere, ma la nuda terra non era sufficiente.</p><p>Se si fosse potuto agire immediatamente, ero sicuro che gi alieni potevano ancora essere battuti. Alla condizione, per�, che esistesse in giro la buona volont� di credere a cosa stava accadendo. E qui veniva il guaio. Amaramente, mi resi conto che, perch� si accettasse la situazione in tutta la sua brutalit�, occorreva aspettare finch� il mondo non si fosse trovato completamente in preda al caos, ma allora sarebbe stato troppo tardi.</p><p>In quel momento realizzai che ero stato battuto. Che eravamo stati battuti.</p><p>Herbert George Wells aveva descritto, a suo tempo, una celebre invasione aliena, e poi molti altri dopo di lui, con fantasia da vendere. Eppure nessuno di loro, mi pareva, era arrivato vicino alla vera soluzione. Nessuno aveva previsto che proprio quelle strutture sociali che avevamo edificato con tanta fatica lungo i secoli si sarebbero rivelate un�arma a doppio taglio. La libert� e il diritto di propriet� si erano trasformate in una trappola che avevamo teso contro noi stessi.</p><p>Joy mi tir� per il braccio.�� Andiamocene via!�� disse.</p><p>Ci voltammo e ci avviammo all�uscita.</p><p>Dietro di me sentii Atwood che diceva:�� Torni a trovarmi domani. Lei e io potremmo intenderci.</p></section><section><title><p>26</p></title><p>Fuori pioveva. Una pioggerella insistente, continua, deprimente. Proprio la notte ideale per far da sfondo al nostro mondo che crollava, pensai. Anzi no, non crollava: sarebbe stato troppo spettacolare. Vogliamo dire che si stava afflosciando? Ecco, la notte ideale per un mondo che si afflosciava su se stesso, sempre pi� debole senza sapere perch�, senza neppure accorgersi di esserlo. Finch� non fosse rimasto piatto e vuoto.</p><p>Aprii la portiera della macchina per far salire Joy, ma la richiusi immediatamente per impedirle di entrare.</p><p>��Dimenticavo. Potrebbe esserci un�altra bomba�� dissi.</p><p>Joy mi guard�, scostando con la mano una ciocca che le era caduta sulla fronte.</p><p>��Non credo�� disse.�� Se ti vuol vedere domani�</p><p>��Storie! L�ha detto cos� per dire. Era il suo modo di sembrare spiritoso.</p><p>��Anche se ci fosse una bomba, non tornerei mai a piedi in citt�, con questa pioggia e a quest�ora di notte. E poi, se non l�hanno messa prima, perch� metterla ora?</p><p>��Allora entro solo io e metto in moto. Tu mettiti al riparo�</p><p>��No�� si oppose con fermezza Joy, afferrando la maniglia e aprendo con violenza lo sportello.</p><p>Presi posto anch�io, e girai la chiavetta.</p><p>��Visto?�� disse Joy.</p><p>��Avrebbe potuto esserci�� osservai.</p><p>��Non possiamo vivere eternamente nel terrore di tutto�� disse lei.�� Tanto, se vogliono ucciderci, hanno milioni di altri modi per farlo.</p><p>��Sono stati loro a uccidere Stirling, e chiss� quanti altri. Con me ci hanno gi� provato due volte.</p><p>��Senza riuscirci�� disse Joy.�� Ho l�impressione che non ci proveranno pi�.</p><p>��Intuito femminile?</p><p>��Forse anche loro hanno un intuito, Parker.</p><p>��E questo che c�entra?</p><p>��Forse niente�� spieg� Joy.�� Non intendevo dire quello. Volevo dire che, quantunque questi esseri cerchino di imitarci, di studiarci, non riusciranno mai a pensare come noi.</p><p>��Perci� credi che, quando non riescono a uccidere qualcuno dopo aver tentato due volte, ci rinuncino?</p><p>��Pi� o meno. Comunque non faranno lo stesso tentativo due volte.</p><p>��Quindi, per ora sono al sicuro da trappole, bombe, e da quell�affare che si muoveva nell�armadio�</p><p>��Pu� essere una loro forma di superstizione�� disse Joy.�� Pu� far parte della loro logica, che non conosciamo.</p><p>Capii che aveva rimuginato per tutto il tempo sui pochi dati, o �quasi dati�, a disposizione. Secondo me, per�, era davvero impossibile farsi un�idea esatta della cosa. Troppo pochi elementi su cui ragionare. Usavamo categorie umane, sforzandoci di entrare dentro la testa di un alieno, ma senza avere la minima idea di come funzionasse. Anche a saperlo, poi, non c�erano garanzie che le deduzioni sarebbero state corrette.</p><p>In un certo senso, Joy aveva ragionato al contrario. Gli alieni, non importa quanto impegno ci mettessero, non sarebbero mai riusciti a pensare come noi. Eppure avevano pi� possibilit� loro di capire il nostro bizzarro cervello che viceversa, se non altro perch� ci avevano studiato, chiss� per quanto tempo. E a questo si erano dedicati in tanti, forse tantissimi. Aspetta un attimo, per�: questo era il modo giusto di impostare il problema? E se ce ne fosse stato Uno solo, in grado di suddividersi in infinite palle da bowling, in modo da potersi trovare simultaneamente in luoghi diversi, sotto forme diverse?</p><p>Anche ammesso che fossero singoli individui, il legame tra loro risultava molto pi� profondo che tra un uomo e l�altro. Infatti occorreva un intero gruppo di sfere per simulare un singolo essere umano, come Atwood o la ragazza del bar. Per riuscirci, gli alieni dovevano essere perfettamente coordinati. Da molti, diventare uno.</p><p>Superato il viale dell�Universit�, mi diressi verso il centro.</p><p>��E adesso?�� le chiesi per avere lumi.</p><p>��Non me la sento di tornare a casa�� disse Joy.�� Potrebbero essere ancora l�.</p><p>Annuii, chiedendomi intanto che cosa potesse essere il mostro nascosto nel suo giardino. Doveva trattarsi di una bestia feroce, o, per meglio dire, della simulazione di una bestia feroce di un altro pianeta. O di pi� bestie feroci. Forse un�accozzaglia di forme orribili, destinate a spaventare pi� che a fare del male. Forse un�esca per attirare insieme Joy, me e il Cane, tre in un colpo. Ma se avevano progettato di ucciderci, anche quella volta il loro piano era fallito.</p><p>Il Cane aveva accennato che le sfere non arrivavano mai fino in fondo, non agivano con tutte le loro energie, preferivano le mezze misure. Cercavo di ricordarmi con esattezza le sue parole, ma avevo la testa stanca. Troppi avvenimenti si erano accavallati.</p><p>Mi chiedevo anche dove fosse andato a finire il Cane.</p><p>��Parker, dobbiamo riposarci�� disse Joy.�� Abbiamo bisogno di qualche ora di sonno.</p><p>��Giࠗ risposi.�� Si potrebbe andare a casa mia?</p><p>��No, sarebbe lo stesso di casa mia. Che ne diresti di cercare un motel?</p><p>��Ho in tasca solo un paio di dollari, Joy. Mi sono dimenticato di ritirare la paga.</p><p>��Io invece l�ho ritirata, e mi sono portata dietro un po� di soldi�� disse Joy.</p><p>��Joy, non voglio�</p><p>��Lascia perdere. Nessun problema, davvero. Continuammo la corsa in macchina.</p><p>��Che ora �?�� le chiesi dopo un po�.</p><p>��Quasi le quattro�� disse Joy, guardando il suo orologio alla luce del cruscotto.</p><p>��Che nottata!�� esclamai.</p><p>Joy si appoggi� con stanchezza allo schienale e mi guard�.</p><p>��Altroch頗 disse.�� Una macchina saltata in aria con dentro un povero ragazzo, ma grazie a Dio non eri tu, Parker. Un amico ucciso, senza lasciare tracce, da una cosa venuta da un altro mondo. E la reputazione di una brava ragazza che va a farsi fottere, perch� ha cos� sonno da chiudersi con un uomo in una stanza di motel�</p><p>��Sta� tranquilla�� le dissi. Voltai, cambiando strada.</p><p>��Dove vai?</p><p>��In redazione. Devo fare una chiamata interurbana, ed � meglio farla pagare al giornale.</p><p>��Chiami Washington?</p><p>��Proprio. Il senatore Hill. � ora che gliene parli.</p><p>��A quest�ora di notte?</p><p>��A questa o a qualsiasi. � un rappresentante del popolo, no? Almeno, � quello che lui ripete sempre, specie in tempo di elezioni. E in questo momento tutta la nazione, tutta la maledetta nazione, ha bisogno di un buon rappresentante.</p><p>��Non gradir� lo stesso�� comment� Joy.</p><p>��Non lo pretender� da lui.</p><p>Accostai al marciapiede opposto al palazzo del giornale. Era tutto spento, eccetto una finestra al terzo piano, e le luci della tipografia al primo.</p><p>��Vieni su con me?</p><p>��No�� rispose Joy.�� Preferisco aspettare qui. Chiuder� gli sportelli. Terr� a bada chiunque volesse piazzare un�altra bomba.</p></section><section><title><p>27</p></title><p>L�ufficio era deserto, con quell�aria fredda, ma piena di aspettative, di una redazione deserta. Non vidi nessun portinaio, bench� ce ne fossero in servizio. Neanche Fulmine si vedeva in giro. Doveva essere in servizio, a quell�ora, ma certamente aveva scovato un angolo tranquillo per schiacciare un pisolino.</p><p>Le poche luci accese non facevano che accrescere l�atmosfera spettrale, come lampioni in lontananza lungo un viale immerso nella nebbia.</p><p>Sedetti alla mia scrivania, allungai la mano sulla cornetta del telefono, ma non la alzai. Rimasi l�, immobile e in ascolto, senza la pi� pallida idea di che cosa stessi ascoltando. Forse solo il silenzio. Nell�open space tutto era tranquillo, non si sentiva volare una mosca. Anche il mondo dava l�impressione di essere cos� quieto e pacifico, come se il silenzio dell�ufficio si espandesse da quelle quattro mura per avvolgere la Terra.</p><p>Sollevai lentamente il ricevitore e chiamai il centralino. Mi rispose una voce sonnolenta, che rimase educatamente sorpresa quando le dissi il nome della persona che volevo al telefono. Sembrava quasi risentita che io chiamassi una personalit� importante a quell�ora di notte. Ma riusc� a trattenersi e disse che mi avrebbe richiamato appena avesse avuto la comunicazione.</p><p>Rimisi a posto il ricevitore, mi allungai in poltrona, e cominciai a pensare. Ma le ore cominciavano a farsi sentire, e il cervello era intorpidito. Per la prima volta, mi accorsi di essere stanco. Molto.</p><p>Mi sembrava di essere seduto nella nebbia, nel pi� assoluto silenzio, al confuso bagliore di luci lontane. E la mente annebbiata presentava un�immagine della Terra cos� com�era. Un pianeta silenzioso, stanco, rassegnato alla totale distruzione, senza che nessuno potesse fare qualcosa.</p><p>Squill� il telefono.</p><p>��La sua chiamata, signor Graves�� disse la centralinista.</p><p>��Pronto, Rog?�� dissi.</p><p>��Sei davvero tu, Parker?�� rispose la voce lontana.�� Che cavolo ti prende, a quest�ora di notte?</p><p>��Rog, � della massima importanza�� dissi.�� Sai che non ti avrei disturbato, in caso contrario.</p><p>��Spero che sia cos�. Sono andato a letto solo un paio d�ore fa�</p><p>��Grattacapi?�� chiesi.</p><p>��Una riunione. Abbiamo discusso di parecchie cose.</p><p>��C�era qualcuno preoccupato?</p><p>��Preoccupato di che?�� chiese con indifferenza.</p><p>��Delle somme enormi che affluiscono alle banche, per esempio.</p><p>��Ascolta bene, Parker�� rispose�� se cerchi di cavar fuori qualcosa da me, perdi tempo.</p><p>��Non voglio strapparti nessun segreto di Stato. Piuttosto, sono io che ho bisogno di rivelarti delle cose. Sar� un po� difficile da spiegare, ma desidero che tu mi creda.</p><p>��Ti ascolto.</p><p>��Ci sono degli alieni sulla Terra�� dissi.�� Esseri arrivati dalle stelle. Li ho visti, ho anche parlato con loro, e�</p><p>��Adesso capisco�� mi interruppe il senatore.�� � la notte tra venerd� e sabato, e ti sei preso una sbronza.</p><p>��Ti sbagli�� protestai.�� Sono assolutamente lucido.</p><p>��Hai preso la paga e sei uscito a divertirti.</p><p>��La paga, non l�ho neanche ritirata. Avevo troppe cose per le mani e me ne sono scordato.</p><p>��Ora ho la prova che sei ubriaco. Non � mai successo che tu abbia dimenticato di ritirare la paga. Sei sempre il primo a metterti in fila alla cassa�</p><p>��Dannazione Rog, ascoltami un momento!</p><p>��Tornatene a letto�� concluse il senatore�� e dormici sopra. Se poi vorrai ancora parlarmi, chiama domani. Di mattina.</p><p>��Ma va� all�inferno!�� gridai. Non pot� sentirmi, perch� aveva gi� riattaccato.</p><p>Avevo una voglia matta di sbattere gi� il ricevitore, ma qualcosa me lo imped�. Forse un profondo senso di sconfitta, che ebbe l�effetto di farmi passare la rabbia.</p><p>Rimasi a giocherellare con il ricevitore, ascoltando il ronzio che arrivava dal cavo del telefono. Non c�era speranza. Nessuno mi avrebbe dato retta. Come se tutti fossero diventati degli Atwood, dei finti esseri umani, della stessa materia di quegli esseri che avevano invaso la Terra.</p><p>A ben pensarci, non era poi cos� paradossale. Poteva davvero succedere, anzi era proprio la cosa che gli alieni stavano cercando di fare. Ed eccomi qui seduto, con il ricevitore in mano, e con rivoli gelidi che mi attraversavano la schiena: l�ultimo uomo sulla Terra.</p><p>Isolato, almeno, lo ero sul serio.</p><p>E se il senatore Roger Hill non fosse stato pi� lo stesso che era, diciamo, cinque anni fa? Se il corpo del vero Roger Hill fosse stato nascosto in qualche angolo, mentre l�uomo con cui avevo appena finito di parlare era un falso senatore Hill? E se il Vecchio non fosse pi� stato lui ma una cosa orribile, che camminava come lui? E se l�amministratore delegato di qualche grande polo industriale non fosse pi� stato un essere umano? E se tutti i personaggi chiave, uno dopo l�altro, fossero stati sostituiti con dei falsi, cos� perfetti da farsi accettare da tutti, inclusi i familiari?</p><p>E se la donna che mi aspettava in macchina non fosse�</p><p>Follia, follia, mi dissi. Ridicolo. Solo fantasie frustrate di un cervello a pezzi.</p><p>Riabbassai il ricevitore e mi alzai tremando. Quindi scesi da Joy che mi aspettava.</p></section><section><title><p>28</p></title><p>La scritta luminosa, verde e rossa, di TUTTO OCCUPATO lampeggiava sul nero dell�asfalto della strada umida di pioggia, come per dare un allarme al mondo. Dietro occhieggiava la massa scura dei complessi residenziali dei motel, ognuno con la lampada sopra l�ingresso e di fronte la lucida distesa dei tettucci delle auto parcheggiate.</p><p>��Nessun posto��� disse Joy.�� Sembra di essere ospiti sgraditi.</p><p>��Infatti.</p><p>Era gi� il quinto motel che passavamo, con TUTTO OCCUPATO. Non tutte le insegne erano intermittenti, per� erano tutte ben visibili. E il loro significato era chiaro. Non c�erano possibilit� di alloggio.</p><p>Cinque motel con l�insegna luminosa. Uno invece buio, abbandonato, chiuso per tutti.</p><p>Fermai, tra uno stridore di freni e una leggera scivolata. Osservammo l�insegna.</p><p>��Avremmo dovuto immaginarlo�� disse Joy.�� Sono tutti pieni di gente rimasta senza casa. Ci hanno preceduto, magari da settimane.</p><p>Pioveva ancora. Il tergicristallo cigolava.</p><p>��Forse � stata una cattiva idea�� dissi.�� Per�, se�</p><p>��No. Nessuna delle nostre case, Parker. Ci morirei.</p><p>Ripartimmo. Altri due motel, stessa storia di prima.</p><p>��Impossibile�� disse Joy.�� Nessun posto, nessuno. E con gli alberghi sarebbe lo stesso.</p><p>��Uno c�era�� dissi.�� Quello che abbiamo superato prima, quello chiuso.</p><p>��Ma era tutto buio. Non c�� nessuno l�.</p><p>��In compenso � un posto riparato. Se non altro, ci offrirebbe un tetto. Il tizio alla capanna sul lago ha rotto un lucchetto, nessuno ci impedisce di imitarlo.</p><p>Non arrivava nessuno, invertii marcia di colpo in mezzo all�isolato.</p><p>��Ricordi dov�era?�� chiese Joy.</p><p>��Mi pare di s�.</p><p>In realt�, lo sbagliai di un paio di isolati, ma alla fine ci arrivai. Senza insegna, senza luci, deserto.</p><p>��Qualcuno l�ha comprato e chiuso�� dissi.�� La procedura � molto pi� facile e veloce che con gli appartamenti, dove occorre dare il preavviso.</p><p>��Lo credi davvero?�� chiese Joy.�� Credi che Atwood abbia rilevato anche questo posto?</p><p>��Chi altri?�� domandai.�� Se l�avesse comprato qualcun altro, pensi che l�avrebbe tenuto chiuso, con tutto il giro d�affari che si � creato?</p><p>Percorremmo il viale d�ingresso. I fari illuminarono un�altra macchina, parcheggiata di fronte a un edificio del complesso.</p><p>��Qualcuno ha avuto la nostra stessa idea�� osserv� Joy.</p><p>��Niente panico�� le dissi.</p><p>Fermai la macchina nel cortile con i fari accesi, in direzione dell�altra automobile. Attraverso i vetri rigati di pioggia, vidi alcune facce che ci osservavano. Facce pallide e intimorite.</p><p>Smontai. Un uomo, sceso dall�altra macchina, mi venne incontro.