<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><FictionBook xmlns="http://www.gribuser.ru/xml/fictionbook/2.0" xmlns:l="http://www.w3.org/1999/xlink"><description><title-info><genre>sf</genre><author><first-name>Stephen</first-name><last-name>Baxter</last-name></author><book-title>Il secondo viaggio</book-title><annotation><p>Il Viaggiatore del Tempo nel grande capolavoro di H.G. Wells �La macchina del tempo� pensa con rimpianto a �come sia stato breve il sogno dell�intelletto umano�. Ma Stephen Baxter sa quello che Wells non poteva sapere, cio� proiettandosi nel tempo il Viaggiatore ha cambiato il futuro e sar� destinato a cambiarlo ancora. Svegliandosi nella sua casa di Richmond, il Viaggiatore non riesce a soffocare i rimorsi. Ha abbandonato la bella e indifesa Weena, del mite popolo degli Eloi, alle brame cannibalesche dei Morlock, la razza umana degenerata da cui � stato costretto a fuggire. Decide cosi di ripartire prontamente per un nuovo viaggio nell�anno 802.701 d.C., ma scopre con sgomento di essere entrato in un altro futuro. Approda infatti nell�anno 657.208 all�interno di una sfera di Dyson costruita da una razza di Morlock infinitamente pi� evoluta: il suo viaggio ha inevitabilmente innescato ramificazioni temporali che si aprono su nuovi universi paralleli. Non rimane quindi che tornare nel passato, affrontare una versione di se stesso pi� giovane e impedire l�invenzione della macchina del tempo. Ma non � cosi semplice, perch� ecco apparire un�enorme e misterioso congegno, costruito per difendere a tutti i costi la macchina del tempo, che nel frattempo � diventata un�irrinunciabile arma segreta in una guerra futura... Ormai � chiaro, il destino del Viaggiatore non � solo quello di affrontare una sequela di avventure mozzafiato, ma di risolvere una catena di paradossi che si stanno moltiplicando attorno a lui. E soprattutto non ha abbandonato l�idea di ritrovare e salvare la sua Weena. Stephen Baxter reinterpreta le idee di Wells alla luce delle pi� recenti scoperte sulla natura dello spazio, del tempo e della meccanica quantistica, ma soprattutto, con estrema fedelt� e vigore narrativo, riscopre e rilancia verso nuovi orizzonti l�emozione che La macchina del tempo aveva saputo regalare.</p></annotation><date value="2002-01-01">2002</date><coverpage><image l:href="#cover"/></coverpage><lang>it</lang><src-lang>en</src-lang><translator><first-name>Alessandro</first-name><last-name>Zabini</last-name></translator></title-info><src-title-info><genre>sf</genre><author><first-name>Stephen</first-name><last-name>Baxter</last-name></author><book-title>The Time Ships </book-title><date value="1995-01-01">1995</date><lang>en</lang></src-title-info><document-info><author><nickname>Cosmopilit</nickname></author><program-used>calibre 2.53.0, FictionBook Editor Release 2.6.6, fb2cut 2.5.4, fb2cut 2.6.2</program-used><date value="2016-08-11">7.8.2016</date><id>c1def2a7-e71c-4cfc-b167-b57baa2e1a90</id><version>1.0</version></document-info><publish-info><book-name>Stephen Baxter. Il secondo viaggio</book-name><publisher>Nord</publisher><city>Milano</city><year>2002</year><isbn>88-429-1199-2</isbn><sequence name="Cosmo Oro" number="193"/></publish-info></description><body><title><p>Stephen Baxter</p><p>Il secondo viaggio</p><p>(L�incognita tempo)</p></title><section><title><p>PROLOGO</p></title><p>La mattina di venerd�, dopo il mio ritorno dal futuro, mi destai a un�ora piuttosto tarda da un sonno profondo senza sogni.</p><p>Scostando le coperte, mi alzai dal letto. Osservai il sole, che come al solito avanzava lentamente nel cielo, rammentando come dalla prospettiva accelerata di un Viaggiatore nel Tempo pareva invece spostarsi a grandi balzi nel firmamento! Ormai mi sentivo nuovamente imprigionato nel lento fluire del tempo, come un insetto in una goccia d�ambra.</p><p>I consueti rumori mattutini di Richmond si affollavano fuori della mia finestra. Lo scalpiccio dei cavalli, il rumoreggiare delle ruote sull�acciottolato, lo sbattere degli sportelli. Un tram a vapore percorse goffamente Petersham Road eruttando fumo e faville, mentre le urla dei venditori ambulanti, simili alle strida dei gabbiani, riecheggiavano nell�aria. Poco a poco, i miei pensieri si allontanarono dalle strepitose avventure nel tempo per tornare alla realt� quotidiana: scorsi gli articoli della <emphasis>Pall Mall Gazette,</emphasis> studiai l�andamento del mercato azionario, e sperai che con la posta del mattino arrivasse l�ultimo numero <emphasis>dell�American Journal of Science,</emphasis> che avrebbe dovuto ospitare alcune mie riflessioni sulle scoperte di A. Michelson e E. Morley a proposito di certe peculiarit� della luce, di cui la stessa rivista aveva riferito quattro anni prima, nel 1887� e via di questo passo!</p><p>I dettagli della vita quotidiana mi affollarono la mente, talch� il ricordo della mia avventura nel futuro parve diventare una fantasia, o persino un�assurdit�.</p><p>Ripensandovi, mi sembr� che l�intera esperienza avesse qualcosa di allucinatorio, una qualit� quasi di sogno. Rammentavo la sensazione di precipitare, la vaghezza che tutto assumeva durante il viaggio nel tempo, e infine il mio tuffo nel mondo d�incubo dell�Anno del Signore 802.701. La presa dell�ordinario sull�immaginario � notevole. Mentre me ne stavo l�, in pigiama, qualcosa dell�incertezza che alla fine mi aveva assalito la notte precedente ritorn�, e cominciai a dubitare persino dell�esistenza della macchina del tempo, nonostante i ricordi limpidissimi dei due anni che avevo dedicato alla sua costruzione, per non parlare dei due decenni precedenti, durante i quali avevo elaborato la teoria del viaggio nel tempo sulla base delle anomalie osservate nel corso dei miei studi di fisica ottica.</p><p>Ripensando alla conversazione con i miei ospiti a cena la sera precedente (quelle poche ore mi sembravano di gran lunga pi� vivide, ormai, delle intere giornate che avevo trascorso nel futuro), rammentai le diverse reazioni suscitate dal mio racconto: al piacere con cui di solito veniva accolta una storia ben raccontata, si erano accompagnate sfumature di simpatia o di velata derisione, a seconda del temperamento individuale, nonch�, come ben ricordavo, dallo scetticismo generale. Soltanto il buon amico che in queste pagine chiamer� lo Scrittore parve ascoltare il mio racconto stravagante con un certo grado di simpatia e di fiducia.</p><p>Mentre mi sgranchivo davanti alla finestra, i dubbi sui miei stessi ricordi subirono uno scossone. Il dolore alla schiena era reale, lancinante, come pure le fitte brucianti dei muscoli delle gambe e delle braccia, che erano stati sottoposti a duri sforzi sebbene appartenessero a un uomo non pi� giovane e fuori allenamento. <emphasis>Be�,</emphasis> pensai, <emphasis>se il tuo viaggio nel futuro � stato davvero un sogno, compresa la Notte Nera dello scontro con i Morlock nella foresta, da dove vengono questi dolori? Ti sei messo a fare capriole in giardino, in preda a un accesso di follia?</emphasis></p><p>Poi vidi ammucchiati in maniera disordinata in un angolo della stanza gli indumenti logori e stracciati, ormai inutilizzabili, che avevo indossato durante il mio viaggio nel futuro. Notando che erano macchiati d�erba, strinati dal fuoco e con le tasche strappate, ricordai che Weena aveva usato queste ultime come vasi improvvisati, riempiendole con i fiori dai colori tenui che crescevano nel futuro. Mancavano le scarpe, naturalmente (e provai una strana fitta di rimpianto per le vecchie, comode scarpe da casa che avevo sconsideratamente indossato prima di partire per quel futuro ostile, e che in seguito avevo abbandonato a chiss� quale destino); tuttavia l�, sul tappeto, c�erano le calze, lacere, sporche, insanguinate.</p><p>Per qualche ragione, furono soprattutto le calze, quelle vecchie, ridicole calze stracciate, a convincermi, con la loro grezza esistenza, che non ero impazzito, e che la mia esperienza nel futuro non era stata un sogno.</p><p>Capii che avrei dovuto intraprendere un nuovo viaggio nel tempo, per dimostrare che quel futuro era reale quanto la Richmond del 1891. Solo cos� avrei persuaso la mia cerchia di amici e colleghi scienziati, dissipando inoltre le ultime tracce di incredulit� che io stesso provavo.</p><p>Nel giungere a tale risoluzione, rividi all�improvviso il volto dolce e vacuo di Weena, come se si fosse trovata l� dinanzi a me. La mestizia mi strazi� il cuore, insieme a una fitta di rimorso per la mia stessa impulsivit�. Weena, la giovane donna appartenente al popolo degli Eloi, mi aveva seguito sino al Palazzo di Porcellana Verde attraverso la foresta che nel lontano futuro aveva nuovamente ricoperto la valle del Tamigi, per� in seguito si era smarrita nella confusione dell�incendio e dei truci assalti dei Morlock. Debbo riconoscere che sono sempre stato incline ad agire prima ancora di riflettere. Nella mia esistenza di scapolo questa tendenza non aveva mai messo a repentaglio la vita di nessuno, tranne la mia, finch� nella mia avventatezza e nella mia impetuosit� non avevo abbandonato la povera e fiduciosa Weena a una morte orribile nelle tenebre della Notte Nera dei Morlock.</p><p>Avevo le mani lorde di sangue, e non solo di quello dei Morlock, subumani lerci e degenerati. Decisi che era mio dovere rimediare in qualunque modo al trattamento indegno con cui avevo ricambiato la fiducia di Weena.</p><p>Era una decisione irrevocabile: le mie avventure, fisiche e intellettuali, non erano ancora concluse.</p><empty-line/><p>Chiesi alla signora Watchet di prepararmi il bagno, ed entrai nella vasca. Nonostante l�urgenza di agire, mi concessi il tempo di rimettere in sesto le mie povere ossa ammaccate. Esaminai con scrupolo le vesciche e i graffi che avevo ai piedi, nonch� le lievi ustioni alle mani.</p><p>Dopo essermi rivestito rapidamente, consumai la colazione preparatami dalla signora Watchet. Divorai avidamente uova, funghi e pomodori, ma il bacon e le salsicce, salati e unti, mi suscitarono un lieve disgusto.</p><p>Non potei fare a meno di rammentare i Morlock, e le carni che li avevo visti consumare durante i loro pasti schifosi. Ricordai, inoltre, che le recenti esperienze non avevano sminuito il mio appetito nei confronti del montone, la sera precedente a cena, alla quale ero giunto per� molto pi� affamato. Era mai possibile che stessero affiorando in me le conseguenze dello shock e dell�inquietudine suscitati dalle mie disavventure?</p><p>� mia abitudine, per�, consumare una colazione abbondante, giacch� sono persuaso che una buona dose di peptone nelle arterie all�inizio della giornata sia essenziale al buon funzionamento della vigorosa macchina umana. E la giornata che mi attendeva sarebbe stata la pi� ardua che avessi mai affrontato in vita mia. Di conseguenza, terminai la colazione senza badare alla nausea, masticando risolutamente le fette di bacon.</p><p>Poi mi cambiai, indossando un completo estivo semplice e pratico. Come credo di aver detto ai miei amici la sera prima, mi era parso evidente, durante il viaggio nel tempo, che l�inverno era stato bandito dall�anno 802.701 (anche se non avrei saputo dire se in conseguenza dell�evoluzione naturale, di una modificazione artificiale oppure di uno spostamento del sole), perci� nel futuro non avrei avuto bisogno di cappotti e sciarpe. Presi per� un cappello, per proteggere la mia pallida fronte inglese dal sole del futuro, e infilai i miei stivali da passeggio pi� robusti.</p><p>Munito di un piccolo zaino, iniziai a perlustrare la casa, frugando negli armadi e nei cassetti alla ricerca dell�equipaggiamento che ritenevo necessario per il mio secondo viaggio, allarmando non poco la povera, paziente signora Watchet, la quale, ne sono certo, era convinta ormai da tempo che la mia sanit� mentale fosse svanita nelle nebbie della mitologia. Com�� tipico del mio comportamento, smaniavo di partire, eppure mi imposi di non essere cos� impetuoso com�ero stato la prima volta, allorch� avevo viaggiato per ottomila secoli senz�altra protezione che un paio di scarpe da casa e un�unica scatola di fiammiferi.</p><p>Imbottii lo zaino di tutti i fiammiferi che riuscii a trovare in casa, anzi, spedii Hillyer dal tabaccaio ad acquistarne altre scatole. Feci provvista anche di canfora, di candele e, in ossequio a un impulso improvviso, di una matassa di spago robusto, nel caso che, trovandomi in difficolt�, fossi stato costretto a fabbricare candele. In realt�, sapevo ben poco in materia, ma nella luce intensa di quella mattina piena d�ottimismo, non dubitavo affatto della mia capacit� d�improvvisare.</p><p>Presi disinfettante, unguenti, compresse di chinino, un rotolo di bende. Non possedevo fucili n� pistole, ma dubito che me le sarei procurate, perch� quando le munizioni sono finite, le armi da fuoco diventano inutili. Invece, m�infilai in tasca un coltello a serramanico.</p><p>Aggiunsi nello zaino anche un sacchetto di attrezzi: un cacciavite, chiavi di diverse misure, un seghetto a mano con lame di riserva, una quantit� di viti, nonch� alcune leve di nichel, di ottone e di quarzo. Non volevo di certo rimanere bloccato nel futuro per un guasto alla macchina del tempo causato dalla mancanza di un po� d�ottone: anche se avevo progettato di costruirne una nuova, allorch� mi era stata rubata dai Morlock nell�802.701, non avevo alcuna prova che in quel corrotto mondo futuro sarei riuscito a trovare i materiali per eventuali riparazioni, neppure per sostituire una semplice vite tranciata. I Morlock avevano conservato certe conoscenze tecniche, per� non mi allettava affatto la prospettiva di dover trattare con quei pallidi vermi per procurarmi un paio di bulloni.</p><p>Recuperai la mia Kodak, munita di flash e caricata con un rullino da cento negativi. Ricordavo che mi era parsa maledettamente costosa (nientemeno che venticinque dollari) quando l�avevo acquistata a New York; tuttavia, se fossi tornato con qualche immagine del futuro, anche un semplice negativo da due pollici avrebbe superato il valore dei pi� grandi capolavori della storia dell�arte.</p><p>Infine, mi domandai se fossi pronto. Senza rivelare naturalmente dov�ero diretto, chiesi consiglio alla povera signora Watchet. Ebbene, dopo aver gettato un�occhiata nello zaino pieno, quella brava donna, onesta, semplice, affidabile, d�animo devoto e imperturbabile, inarc� con decisione un sopracciglio, si rec� nella mia camera, e torn� con calze e maglieria intima di riserva, nonch� con la mia pipa, gli accessori e il tabacco, prelevati dalla mensola del caminetto: in quel momento, provai l�impulso di baciarla.</p><p>Cos�, con il mio solito miscuglio di febbrile impazienza e superficiale intelligenza, e con una fiducia infinita nella buona volont� e nel buon senso altrui, mi sentii finalmente pronto per viaggiare di nuovo nel tempo.</p><empty-line/><p>Con lo zaino sotto un braccio e la Kodak sotto l�altro, mi recai al laboratorio, dove mi attendeva la macchina del tempo. Ma passando nella sala da fumo fui sorpreso di scoprire che avevo una visita: si trattava di uno degli ospiti della sera precedente, forse il mio amico pi� intimo, ossia lo Scrittore che ho gi� menzionato. Stava al centro della stanza, abbigliato con un completo sgraziato, la cravatta annodata nella maniera pi� rozza che si potesse immaginare, con le mani che ciondolavano goffamente lungo i fianchi.</p><p>In quel momento ricordai che, fra gli amici e i conoscenti che avevo convocato per ascoltare il primo resoconto della mia impresa, era stato proprio quel giovane serio e attento ad ascoltare con maggiore interesse, in un silenzio vibrante di partecipazione.</p><p>Per me era un piacere rivederlo, e gli ero grato del fatto che non mi avesse evitato come un eccentrico�� una reazione normale dopo il mio comportamento della sera precedente�� ma invece fosse tornato a farmi visita. Sorrisi e, avendo le mani occupate dallo zaino e dalla macchina fotografica, protesi un gomito, che lui afferr� e scosse solennemente:�� Sono terribilmente occupato�� spiegai�� con quell�apparecchio l� dentro.</p><p>Mentre lo Scrittore mi osservava, ebbi l�impressione di scorgere nei suoi occhi azzurri una disperata volont� di credere:�� Allora non � uno scherzo? Viaggia davvero nel tempo?</p><p>��S�, non c�� il minimo dubbio�� risposi, sostenendo il pi� a lungo possibile il suo sguardo affinch� si convincesse una volta per tutte.</p><p>Era basso, tarchiato, con la fronte ampia, le fedine a ciuffi, le orecchie sgraziate, il labbro inferiore sporgente. Era giovane, sui venticinque anni, credo, vale a dire una ventina pi� giovane di me, eppure i suoi capelli lisci mostravano gi� segni di calvizie. La sua andatura aveva qualcosa di elastico; dalla sua persona emanava una certa energia nervosa, come quella di un uccello, eppure il suo aspetto pareva malaticcio. Sapevo che soffriva di occasionali emorragie a seguito di un calcio nelle reni ricevuto durante una partita di pallone, quando lavorava come insegnante in qualche scuola privata dimenticata da Dio, in Galles. E quel giorno, i suoi occhi azzurri come al solito velati di stanchezza, brillavano d�intelligenza, nonch� di sincera apprensione per la mia sorte.</p><p>In quel periodo, il mio amico teneva corsi per corrispondenza, per� era un sognatore. Durante le nostre piacevoli riunioni conviviali del gioved� sera, a Richmond, esprimeva le sue riflessioni sul futuro e sul passato, e le sue ultime meditazioni sul significato delle empie e squallide teorie di Darwin, o su qualsiasi altro argomento.</p><p>Sognava la perfettibilit� della razza umana: s�, era proprio il tipo che poteva desiderare con tutto il cuore che il mio racconto sui viaggi temporali fosse autentico.</p><p>Se l�ho definito Scrittore, suppongo che sia per un affetto di vecchia data, giacch�, a quanto ne sapevo, aveva pubblicato soltanto qualche goffo saggio speculativo su riviste universitarie e simili. Tuttavia non dubitavo che la sua mente vivace gli avrebbe scavato una nicchia di qualche genere nel mondo delle lettere, senza contare che, pi� pertinentemente, <emphasis>lui stesso</emphasis> non ne dubitava.</p><p>Bench� fossi ansioso di partire, indugiai brevemente. Forse lo Scrittore avrebbe potuto essere testimone del mio nuovo viaggio, anzi, mi chiesi in quel momento se non stesse gi� progettando di trascrivere le mie recenti avventure in qualche forma adatta alla pubblicazione.</p><p>Ebbene, in tal caso avrebbe avuto la mia benedizione.</p><p>��Mi occorre soltanto mezz�ora�� dichiarai, calcolando che avrei potuto ritornare precisamente in quel tempo e in quel luogo semplicemente toccando le leve della mia macchina, a prescindere da quanto avrei scelto di restare nel futuro o nel passato.�� So perch� � qui, ed � terribilmente gentile da parte sua. Ecco� qui trover� qualche rivista. Se rimarr� a pranzo le dimostrer� nella maniera pi� completa, con tanto di prove materiali, che � possibile viaggiare nel tempo. E ora, se vuole scusarmi�</p><p>Lo Scrittore acconsent�. Lo salutai con un cenno del capo, poi, senza dire altro, proseguii nel corridoio sino al laboratorio.</p><p>Fu cos� che mi congedai dal mondo del 1891. Non sono mai stato uomo di affetti profondi, n� incline agli addii cerimoniosi, ma se avessi immaginato che non avrei mai pi� rivisto lo Scrittore, o almeno, non in carne e ossa, credo che sarei stato pi� espansivo.</p><empty-line/><p>Entrai nel laboratorio. Era attrezzato come un�officina, con un tornio a vapore fissato al soffitto che azionava un certo numero di utensili mediante cinghie di cuoio. Sui banchi erano installati altri torni pi� piccoli, una punzonatrice, alcune presse, saldatrici ad arco all�acetilene, morse, e cos� via. Sopra un banco erano sparsi pezzi metallici e disegni, mentre avevo lasciato cadere sul pavimento, in mezzo alla polvere, gli scarti e i frutti ormai inutilizzabili del mio lavoro, giacch� per natura non sono ordinato. Per esempio, mi trovai fra i piedi la leva di nichel che aveva ritardato il mio primo viaggio nel tempo: avevo scoperto, infatti, che era troppo corta di due centimetri e mezzo, perci� ero stato costretto a fabbricarne un�altra.</p><p>Per un paio di decenni avevo trascorso gran parte della mia vita in quell�ambiente: ricavato da una serra con una sottile struttura in ferro battuto dipinta di bianco, si affacciava sul giardino, e in passato aveva offerto una bella vista del fiume. Ma molto tempo prima avevo fatto sostituire i vetri con tavole di legno, sia per avere un�illuminazione sempre uniforme, sia per sottrarmi alla curiosit� dei vicini. In quel momento, per�, gli attrezzi e gli apparecchi che si scorgevano nella semioscurit� mi rammentarono le enormi macchine che avevo intravisto nelle caverne dei Morlock. Mi domandai se non avevo qualcosa di morboso che mi apparentasse ai Morlock e decisi che, al mio ritorno, avrei sostituito nuovamente le tavole con i vetri, in modo tale che nel laboratorio regnasse la luce degli Eloi, anzich� la tenebra dei Morlock.</p><p>Finalmente, mi avvicinai alla macchina del tempo.</p><p>Il grosso congegno sbilenco si trovava presso la parete nordoccidentale del laboratorio, nella posizione in cui a ottocento millenni di distanza nel tempo, l�avevano collocato i Morlock, nel tentativo d�intrappolarmi all�interno della base della Sfinge Bianca. Lo spostai di nuovo fino all�angolo sudoccidentale, dove l�avevo costruito. Guardando all�interno distinsi nella penombra i quattro cronometri che misuravano il passaggio della macchina attraverso la statica successione di date che costituivano la Storia. In quel momento, naturalmente, tutte le lancette erano sullo zero, poich� la macchina era tornata nella propria epoca. Accanto alla fila dei cronometri erano installate le due leve che consentivano di avviare quella creatura nelle due direzioni: il passato e il futuro.</p><p>D�impulso, protesi una mano per accarezzare la leva del futuro. Il solido e intricato congegno di metallo e d�avorio rabbrivid� come se fosse vivo. Sorrisi. La macchina mi stava rammentando che ormai non apparteneva pi� a quel pianeta, a quello spazio, a quel tempo! Unica fra tutti gli oggetti materiali dell�universo, tranne quelli che avevo portato con me, la macchina del tempo <emphasis>aveva otto giorni pi� del suo mondo,</emphasis> in quanto ero tornato il giorno stesso della mia partenza, dopo una settimana trascorsa nell�epoca dei Morlock.</p><p>Posai la macchina fotografica e lo zaino sul pavimento del laboratorio e appesi il cappello all�interno dello sportello. Rammentando che i Morlock avevano ispezionato la macchina, la esaminai per accertarmi che non l�avessero manomessa. Non mi presi la briga di pulire la gabbia dalle chiazze di fango e dai residui d�erba e di muschio che ancora la imbrattavano, perch� non mi ero mai curato delle apparenze. Raddrizzai per� una sbarra che si era piegata, controllai le viti, lubrificai le leve di quarzo.</p><p>Rievocando nella mente il disperato senso di panico alla scoperta che i Morlock mi avevano rubato la macchina del tempo, provai uno slancio di affetto sincero nei confronti di quello sgraziato congegno. Era costituito da una gabbia di nichel, ottone e quarzo, ebano e avorio, e la forma ricordava forse un orologio da chiesa, con un sellino da bicicletta incongruamente installato al centro. Il quarzo e il cristallo di rocca, cosparsi da un velo di plattnerite, che scintillavano lungo l�intelaiatura conferivano al congegno un aspetto sghembo e irreale.</p><p>Naturalmente, la macchina non avrebbe potuto funzionare senza le propriet� della strana sostanza che io stesso avevo battezzato <emphasis>plattnerite.</emphasis></p><p>Ricordai le circostanze in cui ne ero entrato casualmente in possesso: una notte di vent�anni prima, uno sconosciuto aveva bussato alla porta e mi aveva consegnato un pacchetto che ne conteneva un campione. Alto e massiccio, di parecchi anni pi� vecchio di me, con la chioma brizzolata, la testa grande e strana, abbigliato con indumenti dai tipici colori usati nella giungla, si era presentato come Plattner e mi aveva esortato a studiare la potente sostanza contenuta in un flacone per medicinali. Ebbene, quella sostanza era rimasta del tutto ignorata sopra uno scaffale del laboratorio per oltre un anno, mentre mi dedicavo a ricerche pi� importanti, finch�, in un tetro pomeriggio domenicale, avevo prelevato il flacone dallo scaffale�</p><p>E ci� che avevo scoperto aveva condotto, infine� alla macchina del tempo!</p><p>Il propellente della macchina, ci� che rendeva possibile viaggiare nel tempo, era la plattnerite cosparsa sulla struttura di quarzo. Ma mi lusingo di credere che fosse stata necessaria la mia personale combinazione di analisi e d�immaginazione per comprendere e sfruttare le propriet� di quella sostanza sorprendente, che un uomo meno ingegnoso non avrebbe saputo individuare.</p><p>Senza il conforto di verifiche sperimentali, avevo preferito non divulgare i risultati che avevo ottenuto in quel bizzarro campo di ricerca. Mi ripromisi di scrivere subito dopo il mio ritorno, con il conforto di reperti e fotografie, un resoconto per <emphasis>Philosophical Transactions,</emphasis> che sarebbe diventato sicuramente famoso, aggiungendosi ai diciassette saggi di fisica ottica che vi avevo gi� pubblicato. Pensai che sarebbe stato divertente dare al resoconto un arido titolo del tipo �Alcune riflessioni sulle anomale propriet� cronotiche del minerale chiamato <emphasis>plattnerite�,</emphasis> e inserirvi la rivelazione sconvolgente della possibilit� reale di viaggiare nel tempo!</p><p>Ero pronto. Mi rimisi in testa il cappello, con la falda sugli occhi, e sistemai lo zaino e la macchina fotografica sotto il sellino. D�impulso, andai verso il caminetto a prendere l�attizzatoio. Soppesando il robusto arnese, pensai che avrebbe potuto essermi utile, quindi lo infilai saldamente nella gabbia della macchina.</p><p>Montai sul sellino e posai una mano sulle leve di partenza. La macchina trem�, come se fosse diventata un animale del tempo.</p><p>Osservando il laboratorio nella sua realt� terrestre, rimasi colpito dal fatto che in quel momento apparivamo entrambi fuori posto: io, nel mio costume da esploratore dilettante, e la macchina, con la sua forma aliena e i suoi residui di futuro, bench� tutti e due fossimo in un certo senso figli di quel luogo. Ebbi la tentazione d�indugiare. Che male avrebbe fatto restare un altro giorno, o una settimana, o un anno, adagiato nelle comodit� del mio secolo? Avrei potuto recuperare le forze, guarire dalle ferite� Mi stavo forse lanciando con troppa precipitazione nella nuova avventura?</p><p>Dal corridoio giunse un rumore di passi, la maniglia della porta ruot�: <emphasis>Dev�essere lo Scrittore,</emphasis> pensai.</p><p>D�improvviso, presi una decisione. Il mio coraggio non sarebbe certo aumentato se mi fossi trattenuto in quel cupo e imbalsamato diciannovesimo secolo. Inoltre, non avevo nessun altro a cui dire addio.</p><p>Spinsi la leva sulla posizione estrema. Ebbi la strana sensazione di <emphasis>ruotare</emphasis> che si prova nel primo istante del viaggio temporale, seguita da quella altrettanto incontrollabile di precipitare a capofitto. Il fatto di riprovare quella sensazione inquietante mi strapp� un�esclamazione, credo. Ebbi l�impressione di udire un tintinnio: forse un vetro del lucernario fracassato dallo spostamento d�aria. E poi, per l�infinitesimo brandello di un secondo, lo vidi sulla soglia: lo Scrittore, una figura indistinta e spettrale, con una mano alzata protesa nella mia direzione, e intrappolato nel tempo!</p><p>Infine scomparve, risucchiato nel vortice invisibile del mio volo. Le pareti del laboratorio si fecero indistinte, e ancora una volta si dispiegarono attorno a me le ali immani del giorno e della notte.</p></section><section><title><p>LIBRO PRIMO</p><p>La notte nera</p></title><section><title><p>1</p><p>Viaggiare nel tempo</p></title><p>Esistono tre dimensioni dello spazio attraverso cui ognuno pu� muoversi liberamente. Il tempo � semplicemente una <emphasis>quarta</emphasis> dimensione, identica alle altre in ogni sua caratteristica, tranne il fatto che la nostra coscienza � obbligata a percorrerla a un�andatura regolare, come la punta del mio pennino sulla pagina.</p><p>Nel corso dei miei studi sulle propriet� peculiari della luce, avevo ipotizzato che se soltanto fosse stato possibile <emphasis>piegare</emphasis> le quattro dimensioni dello spazio e del tempo, per esempio scambiando la lunghezza con la durata, allora sarebbe stato possibile percorrere le vie della storia con la stessa facilit� con cui si poteva prendere una carrozza per andare nel West End.</p><p>La plattnerite inserita nelle componenti della macchina del tempo era la chiave del funzionamento di quest�ultima, giacch� le consentiva di ruotare in maniera del tutto insolita, in una nuova configurazione della struttura spazio-temporale. Di conseguenza, chi avesse assistito alla partenza della macchina del tempo, com�era il caso dello Scrittore, l�avrebbe vista roteare vertiginosamente prima di scomparire dalla storia, mentre il conducente, ovvero io stesso, provava un inevitabile senso di vertigine indotto dalla forza centrifuga e dalla forza di Coriolis, nonch� l�impressione di essere catapultato fuori della macchina.</p><p>Nonostante tutti questi effetti, la rotazione provocata dalla plattnerite era di una qualit� diversa rispetto a quella di una trottola, o alla lenta rivoluzione della Terra.</p><p>Nel conducente, la sensazione di roteare veniva contraddetta dall�illusione di essere seduto immobile sul sellino intanto che il tempo scorreva all�esterno della macchina, giacch� <emphasis>si trattava di una rotazione all�esterno del tempo e dello spazio stessi.</emphasis></p><empty-line/><p>Mentre le notti si susseguivano ai giorni, i tratti indistinti del laboratorio si dissolsero, e mi ritrovai all�aria aperta. Ancora una volta attraversai l�epoca futura in cui, credo, il laboratorio sarebbe stato demolito. Il sole sfrecciava nel cielo come una palla di cannone, condensando interi giorni nello spazio di un minuto e illuminando la vaga struttura scheletrica del laboratorio intorno a me. In breve tempo, la struttura scomparve, lasciandomi sul versante di una collina.</p><p>La velocit� del mio viaggio nel tempo aument�. Il succedersi delle notti e dei giorni si fuse in un crepuscolo blu, in cui potei osservare la luna ruotare nelle sue fasi come la trottola di un ragazzino. Mentre procedevo con un�accelerazione sempre maggiore, il tragitto del sole divenne un arco luminoso che ondeggiava nello spazio. Intorno a me si susseguirono le stagioni, in raffiche di bianco niveo e di verde primaverile. Alla fine, l�accelerazione mi trasport� in un nuovo stato di quiete, in cui soltanto i cicli annuali della Terra medesima, il passaggio della cintura solare da un solstizio all�altro, pulsarono come un battito cardiaco sul paesaggio in trasformazione.</p><p>Non sono certo di avere descritto, nel mio primo resoconto, il <emphasis>silenzio</emphasis> in cui ci si trova sospesi allorch� si viaggia nel tempo. Il canto degli uccelli, il tramestio lontano del traffico, il ticchettio degli orologi, persino il debole respiro della struttura stessa di una casa�</p><p>Tutto ci� costituisce l�arazzo tanto complesso quanto impercettibile sullo sfondo del quale si svolgono le nostre esistenze. Ma io, avulso dal flusso temporale, ero accompagnato soltanto dai rumori del mio stesso respiro e dal morbido cigolio come di bicicletta della macchina del tempo sotto il mio peso.</p><p>Provavo una sensazione straordinaria d�isolamento: era come se fossi stato scagliato in qualche nuovo universo buio, attraverso le cui pareti il nostro mondo era visibile come dai vetri sporchi di una finestra. In quel nuovo universo, per�, ero l�unico essere vivente. Una sensazione di smarrimento profondo scese su di me, e unitamente a quella di precipitare vertiginosamente che si accompagnava al viaggio nel futuro, suscit� nausea e depressione.</p><p>A un tratto, il silenzio fu rotto da un mormorio cupo, privo d�origine, simile al fragore vorticoso di un fiume immenso, che mi assord�. L�avevo gi� notato durante il mio primo volo. Non potevo esserne certo, tuttavia mi pareva che fosse prodotto dal mio inopportuno passaggio attraverso il fluire maestoso del tempo.</p><p>Eppure sbagliavo, come mi accadeva tanto spesso nella mia frettolosa formulazione di ipotesi!</p><empty-line/><p>Osservai i quattro cronometri, picchiettando i quadranti con l�unghia dell�indice per accertarmi che funzionassero. Gi� la lancetta del secondo, che misurava i giorni in migliaia, aveva cominciato a spostarsi dalla sua posizione di quiete.</p><p>I cronometri, servi muti e fedeli, ricavati da altrettanti manometri, funzionavano misurando una determinata sollecitazione di taglio, indotta dagli effetti di torsione del viaggio temporale, in una barra di quarzo cosparsa di plattnerite, ed erano stati progettati per contare i giorni, anzich� gli anni, i mesi, gli anni bisestili, o le feste mobili.</p><p>Non appena avevo iniziato a meditare sui problemi pratici inerenti ai viaggi temporali, e in particolare quello di misurare la posizione della macchina, avevo dedicato parecchio studio alla progettazione di un cronometro capace di misurare il tempo nel modo consueto, ossia in secoli, in anni, in mesi e in giorni, ma non avevo tardato a scoprire che molto probabilmente avrei dovuto dedicare pi� lavoro a questo singolo aspetto che all�intero progetto.</p><p>I difetti del nostro antiquato calendario mi avevano esasperato. Risultato di una serie di tentativi inadeguati, risalenti agli inizi della societ� organizzata, di misurare periodi come la stagione della semina e momenti come il solstizio d�inverno, il nostro calendario era un�assurdit� storica, e non veniva riscattato neppure dalla precisione, almeno dal punto di vista cosmologico che intendevo affrontare.</p><p>Avevo scritto lettere furenti al <emphasis>Times,</emphasis> proponendo riforme che avrebbero consentito di eseguire calcoli con precisione e senza ambiguit� su scale temporali di valore autentico per gli scienziati moderni. Tanto per cominciare, avevo sostenuto, occorreva sbarazzarsi dall�ingombro assurdo degli anni bisestili. Un anno � costituito da circa trecentosessantacinque giorni e un quarto, e questo quarto casuale provoca la ridicola sciarada delle correzioni bisestili. Avevo dunque proposto un�alternativa fra due metodi in grado di sostituire efficacemente questo sistema assurdo. Considerando il <emphasis>giorno</emphasis> come unit�, si sarebbero potuti costruire mesi e anni sui multipli dei giorni: un anno di trecento giorni, composto da dieci mesi di trenta giorni. Naturalmente, ci� avrebbe comportato perdere in breve tempo la sincronia fra le stagioni, l�anno e i mesi, ma ci�, in una civilt� avanzata come la nostra, avrebbe sicuramente causato ben poche difficolt�. Il Royal Observatory di Greenwich, per esempio, avrebbe potuto pubblicare ogni anno un almanacco in cui fossero indicate le date dei cicli solari, ossia gli equinozi e cos� via, allo stesso modo in cui tutti gli almanacchi del 1891 indicavano le feste mobili delle chiese cristiane.</p><p>Considerando invece come unit� fondamentale il <emphasis>ciclo delle stagioni,</emphasis> si sarebbe potuto calcolare il primo giorno dell�anno come frazione esatta, per esempio un centesimo, dell�anno stesso. Ci� avrebbe naturalmente comportato che la transizione fra la notte e il giorno, il sonno e la veglia, sarebbe avvenuta a ore diverse ogni primo dell�anno. Ma quale importanza avrebbe avuto? Avevo argomentato che molte citt� moderne erano gi� attive ventiquattr�ore al giorno. Quanto al punto di vista umano, non � difficile imparare a tenere un diario: con l�ausilio di registrazioni adeguate, sarebbe stato possibile programmare con pochi giorni d�anticipo la transizione fra il sonno e la veglia.</p><p>Infine, avevo proposto di adottare il punto di vista dell�epoca in cui la coscienza umana si sarebbe espansa ben oltre la prospettiva del presente del diciannovesimo secolo, adottando quella del pensiero costretto ad abbracciare decine di millenni. A questo scopo, avevo ideato un nuovo calendario cosmologico, basato sulla precessione degli equinozi, vale a dire la lenta inclinazione dell�asse del pianeta, dovuta alla diseguale attrazione gravitazionale del sole e della luna: un ciclo che si compie in venti millenni. Con un anno di tali proporzioni come unit�, avremmo potuto misurare il nostro destino con precisione, senza ambiguit�, sia nel presente, sia per tutto il tempo a venire.</p><p>Avevo sostenuto che il significato simbolico di tale rettifica avrebbe travalicato di gran lunga la sua utilit� pratica, perch� avrebbe segnato in modo adeguato l�alba di un nuovo secolo, annunciando all�umanit� intera che un�epoca nuova di pensiero scientifico era incominciata.</p><p>� inutile dire che il mio contributo era stato del tutto ignorato, con l�eccezione di alcune risposte irriverenti, a cui avevo preferito non replicare, da parte di certi settori della stampa popolare.</p><p>Dopo tutto ci�, comunque, avevo abbandonato ogni tentativo di costruire un cronometro basato sul calendario, decidendo semplicemente di ricorrere al computo dei giorni. Poich� avevo sempre avuto una mente matematica, non mi era stato difficile convertire mentalmente il conto dei giorni in anni. Durante il mio primo viaggio, mi ero recato sino al giorno 292.495.934, il quale, considerando le correzioni degli anni bisestili, equivaleva a un giorno dell�anno 802.701 d.C. Sapevo dunque di dover procedere sino a quando i cronometri avessero indicato il giorno 292.495.940, vale a dire il giorno esatto in cui avevo perduto Weena, nonch� gran parte della stima che avevo di me stesso, nell�incendio nella foresta.</p><empty-line/><p>Nel diciannovesimo secolo, la mia casa era situata insieme con altre, lungo il tratto di Petersham Road sotto Hill Rise, a breve distanza dal fiume. Con il trascorrere del tempo, fu demolita, lasciando il versante spoglio. Richmond Hill si trasform� con il succedersi delle ere geologiche. Gli alberi fiorirono e avvizzirono, le loro esistenze secolari compresse in pochi istanti. Il Tamigi divenne a miei occhi un nastro piatto di luce argentea per effetto dell�attraversamento temporale, e si apr� un nuovo letto, serpeggiando lentamente nel paesaggio come un grosso verme. Nuovi edifici sorsero come buffi di fumo, alcuni intorno a me, sul luogo della mia vecchia casa, sbalordendomi con le loro dimensioni e con la loro bellezza. Il ponte di Richmond della mia epoca scomparve, sostituito da un altro: un arco lungo forse un miglio che varcava il Tamigi fendendo l�aria senza sostegno apparente. Nella luce tremolante del cielo s�innalzarono torri snelle, in grado di sostenere masse immense. Rinunciai al tentativo di fotografare quei fantasmi con la mia Kodak, sapendo che la luce, per effetto della traslazione temporale, sarebbe stata insufficiente a impressionare l�emulsione. Intravidi edifici che mi parvero tanto al di sopra delle tecniche architettoniche del diciannovesimo secolo quanto poteva esserlo il gotico rispetto all�arte dei romani o dei greci. Pensai che nel futuro l�umanit� fosse riuscita ad affrancarsi dalla morsa spietata della gravit�: altrimenti, come sarebbe stato possibile edificare quelle costruzioni immense che si stagliavano sullo sfondo del cielo?</p><p>In breve tempo, per�, il ponte sul Tamigi si macchi� di marrone e di verde, i colori dell�incuria e della degradazione; poi, in quello che mi parve un batter d�occhio, croll�, lasciando soltanto due spogli monconi sulle rive. Mi resi conto che persino quelle opere ciclopiche, al pari di tutte le altre dell�umanit�, non erano altro che evanescenti chimere, destinate a non intaccare la pazienza ctonia della terra.</p><p>Provai un distacco insolito dal mondo, suscitato dall�esperienza del viaggio temporale. Ricordavo la curiosit� e l�entusiasmo che avevo provato nell�osservare per la prima volta i sogni che l�architettura del futuro aveva realizzato, e le mie brevi, febbrili meditazioni sulle imprese di queste razze umane del futuro. Ma ormai avevo acquisito nuove conoscenze: sapevo che, nonostante la grandezza di quei trionfi, l�umanit� sarebbe inevitabilmente regredita sotto la pressione inesorabile dell�evoluzione, fino alla decadenza e alla degradazione degli Eloi e dei Morlock.</p><p>Mi sgoment� la consapevolezza di quanto noi umani siamo o ci rendiamo ignari del trascorrere del tempo, di quanto siano brevi le nostre vite, e di quanto siano insignificanti gli eventi che premono sulle nostre piccole individualit�, se soltanto li osserviamo dalla prospettiva delle immani trasformazioni della storia. Siamo meno che effimere, impotenti dinanzi alle forze ingovernabili della geologia e dell�evoluzione, le quali procedono inesorabili ma con tale lentezza che, misurate sulla scala dei giorni, neppure ci rendiamo conto della loro esistenza!</p></section><section><title><p>2</p><p>Una nuova visione</p></title><p>In breve oltrepassai l�Epoca degli Edifici Immensi. Nuovi fabbricati, meno ambiziosi bench� vasti, brillarono intorno a me in un�esistenza fugace lungo tutta la valle del Tamigi, assumendo, dal punto di vista del viaggio temporale, una certa opacit� che derivava dalla longevit�. L�arco del sole, inclinandosi nel cielo azzurro cupo fra gli estremi dei solstizi, mi parve diventare pi� luminoso, e un flusso verde inond� Richmond Hill, impossessandosi della Terra, scacciando il marrone e il bianco dell�inverno. Ancora una volta entrai nell�epoca in cui il clima terrestre era mutato a favore dell�umanit�.</p><p>Osservai il paesaggio, ridotto all�immobilit� per effetto della velocit� della macchina: soltanto i fenomeni pi� duraturi si aggrappavano al tempo tanto a lungo da poter essere percepiti dalla mia vista fugace. Non vidi persone n� animali: neppure il passaggio di una nube. Ero sospeso in una quiete sovrannaturale. Se non fosse stato per le oscillazioni della fascia solare, e l�innaturale azzurro cupo del cielo sia di giorno sia di notte, mi sarebbe parso di essere seduto in solitudine in un parco, a tarda estate.</p><p>Secondo i cronometri, avevo percorso meno di un terzo del mio grande viaggio, anche se mi trovavo un quarto di milione di anni lontano dal secolo che conoscevo, eppure sembrava che l�epoca delle grandi costruzioni umane sulla Terra fosse gi� conclusa. Il pianeta era diventato il giardino in cui avrebbero vissuto le loro esistenze futili e meschine i progenitori degli Eloi. Sapevo che gli antenati dei Morlock dovevano essere gi� confinati nel sottosuolo, e sicuramente stavano gi� scavando le caverne immense in cui avrebbero ammassato i loro macchinari. Ben poco sarebbe cambiato nell�intervallo di mezzo milione di anni che dovevo ancora colmare, a eccezione della degradazione ulteriore dell�umanit� e dell�identit� delle vittime nei milioni di piccole tragedie spaventose che in seguito avrebbero costituito la condizione umana.</p><p>Osservai tuttavia, strappandomi a quelle speculazioni tetre, che un cambiamento si verificava effettivamente nel paesaggio, diventando poco a poco evidente. Notando qualcosa di diverso, forse nella luce, provai un turbamento che non era provocato dall�ondeggiare consueto della macchina del tempo.</p><p>Seduto sul sellino, scrutai ci� che mi circondava: gli alberi spettrali, i prati pianeggianti attorno a Petersham, le rive digradanti del placido Tamigi�</p><p>Poi, sollevando lo sguardo al firmamento appiattito dall�effetto temporale, mi resi finalmente conto che <emphasis>la fascia solare era stazionaria nel cielo.</emphasis> La Terra ruotava ancora sul proprio asse tanto rapidamente da rendere indistinto il movimento della sua stella e invisibile quello degli astri, ma la fascia solare non ondeggiava pi� fra i solstizi: era invece ferma e immutabile come se fosse costruita in cemento.</p><p>La nausea e la vertigine mi assalirono di nuovo con impeto, obbligandomi ad afferrare la gabbia della macchina, deglutendo nello sforzo di mantenere il controllo del mio corpo.</p><p>� difficile comunicare l�impatto che quel semplice mutamento intervenuto nello spazio ebbe su di me. Innanzitutto, rimasi sconvolto dalla pura e semplice audacia della tecnica che aveva consentito l�abolizione del ciclo stagionale. Quest�ultimo era derivato dall�inclinazione dell�asse del pianeta rispetto al piano dell�orbita intorno al sole. Sembrava per� che sulla Terra non esistessero pi� le stagioni, e mi resi immediatamente conto che ci� poteva significare soltanto che <emphasis>l�inclinazione dell�asse planetario era stata corretta.</emphasis></p><p>Tentai d�immaginare come fosse stato possibile riuscirvi. Quali macchinari immensi dovevano mai essere stati installati ai poli? Quali misure erano state prese per garantire che la superficie terrestre non si staccasse durante il processo? Forse era stato impiegato qualche gigantesco congegno, il quale aveva manipolato il nucleo magnetico fuso del globo.</p><p>Ma non furono soltanto le dimensioni di quella tecnica planetaria a turbarmi: ancora pi� terrificante fu il fatto che <emphasis>durante il mio primo viaggio temporale non avevo affatto osservato quell�abolizione delle stagioni.</emphasis> Com�era possibile che non avessi osservato un mutamento di tali proporzioni? Dopotutto, posseggo una formazione scientifica: il mio compito consiste in primo luogo nell�osservare.</p><p>Dopo essermi massaggiato il viso, osservai la fascia solare che stava sospesa nel cielo, sfidandomi a credere nella sua assenza di movimento. La sua luminosit� mi feriva la vista: anzi, mi sembrava che stesse diventando sempre pi� intensa. Dapprima mi domandai se non fosse un�illusione dovuta alla mia immaginazione, oppure a un difetto della vista. Chinai il viso, asciugandomi le lacrime con una manica della giacca e battendo le palpebre per scacciare le macchioline e le fasce luminose che mi accecavano.</p><p>Non sono un primitivo n� un codardo, eppure dinanzi alla prova delle imprese colossali compiute dall�umanit� futura, mi sentii come un selvaggio con la chioma adorna di ossa e il nudo corpo dipinto, terrorizzato dalle divinit� del cielo sfolgorante. Dalle profondit� della mia coscienza emerse gorgogliando un timore soverchiarne di aver perduto la sanit� mentale. Nonostante ci� mi aggrappai alla convinzione di avere in qualche modo mancato di osservare quello sconvolgente fenomeno astronomico durante il primo attraversamento di quell�epoca. L�unica altra ipotesi possibile, infatti, mi terrorizzava sino alle radici dell�anima: non ero stato affatto distratto durante il primo viaggio, bens� la correzione dell�asse terrestre non aveva ancora avuto luogo. Insomma, <emphasis>il corso stesso della storia era cambiato.</emphasis></p><empty-line/><p>La forma quasi eterna della collina era immutata, la conformazione della terra di un tempo non era stata modificata dal cambiamento avvenuto nel cielo, per� la marea di vegetazione verdeggiante che aveva sommerso la Terra era rifluita sotto il perenne sguardo spietato del sole ardente.</p><p>A un tratto, accorgendomi di un lampeggiare al di sopra della mia testa, sollevai lo sguardo, proteggendomi gli occhi con le mani. Scoprii cos� che il lampeggiamento proveniva dalla fascia solare, o meglio, da quella che tale era stata, giacch� ancora una volta potei discernere il movimento del sole, che sfrecciava nel cielo come una palla di cannone durante la sua rivoluzione diurna: tale movimento non era pi� tanto rapido da non poter essere percepito, quindi il lampeggiamento era provocato dalla transizione fra la notte e il giorno.</p><p>Sul momento pensai che la macchina del tempo stesse rallentando, per�, nell�osservare nuovamente i cronometri, constatai che le lancette continuavano a roteare come prima.</p><p>L�uniformit� grigioperla della luce si dissolse; lo sfarfallio della transizione fra il giorno e la notte si accentu�; il sole, giallo, ardente e luminoso, rallent� a ogni rivoluzione. In breve mi resi conto che stava impiegando parecchi secoli a completare un unico giro intorno alla Terra.</p><p>Infine, il sole si ferm� del tutto, posandosi sull�orizzonte occidentale, inesorabile e immutabile. La Terra ruotava presentando perennemente la medesima faccia alla sua stella!</p><p>Gli scienziati del diciannovesimo secolo avevano previsto che alla lunga, per effetto dell�attrazione del sole e della luna, la Terra avrebbe finito appunto per presentare sempre la stessa faccia al sole, come la luna alla Terra. Io stesso ero stato testimone di tale cambiamento durante la prima esplorazione del futuro. Avrebbe dovuto trattarsi di un�eventualit� destinata a verificarsi soltanto dopo parecchi milioni di anni, invece scoprivo che si era gi� realizzata dopo poco pi� di mezzo milione di anni.</p><p>Ancora una volta compresi che si trattava della mano dell�uomo, la quale, discesa da quella della scimmia, si protendeva attraverso i secoli con presa divina. Non contento di aver modificato l�inclinazione dell�asse, l�uomo aveva anche rallentato la rotazione del pianeta, ponendo fine al ciclo antichissimo dei giorni e delle notti.</p><p>Osservai il deserto inglese. Il suolo arido era privo d�erba. Ciuffi sparsi di cespugli robusti, vagamente simili a ulivi nella forma, lottavano per sopravvivere, riarsi dal sole crudele. Il possente Tamigi, il cui corso aveva deviato di circa un miglio nella pianura, si era ridotto a un torrente nel letto profondo, tanto che non riuscivo pi� a scorgere il luccichio dell�acqua. Non potevo certo pensare che i mutamenti recenti avessero migliorato l�ambiente: se non altro, il mondo dei Morlock e degli Eloi aveva conservato le caratteristiche essenziali della campagna inglese, con abbondanza di vegetazione e d�acqua: a ripensarci, era stato come se tutte le isole britanniche fossero state trainate ai tropici.</p><p>Immaginai quali dovessero essere le condizioni del povero pianeta, con un emisfero perennemente rivolto al sole e l�altro eternamente in ombra. All�equatore della faccia illuminata, il calore doveva essere tale da bollire vive le persone, e l�aria doveva fuggire in venti possenti dall�emisfero surriscaldato a quello gelido, dove si trasformava in una nevicata di ossigeno e di azoto sugli oceani cinti dai ghiacci. Se avessi fermato la macchina in quel momento, forse sarei stato immediatamente spazzato via da quei venti, che erano le ultime esalazioni dei polmoni terrestri! Il processo sarebbe cessato solo quando l�emisfero diurno si fosse interamente trasformato in un deserto del tutto privo d�atmosfera, d�acqua e di vita, e l�emisfero notturno fosse rimasto avvolto da un guscio sottile di aria gelata.</p><p>Con orrore crescente mi resi conto di non poter tornare nella mia epoca, perch� per farlo avrei dovuto fermare la macchina, e in tal caso sarei precipitato in una regione di vuoto e di calore ardente, tanto priva di vita quanto la superficie della luna. D�altronde, avrei osato proseguire verso un futuro ignoto, nella speranza di trovare da qualche parte, nelle profondit� del tempo, un mondo abitabile?</p><p>Fui certo di essere stato vittima, durante il primo viaggio nel tempo, di un grave difetto della percezione, oppure, successivamente, della memoria. Se potevo infatti non essermi accorto in precedenza della scomparsa delle stagioni, anche se stentavo a crederlo, non potevo affatto persuadermi di non avere notato il rallentamento della rotazione terrestre.</p><p>Non poteva esservi alcun dubbio: stavo viaggiando in un tempo profondamente diverso da quello che avevo osservato durante la prima esplorazione.</p><p>Bench� sia riflessivo per natura, e in genere non abbia difficolt� a formulare ipotesi fantasiose, in quel momento ero talmente sconvolto che non riuscivo pi� a pensare. Fu come se la mia mente, intanto che il mio corpo continuava a sfrecciare innanzi attraverso il tempo, rimanesse indietro, intrappolata nel passato vischioso. In precedenza, avevo posseduto una patina di coraggio: una facciata sostenuta dalla compiaciuta convinzione che, sebbene stessi volando incontro al pericolo, si trattava almeno di un pericolo che avevo gi� affrontato. Invece mi trovavo improvvisamente costretto ad ammettere di non avere la pi� pallida idea di ci� che mi attendeva in quel nuovo flusso temporale!</p><p>Mentre ero assorto in queste lugubri meditazioni, mi accorsi che nel cielo avvenivano mutamenti continui, come se lo smantellamento dell�ordine naturale delle cose non fosse gi� stato sufficiente. Il sole divenne ancora pi� luminoso. Ebbi l�impressione, bench� fosse arduo averne la certezza a causa di quella luce abbacinante, che l�astro medesimo cambiasse <emphasis>forma:</emphasis> dilatandosi nel cielo, diventava una chiazza luminosa di forma ellittica. Mi domandai se per qualche ragione stesse ruotando pi� rapidamente, cos� da risultare appiattito�</p><p>E allora, d�improvviso, il sole esplose.</p></section><section><title><p>3</p><p>Nell�oscurit�</p></title><p>Getti luminosi eruttarono dai poli del sole come fiammate immense. In pochi istanti la stella fu avvolta da un manto sfolgorante di luce, e il calore bruci� la Terra sofferente.</p><p>Urlando, mi coprii il volto con le mani, ma continuai a vedere quella luce accecante, che filtrava persino attraverso le mie carni, riflessa dal nichel e dall�ottone della macchina del tempo.</p><p>Poi, improvvisamente com�era iniziata, la tempesta luminosa cess�, una sorta di guscio avvolse il sole, come se una bocca immensa lo inghiottisse, e io precipitai nelle tenebre.</p><p>Abbassai le mani, scoprendo di essere del tutto incapace di vedere, anche se parecchie chiazze luminose continuavano a danzarmi dinanzi agli occhi. Sentendo il sellino duro sotto le natiche, mi protesi a palpare i cronometri, mentre la macchina continuava a ondeggiare, proseguendo il viaggio attraverso il tempo. Mi chiesi, con terrore, se avessi perduto la vista.</p><p>Pi� nera dell�oscurit� eterna, sorse in me la disperazione. La mia seconda, grande avventura era dunque destinata a concludersi tanto presto e tanto ignobilmente? Cercando a tastoni le leve di controllo, progettai febbrilmente d�infrangere i quadranti per tentare di capire al tatto dove mi trovassi, e quindi poter tornare nella mia epoca.</p><p>Allora mi accorsi di non essere cieco: riuscivo a vedere qualcosa.</p><p>Fu quello l�aspetto pi� strano di tutto il viaggio sino a quel momento: tanto strano, che per un momento ignorai persino la paura.</p><p>Nel buio, vedevo una luminosit� vaga e diffusa che ricordava il sorgere del sole, ma tanto debole da indurmi a sospettare che potesse trattarsi di un inganno visivo. Ebbi l�impressione di scorgere le stelle tutt�intorno, ma fioche, opache, come viste attraverso uno sporco vetro colorato.</p><p>E in quella luminosit� tenue mi accorsi che <emphasis>non ero solo.</emphasis></p><p>L�essere si trovava pochi metri dinanzi alla macchina del tempo, o meglio, si librava nell�aria, senza sostegno. Era una sorta di palla di carne di un metro e venti di diametro, simile a una testa fluttuante, con due gruppi di tentacoli che pendevano come dita grottesche. A quanto potevo vedere, era privo di narici e aveva una bocca simile a un becco carnoso, ma notai che gli occhi, due, grandi e scuri, erano umani. Sembrava produrre un fragore cupo, come un fiume in piena: mi resi conto, con una fitta di terrore, che era esattamente lo stesso rumore che avevo gi� udito, non soltanto poc�anzi, ma anche durante il mio primo viaggio nel tempo.</p><p>Era mai possibile che quell�essere, che definii l�<emphasis>Osservatore,</emphasis> mi avesse accompagnato, senza essere visto, nel corso di entrambe le spedizioni temporali?</p><p>D�improvviso, si avvent� su di me, giungendo a meno di un metro dal mio viso.</p><p>Infine, persi il controllo di me stesso: urlando, tirai una leva, senza curarmi delle conseguenze.</p><p>La macchina del tempo s�inclin�, l�Osservatore scomparve, e io fui catapultato nel vuoto!</p><empty-line/><p>Rimasi privo di conoscenza, non saprei dire per quanto tempo. Mi ripresi poco a poco, scoprendo di avere la faccia premuta contro una dura superficie sabbiosa. Ebbi l�impressione di sentire sul collo un respiro caldo, come una lieve carezza, o un sussurro; ma quando, con un gemito, feci per alzarmi, tali sensazioni svanirono.</p><p>Immerso in un�oscurit� assoluta, seduto sulla sabbia pressata, con la testa che mi doleva per l�urto che avevo subito, in seguito al quale avevo perduto il cappello, non sentivo caldo n� freddo. Nell�aria immota indugiava un odore di stantio.</p><p>Con le braccia protese, tastai tutt� intorno, e quasi subito fui ricompensato, con mio grande sollievo, toccando l�avorio e l�ottone della macchina del tempo che, come me, era caduta in quel deserto buio. Palpai con entrambe le mani la gabbia, rendendomi conto che la macchina era rovesciata. L�oscurit� per� m�impediva di accertare se fosse danneggiata.</p><p>Ovviamente, mi occorreva far luce. Frugai nelle tasche alla ricerca dei fiammiferi, soltanto per non trovarne: scioccamente, infatti, avevo collocato l�intera provvista nello zaino. Reagendo al panico, che per un attimo mi travolse, mi alzai, tutto tremante, per accostarmi alla macchina. Con le braccia infilate tra le sbarre della gabbia, trovai a tastoni lo zaino, ancora saldamente sistemato sotto il sellino. L�aprii con impazienza, vi frugai sino a trovare i fiammiferi, me ne ficcai due scatole nelle tasche della giacca, infine ne accesi uno sulla striscia di sfregamento.</p><p>La luce della fiammella rivel� subito, poco pi� di mezzo metro di fronte a me, una testa dalla chioma bionda, lunga e liscia, con grandi occhi grigiorossi e la pelle cerea.</p><p>L�essere lanci� uno strano strillo gorgogliante, prima di scomparire nell�oscurit�, oltre la zona illuminata dal fiammifero.</p><p>Era un Morlock!</p><p>Quando la fiammella mi scott� le dita, lasciai cadere il fiammifero. In preda al panico, rischiai di farmi sfuggire la preziosa scatoletta, mentre tentavo di accenderne un altro.</p></section><section><title><p>4</p><p>La notte nera</p></title><p>Con l�acre odore sulfureo dei fiammiferi nelle narici, indietreggiai sulla sabbia fino a premere la schiena contro la gabbia d�ottone della macchina del tempo. Dopo alcuni attimi di terrore, ritrovai sufficiente padronanza di me stesso per prendere una candela dallo zaino. Incurante della cera calda che mi colava sulle dita, tenni alta la candela, vicino al viso, guardando intorno alla luce della fiamma gialla.</p><p>Poco a poco, cominciai a distinguere ci� che mi circondava: la macchina del tempo rovesciata, con l�ottone e il quarzo che scintillavano alla luce della candela, e un edificio, o una statua gigantesca, che incombeva pallida a breve distanza da me. Il mondo non era del tutto privo di luce: il sole era scomparso, ma nel cielo si scorgevano le stelle, anche se le costellazioni non avevano pi� le stesse configurazioni che avevo conosciuto nella mia epoca. Non vidi alcuna traccia della presenza amichevole della luna.</p><p>In una zona del firmamento, per�, non brillavano astri: a occidente, innalzandosi dall�orizzonte nero, un ellisse appiattito, privo di stelle, copriva un quarto dello spazio. Era il sole, avvolto dal suo guscio sorprendente.</p><p>Passato lo spavento, decisi per prima cosa di accertarmi di poter tornare nella mia epoca: dovevo insomma raddrizzare la macchina del tempo. Per� non volevo farlo al buio. In ginocchio, scavai con il pollice una fossetta, in cui conficcai la candela, confidando nel fatto che in breve tempo la cera colata l�avrebbe rinsaldata in posizione. Cos� ebbi illuminazione sufficiente e le mani libere per agire.</p><p>A denti stretti, dopo aver inspirato, afferrai la macchina e spinsi anche con le ginocchia. L�avevo progettata affinch� fosse solida, non facile da spostare, ma alla fine cedette al mio sforzo, inclinandosi, anche se nel tentativo urtai con la spalla una barra di nichel.</p><p>Quando posai una mano sul sellino, mi accorsi che il cuoio era stato graffiato dalla sabbia del mondo futuro. Palpai i cronometri, nascosti dall�ombra che io stesso gettavo: un vetro si era rotto, ma il cronometro sembrava funzionante. Allorch� toccai le due leve bianche con cui avrei potuto tornare nella mia epoca, la macchina rabbrivid� come uno spettro, rammentandomi che n� essa n� il suo conducente appartenevano a quel tempo. In qualsiasi istante, avrei potuto rimontare a bordo per tornare alla sicurezza del 1891, senza rischiare altra conseguenza che una ferita superficiale all�orgoglio.</p><p>Recuperai la candela per avvicinarla ai cronometri, scoprendo cos� di trovarmi nel giorno 239.354.634, ossia nell�anno 657.208. Le mie sfrenate elucubrazioni sulla mutevolezza del passato e del futuro dovevano essere corrette, giacch� quella buia collina era situata centocinquantamila anni prima della nascita di Weena, e non riuscivo proprio a immaginare come da quella tenebra assoluta avesse potuto svilupparsi il mondo lussureggiante e soleggiato che avevo visitato.</p><p>Rammentai che mio padre, quand�ero bambino, mi aveva divertito con un giocattolo a suo modo portentoso chiamato lanterna magica a dissolvenza con cui era possibile far sfumare l�una nell�altra le rozze immagini colorate proiettate sullo schermo, spostando l�illuminazione dal proiettore di destra a quello di sinistra. A quell�epoca mi aveva profondamente impressionato vedere un�immagine luminosa tramutarsi in un fantasma per poi essere sostituita da un�altra, percepibile inizialmente soltanto come sagoma. Il divertimento era stato enorme nel momento in cui, con le due immagini in equilibrio perfetto, era stato difficile stabilire quale stesse scomparendo e quale invece prendeva forma, o quali dettagli fossero �reali�.</p><p>Allo stesso modo, mentre mi trovavo in quella regione buia, ebbi l�impressione che l�immagine del mondo che mi ero costruito diventasse vaga e confusa, per poi essere sostituita dai puri e semplici contorni di un�altra, con pi� offuscamento che nitidezza.</p><p>La biforcazione del corso della storia di cui ero stato testimone (nel primo ramo, la formazione del mondo paradisiaco degli Eloi, nel secondo ramo, la scomparsa del sole e la desertificazione del pianeta) mi era incomprensibile. Come si spiega che eventi prima <emphasis>esistenti,</emphasis> all�improvviso <emphasis>non esistano pi�?</emphasis></p><p>Ricordai le parole di Tommaso d�Aquino, secondo cui nemmeno Dio avrebbe potuto cancellare ci� che era stato, in quanto sarebbe stato ancor pi� impossibile che resuscitare i morti. Anch�io lo avevo creduto! Pur non essendo molto incline alla speculazione filosofica, avevo sempre considerato il futuro come un�estensione del passato, dunque fisso e immutabile persino per Dio, e sicuramente per l�uomo, talch� la macchina del tempo avrebbe potuto condurmi a esplorare il futuro.</p><p>Invece avevo appena appreso, o almeno cos� mi sembrava, che il futuro poteva <emphasis>cambiare. Se � cos�,</emphasis> pensai, <emphasis>quale significato potrebbe mai essere attribuito alle vite umane?</emphasis></p><p>Bench� fosse grave sopportare la consapevolezza che l�erosione del tempo cancellava inesorabilmente tutte le imprese umane, come io sapevo meglio di chiunque altro, era di conforto sapere almeno che ci� che si era fatto, ci� che si era amato, un tempo era <emphasis>esistito.</emphasis> Ma se la storia poteva essere cancellata e modificata, quale valore si poteva assegnare a <emphasis>qualsiasi</emphasis> attivit� umana?</p><p>Nel meditare su tali possibilit� sconcertanti, ebbi l�impressione che la solidit� del mio pensiero e della mia comprensione del mondo venissero meno. Fissai la fiamma della candela, cercando di determinare questa nuova consapevolezza.</p><p>Decisi che non tutto era perduto: la paura mi stava passando, la mia mente conservava il proprio vigore e la propria agilit�. Soltanto dopo aver esplorato quel mondo bizzarro e aver scattato, se possibile, una serie di fotografie con la Kodak, sarei tornato nel 1891, dove studiosi filosoficamente pi� preparati di me avrebbero potuto sciogliere l�enigma di due futuri che si escludevano a vicenda.</p><p>Sporgendomi oltre la gabbia della macchina del tempo, smontai le leve che consentivano di azionarla e le infilai al sicuro in tasca, quindi cercai a tastoni il solido attizzatoio di cui mi ero provvisto, il quale era rimasto incastrato fra le sbarre, e lo impugnai, soppesandolo. Acquistai maggior sicurezza in me stesso, immaginando di spaccare qualche tenero cranio di Morlock con quel primitivo manufatto. Infilato nella cintura, risult� alquanto ingombrante, tuttavia continu� a rassicurarmi con il suo peso e con la sua solidit�, nonch� ricordandomi la mia epoca e il mio focolare.</p><empty-line/><p>Tenendo la candela sollevata, illuminai debolmente la statua spettrale, o l�edificio, che avevo scorto accanto alla macchina del tempo. Si trattava, in effetti, di una sorta di monumento colossale scolpito in pietra bianca, di cui la luce guizzante m�impediva di discernere le forme.</p><p>Nell�avvicinarmi, ebbi l�impressione di scorgere con la coda dell�occhio un paio d�iridi grigio-rosse che si sgranavano, e una figura bianca che si allontanava sulla sabbia con un fruscio di piedi nudi. Con una mano sull�impugnatura d�ottone dell�attizzatoio, proseguii.</p><p>La statua era collocata su un basamento, con pannelli incassati e ornati, che sembravano di bronzo, macchiato d�antiche chiazze d�ossido. La statua, di marmo bianco, raffigurava un corpo leonino dalle grandi ali spiegate, che sembrava incombere su di me. Non vedendo puntelli, mi domandai come potessero sostenersi quelle ali di pietra: forse grazie a un�intelaiatura metallica, o forse in virt� di ci� che restava, in quell�epoca desolata, dell�arte di padroneggiare la gravit�, di cui avevo ipotizzato l�esistenza nel mio ultimo attraversamento dell�Epoca degli Edifici Immensi. Il volto della belva di marmo era umano, chino nella mia direzione, talch� ebbi l�impressione che i vacui occhi di pietra mi osservassero. E le labbra consunte dagli agenti atmosferici erano atteggiate a un sorriso sardonico e crudele.</p><p>Allora, trasalendo, riconobbi la statua: se non mi fossi trattenuto per timore dei Morlock, avrei lanciato un grido di gioia, nel ravvisare un oggetto che mi era familiare! Si trattava infatti del monumento che avevo battezzato Sfinge Bianca, e che avevo trovato proprio in quel luogo durante la mia prima esplorazione del futuro. Fu quasi come salutare una vecchia amica!</p><p>Camminai avanti e indietro sul versante sabbioso, oltre la macchina del tempo, ricordandolo come lo avevo conosciuto: i rododendri color malva e color porpora che avevano fiancheggiato il sentiero mi avevano accolto, all� arrivo, con una tempesta di fiori, attraverso la quale avevo intravisto la Sfinge imponente.</p><p>Ebbene, mi trovavo di nuovo nello stesso luogo, ma con centocinquantamila anni <emphasis>d�anticipo,</emphasis> senza le piante e senza il sentiero, i quali, come sospettavo, <emphasis>non sarebbero mai esistiti.</emphasis> Un deserto buio e desolato sostituiva il giardino soleggiato che Ormai sopravviveva soltanto nei recessi della mia memoria. Tuttavia la Sfinge era l�, solida come la vita e apparentemente indistruttibile.</p><p>Con un sentimento simile all�affetto, accarezzai i pannelli del basamento. L�esistenza della Sfinge, rassicurante prova della mia visita precedente, mi conferm� che non stavo immaginando tutto quanto, e che non stavo impazzendo in qualche angolo buio della mia casa, nel 1891. Tutto ci� che mi stava intorno era oggettivamente reale, e senza dubbio, come il resto della creazione, inclusa la Sfinge Bianca, faceva parte di un sistema razionale che soltanto la mia ignoranza e la limitatezza della mia intelligenza m�impedivano di comprendere. Rincuorato, mi disposi con rinnovata determinazione a proseguire l�esplorazione.</p><p>D�impulso, girai intorno al basamento per osservare alla luce della candela il pannello di bronzo di fronte alla macchina del tempo: quello che, nell�altro corso della storia, i Morlock avevano aperto per impadronirsi dell�apparecchio e nasconderlo, allo scopo infine di catturarmi. Passai le dita sul punto che ricordavo di avere colpito con un sasso, ammaccandolo, e scoprii che il bassorilievo era intatto, come nuovo. Era strano pensare che avrebbe subito la mia furia soltanto fra parecchi millenni, o forse mai.</p><p>Mi sarei allontanato per continuare l�esplorazione, se la Sfinge non mi avesse ricordato l�orrore che avevo provato allorch� i Morlock mi avevano rubato la macchina del tempo. Passai una mano sulla tasca in cui tenevo le leve: senza di esse, non sarebbe stato possibile azionare la macchina. Per�, nulla avrebbe impedito ai ripugnanti Morlock d�impadronirsene durante la mia assenza, magari per smontarla, o per nasconderla nuovamente.</p><p>Inoltre, come avrei potuto evitare di smarrirmi in quella tenebra? Come avrei potuto essere certo di ritrovare la macchina, allontanandomi anche di poco?</p><p>Meditai sul problema, combattuto fra il desiderio d�esplorazione e un profondo senso d�angoscia. A un tratto, ebbi un�idea. Presi dallo zaino le candele e i pezzi di canfora, poi, frettolosamente, li conficcai nella gabbia della macchina del tempo. Infine, girandovi intorno, li accesi tutti, l�uno dopo l�altro.</p><p>Indietreggiando, osservai con un certo orgoglio la mia invenzione, che illuminata dalle fiammelle sembrava un albero di Natale, con il nichel e l�ottone che scintillavano. Sul colle spoglio, nel paesaggio tenebroso, avrei potuto vederla come un faro, da lontano, se la fortuna mi avesse assistito. Inoltre, le candele e la canfora avrebbero tenuto alla larga i Morlock, o almeno, se avessi visto diminuire la luminosit�, avrei potuto tornare indietro di corsa, per intervenire.</p><p>Di nuovo posai la mano sull�impugnatura dell�attizzatoio. Una parte di me, credo, sperava che quella eventualit� si realizzasse: mi sentii fremere le mani e gli avambracci al ricordo della strana, morbida sensazione provocata dall�impatto dei miei pugni sul volto dei Morlock!</p><p>Comunque, ero ormai pronto alla spedizione. Presi la Kodak, accesi una piccola lampada a olio, e m�incamminai su per la collina, sostando spesso per accertarmi che la macchina del tempo non corresse pericoli.</p></section><section><title><p>5</p><p>Il pozzo</p></title><p>La lampada illuminava la zona circostante soltanto in un raggio inferiore a due metri. Tutto era silenzio: non si udiva un alito di vento, n� un gorgogliare d�acqua, tanto che mi domandai se il Tamigi esistesse ancora.</p><p>In mancanza di una destinazione precisa, risolsi d�incamminarmi verso il Palazzo di Pietra Grigia che avevo visitato all�epoca di Weena. Poich� lo ricordavo situato sulla collina, poco a nordovest della Sfinge Bianca, proseguii in tale direzione, ripercorrendo nello spazio, se non nel tempo, la mia prima passeggiata nel mondo di Weena.</p><p>A differenza dell�ultima volta che avevo compiuto quel breve tragitto, i miei piedi non calpestarono l�erba di un prato, bassa e regolare, bens� una morbida distesa di sabbia in cui affondavo a ogni passo.</p><p>Quando la vista mi si fu del tutto adattata all�oscurit� rischiarata soltanto da poche stelle sparse, distinsi alcuni edifici che si stagliavano qua e l� sullo sfondo del cielo, per� non vidi traccia del palazzo che cercavo. Lo ricordavo perfettamente: vasto e cadente, di pietra lavorata, con un portale ad arco scolpito, che avevo varcato per la prima volta scortato dagli Eloi, bassi e pallidi, belli e delicati, abbigliati di vesti morbide.</p><p>In breve, mi resi conto di avere ormai superato il luogo in cui avrebbe dovuto trovarsi l�edificio. Evidentemente, il Palazzo di Pietra Grigia, a differenza della Sfinge e dei Morlock, non era sopravvissuto in quel corso della storia. <emphasis>O forse,</emphasis> pensai con un brivido, <emphasis>non � mai stato costruito!</emphasis> Forse avevo camminato, dormito e persino mangiato, in un edificio inesistente.</p><p>Poi giunsi a un pozzo che rammentavo dalla mia esplorazione precedente: aveva la sponda di bronzo e una cupoletta dalla strana foggia delicata che lo proteggeva dalle intemperie. Sulla cupola crescevano organismi vegetali, che apparivano neri come il giaietto alla luce delle stelle. Lo osservai con un certo timore, perch� quello e tutti gli altri grandi pozzi dello stesso genere avevano consentito ai Morlock di salire dalle loro caverne infere al mondo solare degli Eloi.</p><p>La bocca del pozzo era silenziosa. Ci� mi parve strano, in quanto ricordavo di avere udito salire da quello e dagli altri pozzi il rumore ritmico dei macchinari installati nei sotterranei dei Morlock.</p><p>Seduto sulla sponda del pozzo, constatai che gli organismi vegetali che avevo notato erano simili ai licheni, morbidi e asciutti al tatto. Tuttavia, non li esaminai. Quando sollevai la lampada per suscitare eventuali riflessi e scoprire cos� se il pozzo contenesse acqua, la fiamma guizz�, come se dal sottosuolo salisse una corrente d�aria vigorosa. Al pensiero di ci� che poteva nascondersi nell�oscurit�, ritrassi la lampada, preso per un attimo dal panico.</p><p>Poi, per�, mi protesi sulla bocca del pozzo e, come se avessi aperto la porta di un bagno turco, fui investito da una ventata calda e umida, del tutto inaspettata nella notte del futuro, dove l�aria era altrettanto calda, ma secca.</p><p>Ebbi inoltre l�impressione di scorgere, nelle grandi profondit� del pozzo, una luce rossastra. Nonostante l�aspetto, il pozzo era molto diverso da quelli dei Morlock che avevo conosciuto. Oltre a non udire il rumore dei macchinari, non vidi gli scalini metallici sporgenti che consentivano di salire dal pozzo, ed ebbi la strana impressione, del tutto inverificabile, che il pozzo medesimo scendesse a una profondit� maggiore di quella a cui erano situate le caverne dei Morlock.</p><p>D�impulso, applicai il flash alla Kodak, riempii di <emphasis>blitzlichtpulver</emphasis> l�apposito scomparto, e illuminai il pozzo con un lampo al magnesio, tanto intenso da abbacinarmi: forse da centomila o pi� anni, ossia da quando il sole era nascosto, non si era pi� vista una luce simile al mondo. Se non altro, sarei riuscito a spaventare i Morlock. Elaborai subito il progetto di proteggere la macchina del tempo incustodita collegandovi il flash, in maniera tale che si accendesse ogni volta che l�apparecchio veniva toccato da estranei.</p><p>A caso, scattai alcune foto con il flash alla collina intorno al pozzo, cos� che in breve mi trovai avvolto da una nube di acre fumo bianco. <emphasis>Forse sono stato fortunato,</emphasis> pensai, <emphasis>e sono riuscito a fotografare, per lo stupore dell�umanit�, le natiche di un Morlock che fugge in preda al terrore!</emphasis></p><p>Dalla sponda del pozzo, a meno di un metro di distanza, giunse un rumore graffiarne, fievole e insistente.</p><p>Con un grido, sfilai l�attizzatoio dalla cintura, temendo che i Morlock si preparassero ad aggredirmi, mentre indugiavo nei miei sogni a occhi aperti.</p><p>Avanzai prudentemente, con l�attizzatoio in pugno, e non tardai a scoprire che il rumore proveniva dai licheni piccoli e scuri, fra i quali si muoveva un essere di piccole dimensioni. Giacch� non poteva trattarsi di un Morlock, abbassai l�attizzatoio e mi curvai per osservare meglio. Il rumore era prodotto dallo sfregamento contro i licheni dell�unica chela sproporzionata di un animale simile a un granchio, non pi� grande della mia mano. L�essere, che appariva nero come il giaietto, era del tutto privo di occhi, al pari di un cieco abitatore delle profondit� oceaniche.</p><p>Ne dedussi che la lotta per la sopravvivenza continuava anche nell�oscurit� assoluta. Al tempo stesso, mi resi conto che, a parte i Morlock che avevo intravisto, non avevo trovato altre tracce di vita. Bench� non fossi un biologo, mi parve chiaro che, in quel mondo desertico, fosse l�aria calda e umida che saliva dal pozzo ad attirare gli esseri viventi, come i licheni e il granchio. Il calore era sicuramente di origine vulcanica, giacch� il nucleo del pianeta non poteva essersi raffreddato molto neppure in seicentomila anni, mentre l�umidit� proveniva forse dalle falde acquifere superstiti.</p><p>Era possibile che anche in quell�epoca la superficie del pianeta fosse cosparsa di pozzi, i quali, per�, non avevano la funzione di consentire l�accesso al mondo sotterraneo dei Morlock, com�era accaduto nell�altra che avevo conosciuto, bens� di liberare le riserve di calore e di umidit� accumulate nel sottosuolo di quel pianeta privo di luce; ecco perch� vi si radunavano intorno gli esseri viventi sopravvissuti alla trasformazione immane cui avevo assistito.</p><p>Rassicurato, sedetti di nuovo sulla sponda del pozzo. Analizzare e capire ci� che mi circonda � un tonico molto efficace per il mio coraggio: dopo il falso allarme provocato dal granchio, non mi sentivo pi� minacciato. In tasca avevo la pipa, con un po� di tabacco: la caricai e l�accesi, meditando sulla biforcazione della storia. Anche in quel mondo erano esistiti i Morlock e gli Eloi, ma la loro societ� sembrava essere scomparsa in un lontano passato.</p><p>Interrogandomi su come potesse essere accaduto, giacch� il loro sistema sociale, per quanto antagonistico, era basato su una reciproca dipendenza e possedeva una sua stabilit�, trovai una possibile spiegazione.</p><p>Per quanto degenerati, i Morlock erano stati pur sempre umani, e gli umani, per natura, non erano logici. Consapevoli che la loro stessa sopravvivenza dipendeva dai lontani cugini, ridotti alla condizione di bestie da macello, i Morlock dovevano aver provato disprezzo per gli Eloi, eppure�</p><p>Eppure la loro vita era stata tanto breve quanto felice: gli Eloi avevano riso, cantato e amato in un mondo che sembrava un giardino dell�Eden, a differenza dei Morlock, costretti a faticare nelle profondit� fetide del pianeta per fornire loro ci� che era necessario a vivere negli agi. I Morlock si erano talmente adattati a quell�esistenza che avrebbero rifiutato con ripugnanza la luce, l�acqua limpida e i frutti del mondo di superficie, persino se li avessero ricevuti in dono, ma non era possibile che a modo loro avessero invidiato l�ozio degli Eloi?</p><p>Forse, rintanati nelle loro luride grotte, i Morlock avevano cominciato a trovare sgradevole la carne degli Eloi.</p><p>Immaginai che una notte i Morlock fossero usciti in massa dai loro sotterranei per aggredire la preda con le loro membra nerborute e con le armi, ma che per una volta non avessero scelto disciplinatamente le loro vittime, bens� avessero compiuto un massacro indiscriminato all�unico, irragionevole scopo di sterminare gli Eloi.</p><p>Il sangue doveva aver inondato i sentieri e i pavimenti dei palazzi, mentre i belati fanciulleschi degli Eloi echeggiavano fra le pietre antiche!</p><p>Uno scontro del genere poteva avere avuto un solo vincitore, naturalmente: il gracile popolo del futuro, con la sua tisica bellezza, non avrebbe mai potuto difendersi dall�assalto organizzato dei Morlock assetati di sangue.</p><p>Mi sembr� di vedere i Morlock trionfanti, ormai dominatori assoluti del pianeta, che condannavano alla desertificazione i territori paradisiaci degli Eloi, non sapendo che farsene: in qualche modo, riversandosi dalle profondit� della Terra, erano stati accompagnati dalla loro oscurit� stigea, che si era diffusa fino a nascondere il sole! Memore di quanto il popolo di Weena avesse temuto le notti di luna nuova, chiamate Notti Nere, mi parve che i Morlock avessero suscitato un�ultima Notte Nera, che aveva ammantato la Terra per l�eternit�. Sterminando i veri figli del mondo, avevano sterminato anche loro stessi.</p><p>Questa fu dunque la mia prima ipotesi: grandiosa, sfrenata, e� sbagliata in ogni dettaglio!</p><p>All�improvviso trasalii, come se qualcuno mi avesse percosso, perch� mi resi conto che, assorto nelle mie speculazioni storiche, avevo completamente dimenticato di sorvegliare la macchina del tempo.</p><p>Mi alzai, scrutando il versante della collina e non tardai a individuare la macchina illuminata. Tuttavia, le fiammelle delle candele e della canfora guizzavano e ondeggiavano, come se sagome opache si muovessero intorno alla macchina.</p><p>Potevano essere soltanto i Morlock!</p></section><section><title><p>6</p><p>Il mio incontro con i Morlock</p></title><p>In un accesso di terrore, nonch�, debbo riconoscerlo, travolto dalla brama di sangue che prese d�improvviso a pulsare dentro di me, lanciai un ruggito, brandii l�attizzatoio, e corsi gi� per la collina, lasciando cadere la Kodak con un rumore di vetro frantumato: a quanto ne so, la macchina fotografica si trova ancora l�, abbandonata nell�oscurit�, se posso usare l�espressione.</p><p>Nell�avvicinarmi, scorsi intorno alla macchina del tempo dieci o dodici Morlock, i quali si muovevano come falene, attratti e al tempo stesso respinti dalla luce delle candele e della canfora. Erano scimmieschi come li rammentavo, bench� pi� bassi e meno corpulenti, con la lunga chioma bionda che cadeva sulla schiena, la pelle cerea, le braccia sproporzionatamente lunghe, e gli occhi rosso-grigi, spettrali. Urlavano e parlavano nel loro strano linguaggio farfugliante. Con un certo sollievo, mi accorsi che non avevano ancora toccato la macchina, per� sapevo che da un momento all�altro quelle dita mostruose, eppure non meno abili di quelle umane, avrebbero afferrato la gabbia scintillante d�ottone e di nichel.</p><p>In ogni modo, i Morlock non ebbero il tempo di profanare il mio apparecchio, poich� li aggredii come un angelo vendicatore.</p><p>Quando cominciai a menar fendenti con l�attizzatoio e con il pugno, i Morlock tentarono di fuggire, balbettando e strillando. Fui lesto ad afferrarne uno che mi passava davanti di corsa, rinnovando il contatto con la pelle fredda, da verme, tipica della specie a cui apparteneva. Mentre la sua chioma mi sfiorava il dorso della mano come una ragnatela, l�animale mi azzann� le dita con i piccoli denti. Ma non cedetti: lo colpii con l�attizzatoio, sentendo cedere la carne morbida e umida, nonch� le ossa.</p><p>Gli occhi rosso-grigi prima si spalancarono, quindi si chiusero.</p><p>Ebbi l�impressione di percepire con una piccola parte soltanto della mia coscienza ci� che stava accadendo. Avevo completamente dimenticato la mia intenzione di raccogliere prove che dimostrassero la realt� dei viaggi temporali, e persino di ritrovare Weena. In quel momento sospettai di avere intrapreso la mia seconda esplorazione al solo scopo di vendicarmi: per Weena, per la distruzione della Terra, per il trattamento indegno che io stesso avevo subito. Lasciai cadere quel Morlock, che si afflosci� come un fagotto, morto o forse soltanto moribondo, e aggredii gli altri, tirando colpi con l�attizzatoio.</p><p>D�improvviso, una voce che era indiscutibilmente di un Morlock, anche se diversa dalle altre nel timbro e nell�estensione, pronunci� una sola sillaba, in tono imperioso.</p><p>Con le maniche della giacca intrise di sangue fino al gomito, mi volsi, pronto a combattere altri avversari.</p><p>Un Morlock mi fronteggi� senza fuggire. Bench� fosse nudo come gli altri, sembrava si fosse spazzolato e pettinato la pelliccia, cos� da avere l�aspetto di un cane strigliato che si ergesse su due zampe. Avanzai d�un lungo passo, impugnando saldamente l�attizzatoio con le mani.</p><p>Con calma, il Morlock alz� la mano destra, nella quale vidi scintillare un oggetto. Abbagliato da un lampo verde, ebbi l�impressione che il suolo s�inclinasse, facendomi cadere accanto alla macchina del tempo illuminata dalle fiammelle; quindi persi conoscenza.</p></section><section><title><p>7</p><p>La gabbia di luce</p></title><p>Ripresi i sensi lentamente, come se uscissi da un sonno profondo e tranquillo. Giacevo sulla schiena, con gli occhi chiusi. Stavo tanto comodo, che per un attimo pensai di essere a letto, in casa mia, a Richmond, e che la luce rosea che intravedevo con le palpebre chiuse fosse quella del sole mattutino che filtrava attraverso le tende.</p><p>Poi mi accorsi che la superficie su cui ero sdraiato, bench� fosse cedevole e calda, non era soffice come un materasso. Sotto non sentivo le lenzuola, n� sopra di me le coperte.</p><p>In un lampo, rammentai tutto: il secondo viaggio nel tempo, il sole che si oscurava, l�incontro con i Morlock�</p><p>Sopraffatto dal terrore, contrassi i muscoli, pensando: <emphasis>I Morlock mi hanno catturato!</emphasis> E aprii gli occhi di scatto.</p><p>Rimasi abbacinato da una luce molto intensa, emanata da un disco bianco che si trovava in alto, esattamente sopra di me. Gridai, coprendomi gli occhi feriti con un braccio, quindi mi rotolai su un fianco, premendo il viso contro il pavimento.</p><p>Nel sollevarmi carponi, mi resi conto che il pavimento era caldo e flessibile come cuoio. Poco a poco, la miriade d�immagini del disco ardente che mi danzava dinanzi agli occhi scomparve, cos� che riuscii a vedere l�ombra che gettavo. La superficie sulla quale mi trovavo era stranissima: trasparente come vetro, ma elastica, e dove la mia ombra cadeva a nascondere la luce� <emphasis>potevo vedere perfettamente le stelle,</emphasis> attraverso la superficie medesima. Era come se fossi stato collocato in una sorta di planetario rovesciato.