<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><FictionBook xmlns="http://www.gribuser.ru/xml/fictionbook/2.0" xmlns:l="http://www.w3.org/1999/xlink"><description><title-info><genre>sf</genre><author><first-name>Frank</first-name><middle-name>Belknap</middle-name><last-name>Long</last-name></author><book-title>In una piccola citt�</book-title><annotation><p>Bobby Jackson � apparentemente un ragazzo normale, e altrettanto normali sembrano i coniugi Martin, nuovi arrivati, in una piccola citt� americana come ce ne sono a migliaia: Lakeview. Ma non lontano da Lakeview c�� la caverna detta di Gover, e ci� che succede l� dentro potr� coinvolgere nello stesso tremendo pericolo non solo un maestro di scuola, una bibliotecaria, un barista e altri tipici personaggi della provincia americana, ma� tutta la Terra.</p></annotation><date value="1969-07-15">1969</date><coverpage><image l:href="#cover"/></coverpage><lang>it</lang><src-lang>en</src-lang><translator><first-name>Beata</first-name><last-name>Della Frattina</last-name></translator></title-info><src-title-info><genre>sf</genre><author><first-name>Frank</first-name><middle-name>Belknap</middle-name><last-name>Long</last-name></author><book-title>Lest Earth be Conquered</book-title><date value="1966-12-01">1966</date><lang>en</lang></src-title-info><document-info><author><first-name>Your</first-name><last-name>Name</last-name></author><program-used>FictionBook Editor Release 2.6, fb2cut 2.5.4, fb2cut 2.6.2</program-used><date value="2011-09-15">15 September 2011</date><id>5F82F82E-CB37-4C8E-B5FB-EE01FA24D76A</id><version>1.0</version></document-info><publish-info><book-name>In una piccola citt�</book-name><publisher>Mondadori</publisher><city>Milano</city><year>1969</year><sequence name="Urania" number="516"/></publish-info></description><body><title><p>Frank Belknap Long</p><p>In una piccola citt�</p></title><section><title><p>1</p><p><emphasis>Bobby Jackson</emphasis></p></title><p>Fu una scoperta spaventosa. L�uomo e la donna che abitavano nella casa di Jonathan Oakham non erano umani. Non chiedete�mi come ho fatto ad accorgermene. Ci sono cose che non si pos�sono spiegare n� analizzare. Come capita a quasi tutti, io vivo qualche volta in un mio mondo privato, e non manco mai di al�larmarmi quando qualcosa di decisamente storto scuote questo mondo come un sisma di ottavo grado.</p><p>D�accordo, ho solamente quattordici anni. Ma sono un ragaz�zo in gamba. Dicono che ho un quoziente di intelligenza di circa 150, e io me ne accontento, anche se il quoziente d�intelligenza del genio pu� arrivare a venti punti di pi�. Un ragazzo con un quoziente d�intelligenza come il mio riesce a tenere nascosto quasi tutto quello che sa, mentre quelli da 170 sono come bam�bini smarriti nel bosco. La spinta del genio che � in loro pu� es�sere troppo forte. Allungano troppo il collo in un�et� ancora im�matura e� sapete come dice quel vecchio adagio: �Se non stai attento, i folletti ti pigleranno�. Al termine folletti, sostituite �cittadini medi�.</p><p>Ma torniamo alla coppia di casa Oakham. Si installarono in quel decrepito mausoleo ricoperto d�edera senza dare nell�oc�chio, senza bizzarrie o altro che dessero adito a commenti da par�te dei cittadini.</p><p>Cominciarono con lo scegliersi i nomi adatti: signore e signora Martin. Come tutti gli ornitologi sanno, il Martin � una rondine grigia priva di caratteristiche che attirino l�attenzione. Mi sembra di sentire i commenti dei vicini: con un nome simile, lui deve oc�cuparsi di immobili o qualcosa del genere; anche se � ricco, di si�curo non si d� arie; forse ha un figlio o una figlia all�universit�, da qualche parte, � uno che per i suoi figli vuole il meglio; niente au�to grosse e costose, anche se forse se le potrebbe permettere, e neppure macchinette tipo Jaguar, n� locali pretenziosi o sbornie nelle osterie. Lo si capisce subito.</p><p>A prima vista Thomas Martin sembrava pi� vicino ai cinquanta che ai quaranta. Ma non so come, la definizione �di mezza et�� non gli si attagliava, e fu questo che dest� in me i primi sospetti. Helen Martin, in modo particolare, quando la si guardava atten�tamente in piena luce, non sembrava n� giovane n� vecchia. Sembrava davvero che non avesse et�.</p><p>Certo, non era un particolare che saltava agli occhi. L�impres�sione per� rimaneva, inequivocabile. Era proprio una di quelle cose che probabilmente sarebbero sfuggite a un ragazzo con un quoziente di 170, perch� lui avrebbe avuto la tendenza a essere troppa scientifico, troppo analitico.</p><p>Non mi resta molto per completare il quadro. Da quanto vi ho detto finora, dovete avere sotto gli occhi, grosso modo, la situa�zione. Vi sarete ormai fatti un�idea generale: finalmente nuovi inquilini nella vecchia casa Oakham, un furgone da traslochi che viene scaricato, un sorriso e una carezza al bambino curioso che sta a guardare. Poi, con qualche altro rapido tratto di matita, un conto corrente aperto alla Second National Bank, una capatina all�emporio alimentare pi� vicino, con il signor Martin che dice: �Oh, s�, lei deve essere la signora Parker, la nostra vicina. Ce l�ha detto l�agente immobiliare��. Sorrisi e cenni circolari. �Non � una bella cosa? Mia moglie ha pensato che per stasera basteran�no un po� di burro, latte e uova. Domani avremo tempo di fare tutte le altre spese�.</p><p>Poi, per una quindicina di giorni, tutto fila liscio. Conoscono altri vicini, non fanno niente di strano, si rendono simpatici senza mostrarsi invadenti. Stanno bene attenti a non creare possibili at�triti, a non fare niente che possa attirare l�attenzione.</p><p>Thomas Martin va al lavoro tutte le mattine con una cartella sotto il braccio, la signora Martin � indaffarata in cucina, o � in cortile a stendere il bucato. Sorrisi ai bambini e ai garzoni dei for�nitori.</p><p>E mai possibile che in una piccola citt� uno riesca a tenere segreto il proprio lavoro? Ci sarebbe da meravigliarsi se fosse cos�. Certo, per un paio di mesi pu� anche farlo. �Dove lavora il si�gnor Martin?� �In Cherry Street, mi pare. Non parla molto del suo lavoro�.</p><p>�Be�, certo non tutti ci comportiamo cos�. Ma sembra che lui sia contrario a mescolare gli affari con la famiglia. Cosa c�� di strano?�</p><p>Questo, a grandi linee, il quadro� finch� entro in scena io.</p><p>Se volete, potete immaginarmi, all�inizio, affacciato alla corni�ce del quadro. Cominciai a insospettirmi il giorno stesso del loro arrivo, ma le anomalie rimasero per un po� soltanto lievi sfuma�ture, finch� non notai qua e l� alcune piccole bizzarrie di com�portamento.</p><p>La signora Martin che fissa un cestino di pomodori al supermercato, per esempio, come se non ne avesse mai visti in vita sua. Li prende, li tasta, sbaglia nel giudicarne il peso. Gli occhi si spalancano per lo stupore quando, avendone fatto cadere uno, lo vede spappolarsi.</p><p>E un altro incidente, pi� notevole. Thomas Martin che cammi�na per strada alle nove del mattino e fa un balzo, con espressione atterrita, vedendo una macchina lontana qualche metro dal mar�ciapiede. � al sicuro, sul marciapiede, eppure si comporta come se al volante ci fosse un pazzo omicida: diventa pallido e stringe la cartella al petto.</p><p>Poi il gatto che si spavent�. Era il gatto della signora Parker. Lei lo chiamava Zucchero. Nessuno sapeva il perch�, dato che aveva un carattere aggressivo. Era capace di mettersi a battaglia�re con quegli enormi cani, simili a lupi selvatici, che si vedono ogni tanto in giro. Se possedete un lupo nero e vi ci affezionate, magari cercate di farlo passare per un cane. Ecco, lui si azzuffa�va, proprio con quel genere di cani.</p><p>Zucchero era indubbiamente un gatto, ma aveva qualcosa di tigresco. Niente era dolce, in lui, a parte il nome. Era una piccola furia sibilante, tutta artigli. Ma avreste dovuto vederlo sulla siepe a cercare di tenere lontana la signora Martin, gli occhi folli di ter�rore, il pelo tutto irto. Continu� a tenere gli occhi fissi e dilatati anche quando la signora Parker lo chiam� dalla sua parte della siepe.</p><p>Il rifiuto di accostarsi alla signora Martin, se non a distanza di sicurezza, era cos� poco consono al suo carattere, che la signora Parker si sent� in obbligo di chiedere scusa alla vicina per il curio�so comportamento della bestia.</p><p>��Non capisco cos�abbia Zucchero stamattina. Di solito � cos� socievole!�� (Socievole come uno scorpione su una piastra di lat�ta incandescente!)</p><p>Ci sarebbero anche altre cose, ma � ora che v�immaginiate di vedermi scendere dalla collina (la cornice di cui parlavo) per en�trare direttamente nel quadro: un ragazzo mica male, con le len�tiggini, gli occhi celesti e i modi affascinanti. Non sono presun�tuoso, sto solo esponendo dei dati di fatto. In effetti non c�� nien�te di pi� immaturo e presuntuoso della falsa modestia.</p><p>Volevo che Helen Martin mi notasse e mi invitasse in casa sua. Cos� decisi di fare il ragazzo che si dondola sul cancello.</p><p>Un momento� so cosa state pensando. Dite che dondolarsi sui cancelli � roba da bambini piccoli, roba che, dopo le elemen�tari, non si fa pi�. In linea di massima, avete ragione. Ma c�� mo�do e modo di dondolarsi, e ci sono cancelli e cancelli� tanto che io ho conosciuto degli uomini che lo facevano.</p><p>Dovete sapere che casa Oakham aveva un cancello enorme, arrugginito, che oscillava con estrema facilit�� un vero pezzo d�antiquariato. Anche uno studente dell�ultimo anno delle supe�riori che si trovasse a non avere altro da fare, passando di l�, avrebbe provato la tentazione di dondolarsi su quel cancello. Magari, solo per il gusto di farlo.</p><p>Era il cancello adatto a un uomo robusto e muscoloso, e mi riusciva facile immaginare Falstaff aggrappato saldamente l�, che si dondolava avanti e indietro accompagnandosi con un grido to�nante. Falstaff era un uomo enorme, simpatico, e anch�io ho un�aria simpatica, specie quando sono rilassato e mi diverto. Ero sicuro che sarei sembrato l�innocenza in persona, se mi fossi don�dolato con l�aria pi� naturale del mondo.</p><p>Dovevo solo fare in modo di scegliere il momento adatto, quando Helen Martin si trovava in cortile, e la signora Parker oc�cupata in cucina, o di sopra, intenta a tingersi i capelli o a fare confidenze al suo diabolico gatto. Non potevo fare a meno di pensare che era una fortuna per lei aver sposato un uomo suffi�cientemente ricco da mantenerla anche dopo averla lasciata ve�dova.</p><p>Il momento adatto si present� in un torrido pomeriggio di ago�sto. Non soffiava un filo d�aria, e l� in fondo, di fronte al punto dove io avevo cominciato a dondolarmi, c�era la signora Martin, all�ombra di un cespuglio di lill�, che si faceva ombra agli occhi con le mani, e mi guardava.</p><p>Di solito, la gente non si fa ombra con tutt�e due le mani. Cos� facendo, il bagliore viene completamente attenuato, ma � un ge�sto che attira l�attenzione. A meno che non lo si faccia apposta per sembrare originali. Provate e vedrete. Un pollice su ciascuno zigomo, e le altre dita che si incontrano a met� della fronte.</p><p>� il modo migliore per difendere gli occhi dal sole, questo � vero, ed Helen Martin si sforzava di fare sempre i gesti che le varie circostanze esigono. Cos� io l�avevo colta ancora una volta in errore, perch� quel gesto non viene spontaneo a nessuno, credetemi.</p><p>Rimase a fissarmi cos� un paio di minuti, prima di incamminar�si sul prato per venirmi incontro. Smisi di dondolarmi e aspettai che si fosse avvicinata abbastanza per parlarmi senza dover gri�dare. In un certo senso, quello fu un momento esaltante per me Mi batteva forte il cuore, e sebbene fosse un gesto sciocco e in�sensato, diedi una pacca al cancello e sorrisi come un ebete.</p><p>Sapevo alla lettera quello che m�avrebbe detto.</p><p>��Sei Bobby Jackson, vero?�� disse.�� Il figlio del ban�chiere?</p><p>Altro piccolo errore. Avrebbe dovuto dire: �Sei il figlio di Jackson, vero? Ti ho visto ieri in banca, che parlavi con tuo pa�dre� o qualcosa del genere. Quel �figlio del banchiere� seguito dal punto di domanda non suonava bene. Forse sottilizz� troppo, ma� be�, � lo stesso che chiedere: �Sei il figlio del fornaio, ve�ro?� Il fornaio, il ciabattino, il fabbricante di candele. Tutti, in citt�, hanno un determinato lavoro, come nel Medioevo.</p><p>Era proprio il tipo di domanda che un visitatore proveniente da Marte o da Venere, e ignaro del modo di vivere americano del ventesimo secolo, avrebbe ritenuto logica, in quanto la maggior parte delle societ� pi� complesse hanno attraversato, storica�mente, lo stadio delle corporazioni medievali d�arti e mestieri.</p><p>Ma, naturalmente, non le feci capire che avevo notato il suo errore. Allargai un po� il sorriso ebete e dissi:�� S�, signora Mar�tin, sono Bobby Jackson. Io� io non volevo dondolarmi cos� for�te sul cancello.</p><p>A questo punto lei sorrise. Il sorriso mi colse di sorpresa per�ch� era tanto amichevole e caldo. Un sorriso senza errori. Un sorriso assolutamente umano. Per qualche istante la sua faccia non mi sembr� pi� strana.</p><p>��Avrei dovuto immaginarlo�� osserv�.�� Sei quel tipo di ragazzo che non sa resistere davanti a un cancello come questo. Te lo si legge in faccia.</p><p>��Di solito non lo faccio�� risposi.�� Ma ero curioso di senti�re se cigolava, dondolandomi avanti e indietro, come succede di solito ai cancelli vecchi. E questo � indubbiamente vecchissimo. Arrugginito e molto pittoresco.</p><p>Era la risposta giusta� o cos� almeno speravo. �Pittoresco� � una parola usata raramente dai ragazzi di quattordici anni, ma volevo che mi giudicasse un ragazzo alquanto precoce. Non trop�po, ma sveglio e attento. Diverso dagli altri di quel tanto che ba�stava per destare il suo interesse e farle desiderare di conoscermi meglio.</p><p>��Capisco perfettamente�� disse.�� Non devi scusarti. In verit�, quel cancello ha affascinato anche me dal momento che l�ho visto. Sono sicura che anche mio marito ci si dondolereb�be, se non fosse cos� sciocco da temere di perdere la sua digni�t�. Bobby, vuoi entrare a bere una limonata fresca? Fa molto caldo, oggi.</p><p>Formulai una risposta con estrema cura. I ragazzi di quattordi�ci anni non badano troppo al parlare forbito, e usano spesso qualche espressione di gergo.�� Signora Martin, mi sfagiolereb�be proprio. Se non � una scocciatura per lei.</p><p>��Nessuna scocciatura, Bobby. Ne ho una caraffa gi� pronta. Mio marito preferisce il vino chiaretto diluito con acqua, ghiaccio e molto zucchero. Ma la limonata � migliore.</p><p>Si volt�, e io la seguii dentro casa. L�interno era fresco e spa�zioso. Se l�arredo fosse stato scelto da uno specialista del ramo, non avrebbe potuto far meglio.</p><p>La seguii in cucina dove c�era la limonata, dentro una grossa caraffa con un doppio beccuccio.</p><p>��Siediti, Bobby�� mi disse�� mettiti comodo.</p><p>Mi sedetti al tavolo di cucina, e lei riemp� due bicchieri fino al�l�orlo. Altro errore. Non si riempiono i bicchieri a quel modo, a meno di non essere un po� nervosi. Ma lei maneggiava la brocca con mani ferme. Il bicchiere era troppo pieno, e nel sollevarlo avrei rovesciato un po� di limonata, ma, a quanto pare, lei non ci aveva pensato.</p><p>Un�idea pazzesca mi balen� nel cervello. Cosa mi avrebbe det�to adesso? �Ecco a te, Bobby�? o �Hai un bruscolo in un oc�chio�?</p><p>La sua voce dissolse la ridicola piega che stavano prendendo i miei pensieri. Quando ci si trova in uno stato di tensione, capita di distrarsi e di correre dietro i propri pensieri come si fa quando si ripetono versi privi di senso. Come quelli di �Alice�, per esem�pio. Ma lei stava dicendo:�� Non c�� niente che rinfreschi, in una giornata torrida, come una bibita ghiacciata. Non trovi, Bobby?</p><p>Annuii, e lei torn� a riempirmi il bicchiere, ancora fino al�l�orlo. Ero di nuovo attentissimo, e non le toglievo gli occhi di dosso un istante.</p><p>A questo punto devo confessarvi una cosa che forse vi stupir� anche se non ne vedo il motivo. Qualsiasi psicanalista valga i suoi venti dollari all�ora sa che a tredici o a quattordici anni un ragaz�zo normale comincia a comportarsi come un adulto nei riguardi del sesso. Un ragazzo di quattordici anni non deve avere un quo�ziente d�intelligenza di 150 punti per sentirsi turbato alla vista di una bella donna che gli sta vicino e si muove con grazia.</p><p>� un�et� in cui si comincia ad accorgersi del sesso, in cui i sensi si svegliano.</p><p>Una donna di trenta, trentacinque anni pu� sembrar quasi vecchia a un ragazzo della mia et�, ma il turbamento rimane comunque. E quando Helen Martin mi venne vicino io lo pro�vai cos� intensamente come se avessi avuto venticinque anni. Avevo la sensazione che lei non avesse intenzione di sedurmi, anzi, non aveva neanche la minima idea di quel che mi stava passando per la testa. Con uno sforzo, dominai il turbamento, perch� se quel che sospettavo era vero, e lei non era un essere umano, sarebbe stato pericoloso per me mischiare il sesso alle indagini che volevo approfondire.</p><p>Continuai a fissarla, studiando la sua espressione, perch� sape�vo quanto fosse importante scoprire cosa mi nascondeva. Se lo spettacolo che avevo dato dondolandomi sul cancello non era riuscito a ingannarla, l�avermi invitato a entrare in casa era stata una mossa molto intelligente da parte sua. L�unico modo per indurmi a parlare liberamente era di convincermi della sua sinceri�t�. Facendomi delle domande in modo amichevole aveva una buona possibilitࠗ cos� almeno doveva avere pensato�� di indurmi ad abbassare la guardia.</p><p>Continuai a fissarla, e fu allora che mi resi conto del mio ma�dornale errore: lei stava fissando me.</p><p>Non distolse gli occhi dalla mia faccia nemmeno quando solle�v� un�altra volta la caraffa per versarmi un secondo bicchiere di limonata. Io non mi resi conto della potenza ipnotica del suo sguardo fino al momento in cui cercai di distogliere gli occhi, e mi accorsi che non potevo farlo.</p><p>Forse, se mi ci fossi messo, sarei riuscito a rompere l�incantesi�mo prima che fosse stato troppo tardi. Ma lei sorrideva annuen�do, col bicchiere alzato, e ci volle ben poco perch� la paura che serpeggiava nel mio cervello lanciasse un segnale d�allarme.</p><p>Quando il segnale arriv�, i suoi occhi cominciarono a ingran�dirsi aprendosi come enormi petali scuri di un fiore, e io scoprii che non potevo muovere le gambe. Anche le braccia erano iner�ti, appesantite.</p><p>I suoi occhi continuarono a diventare sempre pi� grandi, fin�ch� il resto della faccia non fu che una macchia indistinta. Per un istante mi sembr� che riempissero tutta la stanza, diventando sempre pi� enormi, tanto che mi sentii inghiottire da quell�esame spietato.</p><p>Per un attimo lottai perch� quegli occhi non infrangessero tut�ta la mia resistenza e demolissero l�unica cosa a cui potevo anco�ra aggrapparmi: la consapevolezza della mia identit�. Lottai per non perdermi completamente in quell�immensit� di iridi scintil�lanti, per rimanere Robert Jackson, figlio del presidente di una banca, un ragazzo con una sua volont� e una sua intelligenza che era deciso a combattere per rimanere quel che era finch� un or�rore inimmaginabile non lo costringesse a rinunciare alla lotta.</p><p>Fu una battaglia perduta, perch� d�un tratto gli occhi scompar�vero e io mi trovai avvolto in un�enorme distesa blu ondeggiante. Non ero pi� Robert Jackson. Ero una fragile zattera alla deriva su di un oceano sconfinato. Le correnti mi sospingevano qua e l�, e le onde si rompevano contro di me schiacciandomi con il loro tenibile peso e facendomi soffocare.</p><p>Poi incominciai ad appesantirmi, ad affondare sotto le onde, molto lentamente. Immense creature d�ombra mi passavano ac�canto veloci: mostri cornuti degli abissi con tentacoli iridescenti che mi si avvicinavano pericolosamente e poi sfrecciavano via con un lungo fruscio strascicato. E c�erano anche altri rumori. Un rintocco triste, come se una campana lontana suonasse a morto, e un urlo acuto, ma lontano. E io continuavo ad affon�dare.</p><p>��Bobby, Bobby, svegliati!�� Qualcosa mi scuoteva per le spalle, ma io non potevo vederla. Potevo solo sentire la sua voce che mi supplicava, che mi incitava a tornare alla superficie di quel mare profondo e agitato. Mi incitava a tornare me stesso: Bobby Jackson.</p><p>Sentivo le sue mani che mi trattenevano per le spalle mentre io mi reclinavo sul tavolo, col bicchiere ancora stretto in mano.</p><p>Poi, la vidi� ma non come Bobby Jackson. Mi sembrava di es�sere al lato opposto della cucina, vicinissimo alla porta e la vede�vo benissimo, vicino al tavolo, che scuoteva il ragazzo e lo prega�va di tornare me stesso.</p><p>Io ero sulla porta e strisciavo verso di lei come un animale. Mi muovevo lentamente, in modo subdolo e, mentre camminavo, sentivo come un rumore graffiante. Ma lei non guardava verso di me. Tutta la sua attenzione era concentrata sul ragazzo vicino al tavolo e quel ragazzo non ero pi� io!</p><p>Come avrei potuto essere Bobby Jackson se lo stavo guardan�do da cinque metri di distanza? Era identico a me. Su questo non c�erano dubbi. Ma era come se fossi stato staccato dal legame d�i�dentit� che mi aveva fatto pensare, sentire e agire come Bobby Jackson. Era come se avessi assunto un�identit� completamente nuova e diversa. Anche se riuscivo a ricordare che fino a pochi attimi prima ero Bobby Jackson, stavano destandosi in me nuove sensazioni che mi riempivano di orrore.</p><p>D�improvviso una lieve corrente che proveniva dallo spiraglio della porta mi pass� sulla schiena, e io provai una sensazione nuova e terrificante. Trattenni il fiato e mi accucciai ancora pi� in basso� Stavo accucciato! La paura che mi faceva tremare si rive�l� appieno affrontandomi con occhi verdi immobili, fissi in un in�cubo crepuscolare che era peggiore dell�oscurit� pi� completa. La porta della cucina era socchiusa ed era entrato furtivamente un gatto, e quel gatto ero io. Ero diventato, sia pure in parte e in un modo frammentario, da incubo, il gatto della signora Parker. Quel diabolico animale, incredibilmente perfido, era riuscito, chiss� come, a penetrare nella mente di Bobby Jackson, a scal�zarne l�identit�; e quel che io provavo adesso era la consapevo�lezza d�essere un gatto. Come potevo dubitarne?</p><p>Non so che cosa mi abbia salvato. Forse l�incantesimo di cui Helen Martin si era servita per farmi abbandonare l�ultimo appi�glio alla realt� aveva avuto un attimo di cedimento, perch� ora stava facendo degli sforzi ancora pi� frenetici per farmi tornare il ragazzo seduto al tavolo. Era come se avesse perso il senso della misura, e ora, sconvolta e sbigottita per quel che aveva fatto, cer�casse di porvi rimedio.</p><p>E ancora non so cosa o chi mi abbia salvato. Se gli sforzi di He�len Martin o forse quella parte della mia mente che non si era la�sciata coartare, una parte ancora presente a se stessa che conti�nuava a gridarmi, con urgenza disperata, che un essere umano non poteva essere trasformato in un animale inferiore.</p><p>Forse fu questo, e non i disperati tentativi di Helen Martin, a �ridarmi� coscienza di me e del mio corpo.</p><p>Mi mossi e aprii gli occhi, e vidi Helen Martin, con un�espres�sione di sollievo e le lacrime agli occhi, cos� umana, che per un momento mi parve un�infermiera, gentile e comprensiva, con la divisa bianca inamidata. Un�infermiera che mi passava una mano morbida sulla fronte, e facendomi scivolare il termometro sotto la lingua, mi sussurrava: �Adesso riposati, Bobby. Non devi preoccuparti. Va tutto bene�.</p><p>Poi, all�improvviso, tutto torn� reale, completamente reale, l�opposto sia dell�incubo sia del sogno rassicurante. Helen Martin disse con voce calma e comprensiva, ma perfettamente naturale:�� Dev�essere stato il sole, Bobby. Un colpo di calore. Ti sei don�dolato per un pezzo sul cancello, eh?</p><p>��S� credo di s젗 mentii.�� Ed � stata una sciocchezza per�ch� ero gi� stato al sole tutto il giorno. Stamattina ho giocato a pallacanestro per quasi due ore.</p><p>��Allora tutto si spiega.</p><p>��Non ci ho visto pi�, per un momento�� dissi.</p><p>Lei mi batt� la mano sulla spalla, e temetti che mi dicesse: �� meglio che tu vada a sdraiarti un momento in salotto, Bobby. Non devi andartene finch� non starai meglio�.</p><p>Non volevo rimanere un secondo di pi� in quella casa. Non vo�levo nemmeno che mi pregasse di restare, perch� era pericoloso anche ascoltare la sua voce. Adesso ne ero sicuro.</p><p>Non avevo mai avuto tanta paura. Non mi vergogno ad am�metterlo. Ero spaventato come dicono che succeda ai selvaggi di fronte a quello che non conoscono, ai sussurri della foresta, agli antenati morti dalle facce spettrali e il passo strascicato.</p><p>Solo� che era peggio. Era una cosa sconosciuta, pi� grande e infinitamente meno umana, come se un vento di morte fosse sce�so dai lontani spazi e mi soffiasse gelido addosso.</p><p>La mano della donna si strinse affettuosa sulla mia spalla, e lei disse, in tono sinceramente preoccupato:�� Bobby, che c��? Per�ch� mi guardi cos�?</p><p>Naturalmente fingeva, recitava, e manc� poco che tornassi a cedere. Chiss�, forse avevo gi� ceduto, e adesso era ormai trop�po tardi.</p><p>Ma mi rifiutai di pensarlo. M�alzai, avvicinandomi alla porta, voltandomi solo una volta a guardarla come per dirle: �Non mi sento bene�, perch� la mia partenza sembrasse meno brusca e pi� naturale, date le circostanze.</p><p>Chi pu� aspettarsi una risposta da un bambino che si � appena ripreso da uno svenimento dovuto a un colpo di sole e vuol corre�re subito a casa? In simili circostanze, un ragazzo desidera solo stare con la sua famiglia. Mi augurai che capisse quali avrebbero dovuto essere i miei sentimenti e che mi lasciasse andare senza costringermi a mentire ancora.</p><p>Cos� fu. Uscii e attraversai il prato correndo come se ne andas�se della mia vita, e solo allora sentii la porta chiudersi sbattendo, come se all�ultimo momento lei avesse capito la verit� e si fosse arrabbiata di avermi lasciato andare via vivo.</p></section><section><title><p>2</p><p><emphasis>Bobby Jackson</emphasis></p></title><p>In una grande citt� come Lakeview gli avvenimenti non si colle�gano l�uno all�altro. Non c�� una trafila, nel pettegolezzo, che si possa seguire, risalendola, da vicino a vicino di casa. Si pu� co�minciare da qualsiasi parte, ma bisogna muoversi in fretta se si ha intenzione di raccogliere tutte le prove prima che le lacune della memoria ci facciano sfuggire qualche particolare importante dan�do l�impressione di non aver fatto tutto quel che avremmo potuto fare.</p><p>Per prima cosa feci qualche indagine all�ufficio postale, in tre o quattro negozi, alla biblioteca e all�Athletic Club. Dappertutto, insomma, dove il �figlio del banchiere� poteva contare di trovare un�accoglienza rispettosa da parte degli adulti. Lasciamo da par�te il Q.I. 150. In questi casi pu� essere d�impiccio, controbilan�ciato per�, egregiamente, dall�essere �figlio del banchiere�.</p><p>A volte mi capit� di ascoltare commenti come: �� un ragazzino sveglio. Ascolta senza interrompere e ha una parola gentile per tutti. � intelligente, s�, ma non cerca mai di sbalordire la gen�te come si sentono in dovere di fare tanti bambini prodigio. S�, � proprio a posto. Mi dicono che sia molto popolare a scuola. Un grande piccolo atleta, non uno di quei saputelli col naso sempre sui libri�.</p><p>Avrei avuto delle riserve da fare su quel tipo di complimenti, ma stetti sempre ben attento a non farlo capire.</p><p>Le mie indagini dettero dei risultati. Devo ammettere per�, per dire la verit�, che allora non sapevo nemmeno io quali infor�mazioni stessi cercando. In un certo senso, brancolando nel buio recitavo a soggetto.</p><p>Non sorridete. Questo � il modo migliore di recitare quando si � profondamente convinti di avere inciampato in qualcosa di grosso.</p><p>Feci fiasco completo in circa met� dei posti dove recitai la par�te del ragazzetto sveglio che cerca di sapere tutto il possibile sul conto di gente nuova del posto, come i Martin. Feci tutto il possi�bile perch� la mia sembrasse solo curiosit� infantile, e non c�� ra�gazzo al mondo che, ogni tanto, non manifesti un tipo di curiosit� del genere. Volendola analizzare appare inspiegabile. Ma � ac�cettata per il semplice fatto che in ogni uomo si nasconde un bambino, e la curiosit� pettegola costituisce una specie assai dif�fusa di passatempo.</p><p>In met� di quei posti, dunque, non feci progressi; in un altro quaranta per cento ottenni delle informazioni banali che non vale la pena di trascrivere. Ma alla fine riuscii a ricavare qualcosa. In�nanzitutto il vechio e loquace signor Donigan delle Ferramenta e Chincaglierie �Acme�. S�, il signor Martin c�era stato due volte. Cos�aveva comprato? Niente di speciale. Un tubetto di colla attaccatutto e un martello di media grandezza. Ha parlato anche con altri? S�, certo. Specialmente con Will Sanders. Sanders se ne stava curvo sul banco a rimirare con aria vogliosa un temperi�no laccato di rosso�� uno di quelli che hanno un mucchio di lame quando Martin era entrato nel negozio e gli si era avvicinato con una parola di scusa, pregandolo di farsi un po� in l� perch� voleva ammirare anche lui il temperino.</p><p>Ora, Will Sanders era un tipo. Tanto per dirne una, portava sempre camicie di flanella, e sembrava uno di quei proprietari di bazar di cinquant�anni fa. Se ne incontrano ancora, di tipi simili, nelle cittadine, specie in quelle del sud, ma in una citt� industria�le abbastanza sviluppata sono praticamente estinti come i dino�sauri. Non appartiene all�America televisiva dei nostri giorni. Sotto molti aspetti era un relitto, un simpatico vecchio squinter�nato. Viveva tutto solo in una baracca da eremita alla periferia e, per tirare a campare, allevava galline livornesi. Che ci crediate o no, suo nonno aveva conosciuto Custer e per un pelo non era sta�to a Little Big Horn.</p><p>Martin e Sanders avevano parlato per una decina di minuti e poi se n�erano andati insieme, continuando a parlare come vecchi commilitoni a un raduno di veterani.</p><p>Altro? No� Niente di speciale, ma lo trascrissi sul mio libricino nero perch� mi sembrava importante. Ecco quello che sco�prii a proposito di Martin in altri cinque posti. Gli piaceva par�lare con la gente� con qualsiasi tipo di persona. Ma ogni indi�geno a cui rivolse la parola era un tipo a s�, con delle caratteri�stiche che lo facevano spiccare sugli altri. Li elencher� in fretta. Fred Halstrom, meccanico di garage fino alla punta dei capelli: il tipo che guarda dentro al motore delle macchine con aria ra�pita, quasi che nelle sue vene scorresse fuoco ardente di benzina succhiata da tutte le auto che avesse riparato. I motori erano tutto per lui.</p><p>C�era Samuel Thompson, professore di ginnastica della scuola superiore di Lakeview: tipico americano idolo dei giovani in ma�glione e calzoni da ginnastica che sperano di entrare a far parte di qualche Lega Universitaria e che sono sicuri di riuscire a laurear�si a Princeton o a Yale. Sapeva giocare a polo, nuotare, battere un record di pista e segnare un goal meglio di chiunque altro ab�bia mai conosciuto.