<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><FictionBook xmlns="http://www.gribuser.ru/xml/fictionbook/2.0" xmlns:l="http://www.w3.org/1999/xlink"><description><title-info><genre>sf</genre><author><first-name>Frederik</first-name><last-name>Pohl</last-name></author><book-title>L'invasione degli uguali</book-title><annotation><p>Quando viene arrestato dall�FBI con l�accusa di aver spiato un segretissimo laboratorio di ricerca, Dominic DeSota � sbalordito, perch� lui in realt� in quel luogo non c�� mai stato. Ma quando gli vengono mostrate fotografie e impronte digitali che provano inconfutabilmente il suo crimine, la vicenda si trasforma in un incubo. Il fatto � inspiegabile, a meno che non si voglia credere alla pi� pazzesca delle ipotesi, e cio� che esista un altro Dominic DeSota, proveniente da... un mondo parallelo. Ma il problema � che ci sono tanti Dominic DeSota quante le infinite versioni di storia contenute nell�universo, e in una di queste qualcuno ha scoperto il segreto del paratempo, e con esso la possibilit� di viaggiare tranquillamente da una dimensione parallela all�altra. Tuttavia, lo sfruttamento indiscriminato del paratempo non pu� sfuggire alla pi� semplice legge di compenetrazione, e infatti ogni trasferimento fra diverse linee temporali sta per raggiungere il punto critico, in un crescendo di situazioni bizzarre e affascinanti, dove la Casa Bianca sta addirittura per essere attaccata... dall�esercito degli Stati Uniti di una dimensione parallela. E allora qualcuno dovr� a tutti i costi escogitare una soluzione per evitare che l�intero universo precipiti nel caos.</p><p>Con questo nuovo romanzo, Frederik Pohl conferma la sua inesauribile vena, e si lancia in un�emozionante avventura sul tema degli universi paralleli, piena di verve e di ironia.</p></annotation><date value="1987-04-01">1987</date><coverpage><image l:href="#cover"/></coverpage><lang>it</lang><src-lang>en</src-lang><translator><first-name>Gianluigi</first-name><last-name>Zuddas</last-name></translator></title-info><src-title-info><genre>sf</genre><author><first-name>Frederik</first-name><last-name>Pohl</last-name></author><book-title>Coming of the Quantum Cats</book-title><date>1986</date><lang>en</lang></src-title-info><document-info><author><nickname>Verdi1</nickname></author><program-used>Fiction Book Designer, FictionBook Editor Release 2.6, fb2cut 2.5.4, fb2cut 2.6.2</program-used><date value="2011-08-09">09.08.2011</date><id>FBD-6402C5-E75A-0442-288A-2575-F96A-089952</id><version>1.0</version></document-info><publish-info><book-name>L'invasione degli uguali</book-name><publisher>Nord</publisher><city>Milano</city><year>1987</year><isbn>88-429-0179-2</isbn><sequence name="Cosmo" number="177"/></publish-info></description><body><title><p>Frederik Pohl</p><p>L�invasione degli uguali</p></title><section><p><emphasis>� abbastanza usuale fornire un romanzo d�una premessa, per avvertire che i personaggi sono fittizi ed ogni riferimento a persone reali, decedute o viventi, � puramente casuale. Nel caso di quest�opera ci� � addirittura indispensabile, malgrado il fatto che vi figurino persone il cui nome � divenuto famoso in vari campi. La ragione di questo � che, in ciascun caso, i personaggi qui ritratti sono ci� che i personaggi reali avrebbero potuto essere� se fossero stati qualcun altro.</emphasis></p><empty-line/><subtitle>16 Agosto 1983</subtitle><subtitle>Ore 20,20�� Nicky DeSota</subtitle><empty-line/><p>Quando cominci� a suonare il telefono avevo una mano sulla leva del cambio, pronto a scattare in seconda, e l�altra protesa fuori dal finestrino per segnalare la svolta a sinistra. La mia attenzione era concentrata sul poliziotto piazzato al centro dell�incrocio, che sembrava non volerne sapere di lasciar proseguire il traffico sulla Meacham Road. Avevo la testa satura di rate ipotecarie facoltative, di percentuali e di prestiti governativi, e mi stavo chiedendo se dopo cena avrei avuto il tempo di andare a fare una nuotata con la mia ragazza. Era Gioved�. Dunque un�ottima serata per chi frequentava la piscina visto che non di rado, nei giorni lavorativi, il bagnino abbassava le luci e chiudeva un occhio se in giro c�erano dei topless.</p><p>Lo squillo mand� in frantumi quelle riflessioni. Detestavo lasciare che il telefono continuasse a suonare. Decisi di correre il rischio. Tolsi la mano dal cambio e sollevai il ricevitore.�� Qui Dominic DeSota, s�?�� dissi. Proprio in quel momento il poliziotto ricord� che c�era traffico in attesa sulla Meacham, e con un gesto perentorio mi ordin� di svoltare a sinistra.</p><p>Cos� ogni cosa accadde nello stesso istante.</p><p>Il conducente del tram interurbano vide che stavo esitando e cominci� ad attraversare l�incrocio, giusto mentre premevo il pedale del gas. La centralinista mitragli� una frase che avrebbe potuto essere cinese o dialetto choctaw. Non si trattava dell�uno n� dell�altro, era solo che stava sbagliando la sintonia. Sapete com�� quando il loro turno sta per finire e si sentono ammosciate, o non ne possono pi�, e danno una bottarella alla manopola senza preoccuparsi se quella sia esattamente la vostra frequenza, no? Non compresi una parola di quello che disse. E non me ne import� niente, comunque, perch� all�improvviso di fronte a me ci furono le venti tonnellate del tram con rimorchio, troppo vicino per potermela cavare inchiodando i freni. Il tram non poteva sterzare. Dovetti farlo io. Una sola era la direzione che potevo scegliere per non andare a sbattere, e sventuratamente m�accorsi che collimava in pieno con la posizione del poliziotto.</p><p>Non lo travolsi.</p><p>Questo fu tuttavia per merito suo, pi� che mio. Si tuff� fuori strada. Letteralmente <emphasis>fuori </emphasis>dalla carreggiata. Appena abbastanza veloce da far s� che gli levassi il lucido dagli stivali, invece di maciullargli i piedi.</p><p>Non potei biasimarlo quando mi sbatt� in mano la contravvenzione. Io avrei fatto lo stesso. Avrei fatto di peggio anzi, e non gli avrei dato torto se m�avesse rincorso a calci intorno alla vettura, cosa che non fece. Si limit� a tenermi sulle spine per tre quarti d�ora buoni, parcheggiato sul bordo della strada di fronte alla riserva forestale, con tutti i pendolari in transito che si voltavano a osservare quel sempliciotto che si beccava una multa mentre loro proseguivano. Se la prese comoda. Per cominciare mi fece tirar fuori i documenti e and� a studiarseli nella sua auto. Poi torn� a dirigere altre congestioni del traffico intanto che ci ruminava sopra. Quindi venne a domandarmi la carta d�identit�, volle sapere tutto sul mio lavoro, da quanto tempo abitavo nella zona di Chicago e come e perch� non sapessi che un�auto deve dare la precedenza ai tram.</p><p>Fra una pausa e l�altra ne approfittai per occuparmi del telefono. Nel mio lavoro si vive attaccati al telefono; se qualcuno fa il numero dell�agenzia con l�idea di accordarsi su un�ipoteca, e voi non siete svelti a spalmare balsami sulle sue incertezze, quello non ci mette niente a chiamare la concorrenza. Inoltre in quella particolare chiamata m�era parso di captare un tono preoccupato. Ma i miei sforzi furono vani. Mai che vi capiti due volte di fila la stessa centralinista, naturalmente. Quella che mi rispose trov� molto umoristica la mia supposizione che loro non avessero di meglio da fare che frugare fra le schede, in cerca della registrazione di chiamate gi� regolarmente passate al destinatario. Di solito, quando mi mostro insistente, si scandalizzano. �Ma avete <emphasis>un�idea</emphasis>, Mr. Dominic� mi aveva accusato una, �di quante sono le schede che devo <emphasis>leggere </emphasis>prima di trovare la vostra?�</p><p>Le avevo fatto notare: �Anche un milione, suppongo, finch� continuate a guardare sotto il nome sbagliato. Il mio non � Mr. Dominic. E Mr. DeSota. Dominic DeSota�.</p><p>Quando puntualizzai quel particolare, lei non fece una piega. Invece:�� Non siete neppure sicuro che la chiamata fosse sulla vostra frequenza�� disse, indignata come se mi sospettasse d�esser stato io a pasticciare con mezzi occulti sulle loro manopole.�� Poteva esser stata diretta a qualcuno con un numero del tutto diverso.</p><p>��Possiamo levarci il dubbio guardando se c�� una scheda a mio nome�� la incoraggiai. Ma il poliziotto stava facendo ritorno per domandarmi se i miei genitori fossero cittadini di una potenza straniera o forse per sapere se avevo avuto malattie contagiose. Sembr� abbastanza seccato nel constatare che perdevo tempo al telefono invece di meditare pentito sopra i miei peccati.�� Lasciamo perdere�� dissi alla centralinista.</p><p>Presi il modulo del verbale. Diedi qualche leccata (metaforica) agli stivali dell�agente. Giurai (con fervore) che non lo avrei fatto mai pi�, e tenendomi cerimoniosamente sotto il limite di velocit� mi allontanai verso la mia solitaria abitazione da scapolo, augurandomi che almeno la giornata non finisse male. Non doveva finir male. Non c�era alcun sintomo che potesse farlo pensare. Greta non rispose al telefono. Questo significava che era ancora fuori a far compere o qualcos�altro. Da l� a quando fosse tornata, la piscina nella Riserva Forestale Mekhtab ibn Bawzi avrebbe chiuso per la notte. E io m�ero lasciato sfuggire dalle mani una possibile ipoteca. Non ero neppure riuscito a richiamare il cliente per tenere in caldo l�affare.</p><p>E mi chiesi, fui costretto a chiedermelo, se attraverso il crepitio elettrostatico di quella telefonata abortita non avessi veramente captato (ma l�avrei giurato) le parole �� all�FBI�.</p><empty-line/><p>Quello che volevo diventare, all�inizio, era un agente immobiliare. Be�� no, diciamo la verit� e al diavolo: quello che <emphasis>realmente </emphasis>desideravo era essere uno scienziato di qualche genere. Ma quello non � un impiego che renda, cos� quando entrai al <emphasis>college </emphasis>fu per acculturarmi sulle propriet� immobiliari.</p><p>Poi deragliai sulle ipoteche.</p><p>Quando confesso a qualcuno che il motivo di quella decisione sta nel fatto che un sensale d�ipoteche fa una vita pi� interessante di un agente immobiliare, mi guardano con tanto d�occhi. Per� � vero. Trattare un�ipoteca pu� essere perfino eccitante. State facendo realizzare i sogni di qualcuno, capite? E fra la gente con cui avete a che fare nessuno � pi� interessante dei sognatori. Talvolta quei sogni mi preoccupano un po�, perch� chi li sogna sono patetiche coppie di giovani appena sposati: non so mai se ce la faranno a starci dentro, con le rate e con gli interessi del 5,5 o magari del 5,8 per cento. Ma bene o male pagano. Si fanno prestare migliaia di dollari e tirano la cinghia per diluire le rate in soli due o tre anni, per avere la villetta coperta di rampicanti dei loro sogni. E io sono quello che li aiuta a trasformare questo sogno in realt�.</p><p>Potrebbe essere ancora pi� interessante, suppongo, essere il funzionario addetto ai prestiti in qualche grossa banca, da qualche parte. A Chicago per� potete togliervelo dalla testa, a meno che non siate parenti di un pezzo da novanta, e un pezzo da novanta non pu� essere italiano, naturalmente. Nel ramo bancario � un arabo. Non che ci sia da meravigliarsene: quante banche ci sono in America dietro cui non vi siano gli arabi? Certo non molte, fra le pi� ricche e importanti. Cos� per me non c�era un gran futuro come impiegato di banca. Ma gli arabi non hanno messo le grinfie sulle agenzie private, come quella specializzata in ipoteche per cui lavoro io.</p><p>Forse il motivo � che non sanno cosa sia un sensale d�ipoteche. Molta gente non lo sa. � uno che intervista i clienti, li aiuta a scegliere l�acquisto che si possono permettere), o che si possono <emphasis>quasi </emphasis>permettere) esamina i loro introiti, le tasse, li guida nella compilazione delle domande e dei moduli, e li illumina su ci� che riguarda i permessi e gli obblighi relativi al fatto di possedere una casa.</p><p>� un lavoro che offre di che vivere. Ha i suoi lati interessanti� so che forse lo dico solo per convincere me stesso. E quando non me lo dico abbastanza spesso a ripetermelo ci pensa Greta, la mia ragazza, che ha fede in due principi di vita: un lavoro sicuro, e un conto in banca, prima di convolare a nozze. Perch� un giorno o l�altro finiremo per sposarci, visto che il lavoro ce lo permette.</p><p>Un giorno o l�altro.</p><p>Nel frattempo � un�occupazione interessante, lo dico per la terza volta, e mi lascia il modo di scegliere i miei momenti liberi. Il momento in cui voglio avere dei momenti liberi �, di solito, quando posso dividerli con Greta. La regola dell�agenzia � che ognuno di noi venditori deve fare ogni settimana cinque ore di �tempo-interno�, il che significa stare negli uffici per il disbrigo di pratiche o prendere le telefonate dei clienti. Fuori sono io a disporre del mio tempo. Cos� quando Greta � in viaggio�� fa la stewardess�� lavoro dalla mattina alla sera. Quando � in sosta cerco di stare con lei il pi� possibile. Il suo lavoro mi va a pennello� no, questa � una bugia. Non mi va per niente. Sto sempre a rodermi il fegato al pensiero dei tipi che le mettono gli occhi addosso quando fa avanti e indietro fra Chicago e New York, e di come occupa le serate quando dorme a New York. Naturalmente tutte le stewardess sono sorvegliate dalle Piccole Fatima, ma le sorveglianti possono essere raggirate. Sappiamo tutto su questa tecnica, Greta e io. Detesto a morte l�idea che possa usare con qualcun altro, a New York, gli espedienti che io le ho insegnato a Chicago. Questo � un pensiero che mi d� ai nervi.</p><p>Cos� cerco di non pensarci.</p><p>Tuttavia quella sera fin� che andammo in piscina assieme. Appena giunto a casa mi spogliai, abbassai le luci, chiusi bene le finestre, e scesi a prendere una bottiglia di birra nel mio sottoscala segreto. Mentre tremavo nel compartimento refrigerato ripensai a quella misteriosa chiamata. Ma era inutile lambiccarsi il cervello. Quella scheda doveva essere ormai sepolta sotto chiss� quante altre. Fu mentre sedevo a palpeggiare dolcemente la bottiglia fredda, imperlata di brina, che il telefono suon�. Greta.�� Nicky, tesoro? Ti va di fare una nuotata a quest�ora?</p><p>Mi andava, naturalmente. Buttai gi� la birra cos� in fretta che mi congel� i denti e infilai il costume da bagno. Ero gi� beatamente immerso nell�acqua, quando lei comparve per calarsi dentro accanto a me.</p><p>Non c�era molta gente in piscina a quell�ora cos� tarda, ma gli occhi di tutti i maschi le si appiccicarono addosso quando oltrepass� il lato riservato ai tuffi. Greta � uno spettacolo notevole. Poche bionde alte 1,70, flessuose e con gli occhi verdi non lo sono. Non guardarla � impossibile. Perfino nel costume completo di gonnellino che per i sorveglianti della piscina � obbligatorio, faceva perder le bave agli uomini. Lo sapevo bene. Aveva lo stesso effetto su di me.</p><p>La trascinai a nuoto fino all�estremit� in penombra della piscina per baciarla. Avevano abbassato le luci, per risparmiare elettricit�, e soltanto il lato dei tuffi era illuminato. Ci fermammo dove l�acqua mi arrivava alla spalla, con Greta che in punta di piedi si bilanciava per tenerne fuori la bocca, e mi piegai in cerca delle sue labbra. Poi cominciai a baciarla sul serio.</p><p>Lei mi restitu� il bacio per un tempo ragionevolmente lungo, poi si spinse via con una risatina e mise un po� d�acqua fredda fra noi. Quando la riacciuffai disse:�� Uh�� uh, tesoro. Tu vuoi portarmi troppo su di giri.</p><p>Dissi:�� Vorrei proprio��� Mi mise un dito sulle labbra.</p><p>��So benissimo cosa vorresti. Forse lo voglio anch�io, ma non possiamo farlo.</p><p>��Non c�� nessuno da questa parte della piscina�</p><p>��Oh, Nicky, sai che non � per questo. Cosa succederebbe se io, sai cosa voglio dire� se, be�, <emphasis>ci restassi</emphasis>?</p><p>��Questo non � molto probabile.�� Non volle rispondermi.�� Comunque ci sono cosette che possiamo fare, se occorresse un rimedio.</p><p>��No che non possiamo, Nicky caro. Non se stai alludendo a quella parola che comincia per �A�. Io non potrei mai distruggere la vita di mio figlio. E poi quei posti non si trovano facilmente, e una rischia d�essere ammazzata o rovinata per sempre.</p><p>Il guaio era che aveva ragione, e lo sapevamo tutti e due. Non passava giorno senza che ci fosse un raid della polizia nel covo di qualche abortista, col criminale trascinato via e i clienti che cercavano di nascondere la faccia davanti alle cineprese dei giornalisti. Non volevamo certo rischiare una cosa del genere.</p><p>In piscina erano rimaste solo cinque o sei persone. Nessuno sembrava far caso al fatto che non stavamo nuotando. Greta si lasci� sollevare a mezzo fuori dell�acqua e non fece resistenza quando la baciai ancora.</p><p>��Nicky?�� mi mormor� in un orecchio.</p><p>��S�, dolcezza?</p><p>Una risatina, poi un sussurro cos� basso che potei a stento udire le sue parole:�� Che ne dici del topless, adesso?</p><p>Mi guardai intorno. A parte due uomini in piedi accanto al trampolino, l�unico in grado di vederci in quel momento era il bagnino. E stava leggendo una rivista sotto una lampada, presso l�uscita.</p><p>��Perch� no?�� dissi.</p><p>Abbassai le mani fra i nostri due corpi, tirai pian piano la cerniera lampo, e poi mi tolsi la parte superiore del costume.</p><empty-line/><p>Ora, voi sapete che stare in topless non � realmente considerato un crimine. Il regolamento comunale lo definisce un reato di Classe 3, dunque uno di quelli per cui non vi arrestano. C�� soltanto la contravvenzione, tipo quella che prendereste per aver parcheggiato in un�area proibita. Di solito uno se la cava con cinque o dieci dollari, e difficilmente il giudice decreta una pena detentiva. Spesso un uomo che si mostra in topless rimedia solo un avvertimento, se � la prima volta che lo beccano.</p><p>Cosi non mi aspettavo quel che successe poi.</p><p>Non mi aspettavo che tutte le luci della piscina s�accendessero di colpo. I due uomini al trampolino furono scaraventati da parte da un individuo che pass� di corsa in mezzo a loro. E costui non era solo, perch� nello stesso istante altri fecero irruzione da direzioni diverse: sbucarono fuori dallo spogliatoio degli uomini, da quello delle donne, perfino da alcune finestre, e tutti conversero su di me. Due tipi corpulenti si tuffarono nella piscina, vestiti e tutto, mi agguantarono e mi trascinarono fuori a viva forza.</p><p>Immersa nell�acqua fino al mento, Greta li fiss� a occhi sbarrati. Era terrorizzata e sbigottita. E lo ero anch�io.</p><p>Il mondo era un groviglio d�immagini che mi roteavano attorno, e non smisero di roteare finch� i due individui non mi ebbero sbattuto contro il cofano di un�auto, giusto fuori della porta della piscina. Il metallo scottava: quella macchina era appena arrivata l�, e doveva esserci arrivata senza alcun risparmio di carburante. Fui costretto ad allargare i piedi a terra, chino in avanti, mentre le mani ostili di un poliziotto palpavano la stoffa bagnata del mio costume� bont� di Dio, stava cercando un�arma? C�erano altre due auto, con gli abbaglianti puntati su di me, oltre a mezza dozzina di agenti� tutti con le pistole in mano, e al centro della loro attenzione c�ero io.</p><p>La sola cosa che riuscii a farfugliare storditamente fu:�� Ascoltate� non ho fatto altro che levarmi quel dannato pezzo del costume!</p></section><section><p><emphasis>Le stranezze che accadono� le domande che restano senza risposta!</emphasis></p><empty-line/><p><emphasis>Perch� tutto ad un tratto gli abitanti di Los Angeles si lamentano che la loro dolce aria, profumata dagli aranceti, � invasa da foschie di gas quasi irrespirabile?</emphasis></p><p><emphasis>Cosa ha spinto ventimila pacifici sudditi dello zar a marciare, all�improvviso, nelle strade di Kiev intonando canti rivoluzionari?</emphasis></p><p><emphasis>Perch� tante persone vengono ricoverate in manicomio con diagnosi di schizofrenia paranoica, tutte caratterizzate dalla convinzione d�essere segretamente spiate da qualcuno?</emphasis></p><p><emphasis>Perch� si verificano senza preavviso cose tanto incomprensibili?</emphasis></p><empty-line/><subtitle>17 Agosto 1983</subtitle><subtitle>Ore 1,18 del mattino�� Nicky DeSota</subtitle><empty-line/><p>Ero sceso in citt� per la Daley Expressway migliaia di volte prima d�allora. Mai in quel modo, per�. Mai con le sirene spiegate e le luci azzurre che balenavano sulle carrozzerie di quelle grosse Cadillac. A quell�ora del mattino le auto in transito non erano molte, e anche quelle poche s�affrettarono a levarsi di mezzo quando videro i lampeggiatori della macchina del Chicago Police Department che ci apriva la strada. Arrivammo in citt� in ventun minuti netti. Pi� veloci del tram; ma furono i ventun minuti pi� lunghi della mia vita.</p><p>Nessuno volle dirmi una parola.�� Per quale motivo vengo arrestato?</p><p>��Chiudi la bocca, Dominic.</p><p>��Ma cos�ho fatto?</p><p>��Lo scoprirai da te.</p><p>��Avete ordine di non dirmi niente?</p><p>��Ascolta, ragazzo, per l�ultima volta tappati la bocca. L�Agente Capo Christophe ti dir� quello che vuoi sapere� anche qualcosa di pi�, magari!</p><p>�Ragazzo� mi chiamava. Costui era il gorilla alla mia destra, inzuppato da capo a piedi dopo il suo tuffo in piscina, e dimostrava almeno un paio d�anni meno di me. Ma c�era una differenza fra noi: io ero il prigioniero, lui quello che non voleva dirmi perch� lo fossi.</p><p>Non c�era nessuna targa fuori dallo stabile per uffici sulla riva del Wabash, solo un portiere notturno che si fece da parte senza aprir bocca. Nessun nome anche sulla porta dell�ufficio al ventesimo piano. E nessuno neppure nell�anticamera, dove mi spinsero seguitando a ignorare le mie richieste. Ma una di esse, se non altro, aveva trovato risposta appena gli occhi m�erano caduti sulla foto appesa al muro, dietro una scrivania nell�ingresso. Avevo riconosciuto all�istante quella faccia illustre (chi non la conosceva?), severa come una vecchia tartaruga, inflessibile quanto una valanga.</p><p>J. Edgar Hoover.</p><p>Il messaggio telefonico non era stato un garbuglio completo, dopotutto. Ero nelle mani dell�FBI.</p><p>Non so se sia vero che davanti alla morte uno si vede scorrere negli occhi tutta la sua vita. So per� che nei minuti in cui venni lasciato solo in quella stanzetta rivissi tutte quante le mie malefatte. Non solo la faccenda del topless e la sterzata che per poco non era costata la pelle a un poliziotto di Chicago. Tornai pi� indietro. Cominciai dalla volta che avevo pisciato contro il muro posteriore della Chiesa Presbiteriana dell�Uliveto, in Arlington Street, quando avevo nove anni e tagliavo dal vicolo per andare alla scuola domenicale. E il compito che avevo copiato, all�esame d�ammissione al �college�. E la falsa richiesta per risarcimento danni che avevo fatto dopo un incendio nel dormitorio (vi avevo incluso oggetti personali in realt� appartenuti a un mio compagno dell�Alpha Kappa Nu). Riesaminai perfino fatti che la mia memoria aveva censurato, ad esempio la sera che andai molto vicino ad avere guai con gli arabi. Non era un ricordo di cui andare orgoglioso. Io e un mio compagno delle scuole superiori, Tim Karasueritis, ci eravamo procurati tre bottiglioni di birra di contrabbando per controllare fino a che punto eravamo virili. Non fu un�esperienza malvagia, finch� si tratt� di bere. Ci� che la rese antipatica fu quando vomitai tutto quanto all�angolo di Randolph e Wacker, proprio davanti alla pi� grossa e ricca moschea di Chicago. E dopo che ebbi insozzato ben bene il marciapiede fu il turno di Tim. Mentre gli stavo reggendo la testa alzai lo sguardo. E incontrai quello di un Hagji, barba bianca e turbante verde, che ci fissava con occhi furiosi e accusatori. Orrido spettacolo! Suppongo che anche gli arabi abbiano figli adolescenti, comunque fui sicuro che stavamo per passare un brutto quarto d�ora. Non disse verbo. Ci fulmin� con le pupille, quindi si volse ed entr� svelto nella moschea. Forse poi torn� fuori, con l�equivalente arabo della polizia, ma per quel momento eravamo gi� a parecchi isolati di distanza correndo (dovrei dire zigzagando, visto che eravamo ubriachi) come avessimo la morte alle calcagna.</p><p>Oh, se mi frugai la coscienza! Esaminai ogni pi� piccola offesa alla legge che avevo fatto oo meditato di fare, senza trovare nulla che potesse lontanamente spiegare quell�assalto dell�FBI alla mia persona nel bel mezzo della notte.</p><p>Dopo dieci minuti mi torn� una certa baldanza e decisi di spiattellare a qualcuno quella verit�. Ma con me non c�era nessuno. Mi avevano spinto a sedere in un locale piccolo, quasi senza mobilio, infischiandosene del fatto che indossavo soltanto un costume bagnato. Si stava asciugando, certo, per� da qualche parte c�erano delle finestre aperte da cui la brezza fredda del Lago Michigan arrivava fin l�, passando sotto la porta (la porta <emphasis>chiusa</emphasis>, come scoprii quand�ebbi finalmente il coraggio di girare la maniglia).</p><p>Divertente, pensai, che mi avessero perquisito con tanta cura mentre indossavo solo un costume da bagno. Chiaramente secondo loro esisteva l�ipotesi che mi portassi addosso magari una lametta da barba, e che avrei potuto usarla per assalirli tutti quanti, o che (supposi) conscio dell�enormit� dei miei crimini mi ci sarei tagliato le vene, sfuggendo cos� a quelli che potevano essere i loro progetti su di me.</p><p>Per loro fortuna non ero invece riuscito a ricordare nessun imbarazzante particolare del mio passato che giustificasse l�idea di suicidarmi. Essere arrestato senza motivo era antipatico, ma non potevo farci niente. Anzi l� non c�era da fare niente di niente. Da dietro una griglia posta molto in alto un altoparlante emetteva musica a basso volume, violini mi pare, roba da capelloni. C�era una scrivania. Visto che il piano era totalmente vuoto pensai che forse nei cassetti c�era qualcosa. Ma quando cominciai a innervosirmi e diedi uno strattone a una delle maniglie, constatai che il cassetto era chiuso, come la porta. Dietro la scrivania c�era una poltroncina girevole, e davanti una seggiola di legno. Nessuno era l� a dirmi su quale era mio dovere sedere, comunque mi rimisi sulla sedia.</p><p>Imprecai contro il freddo, mi strinsi le braccia al petto e cercai di pensare.</p><p>Giusto allora, senza che avessi sentito rumori all�esterno, la porta si apr� e l�Agente Capo Christophe fece il suo ingresso.</p><p>L�Agente Capo Christophe era una donna.</p><empty-line/><p>L�Agente Capo Nyla Christophe non fu la sola che attravers� la soglia, ma non c�erano dubbi su chi fosse: lei era il boss. Quelli che la seguivano, due uomini e una donna grassoccia di mezz�et�, dimostravano quel fatto coi loro atteggiamenti corporali.</p><p>Ci misi un po� per superare la sorpresa. Naturalmente tutti sapevano che l�FBI aveva cominciato a reclutare agenti in gonnella gi� da tempo. Nessuno per� si sarebbe mai aspettato di <emphasis>vederne </emphasis>uno. Erano come le guidatrici di taxi o le donne medico: conoscevate la loro esistenza perch� quando una si mostrava in pubblico un cinegiornale la riprendeva, e quando poi andavate al cinema potevate vederla. Ma questo non succedeva con le agenti dell�FBI, ovviamente. La loro storia personale non conteneva abbastanza interesse umano da meritare un servizio nei cinegiornali settimanali. Un operatore che ne avesse ripresa una sarebbe finito probabilmente nei guai, magari accusato d�imprudenza professionale per aver esposto un pubblico ufficiale all�eventuale vendetta di qualche criminale. E costui si sarebbe ritrovato sotto interrogatorio in una stanzetta nuda, senza sapere se sarebbe morto o vissuto�</p><p>Pi� o meno come stava accadendo a me.</p><p>Comunque, lei entr�. Prima apparve un tipo muscoloso che tenne rispettosamente aperta la porta, poi l�Agente Capo Christophe, poi la donnetta grassoccia, poi un altro tipo muscoloso che richiuse. Lei lasci� scorrere su di me uno sguardo astratto: ah, s�, ecco alcuni mobili fra cui uno a due gambe. Ma io la fissai con�� potete esserne certi�� molta pi� attenzione. Nyla Christophe era d�altronde un bell�esemplare di un particolare tipo di donna. Il tipo alto e atletico. Aveva occhi azzurro chiaro e capelli tirati indietro e uniti in una coda di cavallo. Nel procedere teneva le mani unite dietro la schiena, stile ammiraglio inglese sul ponte di un vascello a vela. E dava ordini come un ammiraglio. Ai due scagnozzi:�� Legatelo.�� Alla donna grassoccia che ansando sciorinava pratiche e taccuini sulla scrivania:�� Scrivi: diciassette Agosto millenovecentottantatr�. Testo del colloquio dell�Agente Capo N. Christophe con Dominic DeSota.�� E a me:</p><p>��Niente nervosismi inutili, DeSota. Si limiti a dirmi la verit�, rispondendo a tutte le domande, e ce la caveremo in venti minuti. Prima il giuramento.</p><p>Questo era un brutto segno. Esser messo sotto giuramento significava che stavano facendo sul serio. Ci� che avrei detto loro non sarebbe stato considerato alla stregua di informazioni raccolte durante un�indagine. Si proponevano di usarlo come prova a mio carico. La stenografa si alz� e mi porse i due libri, recitando la formula che avrei dovuto ripetere con lei. Io poggiai la destra fra la Bibbia e il Corano, il mignolo sulla prima e il pollice sul secondo, quindi giurai di dire la verit�, tutta la verit�, nient�altro che la verit�, in nome di Dio il Misericordioso, l�Onnisciente, il Vendicatore.</p><p>��Bene, Dominic�� disse la Christophe, quando gli scagnozzi mi legarono i polsi. Gett� uno sguardo al suo orologio come se realmente pensasse che saremmo stati fuori di l� in venti minuti.�� Adesso mi dica per quale motivo ha cercato di penetrare nei Laboratori Daley.</p><p>Io gorgogliai:�� Penetrare dove?</p><p>��Nei Laboratori Daley�� disse pazientemente.�� Cosa cercava?</p><p>��Non so di cosa sta parlando�� ansimai.</p><p>Quella non era la risposta che l�Agente Christophe desiderava sentire.�� Oh, merda, Dominic�� brontol�.�� Speravo che fosse pi� ragionevole su questi particolari. Vuol darmi a bere che non ha mai sentito parlare dei Laboratori Daley?</p><p>��Naturalmente no.�� Tutti sapevano cos�erano i Laboratori Daley, o almeno sapevano che si trattava di un posto top secret per ricerche militari, nel sudovest di Chicago. C�ero passato accanto dozzine di volte.�� Per�, signora Christophe�</p><p>��<emphasis>Agente </emphasis>Christophe.</p><p>��Agente Christophe, sul serio non capisco cosa intende dire. Non sono mai andato ai Laboratori Daley. E sono sicurissimo di non aver mai cercato di penetrarci con lo scasso.</p><p>��Oh, dolce Fatima!�� gemette lei, togliendosi per la prima volta le mani da dietro la schiena. Quella fu una sorpresa. L�Agente Capo Christophe avrebbe avuto qualche difficolt� a giurare nel modo prescritto, se qualcuno gliel�avesse chiesto. Non aveva i pollici.</p><p>Era tutt�altro che insolito vedere gente senza pollici, naturalmente. Era una sentenza standard per cose come ad esempio il furto recidivo, il borseggio, e talvolta l�adulterio o un incidente stradale colposo che fosse causa di morte. Ma era abbastanza eccezionale, pensai, incontrare un agente dell�FBI coi pollici amputati.</p><p>Dovetti fare uno sforzo per distrarmi dalle mani a quattro dita della donna, ma m�ero accorto che le corde mi facevano male ai polsi.�� Agente Christophe�� dissi. Cominciavo a sentirmi indignato.�� Non so chi le abbia dato questa notizia, ma � semplicemente fuori discussione. Non c�� nessuna possibilit� che io sia stato visto intorno ai Laboratori Daley, da un mese a questa parte o forse pi�.</p><p>Lei gett� un�occhiata ai due tipi forzuti, poi torn� a fissare me.�� Nessuna possibilitࠗ ripet� pensosamente.</p><p>��La bench� minima possibilitࠗ dissi con fermezza.</p><p>��La bench� minima possibilitࠗ mi fece eco. Tese una mano di lato.</p><p>Uno degli scagnozzi fu svelto a poggiarle sul palmo un fascicolo. Il primo dei documenti allegati era una fotografia. Lei controll� con un�occhiata che non fosse capovolta, poi la protese in modo che potessi vederla chiaramente. Raffigurava un uomo, davanti alla porta di un edificio.</p><p>L�uomo ero io.</p><p>Ero io s�, anche se indossavo un abito che non avevo mai posseduto, una sorta di tuta a un pezzo unico tipo quella che Winston Churchill rese famosa nella seconda guerra mondiale. Ma costui ero io, certo.�� Questa � stata scattata�� disse la voce piatta della Christophe,�� da una macchina fotografica della sorveglianza ai Laboratori Daley, tre notti fa. E anche queste altre.�� Me le sciorin� davanti rapidamente. Non tutte erano state fatte dalla stessa macchina, poich� gli sfondi erano diversi. Ma in primo piano c�era sempre la faccia che io conoscevo grazie allo specchio, e l�abito che non conoscevo affatto.�� E queste�� disse, tirando fuori dal fascicolo una larga scheda,�� sono le sue impronte digitali, prelevate dall�ufficio investigativo del Northwestern College quando lei frequentava i corsi. Le altre, sotto, sono state trovate ai Laboratori.</p><p>Sotto la fila delle dieci impronte-campione ce n�erano soltanto quattro, le uniche, supposi, che avessero rilevato sulla scena del crimine. Ma non c�era bisogno della lente per constatare che le spirali e i solchi del medio e del pollice destro, e di ambedue gli indici, corrispondevano abbastanza bene con quelli delle impronte di riferimento.</p><p>��Ma deve trattarsi di un falso!�� ansimai.</p><p>��Questo significa che insiste nella sua dichiarazione?�� chiese la Christophe, incredula.</p><p>��Certo che insisto! Non sono mai stato l�! Mai, le dico!</p><p>��Oh, all�inferno, Dominic�� sospir� lei.�� Credevo che avesse un po� pi� di buonsenso.�� Intrecci� le sue mani senza pollici e lasci� vagare lo sguardo sul pavimento. Non diede alcun segnale ai suoi aiutanti. Non ne aveva bisogno. I due scagnozzi sapevano benissimo quel che sarebbe accaduto adesso, mentre si muovevano verso di me. Lo sapevo anch�io.</p><empty-line/><p>Non mi picchiarono eccessivamente. Avrete sentito le voci che circolano su come vengono interrogati i sospetti, di regola. E rispetto alla regola si pu� dire che non mi misero un dito addosso. Penso che non si tratti di voci esagerate, d�altronde, perch� una volta stesi un�ipoteca per un barista che in seguito venne arrestato in base al sospetto d�aver venduto superalcolici a un uomo al di sotto dei trentacinque anni. Non ebbe pi� bisogno d�ipotecare niente dopo quella faccenda. Ci� che la vedova mi sussurr� circa le condizioni del corpo che le era stato restituito, al funerale, bast� per rovinarmi la digestione.</p><p>Io non ebbi un trattamento di quel genere.</p><p>Sbattei nelle pareti, rotolai qua e l�. Una cosa dolorosa. Ed � dolorosa il doppio quando vi hanno legato perch� non possiate restituire i colpi�� be�, non li restituireste comunque, non se sapeste quel che � meglio per voi�� n� possiate tentare di parare con le braccia i pugni che vi arrivano nell�occipite. Ero completamente suonato ancor prima che avessero finito, anche se si tratt� per lo pi� di colpi dati a mano aperta o studiati per non lasciare lividi o graffi visibili. Dopo un po� fecero pausa e mi tirarono in piedi davanti all�Agente Christophe.</p><p>��Questo nella fotografia � lei, Dominic, � cos�?</p><p>��E come faccio a saperlo? Lui� ouch!� <emphasis>sembra </emphasis>me, forse.</p><p>��E le impronte digitali?</p><p>��Non so un accidenti di quelle impronte digitali.</p><p>��Oh, all�inferno, continuate, ragazzi.</p><p>Da l� a qualche minuto si stancarono del mio occipite, o forse s�accorsero che cominciavo ad avere qualche difficolt� nel capire la Christophe. Comunque, presero a lavorarmi al plesso solare e alla colonna vertebrale. Dato che indossavo soltanto un costume da bagno non c�era nulla ad ammortizzare i colpi. Facevano male. Ma picchiarmi nelle vertebre doveva far male anche alle loro nocche, perch� smisero di sogghignare con entusiasmo. Fecero un�altra pausa per estrarmi da sotto la scrivania.</p><p>��Vuole modificare la sua deposizione, Dominic?</p><p>��Non c�� niente da modificare, dannazione!</p><p>Il pugno che mi arriv� nello stomaco fu molto doloroso e mi fece schizzar fuori l�aria dai polmoni. Accecato dalle lacrime e piegato in due, non riuscii neppure a sentire quel che l�Agente Christophe stava dicendo.</p><p>A stento, quindi, decifrai la frase successiva:�� � e nega ancora d�essere entrato nei Laboratori Daley, sabato tredici Agosto?</p><p>Rantolai:�� No, aspettate��� Naturalmente non aspettarono. Venni colpito da un gancio al fegato e da un altro alla milza.�� No, per favore!�� gemetti, e la Christophe li ferm�. Cercai di tirare un po� d�aria nei polmoni. Quando ne ebbi il fiato, chiesi:�� Vuole dire sabato scorso? Il tredici?</p><p>��Proprio sabato, Dominic. La notte in cui � penetrato nei Laboratori Daley.</p><p>Mi lasciai cadere sulla sedia.�� Ma non posso esser stato io, Agente Christophe�� dissi,�� perch� sabato scorso ero a New York, per il weekend. La mia fidanzata era con me. Lei potr� testimoniare. Onestamente, Agente Christophe! Non so chi sia quell�uomo, ma so che non posso essere io!</p><p>Be�, non m�illudevo che mi avrebbero ascoltato. Andai a sbattere nel muro un altro paio di volte prima che cominciassero a esser convinti� o meglio, pi� che convinti direi confusi. Tirarono gi� dal letto Greta per metterla davanti alla mia dichiarazione, e quando lei disse che tutti quanti i membri del suo equipaggio si sarebbero ricordati di me non esitarono a telefonare anche a loro. Confermarono senza esitazioni. Non mi capitava spesso di andare a New York con Greta, e i suoi colleghi non avevano dubbi sulla data esatta.</p><p>Mi slegarono e mi lasciarono alzare. Uno di loro giunse perfino a prestarmi un vecchio impermeabile, da indossare sul costume da bagno per andare a casa nell�alba nebbiosa. Non posso dire che esibissero modi aggraziati, comunque. L�Agente Christophe, china sul fascicolo e intenta a masticarsi furiosamente le labbra, non si prese la briga di dirmi un�altra parola. Fu uno dei pugili a informarmi che potevo andarmene:</p><p>��Ma non lasci la citt�, DeSota. Niente viaggi a New York, capito? Resti dove la si possa trovare, se ce ne sar� bisogno.</p><p>��Ma ho provato la mia innocenza.</p><p>��DeSota�� ringhi�.�� Non ha provato niente. Noi abbiamo tutte le <emphasis>prove </emphasis>che ci servono. Foto della sorveglianza e impronte digitali. Pi� che abbastanza per sbatterla al fresco per cent�anni.</p><p>��Salvo il fatto che io non ero lࠗ dissi, ma non aggiunsi altro, perch� Nyla Christophe aveva rialzato gli occhi dall�incartamento e mi stava di nuovo confrontando con le foto.</p><p>Sarebbe stato perlomeno decente che mi mettessero a disposizione un�auto per tornare a casa, ma non avevo alcuna voglia di stare l� ancora per il tempo di farglielo notare. Non ci misi molto a trovare un taxi, del resto, e poi lo feci aspettare mentre entravo in casa a prendere il portafoglio. Venti dollari. Una giornata di paga. Ma non avevo mai pagato un tassista pi� volentieri.</p></section><section><p><emphasis>Il Vice Capo Ispettore William Brzolyak, entrando nel Distretto del suo quartiere con una 45 automatica in mano, ha riferito d�aver ucciso la moglie e i cinque figli perch� lo stavano guardando troppo fissamente. �Avrebbero dovuto lasciarmi in pace�, ha dichiarato ai giornalisti.</emphasis></p><p><emphasis>I bagnanti che frequentano le spiagge del South Side si sono lamentati della presenza di strane palline nere, di materiale unto e appiccicoso, che renderebbero spiacevole la permanenza in acqua e costituirebbero un possibile rischio per la salute.</emphasis></p><p><emphasis>Il temporale estivo che ha riversato 20 cm di pioggia nei sobborghi di New York nel breve periodo di un quarto d�ora, � stato descritto dal portavoce dell�Ufficio Meteorologico degli S. U. come un �capriccio del clima�. Sembra che fino a poco prima nella zona non fossero stati segnalati addensamenti nuvolosi, n� aree di bassa pressione. I danni alle propriet� private nelle Contee di Queens e di Richmond sono stimati in molti milioni di dollari.</emphasis></p><empty-line/><subtitle>18 Agosto 1983</subtitle><subtitle>Ore 11,15 del mattino�� Nicky DeSota</subtitle><empty-line/><p>A un giorno di distanza la cosa non sembrava pi� cos� preoccupante.�� Soltanto un errore d�identitࠗ assicurai a Greta quando chiam� per salutarmi. Stava di nuovo partendo per New York.</p><p>��Anche le impronte digitali?</p><p>��Avanti, Greta!�� sospirai, gettando uno sguardo al mio boss che mi stava tenendo d�occhio pensosamente, e un altro all�orologio da cui risultava che avevo un paio d�ore prima di presentarmi al tribunale del traffico.�� Tu lo sai <emphasis>bene </emphasis>dov�ero quella notte.</p><p>��Si, naturalmente�� disse, col tono di chi si chiede se al mondo c�� qualcosa di cui essere sicuri. Riflettei che quello doveva essere l�effetto su chi veniva interrogato dall�FBI. Potei sentirla sbadigliare.�� Per l�amor di Dio�� si lament�.�� Spero di farcela a non addormentarmi, in viaggio. Tutto per causa di quei rumori, stanotte.</p><p>��Quali rumori?�� Io non avevo sentito niente, per� ho un sonno a prova di bomba.</p><p>��Quella spece di ruggito, non te ne sei accorto? Come dei tuoni. Solo che non erano tuoni� scusami�� aggiunse, e sentii che parlava a qualcun altro con la mano sul ricevitore. Poi:�� Scusa, tesoro, ma hanno finito il carico. Devo andare. Ci vediamo fra un paio di giorni.</p><p>��Ti amo�� dissi, ma ormai parlavo a un telefono riattaccato. Tuttavia Mr. Rupert stava facendo rotta su di me, cos� continuai in tono professionale:�� Certo� � un piacere trattare con clienti come voi. Vi porter� senz�altro le quote, certo. I miei ossequi alla signora.</p><p>Riappesi, gli dedicai un sorriso blando e mi immersi con solerzia nei documenti che avevo sulla scrivania. Finivo sempre con l�accumularne a pacchi per i miei momenti di �tempo-interno�. Quella per� era roba da sbrigare in giornata, quote di pagamento che dovevo preparare per clienti residenti in sei diversi comuni. Dato che ogni comune ha le sue norme di sicurezza e antincendio�� e di conseguenza diversi premi assicurativi�� e poich� ciascun cliente aveva posizioni diverse in termini di credito bancario e modalit� di pagamento, impiegai quelle due ore lavorando alla calcolatrice. Avevo sperato di potermi fermare in un ristorante sulla strada per Barrington, ma fui fortunato se riuscii ad acchiappare al volo un hot dog e un�aranciata a un incrocio. Arrivai l� giusto due minuti prima delle 13,30 (ora segnata sul modulo del verbale) il che significava che ero in ritardo. Non in ritardo per l�udienza, intendo. Il giudice non c�era, e probabilmente non si sarebbe fatto vedere per un altro quarto d�ora, come ci si aspetta che faccia un giudice. Ma tutti gli altri avevano gi� consegnato il tagliando, ricevuto il numero d�ordine e preso posto in aula. Anche a me fu dato un numero. A quella sessione erano stati convocati 42 contravventori. Io ero il numero 42.</p><p>Andai a sedermi in fondo all�aula e cercai di fare un calcolo a occhio. Quarantadue casi. Diciamo, per essere ottimisti, una media di un minuto e mezzo a caso. Questo voleva dire che il giudice si sarebbe occupato di me da l� a un�ora o poco pi�. Per consolarmi pensai che non mi sarei comunque annoiato, visto che avevo la ventiquattr�ore piena di relazioni di credito da esaminare. Avrei potuto starmene seduto l� in ultima fila e dedicarmi alle mie carte.</p><p>Aprii la valigetta, allineai la prima mezza dozzina di fogli e mi guardai attorno, sentendomi a posto e in pace con tutti. Era interessante, per uno che non aveva mai messo piede in un tribunale del traffico. Il banco del giudice era all�interno di una specie di recinzione, fiancheggiato da due bandiere. A sinistra c�era la Vecchia Stelle e Strisce, con le sue quarantotto stelle su sfondo blu; a destra quella bianca dell�Illinois. E fra loro�</p><p>Fra loro, sul muro, c�era una scritta. Diceva:</p><empty-line/><subtitle>VIETATO FUMARE</subtitle><subtitle>VIETATO MANGIARE</subtitle><subtitle>VIETATO BERE</subtitle><subtitle>VIETATO LEGGERE</subtitle><subtitle>VIETATO SCRIVERE</subtitle><subtitle>VIETATO DORMIRE</subtitle><empty-line/><p>Dunque quel pomeriggio non sarebbe stato produttivo come avevo supposto.</p><p>In via sperimentale decisi di tenere aperta la ventiquattr�ore sulle ginocchia, ma l�esperimento si stava gi� rivelando fallimentare: un tipo grassoccio con l�uniforme del Dipartimento di Polizia di Barrington era gi� in marcia verso di me per vedere cosa stavo facendo. Per� non c�era un divieto contro il fatto di tenersi semplicemente sulle ginocchia materiale per scrivere o da leggere, cosicch� non mi ordin� di metterlo via. Ma chiunque avrebbe potuto vedere che aspettava appena un indizio: il fruscio della penna, una parola abusivamente letta con la coda dell�occhio, e le sue manette sarebbero state inesorabili.</p><p>Lo tranquillizzai col mio sorriso da bravo cittadino e mi volsi all�uomo che sedeva due posti alla mia sinistra.�� Calduccio qui dentro, no?�� dissi.�� Si direbbe che abbiano acceso il riscaldamento.</p><p>��Il riscaldamento qui non funziona�� rispose. Non disse altro. Non c�erano cartelli che vietassero di chiacchierare, per� lui non voleva correre rischi. Alla mia destra una voce spieg�:</p><p>��Funziona benissimo, solo che questo tribunale non pu� permettersi di far salire la bolletta dell�elettricit�.�� Mi girai. Un giovanotto snello e dall�aria vivace mi stava sorridendo. Indossava giacca e pantaloni candidi come la neve, e sulla sedia vuota accanto a lui era deposto un panama anch�esso bianco. Roba fine e delicata, pensai.�� Un guaio che qui sia vietato dormire, no?�� aggiunse.�� Specialmente dopo che uno � stato tenuto sveglio tutta la notte da quel maledetto fracasso.</p><p>Ancora quei rumori. Rivelai che io non avevo sentito cadere una piuma, e tanto lui che l�individuo alla mia sinistra furono felici di fornire particolari. Un rombare dal cielo, capisce? No, non come quello di un aereoplano: con un aereoplano potete distinguere il motore; quello non era un motore, era pi� come una specie di ruggito� anche se, ripensandoci, sembrava provenire dalla zona dell�aeroporto. Midway? No, non Midway, semmai quel piccolo campo d�aviazione privato a nord ovest. Frutteto Vecchio lo chiamano, anche se qualcuno vuole cambiargli il nome in Aereoporto O�Hare. Ma, ragazzi! Quel frastuono era veramente <emphasis>qualcosa. </emphasis>All�esclamazione parecchi si volsero ad annuire�� tutti salvo io, che non potevo vantarmi d�aver udito�� e probabilmente saremmo andati avanti a parlarne per un�aitra mezz�ora se l�usciere del tribunale non avesse annunciato:�� Suo Onore Timothy P. Magrahan. Tutti in piedi.</p><p>E ci alzammo. Sudando nella toga di seta nera Suo Onore entr�, e gir� attorno lo sguardo di un attore che valuta senza alcun entusiasmo una misera platea. Quando ci venne consentito di sedere di nuovo tossicchi� ed esord� con un breve discorsetto:</p><p>��Signore e signori, molti di voi, oggi qui presenti, sono accusati d�infrazioni alle norme del traffico. Ora, io non so come voi la pensiate in merito, ma in quanto a me, non intendo prendere cose simili alla leggera. Un�infrazione al codice stradale non � mai da ritenersi lieve o irrilevante. Assolutamente mai. Un�offesa al traffico � un�offesa contro il sistema dei trasporti civili. E un�offesa contro il sistema dei trasporti � un�offesa contro i bravi popoli che ne rendono possibile il funzionamento� i nostri amici del Medio Oriente, incluso lo stesso Mekhtab ibn Bawzi. E un�offesa contro i nostri amici del Medio Oriente � un�offesa contro i principi di tolleranza religiosa e di democratica amicizia fra popoli che�</p><p>Non fui troppo sorpreso quando il giovanotto vivace dal vestito bianco mi sussurr� all�orecchio che il giudice Magrahan s�era candidato per la rielezione, il prossimo Novembre. Mentre lui proseguiva con l�informarci che un�offesa contro il Corano era un�offesa contro la religione in generale, inclusa la nostra giudaico-cristiana, cominciai a capire che quella mia contravvenzione poteva essere una cosa seria. L�unica speranza che avevo di cavarmela a buon mercato stava nella possibilit� che il firmatario del verbale non si presentasse in aula. Ma quella fortuna non l�avevo avuta. Lungo la parete destra dell�aula c�era una panca, e fra gli agenti li seduti�� due della polizia statale, gli altri con uniformi di comuni diversi�� c�era la mia conoscenza dell�incrocio sulla Meacham Road. Sapeva che io ero in aula. Non diede alcun cenno d�avermi riconosciuto, ma di tanto in tanto m�accorsi che guardava dalla mia parte.</p><p>Il primo caso che and� davanti alla Corte fu una donna giovane e malmessa, con un pargolo che frignava nella carrozzina, colpevole d�aver guidato a 68 miglia all�ora in un tratto dove il limite era di 60 miglia. Venti dollari di multa e sospensione della patente per sei mesi. Il secondo caso era pi� grave: guida in stato di ubriachezza, inosservanza di un segnale di �stop� e svolta pericolosa. Si trattava di un giovane neppure ventenne, e non pot� uscire libero dall�aula: un poliziotto lo port� via ammanettato, in attesa della sentenza definitiva, e mentre usciva potei vedere che si guardava i pollici impensierito, come se non si aspettasse di goderne ancora a lungo.</p><p>Misi da parte la valigetta e strinsi i denti. Non ero il solo a non preoccuparmi pi� del caldo, l� dentro. La strategia elettorale del giudice Magrahan sembrava ormai chiara: perdere il voto di chi gli capitava sotto le grinfie gli costava molto meno di quel che avrebbe guadagnato indossando la candida armatura del crociato in difesa della sicurezza delle strade nazionali.</p><p>C�era inoltre da considerare�� e lo considerai�� che molti di coloro che attendevano la sentenza provenivano da altri comuni, come il sottoscritto, e di conseguenza il giudice poteva non tenerne conto nel suo conteggio dei voti.</p><p>Trascorse cos� una mezz�ora durante la quale il giudice fece sentire il peso della giustizia a una ventina di persone, l�una dopo l�altra. Decisi che quella doveva essere la mia settimana nera. L�Agente Capo Nyla Christophe m�aveva fatto passare un�ora d�inferno, ma alla fine ero riuscito a venirne fuori. Con quel giudice invece non avevo speranza. Nel frattempo il mio vicino in completo bianco s�era messo a girare qua e l� nell�aula come un amico di famiglia a un picnic, fermandosi a chiacchierare con questo e con quello. Ma solo quando lo vidi chinarsi a parlare all�orecchio del poliziotto che mi aveva multato cominciai a prestargli davvero attenzione. Il poliziotto lo ascolt�, si volse a gettarmi un�occhiata poco amichevole, torn� ad ascoltarlo, ed io m�irrigidii. Allorch� un paio di minuti pi� tardi i due uscirono insieme dall�aula, sempre parlando fra loro, fui tentato di seguirli. Ma all�estremit� interna della mia fila stazionava il poliziotto che sorvegliava il buon comportamento del pubblico, e costui mi dissuase dall�alzarmi con un�occhiata cupa. Rimasi seduto. Per un po�. Quando, due minuti dopo, la curiosit� ebbe la meglio sulla prudenza, era gi� troppo tardi.</p><p>��I gabinetti?�� sussurrai al sorvegliante. Lui mi indic� col pollice esattamente la porta che speravo. Ma quando fui l� potei soltanto constatare che l�uomo in bianco e il poliziotto s�erano volatilizzati.</p><p>Quando infine, mezz�ora pi� tardi, l�impiegato chiam� il mio nome, il giudice confabulo sottovoce con un altro usciere. Poi mi fiss� accigliato.�� Mr. DeSota�� brontol�.�� Il pubblico ufficiale che vi ha notificato la convocazione in quest�aula � stato chiamato altrove da urgenti affari di polizia, e non pu� dunque testimoniare contro di voi. Di conseguenza, a termini di legge, non mi resta che chiudere il caso. Voi siete ancora un uomo libero, Mr. DeSota. E se posso dirlo, siete anche un uomo molto fortunato.</p><p>Fui perfettamente d�accordo con lui.</p><p>Ero cos� felice d�essere uscito senza danni da quella situazione che solo a mezza strada verso casa mi resi conto d�aver lasciato suonare il telefono senza rispondere. Fermai a una stazione di rifornimento, e intanto che mi facevano il pieno richiamai il Centro Messaggi. Stavolta non avevano fatto pasticci con la sintonia, e l�operatrice aveva scritto ogni parola, cosicch� fu il testo stesso della chiamata a lasciarmi perplesso. Mi venne ripetuto con puntigliosa chiarezza:</p><p>��Non � necessario che lei sappia il mio nome, n� perch� mi occupo di quello che le succede, n� perch� io so chi � lei e cose simili. Ma se vuole aiuto da Lady Senzapollici ordini un sandwich al tonno al Carson Pirie Scott Coffee-Shop, questa sera alle sei.</p><p>��E questo � tutto?�� chiesi.</p><p>��S�, signore�� rispose la centralinista, molto dolce, molto competente.�� Desidera che ripeta il messaggio? No? In tal caso mi lasci dire, signore, che sono proprio i messaggi occasionali di questo genere a rendere il mio lavoro molto molto divertente! Buonasera, Mr. DeSota, e tante grazie.</p><p>��Grazie a lei, Voce di Miele�� dissi, e restai l� a fissare il parabrezza finch� il benzinaio buss� al finestrino.�� Scusi�� dissi, e tirai fuori il portafoglio� sessantanove cents al gallone! Se avessi notato i prezzi di quel distributore non mi sarei fermato l� neppure con tutte le gomme a terra.</p><p>Ma il pensiero mi svani subito dalla mente; ero troppo occupato ad arrovellarmi su quel messaggio. E sulla falsa identificazione compiuta dall�FBI. E sulla facilit� con cui me l�ero cavata al tribunale del traffico. E sulle varie altre stranezze che stavano infestando la mia vita e il mondo. In circostanze normali avrei ignorato una comunicazione cos� sibillina. Era proprio il genere di situazione melodrammatica da cui una persona di buon senso preferisce stare alla larga. Dedicare tempo a quella faccenda avrebbe significato, tanto per cominciare, rubare tempo prezioso al lavoro che mi forniva di che vivere, rinunciando al colloquio con qualche cliente desideroso di stipulare un�ipoteca. Il mio boss non ne sarebbe stato entusiasta. E la cosa si presentava abbastanza equivoca. Andare in quel posto poteva farmi finire, magari, in un guaio da cui non sarei uscito con facilit�.</p><p>Naturalmente ci andai.</p><p>Una volta Greta ed io stavamo leggendo insieme un romanzo dove uno dei personaggi pronunciava all�incirca questa frase: �La vidi entrare in un grande magazzino, uno di quei posti dove le donne sono nel proprio elemento ma in cui pochi uomini le seguono volentieri�. E Greta aveva protestato che quella frase denigrava le donne.�� Alle donne non <emphasis>piace </emphasis>far compere�� aveva detto.�� � solo che <emphasis>devono </emphasis>farlo. Tocca a loro comprare il cibo o gli oggetti per la casa, e tutte le cose di cui una famiglia ha bisogno.</p><p>��Non comprano le automobili�� avevo puntualizzato io.</p><p>��No, naturalmente. Non si occupano delle spese maggiori�� era stata d�accordo lei.�� Ma acquisti del genere si fanno solo una volta ogni qualche anno. Per tutto il resto bisogna provvedere con acquisti quotidiani. E se una donna spende un sacco di tempo a far compere, lo fa perch� il suo lavoro � questo: valutare i prezzi, calcolare le necessit�. � cos� che amministra il denaro del capofamiglia. E che le piaccia o meno, deve farlo comunque.</p><p>��Giusto, dolcezza�� avevo sorriso io.</p><p>Il mio sogghigno non le era piaciuto.�� No, Nick, dico sul serio! Non devi dire che alle donne <emphasis>piace </emphasis>far compere. Devi dire che questo � il loro <emphasis>lavoro.</emphasis></p><p>��Per�, Greta�� avevo cercato di farla ragionare,�� guarda la cosa obiettivamente, vuoi? Come puoi affermare che una donna � stata denigrata, quando di lei si � detto che il suo lavoro le piace? Anche a me piace il mio lavoro.</p><p>��Questa non � la stessa cosa�� aveva brontolato lei, ma rinunciando al tono mordace, e poi aveva cambiato argomento. Sapeva essere accomodante. Non era una suffragetta, Greta. Non di rado dichiarava che se avesse avuto il diritto di voto non avrebbe saputo cosa farsene. Tuttavia c�era il fatto che aveva un buon lavoro come stewardess, e questo la rendeva un po�� be�, non voglio dire mascolina. Un po� indipendente, certo. Ma quelle erano solo chiacchiere, naturalmente, e se mi fossi deciso a farle la domanda fatidica sapevo cos�avrebbe risposto. E una volta sposati avrebbe lasciato perdere quelle strane idee.</p><p>Idee che per� mi davano un po� da pensare, ogni tanto.</p><p>In quel momento le mie preoccupazioni erano assai pi� immediate. Ci� che mi aveva fatto ripensare a quella conversazione era stata la vista dell�interno del Carson Coffee-Shop, su cui la frase di quel romanzo avrebbe potuto essere appiccicata come un�insegna. C�erano almeno cento clienti sparsi nel salone�� tovaglie verdi ai tavoli, sedie in velluto verde, piante in vaso dappertutto�� e novantacinque di loro erano donne. Non c�erano uomini soli. Qua e l� c�erano coppie, l�uomo generalmente pi� anziano e con un�aria da �Oh, cielo! Sono entrato nella toeletta delle signore!� stampata sul volto.</p><p>Suppongo che fu questo a farmi presumere che a lasciarmi il messaggio misterioso fosse stata una donna. Il che dimostra quanto siano degne di fiducia le mie intuizioni.</p><p>Venti minuti dopo, la terza volta che una cameriera anzianotta pass� a chiedermi se volevo ordinare qualcosa, risposi di s�. Ci vollero altri venti minuti prima che il mio sandwich al tonno arrivasse.</p><p>E un quarto d�ora pi� tardi�� mentre esibivo ancora met� del panino come segnale di riconoscimento�� sentii qualcuno avvicinarsi a passi svelti alle mie spalle. L�uomo scost� la sedia e si sedette di fronte a me.</p><p>Lo conoscevo. Non portava pi� il panama e l�abito bianco, ma qualche ora prima quello era stato il suo colore.</p><p>��Be�, salve�� dissi.�� Avrei dovuto immaginare che era lei.</p><p>La cameriera si stava gi� muovendo; lui la incoraggi� con un cenno poi mi sorrise ampiamente.�� Allora, come va?�� esclam�, col tono di una vecchia conoscenza di lavoro. Ma se conosceva il mio nome non ne fece uso, limitandosi a�� Parecchio che non ci vediamo, eh?�� e altre frivolezze senza aspettare che gli dessi risposta. Quando la cameriera ebbe preso la sua ordinazione e se ne fu andata, abbass� la voce:�� Non � stato seguito fin qui. E in sala non c�� nessuno che la sorvegli. Possiamo parlare.</p><p>Permisi a me stesso di tollerare ancora un po� il mistero della faccenda. Raccolsi il mezzo sandwich e fra un boccone e l�altro lo studiai meglio. Decisi che aveva due, forse tre anni meno di me. Un volto aperto, lentigginoso, capelli color sabbia. Proprio il ragazzo della porta accanto, quello da cui non vi aspettereste mai atti meschini o comportamenti furtivi. Solo che si stava comportando parecchio furtivamente.�� Di cosa stiamo per parlare?�� chiesi, con la bocca piena di tonno e di mollica.�� E con chi ho il piacere, comunque?</p><p>Ebbe un gesto impaziente.�� Mi chiami Jimmy. Il nome non importa. Quel che conta �: cosa stava facendo ai Laboratori Daley?</p><p>��Ah, Jimmy!�� sospirai tristemente. Rimisi nel piatto i resti del sandwich.�� Questa � una cosa stupida�� dissi.�� Torni dall�Agente Capo Christophe e le dica che lo scherzetto non ha funzionato.</p><p>Mi fiss� in silenzio e con un lieve cipiglio intanto che la cameriera arrivava col suo sandwich di prosciutto e formaggio. Poi disse:�� Non � uno scherzo.</p><p>��Invece non � <emphasis>nient�altro </emphasis>che uno scherzo, Jimmy. Io non mi sono mai avvicinato ai Laboratori Daley, e lei e Christophe lo sapete bene.</p><p>��Non mi prenda per il bavero�� disse.�� Loro hanno le sue foto.</p><p>��Sono malriuscite, o false.</p><p>��E le impronte digitali? Malriuscite anche quelle?</p><p>Strinsi i denti.�� Qualunque prova abbiano per dimostrare che ho cercato di penetrare in quei laboratori sabato notte � un falso, per il semplice motivo che non ero l�.</p><p>Cominci� a mangiare il sandwich, analizzandomi con occhi insospettiti. Io analizzai lui. Non solo era pi� giovane di me, ma anche pi� alto ed elegante. E gli piaceva vestire alla moda. Il completo bianco che aveva indossato in tribunale era un po� troppo vistoso, mentre quello che gli vedevo adesso era probabilmente di taglio inglese. Non doveva averlo pagato meno di 75 dollari. E le sue scarpe non provenivano certo dalla vetrina di �All�Onest�, da Joe�. D�un tratto disse:�� Nyla � convinta che i testimoni a sostegno del suo alibi abbiano mentito.</p><p>Mordicchiai il rimasuglio del mio sandwich. Lo deposi di nuovo.�� Come sa quello che pensa Nyla Christophe, se non � dell�FBI?</p><p>��Siamo amici�� spieg�.�� Ho un sacco di amici nella polizia� non solo all�FBI. Dovrebbe averlo capito.</p><p>��So quello che ha fatto�� osservai.�� Non so perch� l�abbia fatto.</p><p>��Perch� non dovrei fare un favore a qualcuno, se mi va?�� disse.�� Torniamo ai suoi testimoni. Hanno mentito?</p><p>��No! E anche se fosse, verrei a dirlo a lei? Ma dicevano la verit�.</p><p>Termin� il suo sandwich in silenzio e senza smettere di studiarmi con gli occhi, come se un impercettibile mutamento della mia espressione avesse potuto fornirgli le risposte che voleva. Lasciai che se la prendesse con calma. Ingoiai l�ultimo boccone del sandwich, bevvi il caff� e feci cenno alla cameriera di portarmene un�altra tazzina. Lui alz� la sua per chiedere il bis, e quando la donna fu di nuovo fuori portata d�orecchio ammise:�� Detto fra noi, sono propenso a credere che non abbiano mentito.</p><p>��Lieto di saperlo.</p><p>��Ah, non stia a fare tanto il duro con me, Dominic. � nei guai fino al collo, lo sa?</p><p>Non lo sapevo affatto.�� La Christophe mi ha detto che potevo tornarmene alle mie faccende�� obiettai.</p><p>��E perch� non avrebbe dovuto? Tanto non potrebbe lasciare la citt�, neanche se ci provasse. Non ha ancora finito con lei.</p><p>��Perch� no, maledizione?</p><p>��Perch頗 spieg�,�� le foto e le impronte non possono mentire.</p><p>��Ma io in quel posto non c�ero!</p><p>��Giuro che mi sembra sincero. Anche i suoi testimoni, e questo � un boccone duro da mandar gi�. Secondo me voialtri potreste perfino passare un test col lie-detector.</p><p>��E perch� no? Non abbiamo detto una sola parola falsa.</p><p>��Oh, al diavolo, Dominic!�� esplose.�� Non si rende conto d�aver molto bisogno di aiuto?</p><p>��E lei si � ficcato in capo di aiutarmi?</p><p>��Io? No�� disse.�� Ma conosco qualcuno che pu� farlo. Paghi il conto, Dominic, e andiamo a fare una corsetta in auto.</p><empty-line/><p>Era pieno Agosto e il sole non tramontava fin verso le otto di sera, ma dovunque stessimo andando s�era gi� fatto buio molto prima che ci arrivassimo. Fin da quando Jimmy aveva girato a sud, fuori dalla periferia di Chicago, il traffico s�era fatto scarsissimo. Oltrepassammo miglia e miglia di campi coltivati a grano, dozzine di piccoli centri abitati, e ogni volta che chiesi al sedicente Jimmy quale fosse la nostra destinazione lui scosse la testa.�� Meno ne sa�� disse,�� meno guai pu� dare a se stesso e ad altri.</p><p>��Cosa stiamo andando a fare, allora? Io non sono uno specialista delle ore piccole. Ho un lavoro, e ci si aspetta che di buon mattino�</p><p>��Quello che ha adesso�� spieg� con pazienza, rallentando a un semaforo,�� � un guaio con l�FBI. E se non riesce a venir fuori da questo, tutti gli altri le sembreranno roba da ridere.</p><p>��Ah, sicuro, Jimmy. Per�</p><p>��Per� stia calmo e si rilassi�� ordin�.�� Siamo quasi arrivati. � appena fuori di questa citt�.</p><p>Quella �citt�, a dar retta al cartello stradale, era un posto chiamato Dixon, Illinois, popolazione 2250, riunioni del Rotary e Lion Club ogni gioved� e venerd� all�Holiday Inn. La Main Street ci condusse a una piazza dove un cannone da 75 mm della seconda guerra mondiale campeggiava in mezzo alle aiuole, e l� Jimmy sterz� con uno stridio di pneumatici in una strada privata.</p><p>A chi la strada appartenesse, non era possibile capirlo. Non c�era alcun cartello tipo �Benvenuti a Villa Pratinfiore� o �Attenti ai cani�, niente che permettesse d�identificare il luogo n� che facesse sentire minimamente benvenuto chi arrivava. Al contrario. Ci� che distingueva quella strada da qualsiasi altra era solo la cancellata che la sbarrava subito dietro la prima curva. Fuori dal cancello c�era un casotto di legno, davanti al quale una guardia in uniforme ci ordin� con un gesto di abbassare i fari.</p><p>��Documenti, prego�� disse. Jimmy gli pass� qualcosa dal finestrino. Non vidi che razza di tessera fosse, ma dovette sembrargli soddisfacente. O meglio, quasi soddisfacente. Ci ponder� sopra per un po�, mordicchiandosi un labbro, and� a un telefono e ne discusse con qualcun altro al capo opposto del filo, quindi apri il cancello e ci fece segno di passare.</p><p>Un quarto di miglio pi� avanti la strada si divise in due intorno a una fontana posta al centro di uno spazio circolare. Girammo intorno al prato e rallentammo sulla ghiaia di fronte alle massicce colonne bianche di una scalinata marmorea. Avevo gi� visto un posto simile: era l� che abitava Rossella O�Hara in <emphasis>Via col vento. </emphasis>E i servi in livrea sembravano usciti dallo stesso film. Un giovanotto di colore ci apri la portiera con un inchino, e port� via l�auto di Jimmy verso un�invisibile rimessa dietro un frutteto di meli in fiore. Comparve una negra grassa e anzianotta che ci scort� in casa. Non chiam� Jimmy per nome, e in quanto a me parve considerarmi invisibile. Non fece domande. Non volle rispondere a ci� che le venne chiesto. La lista di cose che non intendeva fare per noi sembrava piuttosto lunga. Ci guid� in silenzio attraverso un largo andito, da cui una scala coperta da una passatoia rossa s�incurvava verso il piano superiore, oltrepassammo un corridoio, una specie di soggiorno dove campeggiavano un enorme caminetto e alcune poltrone massicce, e finalmente apr� una porta a vetri per immetterci in quella che sembrava un incrocio fra una serra e una piscina coperta. Fuori faceva caldo. L� dentro era due volte pi� caldo. Dovunque s�ergevano piante tropicali, alcune alte fino al soffitto a vetri, e non mancavano gli alberi coperti di rampicanti. L�aria era satura di profumi vegetali misti al sentore d�humus e foglie marce.</p><p>La vasca che ne occupava il centro era una piscina lunga e stretta, nella quale stava nuotando un uomo. Era anziano e, vidi, completamente nudo. La cosa non sembrava dargli alcun imbarazzo, anche perch� era occupatissimo a gareggiare con se stesso. Tocc� il fondo della piscina con una mano e grugn�:�� Novantotto!�� poi ripart� verso l�altra estremit� battendo il crawl australiano o qualcosa di simile.�� Novantanove!�� E torn� indietro mettendocela tutta. Infilava le mani in acqua con aggraziata cautela, girava la testa bianca dalla parte opposta per espellere il fiato e i suoi piedi battevano otto volte per ogni bracciata.�� Cento!�� disse, e ansimando s�aggrapp� al bordo della vasca. Un altro giovanotto di colore, serio e contegnoso, gli porse un largo asciugamano mentre si tirava a sedere sulle mattonelle. L�uomo si massaggi� la faccia, quindi ci elarg� un sogghigno.�� Salve, gentiluomini�� disse.</p><p>Io emisi un rumore che non era esattamente un �buonasera� ma suon� abbastanza rispettoso. Jimmy fu assai pi� espansivo. And� ad accovacciarsi sul bordo della piscina, agguant� una mano bagnata dell�anziano nuotatore e gliela stritol� con entusiasmo.</p><p>��Ron�� esord�, sprizzando umilt� e commossa deferenza da tutti i pori.�� Non so dirti quanto ti sia grato per averci voluto ricevere a quest�ora.</p><p>��Di niente�� rispose lui, cortese.�� D�altronde, Larry, hai detto che si tratta di un caso significativo di diritti civili.</p><p>��S�, direi proprio cos젗 annu� �Jimmy� compunto, evitando con cura di voltarsi a vedere se avevo captato il nome.�� Riguarda Dominic, qui. Ha un problema� uh, insolito con l�FBI. Affermano d�averlo sorpreso mentre penetrava in un�installazione di ricerche segrete del governo. E hanno fotografie e impronte digitali per provarlo. Ma lui ha dei testimoni insospettabili pronti a giurare che in quello stesso momento si trovava a mille miglia da l�.</p><p>Ron aveva estratto le gambe dalla piscina e si stava asciugando. Dimostrava settant�anni suonati, ma quando vidi la robustezza del suo corpo alto e asciutto mi augurai di poter arrivare ai sessanta in quelle condizioni fisiche. E non solo lo trovai in forma; lo trovai anche stranamente familiare. Fin� di asciugarsi, gett� l�asciugamano sulle piastrelle e permise al domestico negro d�infilargli un accappatoio immacolato.�� Non faccio pi� l�investigatore privato da cinematografo, Larry�� disse, ghignando, e finalmente compresi perch� mi sembrava di conoscerlo. Era un attore. O lo era stato, comunque. Del cinematografo. Non una delle grandi stelle, ma aveva una di quelle facce che vi restano nel subconscio finch� poi non le rivedete in un altro vecchio film. La sua era apparsa anche nei giornali scandalistici. Scandalo? Be�, no, un qualche genere di guaio piuttosto. Non ricordavo i particolari, salvo che era stato costretto a ritirarsi a vita privata. Una faccenda in cui c�entrava la politica, forse�</p><p>Qualunque cosa fosse, era successa molto tempo prima. Negli anni cinquanta, proprio quando io ero pronto per venire al mondo. E adesso il vecchio Ron passava da poco la settantina, se calcolavo giusto. A parte la solidit� fisica aveva conservato una faccia simpatica, un sorriso accattivante, e se si fosse tinto i capelli avrebbe potuto tornare a calcare la scena con buon successo.</p><p>Questa almeno fu l�impressione che mi diede.</p><p>Il vecchio Ron volse le spalle alla piscina e ci fece strada di nuovo nell�imponente salotto. In quei due minuti qualcuno era venuto ad accendere il fuoco nel camino, e aveva deposto un vassoio con bottiglie e bicchieri su un basso tavolo da caff�. Un terzo domestico negro, forse l�addetto al focolare e ai beveraggi in quella zona della casa, si materializz� per chiederci cosa gradivamo bere, mentre Ron si sedeva nella poltrona pi� vicina al camino e con l�ausilio di un panchetto protendeva i piedi nudi verso la fiamma. S�era scordato che eravamo in Agosto? Potevo capire che dopo cento vasche avesse freddo alle dita, ma ero sicuro che per scongelarsele doveva esserci un sistema pi� pratico che riscaldare l�intera dannata stanza.</p><p>Quando avemmo i nostri drink lui alz� il suo in un muto brindisi, ne mand� gi� met� in un sorso e quindi elarg� a me e a �Jimmy� il suo sogghigno accattivante.�� Allora, Larry�� disse.�� Che razza di disperata mammoletta mi hai portato stavolta?</p></section><section><p><emphasis>Il centralino della stazione radio WGN � stato subissato di chiamate durante la radiocronaca di una partita di baseball della Lega Giovanile. Ogni telefonata era una lamentela, e ogni lamentela era la stessa. La trasmissione era stata interrotta proprio a met� del terzo inning da qualcuno che faceva la radiocronaca di una partita di rugby. Ma chi ha telefonato per protestare era soprattutto curioso: chi aveva mai sentito dire che la Lega Professionisti di Rugby facesse delle partite in pieno Agosto?</emphasis></p><empty-line/><subtitle>19 Agosto 1983</subtitle><subtitle>Ore 9,15 della sera�� Larry Douglas</subtitle><empty-line/><p>Una persona che fa il mio genere di lavoro bisogna che tenga gli occhi bene aperti. Vedete, io non incasso una busta paga ogni settimana. Ci sono settimane in cui non incasso assolutamente niente, e altre in cui se un borsaiolo mi perquisisse potrebbe lasciarmi in tasca pi� di quel che ci ha trovato. Cos� devo raggranellare dollari dovunque mi sia possibile trovarne, qualunque sia il rischio che si presenta.</p><p>Quando Nyla mi aveva parlato del povero semplicione che i suoi avevano pescato la sera prima�� nel modo in cui lei mi rivela fatti del genere, spesso utilissimi per me�� avevo deciso di dargli un�occhiata pi� da vicino. Sentivo l�odore di una possibilit�, anche se non ero ancora sicuro di cosa potesse trattarsi.</p><p>C�� sempre il modo di entrare pulitamente in una faccenda, se si sa sfruttare l�occasione, e in quel caso era stato facile. Infilarmi nell�aula del tribunale non mi era costato che una parola all�orecchio giusto, e non ci avevo messo molto a persuadere l�agente Pupp che non era il caso d�infierire:�� Se tu dici che � un tipo a posto, Larry�</p><p>��Lo �, credimi.</p><p>��Be�, allora dir� all�usciere che devo tornare subito in servizio. Ma di� al tuo amico che stia pi� accorto, la prossima volta.</p><p>��Lo far� avevo promesso. E stringendogli la mano gli avevo rifilato una banconota da venti dollari. Questo � il m�do in cui tratto normalmente le mie cose. Col mio lavoro � essenziale aver rapporti amichevoli coi poliziotti. Questo magari non impedisce loro di farmi passare qualche guaio, di tanto in tanto, ma se non altro mi tiene alla larga dalla stanza dove fanno il terzo grado.</p><p>Come mamma diceva sempre, probabilmente ho preso da Nonno Joe. Era un rapinatore di banche, prima di venire in America e cambiare nome. Naturalmente lui usava la pistola. Io non faccio cose simili, mai. Ma del resto, finch� la gente � cos� idiota da comprare meravigliosi anelli di diamanti all�angolo di una strada, o da acquistare in contanti una partita di fusti di petrolio senza accertare a chi appartenga veramente il magazzino che ha appena visitato, non ho bisogno di girare armato. A meno che uno di costoro non riesca a rintracciarmi. Ma da quando sto con Nyla Christophe, non � probabile che questo accada senza uno squillo di telefono che mi dia il vantaggio necessario.</p><p>Devo tenermi buoni gli arabi, anche, bench� non con gli stessi sistemi. Ci sono circostanze in cui uno deve tracciare una linea e stare attento a non oltrepassarla, perci� non faccio cose simili con loro. Tutt�al pi�� be�, d�altronde gli arabi sono molto generosi coi ragazzi giovani che rifilo loro, e una percentuale � una percentuale.</p><p>Qualche volta penso che farei meglio a rigare dritto, ma non ho fatto io il mondo in cui viviamo.