</p><p>��Se cerca un alloggio, qui non c�蠗 mi disse.</p><p>Era di mezza et�, ben vestito. Indossava un cappotto nuovo e un cappello di marca. Sotto il cappotto portava un abito scuro, da uomo d�affari. Il tutto un po� spiegazzato. Sulle scarpe lucidate di fresco, le gocce di pioggia brillavano alla luce dei fari.</p><p>��Lo so che non ce n�� da nessuna parte�� continu�.�� E non da ieri, ma da un pezzo.</p><p>Scossi la testa, sentendo un senso di vuoto allo stomaco. Eccone un altro. Un altro.</p><p>��Sa spiegarmi che cosa sta succedendo?�� mi chiese.�� Non mi sembra un poliziotto. E poi, anche se lo fosse�</p><p>��Non lo sono�� precisai.</p><p>Nella voce dello sconosciuto c�era una nota isterica. Era la voce di un uomo all�ultima spiaggia, che ha visto crollare il suo mondo personale costruito con fatica, pezzo per pezzo, giorno per giorno, senza poter far niente per arrestarne la rovina.</p><p>��Sono uno come lei, in cerca di un riparo�� continuai, ricordando perch� fossimo l�.</p><p>Spiace dirlo, ma non ci fece caso.</p><p>��Mi chiamo John A. Quinn�� si present�.�� Sono il vicepresidente di una compagnia di assicurazioni. Guadagno quarantamila dollari l�anno, e tuttavia non possiedo un tetto per riparare la mia famiglia dalla pioggia. A parte la macchina, intendo.</p><p>Mi guard� sorpreso.�� Perch� non ride?�� mi chiese.�� Su, una bella risata!</p><p>��Non c�� niente da ridere�� risposi.</p><p>��Abbiamo venduto casa circa un anno fa�� prosegu� Quinn.�� Mantenendo il diritto di abitazione ancora per un bel po�. Mi diedero di pi� di quanto osassi sperare. Ce ne serviva una pi� grande. La famiglia cresceva. Certo ci dispiacque vendere la nostra vecchia casa. Era bella, e ci eravamo abituati. Ma avevamo bisogno di pi� spazio.</p><p>Annuii. La solita storia.</p><p>��Be�, per� non restiamocene qui sotto la pioggia�� dissi.</p><p>Sembr� che non mi avesse sentito. Aveva bisogno di parlare, per liberarsi dal gran peso che lo soffocava. Forse ero il primo a cui si potesse rivolgere in condizioni di parit�, perch� anch�io cercavo alloggio.</p><p>��Chi l�avrebbe pensato?�� continu�.�� Sembrava facile. Abbiamo avuto anche tanto tempo per cercare una nuova abitazione. Ma non ce n�erano. Leggevamo gli annunci sui giornali, e arrivavamo sempre troppo tardi. Le case erano vendute prima che noi potessimo arrivare all�agenzia. Cercammo di interessare un costruttore, ma nessuno si impegnava a consegnare prima di due anni. Ho perfino tentato di corrompere qualcuno, ma senza successo. Tutto gi� prenotato, risposero. � incredibile, perch� molte imprese avevano centinaia di abitazioni in progetto!</p><p>��Gi�, incredibile�� dissi.</p><p>��Mi hanno spiegato che, se avessero avuto pi� operai, avrebbero potuto farmi una casa. Ma gli operai mancavano. Tutti occupati. Tutti in cantiere. Rimandammo la consegna della vecchia casa di un mese, di due, e infine di tre mesi, ma poi dovemmo sloggiare. Offrii al nuovo proprietario cinquemila dollari per annullare la vendita, ma non accett�. Disse che gli spiaceva, ma aveva comprato la casa perch� ne aveva bisogno. Mi aveva gi� concesso tre mesi di dilazione e non poteva pi� aspettare. Aveva ragione. Ma non avevamo un buco dove andare. Non qui, intendo. Certo, potevamo mandare i ragazzi da qualche parente fuori citt�, ma potevamo dividere la famiglia? Alcuni parenti poi avevano gi� dei problemi per conto loro. Amici tanti, ma mica ci si pu� installare a casa loro. E neppure puoi fargli vedere come sei ridotto, c�� una dignit� da difendere. Insomma, ho tentato dappertutto: alberghi e motel completi, niente camere in affitto. Ho pensato di comprare una roulotte: c�era una lunga lista di persone prima di me, disposte ad attendere, Dio santo, fino a cinque anni.</p><p>��Ed eccovi qui�� commentai.</p><p>��Eh, s젗 disse.�� Almeno � fuori mano e tranquillo. Non passano macchine, perci� possiamo dormire. E non passa neanche gente. Per� � dura, specie per mia moglie e i ragazzi. � un mese ormai che viviamo in macchina. Quando possiamo, mangiamo ai ristoranti, ma sono quasi sempre pieni. Perlopi� mangiamo in qualche drive-in. Altre volte compriamo qualcosa e andiamo in campagna a fare un pic-nic. Prima era uno svago, ora non attrae pi� neanche i ragazzi. Usiamo i bagni delle stazioni di servizio. Laviamo la biancheria alle lavanderie automatiche. Vado ogni mattina al lavoro con la macchina, poi mia moglie porta i ragazzi a scuola, e passa il tempo cercando casa, in attesa di riprendere i bambini da scuola. Poi vengono tutti all�ufficio, e insieme ci diamo alla ricerca di un posto dove cenare. Un mese, sempre cos�. Ma non ce la facciamo pi�. I miei figli continuano a chiedermi quand�� che avremo di nuovo una casa. L�inverno � alle porte. Dovremo trasferirci in un�altra citt� dove si possa trovare una sistemazione. Una casa, una pensione, qualunque cosa. Dovr� lasciare il mio posto�</p><p>��Non ci guadagner� nulla�� lo interruppi.�� Dovunque andrete, la situazione sar� la stessa.</p><p>��Ma cosa diavolo sta succedendo?�� esclam� Quinn in tono disperato.</p><p>��Non lo so�� risposi. Non volevo dirgli nulla. Gli avrei fatto pi� male. Era meglio che non sapesse. Almeno per ora.</p><p>E presto sar� cos� dappertutto, pensai. La popolazione mondiale sarebbe diventata un�immensa carovana di nomadi, vagante qua e l� alla ricerca di un posto migliore. Ma non ci sarebbe stato nessun posto �migliore�. Prima si sarebbero riuniti in gruppi familiari, poi avrebbero formato dei clan pi� allargati. Alla fine un buon numero di uomini sarebbero stati rinchiusi in riserve, come unica risorsa rimasta ai governi ancora in vigore. Fino alla fine per� sarebbero esistite bande di vagabondi, tutte impegnate a strapparsi il cibo di mano l�una con l�altra. Tanto per cominciare, ogni rifugio sarebbe stato considerato lecito, che si trattasse della propria casa o di quella altrui. All�inizio avrebbero lottato per il cibo, rubandolo e ammassandolo da qualche parte. Poi per� gli alieni avrebbero cominciato a distruggere case e depositi, in qualit� di �legittimi proprietari�. Unica reazione rimaneva una guerriglia clandestina. Intanto, gli alieni si sarebbero sentiti con la coscienza a posto, perch� era tutto perfettamente legale, e avanti con le distruzioni. Nessun modo per ribellarsi, almeno non a breve termine. Come combattere contro gli Atwood? Contro le palle da bowling? Li si poteva solo odiare. Sfuggenti, difficili da uccidere, sempre in grado di battere in ritirata su qualche altro mondo.</p><p>A un certo punto non ci sarebbero pi� state case n� cibo. Chiss�, forse l�Uomo avrebbe trovato lo stesso un modo per sopravvivere. Ma dove prima c�erano mille persone, ora ne sarebbe rimasta solo una. Quel giorno, gli alieni avrebbero vinto una guerra senza neppure combattere. L�Uomo si sarebbe ridotto a un imboscato sul pianeta di cui era stato il signore.</p><p>��Non mi ha detto il suo nome�� chiese l�assicuratore.</p><p>��Graves�� risposi.</p><p>��Ebbene, Graves, che mi dice? Cosa dobbiamo fare?</p><p>��Quello che avreste dovuto fare sin dall�inizio. Entriamo qui. La vostra famiglia avr� un tetto, potr� cucinare, potr� fare il bagno.</p><p>��Ma sarebbe un reato!�� osserv�.</p><p>Era vero. Anche se messo con le spalle al muro, l�uomo onesto ha sempre rispettato la legge sulla propriet�. Non si ruba. Non ci si introduce in casa altrui. Non si tocca la roba d�altri. Erano proprio queste leggi, che continuavamo a rispettare anche mentre ci si ritorcevano contro, che ci avrebbero privati dei pi� elementari diritti.</p><p>��Le serve un posto dove far dormire i ragazzi�� gli dissi.�� La bella stagione � finita.</p><p>��Ma se ci vedesse qualcuno�</p><p>��Se viene qualcuno e cerca di cacciarvi�� dissi�� accoglietelo a fucilate.</p><p>��Non ho un fucile�� osserv�.</p><p>��Ne compri uno�� gli consigliai.�� Domani mattina, subito, non se lo scordi.</p><p>Mi colp� la facilit� con cui, da cittadino ligio alle leggi, mi fossi trasformato in uomo pronto a stabilire un�altra legge, e a difenderla o a morire per essa.</p></section><section><title><p>29</p></title><p>Mi svegliai ai raggi del sole che penetravano attraverso le veneziane. Mi trovavo in una camera silenziosa, confortevole, che mi ci volle un po� per riconoscere.</p><p>Rimasi sdraiato con gli occhi semichiusi, senza pensare a nulla, senza far nulla. Mi inebriavo della luce del sole e godevo di quel silenzio, del letto soffice, e del sottile profumo che aleggiava nell�aria.</p><p>Sembrava proprio il profumo di Joy�</p><p>��Joy!�� chiamai improvvisamente, tirandomi su sul materasso. Di colpo ricordai tutto: la nottata, la pioggia, e tutto il resto.</p><p>La porta della camera vicina era aperta, ma non c�erano segni di vita.</p><p>��Joy!�� gridai, buttandomi gi� dal letto.</p><p>Il pavimento era freddo e dalla finestra aperta arrivava un soffio gelido.</p><p>Andai alla porta di collegamento con l�altra camera e lanciai un�occhiata. Il letto era disfatto. Ma Joy non c�era. C�era invece un suo biglietto attaccato allo stipite della porta con uno spillo. Diceva:</p><empty-line/><cite><p>Caro Parker,</p><p>ho preso la macchina per andare al giornale. Devo completare un art�colo per l�edizione di domenica. Torner� nel pomeriggio. Dov�� finita la tua vantata intraprendenza con le donne? Non mi hai neanche fatto un�avance.</p><text-author>Joy</text-author></cite><empty-line/><p>Tornai a sedere sul bordo del mio letto. Pantaloni, camicia e giacca erano buttati di traverso su una sedia. Sotto c�erano le scarpe, con i calzini arrotolati all�interno. In un angolo c�era il fucile che mi aveva restituito Stirling. Mi ricordai che era in macchina, quindi l�aveva portato dentro Joy prima di andare in ufficio.</p><p>Sarebbe tornata nel pomeriggio, diceva, ed era uscita senza rifare il letto. Come se desse per scontato che saremmo stati costretti a vivere in quel modo, d�ora in avanti. Non c�era altra via d�uscita, e lei si adattava.</p><p>Anche l�Uomo forse avrebbe dimostrato la stessa capacit� di adattamento. Felice di trovare una soluzione in mezzo alla situazione pi� disperata. Dopo qualche tempo, per�, non sarebbero subentrate la rabbia e l�amarezza, e la consapevolezza che tutto era finito?</p><p>Joy era andata in ufficio a rifinire l�articolo per l�edizione della domenica. Il nostro vicino aveva continuato a lavorare per le assicurazioni, anche se il suo mondo gli stava crollando attorno. Naturalmente, erano cose da fare, perch� bisogna pur campare, e quindi il denaro serve sempre. Ma forse, pensai, agivamo cos� per un motivo diverso: per non perdere il contatto con la realt�, per crearci l�illusione che solo una parte della nostra vita era cambiata, mentre rimaneva immutato l�ordinato tran-tran quotidiano.</p><p>E io� io che intendevo fare?</p><p>Potevo tornarmene in ufficio, sedermi alla scrivania e buttare gi� qualche articolo in vista del prossimo viaggio. Il viaggio! Chi ci pensava pi�. Era un pensiero buffo, che sembr� spuntare come un fungo, o emergere dalle nebbie di un�epoca immemorabile.</p><p>Ok allora, potevo tornare in redazione. Ma, in seconda battuta, a che scopo? A scrivere articoli che nessuno avrebbe mai letto, dato che nel giro di pochi giorni il giornale avrebbe smesso di uscire? Era tutto cos� dannatamente futile. La tentazione di rimuovere quel pensiero era foltissima. Forse era questo il profondo motivo per cui nessuno voleva ascoltare quella storia.</p><p>Lasciai cadere il biglietto di Joy sul pavimento. Andai alla sedia e afferrai la camicia, ancora non sapendo cosa avrei fatto. Prima per�, di sicuro, dovevo vestirmi.</p><p>Uscii di casa e mi fermai sulla soglia, compiacendomi della bellissima giornata di sole, pi� primaverile che autunnale. Non pioveva pi�, il cortile era asciutto, salvo qualche piccola pozzanghera. Era quasi mezzogiorno.</p><p>Vidi la macchina dell�assicuratore vicino al secondo edificio, ma nessuna traccia di lui e dei suoi familiari. Era sabato, giorno di riposo, e probabilmente dormivano fino a tardi. Un riposo ben meritato, dopo tante traversie.</p><p>Vedendo l�insegna di un ristorante sulla strada, mi resi conto di aver fame. Di l� potevo anche dare un colpo di telefono a Joy.</p><p>Era semplicemente una tavola calda, neppure troppo linda, ma il posto era affollato. Mi avvicinai al banco e dovetti attendere che un altro finisse, per prendere posto sul suo sgabello.</p><p>Ordinai, poi mi feci strada a spintoni verso la cabina telefonica, in un angolo. Composto il numero, introdussi i gettoni, e chiesi alla centralinista di passarmi Joy.</p><p>��Hai finito il pezzo?�� le chiesi.</p><p>��Dormiglione�� scherz�.�� A che ora ti sei alzato?</p><p>��Poco fa. Che c�� di nuovo?</p><p>��Gavin � di umore nero. Sente odore di scoop nell�aria, ma non riesce a metterci sopra le zampe.</p><p>��A proposito di che?</p><p>��Non saprei�� rispose Joy, gi� immaginando dove volessi andare a parare.�� Pare che le banche siano a corto di liquidi. Per quanto ne sapp�</p><p>��A corto di liquidi! Ma se ieri Dow mi ha detto che traboccavano di contanti!</p><p>��Forse era vero ieri�� disse lei�� oggi non pi�. Sono scomparse grosse somme. Ieri a mezzogiorno ce le avevano, ma alla chiusura hanno constatato la scomparsa di ingenti capitali. Semplicemente svaniti.</p><p>��E nessuno canta�� tirai a indovinare.</p><p>��Esatto. I contatti di Gavin e Dow cadono dalle nuvole. I pezzi grossi sono introvabili, sai come sono i banchieri di sabato.</p><p>��Tutti a giocare a golf o a pesca.</p><p>��Parker, pensi che c�entri Atwood?</p><p>��Non so�� risposi.�� Per� non me ne stupirei. Dar� un�occhiata in giro.</p><p>��Che pensi di fare?�� mi chiese, alzando lievemente il tono.</p><p>��Potrei tornare a casa Belmont. Atwood ha detto�</p><p>��Non mi piace�� disse seccamente.�� Ci sei gi� stato una volta.</p><p>��Non mi esporr�, te lo prometto. So come maneggiare Atwood.</p><p>��Ti serve una macchina.</p><p>��Prender� un taxi�� risposi.</p><p>��Senza soldi?</p><p>��Dir� al taxista di aspettarmi per il ritorno. Poi lo pagher� al giornale.</p><p>��Pensi a tutto, eh?</p><p>��Pi� o meno.</p><p>Riagganciando, mi domandavo se ero veramente in grado di pensare a tutto.</p></section><section><title><p>30</p></title><p>Per prima cosa, notai che la finestra era stata chiusa. L�avevo lasciata aperta la sera prima, e mi ero sentito ridicolmente colpevole di quella mancanza. Adesso invece era chiusa, con tanto di tende, e cercai invano di ricordarmi se c�erano anche la sera prima.</p><p>La casa, alla luce del giorno, appariva in tutta la sua decrepitezza. Da est arrivava lo sciabord�o delle onde del lago. Non c�era nulla da temere, continuavo a ripetermi, era la solita vecchia villa con le ossa che biancheggiavano al sole.</p><p>��Allora, devo aspettarla?�� mi chiese l�autista.</p><p>��S�, non star� molto�� risposi.</p><p>��Dott�, dipende da lei. Per me, fa lo stesso. Ricordi che il tassametro cammina.</p><p>Mi avviai lungo il vialetto. Le foglie secche crepitavano sotto le mie suole.</p><p>Decisi che avrei anzitutto tentato di farmi ricevere secondo le usanze civili, cio� suonando il campanello. Se non fossi riuscito a entrare in quel modo, sarei passato dalla finestra, come la sera prima. Forse l�autista si sarebbe chiesto casa facevo, ma non erano affari suoi. Lui doveva solo aspettare.</p><p>Tuttavia poteva darsi che la finestra fosse chiusa dall�interno. Ma non mi sarei arreso. Niente poteva fermarmi, bench�, se me lo fossi chiesto, non avrei saputo spiegare perch� sentissi tanta urgenza di vedere Atwood. Era l�istinto a spingermi? Era un tema a cui aveva accennato Joy� o era stato Atwood? Non ricordavo. Comunque, era l�istinto a portarmi verso di �lui�, senza uno straccio di idea di cosa gli avrei detto, o di che scopo mi prefiggessi?</p><p>Salii gli scalini, suonai il campanello, attesi. Mentre stavo per suonare di nuovo, udii dei passi nell�ingresso.</p><p>Mi torn� in mente che il campanello non funzionava la sera prima. Era addirittura mezzo staccato, e ballava sotto il mio dito mentre tentavo di suonarlo. Ora invece funzionava, e la finestra era stata chiusa, e qualcuno veniva ad aprire.