</p><p>Nonostante la nausea che provavo, riuscii ad alzarmi. Costretto a ripararmi gli occhi, mi pentii di aver perduto il cappello che avevo portato dal 1891! Indossavo ancora i miei indumenti, sporchi di sabbia e di sangue, soprattutto sulle maniche. Con sorpresa, m�accorsi che qualcuno mi aveva pulito le mani e le braccia dal sangue dei Morlock. Non vidi l�attizzatoio, n� lo zaino. Avevo ancora l�orologio, appeso con la catenella al panciotto, ma i fiammiferi e le candele mi erano stati tolti di tasca. Provai una fitta di nostalgia, del tutto incongrua in quella situazione di mistero e di pericolo, scoprendo di essere stato privato anche della pipa e del tabacco.</p><p>Una preoccupazione improvvisa m�indusse a infilare le mani nelle tasche del panciotto: con un sospiro di sollievo, constatai di essere ancora in possesso delle leve della macchina del tempo.</p><p>Mi guardai attorno. Il pavimento, come ho gi� spiegato, era liscio, piano, simile a cuoio, e trasparente. Mi trovavo quasi al centro di una colonna di luce di meno di trenta metri di diametro, che cadeva dal disco sovrastante. Nell�aria, il pulviscolo fluttuava sui raggi luminosi. Come dal fondo di un polveroso pozzo minerario, osservai, battendo le palpebre, quello che sembrava davvero il sole di mezzogiorno. Non riuscivo a capire, per�, come l�astro avesse potuto ritornare visibile, n� come mai fosse immobile. Potei ipotizzare soltanto di essere stato trasportato all�equatore mentre ero tramortito.</p><p>Lottando per reprimere il panico, camminai lungo il perimetro della zona illuminata. All�interno, ero solo: sul pavimento vidi soltanto due vassoi, su cui erano posati alcuni contenitori, a circa tre metri dal punto in cui avevo ripreso conoscenza. All�esterno, nell�oscurit�, non riuscii a scorgere nulla, neppure ombreggiandomi gli occhi. Non vidi le pareti dell�ambiente in cui mi trovavo. Battei le mani, facendo danzare il pulviscolo sui raggi luminosi: il suono si spense senza echi. Le pareti erano lontanissime, oppure erano rivestite di sostanza assorbente: comunque, non ero in grado di calcolare quanto distassero.</p><p>Non vi era traccia della macchina del tempo.</p><p>L�, su quel pavimento di vetro morbido, sentendomi nudo e indifeso, senza pareti a cui addossarmi, senz�angoli in cui ritirarmi per difendermi, fui assalito da una paura strana e profonda.</p><p>Avvicinatomi ai vassoi, osservai i contenitori, sollevandone i coperchi: si trattava di un secchio capiente ma vuoto, indubbiamente destinato a consentirmi di espletare le mie esigenze fisiologiche; una ciotola che sembrava piena d�acqua limpida; e un piatto che conteneva tavolette della grandezza di un pugno, di colore giallo, verde o rosso. Palpai con riluttanza le tavolette, che erano evidentemente un cibo di cui non potevo conoscere l�origine: fredde e lisce, ricordavano il formaggio. Erano trascorse molte ore dal mio ultimo pasto, ossia la colazione preparatami dalla signora Watchet, quindi avevo fame. Non riuscivo a immaginare alcun motivo per cui i Morlock, dopo essersi dati tanto disturbo per me, avrebbero dovuto avvelenarmi, tuttavia non mi risolsi ad accettare la loro ospitalit�, e bench� avessi la vescica gonfia, rifiutai di perdere la mia dignit� servendomi del secchio.</p><p>Girai intorno ai vassoi, come un animale che fiutasse l�ambiente circostante, timoroso di una trappola. Esaminai di nuovo i vassoi per appurare se fosse possibile ricavarne qualche arma, come per esempio una lama, per� erano di un metallo argenteo simile all�alluminio, tanto sottile e malleabile da poter essere piegato e compresso a mani nude: non avrei potuto usarli per ferire i Morlock pi� di quanto avrei potuto servirmi di un foglio di carta.</p><p>Allora mi resi conto che i Morlock avevano dimostrato una notevole gentilezza nei miei confronti: mentre ero privo di conoscenza, avrebbero potuto facilmente uccidermi, e invece avevano frenato la loro brutalit�, anzi, avevano persino cercato di lavarmi, per giunta dimostrando una sorprendente abilit�.</p><p>Naturalmente, ci� suscit� subito i miei sospetti. A quale scopo mi avevano lasciato in vita? Intendevano forse strapparmi, con qualsiasi turpe mezzo, il segreto della macchina del tempo?</p><p>Volgendo deliberatamente le spalle al cibo, passai con il cuore palpitante dalla zona illuminata all�oscurit�. Nulla mi trattenne, se non l�apprensione e il desiderio di luce, tanto efficaci quanto le sbarre di una gabbia.</p><p>Finalmente m�incamminai nel buio in una direzione scelta a caso, con le braccia lungo i fianchi, i pugni serrati, pronto a picchiare, contando i passi: otto� nove� dieci� Sotto di me, attraverso il pavimento, potevo vedere pi� nitidamente, lontano dalla luce, le stelle che punteggiavano una sorta di emisfero rovesciato. Di nuovo ebbi la sensazione di trovarmi sulla cupola di un planetario. Mi volsi a guardare la colonna di luce polverosa che saliva all�infinito, con i vassoi e i contenitori sparsi alla base, sul pavimento spoglio.</p><p>Tutto mi era assolutamente incomprensibile.</p><p>Non tardai a smettere di contare i passi, nel proseguire la camminata sul pavimento cedevole. Alla luce della colonna luminosa e delle stelle, che scintillavano debolmente sotto di me, vedevo a stento la sagoma delle mie gambe. Non udivo altro che il mio respiro rauco e il rumore dei miei passi sulla superficie vitrea.</p><p>Dopo circa un centinaio di metri, deviai per girare intorno alla colonna di luce. Non trovai altro che oscurit�, e le stelle sottostanti. Mi domandai se nel buio avrei incontrato nuovamente lo strano Osservatore fluttuante che mi aveva accompagnato durante il secondo viaggio nel tempo.</p><p>Continuando a camminare, fui colto dalla disperazione, desiderando poter tornare nel mondo verdeggiante di Weena, o persino nel deserto buio in cui ero stato catturato: ovunque vi fossero rocce, piante, animali, e un cielo riconoscibile. Che luogo era mai quello in cui mi trovavo? Era forse una sala nelle profondit� del sottosuolo? Quali torture terribili stavano escogitando i Morlock per me? Ero forse condannato a trascorrere il resto dell�esistenza in quella desolazione aliena?</p><p>Per qualche tempo fui sopraffatto da una terribile sensazione di solitudine e smarrimento. Non sapevo dove mi trovavo, non sapevo dove fosse la macchina del tempo, temevo di non rivedere mai pi� la mia epoca e la mia casa. Ero come una bestia, sola e sperduta in un mondo alieno. Nell�oscurit�, gridai alternativamente minacce, richieste di liberazione, implorazioni di piet�. Senza esito, picchiai i pugni sul pavimento, elastico ma impenetrabile.</p><p>Piansi, corsi, maledii me stesso per la follia impareggiabile che avevo dimostrato nel tornare a cacciarmi in trappola subito dopo essere sfuggito alle grinfie dei Morlock.</p><p>Alla fine, spossato, piangendo come un bimbo frustrato, mi lasciai cadere sul pavimento, nell�oscurit�.</p><empty-line/><p>Dormii per qualche tempo. Al risveglio, nulla era cambiato nella mia situazione. Mi alzai. Anche se mi sentivo affranto come mai in precedenza, avevo ormai sfogato la collera e ripreso il controllo di me stesso. Finalmente potei dedicarmi alle semplici necessit� dell�organismo: in primo luogo, la fame e la sete.</p><p>Stanco, tornai alla colonna di luce. Poi, rassegnato, presi il secchio, giacch� il gonfiore della vescica era ormai insopportabile. Spinto dal pudore, giacch� ero certo di essere osservato dai Morlock, lo portai nell�oscurit�, a breve distanza dalla zona illuminata, e l� lo lasciai quando ebbi finito.</p><p>Di nuovo esaminai il cibo morlock, che non mi parve certo pi� appetitoso di prima. La prospettiva era tutt�altro che allettante, ma la fame non mi lasciava scelta. Comunque, per prima cosa presi la ciotola, che aveva le dimensioni di una di quelle da zuppa, e bevvi l�acqua. Era tutt�altro che gradevole, tiepida e senza sapore, come se fosse stata privata di tutti i sali minerali, per� era limpida e fresca. La trattenni in bocca per alcuni istanti, con esitazione, prima di decidermi a inghiottirla.</p><p>Soltanto dopo qualche minuto, poich� non manifestavo alcun sintomo di avvelenamento, bevvi ancora. Poi, con un angolo del fazzoletto bagnato, mi pulii il viso e le mani.</p><p>Infine mi dedicai al cibo, prendendo una tavoletta verdastra. Quando ne staccai un pezzetto con le dita, scoprii che era friabile come certi tipi di formaggio, e che era verde anche all�interno. Diedi un morso. Il sapore ricordava quello dei broccoli o dei cavolini di Bruxelles bolliti fin quasi allo spappolamento: i soci dei circoli londinesi meno forniti lo avrebbero riconosciuto subito! Nondimeno, mangiai mezza tavoletta, prima di assaggiare le altre, che nonostante la differenza di colore avevano la medesima consistenza e un sapore niente affatto diverso.</p><p>Non occorsero molti bocconi di quel cibo alieno per saziarmi. Posai di nuovo sul vassoio il piatto con i resti delle tavolette.</p><p>Seduto sul pavimento, osservai l�oscurit� circostante, sentendomi molto grato ai Morlock per avermi fornito almeno la colonna di luce. Immaginavo infatti che se fossi stato lasciato in una tenebra vuota e informe, illuminata soltanto dalle stelle sottostanti, avrei rischiato d�impazzire. Eppure ero consapevole, al tempo stesso, che i Morlock avevano considerato esclusivamente i loro scopi: la colonna di luce era un mezzo efficace per osservarmi e per impedire che mi allontanassi. Ero del tutto indifeso, prigioniero di un semplice raggio luminoso.</p><p>Lottai contro la stanchezza che m�invadeva, riluttante a perdere di nuovo conoscenza, abbandonato nella pi� assoluta impotenza alla merc� dei miei catturatori. D�altronde, non potevo illudermi di poter restare sveglio in eterno. Per avere almeno la protezione dell�oscurit�, uscii dalla colonna di luce, me ne allontanai un poco, mi sfilai la giacca e l�arrotolai per farne un cuscino. Non avrei sofferto il freddo, giacch� l�aria era calda e anche il pavimento sembrava riscaldato.</p><p>Cos�, dignitosamente sdraiato sul manto di stelle, mi addormentai.</p></section><section><title><p>8</p><p>Un visitatore</p></title><p>Mi destai dopo un periodo di tempo che non ero in grado di misurare. Sollevando la testa, mi guardai attorno. Ero solo nell�oscurit�: tutto sembrava immutato. Tastando il panciotto, mi assicurai di essere ancora in possesso delle leve della macchina del tempo.</p><p>Quando mi mossi, sentii un dolore improvviso alle gambe e alla schiena. Mi sollevai faticosamente a sedere, quindi mi alzai in piedi, gravato dal peso di tutti i miei anni, felice di non dover respingere l�assalto di un branco di Morlock. Eseguii goffamente alcuni esercizi per sciogliere le giunture e i muscoli intorpiditi. Indossai la giacca, dopo averla rassettata.</p><p>Finalmente ritornai nella colonna di luce.</p><p>Scoprii cos� che i vassoi, con la ciotola, il piatto e il secchio, erano stati sostituiti. Dunque, proprio come avevo sospettato, i Morlock mi osservavano. Il piatto conteneva tavolette poco invitanti di cibo anonimo simili a quelle che avevo gi� assaggiato. Feci colazione con acqua e una tavoletta verde. La paura in me era scomparsa, sostituita da un tedio deprimente: � davvero notevole la rapidit� con cui la mente umana si adatta ai mutamenti pi� radicali. Ero dunque destinato a sopravvivere nella noia, dormendo su un letto duro, bevendo acqua senza sapore, cibandomi di tavolette di verdure bollite? <emphasis>� come tornare a scuola,</emphasis> pensai, cupamente.</p><p><emphasis>��Pau.</emphasis></p><p>Quest�unica sillaba, pronunciata sottovoce, suon� come una fucilata nel silenzio assoluto.</p><p>Balzai in piedi con un grido, impugnando le tavolette di cibo: sembrer� assurdo, ma non disponevo di altre armi. Poich� l�origine del suono era alle mie spalle, mi girai di scatto, con un cigolio degli stivali sul pavimento.</p><p>Fiocamente illuminato, un Morlock stava a breve distanza dalla colonna di luce. Non era scimmiescamente curvo e caracollante come gli esseri che avevo gi� incontrato, ma aveva il portamento eretto, e indossava un paio di grandi occhiali tondi dalle lenti azzurre che facevano sembrare scuri i suoi grandi occhi.�� <emphasis>Tik��</emphasis> disse, con voce stranamente gorgogliante.�� <emphasis>Pau.</emphasis></p><p>Indietreggiai, calpestando rumorosamente un vassoio, quindi alzai i pugni:�� Non avvicinarti!</p><p>Il Morlock avanz� di un passo verso la colonna di luce che, con la sua intensit�, lo disturb� nonostante gli occhiali che portava. Al pari di quello che mi aveva stordito, apparteneva presumibilmente a un ceppo evoluto di Morlock. Sembrava nudo, ma la chioma e la pelliccia, bionde, tagliate e acconciate in foggia severa, gli cadevano sulle spalle e sul petto a formare una sorta di uniforme. Il viso, piccolo e senza mento, ricordava quello di un bimbo sgraziato.</p><p>Vagamente, rammentai la dolce sensazione che avevo provato nel sentire i crani dei Morlock che si spaccavano sotto i colpi del mio attizzatoio. Avrei potuto assalire il visitatore e atterrarlo, ma a cosa mi sarebbe servito? Senza dubbio ve n�erano innumerevoli altri, nascosti nell�oscurit�. Oltre a essere disarmato, privo persino dell�attizzatoio, ricordavo bene che il compare di quel tizio mi aveva abbattuto senza sforzo servendosi di un�arma strana.</p><p>Decisi dunque di prendere tempo.</p><p>E poi, anche se pu� sembrare strano, mi accorsi che la collera si stava stemperando in un divertimento inspiegabile. Nonostante il pallore tipico della sua razza, il Morlock aveva un aspetto buffo, simile a quello di un orango con la pelliccia tosata corta e unta di biondo, che stesse eretto come un uomo e che indossasse un paio di occhiali vistosi.</p><p>��<emphasis>Tik��</emphasis> ripet�.�� <emphasis>Pau.</emphasis></p><p>Avanzai d�un passo:�� Che stai dicendo, bruto?</p><p>Trasal�, probabilmente pi� per effetto del mio tono che delle parole; poi indic�, l�una dopo l�altra, le tavolette che tenevo in mano:�� <emphasis>Tik� Pau�</emphasis></p><p>Allora compresi:�� Buon Dio! Stai cercando di parlarmi, vero?�� Alzai alternativamente le tavolette.�� <emphasis>Tik� Pau�</emphasis> Uno� due� Parli Inglese? Uno� due�</p><p>Il Morlock reclin� la testa, come fanno talvolta i cani, quindi, non meno chiaramente di me, disse:�� Uno� due�</p><p>��Esatto! E si continua: tre� quattro�</p><p>Badando a tenersi fuori della mia portata, il Morlock entr� nella colonna di luce, poi indic� la ciotola dell�acqua:�� <emphasis>Agua.</emphasis></p><p><emphasis>��Agua?��</emphasis> Tale parola mi parve latina, bench� non fossi mai stato un grande conoscitore dei classici.�� Acqua.</p><p>Di nuovo il Morlock ascolt� in silenzio, con la testa reclinata.</p><p>Continuammo cos�. Il Morlock indic� diversi oggetti, come gli indumenti, oppure diverse parti del corpo, come la testa o le braccia, pronunciando i nomi nella sua lingua, talvolta incomprensibili, talaltra simili al tedesco, o forse all�inglese antico. A mia volta, pronunciai i nomi moderni nella mia lingua. Un paio di volte tentai di avviare una vera e propria conversazione, giacch� non credevo che una semplice lista di nomi potesse portarci lontano, ma lui aspett� finch� io tacqui, poi riprese pazientemente a elencare sostantivi. Lo stesso fece quando tentai di parlargli ricorrendo a ci� che ricordavo della lingua semplice e melodica di Weena, strutturata in frasi di due parole.</p><p>Dopo alcune ore, il Morlock se ne and� senza tante cerimonie, semplicemente allontanandosi nell�oscurit�. Non lo seguii. <emphasis>Non ancora!</emphasis> pensai. Mangiai e dormii. Al mio risveglio, il Morlock torn�, e cos� riprendemmo le nostre lezioni.</p><p>Passeggiando all�interno della colonna di luce, indicando e nominando gli oggetti, il Morlock si muoveva in maniera abbastanza aggraziata, e il suo corpo sembrava espressivo. Tuttavia mi resi conto di quanto, nelle normali attivit� quotidiane, ogni persona si affida all�interpretazione dei movimenti e dei gesti altrui. Ebbene, io non ero affatto in grado di capire il Morlock in quel modo: mi era impossibile comprendere che cosa pensasse e che cosa provasse, se avesse paura di me oppure se si annoiasse. Di conseguenza, mi sentivo notevolmente svantaggiato.</p><p>Al termine del nostro secondo incontro, il Morlock indietreggi�, dicendo:�� Dovrebbe bastare. Mi capisci?</p><p>Lo fissai, sbalordito dalla facilit� con cui aveva appreso la mia lingua. La sua pronuncia era confusa, giacch� la morbida voce morlock non sembrava adatta all�asprezza delle consonanti e delle pause dell�Inglese, per� le sue parole erano del tutto comprensibili.</p><p>Poich� non rispondevo, il Morlock ripet�:�� Mi capisci?</p><p>��Io� S�. Voglio dire: s�, ti capisco. Ma come� Come hai potuto imparare la mia lingua conoscendo cos� poche parole?�� Ritenevo infatti che ci fossimo occupati di non pi� di cinquecento parole, soprattutto sostantivi e verbi semplici.</p><p>��Ho accesso agli archivi di tutte le lingue antiche dell�umanit�, quali sono state ricostruite, dal Nostrate a quelle indoeuropee. Alcune parole fondamentali sono sufficienti per recuperare le varianti e i derivati. Dimmi se pronuncio parole o frasi che non capisci.</p><p>Avanzai prudentemente di un passo:�� Lingue antiche? E come sai che io sono <emphasis>antico?</emphasis></p><p>Il Morlock abbass� le palpebre pesanti sugli occhi protetti dagli occhiali:�� Il tuo organismo � arcaico, al pari del contenuto del tuo stomaco, come abbiamo scoperto dalle analisi.�� Rabbrivid�, evidentemente ricordando i resti della colazione preparata dalla signora Watchet.</p><p><emphasis>Ho a che fare con un Morlock schizzinoso!</emphasis> pensai, sbalordito.</p><p>��Tu provieni dal passato�� rispose il Morlock.�� Non riusciamo ancora a capire come tu sia arrivato qui, ma senza dubbio lo scopriremo.</p><p>��E nel frattempo�� ribattei, con un certo vigore,�� mi trattenete in questa� in questa <emphasis>Gabbia di Luce,</emphasis> come se fossi una bestia, anzich� un essere umano! Mi fate dormire sul pavimento, e per i miei bisogni mi date soltanto un secchio!</p><p>Impassibile, il Morlock mi osserv� in silenzio.</p><p>Ero incapace di reprimere oltre la frustrazione e l�imbarazzo che provavo da quando mi trovavo in quel luogo, e giacch� avevo finalmente la possibilit� di esprimere i miei sentimenti, decisi di accantonare lo scambio di complimenti:�� Adesso che siamo in grado di comunicare, dimmi dove mi trovo, e dove avete nascosto la mia macchina. Capisci, oppure devo <emphasis>tradurrei��</emphasis> Mi avvicinai a lui con le braccia protese per afferrargli la pelliccia del petto.</p><p>Quando arrivai a due passi di distanza, il Morlock alz� una mano: non vidi neppure l�apparecchio di cui sicuramente era sempre stato provvisto in mia presenza. Rammento soltanto lo strano lampo verde che mi fece crollare sul pavimento, privo di conoscenza.</p></section><section><title><p>9</p><p>Rivelazioni e rimostranze</p></title><p>Allorch� ripresi conoscenza, nuovamente disteso ad arti divaricati sul pavimento, fissai quella luce maledetta.</p><p>Dopo essermi alzato a sedere, mi massaggiai gli occhi abbacinati. Il mio amico Morlock non se n�era andato: era fermo appena fuori della colonna di luce. Dolorosamente, mi rimisi in piedi, consapevole che i Nuovi Morlock mi avrebbero dato parecchio filo da torcere.</p><p>Con uno scintillio degli occhiali azzurri, il Morlock rientr� nella zona illuminata. Come se nulla avesse interrotto la nostra conversazione, dichiar�, completando la frase con una parola nella solita informe pronuncia morlock:�� Il mio nome � Nebogipfel.</p><p>��Nebogipfel� Benissimo.�� Mi resi conto che quello era il primo Morlock di cui apprendevo il nome: il primo che si distinguesse dalla massa che avevo incontrato e combattuto, il primo ad assumere le caratteristiche di un individuo. A mia volta, mi presentai.</p><p>In brevissimo tempo, il Morlock riusc� a ripetere il mio nome con chiarezza e precisione.</p><p>Seduto a gambe incrociate accanto ai vassoi, mi massaggiai i lividi che mi ero procurato a un braccio con l�ultima caduta:�� Be�, Nebogipfel� A quanto pare sei stato assegnato a farmi da custode, qui in questo zoo�</p><p>��<emphasis>Zoo���</emphasis> ripet� Nebogipfel, pronunciando con difficolt� la parola.�� No, non sono stato <emphasis>assegnato:</emphasis> mi sono offerto volontariamente di lavorare con te.</p><p>��Lavorare con me?</p><p>��Io� noi� Vogliamo capire come sei arrivato qui.</p><p>��Davvero? Per Giove!�� Mi alzai e cominciai a camminare lungo il perimetro della Gabbia di Luce.�� E se ti dicessi che sono arrivato qui con una macchina che consente di viaggiare nel tempo?�� Alzai le mani.�� E se aggiungessi che l�ho costruita io, con queste mani? Che cosa risponderesti, eh?</p><p>Per un po�, Nebogipfel parve meditare sulla mia risposta:�� La tua epoca, a giudicare dal tuo modo di parlare e dal tuo organismo, � molto lontana dalla nostra. Sei padrone di una tecnica molto sofisticata, come dimostra la tua macchina, che sia o meno in grado di viaggiare nel tempo, come affermi. E i tuoi abiti, la conformazione delle tue mani, la tua dentatura� Tutto ci� indica un alto grado di civilt�.</p><p>��Sono lusingato di sentirtelo dire�� ribattei con veemenza.�� Ma se mi giudicate civile, se mi considerate un uomo e non una scimmia, perch� mi tenete ingabbiato cos�?</p><p>��Perch� hai gi� tentato di aggredirmi, manifestando tutte le intenzioni di nuocermi�� rispose Nebogipfel, in tono pacato.�� E sulla Terra, hai ferito gravemente�</p><p>Nuovamente infuriato, mi avvicinai al Morlock:�� Le vostre scimmie stavano danneggiando la mia macchina!�� gridai.�� Che cosa vi aspettavate? Mi sono soltanto difeso! Io�</p><p><emphasis>��Erano soltanto bambini.</emphasis></p><p>Le parole di Nebogipfel gelarono la mia collera. Cercai di aggrapparmi a ci� che ne restava per giustificarmi, ma mi sfugg� la presa:�� Cos�hai detto?</p><p>��<emphasis>Bambini.</emphasis> Erano bambini. Da quando la Sfera � stata completata, la Terra � diventata un� giardino d�infanzia, un luogo riservato ai bambini. Erano semplicemente incuriositi dalla tua macchina. Non ti avrebbero nuociuto in alcun modo, n� avrebbero danneggiato la macchina. Eppure tu li hai aggrediti con estrema violenza.</p><p>Indietreggiai, rammentando che in effetti i Morlock radunati intorno alla macchina del tempo mi erano parsi insolitamente piccoli rispetto a quelli incontrati in precedenza. E in verit� non avevano tentato in alcun modo di nuocermi, tranne il disgraziato che mi aveva morsicato una mano allorch� lo avevo afferrato, prima di spaccargli la testa.</p><p>��Quello che ho colpito� � sopravvissuto?</p><p>��Le ferite fisiche sono guaribili, ma�</p><p>��S�?</p><p>��Le ferite interiori, psicologiche, non guariranno mai.</p><p>Chinai la testa. <emphasis>Era mai possibile?</emphasis> L�odio nei confronti dei Morlock mi aveva accecato a tal punto? Non avevo dunque saputo riconoscere che le creature radunate attorno alla macchina del tempo non erano i predatori crudeli del mondo di Weena, bens� fanciulli inermi?</p><p>��Immagino che tu non capisca di che cosa sto parlando, ma� mi sembra di essere intrappolato in un�altra lanterna magica a dissolvenza�</p><p>��Stai esprimendo vergogna�� rispose Nebogipfel.</p><p><emphasis>Vergogna�</emphasis> Non avrei mai immaginato di dover udire, e accettare, un rimprovero simile da parte di un Morlock. Lo guardai, in atteggiamento di sfida:�� S�. Benissimo! Questo ai tuoi occhi mi rende pi� o meno simile a una bestia?</p><p>Il Morlock tacque.</p><p>Pur costretta ad affrontare l�orrore di ci� che avevo fatto, una parte della mia mente ricord� una frase di Nebogipfel: <emphasis>Da quando la Sfera � stata completata, la Terra � diventata un giardino d�infanzia���</emphasis> Che cos�� la <emphasis>Sfera?</emphasis></p><p><emphasis>��</emphasis>Hai molto da imparare sul nostro conto.</p><p>��Parlami della Sfera!</p><p>��Si tratta di una Sfera intorno al sole.</p><p>Quelle poche semplici parole mi sbalordirono: <emphasis>� sconvolgente!</emphasis> pensai. <emphasis>Eppure� Ma certo! La trasformazione alla quale ho assistito durante il viaggio nel tempo, l�oscuramento del sole���</emphasis> Capisco. Ho assistito alla costruzione della Sfera.</p><p>Riflettendo su tale notizia inaspettata, Nebogipfel parve sgranare gli occhi in maniera molto umana.</p><p>Intanto, altri aspetti della mia situazione si chiarirono:�� Poco fa hai detto che sulla Terra ho ferito gravemente qualcuno, o qualcosa del genere��� Ripensandoci, mi sembr� strano che il Morlock avesse pronunciato una frase simile� <emphasis>se ci fossimo trovati sulla Terra.</emphasis> Alzai la testa, lasciandomi inondare il viso dalla luce.�� Nebogipfel� che cosa si vede, sotto di noi, attraverso il pavimento trasparente?</p><p>��Stelle.</p><p>��Non rappresentazioni� una sorta di planetario?</p><p>��Stelle.</p><p>Annuii:�� E questa luce che scende dall�alto?</p><p>��� quella del sole.</p><p>In qualche modo lo avevo gi� capito, perch� la luce cadeva dalla medesima posizione ventiquattr�ore al giorno, e io camminavo su un pavimento sopra le stelle�</p><p>Fui assalito da un senso di vertigine, come se il mondo intero ondeggiasse sotto di me, e intanto ebbi l�impressione di udire una sorta di fragore lontano. Nel corso della mia avventura non avevo attraversato soltanto le distese del tempo: dopo avermi catturato, quelle sorprendenti creature <emphasis>mi avevano trasportato attraverso lo spazio interplanetario.</emphasis> Non mi trovavo pi� sulla Terra, bens� all�interno della Sfera solare dei Morlock.</p></section><section><title><p>10</p><p>Dialogo con un Morlock</p></title><p>��Dunque hai detto di essere arrivato qui con una <emphasis>macchina del tempo�</emphasis></p><p>��� la definizione esatta�� risposi, passeggiando avanti e indietro nella piccola zona illuminata, inquieto come un animale in gabbia.�� Si tratta di una macchina che pu� viaggiare nel tempo in qualunque direzione e a qualsiasi velocit� relativa, a seconda delle scelte del conducente.</p><p>��Sostieni dunque di essere giunto fin qui dal remoto passato con la macchina che � stata trovata insieme a te sulla Terra�</p><p>��Precisamente�� ribattei, in tono tagliente.</p><p>Il Morlock impegnato nell�interrogatorio sembrava in grado di rimanere in piedi, quasi immobile, per lunghe ore. Io, invece, avevo un temperamento da uomo moderno, che non si accordava per nulla con il suo.</p><p>��Dannazione!�� ripresi.�� Tu stesso hai detto che il mio organismo � <emphasis>arcaico.</emphasis> Se non viaggiando nel tempo, come potresti spiegare altrimenti la mia presenza qui, nell�anno 657.208?</p><p>Il Morlock batt� lentamente le palpebre pesanti, dalle ciglia lunghe:�� Ci sono molte altre possibilit�, in gran parte pi� plausibili del viaggio temporale.</p><p>��Per esempio?�� lo esortai in tono di sfida.</p><p>��L�ingegneria genetica.</p><p>��Genetica?�� Quando Nebogipfel si fu spiegato meglio, compresi di che cosa stesse parlando.�� Insomma, ti riferisci al meccanismo secondo cui opera l�ereditariet�, mediante il quale le caratteristiche vengono trasmesse da una generazione all�altra?</p><p>��Non � impossibile generare simulacri di forme arcaiche inducendo una serie di mutazioni.</p><p>��Credi dunque che io non sia altro che un <emphasis>simulacro,</emphasis> ricostruito come lo scheletro fossile di qualche megaterio in un museo? � cos�?</p><p>��Esistono precedenti, anche se non riguardano esseri umani della tua epoca, perci� S�, � possibile.</p><p>Mi sembrava un insulto.�� E a quale scopo sarei stato� messo insieme in tal modo?�� Ripresi a passeggiare all�interno della Gabbia. L�aspetto pi� sconcertante di quel luogo tetro era l�assenza di pareti, che suscitava la sensazione primeva di essere con le spalle scoperte, indifeso. Avrei preferito essere gettato in una cella di prigione della mia epoca: primitiva e squallida, senza dubbio, ma chiusa.�� Non intendo abboccare in questo modo. � assurdo. Ho progettato e costruito una macchina del tempo, e l�ho usata per viaggiare fin qui, perci�, una buona volta, facciamola finita.</p><p>��La tua spiegazione si pu� considerare un�ipotesi da verificare�� rispose Nebogipfel.�� Ora, ti invito a spiegarmi i principi di funzionamento della macchina.</p><p>Continuai a rimuginare passeggiando avanti e indietro. Non appena mi ero reso conto dell�intelligenza di Nebogipfel, a differenza dei Morlock che avevo incontrato in precedenza, avevo previsto un interrogatorio del genere: dopotutto, se un viaggiatore nel tempo proveniente dall�antico Egitto fosse apparso nella Londra del diciannovesimo secolo, avrei fatto di tutto per far parte del comitato di esperti che lo avrebbe esaminato. Mi domandavo per� se dovessi condividere con i Nuovi Morlock l�unico vantaggio di cui disponevo in quel mondo, ossia il segreto della macchina del tempo.</p><p>Tuttavia non tardai a rendermi conto che avevo ben poca scelta. Non dubitavo affatto che i Morlock avrebbero potuto estorcermi le informazioni con la forza, se avessero voluto. Inoltre, la costruzione della mia macchina era intrinsecamente pi� semplice di quella, per esempio, di un orologio sofisticato. Una civilt� capace di costruire un guscio intorno al sole avrebbe incontrato ben poche difficolt� nel duplicare il prodotto dei miei poveri torni e delle mie misere presse. E se avessi accontentato Nebogipfel, forse avrei trovato il tempo di escogitare qualcosa per trarmi d�impaccio. Dopotutto, non sapevo neppure dove si trovasse la macchina, men che meno come recuperarla per poter tornare a casa.</p><p>Inoltre, lo confesso, ero ancora turbato dagli atti di violenza che avevo commesso sulla Terra. Non desideravo affatto che Nebogipfel mi giudicasse brutale, al pari dell�umanit� della mia epoca. Ecco perch�, come un bimbo ansioso di fare buona impressione, volevo dimostrare la mia intelligenza e il mio bagaglio di conoscenze scientifiche e tecniche, ben superiori a quelle degli individui scimmieschi dai quali discendeva la mia specie.</p><p>Per la prima volta, per�, mi azzardai a porre qualche richiesta:�� Benissimo. Ma prima�</p><p>��S�?</p><p>��Ascolta� Non ti sembra di riservare ai prigionieri un trattamento un po� troppo spartano? Non sono pi� giovane: non ce la faccio a stare in piedi per quasi tutto il giorno. Potrei avere una sedia, se non � una richiesta troppo irragionevole? E potrei avere anche qualche coperta per dormire, se proprio debbo rimanere qui?</p><p>Come se sfogliasse un dizionario invisibile, Nebogipfel esit� un attimo prima di rispondere:�� Sedia�</p><p>Allora chiesi anche acqua fresca, un equivalente del sapone e, pur aspettandomi un rifiuto, persino una lama con cui radermi.</p><p>Per qualche tempo Nebogipfel si assent�. Al suo ritorno, mi port� alcune coperte e una sedia. Quando mi destai dal successivo periodo di sonno, trovai, oltre alle solite provviste, una seconda ciotola d�acqua.</p><p>Le coperte erano di un materiale morbido, e di fattura cos� raffinata che non riuscii a scorgere alcuna traccia di tessitura. La sedia, semplicissima, avrebbe potuto essere di legno leggero, a giudicare dal peso, per� era perfettamente liscia, verniciata con una lacca rossa che con le unghie non riuscivo neppure a scalfire, e priva di giunture, modanature, chiodi, o viti: insomma, sembrava essere stata fabbricata in un unico pezzo mediante qualche procedimento ignoto. Non vidi traccia di sapone, ma l�acqua per lavarmi, a giudicare dalla sensazione di levigatezza che procurava, sembrava contenere qualche detergente, sebbene non producesse schiuma. Inoltre, era miracolosamente riscaldata, e scoprii che tale rimaneva indefinitamente.</p><p>Naturalmente non ricevetti alcuna lama, ma la cosa non mi stup�.</p><p>Rimasto nuovamente solo, mi spogliai e mi lavai poco alla volta, sbarazzandomi del sudore di alcuni giorni, nonch� delle restanti tracce di sangue morlock. Approfittai dell�occasione per lavare anche gli indumenti intimi e la camicia.</p><p>Cos�, la mia vita nella Gabbia di Luce divenne un poco pi� civile. Si pu� avere un�idea dell�ambiente in cui vivevo immaginando l�arredamento di una camera d�albergo a buon mercato gettato in mezzo alla pista di un�immensa sala da ballo. Radunando la sedia, i vassoi e le coperte, formai una sorta di nido tranquillo in cui non mi sentii pi� del tutto indifeso. Con la giacca arrotolata come cuscino, e la testa e le spalle sotto la sedia, dormivo protetto dalla mia piccola fortezza. Riuscivo quasi sempre a ignorare le stelle che si vedevano attraverso il pavimento, ripetendomi che si trattava soltanto di una sofisticata illusione, per� talvolta l�immaginazione mi tradiva, e allora mi sentivo come sospeso su un baratro infinito, sostenuto soltanto da quel pavimento irreale.</p><p>Naturalmente tutto ci� era illogico, ma sono un essere umano, e debbo assecondare le necessit� e le paure istintive della mia natura.</p><p>Intanto, Nebogipfel mi osserv�, non avrei saputo dire se con curiosit� o con perplessit�, o forse con il distacco con cui avrei osservato il comportamento di un uccello intento a costruirsi il nido.</p><p>Cos� trascorsero i quattro o cinque giorni successivi, durante i quali mi sforzavo di spiegare a Nebogipfel il funzionamento della macchina del tempo, e cercavo intanto di estorcergli subdolamente qualche dettaglio sulla direzione che la storia aveva preso in quel mondo.</p><empty-line/><p>Innanzitutto, spiegai le ricerche di fisica ottica che mi avevano fatto intravedere la possibilit� del viaggio nel tempo:�� � ormai noto, o almeno, lo era nella mia epoca, che la propagazione della luce ha propriet� anomale. La velocit� della luce nel vuoto � estremamente elevata, nell�ordine di centinaia di migliaia di miglia al secondo, per� si tratta di un numero finito. E ci� che pi� importa, come hanno dimostrato inequivocabilmente Michelson e Morley pochi anni prima della mia partenza, si tratta di una velocit� isotropica�</p><p>M�impegnai nella spiegazione di tale concetto. In sostanza, la luce, nel viaggiare attraverso lo spazio, non si comporta come un oggetto materiale, cio� per esempio un treno.</p><p>Poniamo un raggio di luce, che proveniente da una stella lontana, incontra la Terra in un momento in cui essa si trova a raggiungerlo: per esempio, in gennaio. Poich� la velocit� del pianeta in orbita � di circa settantamila miglia all�ora, se si dovesse misurare dal punto di vista terrestre la velocit� del raggio luminoso proveniente dalla stella, ci s�immaginerebbe di dovervi sottrarre settantamila miglia e rotti l�ora.</p><p>Diversamente, in luglio, quando la Terra si trova nel punto opposto dell�orbita e va incontro al raggio luminoso, ci si aspetterebbe di dovervi sommare la velocit� del pianeta.</p><p>Ebbene, sarebbe senza dubbio vero se l�oggetto in movimento fosse un treno a vapore. Michelson e Morley, invece, hanno dimostrato che per la luce delle stelle non vale questo principio. La velocit� della luce misurata dal nostro pianeta, sia che quest�ultimo la raggiunga sia che la incontri, <emphasis>� esattamente la stessa!</emphasis></p><p>Queste osservazioni concordavano con il fenomeno che avevo osservato alcuni anni prima a proposito della plattnerite, anche se non avevo pubblicato i risultati dei miei esperimenti. E sulla base di questi ultimi avevo formulato un�ipotesi.</p><p>��Non si deve fare altro che affidarsi a un�immaginazione sbrigliata, in particolare riguardo alle dimensioni, per capire quale possa essere la spiegazione. Come si misura la velocit�, in definitiva? Soltanto con apparecchi che registrano intervalli in dimensioni diverse: una distanza percorsa nello spazio per mezzo di un semplicissimo metro, e un intervallo di tempo mediante un orologio. Dunque, se accettiamo la prova sperimentale di Michelson e Morley� dobbiamo considerare la velocit� della luce come la quantit� fissa, <emphasis>e le dimensioni come variabili.</emphasis> L�universo si organizza in maniera tale da rendere costanti le nostre misurazioni della velocit� della luce. Sono arrivato alla conclusione che tutto ci� pu� essere espresso geometricamente come una <emphasis>torsione</emphasis> delle dimensioni.�� Sollevai la mano, formando un angolo retto con il pollice e con due dita.�� Se ci troviamo in una struttura a quattro dimensioni� Be�, immagina di ruotarla cos젗 e ruotai il polso�� in modo che la lunghezza venga a trovarsi al posto dell�ampiezza, e quest�ultima al posto dell�altezza. Soprattutto, <emphasis>la durata viene a trovarsi al posto di una dimensione spaziale.</emphasis> Capisci? Non � necessario che la trasposizione sia completa, naturalmente: basta che sia parziale per spiegare l�adeguamento di Michelson e Morley. Non ho comunicato a nessuno queste mie riflessioni, perch� non godevo di gran fama come teorico. E poi ero riluttante a pubblicare uno studio senza aver prima effettuato una verifica sperimentale. Altri, per�, stavano ragionando allo stesso modo: sapevo di Fitzgerald, a Dublino, e di Lorentz, a Leida, e di Henri Poincar�, in Francia. Non passer� molto tempo, nella mia epoca, perch� si arrivi a una teoria pi� completa della relativit� delle dimensioni di riferimento. Comunque, sono questi, in sostanza, i principi su cui si basa la mia macchina del tempo�� conclusi.�� Essa torce intorno a s� lo spazio e il tempo, trasformando quest�ultimo in una dimensione spaziale, in modo tale che ci si pu� recare nel passato o nel futuro con la stessa facilit� con cui si pedala in bicicletta!</p><p>Finalmente, mi appoggiai allo schienale della sedia. Considerate le condizioni piuttosto precarie in cui avevo dovuto procedere alla mia esposizione, pensai di essermela cavata proprio bene.</p><p>Invece, Nebogipfel non si dimostr� dello stesso parere. Per un poco rimase in piedi immobile, in silenzio, fissandomi attraverso gli occhiali azzurri. Infine replic�:�� S�, ma� <emphasis>come,</emphasis> esattamente?</p></section><section><title><p>11</p><p>Fuori della gabbia</p></title><p>Trovai molto irritante la reazione del Morlock.</p><p>Mi alzai dalla sedia e cominciai a passeggiare intorno alla Gabbia. Mi avvicinai a Nebogipfel, resistendo per� all�impulso di mettermi a gesticolare minacciosamente come una scimmia. Mi rifiutai categoricamente di rispondere ad altre domande prima di essere stato condotto a visitare almeno in parte il mondo della Sfera.</p><p>��Ascolta��� esordii.�� Non credi di essere ingiusto? Dopotutto, ho viaggiato per seicentomila anni allo scopo di visitare il vostro mondo. Finora, per�, ho visto soltanto la collina di Richmond, avvolta nell�oscurit�, e questo luogo��� indicai con un gesto il buio circostante�� e ho dovuto subire il tuo interminabile interrogatorio! Considera la situazione da questo punto di vista, Nebogipfel� So che vuoi un resoconto completo del mio viaggio nel tempo, nonch� dello svolgimento della storia a cui ho assistito fino al vostro presente. Ma come posso cominciare il racconto se non ne comprendo la conclusione? Non parliamo, poi, dell�altra dimensione di storia che ho conosciuto��� E m�interruppi, nella speranza di averlo convinto.</p><p>Nebogipfel si port� una mano al volto, e con le pallide dita sottili si risistem� gli occhiali, come avrebbe fatto un gentiluomo con il pince-nez:�� Mi consulter�, a questo proposito�� rispose infine.�� Ne riparleremo.�� E se ne and�.</p><p>Lo seguii con lo sguardo mentre si allontanava, camminando silenziosamente a piedi nudi sul cedevole pavimento stellato.</p><p>Dopo il mio successivo periodo di sonno, Nebogipfel torn� e mi chiam� con un gesto goffo, innaturale, come se lo avesse imparato soltanto di recente:�� Vieni con me.</p><p>Con un moto di entusiasmo, frammisto a un certo timore, raccolsi prontamente la giacca dal pavimento.</p><empty-line/><p>Nell�oscurit� che mi circondava da tanti giorni, camminai accanto a Nebogipfel, lanciando un�occhiata alla colonna di luce che si allontanava alle mie spalle, con i vassoi e i contenitori in disordine, il mucchio di coperte, e la sedia, che forse era l�unica esistente in quel mondo! Non dico che osservai con nostalgia quel piccolo spazio che era stato per me una dimora inospitale, giacch� nel periodo che vi avevo trascorso ero stato infelice e spaventato, tuttavia mi chiesi se lo avrei mai rivisto.</p><p>Sotto di noi, le stelle eterne erano appese come un milione di lanterne cinesi che galleggiassero sulla corrente di un fiume invisibile.</p><p>Nebogipfel mi porse un paio di occhiali scuri simili a quelli che lui stesso portava.</p><p>Li presi, ma osservai prontamente:�� A che cosa servono? A differenza di voi, non sono accecato�</p><p>��Non servono per la luce, ma per l�oscurit�. Mettili.</p><p>Gli occhiali erano di forma circolare, fatti di un materiale elastico, con le lenti azzurre, e si adattarono perfettamente al mio viso.</p><p>Mi voltai. Nonostante il colore delle lenti, non vedevo azzurrato: come sempre, la colonna di luce era luminosa e l�immagine di Nebogipfel era nitida.�� Non mi sembra che funzionino�� commentai.</p><p>Per tutta risposta, Nebogipfel abbass� la testa.</p><p>Imitandolo, incespicai. Sotto di me, infatti, attraverso il pavimento trasparente, vidi brillare le stelle, non pi� offuscate dal pavimento stesso e dall�oscurit�. Mi sembr� di essere sospeso sulle alture del Galles o della Scozia in una notte stellata, e, come si pu� ben immaginare, fui assalito da una vertigine intensa e improvvisa.</p><p>Notai che Nebogipfel lasciava trapelare una sfumatura d�impazienza: sembrava ansioso di continuare. In silenzio, ci rimettemmo in cammino.</p><p>Dopo pochi passi, per�, Nebogipfel rallent�. Allora grazie agli occhiali vidi che ci trovavamo a breve distanza da una parete. Mi protesi a toccarne la superficie nera come la fuliggine, cedevole e calda come il pavimento. Non riuscendo a capire come avessimo potuto giungere in cos� breve tempo alla parete della sala, mi domandai se il nostro cammino non fosse stato accelerato da una sorta di superficie mobile. Comunque, Nebogipfel non mi forn� alcuna informazione.</p><p>��Prima di uscire�� dissi,�� spiegami che posto � questo.</p><p>Il Morlock gir� verso di me la testa dalla chioma bionda:�� Una sala vuota.</p><p>��Quanto � grande?</p><p>��Circa duemila miglia.</p><p>Sforzandomi di restare impassibile, pensai: <emphasis>Duemila miglia? Sono dunque rimasto da solo in una prigione abbastanza vasta da contenere un oceano?</emphasis> Quindi replicai, in tono pacato:�� Avete molto posto, qui�</p><p>��La Sfera � grande. Forse ti sar� difficile capire quanto, se sei abituato alle distanze planetarie. La Sfera riempie l�orbita del pianeta a voi noto come Venere. Ha una superficie corrispondente a quella di quasi trecento milioni di pianeti come la Terra�</p><p>��<emphasis>Trecento milioni?!</emphasis></p><p>Al mio sbalordimento, Nebogipfel rispose soltanto con uno sguardo vacuo, e con una sfumatura d�impazienza pi� accentuata. Pur comprendendo il suo stato d�animo, ne fui irritato, e un poco imbarazzato: per lui ero come un abitante del Congo che, giunto a Londra, ponesse domande sullo scopo e sull�origine degli oggetti pi� semplici, come le forchette o i calzoni.</p><p>Per me, la Sfera intorno al sole era una costruzione tanto sbalorditiva, quanto sarebbero sembrate le piramidi agli occhi di un uomo di Neanderthal. Per il Morlock, invece, essa era parte della storia del mondo, quindi non era pi� sorprendente di una landa selvaggia trasformata da mille anni di coltivazione agricola.</p><p>Dinanzi a noi si apr� una porta, non nel modo in cui ero abituato, bens� ritagliata nella parete stessa, come il diaframma di una macchina fotografica.</p><p>Varcata la soglia, rimasi a bocca aperta e vacillai, rischiando di cadere all�indietro, mentre Nebogipfel mi osservava con la sua solita calma analitica.</p><p>In una sala vasta quanto un intero pianeta e tappezzata di stelle, almeno un milione di Morlock si girarono a guardarmi.</p></section><section><title><p>12</p><p>I Morlock della Sfera</p></title><p>Il luogo in cui mi trovavo pu� essere descritto come un�unica <emphasis>sala</emphasis> immensa, dove i soli colori erano il nero e l�argento, con un tappeto di stelle e un soffitto dalla elaborata architettura; eppure nulla dava l�impressione di uno spazio chiuso, perch� tutto pareva estendersi all�infinito, non c�erano pareti n� alcunch� che potesse avere somiglianza con i nostri uffici e le nostre case, ma solo un numero sterminato di divisori alti poco pi� di un metro.</p><p>I volti pallidi dei Morlock sembravano una miriade di fiocchi di neve grigia sul tappeto stellato. Il rumore continuo delle loro voci limpide e morbide, profondamente dissimile sia dall�espressione umana che dall�intonazione neutra che Nebogipfel aveva imparato a usare in mia compagnia, m�invest� come un fragore oceanico.</p><p>Dove il soffitto incontrava il pavimento, si scorgeva l�orizzonte, lievemente offuscato dal pulviscolo e dalla bruma. Era del tutto rettilineo, senza quella curvatura che si scorge talvolta fissando lo sguardo sull�oceano. Ma � difficile dare una descrizione, perch� determinate realt� sfuggono all�intuizione finch� non se ne ha un�esperienza diretta; tuttavia in quel momento mi resi conto di non essere sulla superficie di un pianeta, perch� sapevo che non esisteva nessun orizzonte capace di nascondere altre legioni di Morlock come navi che scomparissero alla vista sul mare, e che la Terra, con la sua solidit� e con la sua compattezza, era lontanissima. Ebbi un tuffo al cuore, in preda allo sgomento.</p><p>Avvicinandosi, Nebogipfel si tolse gli occhiali con un�aria che mi parve sollievo, e disse gentilmente:�� Vieni� Hai paura? � quello che volevi vedere. Passeggeremo, e continueremo a conversare.</p><p>Soltanto con un certo sforzo riuscii a vincere la mia esitazione, muovendo un passo per allontanarmi dalla parete della cella immensa, e mi accinsi a seguirlo.</p><p>La mia presenza suscit� una certa agitazione. I Morlock si affollarono tutt�intorno per osservarmi con i loro visini dagli occhi grandi, privi di mento. Spinto dalla ripugnanza suscitata dalla loro pelle fredda, mi scostai da loro. Alcuni protesero verso di me le lunghe braccia villose. Emanavano un odore dolciastro e stantio che mi era fin troppo familiare. Molti camminavano eretti, mentre altri preferivano caracollare come oranghi, con le nocche che sfioravano il pavimento. Molti avevano la chioma e la pelliccia acconciate in fogge diverse, semplici e severe, come Nebogipfel, oppure pi� strane ed eleganti. Pochi avevano la pelliccia incolta come i Morlock incontrati nel mondo di Weena, tanto che sul momento sospettai che si trattasse d�individui ancora allo stato selvaggio, bench� abitassero in quella sorta di citt�. Tuttavia non si comportarono diversamente dagli altri, quindi ipotizzai che seguissero una moda, come facevano nella mia epoca coloro che tenevano la barba incolta.</p><p>A un tratto, mentre sfilavo tra i Morlock mi resi conto di aver accelerato il passo, e rischiai d�inciampare. Abbassando lo sguardo, constatai che il tratto di pavimento trasparente su cui camminavo non appariva affatto diverso dal resto, per� ebbi la certezza che si trattasse di un qualche tipo di superficie mobile.</p><p>La folla di Morlock dal volto esangue, l�assenza di colori, l�orizzonte piatto, la velocit� innaturale con cui mi muovevo in quel luogo bizzarro, e soprattutto l�illusione di essere sospeso al di sopra di un pozzo infinito di stelle, contribuivano a creare una parvenza di sogno, che per� veniva puntualmente smentita dal puzzo nauseabondo di un Morlock particolarmente curioso che avvicinandosi mi riportava alla realt�.</p><p>Non era un sogno: sapevo di essere isolato e sperduto in quel mare di Morlock, e mi trovai ancora una volta costretto a lottare per mantenere l�equilibrio, per non incespicare, per non cominciare a tirare pugni sui volti curiosi che mi si accalcavano intorno.</p><p>La totale assenza di spazi chiusi e la constatazione che i Morlock della Sfera erano privi d�inibizioni nel camminare, nel conversare, nel consumare lo stesso cibo sciapo che era stato offerto a me, insomma, nello svolgere tutte le loro misteriose faccende, mi indussero alla conclusione che non avevano bisogno d�intimit� come noi la concepiamo.</p><p>Molti di loro sembravano immersi nel lavoro, bench� il tipo di attivit� mi risultasse del tutto oscura: con le dita sottili e sinuose toccavano schermi di vetro azzurro e luminoso incassati in alcuni divisori, oppure parlavano rivolti a essi, e in tutta risposta sugli schermi comparivano e scorrevano schemi, figure o testi. Alcune versioni ancora pi� sofisticate erano in grado di proiettare nell�aria immagini tridimensionali, che riproducevano non avrei saputo dire che cosa. Quando i Morlock impartivano determinati comandi, le immagini tridimensionali ruotavano su se stesse, si aprivano a mostrare l�interno, oppure si scomponevano in serie di cubi fluttuanti di luce colorata.</p><p>Come si pu� immaginare, tutte queste attivit� erano immerse nel liquido e incessante chiacchiericcio della lingua aliena dei Morlock.</p><p>A un certo punto, dal pavimento spunt� un divisorio sottile simile a una colonna di mercurio e arriv� fino a un metro e venti d�altezza, corredato da tre onnipresenti schermi azzurri. Mi abbassai per guardare attraverso il pavimento trasparente, ma non vidi alcunch� sotto la superficie: n� un contenitore di qualche forma, n� un congegno meccanico. Sembrava apparso dal nulla.�� Da dove viene?�� domandai alla mia guida.</p><p>Dopo una breve riflessione per scegliere le parole pi� adatte, Nebogipfel rispose:�� La Sfera possiede una Memoria, ed � dotata di macchine che le consentono di immagazzinarla. E la forma di questi blocchi di dati�� spieg�, riferendosi ai divisori�� � contenuta nella Memoria della Sfera, in modo da poter essere recuperata in questa forma materiale ogniqualvolta lo si desidera.</p><p>Nebogipfel richiam� altri divisori, uno dei quali spunt� dal pavimento sostenendo un vassoio con cibo e acqua, che sembr� appena servito da un maggiordomo invisibile!</p><p>Quei blocchi che uscivano del pavimento uniforme e spoglio colpirono molto la mia immaginazione; mi rammentarono la teoria platonica del pensiero spiegata da alcuni filosofi, secondo cui per ogni oggetto esiste, su qualche piano della realt�, una forma ideale: un�essenza della sedia, o della condizione di tavolo, e cos� via, talch� quando un oggetto viene fabbricato nel nostro mondo, si attinge ai modelli immagazzinati nel mondo superiore platonico.</p><p>Ebbene, mi trovavo in un universo platonico materializzato: l�immane Sfera che avvolgeva il sole era interamente pervasa da una Memoria, artificiale ma pressoch� divina, di cui stavo visitando gli ambienti, insieme alla mia guida, e in cui erano immagazzinati gli Ideali di tutti gli oggetti che si potevano desiderare, o almeno, che potevano essere desiderati dai Morlock.</p><p>Quanto sarebbe stato comodo riuscire a fabbricare e a dissolvere strumenti e macchine a piacere! Mi resi conto che la mia casa spaziosa di Richmond, piena di spifferi, avrebbe potuto essere ridotta a un solo ambiente. Al mattino, avrei potuto far svanire l�arredamento della camera da letto nel tappeto, per poi sostituirlo con quello del bagno, e quindi con quello della cucina. Come per magia, al momento di iniziare la mia giornata di lavoro, avrei potuto richiamare dalle pareti e dal soffitto le apparecchiature del laboratorio. E infine, la sera, avrei potuto recuperare la sala da pranzo, con tanto di tappezzeria, caminetto e tutte le comodit�, compreso il tavolo da pranzo con la cena gi� servita!</p><p>La conseguenza pi� immediata sarebbe stata la scomparsa in un batter d�occhio di professioni quali il muratore, l�idraulico, il carpentiere e simili. I proprietari degli Ambienti Intelligenti non avrebbero dovuto fare altro che stipendiare domestici a ore (anche se forse l�Ambiente avrebbe potuto occuparsi persino delle pulizie!), e probabilmente le memorie meccaniche avrebbero potuto essere aggiornate per rimanere al passo con le ultime tendenze�</p><p>E la mia immaginazione si sbizzarr� in altre ipotesi, senza pi� alcun freno.</p><empty-line/><p>Mi stancai presto e Nebogipfel mi condusse in una zona meno affollata, bench� tutt�intorno, a una certa distanza, vi fossero Morlock ovunque; battendo con un piede sul pavimento, ne fece emergere una struttura dalle gambe massicce, alta circa un metro e mezzo e sormontata da un riparo che poggiava su quattro sostegni; all�interno vidi un rotolo di coperte e un vassoio carico di cibo. Mi sistemai, lieto di disporre per la prima volta di un riparo da quando mi trovavo nella Sfera, e ringraziai Nebogipfel per la sua gentilezza. Dopo avere pasteggiato con acqua e un po� di formaggio verde, mi tolsi gli occhiali, trovandomi subito immerso nell�oscurit� perenne del mondo dei Morlock, mi addormentai con la testa posata sopra una coperta arrotolata.</p><p>Quello strano rifugio fu la mia casa nei giorni successivi, durante i quali Nebogipfel mi condusse a visitare la sala-citt� dei Morlock. Subito dopo il mio risveglio, Nebogipfel faceva rientrare immediatamente il rifugio nel pavimento, e ogni volta che sostavamo lo faceva ricomparire, talch� non avevamo bisogno di portare alcun bagaglio. Poich� avevo notato che i Morlock non dormivano, pensai che il mio strano comportamento incuriosisse notevolmente gli abitanti della Sfera�� come quello di un orango agli occhi di un uomo, suppongo�� e forse si sarebbero stretti attorno a me, mentre dormivo, per scrutarmi con i loro visetti rotondi, se Nebogipfel non mi fosse rimasto accanto per scoraggiare simili attenzioni.</p></section><section><title><p>13</p><p>Come vivevano i Morlock</p></title><p>Nei giorni in cui Nebogipfel mi condusse a visitare il mondo dei Morlock, non incontrammo mai una parete, una porta, o una barriera di qualunque genere. Per quanto riuscii a capire, visitammo per tutto il tempo un unico ambiente, che per� era di dimensioni colossali. E anche piuttosto omogeneo, perch� trovai ovunque un gran numero di Morlock impegnati nelle loro misteriose attivit�. I problemi che essi avevano dovuto risolvere per creare un ambiente simile erano tutt�altro che semplici: pensai, per esempio, a quello di mantenere stabili l�atmosfera, la temperatura, la pressione e l�umidit� su vasta scala. Eppure Nebogipfel mi fece capire che la sala che stavamo visitando era soltanto una fra le tante che, come tessere di un mosaico, ricoprivano la Sfera da un polo all�altro.</p><p>Non tardai a comprendere che sulla Sfera non esistevano citt� in senso moderno. La popolazione viveva in quelle sale immense. Non esistevano ambienti riservati a determinate attivit�: quando si voleva attrezzare o smantellare un�area di lavoro, le apparecchiature necessarie uscivano o rientravano nel pavimento. Cos� anzich� in vere e proprie citt� la popolazione si addensava in <emphasis>nodi,</emphasis> che si scioglievano e si ricreavano a seconda delle necessit�.</p><p>Una volta, mentre me ne stavo seduto a gambe incrociate accanto al rifugio, sotto l�ombra protettiva dell�imperturbabile Nebogipfel, si avvicin� una coppia di Morlock. Quando li vidi, mi and� un sorso d�acqua di traverso e tossendo mi schizzai delle goccioline sulla giacca e sui calzoni.</p><p>Bench� sembrassero indubitabilmente Morlock, quei due erano diversi da tutti quelli che avevo visto in precedenza: mentre Nebogipfel era alto circa un metro e mezzo, quei due grotteschi individui superavano i tre metri! Uno di essi, dopo avermi notato, si avvicin� a grandi passi, scavalcando i divisori come una sorta di enorme gazzella, con un rumore di piastre metalliche. Quando si curv� a osservarmi, indietreggiai, sgomento.</p><p>Il gigante emanava un odore acre, come di mandorle bruciate. Aveva enormi occhi rosso-grigi e sotto la pelle, tesa come quella di un tamburo, riuscivo a vedere la sagoma di una tibia lunga non meno di un metro e venti. Nonostante le dimensioni, aveva un aspetto fragile: le lunghe ossa delle gambe erano rinforzate con piastre di metallo leggero, evidentemente per prevenire fratture. Quella specie di animale allungato e assottigliato sembrava avere lo stesso numero di follicoli rispetto alla media dei Morlock, a giudicare dalla pelliccia assai sgradevolmente rada.</p><p>Dopo un rapido scambio con Nebogipfel nella lingua morlock, il gigante torn� dal suo compagno e si allontan� insieme a lui, ma voltandosi pi� di una volta a lanciarmi occhiate.</p><p>Sbalordito, guardai Nebogipfel: persino lui sembrava un�oasi di normalit� dopo quell�incontro.</p><p>E allora mi spieg�:�� Sono��� e pronunci� una parola in Morlock che non saprei ripetere n� trascrivere�� provenienti dalle alte latitudini.�� Guard� per un momento i due giganti che si allontanavano.�� Come puoi vedere, sono inadatti a questa regione equatoriale. Le placche sono necessarie per aiutarli a camminare, e�</p><p>��Non capisco�� intervenni.�� Che cos�hanno di tanto diverso le alte latitudini?</p><p>��La gravit�.</p><p>Allora cominciai a comprendere.</p><p>La Sfera, come ho detto, era una costruzione titanica che occupava lo spazio di quella che un tempo era stata l�orbita d� Venere. Come mi spieg� Nebogipfel, ruotava sul proprio asse in appena sette giorni e tredici ore, mentre l�anno di Venere era stato di duecento venticinque giorni.</p><p>��Di conseguenza�� spieg� Nebogipfel�� la rotazione�</p><p>��Provoca effetti centrifughi, simulando la gravit� terrestre all�equatore�� conclusi.�� S�, capisco.</p><p>La rotazione della Sfera ci manteneva tutti incollati al pavimento, ma lontano dall�equatore il cerchio di rotazione di un singolo punto sull�asse era inferiore, quindi la gravit� risultava ridotta, anzi, ai poli era annullata. E nei vasti continenti dove la gravit� era ridotta, vivevano esseri straordinari, come i due giganti che avevo appena incontrato, che si erano adattati alle condizioni peculiari di quegli ambienti.</p><p>Mi battei una mano sulla fronte:�� A volte ho l�impressione di essere di una stupidit� abissale!�� dissi a Nebogipfel che mi osservava divertito. Infatti, non mi ero mai chiesto a che cosa fosse dovuto il mio �peso� sulla Sfera. Che scienziato poteva mai essere colui che non s�interrogava, anzi, neppure si curava di effettuare le pi� semplici osservazioni, a proposito della �gravit�� generata da un corpo che non era un pianeta? Mi chiesi quali altre meraviglie mi fossero sfuggite semplicemente perch� le davo per scontate, al pari di Nebogipfel. Ma per lui, al contrario di me, erano semplici aspetti del suo mondo, non pi� eccezionali di un tramonto o delle ali di una farfalla.</p><empty-line/><p>Anche se con difficolt�, perch� non sapevo esattamente come formulare le domande, interrogai Nebogipfel sul modo di vivere dei Morlock. Pu� sembrare strano, ma come potevo esprimere le mie curiosit� a proposito, per esempio, della macchina che consentiva al pavimento di trasformarsi? Come se un uomo di Neanderthal avesse voluto informarsi sul funzionamento di un orologio, il mio linguaggio non disponeva neppure dell�apparato concettuale necessario a inquadrare le domande. Quanto all�organizzazione sociale che governava invisibilmente la vita di milioni di Morlock in quella sala immensa, non la capivo pi� di quanto un abitante dell�Africa centrale appena giunto in Inghilterra avrebbe capito i ritmi di vita di Londra, il telegrafo, il telefono, il servizio postale, e cos� via. Anche il modo in cui i Morlock eliminavano i rifiuti restava un mistero per me.</p><p>Per cominciare, chiesi alla mia guida chi governasse i Morlock.</p><p>Con un atteggiamento che mi parve altezzoso, Nebogipfel mi spieg� che la Sfera era abbastanza vasta da ospitare diverse nazioni; ognuna di esse si distingueva dalle altre principalmente per la forma di governo che sceglieva: quasi tutte si erano date un governo democratico, e in alcune si eleggeva a suffragio universale un parlamento molto simile a quello di Westminster; in altre, poteva votare soltanto un piccolo gruppo elitario, composto da chi veniva considerato pi� adatto a governare per temperamento e per formazione. Credo che fosse un modello paragonabile nella nostra cultura alle antiche repubbliche, o forse l�ideale della repubblica platonica; e debbo ammettere che mi trovavo in sintonia con tale approccio.</p><p>Nella maggior parte delle nazioni, per�, l�organizzazione della Sfera aveva reso possibile una forma <emphasis>autentica</emphasis> di suffragio universale, grazie al quale gli abitanti venivano tenuti al corrente dei problemi in discussione tramite gli schermi azzurri dei divisori, mediante i quali potevano anche comunicare istantaneamente le loro opinioni su ciascuna questione. Di conseguenza il governo interveniva di volta in volta, sottoponendo ogni decisione importante al giudizio dell�intera popolazione.</p><p>Era un sistema che suscitava la mia diffidenza:�� Sicuramente non <emphasis>tutti</emphasis> godranno di tale diritto: i pazzi, per esempio, oppure gli idioti.</p><p>Nebogipfel mi guard� con un certo sussiego:�� Non abbiamo niente del genere.</p><p>Allora sfidai l�utopista nel cuore della sua utopia:�� E com�� possibile?</p><p>Anzich� rispondermi direttamente, Nebogipfel prosegu�:�� Ogni individuo adulto � razionale, in grado di prendere decisioni a beneficio degli altri, e gode della fiducia generale. In tali circostanze, la forma pi� pura di democrazia non soltanto � possibile, bens� auspicabile, giacch� la collaborazione di molte menti consente di decidere meglio di quanto possa fare una sola mente.</p><p>��Allora perch� esistono il parlamento e gli organi di cui mi hai parlato?�� sbuffai.</p><p>��Non tutti ritengono che l�organizzazione di questa regione della Sfera sia l�ideale. Non � forse questa l�essenza della libert�? Non tutti sono abbastanza interessati ai meccanismi di governo da volervi partecipare: alcuni preferiscono delegare il potere ad altri, attraverso o meno una forma di rappresentanza. E si tratta di una scelta valida.</p><p>��Benissimo. Ma che cosa accade quando tali scelte vengono a trovarsi in conflitto?</p><p>��<emphasis>Abbiamo spazio��</emphasis> dichiar� Nebogipfel con enfasi.�� Non devi dimenticarlo. Sei ancora influenzato dai limiti della condizione planetaria. Fra noi, ogni dissidente � libere di andarsene e di fondare altrove un sistema di governo nuovo e diverso.</p><p>Le nazioni morlock erano dunque entit� fluide, a cui gli individui aderivano, o da cui si staccavano, a seconda delle loro preferenze. A quanto pareva, non esistevano confini immutabili di territorio o di propriet�: le nazioni non erano altro che raggruppamenti di convenienza sparsi sulla superficie della Sfera.</p><p>Non esistevano guerre fra i Morlock.</p><p>Mi occorse un po� di tempo, ma alla fine me ne convinsi. Infatti, non esistevano <emphasis>cause</emphasis> per scatenare guerre. Grazie ai congegni nel pavimento, le risorse non mancavano mai, quindi non potevano sorgere dispute fra nazioni per motivi economici. La vastit� della Sfera rendeva disponibile una superficie pressoch� illimitata, quindi i conflitti territoriali erano assurdi. E soprattutto, le menti morlock erano libere dal cancro della <emphasis>religione,</emphasis> che aveva causato tanti contrasti nel corso dei secoli.</p><p>��Dunque non avete nessun dio�� osservai, con un certa emozione. Pur non essendo propriamente ateo, immaginavo quanto sarebbero rimasti sconvolti i religiosi della mia epoca nell�udire un resoconto di quella conversazione.</p><p>��Non abbiamo <emphasis>bisogno</emphasis> di nessun dio�� ribatt� Nebogipfel.</p><p>I Morlock consideravano la mentalit� <emphasis>religiosa,</emphasis> in opposizione alla mentalit� <emphasis>razionale,</emphasis> come una <emphasis>caratteristica ereditaria,</emphasis> che in s� non aveva pi� significato degli occhi azzurri o dei capelli castani.</p><p>Pi� Nebogipfel mi spiegava questa concezione, pi� mi pareva fondata e condivisibile.</p><p>Quale concetto di dio � sopravvissuto all�intera evoluzione mentale dell�umanit�? Be�, esattamente quello che meglio si presta a essere prodotto dalla vanit� umana: un dio dotato di poteri smisurati, eppure coinvolto nelle meschine vicende umane. Chi mai potrebbe adorare una divinit� onnipotente ma che osserva con fredda indifferenza le tribolazioni umane, insignificanti come punture d�insetto?</p><p>Si potrebbe supporre che, in un conflitto fra esseri umani <emphasis>razionali</emphasis> e <emphasis>religiosi,</emphasis> i primi dovrebbero trionfare. Dopotutto, � la razionalit� che ha inventato la polvere da sparo! Eppure, almeno fino al diciannovesimo secolo, la religione ha avuto il sopravvento, e la selezione naturale ha prodotto un gregge di pecore passive e fedeli, pronte a lasciarsi ingannare dal predicatore con la parlantina pi� sciolta. Questa � almeno la mia impressione.</p><p>Tale paradosso si spiega con il fatto che la religione fornisce agli individui uno <emphasis>scopo</emphasis> per cui lottare: la persona religiosa riesce a rendere �sacro� con il proprio sangue un pezzo di terra, che in tal modo assume un valore che va al di l� di quello materiale, economico, o d�altro genere.</p><p>��Noi, per�, abbiamo risolto questo paradosso�� dichiar� Nebogipfel.�� Ora riusciamo a padroneggiare il nostro retaggio: non siamo pi� governati dagli imperativi del passato, siano essi fisici o mentali�</p><p>Ma anzich� seguire questo interessante ragionamento, mi posi la domanda pi� ovvia, ossia quale fosse, in assenza di Dio, lo scopo della vita dei Morlock. Ero affascinato al pensiero di quanto il signor Darwin, dopo aver tanto criticato le varie Chiese, sarebbe stato felice di assistere al trionfo definitivo delle sue concezioni su quelle dei religiosi!</p><p>In verit�, avrei scoperto solo in seguito il vero scopo della civilt� dei Morlock.</p><p>Comunque, rimasi molto impressionato da tutto ci� che vidi nel mondo artificiale della Sfera. E non sono affatto certo che il mio resoconto esprima fino in fondo il rispetto e la meraviglia che mi suscit�. La specie dei Nuovi Morlock aveva davvero superato le tare ereditarie, si era sbarazzata del fardello dell�animalit� che <emphasis>noi</emphasis> avevamo trasmesso: aveva raggiunto in tal modo una stabilit� e un�efficienza inimmaginabili per un individuo del 1891, cresciuto, come me, in un mondo straziato dalle guerre, dall�avidit� e dall�incompetenza.</p><p>E l�evoluzione dei Morlock della Sfera risultava tanto pi� impressionante se paragonata con quella degli <emphasis>altri</emphasis> Morlock�� quelli del mondo di Weena�� che nonostante le loro abilit� tecniche e di altro genere, erano regrediti alla pi� infima animalit�.</p></section><section><title><p>14</p><p>Costruzioni e divergenze</p></title><p>Con Nebogipfel discussi anche della costruzione della Sfera:�� Immagino abbiate sviluppato grandiosi progetti per frantumare i pianeti pi� grandi, vale a dire Giove e Saturno, e poi�</p><p>��Niente di tutto ci� interruppe Nebogipfel.�� I pianeti esterni alla Terra sono ancora in orbita intorno al sole. Anche tutti i pianeti messi insieme non avrebbero potuto fornire il materiale sufficiente neppure a iniziare la costruzione della Sfera.</p><p>��Allora come�?</p><p>La mia guida raccont� che il sole era stato circondato da una grande flotta di navi spaziali equipaggiate con immensi magneti, dalle caratteristiche che non riuscii a capire, inclusi circuiti elettrici la cui resistenza era in qualche modo ridotta a zero.</p><p>Orbitando attorno al sole a velocit� crescente, le navi avevano formato una sorta di cintura magnetica sempre pi� stretta. Come se l�astro fosse stato un frutto tenero strizzato in un pugno, la materia che lo componeva, anch�essa magnetizzata, era stata spremuta dall�equatore e convogliata a sgorgare dai poli.</p><p>Poi altre flotte di navi spaziali avevano manipolato la nube immensa costituita dal materiale estratto, sino a formare un guscio, che a sua volta era stato compresso mediante campi magnetici, e trasformato nella struttura solida che vedevo intorno a me.</p><p>Il sole, cos� racchiuso, continuava ad ardere, giacch� persino la quantit� immensa di materiale utilizzata per costruire il guscio titanico non era che una frazione minuscola della massa totale dell�astro; e all�interno della Sfera illuminava perpetuamente continenti giganteschi, ognuno dei quali aveva una superficie equivalente a quella di milioni di Terre.</p><p>��Un pianeta come la Terra�� spieg� Nebogipfel�� pu� intercettare soltanto una frazione minima dell�energia solare, mentre il resto si disperde inutilizzato nello spazio. La Sfera, invece, pu� raccogliere <emphasis>tutta</emphasis> l�energia del sole che racchiude, e questo � il motivo principale per cui l�abbiamo costruita: <emphasis>abbiamo imbrigliato una stella.</emphasis></p><p>In un milione di anni, sarebbe stato possibile immagazzinare e trasformare energia solare sufficiente per aumentare lo spessore della Sfera di un venticinquesimo di pollice: uno strato sottile, ma straordinariamente esteso. Nel frattempo, una parte dell�energia sarebbe stata utilizzata per il mantenimento dell�interno della Sfera e per lo svolgimento delle diverse attivit�.</p><p>Con un certo entusiasmo, descrissi il processo a cui avevo assistito durante il mio viaggio temporale: l�aumento della luminosit� del sole, le esplosioni ai poli, e la scomparsa dell�astro nell�oscurit�, a mano a mano che la Sfera veniva costruita.</p><p>Allora Nebogipfel mi osserv� con quella che mi parve una certa invidia:�� E cos�, hai assistito davvero alla costruzione della Sfera. Sono occorsi diecimila anni�</p><p>��Ma a bordo della mia macchina non sono stati che pochi istanti.</p><p>��Mi hai detto che questo � il tuo secondo viaggio nel futuro, e che durante il primo hai osservato grandi differenze�</p><p>��S�.�� Ancora una volta mi trovai ad affrontare quel mistero elusivo.�� Ho osservato differenze nel corso della storia. Insomma, Nebogipfel� nel futuro che ho visitato durante il mio primo viaggio, <emphasis>la Sfera non � mai stata costruita.</emphasis></p><p>Raccontai che in precedenza mi ero spinto ben oltre l�anno 657.208, assistendo a un inspiegabile surriscaldamento del sole, alla scomparsa dell�inverno e alla crescita della vegetazione su tutto il pianeta. <emphasis>A differenza</emphasis> del mio secondo viaggio, non avevo visto traccia della correzione dell�inclinazione dell�asse terrestre, n� del rallentamento della rotazione. Ancora pi� sorprendente, la Terra, senza la costruzione della Sfera, era rimasta lussureggiante e luminosa, anzich� precipitare nell�oscurit� stigea dei Morlock.</p><p>��E cos� arrivai all�anno 802.701, centocinquantamila anni nel futuro rispetto al <emphasis>vostro</emphasis> presente. Eppure non credo proprio che, se proseguissi il mio viaggio in <emphasis>questo</emphasis> tempo, ritroverei lo stesso mondo.</p><p>Succintamente, narrai a Nebogipfel ci� che avevo visto nel mondo di Weena, abitato dagli Eloi e dai Morlock abbrutiti.</p><p>Dopo aver meditato su tutto ci�, Nebogipfel dichiar�:�� In tutta la storia conosciuta, la <emphasis>mia</emphasis> storia, nulla di tutto questo � accaduto nell�evoluzione dell�umanit�. E poich� la Sfera, una volta costruita, si autoalimenta, � difficile immaginare che il futuro ci riservi una tale discesa nella barbarie.</p><p>��Dunque sei d�accordo anche tu�� replicai.�� Ho viaggiato in due tempi storici del tutto diversi. � dunque possibile che la storia si possa rimodellare come creta?</p><p>��Forse��� mormor� Nebogipfel.�� Quando sei tornato nella tua epoca, nel 1891, hai portato qualche reperto del tuo viaggio?</p><p>��Nulla, tranne alcuni fiori bianchi, simili a malve, che una Eloi di nome Weena mi aveva messo in tasca. I miei amici li osservarono: appartenevano a una specie loro ignota, e ricordo che fecero commenti sui pistilli�</p><p>��Amici?�� intervenne Nebogipfel, con voce tagliente.�� Hai lasciato un resoconto del tuo viaggio, prima di ripartire?</p><p>��S�, ma non un resoconto scritto. A cena, ho narrato dettagliatamente ad alcuni amici tutto ci� che mi era successo.�� Sorrisi.�� E uno di loro, se lo conosco bene, finir� per trascrivere il mio racconto in forma avventurosa, magari presentandolo come fantastico�</p><p>��In tal caso�� afferm� Nebogipfel, sempre in tono calmo, ma con una strana sfumatura drammatica�� ecco la tua spiegazione.</p><p>��Spiegazione?</p><p>��Per la divergenza storica.</p><p>Lo guardai con orrore, cominciando finalmente a capire:�� Vuoi dire che, con il mio racconto� con la mia profezia, <emphasis>ho cambiato la storia?</emphasis></p><p><emphasis>��</emphasis>S�. Grazie a quell�avvertimento, l�umanit� � riuscita a evitare i conflitti e le degenerazioni da cui � scaturito il mondo crudele e primitivo degli Eloi e dei Morlock: invece, ha continuato a evolversi, permettendoci infine di imbrigliare il sole.</p><p>Ero incapace di affrontare le conseguenze di tale ipotesi, che pure mi colp� per la sua veridicit� e chiarezza.�� Ma alcune cose sono rimaste immutate�� gridai.�� Voi Morlock vivete ancora nelle tenebre!</p><p>��Non siamo Morlock�� ribatt� pacatamente Nebogipfel.�� O almeno, non siamo quelli che tu ricordi. Quanto all�oscurit�� Che bisogno abbiamo di un eccesso di luce? Abbiamo <emphasis>scelto</emphasis> l�oscurit�. I nostri occhi sono strumenti eccellenti, capaci di percepire la bellezza. Senza l�accecamento prodotto dal sole, � possibile discernere la bellezza del cielo in tutte le sue sfumature�</p><p>Polemizzare con Nebogipfel non riusc� a distrarmi: fui costretto ad affrontare la realt�. Chinando la testa, mi fissai le mani, grandi, callose, segnate dalle cicatrici di decenni di lavoro. Il mio unico scopo, al quale avevo dedicato ogni sforzo, era stato esplorare il tempo, per osservare l�evoluzione della vita da un punto di vista cosmologico, oltre i pochi decenni concessi alla mia esistenza effimera. Invece sembrava che la mia impresa fosse andata ben al di l�.</p><p>La mia invenzione si era rivelata molto pi� potente di una semplice macchina per viaggiare nel tempo: era una macchina della storia, una distruttrice di mondi!</p><p>Ero un assassino del futuro: i miei poteri, se si doveva credere a Tommaso d�Aquino, erano superiori a quelli di Dio stesso. Modificando la storia, avevo cancellato miliardi di esseri prima che potessero nascere.</p><p>Sopportai a stento la consapevolezza di tanta presunzione. Avevo sempre diffidato del <emphasis>potere personale,</emphasis> perch� non avevo mai conosciuto nessuno che fosse tanto saggio da poterlo esercitare, eppure mi ero assunto pi� potere di qualunque altro uomo che fosse mai vissuto.</p><p>Promisi dunque a me stesso che, se fossi riuscito a recuperare la macchina del tempo, sarei tornato nel passato per correggere ancora una volta la storia, definitivamente, cancellando l�invenzione di quel congegno infernale� E in quel momento mi resi conto che <emphasis>mai</emphasis> avrei potuto ritrovare Weena, perch� non soltanto avevo causato la sua morte, bens�, come avevo appena scoperto, avevo cancellato la sua stessa esistenza.</p><p>In quel tumulto di emozioni, la sofferenza per quella piccola perdita mi parve dolce e limpida, come una nota elevata dall�oboe nel clamore di una grande orchestra.</p></section><section><title><p>15</p><p>Vita e morte fra i Morlock</p></title><p>Un giorno Nebogipfel mi condusse nel luogo forse pi� inquietante fra tutti quelli che visitai in quella regione della Sfera.</p><p>Ci avvicinammo a una zona, forse di mezzo miglio quadrato, dove i divisori sembravano pi� bassi del solito. Poco a poco, percepii una sorta di blaterio morbido, sempre pi� forte e sempre pi� intenso, il caratteristico puzzo nauseabondo dei Morlock, stantio e dolciastro. Nebogipfel mi fece fermare al margine della zona.</p><p>Con gli occhiali, potei notare che la superficie pulsante brulicava di bambini gementi e trotterellanti: migliaia di giovani Morlock che con le manine si tiravano a vicenda i ciuffi di pelliccia incolta, si cacciavano cibo nelle bocche scure, pasticciavano con divisori di dimensioni ridotte, si rotolavano come scimmiette. Qua e l� si aggiravano individui adulti che aiutavano i piccoli a rialzarsi, sedavano piccole dispute o calmavano crisi di pianto.</p><p>Divertito, osservai quella marea d�infanzia. Forse qualcuno, anche se certo non io, scapolo convinto, avrebbe trovato attraente una moltitudine di bimbi umani; <emphasis>ma quelli erano Morlock�</emphasis> Occorre ricordare che, con le loro chiome sottili, la pelle pallida e fredda come quella di un verme, i Morlock non sono esseri che possano attrarre la sensibilit� umana. E per farsi un�idea della mia impressione in quel momento, si dovrebbe immaginare un tavolo gigantesco pullulante di larve!</p><p>Mi rivolsi alla guida:�� Dove sono i loro genitori?</p><p>Come se cercasse le parole giuste, Nebogipfel esit�, prima di rispondere:�� Non hanno genitori. Questo � uno <emphasis>stabilimento di riproduzione.</emphasis> Quando sono abbastanza cresciuti, i bambini vengono trasportati in un asilo, qui sulla Sfera, oppure�</p><p>Distogliendo l�attenzione, osservai Nebogipfel da capo a piedi, ma la pelliccia gli copriva tutto il corpo, nascondendone la conformazione.</p><p>Trasalendo di stupore, mi resi conto di un altro fatto che non avevo colto, bench� fosse stato evidente fin dal mio arrivo sulla Sfera: i Morlock, tutti quelli che avevo visto, inclusi Nebogipfel e i due giganti provenienti dalle regioni a bassa gravit�, non presentavano alcuna traccia di differenziazione sessuale: la loro pelliccia rada non lasciava dubbi in proposito. Gli adulti erano del tutto simili ai bambini, privi cio� di caratteristiche maschili o femminili. In quel momento mi resi conto che non sapevo nulla dei loro meccanismi di riproduzione, n� avevo pensato a informarmi.</p><p>Intanto, Nebogipfel mi forn� alcuni ragguagli sull�educazione dei giovani Morlock.</p><p>Ogni individuo iniziava la propria esistenza negli stabilimenti di riproduzione e nei giardini d�infanzia, uno dei quali, come ricordavo dolorosamente, occupava tutta la Terra. Oltre ai rudimenti del comportamento sociale, il bambino sviluppava una facolt� essenziale, quella di <emphasis>apprendere.</emphasis> Era come se uno scolaro del diciannovesimo secolo, anzich� imbottirsi la testa con un sacco di assurdit� sul Greco, sul Latino, o su oscuri teoremi di geometria, impalasse a concentrarsi, a utilizzare le biblioteche, ad assimilare le conoscenze, e soprattutto <emphasis>a pensare.</emphasis> In seguito, l�acquisizione di qualunque sapere specifico dipendeva dalle necessit� contingenti e dalle inclinazioni individuali.</p><p>Quando Nebogipfel mi spieg� in breve tutto ci�, la semplicit� e la logicit� del processo mi colpirono quasi fisicamente. Ma certo! pensai. Al diavolo la scuola! Quale differenza, rispetto al conflitto imperante tra ignoranza e incompetenza dei miei anni di studio, che non rimpiango affatto!</p><p>Chiesi a questo punto a Nebogipfel quale fosse la sua professione.</p><p>Mi spieg� che, una volta individuata l�epoca dalla quale provenivo, lui stesso ne era diventato un esperto, studiando i documenti raccolti dal suo popolo, e cos� aveva scoperto alcune differenze significative fra le usanze delle nostre specie.</p><p>��Le nostre occupazioni non sono spossanti come le vostre�� dichiar�.�� Io ho due passioni, o due vocazioni.�� I suoi occhi erano invisibili, perci� era ancora pi� difficile, se non impossibile, indovinare i suoi sentimenti.�� Sono la fisica, e l�educazione dei giovani.</p><p>L�istruzione in tutte le sue forme si protraeva per l�intera durata dell�esistenza morlock. Non era insolito che un individuo si dedicasse a tre o quattro di quelle che noi potremmo definire �carriere�. Ebbi l�impressione che, in media, il livello d�intelligenza dei Morlock fosse superiore a quello delle persone della mia epoca.</p><p>Comunque fui sorpreso dalla risposta di Nebogipfel, perch� avevo creduto che si fosse specializzato esclusivamente in fisica, data la capacit� che aveva dimostrato nel seguire le mie esposizioni, talvolta confuse, sulla teoria dei viaggi temporali e sull�evoluzione della storia.</p><p>��Dimmi��� chiesi allegramente.�� Per quale ragione sei stato incaricato di occuparti di me? Perch� sei uno scienziato oppure�?</p><p>Allora mi sembr� che la sua bocca nera dai denti piccoli si allargasse in un sorriso.</p><p>E cos� seppi la verit�, che mi cost� una cocente umiliazione. Nella mia epoca ero un uomo eminente, eppure ero stato affidato alle cure di un� pedagogo! <emphasis>D�altronde,</emphasis> riflettei, <emphasis>come mi sono comportato arrivando nell�anno 657.208, se non come un bambino?</emphasis></p><p>Intanto, Nebogipfel mi condusse in una zona dello stabilimento occupata da una piccola serra, costituita dello stesso materiale trasparente del pavimento: era uno dei pochi luoghi coperti della sala. Entrammo nell�edificio, che era privo di arredamento, tranne alcuni divisori con tanto di schermi luminosi. Al centro, nel pavimento si notava un rigonfiamento, simile a un fagotto di indumenti.</p><p>Notai che qui gli adulti apparivano pi� assorti di quelli che si occupavano dei bambini nel resto dell�asilo. Sopra la pelliccia bionda, indossavano vesti con tasche piene di strumenti di cui non riuscivo a comprendere la funzione, alcuni dei quali emanavano un debole luccichio. Dall�aspetto e dal comportamento, mi parvero ingegneri, bench� ci� contrastasse con l�ambiente in cui si trovavano. Nonostante la mia presenza li avesse distratti, gli ingegneri continuarono a osservare il fagotto sul pavimento, toccandolo di quando in quando con gli strumenti.</p><p>Incuriosito, mi avvicinai, mentre Nebogipfel restava indietro. Ancora inserito nel pavimento, il fagottino sembrava una scultura incompiuta, con due braccine appena abbozzate, e un disco villoso, che stava diventando una faccia, in cui si apriva una bocca sottile. Mentre il processo rallentava, mi domandai come mai fosse tanto difficile per la macchina produrre quel tipo di oggetto: forse era particolarmente complesso.</p><p>Il ricordo del momento che segu� mi perseguiter� finch� vivr�, perch� <emphasis>quella boccuccia si apr�</emphasis> con una sorta di schiocco tenue, seguito da un gemito che rimase sospeso nell�aria, ancor pi� flebile di quello di un gattino. Il visetto si raggrinz� in una smorfia di lieve sofferenza.</p><p>Vacillai e indietreggiai, come se qualcuno mi avesse colpito.</p><p>Come se avesse previsto la mia reazione, Nebogipfel comment�:�� Rammenta che ti trovi a mezzo milione di anni dalla tua epoca: l�intervallo che ci separa � <emphasis>dieci volte</emphasis> superiore all�et� della tua specie.</p><p>��Nebogipfel� � mai possibile che i vostri bambini siano <emphasis>costruiti</emphasis> da questo pavimento, con la stessa noncuranza di chi si versa un bicchiere d�acqua, e che lo sia stato <emphasis>anche tu?��</emphasis> Mi convinsi che i Morlock sapevano davvero dominare la genetica, visto che avevano abolito� la nascita e la differenza tra i sessi.</p><p>��ȅ <emphasis>inumano!��</emphasis> protestai.</p><p>Evidentemente quella parola non significava nulla per Nebogipfel, che mi guard� reclinando la testa:�� Il nostro sistema � concepito per realizzare al massimo grado il potenziale della forma umana, perch� anche noi siamo umani�� dichiar�, in tono severo.�� Tale forma deriva dalla sequenza di un milione di geni, dunque il numero degli individui umani possibili, bench� vasto, � finito, e tutti questi individui possono essere��� Esit�.�� Possono essere <emphasis>immaginati</emphasis> dall�intelligenza della Sfera.</p><p>Poi mi spieg� che la Sfera si occupava anche della sepoltura: le salme venivano riassorbite dal pavimento senza cerimonie, per essere disgregate e riutilizzate.</p><p>��La Sfera ricompone i materiali necessari per dare vita agli individui scelti, e�</p><p>��Scelti?�� Mentre scrutavo Nebogipfel, la collera e la violenza che avevo imparato a dominare esplosero nuovamente.�� � tutto estremamente <emphasis>razionale!</emphasis> Ma che cos�altro avete abolito con la vostra razionalit�? La tenerezza? <emphasis>L�amore?</emphasis></p></section><section><title><p>16</p><p>Decisione e partenza</p></title><p>Dopo essere uscito scosso dallo spaventoso stabilimento di riproduzione, osservai la vasta sala-citt� in cui mi trovavo, con le schiere di Morlock diligentemente impegnati nelle loro incomprensibili attivit�. Avrei voluto gridare, infrangere la loro ripugnante <emphasis>perfezione;</emphasis> ma persino in quel momento disperato, non potevo rischiare di mettermi in cattiva luce ai loro occhi.</p><p>Avrei voluto fuggire persino da Nebogipfel, che pure aveva dimostrato una certa gentilezza e una certa stima nei miei confronti: forse anche pi� di quanto meritassi e, probabilmente, di quanto avrebbero fatto i miei contemporanei di fronte a un selvaggio attaccabrighe giunto dal passato� un passato di mezzo milione di anni. Nondimeno intuivo che la mia reazione al processo di riproduzione lo aveva affascinato e divertito. Forse aveva organizzato tutto quanto allo scopo di suscitare in me un�emozione estrema: in tal caso, vi era riuscito perfettamente. La mia umiliazione e la mia collera irrazionale, per�, erano tali, che stentavo a sopportare la vista della sua pelliccia acconciata in modo pittoresco.</p><p>Comunque, non avevo nessun luogo dove andare. Che mi piacesse o no, sapevo che Nebogipfel era il mio unico punto di riferimento nello strano mondo dei Morlock: l�unico individuo di cui conoscessi il nome, nonch�, a quanto potevo intuire delle intenzioni dei Morlock, il mio unico protettore.