</p><p>Seguiva, sulla lista, Clifford Andrews. Clifford era un topo di biblioteca, quel tipo di persona che impara, si pu� dire, per pro�fessione, non tanto per ampliare le sue cognizioni, quanto perch� imparare lo eccita. Direte che come vocazione non � certo molto eccitante, ma in fondo anche i cirripedi e i tarli hanno diritto ai loro momenti di estasi.</p><p>E poi Theodore Murch, impiegato nella banca di mio padre. Ovvero la versione cittadina dell�uomo vestito di grigio delle me�tropoli. No, cancellate questa limitazione geografica. Incontran�dolo alla stazione della metropolitana di Wall Street, a New York, lo si sarebbe preso per un giovane impiegato di un�agenzia di cambio.</p><p>Per finire, gli ultimi due: Jack Seaton e Stanley Webb. Cittadi�ni medi� medi in tutto� fino all�eccesso. La loro normalit� era di quel tipo che salta agli occhi e fa pensare a quello che dice Orwell nella <emphasis>Fattoria degli Animali</emphasis>: �Tutti gli esseri sono uguali, ma qualcuno � pi� uguale degli altri�.</p><empty-line/><p>Tornai a casa alle cinque del pomeriggio e salii direttamente in camera mia. Mamma mi chiam� dal soggiorno, e poich� non ri�sposi alz� la voce di un paio di ottave.</p><p>��Sei tu, Bobby? Dove sei stato tutto il pomeriggio?</p><p>� un tipo d�interrogatorio, questo, che pu� essere scocciante qualora si facciano delle concessioni a talune limitazioni fonda�mentali. Ma mia madre ha un buon carattere e mi vergognai di me quasi immediatamente.</p><p>Mi fermai sul pianerottolo, e risposi.�� Ho incontrato Freddy Jason davanti alla biblioteca, e abbiamo bevuto un paio di gazzose.</p><p>��Gazzose? Tutto il pomeriggio? Ma, Bobby�</p><p>Entrai in camera mia, chiusi la porta, e dopo aver fatto un po� di palleggio, andai a guardarmi nello specchio. Fui soddisfatto di quello che vidi. Ho il mento volitivo e non devo irrigidire la ma�scella perch� lo si noti. Tutte le volte che mi guardo allo specchio ne prendo atto.</p><p>Poi mi sedetti sul letto a pensare. Il quadro stava diventando sempre pi� chiaro, e la verit� mi balen� cos� viva che mi parve che tutta la stanza ne fosse illuminata.</p><p>�Ci stanno studiando� pensai. �Sono qui come osservatori. Stanno cercando di scoprire tutto quello che possono sulla razza umana. Studiano uomini e donne con spiccate caratteristiche in�dividuali, insomma i tipi speciali. Hanno intuito che gli uomini e le donne di questo tipo possiedono, in grado elevato, tutte le li�mitazioni, le risorse e le energie costruttive che hanno reso la vita dell�Uomo sulla Terra un paradosso e un mistero anche per l�uo�mo stesso�.</p><p>Studiarci sarebbe come� be�, come osservare una mosca della frutta che ha subito qualche mutamento pur restando sempre una mosca della frutta. Il fatto di per s� che questa particolare mosca sia un po� diversa, fa di lei un ideale esemplare da laboratorio. Partendo dal presupposto che l�osservatore sia dotato di intelli�genza e intuito eccezionali, l�esame di questo insetto potrebbe ri�sultare molto pi� soddisfacente e fornire molte pi� informazioni sulle mosche in genere che non un qualunque altro esemplare preso a caso. Infine: dal particolare al generale.</p><p>Forse la verit� mi sfuggiva e le mie erano supposizioni erronee. Comunque, mi persuasi che dovevo tornare dai Martin. Non ave�vo quasi pi� dubbi, ormai<emphasis>, </emphasis>ma mi occorreva una prova sicura. Il pericolo era gravissimo. Dovevo tornare presto da loro, altri�menti quello che era capitato a me poteva succedere anche a qualcun altro. Un uomo deve affrontare le sue responsabilit�, e questo vale anche per un ragazzo. Per un ragazzo, in special mo�do, che si � imbattuto in cose strane che non pu� ignorare anche perch� ci deve vivere accanto. Finch� i Martin non venivano smascherati, tutta Lakeview era in pericolo, tutta l�America� e il mio pensiero si ferma qui, perch� la paura � troppa. Non posso aspettare che una Lakeview in preda al panico prenda le misure necessarie. Se questo avviene, quando avviene, pu� essere trop�po tardi. E come si pu� mettere in allarme la citt� se io non ho prove per suffragare quella che senza dubbio pu� sembrare la pi� pazzesca e improbabile delle storie?</p><p>Di una cosa sola ero sicuro. Helen Martin aveva fatto qualcosa alla struttura fondamentale della mia mente, qualcosa che mi aveva fatto dubitare della mia identit� e mi aveva convinto di es�sere un gatto. Per un terribile istante io ero diventato il gatto del�la signora Parker e, attraverso la pupilla dilatata dei suoi occhi, avevo fissato un ragazzo che non ero pi� io.</p><p>Gli antropologi dicono che l�uomo primitivo era davvero con�vinto di trovarsi contemporaneamente in pi� luoghi. Non posse�deva il senso del tempo quale lo concepiamo noi. L�uomo primiti�vo poteva pensare a se stesso come vivente nel medesimo istante sia passato sia presente. Forse non nel futuro, ma questo solo perch� la sua capacit� di fantasia non era sufficientemente svilup�pata per dargli la possibilit� di pensare al futuro in termini con�creti. Spazio e tempo, tuttavia, non imponevano restrizioni alla sua mente, ed egli era sicuro di potersi recare ovunque contemporaneamente, cos� come noi siamo sicuri che i tramonti sono spesso rossi e che prima di morire conosceremo il dolore e la sof�ferenza.</p><p>Inoltre, e questo � l�aspetto pi� importante, l�uomo primitivo era fermamente convinto di poter essere nello stesso tempo uma�no e animale. Naturalmente non era possibile, e anche lui doveva esserne oscuramente consapevole. Ma la sua convinzione�� o su�perstizione se preferite�� era talmente forte in lui che la sua con�cezione della vita doveva essere davvero straordinaria.</p><p>Ma se l�identificarsi con ogni parte dell�universo fisico non era solo un tendere alla fantasia? Se invece si fosse trattato di una fa�colt�, una guida comune a tutto il genere umano, sopita e sepolta nell�uomo moderno dalla corazza d�acciaio della civilt�?</p><p>Supponete, per un solo minuto, che questa facolt�, per quanto sopita e nascosta, sepolta, ci sia vera e reale nella maggior parte di noi e che possa essere ridestata, scossa, eccitata, da un certo genere di sonda mentale. Ebbene, in questo caso, non c�� il mini�mo dubbio che lo spietato esame di Helen Martin abbia agito co�me sonda nel mio cervello risvegliando quella facolt�. Come ci� sia avvenuto lo ignoro, ma era avvenuto.</p><p>� difficile esaminare anche i piccoli animali da laboratorio e sottoporli ad alcuni test preliminari senza sconvolgerli un poco. I topolini bianchi, durante i test sperimentali, si riducono sovente a un ammasso di nervi tremanti. Anche i microrganismi sui vetri�ni si comportano�� com�� stato provato�� in modo strano, quasi avvertissero su di loro il vento gelido dell�ignoto.</p><p>Mi alzai e girai gli occhi intorno alla stanza. La maggior parte della gente l�avrebbe giudicata una normalissima camera da ra�gazzo, e del resto a me sarebbe spiaciuto se l�avessero giudicata in modo diverso. � la stanza di un ragazzo, di un quattordicenne. Con le cose giuste che piacciono ai quattordicenni e quindi piac�ciono anche a me perch� sono e voglio essere un ragazzo di quat�tordici anni: anche se spesso mi sento diverso dai miei coetanei.</p><p>Appesa al muro c�� una mia fotografia, scattata quando avevo dodici anni, alla partenza della finale delle gare di corsa piana ju�nior; e un�altra, pi� piccola, dei miei genitori che remano sul la�go, scattata da me, sulla spiaggia, con una decrepita Hawkeye Brownie. Poi una libellula sudamericana grande quanto la mia mano, montata su cotone, sottovetro. Tre bandierine universitarie e una di una squadra di baseball. Sulla mensola, una gran coppa d�argento vinta al golf da pap� e, su un tavolo vicino alla fine�stra, un guanto da baseball e una maschera a gabbia da �catcher�. Vicino all�armadio c�� anche una �pera� da pugilato.</p><p>Stavo appunto avviandomi per tirare qualche pugno alla �pe�ra�, quando mi tornarono in mente i Martin e mi sentii correre gi� per la schiena un brivido gelido. Una premonizione, che mi invitava a far presto. Dovevo scoprire altre cose prima che fosse troppo tardi.</p><p>Non parlai molto a cena, mentre mamma serviva carne fredda e un�insalata di cetrioli e lattuga, insieme a un bicchiere di latte per me e a un cocktail Manhattan per pap�. Prima del pasto sera�le, a pap� piace bere una bevanda robusta, che gli tira su il mora�le per tutto il pasto. Diventa pi� calmo e gentile, il che per me va benone. Parla di cose che m�interessano, e non del suo lavoro quotidiano.</p><p>Caso mai v�interessi, non ho alcun complesso freudiano nei confronti di mio padre. Lo considero molto in gamba. � il tipo del professore universitario che coltiva grandi sogni e ha l�abilit� di saper scegliere e ottenere il meglio dalla vita. Ma a causa del suo profondo senso di responsabilit� sociale ha finito col dedicar�si agli affari bancari, il che, del resto, per mamma e per me va be�nissimo.</p><p>Non aprii bocca finch� il pasto non fu quasi terminato, ma al�lora fui costretto a parlare. Pap� fece esplodere una bomba. An�che lui si era vagamente interessato ai Martin, e, di punto in bianco, dichiar�:</p><p>��C�� qualcosa di strano in quel Martin.</p><p>��Che cosa, pap�?�� non potei fare a meno di chiedere.</p><p>��Ecco, qualche volta si comporta in modo davvero singolare. Si avvicina alla gente e fa domande sul loro lavoro, sui loro inte�ressi.</p><p>��Dici delle sciocchezze, Roger�� intervenne la mamma.�� Hai dimenticato che i Martin si sono installati da poco in casa Oakham. Tu invece sei nato a Lakeview. Non hai mai dovuto lot�tare contro la resistenza dei bramini locali. I Martin si sono inse�riti in un ambiente in cui quasi tutti quelli che possiedono una ca�sa sono sospettosi e pieni di sussiego coi nuovi venuti. Probabil�mente cercano solo di mostrarsi cordiali e di abbattere qualche barriera. Il miglior modo per farsi degli amici � di parlare alla gente dei problemi che li interessano.</p><p>��Non si tratta solo dei bramini locali�� disse pap�.�� Anche se, a voler esser giusti, non sono come li descrivi tu. Una quaran�tina d�anni fa vivevano qui molte vecchie famiglie, ma quasi tutti i loro componenti adesso sono nella tomba, compresi gli Oakham. Qualche famiglia si � arricchita e si � trasferita in zone con pascoli pi� floridi. Ma per tornare ai Martin, al signor Martin in particolare� ebbene, ci� che mi colpisce � la sua infernale curio�sit� nei riguardi di tutti, non solo dei vicini.</p><p>��Anche nei tuoi, Roger?</p><p>Pap� scosse la testa.�� No, ha parlato con me solo una volta, qualche giorno fa, quando � venuto in banca per aprire un conto. In quell�occasione si � comportato in modo molto educato e for�male. Anzi, ti dir� che ho avuto l�impressione che facesse di tutto per sembrare il meno invadente possibile. � sempre molto cor�diale e gentile, ma qualche volta assume un�espressione strana, cos� mi hanno detto, e l�ho notata anch�io. Ha degli occhi gelidi, celeste-chiarissimo, che sembrano trapassarti da parte a parte.</p><p>��L�ho notato anch�io, papࠗ intervenni.</p><p>Lui mi guard� con aria di rimprovero come se una dichiarazio�ne tanto precipitosa di accordo fosse infantile e indegna di me, come infatti era. Pap� mi conosceva molto bene. Si accorgeva sempre quando io cercavo di sapere qualche cosa e, nel tentati�vo, mi dimostravo maldestro.</p><p>Provai un approccio.�� Papࠗ dissi.</p><p>��S�, figliolo?</p><p>��Credi davvero che lavori in un ufficio in citt�? Mi sembra strano che nessuno l�abbia mai visto entrare o uscire da un uffi�cio.</p><p>��Non saprei�� rispose pap�.�� Quando ha aperto il conto ha dato solo l�indirizzo di casa Oakham. Non � necessario dare referenze di affari, quando si apre un conto in banca. Per lo me�no non � obbligatorio, qualora sia possibile dare altre informa�zioni sul proprio conto. Il modulo da compilare per aprire un conto � semplice come l�ABC. Bisogna scrivere il nome dei geni�tori, l�indirizzo e firmare. Trattandosi di un conto corrente fac�ciamo poche domande relative alle possibilit� finanziarie del ri�chiedente, al fatto se ha conti presso altre banche, eccetera. E se � in grado di dare un indirizzo d�affari e un paio di referenze, tan�to meglio. Ma non insistiamo per avere il suo indirizzo di lavoro.</p><p>��Ha aperto un conto corrente?�� chiesi.</p><p>��S�, e abbastanza cospicuo. Un grosso deposito � indizio di per se stesso di una solidit� finanziaria e noi riteniamo per garan�tito che chiunque depositi una grossa somma in banca non se la sia procurata in modo disonesto. Una banca non � l�ufficio dello sceriffo.</p><p>��Ha depositi anche in altre banche?�� insistetti.</p><p>Pap� si accigli� e mi guard� insospettito.�� Bobby, cosa c��?�� Mi stai sottoponendo a un interrogatorio. Perch�?</p><p>��Niente, pap�. Non � importante.</p><p>��Non capisco nemmeno perch� debba interessarti. Ma, se vuoi proprio saperlo, aveva depositi in due banche di Midland Beach, dove ha vissuto per tre o quattro anni prima di venire qui. Ma io non ho alcuna intenzione di prendere l�autobus per andare a Midland a chiedere informazioni sul suo conto. Il signor Plummer � mio amico e non mi sembra il caso di far venire a un colle�ga direttore di banca l�idea che sono un po� matto. Lo stesso dica�si per il signor Streeter della Midland Risparmi e Prestiti.</p><p>Pap� cominciava a innervosirsi e perci� avrei fatto meglio a la�sciar perdere. Invece continuai imperterrito.</p><p>��Perch� non l�hai messo con le spalle al muro quando ha aperto il conto?�� chiesi.�� Non avresti potuto chiedergli che la�voro fa?</p><p>��Non ne ho avuto l�occasione. � stato Murch a trattare con lui. Ricorda solo di avergli fatto riempire il modulo e del collo�quio non ricorda un cavolo.</p><p>��Ti prego, Roger�� disse la mamma.�� Devi proprio parla�re cos� davanti a Bobby?</p><p>��S�, devo. Altrimenti non mi rispetterebbe. Sa che mi sta fa�cendo un sacco di domande balorde per nessun motivo se non perch� mi � capitato di dire che nel contegno di Martin c�� qual�cosa che ha risvegliato la mia curiosit�. Non � vero, figliolo?</p><p>��Sicuro�� risposi.�� Pap� � un essere umano, mamma. Co�sa diavolo�</p><p>Mamma si affrett� a distogliere lo sguardo, perch� non trovava divertente quel che dicevo e probabilmente non lo era. Ma dove�vo difendere il diritto di pap� di ricorrere a qualche parola un po� forte quando le circostanze lo richiedevano. Era anche un mio di�ritto.</p><p>E poi condividevo le sensazioni di pap�. La stranezza, la fred�dezza di Martin, la sua completa diversit� dagli altri abitanti di Lakew�ev. Anzi, la mia sensazione era molto pi� profonda, a causa di ci� che sapevo. Mi ero dondolato su un cancello, ero sta�to invitato a bere una limonata ghiacciata ed ero precipitato in una specie di viaggio piuttosto sgradevole e quantomeno strano, diverso. Infine, se c�era del mistero nei Martin, la chiave per sco�prirlo era sicuramente pi� vicina a me che non a pap�.</p></section><section><title><p>3</p><p><emphasis>John Dyson</emphasis></p></title><p>I ragazzi difficili! Il motivo non � noto ma certo che al giorno d�oggi non c�� scuola dove non ci sia qualche ragazzo difficile. In�vece a me piace pensare che, nascosta in una vallata verde e pie�na di pace, con picchi bianchi che scintillano in lontananza, c�� una scuola dove s�impara per il puro piacere d�imparare e l�inse�gnante � considerato una guida, un consigliere, un amico.</p><p>Chiss�, forse un giorno prender� un bastone di frassino e m�avvier� per le colline alla ricerca di quella scuola. Sia ben chia�ro, comunque, che non mi ritengo una vittima di un�ingiustizia n� che voglio tornare indietro nel tempo e tanto meno auspico dra�stici mutamenti del sistema educativo.</p><p>Quando raccoglieranno le mie ceneri in un�urna, qualcuno, convinto del contrario, potrebbe servirsene per una difesa postu�ma in un articolo intitolato �Come le delusioni della scuola me�dia hanno frantumato le speranze dei nostri migliori insegnanti�.</p><p>Un simile necrologio non mi piacerebbe e, nella specifica cir�costanza, non sarei in grado di rispondere.</p><p>In effetti non mi sono mai considerato n� un insegnante parti�colarmente buono, n� particolarmente cattivo. Mi piacciono i bambini. Cerco di far del mio meglio per capirli e, nel mio lavo�ro, al pragmatismo professionale, unisco quel po� di saggezza che sono riuscito a raccattare qua e l� nel corso degli anni.</p><p>Per lo pi� sono un autodidatta. Otto anni fa ho seguito i corsi per corrispondenza di un�universit� e sono riuscito ad afferrare l�ultima laurea in psicologia pedagogica che conferivano in quella sessione. Come poi riesca nel mio lavoro, questo � un problema che non ho ancora risolto; comunque agli assertori del detto che saggezza e conoscenza sono rami gemelli della stessa robusta quercia, io propongo di farsi un intero anno scolastico cercando di convincere dei quattordicenni a moderare i loro impulsi ag�gressivi sviluppando al tempo stesso la propria creativit�.</p><p>Non posso dire che Bobby Jackson sia un ragazzo difficile, in quanto il suo comportamento in classe non mi ha mai creato delle difficolt�. Ma quando deve svolgere a casa un compito che tiene occupati i ragazzi fino a notte (un paio di volte al mese, controvo�glia, divento un tiranno a questo proposito) ho sempre la sensa�zione che a lui basti un�ora per svolgerlo, e bene. E non solo i suoi compiti a casa sono scrupolosamente esatti e ordinati, ma sembrano anche volutamente �faticati�.</p><p>Non saprei definire con esattezza cosa voglio dire con quel �fa�ticati�, ma me ne accorgo invariabilmente. Se un ragazzo � uno schianto in matematica o eccelle in inglese, nei compiti a casa, avendo pi� tempo a disposizione che in classe, pu� dare il meglio di se stesso, senza tensione, senza patire. E l�insegnante �sa� quando un suo allievo �fatica�. E io so che Bobby non �fatica�.</p><p>Tutte le volte che incontro lo sguardo di Bobby Jackson, mi sembra che dica: �Vedi! Non riesci a trovare niente da ridire in tutto quello che faccio. Per� sei convinto che ti inganni, e ti tor�menti per questo. Ma perch� ti preoccupi tanto?�</p><p>A volte sono l� l� per cedere alla tentazione di chiamarlo alla cattedra e dirgli, da uomo a uomo: �Via i guantoni, Bobby. Io ti sono amico e tu lo sai. Ma mi nascondi qualcosa e questo non va bene, guasta i nostri rapporti. Non c�� niente di male se ricorri a delle scorciatoie dal momento che impari e riesci bene. Ma ti ser�vi di questo come di un motivo di antagonismo fra noi due. � co�me se tu giocassi una partita contro di me e io, onestamente, sen�to di meritare un trattamento migliore�.</p><p>Ma a che servirebbe?</p><p>Nonostante Bobby Jackson sia solo un ragazzino di quattordici anni, sempre spettinato, che non dimostra pi� della sua et�, pu� chiamare in appoggio una riserva di dignit� e riserbo degni di un grande dirigente coi capelli bianchi. Mi par di vederlo mentre, con un sorriso triste, mi fa capire, scuotendo la testa, che lui non porta i guantoni, e che io non ho modo di provare l�esistenza del sia pur minimo antagonismo fra noi due� almeno da parte sua.</p><p>Accettare quanto � impossibile cambiare, a volte, � una cosa che si fa a malincuore, ma sicuramente � il principio della saggezza, come potrebbe dirvi qualunque filosofo con la luna di traverso.</p><p>Tutto questo mi riporta al compito svolto a casa da Bobby. Il tema che ho dato ieri era piuttosto insolito, nel suo genere. Il programma spaziale � un argomento che un insegnante non pu� ignorare, anche se preferirebbe dedicare i suoi momenti liberi al�la lettura della poesia elisabettiana o a Walden Pond, lasciando sullo scaffale libri tecnici.</p><p>Cos� decisi di vedere come se la sarebbe cavata la classe se avessi proposto loro un immaginario viaggio insieme a me su Marte, a bordo di un�astronave abbastanza grande da ospitare tutta la classe. �Con me� invece che da soli, perch� quando si d� ai ragazzi un tema che � un po� una sfida, l�insegnante � sempre presente, e aleggia nello sfondo o come un consigliere amichevo�le, o come una nemesi persecutrice alla ricerca di errori di sintas�si o grammaticali. Talvolta si accendono dei conflitti perch� loro non riescono a decidere fino a che punto sar� tollerante e com�prensivo nel correggere i compiti. Quando capita, mi concedono il beneficio del dubbio e assumono l�atteggiamento dello �stare�mo a vedere�.</p><p>Ero sicuro che almeno un terzo dei temi avrebbero meritato l�insufficienza e rimasi piacevolmente sorpreso nello scoprire che invece erano tutti discreti. Evidentemente l�idea di andare nello spazio, a esplorare mondi sconosciuti, rende nove ragazzi su die�ci pi� attenti e fantasiosi, allarga i loro orizzonti e li rende capaci di brillare, sia come oratori in classe sia come scrittori. In effetti nove o dieci composizioni erano cos� buone da rafforzare la mia convinzione che, allorquando ci soffermeremo a considerare l�ef�fetto dell�Era Spaziale sul pensiero umano, dovremo rivedere tutto il nostro ordine di idee.</p><p>Ma per quanto alcuni temi fossero eccellenti, quello di Bobby fu l�unico che lessi tre volte, con sempre crescente ammirazione, prima di segnare un bel dieci.</p><p>Stavolta aveva superato se stesso, s�era abbandonato total�mente alla fantasia con la volont� precisa di sbalordirmi. E c�era riuscito. Sotto un certo aspetto, nonostante la dovuta ammirazio�ne, la lettura del tema non fece che rafforzare la mia opinione nei suoi riguardi. Qualunque sia il valore che un insegnante attribui�sce a se stesso, la presenza in classe di uno studente al quale piace giocare a scacchi con lui � tanto un ostacolo quanto una trappola. I quattordicenni imitano quello che non riescono a capire e basta una minima espressione a tradire il pensiero dell�insegnante.</p><p>Non era difficile immaginare quello che avrebbero pensato. �Se Bobby Jackson riesce a incastrarlo e a mandarlo in bestia con le sue domande pazze, perch� non possiamo riuscirci anche noi?�</p><p>Ovviamente le domande di Bobby erano tutt�altro che pazze. Ma come si poteva pretendere che si rendessero conto che la maggior parte delle cose di cui parlava alzandosi dal banco erano al di fuori della loro comprensione?</p><p>Questa volta dovevo essere ancora pi� cauto del solito per riuscire a mantenere la calma esteriore. Bobby aveva fatto una descrizione classica di come doveva essere Marte. Aveva ana�lizzato tutti gli aspetti delle fotografie scattate dalla sonda spa�ziale inviata su Marte nel 1965 riempiendo le lacune con una lo�gica che, almeno a mio vedere, era irrefutabile, e cos� facendo s�era lasciato indietro un bel pezzo gli esperti che veleggiavano ancora nel limbo.</p><p>Aveva descritto esattamente il paesaggio che il primo astro�nauta destinato a metter piede su Marte avrebbe visto, e la de�scrizione non era cervellotica: si capiva che il ragazzo sapeva di cosa parlava. Se quell�astronauta fosse stato lui, la descrizione non avrebbe potuto essere migliore.</p><p>Dieci per Bobby, dunque, e mentre leggevo e classificavo il suo tema capii dalla sua espressione che sapeva cosa mi stava passando nella mente.</p><p>�Benone, giovanotto� dissi tra me. �Appena finita l�ora avre�mo una spiegazione a quattr�occhi. Sei troppo brillante per esse�re vero. Per� sei vero e il paradosso deve essere risolto, altrimen�ti io finir� col prendere tranquillanti otto volte alla settimana�.</p><p>Aspettai finch� il grande orologio sulla torre del supermercato di Piazza Anderson suon� le tre (suona invariabilmente pochi se�condi prima della campanella della scuola), e non appena i ragaz�zi cominciarono a uscire incrociai lo sguardo di Bobby Jackson e gli feci segno di restare al suo posto.</p><p>Non ci guardammo pi� finch� l�aula non fu cos� silenziosa che si sentivano le fronde degli alberi scosse dal vento frusciare con�tro i vetri delle finestre. Era una burrascosa giornata d�autunno, e mi sembrava di vedere gli altri scolari giocare al mondo nel cor�tile della scuola, con lo spensierato abbandono di piccoli selvaggi che hanno avuto il permesso di arrampicarsi sugli alberi della fo�resta e di cacciare in libert�.</p><p>Non so il motivo di questo paragone, n� perch� li immaginassi intenti a quel gioco, so solo che mi sembravano dei primitivi, se li confrontavo con Bobby Jackson. E Bobby in quel momento mi stava guardando come se avesse letto tutti i libri della biblioteca di Elm Street e si stesse chiedendo come avrei reagito se mi aves�se manifestato l�intenzione di scriverne qualcuno anche lui, tanto per riempire gli scaffali.</p><p>Finsi di dover sistemare le carte sulla scrivania per un paio di minuti. Quindi lo chiamai:�� Bobby�� dissi�� devo dirti che il tuo tema mi ha piuttosto sbalordito. Non ho voluto discutere con te davanti alla classe, forse � stato sciocco da parte mia, ma� be�, mi sembrava sleale lodare solo uno di voi dal momento che tutti i temi sono talmente superiori alla media abituale che non mi sono ancora riavuto dallo shock.</p><p>Mi sentii fiero di me nel vedere con quanta rapidit� si alz� per venire alla cattedra con l�aria di avere compreso appieno. M�ero mostrato affabile quel tanto che era necessario e gli avevo gettato l�esca preliminare adatta. Confessargli che gli altri studenti mi fa�cevano stupire quando superavano se stessi era una cosa che ca�piva e condivideva. Quando un insegnante si scopre fino a quel punto corre un certo rischio.</p><p>Ma io ero sicuro che con Bobby quel rischio era minimo. La sua intelligenza e la sua assennatezza gli consentivano di rispetta�re una confidenza e di rendersi conto che anche un insegnante pu� dimostrarsi comprensivo senza che questo pregiudichi la sua dignit� o metta in discussione l�ordine della gerarchia scolastica.</p><p>��Le � piaciuta la conclusione del mio componimento?�� mi chiese tutto premuroso e senza la minima traccia di antagonismo nella voce.</p><p>��Mi � piaciuta moltissimo�� risposi.�� Verso la fine hai dato briglia sciolta alla fantasia, ma non � un male.</p><p>Aveva un�espressione talmente compiaciuta che mi sentii col�pevole di aver fatto ricorso a una strategia complessa per trattare con lui. Dovevo fargli capire che non l�avevo trattenuto solo per fargli i complimenti.</p><p>��Bobby�� dissi, protendendomi verso di lui e fissandolo ne�gli occhi.�� Vorrei che, almeno una volta, fossi completamente sincero con me. Quanto tempo hai impiegato per completare la tua analisi marziana? Due ore� tre?</p><p>La sua risposta non fu cos� spontanea come avevo sperato. Spinse ancor pi� avanti la mascella e sentii nella sua voce una sfu�matura di antagonismo.</p><p>��Non guardavo l�orologio�� disse�� ma credo di aver impie�gato circa quattro ore.</p><p>��Ma � tutta farina del tuo sacco�� insistetti.�� O hai consul�tato qualche libro mentre svolgevi il tema?</p><p>��Non sempre occorre farlo�� disse lui, in tono di sfida.</p><p>��Pu� darsi di no, Bobby�� dissi.�� Un astronomo di Monte Wilson dotato di una memoria formidabile pu� scrivere una rela�zione su Marte accurata ed esauriente come la tua senza consul�tare testi specializzati e controllare dati. Ma, alla tua et�, un simi�le livello intellettuale � rarissimo.</p><p>��Posso aver fatto qualche piccola svista�� ammise, in tono difensivo.�� Non ho affatto una buona memoria, signor Dyson. Dimentico sempre le cose.</p><p>��Vorrei poterti dire che questa spiegazione � sufficiente, ma non � cos젗 dissi.�� Puoi fare degli errori e avere delle di�strazioni, ma essere comunque un genio. E poi c�� memoria e memoria. A quanto dicono lo stesso Einstein era capace di di�menticare l�ombrello e molto spesso usciva in pieno inverno senza soprabito.</p><p>Ebbi la sensazione che Bobby si rendesse conto di difendersi troppo emotivamente, perch�, a questo punto, fece un brusco tentativo per rintuzzare la mia sfida svalutando la propria com�posizione in modo pi� generico.</p><p>��Ci ha chiesto d�immaginare quello che avremmo provato trovandoci a bordo di una nave spaziale diretta su Marte e che cosa avremmo visto all�arrivo. Senza voler essere �scientifico�, mi � sembrata una buona idea ricorrere alle foto prese dalla son�da marziana. Penso anche che avrebbero dovuto suscitare pi� scalpore di quanto non si sia verificato. Sotto un certo aspetto� la trasmissione di vere fotografie di un altro pianeta attraverso una distanza cos� enorme � una conquista che sta alla pari col prossimo sbarco sulla Luna.</p><p>Su questo punto ero d�accordo con lui. Tuttavia mi limitai a un cenno d�assenso, ed ero l� l� per ricordargli che non aveva rispo�sto alla mia domanda quando decisi invece di sfidarlo in modo pi� aperto.</p><p>��Bobby?�� chiesi�� perch� l�hai fatto?</p><p>��Fatto cosa, signor Dyson?</p><p>��Perch� hai cercato di farmi capire fino a che punto sei intel�ligente? So che capisci cosa voglio dire. In caso contrario� sa�rebbe inutile dilungarmi in spiegazioni.</p><p>Mi guard� per un momento in silenzio e io mi accorsi che il col�po era andato a segno. Una cosa � sapere che l�atteggiamento de�liberatamente adottato nei riguardi di un amico�� o di un nemico�� � stato giustamente interpretato, un�altra � constatare che que�sta consapevolezza viene usata come sfida verbale.</p><p>Capii che aveva infilato di nuovo i guantoni allorch� disse:�� Non sono poi cos� brillante, signor Dyson. No davvero.</p><p>��Non sono d�accordo�� replicai�� e sai cosa penso?</p><p>Fece per rispondere, ma io proseguii tanto in fretta che a lui non rest� che fissarmi con occhi sempre pi� sfavillanti di antago�nismo.�� Penso tu abbia paura che io scopra fino a che punto sei diverso dagli altri studenti e che questo mi prevenga nei tuoi con�fronti. Perci� non ti piace dare spiegazioni sui compiti di casa e quando ti interrogo in classe rispondi alle mie domande con po�che parole. Parli un po� di pi� quando la tua curiosit� prende il sopravvento e vuoi sapere se le mie idee collimano con le tue. Non riesci a trattenerti dal farlo, ma poi te ne penti. Riesco sem�pre a capire quando rimproveri te stesso perch� ti sembra d�avere detto troppo.</p><p>Mi accorsi che era ancora ben deciso a non cedere di un palmo. Decisi, quindi, di compiere una piccola ritirata strategica.�� Be�� lasciamo stare, per adesso. Ti ho chiamato per parlare del tema. Mi sembra che siamo d�accordo sul fatto che le tue conclu�sioni denotano vivace intelligenza e fantasia.</p><p>Il che era verissimo. Nelle ultime pagine aveva dato libero sfo�go all�immaginazione. Perch� non incoraggiarlo a parlare libera�mente dell�ultima parte del componimento?</p><p>Stavo combattendo una piccola guerra psicologica con Bobby e se un insegnante vuole scoprire esattamente cosa pungola un allievo eccezionale nulla � pi� illuminante di un test associativo libero.</p><p>��Sicuramente tu sei andato un po� oltre a quello che avevo in mente quando discutemmo il tema�� dissi.�� A quanto pare, per te Marte � un mondo totalmente morto e la vita quale noi la conosciamo non pu� mai essersi evoluta su un pianeta tanto simi�le alla Luna. Ma tu speculi sulla possibilit� che possa esser servito da base per centinaia di migliaia d�anni, a dischi volanti originari di altri sistemi. Ma non puoi certo crederci. Prendere sul serio una simile possibilit��</p><p>��Non solo Marte�� m�interruppe Bobby prima che potessi proseguire.