</p><p>Mi apr� una ragazza. Una cameriera in grembiule nero, con colletto e crestina inamidati. Restai a bocca aperta. La ragazza non si mosse, in attesa che parlassi. Aveva uno sguardo sbarazzino.</p><p>��Desidero vedere il signor Atwood�� dissi finalmente.</p><p>��Si accomodi, prego.</p><p>Anche dentro trovai una bella differenza. La notte precedente, c�erano polvere e disordine dappertutto, con lo scarso mobilio coperto da panneggi. Adesso aveva l�aspetto di una casa abitata. Niente pi� polvere, i pannelli di legno alle pareti e i pavimenti erano tirati a lucido. In un angolo, un attaccapanni vuoto, con accanto un grande specchio perfettamente terso.</p><p>��Dia a me�� disse la cameriera, indicando cappello e cappotto.�� La signora � nello studio.</p><p>��Ma era Atwood che�</p><p>��Il signor Atwood non c�蠗 mi disse.</p><p>Mi prese il cappello di mano, aspettando che le porgessi il cappotto. Glielo diedi.</p><p>��Da questa parte, prego�� indic� quindi.</p><p>Attraverso una porta gi� aperta, passai in una camera ricoperta di scaffali pieni di libri. Vicino alla finestra, seduta a un tavolo, rividi la bionda glaciale che avevo incontrato al bar, quella che mi aveva dato il biglietto da visita con la scritta �Trattiamo qualsiasi affare�.</p><p>��Buongiorno, signor Graves�� mi salut�.�� Lieta di rivederla.</p><p>��Atwood mi ha detto di�</p><p>��Il signor Atwood, purtroppo, non � pi� con noi.</p><p>��E lei, naturalmente, aspira alla successione.</p><p>Avvertivo di nuovo la sua freddezza, e il profumo di violette. Era per met� una dea nordica, per met� una segretaria superefficiente. E ancora, una cosa da un altro mondo, e una bambola che avevo tenuto in mano.</p><p>��Stupito, signor Graves?</p><p>��Non molto. Ormai non mi stupisco pi� di niente.</p><p>��Speravamo che sarebbe venuto a parlare con Atwood. Abbiamo bisogno di gente come lei.</p><p>��Voi avete bisogno di me come io ho bisogno di una seconda testa�� commentai.</p><p>��Perch� non si accomoda, signor Graves? E per favore, non faccia sempre lo spiritoso.</p><p>Presi posto di fronte a lei, di l� del tavolo.</p><p>��Cosa vuole che faccia?�� le chiesi.�� Che cada in ginocchio e mi metta a piangere?</p><p>��Non occorrono pagliacciate�� disse.�� Sia semplicemente se stesso, e cerchiamo di parlare come fossimo due esseri umani.</p><p>��Cosa che lei non �, ovviamente.</p><p>��No, signor Graves. Non lo sono.</p><p>Rimanemmo a fissarci, e mi sentivo maledettamente a disagio. Dal suo volto non traspariva la minima emozione: era una bellezza scolpita.</p><p>��Se lei fosse stato un uomo diverso, avrei cercato di farle dimenticare che non appartengo alla sua razza�� dichiar�.�� Ma con lei non sarebbe servito a niente.</p><p>Scossi la testa.�� Mi spiace�� le dissi.�� Realmente, mi creda. Niente mi piacerebbe di pi� che poter pensare a lei come un�umana.</p><p>��Se fossi una donna reale, signor Graves, questo sarebbe il pi� bel complimento che potrei mai ricevere.</p><p>��Ma siccome non lo �?</p><p>��Resta pur sempre un complimento.</p><p>La guardai con attenzione, per quel che aveva detto e per come l�aveva detto.�� Forse, dopotutto, qualcosa di umano c��, in lei�� dissi.</p><p>��No�� disse�� non prendiamoci in giro l�un l�altro. Fondamentalmente, lei mi dovrebbe odiare, e credo che mi odii, sebbene forse non del tutto. E fondamentalmente io dovrei disprezzarla, ma in tutta onest� non � cos�. Dovremmo poter discutere con un minimo di sangue freddo.</p><p>��Perch� con me? Ci sono tanti altri�</p><p>��Lei � uno dei pochi che sanno qualcosa su di noi, signor Graves. Uno dei pochissimi al mondo, lei non crederebbe a quanto � grande questo privilegio.</p><p>��Per� devo tenere il becco chiuso�� osservai.</p><p>��Certo, signor Graves. Lo sa meglio di me. Del resto, quante persone le hanno creduto finora?</p><p>��Una, per l�esattezza�� risposi.</p><p>��La sua ragazza, immagino. Perch� vi amate.</p><p>Annuii.</p><p>��Lo vede? L�unico credito che ottiene � per motivi sentimentali.</p><p>��Avrei scommesso che lo avrebbe detto�� ribattei, ma sentendomi un idiota.</p><p>��Suvvia, parliamo di lavoro�� prosegu�.�� Diciamo che le offriamo la possibilit� di fare il miglior affare della sua vita. Se non fosse stato al corrente della nostra esistenza, non saremmo venuti a cercarla. Ma dato che lo �, non abbiamo niente da perdere.</p><p>��Un affare?�� chiesi stupidamente.</p><p>��Be�, ovviamente�� rispose.�� Lei ci � come dite voi?� ci � dentro fin dall�inizio.</p><p>��Sai che onore�</p><p>��Senta, Graves. � bene che non si faccia illusioni, come temo ne abbia. Al punto in cui siamo arrivati, non pu� fare niente per fermarci. N� lei n� nessun altro. Avrebbe magari potuto farlo tempo fa, ma ora � troppo tardi. Mi creda sinceramente, Graves.</p><p>��Se � troppo tardi, perch� perdete tempo con me?</p><p>��Lei ci serve. Ci sono certe mansioni che lei saprebbe svolgere assai bene per noi. Quando l�umanit� verr� a sapere quello che sta succedendo, potrebbe prendersela a male, non � vero, signor Graves?</p><p>��Non pu� neppure immaginare fino a che punto, sorella�� risposi.</p><p>��Be�, non vogliamo noie. O il meno possibile. Siamo sicuri di agire in base a un programma perfettamente morale e legale. Abbiamo rispettato tutte le vostre prescrizioni. Non abbiamo violato nessuna delle vostre leggi e non intendiamo imporci con la forza. E penso che anche gli umani si troverebbero d�accordo, o la cosa potrebbe diventare molto, molto dolorosa. Vogliamo portare a buon fine questo progetto per poterci dedicare ad altro, e vogliamo farlo senza eccessivi grattacapi. E lei ci pu� aiutare.</p><p>��E perch� dovrei farlo?</p><p>��Signor Graves�� disse�� la sua attivit� andr� a beneficio non solo nostro, ma dell�intero genere umano. Ogni cosa che lei facesse per rendere morbido il passaggio, sarebbe un vantaggio anche per la sua gente. Del resto, qualunque cosa facessero gli uomini, la fine rimarrebbe sempre la stessa. E sarebbe insensato arrivare a quella stessa fine attraverso infinite sofferenze. Ora, tenendo presente che lei � un esperto di comunicazione di massa�</p><p>��Non tanto quanto suppone�� osservai.</p><p>��Si intende dei metodi e della tecnica del linguaggio. Sa scrivere in modo convincente�</p><p>��Ci sono altri che scrivono meglio di me.</p><p>��Ma lei � l�unico disponibile, signor Graves�� disse, in un tono che non mi piacque.</p><p>��Insomma, dovrei fare star buona la gente. Cantargli la ninna-nanna.</p><p>��Esatto. Inoltre dovrebbe suggerirci come comportarci nelle varie situazioni. Le chiediamo, per cos� dire, una consulenza.</p><p>��Ormai sono cose che avete imparato da soli.</p><p>��Forse ritiene che abbiamo assorbito completamente la mentalit� umana. Che siamo in grado di pensare e agire come gli umani. La cosa non � cos� semplice. Certo, ci intendiamo di quelli che chiamate affari, e sar� d�accordo che siamo diventati discretamente esperti. Ce la caviamo bene anche con le leggi. Ma ci sono aree che non abbiamo avuto il tempo di approfondire. Conosciamo la natura umana da un solo punto di vista: quello dei suoi comportamenti in campo economico. Il resto rimane in gran parte un mistero. Non abbiamo idea di come reagiranno gli umani quando scopriranno la verit�.</p><p>��Paura, eh?�� chiesi.</p><p>��No, affatto. Siamo pronti a dimostrarci anche spietati, se necessario. Ma richiederebbe tempo, e non ne abbiamo.</p><p>��Se anche fossi disposto a scrivere quella roba per voi, come fareste a pubblicarla? Come arriverebbero le mie idee al resto degli uomini?</p><p>��Lei pensi a scrivere�� disse l�iceberg biondo.�� Al resto penseremo noi.</p><p>Avevo paura. Anche un briciolo di rabbia, ma soprattutto paura. Fino a quel momento non avevo colto fino in fondo la fredda implacabilit� di questi alieni. Non portavano odio n� rancore. Di fatto, non rientravano nella normale categoria di �nemici�. Erano una forza maligna che nessuna supplica avrebbe potuto piegare. Perch�, semplicemente, per loro non esisteva il problema: la Terra era solo un lotto di terreno, e il genere umano una nullit�.</p><p>��Mi sta chiedendo di tradire la mia razza�� dissi.</p><p>Mi resi conto immediatamente che il termine �traditore� non aveva significato per loro. Potevano incasellarlo nel contesto giusto, ma senza avvertirne il peso. Perch� questi esseri non avevano gli stessi princ�pi morali dell�umanit�. Forse avevano una loro moralit�, ma lontanissima dalla nostra, e per noi incomprensibile.</p><p>��La metta in termini pratici�� mi disse.�� Le offriamo una buona occasione. O resta dalla parte degli uomini, e ne condivider� la sorte, o passa con noi, a condizioni molto pi� vantaggiose. Se rifiuta, noi non perderemo molto. Se accetta, sar� di grande aiuto tanto a se stesso quanto al resto della sua razza, anche se a loro forse un po� meno. Si metta con noi, ne approfitti, e sar� tanto di guadagnato per tutti.</p><p>��Chi mi garantisce che manterrete i patti?</p><p>��Gli affari sono affari�� ribatt� seccamente.</p><p>��Pagherete bene, immagino.</p><p>��<emphasis>Molto </emphasis>bene�� rispose.</p><p>Improvvisamente, vidi rotolare sul pavimento una palla da bowling, venuta fuori da chiss� dove. Si ferm� a circa un metro da me.</p><p>La ragazza si alz� e gir� intorno al tavolo, puntando gli occhi sulla sfera. Questa cominci� a mostrare diverse striature molto sottili sulla superficie e a suddividersi in tanti strati in corrispondenza delle striature. Dall�originario colore nero pass� al verde, poi continu� a suddividersi, finch� al posto della sfera comparve un bel mucchio di dollari.</p><p>Non riuscii a spiccicar parola.</p><p>La ragazza si chin�, raccolse una banconota e me la porse.</p><p>Mi soffermai a fissare la banconota, mentre lei restava in attesa.</p><p>��Ebbene, signor Graves?�� mi chiese.</p><p>��Sembra denaro�� le dissi.</p><p>��� denaro. Dove pensa che prendiamo tutto quello che ci occorre?</p><p>��E poi dite di agire legalmente�� osservai.</p><p>��Non capisco�� disse.</p><p>��Avete violato una regola. La pi� importante di tutte: il denaro � il valore che si d� a un lavoro. Per aver aperto una strada, o dipinto un quadro, o per le ore di attivit� svolta.</p><p>��Quello � denaro�� afferm�.�� Ed � tutto ci� che ci occorre.</p><p>Si chin� e raccolse tutto il mucchio. Quindi lo pos� sulla scrivania e cominci� a dividerlo in mazzette.</p><p>Inutile provare a farglielo capire. Non che fosse cinica o disonesta, era che proprio non capiva. Si trattava di un punto cieco, per un alieno: il denaro era considerato un semplice prodotto, non un simbolo.</p><p>Ne fece delle mazzette ben ordinate, si chin� a raccogliere alcune banconote che erano scivolate e le aggiunse alle altre. Il bigliettone che tenevo in mano era da 20 dollari, di cui sembravano essersene prodotti parecchi, insieme a una serie di 10 e a qualche 50.</p><p>Prese tutte le mazzette e me le porse:�� Sono suoi.</p><p>��Non ho ancora deciso�</p><p>��Sono suoi in ogni caso. E pensi bene a quello che le ho detto.</p><p>��Ci penser� le dissi.</p><p>Mi alzai e intascai il denaro.</p><p>��Ma arriver� il giorno in cui questa roba non servir� pi� a niente�� dissi, dando dei colpetti sulle tasche piene di dollari�� perch� non potremo comprare pi� nulla.</p><p>��Allora ci sar� altro, per lei. Tutto ci� che vorr�.</p><p>Rimasi fermo a pensare e, buffamente, mi venne in mente che adesso avevo il denaro per pagare il taxi. La mia mente non riusciva a pensare ad altro. L�assurdit� di quell�incontro aveva cancellato tutto, tranne un senso di vuoto totale.</p><p>Dovevo uscire di l�. Andarmene da quel posto prima che si abbattesse su di me un�ondata di repulsione. Dovevo fuggire finch� mi restava un briciolo di dignit�, per rifugiarmi da qualche parte a pensare. E finch� non fossi arrivato a una conclusione, dovevo fingere di stare dalla loro parte.</p><p>��La ringrazio�� dissi.�� Ma� non ricordo il suo nome.</p><p>��Non ho un nome�� rispose.�� A che scopo? Solo quelli come Atwood ne hanno bisogno.</p><p>��Allora, grazie. E ci mediter� su.</p><p>Lei si volt� e usc�, precedendomi verso l�ingresso. La cameriera non c�era. Attraverso l�entrata, scorsi il soggiorno pulito e in ordine, bene ammobiliato. Mi chiesi quanti di quei mobili fossero veri e quanti fossero sfere trasformate.</p><p>Ritirai il cappello e il cappotto dall�attaccapanni. La bionda mi apr� la porta.</p><p>��� stato molto gentile a venirmi a trovare�� mi disse.�� Spero che torner�.</p><p>Uscii, ma non vidi il taxi. Al suo posto c�era una lunga Cadillac bianca.</p><p>��Dov�� finito il mio taxi?�� chiesi.�� Avevo detto all�autista di aspettarmi.</p><p>��L�abbiamo pagato e mandato via�� rispose la ragazza.�� Tanto, non le serviva pi�. Questa sar� la sua macchina. Dal momento che lavora per noi�</p><p>��Completa di bomba?�� le chiesi.</p><p>Sospir�:�� Come devo fare per farle capire? Diciamolo in modo brutale: finch� ci sar� utile, nessuno le far� del male. Se si metter� al nostro servizio, ci prenderemo cura di lei a vita.</p><p>��Vale anche per Joy Kane?�� chiesi.</p><p>��Se vuole, anche per lei.�� Mi guard� con i suoi occhi di ghiaccio.�� Ma se tentate di fermarci, di ostacolarci�</p><p>E fece il suono, e il gesto, di una lama che taglia una gola.</p><p>Mi avviai verso la Cadillac.</p></section><section><title><p>31</p></title><p>Nei sobborghi della citt� mi fermai a un piccolo centro commerciale per comprare il giornale. Volevo sapere se Gavin era riuscito ad avere notizie pi� dettagliate sugli ammanchi di denaro dalle banche.</p><p>Potevo dirglielo io quel che stava accadendo, ma non mi avrebbe ascoltato, come gli altri. Avrei potuto andare al giornale e scrivere il mio articolo pi� sensazionale, ma non sarebbe stato pubblicato. E anche ammettendo che l�avessero stampato, chi mi avrebbe preso sul serio?</p><p>Prima di scendere dalla macchina, cercai nella tasca della giacca un biglietto da 10 dollari, dato che da 5 non ce n�erano.</p><p>Sfogliando le banconote mi chiesi, a puro titolo di curiosit�, quanto denaro avessi. Non ne avevo idea, e, del resto, non importava. Il denaro avrebbe cominciato a perdere tutto il suo valore entro poche settimane, forse entro pochi giorni. In breve l�avrebbe perso del tutto. Sarebbe diventato cartaccia. Non potevi n� mangiarla n� usarla per vestirti n� poteva ripararti dal vento o dalle intemperie. Perch� non era altro, non era mai stato altro, che uno strumento creato dall�uomo per sostenere il suo peculiare sistema di cultura e di vita. Di fatto, non aveva altro significato delle tacche sul calcio di una pistola o dei graffiti sui muri. In ogni caso, nulla pi� di un complicato pallottoliere.</p><p>Entrai nel drugstore e presi un giornale dalla pila ammucchiata sul banco: in prima pagina c�era la fotografia del Cane, sorridente e felice come una Pasqua.</p><p>Non ebbi alcun dubbio che fosse lui. L�avrei riconosciuto dovunque. Era stato ripreso in posa, come un allegro compagnone, davanti alla Casa Bianca.</p><p>Ma la bomba era il titolo:</p><empty-line/><cite><p><strong>CANE PARLANTE CHIEDE DI CONFERIRE CON IL PRESIDENTE</strong></p></cite><empty-line/><p>��Signore�� disse il negoziante�� lo vuole o no il giornale?</p><p>Gli porsi la banconota, che lui guard� perplesso.</p><p>��Non li ha spicci?�� chiese. Risposi di no.</p><p>Mi diede il resto, che misi in tasca insieme al giornale, e tornai alla macchina. Volevo leggere l�articolo, ma solo in macchina, non sapevo neanch�io perch�. Comunque volevo sedermi tranquillamente e leggerlo senza l�ansia di essere disturbato.</p><p>La storia era molto interessante, forse fin troppo.</p><p>Raccontava di come il Cane fosse arrivato a Washington per conferire con il presidente. Era passato inosservato dall�ingresso esterno, ma, quando aveva tentato di entrare alla Casa Bianca, le guardie l�avevano cacciato. Se ne era andato riluttante, cercando di spiegare, in modo canino, che non voleva creare pasticci, ma che sarebbe stato molto grato di vedere il presidente. Aveva tentato un paio di volte di passare, finch� le guardie non avevano deciso di chiamare l�accalappiacani.