</p><p>Cos� quando avevo visto che quel tipo era inguaiato fino al collo m�era venuta l�ispirazione di tirare Ron nella faccenda. Me l�ero tenuto buono, anche lui� una specie d�investimento, nell�ipotesi che prima o poi avrei trovato il modo di ricavarne un utile. Quando lo sentii insultare l�amico, DeSota, seppi che ero a cavallo. Capite, Ronnie � sul serio il vecchio brontolone che sembra, ma se sapete con quale manico manovrarlo potete ottenere parecchio da lui. Io conoscevo l�arte di lanciargli l�esca come gli piaceva.</p><p>��Ron�� dissi serio, e scossi il capo.�� Hai ragione. Avrei dovuto occuparmene personalmente.</p><p>Mi sbirci� da sopra il bicchiere di scotch, un sopracciglio umoristicamente inarcato.�� In cosa ho ragione, Larry?�� E mi strizz� un occhio come sapeva fare lui. Gliel�avevano insegnata alla MGM quell�espressione, ai vecchi tempi, prima che s�impegalasse coi sindacati. Ma c�era poco da fidarsi della strizzatina d�occhi di Ron, e in quanto al suo sogghigno mi faceva pensare ai cannoni dell�ammiraglia di Nelson che uscivano dai portelli spalancati, un attimo prima che il grande <emphasis>boom </emphasis>vi spedisse fra i pi�.</p><p>��Hai ragione�� dissi,�� sul fatto che Nicky DeSota qui � un tacchino finito nella pentola dell�FBI, e che non avrei dovuto portartelo qui per chiederti di levarlo dal fuoco.</p><p>Naturalmente la mandibola di DeSota s�era abbassata fin sul pavimento. Ma era la mandibola di Ron quella che contava. S�era indurita. Socchiuse gli occhi. La sua faccia torn� ad essere quella dello sceriffo a cui era appena stato riferito che i fuorilegge, malgrado tutto, non avevano lasciato il paese.</p><p>��Penso�� disse con fermezza,�� che dovresti dirmi come stanno le cose, e lasciare a me questa decisione.</p><p>��Non vorrei procurarti un guaio, Ron.</p><p>��Guaio, Larry, � una parola a cui sono abituato�� brontol�. La sua espressione era quella dello sceriffo che adesso apre la porta del saloon.</p><p>Cos�avrei potuto fare? Esattamente quello che volevo fare, si capisce.�� Non ti do torto, Ron�� dissi, e cominciai a metterlo al corrente. Ci volle tempo. Ron non � del tutto quello che potreste chiamare un tipo svelto. E non lo era neppure DeSota. Con la coda dell�occhio lo vidi che fissava il pavimento. Ma non rialz� lo sguardo n� disse parola.</p><p>E a dire il vero non c�era nulla di cui potesse lamentarsi sul modo in cui esposi il suo caso. Spiegai che era un caso lampante d�errore di identit�, bench� la persona fotografata ai Laboratori Daley fosse praticamente il gemello di Dominic a quanto risultava da ogni apparenza. Poi feci una pausa, intanto che Ron si faceva servire un altro drink e lo scolava fino all�ultima goccia.</p><p>��Quest�altro tizio era molto somigliante a lui, giusto?</p><p>��Somigliantissimo, s�.</p><p>��E aveva le stesse impronte digitali?</p><p>��Proprio cos�, Ron.</p><p>��Ma non era lui�� concluse. Risposi di no.</p><p>��Di conseguenza�� stabil� Ron, con un lampo negli occhi,�� si tratta di un caso indubbio di errore di persona. Cos� la vedo io.</p><p>Espressi ammirazione per quella chiarezza di pensiero con un cenno del capo, e fissai Dominic per cercare di spingerlo a fare altrettanto. Speranza vana, perch� l�amico taceva e mi guardava gelidamente. Non era affatto compiaciuto del mio modo d�agire, Dominic DeSota, ma questo solo perch� non capiva come fosse contorto l�amo da far ingoiare a quel vecchio pesce di Ronnie.</p><p>Ronnie si alz�.�� Larry�� disse.�� Tu e Nicky restate a cena, naturalmente.�� Naturalmente. Erano le dieci di sera! Solo un�ex star del cinematografo poteva trovare normalissimo quell�orario.�� Prendetevela con calma intanto che vado a mettermi qualcosa addosso. Se volete un po� di musica dite a Hiram, qui, di accendere lo stereo.</p><p>E ci lasci� l�uno alle prese con l�altro, cosa che mi sarebbe costata uno sfoggio di pazienza.</p><empty-line/><p>��Cosa diavolo sta cercando di fare?�� domand� DeSota, appena il nostro ospite fu fuori portata d�orecchio.</p><p>��Via, si rilassi�� lo blandii.�� Sul serio non l�ha capito?</p><p>��Se ho capito, spero d�aver capito male!</p><p>��Sto solo tentando di portarlo al suo fianco, tutto qui.�� E spiegai:�� Vede, Ron � un liberale accanito. Ci sono situazioni in cui si sente coinvolto personalmente, ed � irremovibile. A Hollywood, anni fa, era sulla lista nera per le sue attivit� sindacali, e�</p><p>Tacqui, perch� stava entrando un altro domestico negro.�� Un po� di musica, signori, coi saluti della signora�� mormor�, e scomparve di nuovo. Da un altoparlante nascosto cominci� a uscire musica sinfonica a basso volume. Ne fui lieto; rendeva meno probabile che qualcuno sentisse quel che dicevamo.�� Comunque�� conclusi,�� gli � andata bene. Aveva investito i guadagni dei suoi film in propriet� immobiliari nell�Illinois, e si � arricchito.</p><p>Dominic s�era accigliato.�� Liberale, ha detto?</p><p>��Gi�. Ma lui � ricco, Nicky, e se lo pu� permettere. A nessuno importa un accidente se un riccone gioca a fare un po� il rosso� tutti sanno che non farebbe mai niente contro il sistema che l�ha ingrassato.</p><p>��E allora a che scopo siamo venuti qui?�� domand�.</p><p>��Perch� se Ron si prende a cuore il tuo caso pu� far molto per aiutarti. O hai avuto qualche offerta migliore?</p><p>Scroll� le spalle con una smorfia.</p><p>Lo lasciai a meditare su quella frase. Ma non gli avevo detto che l�altra ragione per cui a nessuno importava che Ron fosse un tantino a sinistra era che nessuno si preoccupava di un tipo con molte chiacchiere e pochi fatti. E cos� era Ron.</p><p>Per� non ero ancora pronto a lasciare che Dominic DeSota se ne accorgesse.</p><empty-line/><p>��E questa�� annunci� galantemente Ron,�� � la mia cara moglie, Janie.</p><p>��Molto lieta�� cinguett� lei, dopo che DeSota e io le avemmo detto quant�eravamo compiaciuti di poterla conoscere, quindi sottobraccio a Ron ci precedette in sala da pranzo. Non poteva definirsi grande. Una sala dove possono sedersi venti persone in fila � grande. In quella l� avrebbero potuto servire messa per l�Esercito della Repubblica. Era maestosa. E l�aria intorno a noi vibrava di musica.</p><p>Dominic era seduto dall�altra parte del tavolo. Gli feci un cenno.�� Ti piace questa musica?�� Stava girando la testa da una parte e dall�altra, nel modo tipico di chi non ha mai sentito il sistema stereofonico.�� � una nuova invenzione�� spiegai.�� Ascolta la profondit� del suono� senti i violini alla tua destra e il resto dell�orchestra a sinistra? � gi� pi� di un anno che Ron ha fatto installare quest�apparecchiatura.</p><p>��Sar� messa in commercio fra non molto�� disse modestamente Ron.�� L�unica cosa � che ancora non fanno molte incisioni stereofoniche� e quasi tutte del genere di musica che piace a Janie, pi� che a me.�� Sorrise teneramente alla moglie attraverso tutta la lunghezza del tavolo. Lei segnal� a un altro dei giovani domestici negri di servire le insalate, prima di prendere al volo la palla della conversazione.</p><p>��Sospetto che a Mr. DeSota piaccia il mio stesso genere di musica�� disse dolcemente.�� Non � cos�, Mr. DeSota? Sembra proprio che si stia godendo moltissimo questo concerto per violino di Beethoven.</p><p>Ma Dominic non stava giocando al loro stesso gioco.�� Ah, si tratta di questo?�� domand�.�� A dire il vero stavo pensando che � lo stesso pezzo che l�Agente Capo Christophe fece suonare mentre mi� interrogava.</p><p>Ron riabbass� la sua forchettata d�insalata.�� Nyla Christophe! Non verrai a dirmi che Nyla Christophe ha a che fare con questa storia, Larry?</p><p>��Suppongo che avrei dovuto accennartelo�� ammisi, con volto onesto e contrito.�� Fa qualche differenza?</p><p>��Qualche differenza! Cristo� voglio dire, cribbio, Larry, maledettamente sicuro che la fa!</p><p>��Non potr� darti pi� guai di quanto abbia gi� fatto, caro�� cerc� di placarlo sua moglie.</p><p>��Non � questo che mi preoccupa! Anzi mi piacerebbe riuscire a ripagarla! Nyla Christophe�� aggiunse, volgendosi a Dominic,�� � uno dei pi� sordidi agenti di tutto l�FBI. Hai notato che non ha i pollici?</p><p>��Pu� scommetterci�� annu� Dominic.�� Mi chiedevo anzi come una�</p><p>��Te lo dico io come�� esclam� Ron.�� Era una ladra! E una drogata! � stata processata tre volte quand�era ancora minorenne� e alla terza volta, ovviamente, la sentenza � stata quella. Amputazione dei pollici. Fino a quel giorno studiava musica al conservatorio. Ma fumava quell�erba assassina, e per pagarsi la droga andava a rubare.</p><p>��E ha potuto farsi assumere all�FBI?�� sbarr� gli occhi Dominic, stupefatto e indignato.</p><p>��Ebbe una crisi di coscienza�� rugg� Ron.�� Prima ancora di farsi togliere le bende dalle mani si present� alla sede locale dell�FBI. Disse che voleva cambiar vita, e tanto per cominciare intendeva far piazza pulita di tutti i grossisti e gli spacciatori di marijuana che conosceva a Chicago� e ne conosceva un esercito, credetemi! Per un anno intero la tennero occupata con le identificazioni e le testimonianze. Poi il capo di quella sezione, Federman, ottenne un permesso speciale per arruolarla e la incaric� d�infiltrarsi in un gruppo di organizzatori sindacali, a Dallas. Ne fece arrestare quindici, laggi�, e cos� cominci� la sua carriera!</p><p>��In un certo senso, Ron�� gli diedi spago io,�� � singolare che un tipo come lei sia riuscita a diventare Agente Capo.</p><p>��Perch� � una traditrice? Cribbio, Larry! Dove credi che vadano a reclutarli i loro agenti?</p><p>��No, volevo dire perch� � una donna�� precisai.</p><p>��Aah!�� sospir�.�� Be���� Su quel fatto non poteva ringhiare, come sapevo bene, perch� Janie era tutta per i �diritti femminili�, qualunque cosa lei intendesse con questo.�� Be��� continu�.�� Sia quel che sia, il fatto � che adesso � legata a doppio filo con quella banda di reazionari che governa l�FBI. Gli stessi che ordirono un complotto contro di me anni fa! Gli stessi che hanno le mani in pasta con gli arabi e con quella marmaglia di fondamentalisti del Congresso che�</p><p>In quel momento Dominic lo interruppe. E avrei potuto strangolarlo per averlo fatto, perch� proprio allora Ron stava dicendo quello che realmente aspettavo di sentirgli dire. Ma lui esclam�:�� Anch�io lo dico sempre! Da quando gli arabi e la Lega Morale si sono messi insieme, quella gente ha riportato indietro le lancette dell�orologio. � forse giusto che la polizia aggredisca cittadini innocenti che stanno facendo una nuotata in piscina? � giusto che un uomo senza la parte superiore del costume si veda multato di cinque dollari?</p><p>Ron gett� un�occhiata divertita a sua moglie.�� Avresti dovuto vederci qualche anno fa a Hollywood, eh, Janie? Uomini <emphasis>e donne </emphasis>in topless, qualche volta. E qualche volta anche senza topless.</p><p>��Via, Ron!�� arross� lei.�� Parliamo piuttosto dei problemi di Mr. DeSota.</p><p>Le sorrisi, grato.�� Buona idea.�� Poi mi volsi a Ron e misi sul tappeto la domanda:�� Che ne pensi, Ron? La cosa � seria, e non coinvolge solo la questione dei diritti civili. Non vorrei che tu corressi dei rischi�</p><p>Lui si erse fieramente.�� � una faccenda seria�� proclam�.�� E riguarda i diritti civili. Sar� al tuo fianco, Dominic.</p><p>��Far� questo?�� esclam� DeSota.</p><p>��Naturale�� annu� benevolmente lui.�� Per prima cosa scriver� una lettera al <emphasis>New York Times. </emphasis>Poi, vediamo un po�, tu che ne dici, Janie? Potremmo tentare di mettere in piedi una dimostrazione? Ad esempio far marciare un po� delle tue amiche davanti alla sede dell�FBI di Chicago?</p><p>��Se credi, Ron�� disse lei.�� Per� alcune di loro sono gi� state ammonite. Non so se vorranno affrontare la prigione.</p><p>Dominic si accigli�, dubbioso.�� Non sono certo di volere che qualcuno vada in prigione per me�� disse.</p><p>��Uhm!�� riflett� Ron.�� Allora che ne pensi di questo? Scriviamo una petizione. Dominic pu� prendere dei registri e piazzare una scrivania gi� in piazza, e invitare la gente a firmare una petizione rivolta all�FBI in cui si chieda che, uh, che loro� di preciso cos�� che vuoi ottenere da loro?�� chiese.</p><p>��Be�, non so esattamente�� disse Dominic.�� Voglio dire, non sono stato messo sotto accusa.</p><p>��Ma sei stato interrogato. E ti hanno picchiato brutalmente!</p><p>��S�, certo, ma non � facile biasimarli, del resto. Avevano quelle foto e le impronte digitali.</p><p>L�amico stava diventando troppo ragionevole per i miei gusti. E per quelli di Ron.�� Stai esponendo il loro punto di vista�� osserv� Ron.�� Dimostri larghezza di vedute, certo, e questo � bene. Ma� giustificarli fino a questo punto � assurdo. Sono dei dannati fascisti.</p><p>Ringraziai Dio di quella parola. Mi schiarii la gola.�� Quando dici fascisti, Ron�� puntualizzai,�� intendi che il loro�</p><p>��Intendo dire che l�FBI � diventato una copia esatta della Gestapo e del KGB�� dichiar�.</p><p>��Dunque tu sei contro di loro.</p><p>Inarc� un sopracciglio nella mia direzione.�� Ah, Larry�� disse, servendosi una porzione di agnello arrosto.�� Non sono precisamente <emphasis>contro </emphasis>di loro, dico per� che ogni americano ha il dovere di <emphasis>resistere </emphasis>loro.</p><p>��Vuoi dire mediante dimostrazioni e petizioni.</p><p>��Se queste sono sufficienti, s젗 afferm� orgogliosamente.�� Se non lo sono, allora con qualunque altra misura sia necessaria. Io penso�</p><p>Ma Janie non gli lasci� dire quello che pensava.�� Ron, caro�� lo rimprover� dolcemente.�� Stai impedendo a Seth di passare le patate. Perch� non te ne servi qualcuna e lo lasci proseguire?</p><p>��Ma certo, amore mio�� disse Ron, e l�argomento fu messo in disparte. Non me la presi. Anzi ero abbastanza soddisfatto. Quando finimmo con le portate principali feci notare che erano gi� passate le undici, e cominciai a manovrare per levare le tende.</p><p>��Oh, no, Ron, niente dessert. No, neppure il caff�, grazie. Domattina presto Dominic dev�essere al lavoro, lo sai. Si, la cena � stata deliziosa, grazie. E grazie per il tuo aiuto, Ron. Ah� se tu ordinassi che mi vadano a prendere l�auto�</p><p>��Non avete dimenticato nulla?�� chiese amabilmente Janie, guardandosi attorno in cerca di cappelli o borse.</p><p>Scossi il capo.�� Ho gi� tutto ci� di cui ho bisogno�� la rassicurai, ed era la pura verit�.</p><empty-line/><p>Lasciai DeSota alla pi� vicina stazione del tram interurbano. Lui protest� risentito, visto che a quell�ora le uniche corse transitavano all�incirca ogni sessanta minuti, ma, come gli feci notare, io ero gi� in ritardo, e non poteva pretendere che stessi <emphasis>tutta </emphasis>la notte in giro per scarrozzarlo qua e l�. Erano quasi le due quando arrivai al condominio sulla Lake Shore Drive. Lasciai la macchina nel garage sotterraneo, agitai il lasciapassare davanti al portiere notturno ed entrai nell�ascensore. Stavo ripensando a Ron. Povero vecchio ingenuo! Aveva del tutto perso il contatto col sistema politico che era emerso in America. Le sue sciocche e sentimentali cognizioni risalivano ai tempi di Franklin D. Roosevelt e di gente come� bah, io non ricordavo neppure quei nomi. Comunque, semplicemente non capiva come oggi andavano le cose.</p><p>Quello che cercavo di non dimenticare mai era che io stesso avrei potuto crescere con le idee un tantino rosse, se nonno Joe si fosse portato dietro i suoi princ�pi quando venne in America. L� in Russia era stato un rapinatore di banche e un rivoluzionario. Quando il terreno cominci� a scottargli sotto i piedi s�imbarc� per Ellis Island anche lui, portando nella valigia ci� che restava dei frutti delle rapine ma lasciandosi alle spalle tutte le sue idee rivoluzionarie. Fu cos� che la Douglas Figli cominci� l�attivit�. E dalla Douglas Figli era venuto il denaro che mi aveva mantenuto a Yale.</p><p>Ma che sarebbe successo se il nonno avesse lasciato alle sue spalle il malloppo, per cercar fortuna nel nuovo mondo armato solo delle stracotte idee rivoluzionarie, come aveva fatto il suo amico Lenin? E come me la sarei cavata io, se quei provvidenziali corsi di scienze politiche a Yale non mi avessero fatto aprire gli occhi?</p><p>A passi lunghi mi diressi al grande appartamento-ufficio del 14� piano. All�interno le luci erano spente, ma le tende della larga finestra panoramica, aperte, lasciavano entrare i riflessi delFilluminazione stradale. Mi spogliai e scivolai nel letto a due piazze. Poi passai un braccio attorno alle spalle della mia ragazza, le accarezzai un seno e mordicchiandole un orecchio sussurrai:�� Nyla� tesoro?</p><p>Come al solito apr� gli occhi di colpo, subito sveglia. La sua voce non suon� neppure troppo secca:�� Com�� andata?</p><p>��Questo�� dissi, cominciando ad accarezzarla anche con l�altra mano,�� potrai giudicarlo tu stessa quando avrai sentito quel che c�� nel mio registratore.</p><p>Si volse, premendomi il naso contro il collo.�� E vuoi farmelo ascoltare?</p><p>��Certo, dolcezza, puoi contarci�� dissi.�� Ma prima c�� un�altra faccenda di cui vorrei occuparmi. La mancanza dei pollici non aveva mai pesato sulle capacit� di Nyla Christophe, a letto o altrove.</p></section><section><p><emphasis>Sono tempi duri per i contadini dell�Iowa orientale. Gente abituata a sopportare avversit� di ogni genere, dall�aridit� alla grandine, dalle inondazioni alle farraggini legislative, si � vista ora piombare addosso un nuovo disastro. Dal Muscatine a Quad City, per un tratto di oltre venti miglia, il cielo si � improvvisamente oscurato a causa di una densa nuvola color grigio-verde. E quando la nuvola s�� abbassata, duecentocinquantamila acri coltivati a grano, soia e ortaggi sono stati ricoperti da un tappeto di locuste. Locuste! Nessuno nello Iowa aveva mai visto uno sciame di locuste. E quando si sono risollevate in volo, al suolo restavano soltanto zolle nude.</emphasis></p><empty-line/><subtitle>21 Agosto 1983</subtitle><subtitle>Ore 4,50 del pomeriggio�� Nicky DeSota</subtitle><empty-line/><p>Quando fate il sensale d�ipoteche per voi non ci sono domeniche. La domenica � il giorno in cui i vostri clienti sono liberi, cos� se volete trovare l�uomo che vi procura il pane a casa con la moglie, la domenica � la vostra migliore amica. Era una bella giornata, brandelli di nuvole candide sorvolavano gli alberi della Riserva Forestale Mekhtab ibn Bawzi, e la piscina parve strizzarmi l�occhio quando la oltrepassai. Niente piscina per me quel giorno. Niente chiesa. Niente capatina allo stadio per vedere qualche inning della Lega Giovanile. Niente se non conteggi di pagamenti rateali, di valori di borsa, trasferimenti di titoli e percentuali. Non ebbi neppure la possibilit� di dare un�occhiata al giornale fin verso le cinque, e anche allora soltanto sul tram che mi portava in citt�. Salii su quello delle 4,38 in partenza da Elk Grove, dopo aver acquistato a volo un giornale mentre le vetture si stavano gi� muovendo e trascorsi dieci minuti a occuparmi delle notizie davvero importanti� quelle della pagina sportiva, insomma, per vedere cos�avessero fatto i Cubs e i Sox, e quale fosse la posizione in classifica dei Brooklyn Dodgers. I Cubs erano ancora decimi, a un mese dalla fine del campionato, e l�allenatore dichiarava che la situazione non era senza speranza. Ma non era il caso che mi mettessi a far calcoli sulla classifica, cos� dopo un po� tornai alle prime pagine del giornale.</p><p>Naturalmente non avevo dimenticato quella stupida corsa in auto gi� a Dixon. Fino a quel momento, suppongo, non mi ero preoccupato sul serio di ci� che avrebbe potuto accadermi. Un certo disagio l�avevo sentito, s�. Chi non si sente a disagio quando l�FBI gli mette gli occhi addosso? Ma <emphasis>preoccupato </emphasis>no, visto che sapevo di aver le mani pulite e disponevo di testimoni pronti a provarlo.</p><p>Cos�, in un certo senso, era stato proprio quando Ron aveva promesso d�aiutarmi con le sue proposte gonfie d�aria che avevo cominciato a impensierirmi davvero. M�ero atteso che il telefono suonasse o che, non so, qualche radiocronista della NBC Blue Network venisse a chiedermi che ne pensavo della dimostrazione fatta a Chicago quel giorno.</p><p>Be�, non c�era stata nessuna telefonata. E non c�era stata nessuna dimostrazione, o quantomeno nessuna che avesse meritato d�apparire nelle prime due pagine del <emphasis>Tribune. </emphasis>L�articolo di fondo diceva che il Presidente Daley sarebbe venuto a Chicago per la posa della prima pietra della biblioteca intitolata a lui. Queste erano le notizie che leggevate sul vostro <emphasis>Tribune. </emphasis>(A fondo pagina un articoletto parlava di nuovi scontri fra la Lituania e la Russia. Alla Lega delle Nazioni i russi erano stati accusati di aggressione.) Si parlava anche dei terribili boati e di altri rumori stridenti uditi nel cielo sovrastante il campo d�aviazione del Frutteto Vecchio (l�Areonautica Militare negava ogni responsabilit� e asseriva di non conoscerne le cause). Da una notizia all�altra eravamo quasi arrivati in stazione quando, a pagina sette, un titolo mi balz� agli occhi:</p><empty-line/><cite><p>ARRESTATO EX DIVO DEL CINEMA</p><p>diffamazione contro il Governo e l�FBI</p></cite><empty-line/><p>Cos� il vecchio Ron era finito dietro le sbarre.</p><p>E non soltanto questo. Quando lessi l�articolo venni a sapere che era stato accusato d�aver detto che l�FBI era �fascista�, e che i cittadini avevano il dovere di �resistere�. Esattamente le frasi che aveva pronunciato mentre sedevo alla sua tavola.</p><p>C�erano solo quattro persone che potevano aver riferito ad altri quelle parole. Non credevo Ron tanto sciocco da aver parlato lui stesso, e anche sua moglie era da escludersi. Ne ero certo.</p><p>Il mio misterioso amico Larry Douglas aveva fatto la spia.</p><p>Mi aveva condotto l� deliberatamente per� no, la sua manovra era cominciata ancor prima: mi aveva tolto da una brutta situazione per farmi sentire in debito con lui. Poi mi aveva portato a Dixon, con il preciso scopo di trascinare il vecchio Ron Reagan nei guai. Perch�? Non riuscivo a immaginarlo. E non m�importava. L�unica cosa su cui potevo quasi contare era che Larry Douglas mi avrebbe dato delle grane.</p><p>Quel sospetto cominci� ben presto a trasformarsi in angoscia. Ma era gi� un tantino troppo tardi per simili preoccupazioni.</p><empty-line/><p>Il <emphasis>Twentieth Century Limited </emphasis>era atteso in stazione per le 18 precise. M�ero lasciato un buon margine di tempo per arrivare l� in orario. Ma rischiai invece di far tardi, perch� mentre guidavo per Randolph Street una sirena ulul� alle mie spalle. Accostai al marciapiede, e in un gran stridore di freni sei macchine bloccarono la strada proprio davanti alla mia. Il cuore mi balz� in gola.</p><p>Non era me che volevano. O meglio, non volevano nessuno. Stavano semplicemente facendo il loro dovere quotidiano verso l�aristocrazia del denaro e del potere, nella fattispecie una limousine lunga come un campo da tennis con rifiniture in argento. Arabi, ovviamente. Arabi <emphasis>grossi. </emphasis>Per un momento pensai che si trattasse del vecchio Mekhtab ibn Bawzi in persona, bench� da tempo fosse difficile vederlo in pubblico. Ma non c�ero andato lontano: era il suo primogenito, Faisal ibn Mekhtab. Faisal era facile da riconoscersi, se non altro per il rubino grosso come un uovo che portava appeso al collo e i sei gorilla che gli facevano cerchio attorno. Neppure la polizia cittadina osava mettersi fra lui e le sue guardie del corpo. Gli uomini in uniforme erano l� soltanto per tenere noi semplici mortali alla larga mentre Faisal, nel suo lungo abito bianco completo di fez, percorreva il tappeto rosso fino all�ingresso del nuovo albergo della A P. Era l�inaugurazione ufficiale. Comprensibile, visto che possedeva l�intera catena di alberghi e ristoranti. I radiocronisti in attesa protesero i loro microfoni verso le auguste labbra; lampeggiarono i flash; l�orchestra cominci� a eseguire una miscellanea di allegre canzoni, e brandendo un paio di forbici d�oro Faisal recise il nastro scarlatto davanti all�ingresso.</p><p>Fu interessante, pi� o meno, ma ci vollero venti minuti buoni prima che l�arabo tornasse alla Cadillac. Poi l�intera processione evapor� come s�era formata. Cos� trovai un posto per parcheggiare ed entrai in stazione cinque minuti dopo le sei, coi pensieri ancor pieni di arabi, di perfide agenti femmine dell�FBI e di Larry Douglas, e ben poco spazio per la mia beneamata, Greta. Non andavo spesso a prenderla al treno quando rientrava da New York, ma cercavo di farlo se solo mi era possibile. Specialmente in una domenica come quella, calda e serena, per poi portarla a fare quattro passi sul lungolago o magari allo zoo. Naturalmente il viaggio poteva non essere stato di tutto riposo per una stewardess, e se era stata tenuta in piedi tutta la notte da passeggeri noiosi o da bambini col mal di treno l�avrei subito accompagnata a casa sua.</p><p>Come mi sembrava delizioso, adesso, quel tran tran quotidiano! Avevo avuto tutto quello che desideravo e non me n�ero mai accorto.</p><p>Nell�immenso andito della stazione gli inservienti erano indaffarati coi bagagli dei passeggeri, in arrivo o in partenza. � sempre eccitante assistere al traffico nella Union Station, pensando che da l� potreste andare in tutto il mondo� in tutta l�America, almeno. C�erano treni appena giunti da Los Angeles, Salt Lake City, New Orleans e Washington D.C. e partenze per Minneapolis, Detroit e Houston. C�erano vocianti facchini dal berretto rosso con i passeggeri affardellati che trottavano dietro i loro carretti, e coppie in luna di miele che scambiavano baci e abbracci coi loro parenti, e famiglie reduci dalle vacanze con le loro borse piene di costumi da bagno, conchiglie, buffi souvenirs, e abiti e cappelli dai colori vivaci. A parte qualche occasionale corsa in treno con Greta, e viaggi d�affari a Pittsburgh o a Milwaukee, io non mi muovevo spesso. Forse era per quello che la Union Station aveva per me un odore esotico. E un�atmosfera�� non so dirlo meglio�� cos� <emphasis>organizzata. </emphasis>Potevate regolare il vostro orologio sui treni: partivano allo scattare del secondo, si arrestavano alla banchina come fossero sincronizzati alle lancette dei grandi orologi scaglionati ovunque.</p><p>Fu per questa ragione che restai stupefatto quando vidi che sul cartellone degli arrivi, sotto <emphasis>Twentieth Century Limited</emphasis>, un inserviente stava appendendo un avviso che recava stampato �in ritardo�.</p><p>Mi feci largo fra la folla per vedere se potevo scoprirne il motivo, ancora con la speranza che l�inserviente avesse fatto un errore e che Greta fosse l� ad aspettarmi. Non c�era. E nessuno seppe rispondere alle mie domande. Mi affrettai verso un�altra stewardess che stava uscendo in quel momento dagli spogliatoi riservati al personale femminile. Sapevo che aveva lavorato con Greta un paio di volte, anche se poi era stata assegnata al prestigioso <emphasis>Superchief </emphasis>di Los Angeles per anzianit� di servizio. Mi fiss� a occhi sbarrati.�� Il <emphasis>Twentieth Century </emphasis>in ritardo? No, Nicky, devi sbagliarti. Non � mai in ritardo.</p><p>And� a un telefono, parl� con qualcuno e quando torn� da me appariva preoccupata.�� Strano�� disse.�� Sembra che l�abbiano fermato fuori stazione. Per prendere a bordo un nuovo conduttore.</p><p>��C�� qualcosa che non mi persuade�� commentai. D�un tratto avevo la gola secca. Cosa poteva esser andato storto? Un guasto? Un conduttore che aveva avuto un attacco di cuore, o era impazzito, o� Non c�era limite alle disgrazie che potevano balenarmi alla mente.</p><p>Ma ero lontanissimo dall�immaginare quella giusta.</p><p>Per una ventina di minuti restai seduto l� ad aspettare che succedesse qualcosa, e quel che successe non fu per nulla soddisfacente. Si realizz� in tre atti. Il primo atto fu quando un fattorino arriv� di corsa e con l�aria agitatissima.�� Roba da non credersi!�� grid� a un collega, entrando negli spogliatoi.�� Hanno fermato il treno fuori stazione. Hanno fatto scendere tutte le stewardess, il conduttore, gli inservienti, il macchinista, il fuochista� l�unico motivo per cui hanno lasciato proseguire me, credo, � perch� sostitutivo un collega e non faccio parte dell�equipaggio regolare. Piazza pulita! E ho sentito uno di quei tipi parlare di una cospirazione�</p><p>Il secondo atto fu quando, ancora sbalordito, mi giunse all�orecchio la voce di qualcuno che domandava chi erano <emphasis>quei tipi. </emphasis>E a quel punto non fui molto sorpreso nel sentire la risposta che ebbe.�� FBI!</p><p>E il terzo atto fu quando mi alzai in fretta, dirigendomi all�uscita, e due giovanotti in completo grigio mi si materializzarono accanto, uno per parte. Le mie braccia vennero attanagliate da mani esperte.</p><p>Sulla porta del locale <emphasis>Ufficio Dirigenti�� Vietato l�ingresso </emphasis>verso cui venni dirottato c�era ad attendermi Nyla Christophe, con le mani unite dietro la schiena e un sorriso soddisfatto sul volto. Il sorriso del gatto che ha appena mangiato.</p><p>E ora le veniva portato l�ultimo boccone.</p><p>Ero stato un idiota a non capire quanto fosse semplice la soluzione del problema per l�Agente Capo Nyla Christophe. I testimoni oculari mi avevano fornito un alibi fastidioso? Nessuna difficolt�: bastava arrestare i testimoni. E un testimone che fosse chiuso in una cella dell�FBI non poteva pi� considerarsi�� a tutti gli effetti�� un testimone di niente. Cos� si poteva procedere con la necessaria semplicit� verso la chiusura di un caso basato su ottime foto e ottime impronte digitali, spazzando via tutti i noiosi dettagli secondari. Nessun problema, dunque� per Nyla Christophe.</p><p>Ma per me, invece, problemi a valanghe. E il peggiore che mi fosse mai capitato cominciava proprio in quel momento.</p></section><section><p><emphasis>Il pilota del lussuoso trimotore della </emphasis>Transcontinental Western Airlines, <emphasis>in arrivo a Chicago dal sud, chiam� il campo d�aviazione Meig per annunciare il suo atterraggio. La citt� era nascosta da una coltre di nuvole, ma questo non lo preoccupava. Chicago non aveva neppure uno di quei grattacieli alti un centinaio di piani, come New York. La citt� sorgeva su un terreno alluvionale, non gi� su un letto di roccia, il che rendeva impossibile costruire grattacieli forniti di solide fondamenta. Questo rendeva le cose pi� facili per i piloti dei grossi trimotori. � salvo che quella volta, perch� rialzando gli occhi l�uomo si vide improvvisamente davanti un�altissima torre che non avrebbe dovuto esistere affatto. Con una disperata e azzardatissima manovra riusc� per� a evitare la collisione.</emphasis></p><p><emphasis>Quando si volse a guardare indietro, il grattacielo era di nuovo scomparso. E tutti e trentotto i ricchi e avventurosi passeggeri, che avevano scelto le sette ore di aereo invece delle quindici ore di treno, stavano imprecando furiosamente contro di lui.</emphasis></p><empty-line/><subtitle>21 Agosto 1983</subtitle><subtitle>Ore 7,20 pomeridiane�� Senatore Dominic DeSota</subtitle><empty-line/><p>Mentre aspettavo che Nyla arrivasse dall�aereoporto, mi addormentai in poltrona. E quando infine giunse in albergo, suppongo che le fece comodo evitare di svegliarmi. Avrei dovuto aspettarmelo. Aveva sempre avuto il vezzo di mettersi a fare un po� di esercizi appena ci incontravamo, a volte prima di disfare le valigie, o perfino ancor prima di andare in bagno.�� Che hai fatto di bello alla Carnegie Hall?�� si domandava da sola. E da sola si dava la risposta:�� Esercizi, esercizi, esercizi! E sai bene che quando mi costringi a farne a meno, dopo � pi� dura per me, Dom caro.�� Cos� quel che mi svegli� fu il suono del suo Guarnerius dalla stanza accanto: un pezzo di Bach per violino solista. Lo identificai subito. Questo non mi sarebbe stato facile fino a un anno prima, perch� la musica classica � una delle cose per cui non si ha molto tempo nella carriera politica, ma avere una relazione sentimentale con Nyla Bowquist era stato educativo sotto non pochi aspetti. E quello era uno dei minori.</p><p>Mi alzai e andai in camera da letto. Era l� in piedi accanto al caminetto e mi volgeva le spalle, mentre l�archetto andava avanti e indietro sul prezioso violino e tutto il suo corpo ondeggiava a tempo con la musica. Mi accostai in punta di piedi, passai le mani sotto le sue braccia sollevate e le afferrai dolcemente i seni. Lei non perse battuta. Occhi socchiusi, archetto che danzava sulle corde, disse:�� Dammi altri due minuti, tesoro.</p><p>��E cosa si suppone che io debba fare in questi due minuti?�� chiesi.</p><p>Lei me lo canticchi� sull�aria che suonava:�� Ordina un po� di champagne� Oppure tira via il copriletto� o se vuoi, se proprio vuoi farlo� comincia a spogliarti, mio caro.</p><p>La baciai sul collo.�� Opto per il suggerimento numero tre�� dissi. Ma non andai a spogliarmi. Una delle cosette che avevo imparato con Nyla era che mi divertivo molto di pi� quando lo facevamo insieme. Tornai in soggiorno� no, credo che gli si sarebbe adattato un nome pi� classico, il salone, forse. Sapevo che i suoi �due minuti� erano almeno quindici o venti. Quando � in tourn�e, l�assillo di Nyla � di poter dimenticare qualcosa d�importante: come eseguire un certo passaggio, quante volte far vibrare la corda col mignolo su una certa nota. Di conseguenza si esercita eseguendo il pezzo da cima a fondo, il che richiede tempo. Sedetti di nuovo nella grossa poltrona e allungai una mano al telefono.</p><p>Mentre aspettavo che il mio ufficio rispondesse mi guardai attorno. Era dolce pensare che non sarei stato io a mettere il conto di quell�albergo sul mio conto spese. Alla gente che pagava le tasse non sarebbe piaciuto. E non sarebbe stato comprensivo neppure l�IRS, se un normale essere umano avesse dichiarato che una suite di quattro camere era una spesa di lavoro inevitabile. Ma quello era uno dei lati positivi d�essere una concertista. Nyla affermava sempre d�aver bisogno di locali spaziosi e risonanti in cui esercitarsi prima di un concerto. Probabilmente aveva ragione. Comunque non s�era mai sentita rivolgere domande imbarazzanti da un revisore di conti dell�IRS, lei, visto che i suoi appartamenti in albergo erano prenotati e pagati dall�amministrazione dei teatri in cui si esibiva. E quella voce non appariva neppure fra le detrazioni dai suoi introiti.</p><p>Quando il mio ufficio rispose, chiesi di Jock McClenny. Lui riconosceva la mia voce, naturalmente, cos� dissi subito:�� Sono al solito posto, Jock. C�� nulla di urgente?</p><p>��No, senatore, niente. Vi dar� un colpetto di telefono, se sar� il caso.</p><p>��Bene�� dissi. Sapevo che avrebbe chiamato solo se fosse stato indispensabile, e sapevo anche che difficilmente sarebbe capitato qualcosa di abbastanza importante da convincere Jock a chiamarmi all�albergo di Nyla. Ma il modo in cui lo sentii schiarirsi la gola m�imped� di metter gi� il ricevitore.�� Che c��, Jock?�� domandai.</p><p>��Be�, si tratta solo di un messaggio che ho avuto dal Pentagono, senatore. � abbastanza peculiare. Pare che da Sandia abbiano chiamato il Pentagono per avere conferma che voi foste gi� da loro.</p><p>��Da loro?�� brontolai, stupito. Sandia � un�installazione di ricerca nel New Mexico.�� Come posso essere da loro, se sono qui?</p><p>��Appunto, senatore�� disse, e mi parve quasi di vederlo mentre annuiva con un sorrisetto, compiaciuto dell�ironia della cosa. O meglio, compiaciuto davanti all�ottusit� dei militari, perch� Jock gongola quando coglie quelli del Pentagono a impantanarsi entro le goffaggini della routine. Specie per quanto riguarda le loro cervellotiche misure di sicurezza.</p><p>La faccenda, a dire il vero, divertiva anche me. Mi sarebbe piaciuto approfondire l�argomento, ma la musica del violino nella stanza accanto s�era interrotta.</p><p>��Vedi cosa puoi capirne�� gli ordinai.�� Ti richiamo pi� tardi.</p><p>��D�accordo, senatore�� concluse, senza celare quello che identificai come un sospiro d�invidia. Non potevo biasimarlo. Nyla � una ragazza decisamente bella, tanto da giustificare l�invidia di chiunque, ma nel caso di Jock la bellezza non c�entrava: era un maniaco della musica classica, e non s�era perso uno solo dei concerti di Nyla. Talvolta, seduto nel palco che lei faceva riservare apposta per me, mi accadeva di guardare gi� in platea e lo vedevo l�, magari in ventesima fila, che la fissava con rapita e incrollabile venerazione.</p><p>Quando riaprii la porta della camera da letto mi chiesi come l�avrebbe fissata, se l�avesse vista come la vedevo io in quel momento: ondeggiava sui fianchi per tirarsi gi� la gonnella stretta, l�unica cosa che avesse ancora indosso, col Guarnerius deposto l� accanto nell�astuccio. I suoi occhi ebbero un lampo arrogante.�� Non ti sei ancora tolto neppure la cravatta�� mi accus�.</p><p>��A questo si pu� sempre trovare un rimedio�� dissi, cominciando a dimostrarle che il rimedio c�era, e molto veloce anche.</p><empty-line/><p>Nel corso normale degli eventi non � molto probabile che un uomo sposato, nella mia posizione, arrivi ad avere una relazione con una donna sposata come Nyla Christophe Bowquist. I nostri rispettivi mondi non si intersecavano affatto. Io ero un fisico fallito che s�era dedicato alla legge e poi alla politica. Nyla era una creatura del tutto particolare. Era cresciuta pazza e selvaggia�� diceva questo, di se stessa�� e se non avesse casualmente deciso di presentarsi a un�audizione, alla Juilliard School, con ogni probabilit� sarebbe finita in galera. O in un posto ancora peggiore.</p><p>Invece era diventata �NYLA CHRISTOPHE BOWQUIST�, una VIP della musica, con un marito nel ramo investimenti bancari e un lussuoso attico sulla Lake Shore Drive. Mentre io avevo un appartamento in un condominio a Marine e una moglie ambiziosa. Se Marilyn, mia moglie, avesse potuto fare a suo modo, sarei diventato Presidente. Se io avessi saputo fare a mio modo forse sarei gi� diventato Presidente, ma con una diversa First Lady. Trovavo ironico che fosse stata la sua stessa ambizione a spingermi ad entrare nel Chicago Arts Council, cosa che, secondo lei, avrebbe migliorato la mia immagine pubblica. Era stato l� che avevo conosciuto Nyla. Un mercoled� ci eravamo trovati seduti accanto, durante un pranzo per una raccolta di fondi. Il venerd� mattina avevamo partecipato a uno show radiofonico di Radio Terkel. Il venerd� sera eravamo a letto insieme. Reazione chimica? Questo � il termine che usano adesso, ma qualunque cosa fosse fra noi aveva funzionato.</p><p>Quando infine ci rilassammo, esausti, sul disordine dei cuscini fumando quella che � la sigaretta dal sapore migliore, notai lo sguardo distante che aveva negli occhi e chiesi:�� A cosa stai pensando?</p><p>��A noi�� disse.</p><p>��Anch�io.�� Sporsi il braccio sopra di lei per raggiungere il portacenere, senza tralasciare di sfiorarle i seni, e quando vidi che si eccitava ancora prolungai quel giochetto. Poi aggiunsi:�� Pensavo a come avrebbero potuto andare le cose se ci fossimo incontrati in un altro modo.</p><p>��O in un altro tempo�� annu� lei.</p><p>Anch�io feci cenno di s�.�� Per esempio se ci fossimo conosciuti prima che tu sposassi Fred� o io Marilyn. Se fosse stato un caso a farci incontrare, quando eravamo ancora liberi. Che ne pensi?</p><p>��Di cosa, Dom?�� chiese lei, premendo il mozzicone nel portacenere.</p><p>��Credi che ci saremmo sposati, tu ed io?�� volli sapere.</p><p>Lei si volse e per un po� tacque, sfiorandomi amichevolmente un orecchio con la punta della lingua. Poi disse:�� � ovvio, no?�� Anche se in quell�ipotesi non c�era niente di ovvio. Non avevamo molto in comune, a parte quel che provavamo a letto. Io continuavo a non capire nulla di musica (non andavo pi� in l� della musica country e di quella dei western) e Nyla non nascondeva di detestare buona parte della mia vita politica. Ci� malgrado, se avessimo desiderato sposarci non avremmo avuto gravi problemi di divorzio da affrontare. N� io n� lei avevamo figli, non dipendevamo finanziariamente dal coniuge, e agli elettori non importa come si pu� credere della vita maritale di un senatore. Se divorziare e risposarvi potesse tenervi lontano dalle cariche pubbliche, adesso Reagan non sarebbe Presidente.</p><p>No, quel che ci tratteneva dall�idea di sposarci era che nessuno di noi due voleva correre il rischio. Fu per questo che Nyla ripet頗 � ovvio�� in tono fermo, e poi si alz�.�� Adesso bisogna che cominci a pensare a cosa dovr� indossare. Mi raggiungi nel bagno?</p><p>��� ovvio�� dissi, e le andai dietro. �� ovvio� era una cosa che ci dicevamo spesso, per spazzar via i dubbi su tutto ci� che non era ovvio per niente. Nell�acqua ridacchiammo e facemmo quei giochetti che a tutti piace fare in una vasca da bagno; ma non dur� a lungo perch�, proprio quando stavamo terminando d�insaponarci a vicenda con reciproca soddisfazione, il telefono del bagno ci distrasse.</p><p>��Oh, all�inferno!�� si secc� Nyla.�� No, lascia che risponda io, Dom.�� L� c�era un altro �� ovvio�. E ovviamente lasciai che ci pensasse lei, perch� a chiamare poteva essere qualcuno (il marito, il direttore artistico, un giornalista, un ammiratore giunto in possesso di quel numero riservato� o magari mia moglie!) che non avrebbe capito perch� ero io a rispondere dal suo appartamento. O l�avrebbe capito benissimo. Ma entrambi sapevamo che la cosa non era probabile. Non era nessuno di costoro. Era invece chi immaginavo io, perch� chi altro sarebbe stato ancora in un ufficio la domenica sera? Nyla mi porse il ricevitore con una smorfia; Jock non le piaceva troppo. O forse non le piaceva il fatto che lui sapesse di noi due. Le sue mani avevano lasciato uno strato di sapone sul ricevitore, che guizz� via dalle mie come un pesce. Lo agguantai per il filo e sbuffai:�� S�, Jock?</p><p>Ci manc� poco che la risposta di lui finisse sott�acqua, perch� quel dannato oggetto mi scivol� fra le dita insaponate.�� � per quella richiesta d�identificazione da Sandia�� disse.�� Veniva dalla Casa dei Gatti, senatore.</p><p>Erano telefonate del genere che potevano darmi dei guai, perch� la Casa dei Gatti era un argomento di cui non solevamo parlare su una linea telefonica non controllata.�� S�?�� chiesi, secco.</p><p>��Hanno richiamato, senatore. Quest�individuo� gli hanno controllato le impronte, la foto d�identit�, tutto quanto, anche l�impronta vocale. Adesso lo tengono in custodia. Sembra che costui affermi di essere voi. E, senatore� � quel che dicono anche loro.</p></section><section><p><emphasis>Una giovane vedova che si agitava un po� a disagio nel suo lussuoso ma ormai semivuoto letto a due piazze ebbe l�impressione di udire, fra la veglia e il sonno, rumori e grida. Quando apr� gli occhi quei suoni non cessarono. Stupita and� alla finestra. Non vide altro che i praticelli fioriti del suo villaggio residenziale. Apr� allora la finestra (cosa non facile: la gente che abita in quelle ville da 150.000 dollari bada bene a tener fuori tutto, a volte perfino l�aria) e le urla risuonarono subito pi� forti, mentre alle narici le giungeva un ripugnante lezzo di spazzatura accumulata. Che ci fosse in corso un�aggressione? Che stessero ammazzando qualcuno? Ma n� quelle urla da angiporto, n� quel puzzo disgustoso, erano cose concepibili per lei, l� nella tranquilla eleganza di Cabrini Gardens.</emphasis></p><empty-line/><subtitle>22 Agosto 1983</subtitle><subtitle>Ore 2,50 del mattino�� Senatore Dominic DeSota</subtitle><empty-line/><p>Non c�erano molti voli da Washington ad Albuquerque la domenica notte, e nessuno di loro era diretto. Per un po� mi chiesi se non sarei stato costretto a chiamare l�Air Force per avere un aiuto dai militari. Alla fine Jock riusc� a procurarmi un posto su un volo della TWA, in partenza dal National alle nove in punto. Era un viaggio di quattro ore, attraverso due fusi orari, e per fortuna riuscii a dormire un poco fra Kansas City e Albuquerque. L� terminavano per me i trasporti civili, e cominciavano quelli forzatamente militari. Gli uomini del Dipartimento della Difesa che mi accolsero all�aeroporto avevano l�aria di chi non ha bisogno di dormire e disprezza farlo. Mi caricarono su un�auto dello Stato Maggiore e filammo via in autostrada, svoltando poi nel deserto fino all�ingresso della Base di Sandia. A guidare l�auto era una sottotenente del WAC, con la fascia della MP. Le guardie al cancello si limitarono a identificarla a vista. Non domandarono nessun documento, ma mentre proseguivamo vidi che a noi si accodava un furgone pieno di MP. Ci tenne dietro sulla strada che aggirava la Base, oltre la centrale a energia solare e la Zona Nucleare, fino all�Edificio A-440.</p><p>Ero gi� stato nell�Edifico A-440. Si trattava di quello che chiamavamo la Casa dei Gatti. E il Re dei Gatti era un colonnello dell�esercito di nome Martineau. Fra una riunione e l�altra eravamo diventati abbastanza amici, perci� ero stupito del fatto che non mi avesse chiamato lui personalmente. Si sarebbe trattato di una telefonata informale e del tutto lecita fra amici.</p><p>Mentre scendevo dall�auto tre MP lasciarono il furgone e mi scortarono all�interno. Cominciai a intuire che non c�era niente di amichevole e d�informale in quella visita. Gli MP non marciavano al passo e non accennarono a circondarmi, o tantomeno a toccarmi. Ma non mi tolsero un istante gli occhi di dosso nel percorso fra la porta e l�ala dove c�era l�ufficio del colonnello Jacob Martineau. Entrai.�� Colonnello�� dissi, con un cenno del capo.</p><p>Lui annu� di rimando:�� Senatore�� fu tutto il suo saluto, quindi:�� Posso vedere i suoi documenti, prego?</p><p>No, non c�era niente d�informale in quella faccenda. Martineau esamin� la mia patente di guida dell�Illinois, il mio passaporto senatoriale, e la scheda in plastica anti-contraffazione con le mie impronte digitali, quella fornita anche di codice magnetico, che il Dipartimento della Difesa rilascia ai politicanti rompiscatole che pur non vantando un grado militare hanno il diritto, talvolta, di visitare le installazioni militari segrete.</p><p>Esamin� ogni parola e ogni macchiolina su ciascuno di quei documenti. Mise poi la tessera del Dipartimento dentro la fessura di un terminale da tavolo, uguale a quelli in cui nei ristoranti di lusso ficcano la vostra carta dell�American Express dopo che avete ordinato ostriche per duecento dollari, e anche quand�ebbe visto accendersi la luce verde continu� a non mostrarsi soddisfatto.</p><p>��Senatore�� chiese,�� vorrei che mi dicesse dove ci siamo visti l�ultima volta. � stato al Pentagono o qui?</p><p>Lo fissai negli occhi.�� Come sai perfettamente, Jacob, in nessuno dei due posti. � stato a Boca Raton, alla conferenza sulle tecnologie sperimentali. Entrambi eravamo l� come osservatori.</p><p>Lui sogghign�. Rilassandosi un tantino mi restitu� il portafogli.�� Suppongo che tu sia proprio tu, Dom�� disse.�� L�altro uomo non ricordava di Boca Raton.</p><p>Cominciai a domandargli chi intendeva per �altro uomo�, ma il colonnello m�interruppe con un gesto.�� Aspetta un momento, per favore. Sergente! Porti il prigioniero in sala riunioni, prego. Il senatore ed io vogliamo parlargli subito.</p><p>Attese che il sergente avesse lasciato l�ufficio, poi si gratt� un sopracciglio.�� Qui abbiamo un guaio, Dominic.</p><p>��A causa di questo tipo che afferma di essere me?</p><p>��Non ha detto esattamente questo.�� Il colonnello ebbe una somorfia.�� Il guaio � che non ha detto quasi niente, anzi. Dapprima credevo che lui fosse te. Adesso�</p><p>��Adesso non lo credi pi�?</p><p>Il colonnello esit�.�� Adesso�� mormor�,�� detesto dire una cosa di questo genere, ma non riesco a trovare nessun altro termine adatto a spiegarlo. Senatore, credo che quest�altro uomo sia un �Gatto�.</p></section><section><p><emphasis>Un contadino di nome Wayne Sochsteiffer si svegli� nel sentire la radio trasmettere le notizie del mattino della WGN, sbadigli�, si stiracchi�, e andando alla finestra si chiese se avrebbe dovuto annaffiare il campo a nord, coltivato a fagioli. Ma quando fu dinnanzi alla finestra dalla bocca gli scatur� un rantolo di sorpresa. Il campo a nord non c�era pi�. Ci� che vide al suo posto era una distesa di cemento, recintata, abbastanza larga da poterci posteggiare un centinaio di macchine, e un edificio basso e lungo su cui campeggiava l�insegna: </emphasis>�NISSAN MOTORS�� Concessionaria e Ricambi�.</p><p><emphasis>A quel Wayne Sochsteiffer venne quasi un colpo per la sorpresa.</emphasis></p><p><emphasis>Quel Wayne Sochsteiffer non prov� tuttavia una sorpresa paragonabile a quella di un altro contadino, anch�egli di nome Wayne Sochsteiffer, che si svegli� nello stesso modo, guard� fuori dalla stessa finestra e vide proprio quel che si aspettava di vedere: il suo campo a nord, verde di pianticelle di fagioli nella luce del mattino. La sorpresa l�ebbe quando torn� a voltarsi verso il letto matrimoniale e vide, addormentata fra le lenzuola, una donna che non assomigliava neppure minimamente a sua moglie.</emphasis></p><empty-line/><subtitle>22 Agosto 1983</subtitle><subtitle>Ore 4,20 del mattino�� Senatore Dominic DeSota</subtitle><empty-line/><p>Il personale della Casa dei Gatti sembrava non aver notato che eravamo nel mezzo della notte. Per il prigioniero le cose stavano diversamente: dormiva della grossa. Il sergente telefon� dal reparto detenzione per informarci che l�uomo chiedeva il permesso di andare al gabinetto e farsi una doccia prima d�essere interrogato.�� Perch� no?�� dissi, quando il colonnello Martineau mi gett� un�occhiata.�� Non m�importa molto di veder vilipesa la mia autorevole persona. Specialmente da me stesso.</p><p>Lui apr� la bocca e rise in silenzio. Era quel genere di risatina che dedichereste a un controsenso, non a una battuta. Diede il permesso e ordin� del caff�, sia per noi che per il prigioniero, quindi ci mettemmo a sedere e nell�attesa ci fissammo l�un l�altro.</p><p>Sembrava che non ci fosse molto da dire.</p><p>Avremmo potuto parlare della persona che sembrava me, ma entrambi avevamo sviluppato l�abitudine di non parlare dei Gatti. In effetti non usavamo mai neppure quel termine, se non durante ristrettissime riunioni confidenziali. Per quanto ne potevo sapere la parola stessa non era mai apparsa n� in documenti n� in altre registrazioni. Era il segreto meglio custodito che vi fosse in tutte le diverse installazioni per le ricerche segrete americane. E si trattava di un segreto tale che ancora stentavo a credere che fosse vero.</p><p>Sandia non poteva definirsi un�installazione segreta. C�erano gli impianti di ricerca sull�energia solare, visibili a chiunque: occupavano oltre la met� dei mille acri su cui si estendeva la Base. La sezione Armi Nucleari esisteva e non era un segreto� lo era solo ci� che accadeva nel suo interno. Il mondo intero sapeva che da l� uscivano bombe �pulite� e testate per missili autopilotati.</p><p>A parte questo, nessuno sapeva altro. O almeno, si supponeva che nessuno sapesse che a Sandia si facevano anche ricerche di un genere molto pi� pericoloso. C�era una piccola sezione che studiava le modifiche artificiali del clima, come un�arma con cui annientare l�agricoltura di un eventuale paese nemico. E un�altra esplorava le possibilit� della guerra genetica. Geni e cromosomi. Gli agenti che cercavano di sviluppare non erano chimici o batteriologici, da seminarsi sul territorio. Erano distruttori selettivi del DNA. Il loro scopo avrebbe dovuto essere quello di far nascere in un paese nemico bambini deboli o idioti.</p><p>Io ero solito giustificare me stesso dicendomi che, per quanto mi apparisse disgustoso e immorale, sembrava che quelle ricerche non avrebbero mai approdato a risultati concreti.</p><p>Poi c�era la sezione Spionaggio-Psi. Perfino pi� abnorme, perfino pi� dubbia. All�interno dell�edificio della sezione Spionaggio-Psi tenevamo un gregge d�individui dei due sessi, una ventina in totale, fra gli otto e i diciotto anni, tutti quanti molto strani. Ciascuno di loro dichiarava di avere una speciale capacit�. Ce n�erano alcuni con propriet� �extracorporee�, che dicevano di poter lasciare il proprio corpo e trasferirsi in un altro, anche distante migliaia di miglia, per vedere e udire con occhi e orecchi altrui. Meraviglioso! Costoro avrebbero potuto scorrazzare in ogni base nemica e risucchiarne fuori tutti i segreti meglio custoditi! Alcuni di loro affermavano d�averlo gi� fatto, sebbene dovessimo ancora vederlo un segreto che ci servisse a qualcosa, o che�� quanto a questo�� potesse servire a chiunque altro.</p><p>L�intero carrozzone di queste ricerche mi trovava molto ma molto scettico. Parte del motivo era puro e semplice cinismo. I sedicenti individui Psi erano maledettamente �sedicenti�, e avevano la noiosissima abitudine di barare sui test. Se venivano pescati con le mani nel sacco una volta si beccavano una punizione. Alla seconda venivano sbattuti fuori. E prima o poi tutti facevano quella fine. Questo per� non scoraggiava il personale che mandava avanti la sezione Spionaggio-Psi. Appena decidevano che uno dei soggetti era un truffatore e lo toglievano di torno, i loro talent-scout ne trovavano un altro in qualche paesino sperduto dell�Idaho o dell�Alabama e ce lo rifilavano per esaminarlo� senza interruzione, fino alla nausea.</p><p>L�altra ragione per cui ero scettico non era di carattere cinico. Al contrario, era tale che gli altri membri del comitato mi tacciavano d�idealismo quando ne accennavo.</p><p>Non volevo credere che avessimo <emphasis>veramente </emphasis>dei nemici.</p><p>Oh, i giapponesi e i tedeschi, certo. Erano in effettiva competizione con noi, e i nostri industriali e uomini d�affari li odiavano come Catone aveva odiato Cartagine. Ci facevano una concorrenza feroce sul mercato internazionale, ma volevamo forse dichiarar loro guerra? Per �nemico� io posso intendere solo un sanguinario guerrafondaio, come lo erano stati Hitler e Stalin decenni addietro. Ma erano scomparsi� a dire il vero nel corpo diplomatico russo c�era un nipote di Stalin, con cui facevo qualche mano di poker quando me la sentivo di correre il rischio. Un gran bravo tipo. Nemici di quel genere, mortali e irriducibili, semplicemente non esistevano. Questo non era stato tanto per merito della nostra saggezza e tolleranza quanto per la fortuna, naturalmente: se qualche anno prima la Guerra Fredda fosse diventata di pochi gradi pi� calda, sarebbe accaduto qualcosa di brutto. Ma ci eravamo salvati quando i russi e i cinesi avevano deciso di dirimere le loro controversie con la Guerra dei 40 Minuti. S�erano fermati molto prima d�aver lanciato tutti i loro missili atomici, ma dopo quell�evento n� gli uni n� gli altri erano in grado d�essere pi� un nemico per chiunque. Il loro solo problema era adesso di trovar qualcuno disposto a prestargli qualche dollaro, per non cadere ancora pi� in basso.</p><p>Per tutte queste ragioni sarebbe potuto sembrare incomprensibile che noi del Comitato per gli Armamenti e Ricerche non avessimo mai cercato di tagliare i fondi a sezioni tipo quella dello Spionaggio-Psi. C�era per� una serie di motivi. Il primo era che progetti del genere costavano talmente poco che la questione non si poneva. Dato che la politica di base degli U.S.A. era di mantenere forti capacit� difensive�� e col Presidente Reagan alla Casa Bianca non c�erano dubbi su questo�� doveva esserci qualcosa di equivalente a Sandia in ogni modo. Se lo Spionaggio-Psi e la guerra genetica e la Casa dei Gatti erano un totale spreco di denaro (come avevo sempre pensato che fossero) la spesa complessiva era sempre cos� bassa che quasi non meritava una seduta per decidere di mettervi fine. La sezione Psi e la Casa dei Gatti, messe insieme, in un anno costavano meno che attrezzare un silos per un missile.</p><p>E se mai da una di quelle sezioni fosse venuta fuori l�effettiva possibilit� di una nuova arma�</p><p>Be�, il potenziale sarebbe stato semplicemente enorme, in specie per quel che riguardava la Casa dei Gatti.</p><p>La Casa dei Gatti aveva preso il nome da una teoria chiamata il Gatto di Schroedinger. Cos�era il gatto di Schroedinger? Ebbene, disse il fisico che avevamo chiamato a farci una relazione, Schroedinger era quello che aveva scoperto una cosa chiamata �Meccanica dei quanta�. Ah, certo, ma cos�era la meccanica dei quanta? Be�, disse il fisico, in pratica si trattava di un nuovo tipo di approccio alla struttura delle particelle atomiche. Quando lesse nelle espressioni degli uomini politici del Comitato che quella spiegazione non spiegava loro un bel niente, continu� col dire che Schroedinger aveva scoperto che l�energia, ad esempio, non scorreva in un flusso continuo e uniforme come l�acqua da un rubinetto (bench�, si corresse, il flusso dell�acqua fosse uniforme solo in apparenza, in quanto era composto da molecole, atomi e altre particelle ancora pi� piccole). L�energia dunque non scorreva in un flusso, bens� in pacchetti d�onde chiamati quanta. Il quanta di luce era il fotone. Ebbene, noialtri senatori cominciammo a sentirci su un terreno un tantino pi� solido l�, perch� chiunque aveva sentito parlare dei fotoni. Ma subito egli spazz� via i nostri sorrisetti d�assenso tirando in ballo i gatti. Cos�avevano a che fare i felini con quella faccenda? Be�, disse il fisico, si trattava di una specie di esperimento immaginario che Schroedinger aveva proposto: vedete, c�� quest�altra cosa chiamata il Principio d�Indeterminazione di Heisenberg. E che diavolo era, ma in parole povere, il Principio d�Indeterminazione di Heisenberg? Be�, disse lui, agitandosi a disagio sotto gli occhi di chi teneva i cordoni della borsa, questo era un po� pi� complicato da spiegare�</p><p>Su questo aveva torto marcio. Non era per niente arduo da spiegare. Era soltanto arduo da capire. Comunque, a sentire Heisenberg, voi non potevate vedere insieme la <emphasis>posizione </emphasis>e il <emphasis>movimento </emphasis>di una particella. Potevate sapere dov�era, oppure dove stava andando. Non entrambe le cose contemporaneamente.</p><p>Peggio ancora, esistevano domande a cui non solo non potevate dare una risposta, ma a cui <emphasis>non c�era </emphasis>la risposta, e detto questo tornammo al gatto. Supponiamo, aveva proposto Schroedinger, che voi mettiate un gatto dentro una scatola. Supponiamo che voi mettiate insieme al gatto una particella radioattiva, la quale abbia esattamente una probabilit� su due di scindersi. E supponiamo che nella scatola, col gatto e il radionucleo, ci mettiate un tubo del gas con un rubinetto a interruttore il quale si apra se la particella si scinde. A questo punto non vi resta che guardare la scatola chiusa dall�esterno e domandarvi se il gatto � vivo o � morto. Se la particella si � scissa � morto. Se non si � scissa il rubinetto del gas non si � aperto e il gatto � vivo.</p><p>Ma dal di fuori non c�� modo di vedere quale delle due cose � accaduta. Dal di fuori potete solo dire a voi stessi che ci sono cinquanta probabilit� su cento che il gatto sia vivo.</p><p>Per� un gatto non pu� essere vivo al cinquanta per cento.</p><p>Cos�, disse il fisico trionfante, girando su di noi uno sguardo di compiacimento per aver reso tutto tanto chiaro, la realt� � che <emphasis>entrambe </emphasis>le cose sono vere. Il gatto � vivo. Il gatto � morto. Ma ognuna di queste realt� � vera in un differente universo. Al momento della verit� l�universo si scinde in due come un�ameba: e da l� in poi, per sempre, i due universi saranno entrambi reali e paralleli. Un universo dove il gatto � vivo, e un universo dove il gatto � morto. Inoltre viene a crearsi un altro universo ogni volta che si verifica una reazione subatomica dello stesso genere� perch� essa avviene e non avviene contemporaneamente, e gli universi si scindono l�uno dall�altro senza fine.</p><p>A questo punto il senatore Kennedy s�era schiarito la gola.�� Dottor Fass�� aveva detto.�� Mmh, tutto questo � molto interessante. Come esercizio di speculazione, voglio dire. Ma nell�universo reale noi apriamo la scatola e cos� vediamo se il gatto � vivo o morto.</p><p>��No, no, senatore!�� aveva esclamato il fisico.�� No, questo � completamente falso. Ambedue le cose sono accadute!</p><p>Ci eravamo guardati l�un l�altro.�� In senso matematico, intendete dire?�� aveva azzardato Kennedy.</p><p>��In <emphasis>ogni </emphasis>senso!�� era stato il grido di Fass.�� Questi universi paralleli, che si creano milioni alla volta ogni microsecondo, sono �reali� esattamente come quello in cui io sono qui a farvi la mia relazione. Oppure, se vogliamo dirla nel modo opposto, l�universo abitato da noi � immaginario n� pi� n� meno nella misura in cui lo sono tutti gli altri.</p><p>Di nuovo ci eravamo guardati senza aprir bocca, tutti e diciotto, senatori e congressisti provenienti da ogni angolo degli Stati Uniti, domandandoci se quest�uomo credeva in quel che diceva, qualunque cosa stesse dicendo. Un congressista del New Jersey m�aveva sussurrato all�orecchio:�� Tu vedi qualche applicazione militare in questo, Dom?</p><p>��Chiediglielo tu stesso�� era stato il mio suggerimento. Ma alla domanda del congressista il fisico aveva sollevato le braccia stupefatto.</p><p>��Vi prego di scusarmi, signori�� aveva esclamato.�� E anche signore, voglio dire�� s�era corretto, annuendo verso la senatrice Byrne.�� Credevo che questo fosse gi� chiaro. Bene. Supponiamo che vogliate distruggere con una bomba H una citt�, o un�installazione militare, o qualunque altra cosa in qualunque punto del globo. Portate la bomba in uno degli universi paralleli, volate fino alla latitudine e longitudine di� che so, Tokio, o del posto che intendete colpire, dopodich� tornate nel nostro universo e innescate il detonatore. <emphasis>Boom</emphasis>! Il nemico � andato. Se avete diecimila bersagli� quante che siano le basi missilistiche sul territorio nemico, costruite diecimila bombe e le piazzate in loco contemporaneamente. Non pu� esserci difesa contro un�azione simile. Il nemico non pu� vedervi arrivare, per il semplice motivo che nel loro universo voi <emphasis>non state </emphasis>arrivando� finch� non apparite l�.</p><p>E s�era appoggiato alla spalliera della sedia, definitivamente compiaciuto di se stesso.</p><p>Anche noi c�eravamo appoggiati alle spalliere delle sedie. Ci eravamo guardati l�un l�altro. Ma non credo che qualcuno di noi fosse veramente compiaciuto.</p><p>Quella proposta non sarebbe stata sufficiente a convincere il comitato a spendere soldi, se non fosse stato per un fatto. Come ho gi� detto, se quel programma non avesse funzionato�� cosa che tutti noi pensavamo, e che molti di noi speravano�� la perdita di fondi sarebbe stata irrilevante. Perch� quella faccenda, come lo Spionaggio-Psi, era assai poco costosa.</p><empty-line/><p>Ebbene, finalmente condussero quell�uomo in sala riunioni, e devo confessare che fu una delle pi� spiacevoli esperienze della mia vita. Non dolorosa. Non intollerabile. Semplicemente poco piacevole, sotto tutti gli aspetti.</p><p>Come molti uomini anch�io detesto fare acquisti. Soprattutto acquistare abiti. E uno dei principali motivi � perch� non mi piacciono quegli specchi a tre ante che hanno nei negozi di confezioni. Sono oggetti odiosi, il cui scopo � di cogliervi impreparati. Voi siete l� che vi provate un completo; il commesso si complimenta con sfacciate menzogne proclamando che sembra tagliato apposta per la vostra elegante persona; vi sentite invitare nell�angolo dove questi tre alti specchi sono attaccati insieme come un trittico medievale. Guardate dentro di essi con ingenua obbedienza e la prima cosa che vedete � il vostro profilo: inevitabilmente vi occorre qualche secondo per capire che costui siete voi. In quanto a me, faccio volentieri a meno di studiare il mio profilo, anzi considero l�idea quasi oscena. Non � questo il modo in cui Dio intendeva che guardassi me stesso, e la prova di ci� � che quando mi guardo di profilo mi vedo decisamente antiestetico e sgradevole. Stento molto a riconoscere quell�individuo dal sorriso melenso, con quel buffo naso e il mento sporgente. Come abbia fatto a capitare dentro uno specchio che dovrebbe riflettere me � sempre un grande mistero� Ci� malgrado non perdo il contatto con la realt�: so che quel personaggio sono io. Solo che avrei <emphasis>preferito </emphasis>non saperlo.</p><p>Questa � l�esperienza che ebbi anche nella Casa dei Gatti, a Sandia.</p><p>Quando portarono dentro quell�uomo lui non mi guard�. Non guardava nessuno. Gli era stato impedito di asciugarsi la faccia, cosa che da s� non avrebbe potuto fare comunque perch� aveva le mani legate dietro la schiena. Forse il motivo per cui camminava a testa china era che temeva d�inciampare. Ma non lo credetti. Fui certo che il motivo era un altro: sapeva che se avesse alzato il capo si sarebbe trovato a guardare i suoi stessi occhi. O i miei. I nostri.</p><p>Detestai la situazione all�istante.</p><p>Era mille volte peggio che guardarsi in uno specchio a tre ante. E il disagio fu tale che mi colse impreparato.</p><p>Costui aveva la mia faccia, i capelli del mio identico colore, perfino la stessa sfoltitura sulla sommit� del cranio. Ogni particolare. O meglio quasi ogni particolare, perch� c�erano lievi differenze: doveva avere due o tre chili meno di me, e indossava un abito che non somigliava per nulla ai miei. Era una sorta di tuta a un pezzo, di una stoffa lucida color verde scuro, con parecchie tasche sul torace e altre, suddivise in sezioni, sui lati dei pantaloni. Aveva tasche perfino sulle maniche e lungo la gamba destra. Forse avevano contenuto documenti e oggetti dell�altro me stesso, ma in quel momento erano vuote. Senza dubbio gli uomini del colonnello lo avevano rivoltato come un guanto.</p><p>Feci lo sforzo di dire:�� Dominic, guardami.</p><p>Silenzio. L�altro Dominic non rispose, non alz� gli occhi e non fece nulla, anche se una lievissima inclinazione della testa m�inform� che aveva sentito benissimo. Nessun altro nel locale aveva aperto bocca. Il colonnello stava zitto e attento, e quando il colonnello Martineau stava zitto e attento i suoi uomini facevano lo stesso.</p><p>Ci provai di nuovo:�� Dominic! Per amor di Dio, dimmi cosa sta succedendo!</p><p>L�altro io tenne lo sguardo sul pavimento ancora per un poco. Poi lo rialz�, ma non verso di me. Sorvolano la testa di Martineau, fiss� sull�orologio appeso alla parete, come se facesse un calcolo. Finalmente si volse a me e parl�:�� Dominic�� disse.�� Per amor di Dio, non posso dirtelo.</p><p>Non era una risposta soddisfacente. Il colonnello Martineau fece per dire qualcosa ma lo azzittii con un gesto.�� Per favore�� chiesi.</p><p>L�altro me stesso ebbe una smorfia rammaricata.�� Be�, Dom, vecchio mio, a esser franco il motivo per cui sono qui � che volevo dirti una cosa. A te�� precis�.�� E per �te� non intendo la seconda persona singolare o altre persone estranee a me stesso. Intendo te-Dominic-DeSota, che come sai bene, sei me.</p><p>Il colonnello aveva stretto i denti con ferocia, ma non lo lasciai parlare.�� Ah, Dom!�� dissi, tristemente.�� Giochi di questo genere m�ero augurato di non doverli giocare mai. Ma, a parte la cosa in se stessa, perch� non vuoi parlarmene?</p><p>��Perch� � troppo tardi, Dom�� disse.</p><p>��Troppo tardi, santo cielo, <emphasis>per cosa</emphasis>?</p><p>��La cosa di cui intendevo avvertirti. Non lo sai?</p><p>��Io non so niente!</p><p>��Ma dovresti. Sta accadendo. E la prossima volta che ci incontreremo, tu ed io��� ebbe la smorfia di un sorriso, quasi addolorato.�� Non saremo tu ed io a incontrarci.�� Tacque, parve sul punto di parlare ancora, esit�, gett� uno sguardo all�orologio�</p><p>E in quell�istante scomparve.</p><p>Quando dico �scomparve� uso il termine alla lettera, ma non vorrei dare un�immagine sbagliata. L�altro Dominic DeSota non �scomparve� dietro qualcosa o fuori dalla porta. Non divenne sempre pi� trasparente come un attore in uno show di fantascienza alla TV. Scomparve veramente. Un momento prima era l�. Un momento dopo non c�era pi�.</p><p>E le manette, chiuse ormai soltanto intorno all�aria, caddero sul pavimento dove lui aveva poggiato i piedi.</p><empty-line/><p>Cose del genere non fanno parte della vita di un normale essere umano. Non disponevo di alcuna reazione psichica gi� bell�e pronta, per fronteggiare una flagrante violazione delle leggi naturali, e lo stesso poteva dirsi per il colonnello Martineau. Lui mi fiss�. Io lo fissai.</p><p>Nessuno comment� quella sparizione, a meno che �Merda-santa!� non si possa chiamare un commento. Mi parve che quel sussurro fosse uscito dai denti del colonnello.</p><p>��Hai un�idea di quel che stava dicendo, colonnello?�� chiesi, tanto per esser sicuro.�� No? Gi�, penso di no. Bene. Adesso cosa facciamo?</p><p>��All�inferno se lo so, senatore!�� ringhi�. Ma per quanto a un ufficiale in comando sia permesso dire una cosa simile, non gli � permesso �non sapere� cosa fare. Abbai� un ordine al sergente, istruendolo sul fatto che l�altro me stesso andava immediatamente ricercato. Il sergente esib� un�espressione confusa, visto che n� noi n� lui vedevamo minimamente l�utilit� della cosa, e il colonnello sospir� rassegnato.�� Si dia da fare, sergente�� disse, e lo segu� con gli occhi mentre usciva. Poi si gir� verso di me.�� Be�, un elemento lo abbiamo. Ha detto che, qualunque cosa sia, sta gi� accadendo. Perci� non ci vorr� molto per scoprire di che razza di faccenda si tratta.</p><p>��Mi auguro che non sia nulla di spiacevole�� borbottai.</p><p>Ma quando la cosa accadde, dieci minuti pi� tardi, fu chiaro che non era piacevole in nessun modo possibile. Eravamo usciti dall�ufficio, incamminandoci nel corridoio con alle calcagna il piccolo distaccamento di truppe del colonnello a passo di marcia, tutti con le divise estive e tutti chiedendosi dove poteva esser finito il prigioniero. E fuori dall�edificio vedemmo venire verso di noi un altro gruppo di militari, all�incirca una dozzina. Anche loro marciavano al passo, ma non portavano uniformi estive: quelle che avevano addosso erano tute da combattimento, e appese alla spalla avevano stranissime carabine a canna corta, d�aspetto micidiale.</p><p>��Stop!�� latr� un graduato quando furono a una decina di metri da noi. Il drappello si schier� orizzontalmente. Gli uomini misero un ginocchio a terra e imbracciarono le carabine, puntandole dritte su di noi.</p><p>Un ufficiale lasci� il distaccamento e si fece avanti.�� Merdasanta!�� ansim� ancora il colonnello Martineau, e non ebbi bisogno di chiedergli il perch�.</p><p>L�uomo indossava la stessa tenuta da combattimento degli altri, ma si poteva ipotizzare che fosse un ufficiale perch� impugnava una pistola invece della carabina. E c�era qualcos�altro che avrei potuto dire di lui se ne avessi avuto il fiato. Comunque lo conferm� quando apr� bocca.�� Sono il Maggiore Dominic DeSota, dell�Esercito degli Stati Uniti�� disse, con una voce che conoscevo fin troppo bene.�� E voi siete miei prigionieri di guerra.</p><p>Quelle parole furono scandite con chiarezza, ma nella sua voce c�era una nota un po� stranita. Sapevo perch�. L�intimazione era indirizzata al colonnello, mentre gli occhi dell�uomo erano inchiodati su di me, e anche quell�espressione m�era familiare. Era l�espressione che avevo anch�io. Dissi:�� Salve, me stesso.�� Lo vidi accigliarsi.�� Credevo che tu fossi scomparso. Di che si trattava, allora? Era tutto uno scherzo?</p><p>Lui fece un cenno col capo a uno dei soldati, che corse avanti e mi agguant� per le braccia unendomele a viva forza dietro la schiena. Sentii una morsa fredda attorno ai polsi e compresi d�esser stato ammanettato.�� Non capisco cosa tu voglia dire con �scomparso��� esclam� l�altro me stesso.�� Ma questo non � uno scherzo. Consideratevi tutti sotto custodia protettiva.</p><p>��A che scopo?�� sbott� il colonnello, porgendo malvolentieri i polsi alle manette.</p><p>��Soltanto finch� non avremo chiarito le cose col vostro governo�� ci rassicur� l�altro me stesso.�� Vogliamo spiegare loro cosa devono fare, e voi rimarrete nostri prigionieri fino al momento in cui si dichiareranno d�accordo. Vi conviene star calmi. Se la cosa non vi piace, ovviamente, avete sempre un�altra scelta: fare resistenza. Dopodich� non sarete pi� prigionieri, sarete soltanto dei cadaveri.</p></section><section><p><emphasis>Il conduttore di macchine agricole seduto nella cabina a vetri del suo grosso raccoglitore meccanico diminu� la velocit�, per consentire ai supporti rotanti di far presa sui filari di fagioli fra cui stava procedendo. Le sue riflessioni non andavano oltre la partita dei Sox alla TV, che s�era perso. Stava pensando che avrebbe volentieri fatto pausa per bere una birra quando ud�, giusto alle sue spalle, il rumore di un veicolo in avvicinamento rapido ed il sibilo allarmante di freni idraulici. Si volse di scatto e con la coda dell�occhio vide un poderoso autotreno con rimorchio che gli stava arrivando addosso. Freneticamente gir� il volante del raccoglitore, devastando e schiacciando una dozzina di filari. Ma quando torn� a girarsi dietro di lui non c�era niente.</emphasis></p><empty-line/><subtitle>23 Agosto 1983</subtitle><subtitle>Ore 9,10 della sera�� Mrs. Nyla Christophe Bowquist</subtitle><empty-line/><p>Mi seccava molto essere proprio nella citt� di Dom senza che lui fosse l�, del resto avevo fin troppo con cui tenermi occupata. Preparare un concerto � una cosa che non lascia tempo libero a nessuno. C�erano le interviste con la stampa. C�erano i cocktail prima della serata, affollati dai finanziatori della National Simphony Orchestra. E soprattutto c�erano le prove. Dieci minuti di prove con l�orchestra mi costavano invariabilmente un�ora per mandare a mente i tempi, i tagli, i toni e le modifiche su cui ci eravamo accordati. Si potrebbe pensare che per me sia pi� facile provare con Mstislav Rostropovich che con altri, visto che Slavi ha cominciato anche lui come violinista. Neppure per sogno. � pignolo fino all�esasperazione. Capace di far fremere di nervosismo tutti quanti mettendosi a spiegare la dinamica delle onde sonore a un suonatore di controfagotto, o illustrando l�esatto numero di microsecondi in cui una nota dev�essere sincopata. Non voglio dire che non mi piaccia lavorare con lui. Ha un delizioso senso dell�umorismo, per dirne una. Come uomo lo trovo adorabile.