</p><p>Forse Nebogipfel indovin� almeno in parte il mio conflitto interiore. In ogni modo, non m�impose la sua compagnia, ma si apprest� a evocare ancora una volta dal pavimento il mio piccolo rifugio. Sedetti nell�angolo pi� buio, con le braccia strette intorno al busto, acquattato come un animale della foresta condotto in cattivit� a New York.</p><p>Rimasi nel rifugio per alcune ore, forse dormendo. Infine, ritrovato il mio equilibrio interiore, mangiai qualcosa e mi lavai con gesti apatici.</p><p>Prima della visita allo stabilimento di riproduzione, ci� che avevo visto del mondo dei Nuovi Morlock mi aveva incuriosito. Mi ero sempre considerato un individuo razionale, quindi mi affascinava quella societ� organizzata da esseri razionali che utilizzavano la scienza e la tecnica per creare un mondo migliore. Per esempio, mi aveva impressionato la tolleranza nei confronti di diversi sistemi politici. Per� la vista di quella specie di feto mi aveva sconvolto. Forse la mia reazione dimostra quanto siano profondamente radicati i valori e gli istinti fondamentali della nostra specie.</p><p>Se era vero che i Nuovi Morlock avevano superato il condizionamento genetico dell�ereditariet�, allora, in quel momento di tumulto interiore, invidiai la loro stabilit�.</p><empty-line/><p>Forse sarei stato tollerato, ma certo non avrei mai trovato posto nella loro societ�, almeno non pi� di quanto avrebbe potuto trovarlo un gorilla in un albergo di Mayfair. In altre parole, dovevo decidermi e abbandonare i Morlock.</p><p>Quando uscii dal rifugio, trovai Nebogipfel ad aspettarmi, come se non si fosse mai allontanato. A un suo gesto, il rifugio svan� nuovamente nel pavimento.</p><p>��Nebogipfel�� dichiarai, in tono brusco.�� Ti apparir� evidente che qui mi sento fuori posto come un animale fuggito da uno zoo.</p><p>Nebogipfel mi scrut� con aria impassibile.</p><p>��Sappi che, se non intendi tenermi prigioniero o segregarmi come esemplare da laboratorio, non desidero rimanere qui. Ti chiedo di poter recuperare la macchina del tempo e tornare nella mia epoca.</p><p>��Non sei affatto <emphasis>prigioniero.</emphasis> Questa parola non � traducibile nella nostra lingua. Sei un essere senziente, e come tale hai i tuoi diritti. Gli unici obblighi che t�imponiamo sono due� in primo luogo, non dovrai pi� nuocere a nessuno con le tue azioni�</p><p>��Accetto�� precisai, con un certo sussiego.</p><p>��Inoltre�� prosegu� Nebogipfel,�� non dovrai ripartire con la tua macchina.</p><p>��E cos� ecco liquidati i miei diritti�� ribattei, in un ringhio.�� Dunque sono prigioniero qui, in questo tempo.</p><p>��Anche se la teoria dei viaggi temporali � abbastanza chiara, come del resto la struttura della tua macchina, non abbiamo ancora compreso i principi su cui si basano�� rispose Nebogipfel.</p><p>Pensai che ci� significasse che non avevano ancora capito la funzione della plattnerite.</p><p>��Tuttavia�� prosegu� Nebogipfel�� pensiamo che questa scoperta potrebbe essere di grande utilit� per la nostra specie.</p><p>��Lo credo bene!</p><p>D�improvviso, ebbi la visione dei Nuovi Morlock che, a bordo di macchine del tempo, tornavano nella Londra del 1891 con i loro magici apparecchi e le loro armi portentose.</p><p>Avrebbero potuto garantire all�umanit� protezione e nutrimento, ma l�avrebbero privata dell�anima e forse, alla fine, anche dei figli. Se ci� fosse accaduto, l�uomo moderno sarebbe sopravvissuto solo per poche generazioni.</p><p>L�orrore suscitato da questa prospettiva mi fece pulsare le vene del collo. Eppure, persino in quel momento, una remota parte razionale della mente m�indic� alcuni punti deboli di quella previsione catastrofica: <emphasis>Se i miei contemporanei, cio� gli antenati dei Morlock,</emphasis> riflettei, <emphasis>fossero stati sterminati, allora gli stessi Morlock non avrebbero potuto evolversi, dunque neppure impadronirsi della macchina del tempo e tornare nel passato. Non � forse un paradosso? Infatti, solo una delle due possibilit� avrebbe potuto avverarsi.</emphasis> Non bisogna dimenticare che stavo ancora meditando, quasi inconsciamente, sul problema irrisolto del mio secondo viaggio nel tempo e sulla biforcazione della storia che avevo constatato. In cuor mio, sapevo di essere ben lungi da una vera comprensione del viaggio nel tempo, dei suoi fondamenti e delle sue conseguenze.</p><p>Accantonai quelle riflessioni e replicai a Nebogipfel:�� <emphasis>Mai!</emphasis> Non vi aiuter� <emphasis>mai</emphasis> a capire come viaggiare nel tempo!</p><p>La guida mi scrut�:�� In tal caso, nel rispetto degli obblighi che ti ho esposto, sei libero di viaggiare ovunque nei nostri mondi.</p><p>��Bene, allora ti chiedo di condurmi in un luogo, ovunque si trovi in questo nuovo sistema solare, dove esistano ancora uomini come me.</p><p>Lanciai questa sfida aspettandomi, suppongo, una risposta negativa.</p><p>Con mia sorpresa, invece, Nebogipfel si avvicin�:�� Non sono esattamente <emphasis>come</emphasis> te, in ogni modo� Vieni.�� Cos� dicendo, si rimise in marcia attraverso l�immensa pianura brulicante di Morlock.</p><p>Pensai che le sue ultime parole non facessero presagire nulla di buono, anche se non ne compresi il significato. Comunque non avevo altra scelta che seguirlo.</p><empty-line/><p>Quando mi ero ormai convinto di aver perso l�orientamento in quell�immensa sala-citt�, giungemmo in una zona sgombra, larga circa un quarto di miglio. Nebogipfel indoss� gli occhiali. Quanto a me, li portavo gi�.</p><p>D�improvviso, un raggio luminoso scese inarcandosi dall�alto e ci invest� in pieno. Scrutando nella calda luce gialla, vidi un pulviscolo fluttuare nell�aria, e per un momento ebbi l�impressione di essere tornato nella Gabbia di Luce.</p><p>Non mi ero accorto che Nebogipfel avesse azionato qualche comando della macchina invisibile del pavimento, ma pochi secondi pi� tardi quest�ultimo cedette sotto i miei piedi con un sussulto brusco e del tutto inaspettato, simile a un piccolo terremoto. Vacillai, recuperando subito l�equilibrio.</p><p>��Che cos�� stato?</p><p>Nebogipfel rimase impassibile come sempre.�� Forse avrei dovuto avvertirti� � incominciata la nostra ascesa.</p><p>��<emphasis>Ascesa?</emphasis></p><p>Mi accorsi che un disco di vetro, del diametro di circa un quarto di miglio, s�innalzava dal pavimento, sollevando me e Nebogipfel: mi sembr� di essere sulla cima di una colonna immensa che spuntasse dal suolo. A circa tre metri d�altezza, la nostra salita parve accelerare e sentii una lieve brezza sulla fronte.</p><p>Avvicinatomi al bordo del disco, osservai la vasta sala che si stendeva sotto di noi, piatta e uniformemente popolata, fin dove giungeva lo sguardo. Il pavimento sembrava una mappa in filo d�argento su fondo nero�� forse a raffigurare delle costellazioni�� sovrapposta al <emphasis>vero</emphasis> panorama stellare. Due visi argentei si alzarono a seguirci con lo sguardo mentre salivamo, ma i Morlock per la maggior parte rimasero indifferenti.</p><empty-line/><p>��Nebogipfel� Dove stiamo andando?</p><p>Con calma, la mia guida rispose:�� Nell�Interno.</p><empty-line/><p>Mi accorsi di un cambiamento della luce che, non pi� condensata in un unico raggio, parve diventare pi� intensa e pi� diffusa, come quando la si vede dal fondo di un pozzo.</p><p>Alzai lo sguardo: il disco di luce sopra di me si stava allargando, permettendomi di scorgere un anello azzurro tutt�intorno. Era il cielo, cosparso di nubi soffici e vaporose, che appariva come chiazzato. Dapprima questo effetto mi sembr� dovuto agli occhiali che ancora portavo.</p><p>Volgendosi verso di me, Nebogipfel batt� con un piede sulla base della piattaforma, provocando la comparsa di un oggetto che sul momento non riconobbi: una sorta di ciotola, da cui si innalzava al centro un�asta. Soltanto quando Nebogipfel la prese sollevandola sopra la testa, capii che si trattava di un semplice parasole, per proteggere la sua pelle pallida dal calore e dalla luce.</p><p>Cos� equipaggiati, salimmo nel pozzo luminoso che si allargava, finch� la mia testa�� la testa di un uomo del diciannovesimo secolo�� spunt� in una pianura erbosa.</p></section><section><title><p>17</p><p>Nell�interno</p></title><p>��Benvenuto nell�Interno�� annunci� Nebogipfel, che con il parasole appariva decisamente comico.</p><p>La nostra colonna di luce larga un quarto di miglio s�innalz� per gli ultimi pochi metri in assoluto silenzio. Ebbi l�impressione di essere l�assistente di un illusionista che salisse su un palco. Dopo essermi tolto gli occhiali, mi ombreggiai gli occhi con le mani.</p><p>La piattaforma rallent� sino a fermarsi. Il bordo si fuse al prato corto e irto che lo cingeva, privo di giunture, come una superficie di cemento. La mia ombra divenne una nitida macchia scura sotto di me. Era mezzogiorno, naturalmente: ovunque, nell�Interno, era mezzogiorno, per tutto il giorno, tutti i giorni! Il sole accecante mi percuoteva la testa e il collo, tanto che temetti di restare ustionato in breve tempo. Per� ne valse la pena, in quel momento, per la sensazione piacevole che ne trassi.</p><p>Mi girai a osservare il paesaggio.</p><p><emphasis>Erba�</emphasis> La prateria uniforme si stendeva in tutte le direzioni sino all�orizzonte, a parte il fatto che in quel mondo piatto non esisteva alcun orizzonte. Nell�alzare lo sguardo, mi aspettai di vedere il mondo incurvarsi verso l�alto, perch� dopotutto non ero pi� incollato alla superficie esterna di una piccola sfera di roccia come la Terra, bens� mi trovavo all�interno di un immenso guscio vuoto. Invece non constatai nessun effetto ottico: vidi soltanto la prateria che si prolungava a perdita d�occhio, con qualche boschetto e qualche gruppo di cespugli. Il cielo era una pianura di nubi soffici, tinta d�azzurro, che si univa alla terra in una giuntura piatta di foschia e di polvere.</p><p>��Mi sembra di stare sopra un tavolo gigantesco�� dissi.�� Credevo che il paesaggio avrebbe avuto l�aspetto di una ciotola immane. A causa di quale paradosso non riesco a percepire di trovarmi all�interno di una grande sfera o all�esterno di un pianeta gigante?</p><p>��C�� un modo per percepirlo�� rispose Nebogipfel, ombreggiato dal parasole.�� Guarda in alto�</p><p>Allora inclinai la testa all�indietro. Dapprima vidi soltanto il sole, e il cielo, che avrebbe potuto essere quello della Terra. Poi, poco a poco, cominciai a intravedere qualcosa <emphasis>oltre</emphasis> le nubi: erano le chiazze che avevo osservato poco prima, attribuendole agli occhiali. Si trattava di sfumature d�azzurro, di grigio e di verde, simili all�effetto di un acquarello, tali che le pi� grandi rimpicciolivano al confronto con i pi� piccoli brandelli di nubi. Sembrava una mappa, o meglio, alcune mappe schiacciate insieme e viste da una grande lontananza.</p><p>E fu proprio quest�analogia a condurmi alla verit�.</p><p>��� il lato opposto della Sfera, oltre il sole� Immagino che le macchie di colore che vedo siano gli oceani, i continenti, le catene montuose, le praterie, e forse persino le citt�!</p><p>Era un paesaggio straordinario, come se le superfici rocciose di migliaia di pianeti scorticati fossero state appese come tante pellicce di coniglio. La vastit� della Sfera era tale che non si percepiva alcuna curvatura: piuttosto, era come trovarsi compresso fra strati diversi, ossia fra la prateria piatta e il coperchio del cielo chiazzato, con il sole sospeso in mezzo come una lanterna, e le profondit� dello spazio a un miglio o due soltanto sotto i miei piedi.</p><p>��Rammenta che quando osservi il lato opposto dell�Interno stai guardando oltre l�ampiezza dell�orbita di Venere�� avvert� Nebogipfel.�� Da tale distanza, la Terra stessa sembrerebbe ridotta a un punto luminoso. Le dimensioni geografiche, qui, sono molto maggiori che sulla Terra.</p><p>��Debbono esservi oceani tanto vasti da poter inghiottire la Terra��� osservai, pensoso.�� Immagino che i processi geologici in un mondo come questo siano�</p><p>��Non esistono processi geologici, qui�� interruppe Nebogipfel.�� L�Interno e i suoi paesaggi sono interamente artificiali. In sostanza, tutto ci� che vedi � stato progettato cos�, e tale viene mantenuto, del tutto consapevolmente.�� In quel momento, parve insolitamente riflessivo.�� Questo corso della storia � molto diverso dall�altro che mi hai descritto, ma alcune costanti rimangono: questo � un mondo di giorno perpetuo, a contrasto con il mio mondo notturno. Proprio come nell�altra storia, abbiamo spaccato la specie in due opposti, di buio e di luce.</p><p>Poi Nebogipfel mi accompagn� al bordo del disco vitreo. Mentre lui restava sulla piattaforma, protetto dal parasole, io balzai audacemente nella prateria circostante. Il suolo mi parve duro, ma fui lieto della sensazione procurata da una superficie diversa, dopo giorni di pavimento cedevole. Sebbene corta, l�erba era dura e irta, come quella che si trova di solito presso le sponde marine. Allorch� mi chinai a conficcarvi le dita, scoprii che il suolo era asciutto e sabbioso. Nella fila di fossette che avevo scavato con le dita vidi un insetto, che subito fugg�, seppellendosi nella sabbia.</p><p>Sull�erba sibilava la brezza. Non si udivano canti d�uccelli, n� voci di altri animali.</p><p>��Il suolo non � molto fertile�</p><p>��No�� convenne Nebogipfel.�� Per� il�� e pronunci� nella sua lingua una parola incomprensibile�� si sta riprendendo.</p><p>��Che cosa significa quella parola?</p><p>��Indica l�insieme delle piante, degli insetti e degli animali che vivono in maniera interdipendente. Sono trascorsi soltanto quarantamila anni dalla guerra.</p><p>��Quale guerra?</p><p>Allora Nebogipfel, esprimendosi in un modo che poteva soltanto avere copiato da me, <emphasis>scroll� le spalle,</emphasis> con un ondeggiamento che gli fece frusciare la pelliccia:�� Chiss�? Le cause sono state dimenticate, e i combattenti, i popoli e i loro discendenti, sono tutti morti.</p><p>��Ma mi avevi detto�� ribattei, in tono d�accusa�� che non esistono guerre, qui.</p><p>��Non fra i Morlock. Ma nell�Interno� La guerra a cui ho accennato fu terribile: caddero bombe, la terra fu distrutta, ogni forma di vita venne annientata.</p><p>��Ma sicuramente le piante, gli animali di piccole dimensioni�</p><p>��La distruzione fu completa. Non puoi capire� In un territorio di un milione di miglia quadrate, <emphasis>ogni forma di vita</emphasis> per�, tranne l�erba e gli insetti. Soltanto da poco tempo il paese � diventato sicuro.</p><p>��Ma quali esseri vivono qui? Sono simili a me?</p><p>Dopo un breve silenzio, Nebogipfel rispose:�� Alcuni ricordano la tua specie arcaica, ma ve ne sono persino altri ancora pi� antichi. Conosco una colonia di Neandertaliani ricostruiti che ha reinventato le religioni di quel popolo scomparso. Altri invece si sono evoluti, e sono tanto diversi da te quanto lo sono io, anche se in modo differente. <emphasis>La Sfera � vasta.</emphasis> Se desideri che ti conduca a una colonia di esseri approssimativamente simili alla tua specie�</p><p>��Oh, non sono affatto certo di ci� che desidero! Credo di essere sopraffatto da questo luogo: da questo mondo di mondi. Voglio capirlo, prima di scegliere dove trascorrer� la mia vita. Puoi comprenderlo?</p><p>Apparentemente ansioso di sottrarsi al sole, Nebogipfel non discusse:�� Benissimo. Quando vorrai rivedermi, dovrai semplicemente tornare qui alla piattaforma e chiamare il mio nome.</p><p>Cos� ebbe inizio il mio soggiorno solitario nell�Interno della Sfera.</p><empty-line/><p>In quel mondo di mezzogiorno perpetuo non esisteva nessun ciclo di giorni e di notti in base a cui calcolare il trascorrere del tempo. Tuttavia avevo il mio orologio da tasca: anche se naturalmente aveva perduto ogni riferimento a causa dei miei viaggi nel tempo e nello spazio, serviva a contare periodi di ventiquattro ore.</p><p>Dalla piattaforma, Nebogipfel evoc� un semplice rifugio di pianta quadrangolare, con una finestrina e con una porta a diaframma, simile a quella che ho descritto in precedenza. Oltre a lasciarmi un vassoio di cibo e di acqua, mi mostr� come procurarmene altri: bastava inserire nuovamente il vassoio nella superficie della piattaforma, ci� che procurava una strana sensazione, e pochi secondi dopo compariva un nuovo vassoio carico di cibi. Giacch� non disponevo di altre fonti di approvvigionamento, repressi la nausea che tale processo innaturale suscitava in me. Nebogipfel mi mostr� anche come inserire oggetti nella piattaforma affinch� venissero puliti, come faceva lui stesso, persino per lavarsi le mani. Ricorsi a questo metodo per lavare gli indumenti e gli stivali (anche se i calzoni mi venivano restituiti senza piega), tuttavia non riuscii mai ad utilizzarlo per la mia igiene personale: non riuscivo a sopportare neppure l�idea d�inserire una mano, un piede, o peggio ancora il viso, in quella superficie uniforme. Continuai perci� a lavarmi con l�acqua.</p><p>A questo proposito, ero ancora privo dell�occorrente per radermi, talch� la barba mi era cresciuta incolta: bench� lunga e folta, era di un deprimente color grigio ferro.</p><p>Prima d�andarsene, Nebogipfel m�insegn� anche a sfruttare tutte le risorse degli occhiali. Toccandone la superficie in un certo modo era possibile far s� che ingrandissero le immagini degli oggetti lontani, avvicinandoli nitidamente. Li sperimentai subito, mettendoli a fuoco su di un�ombra lontana che avevo creduto essere un boschetto: scoprii invece che si trattava di una rupe, la quale sembrava molto consunta, oppure fusa.</p><p>Durante i primi giorni, mi accontentai di rimanere l� nella prateria. Mi tolsi gli stivali, per godere della sensazione dell�erba e della sabbia fra le dita dei piedi, e mi dedicai a lunghe passeggiate. Spesso, nella luce calda del sole, mi spogliai a torso nudo, per cui non tardai a diventare scuro come una bacca, anche se la mia fronte stempiata si bruci�: fu come trascorrere un periodo di riposo e di cura a Bognor.</p><p>La sera mi ritiravo nel mio rifugio. Stavo molto comodo, con la porta chiusa, e dormivo bene, sdraiato sulla cedevolezza calda della piattaforma, con la giacca per cuscino.</p><p>Dedicai la maggior parte del mio tempo ad osservare l�Interno usando gli occhiali come binocoli. Seduto al bordo della piattaforma, o sdraiato in un prato morbido, con la testa sostenuta dalla giacca, scrutai il cielo.</p><p>Il territorio dell�Interno dirimpetto a quello in cui mi trovavo, oltre il sole, doveva essere all�equatore della Sfera, dove la gravit� era pi� forte, e l�atmosfera densa, perci� immaginai che fosse molto simile alla Terra. La fascia equatoriale era relativamente stretta: non era pi� larga di alcune decine di milioni di miglia. Non mi � difficile dire �non pi��, anche se naturalmente mi rendo conto che su quello sfondo titanico la Terra intera si sarebbe smarrita come una semplice pagliuzza.</p><p>Oltre la fascia equatoriale, la superficie, di un grigio spento, si scorgeva a stento attraverso il filtro azzurro del cielo, quindi non era possibile distinguerne i dettagli. In uno dei territori alle alte latitudini individuai una macchia biancoargentea, la quale conteneva mari di un bel grigio che mi rammentavano un poco la luna. In un altro scorsi una vivida chiazza arancione, quasi perfettamente ellittica, di cui non riuscii a comprendere la natura. Ricordando i due giganti morlock che avevo incontrato, provenienti dai territori a bassa gravit� della superficie esterna, lontani dall�equatore, mi domandai se lass�, nelle remote regioni a bassa gravit� delle alte latitudini dell�Interno, vivessero umani deformi.</p><p>Persino la fascia equatoriale tanto simile alla Terra mi sembr� spopolata: vidi brillare nel sole eterno oceani immensi e deserti tanto vasti da contenere pianeti interi, separati da <emphasis>isole mondi</emphasis> che avevano superfici poco pi� grandi di quella della Terra.</p><p>L� vidi un mondo di praterie e di foreste, al di sopra delle quali s�innalzavano gli edifici scintillanti delle citt�. Vidi un mondo imprigionato nel ghiaccio, i cui abitanti sopravvivevano forse come avevano fatto i miei antenati europei durante le epoche glaciali: mi chiesi se fosse tanto freddo perch� era situato sopra una piattaforma immensa, al di fuori dell�atmosfera. In alcuni mondi vidi tracce d�industria: citt�, fumo di fabbriche, ponti che scavalcavano le baie, scie spumeggianti di navi sui mari cinti di terra, e, talvolta, nell�atmosfera, veli di vapore che sembravano prodotti da aeromobili.</p><p>Tutto ci� mi era abbastanza familiare. Alcuni mondi, per�, travalicavano le mie capacit� di comprensione.</p><p>Intravidi citt� che <emphasis>galleggiavano</emphasis> nell�aria al di sopra delle loro stesse ombre, e palazzi tanto immensi che avrebbero fatto sembrare minuscola la Muraglia Cinese� Non riuscii neppure a immaginare quali tipi di uomini vivessero in luoghi simili.</p><empty-line/><p>A volte mi destai in una relativa oscurit�, quando grandi veli di nubi opprimevano la terra, poco prima che incominciassero a cadere piogge fitte. Pensai che nell�Interno il tempo atmosferico fosse regolato, come lo erano senza dubbio altri aspetti di quell�ambiente artificiale. Infatti, non stentavo a immaginare i cicloni immensi che avrebbero potuto essere prodotti dalla rapida rotazione della Sfera. In quelle occasioni, passeggiavo per un po� sotto la pioggia, godendo della sensazione pungente dell�acqua fresca sulla pelle. Allora il luogo in cui mi trovavo somigliava molto di pi� alla Terra, con il lato opposto dell�Interno e l�orizzonte vago nascosti dalla pioggia e dalle nubi.</p><p>Dopo lunghe osservazioni con gli occhiali telescopici, scoprii che la prateria circostante era davvero tanto monotona quanto mi era sembrata sul primo momento. In un giorno luminoso e caldo, decisi di tentare di raggiungere la rupe che ho menzionato, unica caratteristica distinguibile all�interno dell�orizzonte delineato dalle brume, persino nelle giornate pi� limpide. Dopo avere infagottato una provvista di cibo e d�acqua nella mia povera giacca tanto maltrattata, partii. Allorch� fui tanto stanco da non poter proseguire, mi sdraiai per tentare di dormire, ma non vi riuscii, sotto la luce intensa del sole, perci� rinunciai dopo poche ore. Continuata la marcia per un altro breve tratto senza che la rupe sembrasse pi� vicina, cominciai a spaventarmi, trovandomi tanto lontano dalla piattaforma: che cosa sarebbe accaduto se mi fossi stancato troppo o se fossi rimasto ferito in qualche modo? Non avrei pi� potuto chiamare Nebogipfel, quindi avrei dovuto rinunciare a qualunque prospettiva di tornare nella mia epoca: anzi, sarei morto nella prateria come una gazzella ferita. E tutto ci�, soltanto per fare una gita fino a una rupe anonima! Sentendomi sciocco, mi volsi e tornai alla piattaforma.</p></section><section><title><p>18</p><p>I nuovi Eloi</p></title><p>Alcuni giorni pi� tardi, uscito dal rifugio dopo un breve riposo, mi accorsi che la luce era poco pi� intensa del solito. Alzando lo sguardo, scoprii che a pochi gradi dal sole, immobile nel cielo, brillava una stella. Misi gli occhiali e la osservai.</p><p>Era un�isola grande come un pianeta. E stava bruciando. Vidi grandi esplosioni che ne squassavano la superficie, sbocciando come bei fiori letali. Pensai che l�isola fosse priva di vita, perch� nulla avrebbe potuto sopravvivere a quelle conflagrazioni che continuavano a martoriarla in un silenzio surreale.</p><p>Per alcune ore, l�isola avvamp� pi� luminosa del sole, e capii che stavo assistendo a una tragedia colossale, opera dell�umanit� o dei suoi discendenti.</p><p>Quando cominciai a cercare tracce di guerra, ne trovai ovunque nel cielo roccioso.</p><p>Vidi un vasto territorio devastato da una guerra d�assedio logorante e distruttiva, con la campagna solcata da strisce brune che dovevano essere immense trincee, larghe centinaia di miglia, dove gli uomini combattevano e morivano un anno dopo l�altro. Vidi una citt� in fiamme sulla quale s�inarcavano vapori bianchi, e mi domandai se fosse in corso una guerra aerea. Vidi un mondo devastato dalle conseguenze della guerra, con continenti anneriti e spogli, dove si scorgevano a stento i contorni delle citt� in un ammasso di nubi nere in movimento.</p><p>Mi domandai quanti altri disastri fossero toccati al mio pianeta dopo la mia partenza.</p><p>Dopo ripetute osservazioni effettuate nei giorni seguenti, mi abituai a non portare gli occhiali per lunghi periodi. Infatti cominciai a trovare opprimente quel cielo solcato ovunque dalla guerra.</p><p>Nella mia epoca, c�era chi si dichiarava favorevole alla guerra, considerandola un modo per allentare la tensione fra le grandi potenze. Altri avevano profetizzato che la guerra successiva sarebbe stata <emphasis>l�ultima,</emphasis> cio� una sorta di repulisti generale. Tuttavia, le mie recenti osservazioni nell�Interno mi confermavano che non era affatto cos�: l�umanit� praticava la guerra a causa del proprio retaggio primordiale, e qualunque giustificazione non era altro che una razionalizzazione fornita dal nostro cervello ipersviluppato.</p><p>Immaginai quello che sarebbe successo se la Gran Bretagna e la Germania fossero state trasferite nell�Interno, come due nuove macchie di colore nel cielo roccioso. Dalla mia prospettiva cosmica, mi parvero due nazioni in una condizione d�insensata confusione economica e morale. Dubitai che nel 1891 esistesse una sola persona, in entrambi i paesi, che potesse illustrarmi i benefici di una guerra, quale che ne potesse essere l�esito. E quanto sarebbe parso ridicolo e futile un simile conflitto, se la Gran Bretagna e la Germania fossero state trasferite davvero nell�Interno della Sfera!</p><p>In tutta la Sfera, milioni di vite umane venivano cancellate in guerre che per me erano tanto remote e insensate quanto gli affreschi di una cattedrale. Si sarebbe potuto pensare che gli abitanti della Sfera, che abbracciava un milione d�isole-mondi, condividessero la mia stessa prospettiva e rinunciassero alle loro piccole ambizioni meschine. Tutt�altro! Gli istinti umani pi� bassi dominavano ancora, persino nell�anno 657.208. L�, nella Sfera, neppure il monito quotidiano di centinaia di migliaia di guerre che venivano combattute ovunque bastava a indurre gli uomini a comprenderne la futilit� e la crudelt�.</p><p>Per contrasto, pensai a Nebogipfel e al suo popolo, alla loro societ� razionale. Niente finzioni in proposito: provavo ancora una certa repulsione al pensiero dei Morlock e delle loro pratiche innaturali; tuttavia mi rendevo conto che tale repulsione derivava dai miei pregiudizi primitivi, oltre che dalle mie sfortunate esperienze nel mondo di Weena, del tutto irrilevanti per esprimere un giudizio su Nebogipfel.</p><p>Poich� non mi mancava tempo per meditare, formulai un�ipotesi sulla scomparsa della differenziazione sessuale fra i Morlock. Considerai il modo in cui si creano vincoli di solidariet� fra gli individui. Innanzitutto, un uomo deve battersi per difendere se stesso e i propri figli. In secondo luogo deve difendere i fratelli, ma forse questo istinto � meno forte, giacch� il patrimonio genetico comune dev�essere diviso. In terzo luogo, deve difendere i nipoti e i parenti pi� lontani, a cui � vincolato da legami istintuali pi� deboli.</p><p>Cos� � possibile prevedere, con deprimente attendibilit�, come si formano e come operano i vincoli di solidariet�: soltanto con una simile gerarchia di alleanze, in un mondo di penuria e d�instabilit�, � possibile tramandare il proprio patrimonio genetico alle generazioni future.</p><p>Fra i Morlock, invece, la trasmissione del patrimonio genetico era <emphasis>assicurata,</emphasis> non tramite l�individuo o la famiglia, bens� tramite la grande risorsa comune che era la Sfera. Dunque la differenziazione sessuale era diventata superflua, forse persino dannosa, ai fini di un�evoluzione ordinata.</p><p>Ripensai con ironia all�ipotesi sulla scomparsa della differenziazione sessuale in un mondo di pace e prosperit�, che in precedenza avevo applicato ai raffinati e decadenti Eloi, perch� adesso capivo che, in questa versione di storia, erano stati i loro cugini degeneri, i Morlock, a raggiungere quella meta lontana.</p><p>Meditando su tutto ci�, in pochi giorni presi una decisione sul mio futuro.</p><p>Non potevo rimanere nell�Interno. Dopo aver osservato il mondo dalla prospettiva semidivina che Nebogipfel mi aveva rivelato, non avrei sopportato di dedicare la mia vita e le mie energie a uno qualsiasi degli insignificanti conflitti che martoriavano quelle pianure sconfinate. D�altronde, non avrei potuto restare con Nebogipfel e con i Morlock: non ero un Morlock, e le mie necessit� umane mi avrebbero impedito di adattarmi al loro modo di vita.</p><p>Inoltre, come ho gi� detto, mi tormentava il pensiero che da qualche parte esistesse ancora la macchina del tempo, capace di cambiare la storia.</p><p>Dopo aver formulato un piano per risolvere tutti questi problemi, convocai Nebogipfel.</p><empty-line/><p>��Quando la Sfera venne costruita, si verific� uno scisma�� spieg� Nebogipfel.�� Chi desiderava vivere come aveva sempre vissuto si stabil� nell�Interno. Chi desiderava liberarsi dall�antico dominio della genetica�</p><p>��Divenne Morlock. Ecco perch� le guerre, eterne e insignificanti, spazzano come tempeste la superficie sconfinata dell�Interno.</p><p>��Esatto.</p><p>��Dimmi, Nebogipfel� La Sfera ha forse lo scopo di fornire a questi quasi umani, a questi Nuovi Eloi, lo spazio per combattere le loro guerre senza annientare l�umanit�?</p><p>��No, naturalmente no.�� Il modo in cui Nebogipfel si ombreggiava con il parasole non mi sembrava pi� comico, bens� pieno di dignit�.�� La Sfera ha lo scopo di consentire ai Morlock, come tu ci chiami, di disporre dell�energia di una stella per l�acquisizione della conoscenza.�� Batt� le grandi palpebre.�� Quale scopo possono mai avere, infatti, gli esseri intelligenti, se non quello di raccogliere e di conservare tutte le conoscenze disponibili?</p><p>La Memoria meccanica della Sfera, mi spieg� Nebogipfel, era una sorta di gigantesca Biblioteca in cui era conservata la saggezza accumulata dalla specie nel corso di mezzo milione di anni. Il paziente lavoro dei Morlock, a cui avevo assistito, era dedicato in gran parte a raccogliere nuove informazioni, oppure a classificare e a interpretare le conoscenze gi� archiviate.</p><p>I Nuovi Morlock erano dunque una specie di studiosi, e tutta l�energia del sole veniva utilizzata per il paziente sviluppo collettivo della grande Biblioteca.</p><p>��Capisco tutto questo, o almeno, ne capisco la ragione�� risposi, lisciandomi la barba.�� Suppongo che non ci sia molta differenza dall�impulso che ha sempre dominato la mia vita. Ma non avete timore che un giorno questa ricerca possa finire? Che cosa farete, per esempio, quando avrete perfezionato la matematica e quando avrete dimostrato la teoria definitiva dell�universo fisico?</p><p>Con un altro gesto che aveva imparato da me, Nebogipfel scosse la testa:�� Questo non � possibile. Il primo a dimostrarlo fu un tuo contemporaneo: Kurt G�del.</p><p>��Chi?</p><p>��Kurt G�del, un matematico nato una decina d�anni dopo la tua partenza�</p><p>Mentre Nebogipfel dimostrava ancora una volta la sua profonda conoscenza della mia epoca, scoprii con sorpresa che quel G�del aveva dimostrato, negli anni Trenta del ventesimo secolo, che la matematica era inesauribile, e che anzi poteva essere arricchita in eterno assimilando nuovi assiomi, veri o falsi che si dimostrassero.</p><p>��Mi fa male la testa solo a pensarci! Posso immaginare l�accoglienza che ricevette quel povero G�del quando annunci� al mondo la sua scoperta: il mio vecchio professore di algebra l�avrebbe cacciato dall�aula!</p><p>��G�del dimostr� che la nostra ricerca di sapere e conoscenza <emphasis>non pu� mai avere fine.</emphasis></p><p>��Vi ha fornito uno scopo inesauribile�� risposi. Finalmente capii che i Morlock, come monaci pazienti, lavoravano instancabilmente per indagare il funzionamento dell�universo.</p><p>Alla Fine del Tempo, la grande Sfera che avvolgeva il sole, con la sua Mente meccanica e i suoi pazienti servi Morlock, sarebbe diventata una sorta di divinit�.</p><p>Personalmente, concordavo con Nebogipfel: non poteva esistere scopo pi� elevato per una specie intelligente.</p><p>Allora cominciai il discorso che avevo accuratamente preparato:�� Voglio tornare sulla Terra, Nebogipfel. Lavorer� con te alla macchina del tempo.</p><p>Il Morlock reclin� la testa:�� Ne sono lieto. Il contributo delle tue conoscenze sar� immensamente prezioso.</p><p>Discutemmo la proposta, ma non fu necessaria una particolare opera di persuasione da parte mia, perch� Nebogipfel non m�interrog�, n� mi parve insospettito.</p><p>Cos� mi dedicai ai preparativi per abbandonare quell�insulsa prateria, e intanto rimasi assorto nelle mie meditazioni.</p><p>Sapevo che Nebogipfel, ansioso di acquisire la tecnica del viaggio temporale, avrebbe accettato la mia proposta, tuttavia alla luce della mia nuova sensibilit� per la dignit� dei Nuovi Morlock, mi turbava l�idea di dovergli mentire.</p><p>Volevo davvero tornare sulla Terra con Nebogipfel, per� non avevo nessuna intenzione di rimanervi: non appena mi fossi nuovamente impadronito della macchina del tempo, l�avrei subito usata per fuggire nel passato.</p></section><section><title><p>19</p><p>Come attraversai lo spazio interplanetario</p></title><p>Fui costretto ad attendere tre giorni prima che Nebogipfel fosse pronto a partire. Mi spieg� che occorreva aspettare che la Terra e la regione della Sfera in cui ci trovavamo assumessero la configurazione appropriata.</p><p>Intanto continuai a ripensare al viaggio che stavo per affrontare, ma senza particolare timore, perch� anche se privo di sensi avevo compiuto quella traversata gi� una volta. Mentre mi interrogavo sul propellente usato dalla nave spaziale di Nebogipfel, rammentai l�assurdo cannone e il proiettile gigantesco che Verne aveva fatto sparare dai soci del Gun Club di Baltimora verso la luna. Ma bastava un semplice calcolo mentale per dimostrare che un�accelerazione sufficiente a vincere la gravit� terrestre avrebbe anche spappolato i corpi dei viaggiatori�� cio� Nebogipfel ed io�� sulle pareti interne del veicolo come uno strato di marmellata di fragole.</p><p>Quale sistema avremmo usato, dunque?</p><p>Com�� noto lo spazio interplanetario � privo d�aria, quindi non avremmo potuto volare come uccelli fino alla Terra, perch� essi confidano nella capacit� delle ali di sfruttare la resistenza dell�aria: niente aria, niente spinta! Ipotizzai che la nave spaziale utilizzasse un tipo molto perfezionato di razzo, perch� volando grazie alla spinta del propellente combusto, poteva funzionare nel vuoto dello spazio, a patto di trasportare l�ossigeno necessario.</p><p>Ma queste ipotesi erano basate sulla scienza del diciannovesimo secolo. Come potevo immaginare le risorse a disposizione nell�anno 657.208? Immaginai navi capaci di bordeggiare nella gravit� solare come in un vento invisibile, oppure qualche forma di sfruttamento dei campi magnetici, o altro ancora.</p><p>Mi lanciai nelle pi� ardite speculazioni, finch� Nebogipfel annunci� che per me era arrivato il momento di lasciare per sempre l�Interno.</p><p>Mentre scendevamo nell�oscurit�, gettai la testa all�indietro per osservare la luce che si allontanava, e un attimo prima di mettermi gli occhiali giurai che quando i raggi del sole mi avessero di nuovo accarezzato il viso, mi sarei trovato nel <emphasis>mio</emphasis> secolo.</p><empty-line/><p>Mi aspettavo di essere condotto all�equivalente morlock di un porto, con grandi navi spaziali d�ebano ancorate lungo la parete della Sfera come transatlantici in porto.</p><p>Non trovai nulla di tutto ci�. Nebogipfel mi accompagn� per poche miglia sui nastri mobili del pavimento fino a una zona sgombra, che si distingueva dalle altre perch� era priva di divisori e di Morlock. Al centro, sul pavimento stellato, era sistemata una cabina trasparente, simile a un montacarichi.</p><p>A un gesto della mia guida, entrai nella cabina. Nebogipfel mi segu� e la porta a diaframma si chiuse con un sibilo. La cabina aveva la forma di un parallelepipedo, ma con gli angoli e gli spigoli arrotondati. Conteneva soltanto alcune aste verticali disposte tutt� intorno a intervalli regolari.</p><p>Con le dita pallide, Nebogipfel afferr� un�asta:�� Meglio prepararsi. Al momento del lancio, vi sar� un brusco salto di gravit�.</p><p>Bench� pronunciate in tono pacato, le sue parole m�inquietarono. Con gli occhi protetti dalle lenti, Nebogipfel mi osserv� con il solito sguardo insieme curioso e indagatore. Intanto, mi accorsi che rinserrava la presa.</p><p>D�improvviso, pi� rapidamente di quanto si possa dire a parole, <emphasis>il pavimento si apr�,</emphasis> e la cabina precipit� staccandosi dalla Sfera.</p><empty-line/><p>Con un grido, mi afferrai a un�asta, come un bimbo alla gamba della madre.</p><p>Alzando lo sguardo, vidi la superficie della Sfera trasformarsi in una immensa volta nera che nascondeva alla vista met� dell�universo. Al centro vidi il rettangolo pi� chiaro della porta da cui eravamo usciti, che ormai si era quasi richiusa e rimpiccioliva in lontananza. Era la prova che la cabina stava precipitando nello spazio. Non era difficile capire ci� che era successo: anche uno scolaretto avrebbe potuto ottenere il medesimo effetto facendo roteare una castagna d�India legata a una cordicella e mollando all�improvviso la presa. Ebbene, la �cordicella� che ci aveva trattenuti all�interno della Sfera, ossia il pavimento, si era staccata, scagliandoci nello spazio senza tante cerimonie.</p><p>A stento riuscii a sopportare la vista dello spettacolo che si apr� sotto di me: Nebogipfel e io eravamo risucchiati in un pozzo senza fondo che s�inabissava all�infinito in un oceano di stelle.</p><p>��Per l�amor di Dio, Nebogipfel� Cos�� successo? Qualche disastro, forse?</p><p>Il Morlock si librava in maniera sconcertante a pochi centimetri dal pavimento: infatti mentre la cabina precipitava nello spazio, all�interno noi galleggiavamo come piselli in una scatola per fiammiferi.</p><p>��Siamo stati scagliati via dalla Sfera. Gli effetti della sua rotazione��� mi inform� Nebogipfel.</p><p>��Capisco, ma� Perch�? Vuoi dire che precipiteremo dritti sulla Terra?</p><p>��In sostanza� s젗 conferm� il mio compagno.</p><p>A quel punto non ebbi la forza di fare altre domande, perch� mi accorsi anch�io di galleggiare nella cabina come un pallone, una sensazione subito accompagnata da una forte nausea che soffocai a stento solo dopo alcuni minuti.</p><empty-line/><p>Alla fine, riacquistai parzialmente il controllo del mio corpo e chiesi a Nebogipfel di spiegarmi i principi su cui si basava il nostro volo fino alla Terra. A quel punto capii quanto fosse elegante ed economica la soluzione che i Morlock avevano escogitato per viaggiare tra la Sfera e i pianeti rimasti: avrei dovuto arrivarci da solo, invece di perdermi in assurde speculazioni su proiettili e razzi. Si trattava in fondo di un altro esempio della natura inumana dei Morlock. Invece che a bordo di un�enorme nave spaziale, come mi ero aspettato, stavo viaggiando dall�orbita di Venere verso la Terra chiuso di quella specie di bara.</p><p>Pochi fra i miei contemporanei erano davvero consapevoli che l�universo fosse costituito essenzialmente di <emphasis>vuoto,</emphasis> punteggiato da alcune sacche isolate di calore e di vita, e che dunque erano necessarie velocit� enormi per percorrere in tempo utile le distanze interplanetarie. Ma la Sfera, all�equatore, si muoveva gi� a notevole velocit�, perci� i Morlock non avevano bisogno di razzi n� di cannoni. Semplicemente, facevano cadere le capsule dalla Sfera lasciando che la rotazione facesse il resto.</p><p>La nostra velocit� era tale, mi spieg� Nebogipfel, che saremmo arrivati nei pressi della Terra in appena quarantasette ore.</p><p>Osservando la capsula, non vidi traccia di razzi n� di altre forze motrici. Galleggiavo all�interno, sentendomi goffo e ingombrante. Vedevo la mia barba librarsi in una nube grigia davanti alla faccia e le falde della giacca sollevarsi attorno alle spalle.</p><p>��Ho capito i principi del lancio, ma� come viene guidata la capsula?</p><p>Dopo una breve esitazione, Nebogipfel rispose:�� Non viene affatto guidata. Forse hai frainteso ci� che ti ho detto: la capsula non necessita di forza motrice, perch� la velocit� che la Sfera le imprime�</p><p>��Ho capito perfettamente�� osservai agitato.�� Ma se ci accorgessimo che, a causa di un errore di lancio, stiamo cadendo nella direzione sbagliata e rischiamo di mancare il bersaglio? Anche l�impercettibile errore di una frazione di grado, se proiettato su scala planetaria, potrebbe farci mancare la Terra di milioni di miglia. E in tal caso continueremmo a precipitare nel vuoto per l�eternit�, cercando di spiegare la colpa dell�accaduto finch� non avremo finito l�aria.</p><p>Il mio compagno parve confuso:�� Non c�� stato nessun errore.</p><p>��Ma se accadesse�� insistetti,�� magari a causa di qualche difetto meccanico, come potremmo correggere la traiettoria della capsula?</p><p>Prima di rispondere, Nebogipfel medit� brevemente:�� Non si verificano errori o difetti, quindi la capsula non ha bisogno di propulsione per correggere la traiettoria.</p><p>Incredulo, costrinsi Nebogipfel a ripetere pi� volte la spiegazione, prima di accettarla come veritiera. Ed era proprio cos�! Dopo il lancio, la capsula sfrecciava nello spazio interplanetario con l�ineluttabilit� di un sasso o, se preferite, del proiettile sparato dal cannone lunare di Verne.</p><p>Mentre protestavo per la follia di quel sistema, mi accorsi che Nebogipfel pareva contrariato: � la stessa reazione di chi dimostra una mentalit� aperta, ma si chiude a riccio non appena deve respingere gli attacchi di qualcuno che insiste a perorare la propria tesi, specialmente in materia di religione. Quindi rinunciai.</p><p>A causa della lenta rotazione della capsula, le stelle e l�immensa superficie della Sfera parevano danzare intorno a noi. Senza questo movimento forse alla fine mi sarei illuso di trovarmi nel mezzo di un deserto di notte, immobile, tranquillo e al sicuro. Invece la realt� delle percezioni parlava chiaro: mi trovavo all�interno di una fragile capsula che precipitava nel vuoto, priva di qualunque sostegno, controllo o collegamento. Cos� durante le prime ore rimasi paralizzato dalla paura. Non riuscii ad abituarmi alla trasparenza delle pareti, n� all�idea che non potevamo correggere la traiettoria. Il viaggio sembrava un incubo: una caduta ineluttabile nella tenebra infinita. E tutto ci� in sostanza rivelava la fondamentale differenza tra la mente umana e quella dei Morlock. Quale essere umano, infatti, avrebbe rischiato la vita in un viaggio interplanetario senza potere stabilire e guidare la propria rotta? Invece i Nuovi Morlock, dopo mezzo milione di anni di costante progresso tecnologico, si affidavano ciecamente alle loro macchine, basandosi sulla semplice convinzione che esse non li tradivano <emphasis>mai.</emphasis></p><p>Per� io non ero un Morlock!</p><p>In ogni modo, il mio stato d�animo miglior� poco a poco. A parte il lento roteare della capsula, che continu� per tutto il viaggio sino alla Terra, le ore trascorsero nell�immobilit� e nel silenzio, rotti soltanto dal respiro del mio compagno, simile a un sussurro. Nella capsula c�era un certo tepore, perci� il mio corpo si trovava perfettamente a suo agio. Poich� le pareti erano della stessa sostanza del pavimento della Sfera, a un semplice tocco di Nebogipfel mi fornirono cibo, bevande, e tutto ci� di cui potevo avere bisogno, anche se la scelta era pi� limitata che nella Sfera, perch� qui la Memoria era ridotta.</p><p>Cos� veleggiammo in assoluta tranquillit� nell�immensa cattedrale dello spazio interstellare. Le sensazioni fisiche cominciarono ad affievolirsi, e sperimentai un assoluto distacco fra la mente e il corpo. Non mi pareva pi� di viaggiare e, passate le prime ore, quell�esperienza non assomigli� pi� a un incubo. Anzi, ormai sembrava piuttosto un sogno.</p></section><section><title><p>20</p><p>Un resoconto del lontano futuro</p></title><p>Il secondo giorno, Nebogipfel mi chiese di parlare ancora una volta del mio precedente viaggio nel futuro:�� Allora, dopo aver recuperato la macchina dai Morlock�� esort� ti sei spinto ulteriormente nel futuro di quella dimensione di storia�</p><p>��Per parecchio tempo, incurante di dove andassi, rimasi aggrappato alla macchina�� ricordai,�� come adesso sono aggrappato a questi sostegni. Quando finalmente guardai i cronometri, scoprii che le lancette stavano ruotando con enorme rapidit� verso il futuro. Ora, devi rammentare che nell�altra storia l�asse e la rotazione della Terra non erano stati modificati, quindi la notte e il giorno continuavano a pulsare come il battito di grandi ali. La fascia luminosa del tragitto del sole s�inclin� fra i solstizi con il trascorrere delle stagioni. Poco a poco, per�, mi accorsi di un mutamento: bench� avanzassi nel tempo a velocit� costante, il ritmico succedersi del giorno e della notte ritorn�, accentuandosi.</p><p>��La rotazione della Terra stava rallentando�� comment� Nebogipfel.</p><p>��S�. I giorni divennero secoli. Il sole divenne una cupola grande e ardente: continuava a splendere, ma si stava raffreddando. Di quando in quando la sua luce diventava pi� intensa, con spasmi che ricordavano la sua antica luminosit�. Poi per�, ogni volta, assumeva di nuovo una cupa tinta cremisi. Cominciai a rallentare la mia caduta nel tempo�</p><p>�Quando mi fermai, vidi un paesaggio simile a quello che avevo sempre immaginato vi fosse su Marte. Il sole, immobile e gigantesco, era sospeso sull�orizzonte. Nell�altra met� del cielo brillavano ancora le stelle, simili a ossa sbiancate. Le rocce sparse al suolo erano di un rosso acceso e su ogni superficie rivolta a occidente erano chiazzate di verde cupo, il colore dei licheni.</p><p>�La macchina del tempo era adagiata su una spiaggia che scendeva digradando verso un mare tanto immoto da sembrare di vetro. L�aria era cos� fredda e rarefatta che mi parve di essere sulla cima di un�alta montagna. Restava ben poco del paesaggio della valle del Tamigi, a me familiare: immaginai che ne fosse stata cancellata ogni traccia dall�azione lenta e inesorabile delle glaciazioni e dal respiro lento dei mari. E con il paesaggio era stato cancellato ogni segno della presenza dell�umanit�.</p><p>Mentre eravamo sospesi nello spazio all�interno della capsula scintillante, raccontai a Nebogipfel ci� che avevo visto nel lontano futuro, e in quella calma ricordai dettagli che forse non avevo riferito neppure ai miei amici, a Richmond.</p><p>��Vidi un essere simile a un canguro�� rammentai.�� Era alto circa novanta centimetri, tarchiato, con gli arti massicci e le spalle arrotondate, la pelliccia grigia sporca e arruffata. Saltellava sulla spiaggia e sembrava disperato. Grattava debolmente le rocce con le zampe, evidentemente nel tentativo di strappare manciate di licheni, da cui ricavare un misero pasto. Tutto ci� mi suscit� un�impressione di profonda degenerazione. Con sorpresa, notai che l�essere aveva cinque dita, sia nelle zampe anteriori sia in quelle posteriori, nonch� la fronte prominente e gli occhi frontali. Vestigia d�umanit� che trovai ripugnanti.</p><p>�A un tratto, mi sentii sfiorare un orecchio, come se un capello mi accarezzasse: mi girai, restando seduto sul sellino.</p><p>�Dietro la macchina si era avvicinata una creatura simile a un millepiedi, ma dalle dimensioni enormi, largo circa un metro o poco pi�, lungo forse nove metri, con il corpo segmentato coperto di placche chitinose color cremisi, che sfregavano rumorosamente l�una contro l�altra a ogni movimento. Mi aveva sfiorato con una delle sue ciglia, lunghe una trentina di centimetri, che dondolavano umide nell�aria. Sollev� la testa tozza e spalanc� la bocca, facendo ondeggiare le mascelle madide. Aveva molti occhi disposti in forma esagonale, che roteavano scrutandomi.</p><p>�Toccai una leva, spostandomi un poco avanti nel tempo per sfuggire al mostro.</p><p>�Rimasto sulla medesima spiaggia tetra, vidi parecchi millepiedi strisciare inarcando i corpi, poi ammucchiarsi goffamente sfregando rumorosamente gli uni contro gli altri sopra un ammasso di carne sanguinolenta, che subito mi ricord� il triste canguro che avevo osservato poco prima.</p><p>�Incapace di sopportare quello scempio, spinsi le leve, lanciandomi in avanti di un milione di anni.</p><p>�Ritrovai quella spiaggia orrenda, ma volgendo le spalle al mare vidi svolazzare nel cielo, al di sopra del pendio spoglio, un essere simile a un�immensa farfalla, bianca e scintillante. Le dimensioni del corpo erano quelle di una donna minuta, con enormi ali, pallide e traslucide. La sua voce lugubre, umana in modo soprannaturale, mi suscit� un�immensa desolazione.</p><p>�D�improvviso scorsi un movimento a breve distanza: quello che sembrava un masso, rosso come una roccia marziana, si muoveva sulla sabbia nella mia direzione. Era una sorta di granchio, grande come un divano, con le zampe che si muovevano lentamente e prudentemente sulla spiaggia. Gli occhi peduncolati di un colore rosso grigiastro, ma di forma umana, ondeggiavano nella mia direzione. La bocca articolata come un congegno meccanico si torceva e schioccava, sbavando; il carapace metallico era macchiato di verde dai pazienti licheni.</p><p>�Mentre la farfalla, fragile e sgraziata, svolazzava sopra di me, il granchio protese le grosse chele senza riuscire a catturarla, ma strappandole, mi parve, brandelli di carne pallida.</p><p>�Meditando su ci� che vidi allora, ho trovato conferma alla mia angoscia, perch� credo che la suddivisione degli esseri viventi in predatori forti e in prede deboli sia stata una conseguenza del rapporto fra gli Eloi e i Morlock da me osservato nelle epoche precedenti.</p><p>��Ma le forme erano molto diverse�� obiett� Nebogipfel.�� Millepiedi, granchi�</p><p>��Se pensiamo a un arco di tempo sufficientemente ampio�� insistetti,�� la forma di qualsiasi specie diventa malleabile sotto la spinta dell�evoluzione, come insegna Darwin, e la regressione zoologica diventa una forza dinamica. Rammenta che tu e io, come pure gli Eloi e i Morlock, considerati da una prospettiva sufficientemente ampia, siamo tutti cugini all�interno della stessa antica famiglia di pesci!</p><p>Ipotizzai che gli Eloi, nel disperato tentativo di sfuggire ai Morlock, si fossero trasformati in creature volanti, e che i predatori, usciti dalle caverne e abbandonata finalmente ogni simulazione di abilit� tecnica, si fossero a loro volta trasformati nei granchi che strisciavano sulle gelide spiagge, in attesa che le farfalle eloi si stancassero e cadessero dal cielo. In tal modo l�antico conflitto, originato dalla degenerazione sociale, si era finalmente ridotto alla sua cruda essenzialit�.</p><p>��Ripresi il viaggio nel futuro�� raccontai a Nebogipfel�� a tappe di millenni. La torma di crostacei continu� a strisciare sui licheni e sulle rocce, il sole divenne pi� grande e meno luminoso.</p><p>�Mi fermai per l�ultima tappa a trenta milioni di anni nel futuro, quando il sole era ormai diventato un�immensa volta che nascondeva un�ampia porzione di cielo. Cadeva un nevischio duro e implacabile. Rabbrividendo dal freddo, mi infilai le mani sotto le ascelle. Le cime innevate delle colline erano pallide nella luce delle stelle, e grandi iceberg galleggiavano sul mare eterno.</p><p>�I granchi erano scomparsi, ma il verde cupo dei licheni persisteva.</p><p>Su un banco di sabbia mi parve di vedere un oggetto nero muoversi come se fosse vivo. Un�eclissi, provocata dal passaggio di un pianeta interno dinanzi al sole, proiett� un�ombra sulla Terra. Forse laggi� ti saresti sentito a tuo agio, Nebogipfel, ma io confesso di aver provato un profondo sgomento e smontai dalla macchina per riprendere animo. Quando l�arco cremisi del sole riapparve nel cielo, scoprii che la cosa sulla spiaggia si muoveva davvero: era una sfera di carne, simile a una testa mozzata, del diametro di poco meno di un metro, con due fasci di tentacoli protesi come dita. Era priva di naso, con una bocca simile a un becco, e i due grandi occhi neri sembravano umani�</p><p>Nel descrivere quell�essere a Nebogipfel, mi resi conto che assomigliava al mio strano compagno del secondo viaggio temporale: l�essere che si librava nello spazio, illuminato di verde, che avevo battezzato l�Osservatore. Tacqui, pensando: <emphasis>� mai possibile che l�Osservatore fosse soltanto un�apparizione proveniente dalla fine del tempo?</emphasis></p><p><emphasis>��</emphasis>E cos젗 conclusi,�� rimontai a bordo della macchina, perch� avevo paura di rimanere l�, indifeso, in quel freddo terribile, e tornai nel mio secolo.</p><p>Mentre parlavo sottovoce, Nebogipfel mi fiss� con i grandi occhi, in cui scorsi le vestigia di quel guizzo di curiosit� e meraviglia che caratterizza l�umanit�.</p><empty-line/><p>I pochi giorni trascorsi all�interno della capsula non ebbero un gran rapporto con il resto della mia vita. A volte rammento quell�esperienza come una pausa fugace nell�arco della mia esistenza, mentre altre volte ho l�impressione di aver trascorso un�eternit� alla deriva fra i pianeti. Mi sembr� di essere disincarnato e di poter osservare la mia vita dall�esterno, come se si trattasse di un romanzo incompiuto.</p><p>Rividi me stesso da giovane, intento a compiere esperimenti, a costruire apparecchi, a maneggiare la plattnerite, a disprezzare ogni occasione per socializzare, per conoscere la vita, l�amore, la politica, l�arte, disdegnando persino il sonno, nella ricerca di un�irraggiungibile perfezione della conoscenza. Ebbi persino l�impressione di vedermi alla fine di quel viaggio interplanetario, intenzionato a ingannare i Morlock e a fuggire nella mia epoca. Ero deciso a mettere in pratica questo piano, per� mi sembrava di osservare le azioni di un�altra persona, avulsa e lontana da me.</p><p>Ebbi un sospetto: stavo forse diventando estraneo non soltanto al mondo in cui ero nato, bens� a <emphasis>tutti</emphasis> i mondi, nonch� allo spazio e al tempo? Che cosa sarei diventato, nel mio futuro, se non un granello di coscienza in bal�a dei Venti del Tempo?</p><p>Solo quando la Terra mi apparve pi� vicina, un�ombra pi� scura sullo sfondo dello spazio, con la luce delle stelle riflessa nel ventre dell�oceano, mi sentii nuovamente coinvolto dalle preoccupazioni dell�umanit�.</p><p>Ancora una volta nel mio cervello si erano rimessi in moto i meccanismi da cui dipendevano i miei progetti, nonch� le mie speranze e i miei timori per il futuro.</p><p>Non ho mai dimenticato quel breve interludio interplanetario: talvolta, quando sono tra la veglia e il sonno, immagino di essere di nuovo alla deriva tra la Sfera e la Terra, con un Morlock paziente come unica compagnia.</p><empty-line/><p>Dopo aver meditato sulla mia visione del lontano futuro, Nebogipfel osserv�:�� Hai detto di aver viaggiato per trenta milioni di anni�</p><p>��Anche pi��� risposi.�� Forse riuscir� a ricordare pi� precisamente, se�</p><p>Con un gesto noncurante, Nebogipfel m�interruppe:�� C�� un errore. La tua descrizione dell�evoluzione del sole � plausibile, ma secondo la nostra scienza la sua fine � prevista non prima di <emphasis>migliaia</emphasis> di milioni di anni.</p><p>��Ho riferito ci� che ho visto�� mi difesi,�� con sincerit� e precisione.</p><p>��Non dubito, ma l�unica conclusione possibile � che nell�altra storia, come nella mia, l�evoluzione del sole sia stata modificata.</p><p>��Vuoi dire�</p><p>��Voglio dire che � stato compiuto qualche goffo tentativo di alterare l�intensit� del sole, o la sua longevit�, o forse si � persino tentato, come abbiamo fatto noi, di ricavare materia o energia dalla stella.</p><p>Il mio compagno stava ipotizzando che, in quell�altro tempo, la storia dell�umanit� <emphasis>non</emphasis> si fosse esaurita con gli Eloi e con i Morlock che avevo conosciuto. Forse una razza dotata di una tecnologia molto avanzata aveva abbandonato la Terra e aveva cercato di modificare il sole, come avevano fatto gli antenati di Nebogipfel.</p><p>��Per� conclusi, atterrito�� il tentativo � fallito.</p><p>��S�. Quella razza d�ingegneri non � pi� tornata sulla Terra, dove si � consumata la lenta tragedia degli Eloi e dei Morlock. Ma la vita del sole � stata comunque abbreviata.</p><p>Disgustato, non sopportai di discutere oltre su quell�argomento. Mi chiusi in me stesso, aggrappato a un sostegno, e ripensai alla spiaggia desolata e agli orrendi esseri degradati, che, pur essendo privi d�intelligenza, avevano conservato qualcosa di umano. Quella realt� mi era parsa raccapricciante gi� quando l�avevo giudicata come la vittoria finale del processo inesorabile dell�evoluzione e della regressione del sogno dell�intelligenza umana. Adesso mi sembrava ancor pi� spaventosa, perch� forse la causa era l�umanit� medesima, che con la sua arrogante ambizione aveva creato uno squilibrio tra forze opposte, accelerando il proprio annientamento.</p><empty-line/><p>Non fu semplice farsi catturare dalla Terra. La cabina doveva rallentare la propria velocit� di svariati milioni di miglia orarie per essere pari a quella con cui la Terra percorreva la sua orbita attorno al sole.</p><p>Scivolammo in cerchi sempre pi� stretti intorno al ventre del pianeta. Nebogipfel mi spieg� che ci stavamo adeguando al campo gravitazionale e a quello magnetico della Terra, un processo facilitato dai materiali con cui era costruita la capsula, nonch� dalla correzione degli effetti naturali compiuta dalle lune artificiali che orbitavano intorno alla Terra. In sostanza, la nostra velocit� fu <emphasis>scambiata</emphasis> con quella del pianeta, che di conseguenza avrebbe deviato e accelerato lievemente la propria orbita intorno al sole.</p><p>Addossato alla parete della capsula, osservai il paesaggio buio della Terra, interrotto qua e l� dal chiarore dei grandi pozzi di riscaldamento dei Morlock. Notai inoltre alcune enormi torri che sembravano spuntare dall�atmosfera. Nebogipfel mi spieg� che venivano usate per lanciare capsule dalla Terra alla Sfera.</p><p>Su di esse vidi muoversi dei puntolini di luce: capsule interplanetarie che trasportavano Morlock diretti alla Sfera. Mi resi conto che proprio per mezzo di una di quelle torri ero stato lanciato nello spazio, ancora tramortito, ed ero stato trasportato sulla Sfera. Le torri servivano a far salire le capsule oltre l�atmosfera, dopodich� con una serie di manovre di appaiamento simili a quelle che avevamo compiuto le scagliavano nello spazio.</p><p>In questo caso il lancio non riusciva a imprimere un�accelerazione uguale a quella provocata dalla rotazione della Sfera, perci� il viaggio di andata durava pi� a lungo di quello di ritorno. Ma nei pressi della Sfera, i campi magnetici agganciavano facilmente le capsule e le guidavano a un perfetto rendez-vous.</p><p>Infine, scivolammo nell�atmosfera terrestre. Quando per effetto dell�attrito la capsula si surriscald� e sussult�, risvegliando dentro di me una sensazione di movimento da giorni sopita, ero saldamente aggrappato ai sostegni perch� Nebogipfel mi aveva preavvisato.</p><p>Con la fiammata di una meteora, esaurimmo la velocit� residua. Osservai con una certa inquietudine il paesaggio avvolto nell�oscurit� che si stendeva sotto di noi durante la caduta. Mi parve di scorgere il nastro largo e sinuoso del Tamigi, e cominciai a domandarmi se davvero, dopo un viaggio tanto lungo, vi fosse il rischio di schiantarsi sulle rocce implacabili della Terra.</p><p>Poi�</p><p>Ho un ricordo confuso e parziale dell�ultima fase della nostra discesa. Vagamente intravidi un aeromobile simile a un immenso uccello, che scese dal cielo e in un attimo ci inghiott� nel suo ventre. Nel buio, sobbalzai, mentre l�aeromobile rallentava, quindi la discesa continu� con estrema delicatezza.</p><p>Quando rividi le stelle, non vi era traccia dell�aeromobile a forma d�uccello. La capsula era adagiata sul suolo arido e senza vita di Richmond Hill, a meno di cento metri dalla Sfinge Bianca.</p></section><section><title><p>21</p><p>A Richmond Hill</p></title><p>Quando Nebogipfel apr� la capsula, uscii inforcando gli occhiali. L�oscurit� del paesaggio divenne subito nitida in tutti i dettagli, e per la prima volta potei osservare limpidamente la Terra dell�anno 657.208.</p><p>Il cielo brulicava di stelle, ma la nera cicatrice della Sfera appariva enorme e netta. La sabbia che ricopriva il suolo ovunque emanava un odore di ruggine e di umidit�, come di licheni e di muschio. L�aria era impregnata del puzzo dolciastro dei Morlock.</p><p>Provai un certo sollievo nell�essere finalmente fuori della capsula e sentire la solidit� del terreno sotto gli stivali. Risalii il versante della collina sino al basamento della Sfinge dai pannelli di bronzo, e mi fermai a met� strada, nel luogo dove un tempo sorgeva la mia casa. Poco pi� in alto vidi un nuovo edificio, basso, a pianta quadrata. Non si vedevano Morlock, in netto contrasto con le impressioni avute in precedenza, quando, brancolando nel buio, mi era parso che i Morlock fossero ovunque.</p><p>Non vi era traccia della macchina del tempo, a parte alcuni solchi nella sabbia e le strane impronte allungate tipiche dei Morlock. La macchina era stata nuovamente trasportata all�interno della Sfinge? Al pensiero che la storia si stesse ripetendo, serrai i pugni: il distacco che avevo maturato durante il viaggio interplanetario svan� rapidamente, sostituito da una violenta crisi di panico. Cercai di calmarmi. Ero stato tanto sciocco da illudermi che la macchina del tempo fosse l� ad aspettarmi accanto alla capsula? Non potevo cedere alla violenza proprio in quel momento, quando la situazione pareva propizia al mio piano di fuga.</p><p>��A quanto pare, siamo soli�� dissi a Nebogipfel, che mi aveva raggiunto.</p><p>��I bambini sono stati allontanati da questa zona.</p><p>��Sono dunque tanto pericoloso?�� Di nuovo, mi vergognai di me stesso.�� Dimmi dove si trova la macchina.</p><p>Bench� Nebogipfel si fosse tolto gli occhiali, non riuscii a decifrare l�espressione dei suoi occhi rosso-grigi:�� � stata trasportata in un luogo pi� sicuro. Puoi ispezionarla, se vuoi.</p><p>Mi sentivo attirato verso la macchina come se un cavo d�acciaio mi trascinasse a forza. Non vedevo l�ora di ritrovarla, di montare sul sellino, di abbandonare i Morlock e quel mondo di oscurit�, e di tornare nel passato� Ma dovevo avere pazienza. Sforzandomi di mantenere un tono di voce calmo, risposi:�� Non � necessario.</p><p>Allora Nebogipfel mi condusse al piccolo edificio che avevo notato poco prima. Apparentemente ricavato da un unico blocco, come tutte le costruzioni morlock, sembrava una casa di bambola, con il tetto a capanna e una semplice porta a cardini. Conteneva un pagliericcio, una coperta, una sedia, e un vassoio con acqua e cibi dall�aspetto invitante. Sul pagliericcio c�era il mio zaino.</p><p>��Siete stati premurosi�� commentai, rivolto alla mia guida.</p><p>��Rispettiamo i tuoi diritti�� ribatt� Nebogipfel, e se ne and�. Quando mi tolsi gli occhiali, il Morlock parve scomparire nell�oscurit�.</p><p>Con un certo sollievo, chiusi la porta. Con piacere tomai a godere soltanto della mia compagnia, almeno per un poco. L�intenzione d�ingannare Nebogipfel e il suo popolo mi fece vergognare, ma il mio piano mi aveva gi� permesso di percorrere milioni di miglia e di arrivare a poche centinaia di metri dalla macchina del tempo: non potevo sopportare l�idea di fallire proprio adesso.</p><p>Sapevo che se avessi dovuto affrontare Nebogipfel per fuggire, lo avrei fatto.</p><p>A tastoni aprii lo zaino, trovai una candela e l�accesi. La confortante luce gialla e le volute di fumo trasformarono quel rifugio in una vera e propria casa. Come avevo previsto, i Morlock non mi avevano restituito l�attizzatoio, per� mi avevano lasciato il resto dell�equipaggiamento, incluso il coltello a serramanico. Poich� la barba lunga e folta m�infastidiva, mi rasai alla bell�e meglio servendomi del coltello e di un vassoio come specchio. Poi mi cambiai la maglieria intima: non avrei mai immaginato che indossare calzini puliti potesse suscitare un piacere tanto sensuale: con affetto, rivolsi un pensiero alla signora Watchet, che aveva messo nello zaino quei preziosissimi indumenti. Infine, al colmo della soddisfazione, caricai la pipa con il tabacco e l�accesi alla fiamma della candela.</p><p>Poi, circondato dai miei pochi effetti personali, mentre l�aroma denso del tabacco si spargeva nell�aria, mi sdraiai sul pagliericcio e, avvolgendomi nella coperta, mi addormentai.</p><empty-line/><p>Mi svegliai nell�oscurit�.</p><p>Era strano svegliarsi senza la luce del giorno, un po� come essere disturbati nel cuore della notte. Durante tutto il periodo trascorso nella Notte Nera dei Morlock, non riuscii mai veramente a riposare, perch� il mio organismo non riusciva a stabilire un ciclo di sonno e di veglia.</p><p>Poich� avevo chiesto a Nebogipfel di ispezionare la macchina del tempo, mi sentivo sempre pi� inquieto, persino quando consumavo i pasti o espletavo i miei bisogni fisiologici. Il mio piano aveva una strategia semplicissima: volevo impadronirmi della macchina alla prima occasione. Contavo sul fatto che i Morlock, abituati da millenni all�uso di macchine sofisticate in grado di assumere qualunque forma, non riuscissero a comprendere un apparecchio rozzo come la macchina del tempo, e dunque neppure a intuire che il semplice inserimento di due leve potesse riattivarne il funzionamento. Almeno, cos� speravo.</p><p>Nonostante tutte le mie avventure, infatti, le leve della macchina del tempo erano al sicuro nelle mie tasche.</p><p>Uscii dalla capanna e vidi Nebogipfel che mi veniva incontro, lasciando nella sabbia le sue impronte da bradipo. Mi domandai da quanto tempo fosse l� ad aspettarmi.</p><p>Senza tanti preamboli, giacch� i Morlock non sono inclini a conversare senza necessit�, c�incamminammo sul versante della collina, diretti verso Richmond Park<strong>.</strong></p><p>Come ho gi� detto, la mia casa si trovava in Petersham Road, sotto Hill Rise, a mezza costa sul versante di Richmond Hill; situata a poche centinaia di metri dal fiume, offriva una vista parziale dei prati di Petersham e degli alberi che nascondevano il paesaggio a occidente. Nell�anno 657.208, invece, nulla ostacolava lo sguardo, libero di spaziare sulla valle profonda dove il Tamigi scorreva nel suo nuovo letto, scintillante alla luce delle stelle. Nell�oscurit� si notavano i pozzi di riscaldamento dei Morlock. Quel versante era in gran parte coperto di sabbia o di muschio, ma non mancavano anche prati con la stessa erba soffice che avevo trovato nell�Interno della Sfera.</p><p>Il nuovo letto del fiume serpeggiava pi� o meno a un miglio di distanza da quello del diciannovesimo secolo. Aveva tagliato l�ansa da Hampton a Kew, cosicch� Twickenham e Teddington si trovavano sulla sponda orientale. La valle mi sembrava pi� profonda che nella mia epoca, o forse Richmond Hill era diventata pi� alta. Rammentai di aver osservato un analogo spostamento del Tamigi durante il mio primo viaggio nel tempo. Le discrepanze della storia umana mi parvero nient�altro che un�increspatura nella lenta e inesorabile azione dei processi geologici.</p><p>Alzai lo sguardo in direzione di Richmond Park, chiedendomi per quanto tempo i boschi e le mandrie di cervi e di daini fossero sopravvissuti ai venti del mutamento. Ormai, il parco doveva essere nulla pi� che un deserto, popolato soltanto di cactus e di ulivi. Il mio cuore s�indur�. D�accordo, i Morlock erano saggi e pazienti, le conoscenze e i progressi che avevano raggiunto sulla Sfera erano ammirevoli, ma la loro trascuratezza nei confronti della vecchia Terra era vergognosa.</p><p>Nei pressi di Richmond Gate, vicino a quello che era stato lo Star and Garter e a meno di un chilometro dal luogo dove sorgeva la mia casa, vidi scintillare alla luce delle stelle una piattaforma rettangolare che sembrava dello stesso materiale vitreo del pavimento della Sfera. Infatti era dotata di una variet� di blocchi e di divisori che riconobbi come gli strumenti caratteristici dei Morlock. La piattaforma era deserta: non c�era nessun altro, tranne Nebogipfel e me. Al centro riconobbi una struttura goffa e sgraziata di ottone e nichel, con le parti in avorio che luccicavano sotto le stelle come ossa sbiancate, e un sellino da bicicletta nel mezzo: s�, era la macchina del tempo, ancora intatta, e pronta a riportarmi a casa!</p></section><section><title><p>22</p><p>Rotazioni e inganni</p></title><p>Con il cuore palpitante, faticai a seguire Nebogipfel con passo fermo. Infilai le mani nelle tasche della giacca, afferrando le due leve di controllo. Ero gi� abbastanza vicino alla macchina per vedere i perni su cui le leve andavano inserite, ed ero deciso ad avviare la macchina al pi� presto possibile, per andarmene da quel mondo.</p><p>��Come puoi vedere�� dichiar� Nebogipfel�� la macchina � indenne. L�abbiamo spostata, ma senza toccare nessuno dei suoi meccanismi�</p><p>Era molto concentrato, quindi cercai di distrarlo:�� Dimmi una cosa� ora che l�avete studiata e che conoscete le mie teorie, qual � la vostra impressione?</p><p>��La tua macchina � un�invenzione straordinaria, molto progredita per la tua epoca.</p><p>Non mi sono mai piaciuti troppo i complimenti:�� Ma � la plattnerite che mi ha permesso di costruirla.</p><p>��S�. Mi piacerebbe studiare meglio questa �plattnerite�.�� Nebogipfel si mise gli occhiali e scrut� le scintillanti sbarre di quarzo della macchina.�� Abbiamo discusso brevemente della molteplicit� della storia e della possibile esistenza di diversi mondi. Tu stesso sei stato testimone�</p><p>��Il mondo degli Eloi e dei Morlock, e quello della Sfera.</p><p>��Si possono concepire le diverse versioni di storia come corridoi paralleli, ciascuno dei quali esiste indipendentemente dagli altri. La tua macchina consente di percorrerli avanti e indietro. Osservando da un punto qualsiasi all�interno di un corridoio, si pu� vedere un flusso storico completo e coerente, senza essere consapevoli dell�esistenza di altri corridoi. E i corridoi non possono influenzarsi a vicenda. In alcuni di essi, per�, le condizioni possono cambiare: persino le leggi fisiche possono essere diverse�</p><p>��Continua.</p><p>��Hai detto che il funzionamento della macchina dipende da una torsione dello spazio e del tempo, che trasforma il viaggio temporale in un viaggio spaziale. Sono d�accordo: l�effetto della plattnerite � appunto questo. Ma come avviene? Immagina un universo� cio� un�altra dimensione di storia, in cui la torsione spazio-temporale sia molto accentuata.</p><p>Nebogipfel descrisse un universo che andava al di l� della mia comprensione, in cui la <emphasis>rotazione</emphasis> faceva parte della struttura stessa di quell�universo.</p><p>��La rotazione sarebbe intrinseca a ogni punto dello spazio e del tempo. Un sasso scagliato da qualunque punto seguirebbe una traiettoria a spirale: l�inerzia agirebbe come un compasso, ruotando intorno al punto di lancio. Secondo alcuni, il nostro stesso universo potrebbe essere sottoposto a una tale rotazione, ma a una velocit� enormemente lenta: centomila milioni di anni per compiere una singola rotazione. Il principio dell�universo rotante venne avanzato per la prima volta proprio da Kurt G�del, pochi decenni dopo la tua partenza.</p><p>��G�del?�� Impiegai un attimo per ricordare quel nome.�� Lo stesso che dimostr� l�imperfettibilit� della matematica?</p><p>��Esatto.</p><p>Camminando attorno alla macchina, tenni le leve ben strette nelle mani. Volevo raggiungere la posizione pi� favorevole per salire sulla macchina.�� Ma in che modo tutto ci� spiega il funzionamento del mio apparecchio�</p><p>��Si tratta della rotazione assiale. In un universo rotante, � possibile <emphasis>muoversi nello spazio, ma viaggiando nel passato o nel futuro.</emphasis> Anche il nostro universo ruota, per� tanto lentamente che un viaggio simile sarebbe di centomila <emphasis>milioni</emphasis> di anni luce, e richiederebbe quasi un milione di milioni di anni.</p><p>��Dunque poco pratico�</p><p>��Immagina invece un universo molto pi� denso del nostro: cos� denso, in qualsiasi punto, quanto il nucleo di un atomo di materia. Ebbene, per una rotazione completa impiegherebbe poche frazioni di secondo.</p><p>��Ma non siamo in un universo del genere!�� Agitai una mano nell�aria.�� Questo � evidente.</p><p>��Ma <emphasis>tu</emphasis> forse s�, per poche frazioni di secondo, grazie alla tua macchina, o almeno alla plattnerite. La mia ipotesi � che, a causa di qualche propriet� della plattnerite, la macchina del tempo si sposta rapidamente avanti e indietro fra il nostro universo e un altro universo ultradenso, sfruttando a ogni passaggio la torsione assiale della realt� per viaggiare lungo una serie di pieghe nel passato o nel futuro. Dunque, ti muovi a spirale attraverso il tempo.</p><p>Riflettei su queste idee. Erano senza dubbio straordinarie, anche se mi sembravano semplicemente una proiezione fantastica delle mie speculazioni preliminari sulla compenetrazione fra spazio e tempo, nonch� sulla fluidit� delle rispettive dimensioni. Inoltre, l�impressione soggettiva che avevo ricavato dal viaggio nel tempo era in effetti legata a sensazioni di torsione e rotazione.�� Sbalorditivo!�� commentai.�� Ma credo sia necessario uno studio pi� approfondito.</p><p>��La tua elasticit� mentale � impressionante�� disse Nebogipfel scrutandomi,�� almeno, per un uomo al tuo stadio evolutivo.</p><p>Ignorai il commento: ormai ero abbastanza vicino alla macchina. Cautamente, Nebogipfel sfior� con un dito una sbarra della gabbia, che si accese di un bagliore improvviso. Un alito di brezza gli arruff� il sottile strato di pelliccia che gli copriva il braccio. Il Morlock ritir� la mano di scatto. Nell�osservare i perni, visualizzai i semplici movimenti necessari a sfilare le leve di tasca e a rimontarle: sarebbe occorso meno di un secondo. Ma ci sarei riuscito prima che Nebogipfel mi tramortisse con i suoi raggi verdi?</p><p>D�improvviso mi sentii oppresso in maniera insopportabile dall�oscurit� e dal fetore dei Morlock. <emphasis>Potrei fuggire da tutto questo in un attimo,</emphasis> pensai, mosso da un impeto irresistibile.</p><p>��Qualcosa non va?�� Con i suoi grandi occhi scuri, Nebogipfel mi scrutava, e sembrava pronto a scattare. Capii che aveva dei sospetti. Mi ero forse tradito? Ebbi la certezza che le bocche d�innumerevoli armi mi minacciassero dall�oscurit� circostante: ancora pochi secondi e sarei stato perduto.</p><p>Il sangue mi pulsava alle tempie come un ruggito, sfilai di tasca le leve e con un grido balzai nella macchina. Con un solo movimento, innestai le leve sui perni e le spostai all�indietro. Quando la macchina cominci� a vibrare, un lampo verde mi fece temere il peggio, poi le stelle scomparvero e il silenzio mi avvolse. Provai una straordinaria sensazione di torsione, quindi mi accorsi con orrore di sprofondare; ma quel disagio non mi inquietava, perch� si trattava dell�esperienza ormai familiare del viaggio temporale.</p><p>Lanciai un grido trionfante. Ce l�avevo fatta, stavo tornando indietro nel tempo! Ero libero!</p><p>Allora sentii qualcosa di freddo e morbido attorno alla gola, come se un insetto mi avesse sfiorato, e avvertii un fruscio<emphasis>.</emphasis></p><p>Mi portai una mano al collo, e toccai la pelliccia di un Morlock.</p></section></section><section><title><p>LIBRO SECONDO</p><p>Paradosso</p></title><section><title><p>1</p><p>L�Argo cronotica</p></title><p>Afferrai l�avambraccio esile, liberandomi il collo. Un corpo villoso giaceva disteso accanto a me nella gabbia di nichel e d�ottone, un magro viso occhialuto era vicino al mio, e il fetore dolciastro dei Morlock era potente.</p><p>��Nebogipfel!</p><p>Il petto del Morlock si alzava e si abbassava, ansimante: era mai possibile che avesse paura? Con voce acuta, fioca, disse:�� Dunque sei fuggito. E tanto facilmente�</p><p>Aggrappato alla macchina, sembrava una bambola di stracci e di crine. Mi ricordava il mondo d�incubo da cui ero scappato. Sono certo che avrei potuto gettarlo fuori in un attimo, eppure mi trattenni. In tono tagliente, ribattei:�� Forse voi Morlock avete sottovalutato la mia intraprendenza. Ma tu� <emphasis>sospettavi,</emphasis> vero?</p><p>��S�. Proprio all�ultimo momento� Credo di aver imparato a interpretare il linguaggio inconsapevole del tuo corpo. Ho capito che intendevi azionare la macchina. Ho avuto appena il tempo di raggiungerti, prima che��� Poi Nebogipfel sussurr�:�� Credi che ci potremmo sistemare meglio? Sono in una posizione piuttosto scomoda, e temo di cadere dalla macchina.�� E mi osserv� mentre riflettevo sulla proposta.</p><p>Capii di dover prendere una decisione: dovevo o non dovevo accogliere Nebogipfel come passeggero a bordo della macchina? Tuttavia la mia incertezza fu brevissima, perch� mi conoscevo abbastanza bene per sapere che non me ne sarei sbarazzato.</p><p>Risposi:�� E va bene!</p><p>Cos�, noi due, argonauti cronotici, eseguimmo una sorta di balletto bizzarro all�interno della gabbia della macchina: tenendo un braccio di Nebogipfel, sia per impedirgli di cadere, sia per accertarmi che non cercasse di raggiungere i comandi, mi piegai spostandomi in maniera da sedermi sul sellino. Non ero mai stato agile neppure da giovane, perci�, quando vi riuscii, ansimavo ed ero esasperato. Intanto, Nebogipfel si accomod� come meglio pot� all�interno della gabbia.</p><p>��Perch� mi hai seguito?�� domandai.</p><p>Scrutando il paesaggio oscuro e vago del viaggio temporale, Nebogipfel non rispose.</p><p>Tuttavia, credetti di capire. Rammentavo la curiosit� e la meraviglia che Nebogipfel aveva manifestato nell�ascoltare il mio resoconto del futuro, durante il viaggio interplanetario a bordo della capsula. Nel seguirmi, aveva ubbidito all�impulso di scoprire se il viaggio temporale fosse realmente possibile: un impulso provocato da una curiosit� che, come la mia, discendeva da quella delle scimmie.</p><p>Tutto ci� mi suscit� un�oscura commozione: un lieve moto di simpatia nei confronti del Morlock. L�umanit� era cambiata molto nel lungo intervallo di tempo che separava le nostre epoche, per� il comportamento del mio compagno di viaggio dimostrava che la curiosit�, la spinta implacabile alla ricerca, e la temerariet� che vi si accompagnava, non si erano del tutto estinte.</p><empty-line/><p>D�improvviso, sbucammo alla luce: in alto, vidi lo smantellamento della Sfera, la luce solare inond� la macchina e Nebogipfel ulul�.</p><p>Mi tolsi gli occhiali. Il sole, dapprima immobile nel cielo, non tard� a spostarsi, tracciando sempre pi� rapidamente un arco nel cielo. Ritorn� il succedersi della notte e del giorno, simile a un batter d�ali. Infine, il movimento del sole, divenuto troppo rapido per poter essere percepito, si trasform� in una striscia luminosa, e l�alternarsi del giorno e della notte fu sostituito da un crepuscolo perlaceo, uniforme e freddo.</p><p>Dunque l�asse e la rotazione terrestri erano stati nuovamente modificati.</p><p>Seduto all�interno della gabbia, Nebogipfel si raccolse in se stesso, curvando le spalle, la testa china sul petto, la schiena accesa di bianco nella luce crepuscolare: a quanto pareva, gli occhiali, che ancora indossava, non erano una protezione sufficiente.</p><p>Non potei fare a meno di ridere. Ricordavo che non mi aveva avvertito prima che la capsula diretta verso la Terra fosse espulsa dalla Sfera, nello spazio: ebbene, quella era la sua punizione.</p><p>��Nebogipfel! � soltanto la luce del sole!</p><p>Il Morlock alz� la testa. Nella luminosit� divenuta pi� intensa, gli occhiali si erano oscurati tanto da diventare impenetrabili. La pelliccia del viso era arruffata e sembrava bagnata di lacrime. Sotto la pelliccia del corpo s�intravedeva la pelle candida.�� Non si tratta soltanto degli occhi�� spieg�.�� Persino quando � molto debole, la luce mi fa soffrire. Se ci fermeremo in pieno giorno�</p><p>��Ti ustionerai!</p><p>Discendente di numerose generazioni di Morlock che avevano sempre vissuto nell�oscurit�, Nebogipfel sarebbe stato vulnerabile al sole, persino a quello, debole, dell�Inghilterra, pi� di quanto lo sarebbe stata la persona pi� pallida e lentigginosa a quello dei tropici.</p><p>��Ecco��� aggiunsi, sfilandomi la giacca.�� Questa dovrebbe proteggerti�</p><p>Raccogliendosi ancor pi� in se stesso, Nebogipfel si gett� addosso la giacca.</p><p>��Inoltre, fermer� la macchina di notte, cos� che, al nostro arrivo, non correrai rischi, e potr� trovarti un riparo.�� Riflettendo, mi resi conto che sarebbe stato comunque conveniente arrivare durante la notte: sarebbe stato proprio un bello spettacolo se fossi apparso a Richmond Hill, in mezzo a una folla di passanti a bocca aperta, in compagnia di un mostro proveniente dal futuro.</p><p>La vegetazione perenne scomparve dalla collina, e il ciclo delle stagioni ricominci�. Riattraversammo l�Epoca degli Edifici Immensi, che ho gi� descritto. Al riparo della giacca, Nebogipfel osserv�, evidentemente affascinato, i ponti che passavano come bruma sul paesaggio in rapidissima trasformazione. Quanto a me, provai un sollievo intenso nel riavvicinarmi al mio secolo.</p><p>D�improvviso, Nebogipfel emise un suono strano, una sorta di sibilo felino, e si rannicchi� ancor pi� contro la gabbia, con i grandi occhi fissi dinanzi a s�.</p><p>Girandomi, scoprii che si manifestavano di nuovo gli straordinari effetti ottici da me osservati durante il viaggio verso l�anno 657.208: tutt�intorno, fitte e sfarzose distese stellari tentarono d�irrompere attraverso la superficie smorzata delle cose� E a pochi metri dalla macchina si libr� di nuovo il mio compagno impossibile: l�Osservatore, che mi scrutava. Mi aggrappai alla gabbia, fissando quella parodia di viso umano, quei tentacoli ciondolanti, e di nuovo mi colp� la somiglianza con l�essere che avevo visto sulla spiaggia remota, trenta milioni di anni nel futuro.</p><p>Stranamente, gli occhiali che mi erano stati tanto utili per vedere nell�oscurit� dei Morlock, non mi facilitarono nello scrutare l�Osservatore: non lo vidi pi� chiaramente che a occhio nudo.</p><p>A un tratto, sentii un suono fievole, come un gemito: era Nebogipfel, sempre rannicchiato contro la gabbia, evidentemente in preda all�angoscia.</p><p>��Non devi avere paura�� dissi, con una certa insicurezza.�� Ti ho gi� raccontato del mio incontro con quest�essere, durante il viaggio verso la tua epoca: � strano, ma non mi sembra pericoloso.</p><p>Fra i tremiti e i gemiti, Nebogipfel replic�:�� Non capisci� Ci� che stiamo vedendo � <emphasis>impossibile.</emphasis> Quello che chiami l�Osservatore sembra avere la capacit� di <emphasis>attraversare</emphasis> i corridoi temporali, di passare da una versione potenziale della storia all�altra, persino di entrare nello spazio distorto intorno alla macchina del tempo in viaggio, e tutto ci� � impossibile!</p><p>Com�era apparsa, cos� la distesa stellare svan�, e l�Osservatore ridivenne invisibile, mentre la macchina proseguiva il viaggio nel passato.</p><p>Dopo un lungo silenzio, dichiarai, con voce rauca:�� C�� una cosa che devi sapere, Nebogipfel� Dopo quest�ultimo viaggio, non ho nessuna intenzione di tornare nel futuro.</p><p>Il Morlock avvolse le lunghe dita intorno alle sbarre della gabbia:�� So di non poter tornare. Lo sapevo anche nel momento in cui mi sono gettato nella macchina. Persino se tu avessi avuto intenzione di tornare nel futuro�</p><p>��S�?</p><p>��Tornando ancora una volta indietro nel tempo, la tua macchina � destinata a provocare un�altra modificazione della storia, in una maniera imprevedibile.�� Nebogipfel si volse a guardarmi con i grandi occhi protetti dagli occhiali.�� Capisci? La mia storia, il mio mondo, sono perduti: forse annientati. Sono gi� diventato un profugo temporale� proprio come te.</p><p>Tali parole mi raggelarono. Era mai possibile che Nebogipfel avesse ragione? Era mai possibile che con quella nuova spedizione, semplicemente stando seduto l�, a bordo della macchina, stessi infliggendo danni ulteriori al corpo della storia?</p><p>Cos� si rafforz� in me la determinazione a rimediare ai danni compiuti e a porre fine alla distruttivit� della macchina del tempo.</p><p>��Ma se sapevi tutto questo, nel seguirmi cos� avventatamente hai commesso una follia di prim�ordine�</p><p>��Forse�� riconobbe Nebogipfel, con voce soffocata, perch� si nascondeva la testa con le braccia.�� Ma vedere tutto questo, viaggiare nel tempo, <emphasis>raccogliere tali informazioni�</emphasis> Nessuno della mia specie ha mai avuto un�occasione del genere!</p><p>Nel silenzio che segu�, la mia simpatia per Nebogipfel aument�. Mi domandai come avrei reagito <emphasis>io</emphasis> se avessi avuto a disposizione un solo istante per cogliere una simile opportunit�, com�era accaduto a lui.</p><p>Mentre le lancette dei cronometri continuavano a spostarsi all�indietro, mi resi conto che ci stavamo avvicinando al mio secolo. Il mondo intorno a noi assunse una conformazione pi� familiare, con il Tamigi che scorreva risolutamente fra le sue antiche sponde, e la comparsa fugace di ponti che mi sembrava di riconoscere.</p><p>Tirai le leve per rallentare. Il sole divenne visibile come un oggetto distinto che volava sopra di noi, simile a un proiettile luminoso, e le notti divennero percettibili come un tremolio. Le lancette di due cronometri si fermarono: restavano da percorrere soltanto alcune migliaia di giorni, ossia pochi anni.