</p><p>Quando questi era arrivato, il Cane se n�era andato con lui, tranquillo e scodinzolante. Ma poco dopo l�accalappiacani era tornato portandolo con s�, e aveva spiegato che sarebbe stata una buona idea presentare la bestia al presidente. Il Cane (aveva detto) gli aveva <emphasis>parlato</emphasis>, spiegandogli che per lui era molto importante poter incontrare il capo dell�esecutivo.</p><p>Le guardie erano andate al telefono e poco dopo, mentre il cane veniva trattenuto, l�accalappiacani era stato trasferito in un ospedale, dove veniva tenuto tuttora sotto osservazione. Una guardia aveva poi spiegato con molta enfasi al Cane che gli sembrava piuttosto ridicola la speranza di poter essere ricevuto dal presidente.</p><p>L�articolo continuava dicendo che l�animale era sempre stato molto calmo, e si era comportato educatamente. La bestia si era accucciata fuori della Casa Bianca, senza dar noia a nessuno, neanche agli scoiattoli che passeggiavano sul prato.</p><p>�Il nostro inviato�, concludeva l�articolo, �ha provato a parlargli. Gli ha posto varie domande, alle quali il cane non ha risposto, limitandosi a sorridere�.</p><p>E adesso il Cane se ne stava l�, in prima pagina, con tutta la sua possanza. Un arruffato simpaticone, che per� nessuno si sarebbe sognato di prendere sul serio.</p><p>Non era colpa del giornalista che aveva scritto l�articolo, se la cosa appariva inverosimile. Come inverosimile sarebbe stata la notizia delle palle da bowling che rotolavano sulla faccia della Terra di cui volevano impossessarsi.</p><p>Se la minaccia avesse avuto contorni cruenti o spettacolari, avrebbero capito. Invece non li aveva, e questo la rendeva ancora pi� mortale.</p><p>Stirling aveva parlato di esseri extra-ambientali, e proprio questo erano gli alieni. Potevano adattarsi a tutto; potevano assumere qualsiasi aspetto; potevano assimilare e usare ai loro fini ogni forma di pensiero; potevano piegare alle loro iniziative qualsiasi sistema economico, politico o sociale. Erano �cose� ad altissima flessibilit�: sarebbero riuscite ad adattarsi a qualsiasi situazione che avessimo escogitato per combatterle.</p><p>Era perfino possibile che non ci trovassimo di fronte a molti esseri-bocce, ma a un unico, gigantesco organismo in grado di suddividersi e di assumere tutte le forme necessarie ai suoi scopi, rimanendo per� sempre se stesso, consapevole di tutto quello che le sue parti stavano facendo.</p><p>Come opporsi a una cosa del genere?</p><p>Sebbene, se si fosse trattato di un unico organismo gigantesco, c�erano alcune sfaccettature che era difficile comprendere. Perch� quella ragazza senza nome mi stava aspettando a casa Belmont al posto di Atwood?</p><p>Non sapevamo niente di loro, e non c�era tempo per studiarli. Ed era una conoscenza assolutamente indispensabile, perch� la vita e la cultura di un tale nemico erano sicuramente complesse e specifiche quanto le nostre.</p><p>Potevano trasformarsi a piacere. Potevano perfino vedere nel futuro, sebbene in modo approssimativo, o almeno cos� sembrava. Erano l� in agguato, e ci sarebbero rimasti finch� ne avessero avuto la possibilit�. Era ammissibile, mi chiesi, che l�umanit� corresse verso la propria fine, senza sapere chi ve la stava spingendo?</p><p>E io, mi chiesi, cosa posso fare?</p><p>Avrei dovuto gettar loro quel denaro in faccia, lanciando contro di loro la mia sfida. Sarebbe stato molto umano, forse anche facile. Ma ero cos� paralizzato dalla paura che non ero stato capace di fare alcunch�.</p><p>Mi accorsi con stupore, in realt�, di averli sempre considerati un �loro�, non come una singola lei o un lui, come Atwood o la ragazza senza nome. Questo significava che il loro travestimento umano era pi� trasparente di quanto sembrasse?</p><p>Ripiegai il giornale, lo misi sul sedile e avviai il motore.</p><p>Non era il momento per gesti eroici. Era il momento di rare il possibile, non importa quali sarebbero state le apparenze. Se, fingendo di collaborare, avessi appurato qualcosa, qualche minimo indizio che potesse aiutare l�umanit�, quella era la strada giusta da seguire. Se fossi arrivato al punto di propagandare le loro idee, non potevo forse eludere la loro sorveglianza, inserendo messaggi in codice che a loro sarebbero sfuggiti, mentre sarebbero risultati chiarissimi agli uomini?</p><p>Mi accodai nella corrente del traffico. Era una buona automobile. La migliore che avessi mai guidato. Malgrado la sua provenienza, malgrado tutto, ero orgoglioso di averla.</p><p>Arrivato al motel, trovai altre due macchine oltre quella di Quinn. Con lo spargersi della voce, entro poco tempo tutti gli ambienti del motel sarebbero stati occupati. Bastava una leva, un martello, uno scalpello, per scassinare la serratura ed entrare. Almeno per il momento, nell�avversit� le persone sarebbero state solidali tra loro. Solo pi� avanti avrebbero cominciato a pensare ognuno per s�. Per poi magari, ancora pi� in l� nel tempo, tornare a fare gruppo, perch� la forza dell�Uomo risiede nell�unit�.</p><p>Quando scesi dalla Cadillac, Quinn usciva dalla sua casetta. Mi venne incontro.</p><p>��Che meraviglia!�� comment�.</p><p>��� di un mio amico�� risposi.�� Riposato bene?</p><p>��Non dormivo cos� bene da un sacco di tempo! Mia moglie � felice. Dopo tanta tristezza�</p><p>��Abbiamo parecchi nuovi vicini, a quanto pare�� osservai.</p><p>Annu�.�� Sono passati di qui e si sono fermati a chiedermi come avessi fatto a entrare. E gliellio detto. Poi sono andato a comprare il fucile come mi ha suggerito. Per me � una novit�, e mi fa uno strano effetto, ma d� anche un senso di sicurezza. Non avevano carabine, cos� ho preso un fucile da caccia. Forse � meglio, perch� non sono un gran tiratore.</p><p>��Non � riuscito a trovare altro?�� gli chiesi.</p><p>��No. Ho provato da tre armaioli, ma erano sforniti di tutto. Solo dal quarto sono riuscito a trovare questo fucile da caccia, che ho comprato al volo.</p><p>Cos�, anche i fucili cominciavano a scarseggiare, acquistati da gente che riteneva pi� prudente avere un�arma a portata di mano per ogni evenienza.</p><p>��Stanno succedendo cose molte strane�� riprese Quinn.�� Non ne ho ancora parlato a mia moglie, per non spaventarla. Andando a fare la spesa, ho fatto un salto alla nostra vecchia casa, quella che abbiamo venduto. Era la prima volta che la rivedevo da quando ce ne siamo andati. Neanche mia moglie ci � pi� tornata da allora, perch� diceva che avrebbe sofferto troppo. Be�, era vuota, signor Graves. Perch� ci hanno costretti a lasciarla, se non ne avevano bisogno? Dicevano di avere tanta fretta di occuparla, ma sembra che non fosse vero. Che ne pensa?</p><p>��Non so�� risposi laconicamente.</p><p>Forse avrei dovuto dirgli la verit�. Chiss�, magari mi avrebbe creduto, dopo tante sofferenze. E Dio solo sa quanto avessi bisogno di trovare una persona disposta a credermi, per condividere l�incubo che mi opprimeva. Ma preferii non dirgli nulla, perch� non ne vedevo alcun beneficio. Meglio non turbarlo ora che, in un certo senso, aveva ritrovato la tranquillit�. Probabilmente pensava che tutto quello che gli era capitato fosse da attribuire a una cattiva congiuntura economica, che lui non riusciva ad afferrare, ma che comunque rientrava all�interno di categorie consolidate.</p><p>Se gli avessi detto la verit�, l�avrei ridotto alla disperazione e messo di fronte all�ignoto. E questo avrebbe generato panico allo stato puro.</p><p>Se avessi potuto farmi capire da un milione di persone, e tutte sensate, in mezzo a quel milione ci sarebbe stata certamente una minoranza che avrebbe affrontato la cosa con calma e obbiettivit�, mettendosi alla testa di un movimento antialieni. Ma raccontare certe cose a un piccolo gruppo di persone in una singola cittadina non avrebbe avuto alcuno scopo.</p><p>��Tutto questo non ha alcun senso�� prosegu� Quinn.�� Tutto quanto non ha senso. Ho passato notti intere a spremermi le meningi, senza ricavarne nulla. Ma ero uscito per invitarvi a pranzo con noi, lei e sua moglie. Niente di eccezionale, si intende. Per� abbiamo l�occorrente per una grigliata, potremo bere un paio di bicchieri e scambiare quattro chiacchiere.</p><p>��Joy non � mia moglie, signor Quinn�� gli dissi.�� Sono le circostanze che ci hanno, diciamo, messi insieme.</p><p>��Ops!�� rispose.�� Chiedo scusa, un equivoco. Spero di non aver toccato un tasto sbagliato.</p><p>��No, no, affatto.</p><p>��Allora restate a pranzo con noi?</p><p>��Sar� per un�altra volta. Comunque la ringrazio molto. � che ho un sacco di cose da portare a termine.</p><p>Rimase fermo a guardarmi, poi disse:�� Mi dovrebbe spiegare una cosa che non mi � ancora chiara, signor Graves. Ieri sera ha detto che non si trovano case n� qui n� in altre citt�. Come fa a saperlo?</p><p>��Sono un giornalista, me ne sto occupando.</p><p>��Ha gi� scoperto cosa c�� sotto, quindi?</p><p>��Non molto, per la verit�.</p><p>Rimase un momento in silenzio, e io non aggiunsi altro. Quinn salut� e rientr� in casa. Poveraccio lui, e non che io mi sentissi meglio.</p><p>Entrai in casa. Joy non era ancora tornata. Probabilmente in redazione Gavin non l�aveva lasciata con le mani in mano.</p><p>Tolsi di tasca il denaro e lo nascosi sotto il materasso del mio letto. Non era un nascondiglio molto fantasioso, ma nessuno immaginava che avessi tanti soldi con me. Certo non potevo lasciarli in giro.</p><p>Presi il fucile, uscii per rimetterlo in macchina.</p><p>Quindi feci una cosa che avevo in mente fin da quando ero partito da casa Belmont: esaminai la Cadillac da cima a fondo. Sollevai il cofano e guardai il motore, mi sdraiai sotto la vettura.</p><p>Quando ebbi finito, non avevo pi� alcun dubbio. Era proprio ci� che sembrava. Un�automobile di un modello di lusso, ma assolutamente normale. Niente di strano, nessun pezzo in pi� o in meno. Non avevo trovato bombe n� altri segni di manomissione. Quindi ero sicuro che non si trattasse di un altro trucco ideato dalle sfere per imitare qualcosa di terrestre. Era fatta di solido acciaio, vetro e cromo.</p><p>Mentre con le nocche battevo sul parafango, per sentire il suono robusto della struttura, pensai che sarebbe stato utile richiamare il senatore Roger Hill. L�aveva detto lui di rifarmi vivo, �passata la sbornia�, se volevo rivelargli qualcosa.</p><p>Sobrio, ero sobrio. E di cose da rivelare ne avevo.</p><p>Prevedevo la sua probabile reazione, tuttavia tentare non nuoceva. Gli avrei telefonato dal solito ristorantino.</p></section><section><title><p>32</p></title><p>��Salve, Parker�� mi disse il senatore�� Felice di sentirti.</p><p>��Spero che mi ascolterai, stavolta.</p><p>��Volentieri�� disse in quel suo tono mellifluo�� a patto che non ricominci con quella barzelletta sugli alieni invasori.</p><p>��Senti��� lo interruppi.</p><p>��Posso dirti che scoppier� un pandemonio� Ma siamo intesi, non te l�ho raccontato io�</p><p>��Questo lo so�� dissi.�� Ogni volta che spifferi qualche indiscrezione, non sei stato tu a dirmelo.</p><p>��Be�, ascolta. Scoppier� un pandemonio all�apertura della Borsa luned� mattina. Non sappiamo cosa stia succedendo, ma � certo che le banche non hanno contanti. Proprio cos�: nessuna banca. Dappertutto stanno facendo gli straordinari per controllare dove sia andato a finire il contante. Ma questo non � ancora il peggio.</p><p>��E quale?</p><p>��C�� che di denaro prima ce n�era in giro fin troppo�� prosegu� Roger.�� Addizionando tutto il contante esistente fino a venerd� nelle banche, si ottiene una cifra esorbitante, giuridicamente impossibile. Ti dico, Parker, che non esiste tutto quel contante in tutti gli Stati Uniti.</p><p>��E adesso � svanito.</p><p>��Svanito�� disse il senatore.�� In base alle stime, adesso il contante depositato nelle banche si trova in quantit� pressoch� normale.</p><p>Attesi che continuasse, e nella pausa lo sentii tirare un profondo respiro.</p><p>��Ma non � finita�� aggiunse.�� Circolano tante voci, tanti �si dice�. Non si fa a tempo a controllarne una, che ne spunta un�altra.</p><p>��Che voci?</p><p>Esit� un attimo, quindi disse:�� Mi raccomando, Parker, � una notizia riservata!</p><p>��Vai tranquillo.</p><p>��Pare che uno sconosciuto abbia dato la scalata alle �Acciaierie d�America� e a una sfilza di altre multinazionali.</p><p>��Uno o pi�?</p><p>��Dio santo, Parker, che ne so! Ogni minuto arriva una notizia che smentisce la precedente.�� Fece una pausa.�� E tu, che cosa ne sai di questa faccenda?</p><p>Tutto, sapevo. Ma dirglielo non sarebbe stata un�idea particolarmente geniale. Mi avrebbe mandato al diavolo, e sarebbe finita cos�.</p><p>��Posso suggerirti cosa fare�� risposi.�� Cosa puoi fare <emphasis>tu.</emphasis></p><p>��Speriamo bene.</p><p>��Fa� passare una legge�� gli dissi.</p><p>��Abbiamo gi� fatto passare tutte quelle che�</p><p>��Una legge che dichiari illegale la propriet� privata, di qualunque tipo. In modo che nessuno possa avanzare dei diritti su un pezzo di terra, uno stabilimento industriale, un lingotto, una casa�</p><p>��Ma sei pazzo!�� grid� il senatore.�� Non � neppure concepibile!</p><p>��E gi� che ci sei�� continuai imperterrito�� cerca anche di inventare un surrogato del denaro.</p><p>Il senatore farfugli� qualcosa di inintelligibile.</p><p>��Perch� sono gli alieni che stanno comprando la Terra�� risposi.�� Se lasci che le cose vadano avanti cos�, diventeranno padroni di tutto il mondo.</p><p>Il senatore ritrov� la voce:�� Parker!�� grid�.�� Sei completamente fuori di testa! Non ho mai sentito delle simili bestialit� in vita mia, e ne ho sentite tante!</p><p>��Se non credi a me�� replicai�� chiedilo al Cane.</p><p>��Ma di quale cane stai parlando? Che diavolo c�entra un cane?</p><p>��Quello che aspetta di fronte alla Casa Bianca, per poter parlare con il presidente.</p><p>��Parker!�� esplose.�� Non chiamarmi mai pi�! Ne ho gi� abbastanza dei miei guai, senza che ti ci metta anche tu. Non so a che cosa stai mirando. Ma se vuoi divertirti, cercati qualcun altro!</p><p>��Non � uno scherzo�� insistetti.</p><p>��Addio, Parker.</p><p>��Addio, senatore�� risposi.</p><p>Riagganciai.</p><p>Non mi aveva creduto, ed era l�unica persona su cui potevo contare. Era uno dei pochi uomini politici in vista che fosse dotato di immaginazione, ma evidentemente in quantit� non sufficiente da accettare le cose che raccontavo.</p><p>Avevo fatto del mio meglio, ma era stato un fallimento. Forse, se mi fossi mosso in maniera diversa� Ma via, se ci si fa di questi problemi, non si combina pi� niente. Ormai la frittata era fatta.</p><p>E ora gli alieni erano liberi di agire come volevano. Sembrava che stessero accelerando i tempi. Luned� mattina sarebbe scoppiato il panico a Wall Street, e partendo di l� l�economia avrebbe iniziato a scricchiolare. Nel giro di una settimana, il mondo sarebbe piombato nel caos.</p><p>Pensai anche che le sfere fossero gi� al corrente del mio tentativo, perch� era inconcepibile che non fossero collegate con le grandi reti di comunicazione. Avrebbero scoperto il mio doppio gioco.</p><p>Mi gel� il sangue nelle vene. Non ci avevo pensato prima di fare la telefonata, con tutte quelle altre cose per la testa. Eppure, anche a pensarci, va a finire che avrei chiamato Rog lo stesso.</p><p>Forse a �loro� non importava neppure granch�. Probabilmente si aspettavano che mi sarei impappinato un po�, prima di accettare la loro offerta. Cos� quella telefonata, dimostrando ancora una volta la vanit� dei miei sforzi, dal loro punto di vista mi avrebbe legato ancora di pi� a loro, con la convinzione che non c�era modo di oppormi ai loro progetti.</p><p>Del resto, cos�altro potevo fare?</p><p>Avrei potuto chiamare il presidente. O provarci. Su, Parker, non prendiamoci in giro. Con quante probabilit� di essere messo in contatto con lui? Zero. Soprattutto in un�epoca in cui il presidente aveva un cumulo di responsabilit� senza precedenti nella storia del Paese. E poi, anche ammesso, che potevo dirgli? �Vada a parlare con il Cane, che la attende in giardino�?