<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><FictionBook xmlns="http://www.gribuser.ru/xml/fictionbook/2.0" xmlns:l="http://www.w3.org/1999/xlink"><description><title-info><genre>sf</genre><author><first-name>Edmond</first-name><last-name>Hamilton</last-name></author><book-title>Agonia della Terra</book-title><annotation><p>Una bomba superatomica viene lanciata, da una nazione sconociuta, su una piccola citt� americana dove si cela un centro per le ricerche atomiche. L�esplosione ha per effetto di rompere la continuit� del tempo e sbalestrare la piccola citt�, intatta, in un�epoca dell�avvenire, a milioni di anni nel futuro, in una Terra morente e arida, inabitabile e deserta. La Federazione delle Stelle, che governa tutti i mondi del futuro, interviene per evacuare la popolazione della citt� su un altro pianeta. Ma la popolazione si ribella, e, con l�aiuto di uno scienziato del futuro, alla Terra morente viene iniettata una potente carica atomica che ha la virt� di riscaldarla nuovamente. Gli ultimi superstiti rimangono quindi sulla Terra rinata e la vita degli abitanti della piccola citt� pu� riprendere il suo corso normale, nella eterna storia dell�Universo.</p></annotation><date value="1953-09-10">1953</date><coverpage><image l:href="#cover"/></coverpage><lang>it</lang><src-lang>en</src-lang><translator><first-name>Pietro</first-name><last-name>Leoni</last-name></translator></title-info><src-title-info><genre>sf</genre><author><first-name>Edmond</first-name><last-name>Hamilton</last-name></author><book-title>City at World's End</book-title><date>1951</date><lang>en</lang></src-title-info><document-info><author><first-name>Your</first-name><last-name>Name</last-name></author><program-used>FictionBook Editor Release 2.6, fb2cut 2.5.4, fb2cut 2.6.2</program-used><date value="2011-09-22">22 September 2011</date><id>6750D07C-16C5-4CB7-9126-1FEAB332FAA2</id><version>1.0</version></document-info><publish-info><book-name>Agonia della Terra</book-name><publisher>Mondadori</publisher><city>Milano</city><year>1953</year><sequence name="Urania" number="23"/></publish-info></description><body><title><p>Edmond Hamilton</p><p>Agonia della Terra</p></title><section><title><p>1</p><p><emphasis>Il cataclisma</emphasis></p></title><p>Kenniston comprese pi� tardi che quella era proprio come la morte. Sapeva che avrebbe dovuto morire, un giorno o l�al�tro, ma non ci credeva. Sapeva che la guerra atomica, tanto temuta, poteva cominciare con un colpo a tradimento, ma non lo aveva mai creduto.</p><p>Non lo aveva mai creduto, cio�, fino a quel mattino di giu�gno, quando la bomba cadde proprio su Middletown. Non ci fu, del resto, tempo per accorgersene. Non si pu� dire o vede�re una cosa che arriva pi� veloce del suono. Stava cammi�nando per Mill Street, verso il laboratorio, e si accingeva a parlare alla guardia che veniva verso di lui, in quel momento, il cielo si spalanc�.</p><p>Fu come se la volta celeste si fendesse in due, e sopra tutta la citt� scesero un calore e una vampata di luce cosi rapidi, cos� violenti che l�aria stessa parve incendiarsi e divampare in una fiammata enorme. In quella frazione di secondo, mentre il cielo fiammeggiava e il terreno sobbalzava violen�temente, Kenniston cap� che quello era l�attacco di sorpresa tanto temuto e che la prima bomba superatomica era esplosa sulla citt�...</p><p>Quello doveva essere l�effetto dello spostamento d�aria, pens� Kenniston, mentre si trovava disteso, con la bocca sul marciapiede viscido. Proprio lo strano effetto che impedisce ai morenti di sentire dolore. Rimase cos�, disteso, ad aspetta�re la fine. Ma il bagliore accecante che aveva attraversato il cielo svan� e la terra torn� immobile. In una frazione di se�condo era tutto finito.</p><p>Doveva essere morto. Oppure, molto probabilmente, stava morendo adesso, e ci� spiegava forse la luce offuscata e quello spaventoso silenzio.</p><p>Riusc� ad alzare la testa e si rimise poi in piedi, tremante, col respiro grosso e il cuore che gli batteva furiosamente, mentre cercava di reprimere l�impulso di mettersi a correre, chiss� dove. Guard� lungo Mill Street. Si aspettava di vedere edifici polverizzati, crateri fumanti, fuoco, vapori e devasta�zioni. Ma quel che vide era assai pi� sorprendente e, strano a dirsi, anche pi� spaventoso.</p><p>Vide cio� che Middletown si stendeva come sempre, im�mutata e pacifica, sotto il sole.</p><p>La guardia alla quale stava per parlare prima dell�esplosio�ne era ancora l�, davanti a lui: si stava rialzando lentamente, aiutandosi con le mani e coi ginocchi, nel punto dove la scos�sa l�aveva gettata. Aveva la bocca spalancata e il berretto gli era ruzzolato lontano. Pi� in l�, c�era una vecchia con uno scialle sulla testa. Anche lei si trovava in quel punto prima dell�esplosione. Si appoggiava ora al muro e guardava il sac�chetto di provviste che le era caduto a terra sfasciandosi e spandendo in giro cipolle e scatole di conserve. Automobili e autobus si muovevano ancora in fondo alla strada e stavano rallentando per fermarsi. Nient�altro.</p><p>La guardia si avvicin� a Kenniston.</p><p>Era un giovane svelto e intelligente, ma adesso aveva la faccia inespressiva e gli occhi imbambolati.</p><p>�Che cos�� successo?� domand� con voce rauca.</p><p>�Siamo stati colpiti da una bomba, una superatomica� rispose Kenniston. Le sue parole sembravano strane e im�probabili anche a lui.</p><p>�Siete pazzo?� disse l�uomo, fissandolo stupito.</p><p>�S�, credo di esserlo davvero. Credo proprio che questa sia l�unica spiegazione.�</p><p>Il suo cervello ricominciava a ragionare. L�aria si era fatta improvvisamente fredda e strana. La luce del sole si era affie�volita, aveva una colorazione rossastra e non riscaldava pi�. La vecchia, stretta nel suo scialle, piangeva. Poi, sempre piangendo, si mise in ginocchio. Kenniston credette che vo�lesse pregare; si mise invece a raccogliere le sue cipolle, con gesti impacciati come quelli di un bambino, cercando di ri�metterle nel sacchetto di carta che si era strappato.</p><p>�Ma certo!� disse la guardia. �Ho letto tante cose, sulle bombe superatomiche, nei giornali. Ho letto che sono migliaia di volte pi� potenti delle atomiche di una volta. Se una superatomica colpisse una citt�, la distruggerebbe completamente.� Si convinceva sempre pi� di quanto af�fermava. �Quindi, non dev�essere stata una superatomica. Questo � certo.�</p><p>�Ma non avete visto quella tremenda vampata in cielo?� disse Kenniston.</p><p>�Certo che l�ho vista, ma...� E qui la faccia della guar�dia si rischiar�. �Be�, deve essere stata una bomba che ha fatto cilecca. Hanno voluto spaventare tutto il mondo con questa superatomica... e poi non � nemmeno scoppiata.� Rise rumorosamente, con visibile sollievo. �Non � ridico�lo? Vi raccontano su tutti i toni, per anni, quanto � terribile, e poi fa soltanto una vampata come una girandola di fuochi artificiali!�</p><p>Poteva anche darsi che fosse cos�, pens� Kenniston, con un selvaggio impeto di speranza. Poteva anche darsi che fos�se cos�.</p><p>Poi guard� in alto, e vide il sole.</p><p>�Forse � stata solo una fanfaronata, sin dal principio� continu� la guardia. �Forse non avevano nemmeno la su�peratomica!�</p><p>Kenniston, senza abbassare gli occhi dal sole, parl� con le labbra aride: �L�avevano, l�avevano, purtroppo. E ne hanno usata una contro di noi. E credo anche che noi siamo morti e non lo sappiamo ancora. Non sappiamo ancora che non sia�mo pi� che spiriti e non viviamo pi� sulla terra.�</p><p>�Non viviamo pi� sulla terra?� proruppe la guardia, adirata. �Be�, sentite...�</p><p>Ma le parole si spensero in un mormorio, mentre i suoi oc�chi seguivano la direzione dello sguardo di Kenniston e si fis�savano nel sole.</p><p>Non era il sole! Non era, cio�, il sole che essi e tutte le ge�nerazioni d�uomini che li avevano preceduti avevano visto sempre e conosciuto come una luminosa orbita dorata. Questo sole, che ora vedevano, lo potevano guardare benis�simo, senza nemmeno socchiudere gli occhi. Potevano guardarlo a lungo, finch� volevano, perch� non era pi� che una grossa palla rossastra, con una sottile aureola di splen�dore ai margini. Si trovava pi� in alto, nel cielo. E l�aria era pi� fredda.</p><p>�Non � pi� allo stesso posto� disse la guardia. �E sem�bra diverso.� Rimase assorto, cercando di ricordarsi le no�zioni imparate a scuola, poi riprese: �La rifrazione, dev�essere. La polvere sollevata da quella bomba della malora, che ha fatto cilecca!�</p><p>Kenniston non volle insistere. A che poteva servire? Non valeva certo la pena di dirgli ci� che egli, come scienziato sa�peva benissimo, che cio� nessun possibile fenomeno di rifra�zione avrebbe mai potuto influire sul sole in quel modo e far�gli assumere un aspetto simile.</p><p>�Pu� darsi che abbiate ragione� disse, semplicemente.</p><p>�Ma certo, che ho ragione!� disse la guardia, ad alta vo�ce. Ma non guardava pi�, lass� nel cielo, verso il sole; sem�brava volesse evitarne la vista.</p><p>Kenniston riprese la strada lungo Mill Street. Stava per andare al laboratorio, quando quella cosa terribile era acca�duta. Continu� in quella direzione. Voleva sapere ci� che Hubble e gli altri gli avrebbero detto, su quanto era accaduto.</p><p>Rise un po�, parlando fra s�.</p><p>�Sono uno spettro che va a discorrere con altri spettri, della nostra improvvisa morte.� Poi si riscosse, con un sen�timento di ribellione e di fermezza: �Smettila! Sei uno scienziato. A che serve, la scienza, se perdi cos� facilmente le staffe di fronte a un fenomeno inspiegabile?�</p><p>Quella, tuttavia, era una sottovalutazione degli avveni�menti. Una superatomica scoppiata su una cittadina di cin�quantamila abitanti, e nulla mutava, fuorch� il sole nel cielo. Era qualcosa di pi� che un fenomeno inspiegabile.</p><p>Kenniston prosegu� la sua strada. Camminava in fretta perch� l�aria era stranamente fredda. Non si ferm� a parlare con le persone sbalordite che incontrava. Si trattava, per lo pi�, di operai che stavano avviandosi al lavoro negli stabili�menti di Middletown, quando il fatto era accaduto; e stavano ora discutendo di quel lampo e di quella fiammata improvvi�si. La parola che Kenniston udiva pi� frequentemente era <emphasis>terremoto. </emphasis>Non apparivano tuttavia preoccupati, quegli uo�mini. Sembravano eccitati e forse erano anche soddisfatti che qualcosa fosse venuto a interrompere la grigia unifor�mit� della loro vita. Alcuni di loro guardavano su, nel cielo, quello strano sole rossastro, ma sembravano pi� perplessi che preoccupati.</p><p>L�aria era fredda e umida. E quella luce rossa, nebbiosa, era assai strana. Ma ci� non preoccupava molto quegli uomi�ni che non ci trovavano nulla di diverso dall�aria fredda e dal�la luce sporca che spesso preannunciano un uragano, nel Middle West.</p><p>Kenniston entr� dal cancello nell�edificio di mattoni, annerito dal fumo, che recava l�insegna LABORATORI RICER�CHE INDUSTRIALI. Il guardiano, imperturbabile, gli fece un cenno.</p><p>N� quel guardiano, n� alcuno dei cinquantamila abitan�ti di Middletown, salvo pochi funzionari, sapevano che quegli apparenti laboratori industriali erano in realt� uno dei pi� importanti centri per la difesa atomica degli Stati Uniti.</p><p>Gente furba, pensava Kenniston. Gli incaricati del decen�tramento dei laboratori atomici erano infatti stati molto fur�bi nel collocare quell�importante centro di ricerche in quella piccola cittadina industriale del Middle West.</p><p>Ma non abbastanza furbi, pensava.</p><p>No, certo. Non abbastanza furbi. Il nemico, ancora sconosciuto, doveva avere scoperto il segreto e aveva dato la prima mazzata proprio su quel centro nevralgico della difesa atomica, nascosto nella piccola citt� di Middle�town.</p><p>Una superatomica, per annientare quel centro nevralgico, prima ancora che la guerra scoppiasse. Solo che la superatomica aveva fatto cilecca. Ma era poi vero? Il sole era un sole diverso. E l�aria era fredda e strana.</p><p>Crisci incontr� Kenniston all�ingresso dell�edificio centra�le. Crisci era il membro pi� giovane del personale scientifico. Era un uomo alto, dai capelli neri. Cercava di celare la pro�pria emozione con un�aria indifferente.</p><p>�Sembra che sia cominciata� disse, rivolgendo a Ken�niston un sorriso. �Il cataclisma atomico! I fuochi d�artifi�cio di fine spettacolo!� Poi, il suo viso si fece serio. �Ma perch� quella bomba non ci ha polverizzati, Kenniston? Ne capisci qualche cosa, tu?�</p><p>�Gli apparecchi non hanno registrato nulla?� gli do�mand� Kenniston.</p><p>�Nulla. Assolutamente nulla.�</p><p>Questo, pens� Kenniston, confermava la pazza improba�bilit� di tutta quella faccenda.</p><p>�Dov�� Hubble?� domand�.</p><p>Crisci fece un gesto vago.</p><p>�Lass�. Ci ha ordinato di chiamare Washington; ma tut�te le linee sono interrotte e anche il contatto radio non � stato ancora possibile.�</p><p>Kenniston attravers� il cortile. Hubble, il capo del laboratorio, guardava il cielo annebbiato e quel sole rosso e opaco che si poteva impunemente fissare senza rimanere abbaglia�ti. Non aveva che cinquant�anni ma sembrava pi� vecchio, in quel momento. Aveva i capelli in disordine e il suo viso ma�gro aveva i lineamenti contratti.</p><p>�Non si pu� nemmeno immaginare di dove sia venuta quella bomba� disse Kenniston.</p><p>Poi cap� che i pensieri di Hubble erano altrove, perch� l�al�tro fece col capo, distrattamente, un segno di assenso.</p><p>�Guarda quelle stelle, Kenniston.�</p><p>�Stelle? Delle stelle, in pieno giorno?�</p><p>Poi, guardando in alto, Kenniston si accorse che si poteva�no vedere le stelle, ora. Apparivano come dei deboli punti scintillanti, dappertutto, sopra quello strano cielo oscurato, persino vicino a quel sole opaco.</p><p>�Sono in una posizione sbagliata� afferm� Hubble. �Sono tutte in una posizione sbagliata.�</p><p>�Ma che cosa � accaduto?� domand� Kenniston. �� vero che quella superatomica ha fatto cilecca?�</p><p>Hubble abbass� lo sguardo su di lui, sbattendo le pal�pebre.</p><p>�No� disse a bassa voce. �Non ha fatto cilecca. � scoppiata per davvero.�</p><p>�Ma se quella superatomica � scoppiata, allora...�</p><p>Ma Hubble non lo ascoltava pi�. Entr� nel suo ufficio e cominci� a togliere dagli scaffali dei volumi. Con grande sorpresa di Kenniston, li apr� alle pagine relative ai dia�grammi astronomici. Poi, Hubble prese una matita e comin�ci� a scarabocchiare rapidamente dei calcoli su un bloc�chetto di carta.</p><p>Kenniston gli afferr� una spalla.</p><p>�In nome del Cielo, Hubble, questo non � il momento adatto per le teorie scientifiche! La citt� non � stata colpita, ma qualche cosa di veramente grosso � accaduto, e...�</p><p>�Vai al diavolo e lasciami stare� brontol� Hubble senza voltarsi.</p><p>Quell�insolito modo di fare di Hubble ridusse Kenniston al silenzio. Hubble continu� nei suoi calcoli, consultando spes�so i diagrammi dei libri. L�ufficio era silenzioso, come se nul�la di nulla fosse accaduto. Infine, Hubble si volse. La sua ma�no tremava un poco, mentre indicava i calcoli tracciati sul blocchetto di carta.</p><p>�Vedi quei calcoli, Ken? Sono la prova: la prova di qualche cosa di impossibile. Che deve fare uno scienziato, quan�do si trova di fronte a una situazione simile?�</p><p>Kenniston pot� scorgere, nel grigio volto di Hubble, il dubbio, il tormento e il timore, e questo aumentava la paura istintiva da cui si sentiva afferrare. Ma prima che potesse parlare, entr� Crisci.</p><p>�Non ci � stato ancora possibile metterci in contatto con Washington� annunci� questi. �Non riusciamo a capire: le nostre chiamate rimangono completamente senza rispo�sta. Pare quasi che, all�infuori di Middletown, non vi sia altra stazione al mondo che trasmetta alcunch�.�</p><p>Hubble gett� un�occhiata sul blocchetto dei suoi calcoli.</p><p>�Tutte queste circostanze confermano la mia ipotesi. Proprio cos�!�</p><p>�Ma che cosa pensate?� domand� Crisci, ansiosamen�te. �Quella bomba � esplosa su Middletown, anche se non ci ha colpito. Eppure sembra che tutto il mondo, all�infuori di Middletown, sia improvvisamente diventato muto!�</p><p>Kenniston, ancora impressionato da quanto aveva veduto sul viso di Hubble, attese che l�anziano scienziato dicesse lo�ro ci� che sapeva o pensava. Ma il campanello del telefono ri�suon� in quel momento, stridente.</p><p>Era l�apparecchio di comunicazione con il guardiano, al�l�ingresso dei laboratori. Hubble afferr� il ricevitore.</p><p>�S�, lascialo entrare� rispose dopo un attimo, e appese. �� Johnson, l�elettricista che ci ha fatto dei lavori di ripara�zione� disse rivolto agli altri due. �Abita alla periferia del�la citt�.�</p><p>Quando Johnson entr�, Kenniston si accorse subito che quell�uomo era in preda a un folle terrore.</p><p>�Ho pensato che voi poteste saperlo� disse a Hubble. �Qualcuno deve pur dirmi che cosa � accaduto, altrimenti impazzisco! Ho un campo di grano, signor Hubble; � un campo abbastanza esteso, recintato da una siepe, e al di l� di quella siepe vi � la fattoria del mio vicino.�</p><p>L�uomo cominci� a tremare.</p><p>�Ebbene, cosa � accaduto al vostro campo di grano?� domand� Hubble.</p><p>�Una parte del mio campo � scomparsa� disse Johnson �e anche la siepe, e anche la fattoria! Signor Hubble, � tutto scomparso, tutto...�</p><p>�Effetto dello spostamento d�aria� spieg� Hubble, gentilmente. �Una bomba ha colpito la citt� pochi minuti or sono, lo sapete.�</p><p>�No� insistette Johnson. �Mi trovavo a Londra, du�rante l�ultima guerra. So che danni pu� fare un�esplosione. Questa non � una distruzione. �...� Si interruppe. Pareva cercasse le parole adatte, ma non le trovava. �Ho pensato che voi poteste sapere cos��.�</p><p>Kenniston sent� in quel momento che quel gelido senso premonitore che gli era sorto nell�animo assumeva ora la for�ma di un indistinto terrore, troppo forte e angoscioso da sop�portare.</p><p>�Voglio uscire a dare un�occhiata� disse.</p><p>Hubble lo guard� e fece un cenno di assenso col capo. Poi si alz�, lentamente, come se non volesse andare ma costrin�gesse se stesso a farlo.</p><p>�Possiamo vedere ogni cosa dalla torre dell�acquedotto, credo...� disse. �Quello � il punto pi� alto della citt�. Tu in�sisti nel tentativo di comunicare con l�esterno, Crisci.�</p><p>Kenniston usc� con lui dai laboratori e, attraverso Mill Street e le rotaie del deposito ferroviario, si diresse verso la torre dell�acquedotto di Middletown.</p><p>L�aria si era fatta pi� fredda. I raggi rossi del sole non ave�vano alcun calore, e Kenniston, quando afferr� la ringhiera della scala per cominciare a salire sulla torre, sent� che le sbarre di ferro erano fredde come ghiaccio. Segu� Hubble su per la scala, tenendo gli occhi fissi sulle scarpe del suo supe�riore. Fu una lunga salita. Dovettero fermarsi una volta, per riposare. Il vento soffiava sempre pi� forte, a mano a mano che salivano. Pareva a Kenniston che quel vento umido aves�se un odore di muffa; come se quell�aria soffiasse da profon�de tombe scavate nella roccia.</p><p>Giunsero infine alla piattaforma, riparata da una ringhie�ra che correva tutto attorno al grosso serbatoio dell�acqua. Kenniston guard�, in basso, la citt�. Vide gruppi di persone che si raccoglievano agli angoli delle strade. Vide automobili, alcune delle quali si muovevano lentamente, ma le pi� erano ferme e ingombravano le strade. Regnava su tutto un silen�zio pesante.</p><p>Hubble diede uno sguardo rapido alla citt�. Middletown era tutta sotto di loro, coi suoi fabbricati intatti nel punto do�ve si erano sempre trovati, con la statua bronzea di una senti�nella, a ricordo dei caduti nella Guerra Civile, proprio al cen�tro della piazza, col fumo che saliva lentamente dalle ciminiere degli stabilimenti. Poi Hubble guard� verso l�esterno della citt�. Non parl�, ma rimase immobile, con gli occhi fis�si. Anche Kenniston volse istintivamente lo sguardo in quella direzione.</p><p>Guard� a lungo, prima di cominciare a rendersi conto del�la realt�. Le retine dei suoi occhi continuavano a registrare quella immagine, ma il cervello si rifiutava di dare un senso, un significato qualsiasi a quella incredibile visione. Impossi�bile... impossibile... No! No! Doveva essere la polvere, o la ri�frazione, o una illusione creata da quella nebbiosa luce sola�re, qualsiasi cosa, ma non la realt�. Non ci poteva essere, per tutte le leggi note dal tempo della Creazione, una realt� come quella!</p><p>Tutto il paesaggio, attorno a Middletown, era scomparso. I campi, i campi verdi e lisci del Middle West, il fiume, i tor�renti, le vecchie fattorie sparse qua e l�, tutto era scomparso. Quel paesaggio era completamente diverso, estraneo, e si stendeva attorno alla citt� come un paese sconosciuto.</p><p>Pianure tristi e vuote, fatte di terra color giallo ocra, battu�te dal vento, si perdevano in una catena di colline frastaglia�te, che non erano mai esistite prima. Il vento soffiava su quel mondo nudo e senza vita, muoveva le zolle e sollevava nubi di polvere giallognola. Il sole sovrastava tutto ci� come un grande occhio opaco, dalle ciglia di fuoco. Le stelle scintil�lanti pendevano solenni nel cielo, e tutto, la Terra, le stelle, il sole, aveva un aspetto di morte. Tutto era avvolto da un silen�zio di attesa, in una dimensione che non aveva pi� nulla di nuovo.</p><p>Kenniston strinse spasmodicamente le sbarre di ferro del�la ringhiera, con la sensazione spaventosa che tutta la realt� gli crollasse attorno, e cerc� freneticamente una spiegazio�ne, una spiegazione razionale qualsiasi di quell�impossibile scenario.</p><p>�Ma, allora, la bomba... la bomba ha in qualche modo di�strutto tutto il paesaggio attorno a noi, invece di distruggere Middletown?�</p><p>�Potrebbe mai una bomba far scomparire un fiume, e far sorgere quelle colline, e trasformare i campi, in quella ter�ra arida e gialla?� disse Hubble. �Potrebbe mai, una bom�ba, fare tutto ci�?�</p><p>�Ma, per l�amor del Cielo, allora... che cosa...�</p><p>�Quella bomba ci ha colpito, Kenniston. � scoppiata proprio su Middletown, e ha fatto qualche cosa...� Hubble si interruppe, balbettando, poi prosegu�: �Nessuno sapeva, in realt�, che cosa potesse fare una bomba superatomica. Esistevano teorie logiche, previsioni sui suoi effetti, ma nes�suno sapeva nulla in realt�, eccetto il fatto che una forza im�mane sarebbe stata improvvisamente scatenata. Ebbene, quella forza � stata scatenata sopra Middletown. Ed � stata una forza violentissima. Tanto violenta che...�</p><p>Hubble si arrest� nuovamente, come se non avesse abba�stanza coraggio per esprimere la certezza che si era ormai formata in lui. Fece un gesto vago verso il cielo annebbiato.</p><p>�Quello � il nostro sole� disse �proprio il nostro sole... ma � vecchio ora, molto vecchio. E quella Terra che vedi lag�gi� � vecchia anch�essa, nuda, sterile, corrosa e morente. E le stelle... Hai guardato le stelle, Ken, ma non le hai <emphasis>vedute. </emphasis>So�no diverse. Le costellazioni sono scompaginate dal moto del�le stelle, e questo � unicamente dovuto all�opera di milioni di anni.�</p><p>�Milioni di anni?� bisbigli� Kenniston. �Ma, allora, tu credi che la bomba...� Tacque di colpo, e cap� in quel mo�mento che cosa aveva dovuto provare Hubble quando aveva compreso la realt�. Come si poteva dire una cosa che nessu�no aveva detto mai, prima?</p><p>�S�, la bomba...� disse Hubble. �Una forza, una vio�lenza pi� grande di qualsiasi altra mai conosciuta. Una vio�lenza troppo grande per essere contenuta nei confini ordina�ri della materia. Troppo grande per sprecare la sua energia in una insignificante distruzione fisica. Invece di distruggere gli edifici, quella violenza <emphasis>ha distrutto lo spazio e il tempo.</emphasis>�</p><p>Il rifiuto di Kenniston a tutto ci� si espresse in un grido rauco.</p><p>�Hubble! No! Questa � pazzia! Il tempo � assoluto...�</p><p>�Tu lo sai che non � cos� obiett� Hubble. �Tu lo sai, dai lavori di Einstein, che il tempo per se stesso non esiste, che esiste invece una continuit� spazio-tempo. E questa con�tinuit� � ricurva, e una forza sufficientemente grande potreb�be sbalestrare la materia da un punto all�altro della curva.�</p><p>Sollev� una mano tremante verso quello spettrale paesag�gio, oltre i limiti della citt�.</p><p>�E quella forza immensa, sprigionatasi dalla prima bomba superatomica, ha compiuto tutto ci�. Ha spedito que�sta citt� in un�altra parte della curva spazio-tempo, in un�al�tra epoca, a milioni di anni nell�avvenire, in questa Terra mo�rente del futuro!�</p></section><section><title><p>2</p><p><emphasis>L�incredibile</emphasis></p></title><p>Quando tornarono nei laboratori, il resto del personale li sta�va attendendo. Erano in tutto una dozzina di uomini, di et� varia, da quella di Crisci a quella del vecchio Beitz, e se ne stavano, rabbrividendo, di fronte all�edificio, nella fredda e rossastra luce del sole. Anche Johnson era con loro, in attesa della sua risposta. Hubble guard� Johnson, poi tutti gli altri.</p><p>�� meglio che rientriamo� disse.</p><p>Nessuno rivolse quelle domande che pur premevano den�tro ciascuno di loro. Silenziosamente, seguirono Hubble at�traverso il portone dell�edificio. Si muovevano a scatti, con impaccio, come se la tensione nervosa fosse divenuta tale da inibire i loro riflessi. Anche Kenniston li segu�, ma non per tutto il percorso.</p><p>Si ferm� davanti alla porta del suo ufficio, e disse: �Vo�glio accertarmi che non sia successo niente a Carol.�</p><p>�Non dirle nulla di quanto � accaduto, Ken� gli consi�gli� Hubble.</p><p>�No� ribatt� Kenniston. �Non le dir� nulla.�</p><p>Entr� nel suo piccolo ufficio e chiuse la porta. Allung� una mano sulla scrivania per afferrare il ricevitore, ma poi la ri�trasse. Il terrore che prima lo aveva sconvolto ora si era tra�sformato in una specie di torpore, di insensibilit�, come se fosse stato troppo grande per essere contenuto in un corpo umano e fosse traboccato fuori, portando con s� tutta la for�za e la volont�. Guard� quel familiare strumento e pens� alla sua inutilit�, alla inutilit� di quei grossi elenchi della guida telefonica, con una quantit� di nomi e di numeri appartenen�ti a persone che erano una volta vissute nei villaggi e nelle citt� vicine e che ora non esistevano pi�, da... da quanto tem�po? Un�ora e poco pi�, se si pensava in un dato modo. Ma, se si pensava in un altro modo...</p><p>Sedette sulla poltroncina della scrivania. Aveva lavorato a lungo seduto su quella poltroncina e ora tutto quel lavoro non aveva pi� alcun significato. Troppe cose avevano cessato di avere significato. Progetti e idee, dove trascorrere la luna di miele, il modo in cui desiderava vivere, in quale casa, tut�to. La Florida e la California e New York erano parole senza senso, come <emphasis>ieri </emphasis>e <emphasis>domani. </emphasis>Tutto, era scomparso, i tempi e i luoghi, e non restava pi� nulla, eccetto Carol. E forse nemmeno lei, Forse se n�era andata con sua zia per una piccola gita in campagna e, se non si trovava in Middletown quando quella cosa terribile era accaduta, anch�essa, allora, se n�era andata, per sempre... sempre...</p><p>Afferr� il ricevitore con ambo le mani e ripet� il numero pi� volte. La centralinista fu molto paziente, con lui. Tutti telefonavano a Middletown, tutti si chiamavano, e al di so�pra di quei frammenti di conversazioni confuse, Kenniston udiva rimbombare nelle sue orecchie le pulsazioni del suo cuore, e pensava che non aveva alcun diritto di desiderare che Carol fosse ancora l�, in casa sua. Avrebbe dovuto anzi pregare il Cielo che fosse andata in qualche altro posto, per�ch� non poteva desiderare che una persona amata fosse co�stretta a fronteggiare quella vita terribile, che li attendeva. E che vita li attendeva? Chi poteva immaginarselo, in mezzo a tutti quegli orrori indistinti che avrebbero potuto prendere forma?</p><p>�Ken?� disse una voce, nel suo orecchio. �Ken, sei tu? <emphasis>Pronto!</emphasis>�</p><p>�Carol!� disse Kenniston. Tutta la stanza scomparve, come in una nebbia, ai suoi occhi, e non vi fu pi� che quella voce.</p><p>�Ken! � tanto tempo che cerco di chiamarti. Che cosa � accaduto? La citt� � tutta sottosopra. Ho visto un lampo ter�ribile nel cielo, ma non vi � stato alcun temporale, e poi, quel�la scossa... E tu, come stai?�</p><p>�S�, s�, sto benissimo...� Non era affatto spaventata, Ca�rol, almeno non ancora. Era ansiosa, preoccupata, ma non spaventata. Un lampo e una scossa. Allarmante s�, ma non terrificante, non certo la fine del mondo... Kenniston si irri�gid�, facendo forza su se stesso, e disse: �Non lo so ancora, che cosa sia stato.�</p><p>�Ma puoi saperlo? Qualcuno dovrebbe saperlo.� Non era al corrente, naturalmente, che Kenniston lavorava in un centro atomico. A lui non era stato consentito di dirlo a nes�suno, nemmeno alla sua fidanzata e, per lei, Ken non era al�tro che un semplice tecnico di un laboratorio industriale, va�gamente occupato in prove di materiali e cose del genere. La ragazza non aveva mai dimostrato molta curiosit� per il suo lavoro, e lui gliene era stato grato, perch� ci� gli aveva rispar�miato la necessit� di mentirle. Ora le era anche pi� ricono�scente, perch� Carol non poteva crederlo capace di darle informazioni sull�accaduto. In quel modo, avrebbe potuto risparmiarle la verit� ancora per un poco, e rimettersi, lui per primo, dal colpo ricevuto.</p><p>�Far� del mio meglio� la rassicur�. �Ma finch� non saremo sicuri di che si tratta, desidero che tu e tua zia rima�niate in casa, lontano dalla strada. Non si pu� sapere come si comporter� la gente, se � presa dal panico. Me lo prometti? S�... s�. Verr� da te non appena mi sar� possibile.�</p><p>Kenniston riappese il ricevitore e, non appena interrotto il contatto con Carol, perse nuovamente il contatto con la realt�. Si guard� attorno, e l�ufficio gli parve d�improvviso co�me un ambiente irreale, perch� non aveva pi� significato per lui. Avrebbe voluto andarsene al pi� presto, eppure, quando si fu alzato, rimase per un poco con le mani appoggiate alla scrivania, mentre le parole di Hubble gli martellavano in te�sta. Ricordava l�immagine del sole e delle stelle, il triste e in�consueto aspetto della Terra. Si sforzava di convincersi che era tutto impossibile, eppure i fatti non si potevano negare. La lunga sequenza del tempo e poi, d�un tratto, una forza di�rompente... Desiderava disperatamente di fuggire. Riscuo�tendosi, usc� nel corridoio e si diresse all�ufficio di Hubble.</p><p>Erano tutti l�, i dodici uomini del personale e Johnson. Johnson si era rifugiato in un angolo. Lui aveva visto ci� che era accaduto laggi�, ai limiti della citt�, mentre gli altri non si rendevano ancora conto. Cercava di capire l�accaduto e la spiegazione che di esso aveva appena udita. Non era una co�sa piacevole vederlo ripiegato in quello sforzo mentale. Ken�niston guard� gli altri. Aveva lavorato a stretto contatto con tutti loro. Credeva di conoscerli molto bene, avendo vissuto con loro i successi e gli insuccessi del lavoro comune. Capiva ora, invece, che erano tutti estranei, sia verso di lui, sia tra di loro. Erano soli, ognuno in balia della propria paura.</p><p>�Anche se questo fosse vero� stava dicendo, in tono quasi truce, il vecchio Beitz �non potete per� affermare esattamente quanto tempo sia trascorso. E soprattutto, ba�sandovi unicamente sulle stelle.�</p><p>�Non sono un astronomo� ribatt� Hubble �ma chiun�que pu� calcolarlo dai diagrammi, in base al moto delle stelle e ai mutamenti delle costellazioni. Non esattamente, certo, ma con quell�approssimazione che pu�, almeno per ora, inte�ressarci.�</p><p>�Ma se la continuit� del tempo fosse stata realmente spezzata, se questa citt� avesse realmente fatto un balzo di milioni di anni...� La voce di Beitz si perdette in un mormorio indistinto. Si morse le labbra, cosciente della inutilit� di quanto stava dicendo, e rimase, come tutti gli altri, a guarda�re Hubble con una espressione cupa.</p><p>�Non crederete certamente a tutto questo, finch� non avrete visto coi vostri occhi� concluse Hubble, scuotendo il capo. �Non vi biasimo affatto. Ma per il momento, dovrete accettare la mia spiegazione come una possibile ipotesi.�</p><p>Morrow si schiar� la gola.</p><p>�E che direte alla gente... agli abitanti della citt�? Avete intenzione di dir loro la verit�?� domand�.</p><p>�Almeno una parte della verit� dovranno conoscerla� rispose Hubble. �La temperatura si far� pi� fredda, molto pi� fredda, specialmente durante la notte, e dovranno essere preparati ad affrontare questa evenienza. Ma dobbiamo evi�tare le manifestazioni di panico. Stanno venendo da me il sindaco e il capo della polizia, e decideremo la cosa con loro.�</p><p>�E quei due ne sono gi� a conoscenza?� domand� Kenniston.</p><p>�No� rispose Hubble.</p><p>Johnson si mosse d�improvviso. Si avvicin� a Hubble: �Sar� al sicuro, mio figlio?�</p><p>�Vostro figlio?� domand� Hubble, guardandolo inter�detto.</p><p>�S�. Se n�� andato stamattina di buon�ora alla fattoria di Martisen, per farsi preparare un aratro. Quella fattoria si tro�va a due miglia fuori dalla citt�, verso nord. Che ne � stato di lui, signor Hubble... � al sicuro?�</p><p>Quello era il segreto tormento che non aveva ancora espresso a parole.</p><p>�Credo che non abbiate da preoccuparvi per lui, signor Johnson� rispose Hubble con pietosa menzogna.</p><p>Johnson fece col capo un cenno affermativo, ma appariva sempre preoccupato.</p><p>�Grazie, signor Hubble� disse. �Sar� meglio che torni a casa, ora. Ho lasciato mia moglie in una crisi di dispera�zione.�</p><p>Un paio di minuti dopo la sua partenza, Kenniston ud� al�l�esterno la sirena di un�auto, che venne a fermarsi davanti al�l�edificio.</p><p>�Dovrebbe essere il sindaco� disse Hubble.</p><p>Un ben debole appoggio, in una circostanza come questa, pens� Kenniston. Non che il sindaco fosse un cattivo uomo. Non era pi� presuntuoso, inefficiente o venale di qualsiasi altro sindaco di provincia. Gli piacevano i bambini e l�oratoria, si preoccupava dei colori della sua cravatta e si diceva che fosse, comunque, un buon marito e un buon padre. Ma Kenniston non poteva certo immaginarsi Bertram Garris come capo del suo popolo. Questi suoi pensieri non mutarono af�fatto quando Garris entr� con le sue guance rosee di uomo ben pasciuto, con quel suo viso di piccolo uomo soddisfatto della sua piccola carriera nella sua piccola citt�. In quel mo�mento, appariva considerevolmente turbato e perplesso, ma solo superficialmente, anzi, forse pi� interessato che spaven�tato dalla prospettiva di essere al centro di un avvenimento importante.</p><p>Kimer, il capo della polizia, era tutt�altra cosa. Era alto e angoloso, era stato testimone di molte brutture ed esprimeva una specie di dura saggezza. Non un uomo brillante, certo, pens� Kenniston, ma capace di imporre le cose che si dove�vano fare. E Kimer appariva assai pi� preoccupato del sin�daco.</p><p>Garris si volse immediatamente a Hubble. Era ovvio che aveva un grande rispetto per lui e che era orgoglioso di tro�varsi da pari a pari con un personaggio tanto importante che, com�egli sapeva, era uno degli scienziati atomici pi� in vista nella nazione.</p><p>�Avete qualche notizia, dottor Hubble? Non abbiamo ancora potuto metterci in comunicazione con l�esterno e cor�rono dappertutto le voci pi� disparate. Credevo dapprima che aveste avuto un�esplosione qui nel laboratorio, ma...�</p><p>Kimer lo interruppe.</p><p>�Si sta spargendo la voce che una bomba atomica ci ha colpiti, dottor Hubble. Molti abitanti sono spaventati. Se la paura si diffonde, dovremo presto fronteggiare il panico. Ho sparpagliato i miei agenti nelle strade per calmare la popola�zione, ma desidererei avere una storia precisa da raccontare, e soprattutto una storia che sia credibile.�</p><p>�Una bomba atomica!� esclam� il sindaco Garris. �Ma � una sciocchezza, questa! Siamo tutti vivi e non vi � stato alcun danno. Il dottor Hubble pu� ben dirvi che le bombe atomiche...�</p><p>Per la seconda volta, Garris fu interrotto brevemente, que�sta volta da Hubble.</p><p>�Non si tratta di una bomba ordinaria, e le voci che corrono sono purtroppo vere, a questo proposito.� Tacque un attimo e poi, lentamente, sillabando le parole, aggiunse: �Una bomba superatomica � esplosa un�ora fa, per la pri�ma volta nella storia, proprio su Middletown.�</p><p>Hubble lasci� che i due nuovi venuti comprendessero il si�gnificato delle sue parole. Era una cosa piuttosto penosa, e Kenniston distolse lo sguardo per guardare fuori della fine�stra, verso quel cielo annebbiato e quel sole rosso e triste, e si sent� un nodo allo stomaco. �Eravamo stati ammoniti� pens� �per anni, che stavamo giocando con forze troppo potenti per noi.�</p><p>�La bomba non ci ha distrutti� stava dicendo Hubble.</p><p>�In questo, siamo stati fortunati. Ma ha avuto certi... effetti.�</p><p>�Ma io non capisco� disse il sindaco, con tono lamen�toso. �Non capisco davvero... Certi effetti? Quali?�</p><p>Hubble espose loro con tranquilla chiarezza le sue conclu�sioni.</p><p>Il sindaco e il capo della polizia di Middletown, uomini normali di una citt� normale, abituati a vivere la loro vita in modo normale, ascoltavano quella cosa incredibile. Ascolta�vano, cercando di comprendere. Cercavano di comprendere, ma non vi riuscivano. Perci� respinsero quella conclusione incredibile.</p><p>�Ma � pazzesco� esplose irosamente Garris. �Middle�town scaraventava nel futuro? Solo a sentir dire una cosa si�mile... Che cosa volete farci credere, dottor Hubble?�</p><p>Si espresse in modo anche pi� vivace di questo. E altret�tanto fece Kimer. Ma Hubble li ridusse alla ragione. Tran�quillo, implacabile, indic� loro il paesaggio desolato attorno alla citt�, il freddo che si faceva sempre pi� acuto, il sole ros�so e invecchiato, la cessazione di ogni contatto col mondo esterno. Spieg� sommariamente la natura del tempo e dello spazio, e in che modo quella cosa incredibile si era realizza�ta. I suoi due ascoltatori non potevano comprendere le sue teorie scientifiche. Ma le accettavano con la fiducia che gli uomini del ventesimo secolo avevano per gli interpreti delle complesse scienze che essi non erano in grado di capire. Le conseguenze fisiche le comprendevano tuttavia perfetta�mente. Anche troppo bene, ora che vi erano costretti dall�evi�denza.</p><p>Infine si convinsero. Il sindaco Garris si lasci� cadere su una sedia. Il suo viso non appariva pi� roseo e le guance si erano fatte cascanti.</p><p>La sua voce non era pi� che un bisbiglio, quando do�mand�: �E adesso, che cosa facciamo?�</p><p>Hubble aveva una risposta pronta, almeno per una parte di quella domanda.</p><p>�Dobbiamo fare in modo che non si sparga il panico� disse. �Gli abitanti di Middletown dovranno apprendere la verit� molto lentamente. Questo significa che nessuno degli abitanti deve per ora uscire dalla citt�... altrimenti capirebbe subito ogni cosa. Vi consiglierei di annunciare che il terreno attorno alla citt� � contaminato dalla radioattivit�, impeden�do a chiunque di uscire dal perimetro urbano.�</p><p>Kimer, il capo della polizia, afferr� subito con patetico ze�lo quella possibilit� di fronteggiare un problema che poteva pi� facilmente comprendere.</p><p>�Posso mettere uomini e barricate alle estremit� delle strade, verso la campagna, questo � abbastanza semplice.�</p><p>�E la compagnia della Guardia Nazionale si sta riunen�do nell�Arsenale� intervenne il sindaco Garris. Aveva anco�ra la voce tremante e l�espressione stordita.</p><p>�E come vanno i servizi pubblici?� domand� Hubble.</p><p>�Sembra che ogni cosa funzioni perfettamente... l�elet�tricit�, il gas e l�acqua potabile� rispose il sindaco.</p><p>�Me l�ero immaginato� pens� Kenniston. La centrale ter�moelettrica, il serbatoio dell�acqua e l�impianto di gas artifi�ciale della citt� di Middletown avevano superato, con gli abi�tanti e le case, l�abisso del tempo.</p><p>�I servizi, i viveri, i combustibili, tutto deve essere imme�diatamente razionato� stava dicendo Hubble. �Proclama�te questo come misura d�emergenza.�</p><p>Il sindaco Garris parve pi� sollevato nel sentirsi dire ci� che doveva fare.</p><p>�S�. Provvederemo subito.� Poi domand�, timidamen�te: �Non vi � alcuna possibilit� di mettersi in contatto col resto del mondo?�</p><p>�Il resto del mondo� gli ricord� Hubble �� rimasto dietro di noi di alcuni milioni di anni. Dovrete ricordarvi di questo.�</p><p>�Gi�... � vero. Me ne dimentico continuamente� disse il sindaco. Poi rabbrivid� e cerc� di pensare ai compiti che lo attendevano. �Ci occuperemo subito di quanto avete sugge�rito.�</p><p>Quando i due se ne furono andati, Hubble guard� acci gliato i suoi colleghi silenziosi. �Parleranno dell�accaduto, naturalmente. Ma se la cosa si diffonde lentamente, non sar� tanto preoccupante. Ci dar� modo di accertare, prima, alcu�ne cose.�</p><p>Crisci scoppi� in un riso stridente.</p><p>�Se tutto ci� � vero, dev�essere un bello scherzo! Tutta la citt� scaraventata nel futuro, verso la fine del mondo, senza che nemmeno lo sappia! Cinquantamila persone che non san�no ancora, per esempio, che la loro cugina Agnes, abitante a Indianapolis, � morta e ridotta in polvere da milioni di anni!�</p><p>�E non debbono saperlo� disse Hubble. �Non ancora, per lo meno. Non ancora, finch� non avremo chiarito con precisione che cosa dobbiamo fronteggiare, in questa Terra del futuro.�</p><p>Continu� poi a pensare ad alta voce.</p><p>�� indispensabile andare a vedere che cos�� accaduto l� fuori, fuori della citt�, prima di poter fare qualsiasi progetto. Kenniston, dovresti andare a prendere una jeep. E porta pa�recchia benzina di scorta. E anche abiti pesanti. Ne avremo bisogno, l� fuori. E, Ken... porta anche delle armi con te.�</p></section><section><title><p>3</p><p><emphasis>Il pianeta mortale</emphasis></p></title><p>Kenniston ritorn� in Mill Street e si diresse verso la rimessa nella quale aveva lasciato la sua macchina un miliardo di an�ni prima, quando cose del genere avevano ancora qualche importanza. Sapeva che tenevano in quel garage una jeep per il servizio stradale, e sapeva pure che non ne avrebbero pi� avuto bisogno, per il semplice fatto che di strade, fuori della citt�, non ve n�erano pi�. Si pentiva di non avere preso con s� un cappotto. L�aria si raffreddava rapidamente e la tempera�tura sarebbe presto scesa sotto lo zero.</p><p>Vi era molta gente, in Mill Street, una via che anche nor�malmente era sempre molto affollata. Era la strada dei gros�si stabilimenti e delle piccole aziende commerciali; congiun�geva Middletown con le vie del Sud. Vi erano sempre auto�bus, macchine e pedoni. Forse il traffico era un po� pi� disor�ganizzato del solito e i gruppi di cittadini avevano una maggior tendenza a riunirsi e a discutere animatamente, ma questo era tutto.</p><p>Kenniston conosceva alcune di quelle persone, ma non si ferm� a parlare con loro. Non desiderava nemmeno incontrarne gli sguardi. Si sentiva in qualche modo colpevole, per�ch� sapeva la verit� mentre quelli ne erano ancora all�oscu�ro. Che sarebbe accaduto, se avesse spiattellato tutto? Che cosa avrebbero fatto? Era una tentazione terribile, quella di liberarsi del suo segreto. Aveva una voglia pazza di mettersi a gridare.</p><p>Alcuni oziosi, sul ponte di Mill Street, guardavano il letto fangoso del fiume e cercavano di spiegarsi l�improvvisa scomparsa dell�acqua. Nelle numerose birrerie, che davano un tono allegro a quella strada popolare, vi erano pi� clien�ti del solito, data l�ora. Mentre passava, Kenniston pot� udi�re le loro voci, voci alte, eccitate, un poco litigiose, ma an�cora prive di terrore.</p><p>Una donna di casa parlava con un�amica da una finestra, verso la casa di fronte.</p><p>�Non riesco a prendere alcuna stazione, all�infuori di quella di Middletown, oggi. Non posso pi� sentire le mie soli�te rubriche.�</p><p>Kenniston fu lieto quando giunse al garage di Bud. Bud Martin, un giovane alto e magro, con una macchia di grasso sotto un labbro, stava rimontando un carburatore e rimpro�verava nel frattempo il suo aiutante.</p><p>�La vostra macchina non � ancora pronta, signor Kenni�ston� protest�. �Vi ho detto alle cinque, ricordate?�</p><p>Kenniston scosse il capo e disse a Martin ci� che desidera�va. Martin acconsent� immediatamente.</p><p>�Certo che posso noleggiarvi la jeep! Sono troppo occu�pato, oggi, per rispondere a richieste dalla strada.�</p><p>Non si preoccup� affatto di domandare a Kenniston cosa volesse fare della jeep. Il carburatore non funzionava e Bud si mise a imprecare. In quel momento, un uomo con un grembiule bianco da fornaio ficc� la testa nella rimessa.</p><p>�Bud, hai sentito la novit�? Gli stabilimenti chiudono... tutti!�</p><p>�Ah, frottole!� disse Martin. �� tutta la mattina che ascolto novit� del genere. C�� gente che non fa che andare in giro a raccontare baggianate. Ho troppo da fare per ascol�tarle.�</p><p>Kenniston riemp� alcune latte di benzina, le caric� nella jeep e part� verso nord.</p><p>I cappotti avevano fatto la loro comparsa in Main Street. Gruppi di persone erano fermi agli angoli della strada. La gente che attendeva gli autobus guardava curiosamente il sole rosso e il cielo annebbiato. Ma i negozi erano aperti, le massaie camminavano con la borsa della spesa, alcuni ra�gazzi correvano in bicicletta. Non era ancora cambiato mol�to, non ancora.</p><p>Anche la Walters Avenue, dove Kenniston abitava, era cal�ma, bench� gli alberi avessero assunto degli strani riflessi, al�la luce rossastra del sole. Fu lieto che la sua padrona di casa fosse uscita, perch� non se la sentiva di rispondere a nuove domande.</p><p>Caric� sulla jeep la sua carabina da caccia e una rivoltella automatica, insieme ad alcune scatole di cartucce. Indoss� un pastrano e prese anche una giacca di pelle per Hubble. Si ricord� persino dei guanti. Poi, prima di risalire sulla jeep, fece di corsa il breve tratto di strada che lo divideva dalla ca�sa di Carol Lane.</p><p>La zia di Carol gli venne incontro. La signora Adams era grassa e rosea, ma appariva turbata.</p><p>�John, sono tanto lieta che tu sia venuto! Forse mi potrai dire che debbo fare. Devo coprire i miei fiori?� Balbettava ansiosamente. �� una cosa strana, in pieno giugno. Ma fa gi� tanto freddo. E le mie petunie e gli altri miei fiori soffro�no molto il gelo. E le rose...�</p><p>�Io le coprirei, signora Adams� rispose Kenniston. �Le previsioni affermano che far� ancora pi� freddo.�</p><p>La donna alz� le braccia al cielo.</p><p>�Che tempo! Non si � mai vista una cosa simile!� E cor�se a prendere dei teli per coprire i suoi fiori, quei fiori che non avevano ormai pi� di poche ore di vita. Questo particola�re colp� Kenniston, facendogli intravedere un�altra triste realt�. Non pi� rose, sulla Terra, dopo oggi. Non pi� rose, mai pi�.</p><p>�Ken... hai saputo che cosa � successo?�</p><p>Era la voce di Carol, dietro di lui, e Kenniston cap�, anche prima di voltarsi a guardarla, che non avrebbe potuto dare ri�sposte evasive, come aveva fatto con gli altri. Quella ragazza non sapeva nulla di scienza, n� di tempo e spazio, n� di conti�nuit� o altro. Ma lo conosceva bene, e non gli avrebbe dato possibilit� di fingere.</p><p>�� vero ci� che dicono, che una bomba atomica � caduta su Middletown?�</p><p>Da quando le aveva telefonato, aveva avuto tutto il tempo per allarmarsi. Aveva capelli e occhi scuri; era slanciata ma forte, con caviglie snelle, una bocca ferma e un�espressione dolce. Le piacevano Tennyson, i bambini e i cagnolini, amava accudire la casa e aveva una conversazione tranquilla che da�va l�impressione di una lieta serenit�. Era una cosa terribile, pensava Kenniston, che dovesse starsene in un giardino mo�rente, parlando di bombe atomiche.</p><p>�S� rispose, tuttavia. �� vero.� La vide impallidire e prosegu� rapidamente. �Nessuno � rimasto ucciso. Non vi sono effetti radioattivi sulla citt�, non vi � nulla da temere.�</p><p>�Ma qualcosa c��: lo posso vedere nel tuo viso.�</p><p>�Ebbene, vi sono ancora fatti da accertare. Io e Hubble partiamo ora per fare ricerche.� Le prese le mani. �Non ho tempo di parlare, ora, ma...�</p><p>�Ken� disse la ragazza. �Perch� proprio tu? Che ne sai tu, di queste cose?�</p><p>Kenniston cap� che si avvicinava il momento temuto, che aveva sempre paventato e che aveva sempre sperato di poter rimandare indefinitamente, quello in cui avrebbe dovuto di�re a Carol qual era il suo vero lavoro. Con quali reazioni lei avrebbe appreso la verit�? Non lo sapeva, non lo sapeva affat�to. Era lieto in ogni modo, di poter rimandare ancora una volta, foss�anche per poco. Fece uno sforzo, per sorridere.