�� Anche Venere, e forse tutti gli altri pianeti. Que�sto, perlomeno, elimina uno degli ostacoli che impediscono a tanta gente di prendere sul serio i dischi volanti� in realt� si trat�ta dell�ostacolo maggiore. Potrebbero aver attraversato lo spazio fra stella e stella in un passato remoto e non essere costretti ad andare e tornare continuamente.</p><p>��Oppure sono appena arrivati�� dissi.</p><p>��S� anche questo � possibile�� concesse Bobby.�� Ma co�munque sia, servendosi dei pianeti del sistema solare come base, avrebbero un sicuro punto d�appoggio.</p><p>��Ho detto che non ti rimprovero certo per aver dato libero sfogo alla fantasia, Bobby. Lo sviluppo del talento immaginativo � molto importante nei componimenti. Pi� avanti, ho intenzione di assegnarvi temi pi� scientifici per saggiare la vostra competen�za tecnologica nell�utilizzazione dei dati che vi fornir� almeno in parte. Ma questa volta non ho badato se vi siete lasciati tra�sportare dalla fantasia. Per� vedo che tu hai preso molto sul serio quelle fandonie sui dischi volanti� a quanto pare ci credi seria�mente, e questo mi turba un po�.</p><p>��Secondo lei sono tutte fandonie, signor Dyson?�� ribatt�.�� Quasi tutti i giorni vengono segnalati avvistamenti di Ufo�</p><p>��E con questo?�� chiesi.�� Ci sono molte spiegazioni plau�sibili per quello che i testimoni oculari asseriscono d�avere visto. Sin da quando avevo la tua et�, e anche meno, ho visto in cielo luci o forme luminose di tutti i generi. Non ho mai creduto che si trattasse di Ufo. Ci sono aurore boreali, rifrazioni di riflettori, ri�flessi dei fanali d�auto in corsa sulle nuvole basse� luci insomma che possono muoversi, apparire e sparire, ondeggiare e assumere forme ottiche di ogni genere, anche quelle che si attribuiscono ai dischi volanti.</p><p>��Ma c�� il caso di chi ha visto un insieme di Ufo che si muo�veva a velocit� incredibile, in formazione di volo militare�� dis�se Bobby.�� E alcune fotografie, non molte, sono inconfutabi�li.</p><p>��Fino a che punto, Bobby? Dimentichi come sia facile foto�grafare. Le esposizioni doppie hanno una facolt� quasi miracolo�sa di mostrarci fantasmi che fanno capolino dietro la spalla di qualcuno. � capitato anche a me di scattare l�istantanea di qual�che gruppo di amici e poi dimenticare di avvolgere la pellicola, col risultato che ognuna delle persone ritratte aveva un doppio astrale. Se si tratta poi di fotografie di paesaggi, la cosa � pi� faci�le e d� risultati ancora pi� sorprendenti�� aggiunsi, nella speran�za di trascinarlo in una discussione che scoprisse le sue difese.�� Servendosi di filtri speciali e giocando sulle luci e sulle ombre si pu� rendere spettrale e misterioso qualsiasi angolo campestre, con strane luci in cielo. Quello che mi sorprende, piuttosto, � il modo grossolano con cui sono state contraffatte fotografie di di�schi volanti. In molte di queste i cosiddetti Ufo non sono che stu�pidi puntini luminosi sparpagliati nel cielo.</p><p>��� impossibile truccare una foto che riesca a superare un�approfondita analisi tecnica�� disse Bobby, e io sapevo, natural�mente, che aveva ragione.�� Una semplice doppia esposizione non ingannerebbe nessuno, tantomeno un esperto.</p><p>��Spero che tu non creda negli ometti verdi, Bobby�� dissi.</p><p>��Non si vede perch� debbano essere piccoli e verdi�� ri�spose.</p><p>Era, in pratica, un�ammissione che lui prendeva sul serio tutta la faccenda. Non avevo previsto che si spingesse tanto oltre, e per un momento non seppi cosa dire.</p><p>��� un errore mostrarsi troppo scettici, signor Dyson�� con�tinu� lui.�� Quando tanta gente�</p><p>��Un momento, Bobby�� lo interruppi.�� Non molta. Non ingannarti su questo punto. Ti sei mai chiesto quali sarebbero i sentimenti della stragrande maggioranza della gente se fosse con�vinta davvero di essere osservata e spiata giorno e notte da visita�tori provenienti da un altro mondo? Ipotizzare che ci� sia possi�bile, pu� anche non essere dannoso, ma averne l�assoluta certez�za, accettare la cosa come parte integrante della vita�</p><p>Lo guardai con aria accusatrice, nella speranza che si rendesse conto di quanto mi fosse difficile credere che poteva aver parlato dei dischi senza aver preso in considerazione quell�aspetto del problema.</p><p>Forse invece l�aveva fatto, e l�aveva taciuto, per non scoprirsi troppo.</p><p>��Capisci, Bobby?�� continuai.�� Ammettere che lass� nel cielo c�� qualcuno, irraggiungibile e sconosciuto, che ci osserva, ci costringerebbe a vivere in uno stato di continua incertezza, con la terrificante sensazione di essere completamente alla merc� di una intelligenza sconosciuta dotata di talenti imperscrutabili; un�intelligenza capace di individuare il minimo cambiamento nel�la nostra vita quotidiana. Come potremmo vivere in modo nor�male con questa specie di incubo sopra la testa? E poi�</p><p>I vetri delle finestre vibravano in continuit�, e il sole era nasco�sto dietro nuvole cariche di pioggia. C�� qualcosa di tetro in un�aula vuota dove un insegnante rimane solo con i suoi pensieri. La presenza di Bobby avrebbe dovuto servire ad alleviare un po� quella tetraggine. Invece no. Perch�, mi chiesi, gli ho chiesto di restare, quando alla fine della conversazione Bobby � pi� che mai un enigma per me?</p><p>Ebbi la sensazione che non sarei venuto a capo di niente, che lui avrebbe segnato un punto a suo vantaggio e che sarebbe usci�to dalla scuola con un cenno di sfida, forse perfino seccato con me per averlo trattenuto oltre l�orario, col temporale che si ad�densava e lui che, non avendo l�ombrello, si sarebbe inzuppato tutto. Questo se avesse piovuto. Mi augurai che non piovesse.</p><p>Bobby stava osservandomi con aria interrogativa, come se non riuscisse a capire perch� mi fossi interrotto nel bel mezzo di quel�lo che stavo per dire. Prolungai per un momento il silenzio, risi�stemando i fogli del suo componimento come se fosse un mazzo di carte: questo perch� capisse bene che non mi lasciavo metter fretta da lui.</p><p>��� gi� abbastanza brutto vivere con la minaccia della guerra termonucleare�� continuai.�� E cosa credi che succederebbe se tutta l�umanit� si convincesse d�essere sottoposta a una sorve�glianza non umana? Chi pi� avrebbe fiducia nei progetti per il fu�turo, chi potrebbe ingannarsi pensando di poter continuare la so�lita vita: amare, creare, odiare e, s�, anche morire? Dove finireb�bero la libera scelta, il libero arbitrio, le libert� materiali e spiri�tuali del genere umano?</p><p>��Non credo che tutto si fermerebbe, signor Dyson.</p><p>Se la fine del mondo fosse giunta in quel momento la fiduciosa asserzione di Bobby non avrebbe potuto essere demolita pi� istantaneamente. Il rombo del tuono fu come l�esplosione di una decina di bombe tutte insieme, e il bagliore del lampo fu il pi� violento che avessi mai visto. E non svan� quando si spense il fra�gore del tuono, ma saett� nell�aula.</p><p>Un paio di ramificazioni si ruppero e sfrecciarono verso il soffitto percorrendolo un paio di volte senza che la loro incande�scenza diminuisse. Il resto si trasform� in un fulmine globulare che avanz� roteando verso Bobby, restando sospeso per un terri�bile momento sopra la sua testa.</p><p>Fu allora che tutto parve fermarsi, il vento che aveva fatto vi�brare i vetri della finestra, il battito violento del mio cuore, e lo stesso Bobby. Non solo era terrorizzato. Nella sua rigidit� c�era un che d�innaturale, e innaturale era anche il pallore del suo viso.</p><p>Sembrava trasformato in una statua di pietra incapace di muo�versi e di gridare. Solo gli occhi si muovevano, guardando verso l�alto, sebbene fossero abbagliati dalla radiosit� della palla di fuoco che, come un�aureola abbagliante, stette sulla sua testa per un lungo, eterno minuto. Poi scomparve. Non si allontan�, sce�m� riducendosi a un puntino luminoso, e svan� in uno sbuffo di fumo con un lieve sfrigolio, come la fiamma di una candela spen�ta tra le dita bagnate.</p><p>Bobby torn� lentamente alla vita. Negli occhi dilatati si leg�geva un immenso terrore che non svan� con la scomparsa del fulmine. Tremava violentemente ed era cos� vicino a un collasso che se non mi fossi alzato prontamente a sorreggerlo sarebbe caduto ai piedi della cattedra.</p><p>Apr� e richiuse le labbra, e il flebile sussurro che riusc� a emet�tere somigliava al singhiozzo di un bambino terrorizzato sperdu�to in un bosco. Poi fu scosso da un violento brivido e pronunci� alcune parole distinte. Bobby chiedeva aiuto con tutto il suo infi�nito terrore, con tutta la sua disperazione e io non potei fare altro che annuire e ancora annuire in un altrettanto disperato tentativo di rassicurarlo.</p><p>��Loro devono averlo saputo� ci stavano osservando. Non era un fulmine��� sussurr� Bobby.</p><p>Ma io non sapevo cos�altro avrebbe potuto essere. Non esiste nulla di pi� capriccioso del comportamento di una potente carica elettrica quando l�atmosfera funziona da conduttore. Un fulmine pu� distruggere un piccolo oggetto di metallo, zigzagare in tutte le direzioni e risparmiare un imponente complesso di macchine. C�� anche gente che � stata �colpita� dal fulmine e, pur avvolta in un�acceccante bagliore, non ha riportato il minimo danno.</p><p>No, non erano le parole di Bobby a turbarmi tanto, ma qualco�sa di diverso. Le sue parole mi avevano stupito e allarmato, ma non in rapporto a quello che era successo. Il fulmine poteva essere trascurato, considerandolo alla semplice stregua di un�insolita manifestazione dell�assoluta imprevedibilit� delle scariche elettriche temporalesche. Ma non potevo assolutamente trascurare la reazione emotiva di Bobby.</p><p>Per un momento si era trovato in grave pericolo e poteva dirsi fortunato di essere vivo. Passato lo spavento, avrebbe dovuto es�sere sopraffatto dal sollievo. Invece il suo terrore aumentava sempre pi�, e l�aveva indotto a pronunciare parole di cui non riu�scivo a capire il senso.</p><p>Che lo spavento gli avesse sconvolto la mente? A chi aveva al�luso con quel �loro�? Fuori si era fatto molto buio, e io m�aspet�tavo che da un momento all�altro cominciasse a piovere. Perch� non aveva aspettato lo schianto di un altro tuono prima di dire che era successo qualcosa di anormale?</p><p>Tremava tutto e stringeva forte il mio braccio, come se si aspettasse di sentir suonare le trombe del giudizio universale. Se fosse scoppiato un incendio nell�aula, non avrebbe potuto essere pi� atterrito.</p><p>��Bobby�� lo pregai�� cerca di dominarti. Stai bene, non hai niente da temere�</p><p>Trascorsero parecchi minuti prima che dai suoi occhi scompa�risse quell�espressione di terrore. Continuava a fissare la finestra e, sebbene non potessi esserne sicuro, avevo la sensazione che sperasse, sebbene con paura, che un improvviso scroscio di piog�gia ponesse fine all�incertezza.</p><p>Piovesse e tuonasse pure! Era l�unico modo questo di ridurre entro uno schema normale il fulmine che col suo comportamento imprevedibile aveva quasi ucciso un ragazzino spaventato. Se fosse rimasto un fenomeno isolato sarebbe stato pi� inquietante, anche se lampi e tuoni senza pioggia non sono un fenomeno poi tanto insolito.</p><p>Non piovve, e dopo alcuni minuti la luce aument�. Ma ormai non me ne preoccupavo pi�, perch� in Bobby era sopravvenuto un grande cambiamento. Era riuscito a vincere la paura e mi guardava come se si vergognasse di essersi lasciato spaventare da una cosa cos� trascurabile come un incontro faccia a faccia con la morte.</p><p>Mi ricordai quello che aveva detto e, senza cercare di nascon�dere il mio turbamento, gli chiesi:�� Cosa significa �Loro devo�no averlo saputo� ci stavano osservando?� L�hai detto prima.</p><p>Mi fiss� come se per la prima volta udisse quelle parole e le trovasse sgradevoli.</p><p>��� impossibile che l�abbia detto, signor Dyson�� mi rassicu�r�.�� Dovete avere frainteso. Certo ero spaventato, e se ne sar� accorto. Ma non ricordo di avere parlato.</p><p>Dunque non ricordava e forse era vero. Per� mi sembrava im�probabile. Forse preferiva non ricordare.</p><p>��Hai detto anche che non � stato un fulmine�� dissi.�� Cosa te lo fa supporre?</p><p>��Non ricordo di aver detto nemmeno questo, signor Dyson.</p><p>��Capisco. Allora, credi che sia stato un fulmine.</p><p>��Ma certo. Che altro potrebbe essere stato? Il cielo si era oscurato come se stesse per piovere. Capita spesso che lampeggi a ciel sereno, d�inverno. Solo uno schianto di tuono, e un fulmine abbagliante.</p><p>��Lo so�� convenni.�� Sembra che sia proprio sopra di noi, e fa tanto chiasso da svegliare un morto. Per un momento si ha l�impressione che la casa crolli, poi ci si ricorda che � di�cembre� � questo che hai pensato, anche se adesso non siamo in dicembre?</p><p>Speravo che non stesse all�erta e dicesse ancora qualcosa di ir�razionale. Ma non cadde nella trappola.</p><p>��Non esattamente. Ho creduto che un fulmine avesse colpito un albero gi� nel cortile. Ma quando � entrato in classe ero trop�po spaventato per riuscire a pensare.</p><p>��Certo, Bobby. Possiamo ben dire che oggi � stata una gior�nata memorabile. Per un momento hai corso un gravissimo peri�colo. Immagino che te ne sia reso conto, e che non ti sia accorto di quello che dicevi. In preda a un grande spavento, la mente pu� giocare strani scherzi.</p><p>Cinque minuti dopo sedevo solo alla cattedra, e mi chiedevo se oltre a preoccuparmi per l�eccezionale intelligenza di Bobby do�vevo preoccuparmi anche delle sue reazioni emotive. L�avevo congedato senza insistere e senza che lui tentasse ulteriormente di convincermi che non ricordava quello che aveva detto.</p><p>Forse le mie preoccupazioni erano esagerate. Ma se Bobby, nonostante l�intelligenza, correva il pericolo di diventare strano o squilibrato, era mio obbligo, in qualit� d�insegnante, di scoprire i sintomi del male.</p><p>Alcune volte la vita pu� diventare complicata e, in questo caso, i comportamenti delle persone sono di difficile interpretazione. Tutto questo mi dava da pensare, e coinvolgeva la mia sfera emotiva. E quando si ha un lavoro impegnativo e manca il tempo di meditare sui problemi seri e giungere a una conclusione in me�rito, si soffre di conseguenza.</p></section><section><title><p>4</p><p><emphasis>Bobby Jackson</emphasis></p></title><p>Avevo commesso due sbagli nello stesso giorno, ma se confron�tati con quello che avevo realizzato, non c�era da essere scon�tenti.</p><p>Il primo errore risaliva a sei mesi prima ma, quando il signor Dyson mi trattenne in classe per rivolgermi alcune domande a cui non era facile rispondere, assunse una nuova dimensione. L�erro�re inizi� allorch� adottai un atteggiamento sbagliato nei riguardi del signor Dyson, all�inizio dell�anno scolastico. L�ambivalenza � sempre pericolosa e qualche volta pu� essere disastrosa. Io non avrei dovuto cercare di nascondere il mio Q.I. comportandomi come uno scolaro mediocre, senza lode e senza infamia. Ma, an�che possedendo un Q.I. elevato, questo pu� essere molto diffici�le, specie quando si deve ingannare un giorno dopo l�altro un in�segnante perspicace come il signor Dyson.</p><p>Non saprei dire esattamente perch� sentivo di doverlo ingan�nare. Lo ammiravo e lo rispettavo e avrei dovuto capire che non era tipo capace di tradire la fiducia. Ma suppongo che la circospezione fosse talmente radicata in me che a volte non potevo fa�re a meno di comportarmi in modo sciocco. E il signor Dyson adesso pu� pensare che io abbia recitato con lui una specie di commedia delle congetture. Quando mi ha messo alle corte con le sue domande ho assunto un�aria seccata, e questo � stato senz�altro il culmine della mia follia.</p><p>Il mio secondo sbaglio avrebbe potuto essere ancora pi� grave. Quando il fulmine saett� in classe mi spaventai al punto da la�sciarmi sfuggire delle frasi senza senso che devono averlo indotto a indagare, sia pur furtivamente, se nella mia mente non alber�gassero per caso i germi della pazzia.</p><p>Allora ero sicuro, e lo sono anche ora, di essermi trovato in gravissimo pericolo di morte, e non solo per colpa di un fulmine capriccioso. Il rombo del tuono � stato udito per un vastissimo raggio e il cielo si � oscurato un po�. Ma questo cosa prova? Non era certo un normale temporale estivo. E se tutte le domande che avevo fatto in giro la settimana prima, e la visita in casa Martin, e le cinque volte che avevo deciso di seguire il signor Martin, se tutto ci� li avesse indotti a� Uccidermi con un fulmine che non � scaturito da una nube temporalesca ma � stato creato artificial�mente? Ho fatto di tutto per convincermi che non � possibile. Ma continuo a pensarci e se ci pensa anche il signor Dyson, dopo tut�to quello che avevo detto sui dischi volanti, che per me esistono, anche lui forse � in pericolo. Per� non credo d�averlo convinto. Anzi, ne sono sicuro. Era turbato perch� pensava che io non avessi il cervello a posto. L�ho capito da come m�ha guardato quando mi sono girato e sono uscito dall�aula.</p><p>Piantare il germe del sospetto nella sua mente era l�ultima cosa che avrei dovuto fare. Perci� ho negato di aver detto quelle paro�le che a lui devono esser sembrate completamente senza senso. Qualunque cosa pensasse di me, adesso non importava molto, purch� stessi ben attento a non tradirmi una seconda volta. Lui ha detto che la paura pu� giocare strani scherzi alla mente e in�durre la gente a dire cose senza senso.</p><p>Due disgraziati errori� ma sul piatto della bilancia pesava molto di pi� quello che ero riuscito a ottenere. Non solo ero riu�scito a seguire non visto il signor Martin per cinque volte, ma ho scoperto il posto in cui lo si pu� reperire fra le dodici e la una di luned�, mercoled� e venerd�.</p><p>Le abitudini metodiche degli �umani� devono essergli sembra�te molto importanti per dare di s� l�immagine che aveva deciso di dare perch�, a quanto mi risulta, da due mesi, il luned�, il merco�led�, il venerd�, a mezzogiorno preciso si presenta al Caff� e Ta�vola Calda di Betsy Winstock.</p><p>Il locale si trova in Wilmot Street ed � il secondo del genere in citt�. Per caso conoscevo una delle cameriere e questo mi � stato di gran vantaggio. Non prevedevo difficolt�, infatti, nel rinnova�re un�amicizia che avevo trascurato per parecchio tempo.</p><p>Ero sicuro che la signorina Enslow mi avrebbe accolto cordial�mente con un bel sorriso, e le mie speranze non furono deluse. Non appena entrai nel locale e andai a sedermi davanti al banco che corre parallelo a una fila di otto tavoli con il ripiano di vetro accostati uno all�altro mi disse:�� � un pezzo che non ti fai vede�re, Bobby. Ho sentito la tua mancanza.</p><p>Si protese sul banco, per stringermi la mano.</p><p>��Attenta, signorina Enslow, mi far� venire delle idee sba�gliate�� dissi.</p><p>Sorrise arricciando il naso, convinta che io, da studente, avessi preso una cottarella per lei. Sapevo che non dimostravo un gior�no di pi� dei miei quattordici anni. Ma non ho mai conosciuto una cameriera di tavola calda che non riesca a far dimenticare, se vuole, l�et� dei suoi ammiratori dagli otto agli ottant�anni.</p><p>Naturalmente non c�era niente di male in tutto questo, e dal momento che la vita in una citt� di mezza tacca diventa spesso e volentieri monotona, io provo sempre un senso di gratitudine quando una persoma attraente come la signorina Enslow aggiun�ge qualche anno alla mia vera et�, anche se lo fa per scherzo.</p><p>Dieci minuti dopo posava davanti a me una fetta di torta di mele e mi versava una seconda tazza di caff�.�� Lo vuoi mac�chiato e con due zollette di zucchero, vero, Bobby?</p><p>Io assentii, imbronciato. Stavolta il signor Martin non era arri�vato puntuale�� era mezzogiorno e un quarto�� e incominciavo a temere che avesse interrotto le sue abitudini perch� si era accorto che io mi esponevo volontariamente al pericolo al solo scopo di vedere fino a che punto lui sarebbe arrivato. Una tavola calda al centro di Lakeview, in una splendida giornata di settembre, non era il posto pi� adatto per eseguire un secondo esperimento con tuoni e fulmini ed era dunque probabile che ci avesse pensato e avesse preferito aspettare un�occasione migliore.</p><p>Non pensate che fossi coraggioso fino alla temerariet�. Ero an�dato l�, per provare a me stesso che i miei timori erano infondati e che il fulmine era stato un capriccioso fenomeno dovuto al tem�porale, e nient�altro. Speravo che il signor Martin non si fosse ac�corto che l�avevo seguito di nascosto per una settimana e avevo fatto un sacco di domande in giro. Per me era della massima im�portanza sapere se la mia visita in casa Oakham lo aveva indotto a credere che c�ero andato perch� sospettavo di lui, e quindi do�vevo essere sorvegliato. Poteva anche darsi che la signora Martin non gli avesse fatto la mia descrizione e che lui non fosse in grado di riconoscere in me il ragazzetto sventato che si era dondolato sul cancello e aveva procurato senza motivo tanti fastidi a sua moglie. Se lei non aveva visto in me una minaccia non avrei do�vuto preoccuparmi, n� di lei n� di lui.</p><p>��Mi sembri diverso stamattina�� disse la signorina Enslow, come se le avessi attaccato il mio malumore.�� Dov�� andato a finire lo spirito irlandese che ti sprizzava da tutti i pori?</p><p>Sapeva benissimo che non ero irlandese, pi� di quanto non lo fosse lei ma, se ci� la divertiva, che diritto avevo di guastare il di�vertimento?</p><p>��Sar� perch� cresco e divento pi� serio�� dissi.�� Per� � strano� nessun altro se n�� accorto.</p><p>Lei mi guard� con aria pensosa.�� � vero, Bobby. Hai sempre dimostrato pi� dei tuoi anni e preferisco parlare con te che� be�, che con chiunque altro.</p><p>��� perch� tutt�e due sappiamo come va il mondo�� dissi.�� Pochi lo sanno.</p><p>��Continua a parlare, Bobby�� disse lei.�� � meraviglioso sentirti dire una cosa simile. Ammiro, pi� di tutti, quelli che san�no come va il mondo. Ma non credo che tu l�abbia detto in quel senso.</p><p>Veramente, non sapevo nemmeno io cosa avevo voluto dire. Ma parlare mi evitava di pensare e di preoccuparmi troppo, e quando lei mi chiese:�� Che cosa sappiamo, io e te, Bobby, che gli altri non sanno?�� decisi di darle corda.</p><p>��Non ho detto �nessuno��� le rammentai.�� Ho detto �po�chi�. Noi due non siamo le sole persone in gamba di Lakeview. Per� sappiamo sempre come comportarci. E a volte non � facile.</p><p>��Capisco cosa vuoi dire, Bobby�� disse lei arricciando il na�so.�� Ci vuole esperienza. Una volta non sapevo niente degli uo�mini. Ma dopo aver parlato con te�</p><p>��Non parlavo per scherzo�� le dissi.�� Tutti hanno dei se�greti che si sforzano di tenere nascosti. Ma se ti trovano simpa�tico e si fidano di te, qualche volta ti lasciano dare una sbirciatina, non senza averli prima messi nella luce migliore. Per arriva�re alla verit� bisogna fare le somme da soli. Non ci sono altri si�stemi.</p><p>��Adesso mi fai paura�� disse lei, scherzando.�� Cosa sai di me, Bobby? Mi sono tradita spesso?</p><p>��Oh, la stupirebbe saperlo.</p><p>��Bene, dimmi. Ho il diritto di sapere la verit� su me stessa.</p><p>��La sa� altrimenti non avrebbe tanta paura che io possa avere indovinato un segreto che nasconde a tutti fin da quando aveva� be�, la mia et�. Non che ci sia niente di male�� aggiunsi, per rassicurarla�� per� la induce a pensare di essere diversa da�gli altri e a nessuno piace essere cos� diverso.</p><p>��Non so di cosa stai parlando�� disse lei. Ma dal rossore che le sal� alle guance si capiva che mentiva.</p><p>��Io invece credo di s젗 dissi. Rimescolai il caff�, perch� tut�to lo zucchero si era depositato sul fondo, e le sorrisi al di sopra della tazza.�� Fin da bambina ha sempre cercato di andare per la sua strada senza badare agli altri�� continuai.�� � sempre stata solo lei stessa. Se ne sta in disparte e si diverte a guardarsi, e sor�ride alle sciocchezze che fa la gente, ma sempre con indulgenza. Lei � lei e loro sono loro, e sa, nel suo intimo, che quanto le suc�cede non � n� pi� n� meno importante di quello che succede agli altri. Sa che non � possibile cambiare la gente o il mondo e ha de�ciso da un pezzo di non tentarci nemmeno. Se altri ci si provano, e qualche volta con successo, a lei non fa n� caldo n� freddo. Non c�� niente di male in questo, e sbaglia ritenendolo una colpa.</p><p>Capii di aver detto troppo. La signorina Enslow mi stava guar�dando come se per incanto fossi penetrato nel suo cervello e avessi potuto vedere l�intreccio di pensieri e di emozioni che si agitava nella sua mente.</p><p>A volte riesco a farlo�� ma non cos� naturalmente�� e non vado certo in giro a gridarlo ai quattro venti. Non avevo detto altro che la verit� sul suo conto, ma adesso cominciava a sospettare di me. Era un�anima candida e gentile, e son certo che soffriva le pene dell�inferno quando doveva ammazzare una mosca; ce n�e�rano tre adesso, che ronzavano intorno al banco, e il proprietario si aspettava che lei le schiacciasse. Ma il solo fatto che il Caff� e Tavola Calda Betsy Winstock era, in ordine di popolarit�, il se�condo del suo genere a Lakeview, significava che avevo piantato i semi del sospetto in un terreno pericoloso. Senza volere si sa�rebbe lasciata sfuggire qualcosa sul mio conto che poteva dan�neggiarmi, ogni volta che la conversazione fosse caduta su �quel ragazzino precoce, quel Bobby Jackson, sapete. Il figlio del ban�chiere�.</p><p>Per un momento lei continu� a fissarmi in silenzio come se avessi sciorinato sul banco una dozzina di medaglie vinte a scac�chi, e frugassi in tasca alla ricerca della pipa e di un foglietto di appunti su cui avevo scritto delle equazioni matematiche che avevo promesso di risolvere per la Commissione dell�Energia Ato�mica.</p><p>Per uno strano motivo che non sono mai stato capace di pene�trare a fondo, alla gente non piace di sentirsi dire la verit� nuda e cruda sul proprio conto, anche quando � lusinghiera. Perci� non mi meravigliai quando disse:�� Bobby, tu hai una testa troppo matura per la tua et�. Vuoi un�altra tazza di caff�?</p><p>La mia et�? Avrei voluto farle notare che solo un momento prima mi aveva praticamente fatto capire che per lei non avevo et�.</p><p>Ma ormai l�avevo sbalordita anche troppo, e il male era fatto. Con quel �Vuoi un�altra tazza di caff�?� in realt� mi aveva detto: �Bobby, per favore, lascia perdere e non insistere con queste fol�lie. Io devo servire anche gli altri clienti�.</p><p>Mi girai a guardare e li contai: erano sette. E solo tre erano gi� serviti. Mi riusc� subito antipatico il tipaccio muscoloso in giacca di cuoio seduto in fondo al banco. La sua faccia dai lineamenti grossolani aveva una pelle che sembrava cuoio, e lui stava guar�dandomi come se il ritardo della signorina Enslow nel servirlo fosse dovuto a me� e in fin dei conti non aveva torto.</p><p>I clienti al banco erano tutti cos� impazienti che per poco non notai il signor Martin. Era seduto sull�ultimo sgabello, vicino al tipo in giaccone di cuoio, e teneva la faccia sepolta nel menu. Evidentemente era entrato e si era seduto dopo che io avevo guardato in giro per la terza volta. Mi convinsi che non si deve contare sulla puntualit� di nessuno, tantomeno su quella del si�gnor Martin. Gli schemi di comportamento di creature che non sono umane sono imprevedibili e il fatto di non averci pensato prima mi sconvolse perch� avevo commesso un altro imperdona�bile errore.</p><p>Lo scambio di battute con la signorina Enslow era stato abba�stanza innocente, ma perch� avevo insistito fino a tradirmi in mo�do cos� plateale?</p><p>La osservai mentre prendeva l�ordinazione del signor Martin. Con mia sorpresa, lui mise da parte il menu e indic� la macchina del caff�. Se non voleva altro che un caff� perch� aveva sprecato due minuti buoni a esaminare il menu? Non aveva trovato niente di suo gusto o gli bastava il caff� per nutrirsi e aveva letto il menu a mio solo beneficio?</p><p>La signorina Enslow annu�, e and� a versargli una tazza di caff� bollente, per poi allontanarsi, dalla mia parte, a prendere altre ordinazioni.</p><p>Quello che accadde poi fu cos� sorprendentemente impensabi�le da sembrare fatto apposta, anche se non lo credo. Con mio grande stupore, il signor Martin di colpo perse, o fece finta di perdere, la sua calma olimpica, il suo assoluto controllo, e �per�mise� alla sua mano di tremare violentemente mentre portava la tazza alle labbra.</p><p>Ma la tazza non arriv� mai a destinazione, perch� gli cadde schizzando di caff� bollente i calzoni del tizio in giacca di cuoio.</p><p>Esistono uomini cos� irascibili ai quali incidenti come quello possono provocare uno scoppio, un�esplosione di violenza indici�bile. Il gigantesco omaccione balz� in piedi bestemmiando, affer�r� il signor Martin per le spalle e lo sollev� di peso dallo sgabello.</p><p>Continu� a scuoterlo finch� non lo mand� a sbattere con tutta la sua forza contro il juke-box sistemato contro la parete oppo�sta. Normalmente l�unica conseguenza sarebbe stato un gran ru�more di vetri rotti, seguito dalla caduta di un malconcio signor Martin. Invece accadde qualcosa di molto diverso.</p><p>Ci fu s�, un frastuono di vetri infranti, ma il signor Martin non croll� sul pavimento. Continu� ad arretrare barcollando con una lunga scheggia di vetro che gli sporgeva dal petto. L�afferr� cer�cando di strapparla via, piegato in due, e il suo assalitore arretr� a sua volta, con aria terrorizzata, mentre l�ultimo frammento di vetro cadeva con un tintinnio dal juke-box sfondato.</p><p>Era chiaro che l�omaccione non aveva voluto commettere in�tenzionalmente un gesto cos� terribile, e quando la signorina Enslow cominci� a strillare, gir� sui tacchi, si precipit� verso la por�ta e scomparve.</p><p>Non dimenticher� mai l�espressione del signor Martin quando riusc� a svellere dal petto quella baionetta di vetro, che continu� poi a stringere in pugno. Aveva l�espressione di chi � terrorizzato perch� non riesce a capire, e continuava a strofinare la mano li�bera avanti e indietro sul petto, finch� non la ferm� in un punto, come se volesse frenare un fiotto di sangue.</p><p>Tre uomini balzarono in piedi e corsero verso di lui, ma egli si raddrizz� bruscamente e fece cenno che non si avvicinassero.</p><p>��Sto bene�� disse con voce sorprendentemente alta e calma.�� Benissimo. Il vetro si � incastrato nel portafogli e mi ha appe�na sfiorato. Vi prego di non chiamare la polizia e di non far niente che dia pubblicit� all�accaduto e lo faccia finire sui giornali. Sono sicuro che il proprietario del locale se ne avrebbe a male. Lo conosco bene�</p><p>Era una richiesta cos� strana e insolita che nessuno fu capace di ribattere. Tutti continuarono a fissarlo stupiti e increduli e non si mossero quando lui torn� a chinarsi per deporre per terra la baionetta di vetro e drizzarsi di nuovo.</p><p>Durante quella manovra aveva continuato a guardarmi. Men�tre poi si avviava alla porta si ferm� una sola volta, per chinarsi sul banco a bisbigliare qualcosa alla signorina Enslow. Poi usc�, e lo vidi un momento, dalla vetrina, avviarsi sotto il sole con passo misurato, le spalle erette. E mi lasci� con la testa piena di dubbi.