</p><p>Intanto, Richmond Hill si solidific� in una forma molto simile a quella della mia epoca. Poich� la velocit� del viaggio riduceva gli alberi a una trasparenza fugace, mi fu possibile osservare i prati di Petersham e di Twickenham, cosparsi di boschetti antichi. Era tutto rassicurante e familiare, nonostante la nostra velocit� fosse tale da non permetterci di distinguere le persone, o i cervi, o le vacche, o altri abitanti della collina, dei prati o del fiume. Il pulsare delle notti e dei giorni immergeva tutto il paesaggio in una luminosit� innaturale. Comunque, ero quasi a casa.</p><p>Osservai il cronometro delle migliaia, con la lancetta che si avvicinava allo zero: ero a casa. E mi fu necessaria tutta la determinazione di cui disponevo per non fermare subito la macchina, tanto era smodato il mio desiderio di ritornare all�anno da cui ero partito. Tuttavia, continuai a premere sulle leve, osservando le lancette dei cronometri passare nel settore negativo.</p><p>Intorno a me, i giorni e le notti pulsarono sulla collina, chiazzata dalle macchie sparse di colore dei gruppi di gitanti che facevano picnic sull�erba, indugiando a sufficienza per essere percepibili. Infine, con i cronometri che indicavano seimilacinquecento sessanta giorni <emphasis>prima</emphasis> della mia partenza, tirai le leve.</p><empty-line/><p>Fermai la macchina del tempo nel cuore di una notte nuvolosa e senza luna. Se i miei calcoli erano esatti, ci trovavamo nel luglio del 1873. Per mezzo degli occhiali morlock, osservai il versante della collina e la sponda del fiume, l�erba luccicante di rugiada, e scoprii che, sebbene i Morlock avessero trasportato la macchina su un tratto sgombro del versante, a mezzo miglio da casa mia, nei dintorni non vi era nessuno ad assistere al mio arrivo. Fui felice di essere assalito dai rumori, dagli odori e dalle immagini del mio secolo, deliziosi e familiari: il profumo acre del fumo di legna proveniente da qualche graticola; il mormorio lontano del Tamigi; lo stormire della brezza tra le fronde degli alberi; i chiarori di nafta delle carrette degli ambulanti.</p><p>Con circospezione, Nebogipfel si alz�. Aveva indossato la giacca, che gli pendeva addosso, troppo grande, come se fosse un bambino:�� � questo il 1891?</p><p>��No.</p><p>��Che cosa vuoi dire?</p><p>��Voglio dire che sono tornato ancora pi� indietro nel tempo.�� Guardai la collina, in direzione della mia casa.�� In un laboratorio, lass�, un giovane impetuoso sta conducendo una serie di esperimenti che alla fine lo condurr� a creare la macchina del tempo�</p><p>��Stai dicendo�</p><p>��Che questo � l�anno 1873, e che prevedo d�incontrare, fra poco, me stesso da giovane.</p><p>Sbalordito, il Morlock gir� verso di me il volto occhialuto e senza mento.</p><p>��Forza, Nebogipfel, aiutami a trovare un nascondiglio per la macchina.</p></section><section><title><p>2</p><p>A casa</p></title><p>Non so descrivere quanto mi parve strano passeggiare per Petersham Road nell�aria notturna, tornando finalmente a casa mia, con un Morlock accanto.</p><p>La casa, l�ultima della fila, aveva ampi balconi chiusi a vetrate, la cornice della porta scolpita in maniera assai poco ambiziosa, e un portico con colonne in stile neoclassico. Lungo la facciata, una scala con una sottile ringhiera dipinta di nero scendeva al seminterrato. Nell�insieme, sembrava un�imitazione delle ville di Green, o Terrace, in cima alla collina. Comunque, era un�abitazione spaziosa e comoda, che avevo acquistato a buon prezzo da giovane, e da cui non avevo mai avuto intenzione di trasferirmi.</p><p>Superata la porta principale, girai verso il retro della casa, dove i balconi dalle delicate ringhiere in ferro dipinte di bianco erano rivolti a occidente. Nel vedere che le finestre della sala da fumo e della sala da pranzo erano buie, mi resi conto di non sapere che ora fosse. Mi accorsi che presso la sala da fumo mancava qualcosa, ma poich� un�<emphasis>assenza</emphasis> inaspettata � pi� difficile da individuare di una <emphasis>presenza</emphasis> incongrua, tardai un poco a ricordare che si trattava del bagno che avrei fatto costruire in seguito. Nel 1873, ero ancora obbligato a lavarmi in un semicupio, che un domestico mi portava in camera da letto.</p><p>Con un brivido di emozione, vidi che nel laboratorio, ricavato dalla serra sproporzionata che sporgeva dal retro della casa, brillava ancora una luce. Gli ospiti, se ne avevo avuti a cena, se n�erano andati, i domestici si erano ormai ritirati da tempo, ma il padrone di casa, cio� io, era ancora al lavoro.</p><p>Ero in preda a una ridda di emozioni che nessuno, credo, aveva mai provato prima: quella era la mia casa, eppure non potevo reclamarne la propriet�.</p><p>Tornai alla porta principale. Un po� in disparte dalla strada deserta, Nebogipfel sembrava maldisposto ad avvicinarsi alla scala, che scendeva in un�oscurit� molto fitta persino per gli occhiali morlock.</p><p>��Non devi avere paura�� spiegai.�� � del tutto consueto, in case come questa, avere le cucine nel seminterrato. I gradini e le ringhiere sono abbastanza solidi.</p><p>Impassibile, con gli occhi celati dagli occhiali, Nebogipfel esamin� sospettosamente i gradini. Immaginai che tale diffidenza derivasse dall�ignoranza sulla robustezza degli oggetti prodotti nel diciannovesimo secolo: non avevo tenuto conto di quanto dovesse sembrargli strana la mia epoca primitiva. Nondimeno, vi era nel suo atteggiamento qualcosa che mi turbava.</p><p>Ricordai, sconcertato, uno strano episodio della mia fanciullezza. La casa in cui ero cresciuto era vasta e labirintica, scomoda, in verit�, con corridoi sotterranei che conducevano alle stalle, alla dispensa, e cos� via, com�era consueto negli edifici di quell�epoca. Grate rotonde, dipinte di nero, chiudevano i condotti di ventilazione che salivano dai sotterranei. In quel momento ricordai dunque la paura che i pozzi avevano suscitato in me quand�ero fanciullo. Bench� ne conoscessi la funzione, l�immaginazione mi aveva indotto a chiedermi che cosa sarebbe accaduto se una mano ossuta fosse spuntata dalle sbarre larghe ad afferrarmi una caviglia�</p><p>Oltre a suscitare tale ricordo, qualcosa nell�atteggiamento circospetto di Nebogipfel mi fece notare una somiglianza tra i pozzi della mia fanciullezza e quelli, sinistri, dei Morlock: era forse per tale motivo, alla fin fine, che avevo aggredito con tanta violenza i piccoli Morlock nell�anno 657.208?</p><p>Non sono uomo tale da gioire di siffatte analisi del proprio carattere, perci�, del tutto ingiustamente, aggiunsi, in tono tagliente:�� Comunque, pensavo che a voi Morlock piacesse il buio!�� E mi allontanai, salendo i gradini che conducevano alla porta principale.</p><p>Tutto era familiare, eppure al tempo stesso <emphasis>diverso</emphasis> in maniera sconcertante. Persino a un primo sguardo individuai mille piccole differenze rispetto alla mia epoca, diciotto anni nel futuro: per esempio, l�architrave cadente che avrei sostituito in seguito, e lo spazio vuoto in cui, esortato dalla signora Watchet, avrei fatto installare un lampioncino arcuato.</p><p>Ancora una volta mi resi conto di quanto fosse sconcertante viaggiare nel tempo. Quando si affrontava un viaggio di migliaia di secoli, era ovvio aspettarsi cambiamenti drastici, di cui io stesso ero stato testimone; ma anche un breve viaggio di pochi decenni rendeva anacronistico colui che lo eseguiva.</p><p>��Che cosa devo fare?�� chiese Nebogipfel.�� Devo aspettarti?</p><p>Meditai sulla presenza silenziosa del Morlock accanto a me: con i suoi occhiali e con la mia giacca, aveva un aspetto tanto comico quanto allarmante.�� Credo che sarebbe pi� pericoloso se tu rimanessi qui fuori�� risposi.�� Se un poliziotto ti vedesse, potrebbe scambiarti per un ladro. E se tu venissi arrestato��� Non sapevo se in una stazione di polizia del 1873 un Morlock sarebbe stato considerato comico o pericoloso. Senza le sue macchine sofisticate, Nebogipfel era inerme: si era lanciato nel viaggio temporale senza alcuna preparazione, proprio come avevo fatto io la prima volta.�� E se ti vedesse un cane, o un gatto? Non so come si comporterebbe un animale maschio degli anni Settanta del diciannovesimo secolo nei confronti di un Morlock: forse lo considererebbe un buon pasto� No, Nebogipfel: tutto sommato, credo che sarai pi� al sicuro se rimarrai con me.</p><p>��E come reagir� il giovane a cui stai per fare visita?</p><p>Sospirai:�� Be�, ho sempre avuto il dono di una mentalit� aperta ed elastica� O almeno, cos� mi piace credere! Forse lo scoprir� tra poco. Inoltre, la tua presenza potrebbe contribuire a convincere me, o meglio lui, della veridicit� del mio resoconto.</p><p>Senza concedermi ulteriori esitazioni, suonai il campanello.</p><empty-line/><p>All�interno udii uno sbattere di porte e un grido, pronunciato in tono d�irritazione:�� Va bene, va bene� Arrivo!�� Segu� un rumore di passi nel breve corridoio che collegava il laboratorio al resto della casa.</p><p>��Sono io�� sussurrai a Nebogipfel.�� � <emphasis>lui.</emphasis> I servi sono a letto: dev�essere tardi.</p><p>La chiave gir� nella serratura.</p><p>��Gli occhiali�� sussurr� Nebogipfel.</p><p>Subito mi tolsi l�anacronistico oggetto dal viso, ficcandolo in una tasca dei calzoni, proprio mentre l�uscio si apriva.</p><p>Apparve un giovane dal viso splendente alla luce dell�unica candela che portava. Guard� brevemente me, che ero in maniche di camicia, e ancora pi� superficialmente esamin� Nebogipfel, liquidando cos� la capacit� di osservazione di cui andavo tanto fiero.�� Che cosa diavolo volete? Sapete che � gi� passata l�una del mattino?</p><p>Mentre aprivo la bocca per parlare, il discorsetto di presentazione che mi ero preparato si cancell� dalla mia mente.</p><p>Fu cos� che affrontai me stesso all�et� di ventisei anni.</p></section><section><title><p>3</p><p>Mos�</p></title><p>Da quando ho avuto quell�esperienza, sono persuaso che noi tutti, senza eccezione, usiamo lo specchio per ingannare noi stessi. Il riflesso che vediamo in esso � completamente <emphasis>sotto il nostro controllo:</emphasis> privilegiamo inconsciamente i nostri tratti migliori e interpretiamo i nostri vezzi in una maniera che il nostro pi� intimo amico non riconoscerebbe. E naturalmente non abbiamo nessuna inclinazione a osservarci da punti di vista meno favorevoli: per esempio, da dietro, o con il naso che sporge in tutto il suo glorioso profilo.</p><p>Ebbene, in quel momento mi trovai dinanzi a un riflesso che non era sotto il mio controllo, e l�esperienza mi turb�.</p><p>Il giovane che mi stava dinanzi era alto come me, naturalmente: semmai mi accorsi, sbalordito, di essermi abbassato un po�, nei diciotto anni che ci separavano. La sua fronte era strana: era particolarmente ampia, come molte persone mi hanno sempre detto poco gentilmente, con un ciuffo di sottili capelli castani, non ancora diradati n� brizzolati. Avevo gli occhi grigio chiaro, il naso diritto, la mandibola risoluta, ma di certo non ero bello: il suo pallore naturale era accentuato dalle lunghe ore trascorse fin dall�adolescenza negli studi, nelle biblioteche, nelle aule, nei laboratori.</p><p>Provai una vaga repulsione: avevo davvero qualcosa del Morlock. E davvero le mie orecchie erano cos� prominenti?</p><p>Ma furono gli indumenti ad attirare la mia attenzione: gli <emphasis>indumenti!</emphasis></p><p>Il giovane indossava quello che ricordavo come un costume da <emphasis>damerino:</emphasis> giacca corta e scarlatta, con un fiore all�occhiello, sopra un panciotto giallo e nero dai grossi bottoni d�ottone, e alti stivali gialli.</p><p>Avevo mai indossato indumenti simili, <emphasis>io?</emphasis> Sicuramente! Ma qualunque abbigliamento si discostasse dal mio attuale stile sobrio era difficile da immaginare.</p><p>��Dannazione!�� Non potei fare a meno di commentare.�� Sei vestito come un pagliaccio da circo!</p><p>Sebbene incerto, evidentemente perch� scorgeva a sua volta qualcosa di strano nel mio viso, il giovane ribatt� abbastanza prontamente:�� Forse dovrei chiuderle la porta in faccia, signore. � salito fin quass� soltanto per insultarmi a causa del mio abbigliamento?</p><p>Allora notai che il fiore all�occhiello era alquanto appassito, ed ebbi l�impressione che il suo alito puzzasse di brandy:�� Dimmi� � forse gioved�?</p><p>��� una domanda molto strana. Dovrei��� Ebbene?</p><p>Sollevando la candela, il giovane mi scrut� in viso. Era talmente affascinato da me, ossia da colui che vagamente riconosceva come se stesso, che ignor� Nebogipfel, un essere proveniente dal lontano futuro, che si trovava a meno di due metri da lui. Mi domandai se quell�incontro contenesse qualche rozza metafora: nonostante tutto, avevo forse viaggiato nel tempo soltanto alla ricerca di me stesso?</p><p>Ma non ho tempo per l�ironia, e mi sento piuttosto imbarazzato per essermi abbandonato a una simile riflessione letteraria.</p><p>��Guarda caso, � proprio gioved�, o meglio, lo era, visto che sono gi� le prime ore di venerd�. Ma che importa? E tanto per cominciare, perch� lei non lo sa? Anzi, chi � <emphasis>lei,</emphasis> signore?</p><p>��Ti dir� chi sono, e ti dir� anche�� indicai Nebogipfel, facendo sgranare gli occhi al nostro ospite riluttante�� chi � <emphasis>costui,</emphasis> e perch� non so n� l�ora n� il giorno. Ma prima� Possiamo entrare? Gradirei un po� del tuo brandy.</p><p>Per circa mezzo minuto, il giovane rimase impalato, con lo stoppino della candela che scoppiettava nella sua pozza di cera, mentre, da lontano, giungeva il sospiro del Tamigi che scorreva languidamente sotto i ponti di Richmond. Finalmente, rispose:�� Dovrei ricacciarvi in strada! Eppure�</p><p>��Lo so�� convenni gentilmente, osservando con indulgenza il giovane me stesso. Non sono mai stato restio alle speculazioni pi� sfrenate, perci� potevo immaginare quali ardite ipotesi si stessero gi� agitando in quella sua mente feconda e indisciplinata.</p><p>Arrivato a una decisione, il giovane indietreggi�.</p><p>Con un gesto, invitai Nebogipfel a entrare. Il Morlock avanz� silenziosamente sul parquet del corridoio, con i piedi rivestiti soltanto di pelliccia, ricambiando con interesse lo sguardo del giovane, che nuovamente lo fissava.</p><p>��ȅ ehm� � tardi�� disse il padrone di casa.�� Non voglio svegliare i domestici. Andiamo in sala da pranzo: probabilmente, � l�ambiente pi� caldo.</p><p>Il corridoio, con lo zoccolo dipinto e una fila di pioli per appendere i cappelli, era buio. La testa grande del nostro ospite riluttante spiccava alla luce della candela, mentre ci guidava oltre la porta della sala da fumo. Nel caminetto della sala da pranzo ardeva ancora un letto di braci. Con quella candela, il giovane ne accese un�altra dozzina: due nei candelieri d�ottone sulla mensola, fra cui troneggiava il vaso panciuto del tabacco, e le altre nei candelabri a muro.</p><p>Osservai la stanza comoda e confortevole, illuminata dalle candele: mi era assai familiare, eppure mi sembrava molto diversa a causa di lievi differenze nella disposizione dell�arredamento. Accanto alla porta stava il tavolino, carico di giornali, che senza dubbio erano pieni di tetri commenti sugli ultimi discorsi del signor Disraeli, o magari di cupissime analisi sulla questione orientale. Vicino al caminetto era collocata la mia poltrona, bassa e comoda. Tuttavia non vi era traccia dei miei tavolini ottagonali, n� delle mie lampade d�argento a incandescenza, a forma di giglio.</p><p>Il padrone di casa si avvicin� al Morlock e si curv� in avanti, posandosi le mani sulle ginocchia:�� Cos�� questo? Sembra una specie di scimmia, o un bimbo deforme� E quella che indossa � forse la sua giacca?</p><p>Il suo tono, con mia stessa sorpresa, m�irrit�:�� �Questo� � in realt� �costui�, cio� una persona. E sa parlare.</p><p>��Davvero?�� Il giovane si gir� di nuovo a guardare il Morlock.�� Accidenti!�� E continu� a scrutare la faccia villosa del povero Nebogipfel, mentre io, in piedi sul tappeto della sala da pranzo, cercavo di non tradire l�impazienza, per non dire l�imbarazzo, che tanta scortesia suscitavano in me. Finalmente, ramment� i doveri dell�ospitalit�:�� Oh! Scusate� Accomodatevi, prego: sedete.</p><p>Impacciato dalla giacca, Nebogipfel rimase in piedi al centro del tappeto, davanti al caminetto, a osservare il pavimento, e poi la stanza. Notai che sembrava in attesa di qualcosa, e alla fine capii: era talmente abituato alla tecnica morlock della sua epoca, che aspettava di veder spuntare mobili e strumenti dal tappeto. Anche se in seguito si sarebbe dimostrato intelligente, sensibile e di mentalit� aperta, in quel momento rimase tanto sconcertato quanto lo sarei stato io cercando un impianto a gas in una caverna dell�et� della pietra.</p><p>��Nebogipfel�� spiegai,�� questa � un�epoca primitiva: le forme sono fisse.�� E indicai il tavolo e le sedie, maitre il giovane me stesso ascoltava e osservava con evidente curiosit�.�� Devi scegliere una di queste.</p><p>Dopo breve esitazione, Nebogipfel si avvicin� a una delle sedie pi� robuste.</p><p>Ma io lo precedetti:�� Per la verit�, non questa�� aggiunsi, gentilmente.�� Non credo che la troveresti comoda: potrebbe cercare di farti un massaggio, per� non � progettata per una persona del tuo peso�</p><p>Sbalordito, il padrone di casa mi fiss�.</p><p>Sentendomi come un genitore imbarazzato, aiutai Nebogipfel a montare su una semplice sedia, dove rimase con le gambe ciondolanti come un bambino villoso.</p><p>��Come sapeva delle mie sedie attive?�� chiese il giovane me stesso.�� Le ho mostrate soltanto a pochi amici. Non ho neppure brevettato il progetto�</p><p>Mi limitai a scrutarlo negli occhi per un lungo momento, in silenzio, rendendomi conto che la risposta sbalorditiva alla sua domanda si stava gi� formando nella sua mente.</p><p>Infine, il padrone di casa distolse lo sguardo:�� Si sieda, prego. Vado a prendere il brandy.</p><p>Mi accomodai accanto a Nebogipfel, ben consapevole di essere nuovamente seduto al tavolo della mia sala da pranzo in compagnia di un Morlock, e mi guardai nuovamente attorno. In un angolo, sul treppiede, stava il telescopio che avevo portato dalla casa dei miei genitori: bench� fosse uno strumento molto rozzo, che consentiva di scorgere soltanto immagini confuse, nella mia fanciullezza era stato una finestra sui mondi portentosi del cielo e sulle meraviglie affascinanti della fisica ottica. Poich� le porte che si aprivano sul corridoio buio erano state lasciate negligentemente aperte, intravidi gli oggetti allettanti che stavano nel laboratorio: gli apparecchi sui banchi, i disegni sparsi sul pavimento, gli attrezzi pi� diversi.</p><p>Al ritorno, il nostro ospite port� goffamente un vassoio con tre bicchieri da brandy e una caraffa. Mentre versava tre dosi generose, il liquore scintill� alla luce delle candele:�� Ecco� avete freddo? Volete che riaccenda il fuoco?</p><p>��No, grazie�� risposi. Sollevai il bicchiere, fiutai il brandy, e bevvi un sorso, trattenendolo per un poco sulla lingua.</p><p>Anzich� prendere il bicchiere, Nebogipfel intinse un dito pallido nel liquore, ne lecc� una goccia sul polpastrello, e sembr� rabbrividire. Cautamente, allontan� il bicchiere, come se fosse pieno fino all�orlo della bevanda pi� nociva che si potesse immaginare.</p><p>Dopo aver osservato la scena con curiosit�, il padrone di casa con uno sforzo evidente si rivolse a me:�� Lei � in vantaggio: io non la conosco, ma lei, a quanto pare, conosce me.</p><p>��S젗 sorrisi.�� Tuttavia, mi sento imbarazzato: non so come chiamarti.</p><p>��Non capisco come ci� possa essere un problema�� replic� il giovane, accigliato, a disagio.�� Il mio nome �</p><p>Alzai una mano, colto da un�ispirazione:�� No. Se me lo permetti, ti chiamer� Mos�.</p><p>Bevve un lungo sorso di brandy e mi scrut� con gli occhi grigi colmi di autentica rabbia:�� Come lo sa?</p><p>Da quando avevo lasciato la casa dei miei genitori, tenevo segreto il mio primo nome, Mos�, che odiavo, perch� a scuola mi aveva causato tormenti infiniti.</p><p>��Non importa�� risposi.�� Con me, il tuo segreto � al sicuro.</p><p>��Senta� mi sto stancando di questi giochetti� Lei arriva qui, con il suo� compagno, si prende la libert� di denigrare il mio abbigliamento, e io non conosco ancora il suo nome!</p><p>��Forse s�, invece.</p><p>Il giovane serr� le lunghe dita intorno al bicchiere. Era consapevole che stava succedendo qualcosa di strano e di portentoso, ma non sapeva che cosa. Gli vedevo in viso, chiaro come il giorno, il misto di entusiasmo, d�impazienza e di timore, che avevo provato tanto spesso nell�affrontare l�ignoto.</p><p>��Ascolta� sono pronto a dirti tutto quello che vuoi sapere, come promesso. Ma prima�</p><p>��S�?</p><p>��Sarei lieto di visitare il tuo laboratorio. E anche Nebogipfel, ne sono certo. Parlaci di <emphasis>te,</emphasis> e intanto imparerai qualcosa su di <emphasis>me.</emphasis></p><p>Per un poco, Mos� rimase seduto con il bicchiere in mano, poi con gesti bruschi rimise i bicchieri sul vassoio, si alz�, e prese la candela dalla mensola del caminetto:�� Seguitemi.</p></section><section><title><p>4</p><p>L�esperimento</p></title><p>Tenendo alta la candela, Mos� ci guid� lungo il gelido corridoio fino al laboratorio. Quei pochi secondi sono ancora vividi nella mia memoria: l�ombra gettata dalla testa grande di Mos� nella luce incerta, la giacca e gli stivali che luccicavano, i passi silenziosi di Nebogipfel che mi seguiva, il nauseabondo e dolciastro fetore morlock che lo spazio chiuso accentuava�</p><p>Spostandosi fra i banchi, Mos� accese le candele e le lampade a incandescenza per illuminare il laboratorio. Le pareti erano imbiancate e prive di ornamenti, a eccezione di alcuni foglietti appuntati e una libreria zeppa di riviste, testi scientifici, volumi di tavole matematiche e dati di fisica. Era freddo, per me, che ero in maniche di camicia: tutto tremante, mi strinsi le braccia intorno al busto.</p><p>Avvicinatosi alla libreria, Nebogipfel si accosci� a osservare i dorsi malmessi dei volumi. Poich� sulla Sfera non avevo visto libri n� carta, e non avevo riconosciuto nulla di familiare nelle lettere sugli schermi azzurri presenti ovunque, mi domandai se sapesse leggere l�Inglese.</p><p>��Non sono molto interessato�� dichiar� Mos蠗 a fornirvi un resoconto succinto della mia vita.�� Poi in tono pi� tagliente, aggiunse:�� Inoltre, non capisco perch� siete tanto interessati a me. Per� sono disposto a stare al vostro gioco. Vi interessano i risultati dei miei esperimenti pi� recenti?</p><p>Sorrisi. Era davvero in accordo con il mio, e il suo, carattere, concentrare l�attenzione esclusivamente sull�ultimo problema che lo assillava.</p><p>��Vi sarei grato se non toccaste nulla�� riprese Mos�, avvicinatosi a un banco su cui storte, lampade, reticoli e lenti sembravano disposti a casaccio.�� Vi sembrer� una gran confusione, per� vi assicuro che tutto � disposto in un ordine ben preciso. Posso aggiungere che fatico tremendamente a tenere alla larga da qui la signora Penforth, i suoi stracci e le sue scope.</p><p><emphasis>La signora Penforth?</emphasis> pensai. Fui sul punto di chiedere che cosa ne fosse stato della signora Watchet, quindi rammentai che quest�ultima era stata preceduta appunto dalla signora Penforth. L�avevo licenziata una quindicina d�anni prima di partire per il primo viaggio nel tempo, dopo averla sorpresa a rubare dalla mia piccola riserva di diamanti industriali. Rinunciai a preavvisare Mos�, perch� tutto sommato i furti non erano stati gravi. Inoltre, spinto da una sorta di strano sentimento paterno nei confronti del giovane me stesso, decisi che probabilmente avrebbe giovato a Mos� seguire maggiormente la conduzione della casa, una volta tanto, invece di lasciare tutto al caso.</p><p>��Il mio campo � la fisica ottica�� prosegu�.�� Concerne le propriet� fisiche della luce, che�</p><p>��Lo sappiamo�� interruppi gentilmente.</p><p>��Bene.�� Mos� si accigli�.�� Di recente, mi sono interessato a uno strano enigma: lo studio di un campione di un nuovo minerale, di cui entrai casualmente in possesso due anni fa.�� Mostr� una comunissima fiala graduata da otto once, chiusa con un tappo di gomma, piena a met� di una finissima polvere verdastra, stranamente scintillante.�� Guardate� vedete com�� insolitamente traslucida, come se brillasse dall�interno?�� In verit�, sembrava si trattasse di perline di vetro.�� Ma qual � la fonte di tale luminescenza? Ho cominciato a compiere ricerche, dapprima nei ritagli di tempo, perch� debbo anche lavorare. Dipendo da commesse e finanziamenti, che a loro volta dipendono dalla qualit� e dalla regolarit� dei risultati che sono in grado di offrire: non ho tempo per inseguire i miraggi. Poco a poco, per�, la plattnerite�� giacch� ho deciso di chiamarla cos�, dal nome del tizio misterioso che me la procur�, e che si present� come Gottfried Plattner�� ha finito per assorbire gran parte del mio tempo. Non sono un chimico: anche ai livelli pi� semplici, la mia pratica � sempre stata piuttosto approssimativa. Nondimeno, mi sono messo all�opera: ho comprato provette, becchi a gas, cartine al tornasole, una provvista di gas, e tutto il fetido equipaggiamento. Versata la polvere verde nelle provette, l�ho fatta reagire con l�acqua e con gli acidi�� solforico, nitrico e cloridrico�� senza scoprire alcunch�. Poi ne ho vuotato un poco sull�ardesia e l�ho collocata sul becco a gas.�� Mos� si sfreg� il naso.�� Be�, l�esplosione ha fracassato il lucernario e ha semidistrutto una parete.</p><p>Poich� ricordavo che si trattava della parete sudoccidentale, non potei fare a meno di lanciarvi un�occhiata. La riparazione, tuttavia, era stata tale da cancellare ogni traccia dei danni.</p><p>Mos� s�incurios�, perch� non aveva indicato la parete danneggiata:�� Dopo tale fallimento�� prosegu�,�� non avevo neppure sfiorato i misteri della plattnerite. In seguito, per� il suo tono si caric� d�entusiasmo,�� cominciai a procedere in maniera pi� razionale: dopotutto, la traslucidit� � un fenomeno ottico. Cos�, pensai che il segreto della plattnerite non fosse nelle sue propriet� chimiche, bens� in quelle ottiche.</p><p>Provai una strana sensazione, una sorta di vago amor proprio, nell�udire quella sintesi del mio limpido ragionamento. E capii che Mos� godeva dell�impeto del proprio racconto; mi � sempre piaciuto narrare una buona storia, quale che fosse il pubblico, e credo che in me vi sia qualcosa dell�uomo di spettacolo.</p><p>��Accantonai dunque il mio ingombrante corredo da piccolo chimico�� riprese Mos蠗 e iniziai una nuova serie di esperimenti. Molto rapidamente individuai alcune anomalie sbalorditive sull�indice di rifrazione della plattnerite che, come forse sapete, dipende dalla velocit� della luce all�interno della sostanza. Insomma, ho scoperto che nell�attraversare la plattnerite, i raggi luminosi si comportano in maniera molto particolare. Ecco� guardate qui��� Indic� gli oggetti collocati sul banco.�� Questa � la dimostrazione pi� chiara che sono riuscito a escogitare delle anomalie ottiche della plattnerite.</p><p>Sistemato fra uno schermo bianco e uno specchio curvo nel quale si rifletteva la luce di una lampadina elettrica, c�era un foglio di cartone con due fessure. La lampadina era collegata per mezzo di alcuni fili a un elettromotore situato sotto il banco.</p><p>Era un�apparecchiatura di semplice concezione: ho sempre cercato di fornire la dimostrazione pi� diretta possibile per ogni nuovo fenomeno, allo scopo di focalizzare meglio il fenomeno medesimo, anzich� i difetti dell�apparecchiatura sperimentale o, come pu� sempre accadere, qualche trucco a vantaggio dello sperimentatore.</p><p>Azionando un interruttore, Mos� accese la lampadina: una stellina gialla nell�ambiente illuminato dalle candele. Il cartone impediva alla luce di raggiungere lo schermo, tranne i raggi che passavano per le fessure.</p><p>��� luce al sodio�� spieg� Mos�.�� � di un colore quasi puro, contrariamente alla luce bianca del sole, che � una mescolanza di tutti i colori. Lo specchio dietro la lampada � parabolico, perci� riflette tutta la luce verso il cartone.�� Indic� i raggi luminosi in direzione del cartone.�� Ho aperto qui due fessure, distanti l�una dall�altra meno di due centimetri, ma data la struttura della luce sono separate da circa trecento lunghezze d�onda. I raggi escono dalle fessure�� continu� a indicare con il dito�� e viaggiano verso lo schermo. Orbene, tali raggi <emphasis>interagiscono:</emphasis> le creste e i fondi d�onda si rafforzano e si cancellano a vicenda, in spazi successivi.�� Incerto, mi guard�:�� Capisce il concetto? Si otterrebbe un effetto molto simile gettando due sassi in uno stagno e osservando il congiungersi delle increspature che si propagano sulla superficie�</p><p>��Capisco.</p><p>��Be�, allo stesso modo, queste onde di luce che s�increspano nell�etere interagiscono, creando un�immagine che si pu� osservare qui sullo schermo.�� Mos� indic� la macchia di luce gialla sullo schermo.�� Vedete? Per la verit�, occorre una lente� Proprio qui, al centro, si possono osservare fasce di luce e di ombra che si alternano, a pochi decimi di pollice l�una dall�altra. Be�, sono i punti dove si uniscono i raggi.�� E si raddrizz�.�� Tale interazione � un effetto ben noto. Questo esperimento si usa di solito per determinare la lunghezza d�onda della luce al sodio. Si calcola che sia di un cinquanta millesimo di pollice, se v�interessa.</p><p>��E la plattnerite?�� chiese Nebogipfel.</p><p>Nell�udire l�accento alieno del Morlock, Mos� trasal�, tuttavia prosegu� arditamente nella dimostrazione. Sempre dal banco, prese un doppio vetro di circa quindici centimetri quadrati, montato verticalmente su un supporto e chiazzato di verde.�� Ecco un pizzico di plattnerite schiacciato fra due vetri. Guardate che cosa succede quando metto la plattnerite fra il cartone e lo schermo�</p><p>Dopo alcuni tentativi, Mos� riusc� a collocare il doppio vetro in maniera che venisse attraversato da un solo raggio luminoso: sullo schermo, l�immagine delle fasce d�interazione sbiad�, si tinse di verde e parve trasformata� distorta.</p><p>��I raggi sono resi meno puri, naturalmente�� spieg� Mos�.�� Una parte della luce al sodio, rifratta dalla plattnerite, assume lunghezze d�onda appropriate alla parte pi� verde dello spettro. Comunque filtra dalla plattnerite una quantit� di luce al sodio non rifratta, sufficiente per garantire la persistenza del fenomeno d�interazione. Tuttavia� Vedete quali cambiamenti ha provocato?</p><p>Quando Nebogipfel si curv� innanzi per osservare pi� da vicino, la luce al sodio scintill� sui suoi occhiali.</p><p>��Il cambiamento di forma di alcune macchie luminose su un cartone potr� non sembrare tanto importante a un profano�� prosegu� Mos�,�� ma gli effetti sono estremamente significativi, se analizzati correttamente. Infatti, e posso esibire i calcoli matematici che lo dimostrano�� senza risultare molto convincente, indic� un mucchio di appunti sul pavimento�� i raggi luminosi, filtrati dalla plattnerite, subiscono una <emphasis>distorsione temporale.</emphasis> � un effetto minimo, per� misurabile: si manifesta con una distorsione della configurazione d�interazione.</p><p>��Una �distorsione temporale�?�� ripet� Nebogipfel, alzando lo sguardo.�� Vuoi dire�</p><p>��S�.�� Il volto di Mos� era freddamente rischiarato dalla luce al sodio.�� Credo che i raggi luminosi, nel filtrare attraverso la plattnerite, subiscano uno spostamento temporale.</p><p>Osservai con aria estatica quella rozza dimostrazione ottenuta per mezzo di una lampada, di un cartone, e di pochi supporti, perch� si trattava dei primi, ingenui passi sul lungo e difficile percorso, teorico e sperimentale, che aveva portato infine alla costruzione della macchina del tempo!</p></section><section><title><p>5</p><p>Sincerit� e dubbio</p></title><p>Non potevo lasciar trapelare tutto ci� che sapevo, naturalmente, perci� feci del mio meglio per simulare sorpresa e sgomento a quell�annuncio:�� Be�� Accidenti!</p><p>Insoddisfatto, Mos� mi lanci� un�occhiata. Evidentemente, si stava formando l�opinione che fossi uno sciocco privo d�immaginazione. Si gir�, per risistemare l�apparecchiatura.</p><p>Approfittai dell�occasione per trarre in disparte il Morlock:�� Che cosa ne hai ricavato? � stata una dimostrazione ingegnosa�</p><p>��S젗 rispose Nebogipfel.�� Per� mi sorprende che non abbia notato la radioattivit� della tua misteriosa sostanza, la plattnerite. Gli occhiali hanno percepito chiaramente�</p><p><emphasis>��Radioattivit�?</emphasis></p><p>Il mio compagno crononauta mi guard�:�� Non conosci questo termine?�� Poi mi spieg� brevemente il fenomeno: a quanto pareva, riguardava la disgregazione a cui, secondo lui, erano soggetti tutti gli elementi, e che avveniva in tempi pi� o meno lunghi: in alcuni, come il radio, si manifestava in maniera abbastanza rapida ed evidente da risultare misurabile, purch� si sapesse che cosa cercare.</p><p>Tutto ci� mi fece riaffiorare alla memoria alcuni ricordi:�� Rammento uno strumento chiamato spintariscopio, in cui il radio viene collocato vicino a uno schermo rivestito di solfuro di zinco�</p><p>��E lo schermo diventa fluorescente. S�, � un fenomeno prodotto dalla disintegrazione dei nuclei degli atomi di radio.</p><p>��Ma l�atomo � indivisibile, o almeno, cos� si credeva�</p><p>��L�esistenza della struttura subatomica � stata dimostrata da Thomson, a Cambridge, soltanto pochi anni dopo la tua partenza per il primo viaggio temporale, se ben ricordo.</p><p>��La struttura subatomica� scoperta da Thomson! Ho incontrato personalmente Joseph Thomson diverse volte: l�ho sempre giudicato un imbecille presuntuoso. Ed � pi� giovane di me di pochi anni soltanto�</p><p>Anche se non era la prima volta, provai un profondo rammarico per la mia precipitosa fuga nel tempo. Se soltanto fossi rimasto, avrei potuto trovarmi al centro di quella rivoluzione del pensiero, anche senza gli esperimenti sul viaggio temporale. E di sicuro sarebbe stata un�esperienza cos� avventurosa da bastare per una vita intera.</p><p>Intanto Mos� fece per spegnere la lampada al sodio e di scatto, con un grido, ritir� la mano: Nebogipfel gli aveva toccato le dita con il proprio palmo glabro.</p><p>��Mi dispiace.</p><p>Mos� si massaggi� la mano:�� Il suo tocco� � tanto� gelido.�� E fiss� il Morlock come se lo vedesse per la prima volta in tutta la sua stranezza.</p><p>Di nuovo, Nebogipfel si scus�:�� Non intendevo spaventarti, ma�</p><p>��S�?�� intervenni.</p><p>Con un dito vermiforme, Nebogipfel indic� il doppio vetro con la plattnerite:�� <emphasis>Guardate�</emphasis></p><p>Io e Mos� ci curvammo a osservare il doppio vetro illuminato.</p><p>Dapprima non vidi altro che il riflesso puntiforme della lampada al sodio, un velo di polvere finissima sul vetro� E finalmente distinsi una luminosit� sempre pi� intensa che scaturiva dalle profondit� della plattnerite stessa: una luce verde che brillava come se il doppio vetro fosse una finestra su un altro mondo.</p><p>La luce aument� d�intensit� e trasse riflessi luccicanti dalle provette, dai vetri e dal resto delle attrezzature del laboratorio.</p><empty-line/><p>Quando ritornammo in sala da pranzo, il fuoco era spento ormai da parecchie ore e la stanza era fredda, ma Mos� non parve accorgersene. Mi vers� un altro brandy e mi offr� un sigaro, che accettai. Nebogipfel chiese un bicchiere d�acqua. Con un sospiro, accesi il sigaro, mentre Nebogipfel mi osservava con quello che mi parve puro sbalordimento, dimentico di tutti i vezzi umani che aveva imparato.</p><p>��Ebbene�� domandai�� quando intendi pubblicare una relazione sulle tue sensazionali scoperte?</p><p>Prima di rispondere, Mos� si gratt� la testa e si allent� il nodo della cravatta vistosa:�� Non lo so ancora�� rispose francamente.�� Il mio � solo un catalogo di osservazioni sulle anomalie di una sostanza di provenienza ignota. Forse esistono persone pi� brillanti di me in grado di ricavarne qualcosa: magari di scoprire come produrre altra plattnerite�</p><p>��No�� intervenne enigmaticamente Nebogipfel.�� I mezzi per produrre sostanze radioattive verranno scoperti soltanto fra diversi decenni.</p><p>Incuriosito, Mos� guard� Nebogipfel, ma senza fare commenti.</p><p>��Comunque, tu non hai nessuna intenzione di pubblicare una relazione�� dichiarai.</p><p>Abbandonandosi a un altro, spiacevole vezzo, Mos� mi strizz� l�occhio con aria da cospiratore:�� Tutto a suo tempo. Per certi versi, non sono affatto un vero scienziato. Sa che cosa intendo, vero? Mi riferisco a quegli individui meschini e puntigliosi che finiscono con l�essere definiti dalla stampa �distinti scienziati�. Quando un tizio del genere tiene la sua piccola conferenza su qualche oscura propriet� degli alcaloidi tossici, nel buio che circonda la lanterna magica si sente leggere un brano strano, s�intravede il luccichio degli occhiali dalla montatura d�oro�</p><p>Esortai:�� Ma tu�</p><p>��Oh, non intendo denigrare i lenti e pazienti sgobboni che esistono al mondo! E non temo di affermare che negli anni a venire dovr� anch�io procedere a rilento; per� sono anche dotato di una certa impazienza: voglio sempre scoprire come va a finire.�� Mos� sorseggi� il proprio brandy.�� Ho gi� pubblicato alcuni articoli: uno persino nelle <emphasis>Philosophical Transactions.</emphasis> Ho scritto anche altri studi che molto probabilmente saranno pubblicati. Ma le ricerche sulla plattnerite�</p><p>��S�?</p><p>��Ho una sensazione strana in proposito. Voglio scoprire fin dove riuscir� a�</p><p>Mi curvai in avanti a scrutare il volto entusiasta e vivace di Mos�. Era l�ora pi� tranquilla della notte. Vedevo il brandy nel bicchiere luccicare alla luce delle candele, e mi sembrava di poter osservare con una limpidezza sovrannaturale ogni dettaglio, e di udire il ticchettio di ogni orologio nella casa.�� Spiegami che cosa intendi dire�</p><p>Mos� si rassett� la ridicola giacca da damerino e cominci�:�� Credo che un raggio di luce filtrato dalla plattnerite subisca uno spostamento temporale. In altre parole, il raggio si muove fra due punti nello spazio senza alcun intervallo nel tempo. Ma ho l�impressione�� continu�, pi� lentamente�� che se la <emphasis>luce</emphasis> pu� muoversi in tal modo, allora forse anche gli <emphasis>oggetti materiali</emphasis> sono in grado di farlo. Ho pensato che se si mescolasse la plattnerite a qualche sostanza cristallina appropriata, come il quarzo, o il cristallo di rocca, allora forse�</p><p>��S�?</p><p>D�improvviso, Mos� parve riscuotersi. Pos� il bicchiere di brandy sul tavolino accanto alla sedia e si pieg� in avanti, con gli occhi grigi, limpidi e ardenti, che sembravano scintillare alla luce delle candele:�� Non sono certo di voler dire altro! Senta� sono stato tutt�altro che reticente, con lei. Adesso � tempo che sia lei a fornirmi qualche spiegazione con altrettanta franchezza. � disposto a farlo?</p><p>Per tutta risposta, lo scrutai negli occhi che, se anche appartenevano a un viso meno rugoso, erano indubitabilmente i miei: quelli che mi avevano sempre fissato ogni giorno dallo specchio mentre mi radevo.</p><p>Evidentemente incapace di distogliere lo sguardo, Mos� sibil�:�� <emphasis>Chi sei?</emphasis></p><p><emphasis>��Sai</emphasis> gi� chi sono, vero?</p><p>Nel lungo attimo di silenzio che segu�, Nebogipfel fu una presenza spettrale di cui Mos� e io rimanemmo quasi inconsapevoli.</p><p>Alla fine, Mos� rispose:�� S�, credo proprio di s�</p><empty-line/><p>Decisi di concedere a Mos� il tempo di assimilare la rivelazione: dopotutto per lui la realt� dei viaggi temporali, associata a qualunque oggetto pi� solido di un raggio luminoso, era ancora un�ipotesi fantastica. Trovarsi di fronte all�improvviso la prova fisica, anzi, peggio ancora, un altro se stesso proveniente dal futuro, gli aveva provocato sicuramente uno shock tremendo.</p><p>��Forse dovresti considerare la mia presenza qui come una conseguenza inevitabile delle tue ricerche�� suggerii.�� Un incontro del genere non sarebbe forse <emphasis>destinato</emphasis> ad avvenire, se tu seguissi fino in fondo il sentiero sperimentale che hai imboccato?</p><p>��Forse�</p><p>Allora mi resi conto che Mos� stava reagendo senza il timore reverenziale che mi ero aspettato: mi osservava in modo nuovo, esaminandomi la chioma, il viso, gli abiti.</p><p>Cercai dunque di vedermi con gli occhi di quel ventiseienne impetuoso, e assurdamente mi vergognai. Mi passai le dita fra i capelli, che non pettinavo da quando avevo lasciato l�anno 657.208, e contrassi i muscoli addominali, per cercare di rendere lo stomaco meno prominente. Tuttavia, ci� non fece scomparire la disapprovazione dal viso di Mos�.�� Guardami bene!�� sbottai.�� � cos� che diventerai!</p><p>��Non fai molto esercizio, vero?�� replic� Mos�, massaggiandosi il mento.�� E lui?�� Con un pollice, indic� Nebogipfel.�� ȅ?</p><p>��S�, viene dal futuro. Per essere precisi dall�anno 657.208, ed � molto evoluto rispetto a noi. L�ho portato qui con la mia macchina del tempo: la stessa che tu hai iniziato a concepire.</p><p>��Sono tentato di chiederti che cosa mi accadr� in futuro� avr� successo? Mi sposer�? E� Ma temo che mi convenga non saperne nulla.�� Mos� osserv� Nebogipfel.�� Il futuro della specie, per�, � tutt�altra questione.</p><p>��Mi credi, vero?</p><p>In silenzio, Mos� prese di nuovo il bicchiere, si accorse che era vuoto, e lo pos�:�� Non so� voglio dire, � fin troppo facile per un tizio qualsiasi presentarsi a casa mia dicendo di essere me stesso proveniente dal futuro.</p><p>��Ma tu stesso hai gi� concepito la possibilit� di viaggiare nel tempo! E poi� guarda il mio viso!</p><p>��Ammetto che noto una certa superficiale somiglianza. � possibilissimo, per�, che sia uno scherzo, magari organizzato con intento malevolo, per farmi fare la figura del ciarlatano.�� Severamente, Mos� mi scrut�:�� Se sei davvero colui che affermi di essere, vale a dire se sei me, allora sicuramente sei tornato qui con uno scopo�</p><p>��S�.�� Cercai di reprimere la collera e di ricordare che era di vitale importanza comunicare con quel giovane burbero e piuttosto arrogante.�� In effetti, ho una missione da compiere.</p><p>Di nuovo, Mos� si massaggi� il mento:�� Che dichiarazione melodrammatica� ma come pu� essere tanto importante? Sono uno scienziato� anzi, probabilmente non sono neppure questo: sono un pasticcione, un dilettante. Non sono un politico, n� un profeta.</p><p>��� vero. Per� sei, o diventerai, l�inventore dell�arma pi� potente che possa essere concepita: la macchina del tempo.</p><p>��Che cosa sei venuto a dirmi?</p><p>��Che devi distruggere la plattnerite e dedicarti a qualche altra ricerca. <emphasis>Non</emphasis> devi inventare la macchina del tempo: questo � il punto essenziale!</p><p>Unendo le punte delle dita, Mos� mi scrut�:�� Be�, evidentemente hai una storia da raccontare� sar� lunga? Vuoi ancora un po� di brandy, o magari un t�?</p><p>��No, grazie. Cercher� di essere il pi� sintetico possibile�</p><p>Iniziai il racconto con un breve riepilogo delle scoperte che mi avevano permesso di costruire la macchina del tempo, quindi narrai il mio primo viaggio nella dimensione di storia in cui esistevano gli Eloi e i Morlock, ci� che avevo scoperto al mio ritorno, il mio tentativo di ritornare in quello stesso futuro�</p><p>Probabilmente ero stanco: non ricordavo neppure quante ore fossero trascorse dall�ultima volta che avevo dormito. Tuttavia, procedendo nel racconto, m�infervorai sempre pi�, fissando il volto rotondo e sincero di Mos� alla luce delle candele.</p><p>All�inizio, avvertii la presenza di Nebogipfel, che per tutto il tempo rimase seduto in silenzio. Ogni tanto, soprattutto durante la mia descrizione dei Morlock, Mos� gli lanciava uno sguardo per avere conferma di alcuni dettagli. Dopo qualche tempo, per�, decise di ignorarlo, e concentr� la sua attenzione esclusivamente su di me.</p></section><section><title><p>6</p><p>Persuasione e scetticismo</p></title><p>Quando terminai il mio resoconto, il primo chiarore dell�alba estiva filtrava gi� nella stanza.</p><p>Seduto con aria meditabonda, Mos� continu� a scrutarmi per un poco, poi come per rompere un incantesimo finalmente disse:�� Bene, bene��� Si alz� per sgranchirsi e scost� le tende alle finestre, rivelando il cielo nuvoloso che si stava rischiarando.�� � un racconto davvero interessante�</p><p>��� molto di pi��� ribattei, con voce rauca.�� Non capisci? Durante il mio secondo viaggio nel futuro, ho visitato <emphasis>un�altra storia.</emphasis> La macchina del tempo � una distruttrice della storia, un�annientatrice di mondi e di specie. Capisci perch� <emphasis>non</emphasis> deve essere costruita?</p><p>Allora Mos� si volse a Nebogipfel:�� Se davvero sei un uomo del futuro, che cos�hai da dire, in proposito?</p><p>Bench� la sua sedia fosse ancora in ombra, Nebogipfel si proteggeva gi� dalla luce che si diffondeva nella stanza:�� Non sono un uomo�� rispose, con la sua voce fredda e tranquilla,�� per� provengo da <emphasis>un</emphasis> futuro, tra un�infinit� di varianti possibili. Sembra vero, e di sicuro � razionalmente possibile, che la macchina del tempo possa cambiare il corso della storia, generando cos� nuove e diverse serie di eventi. In realt�, il principio stesso del suo funzionamento sembra fondarsi sulla sua capacit� di estendersi in un�altra storia parallela, mediante le propriet� della plattnerite.</p><p>Il profilo di Mos� si stagliava sullo sfondo della finestra illuminata dal sole nascente:�� E dovrei abbandonare le mie ricerche soltanto sulla base di asserzioni non confermate�?</p><p>��<emphasis>Non confermate?!</emphasis> Credo di meritare un po� pi� di rispetto�� interruppi, con collera crescente.�� Dopotutto, io sono te! Quanto sei ostinato! Ti ho portato un uomo del futuro� quale altra dimostrazione vuoi?</p><p>��Ascolta��� Mos� scosse la testa.�� Sono stanco� Ho trascorso la notte in bianco, e tutto il brandy che ho bevuto non aumenta di certo la mia lucidit�. E anche a voi due non guasterebbe un po� di riposo, a giudicare dal vostro aspetto. Vi accompagno alle camere per gli ospiti�</p><p>��Conosco la strada�� dichiarai in tono gelido.</p><p>Di buon grado, Mos� acconsent�:�� Dir� alla signora Penforth di servirvi la colazione. O meglio��� Lanci� un�occhiata a Nebogipfel.�� Forse la far� servire qui. Venite� il destino della specie pu� attendere ancora qualche ora.</p><empty-line/><p>Il mio sonno fu insolitamente profondo. Fu Mos� a svegliarmi, quando venne a portare una brocca d�acqua calda.</p><p>Dopo le mie avventure nel tempo, i miei vestiti, piegati sopra una sedia, ormai non erano pi� molto adatti per essere indossati. Chiesi perci�:�� Potresti prestarmi qualche indumento?</p><p>��Posso prestarti una giacca da camera, se vuoi. Mi dispiace, vecchio mio, ma credo che nessuno dei miei abiti sia della tua misura!</p><p>La sua arroganza mi fece arrabbiare:�� Un giorno anche tu invecchierai, e allora spero che ricorderai� oh, non importa!</p><p>��Ascolta� Far� spazzolare e rammendare i tuoi vestiti. Scendi, appena sei pronto.</p><empty-line/><p>In sala da pranzo, dove la colazione era stata servita a buffet, trovai Mos� e Nebogipfel. I colori variopinti degli abiti di Mos�, gli stessi del giorno prima�� o almeno copie identiche�� risultavano ancora pi� sgargianti alla luce del mattino. In paziente attesa accanto al buffet, Nebogipfel era comico nel suo abbigliamento, a partire dal berretto, per arrivare alla vecchia giacca e a un paio di calzoni corti, fino ai grandi occhiali rotondi sul volto villoso.</p><p>��Ho ordinato alla signora Penforth di non entrare qui�� spieg� Mos�.�� Quanto a Nebogipfel, mi sembrava che la tua giacca, che adesso � appesa allo schienale di quella sedia, non gli bastasse. Cos� ho recuperato una mia vecchia uniforme studentesca, vale a dire l�unico completo che gli si adattasse: puzza di naftalina, per� mi sembra pi� a suo agio. E adesso��� Si avvicin� al Morlock.�� Lascia che ti aiuti� che cosa preferisci? Come vedi, abbiamo bacon, uova, pane tostato, salsicce�</p><p>Nel suo accento pacato e alieno, Nebogipfel chiese spiegazioni sull�origine del cibo, e Mos� lo accontent� in maniera molto vivace: per esempio, prese con la forchetta una fetta di bacon e descrisse il maiale.</p><p>Terminata la spiegazione, Nebogipfel prese una mela e un bicchier d�acqua, quindi si ritir� nell�angolo pi� buio della stanza.</p><p>Quanto a me, dopo essermi nutrito per tanto tempo con i cibi insipidi dei Morlock, non avrei potuto gustare maggiormente la colazione se avessi saputo che sarebbe stato il mio ultimo pasto nel diciannovesimo secolo.</p><empty-line/><p>Consumata la colazione, Mos� ci condusse nella sala da fumo. Ancora una volta, Nebogipfel si accomod� nell�angolo pi� buio. Mos� e io, invece, occupammo poltrone opposte.</p><p>Mentre Mos� prendeva di tasca la pipa e il tabacco, la caricava e l�accendeva, l�osservai ribollendo d�impazienza: la sua calma mi esasperava. Finalmente, chiesi:�� Non hai niente da dire? Ti ho portato un avvertimento tenibile dal futuro, anzi, da due futuri diversi�</p><p>��S�, mi hai fatto un racconto drammatico; per򅠗 Mos� compresse il tabacco nella pipa.�� Non sono ancora certo che�</p><p>��Non sei certo?!�� gridai, balzando in piedi.�� Di quale altra prova hai bisogno, per persuaderti?</p><p>��Mi sembra che il tuo ragionamento abbia qualche punto debole. Suvvia� siediti�</p><p>Sentendomi fiacco, seguii il suggerimento:�� Quali punti deboli?</p><p>��Allora, tu sostieni che siamo la stessa persona� � cos�, vero?</p><p>��Esatto. Siamo due fette di un�unica entit� a quattro dimensioni, tagliate in punti diversi e giustapposte dalla macchina del tempo.</p><p>��Benissimo. Ma consideriamo questo aspetto: se tu una volta fossi stato me, <emphasis>allora dovresti condividere i miei ricordi.</emphasis></p><p>��Io�</p><p>��Ebbene�� riprese Mos�, con una sfumatura di trionfo nella voce�� quali ricordi hai dell�imprevista visita notturna di uno sconosciuto piuttosto corpulento, con un compagno dall�aspetto molto strano?</p><p>Naturalmente, l�unica risposta possibile mi colmava d�orrore: non avevo nessun ricordo del genere. Sgomento, mi volsi a Nebogipfel:�� Come ho fatto a non pensarci? La mia missione � impossibile: lo � sempre stata, fin dall�inizio. � impossibile che io sia riuscito a persuadere il giovane Mos�, perch� non ricordo di essere mai stato persuaso quando ero nei suoi panni!</p><p>��Quando si tratta della macchina del tempo�� replic� Nebogipfel�� i concetti di causa e di effetto sono inadeguati.</p><p>Con la sua solita e fastidiosa impudenza, Mos� dichiar�:�� Ecco un altro enigma da risolvere� supponiamo che io accetti il tuo racconto sui viaggi nel tempo, sui diversi futuri, e cos� via. E supponiamo che io accetti anche di non costruire la macchina del tempo�</p><p>Capii subito dove voleva andare a parare:�� Se la macchina del tempo non venisse mai costruita�</p><p>��Se non fosse mai stata costruita, tu non avresti potuto tornare indietro per impedire che lo fosse�</p><p>��Dunque la macchina verrebbe comunque costruita�</p><p>��E torneresti di nuovo indietro nel tempo per impedire che lo fosse, e tutto continuerebbe cos�, come una giostra che gira in eterno!</p><p>��S젗 conferm� Nebogipfel,�� � un circolo causale vizioso. La macchina del tempo deve essere costruita, perch� se ne possa impedire la costruzione.</p><p>Mi coprii il viso con le mani. A parte la disperazione che provavo a causa dell�impossibilit� della mia missione, avevo la sensazione inquietante che il giovane Mos� fosse pi� <emphasis>intelligente</emphasis> di me. Io stesso avrei dovuto rendermi conto di quelle contraddizioni. Forse era vero che l�intelligenza, al pari delle facolt� fisiche, declinava con l�invecchiamento.</p><p>��Nonostante questi problemi, <emphasis>� nondimeno la veritࠗ</emphasis> sussurrai.�� E la macchina del tempo non deve essere costruita.</p><p>��Allora fornisci tu una spiegazione�� esort� Mos�, con scarsa simpatia.�� Sembra che essere o non essere <emphasis>non</emphasis> sia affatto il problema. Se sei me, ricordi sicuramente di essere stato costretto a recitare la parte del padre di Amleto in un�orribile recita scolastica�</p><p>��Lo ricordo bene, infatti.</p><p>��A me sembra che il problema sia pi� complesso: com�� possibile che le cose possano <emphasis>essere</emphasis> e simultaneamente <emphasis>non essere?</emphasis></p><p>��Comunque sia, � vero.�� Nebogipfel si avvicin�, esponendosi un poco alla luce, e ci scrut� a turno.�� Mi sembra che dobbiamo ragionare in maniera diversa, cio� in modo da comprendere e spiegare l�interazione della macchina del tempo con la storia, nonch� la <emphasis>molteplicit�</emphasis> della storia�</p><p>Proprio in quel momento, quando la mia incertezza era maggiore, si ud� un ruggito, come di un motore gigantesco, che echeggi� sulla collina, all�esterno della casa, e il suolo fu scosso da un tremito, come quello che avrebbe potuto essere suscitato dal passo di un mostro. Si ud� un grido, e poi, bench� un evento del genere fosse del tutto impossibile nel mattino sonnolento di Richmond, tuon� una <emphasis>cannonata.</emphasis></p><p>Sgomenti, Mos� e io ci scambiammo un�occhiata, e lui disse:�� Accidenti� cos�� stato?</p><p>Di nuovo si sent� quella che sembrava una cannonata, e un urlo si trasform� in uno strillo che s�interruppe bruscamente.</p><p>Insieme, ci precipitammo nel corridoio. Mos� apr� la porta, a cui era gi� stato tolto il chiavistello. Ci precipitammo in strada, dove la signora Penforth teneva con una mano uno sgargiante strofinaccio giallo, e con l�altra stringeva un braccio del magro e severo Poole, che a quell�epoca era il domestico di Mos�. Entrambi, dopo averci lanciato un�occhiata distratta, distolsero lo sguardo, ignorando il Morlock come se non avesse un aspetto pi� strano di quello di un francese o di uno scozzese.</p><p>Sulla Petersham Road, alcuni passanti si erano fermati a guardare. Toccandomi un braccio per attirare la mia attenzione, Mos� indic� la strada in direzione della citt�:�� <emphasis>Laggi�!</emphasis> Ecco la causa di tutto!</p><p>Sembrava che un�ondata immane avesse prelevato dal mare una corazzata per deporta su Richmond Hill. A meno di duecento metri dalla casa, una grande macchina metallica semovente, lunga almeno ventiquattro metri, percorreva Petersham Road come un gigantesco insetto di ferro.</p><p>Non si trattava, per�, di un mostro isolato dal suo ambiente. Capii che la macchina avanzava verso di noi, lentamente ma inesorabilmente, lasciando sulla strada una serie d�impronte profonde, simili alle tracce di un uccello. Nella parte superiore era dotata di parecchi portelli, che mi parvero destinati a consentire la fuoriuscita di armi o di strumenti d�osservazione.</p><p>Le vetture erano state costrette a fare strada alla macchina: due calessi erano rovesciati, come pure il carro senza sponde di un birraio, con il cavallo spaventato ancora impigliato nei finimenti, e la birra che si versava dalle botti fracassate.</p><p>Un giovane temerario, che indossava un berretto, lanci� contro la macchina un sasso del selciato, che rimbalz� sul metallo senza neppure graffiarlo, ma suscitando una risposta: la canna di un fucile spunt� da un portello e fece fuoco, con uno schianto.</p><p>Il giovane croll� sul posto e giacque immobile.</p><p>Allora la folla si disperse rapidamente, strillando. Poole riaccompagn� in casa la signora Penforth, che piangeva tenendosi lo strofinaccio sul viso.</p><p>Sulla parte anteriore della macchina, un portello si apr� con un clangore, rivelando fugacemente l�interno buio, e una persona dal volto mascherato ci scrut�.</p><p>��Viene dagli abissi del tempo�� dichiar� Nebogipfel�� e cerca noi.</p><p>��� vero.�� Mi rivolsi a Mos�:�� Ebbene, mi credi, <emphasis>adesso!</emphasis></p></section><section><title><p>7</p><p>Il corazzato <emphasis>Lord Raglan</emphasis></p></title><p>Con il volto pi� pallido del solito, la fronte larga viscida di sudore, un sorriso teso e nervoso, Mos� comment�:�� Evidentemente, non sei l�unico viaggiatore del tempo!</p><p>La fortezza semovente, ammesso che la macchina fosse qualcosa del genere, risal� lentamente la strada verso la mia casa. Era lunga e piatta, simile a un coprivivande, dipinta a chiazze verdi e marroni, come se il suo ambiente naturale fosse un campo incolto. Intorno alla base aveva una blindatura che sembrava costruita per proteggere le parti pi� vulnerabili dalle fucilate e dalle schegge avversarie. Procedeva a una velocit� di circa sei miglia orarie, e grazie a un nuovo metodo di locomozione, di cui la blindatura m�impediva di distinguere i dettagli, riusciva a mantenere un assetto quasi orizzontale, nonostante la pendenza.</p><p>A parte noi tre, e il povero cavallo del birraio, non era rimasta anima viva in strada: il silenzio era rotto soltanto dal brontolio cupo delle macchine della fortezza e dai nitriti d�angoscia dell�animale intrappolato.</p><p>��Non ricordo nulla del genere�� dichiarai.�� Non esisteva niente del genere nel <emphasis>mio</emphasis> 1873.</p><p>Osservando attraverso gli occhiali la fortezza in avvicinamento, Nebogipfel rispose con voce calma:�� Ancora una volta dobbiamo ripensare alla molteplicit� della storia. Hai visitato due versioni dell�anno 657.208. Adesso sembra che tu debba affrontare una variante del <emphasis>tuo</emphasis> secolo.</p><p>La fortezza si ferm�, con un brontolio di motori che ricordava quello di uno stomaco immenso. Mentre una bandiera sventolava pigramente nella parte superiore, alcuni volti mascherati ci osservarono dai portelli.</p><p>��Dici che possiamo scappare?�� sibil� Mos�.</p><p>��Ne dubito� vedi le canne di fucile che spuntano dai portelli? Non so a quale gioco stia giocando questa gente, ma � evidente che ha i mezzi, e l�intenzione, per impedirci di fuggire. Andiamo loro incontro con dignit�. Dimostriamo che non abbiamo paura.</p><p>E cos�, c�incamminammo sull�acciottolato prosaico di Petersham Road, incontro alla fortezza.</p><empty-line/><p>I fucili e i cannoni, nonch� gli uomini dai volti mascherati, alcuni dei quali muniti di binocolo, seguirono la nostra avanzata.</p><p>Nell�avvicinarmi, potei osservare meglio la fortezza. Come ho detto, era lunga pi� di ventiquattro metri, e alta forse tre. I fianchi erano blindati. Nella parte superiore spiccavano una fitta serie di portelli da cui spuntavano armi e strumenti d�osservazione. Dalla parte posteriore fuoriuscivano getti di vapore. Sotto il bordo blindato inferiore, che era largo una trentina di centimetri e non toccava il suolo, non si scorgevano ruote, bens� oggetti simili a zampe d�elefante, ma pi� grandi: a giudicare dalle tracce che lasciavano sulla strada, dovevano avere la superficie inferiore scanalata, per aumentare l�aderenza. Capii che era grazie a quella sorta di zampe che la macchina riusciva a mantenere un assetto orizzontale nonostante la pendenza.</p><p>Nella parte anteriore, la fortezza era munita di un rullo, fissato a due sostegni laterali, dal quale pendevano, senza toccare il suolo, pesanti catene che oscillavano producendo un clangore strano. Era evidente che il rullo poteva essere abbassato per fare in modo che le catene percuotessero il terreno, tuttavia non riuscii a immaginare quale potesse essere la funzione di quell�apparecchio.</p><p>Ci fermammo a meno di dieci metri dal muso della macchina, mentre i fucilieri ci tenevano sotto tiro e una brezza capricciosa ci soffiava il vapore addosso.</p><p>La comparsa della fortezza mi aveva colmato d�orrore, perch� significava che ormai <emphasis>neppure il mio passato</emphasis> era stabile e affidabile, bens� poteva essere modificato, secondo i capricci dei viaggiatori temporali. Non potevo sfuggire agli influssi della macchina del tempo: era come se, una volta inventata, i suoi effetti si propagassero nel passato e nel futuro, come onde suscitate da un sasso gettato nel placido fiume del tempo.</p><p>Le mie riflessioni furono interrotte da Mos�:�� Credo che sia inglese.</p><p>��Cosa? Perch� dici questo?</p><p>��Non ti sembra un�insegna militare, quella sopra il bordo? Evidentemente, la vista del mio giovane alter ego era pi� acuta della mia. Scrutando con maggiore attenzione, mi sembr�, anche se non mi ero mai molto interessato agli argomenti militari, che Mos� avesse ragione.</p><p>Intanto, questi lesse le scritte in nero sulla macchina:�� ��Munizioni�� �Carburante�� se non appartiene a una colonia britannica, � americana, e proviene da un futuro vicino, in cui il linguaggio non � cambiato molto.</p><p>Si ud� uno stridio metallico. Un volante gir� sul fianco della fortezza, un portello si apr� verso l�esterno, un lustro bordo metallico scintill�, a contrasto con la tinta scura delle blinde, e s�intravide l�interno buio, simile a una caverna d�acciaio.</p><p>Fu gettata una scala di corda. Un soldato scese e s�incammin� sulla strada verso di noi. Indossava un berretto nero con un distintivo sulla fronte, un�uniforme di canapa pesante in un sol pezzo, con il collo dal bordo cachi, aperto, ed enormi spallacci metallici. Alla cintura aveva una giberna e una fondina aperta con una pistola, da cui non allontanava mai troppo le mani guantate.</p><p>Ma la caratteristica pi� sorprendente era una maschera che racchiudeva tutta la testa ed era dotata di grandi occhiali tondi e dalle lenti affumicate, nonch� di una sorta di proboscide da insetto.</p><p>��Accidenti��� sussurr� Mos�.�� Che aspetto!</p><p>��Davvero�� concordai, in tono truce, giacch� avevo capito subito la funzione di quell�equipaggiamento.�� � per difendersi da eventuali gas. Vedi? Non ha un centimetro quadrato di pelle scoperto. E gli spallacci debbono avere la funzione di proteggerlo da dardi, magari avvelenati. Mi chiedo quali altre protezioni abbia sotto la tuta. Quale epoca mai ritiene necessario dover mandare indietro nel tempo un simile individuo, fino all�innocente 1873? Quella fortezza arriva da un futuro tenebroso, Mos�: un futuro di guerra.</p><p>Il soldato si avvicin� ancora, prima di parlare nel tono brusco che, sebbene attutito dalla maschera, era assolutamente caratteristico degli ufficiali, e in una lingua che sul momento non riconobbi.</p><p>Intanto, Mos� accost� il viso al mio:�� � tedesco! Ma ha parlato con una pessima pronuncia. Che cosa diavolo sta succedendo?</p><p>Avanzai di alcuni passi, con le mani alzate:�� Siamo inglesi. Ci capisce?</p><p>Non potevo vedere il suo volto, ma dal movimento delle spalle mi parve che il soldato provasse sollievo. Con una voce dal cui tono compresi che intrappolato in quel carapace da guerra stava un giovane, rispose, sempre in modo brusco:�� Benissimo. Seguitemi, prego.</p><empty-line/><p>A quanto pareva, non avevamo molta scelta.</p><p>Il giovane militare attese presso la fortezza, con la mano sulla pistola, mentre salivamo per entrare.</p><p>��Mi dica una cosa��� domand� Mos�.�� A che cosa servono le catene appese dinanzi al veicolo?</p><p>��E un apparecchio antimine�� rispose l�ufficiale mascherato.</p><p>��<emphasis>Antimine?</emphasis></p><p>��Le catene percuotono il suolo, mentre il <emphasis>Raglan</emphasis> avanza.�� Con le mani guantate, l�ufficiale mim� ci� che stava descrivendo, pur senza perdere d�occhio Mos�. Era evidentemente britannico, visto che aveva creduto che <emphasis>noi</emphasis> fossimo tedeschi.�� Fa esplodere in anticipo le mine interrate.</p><p>Dopo una breve esitazione, Mos� mi segu� ed entr�:�� � un�ammirevole applicazione dell�ingegnosit� britannica� e guarda lo spessore delle blinde: i proiettili vi si schiaccerebbero come gocce di pioggia. Di sicuro, soltanto un cannone da campo potrebbe rallentare questa macchina!</p><p>Il pesante portello si chiuse alle nostre spalle con un tonfo sordo e un rumore di guarnizioni in gomma.</p><p>Cos�, la luce del giorno scomparve.</p><p>Scortati, percorremmo uno stretto corridoio che attraversava la fortezza in tutta la lunghezza, illuminato in maniera del tutto insufficiente da due lampade elettriche. Nello spazio chiuso, il rumore dei motori riecheggiava in maniera assordante. Nell�aria ristagnavano gli odori di lubrificante, petrolio e cordite. Il calore era eccessivo, tanto che cominciai subito a sudare.</p><p>L�interno della fortezza mi si rivel� in una serie fugace d�impressioni tra luce fioca e oscurit�. Vidi lungo i fianchi le sagome di otto ruote, ciascuna di tre metri di diametro, protette dalle blinde. Nella parte anteriore, un soldato, che occupava un�alta sedia di canapa, era circondato da leve, quadranti, e quelle che sembravano tenti di strumenti d�osservazione: immaginai che fosse il conducente. Nella parte posteriore erano situati i motori e i meccanismi di trasmissione: nell�oscurit�, le macchine sembravano pi� ombre di mostri che oggetti costruiti dall�uomo. I soldati che le azionavano, protetti da maschere e guanti pesanti, avevano tutto l�aspetto di custodi d�idoli metallici.</p><p>In ognuno dei compartimenti stretti e scomodi situati in alto stava un soldato, visibile come un�ombra di profilo, ciascuno munito di diverse armi e di diversi strumenti ottici, quasi tutti di tipi a me ignoti, che fuoriuscivano dai portelli. I fucilieri e i macchinisti erano circa due dozzine, tutti mascherati, tutti abbigliati con berretti e uniformi simili a quelli del giovane ufficiale. E tutti ci fissarono senza nascondere la loro curiosit�: si pu� bene immaginare quanto l�attirasse il Morlock!</p><p>Era un luogo tetro e spaventoso: un tempio semovente consacrato alla Forza Bruta. Non potei fare a meno di confrontare la sua tecnica rozza con quella raffinatissima dei Morlock della Sfera.</p><p>L�ufficiale ci raggiunse. Al sicuro nella fortezza, si era tolto la maschera, che gli pendeva sul petto come la pelle di una faccia scuoiata. Il suo viso, con le guance bagnate di sudore, confermava che era davvero giovane come avevo immaginato.�� Seguitemi, prego�� invit�.�� Il capitano desidera darvi il benvenuto a bordo.</p><p>In fila, preceduti dall�ufficiale, c�incamminammo prudentemente, sulle strette passerelle metalliche, verso la prua della fortezza, sempre scrutati in silenzio dai soldati. A piedi nudi, Nebogipfel camminava quasi silenziosamente.</p><p>Vicino alla prua, un po� dietro alla postazione del conducente, era installata una cupola d�ottone e di ferro che sporgeva dal tetto, all�interno della quale stava un militare mascherato, con le mani unite dietro la schiena, il quale, a giudicare dal portamento, doveva essere il comandante della fortezza. Indossava un berretto e un�uniforme simili a quelli dell�ufficiale, con gli spallacci metallici e la pistola alla cintura, ma anche due bandoliere incrociate, nonch� diverse insegne e parecchie decorazioni sul petto.</p><p>Con estrema curiosit�, Mos� si guard� attorno, quindi indic� una scala sospesa sopra il capitano:�� Guardate� scommetto che pu� abbassarla mediante le leve che ha accanto, per poi salire nella cupola e guardare fuori, tutt�intorno, in modo da raccogliere ogni informazione necessaria per impartire le istruzioni ai macchinisti e agli artiglieri.�� Sembrava impressionato dall�ingegnosit� con cui era stato progettato e costruito quel mostro guerresco.</p><p>Il capitano si fece innanzi, zoppicando vistosamente. Quando si tolse la maschera, rivelando il proprio viso, vidi che era ancora giovane ed evidentemente ancora abbastanza sano, nonostante il pallore straordinario. Il suo volto attento, calmo, intelligente e onesto, che rivelava una competenza profonda, mi fece pensare a un ufficiale di marina. Si tolse un guanto e mi offr� la mano piccola. Stringendola come se fosse stata quella di un bambino, fissai l�ufficiale, incapace di celare il mio sbalordimento.</p><p>��Non mi aspettavo tanti passeggeri�� dichiar� il comandante.�� Per la verit�, suppongo che non sapessimo <emphasis>che cosa</emphasis> aspettarci� Comunque, siete i benvenuti: vi garantisco che sarete trattati bene.�� Aveva una voce dolce, ma era costretto a gridare per sovrastare il fragore dei motori. Con una sfumatura di divertimento negli occhi azzurri, osserv� Mos� e Nebogipfel.�� Benvenuti sul <emphasis>Lord Raglan.</emphasis> Il mio nome � Hilary Bond. Capitano del Nono Battaglione del Reggimento Corazzati Reali.</p><p>Era vero! Quell�ufficiale, protagonista di mille battaglie e al comando della pi� terribile macchina da guerra che avessi mai potuto immaginare, era una <emphasis>donna�.</emphasis></p></section><section><title><p>8</p><p>Si rinnova una vecchia conoscenza</p></title><p>Rivelando una cicatrice sul mento, Bond sorrise: capii che non poteva avere pi� di venticinque anni.</p><p>��Ascolti, capitano��� dissi.�� Esigo di sapere in base a quale diritto ci ha presi prigionieri.</p><p>Per nulla turbata, Bond rispose:�� Sono impegnata in una missione che ha priorit� di difesa nazionale. Mi dispiace�</p><p>In quel momento si fece innanzi Mos�, che con il suo sgargiante abito da damerino sembrava straordinariamente fuori posto nel tetro e severo interno militare:�� Signora capitana, non esiste alcuna necessit� di difesa nazionale nell�anno 1873!</p><p>��Per� esiste nell�anno 1938.�� Bond emanava un�autorit� incrollabile: capii che era assolutamente irremovibile.�� La mia missione consiste nel proteggere la ricerca scientifica che si sta svolgendo in quella casa di Petersham Road: in particolare, debbo <emphasis>dissuadere</emphasis> da qualsiasi interferenza anacronistica con il processo che vi si deve svolgere.</p><p>��Interferenza anacronistica��� Mos� fece una smorfia.�� Se non sbaglio, si riferisce ai viaggiatori temporali�</p><p>Sorrisi:�� Una bella definizione, �dissuadere�! Credete di avere abbastanza armi per compiere efficacemente questa operazione di �dissuasione�?</p><p>��Capitano Bond��� intervenne lentamente Nebogipfel.�� Sicuramente si rende conto che la sua missione � assurda dal punto di vista razionale. Sa chi sono costoro? Come pu� proteggere la ricerca quando il suo iniziatore�� e con una mano villosa indic� Mos蠗 viene rapito dall�epoca alla quale appartiene?</p><p>Allora Bond scrut� per un lungo istante il Morlock, poi volse la propria attenzione a Mos� e a me: in quel momento, mi sembr� che notasse, come per la prima volta, la nostra somiglianza. C�interrog� tutti, per ottenere conferma della veridicit� della rivelazione di Nebogipfel, nonch� per stabilire l�identit� di Mos�. Ritenevo che comunque avessimo poco da guadagnare, per� dissi la verit�, pensando che forse saremmo stati trattati con maggiore considerazione, se ci fosse stata riconosciuta un�importanza storica. In ogni modo, minimizzai la mia identit� con Mos�.</p><p>Alla fine, Bond sussurr� brevi istruzioni all�ufficiale, che si allontan�. Poi dichiar�:�� Al nostro ritorno, informer� di tutto ci� il ministero dell�aria: sono certa che s�interesser� molto a voi, e che allora avrete ampia opportunit� di discutere il problema con le autorit�.</p><p><emphasis>��Ritorno?!��</emphasis> sbottai.�� <emphasis>Ritorno?</emphasis> Intende dire� nel 1938?</p><p>��Credo, purtroppo�� rispose Bond, tesa�� di non essere in grado di affrontare i paradossi del viaggio temporale. Ma senza dubbio i cervelli fini del ministero risolveranno tutto.</p><p>Con una sfumatura isterica, Mos� scoppi� a ridere fragorosamente:�� Oh, questa � bella! Questa � proprio bella! Adesso non ho pi� nessun bisogno di preoccuparmi della costruzione della dannata macchina del tempo!</p><p>��Temo�� Nebogipfel mi guard� cupamente�� che questa successione di colpi alla causalit� ci stia allontanando sempre pi� dal corso originale della storia, il quale esisteva prima che la macchina del tempo iniziasse il suo primo viaggio�</p><p>��Posso capire la vostra costernazione�� interruppe la capitana.�� Ma vi assicuro che non vi nuoceremo in alcun modo: al contrario, la nostra missione consiste nel proteggervi. Inoltre�� aggiunse amabilmente�� mi sono presa il disturbo di portare qualcuno che possa aiutarvi ad ambientarvi fra noi: lo si potrebbe definire un nativo dell�epoca.</p><p>Lentamente arriv� dal corridoio buio un uomo che, come tutti gli altri soldati, portava una maschera appesa sul petto, gli spallacci, e la pistola. L�uniforme, per�, era nera, semplice, quasi sciatta, priva di distintivi. Sembrava vecchio, a giudicare dalla pancia prominente e dal passo dolorante.</p><p>Con voce fievole, udibile a stento nel fragore dei motori, costui mi disse:�� Buon Dio! Sei tu! Sono armato fino ai denti per affrontare i tedeschi, ma sai� Non mi aspettavo di vederti ricomparire, dopo quell�ultima cena del gioved� E di sicuro non in circostanze come queste!</p><p>Quando la luce illumin� quell�uomo, rimasi ancora una volta costernato, perch� anche se restava appena una traccia di rosso nella chioma grigia, e la fronte era sfigurata da una brutta cicatrice, che sembrava la conseguenza di un�ustione, e gli occhi erano spenti, e le spalle curve, era inequivocabilmente <emphasis>Filby.</emphasis></p><empty-line/><p>��Che io sia dannato!</p><p>Ridendo, Filby mi si avvicin�. Gli strinsi la mano fragile, macchiata dalla discromia, giudicando che non avesse meno di settantacinque anni.</p><p>��Forse sei dannato tu, e forse lo siamo tutti! Nondimeno, sono felice di rivederti.�� Filby lanci� a Mos� un�occhiata alquanto strana, ci� che non mi parve affatto sorprendente.</p><p>��Filby! Accidenti! Ho tante domande da porti, che non so da quale incominciare!</p><p>��Ci scommetto! Ecco perch� mi hanno ripescato dalla casa di riposo alla Cupola di Bournemouth. Sono incaricato dell�acclimatazione, come viene definita. Insomma, debbo aiutare voi nativi dell�epoca ad ambientarvi. Capisci?</p><p>��Ma, Filby� Mi sembra soltanto ieri� Come hai potuto diventare�?</p><p>��Cos�?�� Filby indic� il proprio corpo decrepito con un gesto di cinica noncuranza.�� Come sono diventato cos�? Per effetto del <emphasis>tempo,</emphasis> amico mio: il fiume portentoso su cui volevi farci credere di essere in grado di navigare. Ebbene, il tempo non � amico dell�uomo comune. Io ho viaggiato nel tempo nella maniera pi� difficile, ed ecco le conseguenze. Per me sono trascorsi quarantasette anni da quell�ultimo incontro a Richmond, e dalla tua piccola esibizione di magia con il modellino della macchina del tempo� Lo ricordi? E dalla tua successiva scomparsa nel futuro.</p><p>��Eppure sei sempre lo stesso vecchio Filby�� risposi, con affetto, afferrandogli un braccio.�� Persino tu devi ammettere, infine, che avevo ragione a proposito del viaggio temporale!</p><p>��Un gran bene ha fatto a tutti noi��� brontol� Filby.</p><p>��E ora�� intervenne Bond�� se volete scusarmi, signori� Ho un corazzato da comandare. Saremo pronti a partire fra pochi minuti.�� Con un cenno della testa a Filby, torn� al suo equipaggio.</p><p>��Venite��� sospir� Filby.�� C�� un ambiente, in fondo, dove possiamo accomodarci: � un po� meno rumoroso e sporco di questo.</p><empty-line/><p>Cos�, c�incamminammo verso la parte posteriore del fortino.</p><p>Nel percorrere il corridoio centrale, ebbi la possibilit� di osservare meglio il sistema di locomozione. Sotto le passerelle, vidi che le zampe di elefante che avevo gi� notato erano connesse, per mezzo di quelle che sembravano gambe corte, alle ruote, le quali, lasciando cadere pezzi di fango e di acciottolato, giravano mediante una doppia serie di assi che consentiva di sollevarle o di abbassarle. Mediante pistoni pneumatici, era possibile alzare e abbassare anche le zampe. In tal modo, la macchina poteva mantenere il proprio assetto anche sul suolo pi� impervio o pi� ripido.</p><p>Indicando l�intelaiatura della macchina corazzata, Mos� osserv� in tono pacato:�� Guarda� Non noti qualcosa di strano, l�, e l�? Quella struttura sembra di quarzo� � difficile capire che funzione abbia�</p><p>Bench� non potessi esserne certo, alla luce delle lontane lampade elettriche, mi sembr�, scrutando la struttura di quarzo e di nichel, di scorgere una strana traslucidit� verde, la quale mi parve pi� che familiare!</p><p>��� plattnerite�� sussurrai a Mos�.�� La struttura ne � stata cosparsa. Nonostante la luce incerta, non posso sbagliare: sono convinto che quei pezzi provengano dal mio laboratorio. Sono ricambi, prototipi e scarti rimasti dalla costruzione della macchina del tempo.</p><p>��Cos젗 annu� Mos蠗 sappiamo almeno che questa gente non ha ancora imparato a produrre autonomamente la plattnerite.</p><p>Allora Nebogipfel si avvicin� per indicare un oggetto collocato in un recesso buio della sala macchine. Non fu facile, ma a furia di scrutare capii che si trattava della mia macchina del tempo, intatta e indenne, con la gabbia ancora macchiata d�erba, evidentemente recuperata da Richmond Hill e trasportata a bordo del fortino. Era assicurata per mezzo di quella che sembrava una ragnatela di funi.</p><p>Alla vista di quel potente simbolo di sicurezza, ebbi l�impulso quasi irrefrenabile di sfuggire, se possibile, ai soldati, di balzare a bordo della macchina, e magari di tornare nella mia epoca�</p><p>Sapendo per� che sarebbe stato un tentativo vano, mi calmai. Anche se fossi riuscito a raggiungere la macchina (e non era possibile, perch� i soldati mi avrebbero abbattuto in un istante), non sarei mai riuscito a ritrovare la mia epoca. Dopo quell�incidente, non avrei pi� potuto recarmi in nessuna versione del 1891 che avesse una minima somiglianza con l�anno sicuro e prospero che tanto follemente avevo abbandonato. Ero naufrago nel tempo!</p><p>��Che cosa ne pensi della macchina?�� chiese Filby, percuotendomi una spalla con tutta la debolezza di un vecchio.�� � stata progettata da sir Albert Stern, che si � distinto in questo campo sin dall�inizio della guerra. Mi sono interessato molto a questi mostri e alla loro evoluzione nel corso degli anni� Come sai, sono sempre stato affascinato dalla meccanica. Guarda��� E indic� i comparti della sala macchine.�� Un�intera serie di motori Rolls Royce del tipo Meteor! E vedi quella? � una cassa ingranaggi Merrit-Brown. Abbiamo sospensioni Horstmann, e tre carrelli�</p><p>��S젗 interruppi.�� Per�, caro vecchio Filby, a che cosa <emphasis>serve</emphasis> tutto questo?</p><p>��A che cosa <emphasis>serve? Serve</emphasis> alla prosecuzione della guerra, naturalmente!�� Filby gesticol�.�� Questo � un corazzato di classe Kitchener: uno degli ultimi modelli. I corazzati sono stati progettati principalmente allo scopo di rompere l�assedio all�Europa: anche se sono costosi, inclini a guastarsi e vulnerabili all�artiglieria, sono in grado di superare qualunque ostacolo, tranne le trincee pi� larghe. Non ti sembra che <emphasis>Raglan</emphasis> sia un nome piuttosto appropriato? Lord Fitzroy Raglan, infatti, era il vecchio demonio che combin� quel gran pasticcio all�assedio di Sebastopoli, in Crimea. Forse il povero vecchio Raglan avrebbe�</p><p>��<emphasis>L�assedio all�Europa?</emphasis></p><p>Mestamente, Filby mi guard�:�� Scusa� Forse non avrebbero dovuto assegnarmi questo incarico, dopotutto� Continuo a dimenticare quanto poco devi sapere. Temo di essere diventato un povero vecchio rincoglionito. Ascolta� Devo dirti innanzitutto che siamo in guerra dal 1914.</p><p>��<emphasis>In guerra?</emphasis> E con chi?</p><p>��Be�, con i tedeschi, naturalmente. Con chi altri? Ed � veramente un guaio terribile�</p><p>Quelle parole, quella visione fugace di un�Europa futura ottenebrata da ventiquattro anni di guerra, mi raggelarono il cuore.</p></section><section><title><p>9</p><p>Nel Tempo</p></title><p>Entrammo in un ambiente di circa tre metri quadrati, che era poco pi� di una scatola metallica imbullonata all�interno del corazzato. Un�unica lampadina elettrica pendeva accesa dal soffitto. Le pareti erano rivestite di cuoio imbottito, che, oltre ad attutire il rumore dei motori, che pure si udiva ovunque come un cupo e continuo pulsare, attenuavano la tetraggine metallica del fortino. Sei semplici sedie, munite di cinghie di cuoio, erano fissate al pavimento, le une di fronte alle altre. L�arredamento era completato da un basso armadietto.</p><p>Dopo averci invitati, con un gesto, ad occupare le sedie, Filby si avvicin� all�armadietto:�� Dovete assicurarvi. Quest�assurdit� di saltare avanti e indietro nel tempo � scombussolante.</p><p>Seduti l�uno di fronte all�altro, Mos� ed io ci allacciammo le cinghie di sicurezza. Nebogipfel ebbe qualche difficolt� con le fibbie, perci� riusc� a stringere abbastanza le cinghie soltanto grazie all�aiuto di Mos�.</p><p>Quando Filby mi port� una tazza di t� e un biscottino, su un piattino di porcellana incrinato, non potei fare a meno di ridere:�� I rivolgimenti del fato non cessano mai di stupirmi, Filby. Eccoci qui, in procinto di compiere un viaggio nel tempo a bordo di questo minaccioso fortino semovente� E tu ci servi t� e biscotti!</p><p>��Be�, questa impresa � gi� abbastanza difficile senza le comodit� della vita. <emphasis>Tu</emphasis> dovresti saperlo!</p><p>Sorseggiai il t� tiepido, quindi, cos� corroborato (e credo, riflettendoci, che la mia condizione mentale fosse alquanto precaria, e che non volessi affrontare il mio futuro, n� la prospettiva terribile della guerra del 1938), chiesi, in maniera incongrua e piuttosto maliziosa:�� Dimmi, Filby� Non noti alcunch� di, ehm, <emphasis>strano,</emphasis> nei miei compagni?</p><p>��Strano?</p><p>Quando gli ebbi presentato Mos�, il povero Filby rimase a fissarlo per un poco, con il risultato che il t� gli gocciol� lungo il mento.</p><p>��Ed ecco ci� che hanno di veramente sconvolgente i viaggi temporali�� ripresi, con enfasi.�� Dimentica tutti i discorsi sull�origine della specie o sul destino dell�umanit�: � soltanto quando ci si trova faccia a faccia con se stessi da giovani, che ci si rende conto di che cosa significhi rimanere <emphasis>sconvolti!</emphasis></p><p>Per un poco, il buon vecchio Filby, scettico fino all�ultimo, c�interrog� a proposito della nostra identit�:�� Credevo d�avere visto abbastanza mutamenti e portenti, in vita mia, anche senza la faccenda dei viaggi temporali. Ma adesso� Be�!�� E sospir�.</p><p>Allora sospettai che avesse visto davvero <emphasis>un po� troppo</emphasis> nel corso della sua lunga vita, poveretto: era sempre stato incline all�eccessiva preoccupazione, persino da giovane.</p><p>Mi curvai innanzi, per quanto le cinghie me lo consentissero:�� Stento a credere che l�umanit� sia divenuta tanto cieca e si sia tanto degradata� Dal mio punto di vista, questa vostra dannata guerra del futuro assomiglia molto alla fine della civilt�.</p><p>��Per l�umanit� della nostra epoca�� dichiar� solennemente Filby�� forse lo �. Ma le giovani generazioni, che sono cresciute senza conoscere altro che la guerra e che non hanno mai sentito il sole in faccia senza la paura delle torpedini aeree� Be�, credo che vi siano abituate. � come se ci stessimo trasformando in una specie sotterranea.</p><p>Non riuscii a trattenermi dal lanciare un�occhiata al Morlock:�� Qual � lo scopo di questa missione temporale?</p><p>��Non si tratta tanto di <emphasis>te,</emphasis> quanto della <emphasis>macchina.</emphasis> Secondo loro, era necessario <emphasis>garantire</emphasis> che la macchina del tempo venisse costruita. Capisci? La tecnologia temporale � vitale per lo sforzo bellico, o almeno, cos� ritengono alcuni. Loro capirono abbastanza bene come avevi proceduto nella tua ricerca, in base agli appunti che avevi lasciato, anche se non avevi mai pubblicato nulla sull�argomento. Esisteva soltanto lo strano resoconto del tuo primo viaggio nel futuro remoto, che ci avevi narrato durante il tuo breve ritorno. Dunque il <emphasis>Raglan</emphasis> � stato mandato a proteggere la tua casa da qualunque intrusione da parte di viaggiatori temporali� come te.</p><p>Allora Nebogipfel alz� la testa:�� E cos� si � creata ulteriore confusione nella causalit�. Evidentemente gli scienziati del 1938 non hanno ancora concepito il concetto della molteplicit�. Non � possibile <emphasis>garantire</emphasis> alcunch� a proposito del passato. Non si pu� cambiare la storia: � possibile soltanto generare nuove versioni�</p><p>Accorgendomi che Filby fissava quella visione sentenziante in abiti scolastici, da cui spuntavano membra villose, interruppi Nebogipfel:�� Non adesso. Dimmi, Filby� Chi sono i <emphasis>loro</emphasis> a cui ti riferisci?</p><p>Sorpreso dalla domanda, Filby rispose:�� I membri del governo, naturalmente.</p><p>��Di quale partito?�� intervenne Mos�, con voce tagliente.</p><p>��Partito? Oh, tutto ci� appartiene ormai al passato.�� Con questa frase, pronunciata in tono noncurante, Filby ci comunic� la raggelante notizia: in Gran Bretagna, la democrazia era morta. Quindi prosegu�:�� Ci aspettavamo tutti di trovare qui <emphasis>die Zeitmaschine,</emphasis> in giro per Richmond Park nella speranza di ammazzare un po� di gente��� E sembr� rattristarsi.�� Si tratta dei tedeschi: i dannati tedeschi! Stanno combinando ovunque i guai pi� spaventevoli� Proprio come hanno sempre fatto!</p><p>In quel momento, l�unica lampada elettrica si affievol�, i motori ruggirono, e io provai l�ormai familiare sensazione di precipitare inesorabilmente, la quale mi annunci� che il <emphasis>Lord Raglan</emphasis> mi stava conducendo a compiere un altro viaggio nel tempo.</p></section></section><section><title><p>LIBRO TERZO</p><p>La guerra contro i tedeschi</p></title><section><title><p>1</p><p>Una nuova immagine di Richmond</p></title><p>Il mio ultimo viaggio nel tempo fu sobbalzante come sempre e ancora pi� disorientante del solito, probabilmente a causa della distribuzione ineguale della plattnerite nel corazzato, ma almeno fu breve, e poco a poco la sensazione di precipitare scomparve.