</p><p>Non perde occasione di scherzare con me, in modo gentile. Ad esempio, giorni addietro, dopo che gli avevo rimandato firmato il contratto per quel concerto, il suo segretario mi richiam� e disse:�� Slavi m�incarica d�informarla che ha una scelta, Nyla: Sibelius o Mendelssohn. Quale dei due?�� Ero stata costretta a ridere.</p><p>Era quel genere di battute che vi sentite dire per un po�, dopo un certo fatto, tanto per scherzare. E aveva una storia. La prima volta che avevo suonato con la National Simphony, alla conferenza stampa una giornalista mi aveva colto con la guardia abbassata. Suppongo che fossi stanca. Comunque avevo detto una cosa di cui solitamente i violinisti non parlano, ma che � nota a chiunque abbia suonato il violino nei teatri da Paganini in poi. Ci sono pezzi di musica che strappano l�applauso perch� sembrano richiedere pi� virtuosismo di quanto non sia in realt�, come quelli di Mendelssohn. E altri che, apparentemente facili, sono dei veri test di abilit�, come quelli di Sibelius. Cos� avevo detto alla donna che quando volevo compiacere un pubblico non sofisticato suonavo Mendelssohn, mentre se mi esibivo per dei colleghi o degli intenditori affrontavo Sibelius.</p><p>��Dica a Slavi che c�inchineremo a Mendelssohn�� avevo risposto al segretario, sogghignando fra me. E la mia non era solo una battuta, perch� sapevo che genere di pubblico ci aspettava. Cos� non ero stata sorpresa, due giorni dopo, nel vedermi recapitare un cesto di fiori mandato da Rostropovich, nel quale c�era un bigliettino di sua moglie Elena: �Non solo piena di talento, non solo bella, ma anche capace di annusare il vento! Slavi ti manda i suoi complimenti e ti suggerisce di ripassare Gershwin, poich� il Presidente sar� in sala�.</p><p>Ritelefonai per dirle che ne sarei stata deliziata. E lo ero. Gershwin � uno dei grandi, anche se altrettanto non si pu� dire dell�unico concerto per violino composto da un americano. Tuttavia sapevo che al Presidente Reagan non piaceva ascoltare musica straniera.</p><p>Elena Rostropovich era una donna simpatica, per quanto non sempre capissi i suoi processi mentali. Ad esempio non riuscivo a sapere se era veramente a conoscenza della relazione fra Dom e me. Stavamo molto attenti a evitare pettegolezzi. E lei non me l�aveva mai lasciato comprendere, con una parola o con un pur lievissimo accenno. Restava il fatto che quando ricevevo da lei un invito a un party di qualche importanza, potevo giurare che lo stesso biglietto era stato inviato anche a casa di Dom in Virginia. I miei erano sempre intestati a Mr. e Mrs. Bowquist. Quelli di Dom al Senatore DeSota e Signora. Non importava se i nostri rispettivi coniugi erano a Chicago, dove Ferdie trascorreva buona parte del suo tempo e Marilyn DeSota praticamente tutto. In quel modo Dom poteva prendere alloggio al mio stesso albergo, dopodich� tornavamo a separarci, lui per le sue faccende e io per il concerto. E quella sera alle undici, al party di Elena, ci capitava d�incontrarci �casualmente� e con espressioni di educata e cordiale sorpresa. Infine, con fare casuale, lei suggeriva che essendo ambedue scompagnati Dom mi desse un passaggio in auto.</p><p>Proposta che lui accettava infallibilmente.</p><p>Quelle sere erano i momenti migliori che Dom e io riuscivamo a strappare all�eternit�. Eravamo diventati esperti nell�arte di apparire in pubblico insieme, senza destar sospetti. Pi� tardi poi, quando eravamo in privato, le probabilit� che l�uno o l�altro dei nostri coniugi ci scoprisse sul fatto erano scarsissime. Ma quando la cosa avveniva a Chicago i rischi erano alti. C�era sempre il caso che qualche conoscenza ci vedesse nel momento sbagliato, nell�atrio di un albergo, in un ascensore o nel ristorante dove ci incontravamo. Non che in altre citt� fossimo pi� tranquilli. Spesso Dom trovava valide scuse per volare a Boston, o a New York, o dovunque fossi in tourn�e, ma eravamo sempre in lotta col tempo. Washington era la migliore� o almeno, quella in cui avevamo imparato a barcamenarci meglio.</p><p>Malgrado ci� non la potevo definire perfetta. Conoscevamo gente anche a Washington. Un giorno o l�altro agli orecchi di Ferdie o di Marilyn sarebbe arrivata una voce, o avrebbero avuto un sospetto. E da quel momento in poi sarebbe stata solo questione di tempo. Detective privati? Forse. Perch� no? I coniugi traditi non usano necessariamente il guanto di velluto.</p><p>E allora l�intera faccenda ci sarebbe crollata sulla testa, con tutto un seguito di avvenimenti molto spiacevoli�</p><p>Ma ti prego, Dio, non ancora.�� Mai!�� fu quel che disse con fermezza Dom colpendo con un pugno i cuscini. Erano le due del mattino, il giorno del concerto, e gli avevo appena espresso la mia preoccupazione.</p><p>��Prima o poi dovr� accadere, caro�� dissi in tono ragionevole.</p><p>��No. Non dobbiamo lasciarci scoprire.�� Cerc� i pantaloni e cominci� a infilarseli, chinandosi a baciarmi.�� Possiamo tirare avanti cos� finch� vogliamo. Ma se pure dovessero metterci in piazza�</p><p>Lo interruppi prima che dicesse quella cosa, o cercasse di dirla:�� Il Presidente Reagan interverr� al concerto�� gli comunicai.</p><p>��Si? E con questo?� Ah!�� borbott�, e abbottonandosi la camicia annu� saggiamente.�� Capisco. Ti seccherebbe urtare la sensibilit� del Presidente. Ma se non ci facciamo pescare sul fatto, lei non sar� urtata da nulla. E quand�anche fosse, ci resta sempre l�alternativa di�</p><p>��No, non ci resta�� dissi, prima che finisse la frase con la parola �sposarci�. Perch� questo era un argomento che rifiutavo di discutere, sempre, col senatore Dominic DeSota. Riuscivo a vivere col pensiero d�essere infedele a un uomo che mi amava. Ma non avrei sopportato l�idea di estrometterlo dalla mia vita pubblicamente, con l�umiliazione che ci� avrebbe significato per lui.</p><p>Cos� non fui per nulla dispiaciuta quando poco pi� tardi Dom usc�, diretto nel New Mexico: s�era fatto troppo insistente su quella cosa, e io ero ormai a corto di buoni argomenti con cui contrastarlo. E quella sera a teatro, quando aprii il concerto con quel veloce e sincopato �allegro� del primo movimento, la poltrona a lui riservata nel centro della terza fila era vuota.</p><empty-line/><p>Ci� che accadde poco dopo fu del tutto inaspettato, e per chiarirlo meglio devo spiegare qualcosa di quel concerto.</p><p>Gershwin mor� giovane. Erano circa due anni che aveva cominciato a comporre un po� di musica per violino, quando un taxi lo invest� mentre attraversava la 52<sup>a</sup> Strada. Non si pu� affermare che avesse molta esperienza allorch� scrisse questa partitura di <emphasis>Wonder. </emphasis>Anni addietro aveva dovuto assumere Ferde Grofe per farsi fare le orchestrazioni, tuttavia al tempo in cui compose il concerto per violino s�era impadronito dell�arte. Gli strumenti a fiato in legno e le percussioni erano sfruttati da lui in modo caratteristico, non meno che i temi romantici sul violino.</p><p>In quel concerto c�era un particolare che mi piaceva, un trucchetto che aveva imparato da Mendelssohn. Mendelssohn non voleva correre il rischio che qualche sempliciotto, fra il pubblico, interpretasse la pausa dopo il primo movimento come il fatto che il concerto era finito e cominciasse ad applaudire. La cosa in s� non era grave, ma ci� che la rendeva preoccupante era la possibilit� che met� del pubblico si confondesse sentendo qualcuno applaudire al momento sbagliato, e che l�altra met� s�irritasse a causa degli idioti che stavano disturbando l�esecuzione. Cos� Mendelssohn trov� un modo per evitare il malinteso: alla fine del primo movimento lasciava aleggiare nell�aria una nota di sostegno, che continuava fino all�inizio del secondo. Dunque non c�era mai quella pausa di silenzio durante la quale il pubblico si agita, e gli uomini che sono l� solo perch� la moglie ha insistito guardano nervosamente i loro vicini per capire cosa ci si aspetta da loro, e voi che siete sul palcoscenico sentite piedi che frusciano, sussurri e colpi di tosse. Non di rado ho desiderato che &#x10C;ajkovskij, Bruch e Beethoven avessero avuto quell�accortezza.</p><p>Perci� trovai strano il fatto. Quella volta il sottile, quasi subliminale, mormorio dei tamburi non trattenne il pubblico dal mostrare una leggera agitazione. Vidi una delle ragazze in uniforme del teatro infilarsi in terza fila, passare oltre la poltroncina vuota di Dominic e chinarsi a mormorare qualcosa all�orecchio del senatore Kennedy. Slavi aveva gi� levato la bacchetta per dare inizio al secondo movimento, ma ci� non imped� a John Kennedy di alzarsi per raggiungere l�uscita in tutta fretta. Intanto che contavo le battute che mancavano all�inizio della mia parte vidi che Jackie mi rivolgeva un sorrisetto e alzava le mani in segno di scusa. Da qualsiasi altra moglie di un senatore l�avrei interpretato come un gesto puramente formale, ma sapevo che nel caso di Jackie la contrizione era davvero sentita. Era la sola veramente colta fra le donne che affiancavano il marito nella sua carriera politica senatoriale. Spesso avevo pensato che sarebbe stata una splendida First Lady, se John avesse avuto qualche voto in pi� nel 1960.</p><p>Ma il contrattempo non era finito l�.</p><p>Con l�aiuto di persone come Jackie e Slavi Rostropovich�� e naturalmente di Dom�� m�ero introdotta nell�ambiente di Washington e conoscevo centinaia di personaggi, personalmente o di vista. Cos� sapevo che quel pubblico era quello che chiamano �di societ�, il che alla capitale significava fitto di diplomatici, gente del Pentagono, senatori e amministratori della cosa pubblica. Perfino la Presidentessa Nancy Reagan era presente nel suo palco, seduta a fianco del First Gentleman come sempre urbano e compassato. Quel genere di pubblico aveva problemi speciali. E il peggiore di tutti era che, se all�improvviso nel mondo qualcosa andava storto, met� di loro ne sarebbero stati informati praticamente nello stesso istante.</p><p>E qualcuno, adesso, li stava informando.</p><p>A met� dell�<emphasis>andante </emphasis>alzai gli occhi e vidi poltroncine vuote in tutta la platea. Quando conclusi il terzo movimento con il bellissimo e complesso <emphasis>crescendo </emphasis>gli applausi furono scarsi. Non scarsi d�entusiasmo, questo era almeno chiaro. Scarsi di numero. Slavi mi guard�. Io lo guardai di rimando. Entrambi ci stringemmo nelle spalle con un sospiro rassegnato.</p><p>Nulla avrebbe potuto impedirci di rivolgere un bell�inchino alla platea. Poi ci ritirammo dietro le quinte e per mutuo accordo non ci ripresentammo alla ribalta, per dare al pubblico la possibilit� di filarsela� come molti di loro erano ansiosi di fare.</p><p>E come la curiosit� stava rendendo anche noi, dietro il sipario, ansiosi di fare.</p><empty-line/><p>Fu pi� difficile per Slavi che per me. Io ero libera per il resto della serata, e lieta di esserlo, mentre lui avrebbe dovuto tornare sul palco dopo l�intermezzo per la seconda parte del programma. Si trattava di Mahler, e ambedue pensavamo che non ci sarebbe stata molta gente in sala per assistere all�interminabile Prima Sinfonia.</p><p>Quando scoprimmo cosa stava succedendo, quella divenne una certezza.</p><p>La prima a dircelo fu la mia guardarobiera, Amy. Amy non si occupava del mio guardaroba, in realt�, anche se l�avrebbe fatto con il massimo entusiasmo qualora glielo avessi permesso. Il suo compito era prendersi cura di me. Teneva d�occhio il Guarnerius quando lo mettevo gi� per un momento, si assicurava che il mio abito non avesse bisogno di un�improvviso ritocco con lo smacchiatore o il ferro da stiro, controllava quello che avrei dovuto mettere dopo il concerto, teneva pronte per me scorte di rossetti, assorbenti e ciglia finte. Faceva tutte queste piccole cose e inoltre una grossa: metteva strati di bende sugli occhi di mio marito quando ero fuori da qualche parte con Dom.</p><p>Si premurava anche di dirmi ci� che secondo lei dovevo sapere, comprese cose che non avrei voluto sapere. <emphasis>Specialmente </emphasis>cose che non avrei voluto sapere.</p><p>Di tutte le espressioni stupefatte, ansiose o preoccupate che c�erano dietro le quinte quella sera, la sua era la pi� sconvolta. Si fece largo fra il personale e i musicisti che mormoravano innervositi, e ci raggiunse.�� Nyla!�� gemette�� ad Albuquerque sono diventati pazzi!</p><p>Ad Albuquerque, come sapevo benissimo, c�era la Base di Sandia. E Dominic era laggi�. D�improvviso, come se questo accadesse a un�altra, m�accorsi che mi si piegavano le ginocchia. Slavi mi sostenne per un braccio. Amy prese il violino e mi afferr� l�altro braccio, in quell�ordine.</p><p>��E Dom?�� gorgogliai.</p><p>��Oh, Nyla��� Amy aveva le lacrime agli occhi.�� Lui � il peggiore di tutti!</p></section><section><p><emphasis>Un uomo di nome Dominic DeSota, avanzando fra le canne intorno a un vecchio bacino idrico in secca, si asciug� il sudore dalla fronte e alz� gli occhi da quel che stava facendo. A sud ovest, in direzione del luogo dove un tempo c�era stata Chicago, gli parve di vedere il crepuscolo illuminarsi di riflessi giallastri. Non era un�allucinazione. Le nuvole avevano assunto vaghi lucori come se sotto di esse ardessero molti fuochi lontani. Si raddrizz� e socchiuse gli occhi. Cos�erano quelle luci all�orizzonte? Sembravano procedere in file separate, e le luci bianche venivano verso di lui, mentre quelle rosse si allontanavano. Era quasi come se ci fossero ancora delle automobili! Ma un attimo dopo scomparvero del tutto, e lui fu di nuovo solo nell�afa del tramonto. Con un grugnito and� a svuotare l�ultima trappola di fil di ferro, tesa fra i cespugli, dove il gatto persiano che un tempo era appartenuto a qualcuno soffiava e rizzava il pelo. Non era pi� il morbido e grassoccio felino che una volta aveva fatto le fusa in un salotto, ma DeSota fu ugualmente lieto di averlo incontrato l�. Era la sua cena.</emphasis></p><empty-line/><subtitle>23 Agosto 1983</subtitle><subtitle>Ore 10,20 della sera�� Maggiore Desota, Dominic P.</subtitle><empty-line/><p>Fu soltanto un puro caso che il primo prigioniero da noi catturato fosse me stesso.</p><p>Avrei dovuto imbattermi in lui prima o poi, naturalmente. Sapevamo che il mio doppio era l�. Forse lui (quel �lui� che era me) mi aveva fatto un favore, perch� una delle ragioni per cui avevo avuto il comando del primo scaglione d�assalto stava nel fatto che sapevamo che il senatore Dominic DeSota era sul luogo. (Senatore! Com�era potuto accadere? Com�ero riuscito ad arrivare tanto in alto nella sua linea temporale, mentre nella mia non ero altro che un qualsiasi ufficiale sperduto nei ranghi anonimi delle forze armate? Comunque, la posizione raggiunta da questo DeSota stava contribuendo a elevare la mia�)</p><p>��Sono pronti, signore�� disse la sergente Sambok.</p><p>��Benissimo�� le risposi, e la seguii su per le scale fino all�ufficio del capo scienziato, o come lo chiamavano l�. Non avevo tempo da perdere preoccupandomi dei diversi titoli o gradi, grammaticalmente insoliti, della gente con cui avremmo avuto a che fare: il �me stesso� che mi aveva fissato pensosamente, i �noi� che avevamo trovato l�. E non avevo tempo per meravigliarmi di cose che qualche ora addietro mi avrebbero meravigliato molto, vale a dire quelle che erano pur sempre coincidenze curiose fra la vita di questo Dom DeSota e la mia. Le nostre esistenze erano state diverse in un�enorme quantit� di particolari. Ci� malgrado entrambi eravamo stati coinvolti in situazioni parallele� e ovviamente non solo �entrambi� noi, visto che c�erano tutti gli altri Dominic DeSota nelle innumerevoli altre linee temporali. I consiglieri tecnici non s�erano sprecati a illustrare particolari di quel genere. Ne ero a conoscenza perch� li avevo domandati espressamente. Tutto ci� che avevano in programma di rivelare, a parte una versione per i profani dei loro mumble-mumble matematici, era che noi Dominic DeSota avevamo geni e cromosomi in comune e un�infanzia in comune, su fino al punto in cui le nostre vite s�erano separate, dovunque quel punto fosse. Avevamo visto gli stessi film, letto gli stessi libri, e la nostra personalit� s�era dunque sviluppata secondo parametri almeno paralleli.</p><p>��Da questa parte, signore�� disse la sergente. Oltrepassai la porta che la ragazza mi aveva aperto ed entrai nell�ufficio del direttore della Casa dei Gatti, come quella gente aveva umoristicamente chiamato il loro progetto sugli universi paralleli.</p><p>Il sottotenente del Corpo Segnalatori disse:�� Sar� in onda fra trenta secondi, maggiore.</p><p>��Bene�� risposi, e sedetti alla scrivania. Era lucida come il vetro� il capo scienziato doveva essere il classico sussiegoso scaldaseggiole di cui pullulano gli uffici direzionali, senza dubbio. Sul piano c�era soltanto il microfono del Corpo Segnalatori, coi fili che lo collegavano alla trasmittente manovrata dal sottotenente. Tentai i cassetti. Erano chiusi, ma aprirli sarebbe stata questione di un minuto.</p><p>��Si rompa una gamba, signore�� mi augur� la sergente Sambok, ghignando sotto il suo trucco mimetico, e fui in onda.</p><p>��Signore e signori�� dissi nel microfono,�� qui parla Dominic DeSota. Circostanze di carattere urgente hanno resa necessaria un�azione precauzionale sulle installazioni della Base di Sandia e dintorni. Non c�� niente di cui dobbiate aver timore. Entro un�ora diffonderemo una trasmissione televisiva dalla stazione locale. Tutte le reti private sono invitate a diffonderla in ripresa diretta, e per allora i motivi di questa azione verranno pienamente chiariti.</p><p>Mi volsi al sottotenente, e lui si pass� un pollice di traverso lungo la gola. Il caporale accanto alla trasmittente abbass� un interruttore e questo fu tutto.</p><p>��Ci vediamo pi� tardi, maggiore�� mi ricord� il sottotenente, e segu� i suoi uomini fuori dall�ufficio.</p><p>Mi appoggiai indietro, tastando i braccioli di pelle e l�imbottitura. Questa gente si trattava bene. C�erano quadri alle pareti e moquette sul pavimento.�� Come vi sono sembrato, Nyla?�� chiesi.</p><p>Lei sorrise.�� Un vero professionista, maggiore. Se mai lasciaste l�esercito potreste farvi assumere da una stazione radio.</p><p>��Ormai sono troppo grosso per adattarmi a poltrone tanto piccole�� dissi.�� Avete notificato a Tac-Cinque che questo edificio � sotto controllo?</p><p>��S�, signore. Tac-Cinque comunica: �Ben fatto, maggiore DeSota�. Gli altri scaglioni hanno occupato senza difficolt� i sei edifici qui attorno. L�intera area � controllata.</p><p>��E i prigionieri?</p><p>��Abbiamo tirato su un recinto nell�area di parcheggio. Il caporale Harris e tre uomini li stanno sorvegliando.</p><p>��Bene, bene�� dissi. Tentai anche gli altri cassetti della scrivania. Chiusi. Mi ero impadronito dell�ufficio del capo scienziato, ma sfortunatamente in un momento in cui il capo scienziato era fuori dalla Base. E le chiavi doveva essersele messe in tasca. Una seccatura, ma non un problema.�� Apritemi questi, sergente�� chiesi. La sergente Sambok studi� un attimo le serrature, controll� gli angoli di rimbalzo, poi piazz� la carabina in corrispondenza di ognuno dei fori e spar�. Le pallottole andarono a conficcarsi tutte nella parete presso la porta.</p><p>I cassetti si aprirono senza altre difficolt�. All�interno c�era il solito ammasso di oggetti che ci si aspetta quando il piano di una scrivania � sgombro, oltre a un paio di quaderni e un certo numero di fascicoli dall�aria ufficiale. Naturalmente avevamo spiato questa gente molto da vicino e per mesi prima di aprire il portale, ma il Dr. Douglas avrebbe voluto dare un�occhiata a quei documenti.�� Un�ordinanza, prego�� dissi. Sulla porta la sergente Sambok fece un gesto, e dal corridoio arriv� di corsa un soldato semplice.�� Torna alla porta d�uscita e recapita questo materiale�� ordinai, rigirandomi fra le dita con ammirazione un accendisigari d�oro con sopra inciso <emphasis>Harrah�s Club, Lake Tahoe. </emphasis>Sarebbe stato un piacevole souvenir, ma lo rimisi dentro e chiusi il cassetto di colpo.</p><p>Dopotutto non eravamo ladri.</p><p>La sergente Sambok era ancora sulla soglia, e qualcosa nella sua espressione m�indusse a domandare:�� C�� qualcos�altro, sergente?</p><p>��Il soldato semplice Dormeyer � AWOL�� disse.</p><p>��Merda!�� Lo sguardo di lei si disse d�accordo col mio commento.�� Non c�� AWOL in zona di combattimento. Se gli MP lo beccano sar� accusato di diserzione.�� Ecco un�altra coincidenza.�� Dannazione, sergente, qualcuno dovr� pur sapere dov�� andato. Trovatelo. Voglio che torni immediatamente in servizio.</p><p>��S�, signore. Me ne occuper� io stessa.</p><p>��S�, sar� meglio�� annuii.�� Ma non dedicate pi� di dieci minuti a questa faccenda. Poi raggiungetemi alla porta d�uscita.</p><empty-line/><p>Il mio reparto d�assalto era stato il primo ad attraversare, ma ci eravamo impadroniti di ogni altro obiettivo. Adesso alla Base c�erano trecento militari di truppa (nostri, intendo, senza contare quelli che avevamo fatto prigionieri) e non avevo altro da fare finch� non sarebbe stato il momento della trasmissione televisiva. Vale a dire finch� non avessimo preso sotto controllo la stazione TV di Albuquerque, per inserirci da l� su altre reti. Scesi alla porta d�uscita, nello scantinato dell�edificio. Una volta era stato usato per le esercitazioni di tiro con la pistola, ma quando i nostri esploratori lo avevano individuato s�erano accorti che nessuno lo utilizzava mai.</p><p>Questo lo aveva reso perfetto per noi. Avevamo fatto passare il nostro intero contingente prima che qualcuno s�accorgesse che eravamo l�.</p><p>Sia nel nostro tempo che nel loro Sandia era una vecchia Base militare. La differenza stava nel fatto che da noi era rimasta piccola, mentre nella loro linea temporale aveva assunto dimensioni enormi. I loro reticolati di filo spinato includevano molte miglia quadrate di deserto e di colline.</p><p>Alla Base non era tuttavia distaccato un forte contingente di militari. Il perimetro era sorvegliato pi� da mezzi elettronici che da guardie, con un singolo posto di controllo ogni cinquecento metri. Naturalmente questo doveva essere sembrato il massimo della protezione necessaria al comandante della Base. A parte un improbabile attacco di truppe paracadutate, che sarebbe stato captato dai radar, non c�era possibilit� che un eventuale nemico potesse invadere il territorio senza che la Base avesse tutto il tempo di chiamare rinforzi� a meno che, come noi, non attaccasse dall�interno. Quando fui alla porta d�uscita vidi che su una parete era gi� stata appesa una mappa della Base, con le zone sotto controllo colorate in rosso. Gli edifici-chiave erano la Casa dei Gatti e le immediate vicinanze, gli alloggi degli MP, il Quartier Generale, la centralina telefonica e la stazione radio. Li avevamo saldamente in pugno. Le scarse guardie armate che avevano creduto di poterli sorvegliare ora stavano meditando sul loro fallimento nel recinto.</p><p>Stavano arrivando altre squadre. Non c�era bisogno di loro, ma non me ne lamentavo di certo: che sarebbe successo se i precedenti proprietari, contro ogni logica, avessero deciso di battersi? Un impianto d�illuminazione a batterie mostrava la colonna degli uomini che emergevano dal nulla in mezzo al locale. Venivano messi in fila oltre la porta, fatti marciare in apparenza verso una parete, uscivano sul nostro lato per essere di nuovo raggruppati dagli ufficiali e dai graduati, e quindi andavano a rinforzare le truppe gi� sul posto.</p><p>Era uno strano spettacolo. Se vi mettevate di lato rispetto alla porta, sullo stesso piano, e ne guardavate il sottilissimo profilo, l�effetto era ancora pi� sconcertante. Scarponi, ginocchia, cosce, mani e teste sbucavano dal piano verticale in quest�ordine. Se foste andati dietro il portale avreste potuto vedere� voi cosa supponete? Sezioni anatomiche di viscere e interiora? L�interno dei corpi umani che compivano il passaggio? Niente di tutto ci�. Non avreste visto proprio niente perch�, da dietro, il rettangolo della porta appariva di un nero ultraterreno, del tutto senza luce. Osservato dalla parte anteriore il rettangolo era invece trasparente, come inesistente sullo sfondo del muro un po� scrostato, e l�unico segno della sua esistenza era dato dai soldati che ne emergevano.</p><p>��Maggiore?�� Era di nuovo la sergente Sambok. Si guard� attorno e abbass� la voce.�� Credo di sapere dove sia Dormeyer.</p><p>��Ottimo lavoro, sergente�� dissi.</p><p>Lei scosse il capo.�� � uscito dalla Base, sgusciando fuori dal perimetro in qualche modo. Poi si � diretto ad Albuquerque. Il fatto � che abita� abitava qui. Ad Albuquerque, voglio dire.</p><p>Questa non ci voleva. Ma non ne aveva colpa lei.�� Ha fatto il suo dovere�� la rassicurai. Ed era la verit�. Per far parte della riserva, Nyla Sambok era un soldato di prim�ordine. La cosa buffa era che nella vita civile faceva l�insegnante di musica, ed era sposata a un suonatore di clavicembalo. Facendo parte della Riserva avevano entrambi ottenuto delle borse di studio; poi erano stati richiamati. La maggior parte dei riservisti erano poco entusiasti, ma la Sambok era decisa e sveglia, e questo m�aveva convinto a includerla nel distaccamento che avevo portato con me da Chicago. Il fatto che fosse anche una gran bella femmina non disturbava nessuno. Ma io non frequentavo mai il personale femminile. Tutt�al pi� un pensiero, di tanto in tanto.</p><p>��Tac-Cinque sar� in linea per lei fra un paio di minuti�� continu� Nyla.�� Ho raccolto la voce mentre entravo.</p><p>��Bene�� dissi.�� Intanto ho avuto un�idea. Vada al recinto dei prigionieri, e mi riporti gli abiti del senatore DeSota.</p><p>Perfino la sergente Sambok poteva esprimere sbalordimento.�� I suoi abiti?</p><p>��� quel che ho detto, sergente. Pu� lasciargli la biancheria, ma voglio tutto il resto. Anche i calzini.</p><p>Negli occhi le torn� una luce di comprensione.�� Giusto, maggiore�� sogghign�, e si allontan� in fretta. Io restai l� ad aspettare la chiamata di Tac-Cinque.</p><p>Comunicare nei due sensi attraverso la sottile pellicola che separava gli universi paralleli era pi� arduo che in un senso soltanto. Per ottenere energia dovevano invertire il portale e collassare il campo. Quando l�ufficiale addetto alla porta mi fece un cenno col capo sollevai il radiotelefono, e la voce del Generale Magruder non mi diede il tempo d�aprir bocca.�� Ben fatto, maggiore!�� abbai�.�� � il Presidente che glielo manda a dire. Ha seguito l�operazione da vicino, naturalmente.</p><p>��Grazie, signore.</p><p>��Ora passiamo alla Fase Due. � pronto per la trasmissione TV?</p><p>��Sissignore.�� Non lo ero ancora, ma lo sarei stato appena Nyla Sambok fosse tornata coi vestiti.</p><p>��La stazione TV e i ripetitori sono in mano nostra. Potranno trasmettere fra circa mezz�ora. I tecnici hanno gi� il nastro del Presidente e lo manderanno in onda dopo la sua introduzione.</p><p>��Sissignore.</p><p>��Bene.�� Poi cambi� tono.�� Un�altra cosa, maggiore. Ha notato segni di reazione?</p><p>��Niente di nuovo, signore. Ma non abbiamo ancora interrogato i prigionieri.</p><p>��Uhm! Qualcun altro visitatore poco gradito?</p><p>��Per ora nessuna traccia, signore.</p><p>��Tenete gli occhi aperti�� borbott�, e riappese. Avevo identificato bene il tono. Era quello di chi ha paura.</p><empty-line/><p>Mezz�ora dopo, camminando sul terreno deserto della Base verso la stazione TV, sotto le stesse stelle che illuminavano anche la mia America, m�accorsi di provare gli identici oscuri timori. Una jeep degli MP m�incroci� a poca distanza, scandagliando il buio col suo faretto. Rallentarono appena il tempo di prender visione della mia tuta da combattimento, poi proseguirono. Non mi dissero parola. E non mi chiesero i documenti.</p><p>Avrei potuto benissimo essere uno di quei �visitatori poco graditi�. Avrei potuto essere quell�altro me stesso che sembrava esser stato dappertutto. E se lo fossi stato, non avrei dovuto far altro che mettermi una fascia verde intorno a una manica per ingannarli. E in tal caso�</p><p>E in tal caso cos�avrebbe fatto quell�altro me? Ecco una domanda preoccupante. Quella gente aveva molto indagato e molto curiosato. Ma non aveva fatto assolutamente nulla.</p><p>Non potevo realmente biasimare gli MP per la loro trascuratezza, poich� dal loro punto di vista non c�era motivo di sospettarmi. Avevamo preso quella Base senza colpo ferire, spazzando via ostacoli costituiti soltanto da sentinelle mezzo addormentate che davanti alle nostre truppe avevano sbarrato gli occhi per lo stupore. Che razza di modo per impadronirsi dell�America! Mi chiedevo come potesse essere la vita in una nazione dove le Basi di quell�importanza venivano sorvegliate da appena un manipolo di uomini dell�esercito regolare, dove non c�era la coscrizione obbligatoria, n� il richiamo in servizio dei riservisti. Se io stesso avessi terminato i miei studi postmilitari invece di esser riattivato nella Riserva, cos�avrei finito per diventare?</p><p>Un senatore, forse?</p><p>Ma non era il genere di speculazioni in cui potevo perdermi, quando mi attendeva la parte pi� delicata del lavoro per cui ero l�.</p><p>La sergente Sambok era gi� alla stazione TV con gli abiti del senatore DeSota, puntuale ed efficiente. Cercai uno spogliatoio e appesi a una gruccia la mia uniforme. Gli piaceva vestir bene, a quest�altro Dom DeSota: camicia, cravatta, scarpe, pantaloni, giacca sportiva, tutto molto fine e di lusso. Il taglio degli abiti era singolare (qui la moda sembrava assai diversa dalla nostra) ma apprezzai il contatto sulla pelle della camicia di seta, e l�elegante piega dei pantaloni. Mi stavano un filo troppo larghi. Il mio alter ego aveva messo su qualche chilo di troppo, e questo mi fece sogghignare mentre stringevo di un buco in pi� la sua bella cintura.</p><p>Quando uscii dallo spogliatoio la sergente mi osserv� con aria d�approvazione.�� Molto elegante, maggiore�� si compliment�.</p><p>��Cosa gli ha lasciato addosso?�� chiesi, esaminandomi in uno specchio. E quando la vidi sogghignare seppi la risposta. In Agosto non si soffriva il freddo neppure in mutande, tuttavia��� Gli faccia avere una mia tuta da fatica. La trover� nella mia borsa B-4�� ordinai. Per sua fortuna quelle tute sono sempre un po� larghe, cos� non dubitavo che gli sarebbe andata bene.</p><p>��Sissignore�� annui la sergente Sambok.�� Signore?</p><p>��Che c��?</p><p>��Be�� se lei indossa i suoi vestiti e lui si metter� i suoi, non ci sar� un po� di confusione? Voglio dire, supponiamo che lui riesca a metterla fuori combattimento e scambi di nuovo gli abiti. Come far� a capire chi � l�uno e chi l�altro?</p><p>Aprii la bocca per dirle che era una sciocca. Poi la richiusi. Non aveva affatto torto.�� Ottima supposizione�� annuii.�� Le rispondo subito: io sono quello che conosce il suo nome completo. D�accordo?</p><p>��S�, signore. Comunque, finch� lui � chiuso nel recinto e lei � fuori�</p><p>��Giusto�� borbottai. Solo in quel momento mi resi conto che, nelle ultime due ore, non aver potuto avvicinare l�altro me stesso mi aveva dato un certo disagio.</p><p>Avrei voluto confrontarmi con lui. Mi sarebbe piaciuto sedermi e parlare con lui, sentire la sua voce, scoprire dove le nostre vite combaciavano e dove erano diverse. Quella sensazione era una specie di prurito, un fremito, come la prima volta che si pensa di provare la droga, o il sesso. Ma volevo farlo.</p><p>Quando entrai nello studio dovetti dimenticare quei pensieri. I cameraman fissarono stupefatti il mio abbigliamento, il capitano del Corpo Segnalatori ghign� apertamente, ma il caporale che aveva assunto le mansioni di regista mi stava gi� mettendo in posizione.�� Si tenga pi� eretto, signore!�� Ascolt� quel che gli veniva detto in cuffia e alz� una mano.�� Dieci� nove� otto� sette� sei� cinque� quattro� tre��� Per contare usava le dita. Due dita, un dito, poi sollev� il pollice: la luce verde della telecamera si accese, e il rullo col mio discorso cominci� a girare.</p><p>��Signore e signori�� lessi, fissando gli occhi anche nella telecamera,�� io sono Dominic DeSota.�� Questa non era una bugia. Non avevo affermato d�essere il <emphasis>senatore </emphasis>DeSota, anche se il fatto che indossavo i suoi abiti conteneva quell�implicazione. Il discorso fu comunque breve:�� Il verificarsi di un�emergenza ha richiesto che portassimo a termine questa azione. Chiedo a ogni buon americano di ascoltare questa trasmissione con la mente aperta e l�animo generoso che sono le migliori doti di tutti noi, cittadini di questa grande nazione. Signore e signori, ho l�onore di presentarvi il Presidente degli Stati Uniti d�America.</p><p>I fotoni della mia inquadratura a mezzobusto entrarono nelle lenti della telecamera, furono trasformati in elettroni e convogliati via cavo dallo studio di regia alle antenne sul tetto dell�edificio, dove vennero convertiti ancora in onde elettromagnetiche di diversa frequenza e proiettati attraverso la valle fino ai grossi ripetitori della KABQ. Da l� attraversarono obliquamente l�atmosfera, raggiungendo il satellite in orbita a qualche migliaio di chilometri da terra, e vennero di nuovo trasmessi a impianti di superficie che li disseminarono in tutti gli apparecchi televisivi degli Stati Uniti. <emphasis>Questi </emphasis>Stati Uniti. E come sarebbe stata accolta la mia immagine, e soprattutto l�immagine di un Presidente che non era il loro Presidente, era una cosa che potevo solo tentare d�ipotizzare.</p><empty-line/><p>L�intero distaccamento del Corpo Segnalatori era in uniforme, ma c�erano anche un bel po� di civili con la fascia rossa al braccio. Riservisti anche loro, richiamati per quell�emergenza, e ovviamente tutti tecnici e professionisti della televisione. Da bravi civili stavano usando al meglio i comfort di quello studio. Nel corridoio qualcuno aveva allestito un buffet, con cibi e bevande d�ogni genere� anche roba calda: dovevano aver liberato e messo all�opera il PX locale.</p><p>Mi versai una tazza di caff�, ascoltando la voce del Presidente Brown che proveniva da un monitor.�� �e come Presidente degli Stati Uniti, mentre mi rivolgo a voi che pure siete Presidente degli Stati Uniti, e a tutto il popolo americano��� Sembrava un po� teso, ma la sua voce suonava sicura intanto che leggeva il discorso preparatogli per l�occasione.�� �a questo punto della nostra storia ci troviamo a confronto con un sistema dispotico lanciato alla conquista del pianeta��� E poi:�� � i legami di sangue, e la comune devozione ai princ�pi della libert� e della democrazia��� E cos� via. Era un discorso piuttosto ben studiato; ne avevo letto il testo il giorno prima. Ma la cosa davvero importante non stava in quelle frasi eloquenti. Stava nel fatto che eravamo noi a controllare la situazione.</p><p>La stessa voce proveniva dalla porta aperta della cabina di regia, in fondo al corridoio. Presi la tazza e andai a dare una sbirciata. Non c�era un solo monitor l�: ce n�erano dozzine, e quasi tutti inquadravano il volto serio e grave del Presidente. Ma vidi anche schermi che mostravano altre facce, non meno serie e preoccupate: John Chancellor, Walter Cronkite e un paio di giornalisti che non riconobbi. Stavano gi� facendo il loro commento. Questo mi lasci� sorpreso, finch� non ricordai che il discorso del Presidente durava appena quattro minuti. Era finita la nostra trasmissione in diretta, ed ora il discorso veniva ritrasmesso in differita dalle reti private che, forse colte di sorpresa, s�erano limitate a registrarlo.</p><p>Gettai un�occhiata al mio orologio. Mezzanotte, ora locale. Nelle grandi citt� della costa est erano le due del mattino, ma dubitavo che molti stessero dormendo. E in California la gente che guardava l�ultimo telegiornale della notte stava certo sbarrando gli occhi su una trasmissione che nessuno di loro s�era mai atteso.</p><p>Peggio per loro. Cosa li autorizzava ad essere felici e spensierati mentre noi fronteggiavamo il pi� terribile pericolo mai corso dal mondo libero?</p><empty-line/><p>Anche un comandante delle truppe d�assalto qualche volta deve dormire. Potei permettermi cinque ore di sonno. Quando mi svegliai sentii il profumo della pancetta e del caff�. Ero nell�ufficio del capo scienziato, steso sul lungo divano di cuoio del capo scienziato, e il caporale Harris stava deponendo un vassoio sul tavolinetto al mio fianco.�� Coi complimenti della sergente Sambok, signore�� sorrise.�� Ieri notte abbiamo occupato anche il club degli ufficiali.</p><p>Le uova s�erano quasi raffreddate nel tragitto fin l�, ma il caff� era caldo e denso. Proprio quel che ci voleva per rimettermi in marcia.</p><p>Per prima cosa ripassai dallo studio televisivo. I tecnici militari erano stati raggiunti da tre civili senza contrassegni: una ragazza, una donna anziana e un uomo barbuto d�et� imprecisabile. Fermai il capitano del Corpo Segnalatori e inarcai un sopracciglio, agitando un pollice in direzione dei tre.�� Loro?�� mi rispose.�� Sono scienziati, maggiore. O almeno � quel che dicono d�essere. Comunque i loro ordini sono OK.</p><p>��Quali ordini?</p><p>��Analizzare le reazioni al messaggio del Presidente, dicono. Una specie di indagine politica o scientifica, sa com��.�� Io non sapevo, invece. Si strinse nelle spalle.�� Sia come sia, per loro c�� dannatamente poco da studiare. Finora non � arrivata neanche una parola che sia una dal Presidente che hanno qui.</p><p>Questo non era il tipo di notizie che speravo di sentire. Dopo un ripensamento aggiunse:�� Potrebbe informarsi da Tac-Cinque.�� Ma stavo gi� uscendo diretto alla Casa dei Gatti. Nella piacevole aria del mattino la Base e il deserto apparivano tranquilli. Io non lo ero. Indossavo ancora la tenuta da combattimento, bagnata di sudore (forse non avrei dovuto esser stato cos� generoso con i miei vestiti di ricambio) e cominciavo a sentirmi preoccupato.</p><p>Il Generale Magruder, Facciaditopo, era dove vi sareste aspettati che fosse un generale alle sette di mattina, ancora con la testa sotto il guanciale, ma trovai il colonnello Harlech. Non si trattava di un tipo molto alla mano. Quando gli chiesi di quei tre civili mi gratific� di un grugnito simile a una passata di carta vetrata.�� Sono autorizzati, e non � faccenda che la riguardi, maggiore�� esclam�.�� Qual � la situazione attuale della sua Base?</p><p>��Tutto sotto controllo, signore.�� O cos� speravo, visto che non avevo ancora chiamato a rapporto nessuno dei miei.�� Dall�esterno non c�� ancora nessun segno di reazione.</p><p>��Visitatori non graditi?</p><p>��Nessun rapporto in merito, signore.�� Almeno, nessuno fatto a me.�� Signore? Posso chiederle notizie del Dr. Douglas?</p><p>Anche la sua risatina era pura carta vetrata.�� � sotto sorveglianza nella sua tenda, e ben poco allegro. Cos�avete incercettato sulla reazione del nemico?</p><p>Si riferiva all�ascolto della radio e della TV.�� Non ne emerge un disegno chiaro, signore. Si limitano a ritrasmettere il discorso del Presidente. Lo riceviamo forte e chiaro.</p><p>Il colonnello emise un suono disgustato che avrebbe potuto essere �quella parola�. Harlech era uno dei giannizzeri di Magruder, e come gli altri non faceva mistero di ci� che pensava del Presidente. Brown s�era opposto vigorosamente all�idea di un raid �preventivo�� finch� il capo del suo staff non gli aveva sussurrato all�orecchio che le prigioni erano piene di politici che s�erano opposti ai militari circa questioni essenziali alla difesa degli Stati Uniti.</p><p>Quando riattaccai il telefono collegato all�altra linea temporale mi chiesi se non fosse il caso di tornare agli studi TV per uno scambio di vedute coi tre scienziati-politici. Sarebbe stato interessante sapere perch�, secondo loro, un�America militarmente attiva come la nostra aveva un Presidente di pastafrolla come Jerry Brown, mentre quest�altra, grassa e pacifica, aveva eletto quella sputafuoco della Reagan. Ma io ero un soldato, non uno studioso, e c�erano altre cose che m�incuriosivano maggiormente. Gridai che mi mandassero un�ordinanza, e quando il caporale Harris mise dentro la testa dalla porta gli ordinai di scendere al recinto e di portarmi uno dei prigionieri, il senatore Dominic DeSota.</p><empty-line/><p>Seduto l�, nella mia tuta da fatica, era cos� uguale a me da mettermi in imbarazzo. Non gli avevo ancora tolto gli occhi di dosso, e in quanto a lui mi stava studiando con una certa durezza. Non sembrava preoccupato, o almeno non lo mostrava. Il suo sguardo era fra risentito e interessato, con un velo di freddezza che avevo sempre notato anche in me.</p><p>��Tu fai parte delle alte sfere, Dominic�� dissi.�� Sentiamo. Secondo te come la stanno prendendo?</p><p>Prima di rispondere si massaggi� le reni. Anche lui aveva dormito, ma senza dubbio su qualcosa meno confortevole del divano dello scienziato capo.�� Parli di quella che pu� essere la risposta del Presidente Reagan a un�invasione armata?</p><p>��Questo � un modo un po� drastico di considerare la cosa.</p><p>��Drastico � il modo in cui l�avete condotta. Cosa sperate di guadagnarci?</p><p>��La pace.�� Sogghignai.�� La vittoria. Il trionfo della democrazia sulla tirannide. Non intendo la <emphasis>vostra </emphasis>tirannide, naturalmente. Parlo del nostro comune nemico, i russi.</p><p>Scosse il capo, paziente.�� Dom, io non ho nessun nemico russo. I russi non hanno rilevanza nel mondo� il mio mondo. Sarebbero gi� morti di fame tutti quanti se non li avessimo aiutati, dopo la loro guerra con la Cina.</p><p>��Avreste dovuto lasciarli crepare!</p><p>Sospir� e mi guard� storto.�� E cos� avete avuto la bella pensata di invaderci. Senza preavviso.�� Poi scosse le spalle.�� Chiedi a me come vanno le cose? Siete voialtri che avete la palla.</p><p>��Dovranno andare a modo nostro, Dom�� dissi, e sorrisi.�� E pi� presto voi lo capite, pi� facile sar� per voi.�� A questo non rispose. Neppure io l�avrei fatto, del resto. Cercai d�avere un tono persuasivo.�� � la nostra patria, anche se non siamo dalla stessa parte della barricata. Avete il dovere di collaborare perch� abbiamo lo stesso interesse di fondo, il bene degli Stati Uniti d�America. Giusto?</p><p>��Di questo dubito, Dom. Sicuro come l�inferno�� disse.</p><p>��Ah, Dom, avanti! Sai bene che la penseresti come me, se fossi al mio posto� a proposito�� aggiunsi,�� come va la prostata?</p><p>Mi fiss� sorpreso.�� Di che stai parlando? Sono troppo giovane per avere dei guai con la prostata.</p><p>��Giࠗ borbottai.�� Questo � quel che dissi anch�io, quando il dottore mi tolse le mani di dosso. Ti consiglio di farti dare un�occhiata.</p><p>Scosse il capo.�� DeSota�� dichiar�, secco e determinato come penso che anch�io mi sarei mostrato al suo posto.�� Lasciamo perdere i ghirigori. Ci avete aggrediti senza esser stati provocati, di sorpresa, e questa � stata un�azione sporca. Perch� lo avete fatto?</p><p>Sorrisi.�� Perch� era a portata di mano. Non sai come vanno queste cose? Avevamo un problema, e potevamo vederne la soluzione tecnica. Quando hai la tecnologia la usi, e noi eravamo in possesso di questa tecnologia.�� Non parlai di come l�avevamo ottenuta, cosa che d�altronde era irrilevante.�� Vedi, vecchio mio, voi avete di fronte ci� che noi chiamiamo un�offerta che non si pu� rifiutare. Il nostro Presidente dice al vostro quello che deve esser fatto. Voi ce lo lasciate fare. Dopodich� noi ce ne andiamo e tutto finisce l�.</p><p>Mi diede un�occhiata tagliente.�� Non lo credi neppure tu?</p><p>Scossi le spalle. Ci conoscevamo l�un l�altro troppo bene per ignorare che n� lui n� io lo credevamo. I miei pensieri non dovevano andare al di l� dei compiti che m�erano stati assegnati�� ufficialmente�� ma sapevo fin troppo bene che, una volta cominciata a usare la loro linea temporale per prenderci cura del nostro principale nemico, non era molto probabile che ce ne andassimo. Ci sarebbero stati sempre altri piccoli lavoretti per cui avremmo potuto sfruttarla.</p><p>Questo era per� troppo lontano nel futuro perch� stessi a preoccuparmene� anche se vedevo chiaramente che preoccupava l�altro me stesso, e non poco. Dissi:�� Torniamo alla mia domanda. Il vostro Presidente dar� retta al nostro senza recalcitrare? Nel nostro universo i Reagan e Jerry Brown non sono precisamente amiconi.</p><p>��Questo che c�entra? Lei far� quel che deve fare. Ha giurato di difendere e proteggere gli Stati Uniti�</p><p>��S�. Ma quali?�� chiesi io.�� Il nostro Presidente ha fatto lo stesso giuramento, e non fa altro che mantenerlo.�� Lo manteneva perch� ci era costretto, quel pappamolla. Ma questo non lo dissi.�� E il miglior modo che la vecchia Nancy ha di proteggere voialtri � di lasciarci fare quel che vogliamo. Hai un�idea dell�alternativa che ci lascereste? Noi abbiamo i muscoli! Volete forse che piazziamo un po� di anthrax nella Casa Bianca? O Smallpox-B sopra Times Square?�� La sua espressione mi fece ridere.�� Che c��, credevi che potessimo usare le bombe all�idrogeno? No, non vogliamo distruggere delle ottime propriet� immobiliari.</p><p>��Ma le armi biologiche sono��� S�interruppe, accigliato. Stava per dire che erano contro le leggi internazionali o qualcos�altro.</p><p>��Dopo il Salt Due�� spiegai,�� dovevamo fare qualcosa. Perci� abbiamo lavorato in altre direzioni.</p><p>��Cos�� il Salt Due?�� chiese. Poi sbuff�:�� No, all�inferno, non voglio lezioni di storia da te. Tutto quello che voglio � che ve ne torniate tutti quanti da dove siete venuti e ci lasciate in pace. E dubito che lo farete. Se ti interessa saperlo, voialtri mi date il voltastomaco.</p><p>Che razza di testardo era! Avrei potuto esser fiero di quel me stesso, se non fosse stato cos� irritante.�� Dom!�� esclamai.�� Voi pure vi stavate preparando, in un modo o nell�altro� altrimenti perch� lavoravate a questo progetto, qui alla Casa dei Gatti?</p><p>��Perch酠� cominci� lui, e tacque. La sua espressione era gi� una risposta. Cambi� argomento:�� Hai una sigaretta?</p><p>��Ho smesso�� rivelai, soddisfatto.</p><p>Lui annu� con fare pensoso.�� Non credevo che avrebbe funzionato sul serio�� mormor�.</p><p>��Per� ci stavi provando, ragazzo, no? Cos� dove sta la differenza? Noi non facciamo nulla che non avreste fatto anche voi, se aveste finito queste ricerche prima di noi.</p><p>��Questo� questo � da vedersi�� disse. Onesto, da parte sua. Non aveva detto �Questo non � vero�.</p><p>��Allora, vuoi darci una mano a convincere il tuo presidente?</p><p>Stavolta non ebbe esitazioni:�� No.</p><p>��Neppure per salvare, forse, moltissime vite umane?</p><p>��No, neppure per questo. La resa � da escludersi, Dom� e non sono sicuro che pur di salvare la vita a pochi americani accetterei di veder uccidere qualche milione di russi.</p><p>Lo fissai stupefatto. Era mai possibile che io�� in ogni incarnazione�� fossi un tale sciocco smidollato? Ma lui non aveva l�aria di uno smidollato. Si appoggi� allo schienale della seggiola, scrutandomi, e d�un tratto parve pi� alto e pi� sicuro di s�.�� Avanti, qual � la cosa che ti preoccupa, Dominic?�� chiese.</p><p>��Che vuoi dire?�� sbottai.</p><p>Lui enumer� i pensieri mentre gli venivano alla mente:�� Mi sembra che ci sia qualcosa di cui non mi hai parlato, e che ti preoccupa. Forse posso indovinare cosa. O forse ne sono lontanissimo. Il motivo per cui sono stato chiamato qui � che c�era qualcun altro che annusava attorno. E apparentemente era a conoscenza di ci� che voi sareste venuti a fare. Se fossi al tuo posto credo che mi preoccuperei molto di lui. Chi �? Da dove viene? A cosa mira?</p><p>Avrei dovuto saperlo che era difficile tener segreto qualcosa a me stesso. Non ero mai stato un ingenuo, tantomeno nelle vesti di quel senatore. Aveva messo il dito proprio sulla piaga� o su una delle piaghe.</p><p>Dissi, sottovoce:�� Viene da un tempo parallelo, Dom.</p><p>��Questo l�avevo capito anch�io�� borbott�, impaziente.�� Vi ha gi� fatto altre visite?</p><p>��No. Non esattamente. Non lui.�� Ma non volevo parlargli dell�altro visitatore, quello che avevamo catturato e che ora sedeva in una tenda dall�altra parte del portale, sotto sorveglianza, arrovellato dal timore che i suoi potessero rintracciarlo e fargli pagare l�aiuto che ci aveva dato nella realizzazione del portale.�� Comunque abbiamo avuto un visitatore. Forse pi� d�uno.</p><p>��Continua.</p><p>Dissi:�� Hai mai sentito parlare del �rimbalzo�?</p><p>��Rimbalzo in che senso?</p><p>��Nel senso di �azione e reazione�. Quando tu oltrepassi la pellicola, o qualsiasi altra cosa sia, che separa un universo dall�altro c�� una specie di effetto di conservazione della massa. Qualcosa se ne va, qualcosa deve prenderne il posto.</p><p>Si accigli�.�� Vuoi dire che altre persone vengono spostate avanti e indietro?</p><p>��Non proprio persone. � complicato. Dipende dal tipo d�urto che questa pellicola subisce. Qualche volta � solo energia: luce, oppure onde sonore. Qualche volta masse d�aria trasportate avanti e indietro. O anche piccole cose� uccelli in volo, magari. E qualche volta � molto di pi�.</p><p>��E questo sta accadendo qui?</p><p>Di malavoglia ammisi:�� Sembra di s�, Dom. E non solo qui.</p><p>Si alz� e and� a guardar fuori dalla finestra. Lo lasciai riflettere. Da sopra una spalla disse:�� Ho l�impressione che voialtri abbiate trovato il modo di scoperchiare il vaso di Pandora, Dom.�� Io non feci commenti. Si gir� a guardarmi.�� Vuoi procurarmi delle sigarette, per favore?�� disse stizzosamente.�� Questa faccenda � dura da prendersi con calma.</p><p>Per un momento mi chiesi se seguire la linea dura con lui o meno. Decisi di no.�� Figurati. I polmoni sono tuoi.�� Premetti i pulsanti dell�intercom sulla scrivania finch� non ebbi scoperto quale corrispondeva al locale delle ordinanze, e chiesi che la sergente Sambok portasse da fumare.�� Dunque�� dissi,�� vediamo di quadrare intanto questa faccenda. Vuoi aiutarci?</p><p>��No�� disse semplicemente lui.</p><p>��Neppure davanti al rischio di cui ti ho parlato? Neppure quando in ogni caso la tua patria non ha difesa contro di noi?</p><p>��Tu hai voluto entrare in questa faccenda, Dominic. Tuo � il compito di portarla avanti. Senza di me.�� Il suo tono era definitivo. Si volse alla porta, da cui stava entrando Nyla Sambok con una stecca di sigarette PX per le forze armate.</p><p>E tutto ad un tratto il mio poco amichevole doppione lasci� perdere la recita del prigioniero nome/grado/numero di matricola, per assumere un�espressione completamente diversa.</p><p>Che diavolo gli stava succedendo? I suoi occhi s�erano sbarrati sulla sergente come dinnanzi a uno spettro. Non avevo mai visto tanto sbigottimento, rabbia e angoscia su un volto umano� tantomeno sul mio!</p></section><section><p><emphasis>Un uomo di nome Dominic DeSota era seduto davanti a uno schermo. Le sue dita operavano sui pulsanti, registrando e analizzando. Senza alzare le mani dalla tastiera parl� in un piccolo microfono che aveva agganciato al collo:�</emphasis>� <emphasis>Capo? Questo � il pi� lontano, finora. Sembra che in esso non ci sia assolutamente traccia di vertebrati.</emphasis></p><empty-line/><subtitle>24 Agosto 1983</subtitle><subtitle>Ore 9,20 del mattino�� Senatore Dominic DeSota</subtitle><empty-line/><p>Quando feci ritorno al recinto che era diventato la mia residenza provvisoria, quello eretto nell�area di parcheggio J-3, scoprii di aver perduto la prima colazione. E avevo perduto anche sei dei miei compagni di prigionia. All�interno della rete era rimasta una dozzina dei militari di stanza alla Base, compresi due graduati che adesso (e con l�aria di vergognarsene) indossavano divise del personale di mensa e stavano raccogliendo i vassoi e gli avanzi di cibo lasciati in terra dagli altri. Un soldato in tuta, con una fascia verde al braccio e un�automatica in pugno, li sorvegliava pigramente. Uno di quelli del maggiore DeSota, senza dubbio.</p><p>Ma dei pochi civili che quella notte avevano dormito accanto a me avvolti in una coperta non ce n�era pi� neanche uno. La cosa dest� la perplessit� del caporale che mi aveva riportato l�, e lo vidi parlottare preoccupato con l�altra guardia. Ma io non mi chiesi dove fossero finiti. Gli interrogativi che mi stavano tormentando erano altri.</p><p>E tutti riguardavano una sola persona: Nyla Bowquist!</p><p>Non sarei riuscito a esprimere in parole lo sbigottimento provato nel vedere la donna che amavo infagottata in un�uniforme da assalto, con strisce nere di trucco mimetico sulla faccia, una pistola appesa al cinturone, e uno sguardo in cui avevo potuto leggere chiaramente che per lei io ero uno sconosciuto.</p><p>Ora che avevo il modo di riflettere mi rendevo conto che secondo ogni probabilit� doveva esserci un�altra Nyla nella loro linea temporale, cos� come c�era un altro Dominic DeSota� e senza dubbio un�altra Marilyn (ma chi aveva sposato l�?) e un altro Ferdie Bowquist, e un intero esercito di doppioni. L�altro Dom DeSota non era del tutto uguale a me. Dunque non c�era ragione che anche Nyla non fosse diversa. Questa non era una famosa suonatrice di violino. Portava i capelli pi� corti e non si metteva l�ombretto sugli occhi. E il suo vestito� be�, era un�uniforme, dopotutto. La mia Nyla si vestiva con eleganza, questa invece non sembrava avere molta scelta.</p><p>Ma era cos� identica da farmi tremare il cuore! E non mi aveva riconosciuto per niente! Oppure aveva visto in me solo una copia di quell�altro Dominic, quello che lei conosceva (conosceva, supposi, ma non in senso biblico). Mi chiesi se l�avrei rivista ancora�</p><p>E quel che mi chiesi subito dopo fu se avrei mai rivisto di nuovo la mia Nyla! Eccomi l�, immerso in avvenimenti incredibili, fantastici e pericolosi, e tutto ci� che avevo in mente era la donna con cui avevo una relazione�</p><p>��Voi! Prigioniero DeSota!�� latr� il caporale, e mi resi conto che stava facendo cenno a me.�� Avanti, voialtri, dobbiamo trasferirvi. Voi verrete com me intanto, DeSota.</p><p>Girai lo sguardo sugli altri prigionieri. Le loro espressioni erano quelle neutre di chi intende esprimere �Se volete lui OK, io non c�entro�. Strinsi i denti.�� Cosa significa?�� protestai. Ma la sola risposta che ebbi fu un minaccioso cenno del mitra.</p><p>Non andammo lontano. Mi fu fatta ripercorrere la strada che avevo appena fatto, fino al Club Ufficiali di fronte alla Casa dei Gatti.</p><p>C�ero gi� stato in precedenza. Parecchie volte. Era una specie di locale di soggiorno dove gli ufficiali sedevano a far quattro chiacchiere davanti a una tazza di caff�, tanto per togliersi dalle loro scrivanie, anche se poi finivano per levarsi di tasca qualche documento e rileggerselo in pace. L�atmosfera all�interno era n� pi� n� meno che la solita, bench� le nove persone che ci trovai avrebbero evidentemente preferito non essere l�. Due degli scienziati non militari andavano avanti e indietro, sbirciando fuori dalle finestre. Il colonnello Martineau era seduto a parlare con una delle donne, un�esperta in matematica dell�ITT che faceva parte del mio stesso comitato.�� Edna. Colonnello�� li salutai, con un cenno. Proprio come se fossi capitato l� per prendermi una Coca Cola e nient�altro di strano stesse accadendo.</p><p>��Ci chiedevamo dove fossi finito�� disse il colonnello.</p><p>��Sono stato convocato dall�altro Dominic DeSota. Ben poco simpatico. E mi ha fatto perdere la colazione.</p><p>��Se hai qualche quarto di dollaro�� disse lui,�� c�� un distributore in corridoio e la guardia te lo lascer� usare.�� Non avevo moneta, ma la dottoressa Edna Valeska s�era procurata dei quarti di dollaro da qualcuno degli invasori. Erano identici ai nostri, salvo che la faccia era quella di Herbert Hoover. Un analcolico e un paio di sandwich non erano un pasto, ma almeno informarono il mio stomaco che avevo fatto per lui quel che potevo. Mentre mangiavo vidi il colonnello Martineau fare il giro del locale e sbirciare da ogni finestra (scosse il capo: guardie armate dappertutto), controllare poi le altre porte (chiuse) e sollevare il ricevitore del telefono (staccato). Mi sedette di fronte e osserv� il lavorio della mia mandibola.�� Anche noi siamo stati interrogati�� disse.�� Sembra che quel che li interessa maggiormente sia tu, Dom� mi correggo, il tuo primo doppio. Quello che scomparve.</p><p>��Mi hanno chiesto la stessa cosa�� bofonchiai, con la bocca piena di pane e formaggio.�� Non ho visto niente di male nel dir loro ci� che sapevo� e non era molto, naturalmente. O avrei dovuto dir loro nome, grado e un numero di matricola che non ho?</p><p>Mi fiss� sorpreso. Anch�io ero sorpreso, accorgendomi di quant�era stato tagliente il mio tono.�� Penso che dovremo suonare a orecchio, senatore�� cerc� di placarmi lui. Gli chiesi scusa con un sorrisetto, intanto che Edna Valeska si sedeva sulla poltrona alla mia sinistra per unirsi alla conversazione.</p><p>��La notizia buona�� ci disse,�� � che adesso abbiamo la prova che il progetto Casa dei Gatti funziona. Quella cattiva � che loro ci sono arrivati prima di noi e lo stanno usando; e quella ancora peggiore � che nella faccenda sembra essere coinvolta pi� di una linea temporale. Non ci sono altre ipotesi che spieghino i fatti.</p><p>��Anch�io la penso cos젗 fui d�accordo.�� Ma chi sono questi altri?�� Scossero la testa.�� Cristo! Non mi sento adeguato a fronteggiare una cosa del genere.</p><p>Edna ebbe un sorriso storto.�� Chi lo �?</p><p>��Ma � il vostro progetto!�� protestai.�� Se non capite voi cosa sta succedendo, chi altro potrebbe?</p><p>��Ho ammesso che non sono preparata, senatore. Non ho detto che non lo capisco� comunque, non del tutto, certo.�� Vide che fissavo la sua sigaretta e mi porse il pacchetto.�� Ad esempio�� disse, facendo scattare l�accendino,�� sappiamo molte cose sulla linea temporale dei nostri visitatori� gli invasori, voglio dire, quelli del vostro alter ego maggiore dell�esercito.</p><p>��Sappiamo molto?</p><p>��Abbastanza, s�. Ci hanno invaso perch� intendono annientare il loro nemico aggirandolo alle spalle, ovvero attraverso la nostra linea temporale. La stessa strategia che stavamo preparando noi.</p><p>��Dottoressa Valeska�� dissi,�� noi non stavamo <emphasis>preparando </emphasis>niente. Lo scopo della Casa dei Gatti era di studiare la <emphasis>fattibilit�. </emphasis>Non esisteva nessun piano strategico.</p><p>La sua scrollata di spalle m�inform� che per lei quella distinzione era accademica.�� C�� un�altra solida deduzione, e un altro fatto. La deduzione � che, per quanto abbiano ben sviluppato la loro tecnica di attraversamento fra le realt� parallele, esiste almeno un�altra linea temporale pi� progredita di loro. Quella che ha prodotto il nostro primo Dominic DeSota.</p><p>Notai che non soltanto gli altri presenti nel locale si stavano avvicinando per ascoltare, ma anche la guardia sulla porta tendeva gli orecchi verso di noi. Be�, perch� no? Forse avrei potuto dedurre qualcosa dalla sua espressione.�� Come lo sapete?�� chiesi, controllando la guardia con la coda dell�occhio.</p><p>��Perch� quest�altra gente� chiamiamoli, per intenderci, America Uno, perch� costoro possono proiettare un individuo attraverso l�interfaccia dimensionale e ritirarlo indietro con la massima facilit�. Non credo che America Due, gli invasori, riescano a fare altrettanto.�� Il modo in cui vidi accigliarsi la guardia me lo fece ritenere plausibile. Anche Edna Valeska, mi parve, aveva notato l�espressione dell�uomo.�� Cos젗 concluse,�� nella partita c�� un terzo giocatore.</p><p>��Dunque potremmo avere un alleato�� dissi speranzoso.�� America Uno potrebbe ritenersi, come noi, vulnerabile alle mire di America Due.</p><p>La guardia ci fissava a occhi stretti, e il suo sguardo preoccupato era confortante. Stavamo parlando di cose che a lui non faceva piacere neppure pensare. Mi volsi a fargli un sorrisetto. Errore. Mi rivolse una smorfia e guard� ostentatamente altrove, il mitra rigidamente inbracciato e la faccia inespressiva. Ma anche quella era una specie di conferma.</p><p>��D�altra parte�� disse Edna Valeska,�� se America Uno avesse avuto intenzione di aiutarci in qualche modo, certo non le sarebbe mancata l�occasione. Non lo hanno fatto.</p><p>Questo era abbastanza vero, e cominciai a sentirmi pi� a disagio della guardia.�� Ebbene, qual � quest�altro fatto che conosciamo su America Due, gli invasori?�� domandai.</p><p>��L�Unione Sovietica � il loro principale nemico.</p><p>Dissi:�� S�, cos� pare. Ma � difficile da credersi! Dopo la guerra atomica, quando i cinesi decapitarono la nazione bombardando Mosca e Leningrado e�</p><p>��Certo, Dom�� intervenne il colonnello Martineau.�� Ma vedi, nel loro universo questo non � successo. Sono notizie che abbiamo messo assieme dopo esser stati interrogati. Sembra che i loro nemici sovietici abbiano combattuto l�ultima guerra intorno al 1940, a quanto ho capito. Hanno assalito la Finlandia, e la Germania ha attaccato loro�</p><p>��La Germania!</p><p>Martineau annu�.�� Da loro i tedeschi non hanno fatto la rivoluzione. A quell�epoca prese il potere un uomo di nome Hitler, e la guerra fu maledettamente dura. I russi la vinsero, e subito dopo occuparono l�Europa dell�est. Il loro capo era un certo Josip Stalin.</p><p>Quella era ancora pi� dura da mandar gi�.�� Aspetta un momento! Io so chi era Stalin. Govern� la nazione per un po� di tempo, finch� non fu assassinato. Conosco personalmente suo nipote. Come forse sai � l�ambasciatore russo presso di noi. Spesso giochiamo a bridge insieme. � un buon amico di� � mio amico�� mi corressi. Non volevo menzionare Nyla Bowquist. Gettai un�occhiata alla guardia: con pi� cautela adesso, tuttavia ci stava ascoltando.�� Suo nonno Joe, come lo chiama scherzosamente lui, fu ucciso da non so quale organizzazione di separatisti georgiani. Fu all�epoca in cui quello sciopero generale condusse l�Inghilterra alla rivoluzione. Loro divennero socialisti, come sono ancor oggi, mentre in Russia Litvinov prendeva il potere grazie alle sue connessioni con l�Inghilterra. Aveva una moglie inglese, come saprete. In seguito, nel 1960, in Germania ci fu la controrivoluzione e la Kaiserina torn� a Berlino. E oggi loro e i giapponesi sono i nostri maggiori competitori.�� Tacqui. Non volevo sbalordire la guardia. Volevo solo confonderla un po�. Anche se quella mia digressione aveva confuso ancor pi� Edna e il colonnello.</p><p>Martineau scosse il capo.�� Niente di tutto ci� � accaduto nel loro universo�� stabil�, secco.�� Negli ultimi trenta o quarant�anni loro hanno avuto due vere e proprie superpotenze, la Russia e l�America. E quel che vogliono � distruggere il loro avversario.</p><p>La guardia non ci stava pi� ascoltando. All�esterno del Club c�erano delle voci e l�uomo s�era voltato a guardare quel che stava succedendo. Poich� fino ad allora avevamo parlato pi� che altro per dedurre qualcosa dalle sue reazioni, quando smise di reagire la conversazione langu�.</p><p>��Oh, all�inferno!�� borbott� uno degli scienziati pi� giovani, e scosse le spalle come a dire che reputava inutile fare piani di qualche genere. Anche gli altri parvero trovare sufficiente quel commento.</p><p>��All�inferno e maledizione�� sospir� anche Edna Valeska.�� Mio marito si star� preoccupando a morte. Non sopporta neppure che io passi la notte fuori di casa. Vorrei almeno fargli sapere che sto bene.</p><p>��Non credo che ve lo permetteranno�� dissi.</p><p>Il colonnello annu�.�� Col lavoro che faccio, mia moglie � abituata a queste cose� cio�, non <emphasis>queste </emphasis>cose, per� non si impensierisce se non le telefono regolarmente. So che per i civili � diverso. Scommetto che sei preoccupato per lei, Dom.</p><p>��Cosa? Oh, certo�� mormorai, ma non aggiunsi <emphasis>anche </emphasis>per lei.</p><empty-line/><p>Prima di mezzogiorno ci portarono il pranzo. Si tratt� solo di spaghetti e polpette precotti, tirati fuori dal frigo della Mensa Ufficiali, ma la frutta era fresca e il caff� appena fatto.�� Ci ingrassano prima di metterci in pentola�� fu la facezia di uno degli scienziati, ma i nostri sorrisi si spensero al risuonare di passi militareschi nel corridoio. A entrare furono un soldato col mitra spianato e Nyla. O meglio la sergente Nyla Sambok, alle spalle della quale vennero dentro altri due uomini armati.</p><p>La ragazza apprezz� l�attenzione che le prestavamo.�� Se volete finire i vostri caff�, prego�� disse,�� siamo pronti per condurvi in alloggi pi� confortevoli.</p><p>��E dove?�� chiese il colonnello Martineau.</p><p>��Non lontano da qui, signore. Volete seguirmi, per favore?�� La sua voce era quella della mia Nyla. E anche quel �per favore�; un tocco di gentilezza piacevole, pensai, date le circostanze. Lo stesso non si poteva dire del modo in cui i suoi uomini ci stavano puntando addosso le armi. Che avessimo finito il caff� o no, ci alzammo tutti.</p><p>Non dovemmo camminare per molto. All�esterno, dopo l�aria condizionata del Club, la calura del deserto ci colp� come l�alito di un drago. Ma il luogo dove venimmo condotti fu di nuovo la Casa dei Gatti, appena di fronte. Scendemmo nel seminterrato dell�edificio, in un locale piuttosto vasto che una volta era stato adibito al tiro a segno. Adesso era pieno di gente con la fascia verde al braccio, e da un lato vidi dei macchinari dall�aspetto di generatori con su stampigliate le lettere OD. Lunghi cavi risalivano all�esterno, in strada, dove si sentiva pulsare sordamente un motore diesel. E mi trovai a guardare una specie di grande schermo rettangolare nero come una notte senza stelle.</p><p>Quella fu la prima volta che vidi un portale. Non ci fu bisogno che mi dicessero di cosa si trattava. Era semplicemente una parete di tenebra pura che aleggiava nell�aria, cos� larga che riempiva l�estremit� del locale quasi da un lato all�altro. Mi diede un brivido. Il colonnello Martineau sbott�:�� Sergente! Es�go di sapere che intenzioni avete!</p><p>��S�, signore�� fu d�accordo lei.�� Un ufficiale vi informer�. Questo � per vostra maggiore comodit� e sicurezza, signore.</p><p>��Merda secca, sergente!</p><p>Ma lei si limit� a ripetere:�� S�, signore�� e si allontan�. Dopodich� lei non fu pi� l� a rispondere alle domande, e le guardie armate, ovviamente, non ci avrebbero dato altra informazione che le loro armi puntate.</p><p>La guardai attraversare il locale e raggiungere il mio vecchio e buon doppione maggiore Dominic, che stava discutendo presso uno dei macchinari con un individuo la cui vista mi lasci� un attimo stranito. Pi� che stranito. Sembrava un civile a disagio in una tuta da fatica militaresca, come me, e il suo profilo mi era familiare. Come me non aveva gradi; e come me non portava la fascia al braccio. Tuttavia non era un prigioniero, poich� era occupato alla regolazione di vari strumenti su un largo pannello. Il maggiore Dominic lo osservava da vicino, e sull�altro lato aveva un soldato con la carabina imbracciata. La sua guardia? E se aveva bisogno di una guardia, ma non era uno di noi, chi era?</p><p>Il maggiore me-stesso diede qualche ordine alla sergente Nyla. La ragazza annu� e torn� da noi.�� Vi faranno attraversare fra un minuto�� ci inform�.</p><p>��Ehi, un momento, sergente!�� ringhi� il colonnello.�� Chiedo di sapere dove ci state portando!</p><p>��S�, signore�� disse lei.�� L�ufficiale le spiegher� tutto.</p><p>Martineau sbuff� come un toro. Gli misi una mano su un braccio.�� Lei � Nyla Christophe, non � vero?�� dissi in tono discorsivo.</p><p>Sorpresa sbatt� le palpebre. Per la prima volta parve vedermi come un essere umano, non come un pezzo di carne semovente da far spostare qua e l�. La carabina che imbracciava anch�ella rest� ferma; non era puntata esattamente verso di me, ma le sarebbe bastato girarsi un po� di pi� per cacciarmela nell�ombelico.�� Questo � il mio nome da ragazza�� ammise, con cautela.�� Mi conosce?</p><p>��Conosco la sua controparte del mio universo�� dissi, e sorrisi.�� Lei � la mia� uh, amica. � anche una delle pi� grandi violiniste del pianeta.</p><p>I suoi occhi avevano avuto un lampo di curiosit� alla parola �amica�, ma la sua attenzione s�accese di colpo quando dissi �violinista�. Per qualche secondo mi studi� con interesse. Gett� una rapida occhiata al maggiore e torn� a fissarmi.�� Di cosa sta parlando?�� domand�.</p><p>Io dissi:�� Zuckerman, Ricci e Christophe. Questi sono i tre violinisti al vertice del mondo della musica, oggi. In questo mondo, intendo. Ieri sera Nyla ha suonato con la National Simphony Orchestra davanti, fra gli altri, al Presidente degli Stati Uniti.</p><p>��La National <emphasis>Simphony?�� </emphasis>esclam�. Io annuii.�� Mio Dio�� disse.�� Io ho sempre sognato di� si sta prendendo gioco di me, Mr. DeSota?</p><p>Scossi la testa.�� Nel mio universo lei � sposata a un proprietario di beni immobiliari di Chicago. Ieri sera ha suonato il <emphasis>Gershwin Violin Concerto</emphasis>, con la direzione di Rostropovich. Due mesi fa la sua foto era sulla copertina di <emphasis>People.</emphasis></p><p>Lo sguardo con cui mi consider� era in parte stupito e in parte scettico.�� Gershwin non ha mai composto un concerto per violino�� afferm�.�� E cosa sarebbe <emphasis>People</emphasis>?</p><p>��� una rivista, Nyla. Lei � famosa.</p><p>��Proprio cos�, sergente�� brontol� il colonnello, che ci stava ascoltando con interesse.�� Io stesso l�ho sentita suonare.</p><p>��S�?�� Era ancora scettica, ma l�idea la stava affascinando.</p><p>Accennai gravemente di s�.�� E di lei che mi dice, Nyla?�� chiesi.�� Anche lei suona il violino?</p><p>��Lo insegno�� disse.�� O almeno, lo insegnavo prima d�essere richiamata in servizio.</p><p>��Ma sul serio?�� esclamai, divertito.�� E cosa�</p><p>E quello fu tutto ci� che potei dire.�� Sergente Sambok!�� chiam� un capitano, di fronte allo schermo nero.�� Li porti fuori!</p><p>La pausa delle chiacchiere era finita. E di colpo torn� ad essere efficiente e professionale, la mia Nyla. Se torn� a posare gli occhi su di me fu con lo stesso interesse che l�uomo con la pistola a chiodi, in un mattatoio, pu� mostrare per il vitello in arrivo su per la rampa.</p><p>��Muovetevi, per favore�� ordin� al nostro gruppo, e stavolta il �per favore� significava �senza discutere�.</p><p>��Ascolti una cosa, sergente�� cominci� il colonnello Martineau, ma lei ne aveva gi� abbastanza delle sue proteste. Fece un cenno con la carabina. Il colonnello mi gett� uno sguardo e scosse le spalle. Venimmo allineati l�uno dietro l�altro lungo una striscia gialla, dipinta sul pavimento cos� di recente che ci lasciai un�impronta. Di fronte al terribile buio del rettangolo ce n�era un�altra, orizzontale, simile allo �stop� della segnaletica stradale. Il capitano in attesa li davanti ci fece fermare, con un occhio su di noi e l�altro sul civile che m�era parso familiare.</p><p>��Quando vi dar� il segnale�� disse,�� avanzerete dritti attraverso il portale, uno alla volta. Attendete finch� non verrete chiamati: questo � importante. Sull�altro lato i vostri piedi si troveranno esattamente allo stesso livello di questo, perci� non abbiate paura d�inciampare o di qualcos�altro. Comunque di l� troverete il personale di servizio pronto ad aiutarvi, se sar� il caso. Ricordate: uno alla volta�</p><p>��Capitano!�� sbott� in un ultimo sforzo il colonnello Martineau.�� Io esigo che�</p><p>��Lei non esige niente�� lo rimbecc� l�altro, ma senza rudezza, anzi esibendo un�espressione paziente.�� Quando sar� dall�altra parte ci sar� qualcuno a prender atto delle sue lamentele, se avr� lamentele da fare� signore.�� Il tono di quel �signore� fu una via di mezzo fra l�ironico e l�indifferente, perch� il capitano stava prestando assai pi� interesse al civile presso il pannello di comando che a quello che avremmo potuto dirgli noi.</p><p>Anch�io osservavo il suo operato con attenzione. All�apparenza era intento a mettere in sincronia diversi strumenti difficili da regolare, soprattutto due lancette a scorrimento verticale, una verde e una rossa, che sembravano muoversi di vita propria per non combaciare. Quando la rossa correva troppo, girava una manopola per riportarla indietro. Ma non ci mise molto a stabilizzarle alla stessa altezza, e si volse a mezzo verso di noi.�� Mandateli avanti!</p><p>E la dottoressa Edna Valeska, dopo essersi voltata a gettarci un�occhiata supplichevole, assunse l�aria di chi sta pregando con fervore e s�incammin� verso la tenebra, dove semplicemente scomparve.</p><p>Io e gli altri sette sospirammo un�imprecazione all�unisono.�� Il prossimo�� ordin� il capitano. Toccava al colonnello Martineau. Lo vidi inghiottire dal buio senza lasciarvi pi� tracce di quante ve ne aveva lasciate Edna Valeska.</p><p>Io ero il successivo, nella fila. Mi fermai sulla linea, a un paio di metri dal misterioso tecnico civile, e solo allora, quando torn� a voltarsi, potei vederlo pienamente in faccia.</p><p>Sussultai. Aveva un�aria pi� efficiente, soprattutto molto pi� tormentata, ma era indubbiamente lo stesso uomo.�� Lavrenti!�� lo chiamai, stupito.�� Tu sei l�ambasciatore Lavrenti Djugashvili!</p><p>La sua guardia mi fulmin� con lo sguardo.�� � impazzito? Non distragga il dottor Douglas!</p><p>��Aspetta un maledetto momento�� protest� il civile.�� Lei! Cosa stava dicendo?</p><p>��Djugashvili�� ripetei.�� Tu sei l�ambasciatore dell�Unione Sovietica, Lavrenti Djugashvili.</p><p>Mi consider� senza troppo interesse.�� Io non mi chiamo Djugashvili�� disse, tornando ai pannelli di controllo. Regol� un paio di quadranti e si volse ad annuire al capitano, che mi fece avanzare fino al portale.�� Ma quello era il nome di mio nonno�� mi grid� dietro, proprio mentre penetravo nella parete di tenebra.</p><empty-line/><p>Quand�ero un ragazzo vivevo molte avventure con la fantasia, e queste riguardavano in particolare due campi. Uno erano i viaggi nello spazio. L�altro era il sesso. La ragione per cui avevo sognato di diventare uno scienziato (sogno che svan� quand�ero al secondo anno, al Lane Tech) stava nella possibilit� di partecipare alle imprese spaziali. Non avevo esattamente rinunciato a quella fantasia; era stato il trascorrere degli anni a farla pian piano evaporare.