</p><p>�Ti dir� tutto pi� tardi, al mio ritorno. Rimani in casa, Carol, promettimelo. Solo cos� non star� in pena.�</p><p>�Va bene� disse Carol, lentamente. Poi lo richiam�, d�improvviso: �Ken...�</p><p>�Che cosa?�</p><p>�Nulla. Sii prudente.�</p><p>Kenniston la baci� e torn� di corsa verso la jeep. Grazie al cielo, Carol non era una ragazza isterica e, particolarmente in questa situazione, le era molto grato di ci�.</p><p>Sal� in macchina e si diresse ai Laboratori, pensando a quale sarebbe stata la sorte sua e di Carol. Sarebbero stati an�cora vivi, domani, e il giorno successivo? E se fossero soprav�vissuti, che genere di vita sarebbe stata la loro? Pensieri tri�stissimi, pieni di amarezza e di rimpianto, gli affollavano la mente.</p><p>Hubble lo attendeva all�ingresso dei Laboratori, con un contatore Geiger e altri strumenti per il controllo della ra�dioattivit�. Caric� gli strumenti con cura, indoss� la giacca di pelle e sal� sulla jeep a fianco di Kenniston.</p><p>�Benissimo, Ken... usciamo dalla citt�, verso sud. Salen�do sulle colline che abbiamo scorto in quella direzione, po�tremo osservare i dintorni.�</p><p>All�estremit� sud della citt�, dovettero arrestarsi di fronte a una barriera, all�intimazione della polizia di guardia. Do�vettero attendere finch� il sindaco telefon� un�affrettata au�torizzazione che consentiva a Hubble e a Kenniston di uscire dalla citt� per un�ispezione delle <emphasis>regioni contaminate.</emphasis></p><p>La macchina percorse ancora una strada di cemento, fra piccole fattorie suburbane, per un tratto di circa mezzo mi�glio. Poi la strada e i prati, d�improvviso, s�interruppero.</p><p>Da quella netta demarcazione in avanti, si stendeva solo una desolata pianura color ocra, a est e a ovest, dovunque, a perdita d�occhio. Non un albero, non un filo d�erba, rompeva quella monotonia. Solamente terra giallastra, e polvere, e vento.</p><p>Hubble fiss� Kenniston. �Nessuna traccia di radioatti�vit�. Puoi andare avanti.�</p><p>Davanti a loro sorgevano delle basse colline, desolate e nu�de. Al disopra di loro stava un cielo livido e freddo. Il sole, pallido, le stelle, pallide, e sotto di esse nessun suono, all�infuori del triste fruscio del vento.</p><p>Col motore che ruggiva e la carrozzeria che sobbalzava sul fondo sconnesso di quella pianura desolata color ocra, la jeep li port� avanti, nel silenzio sepolcrale della Terra morta.</p></section><section><title><p>4</p><p><emphasis>La citt� morta</emphasis></p></title><p>Kenniston si concentr� tutto sul volante, stringendolo tanto da farsi dolere le mani. Guardava fissamente il terreno da�vanti a s�; guidava con attenzione, cercando di evitare ogni roccia, ogni cunetta, ogni crepa, assorto in quei gesti mecca�nici come se, in tutto l�universo, non vi fosse stato nulla di pi� importante. Invidiava la macchina per la sua abilit� di poter superare senza alcuna emozione quel percorso terribile, ver�so la fine del mondo. Questo pensiero gli parve cos� strano che scoppi� a ridere.</p><p>Poco dopo, la macchina cominci� a salire il fianco di una di quelle colline, col motore che scoppiettava e ruggiva. Il fa�miliare brontolio del motore accentuava ancora di pi� il si�lenzio assoluto che regnava tutt�attorno, in quella luce crepu�scolare di morte. Kenniston avrebbe voluto che Hubble di�cesse qualche cosa, qualsiasi cosa. Ma l�altro taceva, e Kenniston non riusciva a parlare. Gli pareva di essere sperduto in un incubo, nel quale non doveva far altro che guidare.</p><p>Un urlo stridulo risuon� a un tratto davanti a loro. Ambe�due sobbalzarono con violenza. Con le mani coperte di sudo�re freddo, Kenniston fece fare alla macchina uno scarto di fianco e intanto scorse un bruno animale peloso, della gros�sezza di un piccolo cavallo, che saltava al di l� di un crepac�cio e si allontanava a lunghi balzi irregolari. Tutto tremante Kenniston ferm� la macchina.</p><p>�Allora, c�� ancora una vita animale, sulla Terra... in qualche modo. E, guarda un po� l�...� Addit� un piccolo pozzo nel teneno polveroso, con un breve orlo di terra fresca e bruna attorno. �Quell�animale stava scavando in quel punto. Probabilmente cercava acqua. La superficie � arida, perci� deve scavare per poter bere.�</p><p>Esaminarono il pozzo e l�orlo di terra fresca che lo circon�dava. Vi erano segni di denti sulla corteccia dei pochi miseri arbusti che spuntavano sull�orlo del pozzo.</p><p>�Denti di roditore� osserv� Hubble. �Enormemente pi� sviluppati, per�, dei denti di qualsiasi animale del nostro tempo.�</p><p>Si guardarono, ritti nella luce fredda e rossastra. Poi Hub�ble torn� verso la macchina.</p><p>�Andiamo avanti� disse.</p><p>Proseguirono il cammino lungo il crinale della collina. Scorsero due altri pozzi scavati da quegli animali, ma erano pi� vecchi e dovevano essere stati abbandonati. L�occhio ros�so e opaco del sole sembrava guardarli freddamente. Kenni�ston pensava con ossessione a quell�animale peloso e spaven�tato che fuggiva a balzi su quella pianura desolata, che era stata una volta la Terra degli uomini.</p><p>Raggiunsero, pi� avanti, un punto elevato della collina, e Kenniston arrest� la macchina in modo da poter osservare la pianura che si stendeva davanti a loro a perdita d�occhio.</p><p>Hubble guard� verso sud e le sue mani tremarono visibil�mente.</p><p>�Ken, guarda! Vedi anche tu?�</p><p>Kenniston guard� nella direzione indicata.</p><p>Il sollievo gli allarg� il cuore. Prov� una gioia selvaggia, nello scoprire che non erano pi� soli, su una Terra senza vita!</p><p>Laggi�, sulla pianura desolata, si ergeva una citt�. Una citt� di bianchi edifici, completamente racchiusa e protetta da una cupola trasparente.</p><p>Guardarono a lungo, assaporando un sentimento di scon�finato sollievo. Data la distanza cui si trovavano, non riusci�rono a scorgere nessun movimento entro la citt�, ma la sua stessa esistenza indicava chiaramente che dovevano esserci degli abitanti.</p><p>Poi, lentamente, Hubble disse: �Pu� darsi che non ab�biano bisogno di strade. Forse usano aerei per spostarsi.�</p><p>Istintivamente, ambedue alzarono il capo per esaminare il cielo cupo; ma non vi erano che il vento e le stelle e quel sole con la sua corona di brevi raggi, come la testa di una Medusa.</p><p>�Non si vede nemmeno una luce� disse Hubble.</p><p>�� ancora giorno� osserv� Kenniston. �Non avranno bisogno di luci. Dovrebbero essere abituati a questa specie di crepuscolo.�</p><p>Un�improvvisa ansiet� si impossess� tuttavia di lui. Riusc� a compiere con difficolt� i movimenti per rimettere in mar�cia il motore, fece urlare gli ingranaggi del cambio e avvi� la macchina con uno strappo.</p><p>�Va� adagio, e sta� calmo� disse Hubble. �Se c�� gente, non abbiamo fretta. E se non c�� nessuno...� La sua voce tremava un poco, e dopo un momento fin� la frase �... allora non c�� fretta, egualmente.�</p><p>Parole. Null�altro che parole. A Kenniston pareva di non poter sopportare quell�attesa. La pianura si stendeva, infini�ta, davanti a lui. La macchina sembrava procedere lentissi�ma. Rocce e crepacci e screpolature parevano inserirsi mali�gnamente sul percorso. La citt� dava l�idea di beffarli e allon�tanarsi sempre pi�.</p><p>Kenniston si mordeva le labbra, impaziente e agitato.</p><p>Poi, a un tratto, la citt� protetta dalla cupola enorme ap�parve loro in piena vista. Si alzava alta nel cielo, come una montagna di vetro sorta per incanto da una fiaba. Dal punto in cui si trovavano, la superficie ricurva della cupola riflette�va i deboli raggi del sole.</p><p>Trovarono infine una strada, larga e liscia. Quella strada portava direttamente verso una grande porta ad arcata, aper�ta nella cupola. La grande porta era spalancata.</p><p>�Se hanno protetto questa citt� con una cupola per ripa�rarsi dal freddo� disse Hubble �perch� questa porta � aperta?�</p><p>Kenniston non diede risposta. Non poteva rispondere nul�la. Si rifiutava di accettare il pensiero che gli era sorto nella mente.</p><p>Attraversarono la porta, e si trovarono entro la citt�, sotto la grande cupola trasparente. Dopo la desolazione della pia�nura, la vista della citt� e della sua possente veste protettiva aveva qualcosa di miracoloso.</p><p>Era anche pi� caldo, dentro. Non proprio caldo, nel vero senso della parola, ma l�aria era priva di quel tono mordente di gelo che si provava all�esterno. Percorsero lentamente un largo viale, mentre i battiti dei loro cuori si facevano sempre pi� forti. Il rombo del motore si levava, altissimo, nel silen�zio, e si ripercuoteva a lungo, alto, irriverente, in quel silen�zio di tomba.</p><p>Una coltre pesante di polvere copriva i marciapiedi e si sollevava al passaggio della macchina; era anche pi� spessa nei punti pi� riparati e nascosti, negli androni delle porte e degli archi, e sui davanzali delle finestre.</p><p>Gli edifici erano alti e massicci, infinitamente pi� belli e semplici, nelle loro linee, di quanto Kenniston avesse mai po�tuto immaginare. Una citt� piena di grazia, di simmetria e di dignit�, resa anche pi� incantevole dalle tinte morbide delle lisce superfici in materia plastica, dalla lucentezza dei metal�li e dalla bellezza delle pietre.</p><p>Milioni di finestre guardavano quella macchina e quei due uomini provenienti da un�altra epoca; sembravano milioni di occhi, offuscati da cataratte di polvere, occhi vuoti, ciechi. Alcuni di quegli occhi erano aperti, altri chiusi, ma tutti era�no privi di vita e non vedevano pi� nulla.</p><p>Il freddo vento, penetrando dalla grande porta spalanca�ta, sibilava su e gi� per le strade, vagando senza tregua attra�verso i grandi parchi che non erano pi� verdi e splendenti di fiori, ma solo coperti di desolati cespugli e di una densa pol�vere. E nulla, assolutamente nulla si udiva, all�infuori del vento.</p><p>Eppure, Kenniston and� avanti. Quella visione sembrava troppo orribile, per poterla accettare. Era impossibile che quella grande citt�, sotto l�immensa cupola di protezione, non fosse che uno scheletro, un cadavere abbandonato, e che Middletown fosse veramente sola nella Terra morente.</p><p>Continu� a procedere, gridando, urlando a piena voce, suonando il clacson della macchina come impazzito, mentre aguzzava gli occhi verso strade tenebrose e deserte. Certa�mente in qualche posto di quel luogo che gli uomini avevano costruito, doveva nascondersi un viso umano, una voce umana! Certamente almeno in una di quelle innumerevoli stanze e sale deserte, doveva pulsare la vita!</p><p>Ma non vi era nessun segno di vita!</p><p>Kenniston procedette pi� lentamente, sempre pi� lenta�mente. Cess� di gridare e di suonare il clacson. Cess� persino di guardare. Lasci� che la macchina si fermasse in una gran�de piazza centrale. Ferm� il motore, e un silenzio pauroso scese su di lui e su Hubble.</p><p>Poi Kenniston si strinse il capo tra le mani e rimase sedu�to, cos�, per lungo tempo. Ud� la voce di Hubble, che diceva: �Sono tutti morti o scomparsi.�</p><p>Kenniston sollev� il viso.</p><p>�S�, morti e scomparsi. Tutti, molto tempo fa.� Si guard� attorno, guard� quegli splendidi edifici. Poi riprese: �Sai che cosa significa questo, Hubble? Significa che sulla Terra la vita umana non � pi� possibile. Persino in questa citt�, protetta da una cupola, non sono riusciti a vivere.�</p><p>�Ma perch� non ci sono riusciti?� disse Hubble. Indic� una vasta estensione di serbatoi bassi, aperti, che ricoprivano una grande area al limite della citt�. �Quelli erano serbatoi idroponici, credo. Potevano coltivare in essi ci� che volevano.�</p><p>�Se avessero avuto acqua. Forse � l�acqua che mancava. Hubble scosse la testa.�</p><p>�Quegli animali che abbiamo visto trovano l�acqua. An�che gli uomini avrebbero potuto trovarla. Voglio dare un�oc�chiata.�</p><p>Scese dalla macchina e si diresse verso i serbatoi polverosi pi� vicini. Kenniston rimase immobile a osservarlo.</p><p>Poi si decise a scendere anche lui e cominci� a curiosare dentro gli edifici attorno alla piazza. Vi erano camere piccole ma alte e ben arredate, illuminate solo dalla triste luce che filtrava attraverso le finestre polverose. In alcune di quelle camere vi erano mobili di metallo, pesanti e massicci, ma graziosi. In altre, invece, soltanto polvere.</p><p>Una grande tristezza, un sentimento di inutilit�, scese su Kenniston mentre girava lentamente lungo le strade silen�ziose. Che importava, dopo tutto, che una citt�, scaraventata fuori della sua epoca, si trovasse a fronteggiare la morte? L�, tutta una razza era morta, e la Terra che li ospitava non era che una solitudine selvaggia.</p><p>Kenniston fu scosso dalle sue morbose riflessioni dalla vo�ce di Hubble.</p><p>�C�� ancora acqua, l� dentro, Ken... grossi depositi, sotto quei serbatoi: non � la mancanza d�acqua, che li ha fatti scomparire. � stato qualche cosa d�altro.�</p><p>�Che importanza pu� avere per noi, ora, sapere ci� che li ha fatti scomparire?� domand� Kenniston, cupamente.</p><p>�Ci importa molto, invece� disse Hubble. �Stavo pen�sando che... Ma non abbiamo tempo di parlarne, ora. La not�te e il freddo stanno sopraggiungendo. � meglio che ce ne an�diamo.�</p><p>Con sorpresa, Kenniston si accorse in quel momento che il sole stava calando a ovest e che le ombre degli edifici im�mensi si allungavano, nere, sui marciapiedi. Rabbrivid� un poco e torn� verso la macchina con Hubble. Nuovamente, il frastuono del motore profan� quel silenzio mortale, mentre rifacevano la strada percorsa e uscivano dalla grande porta.</p><p>�Dobbiamo tornare indietro� stava dicendo Hubble. �A Middletown non sanno nulla di quanto li attende.�</p><p>�Se li informiamo della esistenza di questa citt� os�serv� Kenniston �se vengono a sapere che non vi sono altri esseri umani, che sono forse del tutto soli sulla Terra, impaz�ziranno per il terrore.�</p><p>Il sole era molto basso all�orizzonte; non era pi� che una striscia di rosso sul limite lontano del cielo. Le stelle si erano fatte pi� lucenti, quelle stelle che avevano assistito impassi�bili alla scomparsa degli uomini sulla Terra. Il freddo si face�va sempre pi� penetrante, e l�oscurit� pi� fitta.</p><p>Tutto l�orrore della notte che scendeva sul pianeta moren�te afferr� il cuore di quei due uomini come in una morsa. En�trambi si sentirono sollevati quando la macchina arriv� infi�ne sulla sommit� dell�ultima collina.</p><p>Di fronte a loro, irreale in quella Terra morente, scintilla�vano le luci familiari delle strade di Middletown. Si vedevano le brillanti trasversali di Main Street e di Mill Street, le luci pi� deboli delle vie secondarie, le insegne rosse al neon delle birrerie di South Street... e tutto risplendeva nella notte geli�da di un mondo morto.</p><p>�Mi sono dimenticato di mettere l�anticongelante nel ra�diatore della macchina� disse Kenniston.</p><p>Il freddo era intensissimo, ora. Il vento era tagliente come la lama di un rasoio e ambedue rabbrividivano continua�mente, anche sotto i loro indumenti pesanti.</p><p>Hubble fece col capo un cenno affermativo, poi aggiunse:</p><p>�Bisogner� avvertire la popolazione anche di questo. Non sanno ancora che freddo far�, stanotte.�</p><p>�Ma dopo questa notte... quando il combustibile e i vive�ri saranno finiti, che accadr�? Vale forse la pena di lottare?�</p><p>�Certamente no, se la pensi a questo modo! Non ne vale assolutamente la pena� disse Hubble. �Ferma la macchi�na: ci stenderemo a terra e moriremo comodamente conge�lati.�</p><p>Kenniston continu� a guidare per un poco, poi convenne: �Gi�, hai ragione. Ne vale sempre la pena.�</p><p>�La situazione non � del tutto disperata� riprese Hub�ble. �Vi possono essere, sulla Terra, altre citt� protette da cupole, altre citt� che non siano morte. Potremmo trovare gente, aiuto, compagnia. Ma dobbiamo resistere, finch� avremo trovato tutto ci�. � proprio questo, che stavo pensan�do prima.�</p><p>Mentre si avvicinavano alla citt�, aggiunse: �Andiamo prima di tutto al Municipio.�</p><p>Accanto alla barriera di Jefferson Street era stato acceso un grande fal�. Le guardie di polizia e un piccolo gruppo di guardie nazionali senza uniforme, li stavano aspettando, aguzzando gli occhi nell�oscurit�. Accolsero l�arrivo della macchina con grida eccitate, facendo domande ansiose, mentre il loro respiro fumava nell�aria gelata. Ma Hubble si rifiut� di dare qualsiasi risposta. Vi sarebbero stati presto dei comunicati. Dovevano attendere.</p><p>Ma il piccolo capitano di polizia che faceva loro strada aveva anche lui le sue domande da fare.</p><p>�Ho sentito dire al Municipio che tutta la Terra � morta. Che cosa significa questa storia della caduta attraverso il tempo?�</p><p>Hubble rispose evasivamente.</p><p>�Non siamo ancora sicuri di nulla. Ci vorr� tempo, pri�ma di accertare ogni cosa.�</p><p>Il capitano di polizia domand� ancora: �Ma che avete trovato, laggi�? Qualche segno di vita?�</p><p>�Gi�, qualche segno di vita lo abbiamo trovato� rispose Hubble. �Non abbiamo trovato alcuna persona, ma vi sono segni di vita.�</p><p>Solo un animale, furtivo e timido, in cerca del suo scarso cibo, pens� Kenniston. L�ultimo segno di vita, le ultime pove�re creature che erano le sole eredi della Terra.</p><p>Frustata da un vento gelido, la South Street era deserta co�me in una notte di febbraio. Ma le insegne delle birrerie e dei bar erano ancora accese e i locali apparivano affollati.</p><p>Alcuni ragazzi erano riuniti attorno allo stagno del parco di Mill Street. Kenniston cap� la ragione del loro eccitamento e delle loro grida quando si accorse che un sottile strato di ghiaccio ricopriva l�acqua dello stagno. Il freddo aveva gi� posto in fuga la folla di Main Street. Uomini perplessi e gesti�colanti discutevano tuttavia ancora, agli angoli delle strade.</p><p>Hubble, guardandoli, disse all�improvviso: �Ken, biso�gna dir loro come stanno le cose. Ora, subito. Finch� non sa�pranno la verit�, non riusciremo a convincerli a fare ci� che � necessario.�</p><p>�Non ci crederanno� rispose Kenniston. �Oppure, se ci crederanno, nascer� un pandemonio.�</p><p>�Pu� darsi. Ma dobbiamo correre questo rischio. Dir� al sindaco di trasmettere un comunicato dalla stazione radio.�</p><p>Quando Kenniston stava per scendere a sua volta, davanti al Municipio, Hubble lo ferm�.</p><p>�Non ho bisogno di te, per ora, Ken. So che sei preoccu�pato per Carol. Va� a vederla e cerca di tranquillizzarla.�</p><p>Kenniston prosegu� in macchina verso nord, nelle strade gi� quasi completamente deserte. Il freddo era sempre pi� intenso e le foglie degli alberi e dei cespugli pendevano stra�namente, rigide e senza vita. Si ferm� al suo alloggio. La pa�drona di casa lo accolse con un torrente di domande, alle quali Kenniston rispose brevemente informandola che avrebbero trasmesso un esauriente comunicato radio. La donna corse ad accendere l�apparecchio. Kenniston sal� in camera sua e ingoll� un bicchiere di whisky. Poi si affrett� verso la casa di Carol.</p><p>Dal camino della casa di lei, come da tutti i camini della citt�, si levava il fumo. Trov� Carol e sua zia accanto al cami�netto acceso.</p><p>�Non sar� abbastanza� disse Kenniston alle due don�ne. �Bisogna accendere subito la caldaia del termosifone. Bisogna anche mettere i doppi vetri alle finestre.�</p><p>�In giugno?� balbett� perplessa la signora Adams.</p><p>�Tu sai molte cose che non vuoi dirci, Ken� disse Carol. �Forse lo fai per non impressionarci, ma... desidero sapere cosa accade.�</p><p>�Non appena accesa la caldaia e montate le doppie fine�stre, ti dir� ogni cosa� replic� Kenniston con voce stanca. �Accendete la radio, intanto, signora Adams, e tenetela ac�cesa.�</p><p>Gli sembrava strano che, per difendersi dalla fine del mondo, occorresse affaccendarsi attorno a una caldaia in un freddo sotterraneo, montare doppi vetri e imprecare contro i ganci arrugginiti. Lavorava all�esterno, in una oscurit� quasi totale, con le mani irrigidite dal gelo.</p><p>Come se non potesse pi� sopportare l�attesa, Carol usc� anche lei, mentre Kenniston finiva il suo lavoro. Un�esclama�zione della ragazza lo fece sobbalzare, pronto a qualsiasi eve�nienza. Ma Carol, ritta, guardava il cielo a oriente. Una luna enorme, mostruosa, di un color rame opaco, stava salendo nel cielo. Non era come erano abituati a vederla, era una Lu�na ingrandita innumerevoli volte, coi crateri, le pianure e le catene di montagne perfettamente visibili a occhio nudo: un�immagine paurosa. Kenniston ebbe un momento di verti�gine, quasi la sensazione che quella massa enorme cadesse su di loro e li schiacciasse. Carol lo aveva afferrato per le braccia, in una stretta cos� angosciata che Kenniston dimen�tic� del tutto l�orribile spettacolo.</p><p>�Ma che cosa accade?� grid� la fanciulla, e per la prima volta la sua voce si fece stridula, come se stesse per soccom�bere a una crisi di nervi.</p><p>In quel momento, la signora Adams li chiam� dalla porta.</p><p>�Venite, presto! Sta parlando il sindaco. Deve fare di�chiarazioni importanti!�</p><p>Kenniston condusse Carol in casa. S�, importanti dichia�razioni davvero, pensava. Le pi� importanti che fossero mai state udite.</p><p>La fine del mondo avrebbe dovuto essere annunciata da una voce di tuono, che venisse dal cielo: dalle trombe degli arcangeli, non dalla voce spaventata e tremante del sindaco Bertram Garris.</p></section><section><title><p>5</p><p><emphasis>L�aurora rossa</emphasis></p></title><p>Kenniston fu svegliato, il mattino seguente, dallo stridulo ri�chiamo del telefono. Si alz� dal divano, intontito dal sonno, oppresso da cattivi presagi, e si avvicin� incespicando all�ap�parecchio. Fu solo quando ud� la voce di Hubble che la sua mente si schiar� e si ricord� di quanto era accaduto il giorno prima.</p><p>Hubble parl� brevemente.</p><p>�Puoi venire qui subito, Ken? Al deposito di carbone di Keystone. Temo che si verificheranno dei disordini.�</p><p>Kenniston usc� nel mattino gelido.</p><p>Era ancora quasi buio, il sole smorto non si era del tutto levato e si attardava a oriente, come un mostro bavoso lordo di sangue. Riemp� d�acqua il radiatore della macchina, che aveva svuotato la sera prima. Kenniston si accorse dapprima che dovunque regnava un grande silenzio. Le sirene degli stabilimenti, il fragore degli autotreni, i fischi perentori delle locomotive, tutto era cessato. Le rose erano tutte morte e il gelo aveva annerito i cespugli e i rami degli alberi.</p><p>Le strade erano deserte. Middletown aveva assunto, in una notte, l�aspetto di una tomba. Il fumo saliva da tutti i co�mignoli e la gente se ne stava rintanata nelle case. Visi smorti apparivano dietro i vetri delle finestre incorniciate di gelo. Da ogni chiesa veniva il suono di inni e preghiere. Anche i bar erano affollati, perch� erano rimasti evidentemente aperti tutta la notte, a dispetto della legge sull�ora di chiusura.</p><p>Kenniston cap� che la citt� sarebbe morta in breve tempo. Il combustibile si sarebbe presto esaurito e, senza di esso, non vi era modo di sopravvivere. Fu afferrato da un senso di completa disperazione. Gli sembrava una beffa che Middle�town fosse sopravvissuta al pi� grande cataclisma della sto�ria, solo per perire miseramente di freddo.</p><p>Un pensiero gli balen� nella mente, un pensiero che co�minciava appena a prendere forma. Quel pensiero mitigava un poco la sua disperazione, ma, prima che potesse ben chia�rirlo, giunse al deposito di carbone di Keystone. In quel po�sto, in contrasto con la quiete mortale della citt�, vi era abba�stanza vita e rumore.</p><p>Agenti di polizia e della Guardia Nazionale avevano for�mato cordoni attorno al deposito e ai suoi grossi mucchi di carbone. Di fronte a essi stava tutta una folla dall�aspetto po�co rassicurante, che si limitava per il momento a gridare, ma che presto sarebbe passata ai fatti.</p><p>Hubble gli venne incontro dall�interno del deposito. Erano con lui un ufficiale di polizia, preoccupatissimo, e Borchard, il proprietario del deposito.</p><p>�Volevano saccheggiare il deposito� lo inform� Hub�ble. �Poveri diavoli! Era estate, prima, e si sono trovati sen�za combustibile. Alcuni hanno persino bruciato i mobili, per tenersi in vita.�</p><p>�Non vogliamo che ci siano vittime. E in questo momento si lasceranno convincere da voi scienziati pi� che da chiunque altro� disse Borchard.</p><p>Hubble fece un cenno affermativo.</p><p>�Parlagli, Ken. Li conosci meglio di me, e di te hanno pi� fiducia.�</p><p>�Ma non mi ascolteranno!� protest� Kenniston. �E d�altra parte, che cosa dovrei dir loro? �Andate a casa, brava gente, a morire tranquillamente di freddo, e non facciamo scenate disgustose.��</p><p>�Forse non ci sar� affatto bisogno che muoiano di fred�do� disse Hubble. �Forse un rimedio c��.�</p><p>Il pensiero che gi� si era formato nella mente di Kenni�ston, gli ritorn� d�improvviso alla memoria. Guard� Hubble e si accorse subito che il suo superiore aveva avuto quel me�desimo pensiero, ma vi aveva dato forma pi� rapidamente, e in modo pi� chiaro. Una scintilla di speranza cominci� a ri�scaldare il suo cuore.</p><p>�La citt� protetta dalla cupola� disse.</p><p>Hubble fece un cenno di assenso.</p><p>�S�. Conserva il calore in grado considerevole, durante la notte. Questo lo abbiamo constatato. Per questa ragione la cupola � stata costruita... chiss� quanto tempo fa. Ma non importa. � ora il nostro solo rifugio. Dobbiamo andar l�, Ken, tutti l�. E presto! Non possiamo sopravvivere a molte notti come questa, rimanendo a Middletown!�</p><p>La folla cominciava a disperdersi quando arriv� Kimer, il capo della polizia. Aveva il viso con la barba di due giorni, l�e�spressione stanca per la notte insonne e gli occhi cerchiati di rosso. Non parve molto preoccupato della sommossa al de�posito di carbone.</p><p>�Abbiamo avuto ben altro da fare che questo, durante tutta la notte� disse.</p><p>Kenniston apprese allora ci� che era accaduto a Middle�town, dopo che il sindaco aveva finito di palare. Morti per sincope, suicidi, tentativi di saccheggio nelle vie pi� periferi�che. Una dozzina di persone, in gran parte ubriachi, era mor�ta di congelamento.</p><p>�Ma le barriere ai limiti della citt� ci hanno dato il maggior filo da torcere� continu� Kimer, con voce stanca. �Dovete sapere che parecchie persone provenienti da fuo�ri sono state colte qui dall�accaduto. Queste, oltre ad alcuni cittadini di Middletown, hanno cercato di uscire a forza dalla citt�.�</p><p>Poi aggiunse, mentre ritornava verso la sua automobile:</p><p>�Mi hanno detto che questa notte pi� di duemila persone sono state battezzate.�</p><p>�Veniamo con voi al Municipio� gli disse Hubble. �S�, vieni anche tu, Ken. Per questo piano di evacuazione conto sul tuo aiuto, oltre che sull�aiuto del sindaco. Devi soprattut�to aiutarmi a convincere il sindaco.�</p><p>Pareva impossibile che quel piccolo sindaco grassottello potesse diventare un problema. Era stato fino ad allora doci�le, pateticamente ansioso di accogliere suggerimenti e di ese�guire ordini, ma quando, in Municipio, Hubble lo mise di fronte alla necessit� di un piano per evacuare la citt�, sul viso del sindaco Garris apparve una sorda e ostinata irritazione.</p><p>�Ma � una cosa da pazzi!� sbott�. �Volete prendere tutta una citt� di cinquantamila abitanti e portarla in un al�tro posto, un posto di cui non sappiamo nulla. � una cosa da pazzi.�</p><p>�Vi sono abbastanza autobus, automobili e autocarri per trasportare la popolazione e le provviste� lo rassicur� Hub�ble. �E vi � abbastanza benzina per trasportare tutto.�</p><p>Dapprima i membri del consiglio reagirono nello stesso modo del sindaco. Kenniston, in cuor suo, non li biasimava del tutto. Le difficolt� di spostare una popolazione di cin�quantamila abitanti e di trasportarla letteralmente, nel mi�nor tempo possibile, in un luogo che nessuno di loro aveva veduto n� udito nominare fino a quel momento, erano tali da preoccupare chiunque. Ma gli argomenti di Hubble erano inattaccabili. Bisognava muoversi o morire, e tutti i presenti se ne resero perfettamente conto, cosicch�, alla fine, la deci�sione venne approvata. Il sindaco Garris, povero ometto sfi�nito e atterrito, se ne and� per trasmettere il comunicato alla popolazione.</p></section><section><title><p>6</p><p><emphasis>Carovana verso il domani</emphasis></p></title><p>Kenniston non riusc� nemmeno pi� a tener dietro al corso delle sue stesse emozioni, nell�impeto degli avvenimenti che seguirono e dei compiti che dovette svolgere. Il Municipio di�venne il ganglio nervoso centrale dell�operazione di evacua�zione. La polizia e la Guardia Nazionale vi si erano gi� riunite, e altri uomini furono chiamati: i commercianti all�ingros�so, i magazzinieri, i capi delle agenzie di trasporti, quelli del�le linee turistiche e di trasporto merci e passeggeri. McLain, il grosso e ossuto direttore della pi� grande casa di trasporti della citt�, si rivel� una tempra eccezionale di organizzatore. Era stato ufficiale dei trasporti nell�ultima guerra mondiale e aveva un�ottima esperienza del trasferimento di uomini e di cose.</p><p>La radio, ora, emetteva continuamente comunicati, dan�do istruzioni, diramando raccomandazioni e suggerimenti. Gli agenti della polizia e della Guardia Nazionale furono in�viati in ogni sezione della citt�, con un uomo responsabile a capo di ciascuna squadra. Avevano ordine di esaminare le ca�se, strada per strada, per assicurare una completa evacuazio�ne e anche per accertare quante macchine private avrebbero potuto essere adibite al trasporto. Gli autobus della citt� po�tevano naturalmente evacuare soltanto una piccola parte della popolazione.</p><p>Fu McLain che pens� ai pazienti degli ospedali di Middletown, e invi� uomini a raccogliere ambulanze, generi di conforto e qualsiasi cosa potesse loro servire. I furgoni della polizia e alcuni grossi autocarri militari furono adibiti alla traduzione dei prigionieri dalle carceri, a eccezione di pochi che vennero rimessi in libert�. Ma tanto gli ammalati quanto i prigionieri vennero trasferiti per ultimi, allo scopo di assi�curare loro alloggi adatti nella nuova citt�.</p><p>Colonne di autocarri vennero inviate ai magazzini, con elenchi frettolosamente compilati di tutti i viveri e altri gene�ri di prima necessit� che dovevano essere trasportati insieme alla popolazione.</p><p>�Possiamo organizzare pi� tardi una linea di autocarri per le provviste che occorreranno in seguito� disse McLain a Kenniston. �Ma occorre portare ora i viveri e le cose di cui la popolazione avr� bisogno subito.�</p><p>Carol e sua zia erano state comprese nel primo giorno di evacuazione. Kenniston accomod� le cose in modo da poter�le andare a visitare prima della partenza.</p><p>Si pent� tuttavia di averlo fatto. La signora Adams stava piangendo nel salotto, e Carol lottava da sola con coperte, materassi e valigie, con un�espressione chiusa e amara sul volto, che Kenniston non riusciva a comprendere.</p><p>Il mattino seguente, prima delle nove, Kenniston lasci� il Municipio con McLain, allo scopo di controllare personalmente i preparativi. Sotto l�occhio freddo e rossastro del sole, Middletown appariva tutta permeata da una eccitata attivit�.</p><p>Le automobili venivano caricate al massimo, persino sui tetti e sui parafanghi. Riuniti i bambini, e legati i cani, le fa�miglie si radunavano in tutta fretta. Il rombo dei motori riempiva l�aria invernale. I grandi autocarri da trasporto rug�givano nelle strade prospicienti i magazzini, mentre le mac�chine della polizia si aggiravano dovunque, accompagnate dall�urlo delle sirene.</p><p>La gente nelle strade, carica di fagotti, di bambini e di ca�ni, appariva pi� stupita che spaventata. Alcuni, persino, ride�vano, un riso un po� forzato, provocato dall�eccitazione. Solo poche donne singhiozzavano.</p><p>McLain e Kenniston giunsero in jeep nel centro della citt�. L� faceva capo il primo scaglione di partenti.</p><p>�Il primo e secondo scaglione usciranno dalla citt� nel�l�ordine previsto� disse McLain a Kenniston. �Del primo scaglione vi incaricherete voi, in quanto dovete indicare la strada.�</p><p>Gli agenti della polizia e della Guardia Nazionale stavano gi� incolonnando le macchine sulla South Jefferson Street. Gli autobus della citt� e quelli delle scuole erano affollati da coloro che non avevano auto proprie, e vi ammucchiavano i loro bagagli. Agenti della polizia in motocicletta correvano veloci dovunque trasmettendo gli ordini.</p><p>�Agganciate dei sidecar a quelle motociclette� ordin� McLain. �Non ce la farete altrimenti sul terreno acciden�tato.�</p><p>�Scaglionate lungo la colonna gli autocarri-officina, co�sicch� possano riparare le macchine che si arresteranno per guasti� ordin� ancora.</p><p>E a un ufficiale della Guardia Nazionale grid�, con voce perentoria: �No, no! A che diavolo potrebbero servire, le vo�stre armi? Lasciatele nell�armeria e prendete invece cappotti, coperte, tende da campo e cose del genere!�</p><p>Poi McLain salt� su un�auto e si allontan�, gridando anco�ra a Kenniston: �Fate mettere in marcia la colonna per mezzogiorno! Far� suonare la sirena del Tubificio come se�gnale di partenza!�</p><p>Poi si allontan� per raggiungere il punto di raccolta del se�condo scaglione. Kenniston si trov� attorniato da agenti del�la polizia e della Guardia Nazionale, da deputazioni, funzionari, e un sacco di altre persone che gridavano e chiedevano il suo parere.</p><p>�Che dovremo fare, con quelle macchine? Almeno la met� di esse sono cos� sovraccariche che non giungeranno mai in nessun posto!�</p><p>Kenniston s�accorse che l�osservazione era giusta. Le mac�chine che giungevano erano stipate non solo di cose essen�ziali, ma anche di radio, strumenti musicali, grandi ritratti di famiglia in cornice, e ogni sorta di oggetti.</p><p>�Percorrete la colonna e scaricate tutto quanto non � in�dispensabile� ordin�. �Incolonnatevi lungo la South Jef�ferson Street... ma solo in due colonne, perch� alcune delle strade del South Side sono molto strette.�</p><p>Mentre si affannava per dirigere le macchine che si radu�navano, cercava con gli occhi il coup� turchino di Carol. Fi�nalmente la vide: era pallida ma guidava con piena padro�nanza, mentre sua zia guardava sbigottita la folla. Kenniston le si avvicin� e la instrad� verso la testa della colonna, poi torn� veloce sulla piazza.</p><p>Le squadre incaricate dell�ordine, riportarono le disposi�zioni di Kenniston: �Avanti gli abitanti della Adams Street! Avanti gli abitanti della Perry Street! Avanti la Lincoln Avenue...�</p><p>Sulla piazza, sotto un grosso albero di sicomoro, un uomo alto e scarno, dagli occhi accesi, brandiva una Bibbia e grida�va: �La fine del mondo... La punizione dei peccati...�</p><p>Lauber, lo spedizioniere che McLain aveva lasciato in for�za al primo scaglione, agli ordini di Kenniston, gli si avvicin� di corsa quando raggiunse la South Jefferson Street.</p><p>�Questa gente � pazza!� ansim�. �Quelli gi� pronti vogliono partire subito... e non sanno nemmeno dove an�dare!�</p><p>Kenniston vide che la polizia aveva eretto uno sbarramen�to di grossi autocarri attraverso la strada, alcuni metri pi� in l�. Gruppi di macchine premevano contro quello sbarramen�to, coi motori rombanti, mentre i guidatori urlavano e face�vano suonare i clacson in un coro assordante.</p><p>Poi, sopra il frastuono dei motori, si ud� un altro suono. Un suono lungo, lontano, che gradatamente si mut� in un violento ululato. Il frastuono dei motori e dei clacson cess� di colpo.</p><p>�� la sirena del Tubificio!� url� Lauber. �� il segnale!�</p><p>Kenniston lanci� la sua jeep in testa alla colonna.</p><p>�Benissimo! Lasciate passare quelle macchine! Ma sfate tutti in colonna. Indietro! Tutti in colonna! Non fate ressa!�</p><p>I grossi Diesel che barricavano la strada incominciarono a muoversi ruggendo, pesanti come pachidermi. Kenniston si pose alla testa della colonna. Ma quasi subito le altre macchi�ne cercarono di spingersi ai lati.</p><p>�Affiancate gli autocarri a tre a tre!� grid� allora Ken�niston a Lauber. �Questo impedir� i sorpassi!�</p><p>Attraversarono la Jefferson Street, il letto del fiume, le vecchie case, chiuse accuratamente, il campo di gioco do�ve i bambini non avrebbero giocato mai pi�. Oltrepassaro�no la Home Street, gli stabilimenti silenziosi, le birrerie della South Street. Da una finestra, un ubriaco gridava pa�role incoerenti, brandendo una bottiglia. Superarono le ul�time case, coi loro piccoli giardini e i loro fiori anneriti dal gelo.</p><p>Kenniston scorse dinanzi a s� la linea di demarcazione, il confine fra il passato e ci� che rimaneva della Terra. Rag�giunsero la linea, l�oltrepassarono...</p><p>Poi la pianura sterminata, di quel giallo ocra, deserta e de�solata, sotto l�occhio rosso del sole, si spalanc� davanti a lo�ro. Il vento freddo li invest�, mentre attaccavano la salita del�le colline. Dietro la sua jeep, i grossi Diesel, le vetturette, gli autobus, le auto da turismo, arrancavano rombando in un nuvolone di polvere.</p><p>Kenniston guard� gi�, lungo la china. Anche l�altro sca�glione si era mosso, ora, ed egli ormai avanzava alla testa di una gigantesca carovana di veicoli che iniziava alla periferia di Middletown... una carovana che usciva dalla Terra di una volta, per sempre scomparsa, verso il suo ignoto, impenetra�bile domani.</p></section><section><title><p>7</p><p><emphasis>Sotto la cupola</emphasis></p></title><p>Quando raggiunsero la cresta delle colline e per la prima vol�ta arrivarono in vista della citt� lontana, con la sua cupola che scintillava nella pianura ai pallidi raggi del sole, Kenni�ston cap� che un lungo istante di perplessit� e di dubbio do�veva percorrere quell�esercito in marcia, di fronte a uno spet�tacolo cos� incredibile.</p><p>Persino lui, vedendola per la seconda volta, si sent� incerto ed esitante. Col ricordo recente della familiare citt� che ave�va appena lasciata, quella strana, solenne e trascendentale metropoli, protetta da una cupola, gli appariva come un im�possibile rifugio. Cerc� di frenare quel senso di timore, dove�va frenarlo a ogni costo, perch� bisognava andare l� dentro, o rassegnarsi a morire.</p><p>�Avanti! Non fermatevi!� ordin� urlando e facendo ge�sti autoritari di comando. �Avanti!�</p><p>Super� quel breve attimo di smarrimento, riuscendo a far rimettere in moto la colonna, che si diresse gi� per il versan�te delle colline, avvolta in densi nuvoloni di polvere.</p><p>Intravide il sindaco Garris, con la faccia grassoccia, spa�ventato e pallido. Cerc� anche di indovinare quali pensieri passassero per la mente di Carol, mentre osservava quella specie di bolla, solitaria e risplendente, nella triste distesa de�solata e deserta.</p><p>L�interminabile carovana, avvolta nella polvere, era gi� a met� strada nella discesa del versante delle colline, quando Kenniston ud� un rabbioso suonare di clacson e si volse a guardare. Una vecchia berlina si era fermata proprio in mez�zo allo stretto sentiero aperto dagli autocarri di testa nel ter�reno accidentato. Le macchine sopraggiungenti si raggrup�pavano attorno a essa, affondando nel terreno molle, e for�mando una confusione inestricabile. Dietro, la colonna inte�ra si andava arrestando.</p><p>Kenniston url� a Lauber di mantenere la colonna in mar�cia verso la cupola lontana, e quindi mosse velocemente, con la sua jeep, verso il punto dell�incidente. Un gruppo di perso�ne era raccolto attorno alla vecchia berlina, causa di tutto quel pandemonio. Kenniston si fece strada fra di esse.</p><p>�Ma che diavolo succede, qui?� domand�. �Di chi � questa macchina?�</p><p>Un uomo di mezza et�, dal viso abbronzato, si volse verso di lui con viso spaventato, in tono di scusa.</p><p>�� la mia... la mia macchina� disse. �Sono John Borzak.�</p><p>Fece un gesto vago in direzione del sedile posteriore della vecchia berlina. �Mia moglie sta avendo un bambino l� dentro.� Poi aggiunse, a guisa di commento: �Il mio quin�to bambino.�</p><p>�Per l�amor del Cielo! Ci mancava anche questa!� grid� Kenniston, mentre Borzak assumeva un�espressione contrita. Ma Borzak appariva talmente spaventato, che Kenniston scoppi� in una risata. Allora tutti si misero a ridere, e questo valse ad allentare la tensione nervosa.</p><empty-line/><p>Stando in testa alla colonna, Kenniston era fuori del pol�verone e poteva guardare avanti, verso la misteriosa citt� lontana. Era ancora una piccola bolla scintillante all�oriz�zonte, un piccolo punto splendente, sperduto e soffocato nel�la vasta solitudine desolata... Quanti chilometri mancavano? Tutto il vasto mondo morto, gli oceani immensi, i luoghi do�ve sorgevano le grandi citt�, era diventato tutto cos�? Era co�s� il fondo dell�Atlantico? Erano cos� i posti dove un tempo sorgevano New York e Parigi? Erano cos� anche i poli?</p><p>Erano ormai arrivati sullo stradone di cemento che porta�va all�ingresso della citt�. La cupola dell�ultimo rifugio del�l�uomo sulla Terra torreggiava, colossale, immensa, di fronte a loro.</p><p>Kenniston vide che gli uomini di Hubble avevano chiuso la grande porta. Quella era, naturalmente, la prima cosa da fare, per conservare il massimo calore possibile e difendere l�interno dal vento gelido. La grande porta si apr� e un uomo armato alz� le braccia in atto di saluto e sorrise. Poi salt� sul predellino della jeep per indicare la strada.</p><p>�Andate diritto per questo viale, poi voltate. Vi mostrer� la strada da percorrere. S�, � tutto pronto. No, nessun segno di vita, sinora. Credo che qui non abiti pi� nessuno, nemme�no un topo.� Una pausa, poi prosegu�: �Sono molto con�tento che siate venuti. Questo posto � talmente silenzioso che spaventerebbe chiunque.�</p><p>Gli altissimi, bianchi e silenziosi edifici si susseguivano da�vanti a loro, come torri gigantesche. Sembrava osservassero, coi loro milioni di occhi sbarrati, la lunghissima fila di mac�chine e autocarri polverosi che sfilavano lungo i viali deserti.</p><p>Il frastuono dei motori, enormemente ingrandito, echeg�giava e rimbalzava dalle facciate degli edifici e si ripercuote�va debolmente sotto l�altissima cupola. Il rumore di quegli echi faceva rabbrividire Kenniston.</p><p>All�infuori di tutto quel fragore meccanico, un curioso, strano silenzio si era impadronito dei nuovi venuti. Tutte le teste si sporgevano dai finestrini delle macchine, guardando attonite, esaminando l�altezza degli edifici dei quali non riu�scivano nemmeno a vedere la cima, osservando i colori e le forme che erano del tutto inconsuete per loro, in quell�in�quietante silenzio che tutto pervadeva.</p><p>Era una cosa troppo enorme, troppo inconsueta, e Kenniston capiva benissimo ci� che essi sentivano. Persino un abi�tante di New York sarebbe rimasto stupefatto davanti a quel�le immense torri. Gli abitanti di Middletown, poi, abituati al�le loro piccole case coperte di ardesia, ai loro piccoli edifici di mattoni, dovevano sentire un senso di oppressione, non di�sgiunto da un vago timore.</p><p>La testa della carovana raggiunse un punto sbarrato da corde. Queste vennero tolte e le macchine proseguirono.</p><p>La squadra di avanguardia di Hubble era pronta. Senza quegli uomini risoluti, la sistemazione di quasi diciassette�mila persone in quartieri improvvisati, sarebbe stata impos�sibile. Per merito loro, dopo i primi momenti di caos, ogni cosa fu sistemata senza molto rumore. Uomini e donne si muovevano con una specie di attonita docilit�, osservando di sfuggita la polvere e le ombre, le grandi finestre e le alte stan�ze deserte, quasi timorosi di alzare il tono della voce. Grada�tamente il rombo dei motori si spense e le strade assunsero un aspetto spettrale nel loro immenso, soprannaturale silen�zio. Era un silenzio tanto profondo che neppure il suono di molte voci, nemmeno il lavoro di scarico degli autocarri e delle macchine, potevano turbarlo. Ogni rumore andava di�sperso in quel cupo silenzio.</p><p>Kenniston fece il suo rapporto a Hubble e and� quindi in cerca di Carol. Qua e l�, alcune persone sedevano ancora nel�le macchine, rifiutando di muoversi da quell�ultima loro fa�miliare realt�. Pi� avanti, una vecchia era accucciata nella polvere della strada e piangeva, stringendo a s� un fagotto di coperte. Quel sentimento di disperazione si impadron� an�che di Kenniston. Quella gente non si sarebbe mai adattata. Aveva persino paura di incontrarsi con Carol; ma continu� a cercarla, finch� la trov�.</p><p>Stava in una grande sala a volta, a livello della strada. In quell�ambiente stagnava un odore di polvere e di stantio. Al�tissime finestre lasciavano entrare quel poco di luce che era possibile, ma ci� nonostante, tutto l�interno era immerso nel�la penombra. Vi erano, in quella sala, venti donne di tutte le et� e di tutte le condizioni. Tutte si affaccendavano attorno alle valigie e ai pacchi di viveri, non cessando per� di lamen�tarsi sconsolatamente. Fra quelle venti donne c�erano Carol e sua zia.</p><p>Si erano un poco appartate dalle altre, in modo tutto ca�ratteristico. La signora Adams si era lasciata cadere su un let�to improvvisato e Carol stava mettendo un po� d�ordine, co�me poteva, tra le poche cose che avevano portato.</p><p>�Va tutto bene?� le domand� Kenniston, ansiosamen�te, ed ella fece col capo un cenno affermativo. Dal suo giaci�glio sul pavimento, la signora Adams bisbigli�, con voce lagrimosa: �Ma perch� ci hanno portati qui, in questo posto orribile? Perch� non ci hanno lasciati nelle nostre case?�</p><p>Carol le fece cenno di tacere, come se fosse una bambina capricciosa e testarda.</p><p>Due ragazze in lacrime si erano avvicinate a Kenniston per rivolgergli delle domande. Dietro di loro, una donna di mezza et�, piccola e massiccia, andava su e gi� sbattendo le porte.</p><p>�Dove sono i gabinetti?� chiedeva, in tono bellicoso.</p><p>Kenniston condusse Carol nel vano di una porta, dove avrebbero potuto stare un momento tranquilli, anche se non era possibile rimaner soli.</p><p>�So che per te � una cosa molto dura, ma � solo per po�co... voglio dire... questa specie di promiscuit�. C�� posto in abbondanza per tutti, qua dentro, e potrete scegliervi i locali che pi� vi piacciono, tutti per voi. Posso portarti qualsiasi co�sa ti occorra, da casa tua, i tuoi libri, gli oggetti che preferisci, anche i mobili, se vuoi...�</p><p>Ma Carol lo interruppe.</p><p>�No! Non voglio che si tocchi nulla, l�. Voglio che tutto rimanga come l�ho lasciato. Potr� almeno ricordare la mia casa cos� com�� sempre stata, e chiss� che...� Scosse il ca�po, poi prosegu�: �Ken, il vecchio signor Peters, che abita�va nella nostra via, ha avuto un altro colpo, quando siamo giunti qui. Lo hanno portato via in una barella. Stava mo�rendo, e ho visto il suo viso. Guardava quegli enormi e spa�ventosi edifici, con un viso cos� smarrito e pieno di spaven�to. Cercava di capire, di capire, e non poteva.� La fanciulla rabbrivid�.</p><p>�La morte non � una cosa bella, in qualsiasi luogo avven�ga� disse Kenniston. �Ma siamo giovani e forti e non stia�mo per morire.� Prima di lasciarla, aggiunse: �Un bambi�no � nato durante il percorso. Pensa a questo, Carol, invece di pensare a quel povero vecchio moribondo.�</p><p>Se ne and�, depresso e turbato. Carol gli era apparsa di�versa, e non credeva che fosse unicamente a causa della stanchezza. Forse Carol aveva legami tanto profondi con Middletown, con la mentalit� di quella cittadina, col suo modo di vi�ta, da non riuscire a dimenticare. Ebbene, quel modo di vive�re era andato in frantumi, ora, e lei e tutti gli altri avrebbero dovuto adattarsi.</p><p>Immerso in questi angosciosi pensieri, Kenniston aveva oltrepassato due piazze, prima di accorgersi che un muta�mento era avvenuto nelle strade. Cerc� di capire che diavolo fosse. La gente si era quasi tutta riparata negli edifici, ora, e pochissimi erano rimasti nelle automobili, ma non era que�sto. Vi era qualche cosa, qualche cosa...</p><p>Le strade erano diventate improvvisamente vive e non ca�piva perch�.</p><p>Poi, d�un tratto, cap�. Erano stati i bambini. Intimoriti dap�prima dalla stranezza del posto e dal comportamento dei grandi, avevano infine compreso che c�era tutta una citt� a lo�ro completa disposizione... enormi edifici vuoti, pieni di mi�steri e di tesori, nuove strade, nuovi stretti passaggi, novit� do�vunque, un territorio assolutamente vergine, da esplorare... A due, a tre per volta, quegli spiriti avventurosi si erano accinti alla grande avventura. Grida e piccoli piedi in corsa risonava�no ora dovunque, piccole figure apparivano qua e l� sui mar�ciapiedi, le loro ombre guizzavano in movimento, si udivano le loro voci e il loro riso dovunque, insieme ai rimproveri adi�rati dei parenti. Un monello dal viso intelligente e furbo aveva scoperto che poteva provocare l�eco. Un altro, affascinato dal�le immacolate distese di muri bianchi e lisci, vi stava traccian�do con un pennarello dei caratteri calligrafici che gli parvero diventare sempre pi� grandi. Quel piccolo accidente!, pensa�va Kenniston, divertito. Affrett� il passo, subitamente rinfran�cato. Capiva che tutto sarebbe andato bene, ormai. La razza umana era una razza dura a morire, dopo tutto!