</p><p>Ritratto perfetto della sofferenza, Filby rimase seduto per un poco con le braccia conserte e la testa china sul petto, poi guard� quello che mi sembrava un orologio alla parete, e con una mano si percosse un ginocchio ossuto:�� Ah! Eccoci! Siamo di nuovo nel 16 giugno dell�anno 1938.�� E cominci� a slacciare le proprie cinghie di sicurezza.</p><p>Alzatomi dalla sedia, osservai meglio l��orologio�, scoprendo che, oltre alle normali lancette, conteneva alcuni piccoli cronometri. Sbuffando, ne picchiettai il vetro con un dito, dicendo a Mos�:�� Guarda! Questo cronometro mostra anche <emphasis>gli anni e i mesi!</emphasis> � un eccesso, tipico dei progetti governativi. Mi sorprende che non abbia anche piccoli automi con gli impermeabili e i cappellini per indicare le stagioni!</p><p>Poco dopo, arriv� la capitana Hilary Bond, con il giovane ufficiale che ci aveva raccolti a Richmond Hill, il quale ci fu presentato come Harry Oldfield. Cos�, l�ambientino divenne alquanto affollato.</p><p>��Ho ricevuto istruzioni che vi riguardano�� annunci� Bond.�� Ho l�incarico di scortarvi all�Imperial College, dove si svolgono le ricerche sulla guerra di dislocamento cronotico.</p><p>Non formulai alcuna domanda, bench� non avessi mai sentito parlare di quella universit�.</p><p>��Ecco��� disse Oldfield, che portava una cassetta contenente alcune maschere antigas e diverse paia di spallacci metallici.�� Conviene che indossiate questi�</p><p>Con disgusto, Mos� prese una maschera antigas:�� Non vi aspetterete certo che infili la testa in quest�oggetto bizzarro!</p><p>��Deve farlo�� disse ansiosamente Filby, che gi� si stava applicando la maschera al viso dalle guance flosce.�� Dobbiamo percorrere un breve tragitto all�aperto, e non � sicuro: non � affatto sicuro!</p><p>��Suvvia��� dissi a Mos�, prendendo con torva risolutezza una maschera e un paio di spallacci.�� Temo proprio che non siamo pi� nella nostra epoca, vecchio mio.</p><p>Sebbene fossero pesanti, gli spallacci si applicarono agevolmente alla giacca. La maschera, invece, si rivel� molto scomoda, anche se si adattava bene senza essere troppo stretta. Gli occhiali rotondi si appannarono subito, mentre la gomma e il cuoio non tardarono a raccogliere il sudore. Dichiarai:�� Non mi ci abituer� mai.</p><p>��Spero che non rimarremo qui tanto a lungo da doverci abituare�� sibil� Mos�, con veemenza, la voce soffocata dalla maschera.</p><p>Guardai Nebogipfel, che oltre al ridicolo abito da studente indossava una maschera grottesca, di alcune misure troppo grande per lui: quando muoveva la testa, la scatola portafiltri oscillava come una proboscide. Gli accarezzai la testa:�� Cos�, almeno, ti mescolerai alla folla, Nebogipfel.</p><p>Il Morlock si astenne dal replicare.</p><empty-line/><p>Finalmente, uscimmo dal ventre metallico del <emphasis>Raglan,</emphasis> verso le due pomeridiane di una luminosa giornata estiva, con il sole che ravvivava i colori cupi del corazzato. Gli occhiali mi si appannarono di nuovo e il facciale mi si riemp� subito di sudore, suscitando in me un gran desiderio di togliere la maschera pesante e aderente.</p><p>Il cielo, immenso e azzurro cupo, era sgombro di nubi, anche se qua e l� si scorgevano esili strisce e volute bianche: tracce di vapore o di cristalli di ghiaccio, incise nel cielo. A un�estremit� di una scia scorsi uno scintillio: forse il metallo di una macchina volante che luccicava al sole.</p><p>Il corazzato sostava in una Petersham Road molto diversa da quella del 1873, e persino da quella del 1891. Riconobbi molte case della mia epoca: vidi anche la mia, oltre una ringhiera arrugginita e coperta di verderame. I giardini e le aiuole erano stati sostituiti da campi in cui si coltivava un vegetale che non conoscevo. Notai inoltre che parecchi edifici erano molto danneggiati: di alcuni restavano soltanto le mura esterne e cumuli di macerie; altri erano anneriti e sventrati dagli incendi; altri ancora erano interamente crollati. Anche la mia casa era devastata, e il laboratorio era demolito. A giudicare dalla vegetazione cresciuta all�interno di molti fabbricati, i danni non erano recenti: il muschio e le erbacce tappezzavano i resti delle stanze e dei corridoi, l�edera pendeva sulle finestre in festoni simili a tende bizzarre.</p><p>Neppure il bosco sul versante che scendeva al Tamigi era indenne: si vedevano fusti caduti, alberi dai rami spezzati, tronchi anneriti, e cos� via: sembrava che fosse passato un uragano, oppure un incendio. Il molo era intatto, ma del ponte di Richmond restavano soltanto i piloni, anneriti e spezzati. Anche i prati delle rive in direzione di Richmond erano stati sostituiti dalle strane coltivazioni che mi erano ignote. Sul fiume stesso galleggiava una schiuma scura.</p><p>Intorno non si vedeva nessuno: n� persone, n� veicoli. Le erbacce spuntavano dalla pavimentazione della strada. Non si udivano risa n� grida di bambini che giocavano, e neppure voci di persone, o di cani, o di cavalli, e nemmeno canti di uccelli.</p><p>Nulla restava della gaiezza che un tempo aveva caratterizzato i pomeriggi di giugno in quei dintorni: il lampeggiare dei remi, le risa dei gitanti in barca sul fiume�</p><p>Tutto era scomparso, in quell�anno lugubre, e forse per sempre. Richmond era un luogo deserto e morto. �Rammentai le rovine splendide del mondo paradisiaco dell�anno 802.701. Avevo creduto che esso fosse ormai lontano da me: non avrei mai immaginato di trovare la mia patria in condizioni persino peggiori.</p><p>��Gran Dio�� esclam� Mos�.�� Quale catastrofe! Quale distruzione! L�Inghilterra � forse abbandonata?</p><p>��Oh, no�� rispose allegramente Oldfield.�� Semplicemente, le campagne non sono pi� sicure. Ci sono i gas e le torpedini aeree: la popolazione si � ritirata nelle Cupole. Capite?</p><p>��Ma � tutto distrutto�� protestai.�� Che cosa ne � stato dello spirito del nostro popolo, Filby? Dov�� finita la volont� di ricostruzione? Ricostruire sarebbe possibile�</p><p>Allora Filby mi pos� una mano guantata su un braccio:�� Un giorno, quando questa guerra terribile sar� finita, ricostruiremo ogni cosa, e tutto torner� come prima. Per il momento, tuttavia��� La sua voce si ruppe, e io avrei voluto vedere la sua espressione.�� Venite� Conviene mettersi al riparo.</p><empty-line/><p>Allontanandoci dal <emphasis>Raglan,</emphasis> ci affrettammo a percorrere la strada in direzione del centro cittadino: Mos�, Nebogipfel e io, con Filby e i due militari. I nostri compagni del 1938 camminavano curvi, lanciando continuamente occhiate nervose al cielo. Di nuovo notai che Bond zoppicava vistosamente con la gamba sinistra.</p><p>Gettai uno sguardo nostalgico al corazzato perch� conteneva la mia macchina del tempo: il mio unico mezzo per sfuggire al dispiegarsi dell�incubo della molteplicit� della storia, e per tornare nella mia epoca. Tuttavia sapevo di non avere, almeno per il momento, nessuna possibilit� di recuperarla: non potevo fare altro che attendere gli eventi.</p><p>Percorremmo Hill Street, prima di svoltare in George Street, priva della vivacit� e dell�eleganza che avevano caratterizzato la strada di negozi della mia epoca. I grandi magazzini, come Gosling�s e Wright�s, erano chiusi da tempo: persino le tavole che sigillavano le vetrine erano sbiadite da anni di esposizione al sole. Una vetrina di Gosling�s era stata forzata in un angolo, evidentemente da alcuni saccheggiatori, i quali vi avevano praticato un�apertura che sembrava dovuta al morso di un ratto di dimensioni umane. Passammo dinanzi a una tettoia bassa, con il tetto inclinato, accanto alla quale stava una colonnina a strisce gialle e nere, dalla pittura tutta screpolata, con una vetrinetta infranta.</p><p>��Era un rifugio contro le incursioni aeree�� spieg� Filby, in risposta alla mia domanda.�� Appartiene a uno dei primi modelli, del tutto inadeguati: se l�esplosione avveniva frontalmente� Be�! La colonnina era una stazione di pronto soccorso, equipaggiata con respiratori e maschere. Si usavano prima che iniziasse il grande esodo nelle Cupole.</p><p>��<emphasis>Incursioni aeree�</emphasis> Non � certo un mondo felice, questo, che ha dovuto coniare termini del genere�</p><p>��I tedeschi�� sospir� Filby�� dispongono di torpedini aeree. Si tratta di macchine volanti capaci di volare per duecento miglia, sganciare una bomba, e tornare! Sono interamente meccaniche: non hanno alcun bisogno d�intervento umano. � un mondo di portenti, questo, perch� la guerra fornisce stimoli vigorosi all�ingegno umano. Ti piacer�, vedrai!</p><p>��I tedeschi��� ripet� Mos�.�� Non abbiamo mai avuto altro che guai, dai tedeschi, fin dall�avvento di Bismarck� � ancora vivo quel vecchio furfante?</p><p>��No. Per� ha lasciato successori capaci�� rispose torvamente Filby.</p><p>Non avevo nulla da commentare. Dal mio punto di vista, ormai tanto diverso da quello di Mos�, persino un bruto come Bismarck non sembrava giustificare neppure la perdita di un solo essere umano.</p><p>Con frasi spezzate, ansimando, Filby mi parl� delle altre prodigiose e gigantesche macchine da guerra di quell�epoca ottenebrata, che immaginai stessero devastando i mari e le pianure d�Europa: per esempio, i sommergibili progettati appositamente per la guerra chimica, dotati di autonomia pressoch� illimitata, ciascuno equipaggiato con sei missili e una provvista formidabile di bombe a gas; e i corazzati di diverso tipo, capaci di spostarsi sottoterra o di navigare sia in emersione che in immersione. A tutto ci� si opponevano sbarramenti ugualmente formidabili di mine e di artiglierie d�ogni genere.</p><p>Evitai lo sguardo di Nebogipfel, giacch� non ero in grado di sopportare il suo giudizio. Non si trattava, infatti, di un territorio nell�Interno della Sfera, popolato da lontani discendenti della mia stirpe, non pi� umani, bens� del <emphasis>mio</emphasis> mondo e della <emphasis>mia</emphasis> specie, in preda alla follia bellica. Quanto a me, conservai almeno in parte il punto di vista che avevo sviluppato nell�Interno della Sfera. Sopportavo a stento di vedere il mio paese abbruttito da quella follia, e i commenti di Mos�, viziati dai preconcetti meschini della sua epoca, mi addoloravano. D�altronde, non potevo certo attribuire la responsabilit� a <emphasis>lui!</emphasis> Eppure m�inquietava pensare che la mia stessa immaginazione fosse stata un tempo tanto limitata, tanto <emphasis>malleabile.</emphasis></p></section><section><title><p>2</p><p>Un viaggio in treno</p></title><p>Giungemmo a una rozza stazione ferroviaria, diversa da quella, che avevo conosciuto nel 1891, sulla linea che da Richmond andava a Waterloo, passando per Barnes: era lontana dal centro cittadino, a breve distanza da Kew Road. Inoltre, era ben strana, come stazione: non aveva biglietterie, era priva d�insegne, la banchina era una spoglia striscia di cemento. Una nuova linea era in costruzione. Ci attendeva un treno composto da una sola carrozza, trainata da una locomotiva sciatta e scura, priva di luci e persino dei contrassegni della compagnia ferroviaria, la quale tetramente eruttava vapore dalla caldaia sporca di fuliggine.</p><p>Nell�aprire la porta della carrozza, che era pesante, munita tutt�intorno di una guarnizione in gomma, Oldfield, i cui occhi erano visibili attraverso gli occhiali, dardeggi� occhiate tutt� intorno: in un soleggiato pomeriggio del 1938, Richmond non era un luogo sicuro.</p><p>La carrozza, priva di qualunque ornamento, dipinta di un marrone spento, uniforme e anonimo, conteneva soltanto file di dure panche lignee senza imbottitura. I finestrini, chiusi, potevano essere schermati con le tendine.</p><p>Piuttosto goffamente, prendemmo posto gli uni di fronte agli altri. In quella giornata di sole, un caldo soffocante regnava all�interno della carrozza.</p><p>Appena Oldfield ebbe richiuso la porta, il treno part� con uno scossone.</p><p>��Evidentemente siamo gli unici passeggeri�� mormor� Mos�.</p><p>��Be�, � uno strano treno�� commentai.�� Scarseggia alquanto di comodit�, eh, Filby?</p><p>��Quest�epoca non offre molto in fatto di comodit�, vecchio mio.</p><p>Per alcune miglia, attraversammo una campagna desolata simile a quella che circondava Richmond. Il paese, occupato quasi interamente dalle coltivazioni agricole, era deserto, a parte i pochi contadini che si scorgevano qua e l�, al lavoro nei campi. Avrebbe potuto essere un paesaggio del quindicesimo secolo, anzich� del ventesimo, se non fosse stato per le case bombardate e diroccate, nonch� per i rifugi antiaerei, simili a giganteschi carapaci in cemento, semisepolti. Le zone intorno ai rifugi erano pattugliate da soldati armati, che guardavano trucemente il mondo attraverso gli occhiali delle maschere antigas, simili a musi d�insetti, come se sfidassero i profughi ad avvicinarsi.</p><p>Nei pressi di Mortlake, vidi quattro uomini impiccati ai pali del telegrafo lungo la strada: i cadaveri lividi e flosci erano stati evidentemente straziati dagli uccelli. Allorch� gli dissi quanto mi sembrasse orribile lo spettacolo che lui stesso e i militari non avevano neppure notato, Filby volse gli occhi acquosi in quella direzione, mormorando qualcosa a proposito del fatto che senza dubbio quei disgraziati erano stati sorpresi a rubare rape svedesi, o qualcosa del genere.</p><p>Capii che simili scene erano consuete, nell�Inghilterra del 1938.</p><p>Proprio allora, senza preavviso, il treno, che procedeva in discesa, entr� in una galleria. Si accesero due deboli lampadine elettriche, nella cui luce gialla rimanemmo seduti a guardarci tetramente.</p><p>��� una sotterranea?�� chiesi.�� Ci troviamo in una diramazione della metropolitana, immagino.</p><p>Apparentemente confuso, Filby rispose:�� Suppongo che la linea abbia un numero�</p><p>��Almeno�� Mos� fece per slacciarsi la maschera�� possiamo sbarazzarci di questi arnesi tremendi�</p><p>Subito Bond gli pos� una mano su un braccio:�� No, non � sicuro.</p><p>��I gas arrivano ovunque�� annu� Filby. Mi sembr� che fosse scosso da un tremito, ma non potei esserne sicuro a causa dell�uniforme ampia che indossava.�� Finch� non l�avrete passata�</p><p>Poi, con poche, vivide frasi ci descrisse un�incursione di cui era stato testimone all�inizio della guerra, a Knightsbridge, quando le bombe venivano ancora lanciate a mano dagli aerostati, e la popolazione non vi si era ancora abituata.</p><p>Ci rendemmo conto che simili spettacoli orrendi erano diventati comuni in quel mondo di guerra interminabile!</p><p>��Mi stupisce�� osservai�� che il morale non sia gi� crollato.</p><p>��Sembra che la popolazione resista. Naturalmente, non sono mancati i momenti duri�� rispose Filby.�� Ricordo, ad esempio, l�agosto del 1918� Vi fu un momento in cui sembr� che gli Alleati Occidentali fossero in procinto, dopo tanto tempo, di avere la meglio sui dannati tedeschi e di porre fine alla guerra. Poi vi fu la battaglia del kaiser, la <emphasis>Kaiserschlacht,</emphasis> la grande vittoria di Ludendorff, il quale si apr� la strada fra le linee inglesi e francesi� Dopo quattro anni di guerra di trincea, fu una grande avanzata per i tedeschi. Naturalmente, il bombardamento di Parigi, in cui perirono tanti generali dello stato maggiore francese, non ci fu d�aiuto�</p><p>��La rapida vittoria in occidente�� annu� Bond�� consent� ai tedeschi di volgere la loro attenzione ai Russi, in oriente. Poi, nel 1925�</p><p>��Nel 1925�� riprese Filby�� i dannati tedeschi avevano ormai fondato la <emphasis>Mitteleuropa</emphasis> che avevano tanto sognato.</p><p>Insieme, Filby e Bond mi descrissero la situazione. La Mitteleuropa, l�Europa dell�Asse, era un unico grande mercato che si stendeva dalla costa atlantica fin oltre gli Urali. Entro il 1925, il kaiser aveva esteso il proprio dominio dall�Atlantico al Baltico, attraverso la Polonia russa fino alla Crimea. La Francia, indebolita, privata di gran parte delle proprie risorse, era diventata l�avanzo di se stessa. Il Lussemburgo era stato annesso alla federazione tedesca. Il Belgio e l�Olanda erano stati obbligati a porre i loro porti a disposizione dei tedeschi. Le miniere francesi, belghe e rumene erano state sfruttate per alimentare l�ulteriore espansione del Reich in oriente, gli Slavi erano stati scacciati, e milioni di non Russi erano stati �liberati� dal dominio di Mosca�</p><p>Il racconto continu� cos�, in tutti i suoi dettagli privi, per noi, di significato.</p><p>��Poi, nel 1926�� raccont� Bond�� gli Alleati, ossia l�Impero Britannico e l�America, riaprirono il fronte occidentale. L�invasione dell�Europa: fu il pi� grande trasferimento di truppe e di materiali, per cielo e per mare, che si fosse mai veduto. All�inizio and� tutto bene. Le popolazioni della Francia e del Belgio insorsero, e i tedeschi furono respinti�</p><p>��Ma non per molto�� intervenne di nuovo Filby.�� In breve tempo, si ritorn� alla situazione del 1915, con due eserciti immensi immobilizzati nei pantani della Francia e del Belgio.</p><p>Cos� era iniziato l�assedio all�Europa. Nel frattempo, le risorse disponibili per la guerra erano notevolmente aumentate: sia il sangue dell�Impero Britannico e del continente americano, sia quello della Mitteleuropa, erano stati interamente versati nella sentina terribile della guerra.</p><p>Poi erano iniziate le operazioni ai danni dei civili, per mezzo delle torpedini aeree e dei gas.</p><p>Trucemente, Mos� cit�:�� �Le guerre dei popoli saranno pi� terribili di quelle dei re.�</p><p>��Ma� E le popolazioni, Filby! Come hanno reagito le popolazioni?</p><p>Attutita dalla maschera, la voce del mio vecchio amico mi sembr� al tempo stesso familiare ed estranea:�� Scoppiarono sommosse popolari: soprattutto sul finire degli anni Venti, ricordo. Poi fu emanata l�Ordinanza 1305, che rese illegali gli scioperi, le serrate e tutto il resto. E cos�, ogni opposizione cess�. Da allora� Be�, abbiamo sempre tirato avanti e sopportato, suppongo�</p><p>Intanto, mi accorsi che la galleria si allargava, come se il treno stesse entrando in un ambiente sotterraneo pi� spazioso.</p><p>Con evidente sollievo, Bond e Oldfield si slacciarono le maschere. Filby fece altrettanto, e quando la sua povera vecchia testa fu libera da quella prigione umida, vidi i segni bianchi che il facciale gli aveva lasciato sul mento:�� <emphasis>Ora</emphasis> va meglio!�� comment�.</p><p>��Siamo al sicuro, adesso?</p><p>��Dovremmo esserlo, per quanto � possibile!</p><p>A mia volta mi tolsi la maschera. Mos� si affrett� a imitarmi, quindi aiut� Nebogipfel. Quando il visino del Morlock rimase scoperto, Oldfield, Bond e Filby lo fissarono apertamente (e io non potei certo biasimarli), finch� Mos� lo aiut� a risistemarsi il berretto e gli occhiali.</p><p>��Dove siamo?�� domandai.</p><p>��Non la riconosci?�� Filby accenn� all�oscurit� che si vedeva attraverso il finestrino.</p><p>��Io�</p><p>��� Hammersmith, vecchio mio. Abbiamo appena attraversato il fiume.</p><p>Allora Bond spieg�:�� Ci troviamo ad Hammersmith Gate. Siamo entrati nella Cupola di Londra.</p></section><section><title><p>3</p><p>Londra in guerra</p></title><p><emphasis>La Cupola di Londra!</emphasis></p><p>Nulla di ci� che avevo conosciuto nella mia epoca mi aveva preparato a quella stupenda realizzazione architettonica. Immaginate una volta di cemento e d�acciaio del diametro di quasi due miglia, che copriva la citt� da Hammersmith a Stepney, e da Islington a Clapham, sostenuta da colonne, puntoni e contrafforti, conficcati nell�argilla londinese, che interrompevano ovunque le strade, dominando e imprigionando la popolazione come le gambe di una folla di giganti.</p><p>Proseguendo oltre Hammersmith e Fulham, il treno si addentr� nella Cupola. Quando la mia vista si fu adattata all�oscurit�, scoprii che l�illuminazione stradale tracciava un�immagine di Londra che potevo ancora riconoscere. Individuai Kensington High Street, oltre una recinzione, e Holland Park, e cos� via.</p><p>Nonostante i nomi di strade e di luoghi che mi erano noti, quella era per� una Londra nuova, di notte eterna, che non poteva pi� godere della luce del cielo estivo. Tuttavia, Filby mi spieg� che la citt� aveva accettato tutto ci� come prezzo per la sopravvivenza: le bombe e le torpedini rimbalzavano sulla Cupola, oppure esplodevano innocue nell�aria, lasciando illesa la sottostante e popolosa Cobbett.</p><p>Ovunque, le citt� un tempo splendenti di luci, che avevano trasformato l�emisfero notturno del mondo in un gioiello scintillante, erano state coperte con le Cupole: ormai, le persone si spostavano di rado dall�una all�altra, preferendo rimanere rintanate nell�oscurit� artificiale.</p><p>La nuova linea ferroviaria che stavamo percorrendo attraversava le vecchie strade, le quali erano molto affollate, ma di pedoni o di ciclisti: a differenza di quanto mi ero aspettato, non vidi vetture a cavalli, n� a motore. Vidi invece parecchi risci� trainati da magri e sudati Cockney, spesso costretti a girare intorno alle colonne della Cupola.</p><p>Nel guardare la folla dal finestrino del treno che rallentava, percepii, nonostante l�attivit�, un�atmosfera di scoraggiamento e di disillusione: teste chine, volti stanchi e segnati, spalle curve. Mi sembr� di cogliere una perseveranza nello svolgimento delle attivit� quotidiane, a cui si accompagnava per� ben poca gioia, ci� che non era affatto sorprendente.</p><p>Stranamente, non si vedevano bambini. Bond mi spieg� che, per maggiore protezione dalle bombe, i figli avevano nelle scuole sotterranee, mentre i genitori lavoravano nelle fabbriche di munizioni o nei grandi aerodromi costruiti intorno a Londra, a Balham, ad Hackney e a Webley. Forse dal punto di vista della sicurezza era un�organizzazione adeguata, ma quanto era tetra la citt� senza le risa dei bambini che giocavano: ero disposto a riconoscerlo persino io, che ero uno scapolo soddisfatto! E quale preparazione alla vita potevano mai ricevere i poveri giovani nei sotterranei?</p><p>Ancora una volta i miei viaggi mi avevano condotto in un mondo di oscurit� senza barlumi: un mondo che i Morlock avrebbero apprezzato. I costruttori della Cupola, tuttavia, non erano morlock: appartenevano alla mia specie, ed erano stati costretti dalla guerra a rinunciare alla luce che spettava loro per diritto di nascita. Fui invaso da una depressione profonda, che mi avrebbe afflitto durante tutto il mio soggiorno nel 1938.</p><p>Qua e l� vidi testimonianze pi� dirette dell�orrore della guerra. In Kensington High Street vidi camminare, con l�aiuto indispensabile di una giovane donna magra, un uomo con gli occhi piccoli e lustri come perle, infossati nelle orbite smunte, e le labbra sottili e contratte, nel viso grigio cosparso di chiazze bianche e purpuree.</p><p>Quando glielo indicai, Filby sbuff�:�� Ustioni belliche. Hanno sempre lo stesso aspetto, gli ustionati� Quello � un aviatore, probabilmente: un giovane gladiatore, uno di coloro di cui noi tutti ammiriamo le imprese, quando le chiacchieratrici ne parlano! Eppure dove possono andare, dopo?�� Mi guard�, posandomi una mano avvizzita su un braccio.�� Non voglio sembrarti spietato, mio caro amico� Sono ancora il Filby che conoscevi. � soltanto che� Dio! � soltanto che siamo costretti a indurirci.</p><p>Molti degli antichi edifici di Londra erano sopravvissuti, per� era stato necessario abbattere i pi� alti per costruire la Cupola: mi domandai se la colonna di Nelson fosse rimasta! Gli edifici nuovi erano bassi e sciatti. Restavano inoltre le cicatrici del periodo iniziale della guerra, prima che la Cupola fosse completata: i crateri aperti dalle esplosioni, simili a gigantesche orbite vuote, e i cumuli di macerie che nessuno aveva ancora avuto l�energia o la volont� di rimuovere.</p><p>La sommit� della Cupola, a circa sessanta metri d�altezza, sovrastava Westminster, nel cuore di Londra: dalle strade del centro scaturivano raggi che la illuminavano. Ovunque, dalle strade e dal fiume, spuntavano, a sostenere la volta come diecimila Atlanti di cemento, le colonne, fitte, rozze, strombate o rinforzate, che avevano trasformato Londra in una sorta d�immenso tempio moresco.</p><p>Mi domandai se il suolo gessoso e argilloso su cui la citt� era costruita fosse in grado di sostenere quel peso colossale. E se la Cupola fosse sprofondata nel fango insieme al suo carico prezioso di milioni di vite? Pensai con desiderio alla futura Epoca degli Edifici Immensi, in cui il dominio sulla gravit�, del quale avevo intravisto i risultati, avrebbe reso futili le costruzioni come la Cupola.</p><p>Eppure, nonostante la rozzezza e la fretta con cui era stata costruita, e la sua funzione lugubre, rimasi impressionato dalla Cupola: interamente realizzata in pietra, con una tecnica di poco superiore a quella della mia epoca, mi sembr� pi� notevole di tutti i portenti che avevo osservato nell�anno 657.208.</p><empty-line/><p>Evidentemente eravamo ormai prossimi alla fine del viaggio, perch� il treno rallent� sin quasi a passo d�uomo. I negozi erano aperti, ma le vetrine erano scarsamente illuminate, e spesso danneggiate; i manichini indossavano abiti sciatti; e i negozianti guardavano fuori: la guerra lunga e aspra aveva cancellato quasi completamente la moda e l�eleganza.</p><p>Finalmente il treno si ferm�.</p><p>��Eccoci arrivati�� annunci� Bond.�� Siamo a Canning Gate. In pochi minuti di cammino giungeremo all�Imperial College.</p><p>Quando Oldfield apr� la porta della carrozza, si ud� uno schiocco, come se nella Cupola la pressione fosse alta, e un�ondata di rumore c�invest�. Sulla banchina attendevano soldati nell�uniforme oliva della fanteria.</p><p>Cos�, afferrata la maschera antigas che mi era stata prestata, entrai nella Cupola di Londra.</p><p>Innanzitutto, rimasi sconcertato dal rumore: fu come scendere in una cripta immane dove gi� si trovavano milioni di persone: il vociare, lo stridere delle ruote dei treni, il ronzare dei tram, rimbalzavano sull�immensa volta buia e ricadevano a percuotermi. Era pi� caldo che all�interno del <emphasis>Raglan.</emphasis> Moltissimi odori si mescolavano, non tutti piacevoli: quello del cibo, quello dell�ozono delle macchine, quelli del vapore e del lubrificante dei treni, e soprattutto quello della <emphasis>gente:</emphasis> milioni di persone che respiravano e sudavano nella coltre d�aria immota.</p><p>Le luci installate nella Cupola erano sufficienti a lasciarne intravedere la struttura, anche se non bastavano a illuminare le strade. Vidi svolazzare in alto piccole ombre che, come mi spieg� Filby, erano i piccioni di Londra: si erano adattati all�oscurit�, diventando quasi albini, e sopravvivevano insieme alle colonie di pipistrelli che si erano rese impopolari in alcuni quartieri.</p><p>A settentrione vidi uno schermo illuminato da cui giungevano gli echi di una voce amplificata. Filby disse che si trattava della �chiacchieratrice�: mi sembr� di capire che fosse una sorta di cinematografo pubblico, ma era troppo lontano perch� potessi osservarne i particolari.</p><p>Notai che la nuova linea ferroviaria che avevamo percorso era stata rozzamente costruita sfondando la vecchia superficie stradale, e che la �stazione� era poco pi� di una gettata di cemento in mezzo a Canning Place. Tutti i cambiamenti di cui era costituito quel mondo a me nuovo rivelavano fretta e panico.</p><p>I soldati si disposero in una formazione a rombo intorno a noi per scortarci dalla stazione, attraverso Canning Place, in direzione di Gloucester Road. Mos� stringeva i pugni, e nel suo abbigliamento sgargiante appariva spaventato e vulnerabile: mi sentii dolorosamente colpevole di averlo condotto in quel mondo spietato di spallacci metallici e di maschere antigas.</p><p>Guardai lungo De Vere Gardens, verso il Kensington Park Hotel, dov�ero stato solito pranzare in tempi pi� lieti: il portico era indenne, ma la facciata era decrepita, e molte finestre erano chiuse. Sembrava che l�albergo fosse stato inglobato nella nuova stazione ferroviaria.</p><p>Svoltammo in Gloucester Road, dove transitava molta gente, sia sui marciapiedi sia in strada. Il suono dei campanelli di bicicletta faceva da contrappunto allegro all�atmosfera di sconforto. Il nostro gruppetto, e soprattutto Mos�, a causa del suo abbigliamento, attirarono lunghe occhiate, ma nessuno ci avvicin� o ci parl�. I soldati erano numerosi: alcuni indossavano uniformi simili a quelle dell�equipaggio del corazzato, ma molti ne indossavano di semplici e mal confezionate, che non sarebbero parse fuori posto nel 1891.</p><p>Le donne portavano camicette e gonne fini, semplici e funzionali. L�unica cosa sorprendente era che le gonne erano molto corte: arrivavano poco sotto il ginocchio, talch� in pochi metri vidi esposti pi� polpacci e caviglie femminili di quanti ne avessi mai visti prima in tutta la vita. Ci� non m�interess� granch�, inserito in quel contesto che includeva tanti mutamenti, per� sembr� risultare alquanto pi� affascinante per Mos�, il cui modo di guardare mi parve poco degno di un gentiluomo.</p><p>Tutti i pedoni, comunque, indossavano gli strani spallacci metallici e portavano, nonostante il calore estivo, pesanti borse di tela con le maschere antigas.</p><p>Mi accorsi che tutti i soldati della nostra scorta avevano le fondine aperte, ma non intendevano servirsi delle armi contro di noi: guardinghi, scrutavano la folla che ci circondava.</p><p>Svoltammo a oriente, in Queen�s Gate Terrace. Era una strada di Londra che conoscevo bene, ampia ed elegante, fiancheggiata da case alte che non erano cambiate molto dalla mia epoca: le facciate ostentavano ancora le decorazioni in stile greco-romano che ricordavo, come le colonne scolpite a motivi floreali, e lungo il marciapiede correvano le inferriate dipinte di nero.</p><p>Allorch� giungemmo a met� della strada, Bond ci ferm� dinanzi a una casa, sal� un gradino, e con una mano guantata buss� alla porta, che fu aperta da un soldato semplice in uniforme da battaglia:�� Tutte queste case sono state requisite qualche tempo fa dal ministero dell�aria�� spieg� la capitana.�� Avrete tutto ci� che vi occorre: non dovrete fare altro che chiedere ai soldati. E Filby rimarr� con voi.</p><p>Scambiai un�occhiata con Mos�:�� Ma che cosa dobbiamo fare, adesso?</p><p>��Soltanto aspettare. Ristoratevi, riposate� Sa il cielo che ora sia, secondo i vostri organismi. Ho ricevuto disposizioni: il ministero dell�aria � molto interessato a conoscerla�� mi disse Bond.�� Uno scienziato del ministero � incaricato di occuparsi del suo caso: verr� domattina a incontrarla. Be�, buona fortuna. Forse ci rivedremo.�� Ci� detto, strinse virilmente la mano a me e a Mos�, quindi chiam� Oldfield, e con lui si allontan� lungo la strada: erano due giovani guerrieri, coraggiosi e dal portamento eretto, nonch� in tutto e per tutto tanto fragili quanto il derelitto ustionato che avevo visto in Kensington High Street.</p></section><section><title><p>4</p><p>La casa in Queen�s Gate Terrace</p></title><p>La casa, che Filby ci condusse a visitare, aveva stanze ampie, pulite e luminose, bench� le tende fossero tirate. L�arredamento, confortevole, era in uno stile semplice, che si sarebbe adattato al 1891: la differenza principale stava nella dotazione di una gran quantit� di nuovi apparecchi elettrici, come le lampade di diverso genere, la cucina, i refrigeratori, i ventilatori e i riscaldatori.</p><p>Quando scostai la tenda pesante, scoprii che la finestra della sala da pranzo era dotata di doppi vetri, nonch�, al pari delle porte, di guarnizioni in gomma e cuoio. Fuori, nella sera inglese di giugno, si vedeva soltanto l�oscurit� della Cupola, tagliata dai lontani raggi luminosi della volta. Sotto la finestra, in un vano chiuso da un pannello intarsiato, trovai alcune maschere antigas.</p><p>Nondimeno, con le tende tirate e le luci accese, era possibile dimenticare per un poco la tetraggine del mondo esterno.</p><p>La sala da fumo era ben fornita di libri e di giornali. Nebogipfel osserv� con particolare attenzione questi ultimi, evidentemente incerto sulla loro funzione. Un armadio chiuso da griglie multiple rivel�, quando Mos� lo apr�, un assemblaggio sconcertante di valvole, rotoli e coni di carta annerita. Ci fu spiegato che si trattava di un apparecchio chiamato fonografo. Aveva la forma e le dimensioni di un orologio, ed era dotato di alcuni barometri, di un cronometro e di un calendario elettrici, oltre che di alcuni congegni promemoria. Era in grado di ricevere i discorsi e persino la musica trasmessi, con alta fedelt� di riproduzione, da una sofisticata estensione del telegrafo senza fili della mia epoca. Mos� ed io ci dedicammo per un poco a studiare e a sperimentare quell�apparecchio. Poteva essere sintonizzato in maniera tale da ricevere onde radio di frequenza diversa mediante un condensatore regolabile, che consentiva all�ascoltatore di scegliere la frequenza di risonanza dei circuiti sintonizzati. Per giunta, esisteva un numero notevole di stazioni di trasmissione: almeno tre o quattro!</p><p>Dopo essersi servito un whisky con acqua, Filby osserv� con indulgenza i nostri esperimenti:�� Il fonografo � un apparecchio meraviglioso. Non credete anche voi che faccia di tutti noi un unico popolo? Naturalmente, tutte le stazioni sono midi.</p><p>��Midi?</p><p>��� un acronimo che indica il ministero dell�informazione.�� Ci� detto, Filby tent� di suscitare il nostro interesse descrivendoci un nuovo tipo di fonografo capace di trasmettere immagini.�� � stato di moda per poco tempo prima della guerra, poi gli effetti di distorsione delle Cupole ne hanno bloccato la diffusione. E se si desiderano immagini, c�� sempre la chiacchieratrice, no? Anche tutti i suoi notiziari e i suoi spettacoli sono midi, naturalmente, ma sono l�ideale per coloro che apprezzano i discorsi appassionanti dei politici e dei militari, oppure le omelie d�incoraggiamento dei religiosi.�� Bevve un sorso di whisky e fece una smorfia.�� Ma che cosa ci si pu� aspettare? Dopotutto, � la guerra!</p><p>In breve, stanchi dei notiziari tediosi e della fiacca musica d�orchestra trasmessi dalle varie stazioni, Mos� ed io spegnemmo il fonografo.</p><p>Ciascuno di noi, persino il Morlock, ebbe una camera da letto e un cambio di biancheria, ma si trattava d�indumenti inadatti, che erano stati evidentemente procurati in tutta fretta. Un giovane soldato dal viso lungo e magro, di nome Puttick, aveva l�incarico di rimanere con noi nella casa. Pur indossando sempre l�uniforme da battaglia, costui si dimostr� perfetto come cuoco e come domestico. All�esterno, la strada e i dintorni dell�edificio furono sempre pattugliati da altri soldati: con tutta evidenza, ci sorvegliavano, per garantire la nostra incolumit�, o per tenerci prigionieri.</p><p>Verso le sette, quando Puttick ci chiam� a cena, Nebogipfel non si un� a noi: dopo avere chiesto un bicchiere d�acqua e un piatto di vegetali crudi, rimase nella sala da fumo, con gli occhiali aderenti sul volto villoso, ad ascoltare il fonografo e a leggere le riviste.</p><p>La cena fu semplice ma gustosa: un piatto di quello che sembrava arrosto, con contorno di patate, cavoli e carote. La sostanza che pareva carne era tenera, dalle fibre corte, che si separavano facilmente.�� Che cos��?�� domandai.</p><p>��Soia.</p><p>��Cosa?</p><p>��Soia: una leguminosa che cresce in tutto il paese, fuori delle Cupole. Persino l�Ovale, il campo da cricket, � stato destinato alla sua coltivazione. La carne, infatti, non � facile da ottenere, di questi tempi: � difficile persuadere le pecore e i bovini a indossare le maschere antigas!�� Filby tagli� una fetta di vegetale trattato e se la ficc� in bocca.�� Assaggia! � abbastanza gustosa. La scienza gastronomica moderna � molto ingegnosa.</p><p>Il surrogato di arrosto mi parve secco e friabile, con un sapore che mi ricord� quello del cartone bagnato.</p><p>��Non � tanto male�� aggiunse coraggiosamente Filby.�� Ti ci abituerai.</p><p>Non sapendo che cosa rispondere, bevvi il vino. Bench� avesse un sapore da Bordeaux decente, preferii non chiederne la provenienza. Il resto della cena fu consumato in silenzio.</p><p>Feci un breve bagno, approfittando dell�acqua calda che sgorgava a volont� dai rubinetti. Dopo avere brevemente fumato un sigaro e bevuto un brandy in compagnia, ci ritirammo tutti. Soltanto Nebogipfel rimase sveglio, perch� i Morlock non dormono come noi, e chiese un taccuino e alcune matite: fu necessario insegnargli ad usare il temperino e la gomma.</p><p>Giacqui accaldato nel letto stretto, con l�aria che diventava sempre pi� soffocante nella stanza dalle finestre sigillate. All�esterno, i rumori della Londra devastata dalla guerra echeggiavano nella Cupola. Attraverso le fessure fra le tende vidi brillare nella notte le luci dei proiettori d�informazione del ministero.</p><p>Per quanto strano possa sembrare, i rumori dei passi felpati di Nebogipfel e della matita sulla carta, provenienti dalla sala da fumo, mi furono di conforto.</p><p>Infine, mi addormentai.</p><empty-line/><p>L�orologio sul tavolo accanto al letto segnava le sette, la mattina successiva, quando mi svegliai. All�esterno, naturalmente, l�oscurit� era ancora densa come nella notte pi� nera.</p><p>Dopo essermi alzato, indossai la camicia e i calzoni leggeri e malmessi che avevano ormai visto tante avventure, sopra alcuni indumenti puliti: la biancheria, la camicia e la cravatta. Sebbene fosse presto, l�aria era greve: mi sentivo intontito e intorpidito.</p><p>Scostai la tenda e vidi la chiacchieratrice ancora accesa. Mi sembr� di udire brani di musica esaltante: forse una marcia, indubbiamente intesa ad esortare i lavoratori riluttanti a dedicarsi a un� altra giornata di lavoro per contribuire allo sforzo bellico.</p><p>Al piano inferiore, in sala da pranzo, trovai soltanto Puttick, il soldato domestico, che mi serv� la colazione: pane tostato, salsicce composte di qualche inidentificabile surrogato di carne, e ci� che secondo Puttick era un�autentica rarit�, ossia un uovo leggermente fritto.</p><p>Inghiottendo un ultimo pezzo di pane tostato, mi recai nella sala da fumo, dove Mos� e Nebogipfel erano curvi sulla scrivania spaziosa, ingombra di libri, di mucchi di carte, e di tazze di t� ormai freddo.</p><p>��Non si � visto Filby?�� domandai.</p><p>��Non ancora�� rispose Mos�, che aveva la chioma scompigliata, il volto non rasato, e indossava ancora la vestaglia.</p><p>Sedetti alla scrivania:�� Dannazione, Mos� Sembra che tu non abbia chiuso occhio.</p><p>Sorridendo, Mos� si pass� una mano nel ciuffo irto sulla fronte ampia:�� Be�, � proprio cos� Non ce l�ho fatta. Credo di averne viste troppe. Mi sembrava di essere in preda alla vertigine, e sapevo che Nebogipfel era ancora alzato, cos� sono sceso qui.�� Mi guard�, con gli occhi arrossati e le occhiaie scure.�� Abbiamo trascorso una notte affascinante: davvero affascinante! Nebogipfel mi ha introdotto ai misteri della <emphasis>meccanica quantistica.</emphasis></p><p>��Della� <emphasis>che?!</emphasis></p><p><emphasis>��</emphasis>Proprio cos젗 intervenne Nebogipfel.�� E Mos�, a sua volta, mi ha insegnato a leggere l�Inglese.</p><p>��Per giunta, lui apprende maledettamente in fretta�� riprese Mos�.�� Una volta imparati l�alfabeto e i fondamenti della fonetica� � partito!</p><p>Frugai nella confusione della scrivania, notando alcuni fogli di taccuino scritti con strani simboli criptici: immaginai che fosse la scrittura morlock. Esaminando un foglio, mi resi conto che Nebogipfel aveva usato molto goffamente le matite: in alcuni punti la carta era strappata. D�altronde, il poveretto non aveva mai dovuto servirsi prima di un attrezzo tanto rozzo quanto una <emphasis>penna</emphasis> o una <emphasis>matita:</emphasis> mi domandai come me la sarei cavata <emphasis>io</emphasis> a maneggiare gli arnesi di selce dei miei antenati, che erano meno lontani da me nel tempo di quanto lo fosse il 1938 dalla sua epoca.</p><p>��Mi sorprende che tu non abbia acceso il fonografo, Mos蠗 commentai.�� Non t�interessa informarti sul mondo in cui ci troviamo?</p><p>��Trasmette quasi esclusivamente musica, o storie moralistiche, di propaganda, del genere che non ho mai trovato digeribile, come <emphasis>tu</emphasis> ben sai. Mi hanno completamente stufato anche le continue sciocchezze che vengono spacciate per notizie. Si vorrebbe affrontare gli interrogativi fondamentali, vale a dire <emphasis>dove siamo, come siamo arrivati qui, dove siamo diretti,</emphasis> e invece si viene sommersi da un profluvio di assurdit� sui ritardi dei treni, e sui problemi di approvvigionamento, o sui dettagli incomprensibili delle pi� remote campagne militari, di cui si dovrebbe gi� conoscere il contesto.</p><p>Percossi amichevolmente un braccio del mio giovane alter ego:�� Che cosa ti aspettavi? Pensa� Noi siamo immersi nelle profondit� nella storia, come turisti temporali. Ma la gente comune, di solito, � interessata soltanto alla superficie delle cose, e giustamente! Quando mai, nella tua epoca, trovavi i quotidiani zeppi di profonde analisi sulle origini dell�essere e del divenire? Quanta parte della tua conversazione concerneva le interpretazioni delle condizioni generali di vita nel 1873?</p><p>��Hai ragione.�� Mos� pareva poco interessato al dialogo e per nulla disposto a dedicare grande attenzione al mondo circostante. Infatti, cambi� subito discorso:�� Ascolta� Devo parlarti della nuova teoria che mi � stata spiegata dal tuo amico morlock��� Gli occhi gli s�illuminarono, la voce gli si schiar�, perci� compresi che quell�argomento gli era decisamente pi� congeniale: immaginai che fosse un modo per fuggire, dalle complessit� della nostra situazione, agl�immacolati misteri della scienza.</p><p>Dato che nei giorni a venire Mos� avrebbe avuto tempo a sufficienza per affrontare il mondo, decisi di accontentarlo:�� Se ben capisco, tutto ci� ha qualcosa a che fare con la nostra attuale condizione�</p><p>��Proprio cos젗 conferm� Nebogipfel, passandosi le dita tozze sulle tempie in un gesto eloquente, e molto umano, di stanchezza.�� La meccanica quantistica � il contesto all�interno del quale debbo costruire una teoria che ci consenta di comprendere la molteplicit� della storia, di cui stiamo facendo esperienza.</p><p>��� uno sviluppo teorico straordinario�� si entusiasm� Mos�.�� Era del tutto imprevedibile nella mia epoca: anzi, persino inimmaginabile! � sbalorditivo che l�ordine delle cose possa essere rovesciato tanto rapidamente!</p><p>Posai il foglietto di Nebogipfel:�� Spiegatemi tutto.</p></section><section><title><p>5</p><p>L�interpretazione della molteplicit� dei mondi</p></title><p>Quando Nebogipfel si accinse a incominciare, Mos� sollev� una mano:�� No. Lascia parlare me. Voglio vedere se ho capito bene. Ascolta� Tu immagini che il mondo sia fatto di <emphasis>atomi,</emphasis> vero? Non ne conosci la composizione, perch� sono troppo piccoli per poter essere osservati, ma in sostanza si tratta di parecchie minuscole particelle che girano e rimbalzano come bocce da biliardo.</p><p>L�eccessiva semplificazione mi fece accigliare:�� Dovresti ricordare, credo, con chi stai parlando.</p><p>��Oh, lasciami fare a modo mio! Ascoltami attentamente, adesso, perch� debbo spiegarti che questo punto di vista � <emphasis>sbagliato</emphasis> in ogni particolare.</p><p>��Com�� possibile?�� chiesi, sempre pi� accigliato.</p><p>��Tanto per cominciare, lascia perdere la particella, <emphasis>perch� una bestia del genere non esiste.</emphasis> Si � scoperto che, nonostante la convinzione di Newton, non si pu� mai stabilire <emphasis>esattamente</emphasis> dove sia una particella, n� dove sia diretta.</p><p>��Ma se si disponesse di microscopi abbastanza potenti, sicuramente si potrebbero osservare le particelle con un grado di precisione�</p><p>��Lascia perdere!�� ordin� Mos�.�� Esiste un limite invalicabile alle misurazioni, stabilito da quello che viene definito, se ho ben capito, principio di indeterminazione. Per quanto riguarda il mondo, dobbiamo dimenticarci di qualunque natura precisa, di qualunque determinatezza. Dobbiamo pensare in termini di probabilit�: la possibilit� di trovare un oggetto fisico nel luogo tale, alla velocit� tale, e cos� via. Tutto � per cos� dire sfuocato, in maniera tale che�</p><p>��Un momento!�� interruppi risolutamente.�� Supponiamo che io esegua un esperimento semplicissimo. Servendomi di un microscopio di una certa precisione, potrei determinare la posizione di una particella in un dato istante. Spero che tu non voglia negare la validit� di un simile esperimento� Ebbene, ho la misura che cercavo! Dove sta l�incertezza in tutto questo?</p><p>��Il punto � che�� intervenne Nebogipfel�� se si potesse tornare indietro a ripetere l�esperimento, esisterebbe una possibilit� limitata di trovare la particella in un altro luogo, forse molto lontano dal primo�</p><p>Per un poco, i miei due compagni seguitarono ad argomentare su quel problema, finch� li interruppi:�� Basta cos�. Per amore di discussione, riconosco la validit� del vostro punto di vista. Ma quale importanza ha in rapporto alla nostra situazione?</p><p>��Esiste, anzi, esisterࠗ rispose Nebogipfel�� una nuova filosofia, chiamata <emphasis>l�interpretazione della molteplicit� dei mondi della meccanica quantistica.��</emphasis> Questa frase enigmatica, pronunciata dalla strana voce aliena del Morlock, mi fece correre una serie di brividi lungo la spina dorsale.�� Devono trascorrere ancora dieci o vent�anni prima della pubblicazione degli studi fondamentali: ricordo il nome di Everett�</p><p>��� cos젗 riprese Mos�,�� Supponi di avere una particella che pu� stare soltanto in due luoghi: <emphasis>qui</emphasis> o <emphasis>l�,</emphasis> diciamo. E a ciascun luogo � associato un certo numero di probabilit�. � chiaro? Osservando con il microscopio, scopri che la particella si trova <emphasis>qui�</emphasis></p><p>��Secondo la concezione della molteplicit� dei mondi�� spieg� Nebogipfel�� <emphasis>la storia si divide in due</emphasis> allorch� si compie un esperimento del genere. Nell�altra storia, esiste <emphasis>un altro osservatore,</emphasis> che ha appena scoperto l�oggetto <emphasis>l�,</emphasis> anzich� <emphasis>qui.</emphasis></p><p>��Un�altra storia?</p><p>��Tanto reale e coerente quanto questa�� sorrise Mos�.�� Esiste un altro osservatore: anzi, un <emphasis>numero</emphasis> infinito di osservatori, che prolificano come conigli in ogni momento!</p><p>��� spaventoso�� osservai.�� Credevo che due fossero gi� pi� che sufficienti. Per� Ascolta, Nebogipfel� Non ce ne <emphasis>accorgeremmo,</emphasis> se venissimo scissi in questo modo?</p><p>��No, perch� qualunque misurazione, nell�una o nell�altra storia, avverrebbe <emphasis>dopo</emphasis> la scissione. Sarebbe impossibile misurare le conseguenze della scissione medesima.</p><p>��Si potrebbe individuare l�esistenza di altre storie? Oppure, potrei recarmici, per incontrare un altro degli infiniti gemelli che secondo voi ho?</p><p>��No�� afferm� Nebogipfel.�� � del tutto impossibile. A meno che��� S�?</p><p>��A meno che qualche elemento della meccanica quantistica si dimostri falso.</p><p>��Sicuramente�� disse Mos蠗 capisci perch� questi concetti possono aiutarci a comprendere i paradossi che abbiamo scoperto. Se davvero pu� esistere pi� di una storia�</p><p>��Allora � facile affrontare le violazioni della causalitࠗ continu� Nebogipfel.�� Consideriamo la seguente ipotesi� Tu ritorni nel passato, munito di un�arma, e ammazzi Mos�.�� Questi, nell�ascoltare, impallid� un poco, ma il Morlock non se ne cur�.�� Questo sarebbe un classico, semplicissimo, paradosso causale. Se <emphasis>morisse,</emphasis> Mos� <emphasis>non</emphasis> costruirebbe la macchina del tempo, non diventerebbe te, quindi non potrebbe tornare nel passato a compiere l�omicidio. Ma se l�omicidio <emphasis>non</emphasis> fosse commesso, Mos� costruirebbe la macchina e temerebbe nel passato a uccidere se stesso, e <emphasis>allora</emphasis> non costruirebbe la macchina, e l�omicidio non potrebbe essere commesso, e�</p><p>��Basta cos젗 interruppi.�� Abbiamo capito, credo.</p><p>��Sarebbe un fallimento causale patologico�� concluse Nebogipfel.�� Un circolo vizioso interminabile. Ma se il concetto della molteplicit� dei mondi � corretto, allora non esiste nessun paradosso. La storia si divide in due: in una, Mos� sopravvive; nell�altra, muore. Tu, come viaggiatore temporale, sei semplicemente passato dall�una all�altra.</p><p>��Capisco�� risposi, sbalordito.�� E sicuramente il fenomeno della molteplicit� dei mondi � proprio ci� a cui abbiamo assistito tu ed io, Nebogipfel: abbiamo gi� osservato lo svolgimento di diverse versioni della storia��� Tutto ci� mi rassicur� enormemente: per la prima volta, intravidi un barlume di logica nella tempesta di storie in conflitto che mi flagellava la mente da quando avevo compiuto il mio secondo viaggio nel tempo. Trovare una struttura teorica in grado di spiegare i fenomeni era tanto importante per me quanto lo sarebbe stato per una persona in procinto di annegare sentire il suolo solido sotto i piedi. Tuttavia, non riuscivo ancora ad immaginare quali applicazioni pratiche avremmo potuto trarne.</p><p>Inoltre, pensai che, se Nebogipfel aveva ragione, forse dopotutto non ero responsabile della distruzione di tutta la storia di Weena: forse, in un certo senso, quella storia esisteva ancora. Concepire questa possibilit� mi sgrav� un poco dal mio fardello di colpa e di sofferenza.</p><p>In quel momento, la porta della sala da fumo si apr� rumorosamente, e Filby entr� a precipizio, senza essersi lavato n� rasato, indossando ancora una vecchia vestaglia: non erano nemmeno le nove del mattino.</p><p>��C�� una visita per te�� annunci� Filby.�� Quello scienziato del ministero dell�aria, di cui ha parlato Bond�</p><empty-line/><p>Spingendo indietro la sedia, mi alzai. Nebogipfel torn� ai suoi studi, e Mos�, con la chioma ancora scompigliata, mi guard�. Lo osservai a mia volta con una certa preoccupazione, perch� cominciavo a rendermi conto che la nostra condizione di dislocazione temporale lo stava mettendo a dura prova.�� A quanto pare, debbo mettermi al lavoro�� gli dissi.�� Perch� non mi accompagni? Sarei lieto di beneficiare della tua capacit� di osservazione.</p><p>Senza allegria, Mos� sorrise:�� La <emphasis>mia</emphasis> capacit� di osservazione � la <emphasis>tua</emphasis> capacit� di osservazione. Non hai bisogno di me.</p><p>��Per� apprezzerei la tua compagnia. Dopotutto, questo potrebbe diventare il tuo futuro. Non credi che ti gioverebbe cominciare ad ambientarti?</p><p>Gli occhi profondi di Mos� parvero esprimere la stessa nostalgia di casa che era tanto intensa in me:�� Non oggi. Ma ci sar� tempo� domani, forse.�� Con un cenno della testa, Mos� salut�:�� Sii prudente.</p><p>In quel momento, non seppi cos�altro dire.</p><p>Lasciai che Filby mi guidasse nell�atrio. Colui che attendeva sulla soglia della porta aperta era alto e sgraziato, con la zazzera brizzolata. Alle sue spalle, in strada, stava un soldato.</p><p>Quando mi vide, l�uomo di alta statura mi venne incontro con una goffaggine adolescenziale che contrastava con la sua corporatura. Mi salut� per nome, stringendomi la mano con una delle sue, forti e callose. Capii che era un pragmatico, uno sperimentatore: forse saremmo andati d�accordo.</p><p>��Sono felice di conoscerla: davvero felice.�� L�uomo dimostrava una cinquantina d�anni. Aveva i lineamenti fini, il naso diritto, e, dietro gli occhiali dalla montatura metallica, lo sguardo schietto.�� Sono assegnato al Diguerdiscron, il direttorio per la guerra di dislocamento cronotico del ministero dell�aria.�� Era evidentemente un civile, perch�, ad eccezione della maschera antigas e degli spallacci che tutti portavano, indossava un completo semplice, abbastanza sciatto, con la cravatta a strisce e la camicia ingiallita. Aveva su un risvolto un distintivo con un numero.</p><p>��Molto lieto�� risposi.�� Purtroppo, temo di non conoscerla�</p><p>��Perch� mai dovrebbe conoscermi? Avevo soltanto otto anni quando il suo prototipo VDC part� per il futuro� Oh, mi scusi! VDC sta per �veicolo di dislocamento cronotico�. Immagino che si abituer� a tutti questi nostri acronimi� O forse no! Io non mi ci sono mai abituato. E si dice che lo stesso lord Beaverbrook stenti a rammentare tutti i direttori subordinati al suo ministero. Io non sono un personaggio noto: non sono per nulla famoso quanto lei. Fino a poco tempo fa ero soltanto vicecapo progettista alla Vickers-Armstrong Company, nel Bunker Weybridge. Quando le mie proposte sulla guerra cronotica iniziarono ad attirare l�attenzione, fui trasferito al quartier generale del Diguerdiscron, qui all�Imperiale. Senta��� aggiunse seriamente.�� Sono davvero felice che lei sia qui. � stato un caso eccezionale a condurla fra noi. Credo che <emphasis>noi,</emphasis> ossia lei ed io, potremo forgiare una collaborazione in grado di cambiare la storia, e forse di porre fine una volta per tutte a questa dannata guerra!</p><p>Non potei fare a meno di rabbrividire, perch� ne avevo gi� avuto abbastanza di cambiare la storia. E tutto quel gran parlare di guerra temporale, suggerendo che la mia macchina, la quale aveva gi� inflitto tanti danni, potesse essere usata deliberatamente per arrecare distruzione, suscit� in me un autentico terrore, tanto che non seppi come comportarmi.</p><p>��E adesso� Dove preferisce andare a parlare? Vorrebbe venire nel mio ufficio all�Imperiale? Ho certi documenti che�</p><p>��In seguito. Senta� Potr� sembrarle strano, ma� Sono arrivato da poco nel vostro mondo, quindi sarei lieto di poterlo visitare un po� meglio. � possibile?</p><p>Il volto dell�uomo s�illumin�:�� Naturalmente! Potremo conversare camminando.�� E si gir� per lanciare un�occhiata al soldato, che concesse il suo permesso annuendo.</p><p>��Grazie, signor�</p><p>��Per la verit�, sono il <emphasis>dottor</emphasis> Wallis: Barnes Wallis.</p></section><section><title><p>6</p><p>Hyde Park</p></title><p>Come scoprii, l�Imperial College era situato a South Kensington, a pochi minuti di cammino da Queen�s Gate Terrace. Era stato fondato poco dopo la mia epoca, nel 1907, mediante la fusione di tre istituti che conoscevo: il Royal College of Chemistry, la Royal School of Mines, e il City and Guilds College. In verit�, da giovane avevo insegnato per breve tempo alla Normal School of Science, che a sua volta era stata successivamente assorbita dall�Imperial College. Nell�entrare a South Kensington, rammentai di avere trascorso gran parte del mio tempo, a Londra, visitando luoghi deliziosi come l�Empire, a Leicester Square. Comunque, avevo imparato a conoscere bene la zona� E quanto la trovai trasformata!</p><p>Dopo avere percorso Queen�s Gate Terrace in direzione dell�universit�, ci dirigemmo a Kensington Gore, a sud di Hyde Park. Eravamo scortati da sei soldati che ci circondavano in silenzio, ma mi chiesi quanti militari sarebbero intervenuti se fosse accaduto qualcosa. Era come trovarsi in un edificio tanto vasto quanto caldo, perci� non pass� molto tempo prima che la calura umida cominciasse a fiaccarmi, cos� mi tolsi la giacca e mi allentai la cravatta. Seguendo il consiglio di Wallis, mi applicai gli spallacci alla camicia e mi appesi la maschera antigas alla cintura.</p><p>Mi colp�, nell�osservare le strade trasformate, che non tutti i mutamenti intercorsi dalla mia epoca erano stati dannosi. L�abolizione dei cavalli, con i loro escrementi, nonch� del fumo dei focolari e delle esalazioni dei motori, motivata dalla necessit� di salvaguardare la qualit� dell�aria sotto la Cupola, aveva avuto conseguenze positive. Le strade principali erano pavimentate da una nuova sostanza vetrosa, elastica, che veniva tenuta pulita da squadre di spazzini che manovravano filoveicoli elettrici muniti di spazzole e d�innaffiatoi. Le strade erano affollate di biciclette, di risci� e di tram, con i trolley che sibilavano e suscitavano faville azzurre nell�oscurit�. Per i pedoni esistevano le cosiddette �passerelle�, installate lungo le facciate delle case all�altezza del primo, del secondo, e talvolta persino del terzo piano. Ponti alti e leggeri varcavano le strade, unendo spesso le passerelle e conferendo a Londra, persino in quell�oscurit� stigea, un qualcosa d�italiano.</p><p>In seguito, quando ebbe conosciuto un po� meglio di me la vita cittadina, Mos� mi rifer� che i negozi del West End prosperavano nonostante le ristrettezze imposte dalla guerra, e cos� pure i nuovi teatri intorno a Leicester Square, con le facciate di porcellana rinforzata e le insegne luminose. Nondimeno, vi si rappresentavano spettacoli noiosi, educativi, o propagandistici, che suscitarono le lamentele di Mos�. Due teatri erano dedicati esclusivamente a un ciclo perpetuo di drammi shakespeariani.</p><p>Nella mia epoca, avevo sempre considerato la Royal Albert Hall come una mostruosit�: una sorta di cappelliera rosa. Quando vi passai dinanzi con Wallis, nell�oscurit� della Cupola, il memorabile ammasso era illuminato da una serie di raggi, proiettati da <emphasis>lampade Aldis,</emphasis> come mi spieg� la mia guida, che lo rendevano ancora pi� grottesco e pomposo. All�Alexandre Gate, entrammo nel parco, poi tornammo all�Albert Memorial, e percorremmo Lancaster Walk verso settentrione. Dinanzi a noi, vidi guizzare sulla volta i raggi della chiacchieratrice, mentre da lontano giungevano gli echi delle voci amplificate.</p><p>Nel passeggiare, Wallis comment� ci� che ci stava intorno, dimostrandosi un compagno abbastanza gradevole: mi resi conto che era proprio il tipo d�uomo che, in una storia diversa, avrei potuto considerare amico.</p><p>Rammentavo Hyde Park come un luogo civile, attraente e calmo, con i suoi viottoli ampi e i suoi alberi sparsi. Riconobbi alcune caratteristiche che avevo conosciuto, come la cupola verderame del Bandstand, da cui un coro di minatori gallesi cantava inni burrascosamente. Il parco del futuro, tuttavia, era pieno di ombre, spezzate dalle isole di luce dei lampioni. L�erba era scomparsa, senza dubbio perch� la Cupola nascondeva il sole, e il suolo era coperto in gran parte di tavole lignee. Quando gli chiesi perch� la zona del parco non fosse stata semplicemente edificata, Wallis mi spieg� che ai londinesi piaceva credere che un giorno sarebbe stato possibile demolire la brutta Cupola e riportare la citt� alla bellezza di un tempo, inclusi i parchi.</p><p>Una zona di Hyde Park, intorno al Bandstand, era stata trasformata in una sorta di baraccopoli, con centinaia di tende raggruppate intorno a rozzi edifici in cemento, che ospitavano cucine e bagni comuni. Sul suolo arido e calpestato, fra le tende, adulti, bambini e cani, si aprivano la strada nel tetro e infinito processo del vivere.</p><p>��La povera vecchia Londra ha accolto molti profughi negli ultimi anni�� spieg� Wallis.�� La densit� della popolazione � aumentata moltissimo� Eppure c�� lavoro utile per tutti. � vero che in quelle tende, comunque, si soffre, ma purtroppo non c�� altro modo di ospitare i profughi.</p><p>Lasciato Lancaster Walk, ci avvicinammo a Round Pond, nel cuore del parco. Un tempo, quella era stata una zona attraente e tranquilla, da cui si godeva una bella vista su Kensington Palace. Bench� esistesse ancora, il lago era recintato, in quanto, come disse Wallis, era stato trasformato in un bacino per servire alle necessit� della popolazione accresciuta. Quanto al palazzo, ne restava soltanto un guscio: evidentemente, era stato abbandonato dopo essere stato semidistratto dai bombardamenti.</p><p>Sostammo a un chiosco, dove ci servirono limonata piuttosto calda. La zona era affollata, non soltanto di pedoni, ma anche di ciclisti. A breve distanza era in corso una partita di calcio, con mucchi di maschere antigas al posto dei pali delle porte. Di quando in quando si udivano persino brevi risate. Wallis mi raccont� che la gente si recava ancora a Speaker�s Corner per ascoltare l�Esercito della Salvezza, o la Societ� Laica Nazionale, o l�Associazione per la Dimostrazione Cattolica, o la Lega Contro la Quinta Colonna, che era impegnata in una campagna contro le spie, i traditori, e chiunque sostenesse in qualsiasi modo il nemico.</p><p>Quella fu la condizione pi� felice in cui vidi la popolazione in quell�epoca ottenebrata: a parte gli spallacci e le maschere antigas, nonch� il suolo morto e la spaventevole volta incombente sopra le teste di noi tutti, poteva sembrare di vivere in un giorno festivo di qualunque epoca. Ancora una volta rimasi colpito dall�adattabilit� dello spirito umano.</p></section><section><title><p>7</p><p>La chiacchieratrice</p></title><p>A settentrione di Round Pond erano state collocate parecchie file di sporche sedie a sdraio in tela per coloro che desideravano assistere ai notiziari proiettati sulla volta. Le sedie erano quasi tutte occupate. Quando Wallis ebbe pagato a un inserviente, con monete metalliche molto pi� piccole di quelle della mia epoca, ci accomodammo in due posti liberi, sdraiandoci con le teste reclinate all�indietro.</p><p>I soldati silenziosi della nostra scorta si disposero tutt�intorno, sorvegliando noi e la folla circostante.</p><p>Come dita di luce polverose, i raggi delle lampade Aldis installate, come mi spieg� Wallis, a Portland Place, dipingevano sulla volta immagini grigie e bianche, mentre voci e musiche amplificate sommergevano il pubblico passivo. Una zona della volta era stata dipinta di bianco proprio affinch� fosse possibile proiettarvi nitidamente le immagini cinematografiche. La prima sequenza mostr� un uomo magro e stralunato che scambiava una stretta di mano con un altro e poi si metteva in posa accanto a quello che sembrava un blocco di mattoni. Le voci non erano perfettamente coordinate al movimento delle labbra, ma la musica era emozionante, e nell�insieme l�effetto era facilmente decodificabile.</p><p>��Siamo fortunati�� comment� Wallis, accostando la testa alla mia.�� � un servizio sull�Imperial College. Quello � Kurt G�del, un giovane scienziato austriaco. Forse lo conoscer�. Di recente siamo riusciti a sottrarlo al Reich. Sembra che G�del abbia accettato di cambiare bandiera a causa dell�assurda convinzione che il kaiser sia morto e sia stato sostituito da un impostore. Detto fra noi, � un tipo alquanto strano, per� � un genio.</p><p>��G�del?�� La notizia suscit� il mio interesse.�� Non � forse colui che ha dimostrato l�imperfettibilit� della matematica, e via dicendo?</p><p>��Be�, s셠� Incuriosito, Wallis mi guard�.�� Ma come lo sa? � successo dopo la sua partenza per il futuro� Comunque, non era per le sue scoperte nell�ambito della filosofia matematica, che lo volevamo. A Princeton, gli abbiamo fatto conoscere Einstein. Riprender� una ricerca�� prosegu� Wallis, giacch� non mi curai d�interromperlo per chiedergli chi fosse <emphasis>quell�Einstein��</emphasis> che aveva iniziato a compiere per il Reich. Speriamo di ricavarne una nuova tecnica per viaggiare nel tempo. � stato un gran bel colpo. Immagino che i ragazzi del kaiser siano furibondi�</p><p>��E cos�� la costruzione di mattoni che gli sta accanto?</p><p>��Oh, un esperimento.�� Prudentemente, Wallis guard� attorno.�� Non dovrei dire troppo. La chiacchieratrice lo trasmette soltanto per fare un po� di scena. � qualcosa che concerne la <emphasis>fissione atomica.</emphasis> Le spiegher� tutto pi� tardi, se le interessa. Sembra che G�del sia particolarmente desideroso di sperimentarla: anzi, credo che siano gi� stati compiuti alcuni esperimenti per lui.</p><p>Sullo schermo apparve l�immagine di alcuni vecchi, abbigliati con uniformi militari sgraziate, i quali sorridevano alla cinepresa.�� E la milizia territoriale�� spieg� Wallis.�� � composta di persone anziane d�ambo i sessi che prestano servizio e si mantengono a disposizione, nell�eventualit� che l�Inghilterra venga invasa.�� Poi fu inquadrato in primo piano un uomo magro, dall�espressione assorta.�� Quello � Orwell, George Orwell: un bravo scrittore. Immagino che lei non lo conosca�</p><p>Terminato il notiziario, apparve sullo schermo un filmato divertente, a disegni animati, dal vivace sottofondo musicale, che aveva come protagonista un certo Dan il Disperato, il quale viveva in un Texas rozzamente disegnato. Dopo avere divorato una torta enorme, Dan cerc� di confezionarsi un maglione di fili telegrafici usando due pali come ferri da calza, ma involontariamente fece una catena, che poi gett� in mare, dove essa affond�. Quando la recuper�, Dan scopr� che aveva affondato nientemeno che tre corazzati sommergibili tedeschi. Un gentiluomo della marina, che aveva assistito allo spettacolo, gli consegn� una ricompensa di cinquanta sterline. Poi, il personaggio visse una serie di altre avventure dello stesso genere.</p><p>Avrei pensato che quel divertimento fosse adatto soltanto ai bambini, se non avessi visto ridere anche gli adulti. Personalmente, mi sembr� uno spettacolo propagandistico tra i pi� rozzi, perci� decisi che l�appellativo colloquiale di �chiacchieratrice� si addiceva perfettamente a quella forma di cinematografo.</p><p>Fu proiettato in seguito un altro notiziario, con le immagini di una citt�, che avrebbe potuto essere Glasgow o Liverpool, devastata da incendi giganteschi che illuminavano il cielo notturno, e fanciulli evacuati da una Cupola crollata nelle Midlands. Sporchi, sorridenti, con stivali troppo grandi, questi ultimi mi parvero tipici ragazzini di citt� abbandonati, del tutto indifesi, in balia delle correnti della guerra.</p><p>Una didascalia annunci� l�inizio di una rubrica intitolata �Poscritto�. La prima immagine fu un ritratto del re: rimasi sconcertato nel vedere un uomo magro, di nome Egbert, lontano parente della vecchia regina che ricordavo. Era stato uno dei pochi membri della famiglia reale a sopravvivere alle audaci incursioni compiute dai tedeschi all�inizio della guerra.</p><p>Un attore dalla voce impostata recit� un componimento poetico:</p><p><emphasis>�Tutto andr� bene.</emphasis></p><p><emphasis>�In ogni modo, tutto si risolver� per il meglio,</emphasis></p><p><emphasis>�Quando le lingue di fiamma saranno intrecciate</emphasis></p><p><emphasis>�Nel nodo coronato di fuoco,</emphasis></p><p><emphasis>�E la rosa e il fuoco saranno una sola cosa��</emphasis></p><p>E cos� via. A quanto potei capire, la poesia descriveva la guerra come una sorta di purgatorio, da cui l�umanit� sarebbe uscita purificata. Un tempo avrei forse potuto essere d�accordo, ma dopo il mio soggiorno nell�Interno della Sfera ero giunto a considerare la guerra n� pi� n� meno che un tumore maligno, una pecca dell�anima umana, per la quale ogni giustificazione non poteva essere altro, appunto, che una mera scusa a posteriori.</p><p>Capii che Wallis non attribuiva importanza a quel genere di discorsi. Scrollando le spalle, disse:�� Eliot�� come se ci� spiegasse tutto.</p><p>Apparve quindi l�immagine di un vecchio dall�espressione afflitta sul viso dagli occhi stanchi, le guance flosce, le orecchie brutte, i baffi incolti, e maniere che rivelavano ira e frustrazione. Seduto accanto a un caminetto, con in mano una pipa evidentemente spenta, recit� con voce fievole una sorta di commento agli eventi del giorno. Il suo aspetto mi parve familiare, anche se dapprima non riuscii a riconoscerlo. Non sembrava molto impressionato dall�offensiva del Reich:�� La grande macchina bellica dei tedeschi non pu� creare neppure una favilla di quella poesia dell�azione che distingue la guerra dallo sterminio di massa: � una macchina, dunque � priva d�anima.</p><p>In un tono che mi sembr� contenere una sfumatura di gioia apocalittica, esort� la popolazione a compiere sforzi ancora pi� grandi, ravviv� il mito della campagna inglese (�le verdi colline arrotondate che si dissolvono nella foschia azzurra del cielo�), invit� il pubblico a immaginare quel paesaggio inglese devastato �come a rivelare il vecchio fronte delle Fiandre, con le trincee e i crateri delle bombe, le citt� in rovina, i campi deturpati, il cielo che erutta morte, e i volti dei bambini assassinati�.</p><p>D�improvviso, lo riconobbi: era il mio amico di un tempo, lo Scrittore, ormai invecchiato.</p><p>Subito chiesi:�� Ma quello non � forse il signor�?�� pronunciando il suo nome.</p><p>��S�. Lo conosceva? � possibile� Ma certo! Fu lui a scrivere un resoconto dei suoi viaggi nel tempo, che divenne molto popolare. Se ben ricordo, comparve dapprima a puntate su <emphasis>The New Review,</emphasis> e poi fu ristampato in volume. Fu un evento fondamentale, per me, scoprire che� Il poveretto sta invecchiando, naturalmente, e credo che non abbia mai goduto di molta salute. La sua narrativa non � pi� quella di un tempo, a mio avviso.</p><p>��Davvero?</p><p>��Troppo moralismo, e troppa poca azione: sa cosa intendo! Comunque, le sue opere di divulgazione scientifica e di storia sono state bene accolte. � buon amico di Churchill, cio� il primo lord dell�ammiragliato, e sospetto che eserciti un�influenza notevole sulla concezione, da parte delle autorit�, di come dovranno andare le cose dopo la guerra, quando giungeremo sugli �altopiani del futuro��� prosegu� Wallis, citando qualche altro discorso del mio amico di un tempo.�� Sta lavorando a una dichiarazione dei diritti dell�uomo, o qualcosa del genere, a cui dovremo aderire tutti allorch� la guerra sar� finita. Sa bene anche lei come sono questi sogni. Comunque, il nostro autore non � tanto bravo come oratore. Personalmente, il mio preferito � Priestley.</p><p>Le perorazioni dello Scrittore continuarono per alcuni minuti. Fui lieto di scoprire che il mio vecchio amico era sopravvissuto alle vicissitudini di quella storia terribile, trovandosi persino un ruolo sociale importante, tuttavia mi rattrist� invincibilmente scoprire quanto il tempo avesse trasformato il giovane entusiasta che avevo conosciuto! Come quando avevo incontrato Filby, provai una fitta di compassione per le moltitudini anonime che mi circondavano, imprigionate nel tempo che scorreva lentamente e destinate a un decadimento inesorabile. Pensai inoltre che fosse un�ironia spaventevole che un individuo con una fede tanto vigorosa nella perfettibilit� dell�uomo dovesse trascorrere gran parte della propria esistenza in un mondo dominato dalla guerra pi� vasta e sanguinosa della storia.</p><p>��Andiamo�� riprese a un tratto Wallis.�� Passeggiamo ancora un po�. Gli spettacoli e i notiziari sono molto ripetitivi.</p><empty-line/><p>Nel camminare, Wallis mi parl� pi� dettagliatamente di se stesso. Nel Bunker Waybridge, lavorando per la Vickers-Armstrong Company, era diventato un progettista aeronautico di buona reputazione: lui stesso dichiar� di essere conosciuto come il �mago scienziato�.</p><p>Con il protrarsi della guerra, aveva dedicato il proprio ingegno, evidentemente fertile, ad escogitare piani su come accelerarne la conclusione. Aveva pensato, per esempio, di distruggere le fonti energetiche del nemico, ossia i bacini, le dighe, le miniere, e cos� via, mediante immani quantit� di esplosivo sganciate nella stratosfera da macchine volanti chiamate �mostri bombardieri�. A tale scopo, aveva studiato le variazioni della velocit� dei venti in rapporto all�altezza, la visibilit� degli oggetti dalle grandi altitudini, gli effetti delle onde telluriche sui pozzi minerari, e cos� via.</p><p>��Capisce quali possibilit� sono implicite in tutto ci�, vero? Occorre avere soltanto il tipo giusto d�immaginazione. Con dieci tonnellate di esplosivo si potrebbe deviare il corso del Reno!</p><p>��E come sono state accolte queste proposte?</p><p>La mia guida sospir�:�� Le risorse sono sempre scarse, in tempo di guerra, persino per i progetti di massima priorit�. Quanto alle imprese nuove e rischiose� Dissero che si trattava di un�assurdit�, di una sciocchezza immane, e i militari fecero un gran parlare del fatto che gli �inventori� come me �sprecano� le vite dei �loro ragazzi�.�� Era chiaro che Wallis era addolorato dal ricordo.�� Lei sa che gli uomini come noi debbono aspettarsi lo scetticismo� e tuttavia!</p><p>Perseverando nei propri studi, Wallis aveva finalmente ottenuto il permesso di costruire un bombardiere mostro:�� � stato battezzato <emphasis>Vittoria��</emphasis> spieg�.�� Ha un carico di bombe da nove tonnellate e pu� volare a una quota di dodicimila metri, a oltre trecento miglia orarie, con un�autonomia di quattromila miglia. � magnifico quando decolla, con sei motori Hercules che fiammeggiano. Ha bisogno di non meno di due terzi di miglio per prendere il volo. E le bombe sismiche che sgancia hanno gi� cominciato a seminare la distruzione nel cuore del Reich!�� Dietro le lenti impolverate, i begli occhi profondi dello scienziato scintillarono.</p><p>Dopo essersi dedicato per alcuni anni alla progettazione dell�aeromobile <emphasis>Vittoria,</emphasis> Wallis aveva letto il popolare resoconto dei miei viaggi nel tempo e aveva subito concepito la possibilit� di adattare la mia macchina alla guerra.</p><p>In quel caso, non aveva avuto difficolt� a farsi ascoltare, perch� non occorreva molta immaginazione per rendersi conto dell�illimitato potenziale militare della macchina del tempo. Cos�, il direttorio della guerra di dislocamento cronotico lo aveva nominato capo civile della ricerca, poi, per prima cosa, aveva sequestrato la mia vecchia casa, che era rimasta abbandonata a Richmond sin dall�epoca della mia partenza, e aveva recuperato la documentazione relativa ai miei studi e ai miei esperimenti.</p><p>��Ma che cosa volete da me? Avete gi� una macchina del tempo: il corazzato che mi ha condotto qui.</p><p>Con le mani unite dietro la schiena, il volto lungo e grave, Wallis rispose:�� Il <emphasis>Raglan,</emphasis> certo� Ma lei stesso ha visto quel mostro� Per quanto concerne le sue capacit� di viaggio temporale, ha potuto beneficiare soltanto dei resti trovati nel suo laboratorio: pezzi di quarzo e d�ottone cosparsi di plattnerite. Impossibile da equilibrare o da calibrare, il <emphasis>Raglan</emphasis> � una macchina goffa e pesante che pu� allontanarsi al massimo di mezzo secolo dal presente. Abbiamo osato mettere a repentaglio il corazzato soltanto per cercare di garantire che i nostri nemici non interferissero cronoticamente con l�invenzione della macchina del tempo originale. Ma adesso, per puro caso, il <emphasis>Raglan</emphasis> ci ha portato lei! E abbiamo gi� fatto qualche progresso: abbiamo recuperato la plattnerite. Quanto alla sua vecchia macchina, l�abbiamo collocata nel Museo Imperiale della Guerra. Le piacerebbe vederla? Sar� esposta al pubblico con tutti gli onori.</p><p>Addolorato che il mio cocchio fedele avesse fatto quella fine, nonch� turbato dalla neutralizzazione dell�unico mezzo che mi avrebbe consentito di abbandonare il 1938, scossi silenziosamente la testa.</p><p>��Ci occorre che lei produca altra plattnerite. Mi mostri come fabbricarne a tonnellate!</p><p>Nell�udire queste parole, mi resi conto che Wallis credeva che fossi stato io a creare la plattnerite; tuttavia continuai a tacere.</p><p>��Vogliamo sviluppare la sua tecnica del viaggio temporale, e applicarla in modi che forse superano i suoi sogni pi� sfrenati. Con un VDC, si potrebbe bombardare la storia e cambiarne il corso: � proprio come il mio progetto per modificare il corso del Reno! Perch� no? Se � concepibile, dev�essere realizzabile. � la sfida tecnica pi� entusiasmante che si possa immaginare. [TAGID]E [TAGIF]andrebbe tutto a beneficio dello sforzo bellico.</p><p>��<emphasis>Bombardare</emphasis> la storia?</p><p>��Ci pensi� Si potrebbe tornare indietro nel tempo e intervenire all�inizio della guerra. Oppure si potrebbe assassinare Bismarck� Perch� no? Che scherzo sarebbe! E cos� s�impedirebbe la creazione della Germania. Non capisce? <emphasis>La macchina del tempo � un �arma contro cui non esiste difesa.</emphasis> La potenza che per prima svilupper� una tecnica affidabile di dislocamento cronotico dominer� il mondo.�� Con gli occhi scintillanti, Wallis concluse:�� E bisogna che la dominatrice del mondo sia la Gran Bretagna!</p><p>Osservandolo, pensai che il suo entusiasmo spropositato nei confronti della distruzione e del potere fosse notevolmente inquietante.</p></section><section><title><p>8</p><p>Gli altopiani del futuro</p></title><p>Tornati al Lancaster Walk, proseguimmo la passeggiata verso il confine meridionale del parco, sempre discretamente scortati dai soldati.</p><p>��Mi dica qualcosa di pi��� chiesi�� di quello che accadr� quando la Gran Bretagna e i suoi alleati vinceranno questa guerra temporale. Mi parli degli �altopiani del futuro�.</p><p>Manifestando incertezza, Wallis si massaggi� il naso:�� Non sono un politico. Non posso�</p><p>��No, no� Mi spieghi con le sue parole�</p><p>��Benissimo.�� Wallis alz� lo sguardo alla Cupola.�� Tanto per cominciare, questa guerra ci ha spogliati di molte delle nostre care illusioni�</p><p>��Davvero?�� Tale preambolo mi sembr� di cattivo augurio, e infatti i miei timori non tardarono a rivelarsi giustificati.</p><p>��In primo luogo, ci ha svelato la fallacia della democrazia. � ormai chiaro che non serve a nulla <emphasis>chiedere</emphasis> alla gente che cosa voglia: bisogna prima capire che cosa <emphasis>dovrebbe</emphasis> volere per la salvaguardia della societ�, e poi <emphasis>dirle</emphasis> che cosa vuole, e fare in modo che l�ottenga. So che ci� pu� sembrare strano a un uomo della sua epoca, ma questo � il pensiero moderno. E poco fa, al fonografo, ho sentito il suo famoso amico abbracciare in gran parte il medesimo punto di vista. E anche lui appartiene alla stessa epoca da cui proviene lei, vero? Conosco poco la storia, ma mi sembra che lo stato moderno che stiamo sviluppando in Gran Bretagna e in America, l�organizzazione che intendiamo condividere con il resto del mondo, somigli molto alle repubbliche antiche, come Cartagine, Atene, Roma, che erano essenzialmente aristocratiche. I parlamentari esistono ancora, per� non vengono pi� scelti con un metodo tanto rozzo quanto il suffragio popolare. E l�antiquato istituto dell�opposizione� Be�! A tutto questo abbiamo rinunciato. Senta� Uomini come me e come lei sanno che a proposito della maggior parte dei problemi non possono esistere due opinioni rispettabili e opposte. Esistono soltanto un unico modo <emphasis>corretto</emphasis> e un�infinit� di modi <emphasis>sbagliati</emphasis> per fare le cose. Ogni governo tenta di agire nel modo giusto, oppure � criminale: � tutto qui. L�opposizione, in passato, faceva pi� che altro ostruzionismo per ottenere determinati vantaggi particolari, ostacolando il progresso. Ebbene, il sabotaggio deve cessare. Certi giovani si spingono molto oltre nel concepire il futuro. Per esempio, dicono che la famiglia sta scomparendo. Un tempo, quando la societ� era prevalentemente agricola, la famiglia ne era l�unit� fondamentale: la cellula, per cos� dire. Ma oggi, nel mondo moderno, sta perdendo la sua specificit�, per dissolversi in sistemi di relazione pi� ampi. Fra i giovani, incluse le donne, il senso della famiglia sta diminuendo enormemente.</p><p>Rammentando la capitana Hilary Bond, domandai:�� Ma che cosa <emphasis>sostituir�</emphasis> la famiglia?</p><p>��Be�, i lineamenti fondamentali non sono ancora chiari, ma i giovani parlano della formazione di <emphasis>nuclei sociali</emphasis> nuovi e diversi. Gli studiosi, gli scrittori, gli oratori, insomma, gli intellettuali, ci guideranno verso un nuovo modo di pensare, verso un�organizzazione sociale nuova e migliore, liberandoci dal tribalismo antico.</p><p>��Gli �altopiani�� Davvero��� Non credevo che Wallis fosse tra i fondatori di quella filosofia: era evidente che si limitava a rispecchiare i punti di vista della sua epoca, diffusi dal chiacchiericcio dei creatori di opinione in seno al governo e alla cultura. Comunque, chiesi:�� E <emphasis>lei,</emphasis> che cosa pensa di tutto questo?</p><p>��Io?�� Wallis rise, in tono di autodisapprovazione.�� Io sono troppo vecchio per cambiare, e��� La sua voce vacill�.�� Non vorrei mai perdere le mie figlie. Nondimeno, non voglio vederle crescere in un mondo��� Accenn� alla Cupola, al parco arido, ai soldati.�� Come questo! E se ci� significa cambiare la natura umana, allora cos� sia! E adesso, capisce perch� abbiamo bisogno della sua collaborazione? Con un�arma come un VDC, una macchina del tempo, la fondazione dello stato moderno cui ho accennato diverr�, se non semplice, almeno pi� realizzabile. E se dovessimo fallire�</p><p>��S�?</p><p>In prossimit� del confine meridionale del parco, dove si trovavano soltanto poche persone, Wallis si ferm�:�� Si dice�� riprese, sottovoce�� che i tedeschi stiano costruendo una loro macchina del tempo. E se saranno i <emphasis>primi</emphasis> a riuscirci, se il Reich si procurer� mezzi efficaci per la guerra di dislocamento cronotico�</p><p>��Ebbene?</p><p>Allora Wallis pronunci� a mio beneficio una breve ma agghiacciante descrizione, evidentemente basata su anni di propaganda, della guerra temporale che sarebbe stata combattuta: i capi militari tedeschi dagli occhi gelidi avrebbero inviato nel nostro nobile passato i loro guerrieri temporali, giovani soldati folli e fanatici, descritti dallo stesso Wallis come bombe semoventi, i quali sarebbero intervenuti ferocemente in cento delle nostre battaglie antiche, come automi seminatori di morte.</p><p>��Distruggerebbero l�Inghilterra, strangolandola nella culla. Ecco ci� che dobbiamo impedire�� concluse Wallis.�� Capisce, vero?</p><p>Del tutto incapace di rispondere, scrutai il volto assorto e fervido dello scienziato.</p><empty-line/><p>Dopo avermi ricondotto alla casa in Queen�s Gate Terrace, Wallis dichiar�:�� Non voglio forzarla a decidere di collaborare con me, vecchio mio. Capisco quanto tutto ci� debba essere difficile per lei: dopotutto, � la nostra guerra. Per� il tempo stringe. D�altronde, che cosa significa il �tempo� in queste circostanze?</p><p>Ritornato nella sala da fumo, dov�erano riuniti i miei compagni, accettai il bicchiere di whisky con acqua che Filby mi offr�, poi mi gettai sopra una sedia.�� Si soffoca, l� fuori, con quella dannata Cupola�� commentai.�� Sembra la Birmania! � una strana sensazione� � buio pesto, bench� sia soltanto ora di pranzo.</p><p>Sollevando lo sguardo dal libro che stava leggendo, Mos� cit�:�� �L�esperienza concerne l�intensit�, non la durata.��� Quindi sorrise.�� Non sarebbe un epitaffio perfetto per un viaggiatore temporale? <emphasis>L�intensit�:</emphasis> ecco ci� che conta.</p><p>��Chi � l�autore?</p><p>��Thomas Hardy. Non era quasi un tuo contemporaneo?</p><p>��Non ho mai letto le sue opere.</p><p>��Be�, ormai � morto��� Mos� guard� la data della prefazione.�� 1928��� E chiuse il libro.�� Che cos�hai saputo da Wallis?</p><p>Dopo avere riassunto la mia conversazione con lo scienziato, conclusi:�� Sono lieto di essermi sbarazzato di lui e di tutta quella farragine di propaganda e di rozza politica, per non parlare della confusione assoluta sulla causalit�, e cos� via.</p><p>I discorsi di Wallis avevano aggravato la depressione che mi affliggeva da quando ero giunto nel 1938. Ho l�impressione che nel cuore umano esista un conflitto fondamentale. Giacch� meglio di chiunque altro sono stato testimone dell�azione spietata delle correnti evolutive che pulsano nell�umanit�, risalenti alle epoche primordiali, credo che l�uomo sia dominato dalle forze della propria natura. Eppure, i giovani inglesi e americani, intelligenti ma induriti dalla guerra, erano decisi a pianificare, a controllare, a lottare contro la natura, a collocare se stessi e i loro simili in una sorta di stasi: un�utopia raggelata.</p><p>Sapevo che, se fossi stato un cittadino del nuovo stato moderno che intendevano fondare, non avrei tardato a diventare uno degli spiriti contestatori che si sarebbero dibattuti nella sua morsa tanto benevola quanto spietata.</p><p>Tuttavia mi chiesi, nel profondo del cuore, fino a che punto avrei condiviso il parere di Wallis sullo stato moderno dominatore e pianificatore, prima che le esperienze di viaggio temporale mi aprissero gli occhi sui limiti dell�umanit�.</p><p>��Fra l�altro�� ripresi�� mi sono imbattuto in un tuo vecchio amico, Nebogipfel: Kurt G�del.</p><p>Lasciandosi sfuggire una strana parola gorgogliante nella sua lingua, Nebogipfel si gir� di scatto sulla sedia e si alz�, con un movimento rapido e fluido che lo fece sembrare pi� animale che umano. In quel momento, Filby impallid�, e Mos� rinserr� la presa sul libro che aveva in mano.</p><p>��<emphasis>G�del�</emphasis> � qui?</p><p>��S�, si trova nella Cupola. In verit�, lavora a meno di un quarto di miglio da qui, all�Imperial College.�� Ci� detto, descrissi il notiziario della chiacchieratrice in cui era comparso il famoso matematico.</p><p>��<emphasis>Una pila a fissione��</emphasis> sibil� Nebogipfel.�� Certo, adesso capisco� � lui la chiave: G�del � la chiave di tutto. Dev�essere stato lui, con la sua comprensione degli universi rotanti�</p><p>��Non capisco di che cosa tu stia parlando.</p><p>��Ascolta� Vuoi sfuggire a questa storia terribile?</p><p>Naturalmente, lo volevo eccome, e per valide ragioni: intendevo sottrarmi a quel conflitto spaventevole, cercare di tornare nella mia epoca, e tentare d�impedire la scoperta del viaggio temporale prima dell�inizio della folle guerra temporale.�� Ma per questo�� obiettai�� dobbiamo procurarci una macchina del tempo�</p><p>��Esatto. Ecco perch� devi portarci da G�del: <emphasis>devi</emphasis> farlo assolutamente. Adesso capisco la verit�.</p><p>��Quale verit�?