</p><p>L�altra cosa non era di quelle che svaniscono. Avevo la pi� grossa collezione di libri porno del North Side. Quel genere di materiale non era ancora di libera vendita, ma c�erano posti in cui con due dollari potevate entrare e mettervi a sedere in una saletta fumosa, dove proiettavano filmetti in bianco e nero provenienti da Tijuana o dall�Avana (a quattordici anni non ero ancora sicuro che una donna potesse fare all�amore con un uomo senza indossare un paio di calze nere e una maschera). Vantavo avventurette inesistenti spacciando elaborate fandonie agli amici del club degli scacchi e della squadra di tennis, e pur avendo delle amiche la notte me ne andavo regolarmente a letto in bianco, com�� normale per ogni adolescente; ma con la fantasia costruivo in me lo scenario della perfetta seduzione: il neglig� trasparente, la cenetta al lume di candela, le calze di rete�</p><p>E poi c�era stato quel Quattro Luglio. Peggy Hoffstader.</p><p>La casa dove abitava era abbastanza vicina al lago da poter vedere bene i fuochi artificiali, e quella sera sul tetto c�eravamo soltanto noi. M�ero dato da fare per ottenere due bottiglie di birra, che risultarono calde e di pessima qualit�. E proprio quando i fuochi stavano esplodendo nel cielo per l�abbagliante finale, sentii una mano di Peggy poggiarsi in un posto dove fin�allora soltanto le mie s�erano posate, e seppi che adesso qualcuno stava chiamando il mio bluff. La fantasia era all�improvviso diventata realt�. Quel debutto mi trov� decisamente impreparato, ma del resto voi come ve la sareste cavata con tutte quelle braccia e gambe e bottoni e fibbie?</p><p>Fu una fortuna che Peggy conoscesse meglio di me certi particolari della faccenda. Per cavarmela ebbi bisogno di tutto l�aiuto che mi fu possibile ottenere.</p><p>Ma l�, adesso, non c�era nessuno ad aiutarmi.</p><p>Per quanto in modo diverso, stavo annaspando contro le stesse sconosciute, preoccupanti, sconvolgenti sensazioni. C�era un altro mondo sul lato opposto di quel sipario nero come la morte.</p><p>Trassi un profondo respiro, chiusi gli occhi, e ci camminai dentro.</p><p>A cosa potrei paragonare quella sensazione?</p><p>Forse non ci furono neppure sensazioni vere e proprie. M�era capitato un paio di volte di metter piede in quei laboratori sofisticati dove hanno porte fatte d�aria per separare i locali, correnti straliformi proiettate dal basso in alto, miste a vapor d�acqua che le fa sembrare tendine di nebbia. Erano cos� dense che potevano proiettarci sopra varie scritte e avvertimenti, attraverso i quali voi passavate con un fremito. Il transito oltre il portale che separava due universi non pretese dalla mia pelle neppure quel lieve brivido. Un momento prima ero nel seminterrato di un edificio, pieno di gente e di aria viziata, illuminato da impianti portatili di luci al neon�</p><p>Poi il piede che avevo spinto avanti tocc� terra, e d�un tratto mi trovai sul fondo di uno scavo. Le mie scarpe poggiavano su un graticcio metallico, e in alto brillava l�infuocato sole di Agosto del New Mexico.</p><p>Intorno a me si levavano delle impalcature su cui erano piazzate apparecchiature dal curioso aspetto di grosse telecamere, che al posto delle lenti avevano antenne emisferiche da microonde. Dietro di esse c�erano tecnici che mi stavano osservando con indifferenza professionale. Tutto il perimetro era formato dalle pareti in pendenza dello scavo, con pagliolati che tenevano a posto la sabbia. Poco pi� avanti era in sosta un camion col motore acceso: il primo rumore che mi aveva colpito gli orecchi.</p><p>Non ebbi pi� di due secondi per studiare quella scena. Accanto a me c�erano due soldati, che mi presero per le braccia e mi spinsero avanti.�� Sali sul camion�� ordin� uno di essi, e torn� ad occuparsi del successivo prigioniero che vacillava fuori dal portale.</p><p>Mi arrampicai sul retro del veicolo, uno di quei massicci camion scoperti dell�esercito con le panche sui due lati, e ricevetti la regolamentare occhiata d�avvertimento da parte del soldato pigramente appoggiato alla cabina di guida, che puntava il mitra pi� o meno verso di noi. Appena fummo a bordo tutti e nove il motore ruggi, il veicolo s�avvi� su per una rampa e sbucammo sul terreno sabbioso dirigendoci verso una piccola altura dalla cima piatta. Su di essa erano in attesa due elicotteri militari, coi rotori in moto che gi� giravano lentamente.</p><p>��Fuori�� ordin� la guardia. Uno alla volta saltammo al suolo. Lui ci segu�, mentre l�autocarro si allontanava rombando. La guardia continu� a tenerci sottomira e sott�occhio, e camminando quasi all�indietro and� a scambiare qualche parola con il pilota di uno degli elicotteri. Noi ci guardammo l�un l�altro.</p><p>L�altura su cui ci trovavamo era spoglia e sabbiosa. Da li si poteva vedere, a un miglio di distanza, una serie di edifici tipici di una base militare piccola e isolata. La Sandia originale del nostro universo, mi dissi, doveva esser stata cos�. Sul bordo destro dell�altura su cui eravamo giunti c�era un lungo carrozzone privo della motrice, che dalle finestre supposi essere un ufficio, mentre presso lo scavo stavano altri grossi veicoli contenenti macchinari e generatori, dai quali grossi cavi scendevano fino alle apparecchiature sul fondo della fossa.</p><p>Stavo gi� grondando di sudore. Anche gli altri sbuffavano, ma eravamo troppo tesi per preoccuparci della calura. Edna Valeska mi diede di gomito.�� Hanno dovuto scavare per portarsi al livello del seminterrato�� disse, accennando alla fossa.</p><p>��Cosa?</p><p>��Avevano gi� progettato di sbucare nello scantinato dell�edificio�� ripet� lei.�� Ma qui non c�era nessun edificio. Cos� hanno dovuto scavare.</p><p>��Ah, certo.�� Non mi sembrava importante. A dir la verit� la mia testa era un guazzabuglio di riflessioni, e non sapevo neppure quale fosse importante e quale no. Riuscivo a scorgere anche il grosso rettangolo nero, e ne vidi uscire altre due persone: la sergente Nyla e l�uomo che sembrava, ma che aveva detto di non essere, Djugashvili. Scambiarono qualche parola, poi Nyla gli volse le spalle e sal� su una jeep.</p><p>��Che ne pensate di quelle impalcature?�� chiesi.</p><p>��A occhio e croce�� rispose la dottoressa Valeska,�� � la loro soluzione ai problemi di posizione. Dovevano spiarci, penetrare nei laboratori. Alcune di quelle impalcature corrispondono, direi, all�altezza dei pavimenti del nostro primo piano.</p><p>Sembrava razionale, anche se l�intera faccenda aveva aspetti che mi riusciva difficile accettare come reali e razionali. Uno degli scienziati pi� giovani mise il dito sulla piaga:�� Secondo voi cos�hanno intenzione di farci?�� chiese, con voce tremula.</p><p>Nessuno aveva una risposta da dargli. Il colonnello Martineau si avvicin�.�� Penso che la sergente ce lo far� sapere, adesso�� borbott�, mentre sollevando una nuvola di sabbia la jeep veniva a fermarsi accanto a noi.</p><p>Lei non ci disse nulla� o almeno, non direttamente. Appena balzata a terra era andata a parlare coi piloti dei due elicotteri. �Parlare� � un eufemismo, perch� dopo qualche istante costoro cominciarono a discutere accanitamente, e non si preoccupavano certo di tener la voce bassa. Nyla li stava facendo incavolare.</p><p>L�argomento del loro disaccordo aveva dei singolari punti in comune con il rompicapo dei missionari che devono traghettare il cannibale al di l� del fiume. Ogni elicottero poteva portare cinque persone oltre al pilota. Noi eravamo in nove�� nove cannibali�� e con la guardia dieci. Ma dovevamo dividerci in due gruppi. Solo che nessuno dei due piloti voleva essere quello che avrebbe messo a repentaglio la pelle caricando cinque di noi maniaci sanguinari disperati senza una guardia a tutelarlo.</p><p>��Allora si fa cos젗 grid� infine la sergente Sambok:�� tu ne prendi quattro, tu altri quattro, e io terr� sotto sorveglianza il maledetto ultimo finch� uno di voialtri torna indietro.�� E dopo che i piloti ebbero grugnito il loro assenso, mentre la guardia e l�autista della jeep ci facevano salire a bordo, lei punt� un dito su di me.</p><p>��Questo lasciatelo da parte�� stabil�.�� Bader� io a lui fino al prossimo viaggio.</p><p>��Sissignora, sergente�� bel� uno dei soldati.�� Ma il maggiore ha detto che�</p><p>��Muoviti!�� ordin� Nyla. E loro si mossero. Quando furono tutti a bordo degli elicotteri lei si volse a considerarmi attentamente. I suoi occhi mi dissero che non costituivo un problema per una ragazza robusta e armata di un�efficiente carabina. Annu� fra s�.�� Non ha senso restare qui a friggerci il cervello�� disse.�� Andiamo nel rimorchio.</p><empty-line/><p>Il carrozzone con le finestre aveva, benedetto lui, l�aria condizionata.</p><p>Era anche vuoto. All�apparenza era l� solo per essere usato dagli elicotteristi, e in quel momento costoro non c�erano. Mi fece entrare per primo, e sal� soltanto quando fui a distanza di sicurezza. Poi si ferm� in un angolo, con dita esperte si fece sgusciar fuori da una tasca due quarti di dollaro e me li porse.�� Laggi� c�� un distributore di Coca Cola�� disse.�� Io sono�, occupata. Apritemi una lattina e mettetemela l�, sul tavolo.�� E dopo un momento aggiunse:�� Per favore.</p><p>Sedette e bevve un lungo sorso di Coca Cola, senza togliermi gli occhi di dosso. Io ricambiai il suo sguardo. Vista a tu per tu, senza nessun altro a distrarci nelle vicinanze, sembrava pi� identica che mai alla mia Nyla. Oh, certo, indossava qualcosa che lei non si sarebbe messa neppure ad Halloween per una festa in maschera. Ma davanti a me vedevo Nyla Christophe Bowquist.</p><p>Naturalmente non era lei. Era Nyla Qualcun Altro. Ma qualunque nome avesse sui documenti era bella e desiderabile come la mia Nyla, il che non era cosa dappoco. Non voglio dire sensuale, bench� lo fosse in abbondanza. Il fatto � che c�era di pi�. Io la amavo. Amai lo sguardo fra perplesso e ironico che mi elarg�. Amai il movimento con cui si appoggi� all�indietro, e che fece risaltare i suoi seni al punto che quella tuta da fatica mi parve pi� bella di un abito d�alta sartoria. E quando parl� amai il suono della sua voce.</p><p>��Cos�� questa storia, DeSota? Voglio dire, cos�� quello di cui mi stava parlando?</p><p>��Lei � una concertista, tutto qui. Una delle pi� grandi suonatrici di violino mai esistite.</p><p>��Ma non mi dica! Io sono un�insegnante di musica, Mr. DeSota. Ammetto d�aver sempre desiderato suonare con una grande orchestra. Per� non l�ho mai fatto.</p><p>Scossi le spalle.�� Ma ne ha la capacit� potenziale�� dissi,�� perch� nel mio universo questo � esattamente ci� che lei �. E c�� un�altra cosa che non le ho detto circa il suo doppione della mia linea temporale e� e me.</p><p>Mi gratific� di un�occhiata ironica. Se non borbott� la parola <emphasis>cosa</emphasis>? furono le sue sopracciglia a dirla per lei.</p><p>��Noi siamo amanti. Io� io ti amo. Capisci?</p><p>Il suo sguardo da divertito si fece sorpreso, con una sfumatura di sospetto. Ma era ancora piuttosto caldo. Caldo per un tipo come Nyla, voglio dire, che era una specialista nel mostrare agli sconosciuti una maschera abbastanza gelida. Era anche lo sguardo con cui Rossana doveva aver considerato Cyrano de Bergerac, quando aveva scoperto che era stato lui, e non quell�ottuso bellimbusto di Cristiano, a scriverle le lettere d�amore. Poi disse:�� Questa � una notizia che mi d�, DeSota.</p><p>��Non sto cercando d�imbrogliarti, Nyla.</p><p>Lei ci pens� su qualche istante, si guard� attorno e sorrise.</p><p>��Viste le circostanze�� disse,�� potrebbe benissimo essere come dice lei. Comunque parliamo di qualcos�altro. Ad esempio, perch� ha nominato quel concerto di Gershwin? Mor� giovane, dovrebbe saperlo.�� Io scossi le spalle; non sapevo molto di lui.�� Ha lasciato un sacco di buona musica�� continu� lei, mentre io mi accostavo alla finestra per guardar fuori.�� Tutta la musica popolare, naturalmente. Oltre alla <emphasis>Rapsodia in Blu</emphasis>, al Concerto in F, e l�<emphasis>Americano a Parigi� </emphasis>ma, sul serio, non ha mai composto nulla per il violino.</p><p>Io stavo osservando il portale, pi� in basso, dove il Non-Realmente-Djugashvili stava operando su una consolle identica a quella che c�era dall�altra parte. Scossi il capo con decisione.�� Ti sbagli, Nyla. Ti sbagli proprio. Non che io sia un esperto di musica classica, questo � certo, ma ho imparato qualcosa standoti attorno� attorno all�altra Nyla. Suonava spesso quel concerto per violino. � molto melodico, il che lo rende facile anche per un incompetente come me. Magari riesco a fischiettartelo� aspetta un minuto.�� Camminai su e gi� cercando di rammentare l�eccitante e piacevole tema d�apertura che Nyla eseguiva cos� bene nel suo assolo. Quando cominciai a fischiare seppi che non gli stavo rendendo giustizia, ma uno dei pregi della musica davvero bella � che non si lascia rovinare facilmente.</p><p>Lei si accigli�.�� Non l�ho mai sentito. Ma � assai piacevole.�� E sporse le labbra provando a fischiare a tempo con me.</p><p>Anch�io sporsi la labbra, quando mi chinai in avanti per baciarla.</p><p>Lei mi restitu� il bacio.</p><p>O almeno fui quasi certo che me lo stesse restituendo. Potei sentire quelle soffici e dolci labbra aprirsi sotto le mie, ma non volli accertarmene. La colpii alla nuca col taglio della mano, con la stessa durezza che avevo appreso a usare al corso di judo.</p><p>Cadde sul pavimento come un sacco vuoto.</p><p>Quel genere di combattimento a mani nude era soltanto teoria per me. Non l�avevo mai messo in pratica fino ad allora, salvo che durante gli esercizi dove non si affondano i colpi. N� avevo programmato di farlo, bench� una parte del mio cervello continuasse a dirmi che la divisa di Nyla e quella che avevano dato a me erano del tutto uguali, a parte il fatto che lei portava una fascia verde al braccio e una carabina, ed io non avevo n� l�una n� l�altra.</p><p>Quando la vidi abbattersi al suolo non potevo esser sicuro in alcun modo di non averla colpita troppo forte.</p><p>Ma allorch� poggiai una mano su quel seno, cos� familiare al tatto come m�era estranea quella stoffa militare, potei sentire che il cuore e la respirazione erano del tutto normali.</p><p>��Mi dispiace, tesoro�� mormorai. M�infilai sulla manica la sua fascia verde. Raccolsi la carabina dal pavimento, me l�appesi alla spalla, e uscii dal rimorchio senza pi� voltarmi indietro.</p></section><section><p><emphasis>All�et� di settantatr� anni Timothy McGarren era il portiere notturno dei Lakeshore Tower Apartments. Era stato assunto l� il giorno dell�inaugurazione, lo stesso giorno in cui la direzione della metropolitana lo aveva messo in pensione, ovverosia dieci anni prima. Aveva fatto il percorso dal marciapiede esterno alla porta dell�ascensore tante di quelle volte che avrebbe potuto rifarlo dormendo, o camminando all�indietro. E in realt� lo faceva spesso. Quella sera, infatti, dopo aver tenuto aperta la porta per la vecchia e generosa Mrs. Spiegel, del 26-A, indietreggi� di sei passi. Esattamente fino alla base delle scale. Solo che le scale non erano l� a urtare il suo tacco destro come aveva previsto. Sbilanciato gir� su se stesso, agit� le braccia, e precipit� senza un grido per quindici metri finendo nell�acqua con un gran tonfo. Quando riemerse, sputacchiando, ci� che vide furono le luci di Chicago che si specchiavano nel Lago Michigan, a cento metri di distanza da lui.</emphasis></p><empty-line/><subtitle>24 Agosto 1983</subtitle><subtitle>Ore 12,30 del mattino�� Maggiore DeSota, Dominic P.</subtitle><empty-line/><p>La Base che avevamo catturato era piena di comodit� e beni di consumo come un grande magazzino sotto le feste natalizie. Quello che apprezzavo di pi� era l�ufficio del Comandante, a cui erano annesse una sala da pranzo privata e una cucina piena di automatismi. E nel grosso frigo di quella cucina il cuoco aveva scoperto mezza dozzina delle pi� grosse, morbide e succulente bistecche su cui avessi mai messo i denti. All�ora di pranzo le facemmo fuori. Eravamo in sei a godercele: il colonnello Tempe, che comandava il reparto ricerche nucleari; il maggiore degli MP Bill Selikovitz; il capitano del Corpo Segnalatori, e altri due capitani aiutanti di Tempe; e io. Fino a quel momento rappresentavamo i ranghi direttivi della Base. E i ranghi direttivi hanno i loro privilegi. La tovaglia su cui mangiavamo era di lino ricamato a mano, e cos� anche i tovaglioli; la posateria era d�argento, e se anche nei bicchieri ci fosse stata soltanto acqua questi erano di cristallo danese. Fuori dalla finestra panoramica, al quarto piano del Quartier Generale, potevamo osservare buona parte dei sessanta edifici che costituivano Sandia, e le jeep degli uomini di Selikovitz che pattugliavano la zona. All�esterno si crepava di caldo, ma nella nostra elegante dimora l�aria condizionata era un balsamo per il morale.</p><p>Ciascuno di noi si esibiva dunque al meglio del suo umore.</p><p>Uno degli aiutanti del colonnello Tempe stava facendo commenti divertiti sugli astrusi progetti di ricerca che avevano trovato l�: un gruppo di anormali che tentavano di leggere nella mente del nemico; armi chimiche che noi avevamo scoperto, e scartato, cinque anni addietro; armi laser che avrebbero dovuto arrostire un soldato a tre miglia di distanza (a patto che costui se ne stesse immobile per dieci minuti senza spostarsi dal raggio).</p><p>Ma il lato comico finiva l�. Certo, quella gente sprecava molti pi� soldi di noi in ricerche assurde. Per� non tutte le loro idee erano assurde. Mentre ci veniva servita la torta di mele e il gelato, il colonnello Tempe cominci� a riferirci cose che non erano affatto da ridere. Lo ascoltammo con attenzione; da l� a qualche ora quella roba sarebbe stata classificata top secret, ma nel frattempo Tempe si compiaceva di parlarcene in via confidenziale. Nel campo della tecnologia nucleare quella gente ci aveva superato di parecchie lunghezze.</p><p>��Missili chiamati Cruise�� disse Tempe,�� simili a piccoli jet che si autoguidano col radar a bassissima quota, troppo veloci per essere intercettati, e con un cervello elettronico che gli dice dove devono andare malgrado ogni eventuale deviazione. Testate multiple: lanciate un missile e dieci miglia pi� in alto questo si suddivide in sei parti, ciascuna diretta verso un bersaglio. E <emphasis>sottomarini.</emphasis></p><p>Questo mi colse di sorpresa.�� Sottomarini? E che diavolo c�� di speciale in un sottomarino?</p><p>��Sottomarini a motore atomico, DeSota�� disse, con una smorfia.�� Brutte bestie, ti dico, di diecimila tonnellate e oltre. Possono stare sott�acqua per dei mesi, dove il nemico non pu� scovarli; e ciascuno di loro porta venti missili atomici con un raggio d�azione di diecimila miglia. Ges� Cristo! Dimentica il tuo dannato attacco con le armi biologiche! Se potessimo portare uno di quei sottomarini attraverso il portale, allora s� che faremmo piangere i russi!</p><p>D�improvviso la torta non ebbe pi� un sapore tanto buono.</p><p>��Ma gli siamo passati sopra come un rullo compressore�� obiett� Selikovitz.</p><p>Il colonnello annu�.�� Li abbiamo colti di sorpresa�� disse.�� Ma adesso sanno dove siamo.</p><p>��Oh, avanti, colonnello!�� sbottai.�� Non vorranno certo buttare un�atomica su una delle loro basi?�� La mia voleva essere un�argomentazione, ma a met� della frase s�era trasformata in una domanda.</p><p>Nessuno volle rispondere. Neppure il colonnello. Mand� gi� in silenzio un boccone di torta, poi esclam�:�� Abbiamo commesso un sacco di errori, maledizione! Sarebbe stato pi� saggio attaccare l�albero alla radice! Colpire la Casa Bianca. Mettere le manette al loro Presidente. <emphasis>Ordinare </emphasis>quello che ci aspettiamo da loro. E concludere la cosa prima che i russi e i loro dannati satelliti comincino a essere curiosi sulla dannata �fossa archeologica� di questi scavi nel deserto!</p><p>Stavano tutti guardando me, e desiderai non aver aperto bocca. Chi ero io per giustificare le decisioni dello Stato Maggiore? Sapevamo benissimo quanto fosse stata dura e dibattuta la questione nelle alte sfere, e nessuno di noi, specialmente io, aveva avuto voce in capitolo nella decisione finale.</p><p>Tuttavia�</p><p>��Colonnello�� dissi,�� guardiamo i fatti. Fatto uno: non importa che razza di armi abbia questa gente, visto che <emphasis>non possono </emphasis>usarle sul nostro territorio. Il solo modo in cui potrebbero farlo sarebbe attraverso un portale, e una delle ragioni per cui siamo venuti qui � di precludere loro la possibilit� di costruirne uno.</p><p>��Ci erano vicini�� comment� uno degli aiutanti.</p><p>��Avrebbero potuto realizzarlo in poco tempo�� dissi.�� E una volta giunti se non altro alla teoria, avrebbero avuto la risposta a parecchie domande. Non potevamo correre questo rischio. Adesso abbiamo preso la Base, e questo toglie loro la possibilit� di reagire contro di noi� qualunque cosa facciamo.</p><p>Il colonnello mi fiss� duramente, poi riusc� a fare un sorrisetto.�� Siete un buon collega e un amico, DeSota�� disse, e diede un colpetto a una tazzina vuota con un�unghia. La porcellana risuon� come una campanella. Cinese autentica.</p><p>Avrei voluto lasciar cadere l� la discussione. Il colonnello non aveva tutti i torti, eppure era nel torto: la facilit� con cui avevamo preso Sandia non era un puro caso, a parte la sentinella che aveva avuto un braccio rotto perch� uno degli uomini di Selikovitz era stato un po� troppo deciso nel disarmarla. Se avessimo fatto un�incursione nella Casa Bianca ci sarebbe stato non poco sangue. D�altra parte�</p><p>D�altra parte le possibilit� che potevano verificarsi erano troppe perch� riuscissi a ipotizzare una previsione. Le armi che aveva questa gente! Se avessimo potuto portarci via un sottomarino atomico� o un po� di quei missili Cruise�</p><p>Ma da quella parte del portale non avevamo il potere e la capacit� tecnica di occuparci di roba cos� voluminosa. Per i disegni e i progetti era un altro discorso, certo. E anche per gli armamenti che fosse possibile smontare. Per� presto o tardi i russi sarebbero riusciti a infiltrare qualcuno nel nostro �scavo archeologico�, e se avessero sentito l�odore di armi nuove�</p><p>��Maggiore?�� Il soldato semplice che aveva servito in tavola era rientrato con alcuni dispacci.�� Questi sono arrivati mentre lei pranzava�� disse, distribuendoli.</p><p>��Grazie�� annuii e non potei trattenere un sorriso. Per me ce n�era uno solo, ma si trattava di un TWX del Presidente degli Stati Uniti!</p><p>Diceva:</p><empty-line/><cite><p>In nome del popolo americano, io attribuisco a lei ed a tutti gli ufficiali e agli uomini di truppa del 456� Distaccamento Speciale l�encomio solenne e A.U.S. per meriti di servizio e dedizione al dovere.</p></cite><empty-line/><p>Girai attorno un�occhiata, senza riuscire a trattenere un ampio sogghigno. Non importa che tutti gli altri stessero sorridendo� avevano ricevuto anch�essi il loro encomio, senza dubbio. E non m�importava che il Presidente forse (anzi, c�era da scommetterlo!) non aveva scritto il messaggio di suo pugno. Quello non conosceva neanche il mio nome, dunque la cosa proveniva dal Ministero della Difesa, naturalmente. Non m�importava neanche che il Presidente fosse quello smidollato che era� e poteva star certo che non avevo mai votato per lui. Per me era lo stesso! Un encomio fatto dal Presidente avrebbe impreziosito non poco il mio Fascicolo 201. E c�era dell�altro. Sei medaglie! Una Legione al Merito per me. Una Stella di Bronzo per la sergente Sambok. E quattro altre che era mia facolt� assegnare a chi credevo meglio.</p><p>Quella era stata un�ottima mattinata di lavoro, dunque, e l�unica cosa seccante era che Bill Selikovitz aveva avuto pi� di quel che avevamo avuto noialtri. Adesso s�era accigliato per qualcosa che l�ordinanza gli stava mormorando all�orecchio, e quando rialz� lo sguardo fu verso di me.�� Dom? Una mia pattuglia ha appena pescato uno dei tuoi ragazzi. Stava facendo ritorno alla base a novanta miglia all�ora, su un�auto rubata, e con un�auto della polizia di Albuquerque all�inseguimento. Il soldato semplice Dormeyer. Se l�era squagliata in citt� senza permesso, e sembra che abbia tentato d�ammazzare un civile.</p><empty-line/><p>La persona che volevo era la sergente Sambok, perch� conosceva l�intero distaccamento. Non potei farla chiamare: era sull�altro lato del portale, di scorta ai prigionieri, e a causa di non so che disfunzione tecnica il portale era stato disattivato.</p><p>La persona che ebbi fu perci� la mia aiutante, la sottotenente Mariel, fresca del corso OCS e utile all�incirca quanto lo sarebbe una seconda coda a una vacca. Mi stava aspettando in ufficio.�� Che cosa� cosa dobbiamo fare adesso?�� disse, muovendosi verso la porta, e si ricord� di aggiungere:�� Signore?</p><p>��Dobbiamo risolvere questa faccenda�� brontolai.�� Dannazione, sottotenente! Quel che volevo � che Dormeyer fosse riportato indietro senza alzare tanta polvere!</p><p>��Non sono riusciti a trovarlo�� si giustific�, a disagio.�� Ho mandato i soldati semplici Weimar e Milton all�indirizzo di casa sua, ma l� non c�era. E� lei sa, signore, che la citt� � sottosopra, data la presenza delle nostre truppe che piantonano tutti i punti strategici, mentre ancora nessuno sa se il nemico sta per�</p><p>��Si risparmi le scuse, sottotenente�� la zittii. Avevo dimenticato che Dormeyer era un ragazzo del posto, nella nostra linea temporale. Questo era male. Si suppone che un comandante conosca le sue truppe.�� Si suppone che un aiutante di campo conosca le sue truppe�� le dissi.�� Dormeyer ha fatto qualcosa di sospetto, prima di squagliarsela?</p><p>��Nossignore! Non che io sappia, signore. Un mese fa ha avuto sette giorni di licenza, signore� sua moglie era stata uccisa in un incidente d�auto. Io ho suggerito di non inserirlo nella truppa d�assalto, visto che aveva saltato l�addestramento, ma lei disse di adibirlo a�</p><p>��Me lo porti qui�� dissi.�� Voglio parlare con lui. No, aspetti un minuto� prima mi faccia parlare col poliziotto.</p><p>Questa non mi ci voleva. Non intendevo rischiare che mi ritirassero l�encomio. E non volevo che il vecchio Generale Facciaditopo Magruder sollevasse un vespaio di interrogativi solo perch� un figlio d�un cane di un soldato semplice s�era messo nei guai. L�unica cosa con cui potevo consolarmi era che Bill Selikovitz aveva rimesso l�intera faccenda nelle mie mani. Non ci sarebbe stato niente di scritto�</p><p>Purch� avessi potuto manovrarla a dovere. E quando vidi l�agente Ortiz seppi che forse ce l�avrei fatta. Era un polizitto anzianotto, grande e grosso, con un berrettuccio da Orso Yoghi che sembrava essergli cresciuto in capo. Entr� nell�ufficio guardandosi attorno come fosse stato il suo.�� Mai stato qui prima d�ora, maggiore�� fu il suo saluto.�� Penso si renda conto che ci sono un sacco di domande che ci facciamo, su quello che voialtri ragazzi state combinando, eh?</p><p>Se non altro non s�era precipitato dentro sputando fuoco e chiedendo che gli venisse consegnato il criminale. Gli strinsi la mano e non gliela mollai, intanto che gli parlavo da uomo a uomo:�� L�avevo immaginato, sicuro. Ma capisce anche lei che quelli che si danno d�attorno, come voi e me, hanno da eseguire gli ordini che vengono dall�alto, senza stare a domandare perch� e percome. Gradisce un sigaro?</p><p>Quando ne prese due vidi che la chiacchierata sarebbe andata nella direzione giusta. M�ero gi� preparato a sentirgli tirare in ballo le leggi locali, la sua giurisdizione, o altri argomenti che mi avrebbero impedito di provvedere con le mie mani a quel disgraziato imbecille di Dormeyer. Non ebbi bisogno di preoccuparmi oltre. Ortiz era assuefatto a trattare con chi teneva le redini del potere. S�era fatto vent�anni nell�esercito, aveva visto di tutto e aveva imparato a prendere le cose come venivano. Disse d�aver ricevuto una chiamata radio mentre pattugliava in auto un quartiere di Albuquerque che le nostre truppe non s�erano prese la briga di piantonare, e che s�era precipitato all�abitazione di Mr. e Mrs. Herbert Dingman. Entrato l� aveva trovato che i due erano fuori casa. C�era invece la loro figlia Gloria in stato chiaramente isterico, mentre il fidanzato della ragazza, Mr. William Penderby, giaceva svenuto sul letto di lei. In mutande. A quanto pareva, il soldato semplice Dormeyer aveva cercato di strangolarlo. Non si trattava comunque di una faccenda seria. Ci� che aveva fatto incavolare l�agente Ortiz era che, tornando fuori dalla porta, aveva trovato Dormeyer al volante dell�auto della ragazza, e ancor prima d�aver capito che era lui l�uomo da arrestare l�aveva visto dare gas e filarsela a rotta di collo verso la Base. No, brontol� poi, non aveva voglia di ciondolare attorno mentre io facevo il terzo grado al delinquente. Solo, non avevo nulla in contrario se dava un colpo di telefono allo sceriffo per fargli sapere dove si trovava?</p><p>Certo che non avevo nulla in contrario. Non gli diedi una pacca sulle spalle, ma lo accompagnai in corridoio e ordinai alla sottotenente Mariel di condurlo a un telefono, giusto intanto che rientrava portando con s� Dormeyer.</p><p>Dovevo concedergli che non era affatto un cattivo soldato. A fargli scavalcare il recinto era stato quello che si potrebbe chiamare un momentaneo impulso di pazzia. Rimase sull�attenti e rispose a tutte le mie domande brevemente e con chiarezza. S�, si rendeva conto d�essersi messo in AWOL. Le ragioni? Be�, era ancora molto scosso a causa della morte di sua moglie, e qualcuno gli aveva detto che qui c�era un�esatta copia di ciascuno di noi della nostra linea temporale: cosi lui era andato a cercare la copia della giovane donna� e il fatto di trovarla l�, sempre viva, e con quell�individuo nel suo letto, era stato superiore alle sue capacit� di sopportazione. No, non aveva strangolato quel tipo. Gloria l�aveva trascinato via da l�, e lui s�era lasciato spingere fuori di casa come rimbecillito; poi s�era seduto in macchina e aveva pianto. Quando da l� a poco l�agente Ortiz venne a dirmi che la vittima non lamentava pi� di un�escoriazione al collo, cominciai a rivedere un po� di luce.</p><p>Diedi una lavata di capo a Dormeyer e lo rimandai in servizio. Stavolta mollai una pacca sulle spalle all�agente Ortiz, poi feci avvicinare con un cenno uno degli MP di Selikovitz.�� Accompagna l�Ufficiale Ortiz alla sua auto, e fagli fare il pieno al nostro distributore. La polizia locale dev�essere ben certa che noialtri siamo amici, e non invasori.�� E ad Ortiz, con un largo sorriso:�� Vuole un buon consiglio, Mr. Ortiz? Avr� sentito alla TV da dove veniamo noialtri. E lei � il primo di voi che mette piede nella zona che abbiamo occupata, cos� sta per vedersi arrivare addosso un sacco di gente della TV e dei giornali. Non permetta che la abbiano gratis!�� Lo guardai andar via con sollievo, e finalmente potei tornare alla nostra situazione.</p><p>Fu come una secchiata d�acqua gelida in faccia.</p><p>Il portale era di nuovo in funzione. Attraverso di esso ci avevano gi� mandato numerosi dispacci, e il pi� rovente era per me: dovevo immediatamente mettermi a rapporto da Tac-Cinque. Uno dei nostri prigionieri, l�altro Dominic DeSota, era scappato in qualche altra linea temporale, nessuno sapeva quale, e aveva portato con s� il pi� prezioso dei nostri scienziati, il dottor Douglas.</p><empty-line/><p>L�ultima volta che avevo oltrepassato il portale era accaduto in piena notte. Ci eravamo incolonnati sulle passerelle stese sulla sabbia, con la sola luce dei fari dei camion che ci avevano portati l�, rabbrividendo per il freddo della notte nel deserto, silenziosi, e in preda a un�ansiosa tensione. Sull�altura poco distante i grossi elicotteri da trasporto atterravano l�uno dopo l�altro, praticamente al buio, e da essi scendevano militari e tecnici che alla luce delle torce elettriche andavano a darsi da fare con le apparecchiature. Nessuno di noi era sicuro di quel che ci saremmo trovati ad affrontare.</p><p>Adesso era tutto diverso. Il sole arroventava il pagliolato su cui poggiavo i piedi. Il vento del deserto strappava veli di sabbia dalla sommit� dello scavo gettandomela negli occhi. Il Generale Facciaditopo Magruder era l� che mi aspettava e andava avanti e indietro accanto alla sua auto di servizio. Mi fece salire con un grugnito, il veicolo si mise in moto e lasciandoci alle spalle una nuvola di sabbia risalimmo fin sulla piccola altura. Giunto l� potei constatare che i bulldozer avevano spianato via perfino le tracce lasciate dagli elicotteri. Qualcuno si stava dando da fare per evitare che i satelliti-spia russi vedessero qualcosa di diverso dalla mascherata dello scavo archeologico.</p><p>Una cosa era la stessa di quella notte. L�ansia che avevo addosso.</p><p>Non avevo mai provato in precedenza quel genere d�ansia, perch� la paura di essere colpito o di dover ammazzare qualcun altro � una cosa fisica, e l�autocontrollo fisico pu� togliervela dai piedi, almeno per un po�. Ci� di cui avevo paura adesso non era un�ipotesi. Era un fatto. Se il senatore era fuggito, in questo doveva aver avuto un certo aiuto dalla divisa da fatica che indossava. Ed ero stato io a dargli quella divisa.</p><p>Magruder, seduto accanto a me, non si fece uscire di bocca una parola. Non mi guard� neppure. Si limit� a tenere lo sguardo fuori dal finestrino, a labbra serrate. Non potevo biasimarlo: in quella faccenda era in gioco la testa di tutti quanti, compresa la sua. Restai immobile come una statua e mi aggrappai al sedile per evitare, se avessimo preso una buca, di finirgli addosso.</p><p>Sperare che si dimenticasse della mia presenza era inutile, purtroppo.</p><p>Ci fermammo in un�altra nuvola di sabbia e Magruder balz� fuori. Poi si volse e il suo sguardo s�indur�. Ci� che gli aveva fatto indurire lo sguardo era la vista della sergente Sambok e del tecnico civile, il Dr. Willard, assistente dello scomparso Dr. Douglas. Li aveva lasciati l� mentre scendeva a prendermi personalmente, con null�altro da fare che sudare sotto il sole. E a vederli sembravano sul punto di soccombere a un�insolazione. Ma questi non erano gli umili particolari a cui il Generale prestava attenzione, visto che non era possibile dar ordini al sole o metterlo a rapporto, e dunque non restava che ignorarlo sprezzantemente. Diede un calcio a un cespo d�erba bufala, sput�, e mosse un pollice verso il rimorchio adibito a ufficio.�� Dentro, voi tre�� ordin�.</p><p>All�interno del veicolo non si stava meglio che fuori. C�era pi� fresco, ma non tanto per l�aria condizionata quanto per il gelo che sprigionava dalla faccia di Magruder. Sapeva fissare i subordinati con occhi che sembravano appena tolti dal freezer. Ero troppo impensierito dai miei guai per preoccuparmi anche della sergente Sambok, e meno ancora del Dr. Willard che dopotutto era un civile. Tutta la sua colpa stava nel fatto che non era intervenuto allorch�, mentre si trovava ai pannelli di comando accanto a Douglas, l�alter-ego che si spacciava per me era arrivato con la carabina a tracolla, aveva spinto Douglas attraverso il portale e poi era saltato dietro di lui. Willard non avrebbe comunque potuto far molto, poich� (cosa che Magruder riteneva per� irrilevante) era fisicamente piuttosto esile, e come tutti i civili non portava armi.</p><p>Per Nyla Sambok le cose stavano diversamente. Rispose alle domande di Magruder con voce rigida e sincera.�� Sissignore, il senatore era affidato alla mia custodia. Sissignore, gli ho permesso di sopraffarmi e disarmarmi. Sissignore, ho agito con negligenza. Nossignore, non ho nessuna scusante.�� Ma che fosse veramente sincera ne dubitavo, poich� nel suo tono e nei suoi occhi lessi che doveva esser accaduto qualcosa di pi� di ci� che aveva ammesso.</p><p>Una volta avevo fatto parte di una corte marziale, per giudicare un capitano reo d�aver violentato un�ufficialessa sul percorso d�addestramento ginnico, a tarda sera. L�uomo, convinto sostenitore della superiorit� del sesso maschile, l�aveva sfidata a una gara a ostacoli, e lei, offesa, aveva raccolto la sfida. Subito dopo il passaggio del reticolato il capitano aveva voluto dimostrarle la sua superiorit� in un altro modo. L�espressione dell�ufficialessa era uguale a quella che adesso vedevo in Nyla: colma di risentimento e furia, ma pi� contro se stessa che verso il suo aggressore.</p><p>Naturalmente non poteva esser successo niente del genere fra lei e l�altro DeSota. O no? Magruder s�era per� voltato a fissare me, e dimenticai i guai della sergente Sambok per pensare ai miei.</p><p>Neppure novanta minuti prima ero stato seduto io sullo scranno del giudice, davanti al soldato Dormeyer. Il yo-yo va su e gi�.</p><p>C�era un�ottima ragione per cui lo chiamavano Facciaditopo: fronte sfuggente, mento aguzzo, un lungo naso appuntito, e a rendere pi� vivace la somiglianza due baffetti orizzontali dalle punte aguzze in cui c�era pi� brillantina che nei suoi capelli. Sedeva teso in avanti come se avesse voglia di mordere e ci guardava a occhi stretti, tamburellando con le dita su un bracciolo della poltroncina. Ci lasci� l� in piedi ad attendere finch� non ebbe finito di ruminare quel che stava ruminando.</p><p>Poi disse:�� Ci sono alcune cose che dovete sapere.</p><p>Continuammo ad aspettare.</p><p>��La prima cosa�� ci inform�,�� � che quella squinzia che qui hanno mandato alla Casa Bianca ha dato una risposta al messaggio del Presidente Brown, e di conseguenza passeremo all�effettuazione della Fase Due.</p><p>Fece un�altra lunga pausa.</p><p>��La seconda cosa � che io avevo richiesto un elicottero HU-70 da trasporto truppe, per trasferire con la necessaria sicurezza i prigionieri. Ma mi � stato negato, perch� qualcuno aveva paura che un satellite russo lo vedesse, e al suo posto hanno mandato due schifosi frullini da uova.</p><p>Seguitammo a lasciarci raggelare dal suo sguardo, ma con un lieve filo di speranza in pi�: stava forse dicendo che avevamo un qualche genere di scusante? Perch�, se avessero mandato l�elicottero pi� adatto, i prigionieri avrebbero potuto starci tutti e l�incidente non sarebbe mai avvenuto. Non si trattava che di una speranza esile, tuttavia era rafforzata dal fatto ovvio che Magruder non intendeva trovar scuse per noi: stava mettendo insieme la storia di copertura con cui proteggere prima di tutto la sua testa.</p><p>��Guardate di non fraintendermi�� sbott�.�� Voi tre siete ancora nella merda fino al collo. Lei, DeSota, perch� gli ha dato una divisa. Taccia!�� m�interruppe mentre accampavo una spiegazione.�� Lei, sergente, per essersi lasciata disarmare. E lei, Williard, per aver permesso a quel figlio di puttana di Douglas di almanaccare coi comandi del portale senza un ufficiale presente. Senza parlare del fatto che non avete mosso un dito per impedire a quei due di passare oltre.</p><p>��Generale Magruder�� disse disperatamente Willard,�� io sono qui come consulente civile, e se esistono delle accuse a mio carico ho il diritto di udirle in presenza di un avvocato. Chiedo di�</p><p>��Lei non chiede niente�� lo corresse Magruder.�� Quello che ora far�, Willard, � di offrirsi volontario insieme a questi due, i quali da adesso sono assegnati al Campo Bolling.</p><p>��Il Campo Bolling?�� gemette Willard.�� Ma � a Washington, Generale. E io non�</p><p>Magruder non gli intim� di tacere. Non ne ebbe bisogno: si limit� a fissarlo e l�obiezione si congel� sulla lingua di Willard.</p><p>All�esterno si udi avvicinarsi il rombo dei rotori di un elicottero. Quando Magruder ci precedette alla porta e la apri lo vidi atterrare. Il portello scivol� lentamente di lato, il pilota alz� un pollice verso di noi.</p><p>��Questo � per voi�� disse Magruder.�� Vi porter� all�aeroporto, dove un MATS C-III sta aspettando che arriviate. La Fase Due scatter� al pi� presto.</p></section><section><p><emphasis>Quando l�anziano signore, sbirciando fuori dalla porta, si fu accertato che sulle scale non c�erano vicini curiosi o rumori sospetti, scese rapidamente a controllare la cassetta della posta. La preziosa busta marrone con l�assegno dell�Assistenza Sociale era l�. Se la mise in tasca, ciabatt� svelto su per le scale, e appena dentro diede tre mandate al catenaccio della serratura. Adesso avrebbe potuto passare qualche serata allegra al Seven Eleven, pagare i conti del droghiere e comprarsi quelle eleganti scarpe nere in vetrina da Macy�s. Non s�accorse del lieve sospiro di� qualcosa� che lo sfior�. Ma quando si volse constat� stupefatto che il suo appartamento era stato saccheggiato! Nello spazio di un minuto il televisore era scomparso, il contenuto degli armadi scaraventato al suolo, le poltrone sventrate, e la cucina era un massacro di stoviglie e cibarie rovesciate dappertutto. Con un gemito apr� la porta della camera: la sua preziosa collezione di stampe era stata fatta a pezzi� e c�era qualcuno steso di traverso sul letto. Un uomo. Aveva la gola tagliata, gli occhi sbarrati, un�espressione di spavento e d�orrore incollata sul volto� e quel volto era il suo.</emphasis></p><empty-line/><subtitle>24 Agosto 1983</subtitle><subtitle>Ore 4,20 del pomer�ggio�� Mrs. Nyla Christophe Bowquist</subtitle><empty-line/><p>Avrei dovuto essere gi� in volo verso Rochester, per gli spot pubblicitari pre-concerto. Non ero stata capace di lasciare Washington. La giornata mi roteava attorno in una serie d�immagini folli, scoordinate, nebulose, e l�ora della partenza era passata senza che me ne accorgessi. Amy mi aveva prenotato un posto su un volo della sera, e le avevo detto di cancellare anche quello. Poi feci ci� che faccio quando mi sento disperata, confusa, stordita e preoccupata: mi esercitai sul violino. Misi nel registratore una cassetta con la parte per orchestra di un pezzo di &#x10C;ajkowskij, tolsi l�audio al televisore acceso e cominciai a suonare in concerto. Ripetei l�esecuzione pi� volte, ma i miei occhi non si staccavano dalla TV che ogni venti minuti circa ripeteva la pazzesca trasmissione della sera prima, dove Dom�� caro Dom, mio amato, mio amante, mio complice nell�adulterio!�� sedeva con quell�untuoso sorriso sul volto e presentava quell�incredibile Presidente degli Stati Uniti, dicendo quelle cose incredibili. I programmi normali erano stati abbandonati, ma tutti continuavano ad occuparsi di quell�unica notizia. Le truppe straniere nel New Mexico tenevano saldamente l�area che avevano invaso, le nostre non le attaccavano, e a Washington nessuno voleva rilasciare dichiarazioni ufficiali.</p><p>Non ero la sola persona completamente disorientata e confusa in citt�, quel giorno. Perfino il tempo era incomprensibile: al largo della costa stava passando una specie di uragano, e i momenti di afoso sereno si alternavano a ondate di pioggia.</p><p>Il telefono cominci� a trillare. Jackie mi chiam� due volte, poi entrambi i Rostropovich, e il direttore di scena di Slavi, e poi l�anziana Mrs. Javits� e quindi tutti coloro che sospettavano che io avessi qualche interesse personale per il senatore Dominic DeSota. Prestarono grande attenzione a non dire nulla d�imbarazzante, e furono gentili come al capezzale d�un malato. Dopo le prime conversazioni cominciai a tagliare corto dicendo che non sapevo nulla, non ricordavo nulla, ero cos� confusa e no, durante la nostra ultima chiacchierata Dom non aveva neppure accennato alla Base di Sandia. Per fortuna non ci furono chiamate da parte della stampa. Il nostro segreto, la nostra vita privata, era momentaneamente al sicuro.</p><p>Dedicai qualche istante a compatire la povera Marilyn DeSota, seduta sotto la sua veranda, coi suoi telefoni che squillavano incessantemente, e che si stava domandando cosa accidenti e maledizione aveva combinato l�uomo che s�era preso per marito.</p><p>S�, provai pena per la moglie del mio amante. E non era la prima volta. Per� era la prima volta che ci� occupava pi� di mezzo secondo dei miei pensieri: tanto mi occorreva, di solito, per dirmi che dopotutto la responsabile dell�infedelt� di Dom era lei, e non io.</p><p>Comunque questo era quel che mi costringevo a pensare.</p><p>E Amy cominci� ad arrivare di continuo� con una tazza di t�, con importanti domande sul vestito che avrei indossato a Rochester, e per chiedere se non avevo dimenticato l�intervista con <emphasis>Newsweek </emphasis>per l�indomani mattina, e per riferire cos�aveva detto l�amministratore di Rochester quando aveva chiamato e io non avevo voluto parlargli.</p><p>Non avevo dimenticato di avere un concerto a Rochester, ovviamente.</p><p>In un certo senso stavo lavorando pi� duramente di quel che avrei fatto una volta sul palcoscenico. Stavano cercando di convincere Riccardo Muti a dirigere il concerto, e fra me e lui c�erano gi� state delle divergenze di opinioni. Gli avevo fatto sapere che avrei suonato &#x10C;ajkowskij, e su questo s�era detto d�accordo, ma io intendevo eseguirlo senza i soliti tagli. Muti aveva incominciato a imprecare. Rochester adesso aveva difficolt� a ingaggiarlo. Be�� quello era l�uomo per loro, se riuscivano a ottenerlo. E una primadonna direttore non era il tipo che si adattava a dividere l�orchestra con una primadonna strumentista. Avevo sempre difficolt� di quel genere quando suonavo &#x10C;ajkowskij, e di solito finivo per abbozzare. Ma stavolta non volevo farlo.</p><p>Cos� eseguii tutta la mia parte, due volte; bevvi un paio di tazze di t� e la suonai ancora.</p><p>Il guaio era che le mie dita viaggiavano con la musica, ma la mia mente era altrove. <emphasis>Che cosa </emphasis>stava facendo Dom? Non poteva almeno telefonarmi? Era <emphasis>possibile </emphasis>che quel pazzo progetto della Gasa dei Gatti, di cui mi aveva parlato, fosse una cosa in qualche modo <emphasis>reale</emphasis>? E cosa ne stavo facendo della mia vita? Ogni tanto mi accadeva di pensare che se volevo davvero avere un bambino non sarebbe mai stato troppo presto per�</p><p>Ma con chi volevo avere un bambino?</p><p>Cercai di costringermi a pensare alla musica, mentre quei dolci, lussureggianti temi romantici fluttuavano dal mio Guarnerius. &#x10C;ajkowskij aveva avuto i suoi guai. Con quel concerto, ad esempio. �Per la prima volta si deve credere nella possibilit� che la musica puzzi agli orecchi�, aveva commentato un critico alla Prima. Come si pu� vivere dopo una recensione del genere? Ma adesso era messo in repertorio come uno dei concerti pi� amati. La sua vita era stata molto pi� travagliata della mia, politica a parte� <emphasis>forse </emphasis>politica a parte, perch� doveva certo esserci stato un sapore bizantino in quel destreggiarsi attorno alla corte dello zar. Col matrimonio gli era andata peggio di me, e il risultato era stata una separazione tempestosa. Per vent�anni aveva scambiato torride lettere d�amore con Najeda von Meck, senza mai dare alla poverina la soddisfazione d�incontrarlo una volta, e arrivando a fuggire dal retro della casa quando lei, inattesa, s�era presentata alla porta d�ingresso. Folle di un Peter Ilych! Si diceva che all�inizio desiderasse fare il direttore d�orchestra. Ma la cosa fu un fallimento, dato che cominci� a dirigere gli orchestrali tenendo la bacchetta nella mano destra e il mento stretto nella sinistra, perch� misteriosamente s�era sviluppata in lui la convinzione che se non si afferrava il mento la testa gli sarebbe ruzzolata per terra. Pazzo Peter Ilych�</p><p><emphasis>Sping! </emphasis>esplose una delle mie corde, la seconda che spaccavo quel mattino. Dopo un sospiro dovetti mio malgrado sogghignare, al ricordo di quel che una volta Ruggero Ricci mi aveva detto: �Uno Stradivari lo devi sedurre, ma un Guarnerius lo devi violentare�. Solo che io lo stavo violentando troppo rudemente.</p><p>All�istante Amy si precipit� nella stanza. Non le domandai se stava origliando: naturalmente non aveva di meglio da fare. Le lasciai esaminare il violiono, e lei se lo studi� con estrema cura prima di cominciare a togliere la corda.�� Meglio sostituirle tutte�� suggerii, e lei annu�. Intanto che le tirava fuori dagli involucri tornai ai sogni a occhi aperti. Pazzo vecchio Peter Ilych, riflettei� solo che quel pensiero si modific� in �Pazza di una Nyla Bowquist, che ne stai facendo della tua vita?�.</p><p>Mi leccai pensosamente i polpastrelli. Erano malridotti. Non stavano sanguinando: per arrivare alla carne viva dei polpastrelli della mia mano sinistra ci vorrebbe un rasoio. Per� mi dolevano. Avevo dolori da tutte le parti.</p><p>Dissi:�� Amy, dove credi che sia mio marito in questo momento?</p><p>Lei controll� l�orologio da polso.�� In questo fuso orario sono le cinque. Laggi� sono un�ora indietro� suppongo che sia ancora in ufficio. Vuoi che te lo chiami?</p><p>��S�, per favore.�� Perfino quand�era un altro a pagare, Ferdie non era contento che lo chiamassi da lunga distanza, cos� avevamo ottenuto l�uso di una linea speciale. E Amy era speciale nel tenere a mente tutti i numeri di cui potevo aver bisogno. Riusc� ad avere la comunicazione in un paio di minuti.</p><p>��Era gi� uscito diretto al Club�� disse, porgendomi il ricevitore.�� L�ho raggiunto sul telefono della sua auto.</p><p>Le rivolsi un�occhiata che lei interpret� subito correttamente.�� Andr� a lavorare nell�altra stanza�� sospir�, e raccolse il Guarnerius, le corde e gli attrezzucci per la pulizia.</p><p>��Caro? Sono Nyla�� dissi.</p><p>��Grazie per avermi chiamato, dolcezza�� rispose la sua voce calda e morbida.�� Ero un po� in pensiero per te, con tutto quel che sta succedendo�</p><p>��Oh, io sto perfettamente�� mentii.�� Ferdie?</p><p>��S�, tesoro?</p><p>��Io� uh, c�� un gran caos qui, oggi.</p><p>��Lo so. Stavo pensando che potresti avere delle difficolt� a trovare un volo per Rochester. Suppongo che su ogni linea aerea ci sia il tutto esaurito. Vuoi che ti mandi il jet della compagnia?</p><p>��Oh, no�� mi affrettai a dire. Ci� che volevo poteva essere molto confuso, ma sapevo benissimo ci� che non volevo.�� No, Amy riesce a meraviglia in cose di questo genere. Il fatto �, Ferdie caro, che c�� qualcosa che devo dirti.�� Trassi un lungo respiro per buttar fuori quelle parole.</p><p>Non volevano saperne di uscirmi di bocca.</p><p>��Si, cara?�� chiese educatamente Ferdie.</p><p>Feci un altro respiro e decisi di avvicinarmi all�argomento con molta cautela.�� Ferdie, tu conosci Dominic DeSota?</p><p>��Naturalmente, tesoro!�� ridacchi� lui. Be�, che domanda sciocca. Quel giorno non c�era nessuno in tutta la nazione che non conoscesse Dominic DeSota, a parte il fatto che per ragioni d�affari Ferdie allacciava contatti con chiunque nell�Illinois detenesse un briciolo di potere.</p><p>��Da non credersi, vero?�� comment�.�� Capisco che devi essere sconvolta al pensiero di quel che ha fatto.</p><p>Deglutii saliva. Naturalmente non aveva inteso alludere a nulla di personale, ma quando avete la coscienza sporca riuscite a sentire doppi sensi anche in un semplice �Ehil�. Cercai d�immaginare quello che Ferdie poteva cominciare a dedurre dalla mia domanda. E mi resi conto che stavo recitando proprio la classica parte della moglie che ha qualcosa da confessare e non riesce a trovare il modo di dirlo. Ma il peggio era che forse il mio subcosciente stava lavorando per arrivarci in un modo pi� vile: insinuare nella mente di Ferdie il germe del sospetto, per far s� che fosse lui a fare quelle domande a cui volevo rispondere.</p><p>Solo che Ferdie non divenne sospettoso. Semmai anzi divenne pi� tenero, fra noncurante e divertito, verso quella moglie svanitella che ad un tratto non ricordava pi� ci� che voleva dirgli.�� Ferdie�� tornai a farmi forza,�� c�� una cosa di cui devo parlarti. Vedi, tu sai che io ero� Eh? Che cosa succede, Amy?�� sbottai, seccata, vedendola apparire sulla porta.</p><p>��� appena arrivata la signora Kennedy�� m�inform�.</p><p>��Oh, all�inferno!�� sussurrai. Il ricevitore mi trasmise la risata di Ferdie.</p><p>��Ho sentito quel che ha detto Amy�� sogghign�.�� Hai un�ospite illustre. Bene, tesoro, il mio autista ha parcheggiato in doppa fila di fronte al Club, e come senti stiamo scatenando i clacson altrui. Ne parliamo pi� tardi, d�accordo?</p><p>��S�, sar� meglio, caro�� dissi, frustrata e ansiosa� e alquanto sollevata. Un giorno o l�altro avrei dovuto dirgli tutto, tutte quelle parole, tutte quelle verit�. Ma grazie a Dio quel giorno doveva ancora venire. E quando Jackie entr�, annunciando che stava per trascinarmi a cena a casa sua� �Solo una cena in famiglia, cara, nessuna formalit�, ma ci fa piacere averti con noi�, fui lieta di accettare l�invito.</p><empty-line/><p>Non fu veramente una cena in famiglia�� i bambini non c�erano�� e neppure una di quelle sedute parlamentari che uno pu� immaginare siano le cene della famiglia Kennedy, sebbene a tavola ci fosse il principale collaboratore di John con la moglie, perch� l�unico altro ospite era il nostro vecchio amico Lavrenti Djugashvili. Ottimo compagno di tavola e piacevole conversatore, certo, ma data la situazione fui sorpresa di vederlo. Questo rendeva per� la mia presenza pi� facile da capire, perch� quella sera Lavi era solo e a Jackie non piaceva una tavola sbilanciata.�� Ah, mia cara Nyla!�� esclam�, baciandomi la mano.�� Quest�oggi sono scapolo. Xenia � tornata a Mosca per accertarsi che il collegio fornisca tutte le giuste pillole di vitamine alla nostra bambina.</p><p>��Ma noi non propineremo pillole a te�� disse il senatore.�� Quel che ti offriamo � solo una cenetta tranquilla, e ce n�� bisogno dopo una giornata com�� stata quella di oggi. Albert! Vedi che drink preferisce Mrs. Bowquist.</p><p>Sar� bene precisare: Ferdie � ricco all�incirca quanto John Kennedy, ma quando noi facciamo una normale �cena informale in famiglia� non la teniamo in sala da pranzo con un cameriere in livrea che passa coi vassoi. Ci sediamo in quello che oggi si chiama �spazio colazione�, e Hannah, la cuoca, arriva coi piatti e ce li mette davanti. I Kennedy non erano mai informali fino a quel punto. Avemmo i nostri cocktail nel grande salotto, dove i ritratti dei tre defunti fratelli del senatore ci osservavano dalle pareti, e quando passammo in sala da pranzo, a guardarci furono i ritratti a olio del vecchio Joe e di Rose. Il vino proveniva dai vigneti della famiglia, e l�argento non era argento, era oro bianco.</p><p>John Kennedy non aveva per� mentito promettendoci una cenetta tranquilla. Questo mi aiut� a far tornare la realt� al suo posto. Fu n� pi� n� meno uno di quei piccoli �dinner party� a cui mi adattavo per un buon centinaio di sere all�anno, comprese le chiacchiere sul tempo (l�uragano faceva il suo corso, la pioggia sarebbe peggiorata), sugli esami scolastici della figlia di Lavi, e su quanto divinamente (mi ripet� Jackie) avessi suonato il concerto di Gershwin, e che peccato che quella spiacevole faccenda avesse distratto il pubblico.</p><p>L�ambasciatore mi dedic� molta della sua attenzione e dei suoi sorrisi attraenti, facendo garbati e divertenti complimenti al mio vestito, ai fiori sulla tavola, al vino e alle portate. Lavrenti m�era sempre piaciuto, anche perch� amava veramente la musica. Non sempre si trattava della musica che io capivo. Una volta mi aveva portata ad assistere all�esibizione di una troupe della Georgia sovietica, cinquanta uomini robusti e scuri di pelle, molto energici e virili, che muggivano canti d�intonazione vagamente religiosa intercalandoli con vigorosi <emphasis>Hai! </emphasis>e <emphasis>Hei! </emphasis>ogni pochi secondi. Non si trattava del mio pane quotidiano, ma nell�uscire dal teatro gli occhi di Lavi erano ancora lucidi di mistiche lacrime. E l�avevo visto ammalarsi d�estasi nella sua poltrona di platea, mentre eseguivo la Seconda di Prokofiev. Il che era rivelatore, perch� sebbene sia musica bellissima e piacevole solo una minima frazione del pubblico ne viene toccata al cuore.</p><p>Ma poi, per oltre un�ora, l�argomento in discussione fu l�invasione da parte degli altri Stati Uniti d�America, e naturalmente si parl� del mio Dom.</p><p>A tirarlo in ballo fu Jackie. Lei e Mrs. Hart erano impegnate in una raccolta di fondi per la Constitution Hall, e ambedue raccontarono cosette divertenti su Patricia Nixon, che voleva portare sul podio un gruppo �country-and-western� e su Mrs. Helms la quale s�era incapricciata di un tenore della Southern Methodist University e intendeva mandarlo alla ribalta. Mentre attaccavamo la gallina della Guinea in salsa di riso, Jackie si volse a me:�� Che ne pensi, Nyla, te la sentiresti d�intervenire e suonare qualcosa, ad esempio Berg?</p><p>Il senatore si raddrizz� con una smorfia (la sua schiena, come sapevamo, non era mai guarita bene) e comment�:�� Berg? Quella roba tutta squittii e cigolii, non � cos�? Davvero ama una simile musica, Nyla?</p><p>Be�, nessuno veramente �ama� un concerto di Berg. Voglio dire, sarebbe come �amare� un elefante selvaggio: dovete prestargli attenzione, vi piaccia o no. Ma � un pezzo di bravura, cos� ero costretta ad eseguirlo una volta ogni tanto per impressionare i critici. A casa mia non potevo ottenere un buon risultato, perch� la Chicago Orchestra Hall non ha un�acustica adatta. � ottima, ad esempio, per un Beethoven o un Bruch, cos� ritmici e melodici che l�orchestra non ha bisogno di sentir vibrare le note. A loro serviva qualcosa sul genere di Berg, per� anche l�acustica della Constitution Hall aveva gravi difetti.</p><p>Mentre li illustravo mi accorsi che non godevo dell�attenzione di John Kennedy. I suoi occhi erano su di me ma guardavano dritti attraverso il mio corpo, e invece di mangiare la salsa di riso ci stava facendo dentro dei ghirigori con la forchetta. Diedi la colpa alla sua schiena, e Lavi ebbe lo stesso pensiero:�� Ah, senatore!�� intervenne, con quel suo buonumore da orso russo.�� Perch� non viene a Mosca a farsi vedere da uno specialista? L�Istituto Medico Djugashvili, che deve il nome a mio nonno e non a me, ha i migliori chirurghi del mondo, senza discussione!</p><p>��Potrebbero darmi una schiena nuova?�� borbott� lui.</p><p>��Trapianto spinale. Perch� no? Abbiamo Azimof, il migliore in questo campo. Ha gi� fatto quattrocento trapianti di cuore, senza contare quelli di fegato, di testicoli e Dio sa cos�altro. Si dice che un giorno, dopo una mattinata molto intensa, sedette a tavola davanti a un pollo alla diavola, e prima di rendersene conto gli aveva gi� trapiantato i reni e un polmone.</p><p>Io risi. Jackie rise. Tutti intorno al tavolo ridemmo, eccetto il senatore. Pieg� le labbra, ma il suo sorriso non dur�.�� Scusami, Lavi�� disse.�� Ma ho paura che stasera il mio �sense of humor� sia in sciopero.�� Mise gi� la forchetta e si sporse in avanti.�� Gary, hai detto che stavano portando qui in volo Jerry Brown, vero? Voglio dire il <emphasis>nostro </emphasis>Jerry.</p><p>��� cos�, senatore. L�hanno localizzato nel Maine, ma l�aereo era in ritardo a causa del cattivo tempo.</p><p>Il senatore si massaggi� ancora la schiena, con un grugnito.�� Dio solo sa a cosa potr� servirci Brown�� disse, accennando al cameriere di portar via il suo piatto.�� Ma suppongo che almeno ci dar� un�immagine personale e politica del suo doppione, sulla quale regolarci.</p><p>Hart annu�.�� Vorrei che avessimo stabilito una miglior linea di condotta con quella gente. Forse possiamo scovare un po� dei loro doppioni, qui da noi, e metterli al lavoro su qualche idea.</p><p>Nessuno dei due stava guardando me, ma Jackie si.�� Nyla�� disse,�� tu conosci Dom DeSota, naturalmente.�� E cominciai a capire il motivo per cui ero stata invitata. Senza esprimere il concetto apertamente, Jackie mi stava conferendo il titolo onorario di moglie� come si potrebbe dire� fidanzata. Non avrebbe potuto trattarmi meglio se Dom e io fossimo stati regolarmente sposati. E non mi avrebbe trattato meglio, se fossimo stati sposati, perch� la reputazione di Dom era chiaramente colata a picco.</p><p>O forse no, dato che prosegu�:�� Penso che tu gli abbia parlato poco prima che partisse per il New Mexico, al party, no?�� Un�esibizione di tatto! Ma l�aiutante di Dom doveva aver parlato.�� Mi chiedo se non abbia detto qualcosa circa il motivo.</p><p>Esitai.�� Non so se voi siate al corrente di quel che facevano a Sandia�</p><p>Lavrenti disse:�� Penso proprio di s�, mia cara Mrs. Bowquist. Perfino io ho raccolto certe voci.</p><p>��Potete parlare liberamente�� dichiar� il senatore.�� Se prima era un segreto, adesso non lo � pi�.</p><p>��Bene� il senatore DeSota disse qualcosa a proposito di un doppione di se stesso. Identico. Voglio dire, aveva perfino le stesse impronte digitali. L�hanno convocato l� per metterlo a confronto con quest�altro uomo.</p><p>��Eccolo il fatto!�� esclam� trionfante Gary Hart.�� � proprio come sospettavamo, senatore. L�uomo che ha parlato in TV non era per niente il nostro Dom DeSota.</p><p>Il senatore annu�. Si volse al maggiordomo.�� Prenderemo il caff� nel mio studio, Albert. E poi a noi:�� Andiamo a dare un�altra occhiata a quest�uomo, in TV.</p><empty-line/><p>Anche cos� mi occorse un po� di tempo per capire quello che volevano provare. Lo studio in cui ci accomodammo� be�, non era ci� che io avrei chiamato uno studio. Era pi� largo del mio salone di soggiorno a Chicago, e una trentina di persone avrebbero potuto riunirsi l� senza sentirsi in carenza di spazio. C�erano quattro schermi televisivi normali e uno gigante, collegamenti diretti con tutti i satelliti americani o stranieri, e un certo numero di videoregistratori. John Kennedy sedette in un angolo col suo sigaro in mano, sotto il condizionatore d�aria, e mordicchiandosi le nocche delle dita studi� il replay dell�esibizione di Dom, della faccia di Dom, delle parole che io non riuscivo a credere di sentire dalla bocca di Dom.</p><p>Anche John Kennedy sembrava non crederci.�� Che ne pensate?�� domand� attorno. Nessuno gli rispose, e vidi che Hart stava fissando me.</p><p>Per un attimo mi chiesi se, in qualche modo, non mi ritenessero complice o responsabile dell�incredibile voltafaccia di Dom. Di nuovo la coscienza sporca, naturalmente.</p><p>Poi a quel pensiero se ne sostitu� un altro.</p><p>��Fatemelo vedere di nuovo, vi spiace?�� chiesi, e m�accorsi che mi tremava la voce. Frugai nella borsetta, ne tolsi gli occhiali e li misi, cosa che non facevo mai in pubblico. Fissai intensamente il volto del mio amante, studiandone ogni linea, analizzando il tono di ogni parola, assorbendone ogni gesto.</p><p>Dubbiosa mi accigliai.�� Mi sembra alquanto dimagrito, no? Come se fosse stato sottoposto a molta tensione� o qualcos�altro.</p><p>��O qualcos�altro�� afferm� Hart.�� Avevamo intuito giusto, senatore. Questo non � il nostro Dom DeSota, � il loro.</p><p>��Io lo sapevo�� afferm� placidamente Jackie, che era venuta accanto alla mia poltrona. Sentii una sua mano su una spalla, rassicurante. Avrei potuto baciarla. Quel nodo d�angoscia che non m�ero accorta d�essermi portata dentro fino ad allora si sciolse di colpo. Oh, Dom! Sarai un adultero � vero, ma non potresti mai essere un traditore!�</p><p>��Adesso�� annunci� il senatore,�� credo che dovremmo dare un�occhiata a quel rapporto della CIA, Gary.�� Inforc� gli occhiali, prese il fascicolo che il collaboratore gli porgeva e cominci� a leggere la prima pagina.</p><p>Non li ascoltavo pi�. Ero troppo occupata ad assaporare il mio sollievo. Non che questo sistemasse tutto, naturalmente. C�era ancora Ferdie. Per non parlare di Marilyn DeSota. Ma almeno uno dei pesi che mi schiacciavano m�era stato tolto di dosso.</p><p>Mi chiedevo che ore fossero. Se avessi potuto liberarmi presto e tornare all�albergo� se ce l�avessi fatta a chiamare Ferdie prima che andasse a letto� forse adesso sarei stata capace di controllarmi abbastanza da potergli dire quel che avevo tanta paura di dire. Ovviamente restava il problema Marilyn�</p><p>E non c�era niente di ovvio, in Marilyn! Che diavolo stavo pensando? Come potevo meditare di confessare il nostro segreto senza informarne Dom? Come potevo soltanto pensarlo, senza prima essermi consultata con Dom innanzitutto?</p><p>Di nuovo brancolante nelle mie incertezze cercai di prestare attenzione a quel che John Kennedy stava dicendo:�� � due persone. Il primo un poliziotto di Albuquerque pi� sveglio di quel che credevano loro. La seconda, una graziosa agente dell�FBI, in short aderenti e bicicletta, sulla collina dove altri di loro piantonavano il ripetitore della TV. Nessuno dei due ha avuto difficolt� a far chiacchierare gli uomini del nemico.</p><p>��Misure di sicurezza piene di buchi�� si accigli� Hart.</p><p>��Piene di buchi le loro, e meglio per noi�� disse John.�� Comunque questi non hanno detto niente� o almeno non molto, circa questioni d�interesse militare. Ma sia il poliziotto sia la ragazza dell�FBI li hanno fatti parlare sulle differenze fra il loro mondo e il nostro. Penso che adesso abbiamo una discreta idea dei punti in cui la loro storia e la nostra divergono.</p><p>Mi sforzai di capire bene quel che John Kennedy disse poi. Non mi era facile. La mia cultura riguardava principalmente la musica, e al tempo in cui frequentavo la Juilliard il corso di storia non c�era neppure. Per questo mi rest� arduo capire cosa intendesse per �linee temporali parallele�, anche se Dom me l�aveva gi� spiegato. Come fatto reale era molto difficile da accettare.</p><p>��Sembra che i loro nemici�� spieg� John,�� siano l�Unione Sovietica e la Repubblica Popolare Cinese.</p><p>Fece una pausa e gett� un�occhiata all�ambasciatore, che con aria aggrondata rest� seduto nella sua poltrona e non fece alcun commento.�� Quale Cina?�� chiesi io, come chiunque altro avrebbe fatto. Si riferiva al Protettorato Coreano, o all�Han Pekinese, o al Regno di Hong Kong, o alla Manciuria, o all�Impero Taiwanese, o ad uno degli altri dodici o quindici staterelli in cui la Cina s�era divisa dopo la Rivoluzione Culturale?</p><p>��Hanno una Cina soltanto�� disse John.�� Una nazione unita, la quale, per loro, � la pi� grande della Terra.</p><p>Ci fissammo l�un l�altro. Questa era abbastanza dura da mandar gi�. E l�idea che l�Unione Sovietica minacciasse qualcun altro mi sembrava perfino pi� assurda. Cercai di leggere nell�espressione di Lavi, ma su di essa non era ancora emerso niente: si limitava ad ascoltare. Dopo un po� allung� una mano e prese uno dei sigari del senatore, bench� sapessi che di solito non fumava. Lo esamin� rigirandoselo lentamente fra le dita, e continu� a star zitto.</p><p>Potevo accorgermi che certi aspetti di quella situazione lo mettevano assai pi� a disagio di noi. Dopotutto era stata la guerra atomica con l�U.R.S.S. che aveva precipitato la Cina nella Rivoluzione Culturale. Ci� che i russi avevano subito, con la perdita di Mosca e Leningrado e la distruzione economica, era stato ancor peggiore.</p><p>Cercai di ricordare un po� della storia russa. C�erano stati gli zar. Poi Lenin, che era morto assassinato o qualcosa del genere. Poi Trotzky, sotto cui la nazione era stata trascinata in una serie di guerre con stati confinanti come la Finlandia e l�Estonia, quasi tutte perdute. Quindi era andato al potere per un po� di tempo il nonno di Lavrenti (travagliato da carestie e insurrezioni interne) che aveva dato il via alle ricerche atomiche costringendoci a una vera e propria gara nucleare, terminata solo quando i cinesi avevano annientato Mosca, la loro industria nucleare e tutto quanto�</p><p>Ma nell�altra linea temporale, a quanto pareva, Trotzky non era andato al Cremlino. Il nonno di Lavrenti invece s�, per molti anni. C�era stata una sola grande guerra, chiamata Seconda Guerra Mondiale, e l�avevano fatta contro un uomo chiamato Hitler, un tedesco che intendeva conquistare il mondo, e che quasi c�era riuscito prima che il resto del mondo si alleasse contro di lui.</p><p><emphasis>Questo </emphasis>era ben strano. La Germania era una nazione come tante! Io avevo suonato l�! Non era neppure minimamente abbastanza grossa e forte da poter minacciare il mondo intero!</p><p>E comunque� l� c�era Lavrenti, seduto dall�altra parte del salotto, che accendeva con calma il suo Cuban Claro. Naturalmente, di nome era comunista. Ma i russi non erano in alcun modo militanti come, ad esempio, i Bolscevici Inglesi, con le loro basi militari sparse in tutte quelle che chiamavano le Repubbliche Federali del Commonwealth. Grazie al cielo il Canada e l�Australia li avevano sbattuti fuori� Scossi la testa. Queste faccende non avevano mai avuto senso per me.</p><p>Lo avevano, sfortunatamente, per Lavrenti Djugashvili. Prima che Kennedy avesse finito di leggere il rapporto della CIA, era arrivato a met� del sigaro, e lo stava masticando pensosamente allorch� il senatore depose il fascicolo e si volse a interrogarlo con lo sguardo.</p><p>��Capisco dove volete arrivare�� annu� Lavi.�� E la cosa � molto preoccupante. Se quest�invasione della vostra terra �, in definitiva, diretta contro la mia�</p><p>��Non esattamente contro la tua, direi�� lo corresse subito John.�� Suppongo invece contro l�Unione Sovietica della loro linea temporale.</p><p>��La cui gente�� disse Lavi, cupo,�� � pur sempre la mia gente, o no?</p><p>Kennedy non disse nulla, per� ebbe un gesto d�assenso impercettibile.</p><p>Lavi si alz�.�� Col suo permesso, mia cara signora Kennedy�� disse gravemente,�� penso che adesso dovr� fare una capatina alla mia ambasciata. La ringrazio per le informazioni, senatore. Forse si decider� di fare qualcosa, anche se ora come ora non posso immaginare cosa.</p><p>Ci alzammo tutti, anche noi donne. Non fu tanto un segno di rispetto quanto una muta dichiarazione di simpatia. Quando se ne fu andato, il senatore Kennedy suon� per il maggiordomo e gli chiese di portarci i soprabiti.�� Povero Lavrenti�� sospir�. E poi:�� Poveri noi, anche, in quanto a questo, perch� neppure io immagino cosa si debba fare.</p><empty-line/><p>Ad onta della sua schiena indolenzita il senatore decise di riaccompagnarmi all�albergo lui stesso. Jackie si aggreg� a noi tanto per fare un giro in macchina. Il tragitto non fu esilarante. Aveva ricominciato a piovere, e sull�asfalto c�era una patina scivolosa d�acqua e morchia.</p><p>Nel largo sedile anteriore ci stavamo comodamente tutti e tre. Non parlammo molto, neppure Jackie, che innervosita si preoccupava solo di suggerire al marito l�una o l�altra strada� da quando i suoi due fratelli pi� giovani erano morti in modo spiacevolissimo, uno investito e l�altro arso vivo fra le lamiere contorte, bastava un po� di traffico a tenerla sulle spine. E io avevo i miei pensieri. Le dieci di sera erano appena passate. A Chicago erano le nove. Senza dubbio Ferdie era ancora in piedi. Avrei dovuto chiamarlo? Avevo il diritto di stabilire quale fosse il bene di me e di Dom? Avevo il diritto di stabilire cosa fosse o non fosse meglio anche per Ferdie?</p><p>Cos� non mi accorsi subito che avevamo rallentato a causa di un inatteso ingorgo un po� pi� avanti, e l�imprecazione irritata del senatore mi fece sussultare.�� Che diavolo fanno?�� sbott�, cercando di vedere al di l� delle auto bloccate di fronte alla nostra.</p><p>��� successo qualcosa?�� chiese Jackie.�� Un incidente?</p><p>Non si trattava di un incidente.</p><p>Kennedy imprec�. Attraverso il parabrezza della macchina pi� avanti intravidi un veicolo che veniva nella nostra direzione, sull�altra corsia. Era grosso e veloce, ma non aveva i lampeggiatori della polizia o delle ambulanze. Anzi non aveva luci per niente, a parte un faro che sciabolava ritmicamente di qua e di l� un raggio nitido e tagliente come una lama. E quella luce si rifletteva su qualcosa che sporgeva sul davanti del veicolo stesso.</p><p>Mi sembr� quello che avrei detto un cannone.</p><p>��Ges� Cristo e tutti i Santi!�� esclam� il senatore.�� � un maledetto carro armato!</p><p>Jackie mand� un�esclamazione simile a un gemito� e cos� anch�io, credo, perch� il senatore aveva dato gas con una violenta sterzata a sinistra. Fece compiere alla grossa Chrysler un mezzo giro, sfiorando il marciapiede opposto cos� da vicino che un coprimozzo si stacc� e rotol� via. Poi cambi� marcia e acceler� energicamente, conservando una ventina di metri sul carro armato che ci arrivava alle spalle. Continu� ad aumentare velocit� sul tortuoso lungofiume, superando i centocinquanta all�ora, ma il mezzo blindato non aveva perso molto terreno, e voltandomi vidi con orrore che il cannone si abbassava. Ci stava mirando dritto addosso. Anche il senatore dovette accorgersene, perch� al primo incrocio inchiod� i freni e gir� a destra di colpo. La sbandata ci port� fin sul marciapiede opposto di quella traversa, e dopo che una delle ruote posteriori lo ebbe urtato�� e lo urt� a non meno di settanta all�ora�� ci fermammo di traverso sulla strada.</p><p>Un taxi ci stava arrivando addosso strombazzando disperatamente.</p><p>Non mi ero mai sentita tanto vicina alla morte. Con un miracolo di abilit� l�autista del taxi riusc� a fermarsi, anch�egli di traverso, e con non pi� di un palmo di spazio fra la portiera e il nostro parafanghi. Attraverso il finestrino vidi l�autista che urlava maledizioni a John, rosso in faccia e sconvolto.</p><p>Non gli prestammo alcuna attenzione.</p><p>Il nostro motore era in folle, ma John non tent� neppure di ripartire. Apr� la portiera e usc�, raddrizzandosi con un grugnito di sofferenza, gli occhi fissi sull�altra strada. Il carro armato ci pass� davanti in un rombare di cingoli, veloce e minaccioso, seguito da una dozzina di camion da trasporto-truppe. Erano aperti, e potei veder luccicare gli elmetti di molti soldati in assetto di guerra. A chiudere la fila c�era un altro grosso tank.</p><p>��Da non credersi�� mormor� John Kennedy.</p><p>��Perch� stiamo facendo pattugliare le strade da mezzi blindati?�� domandai. Lui si volse a fissarmi. John non era certo un giovanotto, ma non l�avevo mai visto cos� vecchio e stanco come in quel momento. Mise un braccio attorno alle spalle di Jackie con fare protettivo.</p><p>��Non siamo noi a farlo�� disse.�� Quelli non sono nostri. Non ho mai visto carri armati di quel genere.</p></section><section><p><emphasis>La giovane veterinaria aveva appena ventiquattr�anni ed era terrorizzata. S�insapon� e si sciacqu� sotto la doccia sei volte di seguito, come le era stato ordinato, e completamente nuda usc� nella sconosciuta camera da letto di quella fattoria, dove il capitano dell�esercito la stava aspettando. A spaventarla non era il fatto d�essere nuda davanti a un uomo, mentre lui le passava il contatore Geiger su ogni centimetro di pelle, gli orecchi tesi allo sporadico crepitio dell�apparecchio.