</p><p>Non avrebbe mai funzionato. Ero sconfitto. Non c�era alcuna possibilit�, n� per me n� per altri.</p><p>Presi un gettone di tasca e chiamai Joy al giornale.</p><p>��Tutto bene?�� mi chiese Joy.</p><p>��S�, tutto a posto. Quando vieni a casa?�� le chiesi.</p><p>��Non so�� mi rispose.�� Con questo dannato Gavin non si finisce mai.</p><p>��Cerca di svignartela�� le suggerii.</p><p>��Lo sai che non posso.</p><p>��Ok, uff. Dove vuoi mangiare stasera? Pensavo a qualche localino di quelli di lusso. Sono carico di dollari.</p><p>��E come? Se la tua paga ce l�ho qui io�</p><p>��Credimi, sono ricco sfondato. Allora? Dove andiamo?</p><p>��Preferisco cucinare a casa. C�� tanta folla nei ristoranti.</p><p>��Bistecche, va bene? E che altro?</p><p>Mi diede la lista della spesa. Uscii e mi misi all�opera.</p></section><section><title><p>33</p></title><p>Feci ritorno alla macchina tenendo tra le braccia una gigantesca borsa del supermercato, piena zeppa delle cose che Joy aveva messo nella lista.</p><p>La macchina era un po� lontana nel parcheggio, e la merce era stata buttata dentro alla rinfusa. Faticavo a tenere tutto a posto, e intanto il barattolo di frutta sciroppata aveva cominciato ad aprire un buco nel fondo.</p><p>Attraversai il parcheggio camminando cautamente, stringendo il sacco con la forza della disperazione per evitare che la breccia nella carta si allargasse.</p><p>Finalmente arrivai alla macchina senza combinare disastri. Contorcendomi come un acrobata, riuscii ad aprire lo sportello e a lasciar cadere la borsa sul sedile, ma senza troppa cautela. Con il risultato che il contenuto si sparse per l�abitacolo, cos� che dovetti spingere pacchetti, scatole e barattoli dall�altra parte del sedile per prendere posto alla guida.</p><p>Se non avessi dovuto compiere tutti quei maneggi, lo avrei notato prima. Invece lo vidi solo nell�istante in cui mi chinavo per infilare la chiavetta di accensione.</p><p>Un biglietto piegato a V, come una piccola tenda piantata sul cruscotto. Sopra c�era stampata una sola parola, a grandi caratteri: CAROGNA.</p><p>Rimasi bloccato in quella posizione.</p><p>Non ebbi bisogno di chiedermi chi l�avesse messo l�. Non avevo alcun dubbio. Era come se lo vedessi: un qualche pseudo-umano, un qualche agglomerato di palle da bowling, per farmi sapere che �loro� erano a conoscenza della mia telefonata al senatore. Avevano previsto che avrei fatto il doppio gioco, se ne avessi avuta la possibilit�. Forse non erano neanche arrabbiati, solo disgustati. Delusi. E mi avvisavano che ero sorvegliato. E che comunque non avrei concluso niente.</p><p>Avviai il motore. Presi il foglio, lo appallottolai e lo scagliai fuori del finestrino. Se mi spiavano, com�ero convinto, avrebbero capito cosa pensavo di loro.</p><p>Non mi importava di sembrare un ragazzino. Non mi importava pi� di niente.</p><p>Fu tre isolati pi� avanti che notai l�automobile. Non aveva niente di eccezionale, un modello comune color nero, di quelli che si vedono cento volte al giorno senza farci caso. Ma mi seguiva.</p><p>Superai un altro paio di isolati, ed era ancora dietro. Feci un paio di svolte, e rieccola. Non restavano molti dubbi in merito, e quella non faceva neppure niente per nasconderlo.</p><p>Uscii dalla citt�, e la macchina mi era sempre dietro, a qualche centinaio di metri, senza tentare di mascherare l�inseguimento. Forse volevano che sapessi che ero seguito, per tenermi sotto pressione.</p><p>Mi chiesi se non fosse il caso di dare una lezione anche a questi, ma non ne vidi la ragione. Anche se li avessi sistemati come gli altri, non avrei risolto nulla. Avevano intercettato la mia telefonata al senatore. Era pi� probabile che sapessero anche dove si trovava la mia base operativa, per usare un parolone. Sapevano dove trovarmi in qualsiasi momento.</p><p>Se per� avessi fatto finta di non accorgermi di essere spiato, forse avrei ottenuto un piccolo vantaggio. Valeva la pena di provare a fare il tonto.</p><p>Imboccai la statale che portava verso ovest, e pigiai forte sull�acceleratore. Li distaccai subito di un bel po�, sebbene non eccessivamente.</p><p>Davanti a me la strada si svolgeva in curve su per una collina, con una curva pi� stretta verso la cima. Mi ricordai che all�uscita di quella curva c�era una stradina laterale di campagna, poco battuta, in cui, con un po� di fortuna, mi sarei potuto infilare e scomparire alla vista dei miei inseguitori.</p><p>Accelerai ancora, riuscendo a distanziarli maggiormente. Accelerando ancora di pi�, mentre l�altra macchina era dietro la curva, raggiunsi l�incrocio con la strada laterale. Diedi un violento colpo di freni, girai completamente lo sterzo. La macchina si aggrapp� al terreno, mentre le ruote posteriori slittavano. Raddrizzai e diedi tutto gas.</p><p>La strada era a salti, tutto un susseguirsi di dossi e cunette. Dalla sommit� del terzo dosso, nello specchietto retrovisore, vidi che gli inseguitori si stavano arrampicandosi sul secondo di essi.</p><p>Mi ero sentito cos� sicuro di averli seminati, che questo fu un brutto colpo. Uno shock. E una rabbia�</p><p>Improvvisamente scorsi una vecchia strada di campagna, interamente coperta dall�erba e quasi nascosta dai molti rami che la invadevano dagli alberi vicini.</p><p>Sterzai bruscamente, facendo saltare la macchina sul fondo stradale. I rami si chiusero come un sipario sul parabrezza, strisciando con forza contro il metallo della carrozzeria.</p><p>Guidai alla cieca, con le gomme che rimbalzavano sulla carreggiata semidistrutta. Infine mi fermai e smontai. Il fogliame copriva interamente la vista della macchina dalla strada.</p><p>Mi sfregai le mani, stavolta ero sicuro di averli ingannati.</p><p>Infatti la macchina nera super� la salita e si precipit� oltre, facendo un fracasso tremendo, che risuon� in quel silenzio pomeridiano. Doveva aver bisogno di una bella revisione.</p><p>Ma poi, con un prolungato strid�o di freni, si ferm� al termine della discesa.</p><p>Non c�ero riuscito nemmeno questa volta. Sapevano che ero l�, nascosto da qualche parte.</p><p>Volevano il gioco duro. Bene. Aprii lo sportello, presi il fucile. La vecchia Betsy aveva sempre un aspetto rassicurante. Per un attimo mi chiesi se l�arma sarebbe servita a qualcosa contro quegli esseri, poi mi torn� in mente come Atwood si fosse disgregato quando avevo spianato la pistola, e la macchina che era precipitata lungo la scarpata quando avevo aperto il fuoco contro di essa.</p><p>Con il fucile in mano, mi allontanai a passi felpati lungo la stradina. Se mi stavano cercando, non mi avrebbero trovato dove speravano.</p><p>Attraversai un paesaggio silenzioso, pervaso di un forte odore autunnale. Dagli alberi cadeva una continua pioggia di foglie color ruggine, che andavano delicatamente a impigliarsi tra i rami del sottobosco, creando una specie di labirinto vegetale. Camminavo in perfetto silenzio; l�unico rumore che facevo era quando calpestavo inavvertitamente qualche ramo secco. Sotto i piedi avevo un tappeto di foglie e muschio che mi aiutava ad attutire il rumore.</p><p>Raggiunsi il limitare della macchia, mi incamminai verso la sommit� della collina. Quando fui arrivato, mi acquattai dietro un cespuglio. Uno splendido nascondiglio, decorato di foglie rosso vivo. Ai miei piedi, la collina degradava verso un torrente. La macchia si estendeva con una curva in direzione della strada; pi� in basso, i fianchi del colle si aprivano in una vasta prateria cosparsa di erba essiccata, anch�essa costellata di arbusti dalle foglie rosse.</p><p>Poi, ecco l�uomo. Avanzando lungo la riva del torrente, aveva cominciato a salire i fianchi erbosi del colle. Si dirigeva dritto verso di me, come se sapesse che mi trovavo l� nascosto. Era un tipo comune, che camminava con la schiena leggermente curva in avanti, con vecchio feltro calato fino alle orecchie e un malandato abito scuro.</p><p>Veniva sicuro verso di me, senza alzare lo sguardo. Come facendo finta di non sapere. Aveva un�andatura strascicata, piuttosto lenta, mentre arrancava su per la collina, sempre con gli occhi fissi al terreno.</p><p>Alzai il fucile, lo appoggiai bene contro la spalla, feci spuntare la canna da in mezzo alle foglie rosse e presi la mira sulla sua testa.</p><p>Si ferm�, come se sapesse di trovarsi sotto tiro. Stavolta sollev� la testa, e cominci� a farla ruotare sul collo. Si irrigid�, e quindi cambi� direzione, camminando lungo i fianchi della collina verso una piccola forra coperta di erba alta.</p><p>Nel riabbassare il fucile, avvertii la prima zaffata di aria mefitica.</p><p>Annusai meglio per esserne sicuro. Nessun dubbio: nelle vicinanze ci doveva essere una puzzola spaventata. Ghignai, pensando �Gli sta bene� al mio inseguitore. Il quale adesso correva in discesa tra le erbacce e gli arbusti, in direzione della forra. Poi, di botto, scomparve.</p><p>Mi stropicciai gli occhi, guardai di nuovo, ma non c�era pi�. Forse era inciampato, mi dissi. Ma ebbi quella stessa sensazione che avevo gi� provato in un�altra occasione, nel sotterraneo di casa Belmont, quando Atwood in un attimo era sparito dalla sedia, ed erano comparse le sfere saltellanti sul pavimento. Non avevo distolto lo sguardo nemmeno per un istante, e tuttavia mi ero perso lo spettacolo: un attimo prima Atwood stava seduto l�, un attimo dopo al suo posto c�erano le palle da bowling. La cosa adesso si era ripetuta in quello splendido pomeriggio autunnale. Prima c�era un uomo che camminava nell�erba alta, e poi, di colpo, non c�era pi�.</p><p>Mi sollevai cautamente, imbracciando il fucile, pronto a far fuoco, scrutando gi� lungo le pendici del coDe.</p><p>Tutto sembrava normale. Notai solo che, proprio nella zona in cui l�uomo era scomparso, l�erba si muoveva. Tutt�intorno, la calma pi� assoluta.</p><p>Di nuovo il terribile odore della puzzola raggiunse le mie narici, salendo dal pendio. Inoltre succedeva qualcosa di ancora pi� strano: si vedeva l�erba agitarsi, come se qualcosa vi strisciasse attraverso, ma senza provocare rumore.</p><p>Cominciai a scendere, sempre con l�arma puntata.</p><p>All�improvviso sentii che qualcosa tentava disperatamente di saltar fuori della mia tasca, come un topo entrato per sbaglio, che ora volesse riacquistare la libert�. Con una mossa fulminea cercai di bloccare l�apertura della tasca, ma non feci in tempo. Ne salt� fuori una piccola sfera nera, che, dopo essermi sgusciata tra le dita, fil� a pazza velocit� verso il punto dove l�erba si muoveva.</p><p>La osservai mentre sfrecciava via e mi chiesi cosa fosse. Ebbi un�improvvisa rivelazione: era il denaro che avevo in tasca, una parte dei soldi che avevo ricevuto a casa Belmont. Aveva ripreso la sua forma originaria e correva verso il luogo dov�era scomparso l�altro essere.</p><p>Gridai, e cominciai a correre anch�io laggi�, dimenticando ogni precauzione, perch� dovevo scoprire cosa stava succedendo.</p><p>Le emanazioni della puzzola stavano quasi per farmi perdere i sensi, e con tutta la buona volont�, non potei fare a meno di girare pi� al largo, quando con la coda dell�occhio vidi che cosa accadeva.</p><p>Rimasi immobile a guardare attonito.</p><p>Sotto i miei occhi, un gruppo di sfere saltava freneticamente nell�erba, rotolando e guizzando in aria, in uno sfrenato ballo selvaggio. Dall�erba arrivava il nauseabondo odore lasciato da una puzzola di passaggio, che provocava le lacrime e faceva venire i brividi.</p><p>Non potendo pi� resistere, girai i tacchi, quasi soffocato.</p><p>Mentre tornavo di corsa verso la macchina, mi sentivo trionfante. Avevo finalmente scoperto il tallone d�Achille nell�armamentario quasi perfetto delle palle da bowling.</p></section><section><title><p>34</p></title><p>Per loro, aveva detto il Cane, il profumo era la loro ragione di vita, il loro unico piacere. Il valore supremo. Una volta impadronitisi della Terra, l�avrebbero barattata con una partita di profumi.</p><p>Ora, sulla Terra, in quella forra coperta di arbusti, sui fianchi di quella collina, avevano trovato qualcosa che li attirava in modo eccezionale. Non poteva spiegarsi in altro modo la loro danza fantasiosa e frenetica. Quel qualcosa doveva avere un potere di attrazione talmente forte da distoglierli all�istante da qualsiasi altra attivit�.</p><p>Mi rimisi in macchina, feci marcia indietro per raggiungere la statale, e mi diressi verso la citt�.</p><p>Era evidente che gli altri odori esistenti sulla Terra non avevano un particolare fascino sulle sfere, mentre il fetore della puzzola le aveva mandate in estasi, bench� su di me l�effetto fosse stato diametralmente opposto. Doveva pure esistere il modo, pensai, per sfruttare a vantaggio dell�umanit� questo fatto nuovo, questa specie di relazione sentimentale tra le sfere e le puzzole.</p><p>Mi venne in mente l�articolo di Joy, quello sull�allevamento di puzzole; che per�, in effetti, erano ben diverse da quelle allo stato libero, perch� rese inodori. Cercai di farmi venire altre idee con un ragionamento a catena, ma non ne ricavai nozioni utili. Che rabbia, pensai, aver scoperto il punto debole degli invasori e non spremerne niente! Perch� era l�unico jolly che avevamo da giocare. Su tutti gli altri fronti eravamo fritti, senza remissione.</p><p>Doveva assolutamente esistere un modo per sfruttare la cosa. Perch� non mi veniva in mente? Sarebbe servito parecchio organizzare un <emphasis>brainstorming</emphasis>, ma anche in quel caso le teste sarebbero state solo due, la mia e quella di Joy.</p><p>Intanto avevo raggiunto la periferia della citt�. Mi fermai a un semaforo, ma non mi accorsi quando diede via libera, provocando un coro di proteste da parte degli automobilisti che mi seguivano.</p><p>��Asino!�� grid� un taxista, sorpassandomi. Aggiunse anche espressioni probabilmente pi� colorite, che non colsi, mentre le macchine dietro di me attaccavano un concerto per clacson e voci. Mi affrettai a levarmi dai piedi.</p><p>�Ehi, ho detto un taxista?�. Mi balen� un�idea: forse un modo c�era, o se non altro, uno spunto. Andai a frugare nei meandri della memoria, alla ricerca del nome di quell�altro taxista, quello che aveva parlato con tanto entusiasmo della caccia al procione.</p><p>Arrivato nel cortile del motel, mi fermai davanti alla mia villetta e rimasi a sedere, delineando un piano d�azione. Quindi scesi dalla macchina e andai al ristorante per telefonare. Cercai Higgins, Larry, sulla guida e lo chiamai.</p><p>Mi rispose una voce di donna, a cui chiesi di Larry. Dopo un momento arriv� lui.</p><p>��Qui Higgins.</p><p>��Forse si ricorda di me�� gli dissi.�� Mi ha portato a Wellington Arms ieri sera, e per strada mi ha parlato della caccia al procione�</p><p>��Ragazzo mio, parlo della caccia al procione a tutti quelli che incontro!</p><p>��Ma ne abbiamo parlato a lungo. Le ho detto che io invece andavo a caccia di fagiani, e lei mi ha invitato a venire qualche volta con lei a�</p><p>��Oh s�, ora ricordo�� mi interruppe.�� Sicuro. L�ho caricata davanti a un bar. Mi spiace, ma stasera niente caccia, sono di turno. Mi ha trovato per un pelo, stavo per uscire.</p><p>��Ma io non�</p><p>��Qualche altra sera, va bene? Che ne dice di domani, domenica? O marted�, che ho il giorno di riposo? Le assicuro, � pi� divertente�</p><p>��Non le ho telefonato per andare a caccia.</p><p>��Non vuole pi� venirci? Le assicuro che, una volta preso gusto�</p><p>��Va bene, va bene, una di queste sere�� dissi.�� La richiamer� per metterci d�accordo.</p><p>��Perfetto, chiami quando vuole!</p><p>Inserii di corsa la frase successiva, perch� stava per riattaccare:�� Senta, c�era un�altra cosa. Mi ha anche parlato di un tale che ha un sistema per addomesticare le puzzole.</p><p>��S�, � quel vecchio matto, garantito. Per la verit��</p><p>��Mi pu� dire dove posso trovarlo?�� gli chiesi.</p><p>��Vuole andare a trovarlo?�� mi chiese, stupito.</p><p>��Certo. Come posso arrivarci?</p><p>��Dice sul serio?</p><p>��S�. Mi piacerebbe conoscerlo e parlare con lui.</p><p>��E di che?