</p><p>��Barnes Wallis sbaglia a proposito dei tedeschi. La loro macchina del tempo � pi� che una minaccia: � gi� <emphasis>stata costruita!</emphasis></p><p>Tutti quanti balzammo in piedi, cominciando a parlare tutti insieme.</p><p>��Cosa?</p><p>��Che cosa stai dicendo?</p><p>��Come�?</p><p>��Ci troviamo gi� in un flusso storico�� dichiar� Nebogipfel�� che � stato provocato dai tedeschi.</p><p>��Come lo sai?�� chiesi.</p><p>��Come ricorderai, quando vivevo nella mia storia studiavo la tua epoca�� spieg� Nebogipfel.�� E nella <emphasis>mia</emphasis> storia non era mai esistita una guerra come questa, che dura gi� da decenni. Nella mia storia, era scoppiata una guerra nel 1914, che per� si era conclusa nel 1918 con la vittoria degli alleati sui tedeschi. Una nuova guerra era scoppiata nel 1939, a causa di una nuova forma di governo sviluppatasi in Germania, e�</p><p>In preda a una strana vertigine, cercai a tastoni la sedia che avevo alle spalle e mi ci lasciai cadere.</p><p>��Quei dannati tedeschi!�� Filby sembrava terrorizzato.�� Lo avevo detto! Lo sapevo che non fanno altro che combinare guai!</p><p>��Mi chiedo�� intervenne Mos蠗 se la battaglia decisiva descritta da Filby, la <emphasis>Kaiserschlacht,</emphasis> non sia stata in qualche modo modificata a favore dei tedeschi. Forse potrebbero esservi riusciti con l�assassinio di un comandante alleato�</p><p>��Il bombardamento di Parigi�� esclam� Filby, confuso e sbalordito.�� � mai possibile che abbia avuto simili conseguenze?</p><p>Rammentai l�orrenda descrizione che Wallis mi aveva fatto dei robotici soldati tedeschi inviati nel passato britannico:�� Che cosa possiamo fare? Dobbiamo porre fine a questa devastante guerra cronotica!�� <emphasis>Dobbiamo incontrare G�del��</emphasis> afferm� Nebogipfel.</p><p>��Ma perch�?</p><p>��Perch� pu� essere stato soltanto G�del a fabbricare la plattnerite per i tedeschi!</p></section><section><title><p>9</p><p>L�Imperial College</p></title><p>Dopo pranzo, Wallis torn� a trovarmi, e subito mi esort� a decidere se collaborare al suo progetto di guerra temporale. Allora gli chiesi di essere condotto all�Imperial College per incontrare Kurt G�del.</p><p>Dapprima, Wallis esit�:�� G�del � un tipo difficile� Non capisco che cosa potrebbe ricavare, lei, da un simile incontro� E poi c�� un sistema di sicurezza molto complesso��� Tuttavia, non tard� a cedere dinanzi alla mia formidabile risolutezza:�� Mi conceda mezz�ora per organizzare tutto.</p><empty-line/><p>Sembrava che la riorganizzazione e il trascorrere del tempo avessero cambiato ben poco gli istituti che erano confluiti nell�Imperial College, rispetto a come li ricordavo. Gli edifici in mattoni rossi, dall�aspetto alquanto sciatto, ma funzionali, circondavano ancora la Queen�s Tower, in pietra bianca, fiancheggiata dai leoni. Alcuni altri fabbricati erano stati annessi all�universit�, che aveva avuto bisogno di espandersi per lo sviluppo delle ricerche belliche: in particolare, il Museo delle Scienze era stato assegnato al Direttorio per la guerra di dislocamento cronotico. Alcuni nuovi edifici, bassi e semplici, evidentemente costruiti in fretta, sotto l�incalzare della necessit�, senza tanti riguardi per la bellezza architettonica, erano collegati da gallerie, che attraversavano il campus come cunicoli in rilievo.</p><p>Dopo avere guardato l�orologio, Wallis disse:�� Ci resta ancora un po� di tempo prima che G�del sia pronto a riceverci. Venga� Sono autorizzato a mostrarle qualcos�altro��� E sorrise con entusiasmo fanciullesco.�� Il nostro orgoglio e la nostra gioia!</p><p>Cos�, Wallis mi condusse in una galleria di cemento grezzo, illuminata da singole lampadine elettriche installate a notevole intervallo l�una dall�altra. Ricordo che la luce incerta accentuava il portamento curvo e l�andatura goffa della mia guida, la quale mi precedeva nel labirinto. Superammo alcuni cancelli, presso ognuno dei quali Wallis fu tenuto a mostrare il proprio distintivo, a fornire alcuni documenti, a lasciare le impronte digitali, a sottoporre il proprio viso a un raffronto con alcune fotografie, e cos� via. Anche la mia identit� fu accertata. Entrambi fummo interamente perquisiti due volte.</p><p>Eseguimmo diverse svolte, ma io badai a non perdere l�orientamento, tracciando una mappa mentale dell�istituto.</p><p>��L�universit� � stata notevolmente ampliata�� spieg� Wallis.�� Purtroppo, abbiamo perso i dipartimenti di musica e d�arte, e persino il museo di storia naturale. Che maledetta guerra, eh? Come pu� constatare lei stesso, � stato necessario sgombrare parecchio terreno per gli ampliamenti. Esistono ancora alcuni validi centri scientifici sparsi per il paese, come le fabbriche d�armi di Chorley e di Woolwich, quelle della Vickers-Armstrong a Newcastle, a Barrow, a Weybridge, a Burhill e a Crawford, lo Stabilimento Aeronautico Reale di Farnborough, lo Stabilimento Sperimentale di Armamenti e di Aeronautica di Boscombe Down, e cos� via. Molte industrie sono state trasferite nei Bunker e nelle Cupole. Comunque, l�Imperiale, cos� potenziata, � diventata il centro di ricerca scientifica e di tecnologia militare pi� importante della Gran Bretagna.</p><p>Superati altri controlli di sicurezza, entrammo in uno stabilimento bene illuminato, con un sano odore di grasso, di gomma e di metallo surriscaldato, in cui parecchi uomini in tuta, alcuni dei quali fischiettavano, stavano lavorando intorno a diversi veicoli a motore, in diversi stadi di assemblaggio, sparsi sul pavimento di cemento sporco. Allora provai un certo sollievo dall�oppressione che mi affliggeva da quando mi trovavo nella Cupola: ho spesso osservato che nulla pu� turbare troppo coloro che hanno l�opportunit� di lavorare manualmente.</p><p>��Questa�� annunci� Wallis�� � la nostra divisione di sviluppo VDC.</p><p>��VDC? Ah, s�! Ricordo: <emphasis>veicolo di dislocamento cronotico.</emphasis></p><p>In quello stabilimento, gli allegri operai stavano costruendo macchine del tempo: e su scala industriale, a quanto pareva.</p><p>La mia guida mi condusse a un veicolo che appariva pressoch� completo. La vettura temporale, di un metallo simile a quello delle armi, non dipinto, che luccicava alla luce delle lampade, era alta circa un metro e mezzo, di forma quadrangolare, ed era munita, a ogni angolo, di una fiasca con coperchio a vite, larga circa cinque centimetri. Aveva un abitacolo ampio a sufficienza per ospitare quattro o cinque persone, ed era dotata di tre paia di ruote cingolate, nonch� di fanali e di altri accessori.</p><p>��� piuttosto diversa dal suo prototipo, vero?�� comment� Wallis.�� Infatti, � simile a un veicolo militare standard, detto �autoveicolo universale�, e naturalmente funziona anche come un�autovettura a motore. Guardi� Mediante questi rulli dentati, i cingoli sono azionati da un motore Ford V8. E si pu� guidare mediante lo spostamento di questo avantreno, cos셠� E mim� il movimento.�� Oppure, se si deve compiere una svolta pi� brusca, si possono frenare i cingoli. Tutto il veicolo � corazzato�</p><p>Massaggiandomi il mento, mi chiesi quanto avrei visto dei mondi che avevo visitato, se li avessi scrutati ansiosamente dall�interno di un autoveicolo temporale corazzato come quello.</p><p>��Naturalmente, la plattnerite � essenziale�� continu� Wallis.�� Non crediamo, per�, che sia necessario cospargere i componenti della macchina, come fece lei. Dovrebbe bastare, invece, riempire queste fiasche�</p><p>��E svit� il tappo di uno dei contenitori installati agli angoli della macchina.�� Vede? Cos�, dall�interno dell�abitacolo, il veicolo pu� essere guidato nel tempo, ammesso che <emphasis>guidare</emphasis> sia il verbo adatto.</p><p>��E avete provato?</p><p>��Naturalmente no!�� Wallis si pass� le dita fra i capelli, scompigliandosi una ciocca.�� Infatti, non abbiamo plattnerite.�� Quindi mi percosse una spalla.�� E qui entra in giuoco lei!</p><empty-line/><p>Percorsa una galleria e superati ulteriori controlli, entrammo in un ambiente lungo e stretto, da cui, attraverso una parete interamente di vetro, era possibile osservare una sala delle dimensioni di un campo da tennis. Sette ricercatori, tre dei quali donne, ognuno seduto a una scrivania e abbigliato con il camice bianco sporco che era tipico della categoria, sorvegliavano e manipolavano diversi strumenti. Quando entrammo, i ricercatori mi guardarono. Rimasi colpito dall�affaticamento e dalla tensione nervosa che i loro volti e i loro atteggiamenti esprimevano, bench� fossero giovani. Wallis mi spieg� che alcuni strumenti, i quali ticchettavano incessantemente, erano �contatori di radiazioni�.</p><p>La sala oltre la vetrata, tutta di cemento armato, con le pareti non imbiancate, era vuota, tranne un parallelepipedo di mattoni grigio-chiari e grigio-scuri a strati alterni, alto tre metri e largo un metro e ottanta, situato, immobile e silenzioso, al centro, sopra un basamento di spessi lastroni, e collegato mediante alcuni fili ad altrettanti orifizi sigillati nelle pareti.</p><p>��� notevole, vero?�� comment� Wallis, guardando attraverso la vetrata.�� Voglio dire, � notevole che qualcosa di tanto brutto e di tanto <emphasis>semplice</emphasis> abbia effetti tanto immani. Il vetro � piombato, perci� dovremmo essere al sicuro, qui. Inoltre, la reazione in questo momento � bassa.</p><p>Allora riconobbi l�oggetto mostrato nel notiziario della chiacchieratrice:�� � quella la macchina a fissione?</p><p>��� il <emphasis>secondo</emphasis> reattore a grafite del mondo�� spieg� Wallis.�� � una copia del primo, costruito da Fermi all�Universit� di Chicago.�� Sorrise.</p><p>��Se non sbaglio, lo install� in un campo di squash. � una storia interessante.</p><p>��S젗 risposi, cominciando a irritarmi.�� Ma <emphasis>cosa</emphasis> reagisce a <emphasis>cosa?</emphasis></p><p>��Ah��� Wallis si tolse gli occhiali per pulire le lenti con l�estremit� della cravatta.�� Cercher� di spiegarle�</p><p>� inutile dire che Wallis and� per le lunghe, tuttavia compresi abbastanza il suo discorso da riuscire a distillarne l�essenza.</p><p>Avevo gi� imparato da Nebogipfel che l�atomo contiene un�infrastruttura, e che Thomson sarebbe stato uno dei primi a comprenderla. Wallis dichiar� che tale infrastruttura poteva essere <emphasis>mutata,</emphasis> mediante la fusione di due nuclei, oppure per mezzo della disintegrazione di un atomo, definita fissione atomica. E poich� l�infrastruttura determinava l�identit� dell�atomo, il risultato di tali modificazioni, naturalmente, era nientedimeno che la trasformazione di un elemento in un altro: l�antico sogno degli alchimisti!</p><p>��Ebbene, non la sorprender� sapere�� prosegu� Wallis�� che ad ogni disintegrazione atomica si accompagna la liberazione di una certa quantit� di energia, giacch� gli atomi sono sempre alla ricerca di una condizione pi� stabile, a pi� bassa energia. Mi segue?</p><p>��Naturalmente.</p><p>��Questa pila � composta da sei tonnellate di carolinum, cinquanta tonnellate di ossido di uranio, quattrocento tonnellate di grafite, e anche in questo stesso momento sta emanando un flusso invisibile di energia�</p><p>��<emphasis>Carolinum?</emphasis> Non ne ho mai sentito parlare.</p><p>��� un nuovo elemento artificiale prodotto dai bombardamenti. Il suo periodo di dimezzamento � di diciassette giorni: in tale periodo, cio�, perde la met� dell�energia immagazzinata.</p><p>Di nuovo, osservai quel blocco di mattoni apparentemente insignificante: aveva un aspetto tanto scialbo e antipatico! <emphasis>Eppure,</emphasis> pensai, <emphasis>se quello che Wallis ha detto a proposito dell�energia del nucleo atomico fosse vero�</emphasis> Poi chiesi:�� Quali sono le applicazioni di questa energia?</p><p>Prima di rispondere, Wallis spinse indietro gli occhiali, che gli erano scesi sulla punta del naso:�� Abbiamo individuato tre vasti campi� In primo luogo, l�energia potrebbe essere applicata alla propulsione: dotati di pile del genere, i corazzati sommergibili potrebbero percorrere gli oceani per mesi senza bisogno di rifornirsi di carburante, oppure sarebbe possibile costruire bombardieri d�alta quota in grado di compiere dozzine di volte il giro della Terra senza dover atterrare, e cos� via. In secondo luogo, stiamo gi� usando la pila per <emphasis>irradiare</emphasis> diversi materiali. Siamo in grado di utilizzare i sottoprodotti della fissione dell�uranio per trasmutare altri materiali: anzi, ne abbiamo qui alcuni campioni, che servono al professor G�del per certi suoi misteriosi esperimenti. Naturalmente, non pu� esaminarli perch� i contenitori si trovano all�interno della pila.</p><p>��E la terza applicazione?</p><p>��Ah��� Di nuovo, gli occhi di Wallis assunsero un�espressione assorta, calcolatrice.</p><p>��Ho gi� capito�� ripresi, in tono truce.�� Con l�energia atomica si realizzerebbe una <emphasis>bomba</emphasis> perfetta.</p><p>��Naturalmente, vi sono gravi problemi pratici da risolvere: la produzione degli isotopi adatti in quantit� sufficienti, la sincronizzazione delle esplosioni preliminari� Per� S�, sembra proprio che si potrebbe fabbricare una bomba abbastanza potente da annientare una citt� intera, con Cupola e tutto. <emphasis>E sarebbe una bomba tanto piccola da poter essere trasportata con una valigetta!</emphasis></p></section><section><title><p>10</p><p>Il professor G�del</p></title><p>Percorrendo altre strette gallerie in cemento, entrammo finalmente nell�edificio principale dell�universit�, che ospitava gli uffici, poi giungemmo a un corridoio con un�elegante passatoia felpata e ritratti di eminenti uomini del passato alle pareti: quello che si sarebbe potuto definire un mausoleo per scienziati defunti. Era presidiato da parecchi soldati, che per� riuscivano a rendere molto discreta la loro presenza.</p><p>L� era stato assegnato un ufficio a Kurt G�del.</p><p>Concisamente, Wallis mi raccont� la vita dello scienziato. Nativo dell�Austria, G�del si era laureato in matematica a Vienna. Influenzato dallo schiamazzo dei filosofi positivisti (personalmente, non ho mai avuto molto tempo da dedicare alla filosofia), aveva incominciato a interessarsi della logica e dei fondamenti della matematica.</p><p>Nel 1931, a soli venticinque anni, G�del aveva pubblicato la sua tesi sorprendente sull�eterna incompletezza della matematica.</p><p>In seguito, si era interessato ai nuovi studi di fisica sullo spazio e sul tempo, producendo saggi speculativi sulla possibilit� del viaggio temporale: immaginai che si trattasse degli studi di cui mi aveva parlato Nebogipfel. Qualche tempo pi� tardi, a causa delle pressioni del Reich, si era trasferito a Berlino, dove aveva iniziato a lavorare alle applicazioni militari del viaggio cronotico.</p><p>Ci fermammo dinanzi a una porta, a cui una targa d�ottone con il nome di G�del era stata applicata tanto di recente, che notai i trucioli della trapanatura caduti sul tappeto.</p><p>Prima di bussare, Wallis mi avvert� che mi sarebbe stata concessa soltanto una visita breve.</p><p>Una voce esile e acuta rispose:�� Avanti!</p><p>Entrammo in un ufficio spazioso, dal soffitto alto, con un bel tappeto, una lussuosa carta da parati, e una scrivania con il sottomano in cuoio verde. Un tempo, la stanza doveva essere stata soleggiata: infatti le ampie finestre, chiuse da tende, guardavano a occidente, in direzione, fra l�altro, della casa in cui alloggiavo.</p><p>Colui che sedeva alla scrivania continu� a scrivere, con un braccio piegato intorno alla pagina, evidentemente per impedirci di vedere. Era basso, magro, dall�aria malaticcia, con la fronte alta e fragile: giudicai che fosse sulla trentina. Indossava un completo di lana tutto sgualcito.</p><p>Con un sopracciglio inarcato, Wallis mi guard�, sussurrando:�� � un tipo strambo, ma ha un intelletto <emphasis>notevole.</emphasis></p><p>Le scaffalature che coprivano le pareti erano vuote. Sul tappeto erano ammucchiate parecchie casse, da cui si erano riversati cumuli di libri e di riviste, prevalentemente in Tedesco. In una cassa intravidi alcuni attrezzi scientifici, nonch� alcuni recipienti di campioni, uno dei quali conteneva una sostanza che mi fece palpitare d�entusiasmo.</p><p>Distolsi risolutamente lo sguardo dalla cassa, nel tentativo di dissimulare la mia emozione.</p><p>Finalmente, con un sospiro d�esasperazione, l�uomo alla scrivania scagli� rumorosamente la penna contro una parete, appallottol� con entrambe le mani i fogli su cui aveva scritto, quindi li gett� tutti quanti nel cestino. Come se si accorgesse della nostra presenza soltanto in quel momento, alz� lo sguardo:�� Ah� Wallis��� Infil� le mani sotto la scrivania e parve rimpicciolire.</p><p>��� stato molto gentile a riceverci, professor G�del. Questi 腠� E Wallis mi present�.</p><p>��<emphasis>Ah!��</emphasis> ripet� G�del, sorridendo a mostrare i denti irregolari.�� Naturalmente��� Si alz�, con movimenti bruschi, rigidi, e gir� intorno alla scrivania per offrirmi la mano. Mentre gliela stringevo, sentendola magra, ossuta e fredda, aggiunse:�� Sono lieto di conoscerla. Prevedo che avremo parecchie lunghe discussioni.�� Parlava un buon Inglese, con un lieve accento.</p><p>Prendendo l�iniziativa, Wallis c�invit� ad accomodarci nelle poltrone accanto alle finestre.</p><p>��Spero che si ambienter� in questa nuova epoca�� mi disse sinceramente G�del.�� Pu� darsi che sia un po� pi� violenta del mondo che ricorda, ma forse anche lei, come me, sar� tollerato in quanto utile eccentrico. Vero?</p><p>Con veemenza, Wallis intervenne:�� Suvvia, professore�!</p><p>��Eccentrico�� ribad� G�del.�� <emphasis>Ekkentros:</emphasis> fuori centro.�� Di nuovo guard� me.�� � proprio quello che siamo entrambi, sospetto: un po� esterni al centro delle cose. Suvvia, Wallis� So bene che voi inglesi conformisti mi considerate un po� strano.</p><p>��Be��</p><p>��Il povero Wallis non riesce ad adattarsi alla mia abitudine di riscrivere pi� volte la corrispondenza�� mi disse G�del.�� Talvolta eseguo dieci o dodici revisioni, e finisco comunque per buttare via tutto, come lei stesso ha visto poco fa. � strano? Be�, comunque � cos�.</p><p>��Immagino che rimpianga di aver dovuto lasciare la sua patria�</p><p>��No, <emphasis>niente affatto.��</emphasis> A voce bassa, in tono da cospiratore, G�del aggiunse:�� Sono stato costretto ad abbandonare l�Europa.</p><p>��Perch�?</p><p>��<emphasis>Per via del kaiser,</emphasis> naturalmente.</p><p>In silenzio, Wallis mi lanci� un�occhiataccia d�avvertimento.</p><p>��Ho le prove, sa?�� continu� G�del, assorto.�� Ho due fotografie, una del 1915 e una di quest�anno, dell�uomo <emphasis>che finge</emphasis> di essere il kaiser Guglielmo. Misurando la lunghezza del naso e calcolando il rapporto con la distanza fra la punta del naso medesimo e la punta del mento� si scopre la differenza!</p><p>��Io� Accidenti!</p><p>��Proprio cos�. E con un millantatore al timone� <emphasis>Chi pu� sapere</emphasis> dove si sta dirigendo la Germania?</p><p>��Esatto�� si affrett� a intervenire Wallis.�� Comunque, quali che siano le sue ragioni, siamo felici che lei abbia accettato l�incarico che le abbiamo offerto, e che abbia scelto la Gran Bretagna come sua nuova patria.</p><p>��Giࠗ aggiunsi.�� Non avrebbe potuto stabilirsi in America, magari a Princeton, oppure�?</p><p>��Certamente.�� G�del parve sconvolto.�� Ma sarebbe inconcepibile: <emphasis>del tutto</emphasis> inconcepibile.</p><p>��Perch�?</p><p>��Per via della costituzione, naturalmente!�� Ci� detto, lo stravagante scienziato si lanci� in una lunga e incoerente disquisizione su come aveva scoperto nella costituzione americana una lacuna che avrebbe consentito d�istituire legalmente la dittatura.</p><p>Seduti in silenzio, Wallis ed io sopportammo la concione.</p><p>��Be��� chiese G�del, quando ebbe concluso,�� che cosa ne pensa?</p><p>Nonostante le severe occhiate di Wallis, decisi di essere sincero:�� Non riesco a trovare difetti nella sua logica, ma la sua applicazione mi sembra estremamente bizzarra.</p><p>��Be�� forse!�� sbuff� G�del.�� Ma la logica � tutto, non crede? Il metodo assiomatico � potentissimo.�� E sorrise.�� Ho trovato anche una prova ontologica dell�esistenza di Dio: � del tutto inattaccabile, a quanto posso giudicare, e ha precedenti onorevoli che risalgono all�arcivescovo Anselmo, ottocento anni fa. Ascolti�</p><p>��Forse un�altra volta, professore�� interruppe Wallis.</p><p>��Ah, s� Benissimo��� G�del ci guard� entrambi, l�uno dopo l�altro, con occhi penetranti, assolutamente inquietanti.�� Dunque, <emphasis>il viaggio temporale�</emphasis> La invidio davvero molto, sa?</p><p>��Per i miei viaggi?</p><p>��S�, ma non per tutto il tedioso saltellare avanti e indietro nella storia��� Gli occhi di G�del divennero acquosi, scintillanti nell�intensa luce elettrica.</p><p>��E per cosa, allora?</p><p>��Be�, per avere intravisto altri mondi, altre possibilit�� Capisce? La capacit� di comprensione dello scienziato, straordinaria, quasi telepatica, mi raggel�:�� Mi spieghi che cosa intende�</p><p>��L�esistenza reale di altri mondi, la quale implica un <emphasis>significato</emphasis> che travalica la nostra breve esistenza, mi sembra evidente. Chiunque abbia fatto esperienza delle meraviglie della scoperta matematica deve <emphasis>sapere</emphasis> che le verit� matematiche hanno un�esistenza indipendente dalle menti in cui trovano ricetto: tali verit� sono schegge del pensiero di qualche mente superiore. Ascolti� Le nostre vite, qui, sulla Terra, hanno soltanto un significato dubbio, dunque il loro vero significato <emphasis>deve</emphasis> risiedere fuori di questo mondo. Capisce? Fin qui, si tratta di logica pura e semplice. Il concetto secondo cui tutto al mondo ha un significato ultimo � l�analogo esatto del principio secondo cui tutto ha una causa: un principio su cui si basa tutta la scienza. Ne consegue immediatamente che da qualche parte oltre la nostra storia esiste il mondo assoluto in cui tutto il significato si risolve. Il viaggio temporale, per sua stessa natura, provoca perturbazioni nella storia, e dunque la generazione, o la scoperta, di altri mondi oltre al nostro. Perci� il compito del viaggiatore temporale � quello di <emphasis>cercare,</emphasis> e di continuare a cercare, il mondo assoluto, fino a trovarlo, o &#xF268; costruirlo!</p><p>Allorch� lasciammo G�del, la mia mente era in tumulto. Decisi che non mi sarei beffato mai pi� dei filosofi matematici, perch� quello strano ometto, senza lasciare il suo ufficio, aveva viaggiato pi� oltre, nel tempo, nello spazio e nella comprensione, di quanto avessi mai fatto io con la macchina del tempo. E sapevo che presto avrei dovuto davvero recarmi di nuovo a visitare G�del, perch� ero convinto di avere veduto in quella cassa un flacone di plattnerite grezza!</p></section><section><title><p>11</p><p>Il nuovo ordine mondiale</p></title><p>Verso le sei, riaccompagnato al nostro alloggio, entrai lanciando grida di saluto e trovai i miei compagni nella sala da fumo. Quando varcai la soglia, Nebogipfel, che stava ancora studiando i suoi appunti, apparentemente impegnato a tentare di ricostruire tutta la futura scienza della meccanica quantistica in base alla propria memoria imperfetta, balz� in piedi:�� Hai incontrato G�del?</p><p>��S젗 sorrisi.�� E inoltre� S�, avevi ragione��� Lanciai un�occhiata a Filby, per� il povero vecchio non poteva sentirci, perch� si era appisolato leggendo una rivista.�� <emphasis>Credo che G�del possegga un po� di plattnerite.</emphasis></p><p><emphasis>��Ah���</emphasis> Bench� impassibile come sempre, Nebogipfel si percosse il palmo di una mano con il pugno dell�altra, in un gesto decisamente umano.�� Allora c�� speranza.</p><p>Intanto, Mos� si avvicin� per offrirmi un bicchiere di whisky allungato con acqua. Mentre bevevo con sollievo, perch� il pomeriggio non era stato meno caldo della mattinata, Mos� mi si accost� maggiormente:�� Sono giunto a una conclusione�</p><p>Cos�, riuniti in conciliabolo, a testa china, gli uni vicini agli altri, Nebogipfel, Mos� ed io, discutemmo sottovoce.</p><p>��Vale a dire?�� chiesi.</p><p>��Dobbiamo davvero andarcene da qui, e con ogni mezzo!</p><p>Ci� detto, Mos� ci raccont� come aveva trascorso la giornata. Annoiato, si era messo a conversare con i giovani militari, alcuni dei quali erano ufficiali. Al pari di tutti coloro che erano in servizio nella zona universitaria, i soldati che avevano avuto l�incarico di sorvegliarci erano intelligenti e istruiti. A quanto sembrava, avevano preso in simpatia Mos�: infatti lo avevano invitato alla locanda Queen�s Arms, che si trovava nelle vicinanze, a Queen�s Gate Mews. In seguito, con alcuni risci�, lo avevano condotto nel West End. Dopo avere bevuto alcuni bicchieri, i giovani militari avevano discusso volentieri, con lo straniero proveniente dal passato, delle loro idee e delle loro concezioni del nuovo stato moderno.</p><p>Contento di sentire che Mos� si era liberato della sua timidezza e si era interessato al mondo in cui eravamo stati trasportati, ascoltai affascinato il suo racconto.</p><p>��Sono tutti giovani molto simpatici�� dichiar� Mos�.�� Sono competenti, pratici, ed evidentemente coraggiosi. Per� hanno certe idee!</p><p>Come Mos� aveva scoperto, il concetto fondamentale del futuro era la <emphasis>pianificazione.</emphasis> Una volta fondato lo stato moderno, diretto dai vincitori, ossia i britannici e i loro alleati, il controllo aereo e marittimo si sarebbe impossessato di tutti i porti, di tutte le miniere, di tutti i pozzi petroliferi e di tutte le centrali energetiche. Allo stesso modo, il controllo dei trasporti si sarebbe impossessato dei cantieri navali di tutto il mondo, per convertirli dalla produzione bellica a quella civile. Il controllo alleato degli approvvigionamenti avrebbe organizzato la produzione del ferro, dell�acciaio, della gomma, del cotone, della lana e delle sostanze vegetali, e similmente avrebbe operato il controllo delle risorse alimentari.</p><p>��Insomma, avete capito�� continu� Mos�.�� Diventer� un mondo di dominio assoluto: il nuovo Stato Mondiale Alleato s�impadronir� di tutte le risorse planetarie, organizzandone lo sfruttamento innanzitutto per la ricostruzione postbellica, e in seguito per il miglioramento dell�umanit�. Come vedete, � tutto <emphasis>pianificato</emphasis> da un gruppo dirigente onnisciente, onnipotente, e per giunta autoeletto!</p><p>��A parte quest�ultimo particolare�� commentai, pensoso�� non mi sembra poi tanto male�</p><p>��Pu� anche darsi. Ma questa pianificazione non si limiter� all�organizzazione planetaria dello sfruttamento delle risorse materiali, bens� anche di quelle <emphasis>umane.</emphasis> Ed � qui che inizia il problema. Consideriamo innanzitutto il <emphasis>comportamento.��</emphasis> Mos� mi guard�.�� Questi giovani non giudicano molto favorevolmente la nostra epoca: sono stato informato, infatti, che noi soffriamo di una �profonda dissolutezza nella condotta privata�! Loro, invece, sono tornati alla pi� rigorosa morigeratezza, soprattutto per quanto concerne la sessualit�. Pensare agli affari: questo � l�ordine del giorno!</p><p>Con un empito di nostalgia, replicai:�� Immagino che tutto ci� lasci presagire poco di buono per il futuro dell�impero� Leicester Square�</p><p>��E gi� stata chiusa, demolita, per far posto a un <emphasis>ufficio di pianificazione ferroviaria!</emphasis> E non intendono certo fermarsi a questo. La <emphasis>prossima</emphasis> fase sar� un po� pi� attiva. Assisteremo allo sterminio indolore degli �anormali in condizioni pi� pietose� (e non sono parole mie!), nonch� alla sterilizzazione di coloro che altrimenti trasmetterebbero tendenze che sono, cito: �del tutto indesiderabili�. Sembra che in alcune regioni della Gran Bretagna questo processo di epurazione sia gi� incominciato. Dispongono, ad esempio, di un gas chiamato �cinetogeno di Pabst�. Insomma, potete capire che intendono manipolare il corredo genetico dell�umanit�.</p><p>��Mmm� Diffido profondamente di una <emphasis>normalizzazione</emphasis> di questo genere�� dichiarai.�� � davvero tanto desiderabile che il futuro della specie umana debba essere filtrato attraverso la �tolleranza� degli inglesi del 1938? La <emphasis>loro</emphasis> lunga ombra dovrebbe dunque protendersi su milioni di anni a venire?</p><p>��Secondo loro�� riprese Mos蠗 tutto dipende dalla <emphasis>pianificazione,</emphasis> senza la quale l�umanit� ricadrebbe inevitabilmente nel caos e nella barbarie, che la condurrebbero all�estinzione.</p><p>��E gli uomini moderni sarebbero capaci di compiere una tale impresa epocale?</p><p>��Sicuramente vi saranno conflitti e spargimenti di sangue senza precedenti, persino in confronto a questa guerra tetra e spaventevole, giacch� la maggior parte dei paesi del mondo non intende subire l�imposizione della pianificazione dei tecnocrati alleati.</p><p>Scrutando Mos� negli occhi, riconobbi in lui il furore morale nei confronti dell�insensatezza umana, che era stato parte integrante di me in giovent�. Avevo sempre diffidato dell�avanzamento della civilt� a tutti i costi, perch� mi sembrava un edificio instabile, destinato a crollare prima o poi sulle teste dei suoi sciocchi costruttori. E il progetto dello stato moderno era sicuramente il pi� folle, ad eccezione della guerra in corso, di cui avessi udito parlare da qualche tempo. Sbarazzatosi della paura e dello scoramento, Mos� era diventato una versione pi� giovane e pi� determinata di me: in quel momento, in cui fu come se gli leggessi negli occhi grigi quello che stava pensando, mi sentii pi� che mai legato a lui da un�intimit� profonda.</p><p>��E va bene�� annunciai.�� Allora � deciso. Credo che nessuno di noi possa tollerare un futuro del genere.</p><p>In silenzio, Mos� scosse la testa. Da parte sua, Nebogipfel parve d�accordo. Quanto a me, rinnovai la decisione di porre fine una volta per sempre ai viaggi temporali.</p><p>��Dobbiamo fuggire, dunque. Ma come�?</p><p>D�improvviso, impedendomi di formulare la domanda, la casa trem�.</p><p>Caddi violentemente, rischiando di sbattere la testa contro la scrivania. Rimbomb� un rumoreggiare cupo, simile a quello che avrebbe potuto essere prodotto dallo sbattere di una porta gigantesca nelle profondit� del sottosuolo. La luce delle lampade vacill�, ma senza spegnersi. Tutt�intorno si udirono grida, i gemiti del povero Filby, uno spicinio di vetri rotti, tonfi di oggetti che cadevano.</p><p>Poi l�edificio parve ritrovare la propria stabilit�. Tossendo, perch� lo sconquasso aveva sollevato una quantit� esorbitante di polvere, mi rialzai a fatica:�� State tutti bene? Mos�? Nebogipfel?</p><p>Vedendo che Mos� stava gi� aiutando Nebogipfel, il quale sembrava illeso bench� gli fosse caduta addosso una scaffalatura, cercai Filby.</p><p>Il mio vecchio amico era stato fortunato: non era neppure caduto dalla sedia. Alzatosi, si rec� alla finestra, il cui vetro si era spaccato.</p><p>Mi avvicinai:�� Filby� Mio caro amico��� E gli passai le braccia intorno alle spalle curve.�� Andiamo via�</p><p>Con gli occhi cisposi e lacrimanti, il viso incrostato di polvere, ignorandomi, Filby indic� fuori della finestra con un dito nodoso:�� <emphasis>Guarda�</emphasis></p><p>Nell�accostare la testa al vetro, mi misi le mani intorno al viso per annullare il riflesso delle lampade elettriche, quindi guardai fuori. Le lampade Aldis della chiacchieratrice erano spente, al pari di gran parte dell�illuminazione stradale. Parecchie persone fuggivano di corsa, terrorizzate; una bicicletta giaceva abbandonata; un soldato con la maschera antigas sparava in alto. E dall�alto, appunto, in lontananza, un raggio di luce intensa, in cui galleggiava freneticamente il pulviscolo, cadeva verticalmente a illuminare una sezione trasversale di strade e di case, un angolo di Hyde Park, e numerosi cittadini che si proteggevano il viso con le mani, abbacinati, battendo le palpebre come civette.</p><p>Quel raggio accecante era la luce del giorno: nella Cupola era stata aperta una breccia.</p></section><section><title><p>12</p><p>L�assalto tedesco a Londra</p></title><p>La porta principale, evidentemente spalancata dall�esplosione, pendeva dai cardini. Non vi era traccia dei soldati che avevano avuto l�incarico di sorvegliarci: neppure del fedele Puttick. Fuori, in Queen�s Gate Terrace, si udivano rumori di corsa, strilli e grida rabbiose, fischi acuti. Nell�aria indugiavano gli odori della polvere, del fumo e della cordite. La lama di luce diurna di giugno incombeva su tutto, enorme, splendente e tagliente. Sgomenta e terrorizzata, la popolazione di Londra, fino a quel momento protetta dalla Cupola come da un carapace, batteva le palpebre, simile a uno stormo di civette spaventate e abbacinate.</p><p>D�improvviso, Mos� mi percosse una spalla:�� Questa confusione non durer� a lungo. � la nostra occasione: dobbiamo approfittarne subito.</p><p>��Benissimo. Io vado a chiamare Nebogipfel e Filby. Tu raccogli un po� di equipaggiamento�</p><p>��Equipaggiamento? Quale equipaggiamento?</p><p>Quale pazzo si sarebbe mai avventurato nel tempo in vestaglia e ciabatte? Irritato e spazientito, ribattei:�� Candele, fiammiferi� Tutto quello che riesci a trovare. E qualunque tipo di arma: andr� bene anche un coltello da cucina, se non troverai di meglio.�� Freneticamente, pensai: <emphasis>Cos�altro? Cos�altro?</emphasis> Poi aggiunsi:�� Canfora, se ce n��, e indumenti intimi! Riempiti le tasche!</p><p>��Ho capito�� annu� Mos�.�� Riempir� una borsa, o una valigia.�� Quindi rientr�, avviandosi verso la cucina.</p><p>Mi affrettai a tornare nella sala da fumo, dove Nebogipfel, indossato nuovamente il berretto da studente, stava raccogliendo i propri appunti in una cartellina di cartone. Quel povero vecchio diavolo di Filby, invece, era accoccolato sotto la finestra, con le ginocchia ossute raccolte contro il petto concavo, e le mani sollevate dinanzi al viso, come un pugile in guardia.</p><p>Mi accosciai accanto a lui:�� Filby� Filby, vecchio mio�</p><p>Quando mi allungai a toccarlo, Filby si scost�, trasalendo.</p><p>��Devi venire con noi. Non sei al sicuro, qui.</p><p>��Al sicuro? E lo sar� invece con te, vero? Tu� <emphasis>Cospiratore! Ciarlatano!��</emphasis> Con gli occhi irritati dalla polvere, colmi di lacrime, luminosi come finestre, Filby pronunci� le ultime parole come se fossero gli insulti peggiori che si potesse immaginare.�� Ricordo bene la volta che ci spaventasti a morte tutti quanti con quel dannato trucco dei fantasmi, a Natale! Be�, non mi lascer� ingannare un�altra volta!</p><p>��Cerca di ragionare!�� sbottai, trattenendomi dallo scrollarlo.�� Il viaggio temporale non � un trucco, e di sicuro non lo � questa vostra guerra disperata!</p><p>In quel momento mi sentii toccare una spalla. Con le dita pallide che sembravano splendere nei frammenti di luce diurna che entravano dalla finestra, Nebogipfel disse gentilmente:�� Non possiamo aiutarlo.</p><p>Guardando Filby, con la testa china, il viso coperto dalle mani tremanti e chiazzate dalla discromia, capii che non poteva pi� sentirmi:�� Non possiamo abbandonarlo cos�</p><p>��Che cosa vorresti fare? Riportarlo nel 1891? L�epoca che ricordi non esiste pi�, se non in chiss� quale dimensione irraggiungibile.</p><p>Con uno zainetto stracolmo in mano, Mos� irruppe nella stanza:�� Sono pronto��� ansim�. Indossava gli spallacci e aveva la maschera antigas alla cintura. Poi guard� a turno Nebogipfel e me, che tardavamo a rispondere:�� Che cosa succede? Che cosa state aspettando?</p><p>In silenzio, protesi una mano a stringere affettuosamente una spalla di Filby, il quale, se non altro, non si ritrasse: lo considerai, dunque, come un ultimo brandello di contatto amichevole fra noi.</p><p>Quella fu l�ultima volta che lo vidi.</p><empty-line/><p>Il quartiere di Londra in cui si trovava Queen�s Gate Terrace, ricordavo, era sempre stato relativamente tranquillo. Ma quando ci affacciammo a guardare in strada, vedemmo uomini e donne che, abbandonati i luoghi di lavoro e le case, fuggivano, correndo, incespicando, urtandosi a vicenda. Molti erano protetti dalle maschere antigas. Sui volti di coloro che non le portavano, vidi sofferenza, paura e disperazione.</p><p>Evidentemente le scuole erano state chiuse: si vedevano bambini ovunque, in gran parte abbigliati con le scialbe uniformi scolastiche, i volti nascosti dalle piccole maschere antigas. Vagavano per le strade, piangendo, alla ricerca dei genitori. Dinanzi al pensiero del dolore delle madri che cercavano i figli nella citt� trasformata in un immenso formicaio brulicante, la mia immaginazione si ritrasse.</p><p>Vi erano persone che non avevano rinunciato alle valigette e alle borsette: oggetti familiari, d�uso quotidiano, perfettamente inutili in quella circostanza. Altri trasportavano una parte dei loro averi in valigie gonfie da scoppiare, oppure in fagotti ricavati da tende o lenzuola annodate. Un uomo magro e intenso avanzava a fatica, spingendo una bicicletta con un mobile, sicuramente pieno di oggetti preziosi, in equilibrio sul manubrio e sul sellino. Con la ruota anteriore, urtava le schiene o le gambe dei fuggiaschi che lo precedevano, gridando:�� Via! Via! Largo! Largo!</p><p>Nessuno cercava di riportare l�ordine. Sembrava che i poliziotti e i soldati fossero stati sopraffatti, oppure che si fossero sbarazzati delle uniformi e che a loro volta si fossero dati alla fuga. In piedi sopra un gradino, un membro dell�Esercito della Salvezza gridava:�� Eternit�! Eternit�!</p><p>��Guarda��� indic� Mos�.�� La Cupola � spaccata a oriente, in direzione di Stepney. E cos�, � smentita la tanto vantata invulnerabilit� di questa volta meravigliosa!</p><p>Era vero. Sembrava che una bomba enorme avesse aperto una breccia immensa nel guscio di cemento, in prossimit� dell�orizzonte orientale. Al di sopra della ferita, la Cupola si era spaccata come un uovo, fin quasi alla sommit�, e la fenditura, simile a un nastro azzurro gigantesco e irregolare, rivelava il cielo. Per giunta, stava continuando a rompersi: pezzi di muratura, alcuni dei quali grandi come case, piovevano sulla parte sottostante della citt�, dove la gravit� dei danni e il numero dei defunti dovevano essere elevatissimi.</p><p>Da lontano, a settentrione, giunse una serie di tuoni attutiti, simile al rumore dei passi di un gigante. Ovunque, l�aria era straziata dai lamenti delle sirene: <emphasis>�ulla, �ulla, �ulla;</emphasis> nonch� dai gemiti immani delle crepe che continuavano ad aprirsi nella Cupola.</p><p>Immaginai cos�avrei visto se avessi potuto guardare dall�alto della volta: Londra, citt� spaventata ma efficiente, trasformata in pochi istanti in un ricettacolo di caos, di panico e di morte. Di sicuro, ogni strada che conduceva a ovest, a sud o a nord, lontano dalla breccia nella Cupola, era invasa da un fiume fremente di esseri umani in preda alla sofferenza e all�angoscia: ognuno era un figlio smarrito, oppure un coniuge o un genitore straziato.</p><p>Nel tumulto assordante della strada, Mos� fu costretto a urlare:�� Quella dannata Cupola sta per crollare da un momento all�altro su tutti quanti noi!</p><p>��Lo so! Dobbiamo arrivare all�Imperial College! Forza! Dobbiamo farci largo! Nebogipfel� Aiutaci, se puoi!</p><p>Riuscimmo a raggiungere il centro della strada affollata, per� dovevamo andare ad oriente, ossia nella direzione opposta a quella della folla. Abbagliato dalla luce del sole, Nebogipfel fu quasi travolto da un individuo con la faccia di luna piena e con gli spallacci sopra un completo dal taglio e dal colore severi, il quale continu� la sua fuga agitando minacciosamente un pugno. In seguito, Mos� ed io proteggemmo sempre il Morlock, ciascuno di noi tenendolo per un braccio magro. Rischiando di atterrarlo, urtai un ciclista. Gridandomi un insulto incomprensibile, questi cerc� di picchiarmi con un pugno ossuto, che io schivai, abbassandomi; poi prosegu� la fuga insieme alla calca, con la cravatta drappeggiata sopra una spalla. Una donna grassa e vacillante camminava all�indietro, trainando un tappeto arrotolato, con la gonna sollevata fin sopra alle ginocchia, a mostrare i polpacci striati di polvere. Quando un fuggiasco a piedi o in bicicletta le passava sopra il tappeto, barcollava. Vidi le lacrime inondarle gli occhiali della maschera antigas, mentre lottava irrazionalmente per trascinare quell�oggetto ingombrante che per lei aveva tanta importanza.</p><p>I pochi volti nudi, magari di un impiegato dagli occhi arrossati o di una commessa affaticata, suscitavano in me un barlume di solidariet�, ma per il resto, con le maschere antigas, nella confusa alternanza di oscurit� e di luci incerte, la folla appariva anonima, simile a una massa d�insetti, perci� mi sembrava di essere stato nuovamente trasportato lontano dalla Terra, su qualche remoto pianeta d�incubo.</p><p>A un tratto, l�aria venne trafitta da una sorta di strillo monotono, che sembrava giungere dalla breccia a oriente. Intorno a noi, la folla indugi� un istante, come in ascolto. Incapaci di comprendere il significato di quell�evento nuovo e minaccioso, Mos� ed io ci scambiammo un�occhiata di sconcerto.</p><p>Lo strillo cess� d�improvviso.</p><p>Nel silenzio che segu�, una voce grid�:�� Una bomba! Sta per scoppiare una bomba!</p><p>Finalmente compresi che cosa, poco prima, avesse prodotto a settentrione quel rumore come di lontani passi giganteschi: il tuonare delle artiglierie.</p><p>Anche la pausa fin�. Intorno a noi, il panico esplose pi� frenetico che mai. Afferrai Mos� per una spalla, quindi, senza tante cerimonie, spinsi al suolo lui e Nebogipfel. Fummo sommersi dalla calca come da un�onda di carne calda e palpitante. In quell�ultimo istante, percosso dalle gambe dei fuggiaschi, udii la voce acuta del membro dell�Esercito della Salvezza, il quale continuava a strillare:�� Eternit�! Eternit�!</p><p>Poi brill� un lampo, vividissimo anche attraverso gli strati di corpi, e il suolo fu squassato da un tremito immane. Con violenza, fui sollevato dalla strada, sbattendo la testa contro quella di un profugo, e gettato nuovamente a terra, privo per il momento di coscienza.</p></section><section><title><p>13</p><p>Il bombardamento</p></title><p>Nel riprendere conoscenza, mi accorsi che Mos�, tenendomi con le mani sotto le ascelle, mi stava trascinando fuori da un mucchio di cadaveri. Quando il mio piede s�impigli� in quello che mi parve un telaio di bicicletta, gridai.</p><p>Dopo avermi lasciato un momento per sganciare il piede, Mos� mi liber� del tutto:�� Stai bene?�� Mi palp� la fronte, insanguinandosi i polpastrelli. Notai che aveva perduto lo zainetto.</p><p>Mi sentivo assalito dalla vertigine. Sembrava che un dolore grave mi si librasse sulla testa, in attesa di abbattersi con tutta la sua violenza: capii che una volta svanito l�intontimento temporaneo avrei sofferto molto. Tuttavia, non avevo il tempo di preoccuparmi per questo:�� Dov�� Nebogipfel?</p><p>��Sono qui.�� Il Morlock era in strada, illeso. Aveva perduto il berretto e aveva gli occhiali graffiati da qualche scheggia. Guardava volar via le pagine sparse degli appunti, cadute dalla cartellina che si era aperta.</p><p>L�esplosione e lo spostamento d�aria avevano sparpagliato i profughi come birilli: giacevano tutt�intorno nelle posizioni pi� strane, gli uni sugli altri, con le braccia protese, le caviglie storte, le bocche aperte, gli occhi fissi, le carni e gli indumenti chiazzati di sangue fosco, uomini vecchi sopra donne giovani, un bimbo sopra la schiena di un soldato. I feriti si muovevano, si lamentavano, cercavano faticosamente e dolorosamente di alzarsi. E quella vista mi ramment� null�altro che un mucchio d�insetti brulicanti.</p><p>��Mio Dio��� disse Mos�, commosso.�� Dobbiamo aiutare questa gente�</p><p>��No�� ribattei, con voce tagliente.�� <emphasis>Non possiamo.</emphasis> Sono troppi: non c�� nulla che possiamo fare. Siamo fortunati ad essere sopravvissuti. Non capisci? E adesso che le artiglierie hanno trovato la gittata� Andiamo! Dobbiamo rimanere fedeli al nostro proposito: fuggire da qui, nel tempo!</p><p>��Non lo sopporto�� insistette Mos�.�� Non ho mai visto nulla di simile�</p><p>��Temo�� comment� trucemente Nebogipfel, avvicinandosi�� che vedremo ben di peggio, prima di abbandonare questo vostro secolo.</p><p>Cos�, continuammo la fuga, scivolando sulla strada viscida di sangue e di escrementi. Quando passammo dinanzi a un ragazzino con una gamba rotta, che piangeva e si lamentava, incapace di muoversi, Mos� ed io, nonostante ci� che avevo detto poc�anzi, fummo incapaci di resistere alle sue richieste d�aiuto. Ci curvammo a sollevarlo dal luogo in cui giaceva, accanto al cadavere di un lattaio, e lo trasportammo sul marciapiede, in modo che potesse sedere addossato al muro. Allora una donna lo vide, usc� dalla folla e gli si avvicin�, poi, con un fazzoletto, incominci� a pulirgli il viso.</p><p>��� sua madre?�� chiese Mos�.�� Non lo so�</p><p>Allora udimmo alle nostre spalle la strana voce aliena di Nebogipfel, simile a un richiamo da un altro monda:�� <emphasis>Andiamo.</emphasis></p><p>Riprendemmo la fuga. Giunti all�angolo in fondo alla strada, scoprimmo che quello era stato l�epicentro dell�esplosione.</p><p>��Almeno�� commentai�� non hanno lanciato i gas.</p><p>��No, ma��� replic� Mos�, con voce angosciata.�� Oh, Dio! � abbastanza!</p><p>La strada era squarciata da un cratere di oltre un metro di diametro. Le porte erano sfondate, tutte le finestre erano fracassate, le tende pendevano inutili, le pareti e i pavimenti erano schiantati o butterati dagli shrapnel, e le persone�</p><empty-line/><p>Talvolta, il linguaggio non pu� descrivere adeguatamente l�orrore. Talvolta, la comunicazione fra persone degli eventi impressi nella memoria, su cui si basa la societ� umana, � impossibile. Ebbene, l�esperienza che vissi in quella occasione rientra appunto in tale categoria: non posso comunicare l�orrore di quella strada di Londra a chi non ne sia stato testimone.</p><p>Teste, braccia e gambe, molte delle quali ancora vestite, erano sparse ovunque. Una testa sembrava accuratamente posata sulla strada accanto a una valigetta. Un braccio disteso aveva ancora l�orologio al polso: mi domandai se funzionasse! Accanto al cratere, una manina che giaceva sul dorso, con le dita rattrappite, sembrava un fiore, anche se descriverla cos� sembra assurdo: persino comico. Anche in quel momento fui costretto a rammentare a me stesso che soltanto pochi minuti prima quei <emphasis>pezzi</emphasis> staccati di carne che si raffreddava erano appartenuti agli organismi di esseri umani senzienti, ciascuno con la propria vita e le proprie speranze. Eppure mi sembravano non pi� umani dei componenti di una bicicletta fracassata, che erano sparsi sulla strada.</p><p>Non avevo mai visto nulla di simile. Mi sentivo distaccato da tutto, come se mi muovessi in un paesaggio di sogno. Sapevo per� che nella mia interiorit� avrei rivisitato in eterno quel carnaio. Ricordai l�Interno della Sfera, immaginandola come una conca colma di milioni di nuclei d�orrore e di sofferenza, ciascuno non meno orrendo di quello in cui mi trovavo. E il pensiero che una tale follia si fosse abbattuta su Londra, la <emphasis>mia</emphasis> Londra, mi colm� di un�angoscia che mi colp� come una fitta dolorosa alla gola.</p><p>Pallido, il viso coperto da una patina fine e lustra di sudore e di polvere, Mos� lanciava occhiate tutt�intorno, con gli occhi fissi e sgranati. Nebogipfel, attraverso gli occhiali, osservava quella strage spaventevole con gli occhi grandi, senza battere le palpebre: mi domandai se incominciasse a credere che non lo avessi trasportato nel passato, bens� in qualche profondo girone infernale.</p></section><section><title><p>14</p><p>La rotomina</p></title><p>Percorse con difficolt� le ultime decine di metri, giungemmo al muro di cinta dell�Imperial College, dove, con mio sgomento, un soldato che indossava la maschera antigas, armato di fucile, c�imped� di entrare. Intrepido, ma evidentemente del tutto privo d�immaginazione, era rimasto al suo posto, mentre i rigagnoli della strada si arrossavano di sangue. Alla vista di Nebogipfel, sgran� gli occhi, protetti dagli occhiali del facciale. Non mi riconobbe, e rifiut� assolutamente di lasciarci passare senza il salvacondotto necessario.</p><p>D�improvviso, si ud� un altro fischio nell�aria. Spaventati, ci raccogliemmo tutti in noi stessi, in attesa dell�esplosione: persino il soldato si port� l�arma al petto, come se fosse stata uno scudo totemico. Ma la bomba scoppi� a qualche distanza, con un lampo, un rumore di vetro fracassato, e un tremito del suolo.</p><p>A pugni serrati, Mos� si avvicin� al soldato. Sembrava che l�orrore suscitato in lui dal bombardamento si fosse trasformato in collera:�� Hai sentito, dannato tirapiedi in uniforme?�� rugg�.�� La citt� � ormai in preda al caos! Che cosa stai sorvegliando? A che cosa serve, ormai? Non <emphasis>vedi</emphasis> che cosa sta succedendo?</p><p>La sentinella gli punt� il fucile al petto:�� Ti avverto, amico�</p><p>��No, <emphasis>non</emphasis> vede affatto�� intervenni, ponendomi tra il soldato e Mos�, deluso e sconcertato dal fatto che quest�ultimo avesse perduto il controllo, nonostante lo stato d�animo in cui si trovava.</p><p>��Possiamo trovare un altro passaggio�� sugger� Nebogipfel.�� Si saranno aperte brecce nel muro di cinta dell�universit��</p><p>��No�� insistetti, risolutamente.�� Questa � la via che conosco.�� A mia volta, fronteggiai la sentinella.�� Ascolta, soldato� Non ho l�autorit� di darti ordini, ma ti assicuro che sono importante per lo sforzo bellico.</p><p>Dietro gli occhiali della maschera, il soldato socchiuse gli occhi.</p><p>��Chiama il dottor Wallis o il professor G�del�� continuai.�� Sono certo che garantiranno per me. Ti prego, almeno, di controllare.</p><p>Dopo un�ultima esitazione, ma sempre tenendoci sotto tiro, il soldato varc� la soglia, camminando all�indietro, poi stacc� il ricevitore di un telefono a muro.</p><p>Nei minuti che la sentinella rimase all�apparecchio, attesi con angoscia crescente. Non sopportavo che un ostacolo tanto meschino m�impedisse di fuggire nel tempo: non dopo tutto quello che avevo passato.</p><p>Seppure con riluttanza, la guardia annunci�:�� Dovete recarvi all�ufficio del dottor Wallis.�� E finalmente il semplice e valoroso soldato si fece da parte.</p><p>Cos�, lasciammo la confusione della strada per passare nella calma relativa dell�Imperial College.</p><p>��Andiamo subito da Wallis�� assicurai.�� Non preoccuparti. E grazie!</p><p>Quando entrammo nel labirinto di gallerie che ho gi� descritto, Mos� si lasci� sfuggire un sospiro di sollievo:�� Con la nostra solita fortuna, ci siamo imbattuti proprio nell�unico soldato ancora al suo posto in tutta la stramaledetta Londra! Quel piccolo stupido incorreggibile�</p><p>��Come puoi essere tanto sprezzante?�� interruppi, con voce tagliente.�� � una persona semplice, che fa del suo meglio per svolgere l�incarico che gli � stato assegnato, in mezzo a tutta questa� questa follia, di cui non � certo responsabile! Che cosa vuoi di pi� da un uomo? Eh?</p><p>��Ehi! E l�immaginazione? E l�intuito, l�intelligenza, l�iniziativa�? Ci fermammo, l�uno di fronte all�altro, scrutandoci negli occhi, i volti che quasi si sfioravano.</p><p>��<emphasis>Signori��</emphasis> s�intromise Nebogipfel.�� Vi sembra che sia il momento di guardarsi l�ombelico?</p><p>Allora Mos� ed io ci volgemmo a fissare il Morlock, quindi ci scambiammo un�occhiata. Capii che Mos�, con la collera, mascherava paura e vulnerabilit�: scrutarlo negli occhi fu come guardare un animale terrorizzato attraverso le sbarre di una gabbia. Annuii, cercando di rassicurarlo.</p><p>Passato il momento di crisi, ci rimettemmo in cammino.</p><p>��Naturalmente�� dissi, nel tentativo di rompere la tensione�� tu non ti guardi mai l�ombelico, vero, Nebogipfel?</p><p>��No�� rispose tranquillamente il Morlock.�� Anche perch� non ho l�ombelico.</p><p>Affrettandoci, giungemmo al palazzo che ospitava gli uffici e ci mettemmo alla ricerca dello studio di Wallis, percorrendo corridoi con file di porte dalle targhe d�ottone, i passi attutiti dalle passatoie. L�impianto d�illuminazione funzionava ancora: evidentemente, l�universit� disponeva di generatori indipendenti, o di emergenza. Non incontrammo nessuno.</p><p>Negli uffici le cui porte erano state lasciate aperte si scorgevano tracce di partenze frettolose: una tazza di t� rovesciata, una sigaretta che si spegneva in un portacenere, carte sparse sul pavimento.</p><p>Era difficile credere che il carnaio che avevamo attraversato si trovasse soltanto a poche decine di metri di distanza.</p><p>Finalmente arrivammo a un ufficio con la porta aperta, da cui usciva una luce azzurrina. Dalla soglia scoprimmo che l�unico occupante, appollaiato sopra un angolo della scrivania, era Wallis:�� Oh! Siete voi� Non mi aspettavo di rivedervi.�� Indossava gli occhiali dalla montatura metallica, una cravatta di lana e una giacca di tweed, e un solo spallaccio. La maschera antigas era posata sulla scrivania. Evidentemente si era lasciato distrarre da qualcosa mentre si preparava a lasciare l�edificio insieme agli altri.�� � una situazione disperata�� comment�.�� Davvero disperata!�� Poi ci osserv� meglio, e fu come se ci vedesse per la prima volta.�� Buon Dio! In che condizioni siete!</p><p>Entrammo nell�ufficio. La luce azzurra proveniva dallo schermo di vetro di un apparecchio pi� o meno cubico, su cui si vedeva l�immagine, piuttosto sgranata, di un tratto di fiume, presumibilmente il Tamigi.</p><p>Con le mani sulle ginocchia, Mos� si curv� innanzi ad osservare meglio il piccolo paesaggio:�� L�immagine � parecchio sfuocata, ma� � una bella novit�.</p><p>Nonostante l�emergenza della situazione, anch�io rimasi affascinato dall�apparecchio: si trattava evidentemente dell�evoluzione del fonografo, a cui aveva accennato Filby, in grado di mostrare immagini in movimento.</p><p>Quando Wallis premette un interruttore sulla scrivania, l�immagine fu sostituita da un�altra, che rappresentava lo stesso tratto di fiume che scorreva attraverso una zona edificata, per� era pi� luminosa.</p><p>��Guardate qui��� esort� Wallis.�� Ho guardato e riguardato questo filmato pi� e pi� volte, da quando � successo, e� Non riesco a credere ai miei occhi. Be�, se noi possiamo concepire cose simili, immagino che possano farlo anche loro!</p><p>��Chi?�� chiese Mos�.</p><p>��I tedeschi, naturalmente: i dannati tedeschi! Guardate� Questa immagine � stata ripresa da una cinecamera installata in cima alla Cupola. L�ansa del fiume � a oriente, oltre Stepney. Guardate� Ecco che arriva�</p><p>Vedemmo un aeromobile nero, a forma di croce, arrivare da oriente e abbassarsi sul fiume.</p><p>��Dovete sapere che non � affatto facile bombardare una Cupola�� spieg� Wallis.�� Dopotutto, � stata progettata e costruita proprio per questo, naturalmente. � tutta in muratura molto solida, tenuta insieme dalla gravit� oltre che dall�acciaio: qualunque incrinatura tende a rinsaldarsi�</p><p>L�aeromobile lasci� cadere in acqua un oggetto che, sebbene l�immagine fosse sgranata, sembrava cilindrico, e scintillava al sole roteando nella caduta.</p><p>��Le schegge di una bomba che esplode in aria semplicemente rimbalzano sul cemento�� continu� Wallis.�� Di solito, persino una bomba sganciata direttamente sulla Cupola non produce danni, perch� la maggior parte della potenza si scarica nell�aria. Capite? Eppure c�� un modo� E io lo sapevo! � la <emphasis>rotomina,</emphasis> o torpedine di superficie. Io stesso inoltrai una proposta, che per� non fu accolta. E con tutto il daffare qui al Diguerdiscron� In corrispondenza del fiume, la Cupola penetra sott�acqua, allo scopo d�impedire gli attacchi dei sommergibili. Dal punto di vista strutturale, � simile a una diga. Ebbene, se si riuscisse a collocare una bomba contro la parte immersa della Cupola��� Wallis apr� le mani grandi e fini, da studioso, a mimare l�operazione.�� Allora l�acqua sarebbe d�aiuto, contenendo l�esplosione e dirigendo l�energia verso l�interno, ossia verso la struttura della Cupola.</p><p>Intanto, sullo schermo, l�oggetto, cio� la bomba tedesca, colp� l�acqua, <emphasis>rimbalz�,</emphasis> in una bruma di spruzzi argentei, poi vol� sul fiume, verso la Cupola. L�aeromobile s�inclin� a destra e si allontan� con una manovra molto aggraziata, lasciando la rotomina a procedere verso l�obiettivo in una successione di archi parabolici.</p><p>��Ma come sganciare con precisione una bomba su un luogo tanto inaccessibile?�� prosegu� Wallis, pensoso.�� Non si pu� semplicemente lasciarla cadere, perch� anche se lo si facesse da una quota modesta, diciamo da quattromilacinquecento metri, basterebbe un vento sfavorevole di sole dieci miglia orarie per produrre uno scarto di quasi duecento metri. Ma io ho capito qual � la soluzione: basterebbe imprimere una piccola rotazione inversa, e la bomba rimbalzerebbe sull�acqua. Con qualche piccolo esperimento, si potrebbero calcolare i rimbalzi con notevole precisione. Vi ho mai parlato degli studi di questo genere che ho compiuto a casa, con le biglie di mia figlia? La mina rimbalza fino alla Cupola, scivola lungo la superficie di quest�ultima, <emphasis>sott�acqua,</emphasis> fino alla profondit� necessaria� Ed � fatta: un colpo perfetto!�� Raggiante, con la bianca ciocca irta e gli occhiali storti, Wallis aveva un�aria da zio, o da usuraio.</p><p>��Eppure mi sembra che questa bomba non possa arrivare�� comment� Mos�, continuando a scrutare le immagini imprecise.�� Anche con i rimbalzi, si fermer� prima� <emphasis>Ah!</emphasis></p><p>Mentre un pennacchio di fumo, di un bianco acceso persino nell�immagine sgranata, scaturiva dalla sua estremit� posteriore, la rotomina, come per effetto di rinnovata energia, esegu� un gran balzo sull�acqua.</p><p>��Quei tedeschi��� sorrise Wallis.�� Bisogna proprio ammirarli� Nemmeno <emphasis>io</emphasis> avevo mai pensato a questo piccolo espediente�</p><p>Spinta dal razzo ancora fiammante, la rotomina pass� sotto la Cupola, scomparendo dall�inquadratura; poi l�immagine fu scossa da un tremito e lo schermo si riemp� di un�informe luce azzurra.</p><p>��A quanto pare�� sospir� Wallis�� ci hanno sconfitti�</p><p>��E il bombardamento?�� chiese Mos�.</p><p>��L�artiglieria?�� Wallis parve a malapena interessato.�� Probabilmente sono cannoncini 42 da centocinque, paracadutati insieme alle squadre di artiglieri. Non dubito che servano a preparare l�invasione dal mare e dall�aria che sta per seguire.�� Si tolse gli occhiali e cominci� a pulirli con l�estremit� della cravatta.�� Non siamo ancora spacciati, per� � una situazione disperata: davvero grave�</p><p>��Dottor Wallis�� intervenni.�� E G�del?</p><p>��Mmm? Chi?�� Wallis mi guard� con gli occhi grandi, arrossati di stanchezza.�� Ah, s� G�del� Ebbene?</p><p>��� qui?</p><p>��S�, direi di s�. Dovrebbe essere nel suo ufficio.</p><p>Subito Mos� si avvi� alla porta insieme a Nebogipfel, esortandomi con un cenno urgente a seguirli.</p><p>Ma io sollevai una mano:�� Non vuole accompagnarci, dottor Wallis?</p><p>��Perch� mai?</p><p>��Qualcuno potrebbe fermarci, impedendoci di arrivare da G�del. E noi dobbiamo trovarlo.</p><p>Ridendo, Wallis si rimise gli occhiali sul naso:�� Oh, penso che n� la sicurezza n� nulla di tutto ci� abbia pi� molta importanza! Non credete anche voi? Comunque� Ecco��� Si stacc� dal risvolto il distintivo numerato che portava.�� Prenda questo, e dica che ha la mia autorizzazione� ammesso che incontri qualcuno abbastanza pazzo da essere rimasto al suo posto.</p><p>��Sono certo�� ribattei, con ardore�� che rimarrebbe sorpreso.</p><p>��Mmm?�� Cos� dicendo, Wallis si dedic� di nuovo allo schermo, che stava mostrando una successione casuale di immagini, evidentemente riprese da diverse cinecamere installate sulla Cupola: aeromobili che decollavano, simili a nere zanzare gigantesche; saracinesche che si aprivano e numerosi corazzati che uscivano dalle basi sotterranee, eruttando vapore, per schierarsi su una linea che sembrava stendersi da Leytonstone a Bromley, e avanzare, solcando il suolo, incontro agli invasori tedeschi.</p><p>A un tratto, Wallis premette di nuovo l�interruttore, per fare scomparire quelle scene di Armageddon e rivedere la registrazione dello sganciamento della rotomina:�� � una situazione disperata� E avrebbe potuto accadere prima! Ma che invenzione meravigliosa� neppure io ero certo che fosse <emphasis>fattibile.��</emphasis> Gli occhi nascosti dai riflessi guizzanti e inutili delle immagini, aveva lo sguardo avvinto allo schermo.</p><p>Fu cos� che lo lasciai. Con uno strano impulso incline alla piet�, chiusi silenziosamente la porta dell�ufficio alle mie spalle.</p></section><section><title><p>15</p><p>La vettura temporale</p></title><p>Con le braccia conserte, Kurt G�del stava alla finestra dell�ufficio, le cui tende erano scostate:�� Almeno non hanno ancora lanciato i gas�� disse, senza preamboli.�� Una volta, ho assistito alle conseguenze di un attacco con i gas, sapete? Furono sganciati dai bombardieri inglesi su Berlino. Scesi la Unter den Linden, percorsi la Sieges Allee, e vidi la carneficina� Che mancanza di dignit�! Il corpo si corrompe tanto rapidamente��� E si gir�, per sorridermi mestamente.�� I gas sono molto <emphasis>democratici,</emphasis> non crede?</p><p>��La prego, professor G�del��� Mi avvicinai.�� Sappiamo che ha un po� di plattnerite: l�ho vista io stesso.</p><p>Per tutta risposta, G�del si rec� bruscamente a un armadietto, passando a meno di un metro da Nebogipfel senza neppure degnarlo di un�occhiata: di tutti coloro che incontrai nel 1938, fu colui che reag� con maggiore freddezza al Morlock. Dall�armadietto, prese un flacone che conteneva una sostanza verde, scintillante, che sembrava trattenere la luce.</p><p>��<emphasis>Plattnerite���</emphasis> ansim� Mos�.</p><p>��Certamente. � abbastanza facile sintetizzarla dal carolinum� se si conosce la formula e se si ha accesso a una pila a fissione per l�irradiazione.�� G�del mi lanci� un�occhiata maliziosa.�� Volevo che la vedesse, e speravo che la riconoscesse. � deliziosamente facile menare per il naso questi inglesi pomposi, che, con tutti i loro dipartimenti di questo e di quello, non sanno riconoscere un tesoro quando l�hanno sotto gli occhi! E adesso, sar� il suo viatico per abbandonare questa valle di lacrime, vero?</p><p>��Lo spero�� risposi, con fervore.�� Lo spero proprio.</p><p>��Andiamo, allora!�� grid� G�del.�� All�officina VDC!�� Tenendo alto come un faro il flacone con la plattnerite, ci guid� fuori dell�ufficio.</p><empty-line/><p>Rientrati nel labirinto di gallerie di cemento, scoprimmo che Wallis aveva avuto ragione: tutte le guardie avevano lasciato i loro posti. I pochi tecnici e scienziati in camice bianco che incrociammo avevano molta fretta: non tentarono di fermarci, anzi, non ci chiesero neppure dove stessimo andando.</p><p>D�improvviso, si ud� uno scoppio: un colpo d�artiglieria era andato a segno.</p><p>Le luci elettriche si spensero, mentre la galleria ondeggiava. Caddi, sbattendo contro il pavimento polveroso e sentendo il sangue colare caldo dal naso: ormai, la mia faccia doveva essere proprio un brutto spettacolo. Uno dei miei compagni inciamp� nelle mie gambe: era leggero, quindi pensai che si trattasse di Nebogipfel.</p><p>Il tremito del suolo cess� in pochi secondi, per� le luci non si riaccesero.</p><p>Nell�aria densa di polvere di cemento, fui colto da un accesso di tosse, oltre che da un residuo del mio antico terrore del buio. Si ud� lo sfrigolio di un fiammifero. Con il viso largo illuminato dalla fiammella, Mos� accese subito una candela, quindi la sollev�, proteggendone la fiamma con una mano, in maniera che diffondesse una bolla di luce gialla nella galleria. Poi mi sorrise:�� Ho perduto lo zaino, per� ho preso la precauzione di riempirmi le tasche con ci� che poteva essere utile, come mi avevi raccomandato.</p><p>Con scarsa agilit�, G�del si rialz�. Grato, mi accorsi che teneva contro il petto il flacone, intatto, contenente la plattnerite.�� Credo che questa cannonata abbia centrato l�universit�. Dobbiamo congratularci di essere vivi: la galleria avrebbe potuto crollarci addosso.</p><p>Riprendemmo il cammino nell�oscurit�, ostacolati un paio di volte da cumuli di macerie, che per� riuscimmo a superare con poca difficolt�. Ormai ero disorientato, smarrito, ma G�del, che mi precedeva, con il flacone di plattnerite luccicante sotto un braccio, avanzava con assoluta sicurezza.</p><p>In pochi minuti giungemmo all�officina che Wallis aveva definito �divisione di sviluppo VDC�. Quando Mos� sollev� la candela, la luce ne illumin� parzialmente l�interno.</p><p>A parte il guasto all�impianto d�illuminazione e una lunga fenditura irregolare che attraversava obliquamente il soffitto, l�officina era come la ricordavo: sul pavimento erano sparsi attrezzi e parti meccaniche, contenitori di lubrificante e di combustibile, stracci e tute, mentre dalle pulegge applicate al soffitto pendevano catene che gettavano lunghi intrecci d�ombre. Una tazza mezza piena sembrava essere stata posata con cura sul pavimento: uno strato sottile di polvere di cemento galleggiava sulla superficie del t�.</p><p>Al centro dell�officina stava l�unica vettura temporale quasi completa: il metallo non verniciato scintillava alla luce della candela come quello di un�arma.</p><p>Avvicinatosi, Mos� pass� la mano libera sul bordo dell�abitacolo:�� � questa, dunque?</p><p>��Il culmine della tecnica degli anni Trenta del ventesimo secolo�� sorrisi.�� Se ben ricordo, Wallis l�ha definito �autoveicolo universale�.</p><p>��Be��� comment� Mos蠗 non ha certo una forma molto elegante.</p><p>A sua volta, G�del si avvicin� alla vettura temporale. Posato sul pavimento il flacone della plattnerite, afferr� con entrambe le mani il tappo di una fiasca d�acciaio e, con un grugnito di sforzo, cerc� di svitarlo, ma invano. Indietreggi� di un passo, ansimante:�� Dobbiamo trovare un modo di applicare la plattnerite, altrimenti�</p><p>Deposta la candela sopra uno scaffale, Mos� frug� in un mucchio di attrezzi, da cui trasse poi una grossa chiave inglese.�� Mi lasci provare con questa��� Adatt� la chiave al tappo, quindi lo svit� con un piccolo sforzo.</p><p>Mentre G�del accostava il flacone alla fiasca per versarvi la plattnerite, Mos� gir� intorno alla vettura temporale per svitare gli altri tappi.</p><p>Nella parte posteriore del veicolo trovai un portello bloccato da un perno. Rimosso quest�ultimo, aprii il portello ed entrai nell�abitacolo, che conteneva due panche lignee, ciascuna abbastanza larga da ospitare due o tre persone, nonch� un sedile con schienale mobile nella parte anteriore, di fronte a una sorta di feritoia.</p><p>Seduto sul sedile di guida, posai le mani sul volante. Il piccolo pannello di controllo era dotato di quadranti, d�interruttori, di leve e di manopole. Alcuni pedali erano installati nel fondo. Tutti i comandi avevano un aspetto grezzo. I quadranti e gli interruttori non avevano targhette. Dalla parte posteriore del pannello sporgevano fili e leve di trasmissione meccanica.</p><p>Entrato a sua volta nel veicolo, Nebogipfel mi si affianc�: il suo intenso odore dolciastro di Morlock era quasi insopportabile nello spazio chiuso. Attraverso la feritoia, vedevo G�del e Mos� intenti a riempire le fiasche.</p><p>��Capisce i principi del VDC?�� chiese G�del, a voce alta.�� � stato tutto progettato da Wallis, naturalmente. Non ho avuto nulla a che fare con la sua costruzione.</p><p>Accostai il viso alla feritoia:�� Sono seduto ai comandi, ma sono privi di etichetta. E non vedo nulla che assomigli a un cronometro.</p><p>Intento a versare cautamente la plattnerite, G�del non alz� lo sguardo:�� Sospetto che certe minuzie, quali i cronometri, non siano state ancora installate. Dopotutto, questo � un prototipo incompleto. Ci� la preoccupa, forse?</p><p>��Debbo ammettere che la prospettiva di perdere l�orientamento nel tempo non mi attrae molto, ma� Tutto sommato, ha poca importanza: si pu� sempre chiedere agli indigeni!</p><p>��Il principio su cui si basa il VDC � abbastanza semplice�� riprese G�del.�� La plattnerite pervade la struttura interna attraverso una rete di distribuzione, che forma una sorta di circuito. Quando si chiude il circuito, si viaggia nel tempo. Capisce? I comandi riguardano soprattutto il motore a petrolio, la trasmissione, e cos� via. Il veicolo, infatti, funziona anche come vettura a motore. Comunque, il circuito temporale si chiude con l�interruttore azzurro sul cruscotto. Lo vede?</p><p>��S�.</p><p>Riavvitato il tappo dell�ultima fiasca, Mos� gir� intorno al veicolo, mont� a bordo, pos� la chiave inglese sul fondo, e picchi� i pugni contro le pareti interne:�� � solido.</p><p>��Siamo pronti a partire, dunque�� dissi.</p><p>��Ma dove, anzi, <emphasis>in quale epoca,</emphasis> andiamo?</p><p>��Che importanza ha? Ci� che conta � <emphasis>andarcene da qui:</emphasis> magari nel passato, per cercare di risistemare le cose. Abbiamo chiuso con il ventesimo secolo, Mos�. Adesso dobbiamo compiere un altro salto nel buio: la nostra avventura non � ancora finita!</p><p>Mentre la perplessit� si dissolveva sul suo volto, Mos� serr� le mascelle in un�espressione di audace determinazione:�� Partiamo, allora, o saremo dannati!</p><p>��Credo�� rispose Nebogipfel�� che molto probabilmente lo saremo.</p><p>��Professor G�del�� chiamai.�� Monti a bordo.</p><p>��Oh, no!�� G�del sollev� entrambe le mani.�� Il mio posto � qui.</p><p>Allora Mos� si avvicin�, alle mie spalle:�� Ma la Cupola di Londra ci sta crollando addosso, le artiglierie tedesche sono installate a poche miglia� Questo non � certo un luogo sicuro, professore!</p><p>��Vi invidio, naturalmente: abbandonare questo mondo disgraziato e la sua <emphasis>disgraziata</emphasis> guerra�</p><p>��Allora parta con noi�� esortai.�� Andiamo a cercare il mondo assoluto di cui ha parlato�</p><p>Con il viso pallido alla luce della candela, G�del interruppe:�� Ho una moglie.</p><p>��Dov��?</p><p>��L�ho perduta: non siamo riusciti a riunirci. Suppongo che si trovi ancora a Vienna. Non riesco a immaginare che le abbiano fatto del male per punire la mia defezione.</p><p>Queste ultime parole furono pronunciate con una sfumatura interrogativa, perci� compresi che, in quel momento estremo, quell�uomo supremamente logico mi chiedeva la pi� illogica delle rassicurazioni:�� No, sono certo che�</p><p>Non riuscii a terminare la frase, perch�, senza neppure il preavviso di un fischio nell�aria, un�altra granata esplose, pi� vicina di tutte le altre.</p><empty-line/><p>L�ultimo guizzo della candela rivel�, in uno squarcio lampeggiante di tempo congelato, la parete occidentale dell�officina che esplodeva verso l�interno, trasformandosi semplicemente, in meno di un istante, da superficie liscia e solida, in una nube turbinante di schegge e di polvere.</p><p>Poi sprofondammo nell�oscurit�.</p><p>Mentre il veicolo ondeggiava, Mos� esclam�:�� Dannazione�� e io mi abbassai. Una tempesta letale di macerie invest� la vettura temporale.</p><p>Sentii l�odore dolciastro di Nebogipfel che si avvicinava maggiormente, per afferrarmi una spalla con una mano morbida:�� Chiudi il circuito.</p><p>Nel guardare fuori attraverso la feritoia, vidi soltanto oscurit�, naturalmente:�� E G�del?�� Poi gridai:�� Professore!</p><p>Non vi fu risposta. Dall�alto giunse uno scricchiolio pesante e sinistro, seguito dal fragoroso precipitare di altre macerie.</p><p>��<emphasis>Chiudi il circuito!��</emphasis> ripet� Nebogipfel, con urgenza.�� Non senti? Il tetto sta crollando! Ci schiaccer�!</p><p>��Vado a prenderlo�� dichiar� Mos�. Nell�oscurit� impenetrabile, si ud� il rumore dei suoi passi mentre attraversava l�abitacolo.�� Andr� tutto bene. Ho altre candele��� La sua voce si spense in fondo al veicolo. Con un <emphasis>crunch,</emphasis> Mos� balz� sul pavimento cosparso di macerie.</p><p>Allora un gemito immane, simile a un ansito grottesco, fu seguito da una scossa e da un grido di Mos�.</p><p>Mi girai, con l�intenzione di lanciarmi fuori a soccorrerlo, ma fui azzannato a una mano dalla piccola dentatura di una bocca morlock.</p><p>Quell�istante, in cui la morte mi si avvolgeva intorno, mentre ero sprofondato ancora una volta nella tenebra primeva, alla presenza del Morlock, con i denti di quest�ultimo conficcati nella carne, la pelliccia che mi sfiorava la pelle, fu insopportabile: ruggendo, tirai un cazzotto in piena faccia a Nebogipfel.</p><p>Tuttavia, questi non grid�: mentre il mio pugno gli affondava nelle carni cedevoli, lo sentii allungare un braccio sopra di me, verso il cruscotto.</p><p>L�oscurit� svan� dai miei occhi, il fragore del cemento che crollava si spense nel silenzio, e cos�, ancora una volta, mi trovai a precipitare nel crepuscolo grigio del viaggio temporale.</p></section><section><title><p>16</p><p>Precipitare nel tempo</p></title><p>La vettura temporale ondeggi�. Invano tentai di aggrapparmi al sedile di guida: fui catapultato sul fondo, sbattendo la testa e le spalle contro una panca. La mano mi doleva per il morso di Nebogipfel, per� in quel momento non vi badai.</p><p>Come un�esplosione silenziosa, una luce bianca invase l�abitacolo. Nebogipfel grid�. Il sangue che mi colava dalla fronte sulle guance mi offusc� la vista. Dalla porta e dalle feritoie filtr� nell�abitacolo ondeggiante una luce uniforme e pallida, che dapprima vari� in intensit�, poi, in breve tempo, si stabilizz� in un grigio sbiadito. Mi domandai se fosse avvenuta qualche nuova catastrofe: forse l�officina si era incendiata�</p><p>Poi mi accorsi che la luce era troppo stabile e troppo neutra: capii che eravamo gi� molto lontani dall�epoca dell�officina bellica.</p><p>La luce era naturalmente quella del giorno, sbiadita e resa informe dal sovrapporsi con le notti, troppo rapido perch� l�occhio potesse cogliere l�alternanza. Stavamo davvero precipitando nel tempo: quel veicolo, bench� rozzo e squilibrato, funzionava correttamente. Non ero in grado di stabilire se stessimo cadendo nel futuro o nel passato, ma di sicuro la vettura ci aveva gi� trasportati in un�epoca in cui la Cupola di Londra non esisteva pi�, o non esisteva ancora.</p><p>Spingendo con le mani, cercai di rialzarmi, per� avevo le palme viscide di sangue, mio o del Morlock, quindi scivolai, ricaddi sul fondo duro, urtai di nuovo la testa contro la panca.</p><p>Fui sopraffatto dalla spossatezza, che m�intorpid� fino alle ossa. La sofferenza, accumulata durante il bombardamento e sedata dalla fuga affannosa, si ravviv�, moltiplicata. Con la testa posata sul fondo metallico, chiusi gli occhi.�� A che cosa serve, comunque?�� domandai, a nessuno in particolare. Mos� era morto, perduto, insieme al professor G�del, sotto le tonnellate di macerie dell�officina distrutta. Non sapevo se Nebogipfel fosse vivo o morto, n� me ne curavo. In quel momento, ero disposto a lasciare che la vettura temporale mi trasportasse nel futuro o nel passato, a suo piacimento, in eterno, fino a schiantarsi e a sbriciolarsi contro le mura dell�infinito e dell�eternit�. Ero disposto a lasciare che tutto finisse, perch� non potevo pi� fare nulla:�� Non vale la pena�� mormorai.�� Non vale la pena.</p><p>Mi sembr� di essere toccato da mani morbide, il viso sfiorato da una pelliccia: protestai, e con le mie ultime forze respinsi quelle mani.</p><p>Infine, affondai in un�oscurit� profonda, confortante, priva di sogni.</p><empty-line/><p>Fui destato da percosse violente.</p><p>Rotolai sul fondo dell�abitacolo. Quando l�oggetto soffice che avevo sotto la nuca si spost�, sbattei la testa contro l�angolo di una panca, e il dolore, improvvisamente rinnovato, mi riport� alla conoscenza. Con riluttanza, mi alzai a sedere.</p><p>Tutta la testa mi doleva, e cos� pure il corpo, come se fossi reduce da un estenuante incontro di pugilato o di lotta. Paradossalmente, per�, il mio umore era un poco migliorato. Ero ancora ossessionato dalla morte di Mos� (un evento tragico, che col tempo avrei dovuto affrontare), ma dopo il breve periodo d�incoscienza di cui avevo beneficiato, ero in grado di distogliermene, come avrei distolto lo sguardo dalla luce accecante del sole, per dedicarmi ad altri problemi.</p><p>La fioca, perlacea commistione di giorno e di notte diffondeva ancora il suo crepuscolo nell�interno dell�abitacolo. Era molto freddo: mi accorsi di essere scosso dai tremiti, e vidi il fiato condensarsi in nebbia dinanzi al mio viso. Seduto sul sedile, Nebogipfel mi mostrava la schiena. Palpando con le dita bianche, esaminava gli strumenti del cruscotto rudimentale e i fili che pendevano dalla parte posteriore.</p><p>Mi alzai, vacillando, sia a causa dell�ondeggiare del veicolo, sia per le conseguenze di tutto ci� che mi era capitato nel 1938. Cos�, per sostenermi, mi aggrappai all�intelaiatura dell�abitacolo, scoprendo che il metallo era freddo come ghiaccio. Per sostenermi la testa, Nebogipfel aveva usato la sua giacca: la piegai e la posai sopra una panca. Anche la chiave inglese che Mos� aveva usato per aprire le fiasche della plattnerite era sul fondo: la raccolsi con la punta delle dita, perch� era imbrattata di sangue.</p><p>I pesanti spallacci metallici, che ancora indossavo, mi disgustarono: me li strappai dagli indumenti, lasciandoli cadere rumorosamente.</p><p>Il fragore improvviso attir� un�occhiata di Nebogipfel, che aveva gli occhiali azzurri spaccati, nonch� un occhio insanguinato e tumefatto:�� Preparati�� disse, con voce rauca.</p><p>��A cosa?</p><p>E l�abitacolo sprofond� nell�oscurit�.</p><p>Avanzai incespicando, ancora una volta rischiando di cadere, mentre un freddo intenso assorbiva dall�aria, e dal mio corpo, il calore che restava. Di nuovo fui assalito da un�emicrania martellante. Con le braccia strette al busto, chiesi:�� Dov�� finita la luce del giorno?</p><p>Nel buio oscillante, la voce di Nebogipfel suon� quasi aspra:�� Durer� soltanto pochi secondi. Dobbiamo resistere.</p><p>Con la stessa rapidit� con cui si era addensata, l�oscurit� si dissip�, e il crepuscolo grigio filtr� di nuovo nell�abitacolo. Il freddo immane si attenu� un poco, tuttavia continuai a tremare violentemente. M�inginocchiai accanto a Nebogipfel:�� Che cosa sta succedendo? Cos�era?</p><p>��Ghiaccio. Stiamo viaggiando attraverso un�epoca glaciale. Dal settentrione, i ghiacciai si espandono a coprire la Terra, nonch� il nostro veicolo, e poi si sciolgono. Credo di potermi azzardare a supporre che talvolta siamo coperti da trenta metri di ghiaccio.</p><p>Guardando attraverso una delle feritoie anteriori, vidi la valle del Tamigi trasformata in una tundra lugubre, dove sopravvivevano soltanto erba ispida, suffrutici purpurei di brugo che sembravano fiamme vivaci, e alberi sparsi. L�alternarsi dei loro cicli annuali era troppo rapido perch� potessi seguirlo, ma gli alberi mi parvero appartenere alle specie pi� resistenti: querce, salici, pioppi, olmi, biancospini. Non vidi alcun vestigio di Londra: neppure spettri di fabbricati evanescenti. In tutto il paesaggio grigio non scorsi la minima traccia di presenza umana o di vita animale. Persino la conformazione delle colline e delle valli non mi parve affatto familiare, come se fosse stata interamente rimodellata dai ghiacciai.</p><p>Annunciato da una breve ondata di luce bianca, il ghiaccio immane ci sopraffece di nuovo. Nell�oscurit�, imprecai. Avevo le dita delle mani, che tenevo sotto le ascelle, tutte intorpidite, come pure quelle dei piedi, tanto da farmi temere un inizio di congelamento. Quando si ritirarono di nuovo, i ghiacciai lasciarono una landa desolata molto simile a quella che avevo osservato poco prima, per� di conformazione diversa. Le glaciazioni modificavano il paesaggio, tuttavia non ero in grado di capire se stessimo viaggiando nel futuro oppure nel passato. Sotto i miei occhi, macigni pi� alti di uomini scivolarono o rotolarono lentamente, come se migrassero: a quanto pareva, si trattava di qualche strana conseguenza dell�erosione.</p><p>��Per quanto tempo sono rimasto svenuto?</p><p>��Non molto: forse trenta minuti.</p><p>��E la vettura temporale ci sta trasportando nel futuro?</p><p>��Ci stiamo addentrando nel passato.�� Quando Nebogipfel si volse a guardarmi, notai che, in conseguenza delle percosse che gli avevo inflitto, si muoveva goffamente, non pi� con l�armoniosit� che gli era caratteristica.�� Ne sono certo. Ho intravisto Londra regredire fino alle sue origini. A giudicare dagli intervalli fra le glaciazioni, direi che stiamo percorrendo decine di migliaia di anni al minuto.</p><p>��Forse dovremmo cercare di capire come si pu� fermare questa caduta a capofitto nel tempo. Se troveremo un�epoca tranquilla, adatta�</p><p>��Non credo che vi sia modo di fermare la vettura.</p><p>��<emphasis>Cosa?</emphasis></p><p>In silenzio, Nebogipfel allarg� le braccia: notai allora che aveva la pelliccia sul dorso delle mani cosparsa di brina. Subito dopo, sprofondammo di nuovo in un buio sepolcro di ghiaccio, talch� la voce del Morlock mi giunse come fluttuando nell�oscurit�:�� Rammenta che questo � un veicolo sperimentale, rozzo e incompleto. Molti comandi e molti strumenti non sono collegati, mentre quelli che lo sono non sembrano funzionare. Anche se sapessimo come ricollegarli senza danneggiare la vettura, non vedo come potremmo uscire dall�abitacolo per eseguire le riparazioni necessarie.</p><p>Di nuovo il ghiacciaio lasci� il posto alla tundra rimodellata. Nebogipfel osserv� il paesaggio dimostrando di esserne alquanto affascinato:�� Pensa! I fiordi della Scandinavia non esistono ancora, mentre i laghi d�Europa e del Nord America, che si formeranno da depositi di ghiaccio sciolto, sono ancora fantasmi del futuro. Abbiamo gi� superato l�alba della storia umana. In Africa potremmo trovare gruppi di australopitechi: alcuni poco evoluti, altri gracili, altri carnivori, ma tutti bipedi e scimmieschi, con il cranio piccolo, i denti e le mascelle grossi.</p><p>Una solitudine immane e fredda mi avvolse. Mi ero gi� smarrito nel tempo in precedenza, per� non avevo mai provato una sensazione d�isolamento tanto intensa. Era mai vero, <emphasis>poteva</emphasis> mai essere vero, che Nebogipfel ed io, a bordo della vettura temporale imperfetta, rappresentavamo le uniche fiamme di candela dell�intelligenza su tutto il pianeta?</p><p>��Dunque non possiamo governare il veicolo�� ripresi.�� Forse ci fermeremo soltanto quando giungeremo all�inizio del tempo�</p><p>��Dubito che succederࠗ interruppe Nebogipfel.�� La plattnerite deve avere certi limiti, quindi non pu� consentirci di viaggiare nel tempo <emphasis>all�infinito:</emphasis> si esaurir�, prima o poi. E dobbiamo pregare che lo faccia prima di trasportarci attraverso l�ordoviciano e il cambriano: prima di condurci in un�epoca in cui non troveremo ossigeno da respirare.</p><p>��� proprio un�allegra prospettiva! E immagino che la situazione possa anche peggiorare.</p><p>��Come?</p><p>Mi alzai, per sgranchire le gambe intorpidite, poi sedetti sul freddo fondo metallico:�� Non abbiamo provviste di nessun genere, n� acqua n� cibo, e siamo entrambi feriti. Non abbiamo neppure indumenti caldi! Per quanto potremo sopravvivere in questa gelida barca temporale? Alcuni giorni? Oppure anche meno?</p><p>Nebogipfel non rispose.</p><p>Poich� non sono tipo da sottomettermi facilmente al fato, mi dedicai per un poco a esaminare i comandi e i collegamenti, verificando in breve tempo che Nebogipfel aveva ragione: non era possibile modificare quel groviglio in maniera tale da rendere governabile il veicolo. Inoltre, non tardai ad esaurire le mie energie, gi� scarse, affondando di nuovo in una sorta di ottusa apatia.</p><p>Attraversata un�altra glaciazione, tanto breve quanto spietata, entrammo in un inverno lungo e tetro. Le nevicate e le gelate continuarono a susseguirsi, per� l�epoca delle glaciazioni era ormai nel futuro. Millennio dopo millennio, il paesaggio cambi� ben poco: forse s�infitt� la trama della vegetazione indistinta sulle colline. Un teschio immenso, che mi ramment� quello di un elefante, comparve al suolo non lontano dalla vettura temporale, scarnificato, scolorito, sgretolato, e rimase visibile per il tempo necessario a percepirne i contorni, ossia circa un secondo, prima di scomparire con la stessa repentinit� con cui era apparso.</p><p>��Nebogipfel� A proposito della tua ferita al volto� Devi capire che�</p><p>��<emphasis>Cosa?��</emphasis> Con l�occhio illeso, Nebogipfel mi osserv�. Notai che aveva perduto l�umanit� superficiale acquisita da quando mi conosceva, per tornare a maniere interamente morlock.�� Che cosa debbo capire?</p><p>��Non intendevo ferirti�</p><p>��<emphasis>Adesso</emphasis> non hai nessuna intenzione di nuocermi�� ribatt� Nebogipfel, con precisione chirurgica.�� <emphasis>In quel momento,</emphasis> invece, lo volevi. Le scuse sono inutili, assurde. Tu sei ci� che sei. Apparteniamo a specie diverse. Siamo tanto differenti l�uno dall�altro, quanto entrambi lo siamo dagli australopitechi.</p><p>Dopo essermi sporcato ancora una volta i pugni di sangue morlock, mi sentivo un primitivo:�� Mi fai vergognare!</p><p>��Vergognare?�� Nebogipfel scosse la testa con un gesto breve, brusco.�� � un sentimento privo di significato, in questo contesto.</p><p>Compresi ci� che intendeva dire: non avrei dovuto provare <emphasis>vergogna</emphasis> pi� di quanto avrebbe dovuto provarne un animale selvaggio della giungla. Se fossi stato assalito da una belva, mi sarei forse messo a discutere di etica con essa? Certamente no, giacch� la belva, in quanto priva d�intelligenza, non poteva che comportarsi in un certo modo. Dunque, non avrei potuto fare altro che reagire alle sue azioni.