�� Sembra che vi siate lavata via tutta la polvere�� dichiar� infine il militare.�� Avete detto d�aver trovato altro bestiame in queste condizioni? E polvere come questa dappertutto?�� Lei annu�, ad occhi sbarrati.�� Potete rivestirvi. Penso che siate a posto�� disse lui. Ma nel guardarla uscire non riusc� a trattenere un brivido. Fallout radioattivo! Un miglio quadrato di terreno ricoperto da particelle altamente radioattive� l�, a neanche quaranta miglia da Dallas, quando non erano in corso esperimenti atomici da nessuna parte, per quel che ne sapeva. Era un enigma senza risposta. Ma intanto quel pensiero lo raggelava fino all�osso� cosa sarebbe successo se la nuvola di particelle mortali fosse ricaduta nel cuore della citt�?</emphasis></p><empty-line/><subtitle>26 Agosto 1983</subtitle><subtitle>Ore 6,40 del mattino�� Nicky DeSota</subtitle><empty-line/><p>Stavo sognando che Mrs. Laurence Rockefeller mi aveva incaricato di stipularle ipoteche su tutto il complesso di appartamenti da seicento milioni di dollari che aveva sul lungolago, solo che voleva partire con una rata mensile di centocinquanta dollari e tutta in monetine da dieci cents� e quando finalmente avevo il contratto pronto, lei non poteva firmare perch� non aveva i pollici. Poi il sussulto dell�aereo che toccava la pista mi svegli�, e la prima cosa che mi chiesi non fu dove mi trovavo, n� cosa mi sarebbe accaduto, ma se Mr. Blakesell aveva saputo del mio arresto in tempo per mandare qualcuno dai tre clienti che avevo lasciato in sospeso. Io non potevo farci niente, naturalmente.</p><p>E non c�era nessun�altra cosa che potessi fare, perch� ero stato ammanettato alla spalliera del sedile di fronte. Il mio primo volo sulla lunga distanza a bordo di quel nuovo grosso quadrimotore Boeing era stato un�interminabile tortura. Avevo sofferto su quella poltroncina per sette ore, oltre alle due fermate intermedie, mentre sotto di me scorrevano centinaia o forse migliaia di miglia. Ma i dolori che avevo addosso me li portavo dietro da prima che mi spingessero su per la scaletta dell�aereo, con le mani imprigionate dietro la schiena e quel ringhioso agente dell�FBI, Moe Nonsochi, che mi minacciava di tutte le condanne del codice qualora avessi parlato, o cercato di fuggire, o tentato di levarmi il cappello e quel velo sulla faccia che mi avevano messo per evitare che chiunque potesse riconoscermi. Lui sapeva tutto sui dolori con cui ero giunto all�aeroporto. Aveva lavorato duramente per procurarmeli.</p><p>Dovevo ammettere ormai che quella gente dell�FBI, uomini e donne, la sapevano lunga su come far male senza lasciarvi un segno addosso.</p><p>Al di l� del passaggio centrale anche l�altro prigioniero, lui pure con cappello e velo sulla faccia, s�era svegliato. Potevo vederlo muovere la testa. La sua guardia continu� a russare vigorosamente come la mia, intanto che l�aereo rullava avanti lungo una pista che si sarebbe detta senza fine.</p><p>Almeno ero fuori da quella cella di sicurezza nel loro quartier generale di Chicago dove avevo trascorso la pi� parte degli ultimi� quanti erano stati? Giorni, di sicuro, anche se nessuno mi aveva detto quanti. Era stato un soggiorno assai sgradevole, malgrado la compagnia di un gruppetto d�individui socialmente indesiderabili (sindacalisti sulla via del campo di concentramento, speculatori falliti, negri che non avevano voluto stare al loro posto) ma avevo finito per trovarli amabili, a confronto di quelli che ogni tanto venivano a prendermi per interrogarmi ancora. Da me non avevano saputo nulla, naturalmente. Io non avevo nulla da dire� ma, mio Dio, quanto avrei desiderato averlo!</p><p>Poi Moe era venuto a scuotermi dal sonno, mi aveva fatto fare il corridoio a spintoni e da l� a non molto m�ero ritrovato su un aereo. Diretto il Cielo sapeva dove.</p><p>No. Sia il Cielo che io sapevamo dove, adesso, perch� attraverso il velo e il cristallo del finestrino potevo vedere il terminale di un piccolo aeroporto. Su di esso una grossa insegna augurava:</p><empty-line/><subtitle>BENVENUTI AD ALBUQUERQUE,</subtitle><subtitle>NEW MEXICO</subtitle><subtitle>Altitudine 5196 piedi</subtitle><empty-line/><p>Il New Mexico, sant�Iddio! Cosa potevano volere da me nel New Mexico?</p><p>Ovviamente Moe non si sarebbe preso la briga di dirmelo. La hostess venne a battergli su una spalla per svegliarlo, e subito lui si sporse a scuotere l�altra guardia, ma tutto ci� che disse a me fu:�� Ricorda quel che ti ho detto.�� Con un cenno lo tranquillizzai sulle mie capacit� mnemoniche. Ci fecero aspettare finch� tutti i passeggeri furono scesi dal Boeing, poi ci fecero aspettare ancora un po�, mentre i meccanici controllavano qualcosa dei grossi motori e un�autocisterna riforniva i serbatoi di benzina a 100 ottani.</p><p>Poi alla porta del terminal comparve un uomo che alz� un pollice verso Moe, in attesa al finestrino.</p><p>Le manette scattarono e fui fatto incamminare verso l�uscita, ma mi cost� uno sforzo non vacillare qua e l� ed evitare d�inciampare sulla scaletta. Io e l�altro prigioniero venimmo indirizzati alla porta di un terminal che sembrava esser stato costruito come scenario per un musical d�ambiente latinoamericano. C�era gente che ci guardava. I curiosi pi� vicini furono scostati con un cortese �Circolare!� e una spinta, ma non erano molti, perch� gli scagnozzi dell�FBI non erano difficili da riconoscere e la gente sapeva quand�era il caso di tirar via diritto. Fuori c�era una grossa auto. Moe mi affianc� sul sedile anteriore, e l�altro prigioniero con la sua guardia sedettero dietro. Una macchina della polizia cittadina ci fece strada, l�autista diede gas e le schizzammo dietro. A velocit� fin troppo sostenuta attraversammo la cittadina e quindi girammo sulla statale, che serpeggiava verso una zona collinosa.</p><p>Dopo quasi un�ora di corsa apparve un crocevia, e l�auto rallent� rapidamente. Era una terra quasi desertica, le strade silenziose si allontanavano verso i quattro punti cardinali, e gli unici edifici erano una stazione di rifornimento ed un motel. L�insegna sull�ufficio diceva: �LA CUCARACHA�� <emphasis>Il riposo del viaggiatore�. </emphasis>L�ultimo nome che io avrei mai dato a un motel.</p><p>E se fossi stato un viaggiatore desideroso di riposarmi, la vista delle guardie armate sul vialetto mi avrebbe incoraggiato a riposare altrove.</p><p>Le guardie, comunque, erano un tocco decorativo a cui cominciavo ad assuefarmi. Cos� c�erano segni buoni e segni cattivi. Quello cattivo consisteva nel proseguimento della mia detenzione. Quello buono nel fatto che la detenzione sarebbe proseguita a Leavenworth o in un campo consimile, dove mi avrebbero tenuto finch� non fossero stati pronti a farmi uscire� se ne sarei uscito. Doveva essere una delle isolette nell�arcipelago dell�FBI. Non potevano aver intenzione di trattenermi a lungo. Avrebbero dovuto lasciarmi andare.</p><p>Come alternativa, dal motel �La Cucaracha� poteva uscire di me appena quel che bastava per essere rimandato a casa per la sepoltura.</p><p>Non ebbi il tempo di farmi altre domande. Il mio silenzioso collega ed io fummo spinti in una delle piccole stanze, dove ci venne ordinato di sedere sul bordo del letto e starcene quieti, mentre Moe si piazzava sulla soglia con gli occhi fissi su di noi e l�altro faceva il palo all�esterno. Non dovemmo aspettare per molto. Da l� a poco la porta batt� sulle spalle di Moe, che si tolse di mezzo senza neppure guardare chi era.</p><p>A entrare fu Nyla Christophe, con le mani unite dietro la schiena.</p><p>Portava un cappellino da sole e occhiali neri. Come al solito la sua espressione era indecifrabile, ma potrei dire che ci esamin� con pensosa indifferenza� quella stessa indifferenza con cui il cane s�arrota i denti sul solito vecchio malridotto osso. La sua voce non ebbe nulla di spiacevole salvo il fatto che era la sua voce, quando disse:�� Va bene, voialtri due, adesso potete togliervi quei veli dalla faccia.</p><p>Farlo mi diede un certo sollievo, visto che eravamo nel deserto e stavo sudando. L�altro uomo si mosse invece lentamente e controvoglia, e levandosi il velo rivel� un�espressione offesa, spaventata, infelice� tutti sentimenti che m�ero aspettato. Ma ci� che non m�ero aspettato era che quell�espressione appartenesse alla faccia di Larry Douglas.</p><empty-line/><p>Fino ad allora ero stato assolutamente certo che Larry Douglas aveva una parte di colpa nelle mie disgrazie di quegli ultimi giorni. Come, non lo sapevo. Perch�, non potevo neppure immaginarlo. Cos� non mi misi a piangere nel vederlo preso nella stessa trappola in cui m�aveva aiutato a cadere� solo che questo rendeva tutto molto pi� confuso per me. Se aveva riferito a Nyla Christophe ci� che gli avevo detto quando mi aveva trascinato a far visita a quel vecchio attore in disuso, perch� era prigioniero come me? E cosa stavamo facendo l� nel New Mexico?</p><p>Notai con stupore che Douglas aveva le mie stesse perplessit�.�� Nyla�� disse, sforzandosi inutilmente di avere una voce ferma.�� Cosa diavolo significa tutto questo? I tuoi ragazzi sono piombati in casa mia e mi hanno trascinato gi� dal letto, senza neppure dirmi una parola�</p><p>��Tesoruccio�� disse dolcemente lei,�� tappati la bocca.�� Malgrado gli occhiali neri, lui pot� vedere abbastanza della sua espressione da deglutire a vuoto. Tacque.�� Cos� va meglio�� approv� lei. Gir� appena la testa.�� Moe?</p><p>��S�, miss Christophe?</p><p>��Il laboratorio mobile � gi� qui?</p><p>��Parcheggiato proprio dietro il motel. � tutto pronto.</p><p>Lei annu�. Si tolse cappello e occhiali e sedette nell�unica e consunta poltrona di cui era fornita la camera. Senza voltarsi a guardare protese una mano di lato. Moe le infil� una sigaretta fra l�indice e il medio, poi fece scattare l�accendino.�� � possibile�� disse lei,�� che voi due siate puliti, in questa faccenda. Ma ci sono alcune cose che dovete chiarire.</p><p>��Oh, finalmente, Nyla!�� gemette Douglas.�� Io lo sapevo che doveva essere tutto un malinteso!</p><p>Ed io riuscii a chiedere quello che, con mia vergogna, ammetto di non aver chiesto neppure a me stesso in quei giorni:�� Cosa ne � stato della mia fidanzata e degli altri, miss Christophe?</p><p>��Questo dipende da voi, DeSota. Se il piccolo test che adesso faremo andr� come io penso, tutti loro saranno rilasciati.</p><p>��Grazie al cielo! Uh� di quale test sta parlando?</p><p>��Quello che vi verr� fatto adesso�� disse.�� Avanti, Moe, faglielo.�� E lasci� la camera, facendo entrare l�altra guardia con una valigetta metallica dietro cui venne un individuo in camice bianco con una valigia in mano anche lui.</p><p>Non potei fare a meno di ripiegarmi su me stesso; ma subito fu chiarito che Moe non si apprestava a picchiarmi ancora. Ci� che misero in atto prese parecchio tempo, tuttavia non era nulla di spiacevole� be�, non fu neanche troppo divertente. Mi presero le impronte digitali e quelle delle scarpe; mi presero varie misure degli orecchi e la distanza fra le pupille. Mi prelevarono campioni di sangue, di saliva e di pelle, quindi dovetti orinare in una bottiglietta e defecare in un vaso di carta. Non fu cosa breve. L�unico elemento che la rese meno detestabile fu che il mio detestabile compagno di prigionia�� l�anguilla dei tribunali Larry Douglas, il mio cospiratore del Carson coffee-shop, l�uomo che mi aveva fatto sprecare una serata dai Reagan a Dixon, Illinois�� dovette fare le stesse cose che facevo io.</p><p>E gli piacquero ancor meno. Moe e l�altra guardia esibirono all�improvviso una sensibilit� delicata e preferirono uscire a sorvegliarci dalla finestra; cos�, intanto che il tecnico del laboratorio si dava da fare, Douglas e io potemmo parlare un poco. La mia prima domanda fu quella su cui pi� m�ero arrovellato:�� Chi diavolo sei tu? Una specie di federale travestito?</p><p>Aveva l�aria di un cane bastonato, e la sua risposta fu un grugnito:�� Grattati la rogna tua, DeSota.�� Fiss� cupamente il mio sangue che risaliva in una siringa, premendosi un dito sulla vena dell�avambraccio dove il silenzioso tecnico aveva appena salassato lui.</p><p>��E allora cosa sei? L�amichetto di Nyla Christophe? Il suo complice? Il suo prigioniero?</p><p>Lui borbott� appena:�� S�.�� Abbass� i pantaloni e si lasci� prendere un campione di pelle da una natica.�� Se fossi al tuo posto, DeSota�� disse, ostile,�� non mi preoccuperei tanto degli altri. Hai un�idea del guaio in cui sei infognato?</p><p>Gli risi in faccia. Tutti i dolori e le miserie del mio corpo non stavano facendo altro che dirmi in che guaio ero.�� Comunque�� p�ntualizzai,�� lei ha detto che forse siamo puliti, e allora di cosa dovrei preoccuparmi?</p><p>Mi guard� fra la piet� e il disgusto.�� Questo � quel che ha detto, certo. Ma le hai sentito dire anche che sarai rilasciato, per caso?</p><p>Fui costretto a deglutire un groppo di saliva, prima di replicare:�� Di che accidenti stai parlando, Douglas?�� Lui scosse le spalle e si volse a guardare il tecnico, senza rispondere. Da l� a poco l�uomo raccolse i campioni e mise gli strumenti nelle valige, poi se ne and�. Le guardie non rientrarono, anche se le potevamo vedere sedute sulla balaustra che si facevano vento e guardavano verso la strada. Al di l� di essa, sulla linea ferroviaria, stava passando un elegante treno passeggeri, e con una stretta al cuore ripensai a Greta. Dissi, ancora:�� Di che stai parlando? Lei ha detto che probabilmente ci far� rilasciare�</p><p>��Non �noi�, DeSota. Loro. I testimoni, che non sanno niente. Tu sei un esemplare del tutto diverso. Tu sai molte cose.</p><p>��Ah, s�?�� Mi frugai nel cervello e continuai a trovarlo vuoto.�� Buon Dio, uomo, se non so neppure cosa vuole da me!</p><p>Strinse le palpebre.�� La principale cosa che sai � che c�� qualcosa da sapere. Ed � la cosa pi� grossa. Come hai fatto a trovarti in due posti nello stesso momento?</p><p>��Come ho fatto cosa?�� esclamai.</p><p>��Ma sai che � successo questo�� insist�.�� Perci� sai che � possibile. E sai che qualcuno� diciamo un criminale, pu� fare qualcosa, diciamo commettere un delitto, e tuttavia avere un centinaio di testimoni insospettabili pronti a giurare che lui era qualcun altro. Ges�, ragazzo! Sai cosa significherebbe per uno come me? Voglio dire uno che avesse bisogno di questo genere di alibi?�� si corresse.</p><p>��Ma non so come sia potuto succedere�� gemetti.</p><p>��L�unico a crederti sono io�� sbott� acidamente.�� Svegliati un po�. Credi davvero che Nyla ti rimander� a casa, perch� tu possa dire ad altri come hai fatto?</p><p>Sedetti, scosso da quelle parole.</p><p>Riuscivo a vedere la logica di quel ragionamento. E correva voce che i campi di lavoro dell�FBI fossero pieni di gente in possesso di informazioni che non era permesso rendere pubbliche. Se quello era il mio caso�</p><p>Se io ero uno di loro la mia prossima destinaziome non sarebbe stata Chicago. Sarebbe stata una pista fangosa nelle Everglades, a scavare canali di drenaggio ed a lottare coi coccodrilli� o una foresta nevosa dell�Alaska, a buttare gi� alberi per aprire strade fra le miniere e le raffinerie. O qualunque altro posto. Dovunque. E quello, c�era da starne certi, sarebbe stato il mio indirizzo permanente, almeno fino al giorno in cui i miei segreti non sarebbero pi� stati segreti di qualche importanza.</p><p>O fino al giorno della mia morte, se fosse venuto prima quello. Ed ero abbastanza sicuro che dopo un paio d�anni di campo di lavoro non mi sarebbe importato molto quale delle due cose accadesse per prima.</p><empty-line/><p>Quando l�ombra dell�asta della bandiera sull�aiuola si fu accorciata fino a sparire, col sole praticamente a picco, ci portarono dei sandwich di prosciutto e formaggio, avvolti in carta oleata, e un orripilante caff�, il tutto partorito dalle viscere di un distributore a moneta della stazione di servizio. Stavo morendo di fame, ma quei sandwich mi diedero la nausea. Li misi da parte. Quando la porta si riapr� preparai la tazza e gli involucri per restituirli a Moe.</p><p>Ma lui e l�altra guardia non erano entrati per quel motivo. Si fecero da parte e dietro di loro venne Nyla Christophe. Sul suo volto c�era un sorrisetto annacquato. In una mano priva di pollice aveva una bottiglia di champagne, e la reggeva contro il petto per non rischiare di perderla.�� Congratulazioni, ragazzi�� annunci�.�� Avete superato il test. Siete sempre gli stessi.</p><p>N� Douglas n� io dicemmo una parola. Lei fece il broncio.�� Oh, tesoruccio�� disse a Douglas con una risatina (non fu esattamente una risatina rassicurante).�� Non capisci che questo � il mio modo per dirti che mi dispiace? <emphasis>Bicchieri�� </emphasis>ordin�, senza alzare la voce, e uno degli scagnozzi s�affrett� ad arrivare con un vassoio del motel. Lei mosse appena il capo; le guardie uscirono. Poi diede la bottiglia a Douglas.</p><p>��Cos� vanno le cose, carino�� gli disse, mentre l�uomo, guardando pi� lei di quel che stava facendo, svolgeva il tappo con automatica destrezza.�� Lieta di vedere che non hai perduto il tuo tocco.</p><p>C�era qualcosa nell�aria di lui (fra bellicosa e preoccupata) e nella dolcezza di lei (meno ironica di quel che voleva far credere) che mi confuse alquanto. Di qualunque genere fosse, la loro relazione non era certo quella che avrei supposto fra un agente federale e il suo informatore.</p><p>Ci fu il <emphasis>pop </emphasis>del tappo che veniva via del tutto.</p><p>Douglas vers�. Nyla Christophe accett� il primo bicchiere, cingendolo abilmente con le sue quattro dita.�� Sai di cosa sto parlando?�� Dopo un lieve singulto (quella non doveva essere la sua prima bottiglia di champagne della giornata, pensai) guard� me. Io scossi la testa. Lei disse:�� No, lo supponevo. Gli esami sono andati bene: stesso sangue, stesse ossa, stesse impronte. Voi siete gli stessi di prima� e il mio rapporto � gi� in strada per il Quartier Generale, dove fra non molto andr� a risiedere anch�io. Cos� brindiamo a Nyla Christophe, forse futuro direttore capo dell�intero dannato Bureau!</p><p>E io brindai col suo dannato champagne. Brindai, un po� perch� non ero particolarmente ansioso di contrariarla, un po� perch� un sensale d�ipoteche non si vede passare sotto il naso tutti i giorni quella roba d�importazione, e un po� perch� non sapevo cos�altro fare. Forse Douglas aveva ragione! Forse la faccenda era davvero cos� grossa da procurare una promozione a Nyla Christophe� e in quel caso forse aveva anche ragione per tutte le altre sue spiacevoli dichiarazioni.</p><p>Mi chiesi cos�avrebbe fatto Greta se non l�avessi rivista mai pi�. Mi avrebbero permesso di scriverle? O di dirle addio?</p><p>Quel che Nyla Christophe aveva detto non poteva essere una buona notizia per me. Tuttavia Douglas pens� che lo fosse per lui.�� Questa � <emphasis>grande</emphasis>, bambola!�� si entusiasm�.�� Ragazzi! Gliela farai vedere a quelli di Washington. E ascolta me: ho un mare di idee per te! Questa faccenda di due soggetti con la stessa identificazione� dico, hai mai riflettuto su quel che pu� significare per il Bureau? Ad esempio, per infiltrare organizzazioni sovversive? Naturalmente non so ancora come funziona, ma�</p><p>La Christophe lo lasci� andare a ruota libera, con un sorrisetto sognante dipinto sul viso. Gli si accost�, annui e gli poggi� amichevolmente una mano su una spalla.�� Caruccio�� disse con affetto.�� Sei davvero divertente. Comico.</p><p>Lui deglut�.�� Tu� non vuoi prendermi con te?�� balbett�.</p><p>��Prenderti con me? Questa � l�ultima fottuta cosa che farei mai, Larry, dolcezza.</p><p>Lui arross�.�� E allora lasciami perdere, dannazione! Se le cose stanno cos�, non ci guadagni niente a venirmi a lisciare a questo modo!</p><p>Lei lasci� svanire il sorriso. Bisogna dire che era veramente una gran bella femmina, quando voleva. Agli angoli della bocca le rimasero impercettibili increspature.�� Larry�� disse, morbida,�� pu� darsi che ci sia qualcuno con cui vado a letto, quanto intendo fare quella cosa sul serio. Ma tu non sei certo uno di questi.</p><p>Io non avevo idea di quel che voleva dire. Lui, ovviamente, s�: divenne grigio in faccia.�� Tu non sai un accidente�� continu� la Christophe.�� La cosa � molto pi� grossa di quel che potresti mai immaginare.�� Si volse a me.�� Vuole sapere cosa c�� in ballo?</p><p>Oh Dio, se lo volevo! Non riuscii neppure a rispondere. Ma lei me lo lesse in faccia e prosegu�:�� Vediamo di cominciare dal principio. Supponiamo�</p><p>Esit�. Poi scosse le spalle e con una smorfia ci mostr� le mani, a dita tese, esibendo la mancanza dei pollici come una sorta di oscena nudit�.�� Supponiamo che quando avevo diciassette anni non mi fossi messa nei guai con la legge. Supponiamo che io avessi avuto un�adolescenza normale. La mia vita sarebbe stata molto differente, no?�� Le accennai che potevo fare lo sforzo d�immaginarlo, ma la mia fantasia non arrivava a elucubrare ipotesi. Douglas, abbacchiato, guardava altrove.�� Cos� potrebbe esserci una vita in cui sono cresciuta e diventata quella che sono oggi. Giusto? E potrebbe essercene un�altra in cui sono diventata� oh, non saprei. Una musicista. Magari una suonatrice di violino.</p><p>La sua faccia era impassibile, ma dalla luce che le colsi negli occhi mi parve che stesse aspettando di vedere se mi sarei messo a ridere a quell�idea. Non risi.�� Capite, c�� stato un tempo in cui questo mi sarebbe piaciuto�� disse.�� E il fatto � che non potete dire che una di queste possibilit� � reale e l�altra soltanto immaginaria. Non pi�. Perch� entrambe sono reali. Tutte le possibilit� sono reali, forse. � solo che noi viviamo in una di queste possibilit�, e non possiamo vedere le altre.</p><p>Indagai l�espressione di Douglas. Era confuso quanto me, e molto pi� preoccupato� probabilmente, pensai con un filo d�ansia, perch� aveva le idee pi� chiare delle mie su quel che ci sarebbe capitato.</p><p>��Al diavolo tutto questo!�� rinunci� lei all�improvviso.�� Venite e vi far� vedere. Moe!</p><p>La porta si apr� all�istante. Nyla spost� di lato il grosso individuo e ci accenn� di seguirla. Fuori c�era un sole rovente. Tenendole dietro notai che non camminava in linea retta� un po� per via dei tacchi alti sulla ghiaia, un po� perch� si boccheggiava per l�afa, e un po� a causa dello champagne. Ma ebbi l�impressione che fosse gi� come ubriaca del suo futuro. Ci fece strada fino a un�altra camera, davanti alla quale stazionava un agente dell�FBI. Un cenno di Nyla Christophe e l�uomo apr� la porta. Lei guard� dentro poi si volse a me e a Douglas.</p><p>��Date un�occhiata�� ci invit�.�� Qui ci sono due buone possibilit� per voi.</p><p>Non avevo ancora la pi� pallida idea di dove volesse andare a parare, comunque feci quel che mi veniva detto. Nella stanza c�erano due uomini. Uno era seduto in un angolo e si stava cautamente spalmando di crema il volto e il collo. A torso nudo era uno dei pi� bei casi di scottature solari che avessi visto, e in corrispondenza del colletto gli era rimasta una V di fiamma sulla pelle. Poich� si massaggiava gli zigomi, ci� che vidi della sua faccia fu solo una maschera di crema.</p><p>L�altro era pi� vicino. Giaceva immobile sul letto, ad occhi chiusi. Stava russando. Aveva l�aria di aver passato dei brutti momenti, e non intendo quei brutti momenti che si passano nelle mani dell�FBI. Sembrava mezzo morto. E sembrava anche, o meglio era�</p><p>��Douglas!�� rantolai.�� Ma quello sei tu!</p><p>Douglas non pot� aprir bocca. La vista del dormiente l�aveva colpito assai pi� di me e lo fissava a occhi sbarrati, respirando come se fosse prossimo a strangolarsi. Vedendolo incapace di parlare fui io a fare quella domanda:�� Cosa gli � successo?</p><p>Nyla Christophe si strinse nelle spalle.�� Oh, sta bene. A parte l�insolazione e le scottature, si � fatto mordere da un serpente. Ma il dottore gli ha fatto qualche iniezione e dice che entro domani sar� come nuovo. Per�, adesso, perch� non date un�altra occhiata al suo amico, eh?�� sugger�.</p><p>Fu quello che feci. S�era voltato e mi stava guardando. La sua faccia era piena di striature rosse e di crema bianca, ma anche cos� era una faccia che potevo riconoscere senza equivoci.</p><p>��Mio Dio!�� sussurrai.�� Dunque lui � l�uomo dei Laboratori Daley!</p><p>��Non proprio�� mi corresse allegramente Nyla.�� O almeno, lui dice di no. Ha detto un sacco di cose, DeSota, cose che lei non crederebbe. Ha parlato in continuazione fin da quando il macchinista di un treno li ha raccolti nel deserto, la notte scorsa. Afferma che tutte le possibilit� sono reali, esistono, e che ci sono altri identici a lui nell�una o nell�altra di queste possibilit�. Ma non ha ancora afferrato il punto, DeSota. La cosa che pi� di ogni altra afferma, e che tutti gli esami hanno confermato, � di essere <emphasis>lei.</emphasis></p></section><section><p><emphasis>A quell�ora di notte il grande parcheggio sotterraneo era deserto, e guardandosi attorno in cerca della sua auto l�avvocato cominci� a pentirsi d�essersi trattenuto in ufficio fino a tardi. Non ricordava pi� dove l�aveva posteggiata. E mai che ci fosse un poliziotto in giro, quando ce n�era bisogno. Perch� in quel momento ne sentiva il bisogno: due rapine, un omicidio, e numerosi furti d�auto, erano il bilancio di quel garage negli ultimi sei mesi. Ma quando gir� un angolo vide due poliziotti di ronda, col mitra appeso alla spalla.�� Buonasera�� li salut�. E si sent� pi� sollevato� finch� non s�accorse che le loro uniformi erano grigioverdi, bordate di rosso, e i loro berretti non avevano nulla in comune con quelli della polizia di Chicago. Peggio ancora, quando gli rivolsero la parola lui riconobbe la lingua: russo! D�istinto si volse e scapp� via, con la pelle d�oca e senza riflettere. Alle sue spalle risuon� una raffica di mitra, ma le pallottole rimbalzarono fra le auto in sosta senza colpirlo. Tuttavia quello era un vicolo cieco, e allorch� all�estremit� del parcheggio l�avvocato fu costretto a voltarsi, ansimando, si disse che quella era la fine. Ma i due uomini erano spariti.</emphasis></p><empty-line/><subtitle>26 Agosto 1983</subtitle><subtitle>Ore 7,40 della sera�� Senatore Dominic DeSota</subtitle><empty-line/><p>Trascorsi quel pomeriggio gettando occhiate di desiderio alla piccola piscina che vedevo fuori dalla finestra, sul piazzale, grondando di sudore e con le scottature che non mi davano un attimo di requie. Ma non erano l�insolazione e l�afa a tormentarmi. Da qualche parte, non lontano da l젗 e tuttavia disperatamente al di l� di qualunque cosa fosse ci� che separava una linea temporale dall�altra�� la mia patria era stata invasa, e una mia controfigura s�era mostrata alla televisione per portare avanti i piani dell�invasore. Non riuscivo a ricordare nessun caso nella storia degli Stati Uniti, dalla guerra civile in poi, di un comportamento simile da parte di un senatore democraticamente eletto. Che opinione s�erano fatta di me i miei colleghi?</p><p>E cosa stava pensando di me Nyla Bowquist?</p><p>Neppure io sapevo bene cosa pensare di me stesso. Le ultime quarantott�ore erano state le peggiori della mia vita. C�era stato lo shock di scoprire che le ricerche della Casa dei Gatti erano una realt�, e che esisteva un numero infinito di mondi dove c�erano un infinito numero di Dominic DeSota, ciascuno indistinguibile da me. Ero stato preso prigioniero da uno di essi. Avevo picchiato una donna che era in tutto e per tutto quella che amavo. Ero stato di nuovo imprigionato e stavolta da un�altra copia di lei, differente solo per i pollici amputati. Avevo rapito un uomo. Mi sentivo stordito al pensiero che la mia nazione era stata attaccata <emphasis>dalla </emphasis>mia nazione. E avevo vagato nel deserto senza cibo n� acqua prendendomi delle brutte scottature solari, che mi bruciavano come ustioni.</p><p>Bruciavo dentro e bruciavo fuori� e non mi permettevano neppure di rinfrescarmi in piscina. Non che me l�avessero esattamente proibito. Era solo una di quelle cose che potevano esser fatte su espresso ordine di Nyla, e lei se n�era andata per gli affari suoi. Il lavandino nell�angolo non era un buon sostituto. Ogni mezz�ora circa mi spogliavo e mi spruzzavo l�acqua addosso; e ogni quarto d�ora mi applicavo uno strato fresco di quella crema buona a niente che loro chiamavano crema idratante. Questo mi dava qualcosa da fare. Non che mi aiutasse molto.</p><p>Un�altra cosa che non mi tirava su di morale era la presenza del mio involontario compagno di viaggio, il Dr. Lawrence Douglas. Per l�intera interminabile giornata non s�era mosso dal letto. C�era poco da meravigliarsene. Aveva passato le mie stesse traversie: la stessa insolazione, le stesse lunghe ore di sete e d�afa marciando nel deserto. E inoltre non solo s�era fatto mordere da un crotalo, non solo gli avevano fatto un�iniezione antivenefica peggiore del morso stesso, ma era stato riempito di non so che droga affinch� Nyla Senzapollici potesse interrogarlo. Io non avevo assistito a quel terzo grado, per� quando l�avevano riportato dentro in stato d�incoscienza m�ero accorto che alle sue scottature s�erano aggiunti alcuni lividi.</p><p>Adesso mi chiedevo se non fosse il caso di svegliarlo, per farlo reagire alla droga.</p><p>Non ebbi bisogno di provarci. Quando mi volsi inaspettatamente, dal lavandino, vidi che mi scrutava. Fu svelto a richiudere gli occhi, ma non abbastanza.�� All�inferno, Douglas�� dissi stancamente.�� Se vuoi dormire, dormi. Se vuoi alzarti, alzati. Ma a che scopo fare la commedia?</p><p>Per un altro minuto tenne le palpebre serrate con testardaggine, poi parve capire che era una cosa stupida. Si tir� su dal letto, gir� attorno lo sguardo in cerca di un gabinetto che non esisteva e poi, senza dir nulla, orin� nel lavandino.</p><p>Quand�ebbe finito, sbottai:�� Almeno sciacqualo,�� <emphasis>Io </emphasis>l�avevo fatto. Non si prese la briga di guardarmi, comunque diede svogliatamente una lavata alla maiolica; poi un� le mani a coppa e bevve, lappando quasi come un gatto. Rifiutava di rivolgermi la parola con ogni suo atteggiamento.</p><p>��Bagnati i capelli, ti far� star meglio�� consigliai.�� E qui c�� della crema per le scottature.</p><p>Si raddrizz� lentamente, accigliato, poi torn� a chinarsi e mise la testa sotto il rubinetto. Mentre si asciugava la faccia si volse a borbottarmi scontrosamente quello che interpretai come un �Grazie�. Quando gir� lo sguardo in cerca della crema gliela porsi con un sorrisetto incoraggiante.</p><p>La sua espressione rimase cupa. Pur facendo le debite concessioni a quel che era stato costretto a sopportare, non avevo mai visto un uomo cos� disperato, risentito e depresso.</p><p>Naturalmente anch�io ero alquanto gi� di morale. A parte l�accaduto e i dolori che avevo addosso ero preda di una sensazione spiacevole. Mi sentivo sotto costante osservazione, anche se non avevo mai sorpreso le guardie a sbirciar dentro dalla finestra. E c�era un�altra cosa a preoccuparmi.�� Senti�� dissi,�� non � il caso di prendertela cos�.</p><p>Smise di spalmarsi la crema sul viso per elargirmi un�occhiata astiosa.�� E come mi consiglieresti di prenderla?</p><p>��Gi� che ci siamo potresti almeno soddisfare la mia curiosit� circa un particolare che mi d� da pensare. Quando ti sono venuto accanto, al portale, tu avevi regolato i comandi dell�apparecchiatura approfittando della distrazione di chi ti sorvegliava. Poi hai attraversato con me�</p><p>Ebbe una risata amara come un latrato.�� Poi mi hai scaraventato dentro, vorrai dire!</p><p>��S�, certo. Ma subito dopo siamo precipitati per quattro metri, dall�altra parte. Cristo! Avresti potuto avvertirmi che c�era un salto�� lo accusai, per nessun�altra ragione che dividere le colpe a met�.�� Credevo che avessimo fatto ritorno nella mia linea temporale. Ma mentre tu dormivi ci ho pensato sopra.</p><p>Fece un grugnito.�� DeSota, se hai qualcosa da dire vuoi per favore venire al punto?</p><p>��Il punto �: tu dove stavi cercando di andare?</p><p>��Cercavo di scappare�� borbott�.</p><p>��E dove? Ma� questa � la tua linea temporale, no?</p><p>��Questo buco d�inferno primitivo?�� ringhi�.�� No!</p><p>��Ma perch�</p><p>��Perch� non ho tentato di tornare nel mio mondo? Perch� non ne ho pi� uno, DeSota! C�� una sola cosa che voglio, adesso, ed � di starmene <emphasis>alla larga</emphasis>!�� Torn� a gettarsi sul letto.</p><p>��Ascoltami��� cominciai, in tono ragionevole.</p><p>Scosse il capo.�� Dimenticatene!�� stabil�.</p><p>Per il momento decisi di lasciar perdere. Non perch� lo diceva lui, ma perch� avevo sentito il rumore di un�auto che era venuta a fermarsi nelle vicinanze, fuori vista. M�accostai alla finestra e cercai di capire cosa stava accadendo, ma da l� non si scorgeva niente. Ci fu il rumore delle portiere che sbattevano, poi alcune voci indistinguibili, fra cui quella di una donna. Una voce che conoscevo meglio di ogni altra. Qualche secondo dopo apparve Nyla, sul bordo opposto della piscina, e la giovane donna cominci� a spogliarsi. Non si preoccup� di gettare neppure un�occhiata verso la nostra finestra. Sedette sulle mattonelle, tast� l�acqua con un piede, poi scivol� fuori dalla sottoveste e con un guizzo scomparve sotto la superficie, tappandosi il naso con una mano.</p><p>E bench� fosse una mano senza il pollice un�altra sensazione, dolorosa e pressante, si aggiunse a quelle che mi stavano opprimendo il sistema nervoso.</p><empty-line/><p>Se Nyla Senzapollici non guard� dalla nostra parte, quel che � certo � che io guardai lei. Potevo vedere una delle guardie, appoggiata a una colonnetta davanti all�ufficio del motel, e i suoi occhi non si stavano perdendo niente di quel corpo eccitante e a me cos� familiare. Perfino Douglas era venuto alla finestra, al mio fianco.�� � fatta bene, quella puttana d�inferno�� borbott�.</p><p>Avrei potuto strangolarlo.</p><p>Provare sentimenti di quella fatta, ovviamente, era pura follia. Cercai di dirlo a me stesso. Ma non serviva a niente, perch� tutti i pensieri che avevo nella testa si dileguavano, sparivano, e il vuoto che lasciavano veniva riempito dall�immagine di Nyla. Di ogni Nyla. Tutte le Nyla. Nyla Bowquist, la mia amata, virtuosa del violino. Nyla Sambok, soldatessa di un esercito nemico. Nyla Senzapollici: Nyla Christophe anche lei, che per� non era� naturalmente non era sposata, perch� chi avrebbe voluto quel pezzo di ghiaccio? Zelante burocrate della legge, al comando di scagnozzi e picchiatori in completo grigio, esperta nel terzo grado.</p><p>E tutte quante erano la stessa persona. Non avevo bisogno d�impronte digitali e analisi delle urine per saperlo. Me lo sentivo nelle viscere, con un�intensit� che avevo imparato a conoscere fin da quando avevo quattordici anni e sbirciavo da una grata nello spogliatoio delle ragazze, al campo scuola del liceo.</p><p>C�erano delle incongruenze di cui non ero riuscito a capacitarmi, quando avevo cominciato ad avere a che fare con loro. Nella prima, la sergente, avevo trovato un carattere abbastanza brusco da sentirmi scuotere i nervi. Ma dopo le prime perplessit� ero riuscito a vedere l�essere umano dietro quella maschera. Se non era un violinista da concerto, quantomeno insegnava musica. E indossava l�uniforme soltanto perch� era stata richiamata in servizio. La mia amata avrebbe potuto seguire la stessa strada, se la mano del destino ce l�avesse spinta in un modo o nell�altro quand�era pi� giovane.</p><p>Ma questa qui!</p><p>Questa donna senza pollici� senz�anima, senza amore, ma soprattutto con quell�amputazione alle mani che sembrava un�amputazione dei sentimenti. In lei non potevo riconoscere nulla di quella Nyla che amavo.</p><p>Nulla salvo le forme deliziose del suo corpo. Ed era il mio corpo che nel riconoscerle reagiva ad esse.</p><p>Era un miscuglio di odio e di desiderio che riuscivo a capire, perch� avevo gi� saputo di situazioni simili� non di quel genere, intendo, ma capaci di scatenare emozioni identiche. Me ne aveva parlato un compagno di bevute (bevute politiche, diciamo) dopo uno di quei congressi in cui ci si stordisce a forza di discorsi, di applausi, di risultati che appaiono sui tabelloni, e alla fine chi rimane a far le ore piccole non trascura il supporto di una bottiglia. Disse d�aver sorpreso sua moglie sul fatto con un altro uomo. Quando fu certo che non potevano esserci equivoci la rabbia e il dolore lo accecarono, e tuttavia qualcosa in lui reagiva ancor pi� bestialmente: incredulo, s�accorse di essere eccitato. Dopo la scenata, le urla, i ceffoni, ci� che sopraffaceva ogni altro suo pensiero era la voglia di fare all�amore con lei, pi� energicamente e sensualmente di quanto non l�avesse mai fatto. Trovarsi davanti a quello sconosciuto, a quella relazione da cui lui era escluso, a quella donna che d�improvviso gli mostrava un suo lato insospettato ed estraneo, gli metteva addosso un violento bisogno di sbatterla sul letto e di lasciar perdere ogni altra considerazione per sfogarsi con un atto sessuale animalesco.</p><p>Guardando Nyla da quella finestra la desiderai allo stesso modo.</p><p>Lei e tutte le altre Nyla.</p><p>Grottesco? Naturalmente! Sapevo bene quanto fosse grottesco. Eppure non potevo fare a meno di pensare� cosa sarebbe stata la mia Nyla senza i pollici? In che modo sarebbe stato diverso il nostro fare all�amore? Ad esempio, a letto lei compiva certi gesti nell�accarezzarmi, mentre io ovviamente accarezzavo il suo corpo con gesti assai diversi. E spesso ridacchiando parlavamo delle nostre pure e semplici differenze anatomiche, e del fatto che a lei era impossibile capire cosa provocavano in me le sue carezze, cos� come io non avrei mai saputo ci� che facevo provare a lei. Ma senza pollici non avrebbe potuto compiere quei gesti, o non esattamente quelli� e comunque, come sarebbe stata la cosa?</p><p>Mi � perfino difficile dire in parole quanto avrei voluto sperimentarlo in quel momento.</p><p>La scena che avevo davanti agli occhi mut� bruscamente quando Moe venne a piazzare la sua mole di fronte alla finestra e si accorse che stavo guardando. Spinse il vetro e la apr�, costringendomi a indietreggiare.�� Belle cose che ti ronzano in capo!�� mi derise.�� Dimenticatele! Lei non lo vede neppure un fringuello come te, anche se ti tratta meglio di quel che meriti.�� Si spost� e lo sentii aprire la serratura dall�esterno.�� Dio sa perch� si � presa la briga di farlo�� brontol�, accennando a Douglas di alzarsi.�� Vi ha comprato qualcosa da mettere sotto i denti, e dice che potete andare a mangiare nell�appartamento del padrone. C�� anche l�aria condizionata.</p><empty-line/><p>Era cibo messicano, in piatti di cartone e appena fuori freddo� be�, niente era davvero freddo in quella zona del New Mexico, comunque il cibo era a temperatura ambiente. E la temperatura ambiente era, come promesso, tenuta appena sotto il massimo sopportabile da un ronzante scatolone applicato alla finestra di quel vasto soggiorno. Con noi c�erano i nostri due alter-ego e Moe, e il calore dei nostri cinque corpi sembrava sufficiente a surclassare le possibilit� del condizionatore.</p><p>Sedetti accanto all�altro DeSota e ci guardammo in faccia.�� E allora, Dom?�� lo salutai. Lui sembr� sorpreso.</p><p>��Di solito mi chiamano Nicky�� mi corresse.�� Dico, l�hai <emphasis>vista</emphasis>, l� fuori? E pensare che mi hanno accalappiato soltanto perch� ero in topless!�� Aprii la bocca per chiedergli cosa voleva dire, ma stava gi� interrogandomi:�� Sei davvero un senatore degli Stati Uniti?</p><p>��Certo, dal 1978. Eletto nell�Illinois.</p><p>��Non ho mai parlato al mio senatore, prima d�ora�� constat�, e sorrise.�� Buffo scoprire che quel senatore sono io. Come devo chiamarti?</p><p>��Viste le circostanze, Dom andr� benissimo. E tu? Nicky? Divertente� cio�, non volevo dir questo. Anche quand�ero un bambino mia madre non mi chiamava mai Nicky.</p><p>��E neanche mia madre. Ma quando entrai al lavoro il mio capo mi consigli� in merito. �Dominic suona troppo come <emphasis>dominatore</emphasis>� disse, e questo metterebbe a disagio i clienti. Io sono nel ramo ipoteche.�� Esit�, mand� gi� una forchettata di fagioli e chiese:�� Dom, com�� che sei diventato senatore?</p><p>E naturalmente sottintendeva: <emphasis>mentre io non sono nessuno. </emphasis>Ma come avreste risposto a una domanda del genere? Non potevo certo dirgli �Perch� io sono un vincente e tu un fessacchiotto�. Questo sarebbe stato imperdonabile e oltretutto falso, visto che eravamo la stessa persona. Ma cos�era accaduto in quell�universo che aveva trasformato la mia dolce suonatrice di violino in una gelida burocrate, e me stesso in un pacioccone ingenuo dai grandi occhi spalancati?</p><p>Non ebbi la possibilit� di indagare meglio. Venne dentro Moe, oberato dal peso di una grossa scatola di cartone, e dietro di lui entr� Nyla Christophe. Adesso indossava una gonna e una camicetta a maniche lunghe, che mi parvero severe e fuori moda oltrech� da poco prezzo, anche se da come la stoffa le aderiva avrei giurato che sotto non aveva nulla.</p><p>��Piaciuto il pranzo, egregi signori?�� chiese in tono faceto.�� Ora dovrete cantare, se volete guadagnarvi la cena. Sono andata all�ufficio di Albuquerque per parlare con Washington su una linea sicura, e le cose stanno procedendo proprio come pensavo. Stasera ci saranno ordini per tutti noi.</p><p>Fece un cenno a Moe, che poggi� la scatola sul pavimento e cominci� a tirarne fuori roba: un poderoso e antidiluviano registratore, che colleg� alla presa del lampadario, due larghe ruote di nastro magnetico, un microfono pi� grosso del mio pugno e un rotolo di cavo.</p><p>L�altro Larry Douglas, non quello che aveva attraversato il portale con me, disse preoccupato:�� Nyla, di che ordini stiamo parlando?�� Lei sogghign� e punt� un indice verso il cielo.�� <emphasis>Washington</emphasis>?�� gemette l�uomo con voce rotta per l�improvvisa angoscia.�� Ascolta, Nyla, ti giuro che non so un accidente di niente di questa�</p><p>��Adesso saprai, tesorino�� disse dolcemente lei.�� Moe? Pronto a registrare?</p><p>��Tutto pronto, capo�� fece rapporto lui, tirando il nastro da una ruota all�altra. Gir� un interruttore, e attraverso la griglia frontale dell�apparecchiatura potei vedere delle grosse valvole termoioniche�� <emphasis>valvole termoioniche!�� </emphasis>illuminarsi debolmente.</p><p>��Ecco quel che faremo adesso�� spieg� la donna che indossava il corpo della mia amante.�� Prenderemo ancora nota di tutte le vostre versioni. Non date informazioni extra.�� E lanci� un�occhiata d�avvertimento a quel Douglas.�� Limitatevi a rispondere alle mie domande. Al direttore non interessa sapere cosa facevate di bello a Chicago, o se vi � piaciuto il trattamento che vi siete sorbito. Solo l�essenziale, perch� voglio concludere prima che si parta per l�aereoporto!</p><empty-line/><p>Considerando tutte le domande a cui avevo dovuto rispondere, considerando la complessit� delle circostanze su cui ciascuno avrebbe riferito, non vedevo come quella serie d�interviste potesse finire prima di notte. Ma mi sbagliavo. Nyla Christophe aveva un�idea ben precisa di ci� che intendeva mettere su nastro, e chiese solo pochi elementi base. Nicky DeSota fu il primo. Rispose fornendo nome, indirizzo e qualcosa chiamato numero del registro civile. Quindi ci furono soltanto due domande:</p><p>��� mai stato dentro i Laboratori Daley?</p><p>��No.</p><p>��Ha mai visto prima d�oggi l�uomo, qui presente, che le somiglia e dichiara di essere il senatore Dominic DeSota?</p><p>��No.</p><p>Con un cenno del capo Nyla gli comunic� di levarsi di mezzo, e il suo posto fu preso dal Larry Douglas locale. L�interrogatorio non fu pi� elaborato, e termin� con le stesse due domande, con la sola differenza che l�uomo l� presente e che gli somigliava era il �Dr. Lawrence Douglas�. Lui diede le identiche risposte, quindi fui io a sedermi davanti al microfono.</p><p>Stavolta occorse pi� tempo, perch� lei ordin�:�� Cominci da quando fu avvisato che un uomo corrispondente a lei era stato catturato in una base militare segreta del New Mexico, e riassuma gli avvenimenti.�� Dopodich� si limit� ad ascoltare, intervenendo solo con domande tipo: �E poi che accadde?� sino al momento in cui nominai il maggiore DeSota degli invasori. Qui chiese:�� Costui era lo stesso che le fu portato davanti ammanettato e vide scomparire? No? Era forse quest�altro qui presente? No? Dunque dichiara che vi sono almeno quattro di voi? S�? Bene, prosegua.</p><p>Riferii tutto quanto, compreso il modo in cui avevo messo KO l�altra Nyla, senza per� parlare del bacio; ma soprattutto evitai di dire che era un doppione di Nyla e la nominai solo come �sergente Sambok�. La cosa non mi era stata chiesta.�� E poi cademmo sulla sabbia, e ci accorgemmo che intorno a noi c�era solo il deserto. Neanche un�anima in vista, e il caldo era terribile. Dovevamo nasconderci quanto prima, o almeno pensammo di doverlo fare. Ci dirigemmo a sud est, regolandoci a occhio col sole. Camminammo per ore, finch� la sete divenne insopportabile. Poi Douglas disse d�aver sentito raccontare che certi cactus contenevano acqua; cerc� di sradicarne uno dalla sabbia, e sotto c�era un serpente.�� Esitai, chiedendomi quanti dettagli la donna volesse. Avevo sentito i sonagli, e avevo visto Douglas balzare indietro col crotalo che gli penzolava attaccato a una manica. Non era molto grosso, e la blusa di lui aveva un certo spessore, cosicch� non era passato troppo veleno. E l�espressione attonita di Douglas, mentre fissava muto e stupefatto il rettile, m�era parsa addirittura ridicola.�� Poco dopo giungemmo a una linea ferroviaria. Restammo l� finch� il macchinista di un treno ci raccolse.</p><p>��Bene�� disse Nyla Senzapollici, e annu� verso il suo gorilla. Lui spense il registratore e cominci� laboriosamente a cambiare il nastro. Se Nyla non aveva i pollici, quell�individuo sembrava averne cinque per ogni mano; ma lei fu paziente. Adesso dedicava la sua attenzione al mio involontario compagno di viaggio, che appariva a disagio. Potei capirne il motivo, poich� nel modo in cui la donna lo contemplava c�era qualcosa di strano. Lo avrei detto�� ma come poteva essere?�� seducente, ma allo stesso tempo sfumato d�incredulit�, quasi di paura. Gli elarg� un sorriso caldo e dolce.�� Tu sei il prossimo, tesoro�� disse.</p><p>Se i primi tre di noi avevano riempito un rotolo di nastro, questo Dr. Lawrence Douglas doveva avere tanto da raccontare da esaurire tutte e sei le bobine che Moe aveva tirato fuori. Nyla sparava domande secche e concise e di tanto in tanto si aiutava con certe sue note per esser certa di non aver trascurato niente. Douglas comunque cominci� subito con una dichiarazione sorprendente:</p><p>��In primo luogo�� disse, fissando me con aperta acredine,�� la linea temporale da cui sono stato rapito � il Paratempo Gamma. Non � quella da cui provengo io, ma�</p><p>��Un momentino, dolcezza. Che cos�� questo Gamma?</p><p>��� il nome che gli diamo�� spieg� stancamente lui.�� Tanto per averne uno con cui identificarlo. Il mio � il Paratempo Alfa. Questo � il Tau. Quello del senatore � l�Epsilon, quello che � stato invaso. E l�altro, da cui � partita l�invasione, � il Paratempo Gamma.</p><p>��Vai avanti.</p><p>��Non � stato il Paratempo Gamma a inventare il portale. Lo abbiamo realizzato noi in Alfa.</p><p>��Noi chi, caro? L�hai inventato tu?</p><p>��Nessuno inventa roba simile da solo. Non cose complesse come il portale� � come l�invenzione della bomba atomica. Io facevo parte della squadra, ma ci entrai che ero appena laureato. Quelli che idearono la teoria di partenza furono tre scienziati: Hawking e Gribbin in Inghilterra, e il Dr. DeSota negli Stati Uniti. Non trovate divertente quest�ultimo particolare?</p><p>Non stava cercando d�essere sarcastico, soltanto d�essere capito bene, ma dalla gola di Moe usc� un ringhio d�avvertimento. Nyla scosse il capo senza guardare il gorilla.�� Continua�� disse, e stavolta non aggiunse �tesoro�.</p><p>Ubbidiente lui prosegu�:�� All�inizio tutto ci� che potemmo fare fu di spiare. Voglio dire, era possibile ricevere segnali attraverso la barriera. Captare onde elettromagnetiche, ad esempio; e dopo un po� riuscimmo anche con la visione diretta. Non per tutti i Paratempi. Alcuni sono accessibili, molti altri no. Il Dr. DeSota dice che si tratta di un effetto di risonanza: eravamo fuori sintonia con molte delle linee temporali. Ma naturalmente esse sono in numero infinito. Al tempo in cui io� uh, me ne andai, ne avevamo identificato circa duecentocinquanta, ma da molte di esse non riuscivamo a percepire che segnali sfocati. � questo che voleva sapere?</p><p>��Quello che vogliamo sapere, caruccio�� disse Nyla,�� � tutto quanto. Se non potevate far altro che guardare, come sei arrivato qui?</p><p>��No, no�� sospir� lui.�� Questo succedeva all�inizio. Vale a dire al tempo in cui mi aggregai alla squadra, ai primi di Agosto del 1980. In Ottobre riuscivamo gi� a mandare oggetti oltre la barriera, senza per� poterli recuperare. E nel Gennaio 1981 inviammo un volontario. Io.�� Inarc� un sopracciglio.�� Fui io a offrirmi.</p><p>��E come otteneste questo?�� chiese Nyla.</p><p>Lui esib� un�espressione paziente, molto paziente.�� Se ve lo spiegassi, in questa stanza non c�� una sola persona che avrebbe la pi� vaga idea di quello che direi.</p><p>Nyla aveva un ferreo controllo di se stessa, ma se fossi stato al posto di Douglas-Alfa ci sarei andato pi� cauto.�� Provaci�� gli disse, secca.</p><p>A Douglas non dovette piacere il lampo dei suoi occhi, perch� degluti saliva e disse subito:�� Non volevo dire che non siete abbastanza intelligenti. Solo che ci sono due soli modi per spiegarlo. Uno � con le parole che coniammo in fase di realizzazione: la struttura del portale genera una corrente di crononi verdi-negativi che interferisce col flusso naturale dei crononi rossi-positivi. Capite cosa voglio dire? Astruso, no? L�altro modo � in formule matematiche. E per favore, se volete seguirmi dovete prima studiare la fisica dei quanta e la meccanica ondulatoria.</p><p>Quel che intendeva era chiaro, e lo cap� anche Nyla, ma ci� che chiese fu:�� Precisa le date.</p><p>Lui scosse le spalle.�� L�analisi del Dr. DeSota fu, suppongo, la prima dimostrazione inequivocabile che esistevano davvero effetti-quanta del genere gi� suggerito da Schroedinger. Questo accadde nel 1977. E fu ci� che mi spinse a specializzarmi in quel ramo di studi. Poi lui ed Elbert Gillespie scoprirono l�esistenza dei crononi, nel 1979, e pochi mesi dopo svilupparono il prototipo per osservare oltre la barriera. Infine, come ho detto, io passai nel Paratempo Gamma.</p><p>Tacque, in attesa. Nyla strinse pensosamente le palpebre.�� Dove hai pensato bene di restare. Dopodich� hai disertato�� constat�.</p><p>��Io li ho aiutati�� la corresse lui.�� E non ero obbligato a stare l� in eterno, le pare?</p><p>��Avrai modo di aiutare anche noi�� sorrise lei, di nuovo tutta sesso e caldi lampi nello sguardo.</p><p>��No, aspetti un momento!�� obiett� lui.�� Io� forse ci potrei provare, certo, ma� guardi questo vostro registratore! Se � il meglio che potete fare, non possedete neppure lontanamente la tecnologia di base. Io ho bisogno di mezzi tecnici con cui lavorare. Capisce?</p><p>Lei annu� dolcemente.�� Che ne dici di tutte le risorse del governo degli Stati Uniti?�� E quando lo vide accigliarsi:�� Lo hai gi� fatto per� come li hai chiamati? La gente di Gamma, no?</p><p>��Ma mi hanno minacciato di morte, se non avessi��� S�interruppe, lanciandole un�occhiata nervosa.</p><p>Lei sorrise, e per qualche istante gli lasci� assaporare quel sorriso. Poi fece qualcosa che non mi sarei mai aspettato: si alz� e and� a sedersi sul bracciolo della sua poltrona, cingendogli il collo con un braccio e premendoglisi addosso come una gatta. Se prima avevo sospettato che sotto i vestiti non avesse nulla, ora ne fui certo. Gli solletic� un orecchio.�� Noi non minacciamo�� disse, suadente. Vidi Douglas roteare gli occhi per la stanza: un animale in trappola, a cui veniva offerta un�esca.�� Al contrario�� continu� lei in un languido sussurro.�� Offriamo ricompense. Oh s�, tesoro, ricompense. E sar� mio privilegio ricompensarti personalmente in tutti i modi che potr�.</p><p>Riuscivo quasi a sentire l�odore degli ormoni che schizzavano fuori dalla sua pelle.</p><p>E ci riusciva anche il Larry Douglas locale.�� Puttana�� sussurr�, cos� piano che potei appena sentirlo bench� fosse seduto sul letto al mio fianco.�� Lo sai a cosa mira? � ambiziosa, la vecchia Nyla, ecco cos��. Vuole usare questa faccenda per arricchirsi e uscire dall�FBI, per salire sulla cima della piramide. E quando avr� questo povero figlio di buona donna nel suo letto gli far� fare tutto quello che vuole� credimi, io lo so!</p><p>Tacque, perch� Moe ci stava guardando storto.</p><p>Ma per me aveva parlato anche troppo. Deglutii un groppo di saliva che la rabbia mi rese amaro come il fiele. Pazzesco! Io <emphasis>ero geloso</emphasis>! Ero geloso di quel topo di fogna seduto accanto a me, cos� follemente che l�impulso di saltargli alla gola mi fece fremere. E tutto questo perch�? Perch� s�era portato a letto quest�altra Nyla.</p><p>Allucinante.</p><p>Stavo vivendo nelle mie stesse allucinazioni. Lo sapevo, e non me ne importava nulla. Se fosse bastato un pensiero per dargli fuoco avrei riso ferocemente sul rogo delle sue carni. E non solo lui: quello a cui Nyla stava sussurrando paroline all�orecchio� specialmente lui! Tutti quelli come lui. Il mio odio stava dilagando verso ciascuno degli altri Larry Douglas, detestabili doppioni, stupide controfigure, compreso il mio vecchio conoscente e compagno di bevute, Sua Eccellenza l�ambasciatore sovietico, l�Onorevole Lavrenti Yosifovitch Djugashvili.</p><p>E per me fonte di costante meraviglia vedere fino a che punto di pazzia pu� arrivare un individuo sano di mente.</p><p>Avevo la testa cosi satura di rabbia e di gelosia che non notai subito l�espressione di Nyla. S�era raddrizzata, corrugando le sopracciglia, e guardava fuori dalla finestra.�� Moe�� ordin�,�� chiudi quelle dannate tendine. Non voglio che tutto il mondo stia a curiosare qui dentro!</p><p>��Capo�� protest� lui,�� nessuno verrebbe a guardare cosa�</p><p>��Chiudile!�� E torn� a volgersi, di nuovo tutta un sorriso, all�uomo che ormai reagiva con l�aria di un beota alla sua seduzione.</p><p>E mi sentii ribollire il sangue.</p><p>Era ossessionante. Ci� che volevo era prendere quella femmina e possederla li, in quel momento, e uccidere chiunque si fosse messo fra me e lei. I miei pensieri erano un tale garbuglio che quasi non notai il lieve <emphasis>click </emphasis>uscito dal nulla. L�impercettibile rumore era appena scivolato sulla superficie della mia mente allorch� Moe, nel voltare le spalle alle tende chiuse, si pieg� in avanti e cadde, rovinando sul grosso registratore. Tornai alla realt� soltanto nel vedere Nyla che balzava in piedi sbigottita, il volto contratto da un improvviso spavento. Apr� la bocca per gridare�</p><p>Ci fu un altro <emphasis>click.</emphasis></p><p>Anche Nyla si abbatt� al suolo, come una marionetta dai fili spezzati. La luce si riflett� su un sottile oggetto metallico, una minuscola freccia, che le sbucava dalla camicetta sulla spalla destra.</p><p>Paralizzati dallo stupore ci fissammo l�un l�altro. Ma le confuse domande che mi roteavano nella mente non tardarono ad avere una risposta, perch� sentii un soffio d�aria spostata simile a quello di una porta che si apre, e d�un tratto, davanti a me, ci fu un altro sogghignante me stesso. Quell�altro me stesso che indossava la strana tuta piena di tasche.�� Salve. Come va?�� Ci rivolse un cenno del capo.�� Qua, datemi una mano a toglierla di mezzo.</p><p>I Douglas furono pi� svelti di me a ubbidirgli; per quanto sbalorditi si alzarono e spostarono dal centro del pavimento la giovane donna priva di sensi. Appena in tempo. L�aria vibr� a un�altra silenziosa onda di pressione, e un alto oggetto metallico di forma cilindrica si materializz� nella stanza.�� State calmi, per favore�� ordin� il nuovo Dominic. Apr� un pannello del cilindro, manovr� qualcosa che stava all�interno e poi alz� gli occhi, in attesa.</p><p>Uno scintillante ovale fatto di pura tenebra apparve davanti a noi.</p><p>��Sembra che funzioni�� comment� lui con una scrollata di spalle. Stava sorridendo. E mi accorsi di rispondere al sorriso: chiunque fosse, qualunque cosa si proponesse, probabilmente rappresentava un miglioramento della mia attuale situazione. Gir� un�occhiata per la stanza.�� � meglio non perdere tempo�� disse.�� Per� credo che ci converr� portare questi due con noi. Fate passare per prima la ragazza.</p><p>Stavolta mi affrettai a dare una mano, sebbene non fosse un grande sforzo per noi quattro portare il corpo inerte di Nyla attraverso l�ovale. Mi caus� tuttavia un brivido arcano� non il fatto di vederla sparire centimetro per centimetro, ma il sentire la presenza di mani invisibili che la sollevavano e la attiravano dall�altra parte.</p><p>Il gorilla fu un lavoro pi� duro. Ma eravamo sempre in quattro, senza contare l�aiuto di quelle mani al di l� dell�ovale.�� Adesso voialtri�� ordin� il Dominic in tuta. Ubbidimmo: il Dominic sempliciotto con meraviglia, il Douglas scienziato a denti stretti, il Douglas topo di fogna reprimendo lo spavento. E da ultimo io, con la pelle d�oca e spingendo cautamente avanti un piede per esplorare il terreno.</p><p>Era notte fonda, ma potenti lampade squarciavano il buio. Stavo al centro di una piattaforma di legno, e due uomini in abiti borghesi mi presero subito per le braccia.�� Spostatevi da qui, per favore�� disse uno di loro, e torn� a voltarsi verso il punto dov�ero emerso.</p><p>Qualche istante dopo apparve il cilindro di metallo nero.</p><p>Due secondi pi� tardi fu il Dr. Dominic DeSota del Paratempo Alfa a sbucare dal nulla.�� Tutti presenti all�appello�� annunci� con un sorriso soddisfatto.�� Ragazzi, benvenuti nel Paratempo Alfa� e tu, Doug�� aggiunse, rivolto allo scienziato,�� bentornato a casa.</p><p>Ma dall�espressione di Douglas-Alfa fu chiaro che non apprezzava per nulla quell�accoglienza.</p></section><section><p><emphasis>Nella villetta dei sobborghi a nord della citt� l�anziano padre di famiglia fin� la sua seconda tazza di caff�, si stiracchi�, raddrizz� la visiera del suo berretto da baseball e se lo calc� in capo. Le ferie erano l�occasione buona per rimettersi in pari con tutti i lavori di casa che attendevano due abili mani, e il prato sul retro aveva bisogno d�esser falciato. Usc� dalla porta scorrevole che dava sulla veranda e subito si ferm�, meravigliato.�� Marzia!�� chiam�.�� Vieni a vedere. Ci sono dei colibr� fra le tue petunie. Cielo, non credevo che avessimo colibr� da queste parti!�� E mentre la moglie usciva si godette l�espressione di lei: dapprima incuriosita, quindi un sorriso di piacere� e poi il sorriso scomparve, gli occhi si sbarrarono di colpo. Ma l�uomo non cap� il motivo dell�improvvisa angoscia sul viso della moglie finch� non si volt�, e vide la strana pianta spinosa che si stava mangiando i colibr�.</emphasis></p><empty-line/><subtitle>27 Agosto 1983</subtitle><subtitle>Ore 12,30 del mattino�� Maggiore DeSota, Dominic P.</subtitle><empty-line/><p>Non � molto ci� che si pu� vedere dagli obl� di un aereo da trasporto truppe, ma quando ci inclinammo in una larga virata nel cielo della capitale potei scorgere quasi l�intero Distretto, steso sotto di noi. Nulla faceva pensare alla guerra, laggi�. Avevano acceso i riflettori attorno alla Casa Bianca e al Lincoln Memorial, e ovunque si vedevano file e file di fari d�automobili come se tutta Washington fosse in strada per celebrare la notte del T.G.I.F� no, non ovunque! Al di l� del Potomac le luci delle auto erano pochissime, e quello non sembrava il traffico normale. Riconobbi i fari bassi e azzurrati dei veicoli militari. Rigido di stupore mi volsi verso il colonnello dell�esercito seduto accanto a me, e gli battei una mano su una spalla.�� Se quelli laggi� sono ci� che penso�� ansimai,�� com�� possibile che i satelliti-spia russi non li avvistino?</p><p>Si sporse a guardare dove gli stavo indicando.�� Ah, s�.�� Sorrise.�� Stanno facendo pratica per la parata del Labor Day. Cosa credeva?</p><p>��Il <emphasis>Labor Day</emphasis>?�� mi sbalordii.</p><p>Lui si alz� a mezzo per guardare meglio il panorama.�� Ecco l� il mio battaglione, proprio sul terreno della Casa Bianca. Lo vede?�� chiese, e mostr� un certo disappunto quando scossi il capo.�� Ci occuperemo dei controlli di sicurezza durante la parata�� annunci�, e mi strizz� l�occhio.</p><p>��Ges�! Ma mancano ancora dieci giorni al Labor Day. O pensa che i russi siano cos� coglioni da cascarci davvero?</p><p>Scroll� le spalle.�� Se non fossero coglioni, non sarebbero russi�� dichiar�, poi intercett� un�occhiata del sergente-steward e s�affrett� a riallacciare la cintura di sicurezza.</p><p>Ma a parte la zona priva di traffico, l� c�era il solito vecchio Distretto, pacifico, indaffarato e felice. Tutte le altre strade avevano l�aspetto che dovevano avere. Perfino da quell�altezza avreste potuto comprendere senza equivoci che quella gente non si preoccupava e non temeva alcuna invasione�</p><p>E sull�altro lato della barriera, come sapevo bene, c�era un�altra Washington, dove la nostra prima ondata d�assalto era andata a impadronirsi di tutti i ponti sul Potomac.</p><p>E cosa stesse facendo e pensando la gente di <emphasis>quella </emphasis>Washington quel venerd� sera, era una cosa che non riuscivo affatto a immaginare.</p><empty-line/><p>Quando fummo al Campo Bolling ed esibimmo i nostri ordini, l�impiegato addetto ai trasporti si offr� di procurare al colonnello un�auto di servizio, purch� nel suo tragitto verso la Casa Bianca desse un passaggio anche a me. La cosa risult� piacevole per entrambi. Seduto al volante il colonnello fece di tutto salvo che rovesciarsi a testa in gi� sul sedile, tanto si agitava per la soddisfazione e l�impazienza. Mi aveva gi� fatto sapere che era uscito da West Point, e sul suo petto erano bene in vista i nastrini della campagna cilena e di quella tailandese.�� Questa sar� la nostra grande occasione�� promise.�� Ci guadagnerete la vostra foglia d�argento, maggiore, perci� sorridete! Non � stando dietro le linee che si fa carriera, quando c�� un�invasione in atto!</p><p>��Giࠗ dissi, lasciando scorrere gli occhi sui campi di periferia. Quel che aveva detto era abbastanza vero. Quel che invece non sapeva era che il Generale Facciaditopo non me l�avrebbe fatta passare liscia. Non aveva potuto sbattermi davanti a una corte marziale, due ore dopo avermi dato una medaglia. Ma se l�era legata al dito. Un giorno, prima o poi, sarei stato sorpreso a bere una birra al Circolo Ufficiali, o a sputare su un marciapiede nei recinti del Pentagono, e allora il generale sarebbe stato l� pronto ad affondarmi i denti nella gola.</p><p>A meno che, naturalmente, non mi fossi procurato un altro po� di medaglie in quell�operazione. Io sono un uomo prudente. Ma in quel momento mi sembrava che la cosa pi� prudente che avrei potuto fare fosse di meritarmi l�aureola dell�eroe, se mi si fosse presentata l�occasione�</p><p>Attraversammo il ponte proprio sotto il Cimitero di Arlington, con la sua eterna luce che brillava in cima alla collina. Il traffico di automezzi civili era intenso, mentre riflettevo che proprio li, su quello stesso ponte, le nostre truppe stavano tenendo a bada il nemico, al di l� di un�impalpabile barriera temporale. E davanti a noi�</p><p>��Ma che diavolo c�� lass�?�� chiesi, indicando quelli che sembravano riflettori da un milione di watt puntati verso il cielo.</p><p>��Qualcosa che tapper� gli occhi ai satelliti dei russi�� spieg� il colonnello.�� Quei proiettori sono sopra la Casa Bianca e sul Centro di Comando Sheraton, e se i russi scatteranno foto sopra quell�inferno di luce saranno i benvenuti. Comunque�� aggiunse con un sogghigno,�� la notizia ufficiale � che anche loro stanno facendo pratica per la luminaria del Labor Day.</p><p>Mi lasci� al vialetto d�ingresso dello Sheraton Hotel, trasformato per l�occasione in un quartier generale. Quando mostrai i miei ordini scoprii che l�ingresso principale era riservato ai gradi da colonnello in su: la gente come me doveva girare sul retro, entrando dalla parte del parcheggio. Era enorme, e pieno zeppo. Ma non di auto di turisti o delle limousine dei VIP: c�era almeno una divisione di carri armati e di mezzi cingolati, allineati con ordine� e fra essi molti veicoli per nulla in ordine, evidentemente riportati indietro dopo il primo attacco. Alcuni di essi erano stati sottoposti a un fuoco d�inferno. Uno o due mi sorpresero addirittura, perch� a vederli non si capiva come avessero fatto a riportarli indietro: torrette rotanti d�acciaio massiccio strappate via di netto, un cannone che sembrava fuso come cera, quattro o cinque autoblinde sforacchiate da gragnuole di colpi o squarciate da esplosioni. Tutti quanti erano coperti da reti mimetiche, per ingannare gli occhi orbitanti dei russi, e l�area era sorvegliata da un bel po� di guardie armate.</p><p>E soltanto al di l� della siepe fiorita c�erano le strade indaffarate del Distretto, dove milioni di persone ronzavano attorno senza un pensiero al mondo.</p><empty-line/><p>Qualunque cosa stesse accadendo nei salotti, nei bar e nei ristoranti dell�Hotel Sheraton, i graduati come me non erano destinati a saperlo. La parte dell�albergo riservata a noi erano le sale di riunione, e acquartierata l� c�era gi� una folla di sottufficiali al lavoro. Presentai i miei ordini a un furiere e ne ebbi in cambio una tessera d�identit� da appuntarmi sulla giacca, quindi fui dirottato all�appartamento <emphasis>William McKinley </emphasis>per altre disposizioni. Nel tragitto oltrepassai una sala da ballo piena di gente. Non era una riunione di nozze o un bar mitzvah: si trattava di militari, molti dei quali in mutande, che si cambiavano le uniformi (le loro, con cui erano stati catturati) in altre uniformi (le nostre) con le quali sarebbero stati discretamente trasferiti in un campo sulle colline del Maryland.</p><p>Prigionieri.</p><p>Mi fermai sulla soglia a curiosare. Questi non erano i militari dell�Aeronautica da noi catturati a Sandia. Erano soldati che avevano combattuto, e le bende che molti portavano stavano a testimoniarlo. Le differenze fra le nostre uniformi e le loro erano numerose, ma a una prima occhiata non si notavano troppo. Il colore di base era lo stesso verde oliva. I loro gradi erano pi� piccoli dei nostri, e bordati d�argento invece che in nero. I nastrini sul petto avevano certo significati diversi, e da lontano non potevo comunque vederli bene. Inoltre il capitano degli MP mi stava gi� indirizzando occhiate ostili, cos� mi allontanai: avevo l�ordine di presentarmi immediatamente a rapporto da chi occupava le camere �William McKinley�, e c�era il caso che la guardia alla porta avesse telefonato per annunciare il mio arrivo.</p><p>Se anche l�aveva fatto, nessuno gli aveva badato. La sergente di fureria al tavolo presso la porta non aveva mai sentito il mio nome. Scartabell� fra i suoi fogli, parl� al telefono con una certa �Tootsie�, ributt� i fogli sottosopra, infine li lasci� perdere e dichiar�:�� Si prenda una sedia, maggiore. La sistemeremo appena possibile.</p><p>Non ebbi difficolt� a tradurre: �Appena possibile� significava �Quando qualcuno scoprir� chi diavolo sia e cosa si suppone che sia venuto a fare�. Mi rassegnai a trascorrere la successiva considerevole frazione della mia vita a strusciare la schiena sulla spalliera dorata di una delle panche allineate in corridoio.</p><p>Non mi annoiai poi tanto. Potei assistere all�ingresso e all�uscita di quasi un centinaio di persone, tutte dal passo molto veloce e che non mi prestarono la minima attenzione. Ma una ventina di minuti pi� tardi, quando i piedi mi erano stati pestati appena due volte, la sergente si alz� e mi fece un cenno.</p><p>��Da questa parte, maggiore�� disse.�� Il sottotenente Kauffmann l�aspetta.</p><p>Mai qualcuno mi aveva aspettato con l�impazienza del sottotenente Kauffmann. La prima cosa che gli usc� di bocca fu:</p><p>��Dove diavolo si era cacciato, maggiore? Credevano che fosse gi� alla Casa Bianca!</p><p>��Alla Casa��� esclamai, ma lui m�interruppe:</p><p>��Proprio cos�. E in abiti civili, inoltre. Qui si dice�� e sbatt� una mano su un foglio che aveva davanti�� che lei assomigli moltissimo a un senatore dell�altra parte�</p><p>��Un accidente che gli assomiglio. Io sono lui.</p><p>Si strinse nelle spalle.�� Comunque deve assumere la sua identit�. Dopo che la prima ondata avr� occupato la Casa Bianca�</p><p>Fu il mio turno d�interromperlo:�� Stiamo attaccando la Casa Bianca?</p><p>��Ma lei dov�era?�� si stup� sinceramente.�� Non hanno risposto al nostro messaggio, cos� siamo passati alle maniere forti. Deve mettersi in borghese, le stavo dicendo, e due guardie in uniforme la scorteranno. A darle istruzioni sar� il direttore del portale, ma se ho capito bene vogliono che trovi la loro Presidente, la catturi e la riporti da questa parte.</p><p>��Merdasanta!�� dissi. E poi:�� Un momento. E se il vero senatore DeSota fosse di l�?</p><p>��Non c�蠗 afferm� lui con sicurezza.�� Non l�ha fatto prigioniero lei stesso?</p><p>��Ma � passato� voglio dire, credevo che fosse tornato nella sua linea temporale.</p><p>Scroll� le spalle. Traduzione: <emphasis>Non � di competenza del mio dipartimento.�� </emphasis>Perci� continu�,�� prenda la sua valigia B-quattro e si metta in borghese, poi la porteremo subito a�</p><p>��Non ho con me alcun bagaglio�� dissi,�� e non ho nessun abito civile.</p><p>Sbarr� gli occhi.�� <emphasis>Cosa</emphasis>? Per Cristo, maggiore! E io come accidenti dovrei fare per trovarle degli abiti civili? Pensava che glieli avrei comprati in sartoria? Perch�, maledizione��� La presenza della sergente, sulla porta, gli ricord� la tattica prevista dal manuale per attaccare un bunker del nemico.�� Sergente!�� ordin�.�� Vada a cercare degli abiti civili per quest�uomo!</p><empty-line/><p>Fu cosi che venti minuti pi� tardi la sergente e io venimmo sbarcati da una limousine Cadillac lunga quanto un pullman dinnanzi a un negozio, la cui insegna al neon diceva: AFFITTO <emphasis>abiti da cerimonia </emphasis>VENDO. Il neon era spento, ma il proprietario aveva riaperto per noi. E dopo altri venti minuti l�uomo tir� gi� la saracinesca e ripartimmo per la Casa Bianca.�� Ottimo lavoro, sergente�� le dissi, semisdraiato sul sedile di pelle nera largo quanto un letto a due piazze. Ammirai i riflessi delle scarpe di vero coccodrillo in affitto, mi lisciai la fascia-cintura di seta in affitto, aggiustai il nodo della cravatta in affitto. Stavo gi� entrando nella parte di un genuino senatore degli Stati Uniti, reduce da un elegante cocktail party e convocato a tarda ora dal Presidente per un�urgenza alla Casa Bianca.�� Credo che l�abito da sera sia stato un�idea vincente�� commentai.�� � impossibile dire quale sia la moda corrente nella loro linea temporale, ma gli abiti da cerimonia non tramontano mai, no?</p><p>��Speriamo�� si limit� a dire lei. Da l� a poco fummo all�ingresso dei VIP, e la sergente esib� i nostri documenti a un sospettoso MP spalleggiato da altri due diffidenti MP. Erano tutti armati, ma avrebbero potuto anche farne a meno perch� il vialetto d�accesso era sbarrato da un�autoblinda con una mitragliera binata puntata su di noi.</p><p>Mi occorse un po� per rendermi conto che sulla Casa Bianca c�era stato un cambiamento. I riflettori! Non c�erano pi�� evidentemente il satellite russo era passato oltre, e li avevano tolti. Notai anche qualcos�altro.</p><p>Perfino all�inizio del weekend il traffico del dopocena a Washington rallentava molto. Ma non da quelle parti. Intorno a noi c�era un lento e continuo movimento di veicoli, e quelli che avevano smesso di macinare i prati erano parcheggiati sulle aiuole. Il verde della Casa Bianca avrebbe avuto bisogno di cinque anni di giardinaggio prima di dimenticare i cingoli dei tank e degli autocarri che l�avevano arato via� �esercitandosi per la parata�, naturalmente.</p><p>Era chiaro che non intendevano lasciar passare i comuni civili.</p><p>Io non ero per� un comune civile. Dopo un po� ci fu fatto cenno di proseguire. L�autoblinda mise in moto e per darci via libera si spost� sull�erba�� altri cento dollari di prato buttati nel gabinetto�� e l�autista ci port� davanti a un piccolo porticato che non avevo mai visto.�� Buona fortuna�� disse la sergente. Esit�, poi si sporse a darmi un bacio su una guancia per dimostrare che diceva sul serio.</p><p>Quella doveva essere l�ultima volta per un certo periodo di tempo che qualcuno avrebbe mostrato un po� d�affetto per me.</p><p>L�unica volta che avevo visitato la Casa Bianca era stato durante il secondo mandato di Stevenson, e l�esperienza aveva avuto ben altro sapore. Adesso non c�erano valletti in uniforme a guidarmi in giro, n� corde di velluto per tenere i barbari fuori dalle camere sacre. Non c�erano neppure camere sacre. Quello che vedevo erano uomini armati in met� dei locali, e armi o macchinari in quasi tutti gli altri. Un caporale mi scort� a passo di marcia per un corridoio di servizio e su per una larga rampa di scale, quindi sbucai in una sala tappezzata in verde e resa austera dai ritratti dei Presidenti Madison e Taft. Un distributore di caff� caldo piazzato su un tavolo appena oltre la porta, con i bicchieri di carta, le conferiva per� un�atmosfera accogliente. Alcune delle sedie allineate alle pareti erano occupate: quattro o cinque civili, fra cui una donna che dovevo aver gi� visto altrove. Ma conoscevo di vista anche un paio degli uomini, specialmente il negro, un ex campione dei pesi massimi. Dalla parte opposta sostavano otto o nove soldati, con le armi in pugno e l�aria d�esser disposti a usarle.</p><p>Furono due di loro, robusti e coi gradi di caporale, a farmisi incontro. Quello che m�aveva condotto l� disse:�� Ecco il maggiore DeSota, signori�� salut� e usci in fretta.