</p><p>Altre prove ne ebbe nei due giorni che seguirono. Le gran�di ondate di evacuazione riversarono altre migliaia e mi�gliaia di persone, attraverso le colline polverose, entro la grande porta che si apriva per lasciarle passare. E per quelli che vennero il secondo e il terzo giorno, la prima impressio�ne non fu tanto brutta come per la prima carovana di evacua�zione. I primi diciassettemila pionieri avevano spezzato l�in�canto e la maledizione di quel vuoto silenzio. Cucine comu�ni, funzionanti a petrolio e a benzina, riempivano l�aria col casalingo e ravvivante odore del caff�. Vi erano cibi caldi, l�eccitazione di ricercare gli amici, il desiderio di scambiarsi impressioni. Massaie infaticabili si affaccendavano con le scope, inducevano i mariti a pulire le finestre, sculacciavano i bambini irrequieti. E le automobili si allineavano, in file in�terminabili, lungo le strade e i viali di quella specie di citt� di sogno, in una Terra pi� vecchia, una Terra del futuro.</p><p>Il terzo giorno furono trasportati i malati, che vennero ospitati in un grande edificio convertito in ospedale. Arriva�rono anche i carcerati, che furono rinchiusi in un altro edifi�cio. Un enorme palazzo della piazza centrale divent� il nuo�vo Municipio. E al cadere della terza notte non rest� pi�, a Middletown, anima viva. Tutti i suoi abitanti erano stati ac�colti sotto la grande cupola della citt� sconosciuta.</p><p>�Chiameremo questo posto Nuova Middletown� aveva proclamato il sindaco Garris. �Ci sar� pi� simpatico.�</p><p>Kenniston passeggiava con Carol, quella sera, lungo i viali scuri della citt�. Candele e lampade brillavano alle porte e al�le finestre. Un bambino piangeva, in qualche posto, e la voce di una mamma lo acquiet� cantando una ninnananna. Dei cani abbaiavano in lontananza. La voce metallica di un fono�grafo cantava: <emphasis>Non posso darti che l�amor, bambina.</emphasis></p><p>Kenniston pens� che gli altissimi edifici dovevano ora guardare gi� con occhi stupefatti... Quella citt�, sotto la sua cupola incastonata di stelle, era stata in silenzio tanto a lun�go; su quel silenzio immenso, il sole smorto e gelido si era av�vicendato innumerevoli volte; e ora...</p><p>Poteva una citt� ricordarsi del passato? pensava Kenni�ston. Ricordava, quella citt�, i giorni lontanissimi dei suoi co�struttori, degli amanti che avevano passeggiato per le sue stra�de, dei bambini che avevano conosciuto i suoi angoli e i suoi nascondigli pi� segreti? Era lieta, quella citt�, che gli uomini fossero ritornati ancora, o le spiaceva di aver perduto quel si�lenzio e quella pace, che si perdevano negli abissi del tempo?</p><p>Carol rabbrivid� e si abbotton� il pesante cappotto.</p><p>�Sta facendo pi� freddo.�</p><p>Kenniston fece un cenno affermativo col capo.</p><p>�Ma non tanto freddo come a Middletown... Solo come in una notte di ottobre, nel mondo di una volta. Questo � un freddo che possiamo sopportare.�</p><p>La fanciulla lo guard�, con gli occhi scuri nel pallore del viso.</p><p>�Ma come faremo a <emphasis>vivere </emphasis>qui, Ken? Voglio dire, come faremo a vivere quando i rifornimenti portati dai magazzini di Middletown finiranno?�</p><p>Tanto Kenniston quanto Hubble sapevano bene che quella domanda sarebbe stata fatta, presto o tardi, ma avevano pronta una risposta. Non una risposta precisa, ma la sola possibile.</p><p>�Vi sono grossi serbatoi idroponici alla periferia di que�sta citt�, Carol. Gli antichi abitanti coltivavano le loro derra�te in quei serbatoi. Noi potremo fare la stessa cosa. Abbiamo una quantit� di sementi a Middletown.�</p><p>�Ma... e l�acqua?�</p><p>�Ce n�� una quantit� rispose prontamente Kenniston. �Enormi serbatoi sotterranei, che debbono essere in comu�nicazione con sorgenti a grandi profondit�. Hubble l�ha fatta esaminare. � perfettamente potabile.�</p><p>Camminarono lentamente verso la piazza. Ora la Luna era sorta. Quella Luna color rame, irrealmente grande, tanto pi� vicina alla Terra che nelle epoche di una volta. La sua lu�ce cupa filtrava attraverso la cupola immensa della citt�. Le bianche torri degli edifici sembravano perdute in un sogno.</p><p>Kenniston pensava alla storia della Terra. Milioni di anni, trilioni di vite umane piene di dolori, di speranze e di lotte, e tutto per che cosa? Per questo?</p><p>Anche Carol prov� un senso di vuoto e di nullit�, e si strin�se pi� forte a lui.</p><p>�Ma sono tutti morti, Ken? Tutta la razza umana, eccetto noi?�</p><p>Anche per questa domanda, Kenniston e Hubble avevano preparato una risposa, la risposta che avrebbero dovuto dare a tutti.</p><p>�Non c�� alcuna ragione di ritenerlo. Ci possono essere altre citt� ancora abitate. Se � cos�, ci metteremo presto in contatto con esse.�</p><p>Carol scosse il capo.</p><p>�Parole, Ken. Non ci credi nemmeno tu.� Si allontan� un poco da lui. �Siamo soli� aggiunse. �Ogni cosa che avevamo � scomparsa: il nostro mondo, tutta la nostra vita, e siamo completamente soli.�</p><p>Kenniston le pass� un braccio attorno alla vita. Avrebbe voluto dirle qualcosa che la confortasse, ma la ragazza rima�neva rigida e tremante, e d�improvviso sbott�: �Ken, in cer�ti momenti credo quasi di odiarti.�</p><p>Troppo sorpreso per potersi arrabbiare, Kenniston la la�sci� andare.</p><p>�Carol� disse �sei troppo stanca e preoccupata per...�</p><p>Ma la voce di lei era lenta e aspra. Le parole le venivano al�le labbra come se non avesse pi� potuto trattenerle.</p><p>�Troppo stanca e preoccupata? Pu� darsi. Ma non posso fare a meno di ricordare che se tu, e altri con te, non foste ve�nuti a Middletown con quel laboratorio segreto, cinquanta�mila persone non avrebbero dovuto soffrire di una cosa simi�le. Questa sventura ce l�avete procurata voi...�</p><p>Kenniston cominci� a capire, ora, la causa delle rigide maniere di Carol e dei suoi silenzi poco amichevoli.</p><p>Rimase per un momento furiosamente indignato, tanto pi� perch� la fanciulla lo aveva ferito in un punto sensibile. Rimase a guardarla con occhi accigliati, poi la sua ira svan�, ed egli l�afferr� per le spalle.</p><p>�Carol, parli a vanvera, e lo sai bene! Sei amareggiata perch� hai perduto la tua casa, il tuo modo di vivere, il tuo mondo, e per tutto questo fai di me un capro espiatorio. Ma non puoi farlo! Abbiamo bisogno l�uno dell�altro, ora pi� che mai, e non dobbiamo perderci per cose di questo genere.�</p><p>Carol lo guard� freddamente, poi cominci� a singhiozza�re, e si appoggi� a lui, piangendo.</p><p>�Oh, Ken, non credermi una stupida! Sono cos� turbata, e non capisco pi� nemmeno me stessa.�</p><p>�Tutti siamo in questo stato d�animo� la confort� Ken�niston. �Ma tutto finir� bene. Dimentichiamo, Carol!�</p><p>Ma mentre la teneva stretta fra le braccia cercando di cal�marla, guardava quelle altissime torri punteggiate di milio�ni di finestre e l�aspetto di quella luna strana, e capiva che Carol non avrebbe mai potuto completamente dimenticare. Quel profondo risentimento non sarebbe facilmente svani�to, e avrebbe dovuto lottare a lungo, contro di esso. Sarebbe stata una lotta dura, perch� nelle parole di Carol c�era una parte di verit�, che tuttavia non avrebbe voluto sentirsi rin�facciare mai.</p></section><section><title><p>8</p><p><emphasis>Qui, Middletown!</emphasis></p></title><p>Quando si svegli�, Kenniston rimase per qualche tempo av�volto nelle coperte, guardandosi in giro per la grande came�ra, col medesimo sentimento di irrealt� che provava ogni mattina.</p><p>Era una camera molto vasta, con pareti graziosamente ri�curve e il soffitto di una materia plastica morbida, color avo�rio. Ma non era cos� vasta come sembrava, perch� i costrut�tori di quella citt� avevano imparato l�arte di usare spazi li�mitati e farli apparire assai pi� ampi.</p><p>Guard� le alte finestre polverose e si domand� a cosa aves�se potuto essere adibita, una volta, quella camera. Faceva parte del grande palazzo della piazza, perch� il sindaco Garris aveva insistito che tutto il personale dei laboratori di Middletown alloggiasse vicino al Municipio.</p><p>Era stato, ovviamente, un edificio pubblico, quello in cui si trovava, ma all�infuori di alcune tavole massicce, la camera era quasi vuota e non si poteva capire chiaramente a che cosa avesse potuto servire.</p><p>Guard� gli altri suoi colleghi: Hubble dormiva ancora, cal�mo. Beitz dormiva di un sonno leggero muovendosi ogni tan�to con qualche lamento, il sonno dell�et� avanzata. Crisci era invece del tutto sveglio, e guardava il soffitto.</p><p>Kenniston ricord� d�improvviso, con un senso di pena, qualche cosa che aveva del tutto scordato, nell�impeto degli avvenimenti. Si avvicin� a Crisci e bisbigli�: �Me ne dispia�ce molto, Louis. Mi devi scusare se ho pensato solo ora alla tua ragazza.�</p><p>�Perch� dovresti pensarci?� La voce di Crisci era bas�sa e senza espressione. �Perch� avresti dovuto pensarci, quando � accaduto tutto questo?� Tacque per un attimo, poi prosegu�, sempre con voce smorzata: �D�altra parte, � accaduto tutto molto tempo fa. � morta da milioni di anni, forse.�</p><p>Kenniston si attard� un poco, cercando le parole da dire, ricordando con quanto entusiasmo Crisci parlava della ra�gazza che avrebbe dovuto sposare... quella ragazza che abita�va a cinquanta miglia da Middletown. Ma non trov� le paro�le. La tragedia di Crisci era comune a molta di quella gente... la madre il cui figlio era andato in California, la moglie il cui marito era partito in viaggio d�affari, fidanzati, famiglie, ami�ci, divisi per sempre da quell�incommensurabile abisso di tempo.</p><p>Ringrazi� ancora il Cielo che Carol fosse sopravvissuta con lui, e decise che ne avrebbe conservato l�affetto a qualsia�si costo.</p><p>Kenniston stava accendendo una sigaretta, mentre gli altri si alzavano. D�un tratto si Ferm� di colpo. �A proposito, pensavo...�</p><p>Hubble gli sorrise.</p><p>�Lo so, lo so a che stai pensando. Pensavi al tabacco. Tu, e tutti gli altri, dovrete presto farne a meno.�</p><p>Mentre uscivano per far colazione alla pi� prossima cu�cina da campo, Hubble lo mise al corrente degli avveni�menti.</p><p>�McLain torna a Middletown a prendere motori a benzi�na e pompe. Dobbiamo rimettere subito in attivit� il sistema idrico della citt�. Pu� darsi che ci voglia del tempo per calco�lare la forza di propulsione del sistema. I vecchi abitanti do�vevano forse disporre di motori atomici, ma non ne sono si�curo.�</p><p>�E che � stato deciso, per il razionamento dei viveri?�</p><p>�Viveri e medicine verranno posti sotto controllo, in ap�positi magazzini. Verranno subito stampate tessere di razio�namento. L�uso delle automobili � vietato, naturalmente. Ognuno � confinato al suo quartiere, almeno per ora, per im�pedire infortuni. Abbiamo gi� organizzato squadre speciali per esplorare la citt�.�</p><p>Kenniston fece col capo un cenno di assenso.</p><p>Estrasse, prima di continuare, il mozzicone di una siga�retta, divenuto improvvisamente prezioso, poi prosegu�: �Queste sono ottime cose, ma il principale problema sar� indubbiamente quello morale, Hubble.� Pensava a Carol, e aggiunse: �Non credo che questa gente potr� sopportare l�idea di essere rimasta sola sulla Terra.�</p><p>Hubble apparve preoccupato.</p><p>�Lo so� disse. �Ma vi devono essere altre persone, da qualche parte. Questa citt� non � stata abbandonata a causa di un improvviso disastro. Devono essere semplicemente evacuati per trasferirsi in altre citt�, in citt� migliori.�</p><p>�Ma nessuno ha risposto ai richiami radio� gli ricord� Kenniston.</p><p>�� vero. Ma credo che facciano uso di qualche cosa di diverso dal nostro sistema radio. � per questo che ho biso�gno del tuo aiuto, questa mattina, Ken. Ieri sera Beitz ha tro�vato un sistema di comunicazione, in un edificio poco lonta�no da questo. � dotato di grossi apparecchi, che Beitz ritiene siano a sistema televisivo. Sei pi� esperto di noi, tu, in queste cose.�</p><p>Kenniston dimostr� subito un acuto interesse, l�interesse del tecnico che nemmeno la fine di un mondo pu� distrugge�re completamente.</p><p>�Mi piacerebbe dargli una occhiata.�</p><p>Mentre stavano camminando, nel rosso e freddo mattino, Kenniston fu sorpreso dall�atteggiamento di consuetudine con cui gli abitanti si muovevano sotto la gigantesca cupola protettiva di quell�irreale citt�.</p><p>Famiglie intere si affrettavano verso le cucine comuni, con l�aria di chi si reca a fare una merenda in campagna. Dei bambini sbucarono da una via laterale, accompagnati da un cane peloso che abbaiava festoso e frenetico. Un uomo calvo dal viso rosso guardava da una finestra, in maniche di cami�cia, con moderata curiosit�. Due grosse donne si chiamava�no da una porta all�altra, e una di loro abbottonava la giacca a un bambino riluttante.</p><p>�... e dicono che la signora Biler stia ora assai meglio, ma suo marito � sempre indisposto...�</p><p>�Gli esseri umani� osserv� Hubble �si adattano facil�mente. Dobbiamo ringraziarne il Cielo.�</p><p>�Ma... se sono gli ultimi che esistono? Non potranno adattarsi, a questo.�</p><p>Hubble scosse il capo.</p><p>�Gi�, credo che non sia loro possibile.�</p><p>Dopo colazione, Beitz li condusse in un grande edificio quadrato poco lontano dalla piazza.</p><p>Nell�interno c�era una vasta sala scura, in cui giganteggia�vano in una lunga fila dei blocchi quadrati di apparecchi. Erano, ovviamente, apparecchi televisivi. Ciascuno di essi aveva uno schermo quadrato, un microfono e, sotto, un qua�dro di comandi, di quadranti, e di altri strumenti meno iden�tificabili.</p><p>Kenniston trov� il modo di aprire, dalla parte posteriore, uno degli apparecchi. Un breve esame del complicato appa�rato che osserv� lo lasci� scoraggiato.</p><p>�Devono proprio esser strumenti per comunicazioni te�levisive. Ma i principi in base ai quali funzionano mi sono as�solutamente sconosciuti. Avevano evidentemente superato da tempo le nostre tecnologie.�</p><p>�Non potresti riuscire a mettere in azione una di queste trasmittenti?�</p><p>Kenniston scosse il capo.</p><p>�Questo sistema � assolutamente estraneo alle mie cognizioni. Non assomiglia affatto ai nostri rudimentali appa�recchi televisivi.�</p><p>�Non sarebbe possibile usare unicamente il sistema tra�smittente sonoro... usare uno di questi apparecchi come una normale trasmittente sonora?� domand� Hubble.</p><p>Kenniston esit�.</p><p>�Credo che questo potrebbe forse essere possibile. Dovr� lavorare un poco alla cieca. Ma alcuni particolari mi sono noti...� Rimase un poco assorto, poi disse: �I conduttori di corrente vengono dall�esterno. Non c�� qui vicino qualche co�sa che assomigli a una centrale elettrica?�</p><p>Il vecchio Beitz fece un cenno affermativo.</p><p>�Nella via accanto. Ci sono grosse turbine atomiche co�razzate, di un tipo che non ho mai visto, accoppiate a genera�tori.�</p><p>�Ci metteremmo anni, se volessimo imparare a far fun�zionare le loro turbine atomiche� disse Kenniston.</p><p>�Potremmo accoppiare quei generatori a motori a benzi�na� sugger� Hubble. �Potrebbero fornire abbastanza cor�rente per cercare di far funzionare una di quelle trasmittenti.�</p><p>Kenniston lo guard�.</p><p>�Per chiamare le altre persone che rimangono ancora sulla Terra?� domand�.</p><p>�Gi�. Se ce ne sono, non udranno gli appelli dei nostri apparecchi radiotrasmittenti. Ma questo � un <emphasis>loro </emphasis>apparec�chio trasmittente. Quello lo udranno.�</p><p>�Sta bene� assent� Kenniston. �Datemi la corrente, e prover�.�</p><p>Nei giorni che seguirono, Kenniston fu troppo preso dal fascino della missione che gli era stata affidata per po�tersi accorgere di quanto gli abitanti di Middletown si an�davano adattando a Nuova Middletown. Poteva udire gli autocarri che rombavano continuamente sotto la cupola, mentre McLain, infaticabile, proseguiva nel suo compito di trasportare viveri dalla vecchia citt� abbandonata e de�serta.</p><p>Portarono cos� i motori a benzina necessari, non solo per mettere in azione il sistema idrico dei grandi serbatoi, ma anche per far funzionare uno dei generatori della cen�trale elettrica. Una volta rifornito di corrente, Kenniston cominci� i suoi esperimenti. Essendo certo di non riuscire a comprendere i principi coi quali quelle strane super-ra�diotrasmittenti erano state costruite, egli cerc� semplicemente di capire il modo col quale potevano esser messe in funzione.</p><p>Gli autocarri portarono altre cose... viveri, sempre pi� vi�veri, ma anche vestiti, mobili, apparecchi sanitari, libri. McLain cominci� a predispone i piani per una spedizione nelle regioni circostanti. E, nel frattempo, le squadre gi� or�ganizzate per esplorare Nuova Middletown facevano ricer�che in ogni strada, in ogni edificio. E avevano gi� fatto sor�prendenti scoperte.</p><p>Hubble distolse Kenniston dal suo lavoro per esaminare una di quelle scoperte. Lo condusse attraverso una lunga ca�tena di corridoi a catacomba, sotto la citt�.</p><p>�Sai gi� che, in questa citt�, la temperatura � di alcuni gradi superiore a quella che potrebbe esserci in virt� del solo calore solare� disse Hubble. �Ho scoperto che c�erano grosse condutture che portavano l�aria calda in ogni parte della citt�. Perci� ho incaricato alcuni uomini di rintracciare dove facessero capo quelle condutture.�</p><p>Kenniston si sent� invaso da un�improvvisa eccitazione.</p><p>�La fonte, vuoi dire? Un grosso impianto di riscalda�mento artificiale, forse?�</p><p>�No, non � questo� replic� Hubble. �Ma dai tu stesso un�occhiata.�</p><p>Erano giunti in una vasta sala sotterranea. Tutto finiva sull�orlo di un enorme pozzo abissale... un grande pozzo cir�colare il cui fondo si perdeva in una profondissima oscurit�. Kenniston guardava perplesso. Poi osserv� che le grosse con�dutture uscivano da quel pozzo e si diramavano in tutte le di�rezioni.</p><p>�Quell�aria leggermente pi� calda proviene da questo pozzo� disse Hubble, accennando alla voragine. Poi ag�giunse: �So che sembra una cosa impossibile alla nostra esperienza di costruttori e di tecnici. Ma credo che questo pozzo sia profondo molti, molti chilometri. Credo che giun�ga fino alle abissali profondit� della Terra.�</p><p>�Ma le viscere della Terra dovrebbero essere una massa ardente, incandescente� obiett� Kenniston.</p><p>�Gi�, lo erano una volta, milioni di anni or sono� cor�resse Hubble. �E mentre la terra diventava sempre pi� fred�da, mentre la superficie diveniva inabitabile, hanno costrui�to questa citt� protetta da una cupola, e forse altre come que�sta... e hanno scavato un grande pozzo per catturare il calore delle massime profondit�. Ma anche le profondit� della Terra sono pi� fredde, ora, quasi spente. Cosicch� non giunge pi� che un calore appena sufficiente per riscaldare un poco la citt�.�</p><p>�Ed � questa la ragione per la quale non potevano pi� vi�vere qui... facevano assegnamento sul calore interno della Terra, e quando questo diminu�...� Kenniston si interruppe, accigliato.</p><p>La seconda scoperta fu fatta da Jennings, un giovane rappresentante di automobili che guidava una delle squa�dre di esplorazione. Ne fece un confuso resoconto agli scienziati, e Kenniston and�, con Beitz e Crisci, a vedere di che si trattava.</p><p>Era una vasta sala per adunanze, semicircolare, in uno dei maggiori edifici, e disponeva di parecchie centinaia di posti a sedere.</p><p>�Una sala consiglio, o forse una sala per conferenze� disse Beitz. �Che c�� di strano?�</p><p>�Guardate quei posti nella seconda fila� disse Jen�nings.</p><p>Capirono, allora, che cosa volesse dire. I posti di quella fila non erano normali sedili metallici come gli altri. Erano di�versi... diversi dai sedili normali e diversi l�uno dall�altro.</p><p>Alcuni di essi non sembravano affatto sedili. Alcuni erano molto ampi, piatti e bassi, con larghi schienali piegati un po�co verso l�interno; altri erano strettissimi, senza schienale al�cuno; altri ancora erano simili a sedie a sdraio, ma la curva era assolutamente troppo profonda.</p><p>�Se si tratta di sedili� disse Jennings �non erano certo destinati a uomini come noi.�</p><p>Kenniston e gli altri si guardarono, sorpresi e spaventati. Kenniston ebbe d�improvviso la grottesca visione di una grande sala affollata di congressisti, congressisti che in parte erano esseri umani e in parte... che cosa? Forse che l�uma�nit�, nelle sue ultime epoche, aveva condiviso la Terra con al�tre razze che non erano umane?</p><p>�Siamo troppo precipitosi nelle conclusioni� commen�t� Beitz, rompendo il silenzio. �Possono anche non essere affatto sedili.� Ma mentre lasciavano la sala, disse a Jen�nings: �� meglio che non facciate parola di tutto ci�. Po�trebbe impressionare la gente.�</p><p>Ci� che le altre squadre di esplorazione avevano scoperto, venne riassunto in un breve discorso di Hubble, di fronte alla popolazione di Middletown che si era riunita il pomeriggio della domenica successiva, nella piazza maggiore.</p><p>Erano state indette, quella mattina, funzioni religiose, senza campane n� organi, n� vetri istoriati, naturalmente, ma in grandi sale immerse nella penombra e piene di au�stera solennit�. Era poi seguito il primo congresso di Nuo�va Middletown. Erano stati installati altoparlanti in modo che tutti, nella grande piazza, potessero udire, e il sindaco Garris, pi� invecchiato e pi� umile, parl� alla popolazione adunata. Cerc� naturalmente di essere il pi� possibile in�coraggiante.</p><p>Il sistema di razionamento funzionava bene, disse. Non c�era pericolo alcuno di patire la fame, perch� la coltivazione idroponica sarebbe stata presto iniziata. Potevano perci� vi�vere a Nuova Middletown anche indefinitamente, se neces�sario.</p><p>�Il dottor Hubble� aggiunse poi �vi esporr� ora ci� che le squadre di esplorazione hanno trovato in Nuova Mid�dletown.�</p><p>Hubble fu conciso. Insistette sul fatto che gli originari abi�tanti di Nuova Middletown avevano lasciato la citt� delibera�tamente.</p><p>�Si sono presi i loro effetti personali, i libri, i vestiti, gli apparecchi pi� piccoli, gli strumenti e i mobili. Le cose che hanno lasciato erano tutte cose troppo massicce per essere facilmente trasportate; tra queste ultime ci sono rimaste, fra l�altro, alcune macchine che riteniamo fossero azionate ato�micamente, ma che debbono essere studiate con gran cura prima di cercare di rimetterle in attivit�. Riteniamo che ci di�verr� possibile, col tempo, l�utilizzazione di tutta questa at�trezzatura.�</p><p>Il sindaco Garris si alz� prontamente per aggiungere: �E almeno uno di questi apparecchi � ora pronto per l�uso! Il si�gnor Kenniston � riuscito a rimettere in funzione una delle radiotrasmittenti qui esistenti, per cui comincer� a trasmet�tere appelli per collegarci con gli altri popoli della Terra.�</p><p>Un grande applauso scoppi� istantaneamente da parte de�gli abitanti di Nuova Middletown. Kenniston appena sciolta l�adunanza, si trov� assediato da cittadini eccitati che gli fa�cevano mille domande. Dovette perci� confermare quanto aveva annunciato il sindaco, aggiungendo che avrebbe subi�to iniziato a lanciare appelli per radio.</p><p>Tuttavia, quando riusc� a trovarsi solo con Hubble, il suo viso era corrucciato.</p><p>�Garris non avrebbe dovuto annunciare una cosa simile! Questa gente � matematicamente sicura che riusciremo pre�sto a parlare con altre citt� popolate!�</p><p>Anche Hubble parve preoccupato.</p><p>�Sono cos� sicuri che vi siano altri uomini viventi sulla Terra... che, per loro, l�unica vera difficolt� � quella di metter�si in contatto con loro.�</p><p>Kenniston lo guard�.</p><p>�Credi che vi siano realmente altri uomini viventi sulla Terra? Io comincio a dubitarne, Hubble. Se non hanno potu�to vivere in una citt� come questa, non hanno certamente po�tuto vivere in nessun altro luogo.�</p><p>�Pu� darsi� ammise Hubble, piuttosto perplesso. �Ma non possiamo essere sicuri di nulla. Dobbiamo tentare, e con�tinuare a tentare.�</p><p>Kenniston mise in attivit� la trasmittente quella sera stes�sa, usandola solo per dieci minuti ogni ora, per risparmiare al massimo la benzina.</p><p>�Qui, Middletown!� urlava nel microfono. �Qui, Middletown!�</p><p>Era superfluo aggiungere altre parole. Non potevano in�fatti far funzionare un ricevitore per udire la risposta. Pote�vano solamente chiamare, per rendere nota la loro presenza e attendere, nella speranza che qualsiasi altro essere vivente che ancora fosse rimasto sulla Terra morente ascoltasse l�ap�pello e venisse da loro.</p><p>Una fitta folla lo guardava, al di l� della porta, mentre egli trasmetteva il suo appello. Quella folla rimase l� tutta notte, e il giorno seguente, e il giorno seguente, e il giorno successi�vo ancora. Stavano tutti in silenzio, ma la speranza che si leg�geva sui loro visi turbava fortemente Kenniston. Mentre altri due giorni passavano, sentiva in s� tutta l�ironia di quelle fu�tili parole che andava ripetendo all�etere.</p><p>�Qui, Middletown!�</p><p>Ma a chi si rivolgeva, quel suo appello? A una Terra mo�rente, ormai vuota di ogni presenza umana. A una sfera fred�da e arida che aveva spacciato l�umanit� chiss� quanti milio�ni di anni prima. Eppure, nonostante ci�, doveva continuare nel suo compito, doveva continuare a trasmettere quell�ap�pello, quel grido di un uomo perduto attraverso le epoche che cercava gli altri esseri della sua specie, quel grido che egli ben sapeva nessun orecchio umano poteva pi� ascolta�re, sulla Terra.</p><p>�Qui, Middletown!... Qui, Middletown!...�</p></section><section><title><p>9</p><p><emphasis>Nessuna risposta</emphasis></p></title><p>Alcune settimane erano ormai trascorse, mentre Kenniston e Beitz, dandosi il cambio, continuavano a trasmettere l�appel�lo. Ma dal silenzio che pesava sulla Terra morente non era ve�nuta alcuna risposta. Per ore e ore avevano ripetuto quelle parole, ormai divenute senza senso. Fra l�uno e l�altro di que�gli assurdi appelli, avevano cercato di manipolare gli strani ricevitori senza alcun risultato positivo. Per Kenniston di�ventava sempre pi� penoso il momento in cui doveva lascia�re quell�edificio e attraversare la piccola folla di abitanti pie�ni di speranza che era sempre adunata all�esterno.</p><p>�No, non ancora� doveva dire, cercando sempre di mo�strarsi fiducioso. �Ma pu� darsi che presto...�</p><p>�Ma pu� anche darsi che non riuscirai mai� obiettava Carol, disperatamente, quando erano soli. �Se qualcuno avesse udito, avrebbero ormai potuto raggiungerci, da qual�siasi parte della Terra, in tutte queste settimane!�</p><p>�Pu� anche darsi che non abbiano aeroplani� ribatteva Kenniston.</p><p>�Se avevano radiotrasmittenti tanto complicate avreb�bero dovuto pur avere anche aeroplani, non ti pare?�</p><p>La logica di Carol era ineccepibile. Per un momento Ken�niston rimase in silenzio. Poi aggiunse: �Non dir nulla di tutto ci�, Carol, a nessuno, te ne prego. Tutta quella gente spera sempre... � questa speranza che li spinge ad andare avanti. La speranza di trovare altra gente. Senza di essa si sentirebbero tremendamente sperduti.� Sospir�, e poi ag�giunse: �Continueremo a lanciare i nostri appelli. � tutto quello che possiamo fare. E pu� darsi anche che McLain e Crisci trovino qualcuno, l�, nella pianura. Dovrebbero ormai essere di ritorno.�</p><p>McLain era infatti riuscito a organizzare una spedizione per esplorare le regioni circostanti. C�erano volute intere set�timane di preparazione, per predisporre i serbatoi di benzina necessari, per progettare le vie da seguire. Due settimane prima, infine, la piccola carovana di jeep era partita e avrebbe dovuto essere ormai di ritorno.</p><p>E mentre quella carovana andava alla ricerca della vita nella desolata pianura polverosa, mentre Kenniston e Beitz continuavano a lanciare i loro appelli senza risposta, la vita proseguiva, a Nuova Middletown.</p><p>Hubble aveva contribuito a progettare uno schema di la�voro. Occorreva ormai preparare i serbatoi idroponici. L�in�tera citt� doveva essere ripulita dalla polvere. I viveri portati da Middletown dovevano essere inventariati.</p><p>Una squadra di funzionari scelti aveva assegnato gli uomi�ni ai vari lavori. Ogni uomo aveva il suo compito, le sue ore di lavoro, la sua paga in tessere di razionamento. Le scuole era�no state rimesse in attivit�. I tribunali e la legge funzionava�no nuovamente, bench� a tutti fosse concessa la libert�, sal�vo che nei casi pi� gravi.</p><p>Bambini nascevano ogni giorno a Nuova Middletown. La mortalit� fu dapprincipio molto alta, specialmente fra i vec�chi che non potevano sopportare di star lontani dalle case nelle quali erano vissuti. Un tratto di terra, al di fuori della cupola, era stato accuratamente cintato e serviva da cimite�ro. Ma, sotto quella bene organizzata attivit�, c�era pur sem�pre una citt� in attesa. Una citt� che attendeva, con terribile ansia, una risposta a quell�appello che veniva continuamente lanciato, ogni ora, nello spazio, in quell�infinito silenzio sen�za risposta.</p><p>Kenniston capiva l�inutilit� di quell�appello. Non riusciva nemmeno a capire bene i trasmettitori che usava. In quelle settimane ne aveva persino smontato completamente uno senza poter riuscire a comprendere l�enorme complessit� dei suoi circuiti. Era sicuro che venissero usate radiofrequenze assai lontane dallo spettro elettromagnetico del ventesimo secolo. Ma la maggior parte dei circuiti rimanevano per lui un mistero. Le parole impresse sugli apparecchi non erano affatto comprensibili, erano scritte in quella medesima lin�gua, completamente ignota, che era stata usata per tutte le scritte della citt�. Non poteva far altro che continuare a lan�ciare quell�eterno appello, quel messaggio pieno di speranza, nell�ignoto.</p><p>�Qui, Middletown! Qui, Middletown!�</p><p>Infine, ritorn� anche la spedizione di McLain. Carol corse da Kenniston con la notizia. Kenniston si rec� con lei alla porta della citt�, dove migliaia di abitanti si erano gi� ansio�samente radunati.</p><p>�Hanno dovuto sostenere una dura fatica� disse Kenniston, mentre le macchine si fermavano davanti alla porta. McLain, Crisci e gli altri avevano la barba lunga e incolta, erano coperti di polvere e apparivano esausti. Alcuni erano accasciati sui sedili.</p><p>La voce di McLain tuon�, in risposta alle domande che gli venivano rivolte da tutte le parti.</p><p>�Vi diremo tutto pi� tardi! Per il momento siamo stanchi morti, non ne possiamo pi�.�</p><p>Ma la voce affaticata di Crisci lo interruppe.</p><p>�Perch� non dirlo subito? Hanno il diritto di saperlo!� Si volse verso la folla, d�improvviso ammutolita, e disse: �Abbia�mo trovato qualche cosa, s�. Abbiamo trovato una citt�, due�cento miglia a ovest da qui. Una citt� protetta da una cupola, proprio come questa, e quasi grande come questa.�</p><p>Bertram Garris fece allora la domanda che urgeva nella mente di tutti.</p><p>�Ebbene? C�erano abitanti, in quest�altra citt�?�</p><p>�No� rispose Crisci, abbassando la voce. �Non c�era nessuno. Nemmeno un�anima. Era una citt� morta, morta da molto tempo.�</p><p>�� vero� aggiunse McLain. �Non abbiamo visto segni di vita, in nessun posto, se si eccettuano alcuni piccoli ani�mali che abbiamo notato nella pianura.�</p><p>Carol, di colpo impallidita, si volse verso Kenniston.</p><p>�Ma allora non c�� pi� nessuno, sulla Terra? Siamo noi, gli ultimi?�</p><p>Un silenzio di morte era piombato sulla folla in attesa. Tutti i presenti si guardarono, ammutoliti. Fu in quel mo�mento che Bertram Garris dimostr� una inattesa capacit� organizzativa. Sal� di colpo su una delle jeep e si mise a parla�re, allegramente.</p><p>�Ascoltatemi, gente! Non dovete lasciarvi abbattere da questa notizia! La spedizione di McLain ha percorso sola�mente duecento miglia, e la Terra � enormemente pi� vasta. Ricordatevi che gli appelli del signor Kenniston vengono tra�smessi ogni ora.� E prosegu�, con sempre maggiore cordia�lit�: �Abbiamo tutti lavorato sodo, e abbiamo bisogno di un po� di divertimento. Perci� questa sera faremo una grande fe�sta nella piazza maggiore. Sar� la festa della nostra citt�... Dite a tutti di venire!�</p><p>La folla si rianim� un poco. Ma, mentre tutti si allontana�vano, Kenniston vide che alcuni si voltavano a guardare an�cora, con viso rattristato, le jeep appena arrivate.</p><p>�� stata una buona idea, la vostra� disse a Garris. �Proprio quello che ci voleva per distogliere la loro attenzione dagli avvenimenti.�</p><p>Il sindaco apparve compiaciuto.</p><p>�Certo! Sono troppo impazienti. Non capiscono che pu� anche essere necessario molto tempo, prima che possano ri�spondere ai nostri appelli.�</p><p>Kenniston cap� allora che la fiducia di Garris non era af�fatto una finta. Malgrado la nuova rivelazione, tutt�altro che confortante, il sindaco era ancora fiducioso che vi fossero al�tri esseri umani sulla Terra.</p><p>Ma Hubble si fece cupo, quando ud� la notizia.</p><p>�Un�altra citt� morta? Allora non c�� pi� alcun dubbio. La Terra dev�essere proprio assolutamente senza vita.�</p><p>�Devo ancora continuare a lanciare gli appelli per radio?�</p><p>Hubble esit�.</p><p>�S�, Ken� disse poi. �Ancora per un poco. Non dob�biamo guastare la loro festa, questa sera.�</p><empty-line/><p>La festa della citt�, quella sera, ebbe l�insolito lusso della luce elettrica, fornita da un generatore portatile. Un�orche�stra era stata collocata su una piattaforma e un vasto spazio era stato cintato per le danze. Kenniston si mescol� alla folla, con Carol, perch� Beitz si era offerto di prendere il suo posto. Tutti lo conoscevano e lo salutavano, ma Kenniston osserv� che non gli chiedevano pi�, ora, se i suoi appelli avessero avuto risposta.</p><p>�Stanno perdendo ogni speranza� confid� a Carol. �Temono che non ci siano altri esseri umani, e non vo�gliono pensarci.�</p><p>Kenniston cerc� di trovare parole di conforto per Carol, al momento di lasciarla, ma non pot�. Non c�era pi� conforto per nessuno. Dovevano tutti fronteggiare la real�t�, nella certezza, ormai, di essere gli ultimi sopravvissuti sulla Terra.</p><p>Si avvi� lentamente attraverso le strade silenziose e vuote, per dare il cambio a Beitz. La Luna era gi� sorta e, attraverso la grande cupola, faceva cadere la sua luce di rame sulla piazza deserta. E poi, d�improvviso, Kenniston si ferm� udendo uno scalpiccio di piedi in corsa e una voce che lo chia�mava.</p><p>�Signor Kenniston, signor Kenniston!�</p><p>Riconobbe subito Bud Martin, il padrone della rimessa nella vecchia Middletown. Il magro viso del giovane Bud era tutto eccitato, e le parole che diceva erano rapide e incoeren�ti, quasi incomprensibili.</p><p>�Signor Kenniston! Signor Kenniston! Ho visto un aero�plano passare sopra la cupola, molto in alto! Ma la sua for�ma... Sembrava piuttosto un grosso sommergibile, che un grosso aeroplano. Ma l�ho visto. Sono certissimo di averlo visto!�</p><p>Kenniston pens� subito che una cosa come quella avrebbe dovuto aspettarsela. Nella loro reazione all�amaro disingan�no, molti degli abitanti, c�era da aspettarselo, avrebbero cre�duto di <emphasis>vedere </emphasis>le altre persone viventi che tanto desideravano di vedere.</p><p>�Ma non ho udito niente, Bud� obiett�.</p><p>�Nemmeno io ho udito. Volava velocissimo e silenzioso, molto in alto. Ho appena fatto in tempo a vederlo.�</p><p>Kenniston guard� in alto, insieme a Bud. Guardarono per alcuni minuti, ma il cielo illuminato dalla Luna appariva freddo e deserto. Abbass� allora gli occhi.</p><p>�Sar� forse stata l�ombra di una nuvola, Bud. Non c�� nulla, nel cielo.�</p><p>Bud Martin si mise a imprecare; poi disse, con voce ferma: �Sentite, signor Kenniston, non sono una donnetta isteri�ca! Ho visto qualche cosa, vi dico!�</p><p>Ci� ammutol� Kenniston. Per un momento i battiti del suo cuore gli salirono in gola. Era mai possibile? Fiss� ancora il cielo, per lunghi minuti. Ma il cielo rimaneva deserto. Eppu�re la sua eccitazione non si calmava.</p><p>�Andiamo da Hubble� disse infine. �Ma non dite nul�la a nessuno. Dare false speranze, in questo momento, sareb�be addirittura disastroso.�</p><p>Hubble stava, con McLain e Crisci, in una camera illumi�nata da una candela, ad ascoltare il loro resoconto sull�altra citt� morta che avevano trovato. Ascolt� le dichiarazioni di Bud Martin, e poi guard� Kenniston con occhi interrogativi.</p><p>�Io non ho veduto nulla� ammise Kenniston. �Ma at�traverso la cupola, � difficile vedere alcunch�, a meno che sia in linea perpendicolare.�</p><p>Hubble si alz�.</p><p>�� meglio che diamo un�occhiata fuori. Mettetevi i cap�potti.�</p><p>Avvolti nei pesanti cappotti, tutti e cinque percorsero le strade silenziose fino alla porta, e uscirono all�esterno della cupola nella notte. Percorsero ancora un centinaio di metri sulla strada di cemento coperta di sabbia, e quindi si ferma�rono, esaminando il cielo. Il freddo era intenso. La grossa lu�na risplendeva con un duro chiarore di rame, che inondava di luce la cupola di Nuova Middletown.</p><p>Kenniston osserv� con attenzione il cielo stellato. Le co�stellazioni erano molto cambiate, col passare delle epoche, ma alcune stelle si potevano riconoscere ancora. La defor�mata costellazione dell�Orsa Maggiore, l�alterata disposizio�ne della Lira. Stelle individuali brillavano ancora di intenso splendore; Vega, per esempio, di un bianco azzurro, Antares, di un rosso fumoso, Altair, di un color oro limpido.</p><p>�Questa gente vedr�, d�ora in avanti, una quantit� di co�se� disse McLain, scettico. �Faremmo meglio a...�</p><p>�Ascoltate!� fece Hubble seccamente, interrompendo�lo e alzando una mano.</p><p>Kenniston udiva solo l�ululato del vento. Poi, debolmente, gli parve di udire un rumore pulsante che si alzava, si abbas�sava, si alzava nuovamente.</p><p>�Viene da nord� disse Crisci. �E sta ritornando verso di noi, ora...�</p><p>Tutti e cinque rimasero rigidi, attanagliati da un�emozione troppo grande per essere espressa a parole. I loro occhi scru�tavano sempre il cielo. Il rumore pulsante si fece pi� forte.</p><p>�Questo non � un motore di aeroplano!� esclam� McLain.</p><p>Era vero. Kenniston lo aveva gi� capito. Non era n� il rom�bo dei motori a combustione interna n� il sibilo dei motori a reazione. Era una specie di ronzio profondo, che sembrava riempire tutto il cielo. Si accorse che il cuore gli martellava forte nel petto.</p><p>Crisci si mise d�un tratto a urlare, alzando le braccia. La vi�dero tutti, quasi subito. Era una massa nera, allungata, che saettava rapidissima nel cielo, attraverso le stelle.</p><p>�Ma sta venendoci addosso!� grid� Bud Martin con quanta voce aveva.</p><p>In un batter d�occhio, quella cosa era divenuta una massa enorme, scura, che precipitava su di loro con la rapidit� del fulmine. Ritornarono tutti di corsa verso la porta, scivolando e incespicando nella sabbia.</p><p>�Guardate!� url� ancora Crisci. �Guardatela!�</p><p>Si volsero, non appena raggiunta la porta. Kenniston cap� allora che la discesa di quella massa oscura su di loro, quasi che volesse schiacciarli, era stata solo un�impressione provo�cata dalla sua mole. Quella cosa, che non si capiva bene cosa fosse, con un ronzio altissimo si stava ora adagiando sulla pianura a mezzo miglio da Nuova Middletown. Una nuvola enorme di sabbia ne vel� per un attimo la vista. Poi, quando la sabbia ricadde, la massa gigante riapparve nuovamente, adagiata nella pianura.</p><p>Kenniston vide subito che si trattava di un�aeronave. La descrizione di Bud Martin era stata molto efficace. Quella cosa sembrava infatti un sommergibile gigantesco, senza torretta, che si fosse in qualche modo arenato nella sabbia.</p><p>Il forte ronzio pulsante si era arrestato. Quella cosa miste�riosa giaceva sotto la luce della Luna, grande, scura, assolu�tamente silenziosa. Tutti rimasero impietriti, ancora incapa�ci di muoversi.</p><p>�Un�astronave venuta da un altro mondo!� bisbigli� in�fine Kenniston. �Una nave spaziale!�</p><p>�Infatti, dev�essere cos�. Ma non vi sono reattori. Deve far uso di un�altra forza motrice.�</p><p>�Ma perch� non escono, ora che sono atterrati?�</p><p>�Che sono venuti a fare, allora? Chi sono?�</p><p>Quella forma enigmatica rimaneva sempre immobile, si�lenziosa, come priva di vita. Poi Kenniston ud� un clamore di voci che sorgeva dalla citt�, dietro di lui. Anche altri avevano visto e avevano diffuso la notizia. Tutti gli abitanti di Nuova Middletown cominciavano a riversarsi, eccitatissimi, verso la porta della citt�.</p><p>La figura tozza del sindaco Garris si avvicin� di corsa.</p><p>�Ma � vero? Sono veramente venuti? Sono venuti altri esseri umani?�</p><p>�Tenete indietro la folla!� url� Hubble, con voce stri�dula. �Nessuno deve uscire! � arrivato qualche cosa, ma finch� non sapremo niente di preciso dobbiamo essere pru�denti.�</p><p>Nella mente di Kenniston pass� come un lampo il ricordo di quella sala da riunioni che Jennings aveva scoperto nella citt�, coi suoi strani sedili che non potevano essere destinati ad alcun uomo o donna al mondo. Sent� un brivido corrergli lungo la schiena. Che specie di esseri viventi potevano mai esserci, in quella massa mostruosa adagiata nella pianura?</p><p>La voce di Garris appariva un poco spaventata.</p><p>�Ma... ma... io non ho mai pensato alla possibilit� di in�contrare dei nemici.�</p><p>Si volse tuttavia per gridare ordini agli agenti della polizia e della Guardia Nazionale, che erano gi� accorsi.</p><p>�Tenete indietro la folla! Tenete indietro la folla! E pron�te le vostre armi!�</p><p>Finalmente la folla fu respinta nelle strade adiacenti. Una ventina di agenti armati rimasero ad attendere, con Hubble, Kenniston e gli altri, sulla soglia della grande porta.</p><p>�Dovremo andar loro incontro?� domand� il sindaco, con i denti che gli battevano dal freddo.</p><p>Hubble scosse il capo.</p><p>�No� disse. �No, non siamo sicuri di nulla. Dovremo aspettare.�</p><p>Attesero, rabbrividendo nel vento gelido, mentre una tur�ba di pensieri mulinava nel cervello di Kenniston. Quella grande nave spaziale proveniva dagli spazi interstellari, ma da che parte era venuta, verso la Terra morente? Da qualche pianeta vicino? Dalle stelle pi� lontane? E perch� era venuta? Che cosa accadeva, ora, nel suo interno? Quali occhi li stava�no osservando?</p><p>Attesero. Tutti gli abitanti di Nuova Middletown attendeva�no e guardavano, mentre la Luna saliva lenta verso lo zenit e le stelle tremolavano e il freddo diveniva sempre pi� intenso. Ma nulla accadeva. Quella mostruosa massa metallica giaceva sempre nella pianura, senza luce, senza suono, senza vita.</p><p>Le stelle risplendevano sempre pi� brillanti. Poi, la loro lu�ce impallid� leggermente. Un�altra luce, di un grigio cupo, stava sorgendo a oriente.</p><p>McLain si mise improvvisamente a imprecare.</p><p>�Se non vengono a trovarci� disse �potremmo anche andare noi, a trovarli.�</p><p>�Aspettate!� lo blocc� Hubble.</p><p>�Ma sono ore che aspettiamo, ormai... e...�</p><p>�Aspettate!� ordin� ancora Hubble. �Vengono ora!�</p><p>E Kenniston vide. Un�apertura scura era apparsa sul mar�gine inferiore dell�enorme chiglia dell�astronave. Alcune figu�re, che apparivano vagamente irreali nella pallida luce del�l�alba, stavano emergendo da quell�apertura. Ecco! Ora si di�rigevano, lentamente, verso Nuova Middletown!</p></section><section><title><p>10</p><p><emphasis>Venuti dalle stelle</emphasis></p></title><p>Kenniston li guard� avvicinarsi: erano quattro vaghe figure che camminavano lentamente, attraverso l�alba, verso Nuo�va Middletown. Il cuore gli martellava nel petto, aveva la boc�ca arida e una oscura paura lo invadeva.</p><p>Era forse la stranezza del loro arrivo, che gli dava quell�im�pressione... la massa enigmatica di quell�astronave scono�sciuta... quel lungo, cauto silenzio... Il loro modo di compor�tarsi faceva pensare che anch�essi fossero dubbiosi, incerti, prudenti.</p><p>Le tre figure che camminavano in testa si distinguevano ora pi� chiaramente. Erano uomini, e indossavano vesti pe�santi, contro il freddo intenso. Il quarto della compagnia camminava a qualche distanza dietro agli altri tre, ma la sua forma massiccia non si poteva ancora ben distinguere, avvol�ta com�era nella polvere sollevata dal vento.</p><p>�Sembrano proprio uomini come noi� osserv� il sinda�co Garris, con aria stupita. �Credo che la razza umana non sia molto cambiata, dopo tutto, in un miliardo di anni.�</p><p>Kenniston fece col capo un cenno affermativo. Per qual�che ragione inspiegabile, il nodo che sentiva allo stomaco permaneva sempre. Vi era davvero qualcosa di soprannatu�rale, in quell�incredibile incontro fra due epoche.</p><p>Guard� gli altri. Il loro viso era bianco e teso. Un senti�mento di eccitazione, molto vicino all�isterismo, aveva inva�so tutti.</p><p>Gli sconosciuti erano ormai tanto vicini da poter distin�guere le loro fisionomie. La massiccia figura di retroguar�dia rimaneva ancora indistinta, ma dei tre che avanzavano in testa, Kenniston si accorse ora chesolo due erano uomi�ni. La terza persona era una donna, alta e sottile, dagli oc�chi azzurri, coi capelli di un color oro pallido raccolti attor�no alla testa. Kenniston ne fu colpito. Aveva visto molte donne bellissime, ma ne aveva visto raramente una che, co�me quella, avesse tanta grazia e autorit�, con uno sguardo tanto acuto e intelligente. Quasi immediatamente, sent� per lei un sentimento di avversione, forse perch� capiva che quella donna doveva avere un bagaglio di conoscenze e d�e�sperienze assai superiore a quello di qualunque uomo del ventesimo secolo come lui. Eppure quella donna aveva un atteggiamento amichevole, una bocca forte e volitiva, aper�ta al sorriso.</p><p>Il pi� giovane dei due uomini era grosso, robusto e sano, aveva i capelli rossi e un viso franco e gioviale che pareva scolpito nella selce. Il suo atteggiamento era, come quello della donna, di prudente e cauta riservatezza.</p><p>L�altro uomo era magro e disinvolto, molto umano nell�a�spetto. Non aveva nulla della fredda riservatezza dei suoi compagni. Era eccitato, e lo mostrava apertamente, osser�vando curiosamente la folla che gli stava davanti. Kenniston prov� per lui una istintiva simpatia.</p><p>Vi fu uno strano silenzio. La donna e i due uomini si ar�restarono. Guardavano tutte quelle persone davanti a loro, e queste li fissavano con gli occhi sbarrati. Poi la donna dis�se qualcosa ai suoi compagni, in una lingua rapida, scono�sciuta.</p><p>L�uomo pi� giovane fece un cenno affermativo col capo, senza parlare, e l�uomo magro cominci� a parlare concitata�mente con loro.</p><p>Il sindaco Garris fece un passo avanti, esitante...</p><p>�Io...� cominci�, ma s�interruppe subito. Quell�unica parola si disperse portata dal vento e il sindaco non fu capace di trovarne altre. La donna bionda lo osservava col suo sguardo intelligente, lievemente divertita.</p><p>L�uomo magro fece un passo verso di loro. Poi, pronun�ciando le parole molto lentamente, disse: �Qui, Middletown!� E dopo un attimo ripet�: �Qui, Middletown!�</p><p>Kenniston era scosso da uno stupore enorme. Udiva anco�ra se stesso, con la voce stanca, estenuata, gridare quelle pa�role disperate, quelle due parole supplichevoli, in un silenzio nel quale nessuno udiva, nessuno rispondeva.</p><p>Ma quell�appello era stato udito! A quell�appello era stato risposto, da qualche parte. Da dove? Da un�altra stella? Da un altro mondo? Non da qualche posto della Terra, sicura�mente.</p><p>Quella grande nave spaziale veniva certamente da un lun�ghissimo viaggio.</p><p>Ud� in quel momento il sindaco Garris che emetteva un grido di terrore. Un�ondata di raccapriccio, udibile nel respi�ro affannoso di ogni uomo presente, pass� sulla folla che as�sisteva allo spettacolo. I pensieri confusi di Kenniston torna�rono di colpo alla realt�.</p><p>Il quarto dei sopraggiunti si era avvicinato e si era unito agli altri. E Kenniston stesso fu atterrito da ci� che vide.</p><p>Il quarto sopraggiunto non era un uomo! Era simile a un uomo questo s�... ma non era un uomo.</p><p>Era molto alto, con il corpo forte e massiccio, le braccia enormi che finivano in due mani simili a smisurate zampe. Era vestito della sua sola densa e ruvida pelliccia, completata da una specie di finimento. Aveva il capo schiacciato, il muso prominente come quello di un animale, le orecchie ritte, ton�de, circondate da ciuffi di peli. E i suoi occhi... La cosa pi� spaventosa erano i suoi occhi. Quei suoi occhi si incontraro�no con quelli di Kenniston. Erano occhi grandi, scuri, pieni di una vivida, penetrantissima intelligenza. Occhi cordiali, curiosi, sorridenti...