</p><p>Ancora una volta avevo dimostrato a Nebogipfel di essere poco migliore dei bruti primitivi delle pianure africane, precursori dell�umanit� in quell�epoca desolata.</p><p>Sdraiato sopra una panca, con la testa dolente appoggiata su un braccio piegato, osservai, dalla portiera ancora aperta della vettura temporale, il susseguirsi pulsante delle epoche.</p></section><section><title><p>17</p><p>L�osservatore</p></title><p>Il tetro gelo invernale pass� e il cielo assunse una trama di sfumature. Di quando in quando la fascia oscillante del sole fu oscurata per un secondo da banchi di nubi fosche. Alberi di nuove specie crebbero nel clima mitigato: a quanto potei capire, si tratt� di piante decidue, come gli aceri, i pioppi e i cedri. Talvolta le foreste antiche s�intrecciarono sopra la vettura, chiudendola in un guizzante crepuscolo verde*bruno, per poi scomparire, scostandosi come sipari.</p><p>Come mi spieg� Nebogipfel, eravamo entrati in un periodo di possenti sconvolgimenti tellurici, in cui si stavano formando le Alpi e l�Himalaya, vulcani immensi vomitavano cenere e polvere nell�atmosfera, talvolta oscurando il cielo per anni, e squali giganteschi dai denti come spade nuotavano negli oceani, mentre in Africa regredivano i primitivi antenati dell�umanit�, dal cervello piccolo, le gambe storte, le dita tozze e goffe.</p><p>Per circa dodici ore precipitammo attraverso quella lunga epoca selvaggia.</p><p>Tentai d�ignorare la fame e la sete che mi artigliavano lo stomaco, mentre i secoli passavano e le foreste apparivano e scomparivano intorno al veicolo. Fu il pi� lungo viaggio nel tempo che avessi mai compiuto da quando mi ero recato nel futuro remoto oltre l�epoca di Weena. E la sua futile, immensa vacuit�, nel susseguirsi immutabile delle ore, cominci� a deprimermi l�anima. La breve fioritura dell�umanit� era ormai una scheggia luminosa, lontana nel tempo, tanto che persino la distanza fra gli uomini e i Morlock, di qualunque specie, non era, in confronto, che una frazione della grande distanza temporale che avevo percorso.</p><p>L�immensit� del tempo, la fugacit� dell�umanit� e delle sue imprese, mi annientarono. Le mie piccole preoccupazioni mi apparvero assurdamente insignificanti. La storia stessa dell�umanit� mi sembr� triviale, come un baleno fuggevole smarrito nella tenebrosa insensatezza dell�eternit�.</p><p>La crosta terrestre s�innalz� come il petto di un uomo che soffocasse, e la vettura temporale si sollev� oppure cadde, in conseguenza delle modificazioni del paesaggio, come se galleggiasse sulle onde di un mare immane. L�aria divenne pi� calda e la vegetazione divenne pi� rigogliosa; intorno alla vettura temporale si ammassarono nuove foreste, che mi parvero decidue, anche se la velocit� del nostro viaggio riduceva foglie e fiori a una chiazza verde uniforme e vaga.</p><p>Finalmente il dolore degli eoni di gelo abbandon� le mie dita. Mi tolsi la giacca e mi sbottonai la camicia, quindi mi sfilai gli stivali e mi massaggiai i piedi per ripristinare la circolazione. Da una tasca della giacca cadde il distintivo numerato di Barnes Wallis. Nel raccogliere quel piccolo emblema della diffidenza delle persone nei confronti dei loro simili, pensai che in quella verzura primeva non avrei potuto trovare un simbolo pi� perfetto della ristrettezza mentale e dell�insensatezza per cui l�umanit� sprecava tante energie. Lo gettai in un angolo buio dell�abitacolo.</p><p>All�interno della vettura sospesa nel manto verdeggiante, le lunghe ore trascorsero pi� lentamente che mai. Al risveglio da un periodo di sonno, mi accorsi che la vegetazione era cambiata: sembrava pi� traslucida, con una sfumatura di colore che ricordava la plattnerite. Ebbi l�impressione d�intravedere fugacemente una distesa stellata: era come essere immersi fra gli smeraldi anzich� tra le foglie.</p><p><emphasis>D�improvviso, lo vidi:</emphasis> si librava nell�aria fosca e umida dell�abitacolo, immune agli ondeggiamenti della vettura, con gli occhi grandi, la V carnosa della bocca, e le mani simili a tentacoli che pendevano verso il pavimento senza per� sfiorarlo. Non era un fantasma: non riuscivo a vedere <emphasis>attraverso</emphasis> il suo corpo la foresta retrostante. Era tanto reale quanto me, o Nebogipfel, o gli stivali che avevo posato sulla panca.</p><p>L�Osservatore mi scrutava freddamente, come per analizzarmi.</p><p>Non provai paura. Quando allungai una mano per toccarlo, si allontan� galleggiando nell�aria. Non dubitavo che i suoi occhi grigi fissassero il mio viso. Domandai:�� Chi sei? Puoi aiutarci?</p><p>Se mi sent�, l�Osservatore non rispose. Ma gi� la luce soffusa si ritrasformava nel verde della vegetazione. Ebbi una sensazione di <emphasis>rotazione:</emphasis> come un giocattolo assurdo, la testa enorme gir� sul proprio asse e scomparve.</p><p>Scavalcando con i piedi lunghi le nervature del fondo, Nebogipfel mi si avvicin�. Si era tolto gli indumenti del diciannovesimo secolo: era nudo, a parte gli occhiali rotti e la pelliccia bianca, lunga e incolta.�� Che cosa c��?�� chiese.�� Ti senti male?</p><p>Gli parlai dell�Osservatore, ma lui non l�aveva visto. Tornai a riposare sulla panca, non sapendo se avevo veduto un essere reale, o se si era trattato del protrarsi di un sogno.</p><empty-line/><p>Nel calore opprimente, l�aria dell�abitacolo divenne soffocante.</p><p>Ripensai a G�del e a Mos�.</p><p>L�antipatico G�del aveva dedotto l�esistenza della molteplicit� della storia semplicemente in base a principi ontologici, mentre io, povero sciocco che sono, avevo avuto bisogno di compiere alcuni viaggi temporali prima di poter soltanto concepire quella possibilit�. Ma ormai colui che aveva sognato il sogno magnifico del mondo assoluto, in cui tutti i significati si risolvevano, giaceva schiantato e schiacciato sotto un cumulo di macerie, ucciso dalla stupidit� e dalla ristrettezza mentale dei suoi simili.</p><p>Quanto a Mos�, ero semplicemente addolorato, come lo si pu� essere, credo, per l�uccisione di un figlio o di un fratello minore. Mos� era morto a ventisei anni, eppure io, <emphasis>la stessa persona,</emphasis> respiravo ancora a quarantaquattro! Il mio passato mi era stato tolto, come se il suolo su cui posavo fosse svanito, lasciandomi naufrago a mezz�aria. Oltre a tutto ci�, avevo imparato a conoscere Mos�, seppure brevemente, come una persona indipendente: allegro, eccentrico, impulsivo, un po� illogico (proprio come me!), e immensamente simpatico.</p><p>La sua morte si aggiungeva alle altre di cui ero responsabile.</p><p>La possibile argomentazione, fondata sul discorso vago e ambiguo di Nebogipfel a proposito della molteplicit� dei mondi, secondo cui il Mos� che avevo conosciuto non era mai stato, alla fin fine, destinato a diventare <emphasis>me,</emphasis> bens� qualche altra <emphasis>versione</emphasis> di me, non poteva assolutamente cambiare il sentimento che provavo per avere perduto proprio <emphasis>lui.</emphasis></p><p>Mentre le mie riflessioni si sgretolavano in frammenti quasi incoerenti, lottai per tenere gli occhi aperti, nel timore di non svegliarmi pi�; ma dopo un poco, consumato dalla confusione e dalla sofferenza, ancora una volta dormii.</p><p>Mi destai allorch� il mio nome venne pronunciato nella strana lingua aliena dei Morlock. L�aria era sempre viziata. Nel mio cranio, un nuovo dolore pulsante, provocato dalla calura e dalla carenza di ossigeno, lottava per farsi largo fra i residui delle mie sofferenze precedenti.</p><p>Nell�oscurit� arborea, Nebogipfel aveva gli occhi spalancati, incluso quello tumefatto:�� Guarda fuori.</p><p>La vegetazione era sempre fitta intorno al veicolo, eppure l�intreccio appariva diverso. Mi accorsi, osservando con attenzione, di poter seguire la regressione delle singole foglie sui rami folti: ognuna si riformava dalla polvere, subiva una sorta di appassimento invertito e si ripiegava in gemma in meno di un secondo, eppure�</p><p>Sospirai:�� Stiamo rallentando�</p><p>��S�. Credo che la plattnerite si stia esaurendo.</p><p>Mormorai una preghiera di ringraziamento, giacch� avevo recuperato le forze a sufficienza per non desiderare pi� di morire su qualche pianura rocciosa priva d�aria, all�alba del mondo.</p><p>��Sai dove siamo?</p><p>��In qualche periodo dell�era paleocenica. Abbiamo viaggiato per ventiquattro ore. Siamo forse a cinquanta milioni di anni dal presente�</p><p>��Quale presente? Il mio, il 1891, oppure il tuo?</p><p>��In un arco temporale tanto vasto�� Nebogipfel si palp� il sangue che ancora gli incrostava il viso�� ha poca importanza.</p><p>Il processo vitale delle foglie e dei fiori era ormai lento, quasi solenne. Mi accorsi che all�oscurit� verde si sovrapponevano fugaci intrusioni di buio pi� denso:�� Riesco a distinguere la notte e il giorno: stiamo rallentando.</p><p>��S�.�� Nebogipfel sedette sulla panca di fronte a me e ne afferr� il bordo con le lunghe dita.</p><p>Mi domandai se fosse spaventato: dopotutto, avrebbe avuto tutto il diritto di esserlo. Mi sembr� di scorgere un movimento sul fondo dell�abitacolo: una lieve convessit� che si formava sotto la panca del Morlock.</p><p>��Che cosa dobbiamo fare?</p><p>Il mio compagno scosse la testa:�� Possiamo soltanto attendere gli eventi. Non siamo certo in grado di controllare la situazione in alcun modo.</p><p>L�alternarsi delle notti e dei giorni rallent� ulteriormente, sino a diventare, tutt�intorno, una pulsazione regolare, simile al battito cardiaco. Il fondo cigol�, mentre segni di sollecitazione comparivano sulle piastre d�acciaio.</p><p>D�improvviso, capii:�� Attento!</p><p>Mi alzai, afferrando per le spalle Nebogipfel, che non oppose resistenza. Dopo averlo sollevato come se fosse stato un bimbo magro e villoso, indietreggiai, vacillando.</p><p>Nello stesso istante, un albero comparve dinanzi a me, sfondando il metallo della vettura come se fosse stato carta. Un ramo immenso si protese verso i comandi, come il braccio di un risoluto gigante ligneo, e fracass� il cruscotto.</p><p>Evidentemente stavamo entrando nello spazio occupato da quell�albero in quell�epoca remota.</p><p>Crollai all�indietro, sopra una panca, con Nebogipfel in braccio. L�albero rimpicciol�, mentre procedevamo a ritroso verso il momento della sua nascita. La pulsazione delle notti e dei giorni continu� a rallentare, e l�alternanza si accentu�. Intanto, il tronco rimpicciol� sempre pi�, e poi� Con uno schianto immane, la vettura si spacc� in due parti, aprendosi dall�interno come un guscio d�uovo.</p><p>Non riuscii a trattenere Nebogipfel: entrambi cademmo sul suolo umido e morbido, in una tempesta di metallo e di legno.</p></section></section><section><title><p>LIBRO QUARTO</p><p>Il mare paleocenico</p></title><section><title><p>1</p><p><emphasis>Diatryma Gigantica</emphasis></p></title><p>Mi ritrovai supino a fissare la pianta che aveva sfondato la vettura temporale mentre rallentava. Non riuscivo a vedere Nebogipfel, bench� ne sentissi il respiro lieve accanto a me.</p><p>L�albero, ormai congelato nel tempo, s�innalzava insieme ai suoi compagni per formare, a grande altezza, una volta di fronde, fitta e uniforme. Pianticelle e virgulti spuntavano intorno alla base del fusto, nonch� fra i rottami del veicolo fracassato. Nel calore intenso e nell�aria umida, stentavo a respirare. La giungla intorno a me era piena di trilli, di sospiri, di rumori simili a colpi di tosse, i quali si sovrapponevano a un rumoreggiare cupo e profondo, che mi fece sospettare la presenza, nelle vicinanze, di un grande fiume (magari una versione primeva del Tamigi), oppure di un mare.</p><p>Pi� che in Inghilterra, sembrava di essere ai tropici!</p><p>Mentre rimanevo sdraiato ad osservare, scese lungo il tronco dell�albero una creatura simile a uno scoiattolo, lunga circa venticinque centimetri, con la pelliccia ampia e fitta che l�avvolgeva come un mantello. Fra le mandibole piccole teneva un frutto. Giunto a circa tre metri dal suolo, ci vide, rizz� la testa di scatto, apr� la bocca, lasciando cadere il frutto, e sibil�, rivelando che gli incisivi, in punta, si dividevano in cinque rebbi, poi si tuff� a capofitto dall�albero. Quando spalanc� gli arti all�improvviso, quello che sembrava un mantello di pelliccia si apr� con uno schiocco, trasformandolo in una sorta di aquilone villoso. Cos�, si allontan� veleggiando nell�oscurit� fino a scomparire alla vista.</p><p>��Che benvenuto��� sospirai.�� Sembrava un lemure volante. Ma� Hai visto i denti?</p><p>��Era un <emphasis>planetatherium��</emphasis> rispose Nebogipfel, che ancora non riuscivo a vedere.�� E l�albero � un <emphasis>dipterocarps:</emphasis> non � molto diverso dalle piante che sopravvivranno nelle foreste della tua epoca.</p><p>Appoggiando le mani al suolo viscido e marcescente, riuscii a girarmi in modo da guardare il mio compagno:�� Sei ferito, Nebogipfel?</p><p>Il Morlock giaceva su un fianco, con la testa girata a guardare il cielo:�� No�� sussurr�.�� Suggerisco d�iniziare a cercare�</p><p>Tuttavia, non l�ascoltai, perch� proprio in quel momento vidi spuntare dal fogliame alle sue spalle una testa grande come quella di un cavallo, munita di becco, che subito si abbass� verso il suo corpo fragile e indifeso.</p><empty-line/><p>Per un attimo rimasi paralizzato dalla sorpresa e dal terrore. Il becco uncinato si apr� con una sorta di schiocco liquido, mentre gli occhi discoidali mi fissavano rivelando inequivocabilmente una forma d�intelligenza.</p><p>Di scatto, con un ampio movimento, la testa enorme afferr� con il becco una gamba di Nebogipfel, il quale strill�, artigliando il suolo con le dita piccole: notai che aveva pezzi di foglie impigliati nella pelliccia.</p><p>Strisciai all�indietro, scostando le fronde a calci, finch� fui addossato a un albero.</p><p>Con un rumore di rami schiantati, l�uccello si fece largo pesantemente fra la vegetazione. Era alto pi� di due metri, coperto di penne nere e scagliose, con le zampe robuste, dalla pelle gialla e floscia, munite d�artigli. Percuotendo l�aria con le ali atrofizzate, sproporzionatamente piccole rispetto al corpo enorme, tir� indietro la testa, trascinando il povero Morlock sul suolo molliccio.</p><p>��Nebogipfel!</p><p>��� una <emphasis>Diatryma��</emphasis> ansim� il mio compagno.�� Una <emphasis>Diatryma Gigantica� Oh!</emphasis></p><p><emphasis>��</emphasis>Lascia perdere la filogenesi! Scappa!</p><p>��Temo� di non poter� <emphasis>Oh!��</emphasis> Di nuovo, la voce di Nebogipfel si spezz� in un ululato di sofferenza.</p><p>Scuotendo la testa, l�animale cerc� di fracassare la testa del Morlock contro un albero: senza dubbio intendeva poi banchettare con le sue carni pallide.</p><p>Consapevole di avere bisogno di un�arma, riuscii a pensare soltanto alla chiave inglese di Mos�. Mi rialzai ed entrai nel guazzabuglio di lamiere, di nervature e di fili del relitto della vettura temporale: l�acciaio luccicante e il legno lustro del 1938 apparivano singolarmente fuori posto in quella foresta antica. Comunque, non vidi la chiave. Affondai le braccia nel terriccio fino al gomito, e per lunghi secondi dolorosi frugai, mentre la <emphasis>Diatryma</emphasis> si allontanava nella foresta trascinando la sua preda.</p><p>Infine trovai ci� che cercavo: ritirai il braccio destro dal terriccio con la chiave inglese stretta nel pugno.</p><p>Con un ruggito, brandendo l�attrezzo, avanzai nel fango. La <emphasis>Diatryma</emphasis> mi fiss� con gli occhi luccicanti, scuotendo la testa pi� lentamente, ma senza allentare la presa del becco sulla gamba di Nebogipfel. Naturalmente, non aveva mai visto esseri umani prima di allora: non si rendeva conto che potevamo costituire una minaccia. Andai all�assalto, cercando d�ignorare la spaventevole pelle scagliosa degli artigli, il becco immenso, il fetore di carne decomposta che emanava da tutto l�animale.</p><p>Come se la chiave inglese fosse stata una mazza da cricket, tirai un colpo alla testa della <emphasis>Diatryma:</emphasis> le penne e la carne l�attutirono, per� sentii un bell�urto contro il cranio.</p><p>Nel lasciarsi sfuggire un grido rauco e aspro, simile a uno squarciarsi di lamiera, l�uccello apr� il becco, e Nebogipfel cadde. Poi, per�, fui io a trovarmi in pericolo. Anche se l�istinto mi esortava a scappare, mi resi conto che, se lo avessi fatto, sarebbe stata la mia fine. Cos�, sollevai di nuovo il braccio per percuotere ancora il cranio enorme, ma questa volta la <emphasis>Diatryma</emphasis> schiv� e fu colpita soltanto di striscio. Senza esitare, la picchiai di nuovo sotto il becco.</p><p>Si ud� uno schianto. L�uccello sollev� la testa di scatto, barcoll�, quindi mi fiss� con gli occhi luccicanti di ponderazione. Emise un verso tanto cupo da sembrare quasi un brontolio, infine, d�improvviso, scroll� le penne nere, si gir�, e si allontan� con andatura saltellante nella foresta.</p><p>Infilata la chiave inglese nella cintura, m�inginocchiai accanto a Nebogipfel, il quale, tramortito, aveva la gamba rotta e insanguinata, la pelliccia intrisa della bava dell�uccello mostruoso.</p><p>��Be�, mio compagno nel tempo�� sussurrai�� in certe occasioni, dopotutto, � utile avere a portata di mano un selvaggio primordiale�</p><p>Ritrovati i suoi occhiali nel terriccio, li pulii su una delle mie maniche e glieli rimisi.</p><empty-line/><p>Scrutando nella semioscurit� della foresta, mi chiesi che cosa fare. Nonostante i miei viaggi temporali, e quelli che avevo compiuto nella Sfera dei Morlock, non mi ero mai recato, nel mio secolo, nei paesi tropicali. Come guida per la sopravvivenza, disponevo soltanto dei vaghi ricordi di relazioni di viaggiatori e di resoconti comparsi nelle pubblicazioni popolari.</p><p>Dissi per� a me stesso, per consolarmi, che almeno le sfide che mi attendevano sarebbero state relativamente <emphasis>semplici:</emphasis> non sarei stato costretto ad affrontare un me stesso pi� giovane, e neppure, giacch� la vettura temporale era distrutta, le ambiguit� filosofiche e morali della molteplicit� della storia. Dovevo semplicemente cercare cibo e riparo dalla pioggia, nonch� difendere me stesso e il mio compagno dai mostruosi predatori di quell�epoca primordiale.</p><p>Decisi di cercare innanzitutto acqua fresca e potabile: anche senza considerare le necessit� di Nebogipfel, io stesso ero tormentato dalla sete, perch� avevo bevuto per l�ultima volta prima del bombardamento di Londra.</p><p>I rottami della vettura temporale mi parvero offrire un riparo non meno sicuro di qualunque altro. Vi deposi Nebogipfel, accanto all�albero, sopra la mia giacca distesa, per proteggerlo dall�umidit� del terriccio, nonch� da qualunque essere nocivo che vi strisciasse. Dopo breve esitazione, mi sfilai dalla cintura la pesante chiave inglese e gliela misi in una mano.</p><p>Riluttante a rimanere disarmato, frugai tra i rottami sino a trovare un pezzo di nervatura in ferro, corto e solido, che sembrava adatto alla bisogna. Lo piegai fino a spezzarlo, staccandolo dall�intelaiatura, quindi lo soppesai: non mi procur� una sensazione di solidit� tanto rassicurante quanto quella suscitata dalla chiave inglese, ma giudicai che fosse meglio di niente.</p><p>Finalmente, con la mazza in spalla, m�incamminai attraverso la foresta nella direzione da cui giungeva il fragore dell�acqua, opposta a quella in cui si trovava il sole in quel momento.</p></section><section><title><p>2</p><p>Il mare paleocenico</p></title><p>Non mi fu difficile procedere, perch� gli alberi erano radi e il suolo era pianeggiante: la fitta volta di fronde, intercettando la luce del sole, impediva la crescita del sottobosco.</p><p>Sugli alberi la vita prosperava, multiforme. I rampicanti e le epifite, come le orchidee, crescevano sui fusti, e le liane pendevano dai rami. Vi erano uccelli appartenenti a numerose specie, nonch� colonie di scimmie, e di quelli che a un primo sguardo mi parvero altri primati. Un animale simile a una martora, lungo circa venti centimetri, con il corpo molto agile e articolato e la coda dalla folta pelliccia cespugliosa, correva e balzava da un ramo all�altro, lanciando grida rauche. Un altro animale arboricolo, pi� grande, lungo poco meno di un metro, era dotato di artigli e di coda prensile. Quest�ultimo non fugg� quando mi avvicinai: restando aggrappato alla parte inferiore di un ramo, mi scrut� in maniera inquietante.</p><p>Continuai a camminare. La fauna non conosceva gli esseri umani, tuttavia aveva evidentemente sviluppato forti istinti di conservazione grazie alla presenza della <emphasis>Diatryma,</emphasis> e senza dubbio anche di altri predatori, perci� non si sarebbe lasciata cacciare facilmente.</p><p>Allorch� mi fui abituato alla semioscurit�, ai colori e alle forme della foresta, mi resi conto che il mimetismo era universale. Per esempio, notai sul tronco di un albero quella che mi sembr� una foglia in decomposizione. Quando mi avvicinai, per�, la �foglia� rivel� all�improvviso di essere dotata di zampe: era un insetto simile a un grillo, che si allontan� saltellando. Sopra un masso, vidi sfavillare come piccoli gioielli, nella luce che filtrava dalle fronde, quelle che mi parvero alcune gocce di pioggia sparse: allorch� mi curvai ad osservarle, scoprii che si trattava invece di alcuni insetti dai carapaci trasparenti. Non mi sorprese, dunque, quando ci� che aveva tutto l�aspetto di essere una macchia bianca e nera di escrementi sulla corteccia di un fusto, srotol� languidamente zampe di ragno.</p><p>Dopo circa mezzo miglio, gli alberi si diradarono. Attraversata una frangia di palme, sbucai alla luce accecante del sole, sentendo sotto gli stivali una sabbia grossa: ero all�estremit� di una spiaggia. Oltre la striscia di sabbia bianca scintillava una distesa d�acqua tanto ampia che non vidi la sponda opposta. Basso nel cielo alle mie spalle, il sole era molto luminoso: ne sentivo il calore premermi il cuoio capelluto e il collo.</p><p>Lontano, sulla lunga spiaggia diritta, vidi una famiglia di uccelli della specie <emphasis>Diatryma.</emphasis> I due adulti si pulivano a vicenda le penne, intrecciando i colli, mentre i tre giovani diguazzavano goffamente, lanciando grida, o stavano accoccolati nell�acqua, a scrollarsi e a bagnarsi le penne impermeabili. Nell�insieme, con il piumaggio nero, il corpo sgraziato, le ali minuscole, apparivano buffi, tuttavia continuai a tenerli d�occhio, perch� il pulcino pi� piccolo era alto circa un metro, e molto robusto.</p><p>Avvicinatomi alla battigia, mi bagnai le dita, quindi le leccai: l�acqua era salata, <emphasis>marina.</emphasis></p><p>Il sole era calato oltre la foresta, quindi quello doveva essere l�occidente. Di conseguenza, avevo percorso circa mezzo miglio a <emphasis>oriente</emphasis> del luogo in cui si trovava la vettura temporale. Giudicai perci� di trovarmi nei pressi dell�incrocio fra Knightsbridge e Sloane Street, che, nell�era paleocenica, si trovava sul bordo di un mare. Nell�osservare tale oceano, che sembrava coprire tutta Londra a oriente di Hyde Park Corner, pensai che potesse essere il Mare del Nord, o la Manica. Quale che fosse, il mare, in quel periodo, si estendeva a coprire la regione in cui sarebbe sorta la citt�. Se avevo ragione, Nebogipfel ed io eravamo stati molto fortunati, perch� se il livello delle acque fosse stato anche soltanto poco pi� alto, saremmo emersi dal tempo nelle profondit� marine, anzich� sull�isola.</p><p>Mi tolsi gli stivali, v�infilai le calze, me li legai alla cintura per mezzo dei lacci, e mi addentrai per breve tratto nell�acqua, che era fredda. Resistetti alla tentazione d�immergere la faccia per timore delle conseguenze del sale sulle ferite. Affondai le mani in una depressione sabbiosa, che molto probabilmente con la bassa marea si trasformava in una pozza, e subito le ritirai cariche di bivalvi, di gasteropodi, e di quelle che sembravano ostriche. Pareva che vi fosse poca variet� di specie, in quel mare pieno di vita, tuttavia vi era una grande abbondanza di esemplari.</p><p>L�, sulla riva dell�oceano, mentre l�acqua gorgogliante mi accarezzava le dita delle mani e dei piedi, con il sole caldo sulla nuca, una grande sensazione di pace cal� su di me. Quando, da ragazzino, i miei genitori mi avevano condotto a compiere gite di alcuni giorni a Lympne e a Dungeness, ero stato solito passeggiare sino alla riva del mare, proprio come quel giorno, e immaginare di essere solo al mondo. Ebbene, in quel momento era quasi vero! Era straordinario pensare che nessuna nave veleggiava sugli oceani del mondo, e che non esistevano citt� umane oltre la giungla alle mie spalle, e che davvero le uniche scintille d�intelligenza sul pianeta eravamo io e il povero Morlock ferito. Eppure non era una prospettiva sgradevole: non lo era affatto, dopo l�ottenebramento e il caos spaventevoli del 1938, a cui ero sfuggito tanto di recente.</p><p>Mi alzai. Il mare era incantevole, ma l�acqua salata non era potabile. M�impressi nella mente il punto in cui ero uscito dalla giungla, giacch� non desideravo affatto perdere Nebogipfel nell�oscurit� arborea, e m�incamminai a piedi nudi sul bagnasciuga, allontanandomi dalla famiglia di <emphasis>Diatryma.</emphasis></p><p>Avevo percorso circa un miglio, allorch� trovai un ruscello che usciva chioccolando dalla foresta e scendeva, sottile, la spiaggia, sino a sfociare nel mare. Assaggiandola, scoprii che l�acqua dolce era fresca e sembrava pulita. Ci� suscit� in me un grande sollievo: almeno per quel giorno non saremmo morti. In ginocchio, immersi la testa fino al collo nel liquido fresco e gorgogliante. Bevvi a grandi sorsi, prima di togliermi la giacca e la camicia per lavarmi. Il sangue fosco ed essiccato si sciolse, fuggendo verso il mare. Mi rialzai sentendomi grandemente ristorato.</p><p>Non mi restava che una sfida da affrontare: come portare quel dono a Nebogipfel. Insomma, mi occorreva un recipiente.</p><p>Rimasi seduto per qualche minuto accanto al ruscello a guardare intorno, perplesso. Sembrava che con l�ultima caduta nel tempo tutta la mia ingegnosit� si fosse esaurita: la mia mente stanca non riusciva ad affrontare il problema pi� immediato che mi si presentava.</p><p>Alla fine, staccai gli stivali dalla cintura, li lavai e li risciacquai come meglio potei, quindi li riempii d�acqua fresca. Ripercorrendo la spiaggia e riattraversando la foresta, tomai al relitto temporale. Nel lavare il volto pesto al mio compagno, e nel cercare di destarlo affinch� bevesse, promisi a me stesso che il giorno successivo avrei trovato recipienti pi� adatti dei vecchi stivali.</p><p>In seguito all�aggressione della <emphasis>Diatryma,</emphasis> Nebogipfel era rimasto ferito gravemente alla gamba destra: il ginocchio sembrava rotto, il piede formava un angolo innaturale. Non avevo pi� il coltello, perci� fui costretto a servirmi di un pezzo di lamiera poco affilato per effettuare una rudimentale rasatura della pelliccia bionda intorno alle ferite, che poi lavai come meglio mi fu possibile. Le ferite superficiali sembravano in via di rimarginazione, e non vi era traccia d�infezione.</p><p>Intanto che lo medicavo, e goffamente, giacch� non avevo nessuna preparazione in questo campo, Nebogipfel, sempre privo di conoscenza, mugol� e miagol� di dolore, come un gatto.</p><p>Palpando la gamba destra, non riuscii a individuare fratture al femore, n� alla tibia. Come ho riferito, sembravano danneggiati il ginocchio e la caviglia, ci� che mi riemp� di sgomento, perch�, mentre avrei potuto risistemare una tibia rotta, non sapevo proprio come curare quel genere di fratture. Comunque, frugai tra i rottami sino a trovare due pezzi diritti di nervatura che potessero fungere da stecche. Con il coltello improvvisato, tagliai a strisce la giacca, di cui, dato il clima, non prevedevo di avere necessit� estrema; poi lavai le bende cos� ottenute.</p><p>Infine, presi il coraggio a due mani: raddrizzai il ginocchio e la caviglia di Nebogipfel, e steccai la gamba con una fasciatura stretta.</p><p>Le grida del Morlock, echeggianti fra gli alberi, furono terribili a udirsi.</p><p>Quella sera, tanto spossato da non avere neppure la forza di accendere il fuoco, cenai con ostriche crude, poi mi addossai al tronco dell�albero, accanto a Nebogipfel, con la chiave inglese di Mos� in pugno.</p></section><section><title><p>3</p><p>Come sopravvivemmo</p></title><p>Per il nostro accampamento, scelsi un luogo sulla riva del mare paleocenico, vicino al ruscello d�acqua potabile che avevo trovato. Decisi che, sia dal punto di vista della salute, sia da quello della sicurezza, sarebbe stato preferibile vivere l�, anzich� nell�oscurit� della foresta. Costruii una tenda per Nebogipfel, utilizzando alcuni pezzi della vettura temporale per la struttura e usando alcuni indumenti come teli.</p><p>Portai in braccio Nebogipfel, che era leggero come un bambino, fino alla tenda. Aveva ripreso conoscenza, ma era ancora intontito. Mentre mi guardava, indifeso, attraverso gli occhiali rotti, stentai a ricordare che apparteneva a una specie la quale aveva imbrigliato l�energia solare ed era in grado di viaggiare nello spazio interplanetario.</p><p>La nostra prima necessit� era il fuoco. La legna disponibile, ossia i rami caduti che si potevano raccogliere nella foresta, era umida e ammuffita, perci� presi l�abitudine, in seguito, di trasportarne carichi alla spiaggia affinch� si seccasse. Non mi fu difficile accendere il fuoco servendomi di foglie secche come esca e di una lamiera della vettura temporale percossa con un sasso per far scoccare la scintilla. Dapprima ripetei quotidianamente il rituale dell�accensione, tuttavia non tardai a riscoprire l�espediente indubbiamente antico di conservare le braci calde per tutto il giorno, in maniera che fosse semplice riaccendere la fiamma ogni volta che era necessario.</p><p>La convalescenza di Nebogipfel fu lenta. La perdita di conoscenza, per un individuo appartenente a una specie che non conosceva il sonno, fu grave e nociva. Allorch� si riprese, Nebogipfel rimase seduto all�ombra per alcuni giorni, apatico, per nulla incline a conversare. Anche se con profonda riluttanza, si dimostr� capace di nutrirsi delle ostriche e delle bivalvi che gli portai dal mare. Con il trascorrere del tempo, riuscii a variare la nostra dieta per mezzo della carne cotta di tartaruga, giacch� le testuggini abbondavano lungo tutta la spiaggia. Esercitandomi, imparai a staccare grappoli di frutta dalle palme della spiaggia, lanciando pezzi di metallo o sassi in alto fra i rami. Le noci di cocco si rivelarono molto utili: il latte e la polpa ci consentirono di variare la dieta, i gusci ci servirono da contenitori per gli scopi pi� diversi, mentre le fibre marroni del mesocarpo potevano essere intrecciate a formare tessuti rozzi. Comunque, non ero mai stato portato per eseguire lavori tanto raffinati, perci� non riuscii a confezionarmi altro che un copricapo ampio, simile a un cappello da coolie.</p><p>Nonostante la munificenza del mare e delle palme, la nostra dieta rimase monotona. Osservavo dunque con invidia gli animali succulenti che si arrampicavano sui rami degli alberi, in alto, al di fuori della mia portata.</p><p>Nell�esplorare la spiaggia, scoprii che il mondo marino era abitato da molti esseri. Vidi scivolare sulla superficie ombre romboidali che giudicai essere razze, e in due occasioni vidi pinne verticali alte almeno trenta centimetri, che fendevano risolutamente le onde e che potevano appartenere soltanto a grossi squali.</p><p>A mezzo miglio dalla riva scorsi un animale dal corpo allungato che nuotava in superficie, con la bocca grande e bianca, irta di piccoli denti crudeli. Era lungo circa un metro e mezzo e nuotava mediante le ondulazioni del corpo sinuoso. Quando glielo descrissi, Nebogipfel, recuperando una parte delle conoscenze enciclopediche archiviate nel suo piccolo cranio, lo identific� come un <emphasis>Champsosaurus:</emphasis> un animale antico, imparentato con il coccodrillo, superstite dell�epoca dei dinosauri, che si era conclusa molto tempo prima dell�era paleocenica.</p><p>I mammiferi marini della mia epoca, come le balene e i lamantini, non erano ancora del tutto adattati alla vita acquatica, spieg� Nebogipfel, quindi vivevano ancora sulla terra, bench� fossero grandi e lenti. Cercai dunque qualche balena sdraiata a prendere il sole, sicuro che sarei riuscito ad uccidere una preda tanto impacciata; per� non ne vidi mai nessuna.</p><p>Allorch� rimossi per la prima volta la fasciatura e le stecche, scoprimmo che la gamba rotta mostrava segni di guarigione, ma Nebogipfel, tastandosi le articolazioni, dichiar� che non si erano saldate correttamente, e ci� non mi stup� affatto. Comunque, nessuno dei due seppe come rimediare. Dopo qualche tempo, Nebogipfel riusc� a camminare zoppicando per mezzo di una gruccia ricavata da un ramo.</p><p>Viceversa, l�occhio che gli avevo ferito quando lo avevo picchiato nell�officina delle vetture temporali, non guar�: con mio grande rammarico e profonda vergogna, rimase cieco.</p><p>Data la sua natura morlock, il povero Nebogipfel si trov� tutt�altro che a suo agio nella luce e nel calore del sole. Prese dunque l�abitudine di dormire durante il giorno, nella tenda che gli avevo costruito, e di vegliare durante la notte. Io, invece, mantenni le mie abitudini diurne, talch� ciascuno di noi trascorse in solitudine la maggior parte delle ore di veglia. C�incontravamo a conversare al tramonto e all�alba, anche se debbo riconoscere che vivendo all�aperto, al caldo, faticando fisicamente, arrivavo molto stanco al calar del sole.</p><p>Pensai di servirmi delle grandi fronde di palma per costruire una capanna, ma nonostante tutti i miei sforzi, la tecnica che mi consentiva di procurare la frutta non si rivel� altrettanto efficace in quel caso, n� disponevo di alcun mezzo per abbattere le palme stesse. Fui dunque costretto a mettermi a torso nudo e ad arrampicarmi come una scimmia. Una volta giunto alla chioma, fu questione di pochi momenti strappare le fronde e gettarle al suolo. Nella fresca aria del mare e nella luce del sole, ero diventato pi� sano e pi� robusto, ma non ero pi� giovane, quindi non tardai a scoprire che le mie capacit� atletiche erano limitate: le arrampicate, insomma, mi spossavano.</p><p>Intrecciando le fronde procurate in questo modo, fabbricai il tetto per una capanna costruita con i rami caduti raccolti nella foresta. Sempre con le fronde di palma, confezionai un ampio cappello per Nebogipfel, il quale, seduto all�ombra, nudo, con quell�affare legato sotto il mento, aveva un aspetto davvero assurdo.</p><p>Quanto a me, che sono sempre stato di carnagione chiara, mi bastarono pochi giorni di esposizione al sole per ustionarmi e per suggerirmi di usare prudenza. Il naso, le braccia e la schiena mi si spellarono. Anche se mi lasciai crescere una barba folta a proteggere il viso, le labbra mi si coprirono di vesciche in una maniera assai spiacevole a vedersi. L�ustione peggiore, tuttavia, fu quella al cocuzzolo pelato. Presi l�abitudine di bagnarmi la pelle bruciata, nonch� d�indossare sempre il cappello e ci� che restava della mia camicia.</p><p>Un giorno, dopo circa un mese di quella vita, mentre mi radevo servendomi di due pezzi di lamiera della vettura temporale, uno come lama e l�altro come specchio, mi resi conto improvvisamente di quanto fossi cambiato: nel viso abbronzato, scuro come mogano, gli occhi e i denti brillavano bianchi; lo stomaco era tanto piatto quanto lo era stato ai tempi dell�universit�. Inoltre, indossavo soltanto, con la pi� assoluta naturalezza, un cappello di fronde di palma e un paio di calzoni tagliati corti. Per il resto, me ne andavo in giro a torso nudo, e scalzo.</p><p>Mi volsi a Nebogipfel:�� Guardami! I miei amici mi riconoscerebbero a stento: sto diventando un aborigeno.</p><p>Il volto senza mento del Morlock rimase privo di espressione:�� <emphasis>Sei</emphasis> un aborigeno. Non ricordi che questa � l�Inghilterra?</p><empty-line/><p>Quando Nebogipfel propose di recuperare il relitto della vettura temporale, non mi opposi: capivo che in futuro avremmo avuto bisogno di ogni minima quantit� di materiale grezzo, soprattutto i metalli. Raccogliemmo cos� tutti i pezzi dei veicolo in una fossa scavata nella sabbia.</p><p>Soddisfatte tutte le necessit� pi� urgenti della sopravvivenza, Nebogipfel dedic� gran parte del proprio tempo ai rottami. Sulle prime, non indagai troppo sulle sue attivit�, perch� immaginavo che intendesse migliorare la nostra capanna, o magari costruire un�arma per la caccia.</p><p>Una mattina, per�, quando si fu addormentato, esaminai il suo lavoro, scoprendo che aveva ricostruito la struttura della vettura temporale: aveva spianato il fondo, aveva fabbricato una gabbia con le nervature legate con pezzi di filo, e aveva persino ritrovato l�interruttore azzurro che aveva avuto la funzione di chiudere il circuito della plattnerite.</p><p>Al suo risveglio, lo affrontai:�� Stai cercando di costruire una nuova macchina del tempo, vero?</p><p>��No.�� Nebogipfel affond� i denti nella polpa di una noce di cocco.�� Ne <emphasis>sto</emphasis> ricostruendo una.</p><p>��La tua intenzione � evidente: hai rifatto la struttura che conteneva il circuito della plattnerite.</p><p>��Come hai appena detto, � ovvio.</p><p>��Ed � anche inutile!�� Mi guardai le mani callose e insanguinate, rendendomi conto che mi contrariava il fatto che il mio compagno sprecasse in tal modo le sue energie, mentre <emphasis>io</emphasis> faticavo per provvedere alla nostra sopravvivenza.�� L�unica plattnerite che abbiamo � esaurita, e comunque � sparsa nella foresta. E non abbiamo nessun mezzo per produrne altra.</p><p>��Se costruiremo una macchina del tempo, <emphasis>forse</emphasis> non riusciremo ad abbandonare quest�epoca. Ma se non la costruiremo, <emphasis>sicuramente</emphasis> non riusciremo ad andarcene.</p><p>��Nebogipfel�� brontolai,�� credo che dovresti affrontare la realt�. Siamo isolati nelle profondit� del tempo. Non riusciremo mai a procurarci altra plattnerite, qui, giacch� non � una sostanza naturale. Non possiamo produrla, e nessuno ce ne porter� una quantit� sufficiente, per il semplice fatto che nessuno ha la pi� pallida idea che siamo sperduti all�inizio del terziario!</p><p>Per tutta risposta, Nebogipfel lecc� la polpa succulenta della noce.</p><p>��<emphasis>Bah!��</emphasis> Frustrato e irato, mi misi a camminare intorno alla capanna.�� Converrebbe che tu dedicassi la tua intelligenza e le tue energie a fabbricarmi un�arma da fuoco, per poter abbattere qualcuna di quelle scimmie.</p><p>��Non sono scimmie: le specie pi� comuni sono <emphasis>miacis</emphasis> e <emphasis>chriacus.</emphasis></p><p>��Be�, a qualunque specie appartengano� <emphasis>Bah!��</emphasis> Furibondo, me ne andai.</p><p>Nonostante le mie obiezioni, naturalmente, Nebogipfel persever� nella sua paziente ricostruzione. In ogni modo, mi assistette in molti modi nel compito di assicurare la sopravvivenza ad entrambi. Dopo qualche tempo, finii per accettare la presenza della macchina rudimentale, scintillante e squisitamente inutile, posata sulla spiaggia paleocenica.</p><p>Dissi a me stesso che tutti gli esseri umani avevano bisogno di speranze, che conferissero scopo e ordine alle loro esistenze: e la macchina, tanto incapace di volare quanto una grande <emphasis>Diatryma,</emphasis> rappresentava l�ultima speranza di Nebogipfel.</p></section><section><title><p>4</p><p>Malattia e guarigione</p></title><p>Mi ammalai.</p><p>Divenni incapace persino di alzarmi dal rozzo giaciglio di fronde e di foglie secche che mi ero preparato. Costretto ad accudirmi, Nebogipfel esplet� tale dovere senza troppe smancerie, ma con pazienza e con costanza.</p><p>Una volta, nel buio fitto della notte, mi accorsi, nel dormiveglia, che le dita morbide del Morlock mi palpavano il viso e il collo. Immaginando di trovarmi ancora una volta intrappolato nel basamento della Sfinge Bianca, circondato dai Morlock intenzionati a uccidermi, gridai. Allora Nebogipfel si affrett� a indietreggiare, ma non prima che riuscissi a colpirlo con un pugno al petto. Bench� indebolito, dimostrai di avere ancora forza sufficiente per atterrarlo.</p><p>Ci� fatto, ricaddi, spossato, nell�incoscienza.</p><p>Allorch� mi ridestai, Nebogipfel era di nuovo accanto a me, pazientemente intento a cercare di farmi inghiottire un sorso di zuppa di molluschi.</p><empty-line/><p>Recuperata finalmente la lucidit�, scoprii di trovarmi semisdraiato sul giaciglio, solo nella nostra piccola capanna. Bench� il sole fosse basso, il calore del giorno mi parve ancora opprimente. Bevvi l�acqua che Nebogipfel mi aveva lasciato in un guscio di noce accanto al giaciglio.</p><p>La luce del giorno si spense poco a poco, mentre la calda oscurit� della sera tropicale si addensava sulla nostra capanna. Il tramonto fu lungo e magnifico, a causa, come mi aveva spiegato Nebogipfel, della cenere eruttata nell�atmosfera dai vulcani a occidente della Scozia. Un giorno, tali fenomeni vulcanici avrebbero condotto alla formazione dell�Oceano Atlantico. La lava scorreva fino all�Artico, alla Scozia, all�Irlanda, mentre la regione a clima caldo in cui ci trovavamo si estendeva a settentrione fino alla Groenlandia.</p><p>Nel paleocene, la Britannia era gi� un�isola, ma il suo angolo nordoccidentale, rispetto alla sua forma nel diciannovesimo secolo, era spostato a una latitudine superiore. Il Mare d�Irlanda non si era ancora formato, perci� la Britannia e l�Irlanda costituivano ancora un�unica terra, ma la regione sudoccidentale dell�Inghilterra era coperta dal mare, sulla cui riva abitavamo. Il mare paleocenico era un�estensione del Mare del Nord. Con un veliero, avremmo potuto attraversare la Manica e navigare sino al cuore della Francia nel Bacino Aquitano: un braccio di mare che conduceva a sua volta al Mare di Teti, un oceano che copriva i paesi mediterranei.</p><p>Al cadere della notte, Nebogipfel sbuc� dall�ombra pi� fosca della foresta. Si sgranch�, pi� come un gatto che come un umano, e si massaggi� la gamba fratturata, quindi dedic� alcuni minuti a pettinarsi con le dita la pelliccia del volto, del torace e del dorso.</p><p>Finalmente, mi si avvicin� zoppicando, mentre la luce purpurea del tramonto scintillava sui suoi occhiali incrinati, per portarmi altra acqua.</p><p>Dopo essermi inumidito la bocca, sussurrai:�� Quanto tempo?</p><p>��Tre giorni.</p><p>Nell�udire la voce aliena del mio compagno, fui costretto a reprimere un brivido. Si potrebbe pensare che mi fossi ormai abituato al Morlock, per�, dopo tre giorni che giacevo malato e indifeso, quella voce mi turb�, rammentandomi che ero solo in un mondo ostile, con l�esclusiva compagnia di un alieno proveniente dal futuro remoto.</p><p>Quando ebbi mangiato la zuppa preparatami da Nebogipfel, il tramonto era dileguato: l�unica luce proveniva da una scheggia di luna che pendeva bassa nel cielo. Poich� il mio compagno si era tolto gli occhiali, vedevo i suoi occhi rosso-grigi librarsi come ombre traslucide di luna nell�oscurit� della capanna.</p><p>Allora ruppi il silenzio:�� Vorrei sapere perch� mi sono ammalato�</p><p>��Non ne sono certo.</p><p>��Non ne sei certo?�� Rimasi sorpreso da quell�insolita ammissione d�ignoranza, giacch� Nebogipfel possedeva conoscenze di una vastit� e di una profondit� straordinarie. Immaginavo la mente di un uomo del diciannovesimo secolo come qualcosa di analogo al mio vecchio laboratorio: piena d�informazioni archiviate in maniera casuale, con libri aperti, fogli d�appunti e disegni sparsi su qualunque superficie piana. Per contrasto, supponevo che la mente morlock, in virt� delle progredite tecniche educative dell�anno 657.208, fosse ordinata come un�enciclopedia eccellente, con volumi d�esperienza e di erudizione perfettamente ordinati e catalogati. Tutto ci� innalzava il livello <emphasis>pratico</emphasis> dell�intelligenza e della conoscenza a vette che l�umanit� della mia epoca non avrebbe potuto neppure sognare.</p><p>��Comunque�� rispose Nebogipfel�� il <emphasis>fatto</emphasis> che ti sei ammalato non dovrebbe sorprenderci. Invece, mi sorprende che tu non ti sia ammalato prima.</p><p>��Che cosa intendi dire?</p><p>Nebogipfel si volse a scrutarmi:�� <emphasis>Che sei un uomo estraniato dalla tua epoca.</emphasis></p><p>In un lampo, capii.</p><p>Le malattie avevano afflitto da sempre l�umanit�, inclusi persino i suoi antenati preumani che vivevano in quell�epoca antica. Ma proprio a causa di tale selezione spietata, la nostra specie aveva sviluppato le necessarie difese: l�organismo umano, insomma, lottava contro tutti i germi, e ad alcuni era completamente immune.</p><p>Immaginai tutte le generazioni umane che si sarebbero evolute dopo l�epoca antica in cui mi trovavo, e le fugaci anime umane che avrebbero brillato come faville nell�oscurit� prima di estinguersi per sempre. Ebbene, nessuna delle minuscole lotte di quella lunga serie sarebbe stata vana, perch� pagando il pedaggio di miliardi di morti, l�umanit� avrebbe acquistato il diritto a sopravvivere sulla Terra.</p><p>Per il Morlock era diverso. Nel suo secolo, ben poco era rimasto della forma umana archetipa. Nel suo organismo, come spieg� lui stesso, le ossa, gli organi interni, i muscoli, tutto, insomma, si era adattato, mediante la tecnica, in maniera tale da consentire un equilibrio ideale fra la longevit� e la pienezza di vita. Io stesso ero stato testimone del fatto che Nebogipfel poteva essere ferito, tuttavia il suo corpo, come sosteneva lui stesso, non aveva pi� probabilit� d�infettarsi di quante ne avrebbe avute un�armatura. In verit� n� il suo occhio ferito n� la sua gamba fratturata avevano dato segni d�infezione. Come ricordavo, il mondo originale degli Eloi e dei Morlock si era evoluto in maniera diversa: non trovando neppure l� tracce di malattia o d�infezione, e notando soltanto pochi segni di decomposizione, avevo ipotizzato che quel mondo fosse privo di batteri nocivi.</p><p>Io, invece, ero senza difese.</p><p>Superata la fase pi� grave della mia malattia, Nebogipfel dedic� la propria attenzione ai problemi della sopravvivenza. Incaric� me di raccogliere noci, tuberi, frutta e funghi commestibili, per integrare la nostra dieta basata sui molluschi, nonch� sulla carne dei mammiferi e degli uccelli tanto stupidi da lasciarsi abbattere dalle mie rudimentali armi da caccia: la fionda e i sassi. Lui stesso, intanto, tent� di produrre medicamenti semplici, come impiastri e infusi.</p><p>La malattia suscit� in me una tetraggine profonda e persistente, giacch� si trattava di un pericolo dei viaggi temporali che non avevo mai preso in considerazione. Rabbrividendo, indebolito, con le braccia strette intorno al busto, pensai che la forza e l�intelligenza mi consentivano di difendermi dalle <emphasis>Diatryma</emphasis> e da altri grossi animali del paleocene, ma non dai mostruosi predatori invisibili presenti nell�aria, nell�acqua e nel cibo.</p></section><section><title><p>5</p><p>La tempesta</p></title><p>Forse, se avessi avuto qualche esperienza degli ambienti tropicali prima di naufragare nel paleocene, sarei stato pronto ad affrontare la tempesta.</p><p>Quella giornata fu pi� umida e pi� afosa del solito. Vicino al mare, l�aria aveva quella strana luminosit� e quella peculiare umidit� che preannunciano un cambiamento di tempo. La sera, spossato dai lavori, inquieto, fui felice di lasciarmi cadere sul giaciglio, per� il caldo era tale che tardai ad addormentarmi.</p><p>Mi dest� il lento picchiettare della pioggia sul tetto di fronde di palma. Poi sentii il fragore prodotto dalle gocce che percuotevano come proiettili le foglie della foresta e la sabbia della spiaggia. Era l�ora pi� buia della notte: non vidi Nebogipfel, n� lo udii.</p><p>Poco dopo, la tempesta <emphasis>croll�</emphasis> su di noi.</p><p>Fu come se fosse stato tolto un coperchio dal cielo: la pioggia precipit� con una tale violenza da sfondare in pochi istanti il tetto di fronde. La capanna fragile mi croll� attorno. Supino e fradicio, fissai le gocce che cadevano come lance dal cielo nuvoloso.</p><p>Mentre mi sforzavo di alzarmi, intralciato dalle fronde bagnate, il giaciglio si trasform� in una palude. In breve fui coperto di fango, accecato dai rovesci che mi sferzavano il cranio e dall�acqua che mi ruscellava sugli occhi.</p><p>Allorch� finalmente fui di nuovo in piedi, constatai con sgomento che la capanna si era sfaldata con una rapidit� sbalorditiva: la struttura era quasi interamente crollata e i pezzi avevano sepolto parzialmente la macchina del tempo ricostruita da Nebogipfel.</p><p>Frugando tra le fronde, i pali, e gli stracci bagnati e viscidi, trovai Nebogipfel, il quale, con la pelliccia fradicia incollata al corpo e le ginocchia raccolte contro il petto, sembrava un topo gigantesco. Aveva perso gli occhiali e tremava, del tutto indifeso. Dato che solitamente lavorava di notte, e che di conseguenza avrebbe potuto essere ovunque nel raggio di circa un miglio dalla capanna, fui lieto di averlo trovato tanto facilmente.</p><p>Quando mi curvai per prenderlo in braccio, si volse a me, con l�occhio cieco simile a una fossa d�oscurit�:�� La vettura temporale! Dobbiamo salvare la vettura temporale!�� La sua voce aliena si ud� a stento nella tempesta. Debolmente si sottrasse, allorch� feci per sollevarlo di peso.</p><p>Percosso dalla pioggia, emisi un brontolio di protesta, per� mi feci arditamente strada fra i resti della capanna e liberai la macchina dalle fronde che la coprivano, scoprendo che era incastrata nella melma, piena d�indumenti e dei nostri oggetti d�uso quotidiano. Afferrata la gabbia, cercai di liberarla ricorrendo alla forza bruta, ma riuscii soltanto a piegarla, e poi a spaccarne un angolo.</p><p>Mi raddrizzai per guardare attorno. La capanna era del tutto demolita. L�acqua piovana scorreva dalla foresta sulla spiaggia verso il mare. Il ruscello che ci aveva consentito di sopravvivere si stava gonfiando rabbiosamente e minacciava di straripare dalle sue rive basse, nonch� di travolgerci.</p><p>Abbandonata la vettura temporale, tomai da Nebogipfel:�� � finita!�� gridai.�� Dobbiamo andarcene da qui!</p><p>��Ma la macchina�</p><p>��Dobbiamo abbandonarla! Non vedi? Se continua cos�, l�inondazione ci travolger�, gettandoci in mare!</p><p>Con le ciocche di pelliccia che pendevano come cenci fradici, Nebogipfel si alz� a fatica. Cerc� di liberarsi dalla mia presa, quando lo afferrai, e forse, se non avesse avuto la gamba rotta, ci sarebbe riuscito.</p><p>��Non posso salvarla!�� gli urlai in faccia, trattenendolo.�� Saremo fortunati se riusciremo a salvare la stramaledetta pelle!�� Ci� detto, me lo caricai in spalla e, allontanandomi dai resti della capanna, m�incamminai verso la foresta.</p><p>Subito mi trovai a procedere a guado in parecchi centimetri d�acqua fredda e fangosa. Pi� di una volta scivolai sulla sabbia viscida, senza per� lasciare il Morlock che si dibatteva nella stretta del mio braccio.</p><p>Nella foresta, la pioggia, intercettata dalle chiome degli alberi, era Pi� rada. Proseguii il cammino nell�oscurit� assoluta, inciampando nelle radici sporgenti, sbattendo contro i fusti, scivolando sul suolo fradicio e infido. Intanto, Nebogipfel si abbandon� immoto sulle mie spalle, rinunciando a dibattersi.</p><p>Finalmente, giunsi a un albero che mi sembrava di ricordare: era antico, con il fusto enorme, e i rami pi� bassi a un�altezza di poco superiore alla mia. Posai sopra un ramo Nebogipfel, che vi si aggrapp� come una giacca inzuppata. Con un certo sforzo, giacch� era ormai da molto tempo che non mi dedicavo pi� a quell�esercizio, mi arrampicai a mia volta su un ramo, dove rimasi seduto, addossato al tronco.</p><p>Rimanemmo l� in attesa che la tempesta cessasse. Io tenni una mano posata sulla schiena di Nebogipfel, per assicurarmi che non cadesse o che non cercasse di tornare alla macchina. Nel frattempo fui costretto a sopportare l�acqua che, ruscellando gi� lungo il tronco, m�investiva le spalle e la schiena.</p><p>L�appressarsi dell�alba confer� una bellezza sovrannaturale alla foresta. Scrutando le chiome, vidi la pioggia gocciolare dalle foglie, le cui forme si erano evolute anche per assolvere a quella funzione, e scorrere gi� lungo i fusti. Non sono granch� come botanico, per� in quel momento compresi che la foresta era simile a una macchina immensa, progettata per sopravvivere, anche agli assalti delle tempeste, di gran lunga meglio di quanto lo fossero le rozze costruzioni umane.</p><p>Mentre la luce si diffondeva, strappai una striscia da ci� che restava dei miei calzoni (non avevo pi� camicie), poi, mentre Nebogipfel restava immobile, gliela legai sul viso per proteggergli l�occhio.</p><p>Spiovve a mezzogiorno. Allora giudicai che non vi fosse pi� alcun pericolo a scendere dall�albero. Aiutai Nebogipfel a smontare dal ramo: era in grado di camminare, per� era del tutto cieco, senza gli occhiali, quindi fui costretto a tenerlo per mano, per guidarlo.</p><p>Era una giornata luminosa e fresca. Dal mare spirava una brezza gradevole, e nuvole lievi correvano in un cielo quasi inglese. Sembrava che il mondo fosse stato ricreato: nulla restava dell�atmosfera opprimente del giorno precedente.</p><p>Con una certa riluttanza mi avvicinai alla capanna, perch� fra i resti semisepolti nella sabbia bagnata, inclusi gli oggetti, come i recipienti e gli attrezzi, razzolava con il becco enorme e goffo un pulcino di <emphasis>Diatryma.</emphasis> Gridando e battendo le mani sopra la testa, avanzai di corsa. L�uccello scapp�, con la pelle gialla e floscia delle zampe che oscillava.</p><p>Frugai nello sfacelo, constatando che ci� che ci era appartenuto era stato in gran parte spazzato via dall�inondazione. La capanna era stata piccola e fragile, i nostri pochi oggetti erano stati ricavati alla meglio dai materiali fomiti dalla natura e dalla vettura temporale, eppure provai una sconcertante impressione di profanazione e di spoliazione, perch� si era trattato della nostra casa e dei nostri effetti personali.</p><p>��E la macchina?�� chiese Nebogipfel, cieco, volgendo il viso qua e l�.�� Che cosa � successo alla vettura temporale?</p><p>Con una breve ricerca, disseppellii qualche nervatura, qualche tubo e qualche lamiera, pi� storti e pi� danneggiati di prima. Il resto dell�apparecchio, per�, era stato portato in mare.</p><p>Ad occhi chiusi, palpando i rottami, Nebogipfel comment�:�� Be�, dovr� bastare��� Seduto sulla sabbia, cerc� a tastoni pezzi di tessuto e di fili, per cominciare pazientemente a ricostruire ancora una volta la macchina del tempo.</p></section><section><title><p>6</p><p>Cuore e corpo</p></title><p>Dopo la tempesta, non riuscimmo mai a ritrovare gli occhiali, di conseguenza Nebogipfel si trov� in grave svantaggio. In ogni modo, non si lament�. Come aveva sempre fatto in precedenza, durante il giorno rimase all�ombra, e se per qualche ragione fu costretto ad esporsi alla luce del crepuscolo o dell�alba, indoss� l�ampio cappello, nonch� una specie di maschera di pelle con due fessure per gli occhi, che gli avevo confezionato appositamente, in maniera che potesse vedere pur avendo la vista protetta.</p><p>La tempesta non mi turb� soltanto fisicamente, bens� anche mentalmente, perch� in precedenza avevo cominciato a convincermi di essere in grado di proteggermi da tutte le calamit� con cui il mondo primitivo avrebbe potuto aggredirmi. Decisi dunque che occorreva garantire maggiore sicurezza alle nostre vite. Dopo qualche riflessione, giudicai che la prima necessit� fosse una solida palafitta, in grado di salvarsi dalle inondazioni provocate in futuro dai monsoni. Per�, sia per l�irregolarit� delle loro forme, sia perch� talvolta erano marcescenti, non potevo servirmi dei rami caduti. Mi occorrevano tronchi d�albero, ma per procurarmeli avevo bisogno di una scure.</p><p>Cos�, trasformandomi per qualche tempo in un geologo dilettante, mi misi alla ricerca di formazioni rocciose adeguate. Finalmente, in uno strato ghiaioso nella zona di Hampstead Heath, che mi sembr� il deposito alluvionale di qualche fiume ormai scomparso, trovai alcune selci, fosche e arrotondate, insieme a un po� di calcedonia.</p><p>Trasportai al nostro accampamento quei tesori con la massima cura, come se si trattasse d�oro: anzi, con maggior cura ancora, perch� una quantit� equivalente di oro non avrebbe avuto alcun valore, per me.</p><p>Sulla spiaggia, dopo parecchi esperimenti e uno spreco considerevole di materiale, imparai come spaccare la selce lungo le venature e come affilarla. Nel lavorare, mi sentivo goffo e inesperto. Avevo sempre osservato con grande meraviglia le punte di freccia e le lame di scure esposte nelle bacheche dei musei, ma soltanto dopo avere provato personalmente a fabbricarle mi resi conto di quale abilit� e quale intuizione tecnica avessero posseduto i nostri progenitori dell�et� della pietra.</p><p>Finalmente, riuscii a fabbricare una lama che mi soddisfacesse. Servendomi di strisce di pelle, la fissai a un corto manico di legno ricavato da un ramo, quindi m�incamminai, entusiasta, verso la foresta.</p><p>Meno di un quarto d�ora pi� tardi tornai con la scure spezzata: si era spaccata al secondo colpo, scalfendo a malapena la corteccia dell�albero che avevo scelto.</p><p>In seguito a un altro breve periodo di sperimentazione, tuttavia, riuscii a fabbricare una scure adeguata, che mi consent� di abbattere alcuni alberelli diritti.</p><p>Scelsi per la nuova capanna un luogo presso la spiaggia, inaccessibile all�alta marea e ai possibili straripamenti del ruscello. Impiegai parecchio tempo a scavare fondamenta abbastanza profonde, ma alla fine costruii una solida palafitta, alta circa un metro. La piattaforma era tutt�altro che piana, ma mi proponevo d�imparare a costruire tavole decenti, prima o poi. Comunque, allorch� mi ci coricai, la sera, essa mi parve sicura, tale da porre me e il mio compagno al riparo dai pericoli del suolo. Quasi desiderai che un�altra tempesta si abbattesse su di noi, per mettere alla prova la mia nuova creazione.</p><p>Servendosi di una piccola scala che avevo costruito per lui, Nebogipfel trasport� sulla palafitta i pezzi della vettura temporale e ne riprese ostinatamente l�assemblaggio.</p><empty-line/><p>Mentre passeggiavo nella foresta, un giorno, mi accorsi che, da un ramo basso, mi osservava un paio di occhi luminosi.</p><p>Rallentai, poi, badando a non compiere movimenti bruschi, imbracciai l�arco che portavo appeso alla schiena.</p><p>L�essere che mi scrutava con occhi sospettosi, lungo circa dieci centimetri, sembrava un lemure minuscolo. Aveva la coda e il muso da roditore, con grossi incisivi sporgenti e le zampe munite d�artigli. Se non era tanto intelligente da credere di potermi indurre, mediante la propria immobilit�, a ignorarmi, allora era tanto stupido da non rendersi conto che ero pericoloso.</p><p>Fu l�affare di un attimo incoccare una freccia e scagliarla.</p><p>Con la pratica, avevo imparato a cacciare. Ottenevo risultati discreti con la fionda e con le trappole, ma con l�arco ero molto meno bravo. Avevo costruito frecce decenti, ma non ero ancora riuscito a trovare, per l�arco, un legno che fosse dotato della flessibilit� adeguata. Di solito, nel tempo che impiegavo a incoccare goffamente la freccia, le prede, divertite dalle mie stramberie, riuscivano a scappare al riparo senza difficolt� alcuna.</p><p>Invece il piccolo lemure rimase ad osservare con curiosit� spiccata la freccia storta che gli volava contro, indecisa. Per una volta, mirai giusto: la punta di selce inchiod� il corpicino all�albero.</p><p>Tomai da Nebogipfel fiero della mia preda, perch� i mammiferi ci erano molto utili, non soltanto per la carne che ci fornivano, bens� anche per la pelliccia, i denti, il grasso e le ossa.</p><p>In silenzio, attraverso le fessure sottili della maschera, Nebogipfel osserv� Tesserino simile a un roditore.</p><p>��Forse dovrei cacciarne altri�� dichiarai.�� Ho avuto l�impressione che questo animaletto si sia reso conto di essere in pericolo soltanto quando era ormai troppo tardi. Povera bestia!</p><p>��Sai cos��?</p><p>��Dimmelo tu.</p><p>��Credo che sia un <emphasis>Purgatorius.</emphasis></p><p>��Vale a dire?</p><p>��� un primate�� spieg� Nebogipfel, lasciando trapelare un certo divertimento.�� � il pi� antico che si conosca.</p><p>Imprecai:�� Credevo che fosse finita, e invece� Persino nel paleocene non si pu� evitare d�incontrare parenti!�� Esaminai il cadaverino.�� Dunque questo � l�antenato della scimmia, dell�uomo e del Morlock! � l�insignificante, minuscolo seme da cui germoglier� una quercia che getter� la sua ombra opprimente su altri mondi oltre a questo� Mi chiedo quanti individui, quanti popoli, quante <emphasis>specie,</emphasis> sarebbero stati generati da questo esserino, se non l�avessi ucciso� Ancora una volta, forse, ho distrutto il mio stesso passato!</p><p>��Non possiamo fare a meno d�interagire con la storia, tu ed io�� rispose Nebogipfel.�� Con ogni nostro respiro, con ogni albero che tu abbatti, con ogni animale che uccidiamo, creiamo un nuovo mondo nella molteplicit� dei mondi. � semplicemente cos�, ed � inevitabile.</p><p>Dopo tale rivelazione, non ebbi il coraggio di macellare il povero, piccolo primate, perci� andai a seppellirlo nella foresta.</p><empty-line/><p>Un giorno, decisi di risalire il ruscello verso le sue sorgenti, addentrandomi nel paese, ad occidente.</p><p>Partii all�alba. Lontano dalla costa, gli odori del sale e dell�ozono svanirono, sostituiti da quelli, caldi e umidi, della foresta di <emphasis>dipterocarps,</emphasis> fra cui era soverchiarne il profumo dei fiori che crescevano fitti. Il cammino era difficile a causa del sottobosco denso. L�umidit� aument� tanto da impregnare il mio cappello di fibre intrecciate. Nell�aria densa, i rumori della foresta, il frusciare della vegetazione, i trilli e i suoni rauchi che si udivano sempre, assunsero una tonalit� pi� grave.</p><p>Verso met� mattina, percorse due o tre miglia, giunsi nei pressi di Brentford, dove trovai un lago ampio e poco profondo, di cui il ruscello era uno degli emissari. Gli immissari erano alcuni altri ruscelli e torrenti. Intorno al lago isolato, gli alberi crescevano fitti, con i tronchi e i rami bassi coperti di rampicanti, fra cui la lagenaria e la luffa, che riconobbi. L�acqua, calda, era salmastra, perci� non mi azzardai a berla, ma il lago pullulava di vita. La superficie era coperta da gruppi di ninfee gigantesche, simili nella forma a bottiglie rovesciate, del diametro di circa un metro e ottanta, che mi rammentarono le piante che avevo visto una volta nella serra dei gigli d�acqua del Giardino Botanico Reale, a Kew. Per ironia, il luogo in cui sarebbe sorta Kew era a meno di un miglio da dove mi trovavo. Le foglie sembravano abbastanza rigogliose e robuste da sostenermi, tuttavia preferii non metterle alla prova.</p><p>In pochi minuti, con il fusto lungo e diritto di un alberello, improvvisai una canna da pesca. Avevo con me la lenza, e un amo ricavato da una lamiera della vettura temporale. Come esca, usai alcuni lombrichi.</p><p>Fui ricompensato, in breve tempo, da alcune stratte alla lenza. Sorrisi, immaginando l�invidia che avrebbero provato alcuni miei amici pescatori, come, ad esempio, il povero vecchio Filby, se avessero saputo che avevo scoperto quella riserva incontaminata.</p><p>Quella sera, accesi un fuoco e cenai ottimamente con pesce e tuberi alla brace.</p><p>Poco prima dell�alba fui destato da un verso strano. Mi alzai a sedere, guardando attorno. Il fuoco era quasi spento, il sole non era ancora sorto, e il cielo aveva quella sfumatura sovrannaturale d�azzurro acciaio che prefigurava il nuovo giorno. Nell�assenza di vento, neppure una foglia si muoveva. Una bruma densa gravava immobile sulla superficie del lago.</p><p>Sulla riva, a meno di cento metri di distanza, vidi uno stormo di uccelli dalle penne di colore marrone grigiastro e dalle zampe simili a quelle dei fenicotteri. Nell�acqua bassa lungo la sponda, camminavano lentamente, oppure stavano immobili su una zampa sola, come sculture squisite. Avevano la testa simile a quella delle anatre moderne, immergevano il becco fra le onde scintillanti, e lo muovevano, evidentemente alla ricerca di nutrimento.</p><p>Quando la bruma si alz� un poco a rivelare una parte pi� estesa del lago, scoprii che gli uccelli, successivamente identificati da Nebogipfel come <emphasis>Presbyornis,</emphasis> erano migliaia: formavano una grande colonia e si muovevano come spettri nella foschia vaporosa.</p><p>Il lago si trovava in una localit� non pi� esotica dell�incrocio fra Gunnersbury Avenue e Chiswick High Road, eppure sarebbe stato arduo evocare una visione pi� dissimile dall�Inghilterra.</p><empty-line/><p>Con il trascorrere dei giorni, in quel paesaggio caldo e lussureggiante, i miei ricordi dell�Inghilterra del 1891 parvero divenire sempre pi� remoti e irrilevanti. I lavori per la costruzione della capanna, nonch� la caccia e la raccolta, mi procurarono le pi� grandi soddisfazioni. Il calore del sole e la frescura del mare contribuirono a restituirmi una sensazione di salute e di vigore, nonch� una vividezza di percezione, che avevo perduto sin dalla fanciullezza.</p><p>Decisi di smettere di <emphasis>pensare.</emphasis> In tutta la complessa panoplia della vita paleocenica esistevano soltanto due esseri dotati di ragione, per� mi sembrava che ormai la mia ragione potesse servire esclusivamente a consentirmi di continuare a sopravvivere.</p><p>Era tempo che in me prevalessero il cuore e il corpo. E con il susseguirsi dei giorni, acquistai una consapevolezza sempre maggiore della vastit� del mondo, dell�immensit� del tempo, e di quanto fossimo piccini io e le mie preoccupazioni, nel grande panorama molteplice della storia. Non ero pi� importante neppure per me stesso, e tale comprensione fu come una liberazione dell�anima.</p><p>In seguito, persino la morte di Mos� cess� di affliggermi.</p></section><section><title><p>7</p><p>Pristichampus</p></title><p>Uno strillo di Nebogipfel mi dest� di soprassalto. La voce morlock, quando diventava acuta, si trasformava in una sorta di strano gorgoglio agghiacciante.</p><p>Mi alzai a sedere nell�oscurit� fresca, e per un attimo immaginai di essere di nuovo a letto, nella mia casa di Petersham Road. Ma gli odori e le forme della notte paleocenica mi riportarono subito alla realt�.</p><p>Lasciato il giaciglio, balzai gi� dalla palafitta, nella sabbia. Era una notte senza luna: le ultime stelle sbiadivano nel cielo all�appressarsi del sole. Le onde del mare rotolavano placide, il muro della foresta appariva nero e immoto.</p><p>Sbucando dalla fresca quiete intrisa di blu, con la pelliccia scompigliata e svolazzante, Nebogipfel corse zoppicando sulla spiaggia verso la capanna. Eppure non era certo in condizioni di correre: sembrava a malapena in grado di reggersi in piedi. Aveva perso la gruccia, e anche la maschera: era costretto a proteggersi con le mani gli occhi grandi e ipersensibili.</p><p>Poi vidi che era inseguito�</p><p>Era un animale lungo circa tre metri. Simile nella forma a un coccodrillo, correva per� come un cavallo grazie alle zampe lunghe e agili. Evidentemente era un predatore: con gli occhi sottili fissava il Morlock, e quando apr� la bocca, vidi che era munita di alcune file di denti acuminati.</p><p>E soltanto pochi metri, ormai, separavano il mostro da Nebogipfel!</p><p>Con uno strillo, spiccai la corsa, agitando le braccia, pur sapendo che il mio compagno non aveva scampo. La prospettiva di perderlo mi addolor�, tuttavia sono costretto ad ammettere con vergogna che il mio primo pensiero fu per me stesso, perch� la sua morte mi avrebbe condannato alla solitudine nel paleocene, privo di vita intelligente�</p><p>Proprio in quel momento, con una limpidezza sbalorditiva, dal margine della foresta giunse una fucilata echeggiante.</p><empty-line/><p>La pallottola non and� a segno, credo, ma fu sufficiente per indurre la bestia a girare la testa enorme e a rallentare l�andatura delle zampe possenti.</p><p>Intanto, Nebogipfel cadde bocconi nella sabbia, e subito si alz� sui gomiti per continuare la fuga strisciando sul ventre.</p><p>Seguirono una seconda e una terza fucilata. Il rettile sussult�, percosso dai proiettili, quindi si volse in atteggiamento di sfida verso la foresta. Spalancando la bocca zannuta, emise un ruggito che echeggi� fra gli alberi come un tuono. Spinto dalle lunghe zampe, corse risolutamente verso la causa delle punture che lo avevano fatto inaspettatamente soffrire.</p><p>Un uomo basso e tarchiato, che indossava un�uniforme chiara, sbuc� dalla foresta, imbracci� il fucile per prendere la mira, e rimase audacemente immobile a fronteggiare la belva che si avvicinava.</p><p>Nel frattempo, raggiunsi Nebogipfel per aiutarlo a rialzarsi: tremava tutto. Restammo l�uno accanto all�altro sulla spiaggia in attesa della fine del dramma.</p><p>Il rettile si trovava a meno di dieci metri dall�uomo, allorch� il fucile spar� per la quarta volta. Vidi il sangue schizzare dalla bocca, tuttavia la bestia vacill� per non pi� di un attimo, perdendo soltanto una scheggia della propria velocit�. Il fucile fece fuoco ripetutamente, conficcando i proiettili l�uno dopo l�altro nel corpo immenso.</p><p>Infine, a meno di tre metri dall�uomo, il rettile croll�, con le fauci che azzannavano l�aria. Dimostrando una freddezza ineguagliabile, l�uomo si spost� lateralmente d�un passo per non essere schiacciato.</p><p>Ritrovata la maschera, la restituii a Nebogipfel. Insieme, seguimmo le tracce lasciate nella sabbia dagli artigli del rettile, salendo il declivio dolce della spiaggia: sulle ultime impronte erano cadute scie di bava, di muco e di sangue. Da vicino, la belva era ancora pi� spaventevole che da lontano: gli occhi erano aperti e fissi, le mascelle erano spalancate, e le zampe posteriori dai muscoli possenti sussultavano e si contraevano, artigliando la sabbia, mentre le ultime vestigia di vita defluivano dal mostro.</p><p>Nell�osservare il mostro ancora caldo, Nebogipfel comment�, in un cupo gorgoglio:�� <emphasis>Pristichampus�</emphasis></p><p>Il nostro salvatore stava immobile, calcando con un piede il rettile ancora fremente. Dimostrava circa venticinque anni. Aveva lo sguardo franco e il volto ben rasato. Bench� la morte lo avesse sfiorato, appariva del tutto rilassato: ci gratific� persino di un sorriso affascinante, che rivel� i denti radi. Vestiva con un berretto azzurro portato alla brava, una giacca cachi, un paio di calzoni marroni, e stivali pesanti. Avrebbe potuto provenire da qualunque epoca e da qualsiasi versione della storia, per� non mi sorprese affatto quando parl� in puro Inglese dall�accento neutro:</p><p>��Un mostro dannatamente brutto, vero? Per� era duro a morire� Avete visto che ho dovuto cacciargli una pallottola in bocca? E non � bastata per abbatterlo! Bisogna riconoscergli che era coraggioso!</p><p>Dinanzi alle sue maniere disinvolte da ufficiale, mi sentii goffo e stupido, barbuto e vestito di pelli com�ero, nell�offrirgli la mano:�� Signore� Credo di esserle in debito per la vita del mio compagno�</p><p>Il giovane mi strinse vigorosamente la mano:�� Non ci pensi neppure.</p><p>��Il suo sorriso si allarg�. Quindi aggiunse, pronunciando il mio nome:�� Il signor�, suppongo? Sa una cosa? Ho sempre desiderato pronunciare questa frase!</p><p>��Chi ho il piacere di conoscere?</p><p>��Oh, mi scusi� Il mio nome � Gibson: comandante di gruppo Guy Gibson. E sono felice di averla trovata.</p></section><section><title><p>8</p><p>L�accampamento</p></title><p>Si scopr� che Gibson non era solo. Si mise il fucile in spalla, poi si gir� per fare un cenno di richiamo alle ombre della foresta.</p><p>Ne sbucarono due militari dalle camicie intrise di sudore, i quali, nell�uscire alla luce sempre pi� intensa del giorno, sembrarono pi� diffidenti nei nostri confronti, nonch� pi� a disagio in quell�ambiente, del comandante di gruppo. Mi sembrarono Indiani: sepoy, soldati dell�Impero. Avevano gli occhi neri e fieri, scintillanti, e le barbe corte, ben curate. Ognuno indossava un turbante, una camicia e un paio di calzoncini cachi. Uno dei due portava in spalla un�arma da fuoco pesante, e aveva due grosse borse di cuoio che contenevano evidentemente le munizioni. Accigliati, i due soldati osservarono con manifesta ferocia la carogna del <emphasis>Pristichampus,</emphasis> mentre i loro spallacci argentei sfavillavano nella luce del sole paleocenico.</p><p>Il comandante Gibson spieg� di essere stato incaricato di compiere una spedizione esplorativa e di provenire da un campo base situato nell�interno, a circa un miglio. Mi sembr� strano che non ci presentasse i suoi due sottoposti. Tale piccola scortesia, provocata da un tacito ma evidente riconoscimento delle differenze di razza e di rango, mi sembr� del tutto assurda su quella spiaggia isolata del paleocene, quando in tutto il mondo esistevano soltanto pochissimi umani.</p><p>Comunque, ringraziai Gibson per avere salvato Nebogipfel, e lo invitai ad accompagnarci alla nostra palafitta per fare colazione con noi:�� � l�, presso la spiaggia�� indicai.</p><p>Ombreggiandosi gli occhi con una mano, Gibson osserv� la palafitta:�� Be�, sembra� Ehm� Sembra proprio una costruzione <emphasis>solida.</emphasis></p><p>��Solida? Direi!�� risposi, prima d�incominciare un racconto lungo e piuttosto incoerente su come avevo costruito la palafitta ancora incompleta, di cui ero smodatamente fiero, e su come eravamo sopravvissuti nel paleocene.</p><p>Il comandante Guy Gibson ascolt� con le mani unite dietro la schiena e un�espressione d�intenzionale cortesia sul viso. I sepoy mi osservarono perplessi e sospettosi, senza allontanare mai le mani dalle armi.</p><p>Dopo qualche minuto mi resi conto, piuttosto tardivamente, del disinteresse di Gibson, perci� posi gradualmente fine alle mie chiacchiere.</p><p>Con allegria, Gibson osserv� la spiaggia:�� Credo proprio che ve la siate cavata notevolmente bene, qui: notevolmente. Suppongo che poche settimane di questa vita da Robinson Crusoe mi avrebbero fatto impazzire di solitudine. Voglio dire, i pub apriranno soltanto fra altri cinquanta milioni di anni!</p><p>Sorrisi alla battuta, anche se non la capii. Inoltre, dinanzi all�efficienza vivace ed elegante dell�ufficiale, mi sentii alquanto imbarazzato per l�orgoglio esagerato che suscitavano in me i nostri successi meschini.</p><p>��Tuttavia�� prosegu� Gibson, con gentilezza�� non crede che vi converrebbe seguirci al corpo di spedizione? Dopotutto, siamo venuti fin qui per ritrovarvi. E disponiamo di viveri decenti, nonch� di attrezzature moderne, e cos� via.�� Lanciando un�occhiata a Nebogipfel, aggiunse, un po� pi� dubbioso:�� E il doc potrebbe fare qualcosa per questo poveraccio. Se qui c�� qualche oggetto di cui avete bisogno, potremo sempre tornare a prenderlo in seguito.</p><p>Naturalmente, non c�era nulla: pensai che non avrei mai pi� avuto bisogno di ripercorrere quelle poche centinaia di metri di spiaggia! Tuttavia mi rendevo conto che, con l�arrivo di Gibson e del suo reparto, il mio breve idillio era concluso. E nell�osservare il volto franco e pragmatico dell�ufficiale, compresi che non avrei mai potuto trovare le parole adatte per esprimergli quella mia sensazione di perdita.</p><p>Cos�, con i sepoy che ci precedevano, e Nebogipfel che si appoggiava al mio braccio, Gibson e io ci addentrammo nella foresta.</p><p>Lontano dalla costa, l�aria era calda e appiccicosa. Camminammo in fila indiana, con un sepoy in testa, l�altro in coda, e nel mezzo Gibson, Nebogipfel ed io. Per gran parte del tragitto, portai in braccio il debole Morlock. Anche se continuarono a lanciarci fosche occhiate sospettose, i due sepoy, dopo un poco, allontanarono le mani dalle fondine. Durante tutta la marcia, non dissero una sola parola a Nebogipfel, n� a me.</p><p>La spedizione di Gibson proveniva dal 1944, ossia sei anni dopo la nostra partenza durante l�assalto tedesco alla Cupola di Londra.</p><p>��E la guerra continua ancora?</p><p>��Temo proprio di s젗 rispose Gibson, torvo.�� Naturalmente abbiamo risposto a quell�attacco brutale a Londra, facendolo pagare ai Tedeschi con gli interessi.</p><p>��Anche lei ha partecipato alla rappresaglia?</p><p>Nel camminare, Gibson abbass� lo sguardo, come involontariamente, ai nastrini che portava cuciti sul petto dell�uniforme. In quel momento non li riconobbi, sia perch� non sono mai stato appassionato di cose militari, sia perch�, in ogni caso, alcune decorazioni non erano ancora state inventate nella mia epoca. In seguito, per�, scoprii che si trattava della decorazione per anzianit� di servizio e della croce e barra al merito di aviazione: erano onorificenze davvero prestigiose, soprattutto per un militare tanto giovane.</p><p>Senza drammatizzare, Gibson spieg�:�� S�, ho partecipato a qualche bella missione, e sono molto fortunato ad essere qui a poterlo raccontare: un sacco di bravi ragazzi non lo sono stati altrettanto.</p><p>��E tali missioni hanno avuto successo?</p><p>��Direi di s�. Senza aspettare troppo a ricambiare il favore ai tedeschi, siamo andati ad annientare le loro Cupole!</p><p>��E le citt� sottostanti?</p><p>Il comandante mi osserv�:�� Lei che cosa ne pensa? Senza cupola, ogni citt� � pressoch� indifesa rispetto agli attacchi dall�aria. Certo, si pu� sparare con gli ottantotto�</p><p>��Gli ottantotto?</p><p>��I tedeschi hanno artiglieria contraerea calibro ottantotto, molto utile anche come artiglieria da campo e contro i corazzati: una gran tecnica� Comunque, se il pilota riesce a sottrarre il bombardiere al fuoco di sbarramento, pu� sganciare tutto quello che vuole nel ventre di una citt� senza cupola.</p><p>��E quali sono i risultati, dopo sei anni di tutto questo?</p><p>��Immagino�� scroll� le spalle Gibson�� che non resti granch� delle citt�, almeno in Europa.</p><p>Giunti, secondo la mia stima, nelle vicinanze di South Hampstead, sbucammo in una radura circolare, di circa un quarto di miglio di diametro, che non era affatto naturale: come dimostravano le ceppaie, la foresta era stata abbattuta. Squadre di fanti a torso nudo, muniti di seghe e di machete, stavano ampliando la radura. Il suolo umido, sgombro di sottobosco, era coperto da strati di fronde di palma calpestati.</p><p>In mezzo alla radura, quattro corazzati simili a quello che mi aveva trasportato dal 1873 al 1938 stavano immobili agli angoli di un quadrato di trenta metri di lato, con i portelli spalancati come bocche di animali assetati, le catene antimina che pendevano inutili dai tamburi anteriori, la blindatura mimetica verde e nera incrostata di escrementi e di foglie cadute. Tutt�intorno erano sparsi altri veicoli e altro equipaggiamento, inclusi alcuni corazzati leggeri, e piccoli pezzi di artiglieria montati su carrelli dalle solide ruote.</p><p>In quella localit�, nel 1944, come spieg� Gibson, era situata un�officina di riparazione e di manutenzione per corazzati temporali.</p><p>Allorch� entrai nella radura insieme a Gibson, con lo zoppicante Nebogipfel appoggiato a me, tutti i soldati interruppero i lavori in cui erano impegnati, per fissarci con aperta e assoluta curiosit�.</p><p>Al centro del quadrilatero protetto dai corazzati, da un palo dipinto di bianco pendeva, sgargiante, floscia e incongrua, la bandiera del Regno Unito. Gibson c�invit� a sedere sugli sgabelli pieghevoli accanto alla tenda pi� grande fra quelle che erano montate nel quadrilatero. Un soldato magro e pallido, che evidentemente sopportava male il caldo, usc� da un corazzato. Immaginai che fosse l�attendente di Gibson, perch� questi gli ordin� di servirci un rinfresco.</p><p>Intanto, i soldati ripresero a svolgere i loro incarichi: nell�accampamento, come sempre in tutte le postazioni militari, le attivit� fervevano come in un alveare. Bench� i soldati fossero discinti a causa del calore, la loro uniforme comprendeva diversi indumenti: copricapi flosci di feltro, avvolti in leggere sciarpe cachi che pendevano sul dietro, o cappelli, che Gibson defin� di foggia australiana; camicie verde giungla, con spallacci pesanti del tipo che avevo visto e portato nel 1938; distintivi cuciti ai cappelli o alle camicie; bandoliere, giberne e fondine; calzoni con fasce alle caviglie.</p><p>Alla fiancata aperta di un corazzato lavorava un soldato, con la testa completamente racchiusa da un casco leggero munito di visiera, il quale indossava una tuta bianca, completa di guanti spessi. Immaginai che, in quel caldo, il poveretto si stesse sciogliendo, cos� vestito, ma Gibson mi spieg� che la tuta era di amianto e serviva a proteggerlo dalle fiammate dei motori.</p><p>I due quinti, all�incirca, della guarnigione, composta da un centinaio di militari, erano donne. Molti soldati recavano tracce di ferite e di ustioni, alcuni erano muniti di protesi agli arti. Ci� mi fece comprendere che il massacro spaventevole della giovent� d�Europa, continuato dopo il 1938, aveva reso necessario richiamare in servizio i feriti, e un maggior numero di ragazze.</p><p>Dopo essersi sfilato gli stivali, Gibson mi fece un sorriso riluttante, e cominci� a massaggiarsi i piedi affaticati. Nebogipfel sorseggi� acqua da un bicchiere, mentre l�attendente, secondo la tradizione inglese, serviva tazze di t� al comandante e a me: t�, nel paleocene!</p><p>��Avete creato proprio una bella, piccola colonia�� commentai.</p><p>��Immagino di s�. Comunque, si tratta soltanto di addestramento.�� Gibson si rimise gli stivali.�� Naturalmente, apparteniamo ad armi diverse, come suppongo che lei abbia notato.�� Ci� detto, sorseggi� il t�.</p><p>��Temo di no�� risposi, sinceramente.</p><p>��Be�, molti di noi appartengono alla fanteria, naturalmente.�� Gibson indic� un militare giovane e snello, che aveva un distintivo cachi cucito alla camicia.�� Ma alcuni di noi, come <emphasis>lui</emphasis> ed io, appartengono alla RAF.</p><p>��La RAF?</p><p>��Royal Air Force. I burocrati hanno finalmente capito che siamo i pi� adatti a manovrare questi mostri metallici.�� Gibson sorrise con noncuranza a un fante che, nel passare, fiss� Nebogipfel a occhi strabuzzati.�� Naturalmente, non ci dispiace dare un passaggio a questi ciabattoni. Meglio che lasciarvi fare da soli, eh, Stubbins?</p><p>Magro, con la chioma rossa e il viso schietto, il soldato Stubbins sorrise a sua volta, quasi con timidezza, ma evidentemente compiaciuto dell�attenzione di Gibson. E tutto ci� bench� fosse parecchio pi� alto dell�ufficiale di bassa statura, oltre che di alcuni anni pi� vecchio. Nella flemma del comandante, riconobbi qualcosa della baldanza del capo nato.</p><p>��Siamo qui gi� da una settimana�� riprese Gibson.�� � sorprendente che ci siamo imbattuti in voi soltanto oggi.</p><p>��Non ci aspettavamo visite�� risposi seccamente.�� In caso contrario, immagino che avremmo acceso un fal�, o trovato qualche altro modo di segnalare la nostra presenza.</p><p>Il comandante mi strizz� l�occhio:�� Noi abbiamo avuto parecchio da fare. � stata dura, i primi due giorni. Siamo ben equipaggiati, naturalmente. Gli scienziati ci hanno spiegato chiaro e tondo, prima della partenza, che il clima della cara, vecchia Inghilterra � molto mutevole, se lo si considera da una prospettiva abbastanza ampia. Perci� ci siamo muniti di tutto, dai pastrani ai calzoncini. Tuttavia non ci aspettavamo affatto di trovare proprio qui, nel centro di Londra, un clima tropicale! Sembra che gli indumenti ci marciscano addosso, letteralmente, e tutto ci� ch�� metallico arrugginisce, e gli stivali scivolano nella melma: mi si sono ristrette persino le dannate calze! E i ratti divorano qualsiasi cosa.�� Accigliato, aggiunse:�� O almeno, credo che siano i ratti�</p><p>��Probabilmente non lo sono affatto�� replicai.�� E i corazzati? Sono di classe Kitchener?</p><p>Evidentemente sorpreso dalla mia piccola ostentazione di nozionismo, Gibson mi guard� inarcando un sopracciglio:�� Per la verit�, i corazzati si muovono a stento, perch� le loro dannate zampe di elefante affondano nel fango che si trova ovunque�</p><p>In quel momento, una voce limpida e familiare si ud� alle mie spalle:�� Lei non � aggiornato, signore: i corazzati di classe Kitchener, incluso il caro vecchio <emphasis>Raglan,</emphasis> sono in disuso ormai da diversi anni�</p><p>Mi girai ad osservare l�ufficiale, che abbigliato nella semplice uniforme composta di berretto e tuta che era tipica degli equipaggi dei corazzati, si avvicin� zoppicando in maniera accentuata, poi mi offr� la mano.</p><p>Sorrisi, stringendo la mano piccola, ma forte:�� Capitano Hilary Bond�</p><p>��Ha un aspetto un po� pi� lacero, signore�� comment� Bond, nello scrutarmi da capo a piedi, soffermando lo sguardo sulla barba lunga e folta, nonch� sugli indumenti di pelle,�� per� � del tutto inconfondibile. � sorpreso di rivedermi?</p><p>��Dopo qualche esperienza di viaggio temporale, nulla mi sorprende pi� molto, Hilary!</p></section><section><title><p>9</p><p>Il corpo di spedizione cronotico</p></title><p>Nel seguito della conversazione, Gibson e Bond mi spiegarono quale fosse la missione del corpo di spedizione cronotico.</p><p>Grazie allo sviluppo delle pile a fissione con carolinum, la Gran Bretagna e l�America erano riuscite a produrre la plattnerite poco tempo dopo la mia fuga nel tempo, talch� gli ingegneri non avevano pi� dovuto dipendere esclusivamente dai rimasugli del mio vecchio laboratorio.