</p><p>��Be�, ecco�</p><p>��Senta, la cosa � cos�. Forse non avrei dovuto parlargliene. � un buonuomo, e non voglio procurargli delle grane. � un�anima candida, che la gente si divertirebbe a prendere in giro.</p><p>��Mi ha detto�� aggiunsi�� che sta cercando di scrivere un libro.</p><p>��S�, � vero.</p><p>��E che non riesce a finirlo, ricorda? Mi diceva anche che era un peccato che avesse tante cose da raccontare, e che invece rimangono in un cassetto. Be�, io sono uno scrittore, e ho pensato che con un po� di aiuto, forse�</p><p>��Vorrebbe aiutarlo?</p><p>��Non gratis�� dissi.</p><p>��Quel tizio non ha un centesimo.</p><p>��Mica dovrebbe pagare lui. Lo aiuterei a terminare il libro, e insieme divideremmo gli utili, chiaro?</p><p>Higgins riflett� un istante.�� Mi pare che possa andare�� disse.�� Se va avanti cos�, non riuscir� mai a tirar fuori un centesimo da quel suo libro. Gli farebbe bene un po� di aiuto.</p><p>��D�accordo, allora. Dove si trova il posto?</p><p>��La posso portare io, una di queste sere�� propose.</p><p>��Se possibile, vorrei incontrarlo subito. Da domani sar� fuori citt�.</p><p>��E va bene. Ha carta e penna?</p><p>��S�.</p><p>��Il suo vero nome � Charley Munz, ma tutti lo chiamano Eolo. Segua la statale 12, poi�</p><p>Presi nota di tutto. Ringraziai Higgins e riattaccai, promettendogli che ci saremmo messi d�accordo per la caccia al procione.</p><p>Poi chiamai Joy al giornale.</p><p>��Hai fatto la spesa, Parker?�� mi chiese.</p><p>Le dissi di s�, e che adesso sarei di nuovo dovuto uscire.�� Lascio la roba in frigo�� le dissi.�� Hai fatto caso se funzionava?</p><p>��Mi pare di s젗 rispose, poi chiese:�� Dove vai? Sembri preoccupato. Che succede?</p><p>��Vado a vedere un uomo che si occupa di puzzole.</p><p>Joy pens� che la volessi prendere in giro per il suo articolo. La cosa non la divert�.</p><p>��Niente affatto�� la rassicurai�� parlo sul serio. C�� un certo Munz, che abita verso il fiume, che pare sia l�unico uomo al mondo che riesce ad addomesticare le puzzole allo stato naturale.</p><p>��Stai scherzando?</p><p>��No. Me l�ha detto un taxista che ho conosciuto, un certo Larry Higgins.</p><p>��Parker, tu stai seguendo qualche pista. Sei stato di nuovo a casa Belmont. Che ti � successo?</p><p>��Niente di che� Mi hanno fatto un�offerta, su cui mi riservo di decidere.</p><p>��Di che si tratta?�� domand� Joy.</p><p>��Vogliono che mi occupi del loro ufficio stampa, per cos� dire.</p><p>��E hai accettato?</p><p>��Non lo so ancora�� risposi.</p><p>��Ho paura, Parker, molto pi� di ieri sera�� mi confess� Joy.�� Ho tentato di parlarne a Gavin e a Dow, ma alla fine non ho trovato il coraggio. Che senso ha? Tanto non mi crederebbero.</p><p>��Gi�, come nessuno al mondo.</p><p>��Torner� a casa presto. Non m�importa se lascio qualcosa da fare per Gavin. Me ne vado. Non starai fuori tanto, vero?</p><p>��Far� presto�� le promisi.�� Tu intanto prepara la cena.</p><p>Ci salutammo, tornai in macchina.</p><p>Portai la spesa dentro casa, misi il latte e il burro in frigo, lasciando il resto sulla tavola. Presi il resto del denaro dal nascondiglio e me ne riempii le tasche.</p><p>Quindi partii alla ricerca del vecchio delle puzzole.</p></section><section><title><p>35</p></title><p>Fermai la macchina sul margine del cortile, come mi aveva detto Higgins, al lato del cancello che portava verso i granai, in modo da non ostruire l�entrata. Il luogo era deserto, eccetto per un cane di razza incerta che mi si avvicin� scodinzolando, per darmi ufficiosamente il benvenuto.</p><p>Gli diedi qualche colpetto affettuoso sulla testa, e con lui accanto passai il cancello e attraversai il cortile. Poi per�, all�altezza del buco nella recinzione che immetteva in un campo di trifoglio, gli ordinai di andarsene, perch� non volevo che mi seguisse fin dal vecchio, e magari irritasse le sue bestiole. Sembrava che il cane non volesse saperne di lasciarmi, quasi assicurando che si sarebbe comportato bene, ma non cambiai parere, e glielo dimostrai con una serie di pacche sul groppone, finch� non si convinse ad allontanarsi (ma girandosi ancora qualche volta indietro per accertarsi che non avessi cambiato idea).</p><p>Finalmente solo, attraversai il campo lungo un solco tracciato nel trifoglio. Di tanto in tanto, qualche cavalletta tardiva saltava su e scappava, disturbata dal mio passaggio.</p><p>Al termine del campo c�era un altro buco in un�altra recinzione, sempre dietro al solco, che stavolta era impresso in mezzo a una fitta vegetazione. Il sole al tramonto creava lunghe ombre. Tutt�intorno si udivano gli squittii degli scoiattoli che allestivano un carosello tra le foglie morte e precipitandosi gi� dai tronchi degli alberi.</p><p>Attraversai un valloncello, e sull�altro lato, annidata sotto un grande masso che emergeva dai fianchi della collina, scorsi la baracca dell�uomo che cercavo.</p><p>Lo trovai seduto all�esterno, su una vecchia sedia a dondolo che scricchiolava al punto da far temere che sarebbe caduta a pezzi da un momento all�altro. Il pavimento interno era formato da lastre di roccia che il vecchio probabilmente aveva portato con le sue mani dal greto del torrente in secca che si snodava in fondo al valloncello. Sulla spalliera della sedia a dondolo era distesa una pelle di pecora, le cui zampe anteriori oscillavano libere, insieme alla sedia.</p><p>��Buonasera, straniero�� mi disse il vecchio, senza scomporsi, come se fosse abituato a ricevere ospiti inattesi. Pensai che probabilmente si era accorto da tempo del mio arrivo, perch� avevo camminato per parecchio allo scoperto.</p><p>Io viceversa non lo avevo notato, perch� solo adesso mi rendevo conto di quanto la capanna si armonizzasse bene con la collina e il grande masso che la sovrastava, come un pezzo naturale di paesaggio. Era bassa, non molto grande, fatta di tronchi che, col passare del tempo, avevano assunto un colore neutro. Presso la porta c�era una pompa dell�acqua, con sotto una catinella. Un secchio, da cui spuntava un mestolo, era posato sul tavolo. Ammucchiata in un angolo c�era la legna per il fuoco, vicino a un ceppo in cui era infissa un�ascia a doppio taglio.</p><p>��Charley Munz?�� chiesi.</p><p>��Precisamente. Come ha fatto a trovarmi?�� disse.</p><p>��Larry Higgins mi ha parlato di lei.</p><p>��Ah, s�. Larry � un buon amico. Se l�ha mandata lui, niente da ridire.</p><p>A suo tempo doveva essere stato un omaccione. Ora, con l�et�, si era in parte rattrappito. La camicia pendeva flaccida da due spalle ancora poderose, i pantaloni davano l�impressione di essere mezzi vuoti, come capita osservando i vecchi. Non portava il cappello, in compenso i suoi capelli grigio ferro davano l�idea che avesse un berretto. La barbetta era corta ed incolta, ma non seppi decidere se fosse trascurata, o intenzionalmente cos�.</p><p>Mi presentai dicendogli il mio nome, e che mi interessavo di puzzole, e sapevo del suo libro.</p><p>��A quanto pare�� mi disse�� desidera sedersi a scambiare quattro chiacchiere con me.</p><p>��Se non disturbo.</p><p>Si alz�, come per entrare in casa.</p><p>��Si metta pure comodo�� disse.�� Si fermer� un pochino, no?</p><p>Mi guardai intorno in cerca di una sedia, in modo abbastanza scortese, temo.</p><p>��Usi la mia�� disse lui�� l�ho riscaldata per lei. Io prender� un ceppo, e sar� tutta salute, perch� me ne sono gi� stato in panciolle tutto il pomeriggio.</p><p>Mentre mi abbandonavo sulla sedia a dondolo, il vecchio entr� nella baracca. Pensai che si sarebbe offeso se non avessi accettato queDa sedia che, peraltro, era abbastanza comoda. Ammirai il paesaggio. Il terreno era cosparso di foglie, che non avevano ancora perduto i loro bei colori. Alcuni alberi le conservavano ancora quasi tutte. Uno scoiattolo si ferm� nei pressi di un tronco caduto, ondeggiando la coda mentre mi fissava imperterrito.</p><p>In quel luogo provavo una sensazione di calma, di pace meravigliosa, come non conoscevo da anni. Capii perch� il vecchio Eolo si fosse crogiolato l� per l�intero pomeriggio. Dappertutto l�occhio scopriva qualcosa di rilassante. Non trasalii nemmeno quando una puzzola arriv� saltellando da dietro l�angolo della capanna.</p><p>L�animale si ferm� un attimo a guardarmi, alzando un zampetta come per salutare, quindi si allontan� placidamente verso il prato. Non era un esemplare molto grande, ma a me lo sembr�, e mi immobilizzai pi� che potevo, senza muovere un muscolo.</p><p>Riemerse il vecchio, tenendo in mano una bottiglia. Vide la puzzola e scoppi� a ridere:�� L�ha spaventata, scommetto, eh?</p><p>��Solo per un momento�� risposi.�� Ma sono rimasto fermo, e non se l�� presa.</p><p>��Le presento Luna�� mi disse�� una gran seccatrice. Me la ritrovo sempre tra i piedi.</p><p>Tolse un ciocco dalla pila della legna da ardere, e vi si mise a sedere pesantemente. Stapp� la bottiglia, me la porse.</p><p>��A parlare, vien sete�� disse.�� � quasi un mese che non viene un�anima viva a bere un goccetto con me. Spero che mi terr� compagnia, signor Graves.</p><p>Non potei fare a meno di inumidirmi le labbra. Non avevo bevuto tutto il giorno, n� avevo avuto il tempo per pensarci. Adesso bruciavo per la sete.</p><p>��Reggo bene, signor Munz�� risposi�� le far� compagnia volentieri.</p><p>Alzai la bottiglia e tracannai un discreto sorso. Non era certo whisky di marca, ma il sapore era buono. Pulii con la manica l�imboccatura della bottiglia e gliela passai. Il vecchio bevve anche lui, e mi restitu� la bottiglia.</p><p>In quel mentre Luna, la puzzola, gli and� vicino e gli poggi� le zampe sulle ginocchia. Lui allung� una mano e se la mise accucciata in grembo.</p><p>Rimasi incantato a guardare quella perfetta intesa, tanto che scolai un altro paio di sorsi dalla bottiglia, dimenticando il padrone di casa.</p><p>Restituii la bottiglia al vecchio, che la trattenne in una mano, grattando con l�altra l�animale sotto il mento.</p><p>��Sono contento che sia venuto�� mi disse�� fosse anche soltanto per scambiare quattro chiacchiere. Non sono un selvaggio, qui si � sempre i benvenuti. Ma mi accorgo che qualcosa le rode dentro. C�� una ragione precisa per cui � venuto, vero? Bene, sputi il rospo, liberamente.</p><p>L�osservai per un attimo e presi la grande decisione. Andava contro ogni logica, e anche contro il piano che avevo elaborato. Forse a indurmi a farlo fu quella grande pace, la serenit� di quell�uomo semplice, e il relax della sedia a dondolo, e chiss� quali altre mille ragioni nascoste. Se avessi indugiato, avrei cambiato idea. Ma qualcosa dentro di me, quel pomeriggio, mi convinse.</p><p>��Ho mentito a Higgins per farmi dire dove potevo trovarla�� gli confessai.�� Gli ho detto che volevo aiutarla a terminare il libro che sta scrivendo. Ma basta con le bugie, a lei non mentir�. Le dir� le cose come stanno.</p><p>Il vecchio apparve imbarazzato:�� Il libro? Quello sulle puzzole?</p><p>��Proprio quello�� gli dissi.�� Rimane inteso che la aiuter�, una volta portata a termine questa dannata faccenda, se vuole.</p><p>��Penso che sarebbe un eufemismo dire che avrei bisogno di qualche piccolo aiuto. Ma non � questo il motivo per cui lei � qui, se ho capito bene.</p><p>��No, infatti.</p><p>Scol� una profonda sorsata e mi pass� la bottiglia. Bevvi di nuovo anch�io.</p><p>��D�accordo, amico�� disse alla fine.�� Sono tutt�orecchi.</p><p>��La prego di non interrompermi per nessun motivo. Mi lasci prima dire tutto quello che ho dentro, poi, se vorr� fare delle domande, risponder�.</p><p>��Sono un buon ascoltatore�� rispose, mentre con una mano accarezzava la bottiglia che gli avevo restituito, e con l�altra la puzzola.</p><p>��Quello che sto per raccontarle potr� essere difficile da credere.</p><p>��� affar mio�� rispose.�� Parli e poi vedremo.</p><p>Gli raccontai tutto, dal principio alla fine. Cercai di dare il meglio, in ogni caso fu un resoconto onesto. La verit�, nient�altro che la verit�. Tutto ci� che era accaduto, tutto quello che sapevo, e che supponevo. Gli dissi che nessuno voleva credermi, e non potevo biasimarli. Gli raccontai di Joy, di Stirling, del direttore e del senatore, e dell�agente di assicurazioni che non trovava casa. Cercai di non tralasciare il minimo dettaglio.</p><p>Poi smisi di narrare, e scese il silenzio. Mentre parlavo, il sole era scomparso dietro l�orizzonte, e la foschia aveva ammantato i boschi. Si era anche levato un venticello gelido, che portava l�odore delle foglie morte.</p><p>Restando seduto, pensai a quanto ero stato imbecille. Vuotando il sacco in quel modo, mi ero tagliato le gambe da solo, perch� avrei potuto convincerlo in altri infiniti modi a fare quello che desideravo da lui. Ma no, dovevo proprio prendere la strada pi� difficile!</p><p>Aspettavo le sue reazioni. Le avrei ascoltate, poi mi sarei alzato e me ne sarei andato. L�avrei ringraziato per il whisky e la cortesia, poi avrei riattraversato i campi e i boschi, al buio, fino alla macchina. Sarei tornato al motel per cena� anzi, in ritardo per la cena, facendo innervosire Joy. E il mondo sarebbe crollato senza opporre resistenza.</p><p>��Se � venuto a chiedere il mio aiuto�� mi disse il vecchio, parlando al buio�� mi dica che cosa posso fare per aiutarla.</p><p>��L� lei mi crede?�� balbettai.</p><p>��Straniero�� rispose�� quello che penso io non conta. Di certo non sarebbe venuto a seccare me, se quello che ha raccontato non fosse vero. Inoltre, credo che alla mia et� si riesca a distinguere quando un uomo sta mentendo.</p><p>Tentai di parlare senza riuscirci. Le parole mi si accavallavano in gola, mi veniva da piangere come non mi accadeva da decenni. Dentro di me sentivo crescere un sentimento di gratitudine e di speranza.</p><p>C�era un uomo che credeva alle mie parole, senza ritenermi pazzo, restituendomi tutta la dignit� che temevo di essere sul punto di perdere irrimediabilmente.</p><p>��Quante puzzole potrebbe mettere insieme?�� gli chiesi.</p><p>��Una dozzina, forse una ventina. Ce ne sono molte tra queste pietre. E vengono tutte le sere a trovarmi, a prendere un boccone dalle mie mani.</p><p>��Potrebbe raccoglierle in modo da poterle trasportare?</p><p>��Trasportarle?�� mi chiese.</p><p>��In cittࠗ risposi.</p><p>��C�� Tom, il proprietario della fattoria dove ha parcheggiato. Lui potrebbe prestarmi il suo pick-up.</p><p>��Senza far domande?</p><p>��Oh, far� un sacco di domande! Ma trover� qualche buona scusa.</p><p>��Bene, allora�� dissi.�� Ora le dico cosa desidero che faccia. Il modo in cui potr� dare il suo contributo al piano.</p><p>Rapidamente gli diedi delle istruzioni.</p><p>��Ma� le mie puzzole!�� esclam�, addolorato.</p><p>��Pensiamo prima agli uomini�� osservai.�� Ricorda cosa le ho detto?</p><p>��E se mi ferma la polizia�</p><p>��Niente paura, c�� una soluzione anche per questo. Ecco��� Tirai fuori di tasca una manciata di dollari e glieli porsi.�� Con questi potr� pagare qualsiasi multa, e ne avanza.</p><p>Guardando il denaro, il vecchio osserv�:�� � la roba che le hanno dato a casa Belmont!</p><p>��Una parte�� precisai.�� Anche lei, non lo porti tutto addosso. Potrebbe scomparire dalle tasche, trasformandosi in ci� che era prima. Meglio lasciarne un po� qui.</p><p>Facendo scendere Luna da in grembo, mise il denaro in tasca. Poi si alz� e mi pass� la bottiglia.</p><p>��Quando si comincia?�� chiese.</p><p>��Posso telefonare a questo Tom?</p><p>��Certo. Ma facciamo cos�. Fra poco andr� ad avvisarlo che aspetto una telefonata. Quando lei chiamer�, Tom mi verr� ad avvisare con il camioncino, e allora gli chieder� il favore di prestarmelo. Senza dirgli tutta la verit�, naturalmente, bench� di Tom ci si possa fidare.</p><p>��La ringrazio di cuore.</p><p>��Ancora un goccio�� disse, porgendomi la bottiglia.�� Poi me la ridia, che ne ho bisogno anch�io.</p><p>Bevvi, gli allungai il whisky, e lui tracann�. Quindi disse:�� Mi metter� subito al lavoro. Tra un paio d�ore avr� radunato un bel po� di puzzole.</p><p>��Io intanto vado a controllare che sia tutto a posto�� gli dissi.�� Poi chiamer� Tom� come fa di cognome?</p><p>��Anderson�� disse il vecchio.�� Nel frattempo, io gli avr� gi� parlato.</p><p>��Grazie ancora, vecchio mio. E a presto.