</p></section><section><title><p>5</p><p><emphasis>Laura Hartley</emphasis></p></title><p>Gli aspetti pi� toccanti e indicativi dell�esperienza umana sono spesso fuggevoli, cosicch� la mente conscia li percepisce prima che svaniscano, come increspature provocate dal vento sul mare calmo, o come una foglia sospinta a spirale verso l�alto, che ben presto si perde nell�immensit� del cielo.</p><p>Forse � per questo che sono diventata bibliotecaria� non solo perch� fin dal giorno che incominciai a muovere i primi passi mi sentii irresistibilmente attratta dai libri, ma perch� mi piace gui�dare gli altri verso quelle fuggevoli rivelazioni della bellezza e della saggezza che si trovano sovente fra le pagine di un grande libro cos� come si trovano nei boschi d�autunno o su un�abbaci�nante spiaggia quando le onde si frantumano in spuma.</p><p>Un�occhiata alla sala di lettura il sabato mattina, quando non c�� un posto libero e un terzo dei lettori sono ragazzi e ragazze al di sotto dei vent�anni, � una ricompensa sufficiente per una don�na che si avvia alla trentina e che, agli occhi di quei ragazzi, � quasi una vecchia zitella.</p><p>Sopra ogni cosa godevo nel guardare Bobby Jackson, l�unico ornamento veramente brillante di quello che, per me, era un gruppetto di ragazzi con cui non era facile ragionare e che talvol�ta mi facevano arrabbiare.</p><p>Di regola i ragazzi minori di quindici anni stanno di sopra, nel�la sala di lettura destinata appunto a loro. Ma gi� a dodici anni Bobby era riuscito a persuadermi a fare un�eccezione per lui.</p><p>Non mi sono mai pentita di avergli accordato quel privilegio temporaneo�� avrei potuto anche stampigliare �permanente� sul�la sua tessera, perch� ambedue sapevamo che non gli avrei mai revocato il permesso�� in quanto la luce che si accendeva nei suoi occhi allorch� trovava qualcosa di nuovo o di meraviglioso nelle pagine di un libro, mi dava la sensazione di stringere fra le mani una pepita d�oro che avevamo scavato insieme.</p><p>Mi accorgevo sempre quando aveva uno di quegli improvvisi barlumi di verit� o di bellezza che si aprivano e si chiudevano in un attimo, e l�eccitante eventualit� che tutto il suo avvenire potesse essere influenzato da qualcosa che aveva letto in una biblioteca dove io ero incontrastata regina, mi dava un senso di orgoglio.</p><p>Ogni tanto mi avvicinavo a lui, posandogli una mano sulla spalla, e gli chiedevo:�� Come va stamattina, Bobby?�� e lui mi rispondeva in modo da farmi sentire ancor pi� profonda�mente la sensazione che avevamo scoperto insieme qualcosa di importante.</p><p>Quel sabato mattina non c�era niente d�insolito nella sala di lettura, se si eccettua il fatto che Bobby era talmente assorto nel libro che mi aveva richiesto da non accorgersi quando andai alla finestra per calare a met� la veneziana.</p><p>Tornando, mi fermai accanto a lui per dire:�� Non dovresti leggere col sole che ti batte sul libro, Bobby. Ti rovinerai la vista.</p><p>��Sapevo che avrebbe abbassato la veneziana.</p><p>��Davvero?�� replicai.�� Dai molte cose per scontate, Bob�by. Se non avessi guardato per caso dalla tua parte�</p><p>��Si sarebbe alzata comunque per andare ad abbassare la ve�neziana.</p><p>I misteri non svelati, anche se trascurabili, hanno la facolt� di ridurre la mia efficienza quando devo svolgere il monotono com�pito di inserire ed estrarre le tessere dal duplicatore, e le parole di Bobby m�indussero a chiedergli subito una spiegazione.</p><p>��Come facevi a saperlo?�� domandai.</p><p>��Era facile�� disse lui, e io ebbi la sensazione che non avesse nemmeno badato alla mia domanda tanto era assorto nel libro che stava leggendo. Ma non mi bast� quella risposta.</p><p>��Ti ho chiesto come facevi a saperlo�� replicai bruscamente.�� Non come sia stato facile. Non mi dirai che sai leggere nel pensiero, Bobby.</p><p>��Basterebbe che volessi.</p><p>��Che volessi� cosa?</p><p>��Il sole� negli occhi�� borbott� lui con impazienza, come se non vedesse l�ora di vedermi andar via.�� Le ho detto di�</p><p>D�un tratto si raddrizz�, depose il libro e mi guard� come se mi vedesse per la prima volta, quella mattina. Ebbe un sussulto e una vampa di rossore gli imporpor� le guance.</p><p>��Mi scusi, signorina Hartley�� balbett�.�� Non sapevo cosa dicevo.</p><p>Naturalmente lo sapeva benissimo, invece. Ma capita a volte di essere tanto assorti che non ci si rende conto appieno di quan�to ci viene detto. Di solito si risponde a orecchio, ma non in mo�do illogico. In realt�, pi� che altro, si cerca di sintonizzare la pro�pria mente cercando di eliminarne quella specie di interferenza statica, e salgono alle labbra parole che in altre condizioni non si pronuncerebbero.</p><p>��Ti aspettavi che abbassassi la veneziana perch� mi avevi detto di farlo�� insistetti.�� Hai detto proprio cos�, e adesso de�vi spiegarti, perch� non capisco.</p><p>Nella sala c�erano adulti e tre giovani e ormai l�attenzione di tutti era fissata su noi due. Io parlavo a bassa voce, ma questo non bastava a giustificare il peggior delitto che un bibliotecario pu� commettere: infrangere la regola del silenzio da lui stesso ri�gorosamente fatta rispettare.</p><p>��Non� era quello che intendevo dire�� spieg� Bobby.�� Solo speravo che avrebbe abbassato la veneziana e sapevo che l�avrebbe fatto, se mi fossi alzato a chiederglielo. Cos� ho ritenu�to inutile dirglielo. � come� be�, qualche volta quando ci si tro�va su un autobus affollato e si fissa intensamente il passeggero che sta davanti� e quello si volta. Sembra che la gente senta�</p><p>��Dunque hai fatto un piccolo esperimento di percezione ex�trasensoriale�� dissi.</p><p>��Se vuole chiamarlo cos젗 fece lui.�� Io non sarei del pare�re. � molto attenuato.</p><p>Attenuato! � caratteristico di Bobby dare delle definizioni si�mili, che servono solo a rendere ancora pi� oscura e vaga la que�stione. Quando una persona riesce a far fare qualcosa a un�altra limitandosi a fissarla, significa che ha comunicato telepaticamen�te con lei. Certo, nelle parole di Bobby c�era una mezza verit�. � un esperimento talmente semplice che molti lo hanno tentato, e sono rimasti stupiti nel constatare che spesso funziona.</p><p>A questo livello, la telepatia � data per certa. Ma quel che Bobby apparentemente non capiva era che stava cercando di na�scondermi i suoi poteri telepatici, e di convincermi che erano normali, trascurabili.</p><p>Non so perch� fossi tanto turbata per quel che Bobby pensava di aver fatto. Era sciocco, non aveva senso, e in fondo non ero arrabbiata con lui. Ma non posso sopportare che uno prima di�chiari una cosa e poi cerchi di negarla, proprio come aveva fatto lui.</p><p>��Hai dichiarato di avermi �detto� d�attraversare la stanza e abbassare la veneziana�� ripetei.�� Non si tratta solo di una co�sa che tu speravi facessi in risposta a un tuo vago desiderio.</p><p>Prima che lui potesse rispondermi, una voce che mi fece sob�balzare�� sebbene la riconoscessi�� mi sussurr� all�orecchio:�� Sta dando il cattivo esempio, dea. Non sempre il silenzio � d�oro. Ma qui si ritiene che sia sacro, e che venga offeso in modo tanto grave dalla divinit� tutelare�</p><p>Tutte le volte che John Dyson mi parlava con quel tono mi rammaricavo di non avere a portata di mano un secchio d�acqua gelata da rovesciargli in testa.</p><p>Non ero arrabbiata con lui pi� di quanto non lo fossi con Bob�by. Ma che cosa si pu� fare quando una persona che ti piace insi�ste nel presumere che tu sia sempre di umore allegro, espansivo e socievole, e disposta a danzare in una sala da ballo che esiste solo nella sua mente? E che diritto aveva di farmi sussultare a quel modo avvicinandosi silenziosamente sulle suole di gomma e fa�cendomi scivolare un braccio intorno alla vita, ignorando com�pletamente quello che avrebbe potuto pensare uno dei suoi al�lievi?</p><p>Non appena mi sent� irrigidire con aria di rimprovero, stacc� subito la mano, ma non prima che tutti i presenti fossero stati sfa�vorevolmente colpiti dall�inopportunit� di quel gesto.</p><p>Se l�avessi visto entrare sarei rimasta al banco, e nessun ordine telepatico di Bobby mi avrebbe indotta ad alzarmi. Seduta, col banco fra noi due, mi sarei sentita al sicuro, sebbene lui abbia le braccia lunghe.</p><p>Adesso il male era fatto, e io ero sicura che le tre vecchie pet�tegole del tavolo vicino�� in primis la signorina Hargrave�� non avevano pi� il minimo dubbio che fra noi due ci fosse �qualcosa�. Se fosse stato vero non me ne sarebbe importato pi� di tanto. Quando le chiacchiere sul nostro conto contengono pi� verit� che menzogna, la cosa migliore � assumere un�aria sicura e indi�pendente. Si ha un bel dire che la nostra vita privata � una cosa che riguarda soltanto noi, e sostenere le proprie posizioni svento�lando bandiere di sfida. Ma quando le dicerie sono completa�mente false, sfida e indipendenza falliscono prima di nascere. Come ci si pu� difendere contro qualcosa di cui non ci si sente colpevoli nemmeno se fosse vera? Lo si pu� fare, certo, ma senza convinzione. L�unica cosa che fa rabbia � la malignit� del pette�golezzo in s�.</p><p>�Tempo stasera� pensai �e sar� sulla bocca di tutti�. A discol�pa di John Dyson bisogna dire che secondo me non aveva la mi�nima idea che il suo gesto potesse fornire l�occasione alle lingue pettegole di mettersi in movimento. Tutti gli uomini, praticamen�te, si comportano qualche volta in modo puerile e irresponsabile. Per� lui avrebbe avuto molto da imparare da Bobby Jackson.</p><p>A quattordici anni, Bobby era in grado di dare un luminoso esempio di autocontrollo al suo trentaduenne mentore. Era pro�prio quel che stava facendo ora, fingendo di trovare tanto inte�ressante il libro da non riuscire a staccar gli occhi dalla pagina.</p><p>��Salve, Bobby�� disse John Dyson, come se lo vedesse solo in quel momento. Era una trascuratezza che avrebbe potuto irri�tare un allievo brillante come lui, ma Bobby si limit� ad alzare gli occhi dal libro e a sorridere.</p><p>��La signorina Hartley e io stavamo parlando delle percezioni extrasensoriali�� disse.�� Io credo che ci sia del vero� perch� a volte s�indovina quel che pensano altre persone.</p><p>Forse sbaglio, ma mi parve di vedere un�ombra di stupore ne�gli occhi di John Dyson.</p><p>��� interessante, Bobby�� disse�� cosa ti fa�</p><p>Io l�interruppi posandogli una mano sul braccio.�� Abbiamo bisbigliato anche troppo. Lei stesso ha appena detto che do il cat�tivo esempio.</p><p>��Ho anche detto che una dea ha dei privilegi�� mi ricord�.�� E anche se non fosse una dea, il privilegio sussisterebbe ugual�mente. Nell�antichit�, l�oracolo dei templi di Apollo era sempre una donna, e godeva di tali privilegi che poteva parlare finch� vo�leva. E poich� qui lei � la sacra custode, oltre che la dea�</p><p>��Non sono una dea e non ho alcun privilegio�� tagliai corto.�� Mi vergogno di me stessa, dovrebbe vergognarsi anche lei. L�unico scusabile � Bobby, perch� sono io che l�ho indotto a par�lare.</p><p>Naturalmente parlavo un po� sul serio e un po� per scherzo, e lui, poi, era tutt�altro che serio. Ma questo non impediva che mi sentissi turbata e seccata. Le incongruenze mi turbano sempre, e giudicavo perlomeno strano quel modo di parlare di John Dyson in presenza di Bobby. Come si poteva pretendere che il ragazzo rispettasse la regola del silenzio in biblioteca se il suo professore la prendeva sottogamba al punto da scherzarci su e da indurre perfino me ad ascoltarlo, per un momento?</p><p>Considerava Bobby cos� diverso dai suoi compagni che il deco�ro, che un insegnante dovrebbe sempre mantenere, poteva esse�re messo da parte completamente, senza rischi? La distanza che si presume debba dividere un insegnante dai suoi alunni s�era co�s� accorciata nei confronti di Bobby da non funzionare pi� come barriera e da consentire fra loro due un cameratismo da adulti?</p><p>Ma come mai m�era venuta un�idea simile? Avevo la sensazio�ne che mi si fosse insinuata nel cervello senza che lo volessi e vi rimase a lungo, come se non volesse scomparire.</p><p>Mi voltai bruscamente, e tornai al banco, sicura che il sussurr�o avesse infastidito tutti i presenti, compreso uno sconosciuto�� certo di passaggio a Lakeview�� che mi aveva salutato con un sor�riso quando avevo attraversato la stanza per abbassare la vene�ziana. La sua faccia mi sembrava vagamente familiare e probabil�mente l�avevo gi� visto. Ma di una cosa ero certa, il suo sorriso si era trasformato in cipiglio.</p><p>John Dyson mi segu� al banco. Mi sistemai con la macchina duplicatrice fra noi e, per fargli capire che ero molto occupata, co�minciai a sistemare le schede dall�A all�H contenute nel cassetto che avevo estratto dallo schedario di metallo prima di commette�re l�errore d�ingaggiare una battaglia verbale con Bobby Jackson.</p><p>Quello sciocco scambio di battute mi riecheggiava nella mente, ed ero molto pi� padrona di me di quanto non lo fossi stata la se�ra prima quando John Dyson m�aveva stretta fra le braccia e ave�va premuto le sue labbra sulle mie davanti alla porta di casa mia, una porta di stile georgiano restaurata, illuminata dalla lunetta. Un appartamento a pianterreno con una porta simile � una rarit� a Lakeview, ma avevo avuto l�impressione che l�architettura non gli interessasse per niente, in quel momento.</p><p>Rimase a guardarmi in silenzio, mentre facevo scorrere le schede, poi si protese sul banco e spinse da parte il cassetto.</p><p>��L�argomento della discussione con Bobby doveva essere molto interessante�� disse.�� Perch� non vuole parlarne?</p><p>��Se vuole saperlo�� risposi�� mi riesce difficile dimenticare quel che lei ha fatto un momento fa. � imperdonabile. Tutti sa�ranno convinti che non � venuto qui per prendere un libro.</p><p>��Ha ragione�� disse lui.�� Adesso sanno che a Lakeview esiste per lo meno un uomo che non la considera solo una gentile bibliotecaria� Chiss� perch� nessuno ci ha pensato prima.</p><p>��Solo perch� abbiamo pranzato qualche volta insieme�� dis�si�� si arroga il diritto di entrare in biblioteca e abbracciarmi tut�te le volte che le viene in mente. In un�epoca tumultuosa come la nostra una bibliotecaria di vecchio stampo, gentile con tutti, pu� suscitare dei sentimenti di gratitudine, ma non fino a questo pun�to! Il suo modo di fare non pu� ingannare nessuno. Lei dice che � proprio quel che vuole, e io so perch�. Il suo ego maschio � lusin�gato dal fatto di avere scoperto in me qualcosa che altri non han�no notato.</p><p>��Andiamo�</p><p>��Non ha pensato�� proseguii imperterrita�� che quel che crede di aver scoperto pu� anche non esistere? Io sono un topo di biblioteca e nessuna strabiliante acconciatura riuscir� mai a na�sconderlo.</p><p>��Adesso sta dicendo delle madornali sciocchezze�� dichiar� lui.�� Che se ne renda conto o no, lei � una donna molto attraen�te. � solo la polvere che si solleva dagli scaffali e che l�avvolge che impedisce agli altri di vederla come �.</p><p>��La biblioteca � pulitissima e lo sa�� dissi.�� Perderei subi�to il posto se lasciassi che la polvere si accumulasse sui libri, an�che se certuni non sono mai richiesti.</p><p>��Be�� la pensi come vuole�� si arrese lui.�� Io la trovo bel�lissima. Una vera dea che sorge dalle onde avvolta in sette veli misteriosi.</p><p>Come si pu� ragionare con un tipo cos�? Feci ancora un tenta�tivo.�� Spero che quanto � successo ieri sera non le abbia fatto pensare che la dea ha i piedi d�argilla. Era un bacio di commiato, n� pi� n� meno. E mi ha meravigliato constatare che l�ha preso tanto sul serio.</p><p>��Per me � stato una specie di� be�, di esplosione�� disse lui.�� Ha fatto crollare tutta la mia timidezza. E quando la timi�dezza � crollata e tutte le difese spianate, come si suol dire, spes�so si agisce in modo sciocco e irresponsabile. Ecco perch� ora le chiedo scusa se l�ho abbracciata per un istante. Non avevo la mi�nima intenzione di metterla in imbarazzo.</p><p>��Che strano modo di parlare di un bacio!�� dissi.�� Un�esplosione. Io credevo che i baci fossero teneri.</p><p>��Abbiamo cercato, ma non credo che ci siamo riusciti.</p><p>��Adesso mi fa venire la sensazione che sia io a dovermi scu�sare. Forse � meglio metterci una pietra sopra.</p><p>��Impossibile�� disse lui.�� No, mi ha ancora detto se mi perdona o no.</p><p>��Purch� mi dia la parola d�onore che non lo far� pi�.</p><p>��Mai di domenica� o nelle ore di biblioteca�� rispose lui.�� Prometto.</p><p>Dalla mia espressione, ero sicura che sapeva d�avere riportato una piccola vittoria. Ma doveva essere altres� certo che sarebbe durata, perch� aspett� un minuto prima di dire:�� E adesso, for�se mi racconter� perch� stava discutendo di telepatia con Bobby Jackson.</p><p>��Bobby aveva il sole negli occhi�� spiegai�� e perci� mi ero alzata per andare ad abbassare una veneziana. Mentre tornavo al banco, mi sono fermata accanto a lui per dirgli di stare attento a non rovinarsi la vista, e lui� be�, mi ha detto che sapeva che sa�rei andata ad abbassare la veneziana. Non credo che si rendesse conto di quel che diceva, tanto era assorto nel libro che stava leg�gendo. Gli ho chiesto come lo sapesse e la sua risposta mi ha fat�to saltare la mosca al naso.</p><p>��E che cosa ha detto, Laura?�� volle sapere John Dyson. Io l�osservai sorpresa, chiedendomi perch� mi avesse interrotta con tanta impazienza. Evidentemente giudicava molto importante quello che Bobby aveva detto.</p><p>��Ha asserito di avermi detto di andare alla finestra e sapeva che l�avrei fatto� perch� aveva comunicato telepaticamente con me. Dopo di che abbiamo cominciato a discutere, ma mi � sem�brato molto colpito e sorpreso come se, involontariamente, aves�se detto qualcosa che non doveva.</p><p>��Capisco�� disse John Dyson.�� Temo che Bobby cerchi di nascondere molte cose, e non solo a lei. Non riesco a capirlo fino in fondo e s� che gli sono simpatico e si fida di me come della sua famiglia. E dico molto, perch� adora suo padre.</p><p>La sua aria preoccupata mi colp�. Era molto serio, adesso, co�me se le sue ultime parole fossero scaturite da una zona della sua mente rimasta fino allora nascosta.</p><p>��� da un po� che Bobby ha qualcosa che lo preoccupa�� dissi.�� Crede che quanto ha detto mi giunga nuovo?</p><p>Lui sembr� sollevato nel sentirmi parlare cos�.�� No, non del tutto. Lei � un�ottima osservatrice, e Bobby frequenta spesso la biblioteca. Quanto? Tre o quattro volte la settimana?</p><p>��Per lo meno.</p><p>��E di solito rimane a lungo?</p><p>��Qualche volta tre o quattro ore�� risposi.�� Specie il saba�to mattina.</p><p>��Che genere di libri legge?�� chiese John Dyson.</p><p>��Prima leggeva libri di storia, biografie, trattati scientifici, e qualche volta romanzi: Faulkner, Hemingway, Bellow. Anche H. G. Wells e Poe, e Jules Verne. Di poesia, Shelley, Baudelaire, e ancora Poe. Niente di giovanile, nemmeno <emphasis>L�ultimo dei Moicani. </emphasis>Secondo lui, Cooper aveva uno stile ridicolmente pue�rile, e una volta trascrisse tre pagine di <emphasis>Calza di cuoio </emphasis>per fare un esempio di come avrebbe dovuto essere scritto. Se avesse riscrit�to tutto il libro, sono certa che l�avrebbe migliorato. Ma non � poi un�impresa troppo difficile. Non credo invece che riuscirebbe a migliorare un solo paragrafo di <emphasis>Moby Dick, </emphasis>nonostante le frasi oceaniche. O Henry James, nonostante i suoi periodi lunghi inte�re pagine.</p><p>��E adesso?</p><p>��Da circa un mese solo libri di�</p><p>��Di cosa, Laura?</p><p>��Li si potrebbe definire romanzi di �non fantascienza��� ri�sposi.�� Abbiamo una sessantina di titoli che corrispondono al genere, e tutti recenti. Sono romanzi nel senso che si tratta di opere di fantasia a contenuto drammatico. Non pretendono di essere dei trattati scientifici. Speculano con la fantasia su quello che potrebbe succedere se� se qualcuno premesse il bottone sbagliato a Cape Kennedy e il mondo finisse domani. Non sono romanzi veri e propri perch� mancano d�intreccio, di conflitto di caratteri e di soluzione finale. In massima parte aderiscono a una premessa rigidamente prestabilita.</p><p>��Se ne ricorda qualcuno?</p><p>��Be�� <emphasis>Siamo soli nell�Universo?, Riesame del fattore della distanza cosmica, Universi pluridimensionali, Viaggi spaziali, ol�tre la velocit� della luce, Gli osservatori silenziosi, Gli Ufo e l�ipo�tesi fondamentale del tempo, Spazio tangenziale e abitanti di altri mondi, Singolari mutazioni fisiche nell�atmosfera esterna terre�stre. </emphasis>Per lo pi� sono pubblicati da piccole case editrici e pochissi�mi vanno al di l� della prima edizione.</p><p>��Prende a prestito anche libri da portare a casa, no?</p><p>��Oh, certo�� risposi.�� Sette o otto la settimana. Negli ulti�mi quindici giorni ha letto tutti quelli che l�interessavano. Ne sta leggendo uno anche adesso.</p><p>Guardai verso Bobby, che teneva gli occhi incollati su �Mes�saggi dallo spazio: realt� o fantasia?� Ebbi la sensazione che mi stesse osservando e avesse abbassato gli occhi appena in tempo per non incontrare il mio sguardo. Se era davvero capace di leg�germi nel pensiero�� cosa che mi rifiutavo di credere�� si sarebbe sicuramente accorto che lo avevo tradito: una cosa trascurabile, lieve forse, ma ciononostante tradimento�</p><p>Ho sempre creduto che un bibliotecario che rivela a un estra�neo curioso i titoli dei libri che un altro prende in prestito con�travviene all�etica della sua professione, come un avvocato o un medico troppo chiacchierone. Ma John Dyson non era un estra�neo e tutti e due eravamo preoccupati per Bobby� il che pu� scusarci, ma forse no.</p></section><section><title><p>6</p><p><emphasis>Laura Hartley</emphasis></p></title><p>Il mio sentimento di colpa aument� quando John Dyson disse:�� Deve avere letto e restituito qualcuno di quei libri. Mi piacereb�be dare un�occhiata a tre o quattro.</p><p>��Ma perch�?�� chiesi, con la sensazione che Bobby stesse di nuovo fissandomi.</p><p>��Bobby � turbato per qualche serio motivo�� rispose lui.�� Se n�� accorta anche lei. � molto cambiato in queste ultime settimane. Forse i libri ci daranno un indizio sulle cause del suo turbamento. In un ragazzo della sua et� non � troppo difficile stroncare sul nascere sensazioni o pensieri che potrebbero pro�vocare dei gravi blocchi mentali paralizzando la sua capacit� di adattamento alla vita che lo aspetta. Adesso � sulle soglie del�l�adolescenza, e i prossimi due o tre anni saranno un periodo critico. Fra i quattordici e i diciotto basta la minima deviazione per precipitare nell�abisso un giovane, per quanto intelligente possa essere.</p><p>Sebbene parlasse per metafora mi balen� vivida nella mente la visione di Bobby che dondolava appeso a una fune su un picco delle Alpi svizzere, con la corda che stava per rompersi e gli altri scalatori, tutti adulti, ormai arrivati in vetta che lo fissavano di�sperati e impotenti. E Bobby che li guardava a sua volta, altret�tanto sbigottito, con gli occhi sbarrati, mentre sotto di lui si spa�lancava l�abisso in cui s�addensavano le ombre della notte.</p><p>��Pu� anche darsi che ci si sia sbagliati completamente sul suo conto�� dissi.�� Potrebbe trattarsi di una fase passeggera, non diversa da quella provocata da una delle tante malattie della sua et�, orecchioni o morbillo, che rendono infelici i ragazzi costrin�gendoli a casa in un giorno di vacanza.</p><p>��Bobby non � tipo da prendersela per delle sciocchezze�� disse John Dyson.�� E, tra l�altro, quest�anno non ha perso un solo giorno di scuola. � una crisi ben pi� profonda.</p><p>��E si aspetta di scoprire cosa sia, sfogliando i libri che ha let�to e restituito?�� insistetti.�� Non vedo come sia possibile trarne la pur minima�</p><p>��Pu� aver fatto delle annotazioni in margine�� disse John Dyson.�� Ho visto che alcuni dei suoi testi scolastici sono pieni di appunti a matita. Anzi, uno che ha restituito l�anno scorso era talmente scarabocchiato che, se non si fosse trattato di lui, l�avrei rimproverato aspramente.</p><p>Io ero scandalizzata quanto pu� esserlo solo una bibliotecaria di fronte a una trasgressione cos� nefanda.</p><p>��Non ha mai scritto niente sui miei libri!�� protestai.�� Non Bobby!</p><p>��E perch� no?�� chiese John.�� � noto che l�hanno fatto anche dei professori d�universit�. Qualche volta il desiderio di ri�battere seduta stante un errore o un�opinione sbagliata dell�autore � irresistibile. Scommetto che le sar� capitato di cancellare pi� di una volta delle annotazioni in margine.</p><p>Naturalmente era vero. Ma � una cosa che non manca di in�dignarmi, e non so perch� mi riusciva impossibile credere Bobby capace di sfregiare un oggetto di pubblica propriet�. Tutta�via�</p><p>��Va bene�� mi arresi.�� Vediamo.</p><p>Mi alzai, senza guardare verso la sala di lettura, e mi diressi verso i reparti C, D ed E della biblioteca, per cercare quattro dei libri che Bobby aveva restituito la settimana precedente. Dovetti aprirne due e controllare la scheda di restituzione, perch� non ri�cordavo a memoria tutti i titoli. Ero sicura che non avrei trovato nessuna annotazione a matita, mentre sfogliavo le pagine, poich� se Bobby avesse avuto l�abitudine di farlo me ne sarei accorta da tempo.</p><p>Nonostante quel che Johnny Dyson aveva dichiarato a propo�sito dei testi scolastici, io sapevo che Bobby trattava con cura i li�bri della biblioteca� anzi, sotto questo aspetto era addirittura scrupoloso.</p><p>Come aveva detto John Dyson, c�� gente che fa delle note a margine, ma non si tratta certamente di un gesto che si possa pa�ragonare ad atti vandalici quali strappare le illustrazioni o piega�re gli angoli ogni tre o quattro pagine.</p><p>E se i commenti a margine erano intelligenti� pi� intelligenti delle idee esposte dall�autore del libro? In questo caso una bibliotecaria sarebbe stata giustificata se li avesse cancellati, ren�dendo cos� nullo il piacere che avrebbe potuto trarne il futuro let�tore di quel libro? E non era forse possibile che pi� di un genio misconosciuto avesse raggiunto la pienezza creativa limitandosi ad annotare in margine i libri di una biblioteca pubblica?</p><p>Rimasi l�, ferma, con i quattro libri nell�incavo del braccio, stu�pita per lo strano corso che avevano preso le mie idee. Come mai avevo scelto proprio quel particolare momento per pormi delle domande che di solito non mi sarebbero neppure passate per la testa? Il mio dovere di bibliotecaria, sotto quel riguardo, era evi�dente e non esisteva alcun motivo perch� dovessi fare una mon�tagna di un sassolino inesistente.</p><p>Mi sembrava addirittura incredibile che mi potesse essere pas�sato per la mente un pensiero simile, mentre mi recavo a prende�re negli scaffali quei quattro libri che, secondo John Dyson, avrebbero potuto illuminarci sulle cause del turbamento che af�fliggeva il suo allievo pi� brillante.</p><p>Poco o tanto che avesse scritto Bobby in margine non contava, e io non dovevo cercar di trovare delle scuse per difendere quel gesto, pensando che fosse ispirato dal genio. Forse Bobby crede�va che fosse cos�, ma quanto a me�</p><p>Per un attimo mi manc� il fiato. Forse Bobby credeva che fos�se proprio cos�!</p><p>Allora, i pensieri che mi affollavano la mente non erano miei? O se lo erano, era stato Bobby a ordinare loro di marciare in rigi�da formazione militare in una zona inesplorata dove la mente di una donna adulta e quella di un ragazzo quattordicenne poteva�no comunicare e affrontarsi in una specie di guerra amichevole e ostile nello stesso tempo? I giovani nutrono sempre un inesplica�bile antagonismo nei confronti degli adulti, per quanto buone possano essere le loro intenzioni, e se Bobby�</p><p>Scacciai con fermezza quel pensiero. Quando ci chiedono di fare una cosa assurda�� e la richiesta di John Dyson mi sembrava piuttosto insensata�� la mente ha la tendenza naturale a svicolare in ordini di idee pi� assurdi, perch� solo cos� si tengono alla larga le autorecriminazioni.</p><p>Ci sarebbe molto da dire sulle annotazioni marginali. Dapper�tutto esistono biblioteche i cui volumi contengono centinaia di annotazioni, tanto che capita sovente, quando sono messe all�a�sta dopo la morte del proprietario, che le offerte salgano alle stel�le perch�, a volte, un�immeritata fama letteraria � completamen�te stroncata da qualche brillante commento incisivo, ritenuto un classico nel suo genere.</p><p>Fu allora che le parole precise sembrarono echeggiare nei cor�ridoi della mia mente con voce che non poteva essere la mia: �� privilegio del genio adeguarsi a regole da lui stesso create� in moltissimi campi dell�esperienza umana. Bisognerebbe essere grati che le regole non vengano trascurate pi� sovente, dacch� molte di esse paiono del tutto prive di senso�.</p><p>Abbassai lo sguardo e m�accorsi che mi tremava la mano. Ma qualche volta basta il peso di quattro grossi volumi per giustifica�re un tremito come quello, e cos� strinsi le labbra e mi avviai di buon passo verso il banco, dove John Dyson stava tamburellando con le dita sulla base della macchina duplicatrice.</p><p>��Bene�� dissi.�� Ecco qua. Spero che Bobby non venga al banco mentre lei li sta esaminando. Se le interessa il mio parere, � una forma riprovevole di spionaggio.</p><p>��Non lo pensa sul serio. Tutt�e due cerchiamo di aiutare Bobby a superare una crisi emotiva, perch� possa crescere dritto e resistente come un giovane salice.</p><p>Tutte le volte che smette di essere serio e parla in quel modo�� ne ho gi� accennato prima perch� mi secca molto�� mi riesce dif�ficile perdonarlo. Tuttavia lo perdono, sempre� e poi me ne pento.</p><p>Mi sono spesso chiesta perch� gli uomini preferiscano farsi aiu�tare da una donna quando intraprendono un compito assurdo. Provano un senso di colpa che credono possa scemare se si assi�curano la tacita approvazione del sesso pi� sensibile.</p><p>Quando John Dyson mi porse due volumi, dicendo:�� Esami�ni questi, mentre io penso agli altri�� ebbi l�impressione che vo�lesse coinvolgermi nella sua cospirazione.</p><p>Stavo per dirgli di sbrigarsela da solo, perch� non mi andava di cospirare contro Bobby per compiacerlo. Poi mi ricordai degli strani pensieri che mi erano passati per la testa e, sebbene rifiu�tassi di credere che Bobby potesse esserne il responsabile, scoprii che ero un po� seccata.</p><p>Era una cosa illogica. Ma poich�, per causa di John Dyson, provavo un senso di colpa, decisi che potevo smetterla di critica�re il mio comportamento e di cercare la conferma di quanto gi� ritenevo certo� cio� che non avrei trovato annotazioni a margi�ne nei due libri.</p><p>Il primo era immacolato e stavo lentamente sfogliando il se�condo, <emphasis>Siamo soli nell�Universo?, </emphasis>quando trattenni il fiato e lan�ciai una rapida occhiata a John Dyson, sperando che non avesse colto il mio sussulto di sorpresa.</p><p>No, non si era accorto di niente. Stava ancora voltando le pagi�ne del pi� grosso dei quattro libri, <emphasis>Universi Pluridimensionali, </emphasis>pensoso, con la fronte corrugata.</p><p>Il commento a margine era molto breve, scritto con la grafia infantile di Bobby, il che escludeva la possibilit� che fosse stata opera di un altro lettore.