</p><p>Il sindaco era arretrato di alcuni passi. Aveva il viso palli�dissimo.</p><p>�Ma... non � un uomo, quello!� url�, con voce stridula.</p><p>L�essere peloso parve stupito di quell�accoglienza. Diede un�occhiata alla donna e agli altri due uomini, e tutti e quat�tro guardarono Garris, con la fronte corrugata, come se non riuscissero a capire la ragione del suo spavento.</p><p>Quell�essere strano mosse un passo o due verso Garris, con le grosse mani tese. Parlava con una voce lenta, romban�te, e sorrideva, mostrando una fila di denti grandi e forti, che scintillavano cupamente, come sciabole, nella pallida luce dell�alba.</p><p>Garris lanci� un altro urlo. Kenniston si accorse che il pa�nico si stava impadronendo dei presenti, vide gli agenti pun�tare le armi.</p><p>�Aspettate! Fermatevi!� grid� allora Kenniston, spin�gendo da parte il sindaco. �Per l�amor del Cielo! Aspettate! Siete pazzi!� Aveva affrontato gli agenti armati, mettendosi in modo da far scudo col suo corpo all�essere strano che era sopraggiunto. Sentiva egli stesso una invincibile repulsione per quella creatura che era a un tempo bestiale e umana. Ma quell�essere peloso lo aveva guardato, e gli aveva sorriso...</p><p>�Non sparate!� url� ancora. �� un essere intelligente! � uno di loro!�</p><p>�Fatevi da parte, Kenniston!� url� il sindaco, con voce acuta, tremante per il terrore. �Quel bruto � pericoloso, vi dico!�</p><p>Le armi puntate si erano improvvisamente dirette altrove. Kenniston, voltandosi di scatto, vide che i quattro soprag�giunti s�erano fatti un poco da parte. E, immediatamente, la scena svan�. La donna aveva levato una mano, in un rapido gesto. Dalla nave spaziale, laggi� nella pianura, part� un lam�po di luce bianca. Quella luce colp� inesorabile. Colp� coloro che si trovavano davanti alla porta. Colp� e disparve, in un attimo.</p><p>Anche Kenniston si trovava sul passaggio di quel lampo di luce. Sent� un improvviso stordimento in ogni nervo. La pe�na fisica non ebbe la durata che di una frazione di secondo, poi sopravvenne una specie di paralisi, come da una scarica elettrica. Vide Garris, Hubble e gli altri barcollare, coi visi pallidi e scossi. Le armi erano cadute dalle mani degli agenti ormai prive di forza.</p><p>Poi, l�essere peloso si avvicin� nuovamente a Kenniston. I suoi occhi scuri sorridevano sempre. Con la sua voce rom�bante emise alcuni suoni rassicuranti. Poi, con gesto esperto, massaggi� brevemente, con le sue grosse mani pelose, la nu�ca di Kenniston. La paralisi che aveva colpito Kenniston co�minci� allora a dileguarsi.</p><p>L�uomo dai capelli rossi aveva fatto alcuni passi avanti e aveva raccolto una delle armi cadute. Un sentimento di indi�cibile stupore traspar� subito dai suoi occhi, mentre la esami�nava. Disse qualcosa, con voce rapida, agli altri. Anch�essi esaminarono l�arma da ogni parte. Poi, stupefatti e increduli, guardarono Kenniston e i suoi compagni che stavano ora ri�mettendosi dalla temporanea paralisi che li aveva colpiti.</p><p>�Dispongono di un raggio della morte o di qualche cosa del genere!� url� nuovamente Bertram Garris, con voce soffocata dallo spavento. �Possono ucciderci tutti!�</p><p>�Finitela!� proruppe infuriato Hubble. �State facen�do una figura da imbecille. Quell�arma che hanno usato era un semplice mezzo di difesa, niente affatto letale, e proprio voi li avete costretti a usarla contro di noi.�</p><p>La donna chiam� a s�, eccitata, l�essere peloso.</p><p>�Gorr Holl!� Era questo, evidentemente, il suo nome. E Gorr Holl raggiunse gli altri tre. Egli pure emise suoni di in�credula meraviglia, mentre esaminava l�arma che gli mostra�vano.</p><p>Kenniston si rivolse a Hubble, non curandosi pi� di Garris n� degli attoniti agenti disarmati.</p><p>�Credo che abbiano cominciato a sospettare di dove ve�niamo.�</p><p>L�eccitazione dei quattro sconosciuti era ovvia. Fu la don�na, not� Kenniston, che si riebbe per prima dalla sorpresa. Essa parl� rapidamente all�uomo magro, quello che poco prima aveva ripetuto con voce gioiosa: �Qui Middletown, qui Middletown!�. Dal ripetuto uso del suo nome, Kenniston im�magin� che quell�uomo dovesse chiamarsi Piers Eglin. Ed era proprio Piers Eglin che appariva il pi� stupefatto di tutti e, strano a dirsi, il pi� lieto.</p><p>Piers Eglin, si avvicin� a Kenniston, quasi divorandolo coi suoi occhi miopi.</p><p>�Middletown� disse. E aggiunse, dopo un momento, in inglese: �Amici!�</p><p>Kenniston colse subito quell�occasione.</p><p>�Amici?� ripet�. �Ma allora, parlate inglese?�</p><p>Quella parola, <emphasis>inglese</emphasis>,mand� Piers Eglin in un visibilio di gioia e di eccitazione. Cominci� a parlare nuovamente con gli altri, ma la donna lo interruppe con un gesto di comando.</p><p>Egli si rivolse allora nuovamente a Kenniston.</p><p>�Lingua... inglese...� balbett�, ansimando. �Voi... par�late... lingua... inglese?�</p><p>Kenniston fece semplicemente un cenno affermativo col capo.</p><p>Una espressione di immensa meraviglia apparve negli oc�chi miopi di Piers Eglin.</p><p>�Chi... No!� Si interruppe e ricominci� di nuovo. �Di... dove... venite... voi?�</p><p>�Dal passato� rispose Kenniston, e sent�, in quel mo�mento, tutta l�assurda realt� di quanto diceva. �Da molto lontano, nel passato� aggiunse.</p><p>�Quanto... lontano?�</p><p>Kenniston cap� che le date del ventesimo secolo non avrebbero significato nulla, per quella gente, dopo tante epo�che passate. Pens� un momento, poi disse: �Da molto lon�tano, nel passato. Nella nostra vita, la potenza atomica era stata appena scoperta.�</p><p>�Tanto? Tanto?� bisbigli� Piers Eglin, con voce tre�mante, sbalordita. �Ma... come? Come?�</p><p>Kenniston scosse le spalle, incapace di spiegarsi. Poi ag�giunse: �Vi � stata una esplosione atomica sulla nostra citt�. Ci siamo trovati, con tutta la nostra citt�, in questa epo�ca. Ecco tutto.�</p><p>Piers Eglin tradusse, febbrilmente, quelle parole agli altri. La donna mostr� subito un vivo interesse. Ma fu Gorr Holl, l�essere peloso, che fece il pi� lungo commento, con la sua voce sorda e rombante.</p><p>Piers Eglin si rivolse di scatto nuovamente a Kenniston, ma Kenniston interruppe le ansiose domande dell�altro con una domanda sua.</p><p>�E voi, di dove venite, voi?�</p><p>Piers Eglin indic� il cielo, ora illuminato dall�alba.</p><p>�Da...� ma si interruppe, evidentemente per cercare di ricordarsi il nome antico del pianeta. Poi aggiunse: �... da Vega.�</p><p>Fu la volta di Kenniston, a rimanere sbalordito.</p><p>�Ma voi siete esseri umani, terrestri!� obiett�. Poi, fa�cendo un cenno verso la pelosa figura di Gorr Holl, domand� ancora: �E quello, chi �?�</p><p>Nuovamente, Piers Eglin si sforz� di ricordarsi un nome antico. Poi disse: �Capella, Gorr Holl viene da Capella.�</p><p>Vi fu una pausa di silenzio, durante la quale i quattro nuo�vi venuti continuarono a guardare sorpresi gli uomini di Middletown. Nella mente di Kenniston, i pensieri turbinava�no caoticamente. L�unica cosa che gli appariva chiara era questa: gli apparecchi radiotelevisivi della citt� da essi occu�pata erano stati ben al di l� di ogni sua possibile comprensio�ne. Quegli apparecchi erano destinati a comunicazioni <emphasis>inter�stellari. </emphasis>Il suo appello aveva percorso quelle distanze, e da quelle distanze era venuta la risposta... da Vega, da Capella, dalle stelle!</p><p>�Ma voi parlate la nostra vecchia lingua!� esclam�, in�credulo, rivolto a Eglin.</p><p>Confusamente, con voce balbettante, Eglin si spieg�.</p><p>�Io sono uno... storico. Sono specializzato nella civilt� preatomica della Terra. Ho imparato la lingua dai vecchi li�bri. � per questo che ho chiesto di partecipare a questa spedi�zione sulla Terra.�</p><p>La donna lo interruppe. Rabbrividiva un poco, e parla�va ora a voce bassa, rapida. Eglin si rivolse allora ai pre�senti.</p><p>�Questa � Varn Allan, la governatrice di questo... questo settore. Questi...� e accenn� il giovane dai capelli rossi �� Norden Lund, viceamministratore.� Gli riusciva difficile ri�cordare le parole in inglese, e gli riusciva anche pi� difficile pronunciarle. Poi aggiunse: �Varn Allan vi chiede che noi... che noi parliamo entro la citt�, perch� qui fa freddo.�</p><p>Kenniston aveva gi� immaginato che la donna fosse a ca�po del gruppo e avesse piena autorit� su di esso. Non ne fu af�fatto sorpreso. La vibrante energia di quella donna era dav�vero notevole.</p><p>Il sindaco Garris, che era anche lui mezzo congelato, fu ben felice di aderire a quella richiesta. Si volse verso la gran�de porta, dietro la quale migliaia di persone si accalcavano per vedere, ed erano trattenute indietro con difficolt�. I loro visi apparivano come una massa biancastra, attraverso il ve�tro plastico della cupola.</p><p>�Fate largo! Fate largo!� ordin� Garris, col suo tono di voce pi� importante. Fece dei cenni agli agenti di polizia, tut�ti trafelati, che trattenevano la folla. �Fate largo! Aprite un passaggio, ora, stiamo per entrare!� Poi, alzando la voce per farsi udire dalle persone pi� lontane, aggiunse: �Fatevi indietro, per favore! Tutto va bene. I visitatori che attendeva�mo sono giunti, finalmente, e desiderano vedere la citt�, la nostra citt�. Lasciateli passare, lasciateli passare...�</p><p>La folla, con penosa riluttanza, apr� uno stretto passaggio, che fu subito allargato dagli sforzi degli agenti. Facendo da guida ai visitatori venuti dalle stelle, la dignit� del sindaco era un po� menomata dalla inquietudine che gli faceva fare un balzo in avanti ogni volta che la gigantesca figura di Gorr Holl gli si appressava, durante il percorso. Ma Garris riusc�, ci� nonostante, a conservare il suo tono gioviale di capo del suo popolo, gridando nel frattempo che ogni cosa andava be�ne, che non vi era nulla da temere, e pregando tutti di tenersi indietro e di fare a meno di spingere.</p><p>Varn Allan fu la prima a seguire Garris attraverso la gran�de porta. Esit�, � vero, ma appena un istante, trovandosi di fronte quella enorme folla urlante, e la folla da parte sua lev� un applauso cos� forte da scuotere persino la cupola. Norden Lund sorrise e scosse il capo come se si trattasse di bambini capricciosi. Anche Varn Allan sorrise alla popolazione e pro�segu� il cammino, mentre la folla si muoveva tumultuando di gioia.</p><p>Kenniston li seguiva da presso, a fianco di Gorr Holl. La folla non lo aveva ancora visto, eccetto che come una vaga fi�gura al di l� del vetro plastico ricurvo della cupola. Quando lo videro, tutti ammutolirono, per un attimo. Le donne, che avevano lottato per mettersi in prima fila, lottavano ora per farsi indietro, e lo stretto passaggio si allarg� d�improvviso. Kenniston camminava accanto alla grossa mole di Gorr Holl, tenendogli una mano su una delle potenti spalle, per mostrare alla folla che non vi era affatto da aver paura. E la folla guardava, intimorita e sbalordita.</p><p>Piers Eglin era fuori di s� dall�eccitazione. La pelliccia di una donna lo mand� in visibilio. Era una pelliccia molto ordi�naria, ma Kenniston cap� subito che doveva essere sicura�mente di un animale ormai estinto da milioni di anni. I tessu�ti, i cuoi, apparivano, agli occhi di Piers Eglin, come dei tesori inestimabili. Parlava incessantemente, febbrilmente, indi�cando questa o quella meraviglia ai suoi compagni, inter�rompendosi di tanto in tanto per tornare al suo inglese stenta�to e fare a Kenniston qualche domanda. Quando poi vide un�automobile, divenne addirittura frenetico.</p><p>L�automobile li interessava tutti, Varn Allan e Norden Lund si fermarono per esaminarla, e anche Gorr Holl, libe�randosi gentilmente da un codazzo di bambini che lo aveva�no circondato, raggiunse i compagni per poter esaminare il fenomeno. Il grosso essere peloso parve indovinare subito dove si nascondesse la forza motrice e fece segno a Kenni�ston che desiderava esaminarne l�interno. Kenniston ne sol�lev� subito il cofano. Tutti e quattro i visitatori si chinarono immediatamente per esaminare il motore e tutta quella folla di abitanti scoppi� a ridere, quando vide quella specie di grosso animale addomesticato curvarsi anche lui come i suoi padroni a esaminare i congegni. I visitatori parlavano fra lo�ro, nella loro rapida lingua sconosciuta, e Norden Lund ac�cennava alle varie parti del motore con la medesima meravi�glia, un poco canzonatoria, che un uomo del ventesimo seco�lo avrebbe dimostrato per un carro tirato da buoi. Gorr Holl parl� allora a Piers Eglin, e questi si volse a Kenniston.</p><p>�Un motore cos� bello! Tanto primitivo!� bisbigli�, giungendo le mani. Poi aggiunse: �Vogliono che lo faccia�te... che lo facciate...� Non trovava le parole, ma Kenniston cap� che cosa voleva dire. Trov� le chiavi della macchina infi�late nella serratura, e avvi� il motore. Gorr Holl ne fu affasci�nato. I quattro visitatori continuarono per un po� a parlare animatamente fra loro. Poi la benzina fin� e il motore si spen�se. I visitatori si guardarono l�un l�altro, poi, a un cenno della donna, proseguirono il cammino.</p><p>Il sindaco Garris era in piena forma. Nel suo orgoglio e nel suo eccitamento, non aveva pi� paura nemmeno di Gorr Holl. Mostrava ai visitatori in che modo Nuova Middletown era stata resa abitabile, parlava, balbettando, del governo, delle scuole, dei tribunali e della distribuzione dei viveri. Piers Eglin cercava di tradurre qualche cosa, ma Kenniston dubitava che i visitatori capissero gran che. Un risentimento irragionevole cominciava a farsi strada in lui.</p><p>Poi, d�un tratto, i visitatori si fermarono e conferirono a lungo fra loro. Evidentemente avevano preso una decisione, poich� Piers Eglin si volse e disse: �Abbiamo visto abba�stanza, per questa volta. Pi� tardi...� e qui la sua voce trem� di eccitazione e i suoi occhi brillarono come quelli di un se�gugio �pi� tardi... visiteremo la vostra vecchia citt�, che ci avete detto esiste ancora. Ma ora Varn Allan dice che dobbia�mo ritornare alla nostra nave per riferire al Governo centrale ci� che abbiamo trovato.�</p><p>�Ascoltate!� esclam� Kenniston, ansioso. �Abbiamo bisogno di aiuto. Ci occorre la forza motrice, e il nostro com�bustibile � quasi finito.�</p><p>Hubble, che era sempre stato accanto ai visitatori per tutto il percorso, fece col capo un cenno affermativo, e ag�giunse: �Se potete mettere in azione alcuni dei generato�ri atomici che esistono qui...�</p><p>Piers Eglin si volse subito a consultare Varn Allan, che guard� Kenniston e Hubble e fece quindi un cenno di as�senso.</p><p>�Naturalmente, ha detto di s� disse Piers Eglin. �Ha detto che dovrete trovarvi a vostro miglior agio, finch� ri�marrete qui. L�equipaggio del <emphasis>Thanis </emphasis>vi sar� di aiuto. Lavore�ranno sotto la direzione di Gorr Holl, che � il nostro capotec�nico atomico.�</p><p>Il sindaco Garris rimase interdetto. Piers Eglin si schiar� la gola.</p><p>�Ve ne saranno altri, altri... nell�equipaggio. Vi sembre�ranno molto strani. Ma vi saranno amici. Farete meglio a rassicurare i vostri abitanti.�</p><p>I visitatori partirono, ritornando da dove erano venuti, attraverso la grande porta e attraverso la pianura polverosa. Mentre se ne andavano, il sindaco Garris diede l�annuncio alla folla. Vi sarebbe stata la forza motrice, pi� acqua, pi� luce, forse anche pi� calore. L�applauso frenetico e giubilan�te che segu�, riecheggi� a lungo sotto la cupola. Mentre la folla continuava ad applaudire, Hubble domand� a Kenniston: �Cosa intendeva, quando ha detto... �finch� rimarre�te qui�?�</p><p>Kenniston scosse il capo. Non lo sapeva. Ma un gelido dubbio si faceva strada in lui, una specie di presentimento. Quell�impressione che sentiva non era basata su nulla che fosse stato detto o fatto, ma semplicemente sulla constata�zione dell�enorme abisso che separava la civilt� della vecchia Middletown da una civilt� che aveva invece percorso tanto cammino, fra le stelle e le costellazioni, ed era andata cos� lontano che la Terra appariva del tutto dimenticata.</p><p>Si domandava in che modo quelle due culture cos� incre�dibilmente diverse avrebbero potuto comprendersi. Rimase a lungo a rifletterci, mentre osservava la folla che si disperde�va, e perfino il pensiero che fra poco i grossi generatori ato�mici si sarebbero rimessi in moto non riusc� a liberarlo dalle preoccupazioni.</p></section><section><title><p>11</p><p><emphasis>La rivelazione</emphasis></p></title><p>L�equipaggio del <emphasis>Thanis </emphasis>arriv� a Nuova Middletown nel po�meriggio, e Kenniston, Carol insieme a tutti gli altri abitanti li videro insieme.</p><p>Erano una quarantina. Avevano un po� l�atteggiamento abile ed efficiente dei marinai, che Kenniston aveva visto tante volte, ma i mari che questi solcavano erano le incalco�labili profondit� dello spazio e avevano il viso abbronzato dai raggi di altri soli lontani. Venivano ora attraverso la pol�vere sollevata dal vento di questo mondo che li aveva gene�rati, e li aveva perduti, e vi erano fra loro anche quelli ai quali aveva accennato Piers Eglin... gli strani figli di altri pianeti.</p><p>Kenniston aveva cercato di spiegare a Carol l�aspetto di questi esseri. Carol infatti non aveva visto, al disopra della folla, che la testa di Gorr Holl e le sue orecchie pelose; ella aveva supposto, come gli altri, che si trattasse di una specie di animale domestico. Kenniston non era tuttavia molto si�curo di essersi fatto capire a sufficienza dalla ragazza.</p><p>�Ma se vengono da Vega� aveva detto Carol, rabbrivi�dendo e guardando il cielo profondo nel quale le stelle scintillavano anche in pieno giorno �se vengono da Vega, Ken, non possono essere come noi. Nessuna creatura umana po�trebbe pi� essere come noi, dopo tanta lontananza.�</p><p>Kenniston rimase colpito nel sentire i suoi stessi pensieri espressi dalla fanciulla, ma disse, in tono rassicurante: �Non possono aver mutato molto, immagino. E gli altri, gli... uma�noidi, potranno avere un aspetto molto strano, ma saranno comunque nostri amici.�</p><p>Si trattava proprio della medesima cosa che il sindaco Garris aveva annunciato alla popolazione.</p><p>�Qualunque sia l�aspetto dei nuovi venuti, debbono esse�re trattati col dovuto rispetto. Una buona prigione sar� desti�nata a chiunque li disturbi. Avete capito bene? Qualunque sia il loro aspetto, dovrete trattarli come se fossero uomini!�</p><p>Ma sentire � una cosa, e vedere � un�altra. E ora, le dita di Carol stringevano convulsamente la mano di Kenniston e il corpo di lei si stringeva spaventato a quello di lui. La folla, che si era radunata per assistere a quel secondo ingresso de�gli incredibili visitatori, rimase ora sbalordita, stupefatta, at�territa. Si udivano bisbigli sommessi, si vedevano persone appartarsi timorose.</p><p>Uno di quegli esseri era grosso e pesante, e procedeva on�deggiando sulle gambe massicce. La sua pelle, grigia e rugo�sa, ricadeva in grosse e pesanti pieghe. Il viso era largo e piat�to, senza espressione, con occhi piccoli e saggi, da vecchio, che guardavano con acuta comprensione la folla attonita e silenziosa al suo passaggio.</p><p>Altri due, invece, erano magri e scuri, e si muovevano co�me cospiratori, avvolti in mantelli neri. La loro testa sottile era senza peli e lo sguardo era intelligente ed espressivo. Kenniston si accorse di colpo, con un sussulto di raccapric�cio, che quei mantelli non erano altro che ali, che essi teneva�no strette attorno al corpo.</p><p>Ve n�era un altro, che aveva una grazia tutta particolare e sembrava che scivolasse, invece di camminare. Dava subito l�idea di forza e il suo portamento era sprezzante e orgoglio�so. Era molto bello, con una criniera di pelliccia, bianca co�me la neve, che gli partiva dalla fronte, e aveva una sottile espressione di crudelt�.</p><p>Questi quattro, e in pi� Gorr Holl che la folla aveva gi� vi�sto, erano simili a uomini, ma non erano uomini. Erano figli di altri mondi lontanissimi, e camminavano ora, con piena disinvoltura, sulla vecchia Terra.</p><p>�Ma sono orribili!� bisbigli� Carol, tirandosi indietro. �Sono perfino sacrileghi. Come puoi sopportare di stare vi�cino a questi esseri?�</p><p>Kenniston lottava egli stesso contro un sentimento di re�pulsione. Gli abitanti di Middletown guardavano a bocca aperta, bisbigliando turbati e arretrando, in parte per un sen�timento di timore nei confronti del soprannaturale, in parte per una pura avversione razziale. Era difficile ammettere che quegli esseri non umani esistessero, ma ancora pi� difficile era l�accettarli come eguali, come propri simili. Un animale era un animale e un uomo era un uomo, e non vi poteva esse�re alcuna via di mezzo...</p><p>Diversamente la pensavano i bambini di Middletown. Essi trascuravano del tutto gli uomini veri e propri che passavano abbronzati davanti a loro, e si affollavano invece attorno agli umanoidi. I bambini non avevano nessuno dei preconcetti dei loro genitori. Quelle erano per loro creature da fiaba di�venute realt�, e ci� li eccitava molto.</p><p>Piers Eglin si avvicin� a Kenniston.</p><p>�Hubble ha fatto aprire le sale dei generatori atomici� disse Kenniston. �Ci attende l�. Vi condurr� io.�</p><p>Egli sospir�.</p><p>�Grazie!� disse. Aveva un�aria infelice. Kenniston sa�lut� in fretta Carol e si incammin� a fianco dello storico.</p><p>�C�� qualche cosa che non va?� gli domand�.</p><p>�Ho avuto ordini� spieg� Piers Eglin. �Debbo fare da interprete e debbo insegnare ad alcuni di voi la nostra lingua.� Scosse il capo deluso. �Ci vorranno molti gior�ni, e quella vostra vecchia citt�... Avrei gi� dovuto essere l� da tempo, a visitarla, e invece...�</p><p>Kenniston sorrise.</p><p>�Cercher� di imparare presto� disse.</p><p>Si avviarono verso il punto in cui Hubble aspettava, e Ken�niston poteva sentire dietro di s� i passi inconsueti di quegli altri individui che non erano umani. Gli sembrava incredibi�le, dover lavorare a fianco di quegli esseri che gli davano un brivido ogni volta che passava loro vicino. Certamente non potevano comportarsi come uomini!</p><p>Entrarono nell�edificio, poi in una enorme sala piena di strutture torreggianti e polverose che racchiudevano i mec�canismi che n� lui n� Hubble erano riusciti a comprendere e a usare. Hubble si un� a loro, guardando incuriosito gli uma�noidi.</p><p>�Abbiamo supposto che questi fossero i generatori ato�mici principali� disse Kenniston. Parlava a Piers Eglin, in quanto questi doveva tradurre, ma guardava Gorr Holl e gli altri quattro che stavano ritti accanto a lui. �Se potete dav�vero ripararli e metterli in funzione, noi...�</p><p>Ma si interruppe. Quelle cinque paia di occhi, strani e so�prannaturali, lo osservavano; Kenniston vedeva i loro cinque corpi respirare e agitarsi. La cresta di pelliccia bianca sul cranio di quello dall�aria pi� orgogliosa si rizz� d�un tratto, in modo talmente animalesco che Kenniston cap� quanto fosse impossibile tentare di considerarli esseri umani. Il dubbio, il disgusto, e anche un certo timore, gli si dipinsero sul viso. Piers Eglin aggrott� un poco la fronte.</p><p>Lavorando attorno ai polverosi generatori atomici, Gorr Holl si trasform� immediatamente da essere assurdo in un tecnico di alta abilit�. Facendo funzionare certe leve nasco�ste, apr� il pannello di copertura di uno dei grossi meccani�smi, prima che Kenniston potesse capire come avesse fatto. Poi da una borsa appesa al finimento di cui era vestito, estrasse una lampada e, facendosi luce, ficc� la testa pelosa dentro il meccanismo. Lo si udiva borbottare fra s� qualche cosa, in tono di disapprovazione. Infine, Gorr Holl ritir� la testa dal meccanismo e parl� in modo disgustato. Eglin tra�dusse, nel suo inglese stentato.</p><p>�Dice che questo vecchio impianto � stato malamente progettato e si trova in cattive condizioni. Dice che vorrebbe avere tra le mani i tecnici che lo hanno costruito.�</p><p>Kenniston scoppi� in una risata. Quel grosso Gorr Holl as�somigliava in tutto a un autentico tecnico riparatore della Terra.</p><p>Mentre Gorr Holl esaminava gli altri generatori, Piers Eglin subissava Hubble e Kenniston di domande sul loro tempo lontano. Kenniston riusc� finalmente a fargli, a sua volta, una domanda che gli premeva molto ma che n� lui n� Hubble avevano ancora potuto fare.</p><p>�Ma perch� la Terra � ora senza vita? Che � accaduto a tutti i suoi abitanti?�</p><p>�Molto tempo fa� disse Piers Eglin �gli abitanti della Terra sono emigrati in altri mondi. Ma non sugli altri pianeti del sistema solare: anche questi erano freddi e Venere era troppo coperta di acque e disponeva di troppo poca superfi�cie solida. Sono perci� andati nei mondi di altre stelle, al di l� della Galassia.�</p><p>�Ma alcuni di loro saranno pur rimasti sulla Terra� obiett� Kenniston.</p><p>�Lo hanno fatto� rispose Eglin, scuotendo le spalle �finch� la temperatura � divenuta cos� fredda che anche in queste citt� coperte da una cupola la vita � divenuta dif�ficile. Allora, anche gli ultimi uomini se ne andarono verso mondi che avevano soli pi� caldi.�</p><p>�Nella nostra epoca non eravamo nemmeno riusciti a raggiungere la Luna� disse Kenniston. Tutto quel racconto gli dava le vertigini. �Nei mondi di altre stelle, al di l� della Galassia...� aveva detto Eglin.</p><p>Gorr Holl si riavvicin� infine a loro, e parl� a lungo. Eglin tradusse.</p><p>�Crede che sia possibile rimettere nuovamente in azione i generatori. Ma ci vorr� tempo, e avr� bisogno di materiale: rame, magnesio, anche platino.�</p><p>Kenniston e Hubble ascoltarono attentamente le spiega�zioni di Eglin. Poi Hubble fece un cenno affermativo col ca�po, e disse: �Potremo trovare tutte queste cose nella vecchia Middletown.�</p><p>�La vecchia citt�?� grid� Piers Eglin, improvvisamente entusiasta. �Verr� sicuramente con voi! Partiremo subito!�</p><p>Il piccolo e magro storico era pazzo di gioia, alla pro�spettiva di poter dare finalmente un�occhiata alla vecchia citt�. Continu� a insistere finch� lui, Hubble e Kenniston non partirono in jeep attraverso la desolata pianura color ocra.</p><p>�Vedr� finalmente, proprio coi miei occhi, una citt� del�l�era preatomica!� diceva esultante.</p><p>Era una cosa piuttosto strana, arrivare alla vecchia Midd�letown cos� deserta e silenziosa, in mezzo a tutta quella deso�lazione. Le case erano ancora come le avevano lasciate, con le porte e le finestre sbarrate. Le strade erano invase da uno spesso strato di polvere. Gli alberi erano nudi e anche l�ulti�mo filo d�erba era ormai morto.</p><p>Kenniston vide che Hubble aveva gli occhi umidi e sent� che anche il suo cuore si contraeva in una terribile e ango�sciosa nostalgia. Si pent� di essere tornato l�. Trovandosi nel�l�altra citt�, assorbito nello sforzo di sopravvivere, poteva al�meno dimenticare quale era stata la sua vita di prima.</p><p>Guidava la jeep attraverso quelle strade, silenziose e mor�te, e la memoria gli parlava di lontane estati... ragazze in vesti vivaci, alberi carichi di fiori, il grid�o dei passeri, le luci, i suo�ni delle voci umane nella sera sonnolenta...</p><p>Piers Eglin era ammutolito per la meraviglia. Era come perduto in un suo sogno di storico, che ora si avverava. Di�sceso dalla macchina, camminava per le strade e spiava nei negozi e nelle case.</p><p>�Dev�essere tutto conservato� bisbigli�. �� troppo prezioso, tutto questo. Far� costruire una cupola per difen�dere tutta la citt� dalle intemperie e dal tempo, e far� sigilla�re la cupola... Quante cose...! Le insegne, i manufatti, i bellis�simi pezzi di carta...!�</p><p>�C�� qualcuno qui� disse Hubble, d�improvviso.</p><p>Kenniston vide che, davanti a loro, vicino alla porta dei vecchi Laboratori, era ferma una specie di vettura molto pic�cola, a forma di proiettile.</p><p>Dall�edificio uscivano in quel momento Norden Lund e Varn Allan.</p><p>La donna parl� a Eglin, e questi tradusse: �Stavano rac�cogliendo dati per la loro relazione al Governo centrale.�</p><p>Kenniston scorse un�espressione di disgusto nel viso in�telligente della giovane donna, mentre i suoi occhi azzurri osservavano il panorama dei vecchi stabilimenti, le cimi�niere scure annerite dal fumo, le ringhiere arrugginite, le piccole e modeste case allineate sulle strade anguste. Ne prov� un acuto risentimento, e disse, quasi in tono di sfi�da: �Domandatele che ne pensa della nostra piccola citt�.�</p><p>Eglin fece la domanda e Varn Allan rispose con parole incisive. Il piccolo storico apparve imbarazzato, quando Kenniston gli domand� di tradurre la risposta. Egli esit�. Infine disse: �Varn Allan dice che � incredibile che esseri umani abbiano potuto vivere in un posto cos� misero e sor�dido.�</p><p>Lund scoppi� a ridere. Kenniston arross� violentemente, e per un attimo detest� quella donna. La detest� per quella sua fredda, imperiosa superiorit�. Guardava la vecchia Middletown come avrebbe potuto guardare uno sporco antro di scimmie.</p><p>Hubble vide ci� che passava nell�animo di Kenniston, e gli mise una mano sul braccio.</p><p>�Vieni, Ken. Abbiamo del lavoro da fare.�</p><p>Kenniston segu� il suo superiore nei Laboratori, mentre Piers Eglin li accompagnava.</p><p>�Ma perch� hanno messo quella bionda altezzosa a capo della loro spedizione?� domand� Kenniston.</p><p>�Probabilmente perch� era competente a farlo� rispo�se Hubble. �Non mi vorrai far credere che sei tormentato da un atavico orgoglio mascolino?�</p><p>Piers Eglin aveva capito ci� che dicevano, perch� si mise a ridere.</p><p>�Non � un sentimento cos� atavico come credete. Anche a Norden Lund non piace affatto essere agli ordini di una ra�gazza.�</p><p>Quando uscirono dall�edificio coi materiali che occorreva�no a Gorr Holl, Varn Allan e Norden Lund se n�erano gi� an�dati.</p><p>Al loro ritorno, trovarono che Gorr Holl e i suoi compagni si erano gi� messi al lavoro e stavano smontando i generato�ri. Lanciando ordini a destra e a sinistra, attaccando ogni ge�neratore come se fosse un suo personale nemico, Gorr Holl riusciva a ottenere miracoli da quegli strani tecnici che lo ac�compagnavano.</p><p>Kenniston, nei giorni che seguirono, dimentic� ogni im�pressione di stranezza e di imbarazzo, nell�intenso interesse tecnico del lavoro. Lavorava come poteva; mangiava e dor�miva con quei suoi strani colleghi e cominci� ad apprendere la loro lingua con sorprendente rapidit�. Piers Eglin lo aiuta�va con molta sollecitudine e, dopo che Kenniston ebbe sco�perto le analogie tra la loro lingua e l�inglese, le cose andaro�no assai pi� speditamente.</p><p>Si accorse, un giorno, che lavorava con gli umanoidi nel modo pi� naturale del mondo, come se lo avesse sempre fat�to. Non gli sembrava pi� tanto strano, ora, che Magro, quel�l�essere elegante con la criniera bianca, fosse un esperto di elettronica il cui rapido e preciso lavoro lasciava Kenniston a bocca aperta.</p><p>I due fratelli alati, Ban e Bal, erano veri maestri nel lavoro di riparazione. Kenniston invidiava la loro abilit� nel rimet�tere a nuovo le parti logorate, la facilit� con la quale i loro agili corpi si levavano in volo, come pipistrelli, per raggiun�gere i punti pi� alti degli apparecchi atomici, dove agli uomi�ni normali non era possibile giungere.</p><p>Lal�lor, il vecchio grigio dal corpo massiccio, che parlava poco ma vedeva molto coi suoi occhi piccoli e saggi, possede�va un genio matematico stupefacente. Kenniston se ne accorse, quando Lallor si rec� con lui, Hubble e Piers Eglin, a dare un�occhiata al grande pozzo calorifico.</p><p>Lo storico disse che il pozzo scendeva probabilmente fino alle pi� lontane profondit� della Terra.</p><p>�� stata una grande opera. Sia questa, sia gli altri pozzi costruiti nelle citt� protette da cupole hanno conservato la Terra abitabile per molte epoche, pi� di quanto sarebbe stato altrimenti possibile. Ma ormai non si pu� pi� ricavare calore dalle profondit� della Terra.� Cos� dicendo sospir�. �Que�sto � il destino di tutti i pianeti, presto o tardi. Anche quando i loro soli si sono affievoliti, possono vivere fintanto che il ca�lore interno li mantiene caldi. Ma quando quel calore interno muore, il pianeta deve essere abbandonato.�</p><p>Lal�lor parl� allora, con la sua voce profonda e gutturale.</p><p>�Ma Jon Arnol, come sapete, afferma che un pianeta morto e freddo pu� essere fatto rivivere. E le sue equazioni sono inattaccabili.�</p><p>E il grosso e grigio umanoide ripet� di punto in bianco tut�ta una serie vertiginosa di equazioni, alla quale Kenniston non pot� nemmeno tener dietro.</p><p>Piers Eglin, per qualche ragione speciale, parve strana�mente imbarazzato. Evitando gli occhi di Lal�lor, disse allora in fretta: �Jon Arnol � un entusiasta, un teorico fanatico. Sapete bene ci� che � accaduto, quando ha voluto tentare un esperimento.�</p><p>Non appena Kenniston pot� farsi comprendere nella nuo�va lingua, Piers Eglin consider� finito il suo compito e part� per la vecchia Middletown, a rabbrividire e congelare alle�gramente fra i tesori arcaici che ivi abbondavano in ogni strada. Lasciato solo con gli umanoidi interplanetari, Kenni�ston si accorse che dimenticava sempre pi� ogni diversit� di epoca e di cultura nonch� di razza, mentre lavorava con loro a ricondurre la vita nelle arterie energetiche della citt�.</p><p>Rimisero cos� in pieno funzionamento il sistema di rifor�nimento idrico di Nuova Middletown, e il lusso di poter apri�re quegli strani rubinetti e vederne sgorgare l�acqua in quan�tit� illimitata era una cosa veramente stupenda. Molti dei grandi generatori atomici ripresero finalmente a funzionare, compreso un gigantesco sistema di riscaldamento ausiliario che fece aumentare di parecchi gradi la temperatura dell�aria sotto la cupola. Ma Gorr Holl e Magro lavoravano sodo per realizzare il miracolo definitivo.</p><p>Giunse cos� una sera in cui Gorr Holl chiam� Kenniston in una delle sale dei generatori pi� grandi. Magro e altri tec�nici della nave spaziale erano pure riuniti l� dentro, sporchi di polvere e di grasso, ma sorridenti per aver finalmente compiuto un difficile lavoro. Gorr Holl mostr� a Kenniston una finestra.</p><p>�Affacciati a quella finestra� gli disse �e sta� a guar�dare.�</p><p>Kenniston guard� fuori, sulla citt� in penombra. Non vi era Luna e le grandi torri dei palazzi erano ormai avviluppa�te nell�oscurit�, mentre le gole profonde delle strade erano qua e l� illuminate dal debole chiarore di qualche candela e dalle poche lampadine elettriche che splendevano attorno al Municipio.</p><p>Gorr Holl attravers� la sala, e si avvicin� a un enorme qua�dro di comandi che occupava fino a met� altezza la parete. Si ud� uno scatto, mentre un commutatore veniva chiuso, e d�improvviso su tutta quella vasta citt� immersa nel buio del�la notte, dilag� una luce brillantissima.</p><p>Le torri degli edifici si accesero di un bagliore accecante. Le strade divennero fiumi di luce radiante, morbida e chia�ra, e al disopra di tutto ci� apparve un nuovo cielo nottur�no... Era la meravigliosa luminescenza della cupola che, co�me una grande bolla, decorata a raggi lunari e a nubi varia�mente colorate, incoronava le torri scintillanti degli edifici, in una apoteosi di luce. Era una cosa talmente strana e tal�mente bella, dopo quel lungo periodo di oscurit� e di ombre, che Kenniston rimase a lungo immobile a guardare quel mi�racolo di luce; si accorse solo pi� tardi di avere le lacrime agli occhi.</p><p>La citt� dormiente si svegli�. Gli abitanti si riversarono nelle strade brillantemente illuminate, e il suono delle loro voci si lev� altissimo, fino a divenire un lungo grido di gioia. Kenniston si volse a Gorr Holl, a Magro e agli altri. Voleva dir loro qualche cosa, ma non poteva trovare le parole. Infine scoppi� a ridere, felice, ed essi risero con lui, e uscirono poi tutti insieme nelle strade illuminate.</p><p>Incontrarono quasi subito il sindaco Garris che veniva di corsa dal Municipio. Erano con lui Hubble e quasi tutti gli appartenenti ai vecchi Laboratori, nonch� una vera folla di abitanti. Senza tanti preamboli Gorr Holl, Magro e gli altri membri dell�equipaggio della nave spaziale si trovarono issa�ti sulle spalle degli abitanti pi� entusiasti e portati in proces�sione trionfale attorno alla piazza, mentre le urla e gli applausi divenivano assordanti. Pi� ancora dell�acqua, pi� an�cora del calore, la folla apprezzava quell�immenso dono della luce. E da quella notte accettarono e accolsero tutti gli uma�noidi come fratelli.</p><p>Pi� tardi, una festosa riunione ebbe luogo in Municipio. Vi erano Gorr Holl e Magro, Kenniston, Hubble e il sindaco. Bertram Garris prese la grossa mano di Gorr Holl e, sorri�dendo anche a Magro, cerc� di esprimere i suoi ringrazia�menti per tutto ci� che essi e gli altri avevano fatto. Gorr Holl ascoltava, sorridendo.</p><p>�Cosa dice?� domand� a Kenniston che fungeva ora da� interprete.</p><p>Kenniston scoppi� in una risata.</p><p>�Vuol sapere che cosa deve fare per mostrarti la sua gra�titudine: come per esempio regalarti la citt�, darti sua figlia in moglie, oppure qualche pinta del suo sangue. Ma, parlan�do seriamente, Gorr, ti siamo tutti molto grati. Col vostro la�voro avete fatto nuovamente rivivere la citt�, e... be�, vi � qualche cosa che possiamo fare per dimostrarvi la nostra gratitudine?�</p><p>Gorr Holl pens� un poco. Guard� Magro e questi fece col capo un solenne cenno di approvazione. Allora, Gorr Holl disse: �Ebbene, essendo primitivi come noi siamo, ci fareb�be piacere un buon brindisi!�</p><p>Hubble, che aveva frattanto imparato qualche cosa della lingua, diede in una risata. Kenniston tradusse al sindaco le parole di Gorr Holl e il sindaco, rinunciando immediatamen�te a ogni restrizione, corse a prendere alcune bottiglie dal mobile che era stato adibito a credenza. Fu una lieta celebra�zione, e Kenniston sent� veramente la mancanza di Bal e Ban e del grigio Lal�lor, che erano ritornati alla nave spaziale il giorno prima.</p><p>Con una infelice ispirazione, Kenniston disse, allora: �Ri�tengo che partirete presto tutti, ora che il lavoro � finito.�</p><p>Magro scosse le spalle.</p><p>�Questo dipender� da molte cose� replic�, guardando ironicamente Gorr Holl.</p><p>Gorr Holl era ormai un poco ubriaco; non molto, ma quel tanto da farlo stare allegro e farlo parlare ad alta voce. Anche il sindaco si sentiva a suo agio e batteva amichevolmente una mano sulla grossa spalla pelosa di Gorr Holl.</p><p>�Desidero farvi capire� diceva sinceramente Garris �quanto io sia spiacente per quella stupida accoglienza che vi ho fatto all�inizio. Siamo tutti spiacenti, per quella stupida accoglienza, pensando a quanto bene ci avete fatto.�</p><p>�Be�, non abbiamo fatto gran che� rispose Gorr Holl quando Kenniston gli ebbe tradotto le parole del sindaco. �Ma la luce e tutto il resto serviranno a farvi stare pi� a vostro agio, mentre attendete.�</p><p>Kenniston lo guard� stupito.</p><p>�Che vuoi dire... <emphasis>mentre attendete</emphasis>?�</p><p>�Ma... mentre attendete di essere evacuati, naturalmen�te� disse Gorr.</p><p>Vi fu un improvviso silenzio. Kenniston si sent� d�un tratto i nervi stranamente tesi. Sapeva che quella era la rivelazione che egli aspettava da tempo, una rivelazione per nulla piace�vole che egli temeva da tempo.</p><p>�Gorr� disse lentamente, cautamente �non riusciamo a capire ci� che hai detto. Che cosa � questa storia dell�eva�cuazione?�</p><p>Il grosso Gorr Holl lo guard� fisso, con una viva sorpresa nei grandi occhi scuri e nel viso da orso. Ma, d�un tratto, par�ve a Kenniston di capire che quella sorpresa non fosse del tutto sincera e che Gorr Holl avesse voluto rivelare quella no�tizia per osservare la loro reazione.</p><p>�Ma non vi ha detto nulla, Piers Eglin?� chiese Gorr Holl. �Gi�, non credo. Credo che abbia avuto istruzioni di non dirvi nulla. Hanno creduto che voi foste esseri troppo emotivi, come Magro e me, e che meno penserete a questo, meglio sar� per voi.�</p><p>Kenniston ripet�, lentamente, con voce ferma: �Che cosa intendi per evacuazione?�</p><p>Gorr Holl lo guardava ora fisso negli occhi, lealmente.</p><p>�Voglio dire semplicemente questo: che, per ordine dei Governatori, tutti voi sarete evacuati dalla Terra, per essere trasportati su di un altro pianeta.�</p></section><section><title><p>12</p><p><emphasis>Crisi</emphasis></p></title><p>I tre uomini della Terra guardarono il grosso Gorr Holl, e per una lunga, lunghissima pausa, nessuno parl�. Gorr Holl pa�reva assorto nella contemplazione del bicchiere che teneva in mano. Magro li guardava coi suoi brillanti occhi felini.</p><p>La splendida luce proveniente dall�esterno inondava tutto l�ambiente, e quei tre uomini sembravano diventati di pietra.</p><p>Bertram Garris ritrov� alla fine la parola. Ma fu solo per ripetere le stesse parole di Gorr Holl, come Kenniston le ave�va tradotte.</p><p>�Evacuazione?� disse poi. E ripet�: �Evacuazione?�</p><p>�Sopra un pianeta di un�altra stella� aggiunse Kenni�ston, lentamente. Aveva le labbra strette. Si pieg� su Gorr Holl e grid�: �Ma di che cosa credono che siamo fatti?�</p><p>Gorr Holl si guard� attorno, guard� i loro visi, poi disse, imbronciato: �Ho paura di avere parlato troppo.� Ma quel suo broncio non appariva pi� convincente della sua sorpresa di poco prima.</p><p>Il sindaco Garris aveva cominciato a tremare. Un�ira fu�riosa si stava scatenando in lui, una furia sincera, che non aveva nulla a che fare coi suoi soliti atteggiamenti studiati. Guard� Magro e Gorr Holl con occhi accesi.</p><p>�Lo sapevano gi� sin da principio, quella donna e tutti gli altri� esclam�. �Sono venuti qui, fingendo di essere nostri amici, e nel frattempo, dietro le nostre spalle...� Si interruppe. La furia e il terrore lo soffocavano, soprattutto perch� venivano subito dopo la gioia di poco prima. La sua voce si elev� ancor pi� di tono. �Dite loro, Kenniston, dite loro da parte mia... che, se credono che ce ne andiamo di punto in bianco dalla Terra verso qualche... qualche...� Si interruppe nuovamente incapace di spiegare ci� che voleva dire �... verso qualche altro dannato posto del cielo... ebbe�ne, si sbagliano o sono pazzi!�</p><p>Hubble si rivolse a Kenniston.</p><p>�Domanda loro se � una cosa che fanno normalmente, questi Governatori. Voglio dire, questo cacciare le popolazio�ni da un mondo all�altro.�</p><p>Gorr Holl conferm� la cosa.</p><p>�Oh, s�! Ogni volta che la vita, su qualche pianeta, diven�ta economicamente impossibile, o il margine di sopravviven�za � troppo piccolo, i Governatori decidono l�evacuazione della popolazione verso un mondo migliore. Di questi mondi ve n�� una quantit� enorme. Sono buoni pianeti, caldi, fertili, disabitati o quasi. Cos� hanno fatto col mio stesso popolo, che hanno trasferito da Capella Cinque ad Aldebaran.�</p><p>�E anche il mio popolo� disse Magro. �Questo � avve�nuto molto tempo fa. I nostri vecchi hanno detto proprio le stesse parole che dice ora il vostro sindaco. Ma sono stati tra�sferiti egualmente.�</p><p>Kenniston si mise a gridare, infuriato.</p><p>�E i vostri popoli si sono lasciati fare una cosa simile? Non hanno nemmeno resistito?�</p><p>�I popoli...� disse Gorr Holl. �Gli esseri umani, i terre�stri, hanno milioni di anni di civilt� dietro di loro. Sono abi�tuati a governi pacifici, sono abituati all�obbedienza, e hanno continuato a muoversi da un mondo all�altro, sin da quando lasciarono la Terra molte epoche fa. Perci� il fatto di essere mandati su un pianeta o su un altro non ha nessun significa�to per loro. Ma gli esseri umanoidi primitivi, civilizzati solo in epoche pi� recenti, come me e Magro, non sono cos� ragio�nevoli. Questa questione dell�evacuazione ha sollevato molto risentimento, fra di loro. Infatti, se lo debbo dire... la detesta�no... proprio come la detestate voi.�</p><p>�Ebbene� proruppe Hubble d�un tratto. �Dove anda�te, ora?�</p><p>Si rivolgeva al sindaco, il quale stava in quel momento camminando a grandi passi verso la porta. Hubble afferr� di peso Garris, trattenendolo per gli abiti. Il sindaco cercava di liberarsi.</p><p>�Voglio dirlo a tutti� grid�, accennando violentemente col capo alle urla di gioia che continuavano a provenire dalla piazza. �Evacuarci dalla Terra! <emphasis>Quelli l� fuori </emphasis>avranno sicu�ramente qualche cosa da dire su una proposta simile!�</p><p>�Che volete fare?� ribatt� irato Hubble. �Volete far nascere un pandemonio? Non fate lo sciocco! Questo non � il modo di trattare una questione simile. No! � a quella bionda di ghiaccio che dobbiamo parlare, e a quel suo compagno, Lund.� Scosse Garris per le spalle. �Piantatela, vi dico! Le cose peggioreranno ancora, se vi mettete a fare il galletto.�</p><p>Garris non insistette. Guard� Hubble e Kenniston.</p><p>�Benissimo!� disse. �Parleremo con loro. Ma � bene che si mettano in testa che non hanno a che fare con un greg�ge di pecore addomesticate.� Si avvicin� agli altri, sempre infuriato. �Ordinarci di evacuare il nostro mondo... Man�date via questi due imbroglioni, Kenniston! Avevo ragione sin da principio. Non bisogna fidarsi di loro, sono...�</p><p>�Oh, finitela!� proruppe Kenniston, impaziente. �Non sono Gorr e Magro che hanno fatto la legge. Ci hanno fatto an�zi un piacere dandoci un�informazione che non avremmo avuto altrimenti se non troppo tardi.�</p><p>Sapeva che ci doveva essere qualche altro motivo ad ave�re indotto quei due a parlare, ma era ancora troppo scon�volto per riuscire a individuarlo. Si volse perci� a Gorr Holl e a Magro.</p><p>�Ascoltate!� disse. �Avete visto come ha reagito il sin�daco alle vostre informazioni. Ebbene, vi posso assicurare che tutti i nostri abitanti reagiranno nel medesimo modo, e molto pi� violentemente, anche. Dite questo, dunque, a Varn Allan, e ditele anche che far� meglio a venire da noi per par�lare di questa evacuazione, prima di andare troppo in l� con le sue decisioni. Ditele che non ci piace affatto che si decida�no le cose alle nostre spalle, senza interpellarci. Ditele...� Si interruppe, sorpreso egli stesso della sua furia. �No, � me�glio che non diciate nulla di tutto questo� aggiunse.</p><p>Gorr Holl sorrise.</p><p>�Quale primitivo come te, comprendo perfettamente ci� che vuoi dire� disse.</p><p>�Molto bene! E tanto tu, Gorr, quanto Magro e gli altri, farete bene a rimanere fuori della citt�. Quando si verr� a sa�pere una cosa simile, non me la sentirei di garantire la sicu�rezza di nessuno.�</p><p>�Oh� fece Gorr Holl, sorridendo �saremo pi� che si�curi, rinchiusi nella nave spaziale. Io, poi, ho agito come non avrei dovuto. Ho parlato di una faccenda che, per politica, dovevamo tacere.�</p><p>Kenniston e i due umanoidi si guardarono, con piena comprensione. K�nniston pose una mano sulla spalla pelosa di Gorr Holl e ne strinse, amichevolmente, i muscoli saldi co�me il ferro.</p><p>�Un�altra cosa ancora, Kenniston� disse Magro. �Se vi saranno guai, e mi pare davvero di sentirne l�odore nell�a�ria, diffida di Lund. Varn Allan si sente forse un po� troppo si�cura di s� ma � leale e onesta. Lund, invece... ebbene, Lund vorrebbe il posto di Varn e taglier� la gola a chiunque pur di averlo...�</p><p>�� proprio cos� conferm� Gorr Holl. �Ricordatelo, Kenniston.�</p><p>�Lo ricorder�. E... grazie.�</p><p>Se ne andarono, per recare il loro messaggio di sfida alla nave spaziale. E Kenniston li guard�, mentre se ne andava�no, e il sindaco pure li guard�, mentre si udivano gli applausi della folla, che li accompagnarono fino alla porta della citt�.</p><p>�Mi spiace di averli chiamati imbroglioni� si ramma�ric� d�un tratto il sindaco. �Per tutti i diavoli! Sono certo pi� umani loro di tutta quella gente che si trova nella nave spaziale!�</p><p>Hubble fece un cenno affermativo.</p><p>�Il loro livello di cultura � pi� vicino al nostro. I nostri si�mili ci hanno invece troppo sorpassati. Tutto il loro modo di pensare � diverso dal nostro. Noi... insomma, siamo estranei alla nostra stessa razza.�</p><p>A Kenniston, gli applausi e la felicit� degli abitanti di Middletown risuonavano ora come un�amara ironia. Se aves�sero saputo ci� che si progettava per loro...</p><p>Si volse a Hubble, accennandogli il sindaco.</p><p>�Vuoi tenerlo d�occhio tu per impedirgli di fare scioc�chezze, e specialmente stai attento che non dica nulla a nes�suno! Ascolter� te pi� di qualsiasi altro.�</p><p>�Sta bene, Kenniston� disse Hubble. �Ora va� a ripo�sare un poco. Hai lavorato molto, in questi ultimi giorni, e... tanto Varn quanto Lund non saranno qui prima dell�alba.