</p><p>A conferma della rapidit� con cui si susseguivano gli avvenimenti non riflettei che di norma un caporale non saluta mai un altro caporale. Cos� dissi al pi� grosso dei due:�� La prima cosa di cui ho bisogno � una tazza di caff�, caporale.</p><p>Lui inarc� un sopracciglio spesso come uno dei suoi gradi, poi sogghign�.�� Diamo a quest�uomo un po� di quel caff�, capitano Bagget�� disse. E mentre l�altro �caporale� andava a riempirmi un bicchiere di carta si present�:�� Sono il colonnello Frankenhurst, maggiore. Sa quale sar� il suo compito?</p><p>��Uh� spiacente, signore�� mi scusai.�� La missione? S�, in linea generale. Voglio dire che, a quanto ho capito, dovr� trovare la Presidente Reagan. E a questo punto suppongo che sarete voi due a intervenire, per catturarla e riportarla qui.</p><p>��Una rognosa improvvisazione�� disse spassionatamente.�� Bene, non importa. In queste ultime quarantott�ore il capitano e io abbiamo ripassato la parte. Se qualcuno ci ferma lascerete parlare me. Tutto ci� che lei deve fare � di passare per un senatore. Pensa di cavarsela?�� E sogghign�, a chiarire che aveva la situazione in pugno.�� Non si preoccupi troppo, maggiore. Tanto per cominciare pu� darsi che non se ne faccia nulla. Hanno dei guai con l�impianto-spia; quella gente dall�altra parte si muove attorno cos� in fretta che i tecnici non riescono a seguirli. Secondo le ultime voci, pare che non apriranno il portale prima delle tre del mattino, in ogni caso.</p><p>��Sarebbe un�idiozia�� osserv� il capitano-caporale, tornando col caff�.�� Dovranno rimandare almeno alle otto, altrimenti la nostra comparsa dester� dei sospetti.</p><p>Il colonnello scroll� le spalle.�� Ovviamente�� aggiunse il capitano con un sospiro, e mi guard� da capo a piedi,�� un abito da sera non apparir� del tutto normale alle otto di mattina.</p><p>��Non si scandalizzeranno per cos� poco�� disse il colonnello.�� Bene, DeSota, le andrebbe di conoscere gli altri doppioni? Questa � Nancy Davis� naturalmente l�avr� vista alla TV.�� Naturalmente l�avevo vista: era la protagonista del serial <emphasis>Mamma sei fantastica</emphasis>, e mi chiesi come fossero riusciti a distoglierla dalle sue molte benemerite (e redditizie!) attivit� che andavano dalla raccolta di fondi per la Protezione Animali alle campagne per il Diritto alla Vita.�� Lei � la Presidentessa�� ridacchi� il colonnello Frankenhurst.�� John, qui, � un comandante della polizia addetto alla sicurezza interna della Casa Bianca� nella nostra linea temporale fa il pilota civile, nell�Ohio. E il campione del ring � un senatore come lei.�� Attese che stringessi la mano a tutti e sorrise compiaciuto.�� Riunirvi non � stato facile, ma formate un�ottima squadra. Qualcuno non siamo riusciti ad averlo, purtroppo. Abbiamo anche cercato il Generale Porteco, il consigliere militare della Presidentessa, ma il nostro amico era appena uscito dal trattamento D.T. e quelli del penitenziario non sono riusciti a rimetterlo in piedi.</p><p>L�ultimo dei civili si fece avanti.�� Professor Greenberg, Scienze Politiche�� si present�.�� Non sono il doppione di nessuno. Ho l�incarico di farmi un�idea delle strutture sociali dell�altra linea temporale, e di consigliarvi su come restringere il pi� possibile le differenze fra voi e i vostri alter-ego. Di conseguenza devo cominciare da lei, maggiore� � gi� stato nell�altra linea temporale, no? Che idea se n�� fatta?</p><empty-line/><p>Cos� nella mezz�ora successiva fui io a tenere banco. Non avevo granch� da dire, in realt�� cos�avevo conosciuto dell�altro universo, oltre quelle poche miglia quadrate di deserto nel New Mexico? Ma era pi� di quanto sapessero tutti i presenti, e ciascuno aveva delle domande. Il professor Greenberg volle chiedermi quanto costasse una lattina di Cola Cola nei loro distributori automatici. Il �senatore� Clay volle sapere quale percentuale di negri ci fosse nelle loro forze armate. La �Presidentessa� Nancy Davis domand� quali fossero i �serial� di maggior successo alla loro TV, e se per caso sapevo se da loro l�aborto fosse stato legalizzato. Il colonnello-caporale Frankenhurst volle essere informato sulle loro tecniche di combattimento a mani nude, e chiese se durante l�occupazione di Sandia li avessi visti reagire con mosse di judo oppure di karat�.</p><p>Feci del mio meglio. Ma mentre cercavo di ricordare, per Nancy Davis, chi fosse il presentatore del loro show <emphasis>Star Parade</emphasis>, ci furono dei passi in corridoio, la porta si apr� e venne dentro il Presidente Brown seguito dal suo entourage al completo. Non aveva l�aria molto soddisfatta.</p><p>Non m�ero aspettato che si facesse vedere, poich� avevo sentito dire che s�era incavolato a morte constatando i danni che i militari avevano fatto alla sua dimora legale, senza contare la sua agenda d�appuntamenti buttata all�aria da chi aveva depennato i nomi di quelli non autorizzati a vedere ci� che succedeva� che erano la maggioranza.</p><p>��Ah, eccola qua!�� disse brusco, riuscendo a trovare una specie di smorfia con cui rispondere al blando sorriso di Nancy Davis.�� Ho bisogno di parlare con lei. Adesso, se non le spiace!</p><p>Per nulla intimidita lei annu� affabilmente.�� Certo, signor Presidente. Cosa posso fare per lei?</p><p>��Tanto per cominciare potrebbe dirmi che accidente di persona 蠗 sbott� lui.�� Non si � neppure degnata di rispondere al mio messaggio pubblico! Cosa bisogna fare per ottenere la sua preziosa attenzione?</p><p>��Suppongo che lei si riferisca all�altra me stessa, signor Presidente�� disse lei, sorridendo del suo speciale sorriso televisivo, un trionfo, ne ero certo, della cosmesi e della chirurgia estetica.�� Non so se posso darle questa risposta, comunque. Dopotutto io non sono realmente la Presidentessa� qui.</p><p>��Entri nella sua parte, santo cielo!�� rugg� lui.�� Ha un�idea di cosa c�� in gioco? Non sto parlando del pandemonio di quell�altro mondo. Sto parlando di <emphasis>questo qui. </emphasis>I russi stanno facendo domande molto seccanti sui �preparativi per la parata� e sullo �scavo archeologico� nel New Mexico, e ci sono altre nazioni coinvolte. � solo questione di tempo prima che tutto il resto del mondo venga a ficcarci il naso. E allora come la metteremo coi comunisti?�� Vedendola sbattere le palpebre ebbe un gesto irritato.�� No, non � questo che voglio domandare a lei� che accidente potrebbe saperne di questo? Io mi sto rivolgendo a <emphasis>lei. </emphasis>All�altra lei. Sarebbe d�aiuto, a suo avviso, se cancellassi tutta l�operazione e cercassi di contattare lei, l�altra lei, su una linea telefonica? Da Presidente a Presidente? Una chiacchierata faccia a faccia?</p><p>��Ecco, presumo che dipenda da quel che direbbe, signor Presidente�� rispose lei, dopo aver riflettuto un attimo.</p><p>��Direi la verit�!�� esclam� lui.�� Sarebbe uno scambio, un patto da prendere in considerazione, no?</p><p>��Be��� disse lentamente lei.�� Penso, signor Presidente, che dovrei ricordare il mio giuramento ufficiale. Suppongo che sia uguale a quello fatto da lei. Difendere gli Stati Uniti contro tutti i nemici, interni o esterni� perfino se sono interni <emphasis>ed </emphasis>esterni contemporaneamente, per cos� dire. Quello che non vorrei mai, credo, � di permettere che la mia patria sia invasa da chiunque senza combattere con tutte le armi che abbiamo� anche se l�invasore � la mia stessa patria.</p><p>Lui la guard�, scoraggiato. Poi gir� gli occhi sui presenti, particolarmente sugli uomini in uniforme. Per la prima volta in vita mia, credo, fui contento d�essere soltanto un ufficiale da campo, senza alcun rapporto con gli strateghi ad alto livello. Non mi sarebbe piaciuto essere uno dei Capi di Stato Maggiore, in un momento come quello.</p><p>Il Presidente and� a sedersi su una sedia, corrug� le sopracciglia e fiss� lo sguardo in un punto vuoto della parete opposta. Uno dei collaboratori si pieg� a mormorargli qualcosa di urgente, ma lui lo allontan� con un gesto seccato.�� Dunque, alla resa dei conti, ci troviamo una guerra per le mani�� disse ad alta voce.</p><p>Nessuno apr� bocca per replicare.</p><p>Nella stanza cadde un silenzio di piombo. Il collaboratore che aveva fretta gett� un�occhiata al suo orologio, poi a Jerry Brown. Senza guardarlo il Presidente disse:�� Lo so. Probabilmente era un�osservazione accademica, ormai. Qualcuno vada alla finestra a vedere se hanno cominciato.</p><p>Il suo aiutante era un giovane, non pi� che trentacinquenne, ma quando and� a scostare le lunghe tende verdi le sue spalle curve erano quelle di un centenario.</p><p>Avrebbe potuto anche fare a meno di aprire i vetri, perch� proprio in quel momento udimmo levarsi i sordi brontolii dei mezzi cingolati che mettevano in moto i diesel.</p><p>Poi tutti quanti andammo alle finestre. Ce n�erano tre, e istintivamente lasciammo quella di centro al solo Presidente. And� al davanzale a passi lenti, e senza dir parola spinse uno sguardo pensoso nella calda notte esterna, mentre noi ci affollavamo alle altre due finestre.</p><p>Davanti a noi c�era il Prato Sud, quello solitamente riservato ai servizi fotografici durante le visite di capi di stato e alle scolaresche di Washington venute a stringere la mano al Presidente. Al centro era stata costruita una grande struttura coperta da reti mimetiche, per celare qualcosa a chi guardava dalla strada o dall�alta atmosfera, ma dalle finestre era possibile vederne l�interno: c�era il largo rettangolo nero di un portale, simile a uno schermo cinematografico su cui venisse proiettata solo una profonda notte cosmica. Anche se l�avevo fatto pi� volte, era snervante guardare quella cosa e immaginarsi nell�atto di sprofondarvi dentro.</p><p>E fu ancora pi� snervante quando vidi il primo squadrone di sei carri armati rombare avanti sull�erba sconvolta e scomparire nel portale, insieme al loro rumore. Subito dopo fu la volta di cingolati da trasporto truppe, una dozzina, seguiti da scaglioni di Ranger, altre autoblinde, un�intera compagnia dell�esercito in tute mimetiche� jeep armate di mitragliere, altri cingolati�</p><p>Il Presidente fece un sospiro e si volse. Attravers� la stanza, tallonato dal suo staff, e spar� verso i corridoi gi� piuttosto animati dove aveva preso inizio la parte interna dell�operazione. Io e gli altri che eravamo rimasti nel locale ci fissammo l�un l�altro.</p><p>Sapevamo che adesso, molto probabilmente, sarebbe toccata a noi.</p><p>Da quel momento in poi l�operazione procedette velocemente, eccitante nei suoi particolari preordinati che scattavano l�uno dietro l�altro. I pezzi grossi si affrettavano qua e l�, distribuendo raffiche di ordini, ed io cominciai a sentirmi formicolare la pelle. Ero euforico, vibrante di compulsioni che andavano molto al di l� della voglia di fare qualcosa di eroico solo per placare il Generale Facciaditopo Magruder. Appena Frankenhurst diede il segnale uscimmo dalla Sala Verde e passammo al piano di sopra, percorrendo il lungo corridoio anteriore dov�erano scaglionati dozzine di marines col mitra in pugno� e quasi all�improvviso fummo l�. Nell�Ufficio Ovale stesso, la sala del trono del Presidente Brown.</p><p>In quel momento era la cosa pi� diversa da una sala del trono che possiate immaginare. Se non avessi saputo dov�ero, l�avrei detta l�incrocio fra una stanza di sgombero e il laboratorio di uno scienziato pazzo: la scrivania presidenziale era stata spostata contro il muro, duemila dollari di preziose poltrone e cinquemila dollari di divani erano accatastati fin quasi al soffitto. E nel centro del locale sorgeva una complicata struttura rettangolare al centro della quale non c�era niente, come una cornice vuota. Era alta quattro metri circa, con la base a livello del pavimento, collegata da un lato col generatore di campo del portale e dall�altro con pannelli di strumenti.</p><p>Il campo era spento.</p><p>Ci� che compresi dagli ordini e dalle imprecazioni che fioccavano tutto attorno fu che l�apparizione del sipario di tenebra nel rettangolo era ostacolata da qualche inconveniente. Al di l� del portale un colonnello, frustrato e irritatissimo, stava sparando ordini ai tecnici che si davano da fare a togliere pannelli in cerca dei fusibili responsabili dell�interruzione di corrente. Tre quarti del plotono d�assalto di cui era previsto il passaggio oltre quel portale stavano in fila davanti alla grande cornice, mentre il loro capitano sbraitava proteste cercando di far voltare il colonnello verso di s�. Se fossi stato un colonnello non avrei permesso a un capitano di usare quel tono, ma lui era troppo occupato a rodersi l�anima sul guasto per ascoltarlo.</p><p>La scena era tutt�altro che rassicurante.</p><p>Verso di noi si fece largo la direttrice del portale. Aveva i gradi di maggiore, ma non stava abbaiando a nessuno anche se la sua era la faccia di chi ha raggiunto il culmine del disgusto. Si rivolse ai miei due caporali:�� Voi dovrete aspettare. Abbiamo mandato di l� solo otto uomini prima che cortocircuitasse, e adesso potreste incontrare resistenza. Tenetevi fuori dai piedi.</p><p>Il colonnello-caporale Frankenhurst annu� come a dire <emphasis>gi� fatto</emphasis>, ma non si mosse.�� Com�� la situazione sull�altro lato?</p><p>Restammo ad aspettare la risposta, ma si trattava chiaramente di una domanda inutile e la direttrice del portale si limit� a inarcare un sopracciglio. Poi ci volse le spalle e torn� ai fatti suoi. Perch�, com�era ovvio, non lo sapeva. Non poteva saperlo. Una volta che gli uomini fossero spariti oltre il portale, erano andati. Non potevano essere visti n� uditi. Non potevano tornare a far rapporto. E non potevano neppure mandare messaggi di qualunque genere, finch� un secondo generatore di campo non fosse stato portato dall�altra parte e messo in funzione. Se avessimo avuto un apparato-spia� ma no, anch�esso avrebbe dovuto essere collegato al portale, e questo era spento. Dunque non sapevamo cosa stesse accadendo nell�altra Casa Bianca.</p><p>Poco dopo tuttavia il portale fu riattivato e lo sapemmo, ma non furono buone notizie. L�operazione fu una sorpresa tattica, un successo completo sotto tutti gli aspetti salvo uno: non raggiunse l�obiettivo per cui era stata messa in piedi. La signora Presidentessa se n�era andata attraverso un�uscita di cui nessuno aveva sospettato l�esistenza.</p><p>Entro altri dieci minuti il traffico nei due sensi fu stabilito su tutti i piani dell�edificio, ma ormai l�efficienza tecnica aveva scarsa importanza. Prendemmo prigionieri a iosa; i nostri avevano sorpreso le guardie e gli uomini dei servizi segreti praticamente con le braghe in mano. Vidi il consigliere militare della Presidentessa Regan, un brigadiere generale in alta uniforme, portato via con aria furiosa e risentita da �Questo oltraggio a me!�. Catturammo perfino il Primo Gentleman, riconosciuto grazie alle videocassette dei suoi vecchi film fatte circolare fra le truppe, ma la persona che pi� volevamo ci sfuggi.</p><p>La signora Presidente aveva tagliato la corda.</p><p>Alle prime luci di quell�alba tiepida trovai un passaggio per tornare allo Sheraton in un pullmino della Casa Bianca, anacronistico fra i prigionieri e le guardie nel mio elegante abito da sera.</p><p>Quello che ci aspettava adesso era pura e semplice guerra.</p></section><section><p><emphasis>Il varco nella barriera fu molto piccolo. Dapprima tutto ci� che lasci� passare fu l�aria, ricca dell�odore di ortaggi maturi e del dolce profumo del grano dorato. Questo fu notato con curiosit� da chi abitava in quella strada periferica di Levitt-Chicago, dove da vent�anni l�unico odore era fornito dagli scappamenti delle auto. Poi un uccello, a cui nessuno fece caso, attravers� il varco. Svolazz� qua e l� sperduto, senza capire dove fosse il suo nido. Non lo trov� mai pi�. E poich� era un uccello riprese a fare ci� che fanno gli uccelli, mangiare ed evacuare. Il mondo non not� la sua presenza� senonch�, nella sua linea temporale, aveva mangiato delle bacche di kudzu. Quando evacu� i semi in un campo abbandonato essi crebbero fra le erbacce. E per un intero secolo da quel giorno l�Illinois dovette lottare contro il flagello esplosivo, devastante e irrefrenabile del kudzu che cresceva dappertutto.</emphasis></p><empty-line/><subtitle>27 Agosto 1983</subtitle><subtitle>Ore 9,40 del mattino�� Dr. Dominic DeSota-Arbenz</subtitle><empty-line/><p>Appena il pulsojet fu decollato e le scritte in rosso si spensero, sganciai la cintura e mi alzai. Non ero stato il pi� svelto: una ragazza in muu-muu purpureo era scivolata nel passaggio fra le poltroncine davanti a me, e da sopra la spalla mi rivolse un gentile sorrisetto di trionfo. Ma non era il caso. Lei era diretta alla toeletta, ed io fui il primo a raggiungere il visifono.</p><p>A dire il vero ci arrivai troppo presto. Quando composi il nome di casa mia ebbi soltanto una luce gialla, perch� non eravamo ancora in quota e il pilota stava tenendo per s� tutte le frequenze video. Rifeci il nome. Ero impaziente. Mancavo gi� da troppo tempo per i miei gusti. La prima volta che avevo dovuto andare in un�altra linea temporale mia moglie m�aveva tenuto sveglio tutta la notte con le sue paure: non riusciva a dimenticare quel che era successo con Larry Douglas. Sklodowska-Curie distava comunque appena sei chilometri da casa mia e quel primo balzo, nel Paratempo-Rho, era stato un semplice passaggio avanti e indietro fatto pi� che altro per collaudare la nuova apparecchiatura.</p><p>La faccio sembrare pi� semplice di quello che era. In realt� avevo la pelle d�oca. Ma quando poi dirigemmo le nostre ricerche sulle linee temporali che potevano sviluppare studi sul paratempo, o almeno sulla fisica dei quanta, le zone da esplorare cominciarono a incrementarsi anche geograficamente. Il Paratempo-Beta possedeva un�installazione giusto a sud di San Francisco. Il Phi ne aveva una a Red Bank, nel New Yersey. Significava balzare in un portale, tornarne fuori, imbarcarsi su un pulsojet e fare qualche ora di volo, balzare in un altro portale� e avevo una moglie e un figlio con cui mi sarebbe piaciuto trascorrere pi� tempo.</p><p>La terza volta che composi il nome sullo schermo apparve finalmente la sigla �DeSota-Arbenz� che pulsava a ogni squillo. Dorothy rispose al primo. Poche cose mi smorzavano l�ansia come il volto dolce e calmo di lei che mi sorrideva dal visifono.</p><p>��Hai un aspetto incantevole, Do�� le dissi, dopo averla salutata con un bacio. Lei studi� il mio volto, dalla sua parte. E poich� l�apparecchio di casa nostra aveva la telecamera posta sopra lo schermo il suo sguardo mi apparve fuori fuoco, come se avesse dimenticato le lenti a contatto, ma la sua vista era perfetta.</p><p>��Vorrei poter dire lo stesso di te, caro�� rispose.�� Le cose non vanno bene?</p><p>Non potevo dirle fino a che punto non andassero bene, da un apparecchio pubblico. Ma non aveva bisogno di risposte: poteva vedere la mia faccia. Dissi:�� Abbastanza male. Come sta Barney?</p><p>��Sente la mancanza del suo papi. Per il resto tutto bene. Ha perso un dente.�� L�avevo sorpresa con una tazza di caff� in mano e ne bevve un sorso, scrutandomi.�� Non � soltanto che hai dei problemi� mh?�� osserv�.�� Hai qualcos�altro per la mente. Di che si tratta, Dominic?</p><p>Dovetti ridacchiare, sorpreso.�� Hai detto bene, Do. Mi sento� strano. Non so perch�.</p><p>Lei annu�. Stavo solo confermando quello che sapeva gi�. Quando Dorothy Arbenz era stata assunta all�istituto, fresca di laurea in psicologia, mi era bastato guardarla negli occhi per capire che dietro quel volto incantevole c�era un cervello. Pi� tardi ero stato costretto a riflettere che mi avrebbe praticamente letto nella testa per tutta la vita, ma l�avrei sposata lo stesso in ogni caso. Lasci� che il mio subconscio si preoccupasse di quello che lo preoccupava e cambi� argomento.�� Stai tornando a casa, adesso?</p><p>��Vorrei. Non � una faccenda di cui ci si possa occupare a Sklodowska, tesoro.</p><p>��Vai a Washington?</p><p>��Ho paura di s�.</p><p>Bevve un altro lungo sorso di caff�. Anch�io avevo cominciato a leggere un po� nella mente di Dorothy, cos� sapevo cosa stava per dire.�� Ti faranno saltare ancora in qualche portale?�� chiese.</p><p>Non le diedi una risposta diretta.�� Non dipende pi� da me, adesso�� le ricordai. Lei sapeva che quella non era una risposta. E sapeva, come lo sapevo io, che se fossi ripassato in un portale non sarebbe stata una passeggiatina tanto per guardarmi intorno.</p><p>Cos� la salutai e le mandai un bacio, e lei me ne soffi� un altro dalla mano. Poi riappesi e indugiai sul sedile davanti al visifono, cercando di scoprire cosa mi stava preoccupando.</p><p>Sapevo cos�era. L�avevo saputo fin dall�inizio, solo che non avevo voluto pensarci.</p><p>C�erano troppi me.</p><p>Quando m�ero infiltrato nel Tau e nell�Epsilon avevo visto gli altri Dominic DeSota, ma soltanto nel trovarmi con loro nella stessa stanza quel fremito di meraviglia�� arcano timore, incredulit�, un senso di gelo nelle ossa�� mi aveva realmente scosso. Voglio dire, loro erano <emphasis>me. </emphasis>Non quel �me� con cui avevo vissuto la mia vita, bens� le persone che avrei potuto essere� che nella loro linea temporale <emphasis>ero. </emphasis>Avrei potuto nascere in una variante della realt� dove scienza era una parola oscena, o dove sarei divenuto un adultero indaffarato a cercare furtivi incontri con una donna che non potevo sposare, o un individuo terrorizzato dal mio governo, tenuto in riga da un sistema oppressivo che mi costringeva a vergognarmi della mia stessa nudit�. Avrei potuto, senza accorgermene, diventare quel Nicky DeSota la cui nuca potevo scorgere una dozzina di file pi� avanti, e in un certo senso io ero lui. O avrei potuto lasciare la scienza per la politica e finire eletto senatore degli Stati Uniti. Be�, questo non era certo un destino malvagio�� prestigio, potere, la stima di tutti i miei conoscenti�� ma aveva qualcosa di vacillante: l� lui era, o io ero, assillato dai sotterfugi di una relazione illegale con un�altra donna poich� avevo una moglie che non amavo e di cui non potevo liberarmi senza dolore e rimorsi, per non parlare della rovina politica e finanziaria.</p><p>O avrei potuto intraprendere la carriera militare come l�altra mia incarnazione, il maggiore, che si sentiva realizzato in atti di conquista e di disonest� intellettuale� O avrei potuto morire giovane per una ragione o per l�altra, come sembrava esser successo al Dominic DeSota di Rho.</p><p>E tutti quei <emphasis>me </emphasis>erano me.</p><p>Questo era frustrante. Ne sentivo minacciata la stabilit� della mia vita in modi a cui non mi era mai accaduto di riflettere. Chiunque, certo, sapeva dirsi che le cose avrebbero potuto andare diversamente per lui� ma era un�altra cosa toccare con mano il fatto che, da qualche altra parte, questo <emphasis>era successo.</emphasis></p><p>Riportai lo sguardo sui due che viaggiavano con me. Anche da una dozzina di file di distanza potevo intuire che Nicky stava vivendo il momento magico della sua vita nel grande pulso-jet, che con lo scarso traffico del sabato prima del Labor Day era mezzo vuoto. Anche il senatore appariva eccitato. Invidiavo la gioia che riuscivano a ricevere da ci� che li circondava, malgrado dovessero sentirsi sperduti in una linea temporale aliena dalla loro quanto il pianeta Marte�</p><p>Poi gli occhi mi caddero sul tipo dall�aria manageriale del 32-C, che aveva aperto la ventiquattrore sul posto vuoto accanto al suo. Ne aveva estratto dei documenti, ma stava lanciando occhiate irritanti e allusive a me e al visifono.</p><p>Gli volsi le spalle e feci l�altra chiamata.</p><p>Non composi la sigla del suo ufficio all�Istituto Sklodowska-Curie. Chiamai Harry Rosenthal sulla linea privata, attesi, e quando lo ebbi in linea sullo schermo vidi che la parete dietro di lui non apparteneva alla sua casa di Chicago: l�automatico lo aveva rintracciato dove si trovava in quel momento.�� Ah, sei a Washington�� dissi.</p><p>��Hai maledettamente ragione�� brontol�.�� E sto aspettando te. Qui arrivano chiamate ogni cinque minuti, dall�Esercito, dal segretario della Ricerca Scientifica e dalla CIA. Vorrei che tu fossi gi� qui, Dom!</p><p>Non gli chiesi il perch�.</p><p>La conversazione con Dorothy non era stata precisamente allegra. Non lo fu neppure questa. Chiesi subito delle due cose che mi preoccupavano di pi�: l�invasione di Epsilon da parte di Gamma ed i rimbalzi balistici. Non venni confortato n� sull�una n� sull�altra. Anzi, il contrario.�� Gli avvenimenti su cui stiamo scandagliando�� rispose con voce piatta,�� sono in via di evoluzione. In quanto ai rimbalzi� hai visto i notiziari televisivi?</p><p>��Dove diavolo lo trovavo il tempo di guardare la TV, Harry?</p><p>��Dovresti fare in modo di trovarlo�� disse cupamente.�� Ci sono intrusioni attraverso la barriera su ogni angolo del continente. Non riusciamo a spostare la strumentazione abbastanza in fretta per tener dietro a tutte. Ma quando grandina sui tavoli da picnic di una scuola domenicale mentre tutto attorno splende il sereno, non c�� bisogno di strumenti per capire cosa sta succedendo.�� Poi mi forn� un altro motivo di preoccupazione:�� Il segretario vuol sapere perch� hai portato qui quella gente di Tau.</p><p>��Ma Douglas ha vuotato il sacco con loro!�� protestai.�� � semplice politica preventiva! L�hai dichiarato anche tu: limitare le ricerche pericolose, tenerne alla larga quelli che non le hanno ancora raggiunte.</p><p>Mi fiss� duramente.�� Eri stato mandato a riportare indietro Douglas, e a salvare due emigrati involontari. Nessuno ti ha chiesto di tornare con quattro nuovi emigrati. Cosa ne farai di loro, adesso?</p><p>Poich� non avevo una risposta da dargli fui lieto di riappendere, e lasciai libero il visifono per il manager impaziente del 32-C.</p><p>Mi diressi poi al locale delle hostess, a met� del velivolo, e mentre oltrepassavo gli altri due Dominic mi accorsi che entrambi erano ansiosi di parlarmi. Io non ne avevo voglia. Rivolsi loro un cenno amichevole e tirai diritto. Avrebbero dovuto aspettare. Volevo riflettere un po� su quel che Harry Rosenthal mi aveva detto.</p><p>Le hostess erano occupatissime a rifarsi il trucco, salvo una che conscia dei suoi doveri si stava chiedendo che diavolo fosse l�orribile cosa nera rimasta a cuocere nel forno a microonde. Ma quando dissi�� Terza classe, prego�� nessuna fece obiezioni. Sapevano cosa stavano trasportando in terza classe. Lo steward smise di dipingersi le unghie e mi apr� il piccolo ascensore, scortandomi nel vasto compartimento sottostante.</p><empty-line/><p>Le aviolinee usavano il compartimento di terza classe passeggeri per scopi di diverso genere. Alcune lo attrezzavano a bar-ristorante, altre lo riempivano fittamente di poltroncine da classe turistica� ma non c�era il modo di abbandonarlo con sicurezza in caso d�incidenti, cosicch� non era molto popolare fra i viaggiatori. Le linee transcontinentali utilizzavano quello spazio dei pulsojet suddividendolo in cuccette, per chi voleva dormire nei voli a lunga distanza, o altre volte per casi speciali su percorsi brevi.</p><p>Noi eravamo uno dei loro casi speciali.</p><p>Anzi, eravamo molto pi� speciali di quelli che definivano eufemisticamente �casi speciali�, ovverosia il trasporto di prigionieri. A dire il vero essi non erano prigionieri l�. C�erano i due dell�FBI del Paratempo-Tau e il loro Larry Douglas, che nella loro linea temporale non avevano commesso alcun crimine e tantomeno nella nostra. E poi c�era l�altro Larry Douglas, il nostro, il cui stato legale era abbastanza oscuro e il cui processo, se mai ne avesse avuto uno, avrebbe originato un precedente per chiss� quanti altri casi consimili. Avevo gi� sentito giudici e avvocati domandarsi ci� che il termine �giurisdizione� poteva significare circa il luogo dove aveva infranto la legge. Non erano prigionieri. Il sorvegliante che sedeva da un lato, con una rivista fra le mani, non era un agente di polizia. Solo una precauzione.</p><p>Entrai dalla parte frontale del compartimento. C�erano sedili per una trentina di persone, e lo spazio per i nostri ospiti non mancava. La donna dell�FBI e il suo antropoide sedevano in fondo alla fila di sinistra e stavano confabulando fra loro. O meglio, la donna parlottava e il grosso individuo la ascoltava in rispettoso silenzio. Nessuno dei due si gir� a guardarmi. Il loro Larry Douglas stava nella fila accanto, al di l� del passaggio centrale, e sembrava ansioso d�essere invitato a partecipare alla conversazione. I due lo ignoravano completamente. E il nostro Larry Douglas sedeva a testa bassa in prima fila, immagine stessa dell�abbattimento. Non alz� gli occhi, ma sapevo che mi aveva visto uscire dall�ascensore.</p><p>Lo studiai per un momento. Che razza di vespaio era riuscito a sollevare quest�uomo! Quando avevamo finalmente scoperto in quale paratempo era andato (e per allora la gente per cui lavorava al balzo-quantum era gi� passata dalla teoria alla pratica) avevamo dovuto decidere cosa fare di lui. Io avevo votato per mandarlo a recuperare. La decisione era stata presa all�unanimit�. Ma il mio primo impulso sarebbe stato quello di spedirgli dietro una tigre affamata, come segno della nostra stima. E anche se non avevo osato dirlo quella mi sembrava ancora un�idea molto attraente.</p><p>Cos� attraente che dovette leggermela nella testa, perch� alz� lo sguardo e gemette:�� Io non ho potuto farci niente, Dom! Quelli stavano cominciando a torturarmi!</p><p>La risata da contralto che giunse dal fondo del compartimento mi sorprese. L�istinto di cospiratrice della donna dell�FBI l�aveva indotta ad ascoltare, e sembrava che avesse gi� udito canzoni di quel genere.</p><p>��Ma � vero!�� insist� disperatamente lui.�� E comunque la colpa di tutto � tua, Dom.</p><p>Questo mi stup�. Aprii la bocca per chiedergli cosa intendeva dire, e lui mi precedette:�� Avresti potuto fermarli! Avresti potuto seguirmi. Perch� non hai fatto scandagliare quella linea temporale?</p><p>La sfacciataggine di quell�individuo! La sua fuga era avvenuta nei primi tempi del progetto, molto tempo prima che avessimo sviluppato la tecnica per montare il portale e l�apparato spia da usarsi contemporaneamente.�� Non l�abbiamo fatto perch� non potevamo�� sbottai. Lui mi elarg� un�occhiata acre.</p><p>L�antropoide dell�FBI agit� minacciosamente un dito.�� Cosa vi siete messi in testa di fare con noi, eh?�� grugn�.</p><p>La donna aveva incrociato le braccia sul petto, ed ebbi la strana impressione che il pupazzo si stesse muovendo e parlando senza l�aiuto del ventriloquo.�� Come avvocato�� rugg� l�uomo-scimmia, sorprendendomi ancor di pi�,�� ti avverto che stai violando i nostri diritti civili in un milione di modi, Charlie. Tanto per cominciare non ci hai lasciato telefonare, per impedirci l�habeas corpus. E non ci hai letto i nostri diritti. E non ci hai detto quali sono gli indizi o le accuse a nostro carico. Esigiamo di metterci in contatto col nostro avvocato. Chiaro?</p><p>��Hai appena detto di essere tu un avvocato�� ritorsi.</p><p>��Anche un avvocato ha il diritto di avere un avvocato�� protest� virtuosamente lui.�� Cos� che accidenti pensi di fare, eh, Charlie?</p><p>A disagio mi rivolsi alla donna.�� Questo scimmione � veramente un avvocato?</p><p>Lei sogghign� e si strinse nelle spalle.�� Dice di esserlo. � cos� che � stato assunto nel Bureau. Personalmente credo che abbia comprato il titolo da un venditore di diplomi. Comunque, lei che mi dice?</p><p>��Di cosa?</p><p>��Di quello che intende farci�� disse con calma.�� Perch�, onestamente, Moe ha ragione. Qui dovete pur avere un codice penale, e io sono pronta a scommettere che lo state infrangendo da cima a fondo.</p><p>Era maledettamente troppo vicina a quel che pensavo anch�io per farmi sentire a mio agio su quell�argomento. Cercai di prenderla da un altro lato.�� Lei che farebbe, se fosse al mio posto?</p><p>��Aah!�� Sorrise.�� Comincerei a mettere da parte ogni cent di paga per saldare l�avvocato, se andremo in tribunale. Cos� dopo averci pagato i danni forse le rester� anche abbastanza da abbonarsi per dieci anni filati alla �Rivista del carcerato�.</p><p>E anche questa non sembrava un�ipotesi troppo irreale. Voglio dire, se avessero assunto un avvocato di media abilit� costui si sarebbe messo a ridere, e avrebbe fatto l�elenco dei modi in cui mangiarmi vivo. Non era questo il genere di grane a cui m�ero preparato, entrando a far parte del progetto.</p><p>Era un rospo duro da ingoiare. Io avevo visto i lividi sul corpo di Nicky DeSota. L�avevo sentito raccontare ci� che gli avevano fatto questi due. Diritti civili? E loro, quali diritti civili avevano dato a lui?</p><p>Tuttavia nella linea temporale da cui venivano non avevano certo infranto la legge. Loro erano la legge!</p><p>Strinsi le palpebre.�� Penso che non abbiate ancora capito in che situazione state sbattendo la faccia.</p><p>��Allora ditecelo�� mi invit� lei.</p><p>Esitai. Poi tornai all�ascensore e sollevai l�interfono. Quando la capo-hostess rispose, dissi:�� Vuole per favore chiedere ai signori del 22-A e del 22-F di scendere qui? E gi� che c��, pu� portare un po� di colazione per tutti?</p><empty-line/><p>Guardare se stessi � pi� spiacevole di quanto non crediate. L�avevo fatto abbastanza spesso attraverso gli apparecchi-spia, sbirciando l�uno o l�altro Dominic DeSota in questa o quella linea temporale� anche se era peggio quando non riuscivo a trovare proprio nessun Dominic DeSota (o qualche volta nessun essere umano. Ma non mi soffermavo volentieri a riflettere su quelle linee temporali).</p><p>Ci� che mi metteva pi� a disagio era chiedermi dove <emphasis>io </emphasis>avevo sbagliato. O qualche volta dove avevo agito bene. Non avrei potuto accusare il senatore Dom d�aver fatto degli errori; anche in quella sudicia e sformata tuta da fatica, mentre masticava le poco appetitose polpette del suo vassoio, aveva l�aspetto di un uomo che era riuscito a costruire bene la sua vita.</p><p>Ma che dire dell�altro?</p><p>Certamente non sembrava un individuo destinato al successo personale. Un vestito completo tutto spiegazzato� pantaloni lunghi! Immaginate un po�, pantaloni lunghi in Agosto! Non potevo definirlo uno sciocco, delresto. Parlava come se fosse molto deluso del suo mondo, e il paragone col nostro l�aveva infine alquanto immalinconito.</p><p>Adesso, mentre mangiava, vedevo il suo morale risalire un po�. Al momento del decollo la potenza con cui il pulsojet s�era sollevato lo aveva scosso; s�era schiacciato nella poltroncina a occhi chiusi, quasi cercasse di sparirvi dentro. Io bado ad avere sempre con me delle pillole contro il mal d�aria, quando l�aereo entra ed esce dalla stratosfera, perci� non me l�ero sentita di biasimarlo. Non aveva mai visto un pulsojet, e certo era salito di rado sui goffi velivoli col motore a pistoni del suo mondo.</p><p>Non sapevo se avrei fatto una riuscita migliore al suo posto. No, ora stavo sbagliando. Non avrei fatto n� di meglio n� di peggio.</p><p>D�altronde non ero sicuro che sarei giunto in alto come il senatore, bench� il fatto che lui c�era riuscito fosse incoraggiante. Seduto accanto a Nicky lo stava aiutando a togliere dalla plastica le uova in camicia, e mi gett� un�occhiata come in attesa che dicessi qualcosa. Quando vide che tacevo, senza sapere come cominciare una conversazione, parl� lui.�� Dom�� disse,�� apprezzo molto che tu ci abbia portato in salvo, ma nella mia linea temporale ho delle responsabilit�. Puoi rimandarmi l�?</p><p>��Spero di s�, Dom�� dissi.</p><p>Mi fiss� negli occhi.�� Avresti potuto risparmiarci un sacco di guai se mi avessi detto cosa stava succedendo, la prima volta che ci siamo visti.</p><p>��Io faccio quel che mi vien detto di fare, Dom�� risposi.�� Qui abbiamo molte difficolt�.�� La donna sbuff�; doveva aver sentito spesso la gente tenersi sulle generali, quando scendere in particolari sarebbe stato imbarazzante. Arrossii.�� Vi dir� quello che vorrete sapere�� dichiarai,�� poich� tutti voi ne avete il diritto. Ma lasciatemi partire dalle premesse, d�accordo? Sapete gi� che ci sono universi paralleli. In numero infinito. Noi non possiamo raggiungerli tutti, neppure coi soli apparati-spia� be�, questo � implicito nella parola �infinito� dopotutto. Le sole linee temporali che siamo riusciti a contattare sono quelle che si sono separate dalla nostra negli ultimi novanta o novantacinque anni al massimo. Appena poche centinaia, fino a oggi, e non poche di esse sono interessanti. In alcune i comunisti si sono impadroniti dell�Europa dal 1933, grazie a quel genio militare che era Trotsky. Poi ce n�� un intero gruppo dove Franklin D. Roosevelt � sfuggito al tentativo d�assassinio ed � diventato Presidente, e in tal modo la nazione non � caduta sotto il potere dei militari e il successivo interregno, causato dal fatto che la Costituzione non dice chi deve diventare Presidente quando un Presidente appena eletto muore prima di assumere il mandato. Fu cos� che Garner e Hoover reclamarono entrambi la presidenza, finch� l�esercito intervenne imponendo la legge marziale. Poi ci sono altre�</p><p>��Dom�� disse il senatore, paziente.�� Suppongo che non ci sia nulla di meglio con cui ammazzare il tempo fino all�atterraggio, ma non so se la storia sia l�argomento che pi� ci interessa.</p><p>��Stavo solo dandovi un�infarinatura.</p><p>��Sicuro. Ma abbiamo gi� capito questa faccenda degli universi paralleli� be�, no, questo non � vero. Io non <emphasis>capisco. </emphasis>Ma ne so abbastanza per capirci fra noi. Ogni volta che, tanto per dire, un sasso cade da una parte invece che dall�altra, ci sono due linee temporali e da l� si crea tutto un nuovo universo. Giusto? Qualcosa di questo genere? Bene, perch� non siete passati nel mondo pi� vicino, invece che in altri diversi dal vostro in una quantit� di particolari?</p><p>��Ah!�� dissi, annuendo.�� Questa � una buona domanda.�� Ora mi sentivo un terreno pi� solido sotto i piedi: avevo dovuto spiegarlo alla commissione senatoriale quando s�era trattato di ottenere i fondi.�� Prima vi dar� la risposta tecnica: la causa � quella che Steve Hawking chiama �permeabilit� alla vicinanza <emphasis>n</emphasis>-dimensionale�, se questa definizione vi � di qualche aiuto.�� Non lo era, naturalmente: un grugnito da parte di Moe, l�antropoide, ed espressioni di vacuo distacco degli altri uomini. Fatto abbastanza curioso, Nyla Christophe era la sola a mostrare un amichevole interesse. M�incoraggi� con un cenno del capo, spazzando via con la forchetta le sue uova in camicia. Non guardava il vassoio ma, pollici o meno, non lasciava cadere una briciola. E non si perdeva una parola.�� Vi far� un�analogia. Pensate alle relazioni fra gli universi come a quelle che ci sono fra i vari punti di una molla d�acciaio, e immaginateli allineati lungo la curva a spirale, uno dietro l�altro. Se voi li numerate, naturalmente il numero cinque si trover� fra il quattro e il sei, e questi dunque sono vicini. Ma sopra e sotto ci sono le altre spirali della molla. Di conseguenza il cinque potr� sfiorare anche il seicentocinquantadue, per dire un numero, e dall�altra parte anche il millecinquecento e qualcosa. Questo dipender� da quanto larga � la curvatura. Mi state seguendo finora?</p><p>��Forse�� disse la Christophe, fungendo da portavoce per tutti.</p><p>��Bene. Senonch�, e odio dire questo, l�esempio � complicato dal fatto che la curva della molla non segue le tre normali dimensioni dello spazio. Essa curva in <emphasis>n </emphasis>dimensioni, e io non so che numero rappresenti <emphasis>n. </emphasis>Cos� � la vicinanza a essere determinante� ecco il motivo per cui non riusciamo a raggiungere linee temporali dove la separazione dalla nostra � avvenuta pi� di circa novant�anni fa, salvo che per occhiate vaghe e occasionali. Inoltre la pi� vicina non � necessariamente la pi� facile da raggiungere. Vi ho perduto per strada?</p><p>��Pi� o meno�� ammise Nicky, sorridendo per la prima volta.�� Ma � divertente cercare di capire.</p><p>Speranzoso dissi:�� Se volete correre il rischio, c�� un opuscolo di Asimov dal titolo: <emphasis>La guida dell�uomo intelligente alla fisica dei quanta.</emphasis></p><p>��No, grazie�� disse Nicky.�� Ma vai avanti, per favore.</p><p>��Bene. Come teoria questo pu� bastare. Alcuni di voi la conoscevano gi�, naturalmente.�� Gettai un�occhiata blanda al nostro rinnegato Larry Douglas, che si accigli� e apr� il suo cartone di succo d�arancia.�� Cos� abbiamo realizzato l�apparato-spia, e poi il portale. Non voglio entrare nei particolari tecnologici. Un po� perch� non posso�</p><p>��Ma lei � quello che lo ha inventato�� osserv� la Christophe.</p><p>Scossi le spalle.�� Se volete attribuirmi questo merito� be�, no. Non � il prodotto di una sola testa. Qui abbiamo Gribbin e Hawking, in Inghilterra; Sverdlich a Smolensk� e naturalmente tutti gli scienziati francesi emigrati dopo Bartholomew Two, perci� disponiamo di un forte gruppo di matematici e fisici nucleari. Ma se volete accusare me� be�, mi batter� il petto.�� Feci un profondo respiro.�� Perch� ci� che non avevamo preso in considerazione era il rimbalzo balistico.</p><p>Non so che specie di reazione mi fossi atteso, ma ne ebbi tre diverse. Quattro se contavo il sorvegliante, che mi fissava preoccupato. Lawrence appariva depresso. L�altro Larry e i due dell�FBI erano imperscrutabili: la faccia da poker era tipica di Tau, come avevo gi� notato, probabilmente perch� era una linea temporale dove la gente non ci teneva a lasciarsi leggere in viso ci� che pensava. E i due Dominic esibivano un ansioso interesse. Bevvi un sorso del mio caff�, sospirai sulla colazione che non avevo ancora toccato, e continuai a spiegare:</p><p>��Fra gli universi c�� una barriera in forte tensione. Chiamiamola un rivestimento protettivo. Una volta perforato in un punto, esso cede un po� ovunque. Come la pellicola di plastica in cui � contenuta la carne o la frutta al supermarket, capite?�� Non capirono.�� � una superficie in stato di tensione: bucarla costa fatica, ma quando accade essa s�indebolisce dappertutto. � difficile prevedere dove, poich� curva in uno spazio <emphasis>n </emphasis>dimensionale e� be�, lasciamo perdere questo, � troppo complicato. Comunque vi si aprono dei varchi. Dapprima tutto ci� che li attraversa sono radiazioni, onde elettromagnetiche, poi gas. Poi� cose pi� concrete dei gas.�� Gettai un�occhiataccia al nostro Larry.�� Da quando tu sei, uh, emigrato, ne abbiamo scoperto alcuni pericolosi. Varchi aperti su vaste zone d�atmosfera, in cui si sono originate violente tempeste. E uno di essi ha causato la morte di molta gente. Nel Paratempo Eta avevano costruito delle case d�abitazione proprio sul percorso di quella che da loro era una strada abbandonata. Una dozzina di autotreni lanciati a ottanta l�ora le hanno ridotte a un ammasso di macerie e corpi umani, prima che il varco si richiudesse.</p><p>Nicky alz� una mano.�� Dom? Ho sentito parlare di strani rumori intorno a un piccolo campo d�aviazione� poteva trattarsi di questo? Di una linea temporale dove avevano dei razzi, come quello su cui viaggiamo.</p><p>Fui sul punto di dirgli che un pulsojet non era un razzo, poi accennai di si.�� � probabile�� ammisi.�� E sembra che ci manchi la capacit� tecnica di prevenire questi fatti. All�inizio ci dicemmo che dovevano esser stati causati da perdite d�energia nel generatore del nostro portale, e che tenendole sotto controllo avremmo eliminato i rimbalzi balistici. Ma ora sappiamo che in questi rimbalzi � coinvolta la legge della conservazione dell�energia. Se una quantit� <emphasis>x </emphasis>di massa o di energia passa dal mio Paratempo al vostro, subito esso ne fa rimbalzare fuori un�identica quantit� <emphasis>x. </emphasis>E non necessariamente nel mio. Pu� essere proiettata in un terzo Paratempo. Oppure pu� frammentarsi verso innumerevoli altri, causando a sua volta la stessa reazione.�� Li guardai l�uno dopo l�altro.�� E noi non possiamo fermare il processo.</p><p>��Ges� Cristo!�� esplose Nyla Christophe.�� Voi state giocando con la dinamite. Siete degli irresponsabili!</p><p>Il senatore Dom intervenne, in tono meno accusatorio ma tutt�altro che amichevole:�� Non sarebbe una buona idea smetterla, finch� non avrete imparato come tener sotto controllo questa faccenda?</p><p>��Un�idea dannatamente buona�� dissi con fervore.�� Solo che la cosa ci � sfuggita di mano quando Larry � stato catturato in Gamma. Noi potremmo fermarci. Ma non possiamo contemporaneamente fermarci e tenere sotto sorveglianza Gamma� per non parlare di altre linee temporali prossime a realizzare la tecnica, come la vostra, o di quelle che se ne venissero in possesso diventerebbero assai pericolose, come quella di miss Christophe.</p><p>Il senatore annu�, accigliato.�� Io non sono certo quello che pu� tirare la prima pietra, Dom. Se avessimo dato pi� impulso alle nostre ricerche saremmo stati noi a fare quel passo, e non ho ragione di credere che avremmo fatto di meglio. Ma� quel che hai detto mi preoccupa, Dom. Vorrei che fossimo capaci di pensare alle conseguenze, prima di buttarci in certe ricerche. Questi sono rischi troppo grossi, per il solo gusto di sviluppare una nuova arma.</p><p>Provai un impulso di rabbia. Non per lui. Contro me stesso, perch� non stava dicendo nulla che non mi fossi detto mille volte in quegli anni.�� Non puoi fermare la ricerca scientifica perch� riempie il futuro d�incognite pericolose!�� sbottai.�� Comunque, chi ha parlato di armi?</p><p>Sembr� sorpreso.�� Pensavo che fosse ovvio�</p><p>��Forse per dei selvaggi le implicazioni militari sono ovvie! Hai un�idea di quello che il Paratempo significa per la ricerca in generale? Specialmente per le scienze che non hanno possibilit� di sperimentare?</p><p>��Non capisco di quali stai parlando, esattamente�� borbott� lui.</p><p>��Rifletti un momento! La sociologia, per esempio. Tu non puoi isolare una societ� e sperimentare su di essa una teoria evolutiva. Ma qui abbiamo un numero infinito di societ�, vuoi quasi simili alla nostra, vuoi enormemente diverse: possiamo sviluppare studi scientifici di sociologia comparata! O economici, o politici, o in tutte le scienze che riguardano l�uomo come animale sociale. E non solo in questi campi! Ad esempio noi abbiamo un meteorologo che � quasi impazzito per l�eccitazione quando ha scoperto che nel tuo Paratempo, Nicky, non c�� mai stato un uragano sulla costa atlantica in tutto il secolo. Noi ne abbiamo un paio all�anno, e causano danni tremendi. Sembra che da voi la Corrente del Labrador, che scende a sud fra la costa e la Corrente del Golfo, abbia subito una minima deviazione con conseguenze enormi per i gradienti di pressione atmosferica nella zona. E� il commercio.</p><p>Il Larry Douglas di Tau rizz� gli orecchi.�� Non capisco quel che stai dicendo, DeSota�� osserv�.�� Che genere di commercio pu� esserci fra due popoli che producono gli stessi oggetti?</p><p>��Due popoli con storie leggermente diverse significano costumi leggermente diversi. Ad esempio� un anno fa con l�apparato-spia abbiamo scoperto l�esistenza dell�hula-hoop, ed � stato un affare da venti milioni di dollari.</p><p>Per una volta la reazione dei miei ospiti fu identica: tutti mi fissarono sbalorditi.�� Che cos�� l�hula-hoop?�� chiese Larry Tau.</p><p>��Un giocattolo, nulla di pi�. Ma non sto parlando solo di robetta simile, ci sono cose che valgono molto di pi�. Cercate di vederla a questo modo: se ogni Paratempo spende, diciamo, un miliardo di dollari l�anno in ricerche industriali, e voi avete la possibilit� di scremare i risultati da cinquanta Paratempi diversi� be�, non occorre la calcolatrice per fare il conto dei quattrini che avete risparmiato e dei vantaggi che avete ottenuto!</p><p>Ci furono alcuni secondi di silenzio mentre digerivano quella riflessione. Poi Nicky disse, pensoso:�� Credo di capire cosa volevi dire, Dom. Non puoi sapere esattamente cosa scopri finch� non l�hai scoperto, e cos� c�� un rischio in ogni ricerca scientifica. Va bene. E suppongo che aggiungere le scoperte di altri popoli a quelle del tuo sia un grosso aiuto. Va bene anche questo. Per� onestamente, Dom, io non vedo come tu possa aspettarti che questo sia davvero qualcosa di buono per l�uomo della strada, come me.</p><p>��Si potrebbero salvare milioni di vite, per dirne una�� ribattei.</p><p>��Ma via! Stai parlando di annientare un nemico prima che lui annienti te, o roba di questo genere?</p><p>��Niente affatto. Forse sarebbe fattibile, certo, ma non � a questo che mi riferivo. Sapete cos�� l�inverno nucleare? La morte ecologica conseguente al pulviscolo disperso nell�atmosfera dalle esplosioni atomiche, a causa del quale non passerebbero abbastanza raggi solari per consentire la vita alla maggior parte delle piante, agli animali, e forse anche all�uomo?</p><p>Non ne avevano mai sentito parlare, ma afferrarono il concetto. Nyla Christophe sbuff� acremente:�� E questo tu lo chiami un beneficio? Ammazzare tutti quanti?</p><p>��Naturalmente no, ma ci sono linee temporali dove questo � accaduto. Abbiamo raggiunto universi paralleli dove non restano in vita mammiferi pi� grossi di un topo� perch� cinque o dieci anni prima la razza umana si � semplicemente sterminata con le sue stesse mani.</p><p>��Divertente!</p><p>Repressi un fremito d�ira. Non fu facile. Quella donna riusciva a penetrarmi sotto la pelle� e aveva lo stesso effetto, o un effetto equivalente, anche sul senatore, perch� vedevo che la fissava con un�espressione che potrei definire quasi affascinata.�� No�� borbottai fra i denti,�� non � divertente per nulla. � solo un fatto. In alcune linee temporali c�� un pianeta tornato alla preistoria. Ci sono terre e foreste, qualche volta ci sono anche le citt� in rovina, ma non ci sono esseri umani sotto il sole.</p><p>�E poi ci sono altre linee temporali, inclusa la nostra, dove esiste gente che muore di fame, e non ha terra arabile, non ha una casa o una patria. Negli ultimi decenni la nostra Africa � piombata da una calamit� all�altra. Certe zone dell�Asia vanno altrettanto male. Vi sono linee temporali in cui l�America Latina � in perpetua carestia.</p><p>�Supponiamo di prendere questi popoli affamati, senza terra, per lasciarli emigrare in un pianeta fertile e disabitato�� conclusi.</p><p>Nicky DeSota esclam�:�� Questo � <emphasis>meraviglioso</emphasis>, Dom! Voi avete dato una nuova vita a milioni di persone! Come se la cavano nel loro nuovo mondo?</p><p>Era estasiato. Capivo bene quel che provava. Io stesso l�avevo provato� una volta. Cautamente dissi:�� Avranno bisogno di aiuto. Non si tratta solo di spostare gente. Occorreranno mandrie e greggi, macchinari, e spesso dottori e tecnici che mostrino loro come coltivare terreni a loro sconosciuti� o almeno questo sarebbe ci� che accadrebbe. Non lo abbiamo mai fatto.</p><p>L�euforia di Nicky croll� come un castello di carte. Nyla Christophe ebbe una smorfia sprezzante.�� L�inferno � lastricato di buone intenzioni�� disse, e scosse il capo.</p><p>��Perch� no?�� mi chiese Nicky.</p><p>��Per tre ragioni�� risposi.�� La prima � che ci scontreremmo col problema del rimbalzo balistico. Se anche riuscissimo a prevenirlo, o almeno a controllarlo, non potremmo rischiare trasferimenti su larga scala. Anzi, potremmo dover rinunciare del tutto all�uso dei portali. E, secondo��� Tornai a fissare il nostro Larry Douglas.�� C�� la situazione che si sta sviluppando in Gamma.</p><p>Lui si agit� a disagio ma non disse verbo. S�era gi� lamentato d�esser stato costretto a fornire loro il portale, e non aveva nulla da aggiungere.</p><p>Il senatore aggrott� le sopracciglia.�� Stai parlando della gente che ha invaso Sandia.</p><p>Sospirai.�� La cosa non � pi� circoscritta a Sandia, Dom. Adesso sta scoppiando una guerra. Non molto grossa. Riguarda solo Washington. Ma Gamma ha occupato i ponti sul Potomac, la stessa Casa Bianca e il National Airport� quello che voi chiamate il Campo Hoover. E l� si sono liberate grosse quantit� di energia. A un nostro primo calcolo, hanno generato almeno cinquecento rimbalzi balistici chiss� dove. E quel che dobbiamo fare adesso, visto che siamo in parte responsabili, � di mettere fine a questo sconquasso� se ci sar� possibile.</p><p>L�attenzione del senatore s�era fatta spasmodica.�� Oh, Dio!�� disse.</p><p>Cercai di rassicurarlo.�� In questo momento i combattimenti sono cessati�� lo informai.�� Un�ora fa non si segnalava che qualche fucilata occasionale� naturalmente ci sono ancora delle perdite di vite umane, fra la popolazione civile�</p><p>Avevo toccato un tasto sbagliato.�� Civili!�� grid�.�� Ma perch� non li� voglio dire, avrebbero almeno potuto� perch� non hanno evacuato la popolazione civile, per l�amor di Dio?</p><p>��Credo che stiano facendo qualcosa del genere, s젗 dissi, stupito dalla sua reazione. Mi aveva gi� detto che la sua famiglia era distante un migliaio di miglia, a Chicago.</p><p>��Devo tornare indietro�� dichiar� con fermezza.</p><p>��� quello che stiamo cercando di fare, Dom�� dissi.�� Almeno credo. Tu capisci che non dipende da me. Per� � quanto ho caldamente raccomandato. In realt� ho proposto che tutti noi possiamo trasferirci alla Washington di Epsilon, la tua linea temporale, senatore, per spiegare loro quel che sta succedendo e offrire l�aiuto che possiamo dare. <emphasis>Quasi </emphasis>tutti, cio蠗 mi corressi, con un�occhiata eloquente a Douglas, che si strinse nelle spalle rassegnato.</p><p>L�altro Larry Douglas intervenne dicendo:�� Io non voglio tornare proprio da nessuna parte.</p><p>��Prego?</p><p>��Reclamo il diritto d�asilo!�� esclam� vivacemente.�� Non voglio tornare nel mio mondo a causa di� uh, persecuzioni politiche. E non voglio che mi si costringa a saltare di qua e di l� per essere coinvolto in qualche dannata guerra da qualche parte. Voi avete degli obblighi verso di me. Voglio restare qui.</p><p>Il grosso scagnozzo dell�FBI si alz� minacciosamente. Il sorvegliante della compagnia aerea lo imit� all�istante, mettendo mano alla fondina della pistola ad aghi che aveva al fianco. La Christophe fu per� svelta a placare Moe con un cenno, e l�individuo torn� a sedersi, non senza aver incenerito Douglas-Tau con uno sguardo omicida.</p><p>��Di questo riparleremo dopo�� disse la Christophe, conciliante.�� Occupiamoci di una cosa alla volta. Ci ha detto che i vostri problemi sono tre. Ma ha parlato soltanto dei primi due.</p><p>��Gi�, certo�� mormorai.�� L�elemento nuovo di questa equazione. Ci siamo accorti che qualcun altro ci spia. Non sappiamo chi, n� che scopi abbia. Ma ne siamo certi.</p><p>La Christophe ridacchi�.�� Benvenuti al club!</p><p>Il nostro Larry la rimbecc� rabbiosamente�� Aah, chiudi la bocca, tu! Dom, � questo che � successo da quando io, mmh, sono andato via?</p><p>Accennai di s�.�� Non ne conosciamo l�origine. Non siamo riusciti a seguire il raggio-spia e� ci sono elementi probanti che costoro usino una tecnologia molto superiore alla nostra. Ma abbiamo letture strumentali da almeno cinquanta posti diversi. Qualcuno ci sta guardando, e lo sta facendo da ormai tre mesi.</p><p>��Cos� siete immersi negli stessi indovinelli in cui navigavamo noi qualche giorno fa�� disse il senatore, in tono neutro.</p><p>��Ho paura di s젗 fu la mia risposta.</p><p>Si mordicchi� le labbra con aria pensosa.�� E adesso che programmi avete, Dom?�� chiese.�� Intendete rimandarmi nel mio tempo o no?</p><p>��Penso che abbiano in mente questo per te, Dom�� dissi.�� In effetti credo che ci andremo tutti. Tu perch� vivi l�. Io e Larry perch� possiamo dar loro informazioni utili alla loro difesa. E gli altri perch� be�, come prova vivente dell�esistenza di altri universi.�� E perch� sono una gran seccatura, pensai, ma non lo dissi: una coppia di scagnozzi dell�FBI e un sensale d�ipoteche, chi aveva bisogno di loro nel nostro mondo?</p><p>Mi decisi a inghiottire una forchettata delle mie uova in camicia. Erano fredde e insipide, comunque non avevo pi� molto appetito.</p></section><section><p><emphasis>Quando la squadra delle pulizie entr� nel McCormick Place Auditor�um per prepararlo allo show �Stelle sul Ghiaccio� di quella sera, le luci disturbarono un pipistrello.�� Come diavolo ha fatto a entrare?�</emphasis>� <emphasis>brontol� il caposquadra. Ma il problema era come farlo uscire prima che aprisse il botteghino. Tuttavia la faccenda si risolse da sola. Il grosso pipistrello svolazz� attorno selvaggiamente per un po�. Infine, mentre la larga porta di servizio veniva aperta per far passare un carrello, indovin� l�uscita. Nessuno pens� pi� alle dimensioni insolite del volatile. Nessuno riflett� che questo poteva essere importante� finch� nelle settimane successive gatti randagi, cani lasciati fuori casa la notte, e da ultimo anche esseri umani, non cominciarono a morire per il virus dell�idrofobia che il pipistrello aveva portato con s�.</emphasis></p><empty-line/><subtitle>27 Agosto 1983</subtitle><subtitle>Ore 8,40 della sera�� Mrs. Nyla Christophe Bowquist</subtitle><empty-line/><p>La direzione dell�albergo fu molto cortese ma mi fece sloggiare dal mio grazioso appartamento. Neppure l�intervento di Slavi riusc� a impedirlo, perch� dopo l�occupazione della Casa Bianca tutti gli ultimi piani dell�albergo erano stati riservati alla Presidentessa e al suo staff. Ma il direttore mi scov� una camera al quinto piano, e per far cessare le sue giaculatorie sospirai che la trovavo ottima. Conteneva un letto per me e uno per Amy. A lei non dava fastidio ascoltare i miei esercizi, e certo non c�era nessun�altra ragione al mondo perch� lei o io agognassimo alla nostra intimit�. Non le visite di Dom, visto che Dom non era in circolazione. Non le chiamate telefoniche di mio marito, da Chicago, perch� queste erano comunque rare. Neppure Ferdie, ormai, riusciva a spuntarla con le linee sovraccariche di Washington.</p><p>Questo era un sollievo, perch� ancora non ero riuscita a chiarirmi le idee circa quello che avrei dovuto dire a Ferdie.</p><p>Non riuscivo a chiarirmi le idee su nessun fatto della mia vita, a quanto pareva. In primo luogo, rimanere in zona di guerra era assurdo e irragionevole. Ma in realt� ero in trappola. L�aeroporto era in mano al nemico, e cos� i ponti sul Potomac e quasi ogni strada che portava fuori dalla capitale, perch� le truppe di quella gente avevano scaglionato posti di controllo praticamente dappertutto. Quando avevo smesso di gingillarmi con l�ipotesi se prendere o meno l�ultimo volo in partenza per Rochester, non c�erano pi� voli per Rochester, e si sentivano colpi d�arma da fuoco in tutti i quartieri della citt�, dove la gente s�era chiusa in caos.</p><p>La radio diceva che non si trattava di scontri gravi. Io non ero d�accordo. Quando guardavo dalla finestra vedevo colonne di fumo dalla parte di Anacostia, o la sommit� mozza del monumento a Washington (i loro soldati avevano pensato che i nostri soldati avessero piazzato dell�artiglieria lass�), la situazione risultava fin troppo grave per i miei gusti.</p><p>Cos�, quando Jock McClenty buss� alla porta e andai ad aprire, ero preoccupatissima.</p><p>Non mi aspettavo buone notizie. Non riuscivo a immaginare da dove potessero sbucar fuori delle buone notizie, in quel deprimente e piovoso sabato sera. E nel vedere l�assistente di Dom, con a fianco l�uomo del Servizio Segreto, il mio primo pensiero fu che eravamo tutti quanti in arresto.�� Mrs. Bowquist�� disse Jock.�� Si tratta del senatore. � tornato. In questo momento � qui all�albergo, e ci ha mandati per condurvi da lui.</p><p>Be�, quel che accadde fu che scoppiai in lacrime. Secchi di lacrime. Non so neanche perch�, veramente. Forse perch� me le ero tenute negli occhi gi� in tante diverse occasioni che ormai un niente bastava a farmi aprire i rubinetti. E ci volle un bel po� prima di chiuderli. Scendemmo nell�atrio, oltrepassammo un posto di controllo della polizia, un altro del Servizio Segreto, salimmo in ascensore in un�altra ala dell�albergo, e a questo punto stavo ancora singhiozzando.</p><p>Di sopra, premendomi sul naso uno dei cinque o sei kleenex che l�uomo del Servizio Segreto mi aveva fornito (che simpatico addestramento davano a quei giovanotti!) uscii e mi guardai attorno. Era un appartamento che faceva sembrare quello da cui m�avevano sfrattata una capanna di contadini cambogiani. Un duplex, con tappeti alti fino alla caviglia. Finestre stile cattedrale in un salone dal soffitto alto dieci metri. La prima persona che vidi fu Jackie Kennedy, che in piedi davanti a una finestra parlava con qualcuno, e la seconda persona che i miei occhi misero a fuoco fu quel qualcuno stesso.</p><p>Era Dom DeSota.</p><p>��Dom!�� gemetti, e corsi verso di lui, sempre tirando su col naso.</p><p>Era Dom, sicuro, ma non mi guard� come mi avrebbe guardato Dom, e non disse quel che mi avrebbe detto Dom, e non sorrise come avrebbe sorriso Dom. Quando lo abbracciai odorava di tabacco da pipa e di un dopobarba che non gli avevo mai sentito sul viso, e soprattutto fece una cosa che Dom non avrebbe fatto mai.</p><p>Mi spinse via.</p><p>Oh, lo fece gentilmente, perfino benevolmente, ma mi spinse via lo stesso. Cosicch� ero annichilila dalla sorpresa quando Jackie mi mise una mano su una spalla e disse:�� Nyla, cara? Lui � quello sbagliato.</p><empty-line/><p>Be�, le cose tornarono al loro posto allorch� mi girai, perch� quello giusto si trovava l� anche lui. Era a met� della scala semicircolare che portava al piano di sopra, all�appartamento della Presidentessa, ma appena mi vide venne gi� di corsa e alla fine il mio abbraccio lo ebbi. Dapprima non disse niente. Si limit� a tenermi stretta. Anch�io strinsi lui, ed ero cos� felice che se Marilyn e Ferdie fossero stati l�, con un fotografo da una parte e un avvocato divorzista dall�altra, li avrei lasciati a godersi la scena senza minimamente guardarli. Poi lui rilass� un poco la sua stretta, mi guard� negli occhi, mi baci� e sospir�:�� Oh, amore!�� E gett� uno sguardo cauto alle sue spalle.</p><p>Sul pianerottolo la segretaria per gli appuntamenti della Presidentessa stava tossicchiando con aria impaziente.�� Vai pure, Dom, adesso�� dissi dolcemente.�� Quando tornerai io sar� qui.</p><p>Cos� lui era sparito di nuovo, e Jackie stava cercando di spiegarmi quel che succedeva, e dall�altra parte Jock McClenty faceva la stessa cosa, e alla fine io riuscii a spiegare a loro che non m�interessavano tanto quei chiarimenti quanto la possibilit� di rinfrescarmi un po�. E subito dopo mi fecero entrare in una stanza da letto che doveva esser stata disegnata per un califfo�� specchi fin sul soffitto e, santo cielo, un Picasso autentico su una parete�� oltre la quale c�era un bagno dove non mi meravigliai di trovare rubinetti d�oro.</p><p>Fu un bene che avessi avuto il modo di rimettermi a posto, perch� quando uscii dalla stanza da bagno dello zar nella stanza da letto del califfo scoprii che questa era stata trasformata nel recinto di riunione per tutti noi.</p><p>Quando dico �tutti noi� non intendo affatto �tutti noi�. Intendo pi� �tutti� e pi� �noi� di quel che abbia mai inteso dire in vita mia. Il mio Dom era tornato�� la Presidentessa l�aveva rispedito fuori per confabulare privatamente con un paio di generali�� e Dom ed io eravamo, naturalmente, i pi� grossi �noi� della mia vita. Ma li c�erano <emphasis>tre </emphasis>lui. E se ci aggiungevo la faccia di quello che avevo visto soltanto alla TV avrei potuto contarne quattro.</p><p>E c�erano due <emphasis>me.</emphasis></p><p>Avevo avuto una grande difficolt� psicologica ad accettare il fatto che esisteva un altro Dom oltre il Dom che amavo, ma signori miei, non seppi che cos�era una difficolt� psicologica finch� non mi trovai faccia a faccia con un�altra me stessa. Mi fece ricordare la volta che, due o tre anni prima, Ferdie ed io eravamo andati a Winsconsin Dells per cercar di salvare il nostro matrimonio. Avevo lasciato il mio siamese, Panther, nell�appartamentino di Amy perch� me lo tenesse lei, insieme alla sua gatta persiana Poo-Bear. Chi conosce i gatti sa cosa sia un�invasione di territorio: fu un incontro poco felice. La prima cosa che Poo-Bear fece fu di schizzare sopra uno scaffale colmo di chincaglieria, scaraventando al suolo met� degli animaletti di ceramica di Amy. E la prima cosa che fece Panther fu di schizzare sotto la libreria. Non soffiarono, n� si sfidarono con minacciosi miagolii. Si limitarono a guatarsi dai due capi opposti della stanza per tutto il tempo che io restai l� anche se poi Amy mi disse che mezz�ora pi� tardi si stavano gi� leccando a vicenda.</p><p>Fu molto simile a quel che accadde fra me e l�altra Nyla, bench� fosse del tutto da escludersi la possibilit� che ci leccassimo l�un l�altra. Lei sedeva in un angolo, fissando me e ogni tanto scambiando una parola con un individuo che le stava accanto, un tipo alto uno e novanta e largo come un armadio, dalla faccia poco raccomandabile. Io sedevo su un divanetto Queen Anne con la testa su una spalla di Dom, il <emphasis>mio </emphasis>Dom, e gli stringevo una mano, mentre lui provava a raccontarmi quali cose, quali stupefacenti cose, gli erano accadute dall�ultima volta che ci eravamo visti. E le due noi, cio� Nyla-io e Nyla-lei, continuavamo a fissarci a vicenda.</p><p>Sebbene la stessi studiando pi� attentamente di quanto non avessi mai fatto con un�altra donna, non notai che era priva dei pollici finch� fu Dom a sussurrarmelo. Questa non era l�unica differenza. L�espressione del suo volto era diversa da qualunque espressione io avessi mai visto sul mio allo specchio� cinica? Falsa? Forse perfino invidiosa? Comunque fosse, lei era <emphasis>me.</emphasis></p><p>E io ero molto, molto grata al cielo per il modo in cui il braccio di Dom mi cingeva le spalle.</p><p>Con tutto quello che stava succedendo non c�� da meravigliarsi se non notai subito l�altra cosa strana. Che ci fossero tre Dom nella stessa stanza era abbastanza spiacevole; la presenza di una seconda Nyla era peggio. Ma noi non eravamo i soli doppioni. Quando infine potei distogliere lo sguardo dall�altra Nyla abbastanza da prestare attenzione agli ospiti, vidi che Kennedy stava parlando con due uomini identici al mio vecchio amico Lavrenti Djugashvili, e costoro guardavano me.</p><p>��<emphasis>Shto ete</emphasis>, Lavi?�� domandai all�uno e all�altro, imparzialmente, attraverso la camera. Entrambi si mostrarono perplessi.</p><p>Dom rise e mi strinse pi� forte contro la sua spalla.�� Nessuno dei due � l�ambasciatore�� disse.�� In questo momento lui � all�aeroporto, ad accogliere certi scienziati russi che vengono a consultarsi con noi.</p><p>��Oh, Dio!�� mi lamentai con una risatina, solo perch� era meglio che piangere.�� E quei due sono <emphasis>tutti</emphasis>?</p><p>��Non ce ne sono solo due�� spieg�, serio,�� ma un numero infinito, temo. Di me e di te, per�, ci sono soltanto un me e una te che contano. Cerchiamo di vederla a questo modo.</p><p>Cos� d�un tratto mi parve che ci fossero altri due di �noi� nella stanza, bench� questi ultimi due fossero solo immaginari. E riuscivo a vederli chiaramente entrambi: Marilyn da una parte e Ferdie dall�altra, e le loro facce erano piene di angoscia, di rabbia e di accuse.</p><p>Era una fortuna che fossero solo immagini, almeno in quel momento, anche se pi� tardi sarebbero diventati fin troppo reali. Chiusi la mente a quei pensieri.�� Se questa � una proposta�� dissi,�� la accetto. Non voglio che qualcosa ci separi ancora. A parte le mie tourn�e, dico.</p><p>��E a parte le mie campagne elettorali�� sorrise lui.�� Te lo prometto.</p><p>� stupefacente la facilit� con cui potete fare una promessa che sapete quanto vi sar� difficile mantenere.</p><p>Tuttavia Marilyn e Ferdie esistevano, e noi dovevamo loro un minimo di discrezione almeno fino al momento in cui saremmo giunti a una spiegazione con loro. Malgrado tutto�� malgrado le cose strane che stavano accadendo e il fatto che, appena fuori da quelle finestre, la mia patria veniva invasa�� riuscivo ancora a preoccuparmi del comune senso del pudore. Specialmente quando notai che John Kennedy ci sbirciava con la coda dell�occhio non senza un filo d�apprensione, mentre parlava coi doppioni di Lavi.</p><p>Arrossii e mi raddrizzai sul divano. Non sgusciai fuori dal braccio di Dom, ma mi spostai un tantino. Lui ebbe una riflessione di quel genere nello stesso momento. Lo sentii assumere una posa pi� formale.</p><p>Subito dopo per� torn� ad accostarsi a me, e il suo braccio mi cinse pi� forte. Orgogliosamente. Quasi con sfida. Oh, all�inferno, pensai: avevamo oltrepassato i limiti concessi alla discrezione. Se la nostra relazione era mai stata un segreto, adesso quel segreto non c�era pi�.</p><p>Il lusso di quell�appartamento non finiva coi rubinetti d�oro del bagno. C�era una cucina annessa, un cuoco dell�albergo, un aiuto-cuoco e una cameriera.�� Mangiamo un boccone�� disse Dom, il mio Dom.�� � gi� tutto pagato dai contribuenti.�� Cos� cenammo, e scoprii d�avere un formidabile appetito. Lo stesso avrei detto dei viaggiatori del Paratempo, che sembravano non aver toccato cibo da fin troppe ore e intenzionati a porvi rimedio. Facemmo anche conversazione. Io non vi presi parte molto attivamente, perch� volevo sapere cosa stava succedendo ed ero pi� interessata ad ascoltare.</p><p>Fu Dom a dare il maggior numero di spiegazioni, e John Kennedy a fare il maggior numero di domande.�� C�� un milione di queste linee temporali, Jack�� disse Dom.�� No, non un milione: un milione di miliardi, forse. Penso che la parola giusta sia <emphasis>infinit�.</emphasis></p><p>��Notevole�� disse John.�� Mai l�avrei immaginato.�� Sedeva di fronte a noi tenendo lievemente una mano di Jackie, come Dom stava facendo con me. Desiderai che quando fossimo giunti alla loro et� il nostro amore fosse vivo allo stesso modo, a dispetto del nostro infelice e adulterino inizio. (Ma c�erano state tutte quelle storie fra John e Dio sa quante donne, molti anni prima, e il loro matrimonio sembrava esser sopravvissuto).</p><p>��Possiamo raggiungere facilmente soltanto i pi� vicini�� disse Dom.�� Il dottor Dom, qui�� e annu� amichevolmente verso quello che m�aveva visto piombargli addosso, e che scrutava il suo piatto di falafel con aria dubbiosa,�� ne sa molto pi� di me sull�argomento.</p><p>L�altro Dom inghiott� il boccone.�� Sono simili al vostro e al mio�� aggiunse,�� ma ci sono, naturalmente, varie differenze. In quello che vi sta aggredendo il Presidente � Jerry Brown.</p><p>��Jerry Brown!�� borbott� John.�� Di tutte le cose, questa � la pi� strana da credere.</p><p>��Ma � cos�.�� L�altro Dom sollev� una forchettata di falafel e disse:�� Ottime queste alghe. Dovr� vedere se qualcuno � capace di prepararle allo stesso modo, una volta a casa. E questo � un altro vantaggio del Paratempo, vedete? Imparare cose diverse che migliorino la qualit� della vita.</p><p>��Non posso dire che il nostro abbia imparato qualcosa di buono finora, Dom�� disse John con una smorfia.�� Parlaci di queste altre linee temporali.</p><p>��Be�, ce n�� un paio dove Ronnie Reagan � Presidente.</p><p>��<emphasis>Ronnie</emphasis>?</p><p>��S�. E in queste Lyndon Johnson � stato Presidente vent�anni fa, dopo la <emphasis>tua </emphasis>presidenza. Solo che��� Esit�, come se avesse difficolt� a dirlo.�� Solo che in quelle linee temporali tu sei stato assassinato durante il mandato, senatore. Da un individuo di nome�� Lee Harvey Osvald.</p><p>Jacqueline deglut� a vuoto e mand� un ansito� il rumore che emise fu un misto dei due. John le gett� un�occhiata apprensiva, poi si volse a Dom. Per un attimo aveva stretto i denti, a disagio quanto sua moglie, ma le sopracciglia inarcate rivelavano curiosit�.�� Lee Harvey Osvald? Aspetta un momento� non era� s�, ora ricordo, quel tipo che spar� al governatore del Texas?</p><p>��Proprio lui.</p><p>��Singolare�� mormor� John Kennedy. Non sembrava esserci altro commento da fare. Era una sorta di ammazzaconversazione. Poi John trov� un sorriso.�� Povera moglie mia!�� disse, battendole un colpetto su una mano.�� Mi chiedo che genere di vedova tu sia stata. Tu lo sai, Dom?</p><p>��Io� uh, non ricordo con precisione�� disse lui in tono di scusa, e per qualche ragione mi parve che non stesse dicendo la verit�. John annu� con aria assente. Aveva avuto la mia stessa impressione, era chiaro; ma venne salvato dall�imbarazzo di far altre domande da un maggiore dell�esercito, con cordoni dorati che gli pendevano dalle spalle, che entr� proprio allora nella camera. Era rasato di fresco e tirato a lucido, ma con gli occhi pi� stanchi che avessi mai visto; sembrava non aver dormito per tre giorni di fila, e probabilmente era cos�.</p><p>��Senatore DeSota?�� chiese, perplesso, girando lo sguardo da un Dominic all�altro.�� La Presidentessa vuole vedervi subito. Tutti e tre voi�� aggiunse. E Dom, il mio Dom, mi diede un bacetto su una guancia e si alz�, lasciandomi.</p><p>Sedetti su un divano coi Kennedy. Suppongo che chiacchierammo. Non credo d�aver prestato molta attenzione a quel che dicevamo, perch� avevo la mente aggrovigliata su altre cose. Compresa l�altra Nyla. Bench� avessimo concesso delle pause al nostro match di occhiate, non avevamo perso interesse. Lei era in piedi davanti al tavolo del buffet, e l�assenza dei pollici non le impediva di destreggiarsi a meraviglia nel servire fette di formaggio al suo scimmiesco compagno e a se stessa. Anche se i suoi occhi non erano su di me ero certa che distoglieva lo sguardo un attimo prima che fossi io a fissarla. Non avevo alcun dubbio su questo, perch� facevo altrettanto con lei. Avevo l�impressione che il suo interesse per me fosse ancor maggiore del mio, o forse il suo interesse si accentrava su riflessioni diverse. Non c�era solo curiosit� in lei. C�era un proposito, bench� non sapessi immaginare che proposito fosse.</p><p>Decisi che io e lei dovevamo fare due chiacchiere.</p><p>Non potei per� mettere in pratica quella decisione, perch� proprio mentre stavo pensando di alzarmi e andare da lei nel vasto locale entr� a passo svelto Lavrenti Djugashvili, quello vero. Sorrise, inarc� le sopracciglia elargendo la sua curiosit� all�altra Nyla, ma fu decisamente verso di me che si diresse.�� C�� di che confondersi!�� esclam�, baciando la mano a me e poi a Jacqueline.