</p><p>Sulla pagina, in alto, di fianco a un paragrafo sottolineato, Bobby aveva scritto: �Chiaroveggenza? Certo. Deve averlo sa�puto� come lo so io�.</p><p>Lessi in fretta il paragrafo sottolineato: �E cosa accadrebbe se apparissero in mezzo a noi, come sono realmente, creature cos� estranee da attirare l�attenzione? Che accadrebbe se una razza dotata di grandissima intelligenza commettesse un cos� incredibi�le gesto di follia? Ma � improbabile. Possiamo tuttavia essere certi che non perderebbero tempo a mettere in atto con altri mo�di le loro imperscrutabili doti naturali� e ve n�� uno che si po�trebbe rivelare disastroso su scala mondiale. Per una razza come quella sarebbe molto difficile riuscire a contrastare lo stampo ge�nuino della nostra comune umanit�, che ci unisce tutti anche se non siamo uguali? Se ci chiedessero di scegliere fra un nemico politico o sociale e un nemico sconosciuto e senza faccia o incre�dibilmente spaventoso si possono avere dubbi sulla nostra scelta? Solo la voce umana ispira fiducia e le fattezze e i gesti di un esse�re umano come noi potrebbero servire come arma per la nostra distruzione. Chi potrebbe sospettare, chi potrebbe sapere che un vicino gentile, o perfino un qualsiasi individuo che non ha nulla di terribile in s�, e ispira la stessa fiducia, POTREBBE NON ESSERE UMANO?�</p><p>Non avevo poi sbagliato molto definendo i libri per cui Bobby aveva dimostrato di recente tanto interesse come romanzi di non�fantascienza. Questo non era diverso dai pochi che avevo letto, una specie di prova Rorschach vista come escursione nell�inco�gnito. L�autore era poco noto ed era morto pochi mesi dopo l�ar�rivo del libro in biblioteca. La sua scheda, oltre al riassunto del�l�unico volume che l�autore aveva scritto e dei suoi dati personali, non recava titoli di altri libri. Quel riassunto l�avevo ricavato dal�la presentazione stampata in copertina, e, sebbene la copertina stessa fosse stata poi tolta, ricordo che non avevo trascurato niente e che non avevo tralasciato particolari interessanti.</p><p>Nonostante l�autore fosse sconosciuto, il libro aveva affascina�to parecchi lettori, dato che era stato richiesto quindici volte in sei mesi.</p><p>Che avesse affascinato anche Bobby era indiscutibile. Ma che cosa significava il suo strano commento: �Deve averlo saputo� come lo so io?�</p><p>Saputo cosa? Che gli abitanti degli altri mondi, qualora fossero venuti a invadere e conquistare la Terra, avrebbero rinunciato al loro aspetto mostruoso? No� non era proprio cos�. Erano mo�stri ma nessuno se ne sarebbe accorto perch� sarebbero sembrati dei� cordiali vicini? L�uomo o la donna della porta accanto? Pensai che non potevo essere assolutamente certa di quel che aveva voluto dire l�autore se non leggevo tutto il capitolo. E non potevo farlo perch� in qualsiasi momento John Dyson avrebbe potuto alzare gli occhi da <emphasis>Universi Pluridimensionali </emphasis>e accorgersi della mia perplessit�.</p><p>Dovevo proteggere Bobby o no? E se John Dyson aveva ragio�ne? E se davvero il ragazzo correva il pericolo di un turbamento emotivo in un�et� in cui la minaccia poteva essere sventata solo accattivandoci la sua fiducia e dandogli la certezza che quando ne avesse avuto la necessit� avrebbe sempre potuto contare sulla guida intelligente degli adulti?</p><p>�Doveva saperlo� come lo so io�. Di sicuro qualsiasi psicolo�go infantile avrebbe riconosciuto, in quel commento, un allar�mante indizio che non tutto funzionava a dovere in Bobby.</p><p>Verso gli otto o i dieci anni, i ragazzi si fanno delle idee che, in un adulto, sarebbero considerate paranoiche. Ma Bobby era troppo grande ormai per quel genere di illusioni create dall�auto�suggestione. Ci� che avrebbe potuto essere considerato un gioco in un bambino sarebbe stato invece grave in un ragazzo di quat�tordici anni. Un quattordicenne avrebbe dovuto rendersi conto di quale credito faceva alla credulit� sostenendo che, in chiss� quale modo misterioso, si era imbattuto in un segreto che nessun altro, eccetto forse l�autore di <emphasis>Siamo soli nell�Universo?, </emphasis>condivi�deva con lui.</p><p>Presi rapidamente una decisione. Dovevo mostrare a John Dy�son il commento in margine e il paragrafo sottolineato, altrimenti avrei mancato nei riguardi di Bobby, invece di proteggerlo.</p><p>Mi rendevo finalmente conto che le preoccupazioni di John Dyson erano fondate. Non aveva spiato senza giustificati motivi nelle preferenze letterarie di Bobby, e gli dovevo delle scuse per averlo pensato.</p><p>Accadde tanto improvvisamente che fui colta alla sprovvista. Stavo per allungare una mano verso John Dyson, quando inco�minciarono a tremarmi le dita. Dapprima pensai che si trattas�se di un tremito nervoso�� mi capita alle volte, quando devo sfogliare per un�ora e pi� fasci di schede�� e aspettai che ces�sasse.</p><p>Invece continu�. E, per di pi�, una violenta scossa mi corse dalla punta delle dita al gomito. Era proprio come una violenta scossa elettrica, improvvisa e dolorosa, che mi strapp� un grido, mentre il libro, che tenevo con l�altra mano, cadeva sul banco.</p><p>Il dolore cess� nell�attimo stesso in cui lasciai cadere il libro e quando John Dyson si volse a guardarmi preoccupato, ero gi� in grado di muovere liberamente le dita senza provare dolore.</p><p>Quando vide che mi massaggiavo la mano, mi sorrise.</p><p>��Oh, no�� disse.�� Non avr� i reumatismi alla sua et�?</p><p>Ero ancora troppo sbalordita per riuscire a rispondere. Lo guardai mentre si chinava a raccogliere il libro, e mi chiesi che cosa avrebbe pensato se gli avessi detto la verit�.</p><p>Decisi di tacere. Non avrei saputo come spiegare quello che m�era successo, se lui pensava che si trattasse di reumatismi, tan�to meglio. Si possono avere i reumatismi anche a vent�anni, non � una disgrazia. La disgrazia era pensare come avevo pensato io, e cio� che qualcuno non aveva voluto che io richiamassi l�atten�zione di John Dyson su quanto Bobby aveva scritto a pagina ses�santasette di <emphasis>Siamo soli nell�Universo?.</emphasis></p><p>Con mio grande stupore, lui sfogli� rapidamente il volume e me lo restitu� con aria delusa.</p><p>��Be�, evidentemente mi sono sbagliato�� disse.�� Bobby non scrive sul margine dei libri della biblioteca. A quanto sembra quelli di scuola non sono altrettanto sacrosanti ai suoi occhi.</p><p>�Ma s� che scrive!�, stavo per ribattere, quando mi sentii strin�gere la gola e provai un senso di stordimento. Non riuscivo a spiccicare parola e mi sembrava d�essere sul punto di svenire.</p><p>Lo stordimento dur� un attimo, ma fu sufficiente perch� sen�tissi John Dyson che diceva:�� Telefoner� alle sette meno un quarto. Il primo spettacolo comincia alle otto e mezzo e cos� avremo il tempo di cenare e di arrivare prima che ci sia troppa gente.�� Bast� perch� mi accorgessi che si era girato e stava an�dandosene senza voltarsi. Lo vidi fermarsi, posare una mano sul�la spalla di Bobby e dirgli qualche parola. Poi raggiunse la porta, si ferm� un attimo per sorridermi agitando la mano, e scese i gra�dini che portavano in strada. Lo vidi dalla finestra mentre attra�versava Elm Street, coi capelli scompigliati dal vento.</p><p>Non appena lo stordimento pass� guardai verso la sala di lettu�ra e vidi che Bobby aveva smesso di leggere. Mi guardava fisso e aveva una inequivocabile espressione di trionfo.</p><p>Dopo un momento abbass� gli occhi, e io pensai che volesse ri�cominciare a leggere. Invece chiuse <emphasis>Messaggi dallo spazio: realt� o fantasia?, </emphasis>si alz� e venne verso di me con il libro in mano. Lo pos� sul banco davanti a me, e mi sorrise. Nei suoi occhi non c�e�ra traccia di colpevolezza e nemmeno d�imbarazzo.</p><p>��Pu� darsi che voglia riprenderlo�� disse.�� L�ho quasi ter�minato, ma gioved� ho preso in prestito due libri e credo che sia meglio che legga prima quelli.</p><p>Non so cosa m�impedisse di afferrarlo per un braccio e chieder�gli se i libri che aveva portato a casa contenevano delle annota�zioni a margine cos� indicative che i suoi genitori potevano corre�re il rischio di morire fulminati. Forse non lo feci perch� m�accor�si che mi tremavano le mani e lui mi guardava in modo strano. Quando presi il libro mi tremavano ancora. Bobby si rese conto che qualunque cosa gli dicessi poteva compromettere la nostra amicizia. Nei suoi occhi si leggeva chiaramente: �Cerchi di per�donarmi. Ho proprio dovuto farlo�.</p><p>Torn� a sorridere, si volse di scatto e se ne and�. Lo vidi uscire dalla porta principale ma non attravers� Elm Street come aveva fatto il suo professore. Questo, per lo meno, non mi sorprese. Stando sul lato in ombra della strada, e proseguendo dritto verso nord, avrebbe impiegato lo stesso tempo per arrivare a casa e, per quanto giovane sia, quando uno � afflitto da sensi di colpa, ha la tendenza a evitare la luce del sole.</p><p>Appena cessato il tremito avrei dovuto alzarmi per andare a riporre il libro restituito da Bobby. Ma per un buon minuto non mi fu possibile muovermi, e adesso penso che sia stata la mia completa immobilit� a indurre lo sconosciuto seduto accan�to alla finestra della sala di lettura a pensare che era improbabi�le che io guardassi dalla sua parte mentre faceva una cosa tal�mente incredibile al cui confronto il comportamento di Bobby pareva normale.</p><p>Il giovane seduto vicino alla finestra si strappava via la faccia!</p><p>Lo fece con una tale rapidit� che il movimento delle dita si no�t� appena. E mentre, sconvolta, fissavo la finestra, col cuore stretto da una morsa gelida, potei vedere la carne che veniva staccata dagli zigomi, e un liquido lucido nel punto in cui le or�bite erano diventate cavernose come quelle di un teschio.</p><p>Non impieg� pi� di dieci secondi a ricostruirsi la faccia, serven�dosi di un pezzo di carne avanzata per allungare il naso, ampliare il contorno delle mascelle e conferire alle sue fattezze un�aria pi� matura.</p><p>Nessuno degli altri lettori lo stava osservando, altrimenti avrebbe notato l�orripilante trasformazione. Met� gli voltava la schiena, e gli altri erano assorti nella lettura. Aveva scelto con cura il momento, sapendo in anticipo di poter contare su una de�cina di secondi in cui sarebbe stato inosservato.</p><p>Come poteva prevedere che io avrei alzato improvvisamente gli occhi su di lui e avrei visto, per pochi spaventosi attimi, una maschera dalle fattezze umane, sotto cui si celava un�entit� mo�struosa, venire strappata e riadattata? Come avrebbe potuto pre�vederlo, quando io un attimo prima me ne stavo seduta immobi�le, con gli occhi incollati sul libro restituito da Bobby?</p><p>Altrettanto terrificanti furono le parole che presero forma nel�la mia mente mentre gli ricambiavo lo sguardo gelido e ostile: �Non voglio che il figlio del banchiere mi riconosca. Gi� da un po� di tempo sospetta la verit�, e io lo tengo sotto costante osser�vazione. Adesso lei sa� il che � peggio� molto peggio� molto pi� di un pericolo. La dovr� uccidere�.</p></section><section><title><p>7</p><p><emphasis>Bruce Conley</emphasis></p></title><p>Non appena scesi dal treno a Lakeview e mi guardai intorno, provai una strana sensazione. Mezz�ora dopo ne ero sicuro. La citt� aveva brio, atmosfera. Aveva praticamente tutto quello che occorre a una citt� per fare un�ottima impressione su un rappresentante di giocattoli meccanici con una valigia piena di campioni.</p><p>Non era n� grande n� piccola, di tipo rurale ma con due grandi ciminiere sullo sfondo che le conferivano un promettente aspetto industriale. Io non vendevo cose che potessero servire in una fab�brica, ma le grosse ciminiere parlavano di progresso e progresso significava prospettive di buoni affari.</p><p>C�era un quartiere commerciale che si diramava per angoli retti da un enorme edificio di granito che portava scritto a tutte let�tere: �Municipio�; la strada principale era fiancheggiata da nego�zi, bar e ristoranti dall�aspetto invitante stretti fra palazzi a quat�tro piani adibiti a uffici.</p><p>Il ristorante che scelsi aveva il menu attaccato alla vetrina con nastro adesivo. Le specialit� di frutti di mare e i prezzi modici mi attirarono. Era una specie di tavola calda, ma oltre il banco c�e�rano anche diversi tavolini, fra cui vidi passare una cameriera; l�unica del locale, forse. Ma era difficile giudicare dall�esterno. Era una frizzante giornata di settembre e il sole brillava alto pro�vocando un riflesso cos� forte che mi pentii di aver riposto gli oc�chiali scuri in fondo alla valigia, dove avrei potuto ripescarli solo dopo aver preso una stanza in albergo.</p><p>In quel momento il pensiero pi� impellente era il cibo, perch� mi era venuto un appetito formidabile che poteva essere compro�messo se avessi avuto a che fare con una donna sola. Difatti una donna sola m�induce di solito a rimandare il pranzo, per lo meno fino a quando non l�ho convinta a mangiare insieme. Ma non quella volta. Avevo tanta fame che sarei stato capace di ingurgi�tare perfino le cavallette candite importate dal Giappone.</p><p>Inoltre, tre o quattro cameriere in genere sono meglio di una. Ma quell�una poteva essere speciale. La legge della mediocrit� va contro questa possibilit�, ma � una legge in cui non ho mai avuto molta fiducia; dopotutto, cosa m�impediva di entrare nel risto�rante e fidarmi nella buona stella che mi facesse trovare una ra�gazza ben pettinata, con caviglie tornite e altri attributi capaci di riscaldarmi il sangue?</p><p>Diedi un�altra occhiata al menu, sollevai la valigia e, col passo sciolto e sicuro che piace alle donne e che non mi costa alcuno sforzo�� mi riesce naturale camminare cos� quando non devo cor�rere per prendere un treno�� entrai nel ristorante.</p><p>Tre secondi dopo tornavo a deporre la valigia, talmente sbalor�dito da quello che stavo vedendo, che per poco non ci inciampai mentre mi precipitavo a sorreggere la ragazza prima che si afflo�sciasse a terra.</p><p>Non stava pi� girando fra i tavoli, come prima. Probabilmen�te aveva incominciato a vacillare quando io guardavo attraverso la vetrina: nessuna donna avrebbe potuto avere l�espressione che aveva lei senza vacillare: pallida come una morta, gli occhi sbarrati dal terrore, fissava uno dei tavolini vuoti come se aves�se paura che si animasse tutt�a un tratto e le andasse incontro balzelloni.</p><p>Dovetti cingerle la vita con il braccio per sorreggerla. Solo stringendola forte le avrei impedito di cadere. Ne ero certo come ero certo che mi sarebbe stata grata e non avrebbe pensato che ero troppo audace.</p><p>Una cosa l�avevo indovinata. Quella ragazza era speciale. Ca�pelli d�ebano, occhi azzurri e tutto il resto, contribuivano a fare di lei il tipo di ragazza che preferisco.</p><p>��Cosa succede?�� chiesi.�� Cerchi di calmarsi un po� e me lo dica. Di solito parlare fa bene�</p><p>��Era� era seduta lࠗ balbett� lei con voce soffocata�� �lui le si � messo alle spalle e l�ha circondata con un braccio. Lei ha cercato di alzarsi, ma lui glielo ha impedito. Le ha messo una mano sulla bocca per impedirle di gridare. L�ho visto distinta�mente per un minuto ma non l�avevo visto entrare. Era� era l�, ecco, all�improvviso, venuto dal niente, come se fosse sbucato dal muro dietro il tavolino.�� Adesso tremava violentemente:�� Un uomo di mezza et�, dai capelli grigi, che viene a mangiare qui tre volte alla settimana. � ben vestito e ha una faccia simpatica. Non so come si chiama. Di solito siede al banco, perch� non vie�ne mai presto come oggi e quando arriva tutti i tavoli sono gi� oc�cupati. Qualche giorno fa abbiamo pensato che volesse chiamare la polizia. Un altro tizio, un camionista, mi pare, litig� con lui e per un momento credemmo che l�avesse gravemente ferito. Inve�ce niente. Lui non volle che telefonassi alla polizia dicendo che conosceva il padrone. Diceva che sicuramente il signor Winstock, la moglie del signor Winstock � la padrona del locale, non voleva fastidi che avrebbero dato cattiva fama al ristorante. Pi� tardi ho scoperto che non conosce affatto il signor Winstock.</p><p>��E tutto questo � successo giorni fa?</p><p>Lei annu� appoggiandosi cos� pesantemente a me che pensai di doverla stringere pi� forte.</p><p>��E crede che abbia a che fare con quel che � successo oggi�</p><p>��No� almeno non credo�� rispose lei.�� Fu solo un alterco con un altro individuo. Per�</p><p>Esit�, e prosegu� in fretta:�� Il juke-box and� in pezzi e una scheggia di vetro gli trapass� il petto, cos� almeno pareva. Invece lui la tir� via e non c�era su neanche una goccia di sangue. Ma an�che questo non��� La voce le venne meno e si aggrapp� a me continuando a tremare.</p><p>��Dice che una donna era seduta a quel tavolo, che lui � com�parso alle sue spalle e le ha impedito di gridare�� dissi.�� Bene. Proviamo a partire da questo punto. Lui deve averla spaventata, altrimenti la donna non si sarebbe dibattuta cercando di alzarsi. Allora cosa � successo?</p><p>��Lei mi guardava come se sperasse che io potessi chiss� co�me aiutarla, ma non credo che ne fosse convinta. Poi� tutto di�vent� buio per un momento, o cos� mi sembr�, e� e�</p><p>��S�? Calma, via.</p><p>��Erano scomparsi tutt�e due.</p><p>��Mi stia a sentire�� le dissi.�� Lei ha avuto uno shock. Oc�corre che mi racconti tutto subito. Abbiamo tutto il tempo che vogliamo. Adesso quei due non ci sono pi�, il che significa che devono essersene andati qualche minuto fa.</p><p>��No� no! � stato meno di cinque minuti fa, subito prima che entrasse lei. E non se ne sono andati. Non nel senso che dice lei. Sono� sono spariti.</p><p>��Ha detto che si � fatto buio� quindi non pu� esserne sicura�� le rammentai.�� Come pu� sapere che non se ne sono andati nel pi� normale dei modi?</p><p>M�interruppi di botto. Stavo accettando quello che mi aveva raccontato senza chiedermi se in tutta la storia ci fosse un briciolo di logica. Non era il modo migliore per arrivare alla verit�. Quando qualcuno ci racconta una cosa incredibile, � buona rego�la non essere creduloni.</p><p>Allungai una mano, tirai una sedia verso di lei e la feci sedere, rammaricandomi di dover ritirare il braccio con cui la tenevo stretta.</p><p>��Dunque, chi era la donna seduta al tavolino?�� chiesi.�� La conosce?</p><p>��S�, certo. Viene sempre qui a mangiare. � la signorina Hartley. Fa la bibliotecaria. Ma � molto simpatica e abbiamo chiac�chierato insieme un mucchio di volte, perch� a tutt�e due interes�sano le stesse cose. Mi laureo in lettere a settembre e ho intenzio�ne di fare anch�io la bibliotecaria.</p><p>Be�, c�era di che restare a bocca aperta. Cervello, bellezza e tanto spirito da permetterle di accettare un posto di cameriera d�estate per mandar avanti la baracca. Ma in quel momento sem�brava ancora che stesse per crollare nonostante fosse seduta, per�ci� ero troppo occupato per dirle quanto ammiravo il suo spirito indipendente.</p><p>��Stia a sentire�� dissi.�� Quando si � incassato un brutto colpo non si pu� essere sicuri di quello che � veramente successo. Deve aver sentito parlare dell�ometto che non era qui. Con que�sto non voglio dire che non ci fosse. Dico solo che non pu� essere sbucato fuori dal muro, avere afferrato la sua amica bibliotecaria e poi essersela portata con lui dentro al muro mentre qui tutto di�ventava buio.</p><p>��Ma non l�ha portata fuori dal ristorante�� protest� lei con una voce talmente tremula che accrebbe la mia preoccupazione.�� Io guardavo la porta. E la porta rimase illuminata anche quan�do il resto divent� buio. Se fosse uscito trascinandola con s� li avrei visti.</p><p>Non le dissi che ero rimasto davanti al ristorante per tre minuti almeno a esaminare il menu e a cercare d�indovinare se lei era speciale o no. Se quello che lei mi aveva raccontato era successo un minuto prima che mi decidessi a entrare, anch�io avrei dovuto vedere quell�uomo. Ma avevo visto neppure il locale diventare buio; e questo sistemava tutto.</p><p>Allora feci una cosa di cui non mi sarei creduto capace, perch� mi sembr� sciocca e impulsiva e difficile da spiegare� un gesto assurdo, insomma, che mi balen� sul momento.</p><p>Mi chinai, afferrai la mia valigia e ne trassi un omettino. Senza aver bisogno di caricarlo, lo posai sul tavolo davanti a lei. Pre�metti un bottone� tutto qui.</p><p>Era il giocattolo meccanico pi� ingegnoso che fosse mai stato costruito. Indossava un minuscolo smoking di metallo, con un microscopico garofano appuntato sul risvolto della giacca. Di so�lito, non si portano garofani, sullo smoking, ma i bambini non badano a queste cose. Si divertono e basta.</p><p>L�omettino cominci� a camminare. Attravers� tutto il tavolo, fece dietrofront, e riprese a camminare verso di noi. E quando arriv� sul bordo del tavolo, e si trov� proprio davanti a noi due, fece un profondo inchino, accompagnato da un ampio gesto del braccio. Poi si volt� e torn� a camminare.</p><p>Io toccai un braccio della ragazza.�� Chiuda gli occhi�� dissi.</p><p>Lei obbed� con aria stupita. Io afferrai l�omettino e lo rimisi in valigia.</p><p>��Adesso pu� riaprirli�� dissi.</p><p>Lei apr� gli occhi e mi guard�.�� � sparito. Ma � chiaro: l�ha rimesso nella valigia.</p><p>��Come pu� esserne certa?�� le chiesi.�� Ha chiuso gli occhi per un momento.</p><p>��Che cosa sta cercando di provare?</p><p>��Niente. Salvo che quell�omettino l�ha sorpresa, e poi� puff! � scomparso. E il suo stupore � aumentato. L�ho visto be�nissimo. Quando una cosa ci stupisce tanto non si pu� essere si�curi di niente.</p><p>��Be��</p><p>��L�ho quasi convinta, eh? Glielo leggo negli occhi. Il peggior sbaglio che potrebbe fare sarebbe di convincersi che quello che ha visto � vero. Non riuscirebbe pi� a dormire la notte.</p><p>D�un tratto scoppiammo tutt�e due a ridere.�� Cos� va meglio�� dissi io.�� Com�� oggi il filetto di sogliola?</p></section><section><title><p>8</p><p><emphasis>Bobby Jackson</emphasis></p></title><p>Mi svegliai dal peggiore incubo che avessi mai avuto. Avevo pas�sato il pomeriggio a pescare sull�estremit� orientale del lago, e stavo tornando a casa attraverso i boschi quando sentii una voce dire: �Bobby, Bobby, corri! Scappa se vuoi salvare la vita! Ti cir�condano, ma non possono ancora vederti. Devono metterti a fuoco, il che � difficile e richiede tempo. Comincia a correre e non guardarti indietro. Solo cos� ti salverai�.</p><p>Allora mi voltai e cominciai a correre. Ma le mie gambe diven�tavano pi� pesanti a ogni passo, e avanzavo cos� lentamente che mi sembrava di attraversare un mare di colla.</p><p>�Bobby� incalz� la voce �che cosa ti trattiene? Non fare lo stu�pido! Basta che tu corra, ma sembra che tu non voglia proprio salvarti�.</p><p>�Non posso� gridai, il che era stupido dato che la voce era den�tro di me. �Non vedi che faccio fatica a muovermi?�.</p><p>�Sciocchezze, Bobby. Non sei nelle sabbie mobili. Prova a fare uno sforzo. Vuoi che ti prendano?�</p><p>Adesso sui boschi gravava un pesante silenzio ed era peggio delle grida precedenti.</p><p>Ebbi la sensazione che tutti mi avessero abbandonato, come se tutti i miei amici di un tempo fossero a poppa di una nave che si allontanava attraverso i boschi lungo uno scivolo e mi fissassero con aria di freddo rimprovero perch� non avevo fatto una cosa.</p><p>Allora ricominciai a correre, e la pesantezza alle gambe scom�parve improvvisamente, mentre io barcollavo da un albero al�l�altro come un daino ferito. Mi sembrava di fuggire davanti a centinaia di cacciatori sparpagliati nel bosco e intenti ad abbatte�re tutti i cartelli di divieto di caccia per essere certi di non avere noie con la legge, prima di avventarsi contro di me.</p><p>�Bobby, qui non ci sono cacciatori di daini� riprese a gridare la voce. �Sono cacciatori di uomini e per questo genere di sport la caccia � sempre aperta�.</p><p>�Chi sono?� urlai. �Devo saperlo! Dimmelo!�</p><p>�Chi lo sa, Bobby? Vengono da molto lontano, forse da altri soli� s�, forse perfino dalla Grande Nebulosa di Andromeda. Bada che non ti prendano, Bobby. Corri, corri!�</p><p>D�un tratto non potei pi� vedere la foresta per colpa degli al�beri. Ognuno di essi era diventato enorme e tutti stavano reclina�ti verso di me con i rami intrecciati, e quando alzai lo sguardo vi�di che quella crudele rete vegetale stava scendendo.</p><p>Mi svegliai madido di sudore freddo. Anche il pigiama era ba�gnato. Alzai le lenzuola e mi guardai. Per un attimo ebbi l�im�pressione d�essere tutto imbrattato del fango scuro della foresta.</p><p>Strinsi gli occhi, li riaprii e la terrificante visione scomparve. Il sole entrava a fiotti nella camera. Era spuntato un altro giorno. Ero ancora sano di corpo e di mente.</p><p>La mamma stava bussando alla porta, ed era stato questo, pro�babilmente, a svegliarmi.�� Bobby�� chiam�.�� Sono le otto meno un quarto. Farai tardi un�altra volta.</p><p>��Cosa significa �un�altra volta�, mamma?�� risposi.�� Quando mai sono arrivato in ritardo a scuola?</p><p>Lei apr� la porta ed entr� senza aprir bocca.</p><p>��Cosa succede, adesso?�� chiesi.�� Cos�ho fatto?</p><p>��Hai da ridire su ogni mia parola�� disse lei.�� Sotto questo aspetto stai diventando anche peggio di tuo padre. E per giunta sei testardo. Quando te ne vai in giro per tutta la giornata e io ti chiedo di farmi il favore di prendere un�aspirina, ribatti che non hai mai avuto un raffreddore in vita tua. Quando�</p><p>��Ti prego, mamma. Ho fatto un sogno orribile e non ho vo�glia di discutere. Lasciami vestire.</p><p>��Secondo te sono molto noiosa, vero, Bobby?</p><p>Si mise a sedere sul letto e mi attir� a s�.�� Non sono poi una madre tanto cattiva, eh, Bobby? Dimmi la verit�.</p><p>��Be��</p><p>��A volte non posso fare a meno di irritarmi con te. Sei tal�mente testardo.</p><p>��Be�� forse in questo hai ragione, mamma.</p><p>��Ti fa bene ammetterlo, vero? Perch� non lo fai pi� spesso? Cos� non ci sarebbe bisogno di discutere.</p><p>��Questo � quello che preferisco in te, mamma. Dici �discute�re� e non �litigare�. Non credere che non lo apprezzi.</p><p>��Talvolta ne dubito.</p><p>Si alz� prima che potessi rispondere e si avvi� verso la porta.�� I cereali sono in caldo e il caff� � quasi pronto�� disse, con una mano sulla maniglia.�� Non metterci troppo a vestirti. Me�no male che non devi anche farti la barba.</p><p>��Fra non molto mi toccher� farla�� dissi.�� E allora il caff� si raffredder� tutte le mattine. Sono molto meticoloso in tutto quello che faccio.</p><p>��Per allora forse sarai sposato e te ne sarai andato di casa. Compiango la ragazza�</p><p>Usc� richiudendosi la porta alle spalle. Non era certamente la peggiore madre del mondo e a volte mi sembrava la migliore; al�tre volte invece mi irritava al punto da farmi pensare che c�era dell�incomunicabilit� fra noi due.</p><p>Non mi piace schizzare dal letto, infilarmi i vestiti, neppure sa�pendo di fare tardi a colazione. Preferisco andare alla finestra e respirare l�aria fresca settembrina, guardare oltre il prato e vede�re se mi riesce di scorgere un pettirosso o qualche altro uccelletto raro per Lakeview.</p><p>L�osservazione degli uccelli non � uno dei miei passatempi pre�feriti. Ma ho parecchi taccuini di appunti che mi avrebbero fatto guadagnare una pacca sulle spalle dal presidente della locale se�zione della Societ� Audubon� questo se avessi continuato a pa�gare la quota d�iscrizione.</p><p>Di solito sto cinque minuti alla finestra, poi vado ad aprire il cassetto per scegliere, nella mia collezione di camiciole sportive, quella che non metto da pi� tempo.</p><p>Tutto questo mi fa ritardare, � ovvio, e mi sembra di vedere la mamma che borbotta e si preoccupa perch� i cereali si raffredda�no, e pap� seccato per il suo andirivieni che, come un tornado, gli scompiglia il giornale, mentre passa dalla pagina finanziaria a quella sportiva e poi al notiziario, e non bada se fa rumore vol�tando le pagine o anche se qualcuna scivola a terra.</p><p>Quel giorno decisi di stupirla una volta tanto. Non c�erano pet�tirossi n� altri uccelletti sul prato, e la camicia sportiva che avevo indossato il giorno prima era ancora pulita. Cos� la infilai, mi die�di una pettinata e una spazzolata, e scesi cinque minuti dopo es�sermi affacciato alla finestra.</p><p>Non saprei spiegare perch� un paio di volte al mese prepara le frittelle, oltre al caff�, ai cereali e alle uova strapazzate. Comun�que, quella era una delle mattine in cui pap� avrebbe dovuto es�ser felice di sedersi a tavola, e mi spiacque vedere che non diceva niente alla mamma. Come al solito, teneva il giornale aperto da�vanti a s�, e c�erano due pagine sparse sul pavimento.</p><p>Quando mi sent� arrivare, depose il giornale e disse:�� Salve, figliolo. Bella mattina, eh?�� e riprese a voltare le pagine, forse per accertarsi che il meteorologo avrebbe concesso al sole di bril�lare tutto il giorno.</p><p>Mamma usc� dalla cucina e gli pos� davanti un bricco di panna.�� Roger, non hai molto tempo�� disse.</p><p>Io sedetti davanti al piatto dei cereali, irritato perch� anch�io, come mio padre, ero schiavo del tempo. Cosa sarebbe successo se fossi arrivato tardi a scuola? Il signor Dyson mi avrebbe inflitto un compito per castigo? Poco probabile. Mi avrebbe spiegato a tu per tu che l�essere figlio di un banchiere e il possedere un Q.I. molto elevato mi conferivano certi privilegi, ma che io tutta�via gli creavo un problema, perch� il ritardare, da parte di un �di�rigente�, sia pure della mia et�, non era consono alla posizione.</p><p>�Sai com��, Bobby. Se facessi un�eccezione per te, finirei col trovarmi nei pasticci�.</p><p>Non si creano problemi alle persone che si apprezzano e cos� ecco che finivo, daccapo, vittima della puntualit�, dell�orario.</p><p>Io dovevo essere a scuola alle nove. Pap� era pi� fortunato perch� poteva prendere l�autobus alle nove e mezzo, se voleva arrivare in banca puntuale alle dieci, invece di sciropparsi una passeggiata di trentacinque isolati. Mamma, da parte sua, non badava alle differenze e spronava tutt�e due ad affrettarci�</p><p>A un tratto pap� mise da parte il giornale e guard� la mamma e poi me come se avesse letto qualcosa che gli pareva incredibile.</p><p>Mamma era stupita. Non capita spesso che pap� si emozioni per qualche notizia, e quando succede vuol dire che � scoppiata una guerra da qualche parte, o che un direttore di banca, deside�roso di mostrarsi compiacente, ha accettato un assegno di due milioni di dollari che poi risulta essere rubato.</p><p>��Anderson mi diceva ieri che temeva di vedere stampata la notizia�� disse pap�.�� Io ero sicuro che non la stampassero. In�vece aveva ragione lui. Purtroppo un funzionario di polizia non pu� evitare che un giornalista ficcanaso gli faccia fare la figura dello scemo.</p><p>��Cos�� successo, pap�?�� domandai.</p><p>��Ieri, in Clarke Street, lo sceriffo Anderson ha fermato un giovanotto che era persuaso di essere diventato un gatto�� spie�g� pap�.</p><p>Mi sembr� che la stanza si mettesse a vorticare, e rimasi senza fiato.</p><p>��Cosa c�� di tanto strano?�� intervenne la mamma.�� Se si tratta di un pazzo�</p><p>��� la versione dello sceriffo che � pazzesca�� interruppe pap�.�� E Anderson invece non � certo pazzo. Lo conosco da vent�anni e non posso assolutamente credere che menta a proposito di una cosa che � convinto di avere visto. Ci deve essere una spie�gazione�</p><p>��Che cos�ha visto, pap�?