�</p><p>Kenniston tent� di riposare, ma il suo sonno fu breve e agitato. Nonostante la stanchezza, le parole di Gorr Holl gli risuonarono in testa come campane per tutto il resto della notte: evacuare... evacuare... verso il mondo di un�altra stel�la... E il pensiero di tutti gli abitanti di Middletown che cre�devano i loro guai felicemente conclusi... il pensiero di Carol, particolarmente di Carol... e soprattutto il pensiero di Varn Allan, che cominciava a odiare... lo tormentavano. Aveva paura.</p><p>Non ci voleva molto a capire ci� che la ristrettezza mentale del sindaco non aveva capito... Una vasta e potente macchina di governo della quale la grossa nave spaziale e i suoi occupan�ti non erano che un simbolo. Non sembrava possibile che un pugno di uomini su un pianeta morente potesse lottare con successo o per lungo tempo contro un governo simile.</p><p>Hubble lo risvegli�, alla fine, da quel sonno tormentato, per dirgli che Varn Allan e Lund erano giunti, e che il sindaco aveva riunito il consiglio municipale.</p><p>�Abbiamo bisogno di te come interprete, Ken� disse. �Tu parli meglio di chiunque altro la loro lingua, e questa � una questione troppo importante per correre il rischio di malintesi.�</p><p>Nessuno di loro parl� durante il percorso verso l�alto edificio che era divenuto sede del Municipio. Kenniston pot� ac�corgersi che anche Hubble era, come lui, inquieto e preoccu�pato.</p><p>Una grossa folla si era raccolta sulla piazza, una folla feli�ce, venuta ad applaudire i buoni amici che li avevano aiuta�ti. Nel Municipio, il consiglio di Middletown sedeva attorno a un massiccio tavolo di metallo. C�erano il sindaco Garris, Borchard, il commerciante di carbone, Moretti, il commer�ciante di alimentari e un�altra mezza dozzina di persone. Al�l�altra estremit� del tavolo sedevano la donna e l�uomo di Vega, che erano gli amministratori di un vasto settore di spazio, con tutti i suoi mondi e i suoi popoli.</p><p>Il sindaco Garris si attacc� a Kenniston sin dal momento che questi entr�. Dal viso si capiva che aveva dormito anche peggio di Kenniston, e il suo umore non era affatto mutato, dalla sera prima.</p><p>�Domandatele, Kenniston� esord� �domandatele se questa storia della evacuazione � vera.�</p><p>Kenniston fece la domanda.</p><p>Varn Allan fece un cenno affermativo: �Verissima. Mi spiace che Gorr Holl abbia parlato tanto prematuramente... sembra che ci� vi abbia messi in subbuglio.� Diede un�oc�chiata ai visi cupi dei membri del consiglio e al viso teso del sindaco. Kenniston si accorse, in quel momento, che la don�na doveva essersi gi� trovata in circostanze simili con altre popolazioni, e che affrontava perci� il problema con una specie di stanca pazienza.</p><p>�Sono sicura� disse �che col tempo capirete che cer�chiamo di servire unicamente i vostri migliori interessi.�</p><p>�I nostri migliori interessi?� grid� Garris, quando ebbe udito la traduzione. �Allora perch� non ce lo avete detto sin da principio? Perch� avete progettato tutto ci� alle nostre spalle?�</p><p>�Ve lo avevo detto che sarebbe stato meglio...� co�minci� Norden Lund, con un risolino ironico, rivolto alla donna.</p><p>�Discuteremo ci� pi� tardi!� lo interruppe seccamente quest�ultima. Kenniston pot� vedere lo sforzo che ella faceva per dominare l�ira, mentre si rivolgeva direttamente a lui.</p><p>�Volevamo attendere finch� si sarebbe potuto presentar�vi un piano completo di evacuazione, in modo da non turba�re troppo la vostra gente.�</p><p>�In altre parole� sbott� Kenniston, con ira �credevate di trattare con un mucchio di selvaggi nei confronti dei quali era necessario nascondere la verit�?�</p><p>�Non vi comportate voi stesso proprio nel modo primiti�vo di cui parlate?� domand� Varn Allan. Ancora una volta lei si sforz� di reprimere la propria irritazione. Poi parl� di nuovo con calma, come se cercasse di spiegare la cosa a un bambino. �Una nave spaziale di esperti in evacuazione, � attualmente in viaggio verso la Terra, e dovrebbe presto arri�vare. Potranno accertare i bisogni del vostro popolo e trovare un mondo che sia adatto alle sue esigenze fisiche e psicologi�che. Cureremo che sia un mondo il pi� possibile somigliante alla vostra Terra di una volta.�</p><p>�Siete molto gentile davvero� disse Kenniston, ironico.</p><p>Gli occhi azzurri della donna lampeggiavano ora con aperta ostilit�. Kenniston distolse gli occhi da lei perch� Garris chiedeva la traduzione. Kenniston tradusse senza atte�nuare le espressioni dure della donna.</p><p>Nella sua indignazione, Garris dimentic� completamente l�oratoria. Gridava, addirittura.</p><p>�Se credono che noi ci muoveremo dalla Terra per an�darcene in qualche altro pazzo mondo del cielo, si sbagliano di grosso! Spiegatelo loro bene, questo!�</p><p>Varn Allan apparve sinceramente sbalordita, quando Ken�niston le tradusse le parole del sindaco.</p><p>�Ma non posso credere che vogliate rimanere esposti al freddo e ai pericoli di questo mondo morente!�</p><p>Kenniston not� che la rabbia e un�istintiva paura si face�vano sempre pi� evidenti sul viso pallidissimo del sindaco. Del resto le sue reazioni erano identiche.</p><p>�Non riesce a crederlo?� proruppe Garris, parlando pe�nosamente, con la gola attanagliata dall�emozione. �Non riesce a crederlo? Ascoltate ci� che dice! Abbiamo lasciato la nostra epoca. Abbiamo dovuto abbandonare la nostra citt�, le nostre case. Questo � abbastanza! � tutto ci� che possiamo sopportare, in una vita sola! Lasciare la Terra? Abbandonare il nostro mondo? No!�</p><p>Non parlava pi� con accenti oratori, adesso. Era come un uomo a cui fosse stato richiesto di morire.</p><p>Kenniston parl� a Varn Allan. Anche la sua voce era turba�ta, ora.</p><p>�Cercate di capire. Siamo nati sulla Terra. Tutta la nostra vita, tutte le generazioni prima di noi, sin dall�inizio...�</p><p>Non riusciva a mettere in parole quell�appassionato atto di fede nella Terra.</p><p>La Terra che Egli ha dato ai figli degli uomini...</p><p>La Terra, il suolo, i venti e le piogge, il sorgere e il morire delle generazioni, gli animali, gli alberi, l�uomo. Non si pote�va dimenticare tutto ci�. Non si poteva rinnegare l�eredit� di un mondo come se non fosse mai esistito.</p><p>Norden Lund si mise a parlare con Varn Allan, guardando con disprezzo gli uomini di Middletown.</p><p>�Vi avevo avvertita, Varn, che questi primitivi sono trop�po emotivi per subire i metodi ordinari.�</p><p>La donna, con un�aria di turbamento negli occhi azzurri, non fece attenzione a Lund, e si rivolse a Kenniston.</p><p>�Dovete mostrare loro i fatti quali sono. La vita qui � im�possibile, e perci� debbono andarsene.�</p><p>�Lo dica lei alla popolazione, questo!� disse il sindaco con voce soffocata. �No! Lo dir� io stesso!�</p><p>Si alz� e lasci� la sala del consiglio.</p><p>Nella sua piccola, grassoccia figura, vi era ora una incon�sueta, curiosa dignit�. Borchard, Moretti e gli altri lo segui�rono. Anch�essi mostravano un istintivo timore, una istintiva avversione per ci� che era stato loro proposto. Uscirono sui gradini, e Kenniston e Hubble, insieme ai due venuti dalle stelle, li seguirono.</p><p>Fuori, sulla piazza, erano ancora ammassati migliaia di abitanti: operai, massaie, banchieri e contabili, vecchie e bambini. Erano ancora felici, e applaudirono con grida gio�iose che echeggiarono fra gli edifici.</p><p>Il sindaco Garris afferr� il microfono dell�altoparlante.</p><p>�Ascoltate tutti!� disse. �Ascoltate attentamente! Questi due ci dicono ora che dobbiamo lasciare la Terra. Di�cono che ci daranno un mondo migliore, in qualche posto, lass�, fra le stelle. Che dobbiamo fare? Volete andarvene...? Volete andarvene dalla Terra?�</p><p>Vi fu un lungo silenzio, durante il quale Kenniston vide i visi degli abitanti sbalorditi, increduli. Guard� il profilo ta�gliente di Varn Allan e si accorse che era segnato dalla stan�chezza. Cap� ancora pi�, in quel momento, che due epoche, due modi assolutamente diversi di pensare e di vivere, stava�no fronteggiandosi, e trovavano assai difficile una reciproca comprensione.</p><p>Quando infine la folla degli abitanti afferr� appieno il significato della cosa, la risposta giunse in un crescente coro di esclamazioni.</p><p>�Andarcene dalla Terra? Andare ad abitare in qualche posto del cielo? Ma quei due sono matti!�</p><p>�� gi� molto penoso lasciare Middletown per questo po�sto! Ma lasciare addirittura la Terra?�</p><p>Un uomo rozzo, dalle grosse mani callose, in cui Kenni�ston riconobbe Lauber, un camionista di McLain, sal� i gradi�ni e parl� al sindaco.</p><p>�Che significa tutto questo, in ogni modo? Stiamo benis�simo qui, ora. Perch� dovremmo andarcene sulla Luna, o su qualche altro posto?�</p><p>Il sindaco si volse ai due venuti dalle stelle. �Vedete? La mia popolazione non vuole nemmeno ascol�tare la vostra proposta!�</p><p>La donna apparve sbalordita.</p><p>�Ma nessuno sfida cos� i Governatori! Essi sono il corpo esecutivo di tutta la Federazione delle Stelle.�</p><p>La Federazione delle Stelle! V�era in questo nome un ac�cento di lontana minaccia. Kenniston cap� ancora una volta l�incomprensibile, vertiginosa vastit� di quella civilt� dei cie�li, di cui quella donna e quell�uomo erano i rappresentanti. Esasperato, disse: �Ma non riuscite a capire che, per questa gente, le stelle non sono che punti di luce nel cielo? Non riu�scite a capire che soli e mondi e Governatori non hanno per loro alcun significato?�</p><p>Norden Lund colse quel momento per intervenire. Con vo�ce suadente, disse a Varn Allan: �Non credete che, davanti a un ostacolo di questo genere, dovremmo consultare il Gover�no Centrale?�</p><p>Ella gli rivolse uno sguardo imperioso.</p><p>�Vi piacerebbe che io ammettessi cos� la mia incapacit� a risolvere da sola la situazione, � vero? No! Riuscir� a mette�re le cose a posto, e quando avr� finito me la vedr� personal�mente con Gorr Holl, per aver fatto precipitare gli eventi in questo modo.�</p><p>Si rivolse poi nuovamente a Kenniston: �Il vostro po�polo deve comprendere che la nostra decisione non � cru�dele. Spiegate loro che cosa sarebbe la vita su questo pia�neta morto... una vita isolata, precaria, sempre pi� dura e pericolosa, senza nessuna prospettiva all�infuori della morte per attrito e per disgregazione. Capiranno allora che ci� che mi chiedono � di abbandonarli a un ben fune�sto destino.�</p><p>�Pu� darsi� ammise Kenniston �ma non ci farei asse�gnamento, se fossi in voi. Non ci conoscete ancora. Come po�polo, non siamo pusillanimi.�</p><p>Parlava ora con maggiore ostilit�, perch� capiva, suo mal�grado, che c�era della verit� nelle parole di Varn Allan, una verit� che non voleva riconoscere.</p><p>Ella lo guard� negli occhi, come se lo misurasse e con lui misurasse in un giudizio solo tutta la popolazione di Middletown. Poi disse tranquillamente: �Ricordatevi bene che un decreto formale approvato dal Comitato dei Governatori � una legge che dev�essere rispettata ed eseguita. L�evacuazio�ne � stata ordinata e sar� posta in esecuzione.�</p><p>Fece un cenno a Lund, che scosse le spalle e la segu�. Sce�sero i gradini e attraversarono la piazza. La folla, sussurran�do, allarmata e confusa, ma non ancora ostile, li lasci� pas�sare.</p><p>Kenniston si volse a Hubble.</p><p>�Che dobbiamo fare?� domand�.</p><p>�Non lo so. Ma c�� una cosa che non dobbiamo fare, ed � il ricorso alla violenza. Sarebbe fatale. Dobbiamo calmare la popolazione prima che arrivi il corpo di evacuazione e la si�tuazione precipiti.�</p><p>Kenniston fece del suo meglio, nel corso della giornata. Ripet� e spieg� le parole di Varn Allan fino alla nausea, ma nessuno lo volle ascoltare. La citt� funzionava, avevano la lu�ce e l�acqua, non erano soli nell�universo, e la vita ora poteva procedere normalmente. Con l�irreprimibile ottimismo della razza umana, erano convinti che avrebbero potuto rendere il domani anche migliore. E non volevano assolutamente la�sciare la Terra. Questo era come chiedere loro di lasciare il loro stesso corpo.</p><p>Lo choc che avevano ricevuto quand�erano stati sbalzati via dalla loro epoca e dal loro modo normale di vita era gi� stato abbastanza duro. Era uno choc che avrebbe potuto sopraffarli completamente. Kenniston lo sapeva, e sapeva anche che, in un certo modo, quel colpo era stato attutito. Per un po� erano persino rimasti nella loro vecchia citt�, e la loro vecchia citt� era ancora l�, oltre le colline, come un�ancora per i loro ricordi. Si poteva dire che avessero portato con s� parte della loro stessa epoca, poich� la vita nella nuova citt� era stata adattata, per quanto possibile, alla vita della vecchia Middletown. Si erano nuovamente adattati, si erano ricostruiti la loro esistenza familiare. Era stato uno sforzo, ma vi erano riusciti. Non potevano ora, d�improvviso, gettare tutto e ricominciare di nuovo, in qualche mondo completamente estraneo alla loro espe�rienza.</p><p>Kenniston comprendeva perfettamente che non era solo un attaccamento atavico alla Terra che li aveva nutriti, a far loro respingere cos� fieramente l�idea di lasciarla. Era anche l�orrore fisico e istintivo di entrare in una nave spa�ziale del tutto sconosciuta e di lanciarsi al di l� dei cieli, dove...? Nell�ignoto! Nella notte e nel nulla, tra gli abissi imperscrutabili che non avevano fine, lasciandosi definiti�vamente alle spalle la loro Terra, la Terra comprensibile, solida, protettiva, e perduta per sempre! Era questo lo sta�to d�animo della popolazione. E anche la sua mente rifug�giva dal prospettarsi un�avventura simile. Perch� quella donna non poteva capire? Perch� non poteva capire che un popolo per il quale l�automobile era un�invenzione ancora recente, non era psicologicamente capace di avventurarsi nello spazio?</p><p>L�astronave era sempre ferma laggi�, nella pianura, e per tutto il pomeriggio e per tutta la sera la popolazione si aggir� inquieta intorno alla parete vitrea della cupola per guardarla, discutendo irosamente in piccoli gruppi. Le strade erano pie�ne di mormorii, di voci, di movimento. Una grossa folla si ad�densava nella piazza e un distaccamento della Guardia Na�zionale, in pieno assetto di guerra, si mise di guardia davanti alla porta della citt�. Stanco, oppresso, tormentato dall�an�sia, Kenniston and� a trovare Carol.</p><p>Ella sapeva tutto, naturalmente. Tutti lo sapevano, a Nuova Middletown. La fanciulla lo accolse con l�espressio�ne cupa e amara che le affiorava sempre pi� di frequente sul viso, da quel giorno di giugno in cui il loro mondo era finito, e disse: �Ma non possono fare una cosa del genere, ti pare? Non possono costringerci ad andar via!�</p><p>�Credono che sia la cosa migliore� rispose Kenniston. �Occorre far loro capire che non � cos�.�</p><p>Ella cominci� a ridere, con un riso per niente allegro.</p><p>�� una cosa senza fine� disse. �Prima abbiamo dovu�to lasciare Middletown. Ora dobbiamo lasciare la Terra. Per�ch� non siamo rimasti nelle nostre case e non siamo morti l�, se dovevamo morire, come esseri umani? � stata una follia, sin dal principio... questa citt�, e ora...�</p><p>Smise di ridere, lo guard�, e aggiunse, calma: �Non vo�glio andarmene, Ken!�</p><p>�Non sei la sola, a pensarla cos� le disse Kenniston. �Dobbiamo convincerli di questo.� L�irrequietudine lo ri�prese. Si alz� e sugger�: �Facciamo una passeggiata. Ci sen�tiremo meglio tutti e due.�</p><p>Uscirono insieme. Le luci erano accese, tutte quelle luci che avevano salutato con tanta gioia. Camminarono, par�lando poco, oppressi dai loro pensieri. Kenniston era con�scio nuovamente della barriera che sembrava alzarsi fra di loro, anche quando non c�erano motivi apparenti. Il loro si�lenzio non era il silenzio della comprensione, ma il silenzio di due esseri che potevano ormai comunicare solo con le pa�role.</p><p>Si avvicinarono a quella parte della cupola dalla quale era visibile, di lontano, la nave spaziale. L�inquietudine, nella cit�t�, era aumentata fino al parossismo. Una grossa folla stazio�nava nelle vicinanze della porta. Nessuno si avvicinava a es�sa. Attraverso la parete curva e trasparente della cupola, la forma illuminata del <emphasis>Thanis </emphasis>non era che una macchia scintil�lante e deformata. Carol rabbrivid� e volse il capo.</p><p>�Non voglio guardarla� afferm�. �Torniamo indietro.�</p><p>�Aspetta!� la trattenne Kenniston. �C�� Hubble.�</p><p>Hubble gli si avvicin�, soffocando una imprecazione.</p><p>�Ti ho cercato per tutta la citt� disse. �Ken, quel paz�zo esaltato di Garris ha perso completamente la testa, e sta spingendo tutta la popolazione a combattere. Devi venire con me! Bisogna cercare di calmarlo!�</p><p>�Non c�� da meravigliarsi che Varn Allan pensi che siamo un branco di primitivi� comment� amaramente Kenni�ston. �Benissimo, Hubble, vengo con te. Prima accompa�gneremo a casa Carol.�</p><p>Rifecero il cammino percorso, attraverso le strade illu�minate da quel morbido, brillante, bellissimo chiarore che penetrava dovunque; ma la gente affollata in quelle strade, i gruppi di persone in discussione eccitata, i visi preoccu�pati, le domande che si incrociavano dovunque, formava�no un contrasto stridente con la vivida bellezza di quella luce.</p><p>L�inquietudine della citt� pareva aumentare sempre pi�. A un tratto, un lungo grido corse per le strade. Le persone si chiamavano, le grida aumentavano, le mani si tendevano verso l�alto, visi pallidi e frementi guardavano in su, verso la grande cupola scintillante.</p><p>�Ma che diavolo...� proruppe impaziente Hubble. Kenniston gli fece cenno di tacere.</p><p>�Ascolta!� disse.</p><p>Al disopra delle voci udirono allora un suono che gi� ave�vano udito una volta, un suono che aumentava sempre pi�. Era una vibrazione, pi� che un suono, una specie di vibrazio�ne profonda che proveniva dal cielo, troppo profonda e in�tensa per essere attutita dalla grande cupola.</p><p>La vibrazione scese rapida su di loro, divenne pi� intensa, sempre pi� intensa, poi di colpo si ferm�. La gente correva ora verso la porta della citt� e lo strepito confuso della folla si ripercuoteva dovunque.</p><p>�Un�altra nave spaziale� disse Kenniston. �� giunta un�altra astronave.�</p><p>Il viso di Hubble si era fatto cupo e preoccupato.</p><p>�� il corpo di evacuazione. Quella donna aveva detto che sarebbero arrivati presto. E proprio ora che la citt� � in preda al panico... Ken, ecco a che punto siamo!�</p></section><section><title><p>13</p><p><emphasis>Citt� in battaglia</emphasis></p></title><p>Col cuore tormentato, Kenniston guard� Hubble mentre ascoltavano il clamore che sorgeva dalla citt�. Carol parlava e le parole di lei gli giungevano come da una distanza lonta�nissima.</p><p>�Non badare a me, Ken! Andr� a casa da sola.�</p><p>�S� disse Kenniston. �Temo che dovremo correre su�bito dal sindaco. Rimani in casa, Carol, lontana dalla strada.�</p><p>La baci� rapidamente sulle guance e si volse, camminan�do in fretta. Avrebbe voluto accompagnarla, ma non c�era tempo da perdere. Hubble si era gi� incamminato verso il Municipio e Kenniston lo raggiunse.</p><p>Incrociavano ora migliaia di persone che andavano in sen�so opposto, verso la porta della citt�. Quelle persone erano spaventate, bellicose, con gli occhi troppo accesi, le voci troppo alte. Kenniston e Hubble correvano, ormai, ma anche cos� facendo ci vollero alcuni minuti per raggiungere la piaz�za di fronte al Municipio. Mentre l�attraversavano, alcune jeep cariche di guardie nazionali partirono dal palazzo del Municipio e si avviarono a tutta velocit� lungo il viale. Gli uo�mini sulle jeep erano imbacuccati fino agli occhi.</p><p>�Ecco, vanno fuori della citt� gemette Hubble. �Che cosa avr� combinato, quell�idiota?�</p><p>Salirono di corsa le scale dell�edificio. Nella sala del consi�glio trovarono il sindaco insieme a Borchard, Moretti e la maggior parte degli altri consiglieri.</p><p>Garris camminava su e gi�, col viso chiazzato di rosso, gli occhi scintillanti per quel coraggio improvviso, nato dalla paura, da cui si sentiva pervaso. Si volse a Kenniston e Hub�ble, mentre questi entravano, e c�era nel suo sguardo una cu�riosa espressione vacua, una specie di assenza della ragione che fece perdere a Kenniston anche la poca speranza che aveva.</p><p>�Cos�, vogliono mandarci via per forza dalla Terra!� esclam� Garris. �Ebbene, la vedremo! Vedremo se ce la fa�ranno e fino a che punto potranno andare.� Aveva la voce tremante. Le sue mani grassocce erano strette per la dispera�zione. �Ho fatto riunire tutte le unit� della Guardia Nazio�nale e... avete visto quelle jeep? Sono dirette alla vecchia Middlestown, per portare qui i cannoni che abbiamo nell�ar�meria. I cannoni, Hubble, i cannoni! Questo � l�unico modo per mostrar loro che non siamo uomini che si lasciano sbale�strare qua e l� come trottole!�</p><p>�Siete pazzo!� grid� Hubble. �Ecco cosa siete, un pazzo!�</p><p>Poi si trattenne. Borchard gli si era avvicinato, minac�cioso.</p><p>�Il sindaco agisce con la nostra completa approvazione� esclam�. �E aggiunse, non meno minaccioso:� Signor Hubble, badate alle vostre cose scientifiche e non immischia�tevi negli affari del governo.</p><p>�S�, proprio cos�!� approv� Moretti. Ripet� anzi queste parole due o tre volte e gli altri membri del consiglio appro�varono anch�essi.</p><p>Hubble li affront� con decisione.</p><p>�Ascoltatemi bene!� disse. �Siete tutti cos� spaventa�ti che non vedete nemmeno cosa vi stia dinanzi. I cannoni! Non fatemi ridere! Tutti i vostri cannoni non potranno fare nulla, nemmeno l�effetto di una rivoltella scacciacani, di fronte a ci� che essi possono usare contro di noi, se lo vo�gliono. Quella gente ha conquistato le stelle, potete almeno capire questo? Possono conquistare anche noi, semplice�mente con quel raggio di cui dispongono sulla nave spazia�le. E, ricordate, l�uso della violenza li far� montare in colle�ra e li spinger� a farne uso, siatene certi!�</p><p>Garris avvicin� il viso fremente a quello di Hubble.</p><p>�Avete paura, voi! Avete paura di loro!� ringhi�. �Noi non abbiamo paura, invece. Noi combatteremo!�</p><p>I membri del consiglio applaudirono.</p><p>�Benissimo!� disse Hubble. �Fate a modo vostro. � perfettamente inutile stare a discutere con degli idioti. L�uni�ca possibilit� che avevamo di cavarci da questo pasticcio, era di assumere un comportamento da uomini civili. Avrebbero potuto ascoltarci, allora, e rispettare i nostri sentimenti. Ma ora...� Fece un gesto di rassegnazione e di inutilit�. Il sinda�co rise amaramente.</p><p>�Parole! Parole! Abbiamo visto che bel risultato hanno avuto i vostri discorsi. No, signore. Tratteremo la questione a modo nostro, e potete ringraziare il Cielo che il vostro sinda�co e il consiglio della citt� non abbiano dimenticato come si difendono i diritti del popolo!�</p><p>Il suo tono di voce si era gradatamente elevato e il sindaco aveva addirittura urlato le ultime parole, per farsi udire da Hubble, che era gi� uscito dalla sala, immediatamente segui�to da Kenniston.</p><p>Fuori, sulla piazza, Kenniston disse: �C�� una sola cosa da fare... parlare a Varn Allan. Se consentisse a richiamare i suoi cani per un po� di tempo, le cose potrebbero frattanto acquietarsi.� Poi scosse il capo, con espressione triste e stanca. �Non mi piace troppo dover ammettere con quella bionda dispotica che siamo governati da un mucchio di gen�te senza testa, ma...�</p><p>�Non si possono del tutto biasimare, in fondo� disse Hubble. �Noi siamo veramente come bambini posti di fronte all�ignoto, e per non fare ci� che ci chiedono ricorria�mo alla guerra. Solamente che facciamo le cose proprio nel modo sbagliato...� Sospir�. �Va� alla nave spaziale, Ken. Cerca di fare quello che puoi. Io torno al Municipio per vede�re se mi riesce di far ragionare il sindaco e gli altri. Se ne avr� la pazienza, almeno... Insomma, buona fortuna!�</p><p>Rientr� in Municipio, e Kenniston rifece, con passo stan�co, il percorso verso la porta della citt�.</p><p>La folla era ormai raddoppiata, da quando l�aveva vista poco prima. Tutti si spingevano verso la porta, affollandosi ai lati di essa, dalla parte interna della cupola. Fuori, sulla pia�nura, scintillavano le luci di due navi spaziali. La gente le guardava e un cupo mormorio correva tra la folla, come il ru�more del vento prima della tempesta. La compagnia della Guardia Nazionale, in pieno assetto di guerra, aveva occupa�to la porta.</p><p>Kenniston si avvicin� ai soldati. Fece un segno di saluto col capo ad alcuni che conosceva, e disse: �Devo andare da loro... un colloquio importante.�</p><p>Cerc� di passare attraverso lo sbarramento, ma le guardie lo fermarono.</p><p>�Ordine del sindaco� afferm� l�ufficiale che li coman�dava. �Nessuno deve uscire dalla citt�. Proprio cos�. So chi siete, signor Kenniston. Ma ho ordini precisi. Nessuno deve uscire dalla citt�.�</p><p>�Ascoltate!� tent� Kenniston, disperatamente, inven�tando una menzogna. �Mi ha mandato il sindaco. Devo an�dare da loro per conferire.�</p><p>�Portatemi un ordine scritto� gli intim� l�ufficiale. �Solo allora potremo lasciarvi passare.�</p><p>La fila degli uomini armati rimase stolidamente immobi�le. Kenniston pens� per un attimo di forzare lo sbarramen�to, ma poi vi rinunci�. L�ufficiale lo stava guardando tanto sospettosamente che a Kenniston venne un dubbio. Egli parlava la lingua dei visitatori e aveva lavorato a lungo in stretto contatto coi loro tecnici. I buoni abitanti di Middletown avrebbero anche potuto crederlo un traditore o una spia...</p><p>�Se � veramente il sindaco che vi ha mandato� ripeteva frattanto l�ufficiale �vi dar� certamente un ordine scritto.�</p><p>Kenniston se ne ritorn� al Municipio, ma dovette passare il resto della notte, con Hubble, fuori della porta sorvegliata dell�edificio, in cui il sindaco, il consiglio al completo e gli uf�ficiali della Guardia Nazionale stavano redigendo un piano di battaglia.</p><p>Subito dopo il sorgere dell�alba, un portaordini arriv� di corsa al Municipio e fu ammesso nella sala del consiglio. Im�mediatamente, il sindaco, i membri del consiglio, e gli uffi�ciali uscirono in massa. Garris, torvo, con gli occhi cerchiati ma trionfante, vide Kenniston e gli intim�: �Venite! Avremo bisogno di voi come interprete.�</p><p>Stanco e disperato, Kenniston si un� alla piccola proces�sione. Hubble, che gli camminava al fianco, si curv� su di lui e mormor�: �Cerca di destreggiarti bene, Ken. La tua cono�scenza della lingua � la nostra unica risorsa, in questa male�detta circostanza.�</p><p>Raggiunsero la porta della citt� quasi nello stesso momen�to in cui vi giungevano gli altri, provenienti dalle navi spazia�li. Varn Allan e Lund erano i soli, nel gruppo, che Kenniston riconoscesse. Degli altri, una era una donna matura e il resto erano uomini di varie et�. I sopraggiunti dalle navi spaziali rimasero a fissare, pi� sorpresi che preoccupati, lo sbarra�mento di soldati. Varn Allan corrug� la fronte.</p><p>Il sindaco si diresse verso di lei, mentre lo sbarramento si ricomponeva dopo averlo lasciato passare. Col suo mise�ro aspetto di ometto preoccupato e intimorito, convinto della sua saggezza e sicuro che il suo popolo fosse con lui, col coraggio teso fino all�ultimo limite, laddove esso confi�nava col pi� disperato terrore, egli affront� quegli scono�sciuti venuti dalle stelle, e disse a Kenniston: �Dite loro che questo � il nostro mondo, e che solo noi diamo ordini, qui. Dite loro di tornare sulle navi spaziali e di andarsene. Spiegate bene che si tratta di un ultimatum, e che siamo pronti a usare la forza.�</p><p>La folla, dietro di lui, applaud�.</p><p>Un leggero turbamento era apparso sui visi degli scono�sciuti. Quell�ululato della folla, quei soldati armati, il com�portamento del sindaco, dovevano aver risvegliato in loro qualche dubbio. Varn Allan parl� tuttavia con assoluta cal�ma, rivolgendosi a Kenniston, senza nemmeno attendere che il sindaco avesse finito di parlare.</p><p>�Volete aprirci un passaggio?� Indic� i nuovi venuti che erano con lei, e aggiunse: �I funzionari che sono con me fanno parte di una numerosa commissione di esperti in emigrazioni di massa. Inizieranno lo studio preliminare del�l�evacuazione, ed � molto importante che voi cooperiate...�</p><p>Kenniston la interruppe.</p><p>�Ascoltatemi bene� disse. �Dovete prendere i vostri funzionari e tornare alle vostre navi spaziali.�</p><p>La folla cominciava a spingersi avanti, premendo contro lo sbarramento di soldati. Grida isolate sorgevano da quella folla, grida rabbiose, minacciose. Il sindaco, nervosissimo, si muoveva qua e l�.</p><p>�Glielo avete detto?� domand� a Kenniston. �Che co�sa dite? Glielo avete detto?�</p><p>�Tornate alle vostre navi spaziali, e presto!� grid� anco�ra Kenniston. �Non vedete che tra poco nessuno riuscir� pi� a trattenere la folla?�</p><p>Ma sembrava che Varn Allan non capisse il pencolo.</p><p>�� inutile discutere ancora� disse, come se la sua pa�zienza fosse giunta all�estremo. �Siamo qui per ordine di�retto del Comitato dei Governatori, e debbo chiedervi...�</p><p>Parlando molto distintamente, Kenniston scand�: �Sto cercando di impedire atti di violenza. Ritornate subito alle vostre navi spaziali. Verr� a parlare con voi pi� tardi.�</p><p>Ella lo fiss�, assolutamente sbalordita.</p><p>�Violenza? Contro i funzionari della Federazione?�</p><p>Kenniston pens� d�un tratto che ella forse non aveva mai udito parlare di violenza. Nel momentaneo silenzio che se�gu�, l�impeto e il vociare della folla crebbero e, d�un tratto, Norden Lund scoppi� a ridere.</p><p>�Ve lo avevo detto che non era questo il modo di trattare con i selvaggi� disse. �Faremmo meglio ad andarcene.�</p><p>�No!� Sicura, nel suo orgoglio, sicura dell�autorit� di cui era investita dalla Federazione delle Stelle, sicura della sua provata abilit� come amministratrice, Varn Allan non voleva assolutamente fuggire davanti alle urla di una folla. Si volse nuovamente a Kenniston, con la voce perfettamente calma e tagliente come una lama.</p><p>�Credo che voi non comprendiate� disse. �Quando un ordine viene emesso in nome del Comitato dei Governa�tori, quell�ordine dev�essere eseguito. Vorrete perci� infor�mare di ci� il vostro sindaco, e ordinargli di disperdere la sua popolazione... e subito!�</p><p>Kenniston strinse i pugni e gemette.</p><p>�Per l�amor del Cielo...� cominci�. Ma il sindaco, in quel momento, ansioso, bellicoso, impaurito, lanci� lui stes�so la fiamma della rivolta.</p><p>�Dite loro che faranno meglio ad andarsene in tutta fret�ta!� url� con voce abbastanza forte da essere chiaramente udito dalla folla. �Dite loro di andarsene, oppure li caccere�mo noi!�</p><p>�Cacciamoli!� gli fece eco un uomo della prima fila, su�bito seguito da un altro, da cento altri. �Cacciamoli! Cac�ciamoli!� Le grida salirono al massimo e la pressione della folla dilag� al di l� della porta. Se anche i soldati l�avessero voluta trattenere, non l�avrebbero pi� potuto fare.</p><p>Kenniston colse, in un attimo, tutto un caleidoscopio di vi�si umani diversamente atteggiati. La donna anziana del gruppo aveva la bocca spalancata in un grido. Gli altri fun�zionari avevano gli occhi increduli, come se non potessero credere a ci� che vedevano. Varn Allan aveva le guance infuo�cate d�ira repressa. Lund indietreggiava gi�, con un�espres�sione mista di timore e di trionfo dipinta sul viso.</p><p>Varn Allan disse ancora: �Se osate toccare i funzionari della Federazione...�</p><p>�Tornate alle vostre navi!� url� Kenniston con quan�ta voce aveva. �Andatevene via!� La prima ondata della folla era gi� su di loro. Urla, pugni tesi, piedi in corsa. Ur�lavano inferociti contro Varn Allan perch� era lei a capo di tutti gli altri. Kenniston vide il pericolo imminente, il peri�colo che non si poteva pi� scongiurare. Afferr� allora Varn Allan per un polso e cominci� a correre verso il <emphasis>Thanis </emphasis>tra�scinandola con s�. Gli altri funzionari, compreso Lund, si erano gi� dati alla fuga. Fuggivano tutti, verso la nave spa�ziale.</p><p>Kenniston continu� a trascinare con s� Varn Allan e, per alcuni secondi, ella non fece alcuna resistenza. Cap� pi� tardi che quella doveva essere stata la prima volta che ella aveva dovuto cedere alla forza fisica, e che era perci� troppo stupe�fatta per pensare di opporre resistenza. Poi, tutt�a un tratto, la donna grid� irosamente: �Lasciatemi andare!� e punt� i piedi saldamente nella sabbia.</p><p>La folla si appressava a loro come un�ondata. Non era il momento di far complimenti, Kenniston le diede allora uno strattone al polso, che le fece perdere l�equilibrio, e ricomin�ci� nuovamente a correre, trascinandola di peso. Poi, mentre il <emphasis>Thanis </emphasis>era ormai vicino, Kenniston inciamp� d�un tratto nella sabbia, e Varn Allan si liber� di lui.</p><p>Mentre si agitava per rimettersi in piedi, Kenniston vide un pallido raggio di luce scaturire dal fianco dell�astrona�ve. Il raggio comp� un lungo semicerchio, sollevando un urlo di raccapriccio dalla folla. Poi colp� anche lui e, questa volta, il colpo fu fortissimo. Ricadde nella sabbia e vi rima�se, come morto, assolutamente immobile e privo di cono�scenza.</p><p>Quando torn� in s�, si trovava disteso su una cuccetta, mentre le dita potenti di Gorr Holl gli stavano massaggiando i centri nervosi lungo la colonna vertebrale.</p><p>�Grazie agli dei, hai ripreso conoscenza! Sono ormai due ore che ti sto massaggiando!�</p><p>Kenniston si mise penosamente a sedere. Si trovava in una piccola cabina senza finestrini, arredata con uno scrit�toio e una sedia adatta alla grossa dimensione di Gorr Holl, e cap� allora che doveva trovarsi all�interno del <emphasis>Thanis.</emphasis></p><p>�In che modo sono arrivato qui?� domand�. Gli riusci�va ancora difficile parlare. La sua lingua, come tutto il suo corpo, sembrava insensibile e pesante come piombo.</p><p>�Varn Allan ha ordinato di portarti qua dentro. Ha capi�to pi� tardi che cercavi di salvarla, e che farti abbattere era stato un errore. Ha ordinato di farti rinvenire il pi� presto possibile.�</p><p>Kenniston era troppo intontito per fare del sarcasmo. Ge�mette ancora e mormor�:</p><p>�Che � accaduto, Gorr?�</p><p>�Moltissime cose... e tutte brutte. Guarda!�</p><p>Tocc� un bottone, e un riquadro della parete metallica di�venne perfettamente trasparente.</p><p>Kenniston si rimise in piedi con difficolt� e guard� fuori, verso la lontana cupola scintillante di Nuova Middletown. Vide gli uomini di Middletown che lavoravano alacremente nella polvere color ocra davanti alla porta della citt�, scavan�do trincee, riempiendo sacchi di sabbia, preparando la linea del fuoco.</p><p>Gorr Holl gl�indic� poi, al di l� della desolata pianura, ver�so le colline lontane; Kenniston vide laggi� una piccola caro�vana di jeep, uscita dalla vecchia citt�, che procedeva veloce in direzione della cupola, trascinando alcuni piccoli canno�ni... i piccoli cannoni che avrebbero dovuto sfidare la Federa�zione delle Stelle.</p><p>�Ci hanno concesso tre ore per andarcene� lo inform� Gorr Holl �... il tempo necessario per piazzarci contro le lo�ro batterie. Dopo di che, apriranno il fuoco.�</p><p>�Ma sono pazzi!� bisbigli� Kenniston. �Sono dei po�veri pazzi!� Sebbene capisse perfettamente che quella era una pazzia, avrebbe potuto piangere d�orgoglio, per quell�at�to di forza.</p><p>Il termine era quasi trascorso. Quei cannoni avrebbero presto raggiunto la porta della citt�, sarebbero stati puntati contro le astronavi e gli uomini di Middletown avrebbero de�ciso la loro stessa distruzione.</p><p>�Debbo impedire questa pazzia, Gorr� disse. �In qua�lunque modo, debbo impedire questa pazzia!�</p><p>Gorr Holl lo fiss� con uno sguardo curioso, come se voles�se misurare la fermezza di quella decisione.</p><p>�Quanto sei disposto a rischiare, nel tentativo?� chiese.</p><p>�No! Aspetta a rispondere. Non sar� una cosa facile. Spe�cialmente per te, nella posizione in cui ti trovi; non sar� una cosa facile.�</p><p>�Spiegati!� preg� Kenniston. Afferr� convulsamente un braccio di Gorr Holl, colpito da una improvvisa speranza. �Suvvia! Di che si tratta?�</p><p>�Vi sono altri pianeti morenti, oltre alla vostra Terra� disse Gorr Holl. �E, come ti ho detto, noi primitivi siamo attaccati ai mondi che ci hanno dato la nascita, proprio come voi. Vi � stata una... ecco, una cospirazione, chiamiamola co�s�, fra le razze primitive, per interrompere queste migrazioni in massa, e tutto il nostro piano si basa sul procedimento di cui ti ha parlato Lal�lor. Si tratta del procedimento di Jon Arnol per far rivivere i mondi morti, il procedimento che � stato vietato dalla Federazione. Kenniston, potremmo provare con la Terra...!�</p><p>�In altre parole� disse Kenniston, lentamente �volete coinvolgere me e il mio popolo in un movimento contro la legge della Federazione?�</p><p>�Se debbo parlarti francamente, s�!� disse Gorr Holl. �Ma si tratta anche del vostro interesse. Avrete la Terra e noi avremo i nostri mondi, per rimanervi a nostro piacere. Perdendo la partita... ebbene, le vostre condizioni non sa�ranno peggiori di quelle che sono adesso.� Pos� la grossa mano su una spalla di Kenniston. �Varn Allan si trova ora al televisore, per chiedere al Centro di Vega l�autorizzazione a usare la forza nell�esecuzione dei suoi ordini. Pensaci in fretta, Kenniston!�</p><p>Kenniston riflett� rapidamente. Gli sembrava di muoversi in una nebbia profonda, ma intuiva qualche cosa, intuiva i contrasti che esistevano fra le stelle. Egli non aveva il diritto di coinvolgere se stesso e Middletown in una lotta della quale non sapeva quasi nulla... Ma laggi�, al di l� di quel finestrino, stavano trincee piene di uomini infuriati e sconvolti, e quei cannoni che si avvicinavano... Non avrebbero certo potuto cacciarsi in una situazione peggiore di quella... Se vi fosse stata anche una minima via di uscita...</p><p>�Che debbo fare?� domand�.</p><p>Gorr Holl sorrise.</p><p>�Bene!� approv�. �E ricordati, avrai degli alleati in questa missione! Ora seguimi: ti racconter� tutto strada fa�cendo.�</p></section><section><title><p>14</p><p><emphasis>Ultimo appello</emphasis></p></title><p>Il grosso Gorr Holl lo condusse lungo un groviglio di stretti passaggi che correvano all�interno del <emphasis>Thanis. </emphasis>Non incontra�rono nessuno, e Kenniston intu� che Gorr Holl evitava i corri�doi principali.</p><p>Kenniston guardava di sfuggita i particolari della nave spaziale. Non gliene importava nulla, ora. Tutto ci� che lo preoccupava, era invece l�urgente necessit� di impedire il di�sastro che stava per accadere. I suoi nervi erano tesi fino allo spasimo, in attesa del primo colpo di cannone contro il <emphasis>Tha�nis. </emphasis>Sapeva che era ancora presto, ma i minuti scorrevano ve�loci.</p><p>Gorr Holl gli diede rapidamente alcune spiegazioni, men�tre procedevano.</p><p>�L�ordine di evacuazione � venuto dal Comitato dei Go�vernatori attraverso un Comitato esecutivo. Secondo le leggi della Federazione, tu puoi avanzare appello, contro quell�or�dine, al Comitato dei Governatori in seduta plenaria. Ora, Kenniston, nessuno pu� negarti il diritto di appello, perci� non lasciarti intimorire da un eventuale rifiuto.�</p><p>Erano giunti, attraverso uno scuro corridoio, di fronte a una porta chiusa.</p><p>�Quella � la cabina del televisore. Varn Allan � in contat�to col Comitato, ora. Entra l� dentro e fa� il tuo appello. E ri�cordati bene: c�� anche Lund!�</p><p>Gorr Holl spar� nel buio del corridoio. Kenniston fece po�chi passi e si trov� davanti alla porta chiusa. Fece girare la maniglia, e la porta si spalanc�. Kenniston entr� in una cabi�na alta e stretta, nella quale stavano Varn Allan e Norden Lund che si volsero di scatto, attoniti, a guardarlo.</p><p>Kenniston li not� appena. Fu qualcos�altro a colpire la sua attenzione e a trattenerlo immobile, come impietrito.</p><p>Due delle pareti della cabina erano occupate da complica�ti meccanismi, tutti apparentemente automatici. Di fronte a lui stava la terza parete, uno schermo gigantesco, che riflette�va delle figure in modo cos� chiaro e limpido da sembrare una finestra.</p><p>Una finestra aperta su un altro mondo...</p><p>In quello schermo, quattro personaggi sedevano davanti a un tavolo nero di materia plastica. Tre erano uomini, vestiti come gli occupanti del <emphasis>Thanis. </emphasis>Uno di essi era molto vecchio, il secondo era anziano, il terzo era di mezza et�, di carnagio�ne scura e aspetto arcigno. Il quarto non era un uomo. Era un umanoide come Magro, e come lui aveva una criniera bianca e una strana espressione felina, nel viso bello e lieve�mente crudele. Ma era pi� vecchio e pi� grave e solenne di Magro.</p><p>Quei quattro sembravano uomini d�affari, interrotti nel mezzo di una importante seduta. Essi guardarono, fuori del�lo schermo, verso Kenniston, e l�uomo pi� giovane, quello dalla carnagione scura, domand� a Varn Allan: �Chi � quel�la persona?�</p><p>Kenniston rimase immobile, guardando con fierezza nel�lo schermo: l�ambiente in cui sedevano i quattro personaggi era simile a quello nel quale si trovava ora lui stesso, ma assai pi� grande, una grande sala piena di banchi di manovra e di schermi. Attraverso la finestra di quella sala, a miliardi di chilometri da lui, Kenniston poteva vedere le torreggianti pa�reti di un edificio titanico. Dardeggiava un sole dai raggi ada�mantini, soprannaturale, magnifico, che diffondeva nel cielo una vivida luce biancoazzurra.</p><p>Ancora la voce secca si fece udire, al di l� della Galassia, assai pi� veloce della luce, per miracolo di una scienza avan�zatissima.</p><p>�Varn Allan! Chi � quell�uomo?�</p><p>�� uno dei primitivi della Terra, signore� ella rispose irosamente, e si volse nuovamente a Kenniston.</p><p>�Non avete alcun diritto di rimanere qui� disse. �An�datevene subito!�</p><p>�No� replic� Kenniston. �Non me ne andr� finch� non avr� detto ci� che intendo dire.�</p><p>�Lund� disse Varn Allan �volete chiamare le guardie e farlo allontanare con la forza?�</p><p>Kenniston si mosse, impaziente.</p><p>�Non me ne andr�!� ripet�.</p><p>Lund riflett�. I suoi occhi andavano dai pugni stretti di Kenniston al viso adirato di Varn Allan, e sorrideva.</p><p>�Dopo tutto� disse �ritengo che quest�uomo sia ora un cittadino della Federazione. E possiamo negargli il diritto di parlare?�</p><p>Gli occhi azzurri di Vafn Allan ebbero un lampo d�ira. Poi ella parl� alle immagini vive che si vedevano nello schermo.</p><p>�Mi spiace moltissimo, signori, ma forse questo inci�dente vi illustrer� la situazione meglio di un lungo discor�so. Non ho avuto alcuna cooperazione da parte dei primiti�vi, e perfino un subordinato cerca ora di eludere la mia au�torit�.�</p><p>L�uomo pi� giovane, dalla carnagione scura, parl� impa�ziente dallo schermo: �Questo non � il momento per ascol�tare reclami sulla disciplina dei vostri sottoposti!�</p><p>Kenniston fissava ora il quartetto del lontanissimo mondo di Vega, che sembrava tenere in mano il destino degli abitan�ti di Middletown.</p><p>�Siete voi il Comitato esecutivo responsabile dell�ordine di evacuazione?� domand� con tono deciso, rivolto verso lo schermo.</p><p>L�uomo pi� vecchio gli rispose con voce calma: �Non vi � alcun bisogno di parlare con arroganza. S�, siamo noi, quel Comitato.� Poi, guard� Varn Allan. �Credo, Allan, che, siccome una interruzione vi � stata, sar� bene che veniamo subito a un chiarimento.�</p><p>Varn Allan scosse le spalle, e Lund sorrise apertamente.</p><p>�Mi spiace molto� prosegu� Kenniston �ma non c�� tempo per le cortesie. Fra pochi minuti gli abitanti della mia citt� faranno fuoco sulle vostre navi spaziali. Non voglio che questo accada. Non voglio che la mia gente sia uccisa, e nem�meno la vostra.�</p><p>�Non vi saranno uccisioni� rispose il vecchio. �Il rag�gio paralizzante, usato a piena potenza, pu� immobilizzare, senza alcun pericolo per nessuno, tutta la popolazione della vostra citt�.�</p><p>Kenniston scosse il capo.</p><p>�Questo � solamente un rinvio. Quando riprenderanno conoscenza, riprenderanno a combattere. � proprio questo che voglio assolutamente farvi capire. Finch� il mio popolo vivr�, combatter� per rimanere sulla Terra!�</p><p>L�accento di verit�, in quel grido appassionato parve tur�barli profondamente. Questa volta l�umanoide dalla criniera bianca intervenne e disse lentamente:</p><p>�Questo pu� essere vero. Anche taluni del mio popolo serbano tuttora un illogico attaccamento al loro pianeta.�</p><p>Lund parl� allora, con quel suo tono ironico e deferente a un tempo: �� proprio il punto di logica psicologica che ho cercato di far capire all�amministratrice Allan.�</p><p>�Se avete un suggerimento da dare, mi piacerebbe udir�lo� disse Varn Allan, gelida.</p><p>�Naturalmente� disse allora Lund �� del tutto impos�sibile consentire che questo popolo rimanga sulla Terra. Una cosa simile stabilirebbe un fatale precedente per gli altri pia�neti morenti, la cui popolazione deve pure essere trasferita. La mia idea � dunque...�</p><p>Qualunque fosse la proposta di Lund, nessuno la pot� udire perch� Kenniston, fulmineo, lo aveva atterrato con un pugno.</p><p>�All�inferno, voi e le vostre idee!� grid�. Poi si avvicin� ancor pi� allo schermo. �Vi chiedo formalmente di revoca�re l�ordine di evacuazione� proruppe.</p><p>L�uomo pi� vecchio allarg� le mani in uno stanco gesto di diniego.</p><p>�Questo non � possibile� rispose.</p><p>�Allora� insistette Kenniston duramente �mi appello, contro la vostra decisione, al Comitato dei Governatori, in seduta plenaria!�</p><p>A queste parole segu� un attimo di silenzio impacciato. Tutti gli occhi, dentro e fuori lo schermo, si fissarono su Ken�niston.</p><p>�Cos�, il selvaggio ha imparato la legge!� esclam� Lund, che si era rimesso dal pugno sferratogli da Kenniston. Poi rise. �Ma, naturalmente... Gorr Holl e i suoi amici gli hanno insegnato la lezione.�</p><p>Varn Allan si avvicin� a Kenniston.</p><p>�� una perdita di tempo� disse. �Il Comitato dei Go�vernatori confermer� l�ordine gi� emesso.�</p><p>�Proprio cos�!� approv� l�uomo pi� giovane dallo schermo. �� semplicemente uno stratagemma per guada�gnare tempo.�</p><p>�Ci� malgrado� dichiar� l�umanoide, osservando Ken�niston con uno sguardo lievemente divertito nei suoi occhi felini �la sua richiesta � perfettamente legale.�</p><p>L�uomo pi� vecchio sospir�.</p><p>�S� disse guardando Kenniston. �Sono costretto, dalla legge della Federazione, a concedervi il diritto di appel�lo. Ma vi avverto che ci� che ha detto l�amministratrice Allan � vero. Il Comitato dei Governatori non far� che ratificare la nostra decisione.�</p><p>�Ebbene, nel frattempo� incalz� Kenniston �vi chie�do di ritirare dalla Terra le navi spaziali che hanno provocato questa situazione critica.�</p><p>L�uomo pi� vecchio fece con riluttanza un cenno di as�senso.</p><p>�Anche questa � una legittima richiesta. Le navi spaziali verranno temporaneamente richiamate a Vega. E voi verrete con loro, poich� gli appelli al Comitato dei Governatori deb�bono essere fatti di persona.�</p><p><emphasis>Di persona? </emphasis>Il significato di quelle due semplici parole colp� Kenniston come una mazzata e lo fece quasi barcollare, sostituendo alla sua vaga speranza una pi� vertiginosa e per�sonale emozione.</p><p>Quelle due parole significavano... significavano che lui, John Kenniston, avrebbe dovuto lasciare la Terra, avrebbe dovuto lanciarsi nell�abisso oscuro, fuori, nello spazio, at�traverso met� dell�universo stellato, dietro una speranza perduta.</p><p>Avrebbe dovuto andare in un mondo sconosciuto, incredi�bilmente lontano, per difendere la causa di Middletown da�vanti a esseri sconosciuti, con tutte le probabilit� contro di lui! Capiva ora ci� che Gorr Holl aveva voluto dire: �...nella posizione nella quale ti trovi, non sar� una cosa facile�.</p><p>La voce tagliente di Varn Allan lo stava ora sfidando.</p><p>�Consentite ad andare? Rispondete in fretta...! Non resta ormai che poco tempo per notificare la cosa al vostro popolo, prima che l�attacco venga sferrato.�</p><p>Il ricordo di quell�imminente attacco, che avrebbe signifi�cato il disastro irrevocabile della sua gente, irrigid� Kenni�ston. Doveva evitarlo, a qualsiasi costo.</p><p>Inspir� profondamente: �S�!� afferm� con voce ferma. �Andr�!�</p><p>�In questo caso, amministratrice Allan� disse l�uomo pi� vecchio �ritirerete le navi spaziali dalla Terra, entro due ore al massimo.� Cos� dicendo si alz�, facendo segno che il colloquio era terminato. E aggiunse: �Notificher� la richie�sta di appello al Comitato dei Governatori.