</p><p>��Un altro goccetto?�� offr�.</p><p>Scossi la testa.�� Devo lavorare�� dissi.</p><p>Me ne andai, attraversando la campagna a passi pesanti, nella incerta luce del crepuscolo.</p><p>La fattoria presso cui avevo fermato la macchina aveva qualche finestra accesa, ma sull�aia non c�era nessuno.</p><p>Mentre mi avvicinavo alla macchina, udii ringhiare nel buio. Quel suono minaccioso mi fece drizzare i capelli in testa. Mi colp� come una martellata, lasciandomi paralizzato e inebetito, per tutta la paura e l�odio che trasudava, insieme a un rumore di zanne.</p><p>Disperatamente cercai la maniglia dello sportello, mentre il ringhio si avvicinava e cresceva di intensit�. Riuscii ad aprire e piombai sul sedile, sbattendo la portiera. All�esterno, il ringhio continuava.</p><p>Avviai il motore, accesi i fari, e a quella luce vidi cos�era. Era il cane della fattoria che mi aveva accolto amichevolmente al mio arrivo, e che mi si era appiccicato alle calcagna finch� non lo avevo mandato via. Ma il suo aspetto attuale non era affatto amichevole. Aveva il pelo irto, e ringhiando mostrava la candida fila dei denti aguzzi. Gli occhi erano verdi, fosforescenti alla luce dei fari. Si tir� da parte, con il dorso arcuato e la coda fra le gambe.</p><p>Terrorizzato, pigiai al massimo sull�acceleratore. Le ruote girarono un attimo a vuoto, poi la macchina part� con un guizzo, passando accanto al cane.</p></section><section><title><p>36</p></title><p>Mi era sembrato tanto docile quel cane, a prima vista. Era stata una faticaccia convincerlo a rimanere a casa sua.</p><p>Perch� era cambiato cos� in quelle poche ore? O, piuttosto, com�ero cambiato io?</p><p>Non sapevo trovare una risposta, mentre un rivolo di sudore gelato mi scendeva lungo la schiena. Pensai che, forse, era colpa del buio. Di giorno era un buontempone, ma con le tenebre diventava il terribile cane da guardia delle propriet� del contadino.</p><p>Questa spiegazione non mi convinceva. Ci doveva essere sotto ben altro.</p><p>Sull�orologio del cruscotto vidi che erano le sei e un quarto. Dovevo ancora fare ritorno al motel per telefonare a Gavin e a Dow per sapere le novit� del giorno. Non che mi aspettassi novit�, anzi proprio per sincerarmi che non ce ne fossero. Poi avrei chiamato Tom Anderson, e dopo mi sarei messo definitivamente in moto, per il bene o per il male.</p><p>Una lepre mi attravers� la strada, scomparendo nell�erba dall�altro lato. Sullo sfondo vivido della luce che ancora illuminava il cielo ad occidente si stagliava uno stormo di uccelli, come una pennellata di nerofumo.</p><p>Raggiunta la statale, mi immisi su una strada secondaria, quindi mi avviai verso la citt�.</p><p>Non sentivo pi� il sudore freddo di poco prima, cominciavo a dimenticarmi del cane. Mi riprese un senso di fiducia, pensando che c�era qualcuno che credeva in me, anche se era un vecchio strano, una specie di eremita sepolto nei boschi. Ma forse lui era l�unico al mondo in grado di darmi un aiuto effettivo, molto di pi� del senatore o del direttore o di chiunque altro. Sempre che il piano funzionasse.</p><p>All�improvviso venne fuori un prurito all�orecchio. Effetto del nervosismo, ipotizzai.</p><p>Tentai di staccare una mano dal volante per grattarmi l�orecchio, ma non ci riuscii. Era incollata al volante! Pensai a uno scherzo dell�immaginazione: avevo intenzione di sollevare la mano, ma non potevo farlo a causa di qualche anomalia psicologica o fisica. Il che, a ben pensarci, era in se stesso qualcosa di preoccupante.</p><p>Provai ancora. Tesi tutti i muscoli del braccio, ma la mano rimase l� dov�era, mentre il panico si impossessava di me.</p><p>Tentai allora di muovere l�altra mano, inutilmente. In quel momento mi accorsi che dal volante erano cresciute delle appendici che mi avevano bloccato i polsi come manette.</p><p>Premetti sul freno con tutta la mia forza, senza alcun risultato. La macchina sembrava non avere pi� i freni.</p><p>Provai di nuovo, niente.</p><p>Anche se alzavo il piede dall�acceleratore, il che mi avrebbe dovuto far rallentare, continuavo invece a filare a cento all�ora.</p><p>Capii cosa stava succedendo. E perch� il cane aveva latrato.</p><p>Quella in cui mi trovavo non era una vera automobile. Era una simulazione prodotta dagli alieni. Mi poteva tenere prigioniero all�infinito, e mi avrebbe portato dovunque volesse, e avrebbe fatto di me ci� che pi� le fosse piaciuto.</p><p>Con furia selvaggia, cercai di liberarmi le mani da quella morsa. Girai il volante per met� a destra e poi per met� a sinistra, sudando freddo al pensiero delle conseguenze che una simile manovra avrebbe potuto causare a quella velocit�. Ma mi resi conto che la macchina non rispondeva affatto alle mie manovre, cos� come non aveva seguito i miei tentativi di frenare o decelerare. Era fuori del mio controllo.</p><p>Non poteva essere altrimenti, dato che non si trattava di un�automobile ma di un terrificante �qualcos�altro�.</p><p>Eppure ero convinto che, una volta, quella era una vera e propria macchina. Ed era rimasta tale, quel pomeriggio sulla collina, in presenza del fetore della puzzola, che aveva invece mandato in visibilio le palle da bowling. Non si era trasformata, non si era mossa.</p><p>In qualche modo, nelle ultime ore era avvenuto un cambiamento, probabilmente mentre mi trovavo a narrare i fatti a Charley Munz nella sua capanna. Infatti, al mio arrivo il cane non aveva reagito di fronte alla macchina, mentre aveva ringhiato al mio ritorno. Evidentemente qualcuno aveva sostituito alla vera Cadillac quell�ordigno infernale su cui ora mi trovavo prigioniero, lasciandolo nel cortile e portando via la mia macchina senza difficolt�, in assenza di testimoni. Ma, anche ce ne fossero stati, cosa avrebbero potuto fare, se non guardare incuriositi?</p><p>Per non destare sospetti, all�inizio mi avevano dato una vera macchina. Immaginavano che avrei dato una controllatina, e temevano che avrei notato qualche dettaglio incongruente. Ed era un rischio che non potevano permettersi, se volevano tendermi una trappola. Poi, quando si era dissipata la mia diffidenza, quando secondo i loro calcoli mi ero ormai convinto che quella macchina non avesse nulla di anomalo, l�avevano sostituita, sicuri che io non avrei avuto pi� alcun dubbio.</p><p>Forse anche loro avevano dei limiti, e ne erano consapevoli. Forse erano in grado di imitare solo l�aspetto esterno delle cose. E, anche in questo caso, con dei difetti. Per esempio, l�automobile che avevo abbattuto a fucilate aveva un unico faro, al centro del parabrezza. Quello per� era stato un lavoretto arrangiato in fretta e furia. Probabilmente sapevano fare di meglio, ma sarebbe sempre rimasto loro il dubbio sulla loro effettiva competenza di meccanici, lasciandosi magari sfuggire qualche particolare che avrebbe fatto scoprire il trucco.</p><p>Cos�, avevano giocato sul sicuro. Ed erano stati premiati dalla loro strategia.</p><p>Cos�, ero l�, inerme e spaventato dalla mia debolezza. Non strattonavo pi�, perch� mi ero convinto che la robustezza di quelle appendici superasse le mie capacit� fisiche. Ma esistevano altri sistemi per liberarsi, senza fare ricorso alla forza? Provai a pensarci. Parlare alla macchina? Apparentemente un�idiozia, ma se si trattava di un essere intelligente, per quanto nemico� Comunque lasciai perdere, probabilmente non era neanche equipaggiata per rispondere, anche se mi avesse sentito. E una conversazione a senso unico non sarebbe diventata altro che una supplica umiliante. Non ero disposto a pagare quel prezzo, neppure in quella situazione.</p><p>Mi dispiaceva cos� tanto. Non tanto per me stesso, quanto per tutti i miei piani che andavano a monte. Mi rammaricavo che quell�esile probabilit� che c�era di sconfiggere gli alieni svanisse del tutto con la mia disfatta.</p><p>Incrociando altre macchine, gridavo per attirare l�attenzione, ma i cristalli della mia macchina, come del resto quelli delle altre, erano chiusi.</p><p>Percorremmo in quel modo parecchi chilometri prima di rallentare, girando per imboccare una strada laterale. Cercai di localizzare il punto, ma avevo perso il senso dell�orientamento. Era una strada stretta e tortuosa, che si snodava attraverso folti boschi, girando intorno a grossi massi che spuntavano dal terreno.</p><p>Guardando fuori intuii, pi� che riconoscere, il luogo dove eravamo diretti. Osservando con maggiore attenzione, il sospetto divenne certezza. La nostra meta era casa Belmont, dove tutto aveva avuto inizio. Forse mi aspettavano l�, con un sorriso feroce.</p><p>Cos�, sarebbe stata la fine. A meno che, da qualche altra parte, qualcun altro non fosse intento ad affrontare gli stessi problemi. Lavorando da solo, ovviamente, perch頗 come me�� non sarebbe stato creduto da nessuno. S�, era assolutamente possibile, mi convinsi. Dove io avevo fallito, quest�altro forse ce l�avrebbe fatta.</p><p>Nella situazione disperata in cui mi trovavo mi attaccavo a quest�ultimo filo di speranza, anche se, passata la fantasia momentanea, razionalmente respingevo quell�ipotesi.</p><p>Superata slittando una curva, la macchina si trov� di fronte a una barriera di alberi. Le gomme uscirono di strada, stavamo per andare a sbatterci contro! La macchina acceler�, si inclin� con il muso all�ins��</p><p>E scomparve. D�improvviso non c�era pi�, e mi trovai sospeso in aria, solo, nel buio, letteralmente volando verso gli alberi.</p><p>Ebbi appena il tempo di emettere un urlo di terrore, prima di urtare contro un tronco che sembrava avventarsi contro di me nell�oscurit�.</p></section><section><title><p>37</p></title><p>Faceva freddo. Un vento gelido mi strisciava lungo la schiena. Buio. Non si vedeva nulla. Sentivo di essere appoggiato su qualcosa di freddo e umido. Tutto indolenzito. Da qualche parte, in lontananza, arrivava l�eco di un lamento sinistro.</p><p>Tentai di muovermi, ma mi faceva male, cos� rimasi disteso al freddo e all�umidit�. Non mi chiesi chi fossi e dove fossi, perch� non faceva una gran differenza. Ero troppo stanco e sofferente per pensarci.</p><p>Rimasi disteso per non so quanto. Quel suono e quell�umidit� erano svaniti, e l�oscurit� mi inghiott�. Pi� tardi mi risvegliai di nuovo. Era ancora pi� buio, faceva ancora pi� freddo.</p><p>Tentai di nuovo qualche movimento e, pur dolorosamente, riuscii a stendere la mano, con le dita aperte, in cerca di un appiglio. Quando le richiusi, avevo stretto fra le dita qualcosa di soffice, che riconobbi al tatto: muschio e foglie morte.</p><p>Restai di nuovo immobile per un po�, lasciando filtrare lentamente la coscienza di dove fossi. Mi resi conto che mi trovavo in un bosco. Il lamento era quello del vento tra i rami; l�umidit� era quella del sottobosco; l�odore, quello dell�autunno.</p><p>Non fosse stato per il freddo e gli arti doloranti, non era poi cos� male. Il luogo era piacevole, e sentivo male solo se mi muovevo. Se fossi riuscito a riassorbire anche il buio, sarebbe stato perfetto.</p><p>Ci provai, ma l�oscurit� persisteva. Adesso cominciavo a ricordare la macchina uscita di strada dalla curva, e come fosse scomparsa lasciandomi a volare nel buio.</p><p>Ero vivo, pensai stupito, nonostante quell�albero che si era avventato contro di me.</p><p>Scossi dalla mano il muschio e le foglie. Appoggiai le palme a terra per sollevarmi, e cercando di spingere con le gambe. Gli arti funzionavano ancora. Non avevo niente di rotto, nonostante le fitte acute che mi prendevano dal ventre al torace.</p><p>�Loro� non mi avevano messo nel sacco, dopotutto: gli Atwood, le palle da bowling, o come diavolo li si volesse chiamare. Ero vivo, lontano da loro, e se fossi riuscito a raggiungere un telefono, facevo ancora in tempo a portare a termine il mio piano.</p><p>Cercai di alzarmi in piedi, ma non era facile. Mi spinsi su e rimasi dritto per un istante, sommerso da ondate di dolore. Poi i nervi cedettero, le ginocchia mi si piegarono sotto e ricaddi pesantemente a sedere, stringendomi tra le mie stesse braccia per ammortizzare il male.</p><p>Rimasi seduto in quella posizione a lungo. Un cumulo di miserie pesante come il piombo. Il dolore si calm�.</p><p>Dovevo trovarmi sul fianco di un colle, pensai. Dovevo raggiungere la strada che si trovava pi� in alto: l� avrei avuto qualche probabilit� che qualcuno mi vedesse. Non avevo idea di quanto fosse distante la strada. Non ricordavo in che punto la macchina mi avesse scaricato scomparendo, n� quanto a lungo fossi rotolato sul terreno dopo la caduta.</p><p>Ma dovevo raggiungere la strada a qualunque costo, anche trascinandomi carponi. E non riuscivo a scorgere la strada n� nient�altro in quel buio completo, senza stelle, senza la minima luce.</p><p>Camminando sulle ginocchia, cominciai a risalire attraverso l�erba. Procedevo con estrema lentezza, con le pochissime forze che ancora mi rimanevano. Pur avvertendo meno il dolore, mi sentivo esausto.</p><p>Avanzavo adagio, con fatica. Dovetti girare intorno a un albero che trovai sulla mia strada. Mi andai a impigliare in un cespuglio di rovi, e dovetti fare un lungo giro per evitarlo. Dovetti scavalcare un tronco caduto, arrampicandomi da un lato e calandomi dall�altro.</p><p>Per sapere che ora fosse, mi tastai il polso, cercando l�orologio. Per fortuna l�avevo ancora, ma tastandomi il polso mi produssi dei tagli sul cristallo rotto. Lo portai all�orecchio e sentii che era fermo. Del resto, a che sarebbe servito in quel buio pesto?</p><p>Finalmente, da lontano, mi arriv� un mormorio diverso dal sibilo del vento. Tesi le orecchie: era inequivocabilmente il rumore prodotto da un�automobile.</p><p>Fu come un pungolo. Continuai a salire, con movimenti pi� scoordinati a causa dell�emozione, senza peraltro aumentare granch� la mia velocit�.</p><p>Il rumore aumentava. Infine, alla mia sinistra vidi il bagliore dei fari di una macchina in avvicinamento. Le luci si indebolirono e svanirono, poi ricomparvero pi� vicine.</p><p>Cominciai a urlare, senza articolare parole, solo grida per attirare l�attenzione, ma la macchina super� la curva e continu� per la sua strada, senza notarmi. Per un istante, la sua massa e i suoi fasci luminosi avevano riempito il mio orizzonte, poi si erano dileguati, lasciandomi solo, a cercare di arrampicarmi ancora pi� su.</p><p>Non pensavo ad altro che a raggiungere il livello stradale. Speravo che sarebbe passato qualcun altro, o che quella stessa macchina sarebbe tornata indietro.</p><p>Dopo un tempo che mi parve un secolo, arrivai alla strada.</p><p>Mi issai sulla banchina, mi riposai e pian piano riuscii a mettermi in piedi. Sentivo ancora male, ma non tremendo come prima. Riuscivo a reggermi in piedi, non troppo bene, ma era gi� tanto.</p><p>Ne erano successe di cose, da quando avevo trovato quella trappola davanti all�uscio di casa. Eppure, in realt�, era trascorso poco tempo, probabilmente non pi� di una quarantina d�ore.</p><p>In quelle quaranta ore mi ero impegnato in un�assurda partita a scacchi contro quella cosa che si era trasformata in trappola. Una partita che avrebbe dovuto concludersi adesso, con la mia morte.</p><p>Ma non ero morto, contro le loro previsioni. Avevo una o due costole in pezzi, e il diaframma aveva preso una bella botta contro l�albero, ma eccomi in piedi, non ancora sconfitto.</p><p>Prima o poi, se la sorte mi veniva incontro, sarebbe passata un�altra macchina.</p><p>Un dubbio atroce mi balen� alla mente: e se la prossima auto di passaggio si fosse rivelata un�altra metamorfosi di quelle sfere? Poi per� mi sembr� improbabile. Si trasformavano quando c�era uno scopo, ma non c�era motivo di ritenere che proprio allora avessero bisogno di una nuova vettura.</p><p>Infatti, non facevano uso di automobili per spostarsi. Si servivano dei loro cunicoli per andare da un posto all�altro, se non addirittura da un punto all�altro della Terra. Non era azzardato pensare che il nostro pianeta fosse attraversato dalla fittissima rete di cunicoli che costituiva il sistema di trasporto degli extraterrestri.