�� riuscii a dire.</p><p>��Un gatto� sia pure per un istante� che sembrava convinto di essere un uomo�� rispose pap�.�� Tutta quanta la faccenda�</p><p>��Dagli il giornale, cos� pu� leggere da solo la notizia�� disse la mamma.�� Se ne fai un romanzo sceneggiato, arriver� tardi a scuola.</p><p>Allora pap� perse la pazienza.�� Quando Bobby mi fa una do�manda seria preferisco rispondergli io. Ti spiace?</p><p>��Certo che mi spiace. Ma se vuoi perdere l�autobus, conti�nua pure.</p><p>��Posso permettermi di perdere l�autobus due o tre volte alla settimana. Una passeggiata di due miglia mi fa bene. Vorrei che la smettessi di spingermi fuori di casa!</p><p>Mamma strinse le labbra e torn� in cucina senza aggiungere al�tro. In qualsiasi altro momento io sarei stato dalla parte di pap�. Ma guardavo le frittelle dolci che lei gli aveva preparato solo per fargli piacere e non potei fare a meno di pensare che avrebbe po�tuto rispondere pi� gentilmente. Tuttavia ero ancora cos� scosso per la notizia che mi aveva riferito, che ci pensai solo per un mo�mento.</p><p>Volevo che continuasse a parlare, perch� quel che si riesce a ri�cavare da un giornale � solo una serie di fatti visti attraverso gli occhi del cronista. Qualche volta non sono riferiti esattamente, o solo in modo troppo scarno.</p><p>Pap� possiede il raro dono di interpretare i fatti con molta fan�tasia. La sua teoria � quella di non lasciarli congelare finch� di�ventano cos� secchi e friabili da frantumarsi in mucchietti di bri�ciole. Il fatto solo di aver parlato personalmente con lo sceriffo Anderson, e quindi ascoltato la sua versione dell�accaduto, m�induceva a credere che se avessi insistito, con le domande giuste�� e aggiungendo alla sua la mia interpretazione�� saremmo giunti a una conclusione positiva.</p><p>��Perch� � stato arrestato quel giovane, pap�?�� chiesi.�� Dava fastidio?</p><p>��Prima di tutto�� rispose pap�, guardando il giornale come se si fosse pentito di non aver chiesto alla mamma un paio di for�bici per ritagliare l�articolo e farlo poi leggere a Graham e Creighton, in banca�� si comportava in modo molto strano. Si era fermato davanti alla vetrina di un negozio e fissava la sua im�magine nel vetro. Quello che vide, chiss� perch�, dovette spa�ventarlo, in quanto retrocedette tutto curvo. Per caso, passava di l� lo sceriffo, e in quel punto non c�erano altre persone.</p><p>��E allora, pap�?</p><p>��Chi ha giurato di servire la Legge ha delle particolari re�sponsabilit�. Tu, o io, o qualunque altro privato cittadino veden�do un giovane�� a proposito, si chiama Charles Bellamy�� che si comportava a quel modo, non vi avremmo forse badato. Ma lo sceriffo no. Si avvicin� al signor Bellamy per chiedergli cosa avesse. E lui, invece di rispondergli, arretr� verso la vetrina, sof�fiando contro lo sceriffo.</p><p>��Vuoi dire che soffiava� come fanno i gatti?</p><p>Pap� mi guard� stupito a quella domanda.�� Be�, pare di s�. Ma tutti possono soffiare a quel modo.</p><p>Naturalmente aveva ragione. � facile come fischiare. Basta soffiar forte tra i denti e contro il palato. Ma � una forma di lin�guaggio espressivo, a suo modo, e per produrlo ci vuole il con�corso del cervello. In altre parole, non si pu� soffiare o ridere o piangere senza che il cervello non impartisca istruzioni al centro del linguaggio. Ma basta questo a provare che quel giovane era diventato un gatto? No. Poteva aver soffiato per disprezzo, per sfida� ma io sapevo che doveva esserci sotto dell�altro, altri�menti il <emphasis>News-Chronicle </emphasis>non avrebbe pubblicato la storia.</p><p>Pap� dovette giudicare sciocca la mia domanda�� e invece non lo era affatto�� perch� capii che stava perdendo la pazienza.</p><p>��Bobby�� disse�� credo che tua madre avesse ragione. Qua, tieni il giornale, e leggi.</p><p>Mi pass� la pagina, ma io gli afferrai la mano e dissi:�� Ti guardavo mentre leggevi, e ho notato che ti ha colpito, nonostan�te avessi parlato con Anderson. Se la leggo da solo, pu� anche darsi il caso che mi sfugga proprio quella cosa che ti ha colpito particolarmente per la sua stranezza.</p><p>Pap� mi guard� scuotendo la testa:�� Sei uno strano ragazzo, Bobby. Qualche volta stento a credere di essere tuo padre. Quando avevi sei o sette anni, non ho mai capito perch� avevi l�abitudine di darmi un libro da leggere, per esempio i <emphasis>Racconti Narrati Due Volte </emphasis>di Hawthorne, perch� poi potessi raccontarteli con le mie parole, la sera, prima di addormentarti. In questo mo�do, per�, sono sicuro che perdevi il meglio del libro.</p><p>��Mi piaceva quello che ci mettevi di tuo, papࠗ dissi.�� Se�condo me, Hawthorne non aveva modo di conoscere le reazioni di una mente del ventesimo secolo alle leggende antiche. Non parlo della mente di un bambino di sei anni, ma di quella di un adulto dotato di fantasia. Tu vedevi le cose che a me potevano sfuggire, e che Hawthorne non poteva aver preso in considera�zione. Com�� possibile che uno scrittore nato nel 1804 potesse compiere un cos� grande balzo avanti nel tempo?</p><p>��D�accordo, d�accordo�� cedette pap�.�� Hai detto abba�stanza. Quando parli cos� mi fai un po� paura. Sempre.</p><p>Sapevo con esattezza quel che pensava: �Forse ho procreato un essere eccezionale. Un ragazzo che avrebbe potuto essere fi�glio del Mago Merlino e avere Einstein come nonno�.</p><p>��Dimentichi che ho scorso frettolosamente l�articolo�� disse pap�.�� Se tua madre non fosse cos� impaziente d�incominciare i lavori di casa, potrei leggere comodamente il giornale e scindere le notizie importanti da quelle che non lo sono. Non serve a nien�te fare una cosa, sia pure leggere il giornale, se non la si fa seria�mente e a fondo.�� A questo punto pap� mi sorprese con un sor�riso:�� Cos� parlavano i padri ai figli nell�epoca vittoriana: �Guarda come la piccola laboriosa ape migliora via via che tra�scorre ogni ora�. Purtroppo questo ridicolo modo di pontificare non � ancora completamente estinto. I padri sono sempre stati e saranno sempre persone piene di pregiudizi, e non solo agli occhi dei figli, ma anche ai loro stessi occhi. Essere padri fa dimentica�re, a volte, che nella testa di un ragazzo possono esserci idee vali�de e originali che dovrebbero attirare la nostra attenzione.</p><p>Non so se io sia mai riuscito a stupire pap� come lui talvolta stupisce me. �Tale il padre, tale il figlio� contiene una grande ve�rit�. I geni sono i geni e non ci si pu� far niente. Se pap� fosse stato una persona un po� fuori dal comune che tipo di individuo sarei stato io?</p><p>��Quando quel giovanotto ha soffiato contro lo sceriffo, che cosa � successo?�� chiesi.�� Anderson deve essersi preso un bel colpo.</p><p>��Be�� ebbe l�impressione di trovarsi davanti a uno squili�brato, e lo afferr� per un braccio cercando di calmarlo con le pa�role del caso.</p><p>�Adesso ci siamo� pensai.</p><p>��E la sua impressione era giusta?�� chiesi, con un senso di nascente timore. Non era facile per me dimenticare la sensazione che avevo provato in casa Oakham, quando avevo visto il gatto della signora Parker avvicinarsi furtivo e tutt�a un tratto m�ero ri�trovato a guardare nella stanza attraverso i suoi occhi, tanto vici�ni al pavimento, e avevo incominciato a provare le sensazioni di un gatto.</p><p>Talvolta capita di aspettare con impazienza parole che gi� si sa quali saranno e di temere tuttavia il momento in cui si abbatte�ranno contro la nostra mente come un�onda di marea, lasciando�ci senza neppure una fragile zattera a cui aggrapparsi.</p><p>��Alludi all�impressione che quel Bellamy fosse uno squili�brato?�� disse pap�.�� Certo. Anderson aveva ragione di pen�sarlo. Continuava a soffiare, e poi lo prese per il braccio arti�gliandogli il polso. Anderson si arrotol� la manica e mi fece ve�dere i segni quando mi raccont� l�episodio. Si comportava pro�prio come un animale infuriato.</p><p>Un animale infuriato! Che cosa sarei diventato io, se Helen Martin non�</p><p>La stanza torn� a vorticare e io non riuscii a sentire quel che pap� stava dicendo. Non ero pronto a ricevere la spiegazione che temevo, e provai un gran sollievo quando lo udii pronunciare pa�role che mi rassicurarono un po�.</p><p>��Lo interrogarono pi� tardi, dopo averlo chiuso in cella, quando ormai si era calmato. Rispose a tutte le domande di Anderson. Ha venticinque anni e vive in Bretan Street con sua ma�dre, che � vedova. C�era un cronista del <emphasis>News </emphasis>in carcere, e Anderson era talmente sconvolto che non si rese conto di parlare troppo.�� Pap� tacque per un istante, e quando prosegu� aveva un�espressione turbata.�� Hai mai visto un gatto camminare, Bobby?�� mi chiese.�� Dico� camminare eretto, come un uo�mo, e agitare freneticamente le zampe anteriori? Io no di certo, e quel che Anderson credette di aver visto poteva anche essere una cosa diversa. Mi disse che il gatto sbuc� all�improvviso da dietro una macchina parcheggiata lungo il viale, e avanz� verso di lui agitando la testa. Incespic� una volta, e sembrava che avesse una gran fretta di raggiungere lo sceriffo prima che Bellamy gli cavas�se gli occhi.</p><p>��Come puoi essere sicuro che i movimenti del gatto fossero umani?�� dissi io.�� C�� una bella differenza fra le dimensioni di un gatto e quelle di un uomo, e mi sembra difficile giudicare. Forse il gatto era spaventato e correva come se avesse preso una scossa elettrica. Capita, a volte, che i gatti si comportino cos� sen�za motivo. Sono bestie strane.</p><p>��Lo so�� disse pap�.�� La tua � un�osservazione acuta, Bob�by. Forse anche Anderson la pens� allo stesso modo, sulle prime. Ma poi il gatto gli afferr� le mani con le zampe anteriori, cercando di trascinarlo. Tieni presente che ti sto raccontando quello che mi ha detto Anderson. Gli strinse forte il polso, non tanto per� da graffiarlo, e continuava a tirare. Aveva le orecchie appiattite ed emetteva dei suoni apparentemente umani. Lo sceriffo ebbe l�im�pressione che volesse dirgli qualcosa� Dio solo sa cosa.</p><p>��Forse di lasciar stare Bellamy, perch� non c�� niente di pi� pericoloso di un�interferenza esterna quando sta succedendo qualcosa di soprannaturale�� ribattei io, per subito pentirmene.</p><p>Pap� mi guard� con aria incredula: l�ultima cosa che si sarebbe aspettato era una mia presa di posizione in favore di Anderson.�� Parli come se credessi sul serio alla storia dello sceriffo!�� esclam�.</p><p>Questo era esattamente ci� che volevo fargli pensare. Per evi�tare che si avvicinasse troppo alla verit�, mi affrettai a dire:�� Poco fa dicevi alla mamma che secondo te Anderson non menti�va. Per azzuffarsi con Bellamy e pensare che il gatto volesse farlo smettere, lo sceriffo doveva essere piuttosto sottosopra, e tutta la scena deve essergli parsa spaventosa e soprannaturale.</p><p>��Hai ragione�� disse pap�.�� Per�, su questo punto era piuttosto vago, forse perch� quel che accadde poi fu ancora pi� incredibile. Ricorda: io non faccio che ripetere le sue parole. Per un momento, perdette completamente la testa e tir� un calcio al gatto facendolo volare attraverso tutto il marciapiede. Era spa�ventato, come lo sarebbe stato chiunque al suo posto. La bestiola gli si era aggrappata al polso e lui pensava che fosse impazzita e quindi pericolosa, specie in quel momento, poi, in cui doveva te�nere a bada anche un uomo fuori di s� Il calcio sistem� il gatto che, riavutosi, scapp� come un fulmine e si nascose in un garage vicino. Non appena fu scomparso, Bellamy si calm� completa�mente. Si mise a fissare lo sceriffo con aria stupefatta come se si fosse appena svegliato da un incubo. Con una smorfia di dolore si appoggi� alla vetrina, coprendosi la faccia con le mani. Ander�son dice che tremava tutto e borbottava delle parole strane: �Fuori dal mio corpo� diceva. �Oh Dio� come?�</p><p>Io commisi l�errore di prendere un cucchiaino e di rimetterlo a posto, ma per fortuna pap� non si accorse che mi tremava la mano.</p><p>��Sei sicuro che disse proprio cos�, pap�? Non aggiunse altro?</p><p>��No, se non pi� tardi quando Anderson pens� di aver sba�gliato arrestandolo, perch� non ci si guadagnava niente a tenerlo chiuso in una cella.</p><p>Dall�aria accigliata di pap�, capii che lo sceriffo era rimasto po�co soddisfatto di quello che Bellamy gli aveva detto.</p><p>Ma questo non diminu� la mia curiosit�.�� Chiss� che spiega�zione complicata avr� dovuto tirar fuori!�� esclamai.�� Era lo�gica?</p><p>��Rispose a tutte le domande di Anderson�� disse papࠗ ma non spieg� niente.</p><p>��Com�� possibile?</p><p>��Grazie all�alibi pi� antico e pi� valido che si possa trovare. Disse di non ricordare d�essere venuto alle mani con lo sceriffo. Non ricordava nemmeno il gatto, n� perch� si fosse fermato a guardare la vetrina. Una cosa inspiegabile� e una completa per�dita della memoria.�� A questo punto pap� scosse la testa.�� Un�amnesia che duri settimane o mesi � difficile da simulare. Ma quando deve coprire un periodo di un�ora o poco pi�, immedia�tamente prima dello shock, la si pu� simulare in modo perfetto, pur di stare attenti a rispondere con prudenza alle domande. Po�vero sceriffo Anderson! Dovette vedersela anche con la madre del giovanotto, che arriv� come una furia, pronta, se necessario, a fargli ottenere la libert� provvisoria, e decisa comunque a far uscire immediatamente il figlio. La madre disse che crisi simili si erano gi� verificate due volte e che il minimo che Anderson avrebbe dovuto fare sarebbe stato di trattare Bellamy con genti�lezza e rispetto e di accompagnarlo a casa. Un neurologo le ave�va spiegato che la cosa non era grave; che forse il ragazzo aveva studiato troppo. Fra qualche mese si laureer� in medicina e se un ignorante di sceriffo non sapeva il suo dovere e si comportava co�me uno stupido�� uno stupido oltretutto insensibile, in quella cir�costanza specifica�� tutto il mondo accademico sarebbe insorto per dargli quel che meritava.</p><p>Io ero molto pi� scosso di quanto volevo che pap� sospettasse e ricorsi alla prima scusa che mi venne in mente per cambiare di�scorso.</p><p>��Non capisco perch� il <emphasis>News-Chronicle </emphasis>abbia pubblicato una simile storia, papࠗ dissi.�� � un giornale del Partito riformista e nelle ultime elezioni ha sostenuto lo sceriffo Anderson. Perch� esporlo al ridicolo?</p><p>Pap� abbocc� come prevedevo. Un�esca politica, sociale, o economica, non manca mai di attirarlo, bandendo dalla sua men�te qualunque altro pensiero. Immediatamente si mise a vivisezio�nare il giornalismo moderno con tutti i suoi aspetti buoni, cattivi e innocui.</p><p>��Bobby, nonostante la tua intelligenza, a volte mi stupisci�� disse.�� Come puoi essere cos� ingenuo? Cosa credi che ne sa�rebbe della tiratura di un qualunque giornale se si attenesse solo alle notizie attendibili? L�articolo di fondo � una cosa, la cronaca un�altra. In effetti�</p><p>Avrei potuto smettere di discutere, a quel punto. Erano quasi le nove, ma avevo la testa in subbuglio perch� sapevo che Bella�my, uscendo di prigione, aveva tenuto per s� un mucchio di cose che io avrei voluto tanto sapere.</p><p>Forse al <emphasis>News-Chronicle </emphasis>non avevano l�indirizzo di Bellamy, tuttavia non mi sarebbe stato difficile procurarmelo. Per il momento volevo solo addormentare gli eventuali sospetti di mio pa�dre. Mi chiesi che cosa avrei potuto dire per convincerlo che non pensavo pi� al suo colloquio con Anderson, o che per lo meno lo giudicavo meno importante dell�aderenza�� o della mancanza di essa�� a una linea politica da parte del giornale nel procurare le notizie. Trovai la risposta senza fatica e, soppesatala, la giudicai valida.</p><p>��Se la notizia ha un valore reale�� dissi�� nessun giornale pu� ignorarla. Ma, dopotutto, � facile conformare una notizia al�l�orientamento politico del giornale. Per riuscirci, basta esporre le cose in modo che quanto � sfavorevole alle persone del pro�prio partito passi in seconda linea, e lo si attribuisca, magari, al�l�opinione di qualche esaltato. Cos�, pu� sembrare sciocco, e la persona di cui si parla merita comunque rispetto e ammirazione.</p><p>��Adesso esageri!�� disse pap�.�� Come puoi solo pen�sare�</p><p>Mamma usc� dalla cucina prima che potesse finire, e io emisi un sospirone di sollievo.</p><p>��� mai possibile che vi comportiate cos�?�� esclam� guar�dando l�orologio.�� Sono proprio molto arrabbiata, Roger. Dico sul serio. Fai apposta per farlo arrivare tardi a scuola.</p><p>Con mia gran meraviglia, pap� assunse un�aria colpevole. Non avevo mai visto mamma tanto arrabbiata, e immagino che lui sa�pesse che aveva ragione di esserlo.</p><p>��D�accordo�� disse, alzandosi e raccogliendo le sue pagine del giornale che erano cadute per terra.�� Abbiamo avuto una piccola discussione e non mi ero accorto che si faceva tardi. Non ti preoccupare� arriver� in tempo.</p><p>��Mi preoccupo, e tu lo sai�� disse la mamma.�� � molto importante che non faccia assenze. Quest�anno non ne ha fatta ancora una e non � mai arrivato tardi.</p><p>��Cosa importer�, fra vent�anni?�� sospir� pap�.</p><p>��Che modo di parlare! Come puoi essere cos� cinico nei ri�guardi di tuo figlio? Pensa se un tuo impiegato sparisse con un milione di dollari. Diresti che fra vent�anni al comitato di presi�denza della banca non importerebbe pi� niente.</p><p>��Non gliene importerebbe nemmeno adesso�� disse papࠗ dato che la banca � assicurata.</p><p>��Ma qualcuno ci rimetterebbe�� insist� mamma.�� Qualcu�no ne soffrirebbe. Se si trattasse di azioni negoziabili, cosa ne sarebbe dei dividendi? Gli azionisti ne sarebbero danneggiati! Tut�to quel che si fa o si manca di fare mette in moto una catena di conseguenze per cui qualcuno finisce col pagare. Se Bobby sta�mattina arrivasse tardi a scuola per colpa tua�</p><p>��Va bene, va bene!�� tagli� corto pap�.�� Mi hai messo a posto come si deve.</p></section><section><title><p>9</p><p><emphasis>Charles Bellamy</emphasis></p></title><p>Non mi � piaciuto quello che mamma ha detto allo sceriffo. Non che m�importasse tanto. Comunque, nessuno avrebbe creduto a una sola parola della mia storia, e io non ho il complesso del mar�tire. Tutto considerato, lo sceriffo non era poi cos� cattivo. Ma a me viene la claustrofobia a sentirmi rinchiuso in una cella. La mamma lo sa, e per questo � venuta alla riscossa.</p><p>Era un�idea folle, comunque, ma tutta la faccenda era folle. Quando frequentavo i primi anni d�universit�, da maggio a otto�bre andavo a vendere i libri di porta in porta. Ma un�occupazione di questo genere non � adatta a un uomo che fra nove mesi con�seguir� la laurea in medicina e ha ricevuto offerte per diventare assistente da parte di un�universit� dove non vige il principio che uno debba iniziare dal primo gradino della scala accademica e ri�salirla scrivendo articoli per oscuri periodici specializzati che nes�suno legge.</p><p>Se gli editori dell�enciclopedia non mi avessero offerto un pre�mio speciale perch� avevo lavorato cos� bene negli anni passati; e se non avessi avuto il dono di persuadere le massaie a comprare qualsiasi cosa, non avrei nemmeno preso in considerazione la proposta. Il guadagno � due o tre volte superiore a quello di un insegnante di corsi estivi. Ma anche cos�</p><p>Chiunque abbia provato sa che, a ragion veduta, girare per vendere libri non � poi cosa cos� deprimente e impossibile come comunemente si crede. C�� una cosa da dire in proposito. Sono poche le persone cos� scontrose e irragionevoli da sbatterti la porta in faccia, e capita di rado di dover infilare il piede nella fes�sura della porta fino a quando non si � riusciti a convincere i padroni di casa che non corrispondiamo per niente al concetto po�polare di come dovrebbe parlare e comportarsi un commesso viaggiatore che spera di fare buoni affari. Se si riesce a non essere troppo impacciati o troppo sfacciati, il successo arride sempre, e qualche volta ha del miracoloso. Non guasta mostrarsi un po� ti�midi, purch� si sia simpatici e gentili.</p><p>I venditori di enciclopedie hanno il privilegio di smerciare di porta in porta la �summa� di tutto il sapere umano, elegante�mente rilegato in cuoio e oro.</p><p>Da ragazzo ero passato parecchie volte davanti alla casa del vecchio Jonathan Oakham sognando che un giorno o l�altro avrei spinto il cancello di ferro battuto cigolante e arrugginito, e avrei attraversato il prato antistante la casa con la mia borsa in mano.</p><p>Il vecchio Jonathan Oakham era un tipo formidabile e se ci fosse stato ancora lui in quella casa, la possibilit� di riuscire a fargli acquistare un�enciclopedia in dieci volumi non mi sarebbe passata per la testa. Era infatti notorio che possedesse per lo meno tre enciclopedie, pi� uno scaffale alto fino al soffitto di altri libri che integravano tutto quello che manca nelle enciclopedie.</p><p>Ma ora c�erano nuovi inquilini nella casa, e il loro arredamen�to, mobilio compreso�� stavo passando di l� per caso, quando i facchini scaricavano il furgone del trasloco�� non mi era parso del tipo di quello di Jonathan Oakham. Niente librerie, non parlia�mo poi di scaffali alti fino al soffitto. Cosa avevo da perdere a cercare di persuaderli a cominciare con un�enciclopedia, intorno alla quale, con gli anni, avrebbero potuto costruirsi una biblioteca? Molti cominciano proprio cos�, e poco alla volta prendono interesse alla letteratura, alla storia, all�architettura e alla pittura.</p><p>Fa piacere sentire che abbiamo contribuito ad allargare gli orizzonti culturali di gente nel pieno della vita, con ancora parec�chi anni utili davanti a s�, e mi sembrava che valesse la pena tentare.</p><p>Sul portone c�erano sia un picchiotto di ottone sia un campanello, e io optai per quest�ultimo. Come lo premetti echeggi� uno squillo nell�interno della casa. Aspettai, e poco dopo sentii un rumore di passi che si avvicinavano alla porta.</p><p>Poi una catena stridette e finalmente comparve una donna sui trentacinque anni, con l�espressione un po� seccata. Ma questo non contava. E come potrebbe influire su una visione di assoluta bellezza che viene volteggiando verso di te sulle ali del mattino, mentre il sole fa avvampare di pagliuzze d�oro i suoi capelli? Sembrava che il bellissimo viso ovale fosse incastonato nell�oro. Non posso onestamente asserire che fosse la pi� bella donna che avessi mai visto. Per� era una fra le pi� belle: su questo non ci sono dubbi.</p><p>��Be�?�� disse lei, con voce un po� roca. Ma nemmeno que�sto poteva guastare la sua bellezza. Nulla poteva guastarla.</p><p>Per un momento non riuscii a parlare e, per nascondere la mia confusione, mi misi a frugare nella borsa alla ricerca di una circo�lare che spiegava il motivo della mia visita. E perch� tutti si per�suadessero che avrebbero fatto un �saggio acquisto� la circolare invitava il potenziale cliente a sfogliare un volume di quella che, senz�ombra di dubbio, era la miglior enciclopedia del secolo. Ma, non so perch�, non riuscivo a pensare agli affari. Quello che desi�deravo era continuare a guardarla.</p><p>Lei cominciava a perdere la pazienza, e stava per chiudere la porta, quando una voce maschile, brusca e acuta, chiam� dall�in�terno della casa, come se l�uomo non avesse sentito il campanello o volesse dire alla donna di non tardare tanto ad aprire.</p><p>Non riuscii ad afferrare le parole, ma lei s�, ne sono certo, per�ch� assunse un�espressione allarmata e fece per sbattermi la por�ta in faccia.</p><p>Ci riusc�, ma non fu abbastanza svelta da impedirmi di sentire quel che diceva l�uomo che, la seconda volta, parl� con voce pi� chiara.</p><p>��Dove sei, donna? Sono sordo e mi sta calando la vista. Ab�biamo tardato troppo. Loro sapranno quello che devono fare, ma noi dobbiamo raggiungere la caverna prima che sia troppo tardi.</p><p>Sono sicuro che qualunque altro commesso viaggiatore, al mio posto, si sarebbe ben guardato dal suonare il campanello un�altra volta e poi bussare, visto che nessuno apriva. Se ne sa�rebbe andato subito, mantenendo intatta quel po� di dignit� che gli restava.</p><p>Nel giro di un mese, un commesso viaggiatore assiste involon�tariamente a pi� di un litigio familiare ed � costretto a sentire pa�role che gli possono sembrare strane e prive di senso. Le capireb�be per� se sapesse il motivo per cui � scoppiata la lite. Di regola ha abbastanza buon senso da rendersene conto, ed evita che quanto ha udito interferisca in qualche modo con il suo rapido e dignitoso congedo. Solo Charles Bellamy doveva allontanarsi dalla regola! Forse sono diverso anche sotto altri aspetti, perch� non sono mai stato un tipo accomodante, e non sono capace di disinteressarmi delle cose che sembrano strane e misteriose, la�sciando perdere invece di volerle approfondire.</p><p>Era probabile che si trattasse di un comunissimo bisticcio fami�liare, nonostante le strane parole e il brusco, inconfondibile esor�dio: �Dove sei, donna?� Quando un uomo nutre rancore nei ri�guardi di sua moglie pu� accusarla magari anche di farlo diventa�re cieco e sordo, ma non in quel modo brusco e frenetico, e col sottinteso che erano mali a cui si poteva ovviare� E che cosa vo�leva dire poi con quelle altre frasi: �Loro sapranno quello che de�vono fare, ma noi dobbiamo raggiungere la caverna prima che sia troppo tardi�?</p><p>Continuai a bussare per un minuto buono e infine rinunciai, persuaso, non so come, che la donna avrebbe riaperto la porta per spiegarsi o addirittura per scusarsi, se ne avesse avuto la pos�sibilit�. Non si sbatte la porta in faccia a un visitatore senza dargli alcuna spiegazione, specie quando questi ha ascoltato qualcosa su cui le malelingue cittadine potrebbero avere da spettegolare. Per lei non ero che un venditore di libri, e dare a un uomo, che ha il diritto di essere trattato con cortesia, l�equivalente di uno schiaffone, era una cosa alquanto sciocca da parte di gente appe�na arrivata in citt�.</p><p>Forse la necessit� di calmare e rassicurare il marito era cos� ur�gente da impedirle di occuparsi d�altro? O non sapeva cosa dirmi per dare una spiegazione plausibile alle parole di suo marito che parevano le parole di un matto?</p><p>Mi voltai, e stavo attraversando il prato tremante d�ira e di de�lusione, quando vidi il gatto. Era un gattone che portava i segni di molte battaglie; non credo di aver mai visto un gatto cos� brut�to. I suoi occhi verdi scintillavano al sole, e io avevo la sensazio�ne che seguisse attentamente le mie mosse.</p><p>Questo, comunque, non mi fece n� caldo n� freddo� in prin�cipio. Un cane dall�aria feroce che ti osserva e brontola quando ti vede camminare su un prato che ritiene suo indiscusso dominio, non pu� essere ignorato. Ma sebbene anche i gatti possano esse�re pericolosi, a volte, � difficile che abbiano scatti d�ira a meno che non li si blocchi in un angolo o li si voglia prendere in braccio quando loro non vogliono essere coccolati.</p><p>Non mi preoccupai nemmeno quando, superato il cancello ar�rugginito, mi avviai sul marciapiede e vidi che il gatto mi seguiva. I gatti maltrattati vanno sempre alla ricerca di un nuovo padrone e seguono chiunque mostri di badare a loro. Non avevo motivo di pensare che quel gatto fosse maltrattato, salvo il fatto che la sua eccezionale bruttezza poteva aver indotto un padrone o una pa�drona�� sia pur ben disposti�� a essere un po� bruschi con lui qual�che volta. Ma non c�era assolutamente niente di insolito n� di preoccupante nel vedersi seguiti da un gatto per un pezzo di stra�da. Infatti, una volta un gatto mi segu� fino a casa e mamma mi proib� di dargli un piattino di latte perch� quando i gatti sentono di poter essere accettati si sistemano in casa come ospiti perma�nenti.</p><p>Ci mancava anche che quella brutta bestia, che mi seguiva a di�stanza, diventasse ospite permanente in casa mia. Perci� mi co�strinsi a proseguire senza incoraggiarlo in alcun modo a seguirmi. Arrivato alla fine dell�isolato, quando attraversai per raggiunge�re il marciapiede opposto, avevo la sensazione che non fosse scomparso, ma persistetti nella decisione di non voltarmi per averne la conferma. Mi dissi che, se lo ignoravo, probabilmente sarebbe tornato a casa Oakham rassegnandosi a continuare a es�sere maltrattato, se non dalla sua padrona, da tutti i ragazzini del vicinato dotati di un carattere abbastanza crudele da divertirsi a dare la caccia�� e a rendere la vita pi� difficile�� a un gatto cos� grosso e cos� brutto.</p><p>Finalmente mi decisi a voltarmi, per una volta, e vidi che l�ani�male continuava a seguirmi. Ormai mi trovavo a tre isolati di di�stanza dalla casa Oakham e camminavo tanto in fretta che il gat�to doveva aver corso per non lasciarsi distanziare. Questo mi col�p� molto. Un gatto tanto deciso ad accompagnarmi a casa si com�portava pi� come un cucciolo randagio che come un felino, fer�mandosi quando mi fermavo, e poi correndomi appresso con tut�ta la velocit� consentita dalle sue zampe.</p><p>Affrettai ancora il passo, dicendomi che era divertente essere pedinato da un gattone in cerca di casa, e che non avevo da preoccuparmi. C�erano ben altre cose che mi davano da pensa�re, compresa la tesi che avrei dovuto finire al pi� tardi per no�vembre.</p><p>Ero appena arrivato all�angolo successivo quando fui colto da un senso di vertigine, che mi costrinse a fermarmi. Qualche volta mi capitano attacchi simili, ma mai uno cos� forte come quello che mi aveva colto di sorpresa in strada; era certo molto pi� preoccupante del gatto. Possibile che il dottor Crowles si fosse sbagliato quando, sottoponendomi a una visita di control�lo, in giugno, mi aveva assicurato che ero in ottima forma?</p><p>Le vertigini non durarono a lungo. Ma mi avevano fatto pas�sare un momento talmente brutto che mi ricordai del gatto solo dopo aver percorso un altro isolato.</p><p>Ero sceso dal marciapiede e stavo attraversando la strada quando mi capit� una cosa ancora pi� brutta e allarmante del�l�attacco di vertigini. Incominciai a perdere il controllo delle gambe. Diventarono malferme e io non riuscii a proseguire se non barcollando e con la sensazione di perdere l�equilibrio. Ma quella strana sensazione non fu accompagnata da vertigini. Poi mi accorsi che anche le braccia avevano qualcosa d�insolito, perch� quando tentai di alzarle per mantenere l�equilibrio�� non avevo niente a cui aggrapparmi, ma intuivo che, alzando le braccia, sarei riuscito a reggermi�� mi ricaddero inerti lungo i fianchi.</p><p>Proseguii vacillando con un rollio cos� violento che temetti di finire lungo disteso prima di riacquistare l�equilibrio.</p><p>Per�, non caddi. O, per lo meno, non cadde il mio corpo. Pro�seguii barcollando, e la paura di perdere il controllo di tutti i mo�vimenti m�abbandon�.</p><p>Adesso avevo paura di un�altra cosa. Si trattava di un terrore molto pi� sconvolgente, in quanto mi faceva dubitare della mia sanit� mentale. Il mio corpo continuava a procedere, ma io non facevo pi� parte di esso, ne ero completamente staccato e avevo l�impressione di seguirlo a distanza. Questa distanza aumentava man mano che il mio corpo smetteva di vacillare e si avvicinava al marciapiede ondeggiando appena. Lo guardai salire sulla cordo�nata e allontanarsi lasciandomi dietro di mezzo isolato. Mi trova�vo nel punto dove avevo visto il gatto e i miei movimenti diventa�rono lenti e goffi; inoltre, mentre camminavo mi sembrava che gli artigli�� gli artigli, oh Dio!