�</p><p>Lo schermo si fece bianco. Varn Allan guard� Kenniston, e disse: �Farete bene ad andare subito ad avvertire il vostro popolo.�</p><p>Kenniston cap�, mentre usciva, che Varn Allan era irata, molto irata. Ma Lund sembrava stranamente soddisfatto.</p><p>Con la massima rapidit�, Kenniston percorse il tratto di deserto che lo separava dalla porta della citt�; e a ogni passo che faceva, diventava sempre pi� chiara in lui l�incredibile realt� della sua imminente avventura.</p><p>�Te ne vai dalla Terra. Rientrerai in una nave, in quella astronave, e ti staccherai dalla Terra per avventurarti nello spazio, fuori dell�atmosfera della Terra, nell�universo, fra le stelle...�</p><p>Quel pensiero gli dava una specie di vertigine, un senso in�sopprimibile di repulsione. Capiva che non doveva pensarci, che non doveva pensare a quel balzo immenso nello spazio... non doveva pensarci, altrimenti quel pensiero lo avrebbe so�praffatto.</p><p>Davanti alla porta della citt� incontr� i soldati dello sbar�ramento che gli puntarono contro i moschetti, che abbassa�rono solo quando l�ebbero riconosciuto. Al di l� dello sbarra�mento si levava il polverone causato dai badili che scavavano trincee e dagli uomini che piazzavano i cannoni.</p><p>�Che accade laggi�?� grid� un ufficiale. �Hanno deci�so di attaccarci, quelle navi spaziali? Stanno forse...?�</p><p>�Dov�� il sindaco?� lo interruppe Kenniston.</p><p>�Subito dietro la porta. Sono tutti l�, in attesa.�</p><p>Kenniston li oltrepass�, saltando oltre le trincee per met� scavate, e vide Hubble e la maggior parte dei membri del consiglio raggruppati attorno al sindaco, subito al di l� della porta, all�interno della cupola.</p><p>La maggior parte della popolazione stava affollata nelle vi�cinanze, trattenuta da sbarramenti di corde e di agenti. Non gridavano pi� ora, e tutti i visi apparivano ansiosi. Kenniston capiva che quella dimostrazione della terribile potenza del raggio paralizzante che avevano avuto poco prima, aveva calmato la loro ira e generato in essi un altro e ancora pi� grave motivo di preoccupazione.</p><p>Anche il viso grassoccio di Garris era livido dalla stan�chezza, e fu con uno sguardo sospettoso che egli accolse l�av�vicinarsi di Kenniston.</p><p>�Che cosa vi ha fatto ritornare? Credevo che sareste ri�masto l�, coi vostri amici� lo apostrof�.</p><p>�Andate al diavolo!� grid� Kenniston, esasperato. �Ho lottato e discusso finora per salvare la vostra pelle. Ho perfino consentito ad andarmene fino a Vega, per farlo. E questa � l�accoglienza!�</p><p>Poi si vergogn� del suo scoppio d�ira e cerc� di padroneg�giare i nervi.</p><p>�Le navi spaziali se ne andranno. Partiranno fra due ore, e io andr� con loro. Ho presentato appello, contro l�evacua�zione, al loro Comitato dei Governatori.�</p><p>Un silenzio attonito regn� su tutti, dopo quelle parole. Lo guardavano sbalorditi, senza comprendere, eccetto Hubble, che aveva subito capito di che si trattava.</p><p>�Buon Dio, Ken...!� esclam� lo scienziato. �Tu... a Ve�ga? Ma servir� a qualche cosa?�</p><p>�Lo spero� disse Kenniston. E senza badare agli altri si rivolse a Hubble spiegandogli rapidamente come stavano le cose. Poi concluse: �Vi � ancora una possibilit� che io possa far comprendere loro il nostro caso, e li convinca a lasciarci in pace.�</p><p>Il sindaco Garris pareva avesse solo allora cominciato a intuire. Il suo viso si era come trasformato... c�era ora in quel viso una speranza ansiosa, la stessa che si faceva strada an�che nei visi degli altri.</p><p>Kenniston capiva quanto disperati avevano dovuto sentir�si, prima del suo arrivo. Tutti loro, i soldati, l�intera popola�zione, si erano resi conto della futilit� di una simile lotta quando si erano accorti della potenza del raggio paralizzan�te. Si erano convinti che combattevano una battaglia gi� per�sa sin dall�inizio. E ora, egli aveva suscitato la speranza di un�altra possibile via di uscita.</p><p>�Ora s� che va bene� disse Garris con voce ansiosa e malferma. �� quello che avevo pensato sin da principio. Una cosa che fosse perfettamente legale, una discussione pacifica. Non potevo consentire che il mio popolo fosse fat�to oggetto di violenza.� Si interruppe, sopraffatto dall�an�sia e dalla speranza. Afferr� una mano a Kenniston, e prose�gu�: �Farete del vostro meglio per tutti noi, lass�, Kenni�ston! Lo so che lo farete! Non possono essere tutti cos� te�stardi come quella donna maledetta!�</p><p>E, del tutto rianimato, Garris si volse alla folla ansiosa e grid�: �Va tutto bene! Non si combatte pi�, per ora. Il si�gnor Kenniston andr� di persona nel mondo da cui quella gente � venuta, per discutere la cosa col loro Governo e chie�dere che ci trattino nel modo pi� giusto!�</p><p>Scoppi� un lungo applauso. Mentre quegli applausi anco�ra duravano insistenti, il sindaco impallid� nuovamente. Un nuovo pensiero gli aveva attraversato la mente. Si rivolse a Kenniston, per chiarire il suo dubbio.</p><p>�Ma se qualcuno dovr� andare l� per rappresentarci, for�se vorranno che il sindaco...� Kenniston lo ammir� davve�ro, stavolta, mentre Garris cercava di pronunciare quelle ul�time e, per lui, spaventose parole �... forse, come sindaco, dovrei andarci io?...�</p><p>Kenniston scosse prontamente il capo.</p><p>�Siete necessario qui, signor Garris� lo rassicur�. �E, d�altra parte, non parlate la lingua. Perci� la vostra partenza sarebbe inutile.�</p><p>�Gi�, � cos�!� fece il sindaco, cominciando a respira�re nuovamente. �Naturalmente, � cos�! Gi�, infatti. Ebbe�ne, Kenniston, che possiamo fare per aiutarvi? Qualsiasi cosa che...�</p><p>�No, non ho bisogno di nulla� rispose Kenniston. �Non ho molto tempo. Debbo solo prendere alcune cose personali e salutare qualcuno. Hubble, vuoi venire con me?�</p><p>Hubble assent�. E mentre si allontanavano, dirigendosi ra�pidamente all�interno della citt�, udirono il sindaco che gri�dava, tutto rincuorato, per spiegare pi� minuziosamente alla folla la notizia, e udirono le esclamazioni di sollievo e di giu�bilo di tutta la popolazione.</p><p>Quella gente si era vista sul punto di essere gettata in una lotta contro armi alle quali non avrebbe potuto resistere, e ora, improvvisamente, non si sarebbe pi� combattuto; le na�vi spaziali se ne sarebbero andate; uno di loro sarebbe anzi partito per cercar di convincere il Governo delle Stelle che non poteva sloggiare in quel modo tutti gli uomini della Ter�ra. Ogni cosa andava bene, dunque!</p><p>Kenniston gemette: �Vorrei che non fossero cos� male�dettamente sicuri! Questo � solo un rinvio!�</p><p>�Quali probabilit� vi sono, Ken?� chiese Hubble. �Questo fra noi, naturalmente, in confidenza.�</p><p>�Se debbo dire la verit�, Hubble, non lo so nemmeno io! Mi sono impigliato in una specie di congiura sotterranea che non riesco ancora a comprendere pienamente.� Gli rac�cont� poi ci� che Gorr Holl gli aveva confidato, e aggiunse: �Gorr e tutti gli umanoidi sono dalla nostra parte, ma pu� darsi che si valgano di me unicamente come di un�ultima ri�sorsa contro la Federazione delle Stelle. In ogni modo, far� del mio meglio.�</p><p>�Lo so, che farai del tuo meglio� disse Hubble. �Vor�rei tanto venire con te... ma sono troppo vecchio, e qui hanno bisogno di me.� Poi aggiunse: �Andr� a chiamare Carol, mentre prepari le tue cose per la partenza.�</p><p>L�irrealt� d�incubo di tutta quella situazione colp� Kenniston nuovamente, mentre raccoglieva in fretta gli oggetti di cui avrebbe potuto aver bisogno. Era proprio come fare la valigia per un viaggetto di una giornata a Pittsburgh o a Chi�cago, invece che per un viaggio attraverso la Galassia. Pareva incredibile che una cosa del genere dovesse capitare a lui...</p><p>L�espressione di Carol, quando arriv�, non gli fu di alcun conforto. Era pallidissima, e quando Kenniston l�abbracci� e cerc� di spiegarle la cosa, lei si limit� a dire: �No, Ken... no! Non puoi andare! Tu non sei come loro! Morirai lass�!�</p><p>�Non morir�, e potr� forse essere utile a tutti� le rispo�se Kenniston. �Ascoltami, se riesco... se riesco a trovare una via d�uscita per tutti noi, questo compenser� un poco l�accusa di aver attirato tanta sventura su Middletown, a cau�sa del Laboratorio, non ti sembra? Non ti sembra?�</p><p>Ma Carol non lo ascoltava nemmeno. Lo guardava in viso, stringendolo a s� con espressione an�gosciata. Poi disse, d�improvviso: �Sei tu, che vuoi andare!�</p><p>�Sono io che voglio andare?� ripet� Kenniston. �Ho una paura folle, invece! Mi si arriccia la pelle, solo a pensar�lo! Ma debbo andare, ecco, debbo andare!�</p><p>�Sei tu, che vuoi andare� ripet� Carol, e lo guard� nuo�vamente, come se una barriera sorgesse davvero e definitiva�mente fra loro. �Questa � la diversit�, fra noi due: � sempre stato cos�. Io desidero solo le vecchie cose tanto amate. Tu desideri invece le cose nuove.�</p><p>Il tempo passava rapidamente, e una specie di disperazio�ne si impadron� di Kenniston. Abbracci� Carol strettamente, con una specie di brutale parossismo, come se volesse, con quella stretta, difenderla contro quella intangibile marea che li divideva sempre pi�.</p><p>�Me ne vado� disse. �Vado a fare ci� che posso per tutti noi. E torner� come prima, hai capito? E tu mi aspette�rai, Carol!�</p><p>La baci� un�ultima volta, ed ella gli restitu� il bacio con una strana tenerezza, come se pensasse di non rivederlo mai pi�, e ricordasse in quel momento tutte le belle giornate sere�ne che avevano trascorso insieme.</p><p>Quando la lasci� andare, gli occhi di Carol erano pieni di lacrime.</p><p>Poi Kenniston si avvi� rapido verso la porta della cupola, accompagnato da Hubble. Tutta la citt� era ora vibrante di una nuova speranza, di una nuova eccitazione, che si accen�trava sulla sua persona. Ma Kenniston tremava, in cuor suo, al pensiero di ci� che lo attendeva.</p><p>Vedeva appena i visi tra la folla, che lo guardavano con an�siosa speranza, mista a rispetto. Udiva appena le voci che gli gridavano: �Buona fortuna, signor Kenniston! Buona for�tuna!� Oppure gli ricordavano il suo compito: �Dite a quella gente che non vogliamo andarcene! Diteglielo!�</p><p>Col cuore sconvolto, Kenniston usc� dalla citt�, attravers� il tratto di pianura desolata, e gli sportelli ermetici di quel�l�incredibile quanto paurosa astronave, si aprirono per acco�glierlo.</p></section><section><title><p>15</p><p><emphasis>In missione, per la Terra</emphasis></p></title><p>No! Kenniston non avrebbe mostrato alcun timore! Tutti si aspettavano, nella nave spaziale, di vederlo sconvolto dalla paura, e lo osservavano, di sottecchi, con sguardi pieni di in�teresse e non privi di un�espressione leggermente canzonato�ria. Ma Kenniston serr� i pugni nelle tasche dei pantaloni e decise fermamente che li avrebbe delusi tutti.</p><p>Aveva paura, s�. Una cosa era leggere, parlare e discutere di viaggi spaziali; un�altra cosa, e assai pi� dura e spavente�vole, era viaggiare realmente nello spazio, lasciare, con un balzo immane, la solida Terra, per irrompere nel vuoto in�commensurabile di una voragine senza mondi.</p><p>Se ne stava ritto, con Gorr Holl e Piers Eglin, sul ponte in�terno del <emphasis>Thanis</emphasis>,guardando avanti a s�, attraverso i finestri�ni ricurvi, e una sensazione gelida, di repulsione fisica, gli at�tanagliava le viscere.</p><p>�Non � poi tanto emozionante come credevo...� disse con voce un poco malferma. �Solo quelle stelle l�, davanti a noi...�</p><p>Lottava contro l�impulso istintivo di afferrarsi a qualche cosa per non cadere. No, non lo avrebbe fatto. Non avrebbe mai fatto una cosa simile, mentre quegli uomini dal viso ab�bronzato, dietro a lui, da tempo abituati a viaggiare nelle profondit� dello spazio, lo osservavano curiosamente.</p><p>Un ronzio profondo e un leggero vibrare delle grandi strutture attorno a lui erano l�unico indizio che il <emphasis>Thanis </emphasis>si muoveva.</p><p>Kenniston vedeva una oscurit� profonda, di un nero asso�luto, nella quale le stelle fiammeggiavano come fiaccole. La vivida luce azzurra di Vega era al centro di quel soprannatu�rale spettacolo, circondata dalla costellazione della Lira e da quella dell�Aquila, attraversate, a sinistra, dalla Via Lattea, smagliante e formicolante.</p><p>Solo quella sezione di cielo appariva chiara e limpida. Tut�to il resto del firmamento, che si stendeva come uno sfondo immane, era una vista incredibilmente confusa di stelle, i cui raggi sembravano torcersi, vibrare, danzare in un tripudio di luce.</p><p>Gorr Holl gli accenn� un grande quadro di comandi dietro al quale sedevano quattro uomini.</p><p>�Conosci il principio della propulsione? Si tratta di raggi di reazione, innumerevoli volte pi� veloci della luce, che agi�scono contro il pulviscolo cosmico dello spazio.�</p><p>Kenniston sospir�: �Mi sento ignorante come un bambi�no. L�esistenza di raggi simili era assolutamente insospetta�bile, ai miei tempi. Le equazioni di Einstein dimostravano che se la materia si fosse mossa pi� velocemente della luce, avrebbe finito con l�espandersi indefinitamente.�</p><p>Gorr Holl rise, divertito.</p><p>�Il vostro Einstein era un grande scienziato� disse �ma abbiamo aperto nuovi campi di conoscenza, da allo�ra. Il controllo della massa, per esempio, che impedisce quella espansione, e altre cose.�</p><p>Kenniston ascoltava solo a met�. Guardava l�occhio biancoazzurro di Vega, che sembrava fissarlo, arrogante, dal grande abisso cosparso di stelle. E il guardare a quella stella lontana lo rendeva in qualche modo conscio della loro spa�ventevole velocit�, del loro precipitare, della loro caduta da incubo attraverso l�infinito.</p><p>Quella sensazione era anche peggiore del momento della partenza. Eppure aveva pensato che nulla, assolutamente nulla, sarebbe stato peggiore di quel momento. Se fosse an�che vissuto per sempre, non avrebbe mai pi� dimenticato quegli ultimi eterni minuti, prima dello strappo dalla Terra, legato com�era su una poltrona, mentre cercava di rilassare i propri nervi e non vi riusciva, mentre osservava le luci che al�l�interno s�affievolivano, mentre sentiva il vibrare profondo dell�astronave che si preparava al balzo fuori dell�atmosfera terrestre, mentre i battiti del cuore lo soffocavano e un sudo�re ghiacciato gli scendeva per tutto il corpo, mentre cercava disperatamente di persuadersi che quella partenza non era per nulla diversa da un normale decollo di aeroplano... E poi il balzo, la pressione, la penosa sensazione del respiro che viene a mancare, la claustrofobia provocata dal sentirsi rin�chiuso in quella <emphasis>cosa </emphasis>che si muoveva a vertiginosa rapidit� e sulla quale egli non aveva controllo alcuno.</p><p>Non poteva ancora sapere per quale maestria della scien�za gli occupanti di quella nave spaziale erano difesi dalle enormi pressioni di quella accelerazione. Eppure, difesi lo erano, perch� la pressione non era affatto peggiore di quella che si pu� provare in un velocissimo ascensore. Eppure, sa�pere che la Terra si stava allontanando vertiginosamente in un abisso pauroso, rendeva quell�ascensione veramente orri�bile. Pot� udire il lamento dapprima, e poi il fischio e infine l�urlo irrefrenabile dell�aria contro l�involucro metallico della nave spaziale, e poi, quasi a un tratto, tutto fin�. Si trovava ora nello spazio. E sentiva profondo, nelle viscere, l�atavico terrore degli abissi, retaggio delle epoche pi� lontane. Pens� al vuoto immane che si apriva sotto i suoi piedi, oltre la sotti�le lastra di metallo del pavimento, e serr� i denti, spasmodi�camente, per trattenersi dal gridare.</p><p>�Non pensarci!� gli aveva detto Gorr Holl. �E ricorda�ti! Vi � stata una prima volta anche per tutti noi! Ho creduto, io stesso, di non sopravvivere a quella prima prova.� Aiut� quindi Kenniston a rialzarsi. �Andiamo sul ponte interno. � meglio che tu affronti tutto in una volta: poi ti sentirai pi� sollevato.�</p><p>Erano saliti sul ponte interno, e Kenniston aveva guardato nello spazio, dove i grandi soli bruciavano senza alcun velo e dove non esistevano n� aria n� nubi che li nascondessero. E aveva dovuto far forza su se stesso, per non gettarsi a terra e piangere e uggiolare come un cane.</p><p>Cerc� di immaginarsi le difficolt� che lo attendevano a Vega, dove avrebbe dovuto difendere la causa della piccola Middletown davanti ai Governatori delle Stelle. Come avreb�be potuto far capire l�appassionata devozione del suo piccolo popolo per il suo piccolo e antico pianeta, a gente che viag�giava con tanta facilit� in navi spaziali come quella?</p><p>Eppure, se falliva nel suo scopo, avrebbe anche mancato al compito che si era assunto verso la popolazione di Middle�town, che aveva riposto tanta speranza nella sua missione. Era questo, a cui doveva pensare... non allo spazio, non alle sue sensazioni personali, ma al compito che lo attendeva.</p><p>Diede un�occhiata a Gorr Holl, e disse: �Ho visto abba�stanza, per ora, andiamo!�</p><p>Lasciarono Piers Eglin e scesero nei corridoi inferiori. Quando furono nel corridoio principale, soli, Kenniston dis�se: �Adesso, Gorr, vorrei sapere qualche cosa di pi� su quanto mi hai detto.�</p><p>Gorr Holl fece un cenno di consenso.</p><p>�Andiamo da Magro e Lal�lor. Ci attendono.�</p><p>Lo condusse lungo misteriosi corridoi, sino a una cabina accanto alla sua. Kenniston prov� sollievo nel trovarsi anco�ra in un posto chiuso, senza finestre, dove non poteva vedere il vertiginoso vuoto dello spazio. Sotto la sua istintiva paura vi era tuttavia una selvaggia esultanza... ma un uomo del ven�tesimo secolo, e suo malgrado attaccato al ventesimo secolo, non poteva certo assorbire tali e tante emozioni in una volta sola.</p><p>La figura massiccia di Lal�lor era china su una tavola co�sparsa di fogli coperti di complicati simboli matematici. Ma�gro, che era sdraiato in una cuccetta, diede delle spiegazioni a Kenniston.</p><p>�Lal�lor si occupa di teoremi per divertimento. Pretende persino di capire a fondo tutte quelle cifre che scrive.�</p><p>Lal�lor gli lanci� uno sguardo divertito coi piccoli occhi in�telligenti nel viso curiosamente piatto e inespressivo. Poi al�lontan� con un gesto i fogli che aveva davanti e disse: �Sie�di, Kenniston. Cos� siamo alleati, ora, oltre che amici.�</p><p>�Desidererei� disse Kenniston �che qualcuno mi spiegasse in che consiste questa alleanza. Sto giocando i de�stini del mio popolo sulla parola, sulla buona fede, senza sa�pere nulla di ci� che voi sapete.�</p><p>�Non vi � nulla di sinistro, in tutto ci� disse Gorr Holl. Si accomod�, con la sua pesante mole pelosa, su un angolo della tavola di Lal�lor, che era abbastanza solida per sostenerne il peso. Poi prosegu�: �Come ti ho detto, tutti noi abbia�mo lo stesso problema, la cui soluzione si basa su un uomo e su un procedimento.�</p><p>Si ferm� un attimo, assorto, poi riprese: �Per un caso piuttosto originale, Kenniston, ti sei trovato meglio con noi che con gli uomini della tua stessa stirpe. Le razze umane si sono diffuse dalla Terra nell�universo molto tempo fa, e han�no continuato a muoversi e a diffondersi, allargando sempre la loro crescita d�azione, sino a perdere ogni senso di attacca�mento al loro mondo d�origine. L�intero universo � la loro pa�tria, e non un solo pianeta.�</p><p>Questo, Kenniston cominciava a comprenderlo sempre meglio; le impersonali immensit� dello spazio, tante volte at�traversate, tendevano a staccare l�uomo dalle sue ristrette correnti di pensiero. Carol, in questo, aveva intuito bene.</p><p>Gorr Holl continu�: �Ma noi razze umanoidi, non la pensiamo affatto in questo modo. Quando gli uomini venne�ro nei nostri mondi, eravamo quasi del tutto barbari e felicis�simi nella nostra barbarie. Ebbene, ci hanno civilizzati, e sia�mo ora accettati da loro come eguali. Ma noi siamo ancora primitivi, nel pensiero, nella mentalit�; noi siamo ancora at�taccati ai nostri mondi originari, e ogni volta che diventa ne�cessario rimuoverci noi siamo contrari, proprio come � con�trario il vostro popolo... abbiamo solo imparato a essere me�no violenti. Alla fine, naturalmente, abbiamo sempre ceduto. Ma in questi ultimi anni abbiamo resistito pi� disperatamen�te, perch� avevamo qualche cosa in cui sperare... e questo qualche cosa � il procedimento di Jon Arnol.�</p><p>�Continua!� lo incoraggi� Kenniston. �Finora, di Jon Arnol, non conosco che il nome. In che cosa esattamente consiste il suo procedimento? Mi hai detto, se non sbaglio, che si trattava di un procedimento per ringiovanire i pianeti freddi e morenti.�</p><p>Lal�lor intervenne, per spiegare di che si trattava.</p><p>�Il progetto di Arnol consiste in questo: iniziare un ciclo di trasformazione dell�energia-materia simile alla trasforma�zione dell�idrogeno-elio che d� al sole la sua energia... inizia�re questo ciclo nucleare di trasformazione operando profon�damente entro il pianeta freddo.�</p><p>Kenniston lo guard� fisso, completamente stupefatto.</p><p>�Ma� disse alla fine �questo equivarrebbe a creare un gigantesco forno solare nelle pi� intime viscere di un pianeta!�</p><p>�Gi�! Un�idea audace e brillante. Risolverebbe il proble�ma di molti mondi freddi e morenti in tutta la Federazio�ne... perch�, come sai, un pianeta pu� vivere del suo calore interno per molto tempo dopo che il calore del suo sole � cessato.� Si arrest� per un attimo, poi riprese: �Sfortu�natamente, quando Arnol prov� il suo procedimento su di un piccolo asteroide, i risultati furono disastrosi.�</p><p>�Disastrosi?�</p><p>�Proprio cos�. La bomba-energia, progettata per iniziare il ciclo nell�interno di quell�asteroide, non ebbe successo e provoc� terribili terremoti e l�asteroide ne fu devastato. Ar�nol asserisce che ci� � accaduto perch� non gli � stato con�cesso un pianeta abbastanza grande per la sua prova. Le sue equazioni confermano le sue dichiarazioni.�</p><p>�Perch� allora� domand� Kenniston �non ha fatto un�altra prova su un pianeta pi� grande?�</p><p>�I Governatori non glielo hanno permesso� disse Lal�lor. �Dicevano che era troppo pericoloso.�</p><p>�Ma non poteva ritentare la prova su un pianeta disabi�tato, e perci� senza pericolo per nessuno?�</p><p>Lal�lor sospir�.</p><p>�Non capisci, Kenniston. I Governatori non vogliono che il procedimento di Arnol riesca. Non vogliono che sia possibile ai popoli primitivi di restare attaccati ai loro mondi originari. Questo � proprio il genere di patriottismo provin�ciale cui sono contrari, nel loro sforzo di fondare una vera comunit� stellare cosmopolita.�</p><p>Kenniston riflett� sulla cosa. Tutto ci� combinava con quanto aveva visto e udito della vasta Federazione delle Stel�le. Eppure...</p><p>�Se ho ben capito� disse lentamente �la conclusione � che volete usare il mio mondo, la nostra Terra, per provare un procedimento che i vostri Governatori, qualunque ne sia�no i motivi, hanno gi� giudicato pericoloso.�</p><p>Lal�lor fece, calmo, un cenno di conferma.</p><p>�S�. La conclusione � proprio questa. Ma non si tratta per ora di tentare la prova, per la prima volta, sulla Terra, o su qualche altro pianeta abbandonato. La questione � un�al�tra, quella cio� di costringere il Comitato dei Governatori a permettere un�altra prova.�</p><p>�Non vedi come tutto combina?� intervenne Gorr Holl. �Da sola, la tua richiesta di rimanere sulla Terra verrebbe respinta, perch� non puoi presentare altra alternativa all�eva�cuazione. Ma presentando come alternativa il procedimento di Jon Arnol, potrai aiutare la Terra e anche noi!�</p><p>Kenniston cercava di comprendere la cosmica comples�sit� del problema.</p><p>�In altre parole, se potessimo persuadere i Governatori a concedere un�altra prova, questo ritarderebbe l�evacuazione della Terra?�</p><p>�Infatti!� conferm� Lal�lor. �E se il procedimento di Arnol ha successo, la Terra e anche i nostri mondi, che si tro�vano nelle medesime condizioni della Terra in tutta la Fede�razione, potranno nuovamente essere resi caldi e abitabili. Non vale la pena di tentare?�</p><p>�Se ponete la questione cos� disse Kenniston �certo, certo vale la pena di tentare.� Cominciava a sperare ancora. �E credi che questa... questa specie di forno solare possa avere successo? In modo non pericoloso, intendo dire.�</p><p>�Secondo tutte le dimostrazioni matematiche, s�.�</p><p>Kenniston esitava ancora, e Gorr Holl disse: �La decisio�ne dovrebbe essere presa dal tuo popolo, Kenniston, e non da te... intendo dire la decisione di assumere quel rischio. Si tratta di una piccola popolazione che potrebbe essere assai facilmente trasportata altrove, durante la prova, finch� ogni pericolo sia scomparso.�</p><p>Questo era vero. Non doveva aver paura di prendere impe�gni troppo decisivi per il suo popolo, perch� non ne aveva l�autorit�. E poteva essere una soluzione. Poteva esserlo dav�vero!...</p><p>�Siamo d�accordo, allora?� domand� Lal�lor. �Arnol � mio amico da molti anni, e posso fargli avere subito un mes�saggio perch� ci venga incontro al nostro arrivo. Pu� aiutarti a preparare l�appello.�</p><p>Kenniston li guard�. Guard� i visi familiari di quei tre umanoidi. Doveva fidarsi di loro, doveva accettare le loro di�chiarazioni sulla parola. All�improvviso cap� che poteva fi�darsi di loro.</p><p>�Benissimo!� disse. �Credo che qualsiasi speranza sia meglio di niente.�</p><p>�Allora, siamo d�accordo� concluse Lal�lor, tranquilla�mente.</p><p>Kenniston rimase un poco senza respiro, come se avesse preso una decisione irrevocabile, molto al di l� delle sue intenzioni. Gorr Holl gli lanci� uno sguardo penetrante e disse: �Hai bisogno di qualche cosa, Kenniston. E credo di sapere cosa.�</p><p>Usc� e ritorn� di l� a poco con un grosso flacone piatto di metallo grigio. Sorrise, mostrando i denti, in quel modo che pochi giorni prima aveva spaventato la popolazione di Middletown.</p><p>�Fortunatamente� sorrise �non facendo parte del personale di navigazione, non ci � vietato, come personale tecnico, di prendere degli stimolanti. Prendi dei bicchieri, Magro.�</p><p>Magro prese solo tre bicchieri di plastica.</p><p>�Il nostro saggio Lal�lor� disse �preferisce stimolarsi con le equazioni.�</p><p>Lal�lor approv� sorridendo. Gorr Holl vers� con cura un li�quido limpido nei bicchieri.</p><p>�Prova questo, Kenniston!�</p><p>Quel liquido aveva uno strano sapore di muffa, di mu�schio. Poi, parve esplodere nello stomaco di Kenniston, man�dandogli ondate di calore fino alla punta delle dita. Quando pot� nuovamente respirare, balbett�: �Ma che diavolo �, questa roba?�</p><p>�� distillato da alcuni funghi dei nostri mondi di Capella� spieg� Gorr Holl. �Forte, vero?�</p><p>Kenniston, dopo aver bevuto un altro sorso, sent� svanire un poco le sue preoccupazioni. Sedette, pi� rilassato, ad ascoltare quei figli di altri mondi lontani, che parlavano. Sa�peva che parlavano per cercare di rasserenarlo.</p><p>�I primi viaggi possono essere molto duri� diceva Ma�gro. Era accovacciato sulla cuccetta come un gatto addor�mentato, con uno splendore sognante e remoto negli occhi felini. �Ricordo il mio primo viaggio. Attraversammo le Pleiadi con le macchine che funzionavano a energia ridotta, e i piccoli mondi si affollavano attorno a noi come api infero�cite.�</p><p>Gorr Holl assent� con un cenno.</p><p>�Ti ricordi� disse �quella caduta sulla stella Algol? Ho perduto degli ottimi amici, in quel disastro. Una tomba geli�da e profonda nel vuoto!�</p><p>Kenniston ascoltava, mentre essi parlavano di vecchi viag�gi al di l� delle frontiere stellate della Federazione, di pericoli provenienti dalla nebulosa, dalle comete, dalle nubi cosmi�che, di naufragi su mondi sconosciuti e selvaggi.</p><p>Quei discorsi lo interessavano vivamente e lo sbalordiva�no a un tempo. Dopo un poco, cit� ad alta voce un passo che gli era tornato alla memoria: �Allora non ascolteremo pi� miseri discorsi su Magellano e su Drake. Udremo allora il racconto di viaggiatori che hanno circumnavigato l�eclittica e doppiato la Stella polare come il Capo Horn.�</p><p>�Chi ha scritto queste parole?� domand� Lal�Ior, inte�ressato. �Qualche scienziato della vostra epoca che aveva previsto i viaggi spaziali?�</p><p>�No� spieg� Kenniston �si tratta di un uomo di un se�colo prima della mia epoca. Si chiamava Melville, e anche lui era marinaio, ma sui mari della Terra.�</p><p>Gorr Holl scosse il capo.</p><p>�Strani tempi debbono essere stati quelli, quando non v�erano che gli oceani d�acqua di un piccolo pianeta per le av�venture dell�uomo!�</p><p>�Eppure vi era un vastissimo campo di avventura, su quegli oceani� disse Kenniston. �L�Atlantico in piena tem�pesta, il Golfo in una notte lunare...�</p><p>Una dolorosa nostalgia lo afferr� di nuovo, la terribile no�stalgia per una Terra perduta per sempre, per l�odore dei fal� che bruciavano nelle rigide notti d�autunno, per i campi fio�riti sotto il sole estivo, per i cieli azzurri e le verdi colline, per le montagne nevose e i villaggi sonnolenti, per le vecchie citt� e le vecchie strade che le attraversavano, per tutto ci� che era scomparso e che non sarebbe ritornato mai pi�. Quei pensieri gli facevano persino desiderare la Terra com�e�ra ora, il vecchio pianeta stanco e morente che conservava almeno la memoria del mondo che egli aveva conosciuto, la memoria delle persone che avevano conosciuto quel mondo. Carol aveva ragione! Il vecchio modo di vivere, le vecchie co�se, erano le migliori! Che faceva lui, ora, in quelle immensit� del vuoto?</p><p>Allora vide che gli altri lo guardavano con una luce di com�prensione nello sguardo, in quel loro sguardo strano, eppure cos� familiare e amichevole.</p><p>�Datemi ancora da bere� disse.</p><p>Ma non serv� a scacciare la nostalgia cocente della Terra. Parve anzi rendere pi� acuto il suo impossibile desiderio. Al�lora, Kenniston si alz� di colpo, come per scrollarsi di dosso quel peso amaro, e lasci� i compagni avviandosi verso la sua cabina.</p><p>Spense le luci della cabina, una volta entrato, e premet�te il bottone che trasformava in finestra la solida parete. Il nero baratro punteggiato di stelle si spalanc� davanti a lui, in un vuoto senza fine. Sedette sull�orlo della cuccetta e ri�mase a guardare a lungo, come affascinato, quello spetta�colo di disumana solitudine, fantasticando sulla sua dispe�rata missione. D�un tratto si accorse che qualcuno aveva bussato alla porta della cabina. Si alz� e apr� la porta. La luce che proveniva dal corridoio gli mostr� chi era. Era Varn Allan.</p></section><section><title><p>16</p><p><emphasis>A Vega</emphasis></p></title><p>Varn Allan diede una rapida occhiata, dal viso di lui alla cabi�na immersa nell�oscurit�, e quindi ancora al viso, con uno sguardo di comprensione. Poi domand�: �Posso entrare?�</p><p>Kenniston si spost� di fianco per lasciarla passare e sol�lev� la mano per riaccendere la luce.</p><p>�No� disse lei. �Piace anche a me, questo spettacolo.�</p><p>Sedette sulla sedia accanto al finestrino e rimase in silen�zio per alcuni minuti, guardando fuori, mentre il pallido chiarore delle stelle le illuminava il viso.</p><p>Kenniston, con un sentimento di immediata ostilit� un poco temperato dalla meraviglia, attese che parlasse. Ella se�deva quasi rigida, un poco impettita, ma Kenniston credette di scorgere segni di stanchezza e di preoccupazione nei li�neamenti affilati del suo viso.</p><p>Poi la donna si volse e lo guard�, coi suoi occhi azzurri pensosi, e Kenniston pens� che Varn Allan si trovasse a disa�gio con lui, che volesse dire qualche cosa e non sapesse in che modo dirla. Allora anch�ella era preoccupata, per quel viag�gio a Vega? Pens�, infuriato, che lo meritava, che questo la faceva scendere dal suo piedistallo di alto funzionario della grande Federazione fino al livello di una donna ansiosa, anzi di una ragazza.</p><p>�Sono venuta a dirvi che...� ella disse a un tratto �in considerazione della natura urgente di questo caso, il Comi�tato dei Governatori ci ha concesso due ore di seduta il gior�no successivo al nostro arrivo a Vega.�</p><p>�Due ore!� esclam� Kenniston. Non gli sembrava mol�to, per decidere la sorte di un mondo.</p><p>�I Governatori debbono decidere sui problemi di met� della Galassia. Non possono concedere a chiunque un tempo maggiore di questo. Perci� preparate accuratamente il vo�stro caso. Non viene mai concesso un secondo appello.�</p><p>Kenniston pens� che non doveva essere venuta per dirgli semplicemente questo e attese, per costringerla a parlare. Capiva ora che la tensione e la stanchezza di lei erano pari alle sue. Infine, con riluttanza, Varn Allan disse: �Come viceamministratore del settore, Norden Lund avr� anch�egli il diritto di parlare su questo problema, di fronte ai Gover�natori.�</p><p>Kenniston lo aveva previsto, ma non gli importava molto, e lo disse.</p><p>�Pu� avere una grande importanza, invece, per voi e per il vostro popolo� osserv� Varn Allan.</p><p>�In che modo?� domand� Kenniston.</p><p>�Lund � ambizioso� disse Varn Allan. �Desidera esse�re amministratore, e, pi� tardi, Governatore... persino Presi�dente, forse. Le sue aspirazioni sono senza limiti.�</p><p>Ora Kenniston cominciava a capire un poco.</p><p>�In altre parole, come ha detto Gorr Holl, Lund vuole il vostro posto?�</p><p>�S�. Sarebbe per lui un passo avanti. E per compiere quel passo commetterebbe senza esitazione un�ingiustizia. Di questo sono sicura.� Varn Allan si pieg� verso di lui. �Lund vede, in questo problema della Terra, un�occasione senza pari per farsi avanti. La vostra inaudita irruzione in questa epoca, dal lontano passato, ha creato un immenso, un tremendo interesse per voi. E molti mondi si interesse�ranno al vostro caso.�</p><p>Nella sua ansia, Varn Allan si era alzata e stava ritta di fronte a lui, parlando con cura, scegliendo bene le parole, per fargli chiaramente capire ci� che voleva.</p><p>�Se Lund riuscir� a dominare la seduta, se potr� presen�tare una prova sensazionale che io ho commesso un errore nel trattare il problema della Terra e che egli ha previsto co�me sarebbero andate le cose, allora avr� modo di distinguer�si agli occhi di tutti.�</p><p>Kenniston era sicuro di aver completamente compreso, ma, celando i propri sentimenti, domand�: �Allora, temete che Lund tenga in serbo un colpo di scena per quella se�duta?�</p><p>�S� conferm� Varn Allan. �So che ha in mente qual�che cosa. Ha mostrato un�aria trionfante fin dal momento che siamo partiti. Ma che cos�abbia in mente, non lo so.�</p><p>Guard� Kenniston, preoccupata, poi riprese: �Lo sapete, forse, voi? Vi � qualche aspetto del vostro popolo, di questo problema della Terra, che Lund potrebbe usare alla seduta come un�arma?�</p><p>Kenniston si alz�. La guard� in viso, e scoppi� in una risa�ta. Era una risata amara, irosa, in cui sfogava tutto il risenti�mento che aveva sentito per lei sin dal principio. Ella lo guard� sorpresa, senza capire.</p><p>�Questo� sbott� Kenniston �� molto divertente, dav�vero! Siete venuta sulla Terra come rappresentante legale della Federazione, come suprema autorit�, ci avete conside�rati tutti come un branco di pecore, ci avete ordinato questo e quello e non avete nemmeno voluto ascoltare ci� che i po�veri esseri primitivi avevano da dire. E poi, a un tratto, quan�do il vostro prezioso posto � in pericolo, correte da me per�ch� vi aiuti a salvarlo!�</p><p>Il viso di Varn Allan, a quelle parole, divenne pallidissimo, incredulo, i suoi occhi azzurri fiammeggiarono, la sua perso�na sottile si eresse, rigida e tesa.</p><p>Kenniston prosegu�, sempre pi� adirato: �Sapete che vi debbo dire? Non me ne importa un accidente di chi sar� am�ministratore, se voi o Lund! N� l�una n� l�altro siete della mia razza. Se vi prender� il posto, se avr� pi� potenza e autorit� di voi... questo non muter� affatto le cose, n� per me n� per il mio popolo.�</p><p>Dal viso pallidissimo e adirato di lei, Kenniston cap� subi�to che l�aveva finalmente colpita a fondo, che quel competen�te e brillante funzionario in gonnella era soggetto a emozioni come qualsiasi altra donna.</p><p>�Cos� disse Varn Allan, respirando a fatica �avete creduto che volessi implorare il vostro aiuto per salvare il mio posto?�</p><p>La sua voce si lev�, pi� forte, mossa da un�ira che pareva troppo grande per poter essere contenuta e repressa nella sua sottile persona. Fu come se Kenniston avesse toccato una molla che liberasse un violento risentimento da troppo tempo represso.</p><p>�Il mio posto... il mio rango di funzionario! Ma credete che io sia come Lund, che il potere di dare ordini mi faccia piacere? Che ne sapete voi, primitivo come siete, di una tra�dizione di servizio nella Federazione? Credete che abbia cer�cato il potere a tutti i costi, che mi sia divertita a studiare per anni mentre altre ragazze si divertono invece a danzare, che la mia idea di una vita felice fosse quella di passarla in una nave spaziale, percorrere qua e l�, su mondi nemici? Credete che questo mi sia tanto caro da tormentarmi, da farmi com�plottare, da spingermi a implorare persino il vostro aiuto, per conservarmelo?�</p><p>Soffocava letteralmente dall�indignazione, e si volse, de�cisa, verso la porta. Kenniston, colpito da quello scoppio violento, obbed� a un impulso improvviso e l�afferr� a un braccio.</p><p>�Aspettate! Non andatevene! Io...�</p><p>Ella lo guard� con occhi fiammeggianti e ordin�: �La�sciatemi andare, altrimenti chiamer� una guardia!�</p><p>Ma Kenniston non le lasci� il braccio. Disse invece, imba�razzato: �No! Aspettate! Ero fuori di me. Ne sono molto spiacente...�</p><p>E lo era infatti. Si vergognava di s�, non ne comprendeva esattamente la ragione, ma le parole di quella ragazza lo ave�vano colpito. Odiava qualsiasi forma d�ingiustizia e sentiva che era stato ingiusto con lei.</p><p>Lo disse, e Varn Allan lo guard� con occhi ancora irati, ma dopo un momento si allontan� dalla porta.</p><p>�Sta bene, dimentichiamo tutto questo� disse, rigida�mente. �La colpa � stata mia, perch� mi sono lasciata vince�re dalla collera, come...�</p><p>�Come un primitivo� disse Kenniston, terminando la frase per lei.</p><p>�Esattamente, come un primitivo� ella conferm�, a denti stretti.</p><p>Kenniston scoppi� a ridere. La sua ostilit� per lei e per la sua gente non era svanita, ma aveva perduto quel risenti�mento provocato da un senso di inferiorit� che lo aveva tur�bato e irritato sin dal primo momento che l�aveva vista.</p><p>L�aveva perduto da quando ella, da funzionaria competen�te e autoritaria, si era rivelata come una ragazza preoccupata e indifesa.</p><p>�No, no, non rido di voi!� disse, rapidamente, nel timore che ella lo fraintendesse. �E ora ditemi, perch� avete rite�nuto necessario parlarmi dell�atteggiamento di Lund?�</p><p>�Per salvare il mio rango e il mio posto!� ella motteg�gi�, amaramente. �Perch� avevo paura di perderli, di...�</p><p>�Gi�, avete ragione. Ma vi ho fatto le mie scuse� prote�st� Kenniston, impaziente. �Per tutti i diavoli, che gente su�scettibile siete!�</p><p>Per un momento, Varn Allan rimase in silenzio. Poi disse: �Credete che non importi nulla, se Lund parler� o no alla seduta, perch� siete convinto che ambedue siamo contro il vostro popolo. Invece vi sbagliate, Kenniston.�</p><p>�Ma ambedue volete evacuarci dalla Terra� le ricord� Kenniston. �E allora, che differenza c�� tra voi?�</p><p>�C�� una grande differenza� ella disse, ansiosamente. �Posso aver commesso degli errori nel trattare col vostro popolo, ma il mio desiderio � sempre stato quello di effettua�re una evacuazione tranquilla, pacifica. Lund vorrebbe inve�ce risolvere con la forza il problema della Terra... vorrebbe cio� che l�evacuazione fosse forzata.�</p><p>�Forzata?� ripet� Kenniston, irrigidendosi. �Ma ho detto chiaramente ad ambedue cosa significherebbe, se vi metteste in mente di usare la forza!�</p><p>�Lo so, e vi credo abbastanza per desiderare di risolvere pacificamente questo problema dell�evacuazione, anche se ci� dovesse rendere necessario un ritardo. Questa � la mia idea sui compiti di un�amministratrice. Ma Lund sa benissi�mo che, a causa della vostra strana situazione, e del fatto che questo caso della Terra rimette in discussione la lunga con�troversia circa l�evacuazione dei mondi, tutti gli occhi saran�no puntati su quella seduta, ed egli vuole approfittarne, a ogni costo, senza curarsi degli effetti disastrosi che il suo comportamento potrebbe avere per la Terra.�</p><p>La sua logica era molto chiara, e combinava perfettamen�te con quanto Kenniston sapeva gi� sul conto di Lund. Una intensa e pi� forte preoccupazione lo invase.</p><p>�Ma che cosa potrebbe dire Lund, sulla Terra o sul pro�blema della Terra, che possa costituire un colpo di scena alla seduta?� domand�.</p><p>Varn Allan scosse il capo.</p><p>�Non lo so� disse. �Credevo che voi lo sapeste. Ma qualcosa ha in mente, di questo sono sicura.�</p><p>Kenniston rimase assorto.</p><p>�Non riesco a immaginarmi che cosa possa essere� dis�se. �Ma forse, Gorr e gli altri ne hanno un�idea. Voglio pro�vare a domandarlo a loro e cercar di scoprire che cosa sia.�</p><p>La guard�, cos� dicendo e, quali che fossero i suoi senti�menti verso di lei, dovette ammettere che era ormai convinto del suo sincero attaccamento al dovere e che, se anche le loro idee della giustizia non collimavano, ella non voleva tuttavia essere deliberatamente ingiusta. Le disse, perci�: �Vi rin�grazio per avermi avvertito. E... mi spiace ancora di essermi lasciato trasportare dal risentimento.�</p><p>�So che siete snervato... per il viaggio e per l�ansiet� disse lei, calma. �Ma... non lasciatevi incoraggiare a spera�re troppo, da Gorr e dagli altri. L�evacuazione in se stessa non pu� essere evitata. � il modo in cui dovr� essere eseguita, che mi preoccupa.�</p><p>E aggiunse, con un improvviso senso di stanchezza: �Vorrei essere una ragazza della vostra Middletown, che non ha mai lasciato il suo mondo e per la quale le stelle non sono che luci nel cielo.�</p><p>Kenniston scosse il capo.</p><p>�Avreste egualmente le vostre preoccupazioni, credete�mi. Scagliati fuori dalla vita di un tempo, in questa epoca... Carol, proprio ora, � pi� sconvolta di quanto voi possiate mai essere stata.�</p><p>�Carol? � quella ragazza con la quale vi ho visto spesso?�</p><p>�S� conferm� Kenniston. �La mia ragazza. � stata allevata in quella nostra vecchia citt�. Le sue preoccupazioni erano solamente la scuola, le scampagnate, i ricevimenti, i vestiti che doveva mettersi, e cose del genere, e poi, a un trat�to... tutto � scomparso! Si trova qui, in questo pazzo mondo del futuro, e non le � nemmeno concesso di rimanere sulla Terra!�</p><p>�Che strano dev�essere� riflett� Varn Allan a voce bassa, col viso assorto �nascere ed essere allevati su di un piccolo, piccolo pianeta, vivere una piccola vita, circoscritta da picco�le cose... In un certo senso, invidio la vostra ragazza. E mi spiace tanto, per lei.�</p><p>Varn Allan si volse per andarsene. Kenniston le tese la mano.</p><p>�Nessun rancore, allora?� disse.</p><p>Ella rimase per un attimo incerta, stupita del suo gesto, come se non comprendesse. Poi parve capire, sorrise e pos� la mano, con un senso di imbarazzo, su quella di lui. Ma la ri�tir� subito, come se la mano di lui scottasse, e usc�.</p><p>Kenniston la guard� mentre si allontanava nel corridoio.</p><p>�Ebbene!� mormor�. �Chi avrebbe pensato che un ti�po come lei, cos� volitiva e autoritaria, avesse paura degli uo�mini?�</p><p>La sua ostilit� e il suo risentimento erano svaniti. Il fatto che ella fosse incaricata dell�evacuazione non lo preoccupava molto ora. Ci� che invece lo turbava era Norden Lund.</p><p>Pi� pensava a Lund e pi� la sua ansia cresceva. Infine, sempre pi� tormentato, and� nella cabina di Gorr Holl e parl� con lui.</p><p>Gorr Holl apparve subito molto allarmato.</p><p>�Questo non ci voleva!� borbott�. �Lund pu� far na�scere un pandemonio, se � a conoscenza di qualche cosa. Ma che pu� essere?�</p><p>�Credevo che tu lo sapessi� disse Kenniston.</p><p>�Non lo immagino nemmeno� disse Gorr Holl. Rimase un momento assorto, poi aggiunse: �Aspetta un po�... Piers Eglin si � trovato molto spesso con Lund, in questi ultimi tempi. Forse lui ne sa qualche cosa.�</p><p>Kenniston si alz�.</p><p>�Piers vuol sempre parlare con me, sulla vecchia citt� e cose del genere. Se sa qualche cosa, riuscir� forse a farglielo dire.�</p><p>Ma non fu che il giorno seguente, nella strana alba artifi�ciale dell�astronave, che ebbe occasione di vedere il piccolo storico e di parlargli.</p><p>Dopo aver conversato di altre cose, gli domand� brusca�mente: �Sapete che cosa Lund abbia in mente di dire, a quella seduta?�</p><p>La domanda turb� profondamente Piers Eglin.</p><p>Cerc� di tergiversare, distolse lo sguardo da Kenniston con espressione preoccupata, e mormor�: �Perch� me lo domandate? Che cosa dovrei sapere?�</p><p>Kenniston lo guard� negli occhi.</p><p>�Siete un mentitore dilettante, Piers. Dite, piuttosto, che cosa effettivamente sapete?�</p><p>Eglin cominci� a balbettare, piuttosto incoerentemente.</p><p>�Kenniston, ascoltate...! Non dovete trascinarmi nei vo�stri guai! Mi siete molto simpatico, desidererei tanto potervi aiutare... Ma sono uno storico, questa � la mia vita, e quella vostra vecchia citt�, sulla Terra, � per me come un sogno di�venuto realt�. Per salvarla farei qualunque cosa... qualunque cosa!�</p><p>�Che diavolo state dicendo?� domand� Kenniston. �Che c�entrano gli abitanti di Middletown, in tutto questo?�</p><p>Il piccolo storico prosegu�, parlando febbrilmente: �Ma voi non capite la sua importanza. Voi e la vostra gente mori�rete e scomparirete ma quella vostra citt�, dal lontano passa�to, pu� essere conservata per sempre come uno dei pi� gran�di tesori della storia. Io potrei conservarla, conservarla per ogni studio del futuro, se avessi un appoggio ufficiale...�</p><p>Kenniston cap� d�un tratto che cosa si nascondeva dietro le parole di Piers Eglin.</p><p>�E Norden Lund vi pu� dare questo appoggio ufficiale che cercate, vero? Ma in cambio di che cosa? Che cosa avete trovato, per aiutare lui?�</p><p>Eglin scosse il capo, con aria desolata.</p><p>�Non posso dire nulla, Kenniston. Davvero, non posso dire nulla!�</p><p>Aveva quasi le lacrime agli occhi, mentre si allontanava. Kenniston lo guard� andarsene, perplesso e profondamente scosso egli stesso.</p><p>Raccont� la cosa a Gorr Holl e agli altri. Magro non sape�va pi� che pensare.</p><p>�Ma che potrebbe fare, Piers Eglin, per aiutare Lund? Non riesco a capire� disse.</p><p>�Forse avr� sentito qualcuno della popolazione fare mi�nacce o altro del genere, e lo ha riferito� azzard� Kenni�ston.</p><p>Gorr Holl scosse la testa.</p><p>�Una cosa riportata non avrebbe che poco valore� dis�se. �E, in ogni modo, Piers non ha molto frequentato la po�polazione dopo la prima giornata... Ha trascorso invece qua�si tutto il suo tempo nella vecchia citt�.�</p><p>�Tutto questo non mi piace� disse Lal�lor, lentamente. �Cerca di scoprire che cosa ha fatto Piers, Kenniston.�</p><p>Kenniston si accorse tuttavia, nei giorni che seguirono, che Piers Eglin lo evitava deliberatamente. Non vide nemme�no pi� il piccolo storico sinch� giunse il momento dell�arrivo a Vega Quattro.</p><p>Aveva passato ore, quel giorno, sul ponte interno del <emphasis>Thanis</emphasis>,guardando con incredula meraviglia lo sconosciuto sistema solare che prendeva forma nel vuoto, i pianeti che giravano in curve maestose nel brillante cerchio di luce di Vega.</p><p>La nave spaziale stava ora calando sul quarto pianeta. Kenniston vedeva il globo nebbioso che si faceva loro incon�tro. Poi avvert� ancora la formidabile pressione, magicamen�te attenuata. Mentre calavano, coi motori ronzanti, fu colpi�to da un vertiginoso terrore che quel viaggio terminasse con uno schianto.</p><p>Vide un vasto paesaggio, i cui colori dominanti erano del tutto dissimili da quelli della Terra. Alte montagne aspre, di una roccia nero-rossastra, si elevavano al di l� di vaste pia�nure azzurre. Poi la nave spaziale pass� come un lampo so�pra una grande distesa di un giallo vivissimo... un oceano dorato che rifletteva in modo accecante la luce brillante di Vega. E infine, una citt�! Una citt� torreggiante, grande co�me un continente che, anche se veduta dalla stratosfera, ba�stava da sola a mozzare il respiro a Kenniston. Accanto a quella citt� c�era un enorme spazioporto per le navi spaziali, e il <emphasis>Thanis </emphasis>vi stava calando, districandosi abilmente nel traf�fico intenso delle altre navi spaziali in arrivo e in partenza. Poi, con una leggerissima vibrazione, la nave spaziale si ar�rest�.</p><p>Vega Quattro! Vi era giunto, finalmente! E non poteva cre�dere a se stesso, nemmeno ora!</p><p>Gorr Holl gli slacci� le cinghie che lo avevano tenuto lega�to durante la decelerazione dell�atterraggio su Vega. Il grosso umanoide era teso e preoccupato quanto Kenniston.