</p><p>Provai a muovere un passo, e rimasi in piedi. Anzich� star fermo ad aspettare l�arrivo di qualcuno, forse era pi� saggio incamminarsi lungo la strada, in direzione della statale. Laggi� qualcuno mi avrebbe aiutato di sicuro, mentre qui avrebbe potuto trascorrere l�intera notte senza che si vedesse anima viva.</p><p>Partii zoppicando, e non mi sentivo poi cos� male, tranne per le fitte lancinanti che sentivo al torace a ogni passo. Mentre camminavo, mi sembr� che il cielo si stesse rischiarando.</p><p>A forza di sostare per riprendere le forze, mi capit� di guardare indietro e vidi la causa di quei bagliori. Nel bosco, alle mie spalle, si era sviluppato un incendio. Vedevo le lingue di fuoco guizzare in aria, e nel bagliore distinsi delle travi che reggevano un tetto.</p><p>Era casa Belmont. Casa Belmont era in fiamme!</p><p>Rimasi immobile a guardare, pregando il cielo che qualcuno di �quelli� arrostisse nel fuoco. Ma sapevo che non era possibile, perch� riuscivano a salvarsi ricorrendo ai loro meandri sotterranei. Me li immaginavo in fuga, alla ricerca dei loro cunicoli col fuoco alle spalle. Finti uomini e i finti mobili che si trasformavano rapidamente in sfere e rotolavano in cerca dei buchi.</p><p>Tutto questo faceva piacere, ma aveva comunque un valore relativo, perch� casa Belmont era solo uno dei loro capisaldi sulla Terra. Ce ne dovevano essere molti altri sparsi per il mondo, collegati tra loro per mezzo della rete di tunnel, tutti convergenti verso il covo centrale degli alieni. Grazie ai misteri della loro scienza, le sfere avrebbero potuto accorrere a quella sede in un battibaleno.</p><p>Il fascio di luce di una macchina squarci� le tenebre illuminandomi. Agitai le braccia e gridai, mentre saltavo da un lato per non farmi investire. Poi le luci posteriori rosse si intensificarono e si ud� uno stridore di freni. La macchina fece rapida marcia indietro fino a me.</p><p>La testa di un uomo si sporse dal finestrino:�� Cristo, pensavamo che fosse morto!</p><p>Joy scese di corsa dalla macchina e mi venne incontro singhiozzando.</p><p>��Le parli�� continu� a dire Larry Higgins.�� Per amor del cielo, le dica qualcosa prima che impazzisca! Ha dato fuoco lei a quella casa!</p><p>Joy mi afferr� con forza per le braccia, come per rendersi conto che fossi veramente io, in carne ed ossa.</p><p>��Una di quelle cose mi ha telefonato�� disse, quasi senza riuscire a respirare�� e mi ha detto che eri morto� Hanno detto che chi prova a ingannarli non la passa liscia. E che tu avevi osato farlo, e loro ti avevano liquidato� E hanno aggiunto di pensare agli affari miei, per il futuro. Poi�</p><p>��Ma di che sta parlando?�� mi chiese Higgins, sconvolto.�� Giuro su Dio che � pazza! Mi ha telefonato e mi ha chiesto del vecchio Eolo, era cos� agitata che�</p><p>��Sei ferito?�� mi domand� Joy.</p><p>��Un po� malconcio. Ma ora abbiamo poco tempo.</p><p>��La signorina mi ha chiesto di portarla da Eolo�� prosegu� Higgins�� e gli ha detto che lei era morto, ma di andare avanti a fare tutto quello che lei gli aveva ordinato. Cos�, il vecchio ha caricato un branco di puzzole�</p><p>��Che cos�ha fatto?�� gridai. Non ci potevo credere.</p><p>��Proprio cos�. Ha caricato una quantit� di puzzole su un camioncino e le ha portate in citt�.</p><p>��Ho fatto male?�� mi chiese Joy.�� Mi sono ricordata che mi avevi parlato di un vecchio che era amico delle puzzole e di un taxista che si chiamava Larry Higgins, e allora io�</p><p>��Oh no, cara!�� risposi.�� Hai fatto benissimo. Non avresti potuto fare meglio.</p><p>Le passai un braccio intorno alla vita e la strinsi forte a me. Mi fece un po� male alle costole, ma non me ne import� molto.</p><p>��Accenda la radio�� dissi a Higgins.</p><p>��Scusi se insisto, signor Graves�� ribatt� l�autista�� ma � meglio squagliarcela da questi paraggi. La signorina ha dato fuoco alla casa, e se la polizia�</p><p>��La radio!�� gridai.</p><p>Borbottando, il taxista ritir� la testa dal finestrino e accese l�apparecchio.</p><p>Attendemmo un istante, poi ci giunse la voce eccitata di uno speaker: �� migliaia di loro, milioni. Non sappiamo chi siano, n� da dove provengano��.</p><p>Da tutte le parti, pensai. Non solo da questa citt�, n� da questo Stato, ma da ogni parte del mondo, pensai. Ed eravamo appena all�inizio, perch� la notizia non si era ancora diffusa ovunque tra gli alieni.</p><p>C�era difficolt� di comunicazione, nella zona in cui era avvenuto l�idillico incontro tra la puzzola e le due sfere, il mio inseguitore pseudo-umano e il finto denaro in tasca. Quelle due sfere si erano trovate lontane dai cunicoli.</p><p>Ora invece, la notizia cominciava ad arrivare a tutti gli alieni presenti sulla Terra, e forse anche oltre, a quelli lontani dal nostro pianeta. Ne avremmo viste quantit� enormi precipitarsi qui, per godere l�estasi del profumo appena scoperto.</p><p>�La cosa ha avuto inizio� continu� la radio �quando uno sconosciuto ha scaricato un gran numero di puzzole all�incrocio tra la Settima e State Street, nel cuore della citt�. � inutile descrivere il trambusto provocato dal fetore di quelle bestiole fra la gente che affollava i marciapiedi.</p><p>�La polizia � stata informata che le puzzole erano state lasciate in giro da uno strano vecchietto con la barba, alla guida di un pick-up. Le volanti avevano appena iniziato l�inseguimento, quando hanno cominciato ad arrivare <emphasis>quelle cose. </emphasis>Difficile stabilire se esista qualche relazione tra la comparsa delle puzzole e di queste sfere. In principio ce n�erano poche, ma poi hanno continuato ad aumentare di numero a vista d�occhio, confluendo all�incrocio come un torrente in piena. Arrivano da ogni parte. Sembrano delle palle da bowling, di colore nero. Ora l�incrocio e le quattro strade che vi convergono sono letteralmente ostruite da queste sfere.</p><p>�Appena scaricate dal camioncino, le puzzole hanno cominciato a emettere il loro irresistibile fetore, probabilmente perch� impaurite dal trovarsi in mezzo a tanta gente, in un luogo sconosciuto. Questo � servito a fare il deserto intorno a loro, perch� tutti sono fuggiti a precipizio, abbandonando le macchine dove si trovavano, e creando un caos indescrivibile nel traffico di quella zona. Poi � arrivata la prima palla da bowling, che, a detta di testimoni oculari, saltava e girava come impazzita. Quindi ne sono giunte altre, e tutte insieme hanno preso d�assalto le puzzole, che hanno reagito come loro costume. A questo punto, l�atmosfera nell�area ha cominciato a diventare irrespirabile, a causa del fetore emesso dalle puzzole spaventate. La gente che aspettava in macchina che il traffico riprendesse a scorrere � stata costretta ad abbandonare le vetture e a fuggire a gambe levate, mentre continuavano ad affluire interi eserciti di palle da bowling.</p><p>�Adesso le <emphasis>cose </emphasis>hanno smesso di fare piroette, perch� manca lo spazio materiale. C�� solo un�enorme massa di sfere che ribollono e si disfano, una vera montagna che dall�incrocio si sta allargando nelle strade vicine, sommergendo le automobili.</p><p>�Dal nostro punto di osservazione, sulla cima del McCandless Building, lo spettacolo che si presenta ai nostri occhi � incredibile, spaventoso. E nessuno, ripetiamo, nessuno sa cosa siano queste cose, da dove provengano e perch� siano arrivate qui��</p><p>��� stato il vecchio Eolo a scaricare le puzzole�� balbettava Higgins.�� Speriamo che se la sia cavata.</p><p>Joy mi guard�.�� Era questo che volevi provocare, vero?</p><p>Annuii.�� Finalmente ora la gente sa, ora ci ascolteranno.</p><p>��Perch� lo non spiegate anche a me?�� borbott� Higgins.�� C�� di nuovo di mezzo Orson Welles, o che, stavolta?</p><p>��Torniamo in macchina�� mi disse Joy.�� Dobbiamo cercarti un medico. Ne hai bisogno.</p><p>��Mi ascolti bene�� intervenne Higgins.�� Io non c�entro con questa faccenda. La signorina mi ha chiesto di accompagnarla, e io ho lasciato il taxi e sono venuto con lei a cercare il vecchio Eolo. Mi ha detto che era questione di vita o morte.</p><p>��Va tutto bene, Larry�� gli dissi.�� Ed era <emphasis>davvero </emphasis>questione di vita o di morte. Non gliene verr� nessun danno, glielo assicuro.</p><p>��Ma la signorina ha incendiato una casa�</p><p>��Sono stata proprio stupida�� disse Joy.�� Ma ero accecata dall�ira. Pensandoci su, ora, mi sembra un�azione cos� inutile. Ma dovevo farla pagare a qualcuno, e ho seguito l�istinto. Quando hanno telefonato per dirmi che eri morto�</p><p>��Li abbiamo spaventati�� osservai�� altrimenti non ti avrebbero chiamata. Forse pensavano che stessimo attuando qualche piano che non erano in grado di prevedere. Per questo hanno tentato di ammazzarmi, e di spaventare te.</p><p>�La polizia chiede a chi � fuori citt� di non entrare� annunci� a mitraglia lo speaker. �Il traffico � letteralmente paralizzato, e non fareste altro che aggravare la situazione. Rimanete a casa, per favore, e state calmi�.</p><p>Pensai che gli alieni avevano fatto un grosso sbaglio. Se non avessero telefonato a Joy, le cose si sarebbero volte a loro favore. Io ero ancora vivo, certo, ma avrebbero impiegato poco tempo a trovarmi e a liquidarmi, e questa volta si sarebbero assicurati di portare a termine il lavoro. Evidentemente, presi dal panico, avevano commesso un errore, e adesso ne subivano le conseguenze.</p><p>In quel momento vidi una forma familiare dall�aria allegra, che camminava, anzi galoppava verso di noi, con la lingua penzoloni. Gigantesco e arruffato. Ci si accucci� davanti, battendo la robusta coda sul terreno in segno di gioia.</p><p>��Ce l�ha fatta, amico mio!�� mi disse il Cane.�� Li ha stanati tutti e li ha portati alla luce del sole, sotto gli occhi di tutti gli esseri umani. Adesso la gente sa�</p><p>��Ma lei�� gli chiesi�� non era a Washington?</p><p>��Ci sono molti modi per viaggiare�� sentenzi� il Cane�� molto pi� rapidi dei vostri aerei. E ci sono mezzi pi� efficaci del telefono per sapere dove si trova qualcuno.</p><p>��Adesso sono impazzito io!�� gemette Higgins.�� Ora c�� anche un cane che parla�</p><p>�Nessun allarmismo� riprese l�annunciatore. �Finora non si sa cosa siano queste strane forme, ma si trover� presto una spiegazione logica. La polizia tiene la situazione sotto controllo, e non bisogna��</p><p>��Poco fa qualcuno di voi�� chiese il Cane�� ha pronunciato la parola �medico�. Che significa?</p><p>��� una persona che rimette in sesto i corpi degli altri�� gli spieg� Joy.�� Parker � ferito.</p><p>��Oh, ecco�� disse il Cane.�� Anche noi abbiamo il concetto di medico, anche se non c�� dubbio che i nostri si servano di un diverso <emphasis>modus operandi. </emphasis>� stupefacente, per�, vedere quanti risultati identici si raggiungano pur seguendo diverse tecniche.</p><p>�La massa delle sfere continua a crescere�� gracchi� eccitata la radio.�� Hanno raggiunto l�altezza delle finestre al sesto piano, e dilagano per le strade vicine. Ne arrivano altre, a ritmo sempre pi� sostenuto! E via via che��</p><p>��Ora che la mia missione � compiuta�� disse il Cane�� mi spiace dirvi addio. Non che abbia contribuito granch�, per� � stato bello visitare la Terra. Il vostro � un pianeta incantevole, sappiate custodirlo con amore.</p><p>��Un momento solo�� dissi.�� Ci sono ancora molte cose da�</p><p>Le mie parole caddero nel vuoto, perch� il Cane era scomparso.</p><p>��Che il cielo mi strafulmini�� disse Higgins.�� Ma era qui sul serio, o me lo sono sognato?</p><p>Non aveva torto, poveraccio. Il Cane era stato con noi, ma adesso era tornato a casa, al pianeta lontano e alla (chiss� quanto) strana dimensione da cui proveniva. Non se ne sarebbe andato se ci fosse stato ancora bisogno di lui, ne ero certissimo.</p><p>Le cose si mettevano bene per noi, ora. Tutti ormai erano venuti a conoscenza dell�esistenza delle palle da bowling aliene, e ci avrebbero dato retta: il Vecchio, il senatore, lo stesso presidente. Tutti. E si sarebbero prese le decisioni che andavano prese. Per esempio, si potevano immediatamente bloccare tutte le transazioni economiche, finch� non si fosse riusciti a distinguere quelle aliene da quelle di or�gine umana. Gli atti legali degli alieni erano nulli, perch� avevano pagato con moneta falsa. Ma, anche a non volerli dichiarare nulli, cambiava poco, perch� presto il genere umano avrebbe scoperto che cosa stava succedendo, e avrebbe reagito di conseguenza. Bene o male, ci si sarebbe mossi per mettere la parola fine a questa vicenda.</p><p>Aprii lo sportello posteriore della macchina e feci cenno a Joy di salire.</p><p>��Su, muoviamoci�� dissi a Higgins.�� C�� tanto da fare. C�� una stona da raccontare.</p><p>Mi sembrava gi� di vedere la faccia del boss quando fossi entrato nel suo ufficio. Mi ripetevo mentalmente ci� che gli avrei detto. E stavolta mi avrebbe ascoltato, perch� avevo lo scoop. In esclusiva.</p><p>��Non al giornale�� corresse Joy.�� Prima cerchiamo un medico.</p><p>��Macch� medico!�� esclamai.�� Non mi serve pi�!</p><p>E rimasi meravigliato anch�io, non tanto per averlo detto, quanto per la facilit� con cui accettavo il fatto che davvero non ce n�era pi� bisogno. Qualcosa era successo dentro il mio corpo senza che al momento me ne accorgessi. Me n�ero reso conto a poco a poco.</p><p>Non sentivo pi� alcun male. Niente dolore al torace, nulla all�addome, tutto a posto nelle ginocchia. Mossi le braccia per fare la controprova, e tutto era in ordine. Se c�era stato qualcosa di rotto, si era aggiustato.</p><p>Ricordai che il Cane aveva detto quanto fosse stupefacente constatare come molti risultati identici si possano ottenere con tecniche diverse.</p><p>��Grazie, amico!�� dissi, guardando verso il cielo con un sentimentalismo che ricordava quello del Cane.�� E non dimentichi di mandare il conto!</p></section><section><title><p>38</p></title><p>Fulmine mi gett� il giornale sulla scrivania, ancora fresco di inchiostro. In prima pagina, con un titolo a caratteri cubitali, campeggiava il mio articolo.</p><p>Rimasi a fissare quelle lettere, senza toccare il giornale. Poi mi avvicinai alla finestra e rimasi l� a guardare fuori. Verso nord scorsi la montagna di sfere, illuminata dai proiettori, che si stagliava netta contro il cielo, in continua crescita. Qualche ora prima si era perduta ogni speranza di salvare i radiocronisti rimasti intrappolati sul tetto del McCandless Building. Non si poteva far altro che aspettare.</p><p>Anche Gavin si avvicin� per guardare dalla finestra.</p><p>��A Washington pensano di far evacuare la citt� e di distruggerle con una bomba all�idrogeno. Ci � appena arrivato il dispaccio di agenzia. Attenderanno finch� la montagna non cesser� di crescere, poi manderanno un bombardiere.</p><p>��A che scopo?�� gli dissi.�� Ora non potranno pi� fare danno. Erano un pericolo mortale solo quando ne ignoravamo l�esistenza.</p><p>Tornai alla scrivania. Guardai l�orologio da polso, senza ricordare che era ancora rotto. Quello a muro segnava le due e cinque del mattino.</p><p>Il capo, che fino ad allora era stato con i cronisti locali, si avvicin� e mi tese la mano. Gli porsi la mia, lui la strinse e vi si attacc�, scrollandomi il braccio con forza e con calore.</p><p>��Ottimo lavoro, Parker!�� esclam�.�� Lo apprezzo!</p><p>��Grazie, boss�� risposi, ricordandomi che non gli avevo detto nulla di tutto ci� che avevo deciso di dirgli. Per�, non mi dispiaceva di non averlo fatto.</p><p>��Andiamo a berci un goccetto nel mio ufficio�� propose.</p><p>Scossi la testa in segno di diniego. Mi diede una pacca sulla spalla e mi lasci� andare.</p><p>Scesi di sotto, e mi fermai al tavolo di Joy.</p><p>��Andiamo, bella�� le dissi.�� Dobbiamo ancora concludere una certa questione.</p><p>Joy si alz�, aspettando il seguito.</p><p>��E vorrei concluderla�� dissi�� prima che questa notte finisca.</p><p>Temevo che si sarebbe offesa. Invece allarg� le braccia e me le gett� al collo, davanti a tutti.</p><p>Viveste un miliardo di anni, non riuscirete mai a capire le donne.</p><empty-line/><subtitle>FINE</subtitle></section></body><binary id="cover" 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