�� Che giornata difficile!</p><p>��Hai accompagnato qui i tuoi ragazzi?�� domand� John Kennedy.</p><p>��Oh, s�, naturalmente. Zupchin e Merejkowsky, due brillanti fisici dell�Istituto Lenin per la Ricerca di Base. Poi sono stato informato che la mia presenza non era necessaria�� aggiunse, un po� acremente.</p><p>��Non ti ha dedicato molto tempo, eh?�� annu� con simpatia il senatore Kennedy.</p><p>Lavi scroll� le spalle.�� Non ho potuto scambiare una sola parola con la vostra Presidentessa�� disse, allargando le braccia per mostrare il suo disappunto.�� Ma mi sembra chiaro che i comunisti non le piacciono, incluso particolarmente me.</p><p>Il senatore si scur� in viso.�� Neppure io sono in ottimi rapporti con lei�� ammise.�� Non siamo dello stesso partito. D�altronde ha ben altri pensieri per la testa, Lavi. Hanno catturato suo marito. Hanno occupato la Casa Bianca. Non ha molta voglia d�essere cordiale in questo momento, e soprattutto non vuole essere il primo Presidente dal 1812 ad avere forze nemiche nella stessa capitale.</p><p>��Oh, s�, questo � certo�� annu� Lavrenti.�� Specie da quando si nota una nuova attivit� fra gli invasori��� Tacque, guardandoci.�� Non ne siete stati informati? Ma se perfino la televisione ne sta dando notizia! Dovr� pur esserci un apparecchio in questo appartamento monumentale. Coraggio, vediamo di rintracciarlo!</p><empty-line/><p>L�apparecchio c�era infatti, bench� nascosto dietro due sportelli di mogano intarsiato. E le notizie che stava trasmettendo erano molte.</p><p>Nessuna di esse era buona.</p><p>Lo accendemmo nel bel mezzo della ripresa in diretta di un duro scontro a fuoco. E non si stava svolgendo in chiss� quale terra lontana: era a pochi isolati di distanza da noi, all�estremit� del Mall e tutto intorno al Campidoglio. Carri armati e cingolati da trasporto truppe sembravano avvicinarsi da dietro il palazzo della Corte Suprema, allargandosi come per prendere il Campidoglio da due lati. C�erano dei cadaveri laggi�. La telecamera zum� per riprendere pi� da vicino alcuni di essi, e avrei voluto che non l�avesse fatto. La regia stacc� su un�altra telecamera, e sullo schermo apparve una fila di carri armati. Abbastanza strani. Non mi resi conto del perch� li trovavo strani finch� non sentii Lavi imprecare qualcosa: la frase suon� acre e velenosa, ma non potei capirla perch� era in russo. Pass� all�inglese per dire:�� � una nuova arma, senatore!</p><p>D�un tratto riuscii a vederli nelle proporzioni giuste: erano carri armati, ma di piccole dimensioni: non pi� lunghi di due metri e mezzo, e alti meno d�un metro dal suolo, ciascuno con un grosso cannone che ruotava da una parte e dall�altra come la coda di uno scorpione.�� Non abbiamo niente di simile in Russia�� si lament� Lavi.</p><p>��Neppure noi, in questa America�� disse John Kennedy.�� Radiocomandati, ci scommetto! Ges� santo, stanno sparando!�� E infatti quei cannoni non erano giocattoli: facevano fuoco contro il Campidoglio, e ad ogni colpo grandi nuvole di fumo e rigurgiti di macerie esplodevano dai muri esterni dell�edificio.</p><p>La scena cambi�. Sullo schermo apparve il grande studio della NBC, in attivit� come quando ne facevano il loro quartier generale la notte delle elezioni. Dietro Tom Brokaw e John Chanceller c�era un�enorme carta murale con la situazione del Distretto di Columbia, e i due stavano illustrando quello che succedeva.</p><p>Non era necessario che dicessero molto. La carta parlava per loro. Pressoch� un quarto della citt� era adesso ombreggiato di rosso�� il rosso delle forze d�occupazione�� ovvero tutta l�area circostante il Campidoglio che avevamo appena visto, la Casa Bianca, l�Ellisse, parte della zona intorno al Monumento a Washington, una vasta fascia lungo il fiume e piccoli punti isolati sparsi per il Distretto. Scaglionate lungo il perimetro c�erano luci rosse che segnalavano combattimenti in corso.</p><p>Brokaw stava indicando il Campidoglio.�� L�ultimo loro attacco�� disse,�� � avvenuto senza preavviso appena quarantacinque minuti fa sulla Prima Strada e lungo la Constitution Avenue. Simultaneamente hanno aperto il fuoco in quasi tutti gli altri punti della citt� dove le nostre truppe fronteggiavano le loro.�� Li elenc� uno a uno, poi constat�:�� Contro ogni aspettativa, ci risulta che vi sia stato un costante contatto telefonico fra il quartier generale degli invasori, alla Casa Bianca, e il nostro, situato in un punto del Distretto che non siamo autorizzati a rivelare. � ormai di dominio pubblico che gli invasori hanno catturato tre membri del Gabinetto e almeno i tre quarti dei Capi di Stato Maggiore col loro staff, oltre ad alcuni senatori, congressisti e varie importanti personalit� politiche. Lo stesso Ronald Reagan � caduto nelle loro mani. Tutti gli ostaggi, cos� li ha definiti il nostro governo, hanno avuto il permesso di registrare messaggi che sono stati trasmessi telefonicamente. Ecco la voce del Generale Westmoreland�</p><p>Il messaggio venne mandato in onda, ma non feci caso alle parole. M�ero girata a guardare Nyla Christophe, e stavolta lei sostenne tranquillamente il mio sguardo. Dal poco che Dom mi aveva sussurrato di lei mi sarei aspettata, non so, una specie di agente della Gestapo combinata con Mata Hari. Non ne aveva l�aspetto. Sedeva con le mani sotto le cosce, come se non volesse mostrarle. Quella che vedevo era una giovane donna della mia et�, con la mia faccia, il mio corpo�� be�, no, forse era quattro o cinque chili pi� leggera di me, ma questo non andava certo a suo svantaggio�� una donna che avrei potuto vedere guardandomi allo specchio ogni mattina. Sapevo che aveva fatto paura a molti. Io non avevo mai fatto una cosa simile, no, a nessuno e mai; e non credevo proprio che mi fosse possibile istillare paura fisica in qualcuno. Ma io non ero cresciuta in un mondo che amputava i pollici a una ragazza per aver rubato nei negozi. Non disse nulla, anche se mi parve che non ci fosse nulla di ostile nel modo in cui studiava il mio volto. Neppure io parlai, anche se cominciavo a sentire che se avessimo potuto sederci da qualche parte per un t�te-�-t�te fra noi donne avremmo potuto, in realt�, capirci molto bene.</p><p>Poco a poco mi rendevo conto che lei e io non eravamo le sole a fissarci a vicenda. Lavi Djugashvili, che s�era alzato per uscire, adesso esitava. Stava scrutando i due uomini di nome Larry Douglas. Sussurr� qualcosa a John Kennedy, apparve perplesso, scosse il capo e finalmente disse:�� Mr. Douglas? Posso scambiare una parola con voi� con tutti e due voi, forse?</p><p>��Perch� no?�� rispose uno di loro (non avevo modo di sapere chi).</p><p>��Ho notato�� disse Lavi,�� che ci rassomigliamo molto. � mai possibile che fra noi ci sia una parentela?</p><p>Uno dei Larry Douglas rise.�� Diavolo, uomo, questo � il pi� grosso eufemismo che abbia mai sentito. Noi abbiamo gli stessi due genitori, e gli stessi quattro nonni.</p><p>��Stai parlando di nonno Joe�� annu� l�altro Larry.</p><p>��Sto parlando di tutti e quattro�� disse il primo.�� Nonno Joe era solo il pi� famoso. Le fece veramente grosse, ottanta o novant�anni fa� banche svaligiate in Siberia, fughe con la polizia alle calcagna, tutto quanto. Quando in Russia la terra cominci� a scottargli sotto i piedi venne in America, e us� il malloppo per mettersi in affari a New York. Divenne ricco, quel drittone.</p><p>��Anche il mio ha fatto lo stesso!�� esclam� l�altro.�� E il tuo ha fatto la stessa fine? Ammazzato da uno che lo colp� con un punteruolo da ghiaccio, nella sua residenza estiva ad Ashokan?</p><p>��Non fu uno scalpello da ghiaccio, e non fu in inverno, e accadde a Hobe Sound�� disse il primo.�� Per�, s�. Dissero che c�era di mezzo la politica. Aveva intascato fondi che si supponeva dovessero andare ai sindacati comunisti, come saprai. Anche tuo nonno, ambasciatore, � finito cos�?</p><p>Lavi li fiss�, gravemente, poi disse:�� Fino a un certo punto s�. Solo che i miei nonni non hanno mai lasciato la Russia. Nonno Josip rimase l�, e divenne famoso sotto il nome che assunse entrando nel partito: Stalin.�� Si pass� una mano sulla faccia.�� Tutto questo�� aggiunse,�� � molto sconcertante. Adesso vi prego di scusarmi. In ogni caso � ora che io torni alla mia ambasciata, ma voi gentiluomini� la situazione� mi piacerebbe chiarirla, devo dire.�� Tacque e scosse la testa.</p><p>Io non ne potei pi�. Mi alzai e gli misi un braccio intorno alla vita. Era sbigottito. E anch�io un poco. Ma si sciolse da me e mi afferr� per una spalla, guardandomi con occhi vacui. Poi mi lasci�, fece un passo indietro, mi baci� la mano e disse:�� Bisogna che vada a�</p><p>S�interruppe a met� della frase, accigliandosi.</p><p>Sono certa che anch�io mi accigliai, perch� udivo quello che udiva lui. Quel vago e lontano esplodere d�armi da fuoco non era pi� n� vago n� lontano. Proveniva giusto dalla strada sottostante.</p><p>Nessuno mi stava guardando. M�accorsi che tutti i presenti avevano girato gli occhi alla scala che saliva all�appartamento privato della Presidentessa, al piano di sopra. Le guardie del Servizio Segreto che stazionavano sugli scalini, sorvegliando che fra noi non ci fossero dei traditori, avanzarono nel salone e ordinarono a tutti di accostarsi alle pareti. Quello che pass� di fronte a me disse:�� Sono Jenner, Servizio Segreto. La Presidentessa sta per essere evacuata.</p><p>��Evacuata!�� esclam� Kennedy.�� Qual � il problema, Jenner? Siamo in pericolo?</p><p>��� possibile, signore. Se volete andarvene, potete farlo appena la Presidentessa avr� abbandonato i locali. C�� una via d�uscita attraverso il garage sotterraneo. Ma restate dove siete finch� il suo gruppo � in corso di uscita. Per favore�� aggiunse. E dopo un attimo:�� Signore.</p><p>La Presidentessa e il suo entourage vennero gi� lungo la scala. Li accompagnavano vari agenti del Servizio Segreto, tre dei quali donne; alcuni agenti della Polizia Distrettuale con alla testa il Capitano Glenn; il colonnello di collegamento del WAC coi codici delle armi nucleari; quattro o cinque uomini in borghese che stavano facendo di tutto per dire qualcosa alla Presidentessa mentre scendeva, a passi misurati e con una mano sulla ringhiera. E lei riusciva a rispondere a ciascuno di loro. Non ero mai stata d�accordo con la politica di Nancy, ma dovevo ammettere che aveva un aspetto presidenziale, anche nei ritratti.</p><p>Appena la Presidentessa fu nell�ascensore, gli uomini del Servizio Segreto rimasti in sala tornarono sulla scala, e quelli che erano stati a colloquio con lei furono autorizzati a scendere. Fra loro un gruppetto che attrasse subito i miei occhi: Dom, o meglio i tre Dom, seguiti da due russi e da un paio d�altri anch�essi probabilmente scienziati, reduci dal loro incontro con la Presidentessa.</p><p>Si fermarono quasi alla base della scala. Anch�io mi fermai. Nella sala c�era stato un improvviso mormorio, come di gente che trattenesse il respiro o mandasse soffocate esclamazioni di stupore e paura. Non mi resi conto di quel che significavano� non di preciso. Pensai solo che dalle scale scendeva meno gente di quanta credevo che ce ne fosse al piano di sopra. Ma gi� non li guardavo pi�.</p><p>Nell�aria c�era stato una specie di fremito� suppongo che avrei potuto chiamarlo un fremito di silenzio, quel calo di sonorit� che si avverte in un jet dopo un improvviso calo di pressione negli orecchi.</p><p>E poi:�� Scusami�� disse una voce dietro le mie spalle, una voce che conoscevo molto bene,�� ma penso che tu e io dovremmo fare due chiacchiere, non � cos�, Nyla?</p><p>��Naturalmente, Nyla�� dissi. E mi volsi a guardare me stessa negli occhi. Stava sorridendo.</p><p>C�era qualcosa nel suo sorriso che m�indusse ad abbassare lo sguardo fra i nostri due corpi. Aveva le mani unite fra loro all�altezza della cintura, e da esse spuntava la lunga lama affilata di uno dei coltelli del buffet, puntato nel mio addome.</p></section><section><p><emphasis>Davanti al volto dell�uomo c�era un oggetto�� forse avrebbe potuto esser chiamata un�immagine�� delle dimensioni di un pallone da spiaggia. Era composto da punti di luce. Vista dall�esterno una galassia avrebbe avuto circa quell�aspetto, se le galassie fossero cos� fitte di stelle. Molti punti di luce erano di un azzurro pallido, ma all�interno della sfera c�erano vaghe strisce di verde, giallo, arancione e anche rosso, come le linee di cancrena che s�irradiano da una ferita infetta. All�esterno della sfera c�era un circolo di quelli che avrebbero potuto essere specchi, riflettenti il volto preoccupato dell�uomo� solo che non erano specchi. Alcune di quelle immagini erano calve, altre avevano i capelli lunghi, o corti. Ve n�erano di abbronzate e di pallide, di paffute e di magre.�� Adesso che l�abbiamo cartografato�� disse l�uomo seduto,�� penso di vedere il problema nella sua reale estensione. Ho gi� misurato le armoniche fino al sesto ordine di grandezza, e si stanno ancora propagando.�� Fece una pausa e cerc� segni di disaccordo sugli altri volti. Non ve ne furono.�� </emphasis>Se <emphasis>la cosa continua�� disse con calma,�� ci sono novantanove probabilit� su cento che entro un anno standard le perturbazioni saranno a tutti gli effetti totali e irreversibili.</emphasis></p><empty-line/><subtitle>28 Agosto 1983</subtitle><subtitle>Ore 12,10 del mattino�� Agente Nyla Christophe</subtitle><empty-line/><p>Con tutto quello che stava succedendo nessuno prest� molta attenzione alla Bowquist e a me, mentre ci muovevamo verso la dispensa. Se avessero analizzato la sua espressione forse ci avrebbero letto qualcosa che avrebbe spinto qualcuno a farle una domanda, finch� io non le dissi di sorridere. Allora lei sorrise. Oltre la dispensa c�era una stanza da bagno, e al di l� di questa la porta che dava sulle scale.</p><p>Nessuno ci vide uscire.</p><p>��Aspettiamo un minuto qui, Bowquist�� dissi, e la tenni d�occhio. Era una bella donna. Pesava almeno cinque chili pi� di me, cinque chili di cui io non ero mai stata in possesso grazie ai faticosi esercizi con gli attrezzi ginnici e sui tappeti da judo, ma le stavano bene addosso. Non era certo grassottella, solo pi� arrotondata di me. Aveva anche un odore inatteso. Io usavo il profumo, ogni tanto. Perch� no? Agli uomini piace, e a me piaceva che desiderassero tutto di me quando andavamo a letto. Ma lei aveva l�aria di chi lo mette sempre; e poi c�era l�acconciatura dei suoi capelli. Li portava una ventina di centimetri pi� lunghi dei miei, pettinati in morbide onde.�� Chi � Bowquist?�� le chiesi.</p><p>��Ferdinand Bowquist � mio marito�� rispose. Non si mostrava spaventata, anche se probabilmente lo era. Io lo sarei stata.</p><p>��Lo supponevo. Mi � parso che ti strusciassi parecchio con quel senatore, per�.</p><p>A questo non rispose. Be�, non l�avrei fatto neanch�io d�altronde; ma per qualche ragione ero soddisfatta di vedere che questa donna bella e rispettabile correva anche la cavallina, all�occasione.�� Cosa vuoi farmi?�� chiese.</p><p>Dissi:�� Tranquilla, dolcezza. Ti ho sentito dire che hai una stanza in quest�albergo. Quel che faremo � di prenderla in prestito per un poco.</p><p>La porta si apr�. Era quel che aspettavo. Comparve Moe, spingendo davanti a s� i due Larry, e anche questo era ci� che aspettavo. Il Larry straniero aveva l�aria preoccupata, ma il mio vecchio beneamato Larry era addirittura grigio in faccia.�� Nyla�� ansim�.�� Sei impazzita? Non so cosa stai cercando di fare, ma non puoi�</p><p>Dissi:�� Tappati la bocca, tesoro. Adesso facciamo una piccola passeggiata.</p><empty-line/><p>Non fu piccola e non fu esattamente una passeggiata. Dovemmo arrampicarci su per quelle scale e poi scendere gi� per ben quindici piani�� ventotto rampe di scalini�� mentre fin l� nelle viscere dell�albergo sentivamo colpi d�arma da fuoco nelle strade, e di quando in quando anche nei cortili su cui si aprivano le porte di sicurezza.</p><p>Ce n�era abbastanza per innervosire chiunque. E infatti il nostro Larry stava perdendo le braghe.�� Nyla, per amor di Dio!�� gemette alle mie spalle.�� Dove ci stai portando? Quella � gente che prima spara e poi fa le domande!</p><p>Ero in un bagno di sudore, e fui contenta di fermarmi un momento.�� Nessuno ci prover�, razza di coglione!�� dissi.�� Ci fermeranno, ci faranno domande, e con ci�? Noi non siamo n� contro gli uni, n� contro gli altri.�� A parte Nyla Bowquist, dissi a me stessa; ma chi avrebbe mai sparato a lei?�� E poi ci sono solo altri tre piani.</p><p>I piani li avevo contati bene. Quello con cui non pensavo di dover fare i conti era l�alto tasso di criminalit� di Washington: le porte della scala erano del tipo che si apre solo dall�interno. Peggio ancora, erano porte antincendio, rivestite in lamiera e con cardini fatti per resistere alle deformazioni da calore. Guardai Moe, dubbiosa.�� Pensi di farcela ad aprire?</p><p>La sua risposta fu un grugnito piuttosto incerto. Prese la rincorsa, si scaravent� avanti, e colp� il battente con una spallata dietro cui c�erano tutti i suoi centodieci chili di forza bruta.</p><p>La porta non trem� neppure. Il rimbombo fu notevole, il risultato nullo. Moe si massaggi� il braccio e mi guard� con aria infelice. Scossi le spalle.�� Provaci ancora�� dissi, ma prima che potesse muoversi o protestare sull�impossibilit� della cosa la porta si apr�. Sulla soglia comparve un soldato in uniforme da campagna verde oliva, che ci punt� addosso un fucile automatico. Appariva allarmato. Ma non quanto me, alla vista dell�arma.</p><p>��Che diavolo state facendo qui, voialtri?�� sbott�.</p><p>Per un attimo la mia mente gir� a vuoto intorno a una serie di risposte, senza riuscire a trovarne una sola valida. Ma�� forse perch� quelle circostanze strane l�avevano reso pi� baldanzoso, forse semplicemente perch� aveva pi� fiato di noi�� fu Moe a prendere in mano la situazione.</p><p>��Piano con quello sputafuoco, amico�� disse con un sogghigno rassicurante.�� Questi sono dei VIP, e tocca a me portarli al sicuro. Sono dell�FBI. Adesso stai calmo e tirer� fuori di tasca la mia tessera. Lo far� molto lentamente�</p><p>E lo fece, e il soldato era abbastanza giovane e abbastanza sciocco da avvicinarsi per esaminare il tesserino, e questo fu il suo errore. <emphasis>Oooff! </emphasis>rantol�, quando Moe, prima che potessi fermarlo, gli conficc� il coltello sotto lo sterno.</p><p>Cos� avemmo la strada libera verso la camera della Bowquist, e in pi� ci procurammo un�arma; ma soprattutto avevamo risolto il problema di quella gente, commettendo finalmente un crimine per cui potessero punirci senza difficolt� giurisdizionali.</p><empty-line/><p>Nella camera di Nyla, appuntato sul cuscino, c�era un biglietto:</p><empty-line/><cite><p><emphasis>Cara Nyla,</emphasis></p><p><emphasis>mi hanno detto che devo lasciare l�albergo. Sto andando a casa del senatore Kennedy, dove ti aspetter�. Spero che tu stia bene!</emphasis></p><text-author><emphasis>Amy</emphasis></text-author></cite><empty-line/><p>Si pu� immaginare quanto mi rattristai per l�assenza di questa Amy. Ci� che aveva attirato il mio sguardo erano intanto gli armadi aperti, pieni di biancheria fine e di bei vestiti appesi alle grucce, e un elegante bagno fornito di doccia, Lasciai Moe a minacciare i prigionieri con la sua grinta dura e andai subito sotto la doccia.</p><p>Mi fece sentire meglio; inoltre la doccia � il posto dove riesco a pensare con pi� chiarezza. Ne avevo un gran bisogno, perch� la situazione aveva preso una piega che scombussolava i miei piani.</p><p>Avere un�arma era intanto un fatto positivo. Non ne avevo mai viste di quel tipo, ma era fornita di sicura, di mirino, di un grilletto, e di un caricatore ricurvo, perci� non dubitavo che avrei saputo usarla. Un sacco di gente non riesce a credere che io possa manovrare un fucile mitragliatore, senza pollici come sono. Qualcuno di loro aveva perso del denaro a scommettere con me, e uno o due qualcosa in pi� del denaro. Quando avete sparato con tutto quello che c�� nell�armeria dell�FBI, non avete particolari problemi a usare qualunque cosa costruita per far scoppiare polvere a un�estremit� ed emettere una pallottola dall�altra.</p><p>Questo non � molto femminile, ma io non avevo mai avuto troppo tempo per concentrarmi su quello che per altre significava essere donna.</p><p>Non sto parlando del fare all�amore. Potrei scovarvi fuori una dozzina di uomini disposti a testimoniare che come <emphasis>femmina </emphasis>potrei giocare in Serie A. Voglio dire quell�altro genere di cose. Il genere di cose di Nyla Bowquist. I capelli splendenti e curati, il leggero tocco di ombretto che le dava luce agli occhi, quel modo di camminare sui tacchi alti come se ci fosse nata sopra. Questo � un esempio delle riflessioni che mi vengono sotto la doccia, quando assaporo il getto d�acqua calda e lascio che i miei pensieri vaghino liberi dove vogliono.</p><p>Quella volta non li lasciai vagare lontano. C�erano troppe cose che me li inchiodavano alla realt�, e buona parte di quella realt� era irta di spine pericolose.</p><p>Pi� pericolose ancora, adesso che ci eravamo lasciati un cadavere alle spalle.</p><p>In realt� poteva trattarsi di una cosa poco importante: doveva essere pieno di cadaveri l� intorno, con quegli scontri in strada. Per� la cosa non mi era andata gi�. Non ero mai stata uno di quegli agenti dal grilletto facile. Non mi piaceva che gli uomini che lavoravano per me uccidessero, salvo quando era assolutamente necessario, ovviamente, e da l� a non molto avrei fatto in modo che Moe si pentisse di quella faccenda.</p><p>Da l� a non molto. Ma non subito, perch� adesso avevo altre cose da fare.</p><p>Quando terminai di sciacquarmi i capelli ero gi� riuscita a elaborare un piano che poteva funzionare piuttosto bene. Mi arrotolai un asciugamano intorno alla testa bagnata, senza preoccuparmi d�indossare altro, e uscii dal bagno. Su di me si fissarono tre sguardi mascolini penetranti come trapani; li ignorai e mi rivolsi alla Bowquist:�� Mi piacerebbe prendere a prestito un po� di biancheria�� dissi, con una certa buona grazia.</p><p>��Nei cassetti�� rispose, indicando il canterale. Era troppo ben educata per fare commenti sulla mia nudit�, ma mentre aprivo i cassetti notai con la coda dell�occhio che reprimeva un sorriso. Mutandine, calze di nylon, reggiseni� tutta roba di lusso, e tutta ordinata secondo lo stile. Quella Amy doveva essere un tipo prezioso. Scelsi un intero set di biancheria in seta bianca, parlando mentre la indossavo.</p><p>��Quello che adesso faremo�� dissi,�� � d�impadronirci di un portale. Poi torneremo a casa nostra.</p><p>Questo produsse un mutamento d�espressione sulle loro facce. Specialmente negli uomini. Avevo notato gi� altre volte negli uomini che, mentre un corpo nudo li interessa sempre, trovano qualcosa di particolarmente eccitante in una femmina appena uscita da sotto la doccia, calda e bagnata, ancora fumante: sembrano incapaci d�aspettare che si sia asciugata. Ma feci in fretta a distoglierli da quei pensieri. Moe annu�, accettando la direttiva generale. L�altro Larry sembrava istupidito. E il nostro Larry sbuff�.�� Per l�amor di Dio, Nyla, non riesci a capire che adesso sei fuori da quel letamaio? Rimani qui! Dimentica questa stupida idea di tornare indietro!</p><p>Scossi il capo.�� Forse tu sei ansioso di dimenticare casa tua, tesoruccio�� dissi,�� perch�, ammettiamolo pure, l� ti attende un futuro assai poco divertente. Ma io lavoro per il Bureau, e loro si aspettano qualcosa da me. Devo presentare il mio rapporto.</p><p>��Aah, all�inferno, Nyla!�� grugn�.�� Vuoi davvero tornare in un posto dove ti sbattono in galera se porti gli shorts a pi� di un palmo sopra il ginocchio? Questo non � un mondo malvagio! Quando si saranno liberati da questa guerricciola��� Poi una riflessione gli blocc� la voce in bocca, e la rabbia che aveva in faccia si trasform� in ansia.�� Cosa intendi per �futuro poco divertente�?</p><p>Dolcemente dissi:�� Non ti aspetterai che io ti protegga in eterno, no? Direi che ormai sei proprio bruciato, carino� Vuoi passarmi quei pantaloni bianchi, Bowquist?</p><p>��Ma Nyla! Perch� vuoi negare quel che c�� fra noi?</p><p>��Bah, Larry, chi vuoi prendere per il bavero? � una vita che sei impelagato nei tuoi piccoli racket, una truffa qui, un furtarello l�. Mica ti biasimo per esserti immaginato che entrare nel mio letto era il colpo grosso che sognavi. Sbatterti un Agente Capo dell�FBI era una garanzia per star fuori dalle nostre mani, eh? Ma il dossier che abbiamo su di te intanto cresceva. � solo che non te l�ho mai detto.</p><p>��Nyla!�� Stava cominciando a sudare. L�altro Larry, per contro, parve meno abbacchiato: peggio va per qualcun altro, meglio sembra che vada per noi. Erano proprio due tipi della stessa razza: snelli ed eleganti di modi, anche piacevoli, ma dentro fatti di niente.</p><p>��Non facciamoci cattivo sangue�� dissi, tirando su la lampo dei pantaloni e ammirandomi allo specchio. Non erano aderenti come mi sarebbe piaciuto, per� quel che volevo era evitare l�attenzione, non attirarla. Gli battei una mano su una spalla.�� Anch�io ho avuto quel che volevo, lo sai. Ti avrei messo definitivamente in cima alla graduatoria di quelli che frequentavano la mia camera da letto, se non avessi cercato di ciurlarmi nel manico. Ed � quello che hai fatto.�� Tolsi l�asciugamano dai capelli e me li tastai. Ancora piuttosto bagnati.�� Bowquist, hai da prestarmi anche un asciugacapelli?</p><p>��Nel bagno�� disse, muovendosi verso la porta, ma la fermai.</p><p>��Vai tu, Larry, e poi dammi un�asciugatina, eh?�� ordinai al nostro Larry. Con aria risentita entr� nel bagno, e lo sentii frugare negli armadietti.�� Ora, quel che cercheremo di fare sar� uno scambio. Noi abbiamo qualcosa che loro vogliono. Loro hanno qualcosa che io voglio.</p><p>��Qualcosa cosa, capo?�� si accigli� Moe, ruminando sulla difficolt� di quel concetto.</p><p>��Quello che hanno loro � un portale. Quello che abbiamo noi sono due ostaggi.�� Sorrisi con simpatia all�altra Nyla e all�altro Larry.�� La Bowquist � quella che saranno pi� ansiosi di riavere, suppongo�� dissi,�� a giudicare da come il suo boyfriend se la coccolava. Sfortunatamente non � lui ad avere il portale. Ma ce l�ha il DeSota che vuole te, Dr. Douglas, e ci tiene molto a recuperarti�</p><p>��Oh, <emphasis>no</emphasis>!�� gemette lui.�� Ascoltate: non dovete rimandarmi da loro! Ho un�idea migliore.</p><p>��Sto ascoltando�� dissi, sempre sorridendo.</p><p>��Avremo l�uso di un portale, forse� non so come, ma troveremo il modo. E torneremo nel vostro paratempo. Vi insegner� come costruire l�apparecchiatura, cos� come l�ho insegnato agli altri! � questo che volevate da me! Lavorer� fino alla morte per voi, ve lo giuro!</p><p>Ci pensai su.�� Cos� potrebbe essere ancor pi� sicuro per noi�� gli concessi.�� La domanda �: dove trovare un portale?�� Mi volsi alla Bowquist.�� Forse � qui che puoi venire utile. Pensi che se tu sussurrassi le paroline giuste al tuo boyfriend lo convinciresti a lasciarci usare un portale, per qualche minuto?</p><p>��Non ne ho idea�� disse, molto fredda, molto distaccata. Situazioni di quel genere non erano parte del suo mondo, e dovetti ammirarla. Con una parte di me desiderai essere pi� simile a lei. E con quella parte di me rimpiangevo amaramente ci� che non ero diventata, ci� che avrei <emphasis>voluto </emphasis>diventare se le cose fossero andate diversamente, perch� dopotutto io <emphasis>ero </emphasis>lei��� Cosa?</p><p>��Ho detto�� ripet�,�� che al tuo ex amichetto dev�essere successo qualcosa.�� Stava guardando in direzione del bagno.</p><p>Mi occorse un secondo per capire di cosa stava parlando. Poi m�accorsi che aveva ragione. Nella stanza da bagno era gi� cessato ogni rumore, ma Larry ancora non usciva. Fui alla porta con due passi svelti.</p><p>Non c�era nulla dietro cui ci si potesse nascondere li dentro. Non sotto il lavandino, non nel cubicolo della doccia le cui tendine erano aperte come le avevo lasciate poco prima, e non dietro di esse.</p><p>Lui non c�era. Non esisteva neppure un pertugio da cui sarebbe potuto uscire. Ma lui non era l�.</p><p>Per la prima volta da non so quanto tempo provai la morsa gelida e acre della paura fisica. Mi volsi a Moe, in piedi presso la finestra, e aprii la bocca per dirgli di cercare sotto il letto o da qualche altra parte. L�espressione di Moe era vagamente perplessa�</p><p>Poi non ci fu pi� nessuna espressione sulla sua faccia, perch� non ci fu pi� una faccia su cui avrebbe potuto dipingersi.</p><p>Nessuna faccia.</p><p>Un attimo prima guardavo lui, e un attimo dopo stavo guardando attraverso di lui. Era scomparso. I miei occhi brancolarono sulla finestra, sul canterano dove giaceva il fucile preso al soldato che aveva ucciso, ma dell�uomo che era stato in piedi fra me e quegli oggetti non c�era pi� traccia.</p><p>D�improvviso oltrech� spaventata mi sentii nuda. Non intendo a pelle nuda, come quand�ero uscita dalla doccia, voglio dire senza speranza e senza difesa alcuna. Balzai verso il fucile automatico per puro riflesso.</p><p>Non lo raggiunsi mai.</p><p>La stanza cominci� a farsi evanescente, a svanire�</p><p>Ed ero svanita anch�io.</p></section><section><p><emphasis>Avevano sorvolato i verdi campi d�Irlanda e si trovavano ormai da duecento miglia sull�Atlantico quando finirono di controllare i biglietti. Non era stato un lavoro molto entusiasmante. I passeggeri erano irritati e a disagio; sapevano che qualcosa stava andando storto. C�era stata quell�impiegabile attesa prima che la torre di Heathrow desse il permesso di decollo, tutti quei sussurri nello scompartimento delle hostess, e poi l�insolita richiesta di ricontrollare i biglietti a tutti quanti mentre erano gi� in volo. Eppure la cosa doveva esser fatta, perch� il cancelletto alla dogana aveva marcato il passaggio di 640 persone, e sulla scaletta del grande pulsojet la macchina aveva ticchettato su 640 biglietti, ma a bordo c�erano soltanto 639 passeggeri. Qualcuno, in qualche modo, era salito sull�aereo ma mancava alla conta. Quando ogni poltroncina su ambedue i livelli fu controllata e i sei compartimenti frugati in ogni angolo, incluse le diciotto toilette e i nove bagagliai, l�equipaggio non aveva ancora una spiegazione, ma se non altro aveva un nome.�� Be��� disse cupo il secondo ufficiale,�� almeno sappiamo di non aver sbagliato la conta. Ma non vorrei essere al posto di chi dovr� dare la notizia alla famiglia di questo Dr. John Gribbin!</emphasis></p><empty-line/><subtitle>27 Agosto 1983</subtitle><subtitle>Ore 11,50 della sera�� Maggiore DeSota, Dominic P.</subtitle><empty-line/><p>Essere un maggiore non significa affatto essere un maggiore quando non si hanno truppe da comandare, e le mie mi erano state tolte. C�era una battaglia in corso. Alle undici e un quarto tutte le armi che avevo visto sparire oltre il portale avevano cominciato a far fuoco simultaneamente. E lo scontro era stato sanguinoso fin dall�inizio. Lo sapevo perch� stavo guardando il portale di rientro presso il ponte quando i primi feriti erano stati rimpatriati. Ma a me non era stato affidato nessun compito. Ero rimasto l� attorno coi pollici infilati nella cintura, aspettando che qualcuno mi dicesse dove si supponeva che io dovessi andare e cosa si supponeva che potessi fare.</p><p>L�intera operazione stava prendendo una brutta piega. Forse definitivamente brutta. Le nuove truppe che avevo visto entrare attraverso il portale a sud del ponte non erano combattenti dallo sguardo duro, il passo deciso, addestrati a uccidere o a morire. Erano penetrati nel grande rettangolo nero a bocca chiusa e con scarso entusiasmo. E quelli che venivano rimpatriati�</p><p>I medici e gli infermieri non bastavano neppure per portare via i soldati in barella.</p><p>Attraverso il portale di rientro passava l�aria, quindi passavano le onde sonore, e potevo sentire i colpi di cannone e le raffiche e le granate che esplodevano al di l�. E l�aria che ne proveniva non risultava gradevole alle narici. Era la stessa umida e calda aria di Agosto che c�era da noi, ma puzzava. Puzzava di bruciato, di polvere e di esplosivi al plastico. Puzzava di fogne squarciate dai mortai, e dei gas di scarico dei carri armati.</p><p>Puzzava di morte.</p><p>In altre circostanze avrebbe potuto essere una piacevole notte. Riuscivo a immaginarmi a passeggio sul lungofiume con un braccio intorno a una ragazza graziosa, immerso in lieti pensieri. Faceva caldo, ma che altro c�� da aspettarsi da Washington in Agosto? L�afa non era insopportabile, e bench� in cielo non si vedessero stelle c�era il continuo sciabolare dei nostri riflettori, a dozzine adesso. Non credevo realmente che riuscissero a ingannare i satelliti russi, non pi�, ma era un bello spettacolo vederli falciare le nuvole compatte.</p><p>Le circostanze invece erano spiacevoli. Ero pi� che mai lontano dall�essere un eroe. Tuttavia mi avevano fatto portare altri indumenti�� pantaloni e giacca di pelle, probabilmente dal pi� vicino K-Mart�� cosicch� non ero pi� costretto a recitare la parte dell�ospite in abito da sera. Ma ci� non m�impediva di sentirmi ancora tale. Mentre mi aggiravo intorno al portale dovetti fare un balzo indietro per evitare un cingolato in uscita, carico di barelle, e andai a urtare in un altro sfaccendato indolente come me.�� Scusi�� dissi, e poi vidi le stellette di generale sul suo colletto.�� Ges� Cristo!�� esclamai.</p><p>��No�� borbott� acremente il Generale Magruder.�� Sono soltanto io, maggiore DeSota.</p><empty-line/><p>Non � facile sentirsi tristi per un Generale, specialmente per un Generale come Facciaditopo Magruder. Ma quello che mi stava davanti era completamente diverso dall�uomo che m�aveva triturato fra i denti giorni addietro nel New Mexico. Sembrava portarsi addosso tutto il peso del destino, e non mi occorse molto per scoprirne il motivo. Bast� che gli domandassi, con formale cortesia, quale aspetto dell�operazione stava dirigendo perch� lui grugnisse:�� Nessuno, DeSota. Sono stato trasferito. Fort Leonard Wood. Avr� un passaggio aereo domattina.</p><p>��Oh!�� dissi. Non c�era nient�altro da dire. Quando un generale viene tolto dal teatro d�operazioni e mandato a dirigere un campo d�addestramento, quella � la sola parola che si � autorizzati a dirgli. Suppongo per� che la mia faccia rivelasse ci� che stavo pensando, perch� lui mi sorrise. Non fu precisamente un sorriso amichevole.</p><p>��Se � ancora preoccupato per un�eventuale corte marziale�� disse,�� se ne dimentichi. Ci sono almeno cento individui in fila davanti a lei.</p><p>��Questa � una buona notizia, signore�� risposi.</p><p>Mi gratific� di un�occhiata fra sorpresa e disgustata.�� Buona?�� grugn�, come masticando la parola.�� Io non userei l�espressione �buona notizia� davanti a� a questo!�� agit� un braccio verso il portale, da cui un sergente vacillava fuori sorreggendo una donna coi gradi da sottotenente la cui testa era completamente avvolta in bende zuppe di sangue. Il generale esplose:�� Quella stupida cagna di una Presidentessa! Perch� ci ha costretti a farlo?</p><p>��� una pazza, signore�� dissi, per compiacerlo.</p><p>��Sicuro, una maledetta pazza! Ma�� aggiunse cupamente,�� se non altro io riesco a capire il suo genere di pazzia. Non � una traditrice, lei. E quel dannato testaduovo�</p><p>��Signore?</p><p>��Lo scienziato!�� sbott�.�� Non parlo di Douglas. Quello che gli avevamo messo alle costole. Sa cosa viene a dirci, adesso? Avremmo potuto salvare l�intera fottuta operazione! Ci sono altri mondi che potevamo usare, mondi dove non c�� gente per niente!</p><p>��Niente gente, signore?</p><p>��Dove l�intera dannata razza umana si � tagliata la gola anni fa. Li ha visti con l�apparato-spia. Mondi dove c�� stata una guerra nucleare totale, negli anni sessanta o settanta. Certo qualcuno � troppo radioattivo, non � possibile utilizzarlo. Ma altri non lo sono. Avremmo potuto passare attraverso uno di quelli. Nessuna opposizione. Nessuno a metter bocca negli affari nostri. Avremmo potuto mandarci un intero esercito, una flotta, fare base in Russia e piazzare portali dove ci sarebbe piaciuto meglio. Non avremmo avuto bisogno neppure di bombardarli. Sarebbe bastato spingere oltre il portale una testata nucleare, o anche mille, in tutti i punti chiave della loro dannata steppa� bah! Volete una tazza di caff�?�� termin�, bruscamente.</p><p>��Ecco�</p><p>��Andiamo�� disse, e attravers� la strada verso l�edificio del quartier generale.�� Inutile formalizzarci�� bofonchi�, girandosi a mezzo,�� adesso che tutto sta andando a farsi fottere.</p><p>Anche un generale rilevato dal comando ottiene quello che vuole. Il colonnello che stazionava nell�astanteria mi guard� con aria allusiva mentre passavamo oltre, ma non apr� bocca, neppure quando Magruder riemp� due tazze di caff� al distributore e me ne porse una.</p><p>��Questa nuova operazione, generale��� cominciai a dire.</p><p>��Gi�, certo. L�abbiamo mandata a catafascio, credo. Ma il fatto �: quanto tempo ci rimane?</p><p>��Tempo, signore?</p><p>��I russi�� precis�.�� Si stanno mobilitando.�� Ingoi� un lungo sorso di caff�. Era s� e no due gradi sotto il punto di ebollizione, e mi ci ero gi� ustionato le labbra. Magruder doveva avere la gola laminata in bronzo.�� Il mondo sta per saltare in aria, DeSota�� disse stancamente.�� I prigionieri parlano con le guardie, le guardie parlano con le loro amichette, i feriti parlano con le infermiere, e i giornalisti piombano addosso a tutti come avvoltoi. Non potremo tenere il coperchio sulla pentola ancora per molto� qual � il problema, colonnello?�� chiese, voltandosi verso l�ufficiale di picchetto.</p><p>Il colonnello s�era avvicinato, con un foglio in mano. Lo agit� nella mia direzione.�� Scusi, signore�� sbott�, in tono per nulla di scusa,�� ma quest�uomo � Dominic DeSota, no? Cristo, DeSota, che accidenti sta facendo qui? � nel posto sbagliato! Mi risulta che dovrebbe essere gi� passato dal punto di uscita� tolga le chiappe da qui e vada immediatamente allo zoo!</p><empty-line/><p>Magruder parve stabilire che una corsa in auto con me era quel che gli si addiceva. Non pronunci� parola. Si limit� a balzare sulla jeep da una parte mentre io saltavo dentro dall�altra, e certo non stetti a obiettare. Continu� a tacere anche quando l�autista fil� via facendo stridere i pneumatici. Non c�erano molte auto in giro. I civili avevano ubbidito agli ordini, e quelli che non stavano tappati in casa erano pochissimi. I semafori seguitavano a lavorare per� al loro solito ritmo, e oltrepassammo gli incroci facendo ululare il clackson, rosso o verde che fosse, ma non trovammo nulla a ostacolarci finch� non girammo sul viale.</p><p>E l�autista dovette inchiodare di colpo i freni.</p><p>Il viale era bloccato per tutta la sua lunghezza. Sembravano gli schieramenti preliminari per la parata del Giorno delle Forze Armate, con le rappresentanze di ogni arma in sosta anche nelle stradicciole laterali, e i capisquadra dagli elmetti rossi o dorati che andavano nervosamente avanti e indietro accanto ai loro veicoli in attesa di ricevere via radio il segnale di partenza. Solo che non si stavano preparando a una parata. Si preparavano a varcare il portale, per attaccare la Signora Presidentessa. E in quello scenario c�era una nota anacronistica: una corsia del viale era stata tenuta aperta per evacuare un po� degli animali pi� ingombranti dello zoo, tutti quanti mezzo imbizzarriti per il rumore e la confusione. Veicoli simili a vagoni ferroviari, con porte e finestre di sbarre, stavano portando via leoni, leopardi e gorilla. Dietro di questi dozzine d�inservienti frenetici stavano facendo marciare le giraffe, gli elefanti e le zebre nella calda notte di Washington. Il nostro autista suon� rabbiosamente il clacson. Un elefante scalpit� con un barrito minaccioso.�� Al diavolo!�� mi grid� all�orecchio Magruder.�� Impossibile passare in questo caos! Dobbiamo proseguire a piedi!</p><p>Anche a piedi non fu un divertimento. I cingolati da assalto erano fermi in lunghe file, e zigzagare fra essi significava finire ogni tanto quasi fra le zampe degli elefanti� e dover saltare, qua e l�, mucchi di sterco d�elefante. Facciaditopo Magruder avanzava come un mediano di mischia in possesso di palla fra la difesa avversaria, voltandosi a lanciarmi richiami a cui non rispondevo neppure, occupato com�ero a farmi strada verso il cancello dello zoo oltre il quale c�era il portale.</p><p>Nessuno era in via di passaggio attraverso il rettangolo nero.</p><p>��Dannazione!�� imprec� ancora Magruder.�� Andiamo!�� E si diresse al bar dello zoo, dove gli ufficiali in comando si stavano affollando attorno a un televisore.</p><p>��Qual � il problema qui, eh?�� sbott�. Un generale con due stellette si volse.</p><p>��Guardi lei stesso.�� Agit� un pollice verso lo schermo.�� C�� una trasmissione via satellite dal palazzo delle Nazioni Unite, a Ginevra.</p><p>Un diplomatico grasso, con occhiali a pince-nez, stava leggendo qualcosa alle telecamere. La voce che si udiva era per� quella di una donna, che traduceva dal russo all�inglese.</p><p>��I russi?�� chiese Magruder.</p><p>��Indovinato�� annu� l�altro generale.�� Quello che sta parlando � il delegato sovietico. Nota la sua faccia stanca? Sono circa le sei di mattina laggi�; dev�essere rimasto in piedi tutta la notte.</p><p>��Che cos�ha detto, signore?�� domandai io.</p><p>��Be��� rifer� asciutto il generale,�� sta dicendo che hanno� come le ha chiamate? le prove incontrovertibili che stiamo portando avanti un attacco contro di loro passando attraverso un mondo parallelo. Ha detto che se non ritiriamo immediatamente le nostre truppe la Russia agir� come davanti a un�invasione del suo territorio. C�� quasi da ridere, no? I russi che proteggono gli americani da altri americani!</p><p>Deglutii saliva.�� Questo significa che�</p><p>��Che ci attaccheranno? S�, sembra che voglia dire questo. Perci� pu� anche trovarsi da sedere da qualche parte. Abbiamo bloccato ogni movimento di truppe finch� qualcuno non decider� quel che dobbiamo fare� e ringrazio Iddio che quel qualcuno stia molto pi� in alto di me.</p></section><section><p><emphasis>Poich� era una dei pochissimi che riuscivano a decifrare il suo linguaggio da laringectomizzato, alla segretaria venne chiesto di spingere la sedia a rotelle dell�uomo lungo gli antichi viali ombrosi del college. Ma davanti alla scalinata della terrazza dovette fermarsi.�� Cercher� qualcuno che mi aiuti�� disse, e si chin� per ascoltare il sussurro di lui.�� Oh, no�� lo rassicur�.�� Non � un disturbo, Dr. Hawking!�� E non mentiva. Anche nell�afa di quell�Agosto inglese (c�erano pi� di 35 gradi!) scortare uno scienziato di fama mondiale nei bei viali di Cambridge non era una seccatura. Era un onore, e una responsabilit�. Ma quando la donna fece ritorno con un robusto impiegato e un ansioso professore del King�s College, le sfugg� un grido di sconforto.�� Ma non pu� essersi alzato da solo!�� gemette. Tuttavia davanti a loro c�era la sedia a rotelle, con le cinghie di sicurezza ancora allacciate, il poggiapiedi fissato in alto per tenere ferme le sue gambe invalide� ma Stephen Hawking non era pi� l�.</emphasis></p><empty-line/><subtitle>Data: 11-110 111-111, mo 1-000, da 11-101</subtitle><subtitle>Ore: 1-010, mn 11-110�� Senatore Dominic DeSota</subtitle><empty-line/><p>Non riuscireste mai ad abituarvi a saltare da un tempo parallelo a un altro, neppure se sapeste che � quanto vi sta accadendo.</p><p>Io non lo sapevo.</p><p>Tutto ci� che seppi fu che un momento prima stavo affrettandomi gi� per le scale che scendevano dall�appartamento della Presidentessa, con gli occhi fissi sulla donna che amavo. E un momento dopo, senza alcun percepibile intervallo di tempo (avrebbero potuto essere ore, e avrebbero potuto essere giorni) giacevo disteso sulla schiena mentre una voce mi sussurrava dolcemente all�orecchio che non avevo nulla di cui preoccuparmi. Quello era proprio il genere di cose che riuscivano a preoccuparmi. Sapevo riconoscere una bugia quand�era abbastanza grossa, e un nodo d�angoscia mi strinse alla gola.</p><p>Questo era ci� che provavo a livello mentale. Ma il mio corpo non sembrava far parte di quel tormento, di quell�angoscia. Giaceva immobile e perfettamente rilassato. Non avevo mai provato una tale rilassatezza fisica fin�allora, salvo forse ogni tanto dopo un amplesso davvero prolungato con Nyla quando ambedue ci abbandonavamo piacevolmente sfiniti. Non voglio dire che le mie condizioni avessero qualcosa di sensuale, solo che ero in uno stato di pieno e completo riposo muscolare.</p><p>Non c�era motivo che giustificasse questo. C�erano mille motivi per cui avrei dovuto essere teso e allarmato, e avrei dovuto sentirmeli come un groviglio doloroso nei muscoli e nei nervi. Inoltre nulla di quel che potevo vedere o sentire sembrava fatto per rassicurarmi. Ero disteso su un giaciglio duro in un locale simile a una stanza mortuaria delle pi� macabre. C�era un�altra dozzina di giacigli oltre al mio, ciascuno con un corpo umano su di esso. L�acre odore di medicinali e sostanze chimiche mi convinse che doveva trattarsi appunto di una �morgue�.</p><p>Neanche la persona che mi stava sussurrando all�orecchio era rassicurante. Non aveva faccia. Uomo o donna che fosse, ci� che riuscivo a vedere era un velo color carne che celava tutto dai capelli al mento. Oscillava appena, mentre la voce parlava, ma sotto di esso non s�indovinavano forme o lineamenti d�alcun genere. Lei (o lui) stava dicendo:�� Sar� trattato bene, uh, senatore, uh, DeSota, e godr� della pi� completa libert� personale.�� E mi poteva vedere, bench� non gli/le scorgessi gli occhi, perch� le sue mani mi stavano toccando, e dove lui/lei mi toccava avvertivo un formicolio o una fitta di dolore.</p><p>Mi stava facendo qualcosa. Potevo solo lasciare che lo facesse.</p><p>E c�era un�altra cosa che dovetti lasciar succedere. Non voglio dire che non fossi scosso, o preoccupato� diavolo, ero terrorizzato! Ma qualunque cosa la mia mente provasse a dire al mio corpo esso non ubbidiva: faceva ci� che gli diceva di fare qualcun altro. Non c�era bisogno che gli fosse detto in parole; tocchi e gesti bastavano, e all�istante il mio corpo si muoveva, si girava, o presentava al richiedente la parte da lui desiderata.</p><p>D�un tratto ricordai che avevo gi� visto qualcosa di simile, dopo che Nyla Senzapollici e il suo gorilla erano stati recuperati insieme a noi dalla stanza del motel nel New Mexico. Ma loro erano addormentati. Questo era molto, molto peggio. E in quell�occasione io ero stato solo uno spettatore. Non avevo mai immaginato di poter subire un trattamento cos� indegno, col mio corpo che si girava da una parte e dall�altra, da solo, offrendosi poi a una specie di sculacciata finale.</p><p>Fu a quel punto che mi accorsi d�essere nudo. E avrei anche potuto non arrivare a quella constatazione se la voce non avesse detto:�� Pu� anche alzarsi e vestirsi, adesso, e poi passare nell�<emphasis>hover.</emphasis></p><empty-line/><p>Il mio corpo ubbidiente indoss� un paio di short, scarpe da tennis e una specie di maglietta di rete. Il tutto mi aderiva spiacevolmente, non tanto perch� fosse della mia misura quanto perch� a quel materiale sembrava non importare quali fossero le misure di chi lo indossava. Poi il mio corpo ubbidiente si mise in marcia dietro la donna (o uomo) per uscire da quel locale privo di porte. No, non c�erano porte. E neppure ne apparve magicamente una all�ultimo momento. Ci� che accadde fu che lui/lei s�incammin� verso il muro e continu� a camminare, e cos� feci io� insieme ad altri sette od otto corpi altrettanto compiacenti i quali appartenevano a persone vestite con un completino da spiaggia color nocciola identico al mio.</p><p>E in quanto a questo, eravamo davvero su una spiaggia. O non molto distanti. Il luogo era una sorta di aeroporto, una curiosa mistura di edifici decrepiti e strutture nuove di zecca, e quella era una calda giornata estiva, con la brezza marina che portava con s� un forte odore di alghe e di salmastro, e la risacca che frusciava sulla massicciata d�una strada piuttosto malridotta. Oltre il moncone di un palo da bandiera c�era un muro di cemento, sulla cui superficie erano state inserite conchiglie a formare una larga scritta:</p><empty-line/><subtitle>��FLOYD BENNET FIELD��</subtitle><empty-line/><p>Oltre il tetto del basso e squadrato edificio bianco da cui eravamo emersi (non c�erano porte neppure a guardarlo dall�esterno) un grande aereo dalle ali a delta si stava abbassando con un acuto sibilo di jet. Rallent� con rapidit� incredibile, mise fuori i flaps, poi fece ruotare i motori e atterr� verticalmente, toccando la pista pochi metri pi� in l� dell�edificio. Non accadde altro, salvo che subito dopo fu l�edificio a muoversi: ebbe una vibrazione, si sollev� su invisibili ruote e scivol� avanti fin sotto il capace ventre del velivolo. A qualche centinaio di metri di distanza un aereo dello stesso genere stava calando a contatto del suolo un altro piccolo edificio bianco. Mi volsi al pi� vicino del nostro gruppetto di zombie e parafrasando la canzone lo apostrofai:�� Dorothy, credo proprio che questo non sia l�Arkansas.</p><p>Lui mi fiss� irritato. Poi il suo sguardo cambi�.�� Non ci siamo gi� conosciuti?</p><p>Lo fissai con pi� attenzione.�� Il Dr. Gribbin? Ci siamo visti a Sandia, mi pare.</p><p>��Satanasso dannato!�� annu�.�� E lei � il congressista yankee. Che accidenti sta succedendo qui, lo sa?</p><p>Io non sapevo neanche se valeva la pena di tentare di rispondere a quella domanda. Ma mentre cercavo di metter l�una dietro l�altra due parole che avessero senso, una voce alle mie spalle mi salv�:�� � un tempo parallelo�� disse zelante Nicky DeSota.�� Conosce un po� la meccanica dei quanta? Bene. Sembra che Erwing Schroedinger, o forse qualcuno che giocava in squadra con lui, abbia detto che una reazione nucleare, la quale pu� andare in un modo o nell�altro, va in tutti e due i modi. Ad esempio, prendiamo una scatola e mettiamoci dentro un gatto�</p><p>Dovetti passarmi una mano sulla bocca per non scoppiare a ridere. Ecco come un sensale d�ipoteche riusciva a spiegare l�indovinello di Schroedinger a uno dei pi� esperti fisici moderni. Ma Nicky aveva un vantaggio su Gribbin: lo aveva visto accadere. Un altro uomo, anch�egli in maglietta e shorts, si stava avvicinando ad ascoltare il discorso di Nicky. Ma la mia attenzione era altrove. Stavo esaminando il mondo sconosciuto che mi circondava e mi chiedevo perch� ero l�, e se sarei mai tornato alla mia vita e al lavoro normale del Senato� be�, non che adorassi i corridoi del Senato, ma almeno l� vigeva un tipo di anormalit� a cui m�ero abituato. E soprattutto mi domandavo dove fosse in quel momento la donna che amavo. Nel nostro gruppetto c�erano alcune donne, a me del tutto sconosciute. La persona senza faccia (una tuta candida completa di guanti e stivaloni bianchi celava il resto del suo corpo) ci stava intanto facendo incamminare verso uno strano veicolo. Sopra il predellino una donna, con l�identico abbigliamento ma la faccia scoperta, era intenta a parlare col conduttore; quando ci vide avvicinare balz� gi� e scapp� come fossimo appestati.</p><p>Ancora non sapevo quanto fosse azzeccato quel paragone.</p><p>Nicky e Gribbin stavano sempre chiacchierando.�� Faremmo meglio a salire su quell�affare�� li incitai.</p><p>Gli occhi di Gribbin mi fissarono, perplessi, ma quando li spost� da Nicky a me gli si sbarrarono.�� Voialtri due siete uguali!�� ansim�.</p><p>Nicky sorrise.�� Questo fa parte della faccenda�� annu�.�� E l�ha notato? Anche voi due siete uguali�� annunci�, indicando un uomo che s�era voltato e ci fissava a bocca aperta. Lui si tocc� la faccia come se temesse che gliel�avessero rubata.</p><p>��Satanasso dannato!�� disse il secondo John Gribbin. Il che riassumeva perfettamente la situazione.</p><empty-line/><p>Quali che fossero i tranquillanti di cui ci avevano imbottito, sembrava ora che il loro effetto cominciasse a scemare. I miei compagni di gregge avevano preso a rivolgersi al nostro pastore, e non tutti in tono educato. Pi� diminuiva la percentuale di droga che avevo nel sangue pi� sentivo aumentare la sicurezza e l�autocontrollo. Come Nicky, avevo gi� avuto un�esperienza simile. Il saperlo non la rendeva pi� gradevole: cambiare linea temporale era una cosa che logorava i nervi.</p><p>Da quanto avrei potuto dire, Nicky e io eravamo i soli cos� fortunati del gruppo. L� non c�era nessuno di quelli coi quali eravamo andati a Washington. L�assenza degli altri due Dom non mi avrebbe certo rovinato la vita, per non parlare dei due Larry Douglas e del russo. Ma quella di Nyla era molto pi� dura da mandar gi�. Fremevo dal desiderio di chiedere a qualcuno se l�avrei rivista ancora, tutti per� avevano un sacco di domande loro da fare, e sembravano assai pi� preoccupati e angosciati di me.�� Che state combinando qui?�� sbott� uno dei Gribbin. E la persona senza faccia disse:</p><p>��Sarete informati a bordo delFhover. Per favore salite, adesso: sta aspettando voi.�� E si volse. Ma uno di noi lo/la afferr� per una manica, col cipiglio di chi intende: <emphasis>Non so che intenzioni abbia, ma appena lo scoprir� qualcuno la pagher� cara.</emphasis></p><p>��Ai laboratori c�� bisogno di me!�� protest�.�� Abbiamo una riunione ad alto livello <emphasis>proprio adesso</emphasis>, e se non sono presente questo ci coster� met� dei fondi per il prossimo anno fiscale��� Tacque, indignato nell�udire la risata della persona senza faccia.</p><p>��Le cose di cui voi gente vi preoccupate!�� esclam� lui/lei con indulgenza.�� Tutti sull�hover. Presto, per favore.</p><p>Decisi che non c�era migliore alternativa che fare quanto ci veniva chiesto, e salii a bordo del veicolo. Scelsi uno dei sedili davanti, giusto alle spalle del cubicolo di vetro in cui stava il conducente, e Nicky si gett� a sedere accanto a me.</p><p>Quello che la persona senza faccia aveva chiamato un hover io l�avrei definito un �veicolo a effetto-suolo�, ci� che era. Non avevo mai visto un hovercraft, ma quando sentii il rombo delle eliche sotto di noi e ci sollevammo per scivolare sul terreno impervio verso la strada seppi di che si trattava.</p><p>Uso la parola �strada� come eufemismo. Questo � ci� che era stata. Da molto, molto tempo era priva di manutenzione. Si stendeva larga e vuota davanti a noi verso il lontano profilo di una citt�. Non ci voleva molto a capire l�uso dell�hovercraft: niente che andasse su ruote avrebbe potuto cavarsela con le deformazioni e le spaccature di quell�asfalto. Le buche pi� grosse erano state riempite alla meglio, e le cunette maggiori spianate da un bulldozer, e qualcuno aveva spinto fuori strada occasionali ammassi di lamiere rugginose che una volta erano state automobili. C�erano lunghi tratti in cui le marcite avevano invaso cos� a fondo il percorso che dell�asfalto non restava pi� traccia: solo fanghiglia e cespugli da cui il nostro motore faceva schizzar via piccoli volatili. I miei occhi correvano al remoto profilo della citt� ogni volta che l�hover si girava da quella parte. C�era qualcosa che mi sembrava familiare�</p><p>Agitandosi eccitato nel sedile al mio fianco Nicky DeSota ansim�:�� � New York! Diavolo, non ero mai stato in questa zona di New York!�� Mi diede di gomito con un sogghigno.�� L�hai notato? Questo affare ha l�aria condizionata!</p><p>��Gi�, piacevole�� annuii, perch� quel che diceva era vero e interessante, ma la mia attenzione s�era spostata sul cubicolo di vetro davanti a noi. Dalla nostra parte c�era uno sportello trasparente, chiuso, e disponeva di un ingresso suo. Il lui/lei che ci aveva condotti a bordo era nel sedile accanto a quello del conducente, e ci� che osservavo era quel che stava facendo. Si stava rivelando per una lei: si pass� le mani sulla faccia e il velo color carne venne via, scoprendo un volto in tutto normale. E inoltre molto grazioso. Scivol� poi fuori dalla sua tuta bianca, esibendo ulteriori prove della sua femminilit�, e si volse verso di noi. Nella cabina passeggeri eravamo poco meno di una ventina.</p><p>��Buongiorno�� ci salut� attraverso un intercom.</p><p>Accanto a me Nicky esclam� vivacemente:�� Buongiorno!�� E cos� un paio d�altri, come quindicenni sull�autobus della scuola� all�incirca come mi sentivo anch�io in quel momento.</p><p>��Gi� adesso�� disse,�� l�effetto dei vostri tranquillanti dovrebbe essere finito, cos� lasciate che vi spieghi cosa vi sta accadendo. Ci sono notizie buone e notizie meno buone. Quella buona � che nei prossimi ooty-poot giorni potrete muovervi liberamente e ovunque nel mondo in cui vi trovate, ed � un mondo abbastanza piacevole. Quella meno buona � che non potrete lasciarlo mai pi�.�� Sorrise dolcemente. Ci furono alcuni istanti di silenzio, poi la cabina si riemp� di domande. Il suo sorriso non s�incrin� di un millimetro.�� Non ho acceso l�interfono dalla vostra parte�� disse,�� cos� non posso sentire quello che dite. Prendetevi qualche minuto per parlare fra voi. Poi vi riassumer� brevemente quel che � successo, e perch�, e ci� che vi attende. Infine avrete il modo di fare le vostre domande. Per arrivare all�albergo dove alloggerete ci vorranno ancora totter-tot minuti.</p><p>Ci dedic� un ultimo sorriso e torn� a volgersi al conduttore.</p><p>� arduo dare un resoconto ordinato e coerente di quello che fu il resto del viaggio� ci sarebbe troppo da dire. Probabilmente, se potessi ricordare i momenti della mia nascita, troverei altrettanto difficile descriverli, perch� il caos di sensazioni in cui ero piombato mi sopraffaceva. E nel caos c�eravamo tutti� tutti salvo Nicky, direi, e invidiai la calma con cui prendeva quelle novit� non meno dell�eccitazione con cui trovava aspetti positivi nell�intera strana faccenda.</p><p>Non potevo condividere i suoi sentimenti. Pi� di tutto e soprattutto continuavo a chiedermi se avrei mai rivisto Nyla�</p><p><emphasis>Ogni </emphasis>Nyla.</p><empty-line/><p>Quando la donna cominci� il suo discorsetto di riorientamento ci eravamo gi� lasciati il mare alle spalle. Stavamo procedendo fra cumuli di macerie erbose e resti di case mezzo bruciate. Un paio di volte dovemmo farci da parte per lasciar passare hovercraft che viaggiavano in senso opposto, e i conducenti si salutarono l�un l�altro. Quelli che si dirigevano fuori citt� erano tutti vuoti. Nei dintorni non si vedeva un�anima viva. Scorsi tartarughe grosse come piatti da cucina che prendevano il sole sui marciapiedi, e anche un serpente arrotolato che mi parve un crotalo. Non si mosse neppure, seguendoci pigramente coi suoi freddi occhi vitrei. Vidi una volpe inseguire un coniglio in una piazza ingombra di sassi, finch� lo strepito del veicolo non li mise in fuga entrambi.</p><p>E intanto ascoltavo.</p><p>La prima parte di quel che ci disse fu una sentenza d�esilio:</p><p>��L�uso incontrollato del portale conduce al caos fra i paratempi�� disse severamente.�� Perci� vi abbiamo messo fine. Abbiamo trasportato su questo pianeta tutti i principali responsabili della sperimentazione, e cos� anche tutte le persone che si trovavano in un paratempo non loro. Nello stesso tempo abbiamo reso infrequentabili i centri di ricerche in ogni paratempo, permeandoli di radioattivit�. Non avevamo altra scelta. L�alternativa sarebbe stata la distruzione per tutti.</p><p>Mi stiracchiai e sbadigliai. Stavamo percorrendo una lieve discesa, fra alberi fronzuti che crescevano alti su entrambi i lati. Davanti a noi c�era una piazza con alcuni edifici di una ventina di piani ancora intatti, il pi� grosso dei quali mi era ben noto. Avevano le finestre sfondate, e lungo i muri si arrampicava l�edera.�� Fino a due anni fa�� stava dicendo la donna,�� questo pianeta era privo di vita umana. C�era stata una lunga guerra, che essi chiamavano la Guerra Mondiale, e qualcuno cominci� a usare armi batteriologiche. Fin� con lo sterminio pi� completo. Tutti i primati, oltre all�uomo, morirono di quei virus, ma quasi ogni altro essere vivente sopravvisse.�� Gett� uno sguardo al suo polso sinistro come se stesse consultando delle note.�� Oh� non dovete preoccuparvi del contagio; il vaccino � una delle cose che vi sono state inoculate all�Accettazione. Siete stati anche ripuliti di tutti i microrganismi di cui eravate veicolo� strane pulci vi portavate addosso, voi gente!�� Ci regal� un sorriso. Forse continuavamo a portarci addosso anche un po� dei suoi tranquillanti, perch� le sorridemmo di rimando.�� Comunque, alcuni paratempi hanno cominciato a usare il pianeta per colonizzarlo� con gente che per una ragione o un�altra non era pi� ben accetta a casa sua, agitatori, scontenti e persone del genere. E naturalmente c�� un certo numero d�individui a cui piace la vita del pioniere. Ma questo verr� a vostro vantaggio, poich� c�� una struttura sociale in cui potrete inserirvi. Non sarete costretti a cercare radici o a correre dietro ai gatti per mangiare. Questa � una delle poche citt� che abbiamo rimesso in funzione� be�, pi� o meno in funzione, cos� la maggior parte di voi potr� coltivarsi una fattoria. Dopotutto il cibo � la cosa pi� importante.</p><p>Stavolta nessuno rispose al suo sorriso. Qualunque cosa fossimo stati a casa nostra, non eravamo contadini.</p><p>Cominciai a chiedermi quali capacit� socialmente utili avrebbe potuto offrire a un mondo vergine un ex senatore degli Stati Uniti, con una laurea in legge e un principio d�artrite.</p><p>Sscendemmo gi� lungo il pendio d�un colle verso uno degli edifici pi� alti rimasti in piedi, un grattacielo con un orologio alla sommit�. (Uno dei quadranti mi disse che erano le tre, e un altro, senza la lancetta dei minuti, diceva che eravamo fra le dieci e le undici.) Sotto di noi c�erano dei binari arrugginiti, e poco pi� avanti si levava un ponte ferroviario, altrettanto arruginito. L�idea di passare sotto quelle travature vacillanti non mi sorrideva. Ma il conducente sapeva quel che stava facendo. Rallentammo per aggirare alcuni pilastri di granito, poi riprendemmo velocit� mentre i binari sparivano via in un�ampia curva.</p><p>��Ci sono delle domande?�� chiese vivacemente la donna.</p><p>Nicky fu il primo ad alzare la mano.�� Che cos�� un totter-tot?</p><p>Lei sbatt� le palpebre stupita.�� Che cosa?</p><p>��Avete detto che ci avremmo messo totter-tot minuti. Almeno, cos� mi � parso.</p><p>Il suo volto grazioso si schiar�.�� Oh, lo stavo dimenticando. Voi usate i numeri decimali, non � vero? Vediamo, questo sarebbe� mmh!�� Guard� ancora il polso sinistro.�� L�intera durata del viaggio � di circa quarantacinque minuti. Dunque, mh, ancora venti minuti. Altre domande?</p><p>Uno dei Dr. Gribbin alz� la mano.�� Una grossa, miss. Io mi occupo della dinamica dei quanta. E questo vuol dire che non so un accidente di niente sulla dinamica delle zolle.</p><p>��Naturalmente�� disse la donna con simpatia.�� Questo � problema effettivo, qui. Ci� di cui abbiamo davvero bisogno sono contadini, muratori e meccanici. Tuttavia ci sar� un programma di riaddestramento.�� E rivolse un luminoso sorriso alle quindici persone il cui sorriso s�era improvvisamente congelato.</p><p>Nella cabina passeggeri ci furono commenti e borbottii, ma non ne emerse alcuna domanda vera e propria. Probabilmente nessuno di noi ci teneva ancora a conoscere le risposte alle domande che avrebbe potuto fare. In quanto a me, stavo allungando il collo per guardare avanti poich� avevo visto quello che sembrava un ponte. E non mi piaceva affatto. Se fosse dipeso da me non avrei mai attraversato l�East River su un ponte che non aveva ricevuto una mano di pittura da mezzo secolo.</p><p>La donna aveva un�intera riserva di sorrisi dolci.�� Se qualcuno di voi vuol darsi da fare fin da ora, il vostro albergo ha bisogno di personale: cuochi, lavapiatti, addetti alle camere e alla lavanderia, e cos� via. Dovrete essere autosufficienti per cose del genere, vedete, durante il periodo di quarantena. Ovviamente sarete pagati.</p><p>Io non la ascoltavo. Mi stavo aggrappando alla poltroncina e fissavo il ponte che si avvicinava sempre pi�. Poi svoltammo a destra e mi rilassai con un sospiro. Poi tornai ad aggrapparmi al sedile mentre sterzavamo rallentando gi� lungo la riva del fiume. Avremmo trasbordato su un ferry-boat? Attraversato a nuoto? O ci avrebbero mollato li, con la terra promessa in vista oltre le acque, grattacieli sventrati e tutto?</p><p>Nulla di quanto sopra: non ci fermammo. Scivolammo avanti sulla piatta fanghiglia e quindi sulla superfice dell�acqua, con la stessa facilit�, velocit� e sicurezza con cui avevamo percorso le strade piene di buche della citt�. Dall�altra parte c�era quel che restava di un molo. Dei bagnanti nudi erano seduti l� con le gambe penzoloni, e non parve che il nostro arrivo li incuriosisse molto. Erano assai pi� interessati a uno dei loro, che era appena riemerso a una dozzina di metri dal molo e annaspava nell�acqua, agitando fieramente una fiocina su cui era conficcato un pesce lungo un buon metro e venti.</p><p>Se non altro adesso ci trovavamo in una zona di New York che avevo conosciuto bene. Riconobbi Canal Street, anche se i cartelli stradali erano caduti come frutti marci. Non ricordavo per� i nomi delle traverse che oltrepassammo�� orizzontarmi a Manhattan mi era sempre rimasto difficile�� ma riconobbi, o riconobbi quasi, la Quinta Avenue quando fummo l�. Era stupefacente che non ci fosse proprio nessun Empire State Building su quella che senza alcun dubbio dovevo identificare come la Trentaquattresima Strada, e curioso che all�incrocio successivo si levassero le strutture a ragnatela di una tettoia di vetro, senza pi� i vetri, che un tempo aveva coperto tutta la strada.</p><p>Ci fermammo l� per un minuto, intanto che il conducente e la guida si rimettevano sulla faccia le loro maschere color carne.�� Siamo quasi arrivati�� annunci� gaiamente la donna.�� Il posto si chiama Hotel Plaza. Un po� malridotto e ammuffito, forse, ma� oh, che bella vista potrete godere della foresta del Central Park!</p><empty-line/><p>Dopo che ciascuno di noi ebbe una camera del vecchio albergo, e fummo condotti a pranzo, ci vennero date molte spiegazioni. Ci fu data anche una nuova identit�. Adesso eravamo �Paratemporally Displaced Persons� o per brevit� Peety-Deepies. Ci aspettava una quarantena di sette giorni, tanto occorreva perch� i microbi rimasti nel nostro sangue crepassero di fame, se pure qualcuno era sopravvissuto alle iniezioni e agli spray con cui li avevano bombardati mentre dormivamo. Comunque, se andarcene da quell�albergo era questione di giorni, da quel paratempo non ce ne saremmo andati mai.</p><p>Eravamo l� per restarci.</p><p>Non si stava affatto male al Plaza Hotel. La donna non ci aveva raccontato balle. Era un posto simpatico, in fondo. Ed era stato un posto simpatico, lo ricordavo, anche nel mio Anno Domini 1983. Una specie di maestosa vecchia vedova con alcuni matrimoni storici alle spalle: Zelda e Scott Fitzgerald avevano vissuto l�, e a mezzanotte scendevano a fare il bagno nella fontana esterna.</p><p>Naturalmente da sessant�anni nessuno spazzava via le ragnatele. In quel mondo erano stati i ragni ad averla vinta sugli esseri umani. Questo si sentiva. Nel ristorante al piano terra stagnava uno strano e sgradevole odore, come se torme di animali fossero venuti a cena di quando in quando. (Lo avevano fatto.) Un quarto delle finestre erano state portate via dal vento, bench� quasi tutte fossero state sostituite con pellicole di una specie di plastica allorch� s�era deciso di riadattare il posto per noi. L�acqua che sgorgava dalle tubature era sempre un po� rugginosa, e c�erano piani in cui non arrivava per niente. Tutto il mobilio stava andando a pezzi, specialmente i letti. Le stoffe s�erano trasformate in poltiglia, la poltiglia era diventata polvere, e l�imbottitura dei materassi poteva essere spezzata ma non piegata. Quella notte, per poterci coricare, Nicky ed io dovemmo sudare per rinforzare i letti con assi staccate dal retro di vecchi mobili, segate alla meglio. Aprimmo un paio di materassi per dare aria alla lana, e dopo che ci fummo rotti la schiena per cardarla a mano, e a calci, li riempimmo di nuovo. Non dovemmo preoccuparci delle coperte, ovviamente. Non in una notte d�Agosto a New York, in un albergo che non aveva mai saputo cosa fosse l�aria condizionata. Non tutto in quella stanza era marcio e antiquato. Un oggetto era decisamente nuovo. Dapprima lo scambiai per un televisore, bench� fosse complicato dalla presenza di una tastiera. Quando Nicky in via sperimentale premette il pulsante �on� lo schermo s�illumin�, e su uno sfondo rosato apparve una nitida scritta nera. Diceva:</p><empty-line/><subtitle>SALVE.</subtitle><subtitle>QUALE IL TUO C.I.P.?</subtitle><empty-line/><p>Dal momento che nessuno di noi due sapeva cosa fosse un C.I.P. non potemmo soddisfare la sua curiosit�, e lo schermo rifiut� testardamente di soddisfare la nostra. Per quanti interruttori e pulsanti usassimo null�altro vi apparve. L�unico che ottenne un risultato fu infine il pulsante con scritto �off�.</p><p>Quel giorno era trascorso in fretta. Prima del tramonto avevamo reso la nostra camera abitabile� be�, pi� o meno. Ci eravamo forniti di asciugamani, cuscini, altri vestiti, sapone e tutti i vari oggettini necessari ad assicurarci la sopravvivenza. Avevamo scoperto come aprire la plastica trasparente della finestra per lasciar entrare un po� d�aria� e ci eravamo affrettati a richiuderla, perch� con l�aria erano arrivati nugoli di zanzare dal groviglio di vegetazione che un tempo era stato il Central Park. Poi la riaprimmo, ma tenendo le luci spente perch� gli insetti non ne fossero attirati.</p><p>Ero sfinito. Mi lavai la faccia e i denti, e mentre Nicky prendeva il mio posto al lavello indugiai a guardare il parco, una vista interessante, come aveva promesso la nostra guida, per quanto un po� aliena. Giusto sotto di noi nella strada c�era vita, case abitate, veicoli e gente che andavano in giro; ma a trecento metri da l� iniziava una zona fatta di tenebra. Il cielo era stracolmo di stelle nitidissime, uno spettacolo di cui si era perduto il ricordo nella New York della mia linea temporale.</p><p>Abitavamo un citt� morta. Soltanto la piccola zona circostante l�albergo era il focolaio dell�infezione da cui il germe della vita si preparava a invadere di nuovo quelle terre.</p><p>E se la citt� era vuota, per me lo era mille volte di pi�, perch� Nyla Bowquist non era l�.</p><p>Provavo una sorta di triste meraviglia al pensiero che Nyla aveva soggiornato in quell�albergo, forse in quella stessa stanza, in un tempo parallelo, il nostro. Sapevo che prendeva alloggio al Plaza quando suonava alla Carnegie Hall, distante pochi isolati. Forse s�era affacciata anche lei a quella finestra. E ci� che aveva visto erano stati prati ben curati, le giostre, il laghetto, le bancarelle allineate all�ingresso del parco, e un milione di macchine, taxi e autobus che rombavano nelle strade lungo quel perimetro. Ci� che vedevo io erano i profili degli edifici in rovina, e le luci di un velivolo che si abbassava verticalmente verso qualche spazio libero�</p><p>D�un tratto mi accorsi che accanto a me c�era Nicky, ancora bagnato dopo essersi lavato, che si passava un pettine fra i capelli.�� Non � meraviglioso, Dom?�� disse.</p><p>Lo guardai con un certo risentimento� risentimento ingiustificato, perch� non era colpa sua se lui non era Nyla.�� Di cosa parli, Nicky? Questo � il nostro <emphasis>esilio. </emphasis>Siamo inchiodati qui per sempre.</p><p>Lui annu� con simpatia.�� So che � cosi per te, Dom, perch� avevi molto da perdere. Io, forse, molto poco. Ma non � soltanto un esilio. � un intero nuovo mondo. Ci hanno cacciati dal Giardino dell�Eden, ma davanti a noi c�� una nuova vita che comincia.</p><p>��Io non voglio cominciare nessuna nuova vita�� dissi.�� E comunque, loro non l�hanno fatto per il nostro bene.</p><p>��Questo � certo, Dom�� disse. Si scost� con pudore per indossare i pantaloni del pigiama.�� Ma devi ammettere che qui hanno profuso molti sforzi. Soltanto riattrezzare questa zona della citt� per noi� hai un�idea del lavoro che significa? Far circolare l�acqua potabile quando le tubature sono fuori uso? Mettere in funzione una centrale elettrica? Ripulire via le macerie� e non parlo solo della stoffa marcia. Dev�esserci stata molta gente qui quando tutti sono morti. Cadaveri. Scheletri, almeno, e qualcuno li ha portati via prima che venissimo qui.</p><p>��Probabilmente tutto questo sarebbe rientrato comunque nei loro programmi�� obiettai.</p><p>��Ma a goderne i benefici siamo noi�� puntualizz� lui.</p><p>��Intanto ci hanno esiliati qui, per�. E questo per il loro interesse. Sono loro a preoccuparsi di cosa gli accadrebbe se le barriere del paratempo collassassero, non noi.</p><p>Si sedette sul letto e mi guard� pensosamente.�� Avrebbero potuto fare a meno di prendersi questo disturbo�� mormor�.�� Voglio dire trasferirci qui, provvederci di cibo, alloggio, vestiti�</p><p>��L�hanno fatto, certo. Altrimenti come avrebbero potuto bloccare le ricerche e gli esperimenti?</p><p>��Be��� disse, tirandosi addosso il lenzuolo,�� posso immaginare come certa altra gente avrebbe risolto il problema. Si sarebbero limitati a eliminarci, lo sai. Buonanotte, Dom.</p><p>Dopo la guerra franco-indocinese alcune popolazioni s�erano rifiutate di vivere sotto il nuovo governo. Molti di costoro erano venuti in America. Una trib� di montanari s�era trasferita nel mio stesso stato: ottocento emigranti che non avevano mai visto un treno, un televisore, una cucina a gas o un aspirapolvere. E si parla di shock culturale! Ma a metterli in difficolt� non erano state cose come guidare un�auto o spingere una falciatrice. Erano state le cosette che noi davamo per scontate. Come aprire una lattina di birra. Come usare una carta di credito. Perch� la luce rossa significa �stop� e quella verde significa �vai�. Perch� uno deve orinare soltanto nel ricettacolo approvato, anche se pensava di potersi pudicamente appartare dietro un albero. Quando avevo condotto una delegazione di consiglieri comunali a dare il benvenuto ufficiale a questi Meos, alla periferia di Carbondale, certe loro cose mi avevano molto divertito, altre mi avevano impietosito.