</p><p>�Jon Arnol dovrebbe essere qui ad attenderci� disse ra�pidamente. �Le sue officine sono sull�altra faccia di questo pianeta. Vieni, Kenniston.�</p><p>Jon Arnol? Kenniston si era quasi dimenticato di lui, nella tensione di quello strano arrivo. Nel fascino conturbante di quell�evento, gli riusciva difficile raccapezzarsi persino delle ragioni di quel viaggio.</p><p>Scese con Gorr Holl nell�ampio vestibolo dello spaziopor�to. Una strana luce solare azzurra scintillava sul pavimento metallico. Un�aria strana, carica di lievi profumi sconosciuti, gli giungeva alle narici.</p><p>Lund e Varn Allan erano gi� nel vestibolo, e la donna gli disse: �Sarete alloggiato al Centro del Governo. Posso ac�compagnarvi l�.�</p><p>Gorr Holl, che guardava un uomo magro e scuro che si avvicinava a passi rapidi verso di loro, intervenne: �No, non vi disturbate. Accompagneremo noi Kenniston al suo alloggio.�</p><p>L�uomo magro e scuro si era nel frattempo avvicinato. Ave�va forse dieci anni pi� di Kenniston, ma aveva un viso sciu�pato e gli occhi da sognatore, e le mani incerte di un uomo in stato di grande eccitazione.</p><p>Varn Allan appunt� lo sguardo su di lui, e disse: �Ora ca�pisco! Jon Arnol, era questo che avevate in mente, Gorr Holl. Ma non riuscirete.�</p><p>�Forse riusciremo, questa volta� borbott� Gorr Holl.</p><p>Norden Lund, dopo aver osservato Arnol mentre entrava, rise e senza dire una parola se ne and�. Varn Allan si sof�ferm� un istante, come se volesse dire qualche cosa a Kenni�ston, ma non lo fece. Disse invece: �Allora siete voi respon�sabile per la sua comparsa, domani, alla seduta, Gorr.� E si allontan�.</p><p>Kenniston, guardandola mentre se ne andava, avrebbe de�siderato che gli avesse parlato. Avrebbe anche desiderato che Lund non avesse riso cos� beffardamente. Era gi� abbastan�za preoccupato.</p><p>Arnol li aveva raggiunti e salutava Lal�lor come un vecchio amico, sorridendo anche a Magro e a Gorr Holl.</p><p>Il suo sorriso, i suoi movimenti erano bruschi, come se i nervi tesi del suo corpo agissero indipendentemente dal cer�vello.</p><p>�Credo che abbiamo una buona occasione, questa volta, Lal�lor!� diceva intanto, con voce rapida. �Sia ringraziato il Cielo! La questione della Terra pu� essere proprio ci� che attendevamo, l�occasione per far loro accettare il mio proce�dimento, piaccia o no! � proprio un colpo di fortuna!�</p><p>�Questi � Kenniston, della Terra� gli disse Gorr Holl.</p><p>Jon Arnol parve un poco turbato e confuso, mentre si ri�volgeva a Kenniston.</p><p>�Mi spiace di essermi dimostrato un poco egoista. So che avete anche voi il vostro terribile problema. Ma se sape�ste quanto ho sudato, atteso e sperato! Sono uno scienziato, null�altro ha importanza per me, e ho visto il lavoro e gli sfor�zi di tutta la mia vita sciupati dalla politica...�</p><p>Gorr Holl lo interruppe.</p><p>�Questo non � il posto adatto, per discorrere. Andiamo al Centro del Governo. Potremo parlarne nell�alloggio di Kenniston, e abbiamo molto da dirci, prima di domani!�</p><p>Kenniston si avvi� con loro e, per un momento, tutti i pro�blemi della Terra gli parvero incredibilmente lontani.</p><p>Stava su un mondo sconosciuto, sotto un sole sconosciu�to, e tutt�attorno a lui fremeva la vita intensa dello spaziopor�to, dove giungevano e partivano per mondi ignoti le grandi astronavi. Qui, pi� che nello spazio, aveva la chiara percezio�ne di quei contatti che si svolgevano coi soli pi� lontani, la realt� di quelle scintillanti vie attraverso le nebulose, verso i numeri infiniti di porti di infiniti mondi senza nome. Un sen�timento di meraviglia e di orgoglio sorgeva in lui, al pensiero che uomini provenienti dalla Terra avessero raggiunto tali mete.</p><p>Il ronzio delle grandi navi spaziali faceva vibrare il suolo all�intorno, le potenti forze atomiche allestivano le grandi piastre metalliche per le corazze, le nere chiglie si levavano maestose contro il cielo. Kenniston non si sarebbe mai stan�cato di guardare se Gorr Holl, presolo per un braccio, non lo avesse condotto con s�.</p><p>Jon Arnol aveva una vettura ad attenderlo, un veicolo che non assomigliava affatto a quanti Kenniston avesse mai visto eccetto per il fatto che correva veloce rasente al suolo. Il suo percorso sembrava automaticamente controllato nell�incre�dibile traffico delle strade, delle rampe, dei ponti sospesi che collegavano la citt� come una tela di ragno. Partirono veloci, ma non tanto veloci che egli non potesse guardare.</p><p>Guardando quella citt�, Kenniston si sentiva come un barbaro venuto dal deserto a Babilonia. Era pi� una nazio�ne che una citt�, troppo vasta, troppo enorme, per poterla comprendere. Gi� l�oscurit� si addensava, ma le vie profon�de erano tutte illuminate di una luce brillante e il traffico proseguiva dovunque, come grandi fiumi in piena. E men�tre la vettura procedeva rapida, i suoi compagni, per nulla impressionati da quello spettacolo, continuavano a parlare animatamente del domani, della seduta, della grande occa�sione.</p><p>Kenniston guardava le strade affollate e lucenti, quelle migliaia di sconosciuti che le percorrevano, e pensava atto�nito che quello era il centro della Galassia, la capitale di mi�gliaia e migliaia di mondi. Uomini, donne e umanoidi, abiti di seta ed epidermidi pelose, spalle ricoperte di ali, voci umane e non umane, musiche sconosciute che lo snervava�no, palpiti di macchine nascoste, e, al di sopra di tutto, il ron�zio profondo di altre navi spaziali, innumerevoli, che calava�no dal cielo oscuro.</p><p>Come da una distanza remota, ud� Gorr Holl che gli parla�va, indicandogli un gruppo di edifici titanici che sorgevano, come una bianca cordigliera, con le cime che si perdevano nel cielo. Con la mente confusa, cap� che quello era il Centro del Governo, il posto al quale erano diretti, il posto dove, fra poco, si sarebbe trovato di fronte a quegli stranieri delle stel�le per parlare loro della sua lontanissima Terra.</p></section><section><title><p>17</p><p><emphasis>Il giudizio delle Stelle</emphasis></p></title><p>Kenniston strinse spasmodicamente i pugni sotto la tavola di lucente materia plastica, come per aggrapparsi a una realt�.</p><p>�Questo � vero, tutto questo � vero� diceva a se stesso, con�vulsamente. �Tutto questo sta proprio accadendo, e io non sono un pazzo. Io sono proprio John Kenniston. Solo poche settimane or sono mi trovavo a New York. Ora mi trovo in un posto che si chiama Centro di Vega. Sono sempre io, sono John Kenniston. Solo il mondo � cambiato. Ma � sempre realt�.�</p><p>Ma sapeva che non era cos�. Sapeva che quel Centro di Ve�ga e il vastissimo anfiteatro di marmo nel quale sedeva, era�no solo le ombre di un incubo spaventoso dal quale non riu�sciva a svegliarsi.</p><p>Con occhi incerti, guard� in alto. Sedevano tutti, silenzio�si, a migliaia e migliaia, in un cerchio smisurato ove risuona�va l�eco, in file innumerevoli che si elevavano verso la volta, perduta nella penombra. Migliaia e migliaia di occhi che lo guardavano, occhi umani e non umani. Migliaia e migliaia di occhi che lo fissavano curiosi, intenti.</p><p>Gli ospiti della Federazione delle Stelle! Il Comitato dei Governatori, in seduta plenaria!</p><p>Migliaia di esseri che venivano dai mondi lontanissimi di tutta la Galassia... Per loro, per tutti loro, egli doveva avere un aspetto altrettanto irreale. Doveva sembrare loro impossi�bile di stare realmente guardando un uomo che veniva dal pi� lontano, dal pi� dimenticato, da un quasi incredibile pas�sato.</p><p>La voce tranquilla, tagliente di Varn Allan interruppe i suoi pensieri turbinosi. In quel momento stava concludendo il suo rapporto su Middletown.</p><p>�Questa � una situazione molto complessa� diceva. �Nel trovare una soluzione per essa, vi chiedo di ricorda�re che questo popolo rappresenta un caso speciale, del qua�le non vi � alcun precedente nella storia. � mia convinzione che questo popolo abbia diritto a una speciale considera�zione.�</p><p>Vi fu una pausa, poi Varn Allan prosegu�: �La mia racco�mandazione � perci� la seguente: che la proposta evacuazio�ne venga ritardata finch� gli abitanti siano psicologicamente in grado di adattarsi all�idea di un trasferimento. Questo adattamento psicologico, a mio parere consentirebbe di ese�guire l�evacuazione senza difficolt�.�</p><p>Varn Allan guard� Norden Lund, che sedeva accanto a lei.</p><p>�Forse il viceamministratore Lund ha qualche cosa da aggiungere al mio rapporto.�</p><p>Lund sorrise.</p><p>�No. Mi riservo per pi� tardi il diritto di parlare.� I suoi occhi scintillavano di beffarda aspettativa.</p><p>Vi fu un momento di silenzio. Kenniston poteva udire il lieve e diffuso fruscio, il respiro e il fremito di quelle migliaia e migliaia di Governatori in ascolto.</p><p>Il Presidente, un uomo piccolo e dal viso intelligente, che rappresentava la voce del Comitato, l�interrogatore, e che se�deva alla medesima tavola con loro, disse allora: �Il Comi�tato dei Governatori riconosce a voi, Kenniston, il diritto di parlare in nome di Sol Tre.�</p><p>I Governatori di tutta la Galassia attendevano con impa�zienza che egli parlasse.</p><p>Anche gli altri attendevano. Attendevano nell�oscurit� e nel gelo mortale di Sol Tre, il piccolo mondo il cui antico no�me di Terra era stato del tutto dimenticato in quella riunio�ne di governo. Attendevano gli operai, le massaie, i ricchi e i poveri, tutto il popolo di Middletown, pieno d�ansiet�, at�tendeva.</p><p>Varn Allan lo guard� e gli sorrise con simpatia.</p><p>Kenniston respir� profondamente. Con uno sforzo enor�me di volont� si indusse a parlare. Si sforz� perch� le parole gli venissero alle labbra, dagli oscuri meandri dell�anima, da quel terrore che aveva sentito palpitare nel cuore dei suoi, nella sua Terra lontana.</p><p>�Noi non abbiamo chiesto di venire nella vostra epoca. Essendoci venuti, ci troviamo sotto la legge della Federazio�ne, e non sfidiamo la vostra autorit� come tale. Non voglia�mo far nascere guai. Il nostro problema � un problema psico�logico...�</p><p>Cerc� di spiegare, a quegli uomini della Federazione, qualche cosa di ci� che era stata la loro vita, prima di quel fa�tale mattino di giugno. Cerc� di far loro capire come il suo popolo fosse legato al suo mondo, e perch� vi si aggrappasse tanto disperatamente.</p><p>�Comprendo i problemi tecnologici che rendono diffici�le continuare a vivere in un mondo come il nostro. Ma abbia�mo conosciuto anche prima, molte volte, la privazione e la sofferenza. Non ne abbiamo paura. E siamo convinti che, col tempo, riusciremo a risolvere i nostri problemi.� Si ferm� un momento, poi concluse: �Non chiediamo nemmeno il vostro aiuto, bench� vi saremo sempre grati, se vorrete dar�celo. Tutto ci� che chiediamo � di essere lasciati soli, per provvedere noi alla nostra salvezza!�</p><p>Tacque. Il silenzio, e quelle migliaia e migliaia di occhi che lo guardavano, lo opprimevano come un peso schiacciante.</p><p>Kenniston lott� per cercare una parola finale. Tante cose c�erano, che non aveva dette... tante cose che non avrebbero mai potuto essere formulate in parole.</p><p>Come spiegare, in una frase, la storia della razza degli uo�mini, l�orgoglio e il dolore del loro inizio nel tempo?</p><p>�La Terra � la madre dalla quale siete discesi� disse. �Non potete lasciarla morire!�</p><p>Ecco tutto! Era finito! Per il bene o per il male, aveva fini�to. Non vi era altro da aggiungere.</p><p>Jon Arnol, sbalordito, si pieg� verso di lui dal posto dove sedeva, allo stesso tavolo.</p><p>�Magnifico!� bisbigli�. E ripet�: �Magnifico!�</p><p>Il Presidente domand�: �� con l�applicazione delle teorie di Jon Arnol, che sperate di riportare la vita su Sol Tre?�</p><p>Prima che Kenniston potesse rispondere, Arnol stesso grid�: �Su questo punto, domando la parola!�</p><p>Il Presidente fece un cenno di assenso.</p><p>Arnol si alz�. La fiera energia che lo spingeva non avrebbe potuto essere contenuta pi� a lungo. Parve che affrontasse di colpo tutto il Comitato dei Governatori, volgendo verso di lo�ro lo sguardo di sfida dei suoi occhi neri.</p><p>�Mi avete negato un�altra occasione di tentare il mio pro�cedimento... e ci� a onta del fatto che nessuno scienziato pu� impugnare le mie equazioni. Mi avete negato quella occasio�ne per considerazioni politiche che sono note a chiunque, qua dentro. Sono le stesse considerazioni che hanno fatto fallire deliberatamente la mia prima prova, scegliendo per essa un mondo troppo piccolo per lo scoppio di energia libe�rato nel suo interno.</p><p>�Ma la Terra non � un mondo come quello. L�, l�esperi�mento avr� successo. Vi chiedo di consentire che venga ten�tato. Questo procedimento non risolver� solamente il pro�blema che avete davanti a voi, ma qualsiasi futuro problema di mondi morenti. Voi credete che l�evacuazione, il trasferi�mento delle popolazioni, sia una soluzione migliore ma non potete continuare a trasferire delle popolazioni, per sempre!�</p><p>Fece una pausa. Poi la sua voce risuon� ancora, duramen�te: �E nemmeno potete voi, per preconcetti di filosofia po�litica, ritardare per sempre il progresso scientifico. Io affer�mo che non avete alcun diritto di negare ai popoli della Fe�derazione il bene incalcolabile che questo procedimento pu� rappresentare per loro. Vi domando quindi di permet�tere un nuovo esperimento, usando il pianeta Sol Tre come soggetto.�</p><p>Jon Arnol sedette. Un mormorio confuso si lev� dalle file innumerevoli dei Governatori. Le teste si avvicinavano per scambiare impressioni. Kenniston osservava ansiosamente tutti quei visi. Impossibile dire...</p><p>�Credo� bisbigli� Jon Arnol �che questa volta daran�no il consenso!�</p><p>Il Presidente alz� la mano, per annunciare l�inizio della votazione.</p><p>Ma, in quel momento, Norden Lund disse: �Chiedo ora la parola!�</p><p>La parola gli fu concessa. E Kenniston sent� il cuore che gli batteva nel petto fino a scoppiare.</p><p>La voce di Lund risuon� per tutto l�anfiteatro: �Vi � un fatto che riguarda gli abitanti della citt� di Middletown, un fatto che non � stato menzionato... un fatto che il mio supe�riore diretto non ha nemmeno scoperto! Un fatto che � stato accertato dai registri della loro vecchia citt�, decifrati dall�e�sperto linguistico e storico della nostra missione.�</p><p>I nervi di Kenniston erano tesi fino allo spasimo. Cos�, si avvicinava il momento, il momento in cui avrebbe saputo ci� che Lund aveva scoperto per mezzo di Piers Eglin.</p><p>�Vi � stato detto che questi abitanti di Middletown sono brava gente, inoffensiva. Vi � stato chiesto di prenderli in spe�ciale considerazione, di concedere loro indulgenze speciali, di sorvolare sulle loro piccole violenze. E perch�? Perch� so�no patetiche creature, vittime innocenti di uno scherzo del destino che li ha scagliati fuori dal loro mondo e dalla loro epoca.�</p><p>La voce di Lund si indur� e tuon�, irosa: �Ma non � stato il capriccio del destino a scagliarli nella nostra epoca. � stato un atto di guerra!�</p><p>Si arrest�, per far ben capire ci� che aveva detto. Kenni�ston guard� il viso di Varn Allan. Varn Allan guardava Lund stupefatta.</p><p>Lund prosegu�: �Kenniston smentisca, se pu�! Fu l�e�splosione di una bomba atomica che infranse la continuit� del tempo e scaravent� la sua citt� nella nostra epoca. Que�gli uomini sono figli della guerra, nati e cresciuti in un�epo�ca di guerra!</p><p>�Considerate la violenza della folla, le minacce fatte contro i funzionari della Federazione, il rifiuto di accetta�re un�autorit� pacifica! Considerate che, in questo mo�mento, i buoni abitanti di Middletown sono pronti a far fuoco sulla prima nave spaziale della Federazione che toc�chi la Terra!�</p><p>La voce di Lund si abbass� in un tono pi� drammatico e intenso.</p><p>�Vi avverto che quegli abitanti sono infetti dalla piaga della guerra. Per secoli, noi della Federazione abbiamo lotta�to per liberarci dalle guerre, e ce ne siamo liberati. Ora, la guerra � nuovamente apparsa tra noi. E noi, i sostenitori del�la legge della Federazione, indugiamo davanti a una intima�zione di forza!�</p><p>Kenniston era balzato in piedi. Jon Arnol lo aveva afferra�to, trattenendolo. Varn Allan si era curvata sulla tavola, bisbi�gliandogli, in tono disperato: �No, Kenniston! No! Cercate di padroneggiarvi!�</p><p>Il Presidente chiese a Lund: �Quale linea di condotta rac�comandate al Comitato dei Governatori?�</p><p>Lund, allora, grid�: �Dimostrate a quegli abitanti che non possono rendere vana un�autorit� pacifica con una mi�naccia di guerra! Confinateli al pi� presto possibile in qual�che mondo lontano e isolato, alle frontiere della Galassia... un mondo tanto lontano che essi non possano infettare con la loro brutale psicologia le correnti di pensiero della Federa�zione!�</p><p>Kenniston si liber� con uno scatto dalla stretta di Arnol. Si precipit� davanti a Lund e lo afferr� al petto, curvando su di lui un viso cos� pallido e furente per la rabbia, che Lund, ve�dendolo, emise un gemito.</p><p>�Chi sei tu� ringhi� Kenniston �per emettere giudizi su di noi?�</p><p>La rabbia lo soffocava, gli impediva di parlare oltre. Allon�tan� Lund da s� con un gesto violento, scagliandolo lontano, cosicch� Lund cadde sui ginocchi alcuni metri pi� in l�, poi si rivolse all�assemblea dei Governatori.</p><p>�S�, abbiamo combattuto le nostre guerre! Dovevamo farlo, perch� il pensiero e il progresso e la libert� potessero sopravvivere nel nostro mondo. Voi, voi ci dovete tutto que�sto! Ci dovete tutto questo, per gli uomini che sono morti, perch� vi potesse un giorno essere una Federazione delle Stelle. Anche la potenza atomica, ci dovete! Noi ne abbiamo fatto un cattivo uso, ma � la forza che ha costruito la vostra civilt�, e siamo noi che ve l�abbiamo data!</p><p>�Pensate a queste cose, voi, uomini del futuro! Dalla Terra siete venuti, e tutta la vostra civilt� ha le sue radici nel nostro sangue. Voi vivete in pace perch� gli uomini della Terra sono morti nelle guerre. Ricordatevi di questo, quando sedete sui vostri scanni, per giudicare il passato!�</p><p>Rimase ritto, in silenzio, tremante, e Varn Allan gli si avvi�cin�, per ricondurlo al suo posto.</p><p>Lund, che si era rimesso in piedi, disse: �Lascio che il ge�sto violento di Kenniston parli da s�, come mio argomento fi�nale.� E sedette.</p><p>Il Presidente alz� di nuovo la mano e l�abbass� poi lenta�mente per indicare l�inizio della votazione.</p><p>Kenniston si accorse appena dell�operazione di voto. Lot�tava contro una marea sconvolgente di dubbi, di rabbia, di timori, in palpitante attesa delle parole del giudizio, che sareb�bero presto state pronunciate. E infine, il momento venne.</p><p>�� decisione definitiva del Comitato dei Governatori che la popolazione di Sol Tre venga evacuata in conformit� all�or�dinanza ufficiale gi� emessa.</p><p>�Nessun esperimento del procedimento Arnol su scala planetaria pu� essere considerato cosa sicura, in questo mo�mento.</p><p>�� desiderio dei Governatori che la popolazione di Sol Tre sia pacificamente assimilata nella Federazione. Si spera che il suo atteggiamento, nel futuro, sia tale da rendere ci� possi�bile. In caso diverso, dev�essere loro dimostrata l�inutilit� di una resistenza armata.</p><p>�La seduta � tolta.�</p><p>Kenniston cap� che Arnol gli diceva di alzarsi. Si alz�, e usc� dall�anfiteatro con gli altri. Ud� la voce di Varn Allan che parlava, con ira amara, a Norden Lund, ma questi sorrise e se ne and�.</p><p>Non si ricord� pi� chiaramente di altro, finch� fu ritorna�to al suo alloggio, dove Gorr Holl gli mise in mano un bic�chiere. Magro e Lal�lor avevano atteso l� il verdetto. Varn Al�lan era ancora con lui, e anche Arnol.</p><p>�Mi spiace molto, Kenniston� disse Varn Allan, e Ken�niston sapeva che diceva la verit�. Ma Kenniston scosse il capo.</p><p>�� stata colpa mia. Non avrei dovuto perdere la pa�zienza...�</p><p>�Non biasimatevi, Kenniston. E scusatemi. Ma Lund aveva dalla sua parte quella verit�, ed era una verit� tale da fargli vincere la partita. Perch� n� voi n� la vostra gente ci avete mai detto che vi trovavate in guerra, in quella vostra epoca?�</p><p>Kenniston scosse il capo.</p><p>�Perch� non eravamo affatto in guerra. Non avete capi�to? La bomba che ci lanci� fuori dal nostro tempo cadde in tempo di pace! Qualsiasi cosa accadde dopo, non possiamo saperlo, perch� non ci trovavamo pi� l�!�</p><p>Varn Allan and� su e gi� per la camera, con la fronte cor�rugata, poi disse: �Far� in modo che questo ordine di eva�cuazione sia eseguito il pi� lentamente possibile. Questo po�tr� alleviare un poco il colpo, per la vostra gente. Avevo in passato un po� d�influenza sui Coordinatori... Ora, non so, Lund mi ha colpita a fondo nella mia autorit�.�</p><p>Kenniston cap� in quel momento che quella giornata era stata una sconfitta anche per lei, e una sconfitta ingiusta. Era stato, sino ad allora, troppo sconvolto dalla sua stessa dispe�razione per accorgersene.</p><p>�Me ne dispiace molto� disse a sua volta.</p><p>Ella sorrise un poco e si volse per andarsene, fermandosi un attimo per appoggiare una mano sulla spalla di lui.</p><p>�Non prendetevela troppo� lo consol�. �Nessuno avrebbe potuto fare meglio di quanto avete fatto.�</p><p>Poi usc�. Rimasti soli, si guardarono allora in viso, i due uomini e i due umanoidi. Visi tristi, cupi, irosi...</p><p>�Ebbene� comment� Gorr Holl �� stato un ottimo tentativo. Io voto, ora, per una buona bevuta.�</p><p>�Sar� una brutta notizia anche per i nostri popoli, Gorr� osserv� Magro. �Cominciavano a sperare anche loro.�</p><p>�Lo so� disse Gorr Holl. �Sta� zitto!�</p><p>Porse un bicchiere a Kenniston e un altro a Jon Arnol, che se ne stava seduto fissando la parete.</p><p>�State allegro� lo rincuor�. �Il vostro procedimento � destinato a vincere la partita, un giorno o l�altro.�</p><p>�Pu� darsi� disse Arnol �ma questo non dar� alcun sollievo al vostro popolo... a tutti i popoli umanoidi che han�no sostenuto e finanziato il mio lavoro e hanno posto in esso tante speranze. Vi ho dato una bella delusione!�</p><p>�Niente affatto!� ribatt� Gorr Holl.</p><p>Kenniston pensava con amarezza alla sua gente, che aveva lasciata sulla Terra, in attesa ansiosa del suo ritorno. Pensava anche a Carol, e disse lentamente: �Non posso tornare sulla Terra! Non posso andare da loro e dire che ho fallito!�</p><p>�Si rimetteranno dal colpo� obiett� Gorr Holl, in un va�no tentativo rassicurante. �Dopo tutto, andare in un mondo sconosciuto � assai meno che essere scaraventati avanti nel tempo. Hanno resistito a ben peggiori sconvolgimenti.�</p><p>�Ma quella cosa � accaduta prima che essi lo sapesse�ro� disse Kenniston. �� molto diverso. E si trovavano sempre, in ogni modo, in un posto che conoscevano. No! Non si abitueranno a una cosa simile, ti dico. Combatteran�no fino all�estremo.�</p><p>Allarg� le braccia, in un gesto di inutile rabbia.</p><p>�� proprio questo che non riesco a far capire, nemmeno a te!� disse, rivolgendosi a Gorr Holl. �Appartengono alla Terra. La Terra � come una parte del loro corpo. Affronteran�no qualsiasi pericolo, sfideranno qualsiasi minaccia, per ri�manere su di essa!�</p><p>Il suo sguardo cadde poi su Jon Arnol, sul suo viso amaro, cupo, rattristato dalla delusione. E, a un tratto, il cuore gli diede un balzo nel petto.</p><p>Ripet�, a bassa voce: �Qualsiasi pericolo... qualsiasi mi�naccia... S�! Per tutti i diavoli, s�!�</p><p>Era tutto scosso da una terribile, disperata speranza. Si alz� e, attraversando la camera, si avvicin� a Jon Arnol.</p><p>�Mi avevi detto che avevi un piccolo incrociatore spazia�le di tua propriet�, con relativo equipaggio, non � vero?� gli domand�.</p><p>�S� conferm� Arnol. �Lo tengo, di solito, nelle mie officine al di l� delle montagne.� Poi aggiunse, amaramen�te: �Avevo avvertito i miei uomini, l�altra sera, di preparare l�incrociatore spaziale per un viaggio alla Terra. Ero cos� si�curo che il nostro momento era venuto, che...�</p><p>Kenniston gli domand� allora, a voce bassa: �Dimmi una cosa, Arnol. Credi veramente nel tuo procedimento?�</p><p>Arnol balz� in piedi. Aveva gli occhi sbarrati e sembrava quasi che volesse colpire Kenniston.</p><p>Ma Kenniston, imperterrito, aggiunse: �Ci credi abba�stanza, voglio dire, ci credi tanto da sfidare un ordine del Co�mitato dei Governatori?�</p><p>Arnol si irrigid�. Dopo un momento, disse: �Spiegati, Kenniston!�</p><p>E Kenniston spieg� ci� che aveva in mente. Tutto treman�te, parl� a lungo. E, gradualmente, gli occhi di Arnol risplen�dettero febbrili.</p><p>�� una cosa che si potrebbe sbrigare molto in fretta, l� sulla Terra� mormor�. �Quelle antiche perforazioni, fatte per trarre il calore dal sottosuolo, eliminerebbero la neces�sit� di eseguirne di apposite...�</p><p>Ma poi scosse il capo, con una specie di terrore dipinto sul viso.</p><p>�No! Significherebbe l�espulsione dal Collegio degli scienziati, l�esilio per tutto il resto della vita. Non posso farlo, Kenniston, non posso.�</p><p>�Hai lavorato e sperato per tanti anni� gli ricord� allora crudelmente Kenniston. �Un bel giorno rinuncerai anche a sperare, e il tuo procedimento sar� dimenticato e perduto.�</p><p>Arretr� di un passo, e aggiunse: �Non ti dir� altro... solo questo: che qui c�� un�occasione per te, se hai il coraggio di afferrarla. C�� la possibilit� di tentare sulla Terra il tuo proce�dimento di ringiovanimento dei pianeti!�</p><p>Attese in silenzio, Gorr Holl e gli altri guardavano ansiosi, essi pure in silenzio. Gorr Holl aveva gli occhi scintillanti.</p><p>Arnol si mise le mani nei capelli, gemendo.</p><p>�Non posso, non posso! Eppure... non consentiranno mai lo so. Il lavoro di tutta una vita, perduto...�</p><p>Kenniston lo guardava soffrire in silenzio, tormentato fra il desiderio e la paura. Alla fine, Arnol si decise. Esitante, dis�se: �Dovrebbe essere il tuo popolo a decidere, Kenniston. Dovranno acconsentire ad accettare il rischio.�</p><p>�Li conosco, e so che acconsentiranno!� esclam� Ken�niston. �E se acconsentono?�</p><p>Gocce di sudore imperlavano la fronte di Arnol.</p><p>�Se acconsentono, lo far� disse infine, con voce ferma.</p><p>Una grande eccitazione invase Kenniston. Una possibili�t�... un�ultima possibilit�, dopo tutto!</p><p>Guard� Gorr Holl, Magro, e Lal�lor, e domand�: �Siete con noi, in tutto questo?�</p><p>Gorr Holl scoppi� in una grossa risata.</p><p>�Se siamo con voi?� Si avvicin� a Kenniston, e disse: �Noi, umanoidi, abbiamo combattuto questa battaglia per lungo tempo. Credi che vogliamo ritirarci ora?�</p><p>Gli occhi felini di Magro scintillavano. Non parl� nemme�no, ma si limit� a fare un cenno di assenso col capo.</p><p>Jon Arnol disse allora, eccitato: �Il mio incrociatore spa�ziale � ora attraccato al porto Sud, qui vicino. Non ci vorr� molto per giungere alle mie officine, nelle montagne.�</p><p>�Verr� anch�io...� disse Lal�lor.</p><p>�No� lo interruppe Gorr Holl �tu, vecchio mio, rimar�rai qui a fare da copertura. Dirai a chiunque che siamo anda�ti a far visitare la citt� a Kenniston.�</p><p>�Benissimo, Gorr� sospir� Lal�lor. �Ma cercate di es�sere prudenti... tutti voi.�</p><p>Lasciarono cos� l�alloggio di Kenniston. Mezz�ora pi� tar�di, l�incrociatore spaziale di Arnol fendeva la notte, diretto al�l�altra faccia di Vega Quattro.</p></section><section><title><p>18</p><p><emphasis>Fatale ritorno</emphasis></p></title><p>Un�altra notte era sopraggiunta. Sotto vivide, ignote stelle, i picchi neri delle montagne sembravano guardare accigliati la scena di febbrile attivit� che si svolgeva sul piccolo alto�piano.</p><p>Luci accecanti illuminavano il piccolo gruppo di bassi e lunghi fabbricati, il magazzino con le sue gru, e l�oscura mas�sa metallica di un piccolo incrociatore spaziale dalle lamiere logorate dal lungo uso.</p><p>Verso una grande apertura sul fianco dell�incrociatore, Kenniston e i suoi tre compagni stavano spingendo con cura un grosso ordigno ovale, nero e massiccio, adagiato su di un grosso carrello.</p><p>�Non dovete aver paura... non vi � alcun pericolo di scop�pio, perch� manca l�elettrofusore� diceva Jon Arnol, in tono rassicurante.</p><p>�Se questa bomba atomica cambier� la faccia a un pia�neta, debbo trattarla con molto rispetto!� bofonchi� Gorr Holl.</p><p>A Kenniston pareva di agire come in un sogno. Tutti quegli avvenimenti, che si susseguivano, gli sembravano frutto del�la fantasia di un cervello malato. Quella grossa massa nera che la sua mano toccava... come poteva cambiare il futuro di un mondo?</p><p>Cerc� di allontanare quei dubbi. Gli scienziati di quell�as�surdo mondo del futuro, maestri di una scienza che andava al di l� della sua comprensione, avevano confermato la fon�datezza della teoria di Arnol. Era questo che lo aveva spinto a formulare quel progetto, e a ci� doveva attenersi. Era troppo tardi, ormai, per avanzare altri dubbi.</p><p>Era stanco, stanco morto. Avevano lavorato senza tregua per tutta la giornata, lui, Gorr Holl e Magro, aiutando Arnol e i suoi tecnici a caricare masse di materiale e i misteriosi ap�parecchi necessari all�esperimento.</p><p>Il piccolo incrociatore spaziale era l�officina volante di Ar�nol. Lo aveva portato in molti voli spaziali scientifici attra�verso tutta la Galassia. E i giovani tecnici delle officine, che avevano lavorato e sognato tanto a lungo a fianco di Arnol, non avevano fatto alcuna domanda. Kenniston non riusciva nemmeno a capire se sapessero cosa stavano facendo e quale fosse la loro missione.</p><p>Il capo pilota si avvicin� ad Arnol, mentre questi, aiutato dagli altri tre, stava caricando il suo pericoloso fardello.</p><p>�L�incrociatore � gi� stato messo a punto, ed � pronto a partire in qualsiasi momento.�</p><p>Arnol fece un cenno affermativo col capo. I tecnici stavano ora innescando la grossa bomba atomica, l�avevano assicura�ta nel suo alveolo, all�interno dell�incrociatore spaziale, in modo che fosse protetta da qualsiasi urto.</p><p>�Non appena pronti, partiremo� annunci� Arnol. Guard� Kenniston e gli altri, con un sorriso stanco e trion�fante. �Fra circa venti minuti, credo.�</p><p>Fu in quel momento che Kenniston vide la striscia lumi�nosa di una nave spaziale attraversare il cielo dirigendosi verso l�altopiano.</p><p>Anche gli altri la videro. Rimasero fermi in attesa, mentre i tecnici proseguivano rapidamente nel loro lavoro, e Kenni�ston diceva: �Deve essere Lal�lor con qualche messaggio.�</p><p>�S� concord� Arnol. �Nessun altro pu� sapere che ci troviamo qui.�</p><p>Eppure la loro ansiet� aument�, mentre la nave spaziale toccava l�altopiano. Kenniston pensava, disperatamente: �No, nessun altro poteva sapere! Non possiamo essere stati seguiti!�.</p><p>Senza nemmeno accorgersene, segu� gli altri, correndo at�traverso il piccolo spiazzo, verso il punto di atterraggio.</p><p>Vide la persona che scendeva dalla nave spaziale. No, non era Lal�lor. Era un uomo che non aveva mai visto... un uomo imponente, dai capelli grigi e dal portamento austero.</p><p>Dietro quello sconosciuto veniva Varn Allan, e con lei, il vi�so sorridente e trionfante, c�era anche Norden Lund.</p><p>Kenniston si ferm�, col cuore stretto da una fredda dispe�razione. Il grosso sconosciuto si ferm� anch�egli, guardando con occhi stupiti e increduli i tecnici affaccendati intorno al�l�incrociatore spaziale.</p><p>�Non avrei mai creduto una cosa simile!� disse con vo�ce attonita. �Lund, avevate ragione. Volevano farlo senza consenso.�</p><p>Lund assent�, gongolante.</p><p>�S�, signore. Lo sospettavo, ed � per questo che li ho fatti sorvegliare. Potete vedere voi stesso!� E a Kenniston, ad Arnol e agli altri, disse beffardo: �Permettete che vi presenti: questi � il Coordinatore Mathis.�</p><p>Varn Allan guardava, sorpresa e incredula, nel violento ba�gliore dei fari. Sembrava che non potesse nemmeno credere ai suoi occhi.</p><p>�Io non volevo crederci� disse infine, lentamente, a Kenniston. �Quando il Coordinatore mi ha informato di ci� che Lund gli aveva detto, di ci� che stavate facendo, ho ri�fiutato di crederci. Sono venuta con lui per provargli che ave�va torto.�</p><p>Tacque per un attimo, con gli occhi azzurri fiammeggianti fissi su Kenniston.</p><p>�Ma ho avuto torto io. Siete un bastardo completo, che non ha alcun rispetto per la legge. Comincio a pensare che la vostra gente debba veramente essere confinata!�</p><p>Mathis, il Coordinatore, osservava burbero Jon Arnol.</p><p>�Siete andato troppo lontano, questa volta, Arnol!� dis�se. �Voi dovete sapere quale � la pena per chi trasgredisce la legge della Federazione, anche se questo Kenniston non lo sa ancora.�</p><p>�L�arresto� intervenne Lund, con voce ironica. �L�ar�resto e l�esilio per tutti. Spero, signore, che ricorderete che sono stato io a svelare il complotto di questi criminali, dopo che il mio superiore diretto ha dimostrato una aperta simpa�tia per loro.�</p><p>�Lo ricorder� disse Mathis bruscamente. �Ora avvi�sate subito di questa situazione il Centro di Vega.�</p><p>Lund si volse per tornare verso la nave spaziale. Il radiotelevisore di bordo lo avrebbe messo in immediato contatto col Centro del Governo; Kenniston lo sapeva bene.</p><p>Si lanci� allora avanti. Raggiunse Lund in pochi passi di corsa. Con una mano lo afferr� a una spalla e lo fece voltare di colpo. Con l�altra mano gli sferr� un pugno violentissimo alla mascella, atterrandolo.</p><p>Mathis fece un passo indietro, inorridito da quella violen�za. Varn Allan si slanci� di corsa verso Kenniston, mentre Lund cercava di rialzarsi.</p><p>�Fermatevi, Kenniston!� gli ordin�. �Non siete pi� sul vostro mondo barbarico, ora. Non potete...�</p><p>Ma non ebbe il tempo di finire. Lund si era rialzato, e stringeva in pugno un piccolo oggetto di cristallo che aveva estratto di tasca. Aveva previsto la reazione di Kenniston, ed era venuto armato.</p><p>Ma la grossa forma pelosa di Gorr Holl si lev� alle spalle del viceamministratore. Una sua mano, enorme, afferr� quella di Lund che stringeva l�arma. Con l�altro braccio lo af�ferr� attorno al corpo e lo sollev� in alto come un bambino. Le sue dita potenti strinsero. Lund lasci� cadere l�arma di cristallo.</p><p>�Lasciatemi andare!� sibil� affannato, sentendosi mancare il respiro. �Vi ordino di...�</p><p>�Avresti potuto uccidere un uomo� brontol� Gorr Holl, scuotendo Lund fino a fargli sbattere i denti. �Non puoi or�dinarmi pi� nulla, piccolo uomo miserabile!�</p><p>Si guard� intorno, stringendo sempre Lund immobilizza�to fra le sue braccia.</p><p>�E ora, che facciamo?� domand�.</p><p>Mathis disse, con voce un poco tremante: �Io vi chiedo, in nome della Federazione...�</p><p>Ma nessuno bad� alle sue richieste, ed egli tacque.</p><p>Arnol si era avvicinato. Aveva le mascelle serrate, ora, e uno sguardo di determinazione sul viso.</p><p>�Siamo gi� colpevoli per quanto abbiamo fatto. Ci aspet�tano gi� l�arresto e l�esilio. Non possono farci niente di pi�, anche se mettiamo in esecuzione il nostro progetto. Siete an�cora decisi?�</p><p>�S� disse Kenniston. Poi aggiunse, guardando Varn Allan e Mathis: �Mi spiace che siate venuti. Ora dovrete ve�nire con noi, ...voi, e anche Lund. Non possiamo lasciarvi in�dietro a dare l�allarme.�</p><p>Gli occhi di Varn Allan, fermi, si incontrarono con quelli di Kenniston.</p><p>�Questo non muter� le cose. La nostra scomparsa, e la vostra, saranno notate prestissimo.�</p><p>Non disse altro. Diede un�occhiata alla nave spaziale, poco lontana, e poi agli uomini che la circondavano, e all�agile, fe�lino corpo di Magro. Non tent� di fuggire.</p><p>Arnol si rivolse ai suoi uomini, e disse: �Voi non siete re�sponsabili dei miei piani. Nessuna pena potrebbe ancora col�pirvi. Perci� siete liberi di decidere, ora, se volete o no venire con me.�</p><p>Il capo pilota si fece avanti. Era un giovane alto, col viso fermo e un sorriso imperturbabile; gli occhi non rivelava�no alcun timore. �Troppe volte ho guidato questo gingillo attraverso la Galassia per pensare di lasciarvi ora� disse. �Non so che ne pensino gli altri ragazzi, ma io vengo.�</p><p>Gli altri, tecnici e uomini dell�equipaggio, gridarono il loro consenso.</p><p>�Abbiamo lavorato troppo a lungo e troppo duramente per lasciar perdere un�occasione come questa! Siamo con voi, Arnol!�</p><p>Gli occhi neri di Arnol erano velati di lacrime di commo�zione. Ma la sua voce risuon�, ferma, per dare gli ultimi or�dini.</p><p>�Allora preparate tutto per la partenza! Le navi spaziali del Governo ci inseguiranno non appena si accorgeranno dell�assenza del Coordinatore, di Varn Allan e di Lund!�</p><p>Gli uomini si affollarono di corsa attorno all�incrociatore spaziale; Kenniston li segu�, tenendosi ben vicino a Varn Al�lan, mentre Gorr Holl gli veniva appresso, sempre stringendo nelle sue robuste braccia Lund che protestava e strillava. Ma�gro si occupava di Mathis che non parlava n� faceva alcuna resistenza.</p><p>Gli sportelli furono chiusi. Mentre seguiva Arnol lungo uno stretto passaggio, Kenniston ud� i suoni confusi della partenza che si susseguivano rapidi: luci di allarme si accen�devano qua e l�, campanelli di avvertimento risuonavano.</p><p>Poi, con una leggera vibrazione seguita da un sordo ron�zio, i potenti motori si misero in moto.</p><p>Arnol spalanc� due porte che si trovavano di fronte, nello stretto passaggio. Indicandone una, disse: �Credo che que�sta sia la cabina pi� comoda, amministratrice Allan. Ci per�donerete, se terremo chiusa la porta.�</p><p>Varn Allan entr�, senza una parola. Lund e Mathis furono rinchiusi nella cabina opposta, senza che nessuno prestasse attenzione alle furenti minacce di Lund.</p><p>Arnol diede un�occhiata alle luci di allarme.</p><p>�� tutto pronto, ora� disse. �Venite.�</p><p>Kenniston si sistem� nell�incrociatore spaziale, assistendo con occhi annebbiati ai preparativi precedenti immediata�mente la partenza, schiacciato da un�enorme stanchezza. Poi un campanello d�allarme suon� per un�ultima volta, e la pic�cola astronave si sollev� dolcemente nello spazio. Come gi� nel <emphasis>Thanis</emphasis>,si aveva qui un effetto molto attenuato della tre�menda forza di accelerazione. Kenniston aveva ora appreso quali fossero le forze statiche che, in una nave spaziale, tem�peravano l�inerzia di quei momenti.</p><p>Come in sogno, Kenniston ascolt� il sibilo della sferzata violenta dell�atmosfera contro le lamiere corazzate dell�incrociatore spaziale. Poi, attraverso il finestrino, vide la gran�de mole nebbiosa di Vega Quattro allontanarsi insensibil�mente, con lenta maest�. Infine il cielo scomparve, sostituito dalla nera volta dello spazio, nel quale erano sospesi soli fiammeggianti e sconosciuti.</p><p>Si accorse d�un tratto che Gorr Holl gli aveva posato una mano sulla spalla.</p><p>�Vieni, Kenniston! Sei sfinito. � bene che tu vada a ripo�sare.�</p><p>Il grosso umanoide lo prese in braccio, come un bambino, lo port� in una cabina e lo depose in una cuccetta.</p><p>Kenniston non si svegli� che parecchie ore pi� tardi, tutto intorpidito e ancora stanco per lo sforzo fisico e psichico di quegli ultimi giorni. Guard� fuori dal finestrino. L�incrocia�tore si trovava ora in pieno spazio, superando, a tremenda velocit�, il vuoto vertiginoso che lo separava dalla Terra. Kenniston sent� un brivido involontario di piacere. Quei viaggi nelle grandi profondit� interstellari cominciavano a diventargli familiari.</p><p>Si rec� sul ponte interno e vi trov� Magro che parlava col capo pilota.</p><p>�Sono stato in ascolto al televisore� diceva Magro. �L�allarme non � ancora stato dato, su Vega.�</p><p>�Ma lo daranno non appena si accorgeranno della scom�parsa di Mathis, Varn e Lund, e della nostra fuga.�</p><p>�Gi�. Le navi spaziali del Controllo ci inseguiranno allo�ra come cani. Non avremo molto tempo, sulla Terra.�</p><p>Kenniston ascolt� in silenzio. Poi domand�: �Dov�� Arnol?�</p><p>�Lo troverai nel compartimento della bomba.�</p><p>Mentre Kenniston percorreva una serie di scale, per rag�giungere il compartimento dove la bomba riposava nel suo alveolo, a prova di ogni urto, un pensiero tormentoso lo as�sal� nuovamente.</p><p>Fino ad allora ne era stato distolto dalla rapidit� degli eventi. Ma ora gli sembrava di nuovo assolutamente fantasti�co che si dovessero puntare le speranze dell�ultimo popolo della Terra su quel grosso fuso nero. Era stato provato una volta sola, e quella prova aveva avuto un esito disastroso...</p><p>Ma Jon Arnol era seduto, nella penombra del comparti�mento che ospitava la bomba, e sorrideva sereno, felice.</p><p>�Stavo ammirando la mia creatura, Kenniston. Ti sembrer� una cosa sciocca, non � vero? Ma ho messo tutta la mia vita in questa cosa inerte. Poi ho atteso... quanto tempo ho atteso! E ora, fra poco...�</p><p>Il suo sguardo si pos� nuovamente sull�ovoide di metallo nero che stava ai suoi piedi.</p><p>�Sembra un sogno, ma si tratta del lavoro di tutta una vi�ta, � una potenza che ridar� la vita a tutto un mondo.�</p><p>Scosso dal dubbio che lo tormentava, Kenniston grid�: �Ma potr� questa bomba effettivamente riaccendere il ca�lore spento nell�interno della Terra? In che modo?�</p><p>�So qual � l�incertezza che ti tormenta, Kenniston� dis�se Arnol, con voce stanca. �Vorrei spiegarti le mie equazio�ni. Ma come potrei farlo, senza prima insegnarti tutti gli svi�luppi che, attraverso le epoche, sono venuti a determinare una nuova scienza?�</p><p>Tacque un momento, perplesso. Poi prosegu�: �Anche se sei uno scienziato primitivo, per�, sei sempre uno scien�ziato. Cercher� almeno di farti capire il principio su cui mi sono basato. Sai che la maggior parte dei soli ricavano la loro energia da una reazione nucleare che trasforma quat�tro atomi di idrogeno in un atomo di elio, attraverso una serie di trasformazioni graduali coinvolgenti il carbonio e l�idrogeno.�</p><p>�S�, quel ciclo carbonio-idrogeno � stato scoperto nella mia epoca. Gli scienziati lo hanno chiamato Fenice Solare. La piccola frazione di peso atomico residuante dal ciclo era la fonte della radiazione solare.�</p><p>�Esattamente� approv� Arnol. �Ci� che non potevi sapere � questo: che gli scienziati, nelle epoche successive, sono riusciti ad applicare reazioni cicliche analoghe ad altri e pi� pesanti elementi. Questa � proprio la chiave del mio procedimento.</p><p>�La maggior parte dei pianeti, come la Terra, hanno al centro una specie di anima costituita da ferro e nichel. Ora, una trasformazione del ferro e nichel in reazione ciclica � stata eseguita in laboratorio ed � riuscita, con liberazione di una enorme energia. Allora mi sono domandato: invece che nel laboratorio, perch� non si potrebbe iniziare la reazione all�interno di un pianeta?�</p><p>Kenniston lo interruppe, incredulo: �E allora? Avrebbe riprodotto, in quel pianeta, la reazione basica solare?�</p><p>�Non proprio cos� ammise Arnol �perch� il ciclo ferro-nichel non cede una radiazione tanto terrificante come quella della vostra cosiddetta Fenice Solare. Creerebbe, per�, una gigantesca fornace solare nell�interno del pianeta, e fa�rebbe salire di molti gradi la temperatura di superficie di quel mondo.�</p><p>La voce di Kenniston era preoccupata, mentre doman�dava: �E non vi sarebbe il pericolo che la reazione nucleare raggiungesse, scoppiando, la superficie?�</p><p>�No, non potr� mai raggiungere la superficie� afferm� Arnol. �Il ciclo pu� solo alimentarsi su nichel e su ferro, e la massa esterna di silicio e alluminio, che avvolge l�anima in�terna, conterr� la reazione per sempre.</p><p>�Questa � la ragione per la quale la bomba energetica che provoca la reazione dev�essere fatta deflagrare entro l�anima del pianeta. E questa � la ragione per la quale possiamo ap�plicare rapidamente il procedimento alla Terra... perch� que�gli antichi pozzi, scavati per ricavarne calore, forniscono un accesso immediato all�anima del pianeta, senza alcun biso�gno di un preliminare ed elaboratissimo lavoro di perfora�zione.�</p><p>Kenniston fece col capo un cenno affermativo. La teoria gli sembrava abbastanza solida. Eppure...</p><p>�Ma� disse lentamente �quando hai tentato la prima volta questo procedimento, il pianeta sul quale l�hai speri�mentato � stato quasi interamente distrutto dai terremoti provocati dalla convulsione iniziata nell�anima del pianeta stesso.�</p><p>�Non si trattava di un pianeta, ma di un planetoide� corresse Arnol, con la sua voce stanca. �Questo l�ho gi� spiegato tante volte. La massa del planetoide non era suffi�ciente a sostenere l�esplosione.� Poi, d�improvviso, ebbe uno scatto d�ira. �Perch� sono stato cos� pazzo da accettare quell�impossibile tentativo? Ma, te lo ripeto, Kenniston, so ci� che sto facendo. L�intero Collegio della Scienza non ha potuto portare alcuna critica alle mie equazioni. Dovrai ac�contentarti di questo.�</p><p>�S� disse Kenniston. �Ne sono convinto.�</p><p>Lasciando Arnol, Kenniston non pot� interamente soffo�care le sue apprensioni. Creare una fornace nel cuore di un pianeta era, per la sua mentalit�, non meno incredibile di quanto doveva essere apparsa la creazione del fuoco per il primo uomo. E se, contrariamente a quanto diceva Arnol, avesse condannato la Terra definitivamente, invece di sal�varla?</p><p>Con un improvviso senso di colpa, pens� a Varn Allan. Tanto lei quanto Lund e Mathis, prigionieri contro la loro vo�lont�, avrebbero dovuto essere posti in libert� prima del grande rischio. Doveva almeno darle quell�assicurazione.</p><p>La porta della cabina aveva una serratura a combinazione cifrata e i numeri erano stati comunicati a tutti, in caso di ne�cessit�. Kenniston apr� la porta ed entr�.</p><p>Varn Allan stava seduta, come gi� a bordo del <emphasis>Thanis</emphasis>,guardando dal finestrino l�immensit� dello spazio. Kenni�ston cap� che non aveva dormito, perch� aveva il viso stanco e pallido.</p><p>Al suo ingresso, lei si rialz� e si rivolse a lui con atto di sfida.</p><p>�Siete tornati ragionevoli e avete deciso di abbandonare il vostro criminale progetto?� domand�.</p><p>Il duro sguardo dei suoi occhi azzurri risvegli� l�ira nel cuore di Kenniston.</p><p>�No� rispose questi. �Sono venuto semplicemente ad avvertirvi che a voi, a Lund e a Mathis sar� concesso di la�sciare la Terra prima che il tentativo venga eseguito.�</p><p>�Credete che mi preoccupi della mia salvezza?� grid� Varn Allan. �Mi preoccupo per le migliaia di persone del vo�stro popolo, che voi mettete in pericolo, con questa pazza sfi�da alla legge della Federazione.�</p><p>�All�inferno la legge della Federazione!� proruppe ruvi�damente Kenniston.</p><p>Gli occhi di Varn lampeggiarono.</p><p>�Imparerete a conoscerne la potenza. Le navi spaziali del Controllo giungeranno sulla Terra prima che possiate dar corso al vostro esperimento.�</p><p>Kenniston, esasperato oltre misura, l�afferr� alle spalle, con l�impulso brutale di scuoterla.</p><p>In quel momento accadde un fatto assolutamente inatte�so. Varn Allan scoppi� a piangere.</p><p>L�ira di Kenniston svan� di colpo. Varn Allan gli era sempre apparsa cos� fredda e padrona di se stessa, che si sentiva as�solutamente sconvolto nel vederla in lacrime.</p><p>Dopo un attimo, Kenniston le accarezz� una spalla, imba�razzato.</p><p>�Mi dispiace moltissimo, Varn. So che avete cercato di aiutarmi, l�, al Centro di Vega. E potr� sembrarvi che io mi dimostri ingrato. Ma non � vero! � che debbo, <emphasis>debbo </emphasis>tentare quell�esperimento, per non vedere gli abitanti di Middletown umiliarsi combattendo contro la vostra Federazione.�</p><p>Varn Allan lo guard�, con occhi umidi, e mormor�: �Mi sto comportando come una stupida...�</p><p>Anche Kenniston la guard�, ma lei lo respinse. Sembrava volesse evitare gli occhi di lui.</p><p>�So che siete sincero, Kenniston. Ma so pure che avete torto, e che non potete sfidare con successo la potenza di tut�te le stelle.�</p><p>Kenniston si sent� stranamente depresso, quando la la�sci�. Cerc� di non pensare... cerc� di scacciare il ricordo di quel contatto con lei, il ricordo della fugace emozione che lo aveva afferrato quando le aveva accarezzato le spalle.</p><p>�� una cosa pazza...� mormor� fra s�. �E poi, c�� Carol...�</p><p>Non and� pi� da lei, in tutte le ore e i giorni in cui il picco�lo incrociatore spaziale varcava a piena velocit� il vuoto im�menso della Galassia. La evitava. Temeva il momento in cui l�avrebbe nuovamente incontrata.</p><p>La tensione crebbe nell�animo di Kenniston; intanto la lu�ce rossa del sole si ingrandiva nello spazio. Mentre l�incrocia�tore rallentava la sua corsa al di l� degli altri pianeti esterni senza vita, Arnol gli si avvicin�.