�� facessero un rumore stridente sul�l�asfalto.</p><p>L�incubo che segu� non ebbe fine se non quando mi ritrovai nella cella della prigione, con lo sceriffo che faceva del suo me�glio per farmi tornare in me. Mi ero gi� calmato un po� quando lui m�aveva dato la possibilit� di rientrare in possesso del mio corpo, ma lui, questo, non poteva saperlo, e anzi sembrava con�vinto che fossi ancora in stato di shock, il che, sotto un certo aspetto, era vero. Tuttavia riuscii a rispondere a tutte le doman�de che mi rivolse e ricordavo abbastanza di quel che avevo letto a proposito delle amnesie per impedire che mi desse del bugiardo. E s� che moriva dalla voglia di farlo, lo capivo benissimo. Sono certo che non mi credette un momento, quando gli dissi che ave�vo un vuoto di memoria. Ma la venuta di mamma lo spavent� un po�, e io le diedi corda, dal momento che non avevo altra scelta. Se l�universit� fosse venuta a saperlo, tutta la mia carriera acca�demica avrebbe potuto esserne compromessa, ma il <emphasis>News Chronicle </emphasis>non pubblic� questa parte dell�accaduto, e mamma si decise a rischiare contando sul fatto che l�universit� si trova in un altro Stato.</p><p>Dopo tutto, pu� darsi che io abbia avuto una specie di vuoto di memoria. Anche adesso non sono del tutto sicuro di quello che successe dopo che mi allontanai da casa Oakham. La mente uma�na � il pi� grande di tutti i misteri e talvolta pu� creare illusioni cos� solide e tridimensionali che sembrano scolpite nel granito. E quello che accadde a me�� o che io credetti mi accadesse�� non era meno solido, anche se a me sembrava che si fosse verificato in pi� di tre dimensioni.</p><p>Mi sembr� prudente non parlarne allo sceriffo. Ma mi riusc� molto pi� difficile evitare di raccontare tutto l�accaduto a Bobby Jackson, quando venne a trovarmi nel pomeriggio di ieri. Quel ragazzo ha un certo modo di guardarti, come se fosse in grado di leggerti nella mente, e io finii per fidarmi completamente di lui.</p><p>Aveva avuto l�indirizzo dallo sceriffo Anderson, che da pi� di vent�anni � amico intimo di suo padre, ed ebbi la sorpresa, poco dopo l�una, di veder salire in camera mia mamma per annunciar�mi il suo arrivo.�� Hai una visita, Charles. � un ragazzo che dice di avere una cosa molto importante da dirti.</p><p>Andai ad aspettarlo in cima alle scale. Un �ragazzo� poteva voler dire tanto un giovane di diciotto anni quanto un bambino, ed io ero curioso di vedere che et� avesse. Era molto giovane, non pi� di tredici o quattordici anni. Non riuscivo a immaginare cosa avesse da dirmi di tanto importante un ragazzetto di quell�e�t�, a meno che non sapesse ch�ero iscritto a varie associazioni universitarie e potevo dirgli come fare per diventare socio di qualche Circolo quando avesse finito le scuole secondarie. A quattordici anni, l�universit� sembra ancora lontanissima, alla maggior parte dei ragazzi, anche se in effetti la distanza che li se�para � solo di tre o quattro anni.</p><p>Lo riconobbi mentre saliva le scale. Ma sicuro! Bobby Jackson, figlio del direttore della banca. Avevo sentito dire che era un ragazzo molto sveglio, a cui si pronosticava una brillante lau�rea sui venti anni.</p><p>Dopo averlo salutato lo feci accomodare di fronte a me, da�vanti alla finestra di quello che amo chiamare il mio studio. Fre�quenta l�ottava classe, il che vuol dire che non � molto precoce negli studi, dato che molti dodicenni la frequentano. Ma anche questo non mi stup�, perch� molti giovani geni non saltano le classi, e hanno modo di esserne contenti, in seguito.</p><p>Comunque, non era venuto da me per parlare dei suoi studi, come scoprii presto.</p><p>Anche a lui interessava la casa di Jonathan Oakham, e aveva molte cose da raccontarmi in proposito, e pi� parlava, pi� la mia eccitazione cresceva; quando ebbe finito, gli raccontai tutto quel che sapevo.</p><p>Gli dissi il motivo che mi aveva spinto ad andare in quella casa, e come fossi rimasto a corto di parole quando la signora Martin mi aveva aperto la porta�� lui non era cos� bambino da non com�prenderne il motivo e non sarebbe stato troppo vecchio neanche se avesse avuto novantatr� anni�� e di come lei mi avesse sbattuto la porta in faccia, non prima, per�, che io avessi sentito suo mari�to chiamarla.</p><p>��� sicuro che fosse suo marito?�� chiese Bobby Jackson.</p><p>��Era la voce di un uomo di mezza etࠗ risposi.�� Questa � l�unica cosa di cui posso essere sicuro.</p><p>��� proprio sicuro che abbia detto: �Loro sanno quello che devono fare, ma noi dobbiamo raggiungere la caverna prima che sia troppo tardi�?</p><p>��S�, queste sono le parole esatte�� confermai.�� Non credo che potr� mai dimenticarle.</p><p>��E dopo di questo aveva suonato e bussato ancora! Devono essersi spaventati. Abbastanza, probabilmente, per�</p><p>Esit�, e io provai la strana sensazione che lui sapesse cosa sta�va passandomi per la mente. Mi parve sicuro che quanto mi avrebbe detto non mi avrebbe spaventato n� sorpreso troppo e prosegu�:�� Io credo che sapessero che quando lei avesse attraversato il prato per andare al cancello avrebbe visto il gatto, che la guardava a sua volta. Ed erano sicuri che lei non avrebbe tro�vato niente di strano vedendo che la bestia la seguiva per strada. I gatti a volte, quando non si trovano bene in una casa, seguono degli estranei con l�intento di trovare una sistemazione migliore. Ai Martin non ci volle molto per attuare�</p><p>Esit� ancora una volta, ma io l�invitai a proseguire con un cenno.</p><p>��Be�� un trasferimento.</p><p>��Dall�uomo al gatto e viceversa. � questo che vuoi dire?�� chiesi, con la certezza che lui �sapeva� cosa avrei detto, ancora prima di aprire bocca.�� Ma perch�, Bobby? Cosa speravano di ottenere?</p><p>��Non lo so bene�� rispose lui.�� Forse la sua distruzione. Quando capit� a me sentii che correvo un terribile pericolo. E non so cosa sarebbe successo se la signora Martin non mi avesse fatto uscire da quella situazione.</p><p>��Nel mio caso � merito dello sceriffo�� dissi.�� Quando die�de un calcio al gatto��� Mi sentii stringere la gola, e non riuscii a dire altro.</p><p>Bobby Jackson venne in mio aiuto.�� Lo so�� disse.�� Quel�lo a cui diede un calcio facendolo volare oltre il marciapiede non era un gatto. Tuttavia lei non ha sentito dolore. Ne sono certo. Il trasferimento non era fisico, ma poteva esserlo.</p><p>��Non sentii dolore�� confermai�� per� il suo intervento mi salv�.</p><p>��Forse perch� ci sono dei limiti a quello che i Martin possono fare. Lei era molto lontano da casa Oakham, e uno shock tanto violento�</p><p>��E non � invece possibile che l�incantesimo si sia rotto da so�lo?�� chiesi.�� Che lo sceriffo non c�entri per niente?</p><p>��� possibile�� disse Bobby Jackson.�� Ma � un particolare di secondaria importanza. Quello che conta � che il trasferimento sia stato annullato. E questo prova che distruggerla non era cos� facile come i Martin avevano sperato.</p><p>��Secondo te, il trasferimento non era fisico�� dissi, perples�so.�� Per� lo sceriffo Anderson ha le braccia graffiate, e questa � la prova che un gatto �umanoide� l�ha assalito.</p><p>��Ovviamente il trasferimento era fisico fino a quel punto�� rispose Bobby.�� Ma non in modo tale da farle sentire dolore se le si faceva del male, mentre il trasferimento faceva s� che lei ve�desse e sentisse attraverso gli occhi e le orecchie di un gatto, e la faceva muovere come se fosse davvero diventato un gatto.</p><p>��Ero io che facevo muovere le gambe del gatto?</p><p>��S�. Tuttavia sono convinto che il trasferimento fosse in mas�sima parte mentale. Non � una definizione molto buona, ma con�fonde meno le idee che dire �psichico�. Il fenomeno � tanto in�consueto e cos� estraneo all�esperienza normale. � molto difficile stabilire fino a che punto �fisico� il �gatto� occupava il suo cor�po; oppure fino a quale stadio di trasformazione mentale lei fosse quando guardava il mondo con gli occhi di un gatto. Il gatto sent� dolore quando lo sceriffo lo prese a calci. Ma la sua mente non sent� dolore. Quando la cosa accadde a me, per un attimo ebbi la sensazione di provare, almeno fino a un certo punto, i pensieri e le emozioni di un gatto. Forse il trasferimento non � stabile e non � mai completo. Deve subire variazioni di qualit� e d�intensit� da un momento all�altro.</p><p>��Io so solo che fu un�esperienza agghiacciante�� replicai.�� Non vorrei che mi capitasse ancora.</p><p>��Far� del mio meglio perch� non avvenga�� disse Bobby. Lo fissai incerto se dirgli quel che pensavo nel timore di offen�derlo.</p><p>��Lo so�� disse Bobby con un sorriso di comprensione.�� Cosa pu� mai fare un ragazzo della mia et�? � questo che pensa?</p><p>Lo guardai senza parlare.</p><p>��E naturale che pensi cos젗 continu�, senza pi� sorridere.�� Ma mi ha dato una chiave capace, forse, di aprire una porta molto oscura e nascosta. Quando il signor Martin�� sono certo che la voce che lei sent� era la sua�� grid�: �Dobbiamo raggiun�gere la caverna prima che sia troppo tardi�, sono sicuro che lei ha capito a quale caverna si riferisse.</p><p>��Certo�� risposi.�� Gower Cavern.</p><p>��Non � un�unica caverna, ma una serie di antri collegati fra loro, con una superficie totale di quasi un miglio quadrato. Non ci sono altre caverne, nei pressi di Lakeview, n� grandi n� picco�le. Quindi il campo si restringe molto.</p><p>��Non occorre che tu me lo dica�� osservai.�� Sono nato a Lakeview, e anche mio nonno era di qui.</p><p>��Lo immaginavo, ma non ero sicuro. Mi dica� ci � mai an�dato?</p><p>Feci un cenno di diniego.�� Sembra che siano pochi quelli che vanno a visitare la Gower Cavern. Chiss� perch�.</p><p>��E non le � venuta la voglia, nemmeno da bambino?</p><p>��No, mai.</p><p>��Io invece ci sono andato spesso. Ma non in questi ultimi anni.</p><p>Dopo di che non dicemmo nient�altro d�importante.</p><p>Lo accompagnai gi�, fino alla porta, senza sapere bene cosa dovevo dirgli al momento di separarci. �Vieni a trovarmi ancora, qualche volta� mi sembrava troppo banale, data la gravit� dei fatti di cui avevamo parlato.</p><p>Fu lui a risolvere il problema, dicendo semplicemente:�� Ad�dio, signor Bellamy. Quello che mi ha detto mi � stato di grande aiuto. Ci terremo in contatto.</p><p>Non appena la porta si fu chiusa dietro di lui, risalii in studio e tornai a sedermi vicino alla finestra. Avevo molte e serie doman�de da pormi.</p><p>Bobby Jackson aveva detto una cosa che non riuscivo a toglier�mi di mente. Ne aveva accennato una sola volta nel corso del no�stro colloquio, ed era stato riluttante a soffermarcisi sopra. Ma tutt�e due sapevamo che era la cosa pi� importante tra tutte quel�le di cui avevamo parlato. Perfino le terrificanti supposizioni cir�ca quello che mi era accaduto, dopo essere uscito da casa Oakham, rivestivano un�importanza relativa in rapporto all�oscuro nocciolo del mistero, che era molto pi� profondo.</p><p>�Io sono convinto� aveva dichiarato il ragazzo �che i Martin non sono affatto esseri umani�.</p><p>Quando sentii queste parole lo fissai aspettando che si spiegas�se meglio, cosa che ero certo avrebbe fatto se io non avessi detto niente.</p><p>Le mie speranze non furono deluse. �Sono convinto che siano solo� corpi� disse. �Forse non sono nemmeno fatti di carne e di sangue, ma di questo non sono sicuro. Corpi a cui � stato conferi�to il potere di pensare e sentire, in modo completamente innatu�rale�.</p><p>Io continuai a tacere, e lui cambi� discorso, in un modo che mi risult� anch�esso misterioso. So solo che non mi riusc� di chieder�gli cosa intendesse dire con quel �innaturale�. E s� che ci tenevo a saperlo. Comunque, lo strano blocco mentale che lui era riusci�to, chiss� come, a impormi, era scomparso, e io cominciai a pensare in modo serio alla parte che uomini e donne artificiali, morti viventi e Frankenstein, occupano nel pensiero umano.</p><p>Questo � uno dei grandi, misteriosi enigmi che non sono mai stati esplorati in profondit�, nonostante tutto quello che si � scrit�to sull�incognito nel campo dei racconti fantastici.</p><p>Per esempio: perch� ci attira e ci turba cos� morbosamente lo spettacolo di un cadavere che cammina, o di qualche orrore ana�tomico dai piedi deformi, il cui cervello paradossalmente sia in�capace di pensare ma, nello stesso tempo, malevolo? Perch� dobbiamo essere tanto spaventati quanto attratti al punto da fis�sare avidamente e a lungo uno spettacolo, sia sulla scena sia sullo schermo, che dovrebbe farci fuggire inorriditi e indurci a tutto pur di dimenticarlo?</p><p>Che cosa succede ai meccanismi di difesa che chiamiamo in nostro aiuto quando vogliamo dimenticare le pi� insostenibili esperienze fatte da svegli al di fuori del mondo dello spettacolo e delle pagine dei libri� qualcuno intrappolato in un edificio in fiamme senza possibilit� di scampo, un paralitico che esala l�ul�timo respiro nella corsia di un ospedale, un mendicante cieco, carico d�anni che cammina a fatica in mezzo a un�allegra folla di festaioli?</p><p>� perch� esiste, sepolto nelle profondit� della nostra mente, un �quid� imprigionato che sa cosa significa essere morti o non avere pi� speranza di scampo ed � perci� capace di identificarsi con i mostri da incubo e con le creature che rivivono dopo essere uscite dalla tomba?</p><p>Forse, in un certo senso, noi facciamo esperimenti di laborato�rio su noi stessi; forse recitiamo inconsciamente alla Boris Karloff, stesi in preda a narcosi su un lettino, e con il copione sepolto nella profondit� del nostro animo, lentamente e orribilmente ci ridestiamo alla vita mentre i lampi saettano tutt�intorno a noi?</p><p>Perch�, quando abbiamo letto <emphasis>Giro di vite </emphasis>di Henry James, torniamo pi� e pi� volte a rileggerlo, quasi potessimo vedere quel �quid� sepolto rispecchiarsi mostruosamente nella ragnatela di tenebra che lentamente e inesorabilmente si avvolge intorno ai due bambini terrorizzati?</p><p>Non potrebbe darsi che le storie di vampiri e di lupi mannari provochino la stessa specie di fascino ipnotico, malevolo come lo sguardo dei serpenti, perch� la trasformazione dell�uomo in be�stia fa scattare in fondo alla nostra mente un meccanismo simile?</p><p>La resurrezione dei morti non � il pi� spaventoso e nello stesso tempo il pi� irresistibile e attraente argomento della letteratura, anche se i grandi maestri di questo genere sono cos� pochi che es�so non occupa una parte preponderante nella creativit� umana, unicamente perch� l�immaginare un essere fatto di carne non pi� viva, riportato alla vita in modo non naturale, ci pone di fronte all�ignoto in un confronto che � tanto inevitabilmente falso quan�to inevitabilmente vero?</p><p>Noi siamo tormentati da quell�orrore come certi animali da la�boratorio crudelmente chiusi in un labirinto cieco, pungolati ol�tre il limite della sopportazione da qualcosa che non possono spe�rare di capire, ma al quale sanno di doversi sottomettere.</p><p>La resurrezione dei morti pu� assumere aspetti sottili e dispa�rati travestimenti, e a volte non � neppure necessario che siano i morti a dover essere rianimati per alzarsi dal lettino con aspetto di mostri.</p><p>Certo, costruire sembianze umane con materia inanimata, e non importa se la forma esteriore � bellissima, e soffiare in esse la scintilla della vita significa togliere alla mente umana le sue di�fese.</p><p>Quando Bobby mi stava seduto davanti, per un momento le mie difese non funzionavano pi�. C�era in lui qualcosa di straor�dinario, una maturit� e una capacit� di percezione in assoluto contrasto con la sua et�. Esteriormente era un ragazzino spetti�nato con le lentiggini sul naso. Interiormente�</p><p>Come ho potuto permettergli di guidare i miei pensieri come ha fatto, talvolta con impazienza, come se seguendo un filo d�i�dee suggerite da lui mi fosse impossibile soppesare al loro giusto valore le informazioni che gli davo, e inserirle in un quadro che gli sarebbe stato utile?</p><p>Utile per cosa? Ricordavo altre cose che aveva detto, cose che ora, ripensandoci, mi sembravano tanto strane da essere incredi�bili.</p><p>�Pu� darsi� aveva detto �che si stia evolvendo un nuovo tipo di uomo da quello che noi ci siamo compiaciuti d�immaginare come uno stampo in cui � stata foggiata tutta l�umanit�. Che certezza possiamo avere che quello stampo non sia stato rotto? L�esisten�za di questo superuomo in mezzo a noi potrebbe essere l�unica protezione dell�umanit� contro le fredde, imperscrutabili intelli�genze di altri mondi�.</p><p>�E tu credi che l�umanit� abbia bisogno di questa protezione, adesso?� gli avevo chiesto.</p><p>�Ne sono certo. Quello che le � successo uscendo da casa Oakham non � stato un episodio isolato. Io stesso ho vissuto un�espe�rienza simile e non dubito che altre ne accadranno, ad altre per�sone. Per ora si tratta di casi rari, forse, e coloro che sanno o so�spettano la verit� possono essere stati costretti al silenzio�.</p><p>�Uccisi?�</p><p>�O fatti prigionieri. Credo che essi procedano con cautela, passo passo, se vogliono persuadere tutti, qui a Lakeview, che i Martin sono esseri umani come lei e me, rispettabili membri di una comunit� che non � ostile ai nuovi venuti, purch� abbiano solide basi e si sappia chi sono. Per questo devono aspettare e guardarsi intorno. Nei primi stadi di un esperimento come que�sto, molte cose possono andare storte, per cui chiunque venga a scoprire accidentalmente la verit� deve esser ridotto al silen�zio�.</p><p>�E poi?�</p><p>�Se l�esperimento riesce ci saranno molti Martin in tutte le cit�t� e i paesi della Terra. Avranno dei compiti da svolgere e li svol�geranno� e la Terra sar� conquistata�.</p><p>Ripensai al momento dell�arrivo di Bobby. Quando l�ho porta�to qui, invitandolo a sedere davanti a me, abbiamo cominciato a parlare. Io lo giudicavo un quattordicenne sveglio, e niente pi�. Anche quando se n�� andato non avevo la sensazione, che ho in questo momento, che, se esiste un superuomo in mezzo a noi, pu� darsi che non occorra cercarlo molto lontano�</p><p>Il bagliore si accese cos� all�improvviso sulla parete opposta che sulle prime pensai che il vento avesse sollevato la tenda la�sciando entrare un fiotto di sole abbagliante nella stanza. Ma un raggio di sole non ha la capacit� di far dissolvere la parete di una stanza e di far emergere dal bagliore un�ombra scura che stringe in pugno una specie di tubo corto e con l�estremit� arro�tondata.</p><p>L�omba uscita dal bagliore avanzava verso di me, assumendo via via che si avvicinava forma umana e poi, pi� lentamente, le fattezze di una donna dagli occhi scintillanti, che puntava il tu�bo verso di me, mentre la luce accecante si diffondeva sul pavi�mento e sul soffitto e nel mio cervello prendevano forma le pa�role.</p><p>�Questo � difficile per loro. Le energie che cementano la materia resistono a una manomissione cos� pericolosa e lo spo�stamento termonucleare � di breve durata. Il mio corpo e la parete attraverso cui sono passata sono stati trasformati in energia radiante da questo tubo. Ma la disintegrazione del tuo corpo non sar� cos� dolorosa. Non te ne accorgerai nemmeno, e quando riprenderai conoscenza anche la tua struttura atomica sar� tornata normale. Ma non devi muoverti, altrimenti dovr� ucciderti�.</p><p>La signora Martin era immobile. Lentamente sollev� il tubo finch� non l�ebbe puntato in direzione della mia testa.</p></section><section><title><p>10</p><p><emphasis>John Dyson</emphasis></p></title><p>Era tutta la mattina che andavo avanti e indietro per la stanza e guardavo dalla finestra, dicendomi che da un momento all�altro avrei visto Laura attraversare la stanza per venire da me, senza fiato per la fretta, ponendo fine cos� al mio tormento, e assicu�randomi che la sua sparizione non aveva nulla di anormale e che non occorreva che avvertissi lo sceriffo.</p><p>Su questo punto non avevo rimorsi. Se la sua mancata ricom�parsa alla biblioteca dopo l�intervallo di mezzogiorno, ieri matti�na, non aveva allarmato la sua sostituta, che non si era presa la briga di cercarla fino al tardo pomeriggio, altre persone la pensa�vano diversamente.</p><p>Una di queste era lo sceriffo. Anderson conosceva molto bene Laura e quando gli telefonai mi disse subito che la credeva dispo�sta a piantare in asso i suoi doveri di bibliotecaria come avrebbe creduto me disposto a piantare la classe affidandola a Bobby Jackson, per andarmene a pescare. Naturalmente non nomin� Bobby Jackson. Ma quando uno � fuori di s� per la tensione e le preoccupazioni, le pi� impensate assurdit� gli balenano nella mente e se si � ancora abbastanza calmi e presenti si cerca di ban�dirle per evitare che da esse ne derivino altre, pi� terribili e non meno assurde.</p><p>Era possibile che Laura avesse fatto le valigie e fosse partita senza dire a nessuno dove andava? No, era assurdo. Mi avrebbe sicuramente informato� Non era da lei prendere alla leggera quello che c�era fra noi al punto da infliggermi una ferita cos� cru�dele. La possibilit� che fosse stata travolta da una macchina e ri�coverata all�ospedale di Lakeview era anch�essa da scartare, se non altro perch� non era stata ricoverata, n� si erano verificati incidenti automobilistici a Lakeview, ieri.</p><p>E se invece� Il pensiero era cos� spaventoso, che per un mo�mento non mi resi conto quanto sarebbe stato difficile, per un pi�rata della strada, fermare la macchina, scendere, raccogliere la sua vittima e, invece di scappare, portarla con s�, senza lasciare alcuna traccia dell�incidente.</p><p>No� c�era un�altra spiegazione del come e del perch� era scomparsa. Che il fatto si fosse verificato fra le undici e mezzo�giorno, quando le strade sono piene di gente, rendeva la cosa ancor pi� inspiegabile. Nel corso degli ultimi dieci anni si erano ve�rificati a Lakeview solo quattro episodi di violenza, ma mi rifiuta�vo di pensare a quel genere di violenza, e tutti erano avvenuti di notte.</p><p>Se non fosse stato sabato i problemi scolastici mi avrebbero di�stratto fino a quando non fossero arrivate notizie. Comunque non sarei stato costretto ad andare in su e gi� in quel modo, di�sperato e senza sapere cosa fare. Non potevo aiutare Laura in nessuna maniera e dovunque lei fosse�� oh, Dio, dovunque fosse!�� e certamente non ero utile a me stesso.</p><p>D�un tratto tornai a pensare ancora a Bobby Jackson. Perch� i miei pensieri tornavano a lui con tanta insistenza, in quel mo�mento in cui avevo ben altre preoccupazioni? Forse perch� il cielo era cupo e verso est si addensavano nuvole temporalesche? Fissavo le nuvole e mentre le guardavo mi sembravano sempre pi� scure.</p><p>Mi torn� alla mente il fulmine che era penetrato in classe zig�zagando e si era poi suddiviso in modo cos� terrificante che io ero rimasto paralizzato a fissare Bobby mentre il fulmine restava so�speso sulla sua testa.</p><p>Che cosa aveva cominciato a dirmi Bobby prima del fulmine, quando il rombo del tuono mi aveva quasi assordato? �Non cre�do che tutto si fermer��.</p><p>Be�� tutto si era fermato per un momento, compreso il battito del mio cuore. Anche per Laura si era fermato tutto allo stesso modo? Ed era possibile che il fulmine che era rimasto sulla testa di Bobby senza colpirlo�</p><p>Stavo allontanandomi dalla finestra, pensando che forse una sigaretta poteva calmarmi un po��� � strano come talvolta basti accendere una sigaretta per evitare di fare un ultimo decisivo passo nel buio, di cui in seguito non si smetterebbe mai di pentir�si�� quando suon� il telefono.</p><p>Fece in tempo a squillare tre volte prima che raggiungessi il ta�volo su cui era sistemato l�apparecchio ed ero in preda a una tale paura di non arrivare a rispondere in tempo, che per poco la pau�ra non si realizz�.</p><p>Nel sollevare il ricevitore quasi rovesciai telefono e tavolo, e mi tremavano ancora le mani quando sentii la voce di Bobby chiedere dall�altro capo del filo:�� � lei, signor Dyson?</p><p>Perch� proprio Bobby, e non lo sceriffo, che mi telefonava per dirmi che Laura era stata ritrovata e voleva parlarmi, perch� vo�leva dirmi subito, davanti allo sceriffo, che non solo era sana e salva, ma che mi amava tanto? Se me lo avesse detto, io avrei ri�sposto: �Non saprai mai quanto ti amo io� e tutte le nuvole tem�poralesche sarebbero scomparse� almeno per me.</p><p>Invece era solo Bobby. Cosa poteva dirmi che fosse capace di stornare le mie angosce?</p><p>��Signor Dysoh, mi ascolta?�� disse in tono urgente, come se il �clic� che aveva sentito quando io avevo sollevato il ricevitore lo autorizzasse a ritenere strano il mio silenzio.</p><p>��S� ti ascolto, Bobby�� risposi.�� Un momento che il filo si � impigliato� Scusami se non sono riuscito a rispondere subi�to� ma sono molto preoccupato.</p><p>��A causa della signorina Hartley�</p><p>��S젗 interruppi.�� Speravo che fosse lo sceriffo a chia�marmi.</p><p>��Lo sceriffo non sa dov�� la signorina, signor Dyson�� disse Bobby.�� Io invece lo so.</p><p>Dire che rimasi stupito � poco. Mi sembrava di ascoltare la vo�ce di un rapitore che si mette in contatto con un padre affranto per stabilire il riscatto. Non che reputassi Bobby un rapitore. Pe�r� confesso di vergognarmi dei pensieri che mi passarono per la testa al primo momento.</p><p>Come poteva sapere dove si trovava Laura se non era al cor�rente delle circostanze relative alla sua scomparsa? E se ne era al corrente perch� non ne aveva parlato allo sceriffo? Doveva es�sersi reso conto di attirare su di s� l�ombra del sospetto tacendo con Anderson e confidandosi solo con me�</p><p>Ma se davvero sapeva l�unica cosa che m�interessava in quel momento, mi sarei ben guardato dal rendermelo ostile minac�ciando di portarlo dallo sceriffo. Mi sorpresi a domandarmi come facesse a sapere che tra me e Laura�</p><p>Lasciai che il silenzio si prolungasse ancora, ma stavolta ero si�curo che non l�avrebbe trovato strano, perch� sapeva certamente quanto mi avessero colpito le sue parole.</p><p>��Bobby�� dissi.</p><p>��S�, signor Dyson?</p><p>��Non riuscirei mai a perdonarti se tu non fossi assolutamente sicuro di quanto dici. Perci� preferisco crederti.</p><p>��Io so dov��, signor Dyson� e vado a cercare di liberarla.</p><p>Cercare di liberarla! Rimasi immobile per un momento, strin�gendo cos� forte il ricevitore che sentii pulsare il sangue nelle di�ta.�� Stai dicendo che qualcuno la tiene prigioniera? Un uomo� o parecchi uomini? Devi sapere anche questo. Dimmi che cos�� successo, Bobby. Non importa quanto sia grave, Anderson sapr� cosa fare. Ha gi� avuto a che fare con dei rapitori.</p><p>��Non � stata rapita, signor Dyson. Cio�, quando si parla di rapimento si pensa a una cosa molto diversa.</p><p>��Se � prigioniera contro la sua volont� � la stessa cosa. Che stai cercando di fare, Bobby? Vuoi tormentarmi oltre ogni limi�te? Non capisco perch� tu debba essere evasivo dal momento che non hai motivo per nascondermi alcunch�.</p><p>��Le dir� tutto, signor Dyson, se ci troviamo fra circa mezz�o�ra alla Gower Cavern. Ma se porter� lo sceriffo, non potr� libe�rarla.</p><p>��Capisco. Poni delle dure condizioni, Bobby.</p><p>��� necessario, signor Dyson.</p><p>��D�accordo, Bobby. Verr�.</p><p>��Solo?</p><p>��Non mi lasci possibilit� di scelta.</p><p>Il che, ovviamente, non era vero, e quando deposi il ricevitore ero deciso a chiamare subito lo sceriffo.</p><p>Non so, invece, perch� poi cambiai idea. Forse non giunsi a una decisione in merito, perch� posso dire soltanto che ogni volta che allungavo la mano verso il telefono qualcosa mi impediva di sollevare il ricevitore. Sembrava che una specie di paralisi mi ar�restasse la mano a pochi centimetri dal telefono, ma pi� che una paralisi era una completa mancanza di volont�.</p></section><section><title><p>11</p><p><emphasis>Bobby Jackson</emphasis></p></title><p>Ricordo tutte le gite che ho fatto alla Gower Cavern. Quando avevo sette anni ci andavo tre o quattro volte al mese, tutte le volte che mi prendeva la voglia di andare a frugare, armato di pi�la, un mondo misterioso, sotterraneo, dove tutto sembrava pi� grande di quanto fosse in realt�. Pi� grande e pi� cupo. Il silenzio e l�ombra mi spaventavano, ma mi procuravano anche l�emozio�ne di sentirmi un ardito esploratore che si avventura nelle viscere della terra alla ricerca di tesori nascosti.</p><p>Un paio di volte m�ero abbandonato a fantasie infantili, pen�sando di essere un minatore che si avventurava in una miniera con la lampadina legata alla fronte e un piccone sulla spalla. Uscendo dalla caverna mi dicevo che era un bene che nessuno sa�pesse quanto fossi infantile a volte, ed � probabilmente grazie al mio bisogno di tenermi strette le mie idee che mi s�impressero per sempre nella memoria quelle prime escursioni.</p><p>Quando ci si trova sulla riva di un fiume, sotto uno scroscio di pioggia e attraverso l�acqua turbolenta si scorge una trota arco�baleno, e ci si sente vicini al cuore pulsante della natura� allora com�� possibile non sentirsi diversi da Willie Simpson con il suo camioncino di pompieri o da Jackie MacClary con la sua biciclet�ta rossa e gialla?</p><p>Non fatemi domande e io non vi dir� bugie. Ci sono cose che, ne sono certo, nemmeno Kant sarebbe riuscito a spiegare con l�aiuto di tutta la sua fredda logica, ed � possibile che, a sette od otto anni, l�autore della <emphasis>Critica della Ragion Pura </emphasis>fosse un ragaz�zetto con la testa dura e il carattere litigioso, sempre pronto a battersi, mentre i suoi pensieri vagavano verso l�eternit� e si face�vano beffe delle ginocchia sbucciate e dei pantaloncini infangati.</p><p>Un improvviso soffio di vento, proveniente dall�esterno, mi riemp� gli occhi di polvere e il bruciore mi riport� bruscamente a una realt� cos� brutta, spaventevole e carica di pericoli che tutti i lontani ricordi infantili a cui m�ero abbandonato per un momento sembrarono allontanarsi rotolando nel buio in cui camminavo, col signor Dyson a fianco. Era singolare come i ricordi di sette anni prima sembrassero a volte talmente remoti, che invece di sette, gli anni trascorsi da allora avrebbero potuto essere cin�quanta o cento.</p><p>Sapevo che se mi fossi voltato verso il signor Dyson per chie�dergli: �Chi � Laura Hartley?�, lui mi avrebbe fissato con aria stupita e ignara. Ero stato costretto ad agire cos젗 tanto per il suo bene quanto per il mio�� e mi era bastato un minuto per im�porre un blocco alla sua memoria.</p><p>Altrimenti sarebbe stato cos� preoccupato e mi avrebbe subis�sato di tante domande da minacciare la calma che io cercavo di mantenere con tutte le mie forze. Non poteva fargli alcun male convincerlo�� e io gli avevo inculcato questo convincimento�� che gli avevo chiesto di accompagnarmi perch� avevo scoperto per caso nella parte pi� interna della caverna, una strana formazione geologica, e dovevo subito discuterne con lui, dopo avergliela mostrata, affinch� si persuadesse da solo di quanto fosse straor�dinaria.