</p><p>Se uno di loro fosse stato l� con me al Plaza, forse sarebbe riuscito a cavarsela meglio. Mi sentivo confuso e sperduto allo stesso modo, e stavolta era difficile vedere il lato divertente della situazione.</p><p>Nicky e io occupammo l�intero primo giorno a impratichirci dei pi� elementari sistemi di sopravvivenza nel nuovo mondo. E alla sera una cosa l�avevo imparata: era pi� dura di quel che sembrava. Un grosso aiuto lo avemmo dalla consolle in camera nostra, che era un insieme di televisore, telefono, computer e sveglia. Quando ci fu detto che C.P.I. significava �Codice Personale d�Identit�, e che ciascuno poteva scegliere il suo a patto che non superasse le undici lettere, io feci registrare <emphasis>Nyla amore mio. </emphasis>Potemmo cos� usarlo a accedere alla memoria, e pazientemente l�apparecchio ci insegn� molto di quel che avevamo bisogno di sapere. Dalle liste d�informazioni che ci offriva potemmo avere le risposte a elenchi di domande, fra cui varie che non avevamo ancora pensato di porre. Ci disse, ad esempio, che l�alloggio e i pasti non erano precisamente gratuiti. Ogni servizio ci veniva messo in conto, e un bel momento avremmo dovuto pagare o ci avrebbero cacciati in strada. Come volevano essere pagati? Be�, nell�albergo non mancava il lavoro per chi avesse due mani volonterose: fabbricare letti, riattrezzare le camere sui piani in cui nessuno aveva ancora messo piede, cucinare, lavare, occuparsi dei mobili vecchi. Quando poi la quarantena fosse finita ci sarebbero state le migliaia di progetti a cui servivano lavoratori, un po� in tutto il continente, perfino nel resto del pianeta: dalla produzione ai servizi sociali le infrastrutture dovevano essere complete. I coloni volontari da cui eravamo stati preceduti avevano fatto molto, ma costoro erano semplicemente troppo pochi per potersi occupare di tutto.</p><p>E non riuscivo ancora a vedere dove avrei potuto essere di qualche utilit�. Ci� di cui avevano bisogno erano idraulici, muratori, meccanici, elettricisti, gente con esperienza pratica nei lavori di base. Non c�erano richieste d�assunzione per senatori degli Stati Uniti. E non ce n�erano neppure per studiosi della fisica dei quanta, ovvero per una notevole percentuale di noi Peety-Deepies. Quelli che sarebbero meglio riusciti a rendersi utili, supposi, sarebbero stati i Gatti�� le persone balzate fuori dal loro paratempo�� per lo pi� ventiduenni dell�esercito invasore, dei quali un centinaio abitanti l� all�albergo e varie migliaia scaglionati provvisoriamente in altri quartieri della citt�.</p><p>Una delle cose che il terminale nella nostra camera pot� fare per noi, quando avemmo imparato come chiedere, fu di localizzare le altre �Paratemporally Displaced Persons�. L�elenco era in ordine alfabetico, tuttavia, e non spiegava molto: c�erano, ad esempio, diciannove Stephen Hawking, per non parlare dei nove Dominic DeSota (fortunatamente solo quattro di noi erano ancora in citt�. Gli altri avevano completato la quarantena, erano stati assegnati a qualche lavoro e se n�erano andati altrove). E c�era anche una serie di liste in cui eravamo elencati in base alla linea temporale di provenienza. Circa sessanta erano le persone del mio stesso paratempo�</p><p>Ma nessuna di loro era Nyla Christophe Bowquist.</p><empty-line/><p>Il terzo giorno, quando scendemmo per il nostro esame del sangue mattutino, notai che Nicky era nervoso. La situazione giustificava una certa ansia, a dire il vero, perch� per noi era molto importante essere sani. In quanto a questo <emphasis>sembravamo </emphasis>sani. Ciascuno era arrivato dal suo paratempo portandosi dietro batteri, virus e spore di ogni genere, ma i nostri padroni di casa non gradivano le malattie. La tubercolosi, il cancro, il vaiolo e il comune raffreddore non esistevano pi� nel loro mondo, e neppure l�influenza, le malattie veneree e perfino la carie dentale. Non intendevano vedersele ripiombare addosso. Le iniezioni che ci avevano fatto quando eravamo addormentati avevano appunto questo scopo, e ne controllavano i risultati prelevandoci una goccia di sangue due volte al giorno. Quel che contava, per noi, era che il sangue pulito significava maggiori privilegi. Se quel giorno fossimo risultati negativi avremmo potuto lasciare il lavoro pesante sulla mobilia per la pi� raffinata occupazione di servire in tavola. E inoltre alla sera ci sarebbe stato concesso di uscire in strada! Almeno fino all�altezza degli altri alberghi, per cercare qualche vecchio amico della nostra linea temporale, o addirittura al di l� della strada, nel parco, per respirare la stessa aria dei nativi che ci passeggiavano.</p><p>Tuttavia questo non poteva bastare a rendere qualcuno particolarmente ansioso. Dopo che avemmo dato la nostra goccia di sangue mattutina gli chiesi cosa lo preoccupava.�� Il futuro, Dom�� brontol�, contrariato.�� Il mio futuro. Vorrei farne qualcosa di buono, visto che qui sto ripartendo da zero, solo che� solo che sembra non ci sia molto bisogno di sensali d�ipoteche in questo Eden.</p><p>��O di senatori�� dissi. Ma non mi stava ascoltando.</p><p>��Ci sar� del lavoro di banca, suppongo�� disse, precedendomi fra le cataste di mobili ammassati nel Giardino delle Palme.�� Non ho visto niente del genere nella lista, ma a rigor di logica� solo che questa loro dannata aritmetica mi farebbe impazzire.�� Se la stava cavando meglio di me in quella faccenda; i numeri binari mi angosciavano al punto che non avevo neppure cominciato a cimentarmi con loro, anche perch� il nostro computer era cos� gentile da tradurli in numeri decimali per gli ignoranti.</p><p>Le mie parole dovettero per� riuscire a penetrare, lentamente, nel nebuloso groviglio delle sue preoccupazioni, perch� sbatt� le palpebre e disse:�� Oh, s�. Anche tu. Be�, non saprei, Dom. Cosa facevi prima di essere eletto senatore?</p><p>Risi.�� Ero un avvocato.</p><p>��Ah!�� annu�, comprensivo.�� D�altronde non devono averne molti da queste parti, no?�� Si volse a salutare con un cenno il nostro sovrintendente, che ci aveva raggiunti.�� Prima le brutte notizie, Chuck�� disse.�� Cos�hai di nuovo da sbatterci sulle spalle questa mattina?</p><p>��Molto�� rispose Chuck, conciso. Era un negro, e indossava ancora l�uniforme coi gradi di sottotenente, disinfettata. Aveva avuto il comando di un carro armato durante l�invasione, dunque era stato mio nemico, anche se questo sembrava non aver pi� alcuna importanza. L�unica differenza fra noi era che l�avevano portato l� ventiquattr�ore prima, cosicch� lui era sovrintendente e noi uomini di fatica.�� Ci sono settantacinque nuovi figli di mamma in arrivo oggi pomeriggio, perci� il nono piano dev�essere ripulito. Datevi da fare, voi due.</p><empty-line/><p>Gi� allora non mi sorprendeva pi� il fatto che a darci ordini fosse un Peety-Deepy come noi. Non vedevamo quasi nessun altro. Perfino la donna che ci prelevava il sangue dai polpastrelli era un Gatto� be�, ovviamente tutti quanti eravamo Gatti, visto che quel pianeta era stato deserto fino a cinque anni prima. Ma c�erano Gatti e Gatti, e i coloni originari stavano alla larga dagli alberghi in quarantena. Ogni tanto ne vedevamo entrare uno, con tanto di tuta protettiva e maschera facciale, venuto a ritirare i campioni di sangue o a portare istruzioni. Non si trattenevano mai molto.</p><p>Cos� quel che sapevo dei primi coloni era poco, e per lo pi� attinto dallo schermo del computer. L�insediamento originale non era stato opera di un solo paratempo. A metterlo in piedi era stato un miscuglio d�individui venuti da diciotto o venti mondi. La principale differenza fra loro e noi stava nel fatto che gi� da venticinque anni avevano appreso della reciproca esistenza, cominciando a scambiarsi informazioni.</p><p>Non erano state tutte rose e fiori per loro. Avevano passato diversi brutti quarti d�ora coi �rimbalzi balistici� prima di trovare il modo di minimizzarne l�effetto, pi� che altro limitandosi a stabilire canali di telecomunicazioni. I loro portali erano tenuti accuratamente sotto controllo, e quello che usavano per colonizzare il pianeta deserto era sottoposto a rigide misure cautelative.</p><p>Ma che vantaggi ne avevano avuto! Disponevano di venti mondi, non di uno, al lavoro per risolvere i problemi del paratempo. E avevano un numero venti volte superiore di ricercatori. Inoltre avevano sviluppato un sofisticato apparato per spiare in tutti i mondi che volevano.</p><p>Ci� che possedevano, in breve, era un�organizzazione di ricerca e sviluppo che procedeva a una velocit� cento volte superiore alla nostra. Avevano risucchiato conoscenza da innumerevoli paratempi diversi: tecnologia dei computer da uno, ricerche spaziali da un altro, la fusione nucleare da un terzo, e poi ingegneria genetica, chimica, scoperte mediche� e chi pi� ne ha pi� ne metta. Avevano tutto questo.</p><p>E a me e a Nicky non manc� il tempo di riflettere sull�argomento mentre sudavamo al nono piano, perch� Nicky quel giorno era silenzioso. Sembrava arrovellarsi nelle sue preoccupazioni personali, quali che fossero. Fu soltanto quando rovesciammo l�ultimo cassetto pieno di abiti marci e cianfrusaglie nell�ultima semidisintegrata valigia e portammo il tutto all�unico ascensore funzionante, che parve venirne fuori. Come nulla fosse osserv�:�� Non � poi tanto malvagio, qui. Eh, Dom?</p><p>��Questo non possiamo ancora dirlo�� replicai, dirigendomi alle scale per scendere in sala da pranzo.</p><p>Lui mi affianc�, scuotendo il capo.�� Per noi � dura, dato che non abbiamo avuto possibilit� di scelta. Ma i primi coloni sono venuti qui spontaneamente, e credo che abbiano avuto l�idea giusta. Un intero pianeta vergine, Dom! Santo cielo, � un pensiero eccitante. Voglio dire, non abbiamo neppure bisogno di esplorarlo, o nient�altro� <emphasis>sappiamo </emphasis>gi� dove si trova tutto quanto.</p><p>Su un pianerottolo mi volsi a guardarlo.�� Lo sappiamo in che senso?</p><p>��� sempre il nostro stesso pianeta, capisci? Tutte le sue risorse sono state cartografate. Se voialtri avevate giacimenti petroliferi in Alaska, o se gli inglesi del mio mondo li avevano trovati in Arabia� sono ancora l�, in questo mondo! Risorse pronte per noi. E laghi puliti, fiumi d�acqua limpida, foreste mai abbattute, aria pura� via, Dom, non � eccitante per te?</p><p>��M�interessa di pi� scoprire cos�avremo per pranzo�� borbottai.</p><p>��Ah, Dom! Non puoi dire sul serio.</p><p>��Quello che voglio dire�� spiegai, paziente,�� � che non mi va di star troppo a lambiccarmi sul futuro, Nicky. Non mi piace l�idea di essere intrappolato qui per sempre. Vorrei poter tornare a casa mia.</p><p>Apparve pensoso ma non fece commenti. E nessuno di noi disse altro, perch� avevamo altri otto piani di scale da scendere. Solo quando fummo al pianterreno e ci mettemmo in fila fuori dal ristorante si guard� attorno e mi sussurr�:�� Dom? Hai mai sentito qualcuno affermare che non abbiamo nessuna effettiva possibilit� di tornare a casa?</p><p>��Be�, certo�� dissi, seccato.�� Di cos�altro pensi che si parli qui? Una volta che ci avranno riuniti tutti quanti chiuderanno il portale. Questo � il loro scopo basilare: tagliarci fuori, in modo che nessuno possa pi� provocare sconquassi coi rimbalzi balistici. Dunque siamo inchiodati qui, giusto? O credi che prima o poi potremmo costruire un portale nostro?</p><p>Scosse il capo.�� No, questo non accadr�. Ci terranno puntato addosso il loro apparecchio-spia in continuazione. Non ce lo permetteranno.</p><p>��Allora non parlare come uno sciocco!�� sbottai. Ero stanco, depresso e nervoso.</p><p>Anche Nicky lo era.�� Chi diavolo sei per darmi dello sciocco, DeSota?�� replic�.�� Forse sarai stato un grand�uomo a casa tua, ma qui sei soltanto un maledetto Deepy qualsiasi!</p><p>Aveva ragione, naturalmente. Ma le abitudini sono dure a morire. E fin dall�inizio avevo preso a considerare quest�altro me stesso come un sempliciotto. Se avessi analizzato con pi� cura i miei sentimenti verso Nicky sarebbe venuto fuori che provavo per lui una specie di sprezzante tolleranza.</p><p>Non meritava questo. In primo luogo perch� non aveva nulla che si potesse disprezzare, e poi, forse, perch� ci� che in lui trovavo seccante era lo specchio in cui vedevo il lato peggiore di me stesso. Il lato con cui avevo trascinato Nyla in una relazione pericolosa e spiacevole perch� non avevo il coraggio di agire rettamente� il lato che teneva aperta la porta alle altre Nyla, da cui ero stato tentato. Perch� stava il fatto che lui <emphasis>era </emphasis>me, i lati buoni e quelli cattivi. Con indosso i pantaloncini e la maglietta di quel nuovo Eden, sporco della mia stessa polvere, era pi� simile a me di quanto non lo fosse stato mai. E lo era dentro quanto fuori.</p><p>��Nicky�� dissi, dopo che ci fummo seduti a un tavolo.�� Scusami.</p><p>Mi regal� un sorriso.�� Niente di male, Dom.</p><p>��� solo il pensiero della gente che abbiamo contro a guastarmi l�anima�� mi giustificai.</p><p>��Quelli che abbiamo contro non sono certo dei superuomini, Dom�� disse con fermezza.�� Sono gente proprio come noi. Ne sanno di pi�, perch� hanno raggranellato conoscenza da pi� parti, ma non sono pi� svegli. In questo mondo corre l�Agosto 1983, come nel tuo e nel mio. Loro non sono il futuro. Loro sono noi.</p><p>Ci meditai sopra.�� Be�, non hai torto�� concessi.�� E dunque cosa intendi dire? Che tutto ci� che dobbiamo fare � di superarli, e poi fare quello che vogliamo con o senza il loro permesso?</p><p>Lui torn� serio.�� Non esattamente�� mormor�. Non spieg� meglio ci� che aveva voluto dire, e io non volli insistere.</p><p>Come dovevo accorgermi pi� tardi�� molto pi� tardi�� questo fu uno sbaglio.</p><p>Quand�ero stato eletto al Senato avevo dovuto adattarmi da un giorno all�altro a un tenore di vita completamente nuovo. Ad esso era legata una quantit� di privilegi il cui uso era fin troppo facile da apprendere: il campanello senatoriale che mi faceva arrivare subito un ascensore, non importa quanta gente fosse in attesa ai piani; il diritto al sottopassaggio con cui si potevano lasciare gli uffici del Campidoglio; la postra gratuita; le attrezzature ginniche e la sauna riservate ai soli senatori. E avevo dovuto imparare anche accorgimenti meno piacevoli, come quello di non apparire mai in pubblico senza essere rasato di fresco, o quello di rispondere sempre ai saluti dei passanti perch� non potevo sapere chi fosse un membro del mio collegio elettorale. Fra una cosetta e l�altra, in quelle prime due settimane a stento ricordavo d�aver avuto una vita a Chicago.</p><p>L� era la stessa cosa� quasi. Avevo tante cosette da apprendere che mi mancava il tempo di ripensare al mondo che m�ero lasciato alle spalle. Dimenticai i progetti di legge a cui avevo lavorato. Dimenticai la guerra che infuriava allorch� ero stato rapito. Dimenticai perfino Marilyn� be�, avevo gi� fatto una certa pratica nel dimenticare mia moglie, ormai da un pezzo.</p><p>Non dimenticai Nyla.</p><p>Pi� sembrava chiaro che non l�avrei rivista mai, e pi� ero sicuro d�aver perduto l�unica cosa che m�importava al mondo. Tutto ci� che Nicky diceva di quel mondo era vero. Non avevo difficolt� a immaginare che dopo un periodo di transizione, in quel nuovo Eden, avrei saputo costruirmi una buona vita: fare cose utili, incontrare una donna amabile, sposarla, avere figli, essere felice� ma per quanto buona, per quanto felice, essa sarebbe stata sempre una vita senza Nyla.</p><p>Quella sensazione non mi abbandonava un istante.</p><p>Il quarto giorno fummo definiti ragionevolmente puliti, il che ci port� dei privilegi. Per prima cosa Nicky ed io venimmo assegnati alla manovra delle cibarie, lasciando ad altri quella della spazzatura: un bel passo avanti. E poi ci fu permesso di uscire in strada!</p><p>Come c�era da aspettarsi non potevamo per� andare dappertutto, inoltre dovemmo prendere delle misure per non contaminare l�aria pura dell�Eden coi nostri venefici sospiri di sollievo. Ci diedero tessere d�identit� da appuntarsi sul petto, tute protettive e maschere a micropori. Poi Nicky se ne and� da una parte e io dall�altra.</p><p>Ci� che avevo in mente era di cercare qualche conoscente in uno degli altri alberghi. Il computer mi aveva detto che il Dom DeSota dottore in fisica abitava all�angolo opposto della piazza, in un altro degli hotel abbandonati trasformati in Case dei Gatti.</p><p>Il giorno prima aveva piovuto molto ed eravamo stati tutti quanti chiusi in casa. L�aria era secca e fresca, e gli enormi alberi che orlavano il parco frusciavano alla brezza. In strada c�era un bel po� di gente che bighellonava oppure s�affrettava da un posto a un altro. Alcuni di loro erano senza faccia come me, quelli che non lo erano badavano a tenersi a distanza da noialtri mascherati. Non me ne importava. Il solo fatto d�essere uscito dall�albergo mi risollevava il morale. Avrei voluto che Nyla fosse con me per passeggiare mano nella mano in quei viali ameni, ma anche senza di lei mi sentivo allegro. Quando entrai nell�atrio dell�Hotel Pierre ero perci� abbastanza su di giri, e inoltre la prima faccia che vidi mi era ben nota. Sedeva dietro il vecchio banco di registrazione e stava parlando in tono irritato in un antidiluviano telefono a cornetta.�� <emphasis>Quale </emphasis>sei tu?�� chiesi, e scostai la maschera. Mi rivolse una smorfia.</p><p>��Sono quello che tu hai messo nei guai nel nostro tempo, idiota!�� m�inform� acremente. Dunque non era Lavrenti Djugashvili n� lo scienziato; era il piccolo truffatore del Paratempo Tau.</p><p>��Non sono quello a cui stai pensando�� dissi.�� Sono il senatore. Nicky � il mio compagno di camera, al Plaza.</p><p>��Spero che ci resti a marcire�� brontolo. Riappese l�auricolare all�apparecchio e scosse le spalle.�� Bah� non volevo dir questo. Non ha senso continuare a rodersi l�anima, no? Ti va una tazza di caff�?</p><p>Be�, stava cercando di essere simpatico. E aveva del caff�! Dovetti dirmi che conoscere un abile lestofante presentava dei vantaggi, di quando in quando. Ci sedemmo a parlare un po�. Io gli dissi quel poco che c�era da dire su Nicky e me. Lui mi disse pi� di quel che avrei tenuto a sapere su di lui. La prima notte il suo compagno di camera era stato Moe: l�uomo dell�FBI! Not� la mia espressione e si strinse nelle spalle.�� Come ho detto, non c�� scopo a guardarci storto, adesso. Ti pare?�� Ma poi Moe aveva trovato un altro Moe� una copia identica di se stesso, e i due avevano deciso di condividere la stanza. Come se non bastasse, a loro s�era aggiunto un altro Moe ancora, e i tre stavano progettando di andarsene insieme al termine della quarantena: forse al metanodotto che stava per essere costruito dal Texas alla California meridionale, forse con una delle squadre addette ai lavori preliminari in una delle citt� ancora abbandonate, forse a una diga gi� in Alabama, in una localit� che loro chiamavano Muscle Shoals. C�era molta richiesta per scimmioni disposti a fare i lavori pesanti, disse. E� lo sapevo che Nyla era l� all�albergo?</p><p>In un attimo il cuore mi balz� in gola per l�emozione. Ma naturalmente la Nyla di cui stava parlando non era la mia Nyla. Si trattava della donna dell�FBI.</p><p>Bevvi il resto del caff� senza neppure sentirne il sapore, e ascoltai il resto delle chiacchiere di Larry Douglas senza udire una parola. Ci� che saturava del tutto la mia mente era una questione morale. La Nyla che amavo era definitivamente al di fuori della mia portata.</p><p>Stavo meditando di mettermi insieme a un�altra Nyla?</p><p>Non considerai neppure l�eventualit� che all�altra Nyla, quella dura e arida poliziotta, non sarebbe mai passato per il capo di mettersi con me. Questo anzi non aveva realmente importanza. La risposta che stavo cercando era sepolta nella mia mente, non nella sua. Cos�era ci� che amavo? Era il corpo fisico di una femmina attraente al quale il mio s�era unito come per una reazione chimica? Erano il fascino e la grazia di quella donna che suonava deliziosamente il violino, e sapeva muoversi con calda femminilit� nei pi� rarefatti ambienti sociali? Avrei amato di meno Nyla Bowquist se non fosse stata capace di mostrarmi la differenza fra Brahms e Beethoven� o se fosse stata una sconosciuta, estranea al mondo indaffarato ed eccitante di cui avevamo fatto parte? In breve, l�avrei amata lo stesso se non fosse stata ricca e famosa?</p><p>Oppure�� tornando alle questioni di base, quelle che non hanno mai una risposta veramente sensata�� cos�era, comunque, ci� che io chiamavo �amore�?</p><p>Quand�ero immerso in ci� che avevo nell�anima, un po� come se mi osservassi l�ombelico, ci mettevo poco a perdere il contatto col mondo reale. Cos� non c�� da meravigliarsi se le chiacchiere di Larry Douglas rallentarono bruscamente e poi cessarono.</p><p>Tornai a lui. Mi stava fissando con disapprovazione.�� Scusa�� dissi.�� Ero soprappensiero.</p><p>Sbuff�.�� Cosa sei venuto a cercare qui?</p><p>��Speravo di trovare Dominic DeSota� quell�altro, lo scienziato.</p><p>��Ah, <emphasis>loro. </emphasis>Ce ne sono parecchi di loro, qui, che ammazzano il tempo discutendo dei paratempi e di tutta quella roba. C�� anche un paio di me. Potrai trovarli nel bar, probabilmente.</p><empty-line/><p>Fu li che andai. Le sue informazioni erano esatte. Nel bar c�erano dieci o undici persone che bevevano birra e parlavano animatamente. Due di loro erano Larry Douglas, quattro erano Stephen Hawking, ciascuno in un diverso stato di salute, due erano John Gribbin, dei quali avevo gi� incontrato una coppia al Floyd Bennet Field. Nessuno di loro si volse a guardarmi quando entrai: erano occupatissimi, come aveva detto il Larry all�ingresso, a confrontare le loro osservazioni.</p><p>Andai al bancone e mi servii una lattina di birra anch�io, con un orecchio alle loro chiacchiere ma di nuovo immerso nei miei problemi. Riflettere non era difficile visto che la conversazione non mi disturbava, o meglio, visto che non ne capivo una parola.�� Noi siamo partiti con la fissione a oltroni�� buttava l� uno di loro, e un altro lo interrompeva:�� Cos�� un oltrone?�� E il primo diceva qualcosa come:�� Uh, � una carica, subluce mi spiego? Con una varianza di zero virgola cinque��� E un altro saltava su:�� Varianza?�� Dopodich� tutti cominciavano a disegnare diagrammi di reazioni subnucleari sui tovaglioli, finch� uno diceva:�� Ah, tu intendevi un corpo-Newmann! Giusto. E questo si scinde in un Aleph-A e in un gimmel, sicuro.�� E quindi ripartivano a spiegarsi cosa fossero i gimmel. Lasciai che quei discorsi mi scivolassero dentro da un orecchio e fuori dall�altro, finch� Dominic DeSota si gir� a cercare la sua birra e mi vide.</p><p>��Ehi, Dom!�� esclam�.�� Gi� di ritorno? Senti un po�: Gribbin, qui, dice che loro negli acceleratori usavano piastre di vanadium, e ottenevano una brillanza quasi doppia. Tu che ne pensi?</p><p>Gli sorrisi.�� Non molto�� confessai.�� Io sono il senatore con cui <emphasis>lui </emphasis>� tornato a casa, Dom. Ero con lui a Washington quando siamo stati prelevati.</p><p>��Oh, quello�� annu�, divertito.�� Be�, d�altronde io non sono quel Dom. Lui � uscito un momento a cercare sua moglie.</p><p>Sospirai.�� Va bene. Digli che ero venuto a parlargli, ti spiace?�� E mi volsi per uscire, invidiando la sua maledetta fortuna. Se soltanto avessero rapito anche la mia Nyla, invece dell�Agente Senzapollici, allora le cose�</p><p>Mi fermai di colpo, deglutendo un groppo di saliva.</p><p>��Ehi!�� dissi.�� Non avranno portato qui anche sua moglie, no? Lei non s�era mossa dalla sua linea temporale, e non stava lavorando alle ricerche sul paratempo.</p><p>��No, naturalmente no�� disse l�altro Dom. Mi fiss�, perplesso.�� Ha fatto richiesta per essere raggiunto da lei, ecco tutto. � uscito giusto per vedere se stava arrivando.</p><p>��Richiesta� per essere raggiunto! Vuoi dire�</p><p>S�, voleva dire proprio quel che aveva detto. I nostri rapitori non erano inumani, e il loro programma prevedeva anche questo. Erano dispostissimi a trasportare l� le nostre famiglie, a patto che le persone interessate fossero d�accordo di venire.</p><p>E io non avevo altro che da farne richiesta.</p><p>Quaranta minuti dopo ero al Biltmore Hotel, in attesa del mio turno di� l�espressione esatta, suppongo, � �fare la mia proposta�. Non ero il solo. C�erano almeno cinquanta persone in fila davanti a me per lo stesso motivo. Nessuno parlava molto, certo perch� ciascuno di noi stava ripassando il discorsetto che era sul punto di fare. E quando mi sentii battere su una spalla sussultai.</p><p>Ma era soltanto Nicky.�� Anche tu, Dom?�� disse, e sorrise.�� Io ho appena finito. E adesso, se soltanto Greta dir� di s�</p><p>D�un tratto ci trovammo al centro dell�attenzione di quelli che mi precedevano e seguivano, curiosi di sentire il resoconto di uno che aveva appena fatto la richiesta. Lo afferrai per un braccio.�� Ma non ti ha risposto?</p><p>��Risposto? No! Tu non le parli mica direttamente�� spieg�.�� Non hanno abbastanza linee telefoniche o qualcosa del genere, credo. Quello che fai � di andare in una stanza, e loro ti riprendono come in un film� be�, non so se sia proprio un film, comunque tu puoi dire quello che hai da dire. Poi loro localizzano tua moglie, o chiunque sia, e glielo trasmettono. Come chiamavano quella roba? Olografia? Sar� una specie di immagine olografica di te, e hai tempo un minuto per parlare. Poi dipender� da lei�</p><p>Poi tutto sarebbe dipeso da lei.</p><p>Cosa si pu� dire a una donna per convincerla ad abbandonare tutto un mondo che la ama, in cambio dell�avventurosa incertezza e dell�esilio? Per tutto il tempo in cui avanzai un centimetro dopo l�altro nella fila, e anche mentre fornivo all�addetto le informazioni necessarie a rintracciare Nyla Bowquist, non feci altro che escogitare ragioni. No, non ragioni. Lusinghe. Dolci promesse su ci� che sarebbe stata la nostra vita insieme� come se gi� sapessi tutto di essa!</p><p>E quando infine fui davanti alle lenti, con le luci dell�apparecchiatura che mi abbacinavano gli occhi, dimenticai ogni ragione, ogni lusinga, ogni promessa. E tutto ci� che riuscii a dire fu:�� Nyla, mia cara. Io ti amo. Per favore, vuoi venire qui e diventare mia moglie?</p><p>Quel sabato fummo dichiarati finalmente liberi dai microbi e pronti a cominciare una nuova vita. Quel sabato la donna al banco delle informazioni dell�Hotel Biltmore era gi� stanca di vedersi davanti la mia faccia e quella di Nicky. C�era un numero limitatissimo di canali di comunicazione con gli altri paratempi, spieg� con pazienza, e un numero eccessivo di richieste per il loro uso. No, non sapeva se Nyla avesse gi� ricevuto il mio messaggio. S�, a Nyla sarebbe stato detto tutto quel che doveva sapere su questo mondo e su come sarebbe arrivata qui. No, lei non poteva neppure immaginare quanto tempo ci sarebbe voluto. In qualche caso erano bastate meno di ventiquattr�ore, ma certa gente stava ancora aspettando la risposta dopo tre settimane�</p><p>Non volevo aspettare tre settimane. Non volevo restare solo tanto a lungo� specialmente quando nulla escludeva che alla fine delle tre settimane tutto quello che avrei avuto sarebbe stata la certezza che mi attendeva una vita di solitudine.</p><p>Nel frattempo dovevo occupare il tempo, in un modo o nell�altro. Nicky aveva lo stesso problema, tuttavia non sembrava avere anche le stesse difficolt� nel risolverlo. Quando non lavorava esplorava la citt�, e quando non esplorava s�incollava al terminale di computer nella nostra camera cercando d�imparare pi� cose che poteva. La terza volta che gli battei su una spalla per domandargli quanti ooties c�erano in un oddy-poot, disse:�� Sul serio, Dom, come pensi di cavartela qui se non sai neppure tradurre i numeri?</p><p>��Mi ci confondo troppo, Nicky. Tutti quegli uno e quegli zeri!</p><p>��� aritmetica binaria�� mi corresse.�� Uno uguale uno. Uno-zero uguale due. Uno-uno uguale tre��� e mi mostr� una colonna di di cifre:</p><empty-line/><cite><p>1�� 1</p><p>10�� 2</p><p>11�� 3</p><p>100�� 4</p><p>101�� 5</p></cite><empty-line/><p>��Certo, Nicky, certo�� borbottai,�� ma cosa fai quando passi i primi dieci o dodici numeri digitali? E come te la cavi a pronunciarli?</p><p>Lui disse, serio:�� Quel che devi fare, Dom, � solo imparare i codici di pronuncia.</p><p>��E perch� dovrei? No, no, lo so�� lo interruppi.�� Il motivo per cui dovrei imparare � che sono inchiodato qui, e quando sei a Roma devi imparare i numeri romani, no? Solo che � una cosa idiota! Pu� darsi che ci sia un risparmio di tempo o qualcos�altro, per� dev�essergli costato milioni passare dal sistema decimale a quello binario.</p><p>Lui rise.�� Ma sai quanto ci hanno guadagnato? Prova a dirlo! Hanno trasmesso tutte le loro cognizioni a una memoria elettronica. Cos� gli basta premere un pulsante, dovunque siano, e il computer esegue una ricerca e analisi dei dati, o ne inserisce di nuovi. Tutto all�istante. In tutto il mondo. In tutti i mondi che si sono associati, perch� adoperano procedimenti standard.</p><p>Lo fissai.�� Parli gi� come un computer�� dissi.�� Hai imparato un sacco di cose da quando hai lasciato la tua linea temporale.</p><p>��Non ho avuto scelta, Dom�� disse.�� E presto o tardi capirai che non ce l�hai neanche tu. Qua. Ti aiuto a fare il primo passo.�� Batt� qualcosa sulla tastiera e poi si alz�.�� Comincia a imparare a contare�� ordin�, e mi fece sedere al suo posto.</p><p>Fui costretto a dirmi che aveva ragione.</p><p>Cosi cercai di tornare serio. Distolsi la mente dai miei problemi personali, misi da parte anche Nyla, e cominciai a concentrarmi. Ci� che Nicky aveva richiamato sul monitor per me era un vecchio documento dal titolo <emphasis>Il sistema binario e le necessit� umane</emphasis>, da cui potevo apprendere gli elementi base su come scrivere in aritmetica binaria e come pronunciarla.</p><p>La forma scritta era abbastanza semplice. Il metodo consisteva nel rappresentare i numeri con gruppi di sei cifre binarie, divise in mezzo da un trattino, 000-000. Dove occorrevano pi� di sei cifre si usava la virgola fra i due gruppi: 000-000,000-000. Molto laboriosamente provai a convertire l�anno corrente in numeri binari, e 1983 risult� cos�:</p><empty-line/><subtitle>1-111,011-111</subtitle><empty-line/><p>A prima vista mi parve abbastanza stupido.</p><p>Poi, continuando a leggere, venni a scoprire che ogni gruppo di sei cifre aveva una sua pronuncia, basata su una regola che li per l� trovai campata in aria e ridicola. Studiando la tabella tuttavia non risultava complicata. Bisognava pronunciare i gruppi di tre cifre ma con una leggera differenza, a seconda se erano prima o dopo il trattino centrale, questo per facilitare la comprensione:</p><empty-line/><table><tr><th>Numero binario</th><th>Pronuncia del primo gruppo</th><th>Pronuncio da solo o nel secondo gruppo</th></tr><tr><td>000</td><td>ohly</td><td>pohl</td></tr><tr><td>001</td><td>ooty</td><td>poot</td></tr><tr><td>010</td><td>ahtah</td><td>pahtah</td></tr><tr><td>011</td><td>oddy</td><td>pod</td></tr><tr><td>100</td><td>too</td><td>too</td></tr><tr><td>101</td><td>totter</td><td>tot</td></tr><tr><td>110</td><td>dye</td><td>dye</td></tr><tr><td>111</td><td>teeter</td><td>tee</td></tr></table><empty-line/><p>Cos� il numero �dieci�, ovvero 1-010, diventava �ooty-pahtah�. E �cinquanta�, ovvero 110-010, diventava �dye-pahtah�, cosicch� quando Nicky torn� in camera fui in grado di dirgli:�� Da qui a quattro mesi, per il prossimo primo dell�anno, ti augurer� un felice ooty-tee, oddy-tee.</p><p>��Ben fatto, Dom�� sogghign�.�� Ma l�anno che hai detto � <emphasis>questo. </emphasis>Il prossimo sar� il 1984, e perci� mi dirai �Buon ooty-tee, too-pohl�.</p><p>��All�inferno se te lo dir�!�� sbottai.�� Credo che non riuscir� mai a imparare questa roba!</p><p>Mi mise una mano su una spalla.�� S� che la imparerai, Dom. Dopotutto, come ti ho detto, non hai altra scelta.</p><p>Non potevo occupare tutto il mio tempo a domandare di Nyla e a studiare. C�erano delle decisioni da prendere; avremmo dovuto metterci a lavorare. Inoltre non potevamo soggiornare in eterno al Plaza, poich� gli edifici adibiti alla quarantena dovevano ricevere migliaia di altri Gatti, con arrivi giornalieri. N� potevamo illuderci di continuare a lungo coi servizi di camera, perch� l�albergo era un�istituzione provvisoria che lavorava in perdita. Prima di quei trasferimenti in massa nell�intero pianeta c�erano stati poco meno di cinquantamila coloni, fra volontari e coscritti. Adesso gi� duecentomila Gatti stavano dilapidando le risorse disponibili, e al termine degli arrivi previsti il numero sarebbe pi� che raddoppiato. Ciascuno avrebbe avuto bisogno di cibo, alloggio e tutti i servizi sociali del terziario, oltre alle migliaia di cosette che rendono tale la vita civile. Il cibo veniva prima di tutto. Io non sapevo nulla di giardinaggio, neppure a livello di hobby domenicale, ci� malgrado il mio primo lavoro fu all�estremit� settentrionale del parco, dove molti erano gi� all�opera per sfoltire gli alberi, portare via il legname, riaprire i prati e sistemare i viali. Il secondo fu gi� al ponte di Brooklyn, dove gli ingegneri stavano controllando i cavi e decine di persone scrostavano la ruggine e spalmavano vernice per rimettere in servizio il vecchio ponte. Il mio terzo lavoro, e poi il quarto e il quinto furono in giro per la citt�, a riparare condutture dell�acqua e linee elettriche, a elencare appartamenti adatti a essere abitabili per l�inverno, e al recupero di rottami buoni per essere portati in fonderia e trasformati in nuove auto, aratri, rotaie e utensili d�ogni genere in attesa che le miniere di ferro di Mesabi potessero (in qualche modo) ripartire con la produzione del minerale.</p><p>��Sar� splendido�� m�incoraggi� Nicky.�� Pensa, Dom, hanno bisogno di tutto, e prima o poi avranno anche bisogno di gente al governo. Tu saprai farti valere, e cos� anch�io. Quando Greta sar� qui��� Schiocc� le dita, con un sorriso estatico.�� Una casa! Una moglie! Una famiglia� una grande casa, con mezzo acro di terreno intorno e siepi belle alte, cos� potremo prendere il sole anche mezzi nudi se ci va�</p><p>��Scusa, ma ho un appuntamento�� dissi, e me ne andai lasciandolo ai suoi sogni. Non avevo mentito, anche se l�appuntamento era con l�impiegata del Biltmore Hotel. Non ebbi bisogno di presentarmi.</p><p>��Dominic DeSota, giusto?�� sospir�.�� Un momento, prego.�� E si gir� verso il suo computer, studiando poi quel che era apparso sullo schermo. Io attesi.</p><p>E d�un tratto vidi la sua espressione farsi scura.</p><p>Potei sentirle dire le parole che aveva letto molto prima che le uscissero di bocca.�� Signore, sono davvero, davvero spiacente ma purtroppo devo comunicarle che��� cominci� a dire. Alzai una mano perch� mi risparmiasse il resto.</p><p>Avevo un sorriso gi� pronto, tenuto da parte per i momenti in cui trovarne uno vero da esibire mi sarebbe stato molto molto difficile. Quando piegai le labbra alFins� scoprii, senza entusiasmo, che funzionava ancora.�� Non sempre la pallina si ferma sul numero giusto, vero?�� dissi alla ragazza.�� Be�, tesoro� ha qualche impegno speciale stasera?</p><p>Il sorriso avrebbe anche potuto ingannarla, ma la voce con cui parlai la indusse a guardarmi impietosita. Era una brava ragazza. Probabilmente aveva gi� dovuto annunciare a centinaia di Peety-Deepies che le persone a loro care non se l�erano esattamente sentita di cominciare una nuova vita in una nuova terra.�� Mi creda, molta gente ha davvero troppa paura del viaggio attraverso il paratempo�� mormor�.</p><p>Il mio sorriso stava cominciando a cedere, ma lo tenni su e feci un piccolo sforzo di conversazione.�� Chi non ce l�ha?�� fui d�accordo, poi scossi le spalle.�� Nyla non manca di coraggio, ma cose di questo genere fanno impressione a sentirsele chiedere. Non la biasimo. Se fossi stato al suo posto probabilmente avrei detto anch�io no, grazie� o almeno ci avrei pensato su molto a lungo per��� M�interruppi, perch� la ragazza aveva fatto la faccia stupita.</p><p>��Come l�ha chiamata?</p><p>��Nyla. Nyla Bowquist. Qualcosa non va?</p><p>��Oh, <emphasis>accidenti</emphasis>!�� esclam�, tornando a manovrare col computer.�� Lei � <emphasis>quel </emphasis>Dominic DeSota. Non l�avevo identificato correttamente� stesso numero di camera, e tutto il resto, capisce? La donna che ha dato risposta negativa si chiama Greta. La sua� vediamo.�� Controll� la scritta apparsa sullo schermo, tocc� la tastiera per avere conferma della lettura e quando si volse il suo sorriso brillava come l�oro.�� La sua richiesta era per Nyla Christophe Bowquist, e lei l�ha accettata. Si trova gi� al Floyd Bennet Field per la disinfestazione preliminare. Sar� qui all�albergo entro la mattinata di domani.</p></section><section><p><emphasis>La sergente della Riserva Nyla Sambok non era pi� sergente e non faceva pi� parte della Riserva, come ormai nessun altro. L�esercito americano e quello sovietico erano stati sciolti dalle forze di pace delle Nazioni Unite intervenute al completo. Tuttavia portava ancora l�uniforme, sporca e lacera. Non aveva nient�altro da indossare. Era seduta sulla banchina della stazione di Indianapolis, in attesa del treno merci che forse l�avrebbe riportata dalle parti di casa sua, e poteva sentire la voce della radio a transistor dell�ex capitano seduto su una valigia poco distante. Stavano ancora ripetendo l�unico e breve messaggio che l�intero pianeta aveva ricevuto in spiegazione dei fatti accaduti: </emphasis>Abbiamo prelevato tutte le persone uscite dal loro paratempo, insieme ai vostri scienziati che si occupavano di ricerche sulla fisica paratemporale. Le installazioni in cui queste venivano effettuate sono state rese radioattive. In futuro, studi ed esperimenti in tale campo non verranno permessi. <emphasis>Nyla Sambok l�aveva gi� imparato a memoria. Desiderava soltanto che si fossero decisi a intervenire prima. Il lancio di missili da parte dei russi, grazie a sommergibili dei quali gli americani avevano ignorato l�esistenza, non era stato del tutto devastante. Tuttavia le testate atomiche avevano spazzato via Miami, Washington, Boston, San Francisco e Seattle. I satelliti americani, dei quali i russi avevano ignorato l�esistenza, avevano cancellato Leningrado, Mosca, Kiev, Tiflis, Odessa e Bucarest. L�opinione prevalente era che il peggio fosse passato, visto che il calcolo delle conseguenze sembrava escludere la possibilit� del temuto inverno nucleare. Sarebbero occorsi mesi, per�, prima che la gente </emphasis>lo sapesse.</p><empty-line/><subtitle>Data: 11-110 111-111, mo 1-010, da 1-100</subtitle><subtitle>Ore: 1-000, mn 1-111�� Nicky DeSota</subtitle><empty-line/><p>Mary Wodczek, la pilota del dirigibile da carico, interruppe il mio pisolino mentre sorvolavamo Scranton, o almeno quella che una volta era stata Scranton.�� Sveglia, pigrone!�� chiam�, dalla cabina di prua.�� Fra un�ora siamo a New York.</p><p>Le gridai un ringraziamento e mi tirai fuori dalla cuccetta, con un brivido. I locali dell�equipaggio nei dirigibili erano mantenuti a quella che si supponeva una temperatura sopportabile, ma non era certo quella di Palm Springs. Intanto che cercavo d�infilarmi sotto la doccia Mary chiam� ancora, per assicurarsi che fossi sveglio:�� Sai che dovremo essere di nuovo in volo prima del tramonto, vero?</p><p>��Con te volerei anche di notte, dolcezza�� risposi. Mi giunse la sua risata amichevole, poi chiuse la porta. Prima che mi venisse la pelle d�oca trovai la forza di cacciarmi nello sgabuzzino della doccia. Non era fredda come avevo temuto. Era per� poco pi� calda dell�aria, e non mi dispiacque affatto venirne fuori e rivestirmi, pronto per affrontare anche quella nuova giornata.</p><p>Era un giorno festivo per il collettivo agricolo, il che mi consentiva di prendermi un po� di vacanza� e nello stesso tempo di utilizzare il weekend per guadagnarmi un extra da mettere da parte. Per quanto lo chiamassimo il toddy-ott di ooty-pod, celebravamo tuttavia il dodici Ottobre col nome di Columbus Day. O almeno, lo celebrava la maggior parte di noi. Non potevate aspettarvi che gli arabi e gli africani, presenti in buon numero nelle nostre aree coltivate pi� esterne, e abituati alle loro festivit�, dessero qualche importanza alla scoperta dell�America. Per loro il Columbus Day era un�altra delle bizzarrie di noi americani. L�etiope che sovrintendeva al nostro sistema di pompaggio mi aveva chiesto in che giorno usavamo decorare l�albero di Pasqua per il Columbus natalizio.</p><p>Per la maggior parte comunque eravamo nativi degli Stati Uniti, e Gatti quasi tutti. Intendo Gatti di quelli non volontari. La comunit� agricola era stata messa in piedi, all�inizio, da quei coloni piuttosto nomadi venuti dal miscuglio di diciotto o venti paratempi associati, ma costoro non erano portati a stanziarsi stabilmente in una zona. Quando i Pety-Deepies arrivavano loro se ne andavano, a fare altre cose che consideravano pi� interessanti in quel nuovo mondo.</p><p>Quella situazione mi si addiceva benissimo. Al Desert Agricultural Consort eravamo perci� tutti uguali. Ci� non significa che qualcuno di loro sapesse qualcosa dell�America-Tau, la <emphasis>mia </emphasis>America. Non avevo ancora trovato una sola persona che avesse mai sentito nominare la Lega per la Morale. Loro non avevano mai avuto d�intorno magnati arabi con le zampe su ogni grossa fonte di denaro: l� i soli arabi facevano parte del collettivo, esattamente come me. Non c�erano leggi che proibissero gli alcolici ai minori di trentacinque anni, n� che punissero l�aborto e la contraccezione, e a nessuno passava per la testa di dirvi fino a che punto la vostra pelle doveva essere coperta o scoperta (fatte salve le leggi di natura, ovviamente. Nessuna persona sana di mente si esponeva in modo eccessivo al sole della California, in estate).</p><p>Nei primi tempi, fra me e me, avevo dato il nome di Eden a quel mondo nuovo. Gli si adattava abbastanza bene. E anche se non avevo mai supposto d�essere portato per la vita agricola, non rimpiangevo il tempo in cui facevo il sensale d�ipoteche nella zona di Chicago.</p><p>Ci� che rendeva migliore la situazione, naturalmente, era il fatto che grazie alla mia esperienza passata potevo stare alla larga dai lavori pesanti, a parte quando capitava che un raccolto dovesse essere mietuto con urgenza assoluta. Studiare l�aritmetica binaria m�era costato molte notti insonni, ma una volta impratichito ero stato in grado di prendere in mano tutti i problemi finanziari del collettivo. Era una solida attivit� l� nel nostro Consorzio, e la gente aveva imparato a fidarsi di me e a rispettarmi. Gli era dispiaciuto vedermi partire per New York proprio in quel giorno.</p><p>Non molta gente, in passato, aveva provato dispiacere nel vedermi partire.</p><p>Cos�, mentre il dirigibile s�abbassava lentamente di quota sulle paludi deserte del New Jersey e ricontrollavo le cassette di avocado e di lattuga, i miei pensieri erano gi� al momento in cui sarei tornato a casa. La mia vera casa. Quella alla periferia di Palm Springs.</p><p>Ero molto vicino a tutto ci� che avevo sognato da ragazzo. Ero stato un bambino molto religioso� avevo forse altra scelta? La Lega per la Morale aveva acquistato una gran forza, specie nei sobborghi di Chicago. Volevo essere buono. Soprattutto ci� che volevo era evitare d�essere arso vivo per l�eternit� nelle orride fiamme dell�Inferno, dove (cos� mi prometteva ogni domenica il Reverendo Manicote) sarei senza dubbio finito se avessi bevuto, marinato la scuola domenicale o fatto il bagno a petto indecentemente nudo. Di tanto in tanto egli faceva anche menzione del Paradiso. Esso appriva una specie di Tahiti alla mente di un bambino di sei anni: sapevo che era l�, ma non vedevo molte probabilit� di riuscire a visitarlo di persona� almeno, non senza un buon avvocato che mi consentisse di filtrare fra le maglie della legge. Voglio dire, come poteva Iddio darmi il lasciapassare ignorando il carico di peccati che a sei anni mi portavo addosso? Avevo detto delle bugie. Sgraffignavo monetine dal barattolo in cui mia madre teneva i soldi. Non sempre ubbidivo a quel che mi dicevano i grandi. Oh, ero proprio un discolo, certo! Ma spesso facevo sogni a occhi aperti su quel che avrei visto del Paradiso, se fossi riuscito a sbirciare oltre il muro di cinta. E quello che sognavo non era molto dissimile dalla vita nel Desert Agricultural Consort, perfino riguardo al fatto che (come il Reverendo Manicote, accigliatissimo, una volta mi aveva risposto) non c�era modo di fidanzarsi o sposarsi in Paradiso. Questo era risultato abbastanza vero per me anche in California. Le donne non mancavano�� erano il quarantadue per cento della popolazione�� ma quasi tutte erano venute per raggiungere i loro mariti o fidanzati, cosicch� ne restava una percentuale molto ristretta a disposizione degli scapoli come me.</p><p>E il motivo per cui m�ero procacciato quel passaggio fino a New York era di vedere se potevo far qualcosa in merito.</p><empty-line/><p>Fluttuammo gi� verso Great Meadow, dove gli ormeggiatori erano in attesa di agguantare i nostri cavi, e aprii l�obl� della cabina. New York City non era cambiata molto dall�ultima volta. Non c�era ragione per cui avrebbe dovuto cambiare: erano trascorse solo sei settimane da quando ero partito per il mio nuovo lavoro in California. Ma, santo cielo, avevo l�impressione che fosse passato un sacco di tempo.</p><p>Appena gli ormeggi furono assicurati calammo la scaletta e uscii in quello che risult� un giorno grigio e piovoso tipico dell�autunno di New York, e fin dal primo passo le mie scarpe da tennis s�inzupparono di fango.</p><p>L� ad aspettarmi c�era gi� Herby Madigan, che allungava il collo per cercare di vedere cosa ci fosse oltre gli obl� della stiva. Mi strapp� di mano le bolle di carico prima ancora di darmi il buongiorno, e lesse la lista dei prodotti.�� Pomodori?�� protest�, indignato.�� Perch� diavolo ci hai portato dei pomodori? Ne abbiamo fin troppi negli orti del New Jersey e di Long Island.</p><p>��Da qui a un paio di settimane non ne raccoglierete pi��� gli dissi.�� E allora vi metterete a piangere per avere i nostri. Comunque ci sono anche datteri e avocados.�� Vidi il suo sguardo schiarirsi.�� E ho parecchie cassette di arance e noci di cocco, tanto per farvi sorridere.</p><p>��Aranci!�� esclam�.</p><p>��Ho paura che non ne vedrete molto�� lo avvertii,�� perch� ci vorr� ancora del tempo prima che gli aranceti forniscano una produzione reale. E mentre parliamo, non potremmo levarci un momento dalla pioggia?</p><p>Non potei per� farlo in fretta come avevo sperato, perch� uno degli addetti al traffico aereo mi blocc� per sapere se avevo notato segni di rimbalzi balistici nel tragitto dalla California a New York. Fu soddisfatto quando gli risposi di no, fu meno soddisfatto quando dissi che per met� del tempo avevo dormito e per l�altra met� m�ero occupato solo delle scartoffie. Tuttavia riusc� a sorridere nell�informarmi che da oltre un mese nessuno aveva pi� segnalato fenomeni del genere. Evidentemente i loro computer confermavano che gli effetti di risonanza si stavano smorzando.</p><p>Finalmente potemmo metterci al riparo nell�ufficio di Herby, un cubicolo illuminato vivamente in una delle strutture a bolla del parco. Per una mezz�ora discutemmo e mercanteggiammo sui prezzi, e intanto ne approfittai per togliermi le scarpe e farle asciugare. Aveva del vero caff�, di cui mi affrettai ad accettare una tazza, e mi chiesi se saremmo riusciti a metterne su una piantagione. Decisi di non tentare. Alcuni membri del Consorizio erano gi� stati a esplorare gi� verso Baja e altre zone del Messico. Un giorno o l�altro forse avremmo mandato coloni laggi�, a produrre caff�, banane e papaya, ma i terreni adatti erano troppo lontani da Palm Springs perch� l�idea fosse realizzabile in quel periodo. Comunque avevo progetti pi� che a sufficienza per l�anno prossimo.</p><p>��Fra circa un mese avremo spinaci e uva�� dissi a Herby.�� E verso Natale meloni Crenshaw. Per� siamo a corto di mano d�opera. Sai se ci sono probabilit� che emigrino qui dei contadini davvero esperti?</p><p>��Qui non arriva pi� nessun emigrante�� disse con aria assente, rimuginando sui meloni Crenshaw che avevo promesso.�� Hanno chiuso tutti i portali, eccetto un paio adibiti solo agli apparati-spia e alle comunicazioni. Comunque puoi avere mano d�opera non qualificata. Negli alberghi ci sono ancora circa duecento fra fisici, militari e altri in attesa di un lavoro fisso.</p><p>Sospirai. Riaddestrare fisici e soldati era gi� costato tempo prezioso a quelli che dovevano occuparsi dei campi e dei frutteti rimasti in abbandono.�� Se mi trovi una ventina di volontari�� dissi,�� potremo imbarcarli con noi stasera. Preferirei famiglie al completo. O ragazze nubili di cui volete disfarvi.</p><p>Lui rise. Me l�ero aspettato, ormai era una specie di battuta. Quando terminammo di discutere sui prezzi e ci fummo accordati per i prossimi carichi di derrate, vers� ancora un paio di tazze di caff� e si appoggi� allo schienale della poltroncina, osservandomi pensosamente.�� Dominic�� disse,�� che ne diresti di sistemarti qui e lavorare per me come amministratore?</p><p>��No, grazie.</p><p>Lui insist�:�� Avresti un lavoro molto pi� comodo. Io resterei qui a occuparmi del traffico, e tu potresti curare la distribuzione delle derrate in citt�. Adesso abbiamo elettricit� e acqua in tutto il West Side. Fra non molto qui si star� davvero bene.</p><p>��Dopo che avrete spazzato via un miliardo di tonnellate d�immondezza�� sogghignai io.</p><p>��Sicuro! Ci diamo da fare. Da qui a cinque anni�</p><p>��Da qui a cinque anni�� lo interruppi,�� noi avremo ripulito San Diego. E quello � un posto come si deve per una citt�! Per non parlare del clima.</p><p>Si fece pensieroso.�� Sai, ti confesso che anch�io qualche volta penso di stabilirmi in California, dopo che avremo rimesso le cose a posto qui intorno. Non mi dispiacerebbe Los Angeles�</p><p>��Los Angeles! Chi vorrebbe tornare a vivere a Los Angeles?�� Gettai uno sguardo al mio orologio.�� Mi ha fatto piacere parlare con te, Herby, ma il dirigibile partir� stasera con o senza di me e ci sono delle cosette che vorrei fare. C�� la possibilit� di trovare da qualche parte un paio di scarpe come si deve? E magari un impermeabile?</p><empty-line/><p>L�atrio del Plaza era molto pi� lindo di come l�avevo lasciato, e anche pi� vuoto. Dai centri di quarantena di New York City erano passati circa ventiduemila Peety-Deepies. Al Plaza ne restavano meno di duecento, mentre molti degli altri alberghi erano stati chiusi e sigillati, in attesa dei futuri turisti che sarebbero giunti in auto o in aereo invece che attraverso i portali.</p><p>Non mi trattenni molto. Appena entrato andai al banco della ricezione, dove l�impiegata mi lasci� usare il suo terminal abbastanza da ottenere un nome e un indirizzo. Poi chiesi al portiere come si poteva raggiungere Riverside Drive, venni a sapere che davanti all�albergo avrei potuto prendere un taxi, e solo allora ricordai che non avevo neppure i soldi per pagarmi una corsa in taxi. O nient�altro.�� Posso pagare con la mia carta di credito della California?�� domandai, e lui cerc� di non mettersi a ridere.</p><p>��Ha bisogno di liquido�� m�inform�.�� Laggi� c�� l�ufficio del nostro cassiere. Se ha una carta di credito, forse potr� fare qualcosa per lei.</p><p>Pot� farlo. Gli occorse l�aiuto di un computer per convincersi che non lo stavo imbrogliando, ma infine mi cont� un bel mucchietto di strani dollari fruscianti e uscii in strada soddisfatto. Un provinciale nella grande metropoli, cos� mi aveva visto. Alcune cose non sarebbero mai cambiate!</p><p>Nel taxi esaminai le banconote, incuriosito. Era una seccatura usare le carte di credito per le piccole cose, come quando si trattava di acquistare oggetti dalle comunit� indipendenti di Santa Barbara o Palo Alto, o di fare una partitina a poker il sabato sera. Queste avevano colori interessanti: verde-oro e nero da un lato, oro e scarlatto dall�altro. I numeri erano binari, naturalmente, e il materiale era diverso da qualunque altra carta per banconote avessi visto in vita mia. Nell�altra mia vita, intendo. Al tatto risultava liscia come la seta, e come scoprii quando ne raschiai un angolo con un�unghia era molto pi� dura della carta. L�effetto visivo era quello di una banconota, anche se le immagini della Casa Bianca da una parte e quella di Andrew Jackson dall�altra non erano disegni bens� ologrammi. Girando la banconota fra le dita la prospettiva cambiava leggermente, e altri colori apparivano nei disegni: rosso bianco e azzurro dietro Jackson, e un arcobaleno completo sopra la Casa Bianca. In un angolo c�era il nome della tipografia, una di Filadelfia�� fino ad allora avevo creduto di sapere tutto su quel che organizzavano a Filadelfia�� cosicch� ne presi nota, scarabocchiando il meno possibile mentre il taxi prendeva tutte le buche nell�asfalto di Broadway. Alla prossima riunione del consiglio avrei proposto di pensare alla possibilit� di far stampare cartamoneta di quel genere anche per noi.</p><p>Poco dopo ci fermammo sulla Riverside Drive; pagai il tassista e mi guardai attorno. L�Hudson scorreva limpido e tranquillo. Sulle alture dalla parte del Jersey crescevano alberi maestosi, e non vedevo affatto il ponte George Washington� non era stato ancora costruito, supposi, quando avevano smesso per sempre di costruire. Ma l�edificio di cui avevo l�indirizzo era in ottimo stato. Tutte le finestre avevano i vetri. Le mattonelle dell�atrio erano lucide come specchi. Mentre salivo per le scale verso il sesto piano il ronzio di un motore m�inform� che quell�arrampicata non sarebbe stata necessaria: avevano un ascensore funzionante. E quando suonai all�appartamento 6-C la porta si apr� subito, ma la persona che apparve sulla soglia non era affatto quella che m�ero atteso di vedere. Era il senatore.</p><p>��Nicky!�� esclam�.�� Ehi, Nyla! C�� Nicky DeSota. Vieni a salutarlo!</p><p>Lei usc� dalla cucina, bella e felice e molto simile alla persona che stavo cercando�� almeno quanto io ero simile al senatore�� ma non del tutto, perch� la differenza fu sensibile quando mi strinse la mano. Comunque ero lieto di rivederli, e fui lieto di accettare una tazza di caff� mentre ci sedevamo in soggiorno. Parlammo di quel che stavo facendo io, di quel che facevano loro, di come ci trovavamo bene l� e di quanto poco rimpiangevamo il mondo che ci eravamo lasciato dietro le spalle.</p><p>Era un vero peccato che lei fosse la Nyla sbagliata.</p><p>Per� loro sapevano dove fosse quella giusta, e venti minuti pi� tardi ero di nuovo in strada. Diretto al Metropolitan Museum of Art. A non pi� di due minuti di cammino dal parco dov�ero atterrato col dirigibile.</p><empty-line/><p>Se il senatore e la sua Nyla erano stati sorpresi dal mio arrivo imprevisto, la Nyla senza pollici lo fu molto di pi�: mi fiss� sbalordita, e un po� sospettosa.�� Senti, DeSota�� disse subito,�� tutto quel che � successo a casa nostra � roba passata. Se ce l�hai con me va bene, non ti biasimo. Ma non ho intenzione di chiedere scusa a nessuno.</p><p>��Non ce l�ho con te�� risposi.�� Anzi vorrei invitarti a pranzo� magari in quel ristorante dall�altra parte del parco, quello con gli alberi intorno.</p><p>��Non posso permettermelo!</p><p>��Ma io s젗 dissi.�� Ti va una passeggiata fin l�? Cos� gi� che ci sono do un�occhiata a come mi stanno caricando il dirigibile.</p><p>Dopo qualche insistenza riuscii a tirarle fuori di bocca che fare due passi non le dispiaceva, visto che il suo orario di lavoro comunque era finito. Cos� attraversammo il parco e le mostrai i macchinari agricoli che venivano caricati a bordo, insieme a nastri di dati da immettere nei nostri computer, in cambio dei prodotti che avevamo venduto. Anche lei mi parl� del suo lavoro al museo. Non si trattava di un lavoro qualificato, precis� subito in tono quasi di sfida, ma era un buon lavoro.�� La fortuna � stata�� disse,�� che quando � scoppiata la guerra al museo c�erano dei lavori in corso, perci� le cose migliori erano state coperte con cura. E queste le abbiamo trovate in buone condizioni. Ma le opere esposte al pubblico� ah! Specialmente i quadri! Io non sono in grado di restaurarli. Nessuno di noi ne � all�altezza. Per� intanto li stiamo lavando per togliere il fango, e non hai idea della cautela che ci vuole per farli asciugare. Manciate di scaglie di colore sono cadute a terra da ogni quadro. Un giorno o l�altro qualcuno dovr� tirarsi su le maniche e studiare come riappiccicarle al loro posto, credo.</p><p>��Non sapevo che l�arte ti interessasse�� commentai, facendola dirigere verso il ristorante. L�odore che usciva dalla cucina era appetitoso. Il locale si apriva direttamente davanti al mercato all�ingrosso, e naturalmente il cuoco si accaparrava la roba pi� fresca appena arrivata dalla campagna.</p><p>��Suppongo�� disse lei in tono franco e spassionato,�� che tu non sappia proprio niente di me, no? E forse � meglio cos�, altrimenti avresti ancora altri motivi per detestarmi.</p><p>Passai quella frase sotto silenzio. Il cameriere ci condusse a un tavolo e prese le ordinazioni. Cominciammo con granchi di fiume in salsa di avocados; i granchi venivano dall�Hudson, e gli avocados erano nostri, arrivati cinque ore prima e assolutamente perfetti.</p><p>��Sembra un buon lavoro il tuo�� osservai,�� anche se non c�� un vero bisogno di occuparsene subito, no? Voglio dire, forse per i quadri � cos�, ma per le altre cose� ho visto quell�obelisco che chiamano l�ago di Cleopatra, poco fa. Non pu� accadergli niente che non gli sia gi� accaduto, direi.�� L�obelisco giaceva al suolo spaccato in numerosi pezzi. Aveva resistito migliaia d�anni in Egitto, ma pochi decenni a New York gli erano stati fatali.</p><p>Ripulendo gli ultimi frammenti di granchio dal guscio di un avocado lei alz� appena gli occhi.�� E allora?�� chiese.</p><p>��Allora mi stavo chiedendo se non t�interesserebbe un altro lavoro. Non nel tuo ramo, s�intende� non c�� molta richiesta di una polizia segreta da queste parti. Ma non ti piacerebbe dirigere un�orchestra?</p><p>Lei abbass� la forchetta.�� Diri� un�orche�, Nicky! Di che accidenti stai parlando?</p><p>��Chiamami Dominic, ti spiace?</p><p>��Dominic, d�accordo. Be�, cos�� che vuoi dire? Io non ho mai diretto un�orchestra!</p><p>��Non mi hai detto che una volta ti sarebbe piaciuto suonare il violino?</p><p>��Io <emphasis>suonavo </emphasis>il violino!�� Istintivamente si strinse le mani in grembo, irritata.</p><p>��E ora non puoi farlo, va bene.�� Annuii.�� Lo capisco. E questo t�impedirebbe di dirigere altri musicisti?</p><p>��<emphasis>Quali </emphasis>altri musicisti?</p><p>Sogghignai.�� Il nome che si sono dato � Orchestra Filarmonica di Palm Springs. Attualmente sono tutti dilettanti. Non malvagi, intendiamoci. Per loro � un lavoro part-time, visto che fanno parte del nostro collettivo.</p><p>��<emphasis>Quale </emphasis>collettivo?</p><p>��Io sono l�amministratore del Desert Agricultural Consort�� la informai.�� � una specie di kibbutz, solo che non lo chiamiamo cos� perch� non siamo ebrei. Un giorno riusciremo a mettere su una buona orchestra di professionisti. Ora come ora� be�, potresti dedicarti anche a un paio d�altri lavori.</p><p>��<emphasis>Quale </emphasis>paio di altri lavori?</p><p>��Be�, uno sarebbe d�insegnare la musica ai bambini. E anche agli adulti che volessero imparare. Non abbiamo nessun insegnante di musica.</p><p>Lei si pass� la lingua sulle labbra. Il coniglio in stufato venne deposto sul tavolo, e lo annus� con piacere.�� L�altro? chiese, prendendo il cucchiaio per assaggiare il sugo.</p><p>��Ecco, l�altro non sarebbe esattamente un lavoro. Voglio dire, ho pensato che potresti, uh, considerare l�idea di sposarmi.</p><empty-line/><p>Non credo che prima d�allora qualcosa di me fosse riuscito a sorprenderla. Sono abbastanza sicuro di non aver mai dato a nessuno sorprese di qualche genere, anzi. Neppure a me stesso. Mi fiss� intensamente, a lungo, mentre la coscia di coniglio che s�era messa nel piatto diventava fredda� la sua. La mia l�avevo gi� divorata e me n�ero servito ancora. Avevo fame e quello stufato era delizioso.</p><p>��Che mi dici di Greta Comesichiama, la stewardess?</p><p>Scossi le spalle.�� Le chiesi di venire. Un bell�ologramma di un minuto, col sonoro. Lei rispose di no.�� Sorrisi, perch� adesso in retrospettiva la cosa mi sembrava divertente.�� Mi mand� una di quelle olocartoline tipo auguri, sai?�� Ricordavo d�essermela portata in camera un pomeriggio, mentre il senatore non c�era; l�avevo infilata nella fessura del computer e lei era comparsa sullo schermo, bella pi� che mai. Non ci avevo pianto, ma quasi.�� Mi disse: �Nicky, tu sei un caro ragazzo, per� non sai tenerti fuori dai guai. Io non ho bisogno di altri guai. Voglio soltanto vivere la mia vita�.</p><p>Nyla rise. Sapevo che cosa ci stava trovando di comico: il fatto che qualcuno riuscisse a vedere in me un tipo troppo avventuroso per i suoi gusti.�� Be�, sei un caro ragazzo, Nicky�� ammise.</p><p>��Dominic.</p><p>��Dominic, d�accordo.</p><p>��Questo per quanto riguarda Greta. E di Moe, che mi dici?</p><p>Mi consider� fra stupita ed irritata.�� Quel gorilla? Che fottuta specie di donna pensi che io sia, Ni� Dominic, eh?�� Assaggi� la coscia di coniglio, intingendola nel sugo.�� Comunque�� disse,�� ha cambiato aria. Lui e gli altri due Moe� si sono, per cos� dire, scoperti l�un l�altro, tutti e tre. E non erano mai stati omosessuali, prima! Per� a sedurli dev�essere stato il pensiero di avere amanti che sapessero tutto di loro. Voglio dire, capisci, sapere esattamente cos�� che ti d� piacere.�� Esit�, gettandomi uno sguardo indagatore.�� Sai di cosa sto parlando? Intendo il fatto di sapere esattamente come fare, be�, tutto quanto, cosicch�</p><p>��So di cosa stai parlando, certo�� dissi con fermezza.�� E allora che ne pensi?</p><p>��Vuoi dire che ne penso di sposarti?�� Per qualche minuto s�industri� a spolpare le ossa del coniglio, accigliata. Si stava accigliando sull�idea, non sullo stufato, che era ottimo� anzi meditavo di farmi dare la ricetta dal cuoco. Fin� l�ultima cucchiaiata di sugo, vuot� il bicchiere di vino e si guard� attorno con l�aria di chi adesso aspetta il caff�. Feci cenno al cameriere di portarne due tazzine.</p><p>��Be��� disse, dubbiosa.�� � sempre simpatico sentirselo chiedere.</p><p>��E io l�ho chiesto. A questo punto quello che succede, in genere, � che la ragazza risponde qualcosa.</p><p>��Lo so, Dom�� disse.�� Ci sto provando. Solo che non sono sicura di� insomma, tu che ne sai di me? Non sono esattamente quella che potresti chiamare una sposina vergine, questo lo sai. E, senza offesa, Dominic, tu mi hai sempre dato l�impressione di un classico maledetto bigotto per questo genere di cose.</p><p>Dissi:�� Nyla, tu e io abbiamo alle spalle un passato che non ci fa precisamente credito. Come hai detto tu, senza offesa; ma eri affascinante quanto il morso di un crotalo. Io ero un sempliciotto. <emphasis>Passato remoto</emphasis>, Nyla. Nessuno ci costringe a essere ancora� no, aspetta un momento.�� M�interruppi, mentre il cameriere portava il caff� e il conto.�� Voglio dirlo un po� meglio. Lasciami ricominciare. In un certo mondo noi <emphasis>dovevamo </emphasis>essere quello che eravamo, perch� cos� ci ha fatto il mondo dove abbiamo vissuto. Dire �dovevamo� forse � eccessivo, dato che molto � stato solo per colpa nostra� prendiamo sempre la strada pi� facile. C�erano strade migliori, anche nel nostro mondo. Ma la colpa non � stata tutta nostra, e avremmo potuto essere migliori. Guarda i nostri duplicati! Il senatore, lo scienziato, e Nyla Bowquist. Potevamo essere come loro! E� possiamo ancora esserlo, cara.</p><p>Non era stata mia intenzione usare quell�ultima parola. L�avevo soltanto pensata, e senza che lo volessi m�era uscita di bocca. All�istante la vidi socchiudere leggermente le palpebre. Potei accorgermi che ne assaggiava il suono come analizzando un sapore nuovo. Non mi parve che lo trovasse repellente. M�affrettai a dire:�� Il senatore si sta occupando dell�amministrazione della met� occidentale della citt�, adesso. Nyla � incinta. Quei due sono riusciti a cambiare le loro vite. Noi possiamo cambiare le nostre.</p><p>Lei sorseggi� il caff�, studiandomi da sopra il bordo della tazzina.�� Dunque � di questo che stai parlando, Dom. Non solo matrimonio, ma anche bambini? Una bianca casetta di campagna, con le rose che si arrampicano sulla veranda e il caff� caldo fra i fiori profumati ogni mattina?</p><p>Sorrisi.�� Non posso garantirti il caff�, perch� il Consorzio non si pu� ancora permettere il superfluo. Ma il resto, certo. Anche le rose, se ti piacciono le rose.</p><p>Abbass� lo sguardo. Mi parve che le sue spalle s�incurvassero.�� Dannazione!�� disse.�� Io <emphasis>amo </emphasis>le rose.</p><p>��Questo significa un s� oppure un no?�� la incalzai.</p><p>��Be�, non c�� una legge che ci impedisca di <emphasis>provare </emphasis>questa cosa�� disse. Mise gi� la tazzina e mi fiss�.�� Perci� s�. Desideri baciare la tua fidanzata, adesso?</p><p>��Ci puoi scommettere�� sogghignai. E lo feci. Quella fu cos� la prima volta che la baciai. La sua bocca sapeva di caff�, di stufato di coniglio e di lei stessa, e lo trovai un delizioso miscuglio.�� E ora�� dissi, rimettendomi a sedere,�� faremo meglio a muoverci. Tu devi prendere la tua roba, e poi dire alla gente l� al museo che tagli la corda. Diciamo due ore, per questo. Ci restano ancora un paio d�ore, cos� magari possiamo andare in giro a comprare quello che pensi ti servir� in California, prima che il dirigibile decolli. Durante il volo costringeremo il capitano a sposarci a bordo.</p><p>S�era di nuovo portate alle labbra la tazzina di caff� e la sorseggi�.�� Cristo, Dom!�� protest�, come se solo in quel momento scoprisse dove stava andando a cacciarsi.�� Agguanteresti un�anguilla coi denti se non ci riuscissi con le mani, tu. � una faccenda legale?</p><p>��Cara�� dissi, stavolta di proposito.�� Forse tu hai perso un po� di vista come vanno le cose qui. � una <emphasis>vita nuova. </emphasis>Non dobbiamo preoccuparci di quello che una volta era legale o no. C�erano troppe leggi e di troppi generi nei mondi da cui tutti noi siamo venuti, cos� per andare avanti dobbiamo lasciarcela alle spalle. E fra le tante cose che abbiamo trovato qui, questa � la migliore.</p><empty-line/><p>Cos� poche ore pi� tardi eravamo marito e moglie, legalmente, e ce lo dimostrammo a vicenda nella piccola cuccetta del dirigibile, da qualche parte sopra il New Jersey. E poi sopra la Pennsylvania, e probabilmente anche sull�Ohio, bench� l�unica posizione geografica che c�interessasse fosse quella del suo corpo rispetto al mio. Avremmo tentato un altro decollo nei cieli dell�Indiana se Mary Wodczek, che aveva officiato il rito la sera prima con grande seriet�, non avesse bussato alla porta. Pudicamente fece entrare solo il vassoio, con il caff�, succo d�arancio e dei toast.�� Ho pensato che gradireste un po� di colazione�� disse, e ci fece l�occhiolino con aria di gentile complicit�. Le dicemmo che era un pensiero gentile. E lei gentilmente richiuse la porta.</p><p>Poco dopo, mentre seduti sul bordo del lettuccio ci lasciavamo cullare dalle oscillazioni del dirigibile, cingendomi la vita con un braccio Nyla disse:�� Sai, Dominic, se qualcuno venisse a dirmi che posso tornare indietro non credo che accetterei.</p><p>��Neppure io�� bofonchiai, mordicchiandole il collo.</p><p>Mi appoggi� una guancia su una spalla, pensosamente.�� Per� � strano. Mentre lavoravo al museo, per tutto il tempo non facevo che sperare in un miracolo. E con la fantasia mi vedevo gi� tornare l� come una specie di eroina, dopo aver sconfitto i malvagi o qualcosa del genere� Ma laggi� le cose sarebbero sempre come prima, no? Qui invece � tutto diverso, e onestamente penso che non mi dispiacerebbe se restassimo per sempre.</p><p>��Questo � bello�� dichiarai, e la baciai ancora a lungo.�� Per� non ti garantisco che sar� cos�. Voglio dire il fatto che ci costringano a restare qui per sempre.</p><p>Lei mi poggi� la fronte sul mento. Poi alz� gli occhi e mi scrut� con un sorriso incerto, come a una battuta di spirito che non riusciva a capire.�� In che senso? Sai bene che hanno chiuso tutti i portali in via definitiva!</p><p>��Lo so, tesoro�� ammisi.�� Be�, lasciamo perdere. Ascolta, lo sgabuzzino della doccia darebbe la claustrofobia a un nano, ma scommetto che tu e io, entrandoci di traverso�</p><p>��Fra un minuto, ragazzo! Spiega quello che hai detto!</p><p>Mi piegai davanti a lei per prendere la mia tazza di caff�.�� Voglio solo dire che quella gente cos� progredita � umana, dolcezza. Non sono superuomini. Certo, non dubito che abbiano chiuso i portali, a parte i loro apparecchi-spia, visto che hanno una paura del diavolo di vedersi sfuggire di mano i rimbalzi balistici.</p><p>��Be�, allora?</p><p>��Le conseguenze future non dipendono da loro�� dissi.�� Vedi, loro sono stati i primi a costruire i portali. Hanno localizzato altri trenta o quaranta paratempi, fra quelli che gi� li avevano e quelli che li avrebbero avuti presto. Ma trenta o quaranta � un numero limitato. Che frazione � rispetto all�infinito, Nyla?</p><p>��Non fare giochetti matematici con me, Dom!</p><p>��La matematica non c�entra, � solo buon senso. Questo � l�Ottobre 1983, giusto? Non solo per noi qui, per tutti. Loro non sono pi� <emphasis>avanti </emphasis>di noi. Sono stati soltanto pi� fortunati cinquanta o cento anni fa. Ma � l�Ottobre 1983 per un <emphasis>numero infinito </emphasis>di mondi paralleli. Non solo loro. Non solo noi. Tutti i paratempi, e il tempo scorre per ciascuno di essi. Forse in questo preciso istante, in un paratempo che nessuno ha mai ancora localizzato con l�apparecchio-spia, qualcuno come me o come te sta saltando attraverso il suo portale nuovo di zecca. E magari ce ne sono altri quaranta o cinquanta che hanno il portale in via di costruzione. Da qui a Natale potrebbero esserci dozzine di paratempi pronti a sperimentarlo, e centinaia in Gennaio, e in Febbraio� e l�anno prossimo o quello successivo�</p><p>��Oh, mio Dio!�� disse Nyla.</p><p>��E un giorno o l�altro�� conclusi,�� ce ne saranno migliaia o milioni che infrangeranno, forse tutti insieme, la barriera fra i paratempi� e tu credi che qualcuno sar� capace di tenere sotto controllo una cosa di <emphasis>quel </emphasis>genere?</p><p>��Cristo santissimo di tutti gli universi!�� ansim� Nyla.</p><p>��Esatto�� sospirai.</p><p>��Ma tutti quei rimbalzi balistici��� cominci� a dire.</p><p>Annuii, lasciando che la riflessione le penetrasse nella mente.</p><p>Mi fiss� con quella che avrebbe potuto essere paura o rispetto� non conoscevo ancora abbastanza mia moglie per capirlo bene.�� E tu sei il solo che sa come stanno le cose?�� domand�.</p><p>��Naturalmente no. La gente che ci ha portati qui � costretta a rendersene conto, ma non ha modo di andare in giro a controllare molti paratempi. E sono sicuro che ce ne sarebbero troppi per chiunque. Ho cercato di discuterne, un paio di volte. Alcuni sembrano non capire di cosa parlo, come il senatore. Ma altri� be�, altri non vogliono parlarne. Hanno paura, suppongo.</p><p>Lei si raddrizz� di scatto.�� Sicuro, maledizione, che hanno paura! Personalmente, questa � una cosa che mi <emphasis>terrorizza</emphasis>!</p><p>��Be��� dissi,�� considerando quanta distruzione ci ricadrebbe addosso, saresti pazza a non aver paura. Ma guardiamola con gli occhiali rosa. Tu ed io possiamo cavarcela abbastanza bene. Stiamo andando a vivere in una vallata deserta, dove � assai improbabile che ci piombi addosso qualcosa da un paratempo o dall�altro. Succederanno cose bizzarre, forse spiacevoli; oh, ragazzi, se succederanno! Ma non sar� pericoloso come se vivessimo in una citt�, dove� non so, magari un quadrimotore potrebbe infilarsi dritto nella tua camera da letto, o qualcosa del genere.</p><p>Nyla mi fiss� in modo assai poco coniugale. Senza un filo d�amore negli occhi.�� Quello che mi stai dicendo�� sbott�, indignata,�� � che noi sopravviveremo, e al diavolo il resto della razza umana, vero? <emphasis>Vero</emphasis>?�� grid�.�� E tu hai avuto il coraggio di dire <emphasis>a me </emphasis>che ero un serpente, una gelida carogna senza un briciolo di�</p><p>��No, no�� dissi dolcemente, mettendole un dito sulle labbra.�� Non ho detto esattamente questo. Non proprio. E a me importa della razza umana. Me ne importa moltissimo.</p><p>��Ma� ma allora, che cosa possiamo fare, Dom?</p><p>Io dissi:�� Niente, amore. Non c�� niente che tu ed io possiamo fare. � quello che sta accadendo. Per� non tutto andr� male.</p><p>Attesi che mi chiedesse cosa non sarebbe andato male. Ma quando il suo volto si scur�, e aggrott� le sopracciglia, e apr� la bocca, m�accorsi che le parole con cui l�avrebbe chiesto mi avrebbero fatto bruciare gli orecchi, cos� la prevenni in fretta:�� Voglio dire che la cosa comincer� su piccola scala. Possiamo esserne abbastanza sicuri. Avremo avvertimenti di ogni genere prima che diventi davvero grossa� il tempo di evacuare le citt�, forse, o comunque di fare quello che potremo. E� non c�� modo d�impedire che accada, capisci? Perci� l�unica cosa � agire come meglio ci sar� possibile.</p><p>Lei si alz� dal letto e and� a guardare la pianura deserta che scorreva sotto di noi. Lasciai che i suoi pensieri si smarrissero in quell�immensit�. Infine si volse, lentamente.�� Dom�� disse,�� sei sicuro che stiamo facendo la cosa giusta? Voglio dire, tu hai parlato di avere dei bambini e io, non so, qualche volta ho pensato che piacerebbe anche a me. Ma questo non � un mondo troppo terribile per allevarci dei bambini?</p><p>Mi alzai e le andai accanto, nudo come lei, e passandole un braccio attorno alla vita la strinsi a me.�� S�, puoi scommetterci�� mormorai.�� Ma ce n�� mai stato uno che non lo fosse?</p><empty-line/><subtitle>FINE</subtitle></section></body><binary id="cover" 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