</p><p>�Dovremo lavorare in fretta, una volta giunti� gli disse Arnol. Anch�egli aveva il viso contratto dallo sforzo. �Le na�vi spaziali della Federazione debbono gi� essere in viaggio per arrestarci.�</p><p>Kenniston non rispose. Il dubbio che lo tormentava da tempo gli s�ingrandiva nel cuore mentre vedeva il grigio glo�bo della vecchia Terra ingigantirsi sulla loro direttrice di corsa.</p><p>Il suo popolo era l�, in attesa. Che cosa portava a loro e al loro pianeta morente? Una nuova vita, o la morte definitiva?</p></section><section><title><p>19</p><p><emphasis>Middletown decide</emphasis></p></title><p>Coi nervi tesi, Kenniston attravers� la polvere e la desolazio�ne della pianura, verso la lucida cupola di Nuova Middle�town. Erano con lui Arnol e il grosso Gorr Holl. Tutto era come prima, come lo ricordava: il vento gelido e il sole rossa�stro, con la sua orbita cinta da una breve corona di raggi.</p><p>�Perfetto!� mormor� Arnol. �Perfetto! Proprio il mondo che io ho sempre sognato per compiere la mia prova!�</p><p>�Eccoli! Vengono!� disse Gorr Holl, indicando la gran�de porta della citt�.</p><p>Le guardie armate avevano riconosciuto Kenniston e Gorr Holl. La notizia si era immediatamente diffusa, e gli abitanti si riversavano fuori della porta, per andare loro incontro.</p><p>Dopo pochi secondi erano gi� circondati da una grossa folla che gridava e acclamava, tutta eccitata. Kenniston ri�conobbe visi a lui noti... Bud Martin, John Borzak, Lauber, e altri.</p><p>La figura torreggiante di McLain si avvicin� a lui, tra la folla.</p><p>�Che � accaduto lass�, Kenniston?� domand�.</p><p>�S�! S�. Qual � il verdetto?� grid� un�altra voce. E un�al�tra ancora: �Ci lasceranno star qui, dunque?�</p><p>Kenniston alz� la voce per farsi udire dalla folla.</p><p>�Tutti alla piazza!� grid�. �Passate la parola anche agli altri. Vi dir� tutto sulla piazza, quando sarete riuniti.�</p><p>�In piazza! In piazza!� gridarono allora tutti.</p><p>Alcuni cominciarono a tornare di corsa verso la citt�, per portare la notizia attraverso le strade. Altri circondarono Gorr Holl, lieti di rivederlo. Molti guardarono curiosamente Jon Arnol, chiedendo chi fosse, ma Kenniston scosse il capo. Quella storia sarebbe stata tutt�altro che facile da spiegare, e non voleva ripeterla due volte.</p><p>Cerc� nella folla il viso di Carol. Desiderava molto veder�la... eppure, nel profondo della sua mente, in qualche modo indistinto, provava una strana riluttanza a incontrarla, a tro�varsi nuovamente con lei, e non ne capiva il perch�. Ma non la vide. Avrebbe dovuto sapere che non si sarebbe avventura�ta in mezzo a quella folla eccitata.</p><p>Il sindaco Garris si precipit� verso di lui sulla porta della citt�, precedendo Hubble e alcuni membri del consiglio mu�nicipale.</p><p>�Avete messo a posto le cose, Kenniston?� grid�. �Hanno capito, lass�, ci� che volevamo?�</p><p>�Far� il mio rapporto nella piazza, dove tutti potranno udire� rispose Kenniston.</p><p>Il sindaco gli diede un�occhiata ansiosa e preoccupata, quasi spaventata, e si fece in disparte. Kenniston afferr� Hubble per un braccio.</p><p>�Ho bisogno di parlarti, Hubble� disse. �Ho fatto qualche cosa, e non so...�</p><p>Parl� rapidamente, a bassa voce, allo scienziato anziano, mentre percorrevano le strade che conducevano alla piazza.</p><p>La reazione di Hubble fu identica a quella di Kenniston quando aveva udito per la prima volta il progetto. Arretr� spaventato, impallidendo di colpo.</p><p>�Per l�amor del Cielo, Ken! � una cosa... pazzesca, peri�colosa...�</p><p>Ma, mentre ascoltava ulteriori chiarimenti, la sua espres�sione di allarme si mut� in un�altra, di grave attenzione, e in�fine in un acuto interesse.</p><p>�S�, sembra una cosa perfettamente logica, anche secon�do i principi della nostra stessa scienza fisica.� Guard� Jon Arnol. �Se potessi soltanto parlargli chiaro...�</p><p>�Non servirebbe a nulla� disse Kenniston seccamen�te. �� proprio questo il punto pi� terribile. La sua scienza � milioni di anni pi� avanti di ogni nostra concezione scientifica.�</p><p>Hubble si volse a Gorr Holl. Aveva lavorato a fianco di quel grosso gigante peloso, lo conosceva e aveva fiducia nella sua abilit� e perizia come tecnico atomico.</p><p>�Riuscir� Arnol nel suo procedimento?� gli domand�, ansioso.</p><p>�Credo nel suo procedimento quanto basta per rischiare la mia vita per aiutarlo� disse Gorr Holl semplicemente.</p><p>Kenniston tradusse la frase, e Hubble parve rassicurato.</p><p>�Mi sembra ancora un grosso rischio, Ken� disse. �Ma... a ogni modo vale la pena di tentare.�</p><p>Dopo pochi minuti Kenniston sal� i gradini del Municipio e rimase zitto, davanti al microfono.</p><p>Di fronte a lui, a migliaia, erano affollati gli abitanti di Middletown... era tutto un caleidoscopio di visi ansiosi, ecci�tati, frementi nell�attesa.</p><p>Quello era il momento a cui aveva tanto pensato... il mo�mento che aveva spesso temuto di non poter sopportare. Di�re quella cosa era assai pi� duro di quanto immaginasse. Ep�pure occorreva dirle, quelle parole.</p><p>Non sarebbe servito a nulla usare precauzioni, dire la ve�rit� a poco a poco. La disse, invece, quasi brutalmente.</p><p>�La decisione � contro di noi. Hanno detto che dobbia�mo andarcene.�</p><p>Ascolt� il clamore furente che accolse quelle parole, le gri�da irate di tutta quella folla esasperata fino al parossismo.</p><p>Il sindaco Garris espresse con la sua voce, alta e tremante, l�appassionata reazione di tutta Middletown.</p><p>�Non lasceremo la Terra! E se vogliono spingerci a com�battere, combatteremo!�</p><p>Kenniston alz� le mani, chiedendo silenzio.</p><p>�Aspettate!� grid� nel microfono. �Ascoltate! Forse non vi sar� alcun bisogno che ve ne andiate dalla Terra, e for�se non vi sar� alcun bisogno che combattiate. Vi � ancora una possibilit�...�</p><p>Spieg� loro, nel modo pi� semplice e cauto che poteva, il grande esperimento che veniva proposto da Jon Arnol.</p><p>�La Terra diventer� calda nuovamente... forse non cos� calda come prima, ma abbastanza perch� possiate viverci comodamente per tutto il tempo futuro.�</p><p>Vi fu un grande silenzio. Kenniston sapeva che quel pro�getto era troppo enorme perch� potessero assimilarlo subito. Ma cercavano di comprendere il senso di quanto egli aveva esposto. Il significato planetario di quel concetto non poteva�no capirlo: dovevano avere il tempo per riportarlo a una di�mensione pi� modesta, che potessero afferrare.</p><p>Infine John Borzak si fece avanti, con quel suo viso rozzo e squadrato, dai capelli grigi, di uomo che aveva passato la vita lavorando duramente. �Sentite un po�, signor Kenni�ston� disse. �Volete dire che potremmo, allora, ritornare a Middletown?�</p><p>�S�!� rispose Kenniston.</p><p>Dalla folla si alz� allora un applauso che scosse gli alti edi�fici delle fondamenta.</p><p>�Tornare a Middletown? Avete sentito? Potremo tornare a Middletown!�</p><p>Kenniston ne fu enormemente commosso. Per loro, il ri�dare la vita a un pianeta significava soprattutto una cosa: la possibilit� di ritornare alla piccola e modesta citt�, al di l� delle colline, la citt� che per loro significava ancora <emphasis>una casa.</emphasis></p><p>Alz� le mani, nuovamente, per chiedere silenzio.</p><p>�Debbo per� avvertirvi� aggiunse. �Questo esperi�mento non � mai stato tentato, sinora, su un mondo come la Terra. � anche possibile che non abbia successo. Se cos� fos�se, la Terra potrebbe anche essere distrutta da terremoti.�</p><p>La folla rimase in silenzio. Kenniston poteva vedere il ti�more sui loro visi, vedeva che si parlavano l�un l�altro, scuote�vano la testa e si guardavano ansiosi attorno.</p><p>Infine, una voce grid�: �Che cosa ne pensate, voi e il dot�tor Hubble? Siete scienziati. Qual � il vostro parere?�</p><p>Kenniston esit�. Poi disse, lentamente:</p><p>�Se io fossi solo, sulla Terra, tenterei. Ma non vi posso dare un consiglio. Dovete prendere da soli la vostra deci�sione.�</p><p>Hubble intervenne, parlando nel microfono: �Non pos�siamo darvi un consiglio, perch� noi stessi non sappiamo va�lutare la fondatezza scientifica di questo esperimento. Ci tro�viamo di fronte a una scienza che � al di l� delle nostre possi�bilit� di comprensione. Non possiamo che accettare ci� che i loro scienziati affermano, sulla loro parola.�</p><p>Hubble fece una pausa, poi prosegu�: �I loro scienziati affermano che la loro teoria � assolutamente esatta. Noi vi abbiamo avvertiti della possibilit� di un insuccesso. Il rischio � grande, ma siete voi che dovete decidere se volete affrontar�lo, oppure no.�</p><p>Kenniston si rivolse al sindaco Garris, e gli disse: �Av�vertiteli anche voi, che debbono riflettere intensamente, prima di decidere. Poi si far� una votazione... Quelli che sa�ranno in favore del tentativo si raggrupperanno sul lato op�posto.�</p><p>E volgendosi a Hubble, aggiunse: �Occorrerebbe dare lo�ro dei mesi, per fare una scelta del genere, invece che pochi minuti!�</p><p>Allora, il sindaco Garris esort� i cittadini a esporre la loro decisione. La folla ondeggi� e si rimescol� nella piazza, mentre si formavano gruppi e si scambiavano opinioni. Frammenti di conversazioni accalorate giungevano sino agli orecchi di Kenniston: �Quei tecnici venuti dalle stelle si sono comportati molto bene. Hanno rimesso in attivit� tutta la citt� e i suoi impianti. Sanno di sicuro ci� che stanno facendo!�</p><p>�Ma... non so. E se quell�esperimento provocasse terribi�li terremoti?�</p><p>�Quella gente sa il fatto suo! E dev�essere cos�, se sono riusciti a vivere nelle stelle!�</p><p>�Gi�! Proprio cos�! Ma preferirei rimanere qui, anche in mezzo ai terremoti, piuttosto di andarmene a zonzo per la Via Lattea!�</p><p>Alla fine, il sindaco Garris grid�: �Siete pronti per il voto?�</p><p>Erano pronti. Erano sempre stati pronti a qualsiasi even�tualit�, pur di non lasciare la Terra.</p><p>Kenniston attese, scrutando la folla, col cuore che gli bat�teva forte. Al suo fianco, anche Jon Arnol osservava ansiosa�mente. Kenniston gli aveva spiegato come avrebbe avuto luo�go il voto. Sapeva ci� che in quel momento Jon Arnol prova�va, mentre attendeva che tutto il lavoro della sua vita fosse deciso da quel voto.</p><p>Per un poco, i moti della folla non furono che un caotico rimescolio. Poi, gradatamente, il movimento di separazione si accentu�.</p><p>Quelli in favore dell�esperimento, alla destra della piazza...</p><p>Quelli contro l�esperimento, alla sinistra...</p><p>Lo spazio tra le due fazioni si allarg� sempre pi� netta�mente. Kenniston vide alla fine che, a sinistra della piazza, non rimanevano che un paio di centinaia di persone circa.</p><p>Il voto si era concluso. L�esperimento era stato approvato.</p><p>Kenniston si sent� tremare le ginocchia. Guard� Arnol. Il suo viso era contratto dal sollievo e dalla gioia. Egli stesso provava un�eccitazione selvaggia... eppure, anche ora, persi�no ora, non riusciva a soffocare i timori.</p><p>Ora tutto dipendeva da lui, da Arnol e dai suoi uomini. La vita o la morte dipendevano da loro.</p><p>Afferrato il microfono, grid� ancora: �Dobbiamo proce�dere all�esperimento il pi� presto possibile. Abbiamo pochis�simo tempo davanti a noi, prima che le navi spaziali della Fe�derazione vengano a impedirci di agire. Prego tutti voi di prepararvi a lasciare la citt� immediatamente, con un preav�viso di pochi minuti. Per precauzione, nessuno deve rimane�re sotto la cupola della citt� quando la bomba verr� fatta esplodere. Quelli di voi che hanno votato contro, potranno lasciare la Terra prima che l�esperimento abbia luogo. L�in�crociatore spaziale col quale siamo venuti ne potr� traspor�tare lontano solo una parte, perci� tirerete a sorte, fra voi, co�loro che dovranno salirvi.�</p><p>Si volse di scatto verso il sindaco.</p><p>�Volete incaricarvi voi del resto?� disse. �Organizzate voi l�evacuazione della citt� e la partenza... Noi avremo biso�gno di ogni minuto che ancora ci resta!�</p><p>�Credo� osserv� Hubble �che faremo bene a mostrare subito ad Arnol il pozzo che immette nelle profondit� del�la Terra.�</p><p>Il personale tecnico di Arnol era frattanto giunto sul po�sto. I tecnici studiarono il grande pozzo, insieme ad Arnol, Gorr Holl e Magro, mentre Kenniston e Hubble attendevano il loro giudizio.</p><p>�Va benissimo!� disse infine Arnol. �Giunge proprio fino alle profondit� desiderate. Ma i pozzi analoghi, delle al�tre citt� a cupola esistenti sulla Terra, dovranno essere fatti saltare ed essere sigillati prima dello scoppio.�</p><p>Kenniston ne fu colpito. Non aveva pensato a una cosa si�mile.</p><p>�Ma ci vorr� tempo...�</p><p>�No, non molto tempo. Alcuni miei uomini possono rag�giungerli in breve tempo, con l�incrociatore spaziale, e far tutto molto in fretta. Ho portato con me, naturalmente, delle carte della Terra... e le citt� a cupola non sono pi� di una mezza dozzina.�</p><p>�Quanto tempo servir� per i preparativi, qui?� do�mand� Kenniston.</p><p>�Se facciamo un miracolo� rispose Arnol �potremmo essere pronti domani, a mezzogiorno.�</p><p>�Benissimo!� disse Kenniston. �Far� del mio meglio per aiutarvi, e tutti, qui, faranno come me. Ho bisogno solo di dieci minuti, ora.�</p><p>Dieci minuti non erano molti. Non erano molti per passar�li con la propria ragazza, dopo avere attraversato met� del�l�universo. Ma tempo non ce n�era. E anche quel poco tempo che egli si prendeva per andare da Carol era un tempo pre�zioso, sottratto al bisogno comune.</p><p>Eppure, di fronte a quella terribile decisione che era stata presa, di fronte a quella cosa sovrumana che stavano facen�do alla Terra, doveva assolutamente vederla, per acquietare i suoi timori e rassicurarla nel modo migliore. Pensava che, forse, Carol avrebbe voluto all�ultimo momento rifugiarsi sull�incrociatore spaziale e pregava il cielo di poterglielo nel caso concedere.</p><p>Carol lo attendeva, come se avesse saputo della sua visita. Ma, con grande sorpresa di Kenniston, non era affatto spa�ventata. Era, al contrario, piena di ansia e di speranza, con gli occhi che le brillavano come egli non aveva mai visto fin dai giorni lontani in cui erano stati cos� felici.</p><p>�Ken, potr� veramente riuscire?� grid�. �Riuscir� davvero? Render� davvero la Terra pi� calda?�</p><p>�Ne siamo cos� sicuri, che giochiamo il tutto per tutto� disse Kenniston. �Naturalmente, c�� sempre la possibilit� di un insuccesso...�</p><p>Ma Carol non voleva nemmeno udire una cosa simile. Gli stringeva le braccia, e aveva il viso tutto eccitato, mentre esclamava: �Ma questo non importa, non importa affatto! Vale la pena di correre qualsiasi rischio, pur di avere una possibilit� di riuscita... pur di poter tornare nella vecchia Middletown!�</p><p>Kenniston vide negli occhi di lei, fra le lacrime, un deside�rio disperato, mentre bisbigliava: �� una gioia solo a pen�sarci... poter tornare alla nostra citt�, alle nostre case, alla nostra gente...�</p><p>Kenniston capiva, ora. Nell�intimo di Carol vi era una di�sperata nostalgia per la vecchia citt�, per il vecchio modo di vivere. E quella nostalgia era talmente profonda che riusciva a vincere qualsiasi timore.</p><p>Kenniston la prese tra le braccia e la baci�. Le accarezz� i capelli, e frattanto pensava: �S�, mi ama... ma solo come una parte della vita che se n�� andata, non me solo, non solo John Kenniston, ma il Kenniston di Middletown. E sar� ancora fe�lice con me se potremo trasformare la nostra vita sino a farla assomigliare un poco alla vita di prima�.</p><p>Ma perch� quel pensiero non gli portava nessuna gioia? Perch� pensava a Varn Allan, in quel momento, stanca e sola, che affrontava coraggiosamente l�intero universo, portando un peso e svolgendo un compito troppo grave per lei?</p><p>�Com�era la vita, Ken, lass�?� gli stava domandando Carol.</p><p>Kenniston scosse il capo.</p><p>�Una vita strana...� disse �e ostile... e anche bella, ma in un modo terribile.�</p><p>�Credo che ti abbia cambiato� disse Carol. �Un poco, s�. Ma credo che cambierebbe chiunque.�</p><p>E rabbrivid� come se, anche solo a toccarlo, sentisse il re�spiro gelido delle profondit� sconosciute, degli abissi infiniti che egli aveva attraversato.</p><p>�No, Carol� disse Kenniston �non sono cambiato. Ma non posso rimanere, ora. Debbo ritornare... ogni minuto � prezioso...�</p><p>Mentre si affrettava per raggiungere gli altri, Kenniston si accorse che Nuova Middletown era invasa da una eccitazio�ne frenetica. Voci lo chiamavano, mani cercavano di tratte�nerlo, uomini e donne volevano fargli domande. Fu lieto quando pot� raggiungere gli altri attorno al grande pozzo.</p><p>Gorr Holl gli sorrise.</p><p>�Ora, mettiamoci al lavoro!� disse.</p><p>Per un tempo che gli parve un�eternit�, Kenniston lavor� con gli altri. Fabbri e meccanici furono reclutati nella popo�lazione, fu fatta incetta di metalli e attrezzi. Materiali furono trasportati dall�incrociatore spaziale fino al pozzo. I martelli battevano con assordante clamore, lavorando il metallo su forge improvvisate.</p><p>Venne cos� costruita, gradualmente, penosamente, a prez�zo di sforzi e sudore, una grande incastellatura al disopra del pozzo.</p><p>Magro lavorava coi tecnici per mettere a punto gli inne�schi, nonch� i comandi elettrici che, da lontano, avrebbero fatto scendere ed esplodere l�ordigno.</p><p>Kenniston aveva poco tempo per pensare. Eppure la sua mente ritornava stranamente a Varn Allan, chiusa nella cabi�na a bordo dell�incrociatore spaziale, e si domandava a che cosa stesse pensando.</p><p>Venne il mattino. La citt� doveva essere abbandonata a mezzogiorno. Uomini e donne tenevano riuniti i bambini, pronti ad allontanarsi. Non avrebbero preso nulla con loro. In un modo o nell�altro, non avrebbero pi� avuto bisogno di nulla.</p><p>La massa nera ovoidale della bomba fu posta in posizio�ne accanto al pozzo. Con essa vennero approntati altri quat�tro oggetti rotondi, assai pi� piccoli, di aspetto del tutto di�verso.</p><p>�Sono bombe di sicurezza� spieg� Arnol. �Le ab�biamo preparate nel laboratorio dell�incrociatore spaziale durante il viaggio. Verranno lasciate cadere dopo la bomba nucleare ed esploderanno nel pozzo prima di essa, per si�gillarlo e impedire qualsiasi ripercussione quass� dello scoppio.�</p><p>Kenniston guard� i tecnici mentre disponevano le bom�be sulla incastellatura, l�una al disopra dell�altra. La caduta di quelle bombe sarebbe avvenuta per mezzo di un teleco�mando.</p><p>Kenniston sentiva aumentare i suoi timori, mentre il mo�mento fatale si avvicinava. Pensava agli abitanti di Middletown che avevano accettato con fiducia l�autorit� degli scien�ziati: con la medesima fiducia noncurante con la quale gli uomini avevano un tempo accettato l�autorit� degli stregoni e dei maghi.</p><p>Sperava almeno, se l�esperimento si fosse risolto in un di�sastroso insuccesso, di poter avere la fortuna di non soprav�vivere.</p><p>Gli esperti elettronici stavano lavorando disperatamente per terminare gli intricati contatti dei meccanismi che avrebbero dovuto rispondere ai comandi con infinita preci�sione.</p><p>Una delle travi della incastellatura aveva leggermente ce�duto, e gli operai sudavano per sostituirla.</p><p>Ancora poche ore, ormai, e tutto sarebbe stato pronto. Per mezzogiorno, o poco pi� tardi, avrebbero saputo se la Terra doveva vivere o morire.</p><p>In quel momento, uno degli uomini di Arnol li raggiunse. Aveva fatto di corsa tutta la strada, dall�incrociatore spaziale. Era trafelato, senza respiro e aveva gli occhi sbarrati.</p><p>Grid� ad Arnol: �Un messaggio sul televisore, dalla squadra di navi spaziali del Controllo! Dicono che stanno avvicinandosi alla Terra, e ordinano di cessare immediata�mente ogni operazione!�</p></section><section><title><p>20</p><p><emphasis>Appuntamento col destino</emphasis></p></title><p>Kenniston cap� che si stavano sbriciolando tutte le sue dispe�rate speranze, e tutte le disperate speranze degli abitanti di Middletown. Si volse ai tecnici con gli occhi allucinati, e que�sti lo guardarono, con espressione incerta.</p><p>Come un�eco tremenda, gli tornavano in mente le parole di Varn Allan: �Non potete lottare contro la legge della Fede�razione!�</p><p>Ma Jon Arnol, infuriato nel vedere il sogno della sua vita minacciato cos�, proprio all�ultimo momento, si lanci� sul messaggero.</p><p>Lo afferr� per il colletto e url�: �Hai pensato a usare il misuratore di distanza, quando hai captato il messaggio di quelle navi spaziali?�</p><p>�S� disse l�altro prontamente �il quadrante indi�cava...�</p><p>�All�inferno il quadrante!� url� Arnol. �A che distanza si trovavano le navi spaziali dalla Terra?�</p><p>�Credo che siano a tre o quattro ore di viaggio, se vengo�no a tutta velocit�.�</p><p>�Puoi stare sicuro che verranno a tutta velocit� ribatt� Arnol, sempre infuriato. Aveva il viso tutto sudato, i denti stretti, i nervi tesi, mentre si rivolgeva ai suoi uomini: �Ce la facciamo?�</p><p>�I comandi sono a posto� rispose uno dei tecnici. �Ci vorr� ancora un�ora o poco pi� per finire il resto.�</p><p>Kenniston riacquist� un poco di speranza, quando ud� il piccolo margine di tempo che potevano ancora avere.</p><p>�Possiamo farcela di sicuro, Arnol!� grid�. �Dir� che sgombrino la citt�, immediatamente!�</p><p>Il sindaco Garris non era lontano. Con gli occhi pieni di terrore e pallido come un morto, aveva assistito sino ad allo�ra ai preparativi attorno al grande pozzo.</p><p>Kenniston gli si avvicin� con un balzo.</p><p>�Fate uscire immediatamente la popolazione!� gli grid�. �Fatela salire sulle colline. Solo gli ammalati e i vec�chi useranno le automobili... gli altri debbono camminare. Non possiamo correre il rischio di un ingorgo di traffico!�</p><p>�S�!� balbett� il sindaco. �S�! Subito!� Ma, dopo aver dato quella pronta risposta, il sindaco afferr� il braccio di Kenniston e, volgendosi a guardare la forma ovoidale del�la potente bomba energetica, domand�, a voce bassa, come se avesse paura di dimostrare ancor pi� apertamente il ter�rore che gli si leggeva in viso: �� molto grave il pericolo, Kenniston?�</p><p>Kenniston lo scosse, per rassicurarlo.</p><p>�Non preoccupatevi!� disse. �Andate subito, e fate uscire tutta la popolazione dalla citt�!�</p><p>Avrebbe desiderato di poter essere sicuro egli stesso.</p><p>I minuti che seguirono furono un vero incubo. Lavorando cos�, sotto pressione, lottando contro il tempo che passava inesorabile, sembrava che tutto cospirasse contro di loro. I metalli, i meccanismi, persino gli attrezzi, sembrava volesse�ro tradirli.</p><p>Infine, la mole scura della bomba scivol� lentamente al suo posto, nell�incastellatura, al disopra del pozzo. Gli ultimi contatti vennero innestati, e tutto fu pronto.</p><p>�Prendete i vostri apparecchi, subito� disse Kenniston. �Andiamo! Vi � ancora altro da fare!�</p><p>Usc� con Hubble, Arnol e tutti gli altri. La citt� era come l�aveva vista la prima volta: vuota, silenziosa, senza vita. La popolazione se ne era andata. Mentre usciva dalla porta della cupola, pot� vedere la massa scura degli abitanti di Middletown che si moveva, gi� lontana, nella pianura. L�avanguar�dia attaccava gi� la salita delle colline lontane.</p><p>Ansiosamente Kenniston esamin� il cielo, come se temes�se di vedersi piombare addosso, da un momento all�altro, la squadra di navi spaziali della Federazione.</p><p>Arnol mand� avanti i tecnici, verso le colline, con gli stru�menti e gli apparecchi di comando a distanza. Gorr Holl, Ma�gro e Hubble seguirono i tecnici. Poi Kenniston e Arnol si av�viarono di corsa verso l�incrociatore spaziale.</p><p>Attorno a esso vi era un piccolo gruppo di persone: gli abi�tanti che dovevano lasciare la Terra.</p><p>Kenniston li guard� stupefatto. Da circa duecento che era�no, si erano ora ridotti ad appena una ventina.</p><p>Arnol disse loro, brevemente: �Potete salire, ora.�</p><p>Alcuni di essi rimasero irresoluti, guardando i loro com�pagni e Kenniston, come se volessero dire qualcosa, ma non dissero nulla. Infine salirono e scomparvero nell�incrociato�re spaziale.</p><p>Kenniston li cont�. Due uomini, due donne e un bambino.</p><p>�Ebbene� url� agli altri �che aspettate? Salite!�</p><p>�Credo� disse uno del gruppetto rimasto �che... pre�ferirei rimanere con gli altri.�</p><p>Detto questo, si mise a correre per raggiungere la folla or�mai lontana.</p><p>A uno a uno, anche gli altri lo seguirono, finch� non furo�no che piccoli punti neri che si allontanavano di corsa, nella pianura desolata.</p><p>Arnol sorrise.</p><p>�Fra la vostra gente, Kenniston� comment� �anche i vigliacchi sono coraggiosi. Dev�essere una cosa anche pi� du�ra, in certo modo, per coloro che hanno deciso di andarsene.�</p><p>Entrarono nell�incrociatore e liberarono Mathis, Norden Lund e Varn Allan dalle cabine nelle quali erano rinchiusi. Varn Allan non parl�, ma il Coordinatore disse, gelido: �Co�s�, volete realmente farlo?�</p><p>�S� rispose Arnol. �Il mio capo pilota si allontaner� con l�incrociatore spaziale. Sarete salvi, comunque vada.�</p><p>�Spero� disse Norden Lund, amaramente �che finia�te in frantumi! Ma anche se non fosse cos�, anche se riusciste, non vincerete egualmente. Avrete ancora di fronte la legge della Federazione. Ci penseremo noi!�</p><p>�Non ne dubito� ribatt� Arnol. �Ma ora dobbiamo andarcene.�</p><p>Arnol gli volse le spalle, ma Kenniston si ferm� ancora, guardando Varn Allan. Il viso di lei era un poco pallido, ma non vi era in esso alcuna traccia d�ira, come in quello di Lund.</p><p>Ella lo guardava con occhio attento, indagatore.</p><p>Kenniston avrebbe voluto parlare, liberarsi da un peso che si sentiva dentro, ma non riusciva a trovare le parole. Infine, pot� soltanto dire: �Mi spiace infinitamente, Varm, che le cose siano andate cos�. Addio...�</p><p>�Aspettate, Kenniston.�</p><p>Egli si ferm� di nuovo, ed ella gli si avvicin�, pallida e cal�ma, con gli occhi azzurri che lo fissavano in viso.</p><p>�Rimarr� qui� disse �mentre farete quella cosa.�</p><p>Kenniston la guard�, muto per la sorpresa. Ud� Mathis esclamare: �Allan, siete pazza? Che vi salta in mente, ora?�</p><p>Ma Varn Allan disse, lentamente, a Mathis: �Sono l�amministratrice di questo settore. Se i miei errori hanno causa�to questa crisi, non ne eviter� le conseguenze. Rimarr� qui!�</p><p>Lund si rivolse a Mathis, infuriato.</p><p>�Non pensa affatto alla sua responsabilit�! Pensa solo a questo selvaggio primitivo, a questo Kenniston!�</p><p>Varn Allan si volse verso di lui, come per dargli una furiosa risposta. Ma non parl�. Guard� invece Kenniston, col viso pallido, teso, stanco.</p><p>Freddamente, Mathis le stava dicendo: �Non vi ordiner� di venire con noi. Ma siate sicura che questa vostra condotta verr� tenuta nel debito conto.�</p><p>Varn Allan chin� il capo, senza una parola, in cenno di as�senso; si volse, e abbandon� l�incrociatore spaziale. Kenni�ston, che la seguiva, sentiva dentro di s� una meravigliosa, incredibile emozione.</p><p>Uscirono cos� nella luce rossastra del sole. Con un lieve ronzio, l�incrociatore spaziale si innalz�, dileguandosi nel cielo.</p><p>Gli ultimi abitanti di Middletown stavano scomparendo sulle colline quando Kenniston, Varn Allan e Arnol s�incam�minarono in quella direzione.</p><p>�Presto!� li sollecit� Arnol. �Anche ora pu� essere troppo tardi...�</p><p>Quando raggiunsero le colline, Gorr Holl, Magro e Hubble li attendevano coi tecnici e i loro apparecchi. Quando li vide giungere, Gorr Holl emise una esclamazione.</p><p>�Me l�ero immaginato, che sareste rimasta, Varn!�</p><p>Vam Allan rialz� il capo e disse, un poco adirata: �Ma perch� mai...?� Ma improvvisamente si interruppe, e rima�se silenziosa per un attimo. Poi domand�: �Quanto manca?�</p><p>�Siamo tutti pronti, ora� rispose Gorr Holl.</p><p>Kenniston si avvide che i comandi a distanza e tutti gli al�tri strani apparecchi erano gi� stati montati ed erano a pun�to. Diede allora un�occhiata ad Arnol.</p><p>Il viso dello scienziato era bagnato di sudore. Era pallidis�simo e gli tremavano le mani. In quel momento stava tirando le somme di tutta la sua vita, era vicino alla conclusione di tutte le pene e gli sforzi che aveva dovuto sopportare.</p><p>Disse, con una voce stranamente inespressiva: �Sar� be�ne che tu li avverta, Kenniston. Ora!�</p><p>Sotto di loro, sul versante della collina sulla quale Kenni�ston e i suoi compagni si trovavano, attendevano ormai le migliaia di abitanti di Middletown.</p><p>Kenniston scese verso di loro. Parl� loro gridando, e la sua voce parve lieve e irreale, nel vento gelido, attraverso le rocce nude, la polvere soffocante, la terra arida.</p><p>�Riparatevi dietro la collina! Passate parola! Riparatevi dietro la collina! Fra poco, avverr� l�esplosione!�</p><p>Tutti guardarono verso di lui. Una massa di visi mortal�mente pallidi nella fosca luce del sole... quel sole morente che li guardava tutti, come un grande occhio indifferente.</p><p>Un grande silenzio cal� sulla folla. Dapprima isolatamen�te, poi a centinaia s�inginocchiarono a pregare. Altri, a centi�naia, rimasero ritti, immobili, muti, con gli occhi fissi sulla cresta della collina, dove si trovavano i tecnici.</p><p>Qua e l�, qualche bambino piangeva.</p><p>Lentamente, Kenniston risal� nel punto dove stavano Ar�nol e gli altri. Lontano, al di l� della folla, vedeva la cupola della citt�, ancora scintillante di luci come l�avevano lasciata, vuota e solitaria, nella vasta desolazione della pianura.</p><p>Pens� a quella cosa nera, quella cosa nera e terribile, che attendeva, sola nella citt�, il momento di compiere il suo sal�to d�incubo nel cuore della Terra, e un violento tremito lo scosse.</p><p>In quell�ultimo minuto, prima che le dita tremanti di Arnol premessero i contatti degli apparecchi che aveva davanti a s�, Varn Allan guard�, oltre Kenniston, verso quella folla si�lenziosa di migliaia e migliaia di persone in trepida attesa, ultimi sopravvissuti di tutte le razze della vecchia Terra.</p><p>�Capisco ora� bisbigli� �che, malgrado tutto ci� che noi abbiamo guadagnato in questi milioni di anni, abbiamo tuttavia perso qualcosa... qualcosa di coraggioso, di cieca�mente fiducioso, di supremamente bello... Sono lieta di esse�re rimasta!�</p><p>Arnol emise un profondo e penoso sospiro.</p><p>�� fatta!� disse.</p><p>Per un lungo, eterno minuto, la Terra morta rimase immo�bile. Poi, Kenniston sent� la cresta della collina sobbalzare violentemente ai suoi piedi... Una volta, due, tre, quattro vol�te. Le secche esplosioni delle bombe di copertura che sigilla�vano per sempre il grande pozzo.</p><p>Arnol osservava gli aghi dei quadranti, che vibravano. Non tremava pi�, ora. Era ormai troppo tardi per qualsiasi sentimento, anche per l�emozione.</p><p>Dalle profondit� imperscrutabili della Terra part� un tre�mito, come un brivido lungo, che si dilat�, sal� lentamente, fino alle nude rocce, dove tutti stavano in attesa. Un brivido lungo, che parve toccarli tutti, e svanire.</p><p>Fu come se un cuore morto avesse d�improvviso comin�ciato a battere ancora; a battere forte, esultante. Il cuore di un pianeta rinato...</p><p>Le lancette dei quadranti, sui quadri di controllo, impazzi�rono per un attimo; poi, a poco a poco, tornarono normali. Tutte le lancette, a esclusione di una sola fila di quadranti, che Arnol e i suoi tecnici osservavano con una morbosa, so�vrumana intensit�.</p><p>Kenniston non pot� sopportare pi� a lungo quel terribile silenzio.</p><p>��...� Ma non pot� proseguire. La sua voce si perdette in un roco mormorio.</p><p>Arnol si volse lentamente verso di lui. Lentamente, come se gli riuscisse difficile parlare, disse: �S�. La reazione � co�minciata. Vi � una grande fiamma di calore e di vita, nel cuo�re della Terra, ora. Ci vorranno delle settimane, prima che quel calore e quella vita raggiungano la superficie, ma giun�geranno!�</p><p>Volse quindi le spalle a Kenniston e a tutti gli altri. Ci� che aveva da dire, ora, era per i suoi tecnici, i suoi tecnici fe�deli e stanchi, che avevano lavorato con lui tanto a lungo. A loro disse: �Qui, su questa piccola Terra, molto, molto tempo fa, uno dei nostri selvaggi antenati ha acceso il fuoco, per la prima volta, per riscaldarsi. Ora, noi abbiamo acceso un mondo. E vi sono tutti gli altri mondi, i freddi mondi mo�renti, lass�...�</p><p>Kenniston non pot� udire pi� nulla. Una babele si era sca�tenata. Varn Allan si era stretta istintivamente a lui. Gorr Holl urlava in modo assordante. Kenniston ud� il sindaco Garris che balbettava domande, con voce tremante. Ud� la voce tremante di Hubble.</p><p>Ma, al disopra di tutto questo, ud� il calpestio precipitoso di migliaia di piedi, sulla roccia nuda. Gli abitanti di Middletown correvano, a migliaia, verso la cresta della collina, con una sola, un�unica domanda, di vita o di morte, sui visi spet�tralmente pallidi.</p><p>�Parla, Ken!� grid� Hubble, con la voce rotta dall�emo�zione. �Parla, Ken! Vogliono sapere!�</p><p>Kenniston salt� su una roccia, e tutta quella folla si ferm� d�improvviso, in un silenzio teso, mentre egli urlava, a gran voce: �L�esperimento � riuscito! L�esperimento � riuscito! Ogni pericolo � scomparso! Fra poche settimane il calore delle profondit� della Terra comincer� a raggiungere la su�perficie...�</p><p>Ma s�interruppe. No, non erano quelle le parole che pote�vano raggiungere i loro cuori. Allora trov� quelle parole, e le grid� a quelle migliaia di cuori in attesa: �Per milioni di an�ni, il gelo dell�inverno ha ricoperto la Terra. Ma ora, presto, la primavera ritorner�, sulla Terra. <emphasis>La primavera!</emphasis>�</p><p>Questo lo potevano capire. Cominciarono allora a ridere e a piangere, e poi a gridare, a gridare a perdifiato.</p><p>Gridavano ancora quando i grandi incrociatori del Con�trollo calarono velocissimi, ronzando nel cielo, su di loro.</p></section><section><title><p>21</p><p><emphasis>Un mondo risorto</emphasis></p></title><p>Lentamente, molto lentamente, durante le settimane che se�guirono, la primavera era venuta. Non era la primavera della vecchia Terra, ma ogni giorno che passava, il vento soffiava meno freddo, e ora, alla fine, i primi fili d�erba spuntavano, macchiando qua e l� di verde le pianure color ocra.</p><p>Ma solo per sentito dire, Kenniston sapeva tutto questo. Confinato con gli altri in un edificio di Nuova Middletown, gli sembrava che il tempo non passasse mai. Settimane di at�tesa per il Comitato speciale dei Governatori, inviato da Vega, settimane di interrogatori fra la popolazione, la lenta rac�colta delle testimonianze, il vagliare accurato dei motivi e delle circostanze. E poi, giorni e giorni, in attesa del verdetto definitivo.</p><p>Arnol non era preoccupato. Era un uomo felice. In tutti gli interrogatori aveva parlato molto poco, ma aveva sempre avuto negli occhi una luce di trionfo. Il lavoro della sua vita era ben giustificato, ed egli era contento.</p><p>Anche Gorr Holl e Magro non erano affatto preoccupati. Il grosso Gorr Holl, anche ora, in attesa della decisione, era sempre giubilante.</p><p>�Al diavolo! Che possono fare?� diceva a Kenniston per la centesima volta. �La cosa � fatta, ormai. Il procedimento di Arnol si � dimostrato praticabile, e a quest�ora lo sanno or�mai in tutta la Galassia. Non possono rifiutare, ora, di lascia�re che anche gli umanoidi ne facciano uso, sui loro mondi morenti. Non oserebbero!�</p><p>E Magro aggiunse: �E nemmeno possono obbligare il tuo popolo a evacuare la Terra ora che diventa pi� calda. Sa�rebbe una cosa senza senso.�</p><p>Kenniston osserv�: �Ci potrebbero tenere rinchiusi per il resto della nostra vita, e questo non sarebbe una cosa diver�tente.�</p><p>Gorr Holl sorrideva, col suo largo sorriso, e diceva:</p><p>�Ricordati, uomo, che noi siamo per loro dei selvaggi emotivi, e questo sar� per noi un�attenuante.�</p><p>Quando furono ricondotti nella grande sala per il verdet�to, gli occhi di Kenniston corsero non al gruppo dei giudici, tre uomini e un umanoide, che sedevano a un grande tavolo, ma a Varn Allan. Kenniston sapeva che anche la carriera di lei era in gioco, in quell�udienza. Ma ella non appariva preoc�cupata e, quando incontr� i suoi occhi, gli sorrise.</p><p>Lund, che le stava al fianco, aveva uno sguardo attento, ora, e pareva piuttosto preoccupato. Lanci� a Kenniston un�occhiata dura, ma questi dovette distogliere gli occhi, in quel momento, perch� avevano iniziato la lettura del ver�detto.</p><p>L�uomo che lo leggeva, il pi� vecchio dei quattro Governa�tori presenti, non aveva alcuna espressione di cordialit� nel viso. Parlava come una persona che assolveva, riluttante, uno spiacevole compito.</p><p>�Voi, i promotori di tutto ci� che � accaduto, vi siete resi colpevoli e meritevoli delle pi� dure pene della legge della Fe�derazione, per la vostra aperta sfida ai Governatori� disse. �Sarebbe pienamente regolare emettere una sentenza di imprigionamento a vita.�</p><p>Li guard� freddamente, l�uno dopo l�altro. Gorr Holl bisbi�gli�: �Cerca di spaventarci...� Ma non sembrava pi� tanto fiducioso, ora.</p><p>Il vecchio Governatore continu�: �Tuttavia, in questo caso, � del tutto impossibile raggiungere un verdetto su di una base puramente legale. Dobbiamo ammettere, nostro malgrado, che il vostro <emphasis>fatto compiuto </emphasis>ha creato una situa�zione nuova. Il Comitato dei Governatori ha ora dato la sua approvazione per l�uso del procedimento Amol su altri pia�neti...�</p><p>A Kenniston sembrava difficile capire. Gli sembrava im�possibile che una cos� lunga battaglia per la sopravvivenza dei mondi si risolvesse in quella semplice frase.</p><p>�... su altri pianeti� continu� il vecchio Governatore �e questo ci mette di fronte alla impossibilit� di procede�re. Punirvi, ora, per l�uso che avete fatto di questo procedi�mento, sarebbe come punirvi, moralmente se non legal�mente, per una infrazione a una legge che non esiste pi�.�</p><p>Gorr Holl emise un lungo e rumoroso sospiro di sollievo, che una occhiataccia gli fece prontamente reprimere.</p><p>�Non possiamo fare altro, perci�, che liberarvi, con un rimprovero ufficiale da parte del Comitato dei Governatori, per il vostro comportamento.�</p><p>Ora che il momento era passato, ora che era tutto finito, Kenniston prov� pochissima emozione, a ben vedere. Le sorti in gioco erano state talmente vaste che avevano quasi an�nullato il significato della sua sorte personale. Kenniston sa�peva che quell�impressione sarebbe scomparsa col tempo, che pi� tardi sarebbe stato lieto, e grato, ma ora...</p><p>Il vecchio Governatore, tuttavia, non aveva finito. Si rivol�geva ora, direttamente, a Varn Allan.</p><p>�Al disopra delle circostanze principali, rimane la con�dotta dei funzionari che ne avevano la responsabilit�. Siamo quindi costretti a esprimere una censura ufficiale per ci� che appare una imperdonabile incomprensione di un problema psicologico da parte dell�amministratrice in carica, e...� a questo punto si rivolse direttamente a Norden Lund �e, da parte del viceamministratore, per gli evidenti e imperdona�bili tentativi di menomare l�autorit� di un superiore in cari�ca, per scopi puramente egoistici.�</p><p>La voce fredda del vecchio Governatore termin� breve�mente, in tono aspro: �Abbiamo perci� proposto, al Centro dei Governatori, per l�amministratrice Allan: retrocessione, di un grado. Per il viceamministratore Lund: retrocessione, di un grado. L�udienza � tolta.�</p><p>Kenniston guard�, attraverso la vasta sala, Varn Allan. Il viso di lei non era mutato. In silenzio si volse per andarsene.</p><p>Gorr Holl gli dava ora grandi manate sulla schiena, e Ma�gro stava dicendo qualcosa, eccitato, ma Kenniston si liber� di loro e segu� Varn Allan. Lei lo vide avvicinarsi e lo attese. Ma Norden Lund sorse come un fantasma fra di loro.</p><p>Lund aveva il viso pallido di rabbia repressa, e la sua voce era roca, mentre si rivolgeva a Kenniston: �Cos�, voi primi�tivi avete rovinato la mia carriera!�</p><p>Varn Allan lo interruppe, con disprezzo: �Ve la siete rovi�nata voi stesso, Norden, coi vostri ambiziosi complotti.�</p><p>Lund si volse e si allontan�, livido in volto per l�ira. Varn Allan, guardandolo andar via, sospir� e disse: �Vi siete fatto un mortale nemico, Kenniston.�</p><p>�Mi siete nemica anche voi, per quello che vi ho fatto?�</p><p>Lei scosse il capo.</p><p>�No!� disse. �Non � stata colpa vostra. Di fronte a una situazione nuova e confusa, ho sbagliato. Ecco tutto.�</p><p>�Al diavolo ci� che pensate! Sono stati ingiusti con voi, invece! Voi avete fatto del vostro meglio, e...�</p><p>�E non � stato abbastanza� termin� per lui Varn Allan. Poi gli sorrise: �Non � una tragedia, del resto. Il compito di un amministratore non � cosa facile. Non ne sono del tutto addolorata.�</p><p>Kenniston non aveva mai ammirato come in quel mo�mento il coraggio di quella donna. Avrebbe voluto dirglielo, avrebbe voluto dirle molte cose, ma lei si allontan� un poco da lui, e disse: �Questo � un gran giorno per voi, Kenni�ston. Perch� proprio oggi hanno permesso, a quelli del vo�stro popolo che lo desiderano, di ritornare alla loro vecchia citt�.�</p><p>�S�, me ne hanno informato. So che � oggi.�</p><p>�E tornerete l� anche voi, con la vostra Carol. Ne sar� molto lieta, quella ragazza.�</p><p>Kenniston disse: �Varn...�</p><p>Ma lei non lo guardava pi� in viso. Disse, calma: �Questo non � il nostro addio. Ritornerete qui, prima che lasciamo la Terra.�</p><p>Kenniston rimase muto, oppresso da emozioni che non poteva definire. Infine disse: �S�! S�! Ritorner� qui, prima che ve ne andiate.�</p><p>Ella lo lasci�, e Kenniston rimase a guardarla, finch� ab�bandon� la sala. Poi, lentamente, anche lui usc� nella strada.</p><p>Un tremendo clamore lo colp� al viso. La piazza era affol�lata, ma un grande passaggio era aperto tra la folla, lungo il viale che conduceva alla porta della citt�. E la banda di Middletown, impettita e rigida nella sua uniforme scarlatta, fra un rullo alto di tamburi e un clamore di trombe, marcia�va, in testa a un lungo corteo, verso la porta.</p><p>Dietro la banda veniva una grossa macchina verde, sco�perta, col sindaco che ritto sul sedile posteriore, il faccione di nuovo aperto al sorriso, sventolava il cappello, gioiosamente, alla folla acclamante. E dietro quella macchina ne venivano molte altre, le vecchie macchine di un tempo, piene di uomi�ni eccitati e di donne che piangevano, le prime macchine del�la lunga carovana che si stava formando, per ritornare alla vecchia Middletown.</p><p>Kenniston vide la popolazione inneggiante che circonda�va Jon Arnol, e Hubble, e Gorr Holl, e Magro, poco lontano. Sapeva che sarebbe stato trascinato in quel gruppo, e allora, rientrato nella sala e uscito da un�altra porta, si avvi�, per strade temporaneamente deserte, all�alloggio di Carol e di sua zia.</p><p>Carol lo accolse con un festoso saluto, quand�egli entr�.</p><p>�Oh, Ken, allora sei libero? Avevano detto che sarebbe stato oggi, e ti aspettavo...�</p><p>�S�, � tutto finito� disse Kenniston.</p><p>�Allora possiamo partire, come gli altri?� domand� la signora Adams. �Possiamo ritornare a Middletown?�</p><p>�Non appena avrete preparato le vostre cose e io avr� condotto qui la jeep.�</p><p>�Ma ho preparato tutto da giorni� ribatt� la vecchia si�gnora. �Non vorrei rimanere in questo posto un minuto pi� del necessario. Ma immaginate! Mi hanno detto che molti, di quelli pi� giovani, vogliono rimanere qui. Di loro volont�, pensate: dicono che a loro questa citt� piace pi� di Middle�town, ora!�</p><p>Kenniston provava un curioso senso d�irrealt� mentre ca�ricava tutto nella jeep e si accodava alla grossa colonna di au�tomezzi che si snodava verso l�uscita della citt�.</p><p>Era proprio vero che finiva tutto cos�? Era proprio vero che ritornava alla vecchia citt�, alla vecchia vita, dopo quello che aveva fatto e veduto?</p><p>Avanti, lungo il grande viale, tra gli altissimi e bianchi edi�fici, e poi attraverso la grande porta, fuori, nella vasta pianu�ra... Il sole, rossastro, brillava sempre, opaco; ma ora un ven�to pi� caldo di quanti la Terra avesse mai sentito da milioni di anni soffiava attraverso la pianura, facendo ondeggiare i primi e timidi fili della nuova erba, portando dovunque un caldo soffio di vita nuova.</p><p>Ora oltrepassavano il piccolo incrociatore spaziale di Jon Arnol, e poi le grosse masse titaniche delle grandi astronavi della Federazione, adagiate sulla pianura.</p><p>Kenniston guard� le gigantesche navi e pens� ai vasti spa�zi, cosparsi di mondi e di stelle, che avrebbero percorso, poi torn� a guardare davanti a s�.</p><p>E alla fine, le macchine oltrepassarono la cresta delle colli�ne e discesero, gioiosamente, verso la vecchia Middletown.</p><p>Lungo tutte le vecchie strade familiari, le case comincia�vano a riaprirsi alla vita. Le imposte venivano spalancate, le doppie finestre tolte, le porte spalancate al vento tiepido, le donne si affaccendavano gi� con le scope sotto i portici inva�si dalla polvere. Le grida dei bambini e l�abbaiare dei cani si mescolavano al suono delle trombe delle macchine.</p><p>Avanti, lungo la Mill Street, lungo la Main Street, e avanti ancora. E infine, ecco la vecchia casa grigia, proprio come l�avevano lasciata.</p><p>Kenniston ferm� la jeep accanto al marciapiede. La signo�ra Adams scese. Sal� lentamente i pochi gradini, e apr� con la chiave la porta. Rimase ferma un istante, guardando nell�in�terno.</p><p>�Niente � cambiato� mormor�. �Ma tutta questa pol�vere! Dovr� mettermi a fare pulizia...�</p><p>Poi, improvvisamente, sedette sulla sua poltrona, accanto alla finestra, e si mise a piangere.</p><p>Carol non entr� subito. Facendo forza su se stesso, con uno strano imbarazzo, Kenniston domand�: �Sei contenta anche tu, Carol?�</p><p>�S�, Ken� rispose la ragazza, sorridendo.</p><p>�Bene...� disse Kenniston. �Ora debbo ritornare a Nuova Middletown per vedere Gorr e gli altri, prima che par�tano. Ma torner� presto.�</p><p>Carol lo guard�, e scosse il capo: �No, Ken. Non devi tor�nare.�</p><p>Kenniston la guard� sorpreso.</p><p>�Carol, cosa vuoi dire?�</p><p>Ma il viso di Carol era fermo.</p><p>�Voglio dire che tu non appartieni pi� a questo posto, Ken. Sei cambiato, quando sei andato lass�, fra le stelle. E cambierai ancora di pi�, nei giorni che verranno. Ti volgerai sempre pi� a quella nuova e strana vita. Mentre io non posso cambiare, Ken. Non a quel punto. Passeresti una vita infeli�ce, con me, attaccata come sono alle vecchie cose.�</p><p>�Ma i progetti che abbiamo fatto insieme, Carol...�</p><p>Carol scosse il capo.</p><p>�Ho fatto quei progetti con un altro uomo, un uomo che non � pi� qui, che non ritorner� qui mai pi�.�</p><p>Si alz� sulla punta dei piedi e lo baci�. Quindi entr� in ca�sa e richiuse la porta.</p><p>Kenniston rimase per qualche attimo incerto, esitante. Quindi, lentamente, risal� nella jeep e usc� dalla vecchia Middletown.</p><p>Dalla cresta delle colline pot� vedere nuovamente i grandi incrociatori spaziali, ancora adagiati sulla pianura accanto alla citt� della cupola. E quella citt� viveva ancora. Erano i giovani di Middletown, che avevano deciso di rimanervi; i giovani, che potevano ancora guardare verso il nuovo, verso il futuro.</p><p>Le grandi navi dello spazio avrebbero continuato a venire, ora che la Terra era nuovamente abitabile. I popoli delle stelle lontane si sarebbero mescolati col popolo di Middletown, e i giovani della Terra sarebbero andati verso gli altri soli, e gradatamente tutta la strana vicenda di Middletown sarebbe stata assorbita nella grande corrente della Storia.</p><p>Kenniston lanci� la jeep a tutta velocit�, verso la citt� lon�tana, dalla cupola splendente nel cielo. Sentiva ora un senso nuovo di libert�, e anche una profonda gratitudine per Carol, che non aveva cercato di trattenerlo. Ma sentiva anche una incertezza, una perplessit� nuova. Nuovi e vasti orizzonti si allargavano di fronte a lui ora, illimitati orizzonti di spazio, illimitate vie di nuovo pensiero. Ma si sentiva ancora un fi�glio della vecchia Terra, e quella nuova vita sarebbe stata una vita strana e solitaria. Si sarebbe sentito solo, solo.</p><p>Trov� gli altri ancora riuniti nella piazza, che parlavano fra loro: Gorr Holl, e Magro, e Arnol. E, con essi, c�era Varn Allan.</p><p>Lo videro, e Gorr Holl alz� le braccia, salutandolo a gran voce. Mentre s�avvicinava a loro, vide gli occhi ansiosi di Varn Allan che lo guardavano, in attesa, e cap� d�un tratto che aveva avuto torto poco prima, e che, nella stranezza di quegli anni futuri, non sarebbe stato solo.</p><empty-line/><subtitle>FINE</subtitle></section></body><binary id="cover" 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