</p><p>Gli avevo anche fatto credere che quella scoperta era in rap�porto con la questione dei dischi volanti, di cui avevamo parlato in classe al principio della settimana, perch� sapevo che cos� sa�rebbe stato sempre attento e in guardia.</p><p>Non sapevo se avrei avuto bisogno o no del suo aiuto. Ma in caso positivo, la sua impossibilit� di ricordare quel che gli avevo detto al telefono non avrebbe avuto alcun peso. Se avevo sbaglia�to nel chiedergli di venire con me, lo avrei saputo presto. Ma non credevo di aver sbagliato. Affrontare da soli un pericolo molto grave � sempre un errore, a meno di sapere di poter contare su un eventuale aiuto. Anche se i risultati sono disastrosi non signi�fica che la decisione iniziale fosse sbagliata. Significa soltanto che circostanze indipendenti dalla nostra volont� hanno preso una piega imprevista.</p><p>Sapevo che avrei dovuto combattere da solo la battaglia decisi�va, e se la mia fermezza avesse vacillato, sia pure per un attimo, non avrei avuto speranze di salvezza. Ma sapevo altres� che quanto mi aspettavo d�incontrare in fondo a un grande insieme di caverne, dove sfociava tutto il sistema di gallerie e diramazioni, era certamente troppo complesso per affrontarlo senza aiuto. Quando si batte a una porta buia e ben sorvegliata ed essa si apre silenziosamente su una oscurit� ancora pi� terribile, � bene avere vicino qualcuno di cui ci si fidi appieno e il cui coraggio, almeno, � ancora integro.</p><p>Sapevo che fra non molto ci saremmo trovati immersi nel buio assoluto se non avessimo acceso le lampade portatili. Io ne avevo portate due, e ne avevo data una al signor Dyson.</p><p>Per ora, comunque, arrivava ancora abbastanza luce dall�im�bocco, e l�unico ostacolo era costituito dai ciottoli sparsi sul fon�do della caverna e da alcune lastre piatte a livello del terreno.</p><p>Negli otto o dieci minuti trascorsi da quando avevo fatto s� che lui non potesse ricordare Laura Hartley inserendo nella sua men�te un�altra ragione per la nostra visita alla caverna, il signor Dy�son non aveva detto una parola.</p><p>Sembrava affascinato dall�ampiezza, che andava aumentando, di quel mondo sotterraneo, e dal gioco di luci e ombre sulle pare�ti, al punto da scordare, per un momento, non solo l�agitazione e l�ansia che io l�avevo costretto a bandire dalla mente, ma anche la straordinaria scoperta che avevo inventato. Non dimostrava alcuna fretta di arrivare a quell�inesistente struttura rocciosa che, se non fosse stata inventata di sana pianta, avrebbe riportato in primo piano l�argomento degli Oggetti Volanti Non Identificati, della cui esistenza io avrei portato prove inconfutabili.</p><p>Ma il signor Dyson � fatto cos�. Non voglio dire che pensa a bi�nario unico, ma qualche volta, quando i suoi pensieri viaggiano a rotta di collo su un binario, non � capace di farli deviare su un al�tro senza provocare un deragliamento. Ignora le segnalazioni, i semafori, i frenetici gesti degli addetti agli scambi, e procede a gran velocit� verso il disastro. E qualche volta il pericolo � grave. Ma chi ero io per notare le crepe dell�armatura di un uomo cos� singolare? Lui se ne stava chiuso quasi sempre in quell�armatura, e probabilmente sarebbe uscito incolume da una caduta di trenta metri se, cadendo, avesse pensato con fermezza e decisione a quel che gli stava capitando. Ho pensato spesso che se qualcuno gli avesse detto che Lakeview era in preda alle fiamme mentre lui stava correggendo un componimento che gl�interessava in modo particolare, avrebbe continuato nel suo lavoro finch� le pareti della classe non fossero crollate.</p><p>In quel momento stava guardando il soffitto della caverna, come se le rocce affioranti lo facessero pensare alle stalattiti, oppu�re che lass� dovevano esserci dei pipistrelli. Ma io sapevo che nella caverna non c�erano n� pipistrelli n� stalattiti.</p><p>Del resto, la Gower Cavern non ha bisogno di essere infestata dai pipistrelli per dare a chi vi penetra la sensazione di essere os�servato da furtive creature che volano o strisciano nel buio. C�e�rano dovunque ombre grottesche e le rocce stesse erano mac�chiate e striate e parevano fuse.</p><p>A me sembrava di trovarmi all�interno di un�enorme meteorite cava che si fosse schiantata sulla valle quando la Terra era giova�ne; una meteorite che affondava sempre pi� nel terreno col pas�sare dei millenni, e che forse un giorno sarebbe sparita.</p><p>Mi accorsi d�un tratto che il signor Dyson si era fermato, e mi stava tirando per un braccio.�� E meglio che non andiamo oltre senza accendere le lampadine�� disse.�� Qui davanti c�� una svolta brusca e sicuramente poi ci troveremo nel buio completo.</p><p>��D�accordo, accenda la pila�� gli dissi.�� Non c�� nessun motivo per continuare a inciampare nei sassi.</p><p>��Non c�� nessun motivo?�� ripet� lui, e mi stup� il suo tono preoccupato.�� Ho la sensazione che tu mi nasconda qualcosa. Non me ne intendo per niente di geologia, e anche se abbiamo parlato di dischi volanti qualche giorno fa non capisco perch� tu abbia dovuto telefonarmi insistendo per farmi venire qui subito. Potevo aspettare fino a domani. La domenica � la giornata mi�gliore per esplorare una caverna come questa, specie dopo che si � avuto una settimana molto pesante a scuola. Ci vuole un po� perch� le ragnatele della fatica si diradino; questa, inoltre, � una giornata molto pesante. � tutta mattina che il cielo si va rannuvo�lando. Mi sembra che una bella giornata di sole dovrebbe sem�brarti pi� adatta dopo quello che � successo marted� a scuola.</p><p>Dunque si ricordava della mia telefonata, anche se ero riuscito a fargli dimenticare che l�avevo chiamato per parlargli di Laura Hartley!</p><p>��� difficile aspettare quando c�� in ballo una cosa molto im�portante, signor Dyson�� gli dissi.�� Inoltre, secondo il bolletti�no meteorologico, domani piover� tutto il giorno.</p><p>��Ti sei preso la briga di informarti sul tempo, Bobby? Be�, se per te � una cosa tanto importante, sar� meglio che ti segua senza pi� brontolare. Per� continuo ad avere la strana sensazione che tu mi nasconda qualcosa. � vero?</p><p>��No di certo, signor Dyson. Perch� dovrei farlo?</p><p>��Forse per averla vinta, Bobby. Anche una roccia strana pu� be�, essere truccata. La togli da un posto, la metti in un al�tro�</p><p>�Oh, qual rete intricata tessiamo, se sulla via del mentir ci inol�triamo�. Era un�asserzione ovvia e sciocca, o il poeta che l�aveva scritta aveva infisso una pietra nella eterna via della saggezza? Ormai giaceva nella tomba fin dal diciottesimo secolo, e non po�tevo andare a chiederglielo, viaggiando a ritroso nel tempo.</p><p>E poi dovevo esplorare davanti a me, nelle viscere della caver�na dove quel genere di saggezza, o di mancanza di saggezza, non aveva la minima importanza. Quando ci si accinge a ingannare un�intelligenza fredda e sconosciuta che progetta di conquistare la Terra senza commettere il minimo errore, si procede sull�orlo di un abisso in fondo al quale c�� la morte, e allora la rete che si � costretti a tessere � molto, molto intricata.</p><p>Sembrava che il signor Dyson si fosse subito pentito di avermi accusato di �truccare� le rocce, perch� mi diede una pacca sulla spalla e continuammo a camminare in silenzio.</p><p>Aveva acceso la lampadina che bastava da sola a illuminare un ampio tratto di terreno davanti a noi, cosicch� non era stato ne�cessario che accendessi anche la mia.</p><p>Superammo la svolta senza fermarci, aggirammo un grosso macigno, e stavamo per svoltare un�altra volta, quando i due Martin uscirono dall�ombra della parete di fronte a noi.</p><p>Il signor Martin reggeva un lungo tubo lucente che mandava un bagliore tanto intenso da rendere completamente inutile la lampadina del signor Dyson. La signora Martin era a mani vuote, e mi fissava come se sperasse che io morissi e non potessi av�vicinarmi di pi�, prima che suo marito balzasse al suo fianco.</p><p>Il signor Martin doveva condividere i suoi pensieri e sapere esattamente quel che lei voleva che facesse, perch� il tubo si sol�lev� e il raggio si mosse verso di me.</p><p>Fu un errore madornale, l�ultimo che egli commise. Io ero im�mobile e per un attimo provai la sensazione di essere trasformato in una colonna di fuoco. Ma fu solo l�effetto del calore provocato dal raggio, prima che il signor Martin facesse un balzo indietro lasciando cadere il tubo. Se il raggio mi avesse preso in pieno non sarei riuscito a fermarlo e lui avrebbe colpito anche il signor Dy�son, perch� non ci sarei stato pi� io a impedirlo.</p><p>Costringere il signor Martin a ripiegarsi su se stesso con le ma�ni contratte sullo stomaco e la bocca aperta per lo spasimo, come un pesce fuori d�acqua che lotta per respirare, non era stato diffi�cile come prevedevo.</p><p>Lentamente, inflessibilmente, procedetti alla sua distruzione, costringendolo a rivolgere contro se stesso tutta l�energia innatu�rale del suo corpo squassato da un violento tremito. Sapevo di poter influire sulla sua mente per trasformarla in un�arma capace di distruggere quella vita, se essa l�avesse ordinato, e la forza mentale che impart� l�ordine non vacill� per un solo attimo. Sa�pevo dove si trovava il centro dei comandi ed ero sicuro che sarei riuscito a farli prevalere.</p><p>Ricordando quello che aveva fatto perch� non era umano, non provai alcun senso di colpa.</p><p>Mi riusc� invece pi� difficile la distruzione della signora Mar�tin. Mi aveva talmente affascinato che per un attimo intero, dopo che aveva cessato di muoversi, non riuscii a smettere di pensare come sarebbe stata bella se l�avessi incontrata in un bosco d�au�tunno, e lei mi avesse guardato col sole che le brillava nei capelli, senza avere paura di me, e senza che sospettassi che quella sua straordinaria bellezza era stata creata per nascondere un mecca�nismo inumano dotato di un cervello artificiale gelido e spietato.</p><p>Quello che ero stato costretto a fare avrebbe potuto essere pi� insopportabile se avessi avuto pi� tempo per soffermarmi sul suo aspetto attuale, su come giaceva davanti a me rattrappita, morta e stranamente rimpicciolita, fissandomi con gli occhi che non ve�devano pi�. Ma mentre io stavo chinandomi per esaminare il tu�bo sfuggito dalle mani di Martin, altri quattro sbucarono oltre la svolta della caverna.</p><p>Vedendoli, il signor Dyson grid� e fece un balzo indietro, il che mi procur� quei pochi secondi che mi erano necessari per ri�prendermi dalla sorpresa che avevo provato riconoscendoli e per distruggere anche loro.</p><p>Fred Halstrom, il meccanico del garage, fu il primo ad arretra�re verso la parete della caverna. Samuel Thompson, il professore di ginnastica, era un uomo dalla costituzione atletica, nel fiore degli anni, ma questo non gli imped� di morire con la stessa rapi�dit� del signor Martin. Clifford Andrews non si era occupato che di libri per tutta la vita, e la posizione rattrappita che assunse im�mediatamente sembrava naturale, in lui. Ma non c�era niente di naturale nel modo con cui si mise a barcollare ruotando su se stesso, con le mani strette al petto finch� cadde, scosso da un tre�mito convulso. Theodore Murch, l�uomo in grigio di Lakeview, ci mise due minuti a cadere, arretrando verso la parete della ca�verna come aveva fatto Fred Halstrom, finch� non cadde di schianto in ginocchio.</p><p>Mi sentii sopraffare da uno stordimento cos� forte che temetti per un momento di restar privo di conoscenza. Lo sforzo mi ave�va consumato quasi tutte le energie fisiche, sebbene fossi rimasto sempre immobile, senza neppure alzare un braccio.</p><p>Il signor Dyson si accorse che barcollavo, perch� non perse tempo a sorreggermi e mi lasci� andare solo quando incominciai a stare meglio.</p><p>Ansimava, e io sapevo che quel che io ero stato costretto a fare lo aveva colpito profondamente. Lui ignorava che i Martin non erano esseri umani. E se avessi cercato di dargli delle spiegazioni anche a proposito degli altri sarebbe rimasto cos� sbalordito e in�credulo che non mi avrebbe certamente prestato fede.</p><p>Mi domandavo che cosa avrebbe pensato se gli avessi detto: �Questi quattro uomini che giacciono davanti a noi non sono realmente Thompson, Andrews, Murch e Halstrom. Sono stati creati in modo da somigliare, anzi da essere dei sosia perfetti, di quei quattro, perch� la loro controparte umana rappresenta un tipo caratteristico di Lakeview. Tipi che spiccano senza essere ec�centrici, tanto che nessuno si sarebbe stupito di avere uno di essi come vicino di casa.</p><p>�Una volta afferrata l�importanza di questo, la mossa successi�va non � difficile da capire. In tutte le citt� e i paesi della Terra ci sono molti Andrews, Thompson, Halstrom e Murch, o i loro equivalenti. Quindi, una volta deciso di attuare l�esperimento, sarebbe meglio incominciare con dei tipi caratteristici, simpatici, semplici, accettabili e facilmente riconoscibili.</p><p>�Vede, signor Dyson, per quanto possa sembrare paradossale, sono i tipi qualunque, incolori, quelli che vengono sospettati pi� facilmente quando fanno o dicono qualcosa di appena un po� in�solito. Per evitare i sospetti � necessario tanto conformarsi quan�to non conformarsi ai modi comunemente accettati della societ�, in maniera per� individuale. Il signor Martin era individuabile nella sua conformit� ed � per questo che loro pensavano che il ti�po scelto per lui sarebbe stato probabilmente quello che avrebbe avuto successo. Era il primo: ma fra un mese o fra un anno un Andrews, un Thompson, un Halstrom o un Murch non umani avrebbero probabilmente sostituito il loro equivalente umano a Lakeview.</p><p>�Chi poteva sapere, chi poteva sospettare che il professore di ginnastica della scuola media di Lakeview, o l�equivalente del�l�uomo in grigio di Lakeview, o il tranquillo, simpatico ometto appassionato di libri fossero meccanismi inumani dotati di cervel�lo artificiale e corpi ingegnosamente fabbricati?�</p><p>D�un tratto mi resi conto di aver fatto un grosso sbaglio. Avrei dovuto dire tutto al signor Dyson. Aveva riportato uno shock co�s� terribile che se io avessi tentato di evadere le domande che si�curamente m�avrebbe fatto, qualunque blocco avessi imposto al�la sua mente sarebbe stato l�equivalente di una lobotomia pre�frontale. L�avrei privato della sua personalit�, cosa che non ave�vo il diritto di fare.</p><p>Dovevo parlargli, e avrebbe deciso lui se credermi o no.</p><p>Sapevo di dover essere conciso. Versavamo in pericolo morta�le, e dovevamo affrettarci a raggiungere la grande caverna in cui confluivano tutte le altre, prima che fosse troppo tardi. Quella caverna era aperta, in alto, e ci sarebbe stata molta luce, ma non del tipo di cui il signor Dyson aveva cos� disperatamente bisogno.</p><p>Dover oltrepassare i corpi esanimi di cinque uomini e una don�na che non erano stati umani, e procedere oltre come se niente fosse, sarebbe stata una cosa impossibile, per lui, se non mi fossi affrettato a spiegargli tutto.</p><p>Parlando, continuai a fissarlo. Avevo acceso la lampadina, do�po avergli fatto spegnere la sua, perch� gli tremava forte la mano e io volevo che l�imbocco, oltre la svolta, fosse sempre ben illu�minato. Ma la luce era sufficiente perch� potessi seguire il gioco delle espressioni sulla sua faccia.</p><p>Dapprima era incredulo, poi, man mano che parlavo, mi ac�corsi che cominciava a credermi.</p><p>Non so se riuscii a convincerlo del tutto. Era difficile stabilire, dalla sua espressione, fino a che punto accettasse le mie parole, e fosse in grado di sopportare la realt� delle cose.</p><p>Quando ebbi finito, rimase immobile per un momento, con gli occhi fissi sui corpi stesi a terra. Cadendo, la signora Martin ave�va dimenticato che la bellezza e la grazia devono sempre andare di pari passo in una donna, e ora non era pi� tanto bella e nemmeno tanto �umana�. I capelli le coprivano la faccia nasconden�done le fattezze. Le forme, prima tanto graziose, si erano inflaccidite, come se il meccanismo avesse cominciato a scaricarsi pri�ma che lei finisse di muoversi e avesse cos� dato inizio a quella se�rie di cambiamenti che distruggono le illusioni.</p><p>Quando finalmente il signor Dyson alz� gli occhi per guardar�mi, non dubitai pi�: mi credeva, era perfettamente in s� ed era riuscito ad accettare quello che gli avevo detto. Almeno, quasi tutto. Sarebbe stato impossibile il contrario, in quanto quello che aveva visto con i propri occhi suffragava la veridicit� delle mie parole, e faceva s� che non dubitasse pi� della vera natura dei sei corpi.</p><p>A questo punto, tolsi del tutto il blocco mentale che gli avevo imposto. Leggendo il dolore e il tormento nei suoi occhi, temetti sulle prime di aver commesso uno sbaglio.</p><p>��Tu sai dov�� Laura�� disse.�� Ma questo vuol dire che la puoi salvare?</p><p>��Nulla � certo fin quando non si � fatto�� gli risposi.�� Ma ora le loro menti sono assopite. Non credo che sappiano che sia�mo qui, n� che abbiano modo di saperlo fino al risveglio. Non so�no infallibili, e sebbene i Martin mi tenessero sotto stretta sorve�glianza, ci sono molte cose che non hanno nemmeno cominciato a sospettare, sul conto di Bobby Jackson. Erano i Martin che sor�vegliavano la caverna e li avvertivano.</p><p>��Ci sono molte cose che io ignoro, sul conto di Bobby Jack�son�� dichiar� lui, con tale disperata foga che non potei fingere di non averlo sentito. Ma stavo gi� incamminandomi, e pensai che era meglio proseguire nel buio, sicuro che adesso non si sa�rebbe rifiutato di accompagnarmi.</p></section><section><title><p>12</p><p><emphasis>Laura Hartley</emphasis></p></title><p>Alternai angosciosi periodi di sonno e di veglia, con la certezza che mi avrebbero ucciso. Nei momenti di lucidit� vedevo solo una nuda parete grigia, a tre o quattro metri dal punto in cui ero seduta con le mani legate dietro la schiena, e su quella parete c�era un continuo alternarsi di luci e ombre che si aggrovigliavano senza mai assumere un significato preciso.</p><p>Quanto durer� ancora?, mi chiedevo angosciata. La fine arri�ver� mentre dormo? E sar� cos� esausta da non riuscire a muo�vermi n� a supplicare i miei carnefici quando mi verranno incon�tro con le loro armi terribili?</p><p>E come saranno quelle armi? Come saranno loro? Enormi e informi, fusi con le ombre, privi di viso ma non di vista? E io, co�me sar� io ai loro occhi? Riuscir� a sembrare una creatura cos� minuscola, atterrita, cos� pietosa da destare in essi un fremito di compassione? Oppure, e questo � assai pi� probabile, dovranno uccidermi, distruggermi a causa di quanto ho visto?</p><p>Di quanto ho visto� s�. Ora lo so. Una faccia strappata e rifat�ta. Com�erano educati, formali e gentili, i Martin, quando si fini�va per conoscerli! Il �signor� Martin mi parlava anche quando doveva svolgere un compito che certo per lui non era facile. Tra�sformare il muro del ristorante in energia nucleare radiante e far�mi passare attraverso di esso con l�ausilio di un tubo luminoso che avrebbe potuto distruggerci tutt�e due se lui avesse fatto il minimo errore di calcolo, dev�essere stato molto difficile.</p><p>Ma questo non gli imped� di confessare quanto gi� sapevo fin dal primo momento in cui l�avevo visto strapparsi la faccia vicino alla finestra della biblioteca. Lui non era umano� e non lo era nemmeno la signora Martin.</p><p>Allora mi aveva avvertito che mi avrebbe ucciso, e quando le parole si formarono nella mia mente avrei dovuto capire e sapere che era inutile lottare quando mi comparve alle spalle, al risto�rante.</p><p>Ma l�avvertimento non era stato preciso, ed egli si scus� anche per quello. Il significato delle parole era che loro mi avrebbero uccisa. Ma prima volevano osservarmi da vicino per un certo pe�riodo, per vedere fino a che punto sarebbe giunta la mia dispera�zione e se sarei stata ancora capace di odiarli e di sfidarli. Io avrei dovuto diventare una specie di barometro vivente per dare a loro la possibilit� di �misurare� il grado di resistenza che la razza umana avrebbe opposto quando tutte le citt� e i villaggi della Terra sarebbero stati invasi dai vari Martin. Io ero una fra i primi a scoprire la verit� sui Martin di Lakeview, per questo ero impor�tante ai loro occhi. Ma solo per un po�, solo per poco tempo. C�e�ra anche un giovane che dovevano uccidere e lo tenevano sotto osservazione in un�altra stanza grigia dove le luci e le ombre si al�ternavano di continuo sui muri, e i Martin andavano a parlargli di tanto in tanto cos� come venivano a parlare con me. Era un ven�ditore ambulante di enciclopedie e aveva commesso l�errore di bussare alla porta dei Martin in un momento sbagliato, proprio quando il signor Martin cominciava� be�, a scaricarsi. Succede�va, ogni tanto. Gli pulsavano gli occhi, e questo era il primo sin�tomo. Voleva dire che se non tornava al pi� presto alla Gower Cavern sarebbe diventato cieco e sordo.</p><p>Tutta questa storia avrebbe potuto essere molto divertente, in un certo senso; divertente come una farsa surreale se purtroppo non fosse stata vera. E non c�era niente di farsesco nel ritrovarsi in una stanza�� compartimento, meglio�� tutta grigia a chiedersi perch� continuavo a resistere.</p><p>No, non era affatto divertente.</p><p>A volte riuscivo a chiudere gli occhi, stringendo forte le palpe�bre e indugiavo su un�altra verit� che poteva essere consolante a patto di non evitarla come quasi tutti fanno. Perch� dovevo avere paura di morire dal momento che tutti devono morire? Un av�venimento universale pu� essere davvero cos� brutto come lo di�pingono? Possibile che la natura, nonostante tutte le crudelt� di cui � prodiga, sia anche capace di attuare una cosa tanto irragio�nevole su una scala tanto ampia? Voglio dire, � possibile che la morte sia davvero cos� come comunemente la si dipinge? Dev�es�serci qualcosa nella morte, un segreto profondamente nascosto e che non abbiamo ancora scoperto. Ma quando lo scopriremo, forse la morte non sar� pi� cos� terribile.</p><p>L�unico inconveniente era che quando chiudevo gli occhi a quel modo cominciavo ad appisolarmi, tanto ero esausta, e non c�� nulla di consolante nei sogni che si fanno durante un sonno in�terrotto da periodi di veglia che sono peggio di un incubo.</p><p>Non feci molto caso al bagliore che, dapprima tenue, si accese sulla parete, perch� le ombre continuavano a muoversi e anche le luci, muovendosi, diventavano a tratti pi� intense. Per due o tre minuti l�ignorai completamente, o almeno mi sforzai d�ignorarlo. Ero certa che il gioco di luci e ombre veniva proiettato sulla pare�te da mezzi meccanici e costituiva parte dell�esperimento d�osser�vazione che compivano sulla mia mente, come le frequenti visite dei Martin.</p><p>Ma la nuova luce era pi� ferma e continuava ad aumentare di volume e d�intensit�. Cosicch�, dopo poco fui costretta a consta�tare che la parete cessava d�essere una solida barriera tridimen�sionale perch� attraverso essa stava passando una figura circon�data da un alone luminoso.</p><p>Atterrita, mi dissi che doveva essere il signor Martin, ricordan�do quanto era successo al ristorante. Prima, non era mai entrato in quel modo nel compartimento e se lo faceva adesso significava che�</p><p>Il terrore mi attanagli� il cuore e, per un istante, riuscii solo a fissare l�intruso avvolto di luce, come se non stesse attraversando la parete da solo, ma fosse seguito da un�alta figura con le orbite vuote e una falce in pugno.</p><p>In quel luogo e in quel momento, la Morte non poteva che giungere cos�, come uno scheletro, al seguito di un carnefice cru�dele e spietato che aveva aspetto umano, ma umano non era.</p><p>Poi, d�improvviso, l�urlo che mi era stato quasi strappato dalle labbra e che io non sarei mai stata capace di soffocare, quell�urlo che sarebbe continuato fino a diventare puramente animalesco mentre il mio respiro si fermava, fu spezzato con lo spezzarsi del�l�illusione. Lo sentii morire in gola, quel terribile urlo strangola�to, morire in un milione di frammenti mentre quello che m�aspet�tavo di vedere divenne quello che realmente era. Cio� un cupo fantasma irreale creato dalla mia mente. La minuscola forma di Bobby Jackson emerse dalla parete luminosa e al suo seguito non c�era una torreggiante figura che impugnava la falce e lui stesso era a mani vuote e non aveva neppure un tubo luminoso.</p><p>Appena mi fu vicino, mi parl� mentre mi liberava dai legami:�� Anche una parete solida pu� esser resa permeabile dalla po�tenza del pensiero puro, signorina Hartley, purch� ci si sforzi ab�bastanza. Potr� sembrarvi incredibile, ma � vero. Pu� farlo an�che lei, o il signor Dyson. Un nuovo tipo di uomo sta nascendo e io sono uno dei primi, ma non il solo. Ce ne sono centinaia� mi�gliaia� e altri nasceranno nelle future generazioni. Geni mu�tanti�</p><p>Sembrava che parlasse a se stesso e non a me, e per un mo�mento ebbi la sensazione che il suo trionfo fosse cos� terribile e completo da sbalordirlo, al punto che solo il suono della sua voce poteva dargliene conferma e indurlo ad accettarlo.</p><p>��Abbiamo pochissimo tempo�� continu� in fretta.�� Lei deve fare esattamente quello che le dir� e non esitare, o tirarsi indietro o dubitare della mia capacit� di impedire loro di distrug�gerla. Il signor Dyson la sta aspettando nella caverna e deve rag�giungerlo e uscire all�aperto pi� presto che pu�. La guider� fino a lui e la raggiunger� non appena avr� liberato un giovane che � te�nuto prigioniero come lei. Non c�� niente da temere� basta che abbia completa fiducia in me. Vuole� pu� farlo?</p><p>Era chino su di me, e i suoi occhi erano all�altezza dei miei. Mi sembr� che diventassero pi� grandi, quando incontrai il suo sguardo.</p><p>��S�, Bobby�� risposi.�� Posso� e voglio.</p></section><section><title><p>13</p><p><emphasis>John Dyson</emphasis></p></title><p>Cominciammo a correre insieme. Era sciocco, certamente, ma Laura sembrava decisa a non lasciare la mia mano anche se non poteva ignorare che due persone che corrono affiancate possono progredire pi� velocemente se si sforzano di dimenticare che non sono sole.</p><p>In un certo senso era dannoso, ma in un altro la sensazione di essere vicini ci dava forza e non avrei mai pensato di svincolare la mano, anche se mi preoccupavo soprattutto per la sua salvezza.</p><p>Se non fosse stato per Bobby, che aveva aspettato per assicu�rarsi che non ci fosse pericolo che qualcuno restasse indietro, for�se non saremmo mai usciti alla luce. Bobby aveva detto a Laura che doveva liberare un altro prigioniero, ma doveva avere sco�perto che ce n�erano quattro, invece, perch� insieme a noi usciro�no dalla caverna due giovani e una donna nella quale riconobbi subito la cameriera della tavola calda di Wilmot Street.</p><p>Bobby era ancora nella caverna, ma aveva inviato alla mia mente un messaggio d�avvertimento. Mi fece lo stesso effetto che sentire la sua voce infantile, e anche gli altri la sentirono, perch� ci mettemmo a correre tutti verso una striscia di bosco che corre�va parallela alla caverna lungo il lato opposto di una spianata er�bosa.</p><p>L�avvertimento di Bobby era stato cos� urgente che io temetti che fosse rimasto dove l�avevamo lasciato, fra un nucleo pulsante di oscurit� che quasi oscurava il sole in una caverna aperta verso il cielo, e il mondo esterno.</p><p>�Il loro sonno � diverso dal nostro� mi comunicava telepatica�mente Bobby. �Quando hanno esaurito le loro energie si addor�mentano, di un sonno senza sogni, completamente diverso dal sonno umano. Questa sonnolenza che si autoimpongono li co�stringe all�immobilit�, ma il risveglio � vicino.</p><p>�Uscite dalla caverna e correte. Mettete tutta la distanza possi�bile tra voi e le loro menti. Io eriger� una barriera che impedir� loro di raggiungervi e distruggervi finch� il loro risveglio non sia completo. Ma quando questo avverr�, quando saranno comple�tamente desti, il pericolo sar� maggiore, e io dovr� oppormi a es�si con tutte le mie energie mentali. Allora correr� un gravissimo pericolo, perch� la forza mentale che essi possono esplicare potr� essere anche troppo potente perch� io riesca a sopraffarla. Ma non credo che questo avverr�.</p><p>�Allontanatevi pi� che potete e se la terra comincer� a vibrare gettatevi bocconi e non guardate in direzione della caverna. La luce che sprigioner� potrebbe anche accecarvi.�</p><p>Non avevamo ancora raggiunto il limitare del bosco quando percepimmo la prima vibrazione. Era talmente lieve che non ci parve allarmante e poich� Laura non esit� n� si ferm�, io conti�nuai a correre pensando che se, con un lieve rischio, fossimo riu�sciti a superare quei pochi metri che ci separavano dal bosco, sa�rebbe stato folle non tentare. La seconda scossa fu violentissima, e ci rendemmo conto che dovevamo seguire gli avvertimenti di Bobby.</p><p>Ci fermammo, gettandoci a terra, sempre stretti per mano, senza neppure aver il tempo di scambiarci un�occhiata di sbigotti�to stupore. Per un momento potei solo udire il roco ansimare di Laura e lo scricchiolio delle mie scarpe contro il terreno mentre mi stendevo. Poi sopraggiunse un�altra scossa, cos� violenta da farmi incassare la testa fra le spalle e dovetti lasciare la mano di Laura. Prima di riafferrarla si ud� un improvviso forte crepitio, seguito da tre potenti esplosioni.</p><p>Il primo scoppio fu talmente assordante che se il secondo e il terzo non fossero stati ancora pi� forti sono certo che non li avrei uditi.</p><p>Mi rimbombavano ancora le orecchie quando mi rigirai puntel�landomi sui gomiti. Laura si era messa a sedere e scuoteva la testa, come se anche lei fosse mezzo assordata dalle esplosioni. Fis�sava il cielo con espressione sbalordita e sembrava che non si ren�desse conto della mia presenza accanto a lei.</p><p>Striature di fuoco adornavano il cielo e il bagliore era ancora talmente intenso che fui costretto ad abbassare le palpebre e a te�nere gli occhi chiusi per un momento.</p><p>Quando li riaprii, la vidi. Lucente, argentea, immensa, saliva dritta in cielo, sopra la Gower Cavern. Salendo roteava lenta�mente e tanto grande era la sua bellezza, tanto miracolosa la sua simmetria, che un nodo mi serr� la gola.</p><p>Come in risposta a quello che non potevo fare a meno di pen�sare, una serie di parole si form� nella mia mente. �S�, signor Dyson. � davvero bellissima. Sono esseri freddi, strani, comple�tamente diversi da noi, e non amano la razza umana. Ma sono anche splendidi. Non credo che torneranno. Ora sanno che non sono unici per la Terra, che sta sorgendo un nuovo tipo d�uomo il cui numero andr� crescendo col passare degli anni e che la Terra non potr� essere conquistata cos� facilmente come avevano pen�sato�.</p><empty-line/><p>Fu Laura a vederlo per prima. Esteriormente, Bobby Jackson non era affatto cambiato. Laura mi prese per il braccio e lo indi�c�. Anch�io lo vidi, e non guardai pi� verso il cielo.</p><p>Bobby Jackson era uscito dalla caverna e correva verso di noi attraverso la spianata con la gioia di un adolescente quattordi�cenne. Col volto arrossato e felice e con i capelli scompigliati dal vento.</p><empty-line/><subtitle>FINE</subtitle></section></body><binary id="cover" 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