</p><p>Oltre a nutrire ancora il timore che i guerrieri cronotici tedeschi intendessero attaccare a tradimento il passato britannico, si era capito, in base alle tracce che avevamo lasciato all�Imperial College e ad altri indizi, che Nebogipfel e io ci eravamo recati qualche decina di milioni di anni nel passato. Quindi, era stata rapidamente allestita una flotta di corazzati temporali, muniti di strumenti molto sensibili, in grado d�individuare la presenza della plattnerite, in base, come mi fu spiegato, all�origine radioattiva della sostanza medesima. Cos�, il corpo di spedizione stava esplorando il passato a balzi di cinque milioni di anni, o pi�.</p><p>La sua missione consisteva nientemeno che nel proteggere la storia britannica dagli attacchi nemici anacronistici.</p><p>Ad ogni sosta, si sforzava valorosamente di studiare il periodo. A tale scopo, parecchi soldati, mediante un addestramento specifico, anche se frettoloso, erano stati trasformati in scienziati dilettanti: climatologi, ornitologi, e cos� via. Costoro effettuavano indagini, rapide ma accurate, sulla flora, sulla fauna, sul clima e sulla geologia dell�epoca, e Gibson, ogni giorno, dedicava gran parte del proprio tempo a redigere compendi di tali osservazioni. Notai che i militari, uomini e donne, affrontavano allegramente il duro compito, e mi sembr� che fossero sinceramente interessati alle peculiarit� della valle del Tamigi nell�era paleocenica.</p><p>Nondimeno, le sentinelle pattugliavano il perimetro dell�accampamento durante la notte, e soldati muniti di binocolo si alternavano ad osservare perennemente il cielo e il mare. Quando erano impegnati in questi compiti, i militari non manifestavano affatto l�umorismo e la curiosit� che li caratterizzavano mentre svolgevano gl�incarichi scientifici o d�altro genere: invece, i loro sguardi e le loro espressioni lasciavano trapelare il timore e l�attenzione.</p><p>Dopotutto, il corpo di spedizione si trovava nel passato non per studiare botanica, bens� per cercare i <emphasis>tedeschi:</emphasis> nemici umani in grado di viaggiare nel tempo, nascosti fra le meraviglie del passato.</p><empty-line/><p>Quantunque fossi fiero delle imprese che avevo compiuto nel tentativo di sopravvivere in quell�epoca aliena, fu con sollievo considerevole che abbandonai il mio vestiario di cenci e di pelli per indossare un�uniforme tropicale da soldato temporale, leggera e comoda. Dopo essermi rasato e lavato (con sapone e con acqua calda e pulita!), mangiai di gusto il surrogato di carne di soia in scatola. La sera, fu con una sensazione di pace e di sicurezza che mi coricai sotto una tenda e una zanzariera, protetto dalle spalle possenti dei corazzati.</p><p>Invece, Nebogipfel non rimase sempre all�accampamento. Anche se il nostro incontro con Gibson stup� e fu festeggiato, giacch� il nostro ritrovamento era stato fra gli obiettivi principali della spedizione, il Morlock non tard� a diventare l�oggetto di un interesse chiassoso da parte dei soldati, nonch�, sospettai, di qualche punzecchiatura maliziosa. Cos�, torn� alla nostra palafitta sulla sponda del mare paleocenico. Non mi opposi, sapendo quanto bramasse continuare la ricostruzione della macchina temporale: infatti, prese persino a prestito alcuni attrezzi. Rammentando per� quanto avesse rischiato di essere massacrato dal <emphasis>Pristichampus,</emphasis> insistetti affinch� non rimanesse solo, bens� si facesse accompagnare da me o da qualche soldato armato.</p><p>Quanto a me, che di natura non sono affatto pigro, mi stancai, dopo un paio di giorni, di rimanere ozioso nell�accampamento, dove l�attivit� ferveva. Chiesi di partecipare alla missione, e potei rendermi utile comunicando ai soldati ci� che avevo dolorosamente imparato sulla flora, sulla fauna e sulla geografia locali. Inoltre, i malati erano parecchi, perch� i soldati non erano pi� immuni ai germi paleocenici di quanto lo fossi stato io, quindi assistetti l�unico medico dell�accampamento: un <emphasis>naik</emphasis> alquanto giovane e perennemente esausto, aggregato al Nono Fucilieri Gurkha.</p><p>Dopo il giorno del nostro incontro, frequentai poco Gibson. Con suo sommo scontento, il comandante era assillato ogni giorno dai dettagli delle operazioni del corpo di spedizione, nonch� da un grave fardello burocratico di moduli, di registri e di rapporti da compilare, per giunta a beneficio di una Whitehall che sarebbe esistita soltanto dopo cinquanta milioni di anni. Ebbi l�impressione che la missione temporale irritasse e spazientisse Gibson, il quale, molto probabilmente, sarebbe stato pi� felice di tornare a compiere incursioni aeree sulla Germania, come quelle che mi aveva descritto con chiarezza sconvolgente. Invece, Hilary Bond, che era impegnata soprattutto allorch� i grandi corazzati temporali si aprivano la strada attraverso i secoli, non mancava di tempo libero, quindi pot� dedicarsi come ospite a me e a Nebogipfel.</p><p>Un giorno, mentre passeggiava con me lungo il margine della foresta, vicino alla spiaggia, nel folto sottobosco, con andatura zoppicante, ma risoluta e vigorosa, Bond mi narr� come si era svolta la guerra dopo il 1938.</p><p>��Credevo che la distruzione delle Cupole avesse posto fine al conflitto�� dichiarai.�� Non capite� Voglio dire, che cosa resta per cui combattere, dopo quello che accadde?</p><p>��Intende dire che la guerra avrebbe dovuto concludersi cos�? Oh, no! Il bombardamento ha posto fine temporaneamente alla vita cittadina, e la popolazione ha sofferto molto, per� esistono ancora i Bunker, dove si trovano i nostri organi di governo e gran parte delle nostre industrie. Direi proprio che non � un gran secolo per le citt��</p><p>Ricordando la campagna primitiva che avevo visto intorno a Londra, cercai d�immaginare come fosse vivere sempre in un rifugio sotterraneo: bambini dagli occhi vacui che giocavano nelle gallerie buie, una popolazione che il terrore aveva ridotto alla servit� e alla barbarie�</p><p>��E che cosa � successo al fronte?�� chiesi.�� L�assedio all�Europa�</p><p>��Be��� Bond scroll� le spalle�� le chiacchieratrici parlano parecchio di grandi avanzate qua e l�: �ancora un ultimo sforzo�, e discorsi di questo genere.�� E abbass� la voce.�� Tuttavia, e non credo che abbia grande importanza discuterne qui, gli aviatori vedono parecchio dell�Europa, anche se volano di notte, alla luce dei bombardamenti, e le voci si diffondono� Ebbene, io personalmente credo che le trincee fangose non si siano spostate di un centimetro dal 1935. Siamo in stallo: ecco qual � la situazione.</p><p>��Non riesco proprio a immaginare <emphasis>per quale scopo</emphasis> stiate combattendo. Tutti i paesi sono devastati, prostrati industrialmente ed economicamente. Di sicuro, nessuno � pi� in grado di costituire una grave minaccia per gli altri, e nessuno pu� pi� avere risorse che valga la pena conquistare.</p><p>��Forse questo � vero�� concesse Bond.�� Credo che, una volta finita la guerra, la Gran Bretagna avr� soltanto le forze per ricostruire il paese: per parecchio tempo non potremo pi� dedicarci a nessuna conquista. E dato che si trova pi� o meno nella nostra stessa situazione, Berlino deve avere un punto di vista molto simile.</p><p>��Allora perch� continuare a combattere?</p><p>��Perch� non possiamo permetterci di smettere.�� L�abbronzatura sviluppata nelle profondit� temporali del paleocene non riusciva a nascondere le tracce dell�antico, stanco pallore di Bond.�� Riceviamo rapporti d�ogni genere. Talvolta si tratta soltanto di voci, ma in alcuni casi, come ho sentito dire, si tratta di notizie fondate, a proposito di certi progressi tecnici dei tedeschi�</p><p>��Progressi tecnici? <emphasis>Armi,</emphasis> vorr� dire.</p><p>In silenzio, ci allontanammo dalla foresta per scendere al mare, nell�aria calda che scottava la pelle, e lasciammo che le onde ci lambissero gli stivali.</p><p>Intanto, immaginai l�Europa del 1944: le citt� demolite, milioni di uomini e di donne che, dall�Olanda alle Alpi, tentavano d�infliggersi a vicenda danni irreparabili� Nella tranquillit� tropicale, sembrava tutto assurdo: un incubo suscitato da una febbre!</p><p>��Ma che cosa potete sperare d�inventare�� ripresi�� che sia in grado di produrre danni pi� gravi di quelli che avete gi� arrecato?</p><p>��Si parla di bombe di nuovo tipo, pi� potenti di qualunque altra sia mai esistita: bombe, si dice, che contengono il carolinum.</p><p>Ricordai i progetti di quel genere di cui mi aveva parlato Wallis nel 1938.</p><p>��E naturalmente�� aggiunse Bond�� c�� sempre la guerra di dislocamento cronotico. Capisce? Non possiamo smettere di combattere, perch� ci� significherebbe lasciare ai tedeschi il monopolio di tali armi.�� La sua voce assunse un tono di disperazione pacata:�� Riesce a capire, vero? Ecco perch� c�� stata la corsa alla costruzione delle pile atomiche e alla produzione di carolinum, in modo da procurare altra plattnerite. Ed ecco perch� sono state investite tante risorse nella fabbricazione dei corazzati temporali.</p><p>��E tutto ci� allo scopo di precedere i tedeschi nel passato, e di aggredire loro <emphasis>prima</emphasis> che loro aggrediscano voi?</p><p>La capitana protese il mento in atteggiamento di sfida:�� O per riparare ai danni che infliggono. Questo potrebbe essere un altro punto di vista.</p><p>A differenza di quanto avrebbe forse fatto Nebogipfel, non discussi della vanit� fondamentale dell�impresa, giacch� era evidente che i filosofi del 1944 non erano ancora giunti a comprendere la molteplicit� della storia, come avevo potuto fare io grazie agli insegnamenti del Morlock.</p><p>��Per� il passato � vasto�� protestai comunque.�� Siete venuti a cercare noi� Ma come sapevate che eravamo finiti in quest�epoca? E come avete potuto individuare la nostra ubicazione con esattezza, anzich� con un�approssimazione di un milione di anni?</p><p>��Disponevamo di alcuni indizi.</p><p>��Che genere d�indizi? Si riferisce forse alle tracce lasciate all�Imperial College?</p><p>��In parte. Ma disponevamo anche d�indizi archeologici.</p><p>��Archeologici?</p><p>Scherzosamente, Bond mi guard�:�� Senta� Non sono certa che voglia sapere�</p><p>Naturalmente, ci� fece divampare la mia curiosit�, perci� insistetti affinch� la capitana parlasse.</p><p>��Benissimo. Gli scienziati, naturalmente, sapevano da quale zona eravate partiti per il passato, ossia dall�Imperial College, quindi hanno compiuto una ricerca archeologica sistematica, scavando�</p><p>��Accidenti! Cercavate i miei resti fossili!</p><p>��E quelli di Nebogipfel. Si pens� che se si fossero trovate anomalie, come ossa o attrezzi, sarebbe stato possibile, in base allo strato geologico, individuare l�epoca con precisione sufficiente�</p><p>��E avete trovato qualcosa? Di nuovo, Bond tacque.</p><p>Fui costretto a insistere affinch� rispondesse:�� Hilary�</p><p>��Fu trovato un teschio.�� Umano?</p><p>��In un certo senso.�� Bond esit�.�� Era piccolo e alquanto deforme, situato in uno strato di cinquanta milioni di anni pi� remoto dell�epoca in cui avrebbero dovuto trovarsi le vestigia umane pi� antiche. <emphasis>E sembrava che fosse stato spaccato in due da un morso.</emphasis></p><p><emphasis>Piccolo e deforme,</emphasis> pensai. Compresi che doveva essersi trattato del teschio di Nebogipfel. Era mai possibile che il Morlock fosse stato ucciso dal <emphasis>Pristichampus,</emphasis> in un�altra storia, in cui Gibson non era intervenuto?</p><p>E le <emphasis>mie</emphasis> ossa giacevano forse nel futuro, frantumate e fossilizzate, in qualche altro luogo non lontano, senza essere state scoperte?</p><p>Bench� il sole mi scaldasse la testa e la schiena, fui scosso da un brivido gelido. D�improvviso, il mondo fulgido del paleocene parve sbiadire in una trasparenza che lasciava filtrare la luce spietata del tempo.</p><empty-line/><p>��Dunque ci avete trovati dopo avere individuato le tracce della plattnerite� Immagino per� che siate rimasti delusi nel trovare, ancora una volta, soltanto me, e nessuna orda di prussiani guerrafondai. Comunque, non le sembra di scorgere un paradosso? Avete costruito i corazzati temporali nel timore che i tedeschi facessero lo stesso� Benissimo. La situazione, tuttavia, � simmetrica: dal <emphasis>loro</emphasis> punto di vista, i tedeschi temono sicuramente che <emphasis>voi</emphasis> inventiate per primi le macchine temporali. Ciascuna delle due parti si comporta precisamente in modo tale da provocare la reazione peggiore da parte dell�avversario. E dunque entrambe scivolano verso la situazione peggiore per tutti.</p><p>��Pu� darsi�� convenne Bond.�� Ma il possesso della tecnica temporale da parte dei tedeschi sarebbe catastrofico per la causa degli Alleati. La nostra spedizione ha lo scopo d�individuare i viaggiatori temporali tedeschi e d�impedire che infliggano qualunque danno alla storia.</p><p>Gesticolai, alzando le mani, mentre le onde del mare paleocenico s�increspavano intorno alle mie caviglie:�� Ma� Dannazione, capitano Bond! Siamo cinquanta milioni di anni prima di Cristo! Quale importanza pu� mai avere, <emphasis>qui,</emphasis> la guerra fugace che l�Inghilterra e la Germania combattono nel futuro remoto?</p><p>��Non possiamo abbassare la guardia�� rispose Bond, con torva stanchezza.�� Non capisce? Dobbiamo braccare i tedeschi fino all�alba della creazione, se necessario.</p><p>��E quando cesser� questa guerra? Consumerete forse tutta l�eternit�, prima di concluderla? Non capite che <emphasis>questo���</emphasis> Agitai una mano, per indicare con un solo gesto tutto quel futuro spaventevole di citt� devastate e di popolazioni affollate nei rifugi sotterranei.�� Non capite che tutto questo � impossibile? Oppure intendete continuare fino a quando rimarranno due persone, soltanto due, e l�ultima spaccher� il cranio all�altra con una maceria?</p><p>La luce riflessa dal mare accentu� le rughe sul suo viso, quando Bond si gir� per allontanarsi, senza replicare.</p><empty-line/><p>Il periodo di calma, dopo il nostro primo incontro con Gibson, dur� cinque giorni.</p></section><section><title><p>10</p><p>L�apparizione</p></title><p>Era il mezzod� di una giornata luminosa e senza nubi, e avevo trascorso la mattina ponendo le mie capacit� grossolane d�infermiere al servizio del medico gurkha. Con sollievo, accettai l�invito di Hilary Bond a compiere un�altra delle nostre passeggiate fino alla spiaggia.</p><p>Attraversammo facilmente la foresta, perch� ormai i soldati avevano aperto diversi sentieri che si dipartivano a raggiera dall�accampamento.</p><p>Alla spiaggia, mi tolsi gli stivali e le calze, lasciandoli cadere al margine della foresta, e corsi al bagnasciuga. Bond m�imit�, collocando pi� decorosamente gli stivali sulla sabbia assieme alla sua pistola. Mentre si arrotolava i calzoni, vidi che aveva la gamba sinistra deforme e la pelle corrugata da una vecchia ustione. Infine mi segu� nella risacca schiumeggiante.</p><p>Tutti, uomini e donne, eravamo molto informali, in quell�accampamento nella foresta antica, perci� non esitai a togliermi la camicia e ad immergere la testa e il busto nell�acqua trasparente, senza curarmi che i calzoni mi si bagnassero. Inspirai profondamente, godendo del calore del sole sul viso, del luccichio dell�acqua, della morbidezza della sabbia fra le dita dei piedi, degli odori pungenti del sale e dell�ozono.</p><p>��� felice di essere qui, vedo�� comment� Bond, con un sorriso.</p><p>��In verit�, s�.�� Dopo averle detto di avere trascorso la mattinata ad aiutare il medico, aggiunsi:�� Come sa, sono disposto, anzi, pi� che disposto, ad aiutare. Ma oggi, verso le dieci, ero talmente nauseato dagli odori del cloroformio, dell�etere e di vari antisettici, nonch� da fetori ben pi� umani, che�</p><p>La capitana sollev� le mani:�� Capisco.</p><p>Ci allontanammo dal mare. Mentre mi asciugavo con la camicia, Bond and� a riprendere la propria arma. Lasciando gli stivali al bordo della foresta, passeggiammo sul bagnasciuga. Qualche decina di metri pi� avanti, notai alcune fossette che tradivano la presenza della <emphasis>corbicula:</emphasis> una bivalve, molto diffusa sulla spiaggia, che si nascondeva nella sabbia. Ci accosciammo, e mostrai a Bond come dissotterrare i molluschi. In pochi minuti, ne raccogliemmo una quantit� rispettabile, che ammucchiammo ad asciugare al sole.</p><p>Mentre Bond estraeva i molluschi, affascinata come una bambina, il suo viso, con la chioma corta e bagnata che aderiva alla pelle, appariva raggiante di gioia per il successo in quell�impresa semplice. Eravamo soli sulla spiaggia, anzi, avremmo potuto essere gli unici due esseri umani in tutto il mondo paleocenico. Percepivo lo scintillio di ogni goccia di sudore sul mio cuoio capelluto, lo sfregamento di ogni granello di sabbia contro le gambe, e tutto era pervaso dal calore animale della donna accanto a me: era come se la molteplicit� dei mondi attraverso la quale avevo viaggiato si fosse contratta in quell�unico momento di vividezza, ossia il qui e l�ora.</p><p>Dunque tentai di comunicare almeno in parte tale sentimento alla mia compagna:�� Hilary�</p><p>Di scatto, Bond alz� la testa, volgendo il viso al mare:�� Ascolti!</p><p>Perplesso, osservai il bordo della foresta, le onde che si rompevano sulla spiaggia, la vacuit� sconfinata del cielo, mentre si udivano soltanto il fruscio della brezza tra le fronde e il fragore gentile della risacca:�� Che cosa?</p><p>Il volto di Bond aveva assunto un�espressione dura e sospettosa, ridiventando quello, intelligente e allarmato, della guerriera:�� <emphasis>Un motore singolo��</emphasis> dichiar�, con evidente concentrazione.�� � un Daimler-Benz DB: un dodici cilindri, credo.�� Balz� in piedi, accostando le mani alla fronte per ombreggiarsi gli occhi.</p><p>Allora anche le mie vecchie orecchie percepirono il rumore udito dalla giovane capitana: un ronzio lontano, simile a quello di un insetto gigantesco, che giungeva a raffiche dal mare.</p><p>��Guardi�� indic� Bond.�� L�! Lo vede?</p><p>Scrutai nella direzione indicata, e fui ricompensato intravedendo una sorta di distorsione che si librava sul mare, lontano, ad oriente: era una chiazza di <emphasis>alterit�,</emphasis> un disco non pi� grande della luna piena, una sorta di rifrazione scintillante tinta di verde.</p><p>Poi ebbi l�impressione di qualcosa di <emphasis>solido,</emphasis> al centro dell�apparizione, che si condensava e roteava. D�improvviso, un oggetto pesante e fosco, a forma di croce, sbuc� a gran velocit� dal cielo orientale, dalla direzione di quella parte del mondo che un tempo sarebbe diventata la Germania. Il ronzio divenne molto pi� forte.</p><p>��Mio Dio�� esclam� Bond.�� � un Messerschmitt: un�Aquila. Sembra un Bf 109F�</p><p><emphasis>��Messerschmitt�</emphasis> � un nome tedesco��� commentai, alquanto stupidamente.</p><p>La capitana mi guard�:�� <emphasis>Certo</emphasis> che � un nome tedesco. Non capisce?</p><p>��Cosa?</p><p>��Quello � un aereo tedesco: <emphasis>die Zeitmaschine,</emphasis> venuta a cercare noi!</p><empty-line/><p>Nell�avvicinarsi alla costa, l�aeroplano s�inclin� come un gabbiano in volo, quindi prosegu� parallelamente alla spiaggia. Con uno spostamento d�aria rumoroso, tanto celermente che Bond ed io fummo costretti a ruotare di scatto sulla sabbia per seguirlo con lo sguardo, pass� sopra le nostre teste, a meno di trenta metri di quota.</p><p>Era lungo circa nove metri, e aveva un�apertura alare di poco superiore. Sul muso roteava un�elica. La parte superiore era dipinta a chiazze verdi e marroni, quella inferiore, invece, d�azzurro-grigio, inclusa la bomba appesa al ventre liscio, lunga circa un metro e ottanta. Sulla fusoliera e sulle ali erano dipinti sgargianti simboli militari, fra cui una testa d�aquila e una spada brandita, nonch� torve croci nere, che simboleggiavano il paese d�origine.</p><p>Per alcuni istanti, Bond e io restammo immobili, storditi da quell�apparizione improvvisa come da una visione mistica.</p><p>Il giovane entusiasta che era sepolto in me, lo spettro del povero Mos� perduto, si esalt� alla vista della macchina elegante. Che avventura, Per il pilota di quell�aereo! Che visione gloriosa! E quale coraggio straordinario doveva essere stato necessario per salire, nel cielo annerito dal fumo della Germania del 1944, tanto in alto da ridurre il cuore dell�Europa a una sorta di mappa, un piano coperto di terra, di mare e di foreste, popolato di persone piccole come soldatini, e <emphasis>allora</emphasis> fare scattare l�interruttore che lanciava l�aeroplano nel tempo. Immaginai il sole che si trasformava in un arco luminoso come la traiettoria di un meteorite sopra il velivolo, mentre, al di sotto, il paesaggio si scioglieva e si trasformava, rimodellato dal tempo.</p><p>Intanto, le ali scintillanti s�inclinarono di nuovo e il fragore del motore si abbatt� su di noi. L�aereo s�innalz� e si allontan� sulla foresta, verso l�accampamento del corpo di spedizione.</p><p>Con la gamba zoppa che lasciava tracce asimmetriche nella sabbia, Bond si allontan� di corsa.</p><p>��Dove sta andando?</p><p>Senza curarsi d�infilare le calze, Bond indoss� frettolosamente gli stivali:�� All�accampamento, naturalmente.</p><p>��Ma��� Fissai il nostro mucchietto patetico di bivalvi.�� Non pu� arrivare prima del Messerschmitt. Che cosa intende fare?</p><p>Impugnata la pistola, Bond si raddrizz� e, per tutta risposta, mi guard� con espressione vacua; poi attravers� la frangia di palme lungo il bordo della foresta e scomparve fra le ombre dei <emphasis>dipterocarps.</emphasis></p><p>Il fragore del Messerschmitt svan� in lontananza, assorbito dalle chiome degli alberi. Rimasi solo sulla spiaggia, con le bivalvi e la risacca.</p><p>Sembrava tutto assolutamente irreale: la guerra, importata in quell�idillio paleocenico? Non provavo paura: nulla, se non un senso di dislocamento bizzarro.</p><p>Scuotendomi dall�immobilit�, seguii Bond nella foresta.</p><p>Tuttavia, non giunsi neppure agli stivali, prima che arrivasse alle mie orecchie, come fluttuando al di sopra della sabbia, una vocina aliena:�� <emphasis>No! No! In acqua!</emphasis></p><p>Era Nebogipfel, che si avvicinava zoppicando, con la gruccia che lasciava una serie di fossette piccole e profonde sulla spiaggia, e un lembo della maschera che pendeva, sventolando.</p><p>��Cosa vuoi dire? Non vedi che cosa sta succedendo? <emphasis>Die Zeitmaschine�</emphasis></p><p>��In acqua��� Debole come una bambola di stracci, Nebogipfel si appoggi� alla gruccia. Ansimava tanto violentemente da sussultare, e le sue parole si comprendevano a stento.�� In acqua� Dobbiamo entrare�</p><p>��Non � il momento di nuotare!�� gridai, indignato.�� Non capisci�</p><p>��<emphasis>Tu</emphasis> non capisci�� replic� Nebogipfel, trafelato.�� Tu non� Vieni�</p><p>Distratto, mi volsi ad osservare il cielo sopra la foresta, dove la forma sfuggente di <emphasis>die Zeitmaschine</emphasis> sfiorava il fogliame, con cui contrastavano le sue vivide macchie verdi e azzurre. Procedeva a velocit� straordinaria, e di nuovo il suo rumore lontano somigliava al ronzio d�un insetto furente.</p><p>Si udirono poi il ritmico tossire delle artiglierie e i fischi delle granate.</p><p>��Si stanno difendendo�� dissi, avvampando a causa di quella scintilla di guerra.�� Non capisci? Evidentemente, la macchina volante ha individuato il corpo di spedizione, che per� sta contrattaccando con l�artiglieria�</p><p><emphasis>��In mare.��</emphasis> Con dita deboli quanto quelle di un bambino, Nebogipfel mi afferr� un braccio, in un gesto di tale urgenza, tanto implorante, che m�indusse a staccare lo sguardo dalla battaglia aerea. I suoi occhi, attraverso le fessure sottili della maschera rozza, erano visibili soltanto come schegge, e la bocca, inarcata verso il basso, sembrava una ferita palpitante.�� � l�unico riparo abbastanza vicino. Forse baster��</p><p>��Riparo? Ma la battaglia dista due miglia! Come potremmo rimanere feriti, restando qua, su questa spiaggia deserta?</p><p>��Ma la bomba� La bomba dei tedeschi� Non l�hai vista?�� la chioma pendeva liscia dal cranio piccolo di Nebogipfel.�� In questa versione della storia, le bombe non sono sofisticate: sono poco pi� che grumi di carolinum puro. Nondimeno, sono abbastanza efficaci. Non puoi fare nulla per il corpo di spedizione: non adesso! Dobbiamo attendere che la battaglia sia finita.�� Il Morlock mi fiss�.�� Capisci? Andiamo!�� E mi tir� per un braccio. Poi lasci� cadere la gruccia, appoggiandosi a me.</p><p>Come un bambino, mi lasciai condurre in mare.</p><p>In breve, giungemmo a una profondit� di un metro e venti, o pi�. Immerso fino alle spalle, Nebogipfel mi esort� ad accosciarmi in maniera da sprofondare quasi interamente nell�acqua salata.</p><p>Il Messerschmitt vir� per eseguire un altro passaggio sopra la foresta, simile a un predatore di metallo, lustro di lubrificante, mentre le granate gli esplodevano intorno in nubi di fumo, che poi si dissolvevano poco a poco nell�atmosfera paleocenica.</p><p>Ammetto che quella battaglia aerea, la prima a cui assistevo, mi entusiasm�. Nella mia mente si susseguirono immagini di scontri fra numerosi velivoli, come dovevano essere quelli che affollavano i cieli d�Europa nel 1944: uomini che cavalcavano nel vento, e roteavano e cadevano come gli angeli di Milton.</p><p>Pensai che fosse l�apoteosi della guerra: che cos�era mai lo squallore brutale delle trincee rispetto a quel trionfo aereo, con le sue cadute vertiginose verso la gloria o la morte?</p><p>Quasi pigramente, il Messerschmitt si allontan� con un volo a spirale dallo sbarramento di granate, salendo di quota. Giunto al culmine della manovra, parve librarsi, per un momento soltanto, a parecchie decine di metri dal suolo.</p><p>Poi vidi la bomba, ferale baccello metallico dipinto d�azzurro, staccarsi dal velivolo con assoluta delicatezza, per iniziare la sua caduta verso la terra.</p><p>Una granata s�innalz� dalla foresta a tracciare un arco nell�aria e perfor� un�ala dell�aereo. Le fiamme divamparono e <emphasis>die Zeitmaschine</emphasis> fugg� con un volo sussultante, avviluppata nel fumo.</p><p>Lanciai un grido di esultanza:�� Bel tiro! Nebogipfel� Hai visto?</p><p>Per tutta risposta, il Morlock protese le braccia dal mare per premermi le mani morbide sulla testa:�� Gi�� Sott�acqua�</p><p>La mia ultima immagine fugace della battaglia fu la traccia di fumo che segnava il tragitto del Messerschmitt che precipitava, ma subito prima vidi una stella ardente, gi� quasi troppo luminosa perch� la si potesse fissare, la quale era la bomba che cadeva.</p><p>Infine, immersi anche la testa nel mare.</p></section><section><title><p>11</p><p>La bomba</p></title><p>In un istante, la luce morbida del sole paleocenico fu scacciata.</p><p>Un lampo purpureo e cremisi inondo l�aria sopra la superficie del mare, seguito da un rumore immane, eterogeneo, composto dallo schianto di una grande esplosione, avvolto da un ruggito, un tonfo e uno strappo. Bench� attutito dallo strato d�acqua poco profondo in cui ero immerso, il fragore fu tale da indurmi a premermi le mani sulle orecchie. Gridai, e le bolle dell�aria sfuggitemi dalla bocca mi sfiorarono il viso.</p><p>Lo schianto iniziale cess�, ma il ruggito si protrasse a lungo. Esaurita la mia scorta d�aria, fui costretto a lasciar emergere la testa, ansimando, poi mi tersi l�acqua dagli occhi.</p><p>Il fragore era assordante. Bench� la luce che proveniva dalla foresta fosse abbacinante, vidi una sfera gigantesca di fuoco cremisi roteare al di sopra del cuore della foresta, quasi come un essere vivente. Tutt� intorno, gli alberi erano stati abbattuti come birilli, e i fusti schiantati di <emphasis>dipterocarps</emphasis> turbinavano nell�aria come fiammiferi. Gli animali fuggivano terrorizzati dalla foresta: corsero verso il mare una famiglia di <emphasis>Diatryma,</emphasis> con le penne arruffate e strinate, e un bell�esemplare di <emphasis>Pristichampus</emphasis> adulto, con le zampe artigliate che percuotevano la sabbia.</p><p>La sfera di fuoco aggred� il suolo spoglio come se volesse seppellirvisi. Dal centro della foresta devastata s�innalzarono nel cielo densi vapori incandescenti e frammenti di roccia, tutti evidentemente saturi di carolinum, giacch� ognuno era un nucleo di energia ardente: fu come assistere alla nascita di un popolo di meteoriti.</p><p>In risposta al tocco distruttivo del carolinum, di potenza quasi divina, divamp� un incendio immane, con fiamme alte decine e decine di metri, il quale, all�epicentro dell�esplosione, si trasform� in un cono di luce fluttuante. Una nube di fumo e di cenere, carica di detriti volanti, si form� come un banco di nubi tempestose al di sopra dell�incendio. Aprendosi la strada come un pugno di luce, s�innalz� dal cratere dell�esplosione una colonna di vapore surriscaldato illuminata di rosso dal basso, come da un vulcano in miniatura.</p><p>Io e Nebogipfel non potemmo fare altro che ripararci sott�acqua e rimanervi il pi� a lungo possibile. Negli istanti in cui fummo costretti a riemergere per respirare, sollevammo le braccia a proteggerci la testa dalla pioggia di detriti incandescenti.</p><empty-line/><p>Infine, dopo alcune ore, Nebogipfel dichiar� che potevamo tornare a terra.</p><p>Ero spossato. Mi sentivo le membra pesanti, avevo il volto e il collo ustionati, la sete mi tormentava. Nondimeno fui costretto a trasportare il Morlock fino a riva, perch� dopo il primo, breve tratto della nostra fatica tormentosa, esaur� le sue poche forze.</p><p>La spiaggia non era quasi pi� riconoscibile come la bella riva dove, non molte ore prima, avevo disseppellito bivalvi in compagnia di Hilary Bond. Rivoletti fangosi serpeggiavano sulla sabbia, butterata di avvallamenti e cosparsa di rami e di tronchi fracassati e fumanti. Dalla foresta, in cui ardevano parecchi incendi, emanava un calore insopportabile. L�alta colonna purpurea suscitata dal carolinum spandeva la sua luce sul mare agitato. Oltre la carogna carbonizzata di quello che sembrava un pulcino di <emphasis>Diatryma,</emphasis> trovai una zona sabbiosa quasi sgombra. Spazzato via lo strato di cenere che vi si era accumulato, deposi Nebogipfel.</p><p>Quando trovai un ruscelletto fangoso e chiazzato di fuliggine nera, sicuramente inquinato dai resti delle piante e degli animali bruciati, la mia sete era tale che non ebbi scelta: immersi le mani a giumella e bevvi l�acqua sporca a grandi sorsate.</p><p>Con voce stridula a causa del fumo e dello sforzo, dissi:�� Be�, questa � proprio una bella impresa! L�umanit� � stata presente nel paleocene per meno di un anno, e gi�� Questo!</p><p>Nel tentativo di alzarsi, Nebogipfel spinse con le braccia, ma riusc� a sollevare a stento la testa. Perduta la maschera, aveva le grandi palpebre morbide degli occhi delicati tutte incrostate di sabbia. Allora fui commosso da una tenerezza strana. Ancora una volta il disgraziato Morlock era rimasto coinvolto, soffrendone gravemente, nelle devastazioni della guerra fra gli umani della mia specie, tanto meschina quanto presuntuosa.</p><p>Gentilmente, come se si trattasse di un bambino, lo sollevai, lo girai supino e lo aiutai ad alzarsi a sedere:�� Rilassati, vecchio mio. Sei al sicuro, adesso.</p><p>Incapace di vedere, con le gambe distese, inerti come stringhe, Nebogipfel volse la testa nella mia direzione, mentre grosse lacrime gli sgorgavano dall�unico occhio non cieco, e mormor� alcune sillabe nella sua lingua aliena.</p><p>��Come?�� Chinai la testa.�� Cosa stai dicendo? In Inglese, Nebogipfel disse:�� Non � sicuro�</p><p>��Cosa?</p><p>��Non� siamo al sicuro, qui� Niente affatto�</p><p>��Ma perch�? Il fuoco non pu� raggiungerci, adesso.</p><p>��Non il fuoco� Le radiazioni� Persino dopo l�esplosione� Per settimane, o per mesi� Le particelle radioattive rimarranno� Le radiazioni penetrano nell�organismo� Non siamo al sicuro, qui�</p><p>Con una mano, accarezzai una guancia magra e delicata di Nebogipfel. In quel momento, ustionato, assetato oltre il credibile, provai il desiderio di dimenticare tutto, di rimanere seduto sulla spiaggia devastata senza curarmi degli incendi, delle bombe, delle particelle radioattive, in attesa di essere inghiottito dall�oscurit� finale. Tuttavia, alcuni rimasugli di energia e di volont� si coagularono intorno alla preoccupazione suscitata in me dal turbamento del Morlock prostrato.</p><p>��Allora�� dichiarai�� ce ne andremo, e cercheremo un luogo in cui poter riposare.</p><p>Ignorando la sofferenza della pelle che mi si screpolava sul viso e sulle spalle, afferrai con entrambe le braccia il mio compagno privo di forze, e lo sollevai di peso.</p><p>Era ormai tardo pomeriggio, e la luce sbiadiva nel cielo. A circa un miglio dal luogo dell�esplosione, l�atmosfera era priva di fumo, ma la colonna cremisi che s�innalzava dal cratere illuminava il firmamento che incupiva, in maniera molto simile al modo in cui le lampade Aldis avevano illuminato la Cupola di Londra.</p><p>A un tratto, fui spaventato da un giovane <emphasis>Pristichampus</emphasis> che sbuc� dalla foresta, con la bocca dalle zanne ingiallite spalancata nel tentativo di rinfrescarsi, trascinandosi dietro una zampa ferita: era quasi cieco, e assolutamente terrorizzato. Il rettile fugg� con andatura zoppicante, lanciando strida ultraterrene.</p><p>Di nuovo i miei piedi nudi calpestarono la sabbia pulita, e la brezza salmastra scacci� il fetore di fumo e di cenere che mi opprimeva. Nell�osservarne la superficie luccicante alla luce del carolinum, mi sentii grato al mare, placido e immobile nonostante la follia dell�umanit�, perch� mi aveva accolto e cullato, salvandomi la vita, mentre i miei simili si annientavano a vicenda a colpi di bombe.</p><p>Il mio sogno ad occhi aperti fu interrotto da un richiamo lontano, che echeggi� sulla spiaggia:�� Oooh�!</p><p>Circa un quarto di miglio dinanzi a me, vidi una persona che mi camminava incontro agitando le braccia. Per un attimo rimasi del tutto incapace di muovermi, probabilmente <emphasis>perch�</emphasis> in qualche recesso morboso dell�anima avevo ritenuto che il corpo di spedizione cronotico fosse stato sterminato dall�esplosione atomica, e che Nebogipfel ed io fossimo rimasti ancora una volta soli nel tempo.</p><p>Evidentemente, il superstite si era trovato abbastanza lontano dall�accampamento per rimanere illeso. Era un soldato alto, magro, con la chioma rossa, che mi sembr� di ricordare. Indossava un feltro verdazzurro, una camicia verde-cupa, alcune giberne, un paio di calzoni fasciati alle caviglie, e portava una mitragliatrice leggera.</p><p>Nell�osservare il soldato, mi chiesi quale fosse il <emphasis>mio</emphasis> aspetto. Non ne avevo idea, ma immaginavo di essere in condizioni spaventevoli, con i capelli strinati, il visto ustionato e annerito, gli occhi bianchi e stralunati, seminudo, con il fagotto inumano del Morlock in braccio.</p><p>Il militare si spinse indietro il cappello:�� Gran brutto pasticcio, eh, signore?�� comment�, nel brusco accento tedesco dell�Inghilterra nordorientale.</p><p>Allora lo riconobbi:�� Sei Stubbins, vero?</p><p>��Proprio io, signore.�� Stubbins si volse per accennare alla spiaggia.</p><p>��Stavo cartografando in quella direzione. Ero a sei o a sette miglia, quando ho visto arrivare i crucchi. Appena ho veduto innalzarsi quella grande colonna di fuoco� Be�, ho capito cos�era successo.�� Dubbioso, guard� in direzione dell�accampamento.</p><p>Spostai il peso da una gamba all�altra, nel tentativo di celare la fatica:</p><p>��Non possiamo tornare al campo. Ci sono ancora gli incendi, e Nebogipfel dice che le radiazioni sono molto pericolose.</p><p>��Chi?</p><p>Per tutta risposta, sollevai un poco il Morlock.</p><p>��Oh, <emphasis>lui���</emphasis> Stubbins si gratt� la nuca, con un raspare della chioma corta e irta.</p><p>��Non puoi fare nulla per aiutare i tuoi compagni, Stubbins� almeno per il momento.</p><p>Il soldato sospir�:�� Be�, e allora, signore, che cosa facciamo?</p><p>��Credo che dovremmo allontanarci ancora lungo la spiaggia e cercare un rifugio per la notte. Non credo che correremo rischi: dubito che qualunque animale del paleocene sarebbe tanto poco saggio da aggredire gli umani, stanotte, dopo tutto quello che � successo. Ma forse converr� accendere un fuoco. Hai fiammiferi, Stubbins?</p><p>��Oh, s�, signore.�� Il soldato si percosse un taschino, scuotendo rumorosamente una scatola di fiammiferi.�� Non si preoccupi.</p><p>��Non mi preoccupo affatto.</p><p>Ripresi a camminare sulla spiaggia, bench� le braccia mi dolessero in maniera quasi insopportabile e le gambe mi tremassero.</p><p>Notata la mia spossatezza, Stubbins, con silenziosa gentilezza, si mise la mitragliatrice ad armacollo e prese in braccio il Morlock svenuto. Era magro, ma molto robusto: parve portare Nebogipfel senza fatica.</p><p>Continuammo la marcia finch� trovammo al bordo della foresta una radura adatta, dove dormimmo all�addiaccio.</p></section><section><title><p>12</p><p>Le conseguenze del bombardamento</p></title><p>La mattina successiva albeggi� serena e fresca.</p><p>Mi destai prima di Stubbins. Invece, Nebogipfel rimase privo di conoscenza. Mi recai alla spiaggia, fino alla battigia, mentre il sole s�innalzava al di sopra del mare dinanzi a me, gi� diffondendo un calore intenso. Si udivano gli schiocchi e i trilli prodotti dalla fauna della foresta, gi� assorta nelle sue piccole preoccupazioni. Una forma nera e liscia, che mi parve una razza, scivol� nell�acqua a poche centinaia di metri dalla riva.</p><p>In quei primi istanti del nuovo giorno, fu come se il mondo paleocenico fosse tanto vigoroso e indenne quanto era stato prima dell�arrivo di Gibson e del suo corpo di spedizione. Eppure la colonna di fuoco purpureo s�innalzava ancora dalla ferita al cuore della foresta, sino a un�altezza di oltre trecento metri, scagliando grumi di roccia o di terra incandescente, che tracciavano parabole luminose nell�aria. Al di sopra indugiava ancora la nube di polvere e di vapore a forma di ombrello, sfrangiata ai bordi a causa della brezza.</p><p>Facemmo colazione con acqua e con polpa di noci di cocco. Debole e avvilito, parlando con voce fioca e rauca, Nebogipfel consigli� a Stubbins e a me di non ritornare all�accampamento bombardato, sostenendo che, per quanto ne sapevamo, noi tre eravamo gli unici esseri umani superstiti nel paleocene, e dovevamo preoccuparci della nostra sopravvivenza. A suo parere, avremmo dovuto trasferirci ad alcune miglia di distanza e accamparci in qualche altro luogo adatto, al sicuro dalle radiazioni del carolinum.</p><p>Tuttavia, gli occhi di Stubbins, nonch� le profondit� stesse della mia interiorit�, dicevano che agire cos� sarebbe stato impossibile per entrambi.</p><p>Finalmente, con una schiettezza che sopraffece la sua deferenza naturale, Stubbins dichiar�:�� Io torno. Capisco quello che sta dicendo, signore, ma il fatto � che l� potrebbero esservi feriti e moribondi. Semplicemente, non posso abbandonarli.�� E si volse a me, con il viso onesto e sincero corrugato per la preoccupazione.�� Non sarebbe giusto, vero, signore?</p><p>��No, Stubbins: non lo sarebbe affatto.</p><p>Fu cos� che, mentre il giorno era ancora giovane, Stubbins e io ripercorremmo la spiaggia in direzione dell�accampamento devastato. Il soldato vestiva ancora l�uniforme verde, che aveva superato pressoch� indenne le traversie del giorno precedente. Io, naturalmente, portavo soltanto ci� che restava dei calzoni cachi che avevo indossato al momento del bombardamento. Avevo perduto persino gli stivali, quindi mi sentivo peculiarmente male equipaggiato. Non avevamo neppure una cassetta del pronto soccorso: soltanto la piccola quantit� di bende e di unguenti di cui era fornito Stubbins. Per� ciascuno di noi portava a tracolla cinque o sei gusci di noce di cocco pieni d�acqua, con cui avremmo forse potuto arrecare sollievo agli eventuali superstiti.</p><p>Dal luogo dell�esplosione proveniva un rumore cupo, continuo e monotono, simile al fragore di una cascata, che faceva tremare il suolo. Avevamo promesso a Nebogipfel di fermarci a un miglio dal cratere. Quando ci� avvenne, il sole era alto nel cielo. La nube letale a forma di ombrello gettava su di noi la sua ombra. La luminosit� purpurea e cremisi prodotta dalla reazione perdurante macchiava la spiaggia dinanzi a me.</p><p>Ci bagnammo i piedi nel mare. Mi riposai le ginocchia e i polpacci dolenti, godendo del calore del sole sul viso. Per colmo d�ironia, la giornata rimase bella, con il cielo sereno e il mare immerso nella luce. Notai che la marea aveva gi� riparato in gran parte ai danni inflitti alla spiaggia dalle attivit� umane il giorno precedente: per esempio, le bivalvi si nascondevano di nuovo nella sabbia fuligginosa, e una tartaruga pass� tanto vicino, sulla battigia, che avremmo potuto toccarla.</p><p>Mi sentii vecchissimo, incommensurabilmente stanco, per nulla in armonia con l�alba del mondo.</p><p>Lasciata la spiaggia, ci addentrammo timorosamente nell�oscurit� della foresta devastata, con l�intenzione di girare intorno all�accampamento tenendoci alla distanza di sicurezza di un miglio. Bastava la pi� rudimentale conoscenza della geometria per calcolare che avremmo dovuto percorrere sei miglia prima di completare il cerchio tornando alla spiaggia. Sapevo per� che sarebbe stato difficile, se non impossibile, tracciare una circonferenza precisa, quindi prevedevo che ci attendesse una marcia considerevolmente pi� lunga, di alcune ore in tutto.</p><p>Anche a quella distanza dal luogo dell�esplosione, molti alberi, che altrimenti sarebbero diventati piante secolari, erano stati sradicati e schiantati in un istante. Fummo dunque costretti a scavalcare tronchi carbonizzati e ad attraversare ammassi di fronde bruciate. Pi� lontano, si vedevano interi gruppi di <emphasis>dipterocarps</emphasis> spogli e anneriti, trasformati dalle fiammate in quelli che sembravano mazzi di fiammiferi bruciati. Dagli squarci aperti nella volta delle fronde, la luce del sole penetrava a fasci e cascate fino al suolo, eppure rimanevano zone d�oscurit� e di penombra. La luce purpurea del carolinum diffondeva ovunque una sfumatura sinistra.</p><p>Naturalmente, gli animali superstiti, i mammiferi, gli uccelli e persino gli insetti, erano fuggiti, lasciando una quiete sovrannaturale, turbata soltanto dal fruscio dei nostri passi, oltre che dal respiro caldo e ininterrotto della conflagrazione.</p><p>Molti alberi caduti fumavano ancora, o rosseggiavano come braci. Per non scottarmi, mi fasciai d�erba i piedi, ricordando di avere fatto lo stesso per uscire dalla foresta che avevo incendiato nell�anno 802.701. Incontrammo numerosi corpi di animali rimasti coinvolti in una catastrofe che superava la loro comprensione. La decomposizione era gi� iniziata, diffondendo un fetore di morte.</p><p>Una volta, calpestai i resti putrefatti di quello che mi parve un <emphasis>planetetherium,</emphasis> e il povero Stubbins fu costretto ad aspettare mentre, con grugniti di disgusto, mi raschiavo i resti dell�animaletto dalla pianta del piede.</p><p>Dopo circa un�ora, trovammo un corpo curvo e immoto. Il fetore era tale che fui costretto a coprirmi il viso con il fazzoletto. Sul momento, ebbi l�impressione che quell�essere bruciato e sfigurato fosse un animale, forse una giovane <emphasis>Diatryma,</emphasis> ma Stubbins si lasci� sfuggire un�esclamazione. Affiancandomi a lui, vidi, all�estremit� di un ramo annerito, una mano di donna che, per effetto di qualche bizzarra casualit�, non era neppure lievemente ustionata: aveva le dita piegate come nel sonno, e un gioiello d�oro che luccicava all�anulare.</p><p>Il povero Stubbins, allontanatosi fra gli alberi, vomit�, mentre io mi sentivo sciocco, impotente e sgomento, l�, nella foresta devastata, con i gusci pieni d�acqua a tracolla.</p><p>��E se fosse successo a tutti, signore?�� chiese Stubbins.�� Se fossero tutti� <emphasis>cos�?��</emphasis> Nel dir questo, non riusc� a guardare la salma, e neppure a indicarla.�� E se non ci fosse nessun superstite? Se fossero tutti morti, bruciati� <emphasis>cos�?</emphasis></p><p>Gli posai una mano sopra una spalla, cercando di attingere a una forza che non sentivo di possedere:�� In tal caso, torneremo alla spiaggia e tenteremo di sopravvivere. Faremo del nostro meglio. Non abbiamo altra scelta, Stubbins. Ma non devi cedere, adesso: la nostra ricerca � appena incominciata.</p><p>Gli occhi del soldato sembravano bianchi, nel viso nero di fuliggine come un camino:�� Ha ragione: non bisogna cedere. Faremo del nostro meglio: non c�� altra scelta. Eppure�</p><p>��S�?</p><p>��Oh� <emphasis>Nulla.��</emphasis> Cos� dicendo, Stubbins si risistem� i gusci di noce ad armacollo, preparandosi a rimettersi in marcia.</p><p>Affinch� capissi, non fu necessario che il soldato mi esprimesse il suo sentimento. Se il corpo di spedizione fosse stato sterminato, se noi due e il Morlock fossimo stati gli unici superstiti, allora, come anche Stubbins sapeva bene, non avremmo potuto fare altro che restare seduti nelle nostre capanne sulla spiaggia in attesa della morte. Poi, la marea avrebbe coperto le nostre ossa, e se fossimo stati fortunati avremmo lasciato qualche fossile, che forse, un giorno, dopo cinquanta milioni di anni, sarebbe stato trovato da qualche cittadino curioso intento a vangare in un orto o in un giardino di Hampstead o di Kew.</p><p>Sarebbe stato un destino lugubre e vano. Sicuramente, anche Stubbins si domandava quale fosse il <emphasis>meglio</emphasis> che si potesse trarre da un�esistenza simile.</p><p>In un silenzio tetro, ci allontanammo dal corpo carbonizzato della giovane donna.</p><empty-line/><p>Nella foresta, non avevamo nessun riferimento per calcolare il trascorrere del tempo: il sole sembrava immobile nel cielo, le ombre dei ceppi anneriti non sembravano accorciarsi n� spostarsi. Ci sembr� di attraversare quella devastazione spaventevole per un tempo interminabile, ma in realt� fu forse soltanto un�ora pi� tardi che udimmo rumori di vegetazione schiantata provenire dalle profondit� della foresta.</p><p>Sulle prime non vedemmo che cosa li provocasse. Attendemmo, trattenendo il fiato, Stubbins con gli occhi sgranati di paura, bianchi come l�avorio nella semioscurit�.</p><p>Dall�ombra fra le piante carbonizzate, inciampando e sbattendo contro i ceppi, emerse un essere snello, evidentemente sofferente, e indubbiamente umano.</p><p>Gli corsi incontro con il cuore in gola, senza curarmi del sottobosco bruciato che si sfaldava sotto i miei piedi. Accanto a me corse Stubbins.</p><p>Era una donna, irriconoscibile con la testa e il busto anneriti dalle ustioni. Mi cadde fra le braccia con un sospiro soffocato, che parve di sollievo.</p><p>Nell�aiutarmi a farla sedere, addossata a un ceppo, Stubbins mormor� frasi spezzate d�incoraggiamento:�� Non preoccuparti� Guarirai� Ti curer� io��� E continu� cos�, con voce strozzata.</p><p>Dell�uniforme della donna restavano soltanto brandelli anneriti. Le braccia erano ustionate, soprattutto nella parte inferiore degli avambracci.</p><p>Anche il viso, che doveva avere guardato l�esplosione, era ustionato, per� era parzialmente illeso intorno agli occhi e alla bocca. Era evidente che, al momento della conflagrazione, la donna si era protetta il viso con le braccia.</p><p>Finalmente, la donna apr� gli occhi, che erano di un azzurro penetrante, poi dischiuse la bocca, esalando un sussurro da insetto. Reprimendo la ripugnanza e l�orrore suscitati in me dal naso e dalle orecchie sfigurati dalle fiamme, accostai un orecchio alle labbra.</p><p>��Acqua��� mormor� la sopravvissuta.�� In nome d�Iddio� <emphasis>Acqua�</emphasis></p><p>Era Hilary Bond.</p></section><section><title><p>13</p><p>Il racconto di Bond</p></title><p>Per alcune ore, Stubbins e io restammo con Hilary, facendole sorseggiare acqua dai gusci. Di quando in quando, Stubbins si allontan� per compiere brevi perlustrazioni circolari nella foresta, chiamando ad alta voce per attirare l�attenzione di altri eventuali superstiti. I medicinali di cui disponeva Stubbins, adatti a curare lesioni lievi come gli ematomi e i tagli, furono del tutto inadeguati per le ustioni di Bond, che erano tanto gravi quanto estese.</p><p>Debole, ma in pieno possesso delle sue facolt�, Hilary riusc� a fornirmi un resoconto coerente di ci� che aveva visto.</p><p>Dopo avermi lasciato alla spiaggia, si era addentrata il pi� possibile nella foresta, tuttavia si era trovata a non meno di un miglio dall�accampamento allorch� il Messerschmitt vi era giunto.</p><p>��Ho visto cadere la bomba�� sussurr� Bond.�� Da come ardeva ho capito che era carolinum� Non avevo mai visto bombe come quella, ma ne avevo sentito parlare� Ho pensato che fosse finita per me� Sono rimasta paralizzata come un coniglio in preda al terrore� O come una pazza� Quando ho ripreso il controllo di me stessa, ho capito di non avere il tempo di gettarmi al suolo o dietro un albero� Ho alzato le braccia a proteggere il viso� Il lampo � stato accecante, di un�intensit� sovrannaturale� Mi ha ustionata� � stato come se si spalancassero le porte dell�inferno� Ho sentito le guance <emphasis>sciogliersi�</emphasis> Ho visto la punta del naso ardere, come una candelina� � stata l�esperienza pi���� Hilary s�interruppe, in preda a un accesso di tosse.</p><p>L�esplosione era stata �come un vento immane�. Catapultata all�indietro, Hilary era rotolata al suolo fino a sbattere contro un albero, quindi era svenuta.</p><p>Allorch� aveva ripreso conoscenza, la colonna di fiamma cremisi e porpora s�innalzava dalla foresta come un demone, circondata dagli spiriti familiari del suolo fuso e del vapore. Tutt� intorno, gli alberi erano schiantati e bruciati, anche se Bond si era trovata per puro caso abbastanza lontano dall�epicentro della conflagrazione per evitare i danni peggiori. Per giunta, non era stata colpita da rami caduti o da altri oggetti.</p><p>Si era toccata il naso, e ricordava di avere provato soltanto una curiosit� appannata nel sentirsene staccare un pezzo.</p><p>��Non ho provato dolore, per� � stato molto strano� Anche se�� aggiunse torvamente Bond�� non ho tardato ad essere ricompensata, per questo�</p><p>Ascoltai in un silenzio lugubre, con il ricordo, vivo nella mente, della ragazza snella e piuttosto impacciata con cui avevo raccolto bivalvi, poche ore prima di quell�esperienza terribile.</p><p>In seguito, Hilary aveva dormito. Al risveglio, aveva trovato la foresta molto pi� buia, perch� molti incendi si erano estinti. Per qualche ragione, la sua sofferenza si era attenuata, tanto da indurla a chiedersi se ci� fosse dovuto alla distruzione delle connessioni nervose.</p><p>Con uno sforzo enorme, perch� era ormai molto indebolita dalla sete, era riuscita ad alzarsi e ad avvicinarsi all�accampamento.</p><p>��Ricordo la luce del carolinum, sovrannaturale e purpurea, che diventava sempre pi� intensa mentre avanzavo fra gli alberi� Il calore aumentava� Mi sono chiesta quanto avrei potuto avvicinarmi, prima di essere costretta a tornare indietro� Sono arrivata al bordo della radura� La luce del carolinum mi rendeva quasi cieca� Sentivo un fragore, come di una cascata� La bomba era caduta proprio al centro dell�accampamento� I tedeschi hanno la mira precisa� Era come un piccolo vulcano che eruttava fumo e fiamme� Il campo era distrutto, spazzato dal fuoco e dallo spostamento d�aria� Tre corazzati erano rovesciati come giocattoli, e dilaniali� Il quarto era sventrato, ma per il resto quasi intatto� Non ho visto nessuno� Mi aspettavo, credo��� Bond esit�.�� Orrori� Mi aspettavo orrori� Ma non c�era nulla� Non � rimasto nulla di nessuno� Tranne una cosa� La cosa pi� strana��� Mi pos� su un braccio una mano che il fuoco aveva trasformato in un artiglio.�� La vernice del corazzato quasi intatto era tutta gonfia e screpolata� tranne in una zona, una sagoma� Sembrava l�ombra di un uomo rannicchiato��� Mi guard�, con gli occhi scintillanti nel volto sfigurato.�� Capisce? <emphasis>Era</emphasis> l�ombra� di un soldato� Non so chi fosse� Stava cos�, al momento dell�esplosione� che l�ha interamente dissolto, carne e ossa� <emphasis>Eppure � rimasta l�ombra sul metallo verniciato���</emphasis> La voce rimase calma e impassibile, mentre gli occhi di Hilary si colmavano di lacrime.�� Non � strano?</p><p>Per qualche tempo, Bond aveva camminato, vacillando, lungo il bordo della radura. Ormai convinta che non vi fossero superstiti, aveva pensato a cercare acqua, cibo, medicinali. Ma era stata troppo disorientata, troppo confusa, nonch� afflitta da una sofferenza tale da minacciare di sopraffarla.</p><p>Con le mani ustionate, non aveva potuto frugare sistematicamente tra i resti carbonizzati del campo.</p><p>Cos�, si era allontanata, con l�intenzione di cercare di giungere al mare.</p><p>Di ci� che le era accaduto in seguito aveva soltanto ricordi confusi e frammentari. Aveva vagato nella foresta per tutta la notte, per� si era allontanata tanto poco dal luogo dell�esplosione, da indurmi a supporre che avesse vacillato in cerchio fin quando Stubbins e io l�avevamo trovata.</p></section><section><title><p>14</p><p>Superstiti</p></title><p>Il meglio che si potesse fare, decidemmo Stubbins ed io, era trasportare Hilary fuori della foresta, lontano dalle emissioni dannose del carolinum. Al nostro accampamento sulla spiaggia, Nebogipfel, con le sue vaste conoscenze, avrebbe forse potuto trovare un modo per lenire le sue sofferenze. Era chiaro, tuttavia, che Hilary non aveva pi� la forza di camminare. Con due rami caduti, lunghi e diritti, con i miei calzoncini e con la camicia di Stubbins, costruimmo una barella, su cui, badando a farla soffrire il meno possibile, adagiammo Hilary. Quando la sollevammo, ella grid�, ma poi, una volta distesa sulla barella, si sent� meglio.</p><p>Cos�, riattraversammo la foresta bruciata per tornare alla spiaggia. Stubbins mi precedeva, mostrandomi la schiena nuda e magra, lustra di sudore, sporca di fuliggine e di polvere. Nella semioscurit�, apr� la strada, urtando le liane e i rami bassi, per� senza lamentarsi, continuando a reggere saldamente la barella. Quanto a me, lo seguii barcollando, seminudo, spossato, con i muscoli tremanti di sforzo. Talvolta mi parve impossibile poter sollevare una gamba per compiere un altro passo, o continuare a stringere le mani intorpidite intorno ai rami scabri. Eppure la risolutezza incrollabile di Stubbins m�indusse sempre a proseguire la marcia, nascondendo la fatica.</p><p>Priva di conoscenza, le membra scosse da tremiti convulsi, Hilary si lasci� sfuggire di quando in quando gemiti e grida fioche, mentre echi di sofferenza le si diffondevano nel sistema nervoso.</p><p>Giunti alla spiaggia, deponemmo Hilary all�ombra, al margine della foresta. Tenendole sollevata la testa con una mano, Stubbins le fece sorseggiare un po� d�acqua. La sensibilit� e la gentilezza predominavano sulle sue maniere rozze: sembrava infondere tutto il proprio essere nelle pi� semplici gentilezze nei confronti di Bond. Mi sembrava che in ci� fosse motivato soprattutto da pura e semplice compassione, in quanto era fondamentalmente buono e gentile. D�altronde, compresi che gli sarebbe stato insopportabile sopravvivere a tutti i suoi compagni soltanto perch� gli era stato assegnato, per puro caso, un incarico che lo aveva allontanato dall�accampamento proprio prima dell�attacco nemico. Prevedevo dunque che avrebbe dedicato in gran parte i giorni che gli restavano ad atti di contrizione di quel genere.</p><p>Seminudi, imbrattati di fuliggine e di cenere, con la donna sofferente sulla barella, Stubbins ed io riprendemmo la marcia sulla sabbia umida e solida del bagnasciuga, fresca fra le nostre dita, con la risacca spumeggiante che ci lambiva le caviglie.</p><p>All�accampamento, Nebogipfel si dedic� subito a curare Hilary. Intralciato dalla sollecitudine smaniosa di Stubbins, mi lanci� una serie di occhiatacce ostili, finch� mi decisi a prendere il soldato per un braccio:�� Ascolta, vecchio mio� Il Morlock potr� sembrarti un po� strano, per� di medicina sa molto pi� di me, e anche di te, direi. Credo quindi che sia meglio andarcene, e lasciare la capitana alle sue cure.</p><p>Per tutta risposta, Stubbins apr� e chiuse minacciosamente le mani enormi.</p><p>Allora ebbi un�idea:�� Potremmo compiere un ultimo tentativo per scoprire se vi sono eventuali altri superstiti. Perch� non accendiamo un fal�? Usando legna verde, si produrr� un fumo visibile da miglia di distanza.</p><p>Senza indugio, Stubbins si addentr� nella foresta per seguire alacremente il suggerimento. Nell�osservarlo mentre trascinava rami fuori della foresta, come un animale da soma, per poi ammassarli sulla spiaggia, fui lieto di avere escogitato un lavoro che gli consentisse di sfogare utilmente l�energia di cui traboccava.</p><p>Frattanto, Nebogipfel colloc� saldamente nella sabbia, in fila, alcuni gusci di noce, ciascuno contenente un preparato latteo di sua invenzione. Preso a prestito il coltello a serramanico di Stubbins, tagli� gli abiti per spogliare Bond, poi, con le sue morbide dita morlock, incominci� a spalmare gli unguenti sulle ustioni.</p><p>Ancora priva di conoscenza, Hilary dapprima si lament�, ma dopo un poco sembr� smettere di soffrire, per passare a un sonno pi� profondo e pi� tranquillo.</p><p>��Che cos�� quella specie di pomata?</p><p>��Un unguento di latte di cocco, di olio di bivalve e di piante raccolte nella foresta�� spieg� Nebogipfel, continuando a spalmare e a massaggiare.�� Allevia la sofferenza provocata dalle ustioni.�� Nel risistemarsela pi� comodamente sul viso, lasci� sulla maschera tracce lustre di unguento.</p><p>��Sono impressionato dalla previdenza che hai dimostrato nel prepararlo.</p><p>��Dopo la catastrofe che vi siete autoinflitti ieri�� rispose freddamente Nebogipfel�� non era necessario essere molto previdenti, per capire che vi sarebbero state ustioni da curare.</p><p><emphasis>Autoinflitti?</emphasis> pensai, irritato. <emphasis>Nessuno di noi ha</emphasis> chiesto <emphasis>ai maledetti tedeschi di viaggiare nel tempo per venirci a bombardare con il carolinum!</emphasis> E sbottai:�� Accidenti a te! Stavo soltanto cercando di congratularmi per quello che stai facendo per questa ragazza!</p><p>��Io, invece, preferirei non dover esercitare la mia compassione e le mie capacit� terapeutiche sulle vittime sofferenti di simili follie.</p><p>��Oh� Dannazione!�� Ci� detto, pensai che talvolta il Morlock era davvero impossibile: del tutto inumano!</p><empty-line/><p>Alimentando il fal� con legna verde, che sibilava e crepitava, Stubbins ed io innalzammo al cielo una colonna di fumo, bianca come una nuvola. Quando il soldato ebbe compiuto alcune ricerche brevi e vane nella foresta, fui costretto a promettergli che, se l�espediente del fal� non avesse prodotto risultati entro pochi giorni, saremmo ritornati sul luogo dell�esplosione.</p><p>Il quarto giorno dopo il bombardamento cominciarono ad arrivare altri superstiti attirati dal nostro segnale: soli o a coppie, ustionati e avviliti, con le uniformi a brandelli. In breve, Nebogipfel si trov� a dirigere un ospedale da campo di dimensioni rispettabili: una fila di giacigli di fronde di palma all�ombra dei <emphasis>dipterocarps.</emphasis> Coloro che ne erano in grado lo assistettero, sia improvvisandosi infermieri, sia procurando acqua, cibo e piante medicinali.</p><p>Per qualche tempo sperammo che vi fosse altrove un altro accampamento meglio equipaggiato del nostro. Pensai che Guy Gibson potesse essere sopravvissuto, e che in tal caso, con la sua calma e con il suo pragmatismo, avesse organizzato eventuali altri superstiti.</p><p>Da questo punto di vista, suscit� un breve scoppio di ottimismo la comparsa, sulla spiaggia, di un veicolo leggero a motore, guidato da due militari: due giovani donne. Restammo per� delusi nell�apprendere che si trattava soltanto delle due ragazze a cui era stata affidata la ricognizione pi� estesa: percorrere la spiaggia in direzione ovest alla ricerca di un passaggio per l�interno.</p><p>Per alcune settimane, perlustrammo sistematicamente la spiaggia e la foresta, trovando talvolta le spoglie di qualche misera vittima del bombardamento, che sembrava essere sopravvissuta all�esplosione soltanto per morire poco tempo dopo in seguito alle ferite, senza riuscire ad allontanarsi o a chiedere aiuto. In alcuni casi riuscimmo a recuperare qualcosa dell�equipaggiamento del corpo di spedizione. Nebogipfel attribuiva la massima importanza a qualunque pezzo di metallo, perch� era convinto che sarebbe trascorso parecchio tempo prima che la nostra piccola colonia fosse in grado di estrarre e di lavorare i metalli. Comunque, non trovammo nessun altro superstite: le due donne del veicolo furono le ultime ad unirsi a noi.</p><p>Anche quando avevamo ormai perduto da tempo ogni speranza ragionevole di trovare altri sopravvissuti, per�, continuammo a lasciare acceso il fal� giorno e notte.</p><p>In tutto, su oltre cento militari del corpo di spedizione, ne sopravvissero al bombardamento e alle sue conseguenze soltanto ventidue: undici donne, nove uomini, e Nebogipfel. Le salme di Guy Gibson e del medico gurkha non furono mai trovate.</p><p>Cos�, ci dedicammo a curare i feriti, a procurare tutto ci� che era necessario per consentirci di sopravvivere giorno dopo giorno, e a meditare su come avremmo organizzato la nostra colonia in futuro. In conseguenza della distruzione dei corazzati, infatti, fu presto evidente a noi tutti che non avremmo potuto tornare ai nostri secoli di provenienza: dopotutto, il mondo paleocenico avrebbe accolto le nostre ossa.</p></section><section><title><p>15</p><p>Il villaggio</p></title><p>Quattro di noi morirono a causa delle ustioni e di altre ferite, poco tempo dopo essere arrivati all�accampamento. Se non altro, non parvero soffrire molto, e io mi chiesi se Nebogipfel non avesse modificato i medicinali di sua composizione in maniera tale da alleviare e abbreviare l�agonia di quei poveretti.</p><p>Tuttavia, non comunicai a nessuno i miei sospetti.</p><p>Ogni perdita aggrav� l�afflizione della nostra piccola colonia. Personalmente mi sentivo intorpidito, ormai incapace di reazioni emotive, come se la mia interiorit� fosse stracolma d�orrore. Nell�osservare i giovani militari scoraggiati dalle lacere uniformi insanguinate, impegnati nelle loro tetre attivit�, compresi che quelle nuove morti, nello squallore brutale e primitivo in cui eravamo costretti a lottare per sopravvivere, obbligava ciascuno di loro a confrontarsi nuovamente con la propria mortalit�.</p><p>La situazione peggior� alcune settimane pi� tardi, allorch� una nuova malattia si diffuse fra le nostre schiere sparute. Oltre ad assalire alcuni feriti, essa, in maniera assai inquietante, contagi� anche alcuni di coloro che sembravano essere sopravvissuti indenni al bombardamento. I sintomi erano violenti: vomito, emorragia, caduta dei capelli, delle unghie e persino dei denti.</p><p>��� come temevo�� sussurr� Nebogipfel, dopo avermi tratto in disparte.�� Sono le conseguenze dell�esposizione alle radiazioni di carolinum.</p><p>��Qualcuno di noi riuscir� a salvarsi, oppure� soccomberemo tutti?</p><p>��Non possiamo curare i malati in nessun modo: possiamo soltanto alleviare le sofferenze pi� gravi. Per il resto�</p><p>��S�?</p><p>Il Morlock infil� le dita sotto la maschera per massaggiarsi gli occhi:�� Non esiste nessun livello di radioattivit� che sia sicuro: esistono soltanto fattori di rischio, e possibilit�. Potremmo sopravvivere tutti, oppure� perire tutti.</p><p>Tali notizie, naturalmente, aumentarono la mia angoscia. Vedere quei giovani, che gi� portavano le cicatrici di numerosi anni di guerra, giacere inerti sulla sabbia per colpa dei loro simili, affidati esclusivamente alle cure inesperte di un Morlock, un alieno naufrago nel tempo, mi faceva vergognare della specie alla quale appartenevo, nonch� di me stesso.</p><p>��Credo che, un tempo, una parte di me avrebbe forse affermato che in definitiva questa guerra viene combattuta a fin di bene, perch� potrebbe distruggere il vecchio ordine fossilizzato e aprire il mondo al <emphasis>mutamento.</emphasis> E ancora, un tempo credevo che l�umanit� fosse dotata di una saggezza innata, quindi avrei detto che, dopo tante distruzioni, il buon senso avrebbe finito col prevalere, ponendo fine alla guerra.</p><p>��Il buon senso?�� chiese Nebogipfel, massaggiandosi la faccia villosa.</p><p>��Be�, cos� credevo� Tuttavia, non avevo nessuna esperienza reale della guerra. Una volta che gli umani hanno incominciato a darsele di santa ragione, ben poco � in grado di fermarli prima che siano sopraffatti dalla spossatezza e dalle perdite. Adesso capisco che la guerra � assolutamente insensata, quale che ne possa essere l�esito�</p><p>D�altra parte, confidai a Nebogipfel di essere profondamente impressionato dall�altruismo e dalla devozione che i pochi superstiti del corpo di spedizione dimostravano nell�aiutarsi a vicenda. Ridotta la nostra situazione all�essenziale, ossia alla semplice sofferenza umana, si erano dissolte le tensioni di classe, di razza, di credo e di rango, che avevo potuto osservare all�interno del corpo di spedizione prima del bombardamento.</p><p>Adottando il punto di vista neutro di un Morlock, osservai il complesso contraddittorio di forze e di debolezze insito nell�animo della mia specie, e scoprii cos� che gli umani erano al tempo stesso pi� brutali e, sotto certi aspetti, pi� <emphasis>angelici,</emphasis> di quanto fossi stato indotto a credere dalla scarsa esperienza dei miei primi quattro decenni di vita.</p><p>��� un po� tardi�� ammisi�� per imparare lezioni tanto profonde sulla stirpe con cui ho diviso il pianeta per oltre quarant�anni� Nondimeno, � cos�: ora mi sembra che, se l�umanit� vorr� mai ottenere la pace e la stabilit�, almeno prima di evolversi in qualche nuova razza, come i Morlock, allora il suo processo di unificazione, in quanto specie, dovr� cominciare dal fondo, ossia dalla costruzione delle fondamenta pi� solide: le uniche vere fondamenta, cio� la solidariet� istintiva nei confronti dei propri simili.�� Ci� detto, scrutai Nebogipfel:�� Capisci che cosa intendo dire? Credi che il mio discorso abbia un senso?</p><p>Senza approvare n� contraddire la mia ultima razionalizzazione, Nebogipfel si limit� a ricambiare il mio sguardo con calma analitica.</p><empty-line/><p>Le radiazioni uccisero altri tre di noi.</p><p>Altri ancora, come per esempio Hilary Bond, che perse molti capelli, manifestarono alcuni sintomi, nondimeno sopravvissero. Altri, invece, incluso colui che pi� di ogni altro si era avvicinato al luogo dell�esplosione, non parvero subire le conseguenze dell�esposizione alle radiazioni. In ogni modo, Nebogipfel mi avvert� che non potevamo ancora considerarci al sicuro dal carolinum: chiunque di noi avrebbe potuto essere afflitto, negli anni successivi, da altre gravi malattie, come i tumori.</p><p>Fra i superstiti, Hilary Bond era la pi� alta in grado. Cos�, non appena fu in grado di alzarsi dal suo giaciglio, assunse il comando, dimostrando una calma autorit�. Spontaneamente, il nostro gruppo si sottopose a una sorta di disciplina militare, anche se molto semplificata, giacch� i soldati superstiti erano soltanto tredici. Ebbi l�impressione che ritrovarsi in un contesto familiare fosse di notevole conforto ai militari, in particolare ai pi� giovani. Naturalmente, tale organizzazione non era destinata a durare. Se la nostra colonia avesse prosperato, creando una nuova generazione, allora una gerarchia di tipo militare non sarebbe stata desiderabile n� praticabile. Per il momento, comunque, assolveva alle necessit�, e tanto bastava.</p><p>I soldati, che avevano coniugi, genitori, amici, e persino figli, �a casa�, nel ventesimo secolo, dovettero abituarsi al fatto che nessuno di noi avrebbe potuto ritornarvi. Mentre ci� che restava loro dell�equipaggiamento militare si disfaceva lentamente nell�umidit� della giungla, si resero conto che, in futuro, avrebbero potuto contare esclusivamente sui prodotti del loro lavoro e della loro ingegnosit�, nonch� sull�aiuto reciproco.</p><p>Sempre preoccupato dai pericoli delle radiazioni, Nebogipfel insistette affinch� costruissimo un villaggio pi� lontano, lungo la costa. Sfruttando al meglio il veicolo a motore fin tanto che disponeva di combustibile, effettuammo alcune perlustrazioni. Alla fine, scegliemmo il delta di un fiume situato cinque miglia a sudovest del campo del corpo di spedizione, ossia, giudicai, nelle vicinanze di Surbiton: in futuro, la pianura alluvionale, fertile e irrigata, ci avrebbe consentito di sviluppare l�agricoltura.</p><p>Il trasferimento fu compiuto in maniera graduale, perch� fu necessario trasportare parecchi feriti per gran parte del viaggio. Dapprima usammo il veicolo, la cui provvista di carburante, per�, non tard� ad esaurirsi. Su insistenza di Nebogipfel, non lo abbandonammo, perch� avrebbe costituito un�autentica miniera di gomma, di vetro, di metallo e di altri materiali. Cos�, per l�ultimo viaggio, lo spingemmo come una carriola sulla sabbia, carico di feriti e di provviste.</p><p>Mentre noi quattordici superstiti, laceri e rozzamente bendati, procedevamo faticosamente sulla spiaggia, pensai che un osservatore distaccato avrebbe difficilmente capito che eravamo, in quell�epoca, gli unici rappresentanti di una specie che in futuro avrebbe distrutto interi pianeti.</p><p>Nei pressi del villaggio, la foresta era pressoch� indenne, ma ci� non bast� a farci dimenticare il bombardamento: di notte, ad oriente, si vedeva ancora la luce purpurea, che, secondo Nebogipfel, sarebbe rimasta visibile ancora per molti anni. Spesso, spossato dal lavoro quotidiano, sedetti alla periferia del villaggio, in disparte dalle luci e dalle conversazioni, ad osservare le stelle che si accendevano sopra il vulcano creato dall�uomo.</p><p>All�inizio costruimmo soltanto una fila di tettoie di rami e di fronde. Una volta assicurata una provvista costante e sufficiente di cibo e di acqua, ci dedicammo a un programma pi� ambizioso. Per prima cosa, concordammo di costruire una casa comune abbastanza spaziosa da ospitarci tutti in caso di tempeste o di altri disastri. Risolutamente, iniziammo la costruzione di un fabbricato simile a quello che avevo incominciato per me e per Nebogipfel, per� di grandi dimensioni: una palafitta.</p><p>Non lontano dal fiume disboscammo un campo, affinch� Nebogipfel potesse dirigere la coltivazione e la selezione dei vegetali indigeni, da cui si sarebbero sviluppate in futuro, con pazienza, molte piante utili. Per pescare, costruimmo una piroga.</p><p>Con molti sforzi, catturammo una famiglia di <emphasis>Diatryma,</emphasis> che chiudemmo in un recinto costruito appositamente. Gli uccelli fuggirono diverse volte, causando disastri nella comunit�, tuttavia li ricatturammo ogni volta, e perseverammo nel tentativo di addomesticarli, perch� allevarli allo scopo di ricavarne carne e uova era una prospettiva assai gradevole. Effettuammo persino alcuni esperimenti allo scopo di stabilire se fosse possibile indurli a trainare l�aratro.</p><p>Nei miei confronti, i coloni manifestarono una cortese deferenza, sia perch� si confaceva alla mia et� (com�ero il primo a riconoscere), sia perch� avevo maggiore esperienza del paleocene. Ci� consent� che mi fosse affidato, all�inizio, l�incarico di dirigere alcuni progetti. In breve tempo, per�, i giovani mi surclassarono, grazie alla loro inventiva, nonch� all�esperienza, rapidamente accumulata, nel sopravvivere nella giungla. Non tardai a rendermi conto che manifestavano nei miei riguardi una certa divertita tolleranza. In ogni modo, continuai a partecipare con entusiasmo alle attivit� della colonia.</p><p>Quanto a Nebogipfel, rimase, abbastanza naturalmente, isolato all�interno della comunit� di giovani umani.</p><p>Una volta guariti i feriti e i malati, e divenuta meno necessaria la sua opera, Nebogipfel trascorse gran parte del suo tempo lontano dal villaggio, visitando la nostra vecchia capanna, rimasta sulla spiaggia, alcune miglia a nordest, ed esplorando la foresta. Per� non mi accord� la sua confidenza a proposito degli scopi delle sue perlustrazioni. Memore della vettura temporale a cui si era dedicato prima dell�arrivo del corpo di spedizione, sospettai che ne avesse ripreso la ricostruzione. Mi parve, tuttavia, che ci� fosse del tutto inutile, in quanto la plattnerite dei corazzati era stata distrutta dal bombardamento. In ogni modo, non cercai di ostacolare Nebogipfel nelle sue attivit�, perch� giudicavo che fra noi tutti fosse il pi� isolato, il pi� privo della compagnia dei suoi simili, e dunque, forse, il pi� bisognoso di tolleranza.</p></section><section><title><p>16</p><p>La fondazione di Prima Londra</p></title><p>Nonostante l�esperienza terribile che avevano dovuto sopportare, i coloni erano giovani, avevano grandi capacit� di recupero, e sapevano essere fiduciosi, risoluti, perseveranti. Poco a poco, una volta cessati i decessi provocati dalle radiazioni e una volta chiaro che non ci trovavamo in pericolo imminente di morire di fame o di essere travolti da una piena, riacquistammo, almeno in parte, l�allegria e la voglia di vivere.</p><p>Una sera, mentre le ombre dei <emphasis>dipterocarps</emphasis> si allungavano in direzione del mare, Stubbins mi trov� seduto, come al solito, alla periferia del villaggio, intento ad osservare la luce sinistra della bomba. Con una timidezza imbarazzante, mi chiese, sbalordendomi, se fossi disposto a partecipare a una partita di calcio. Replicare che non avevo mai giocato neppure una volta in vita mia non valse a nulla, cos� che mi ritrovai a camminare sulla spiaggia insieme a Stubbins verso il campo da calcio di cui erano stati rozzamente tracciati i confini nella sabbia. Le porte erano state fabbricate con gli avanzi della costruzione della casa comune. La palla� era una noce di cocco vuota. Otto fra uomini e donne erano pronta giocare.</p><p>Non mi aspetto di certo che la battaglia ostinata che segu� passi agli annali della storia sportiva. Il mio contributo fu trascurabile, tranne la riconferma dell�assoluta mancanza di coordinazione fisica che aveva trasformato i miei giorni di scuola in un�ordalia. Il pi� abile fra tutti fu di gran lunga Stubbins. Soltanto tre giocatori, inclusi lui ed io, erano sani, e io rimasi completamente sfinito dopo soli dieci minuti di gioco. Gli altri erano un�accozzaglia di feriti bendati, nonch� di mutilati con o senza arti artificiali, ci� che fu, al tempo stesso, comico e patetico. Nondimeno, la partita fu giocata, finendo con il suscitare risa e grida d�incoraggiamento.</p><p>Mi sembr� che gli altri giocatori, sofferenti, smarriti, naufraghi in quell�epoca antica, fossero in realt� poco pi� che bambini.</p><p>Mi chiesi allora quale specie fosse mai la nostra, capace di nuocere tanto alla sua stessa progenie.</p><p>Terminata la partita, lasciammo il campo, esausti ma sorridenti, e Stubbins mi ringrazi�.</p><p>��Di nulla�� risposi.�� Sei un ottimo giocatore, Stubbins. Forse avresti dovuto diventare professionista.</p><p>��Ah, be�� In realt�, lo ero�� rispose Stubbins, meditabondo.�� Ero allievo nel Newcastle United, ma� La guerra, allora, era incominciata da poco. Non pass� molto tempo prima che ponesse fine persino al calcio. In realt�, si � giocato qualche campionato anche in seguito: quelli regionali, e la coppa bellica. Negli ultimi cinque o sei anni, per�, anche questi sono stati sospesi.</p><p>��Be�, � un vero peccato. Hai un grande talento, Stubbins.</p><p>Con la delusione che si mescolava alla modestia innata, Stubbins scroll� le spalle:�� Era destino�</p><p>��Adesso, per�, hai fatto qualcosa di molto pi� importante�� lo consolai.�� Hai partecipato alla prima partita di calcio della storia del mondo, e hai segnato parecchi goal.�� Ci� detto, gli percossi amichevolmente la schiena.�� E questo sarebbe un onore per chiunque!</p><empty-line/><p>Con il trascorrere del tempo, divenne sempre pi� evidente, al livello spirituale al di sotto dell�intelletto in cui risiede la vera conoscenza, che in verit� non saremmo <emphasis>mai</emphasis> ritornati nel nostro secolo. Gradualmente, e immagino che ci� fosse inevitabile, i rapporti formatisi nel ventesimo secolo divennero ricordi sempre pi� remoti. Fra i coloni, sepoy, gurkha e inglesi, si formarono nuove coppie, senza alcun riguardo per il rango, la classe o la razza. Soltanto Hilary Bond, che conservava un residuo di autorit�, rimase sola.</p><p>Allorch� le dissi che in virt� del suo grado avrebbe potuto celebrare matrimoni, come avrebbe potuto fare un capitano con i passeggeri della sua nave, Hilary mi ringrazi� cortesemente del suggerimento, ma in tono scettico, perci� lasciai cadere l�argomento.</p><p>Nuove capanne furono costruite presso la spiaggia e lungo la riva de fiume. Hilary assistette ai lavori con occhio tollerante: l�unica condizione da lei posta fu che, almeno per il momento, ogni abitazione doveva essere costruita in vista di almeno un�altra, e nessuna a pi� di un miglio di distanza dalla casa comune. Tali restrizioni furono accettate di buon grado dai coloni.</p><p>In breve tempo, divenne evidente che, nei confronti del matrimonio, l�atteggiamento di Bond era tanto saggio quanto il mio era scriteriato. Un giorno, vidi Stubbins passeggiare sulla spiaggia con le braccia sulle spalle di due giovani donne. Nell�incrociarli, li salutai cordialmente tutti quanti, ma subito dopo mi resi conto di non sapere quale delle due donne fosse la �moglie� di Stubbins.</p><p>Quando mi recai da lei a protestare, Hilary minimizz� con malcelato divertimento.</p><p>��Al ballo�� insistetti�� ho visto Stubbins con Sarah, ma poi, una mattina della settimana scorsa, quando sono andato a fargli visita, ho trovato <emphasis>l�altra</emphasis> ragazza nella sua capanna�</p><p>Allora Bond scoppi� a ridere:�� Mio caro amico�� rispose, posandomi le mani cicatrizzate sulle braccia�� hai veleggiato sui mari dello spazio e del tempo, hai conosciuto diversi corsi della storia, sei indubbiamente un genio, eppure� Quanto poco conosci le persone!</p><p>Imbarazzato, chiesi:�� Che cosa intendi dire?</p><p>��Rifletti.�� Hilary si pass� una mano sul cuoio capelluto cicatrizzato, dove crescevano ciuffi di capelli ingrigiti.�� Siamo in tredici, senza contare il tuo amico Nebogipfel, e le donne sono otto, mentre gli uomini sono cinque.�� Mi scrut�.�� Per giunta, siamo soli. Non ci sono isole all�orizzonte, da cui potrebbero arrivare giovani maschi a sposare le nostre ragazze. Se celebrassimo matrimoni, cio� se adottassimo la monogamia, come <emphasis>tu</emphasis> suggerisci, la nostra piccola societ� non tarderebbe a disgregarsi. Otto e cinque, infatti, non sono in rapporto pari. Credo dunque che una certa <emphasis>scioltezza</emphasis> nei rapporti sia conveniente, per il bene di tutti. Non credi? Inoltre, tutto ci� � positivo anche nei confronti della �diversificazione genetica� di cui ci parla tanto Nebogipfel.</p><p>Rimasi sconvolto, ma non, come credo fermamente, e forse ingenuamente, per l�aspetto morale della situazione, bens� per il <emphasis>calcolo</emphasis> che vi era sotteso.</p><p>Mi accingevo ad andarmene, turbato, allorch� fui colto da una consapevolezza improvvisa:�� Ma� Hilary� Io sono uno dei cinque uomini di cui parli�</p><p>��E ovvio�� rispose Bond, prendendosi manifestamente gioco di me.</p><p>��Ma io non� Voglio dire, non ho�</p><p>��Allora�� sorrise Hilary�� � forse tempo che rimedi. Continuando cos�, non faresti che peggiorare la situazione. Me ne andai, confuso. Era evidente che, fra il 1891 e il 1944, la societ� si era evoluta in modi che non avevo mai neppure sognato.</p><empty-line/><p>Nel frattempo, la costruzione della casa comune progred� rapidamente: pochi mesi dopo il bombardamento, fu terminata. Hilary Bond annunci� che avremmo celebrato l�evento con una cerimonia d�inaugurazione. Sulle prime, Nebogipfel rifiut� di presenziare, perch�, con l�eccessiva razionalit� che era tipica dei Morlock, non comprendeva lo scopo di tale cerimonia. Tuttavia fin� col lasciarsi persuadere da me che, dal punto di vista delle future relazioni fra i coloni, sarebbe stato saggio partecipare.</p><p>Lavato e sbarbato, cercai di apparire il pi� elegante possibile, tenuto conto che indossavo soltanto un paio di calzoncini laceri. Nebogipfel si spunt� e si spazzol� la pelliccia bionda. Data la situazione, i coloni avevano ormai preso l�abitudine di andarsene in giro seminudi, vestiti soltanto di strisce di tessuto o di pelle, come suggeriva la decenza. Il giorno dell�inaugurazione, invece, indossarono i resti delle uniformi, lavati e rammendati per quanto possibile. Anche se ad Aldershot non avrebbero di certo superato l�ispezione, riuscirono a sfoggiare un�eleganza e una disciplina che io per primo trovai commovente.</p><p>Saliti i pochi gradini sconnessi, entrammo nell�interno buio della nuova casa comune. Il pavimento, ugualmente sconnesso, era pulito. I raggi del sole mattutino entravano obliqui dalle finestre senza vetri. Nonostante la rozzezza del progetto e della realizzazione, la casa comunicava una sensazione di solidit� e <emphasis>d�intenzione a durare</emphasis> che suscit� in me una sorta di timore reverenziale.</p><p>In piedi sopra il serbatoio del veicolo, utilizzato come podio, Hilary Bond si appoggiava con una mano a una delle ampie spalle di Stubbins. Il suo volto sfigurato, con le ciocche bizzarre di capelli sul cranio, aveva un�espressione di semplice dignit�.</p><p>Ormai, annunci� Hilary, la nuova colonia era fondata, ed era pronta a ricevere un nome. Dopo avere proposto di battezzarla Prima Londra, chiese a tutti noi di unirsi a lei in una preghiera. Come gli altri, chinai la testa e giunsi le mani. Poich� ero cresciuto in una famiglia di stretta osservanza anglicana, le parole di Bond ebbero su di me un effetto nostalgico, riportandomi a un periodo pi� semplice della mia vita: un periodo di certezze e di sicurezza.</p><p>Poco a poco, mentre Hilary continuava il suo discorso semplice ed efficace, rinunciai ad ogni tentativo di analisi, abbandonandomi alla condivisione di quella semplice celebrazione comune.</p></section><section><title><p>17</p><p>Figli e discendenti</p></title><p>I primi frutti delle nuove unioni giunsero entro l�anno, sotto la supervisione di Nebogipfel.</p><p>Il primo neonato della colonia fu esaminato appunto da Nebogipfel. La madre protest�, riluttante ad affidare la propria bambina a un Morlock, ma Hilary Bond, che era presente, plac� le sue paure. Infine, Nebogipfel annunci� che si trattava di una femmina perfettamente sana e restitu� la neonata ai genitori.</p><p>In un periodo di tempo molto breve, o almeno cos� mi parve, nacquero altri bambini. Divenne consueto vedere Stubbins portare sulle spalle il suo figlioletto, con gioia evidente di quest�ultimo: ero sicuro che entro breve tempo lo avrebbe portato sulla spiaggia a tirare calci ai gusci di bivalve per insegnargli a giocare a calcio.</p><p>I bambini furono una fonte di gioia immensa per i coloni. Alcuni di costoro, prima delle nuove nascite, erano stati inclini ad abbandonarsi alla depressione, causata dalla nostalgia e dalla solitudine. Ma i bambini, oltre ad avere bisogno di cure, conoscevano una casa soltanto, ossia Prima Londra, e la loro prosperit� futura forniva ai loro genitori, nonch� a noi tutti, uno scopo.</p><p>Quanto a me, nell�osservare i bimbi dalle membra morbide e sane, cullati dalle braccia cicatrizzate dei genitori ancora giovani, vedevo finalmente fuggire da questi ultimi l�ombra della guerra spaventevole, scacciata dalla luce abbondante del paleocene.</p><p>Comunque, Nebogipfel continu� ad esaminare ogni neonato.</p><p>E un giorno, infine, il Morlock non restitu� un bambino alla madre. Il lieto evento si trasform� in una sofferenza privata, in cui noialtri non c�intromettemmo. In seguito, Nebogipfel scomparve nella foresta e, impegnato nelle sue attivit� segrete, rimase assente per lunghi giorni.</p><empty-line/><p>Il Morlock dedicava gran parte del proprio tempo a dirigere quelli che definiva �gruppi di studio�. Questi corsi erano aperti a tutti i coloni, anche se in pratica vi partecipavano soltanto tre o quattro persone alla volta, a seconda dell�interesse e degli altri impegni. Nebogipfel insegnava ad affrontare i problemi posti dalla vita nel paleocene, come, ad esempio, la produzione delle candele e dei tessuti: aveva inventato persino un sapone ruvido a base di soda e di grasso animale. Tuttavia, si dedicava anche all�insegnamento delle scienze: la medicina, la fisica, la matematica, la chimica, la biologia, i principi del viaggio temporale.</p><p>Io stesso partecipai a numerose lezioni. Nonostante la sua voce e i suoi modi alieni, Nebogipfel spiegava con una chiarezza ammirevole e aveva il dono di porre le domande pi� adatte a verificare la comprensione degli allievi. Nell�ascoltarlo, mi resi conto che avrebbe avuto parecchio da insegnare alla media dei professori universitari inglesi, in quanto a tecniche pedagogiche.</p><p>Attenendosi alla terminologia del 1944, se non al gergo, sintetizz� i progressi principali ottenuti in ciascun campo scientifico nei decenni successivi. Ogni volta che fu possibile, effettu� dimostrazioni servendosi di metallo e di legno, oppure tracci� schemi nella sabbia. Ai propri �studenti� affid� il compito di trascrivere in forma codificata le sue conoscenze, utilizzando tutti i pezzi di carta che eravamo riusciti a recuperare e a conservare.</p><p>Discussi di questo problema con Nebogipfel, intorno alla mezzanotte di una sera buia e senza luna. Con un rozzo pestello, il Morlock era intento a ridurre in poltiglia nel mortaio alcune fronde di palma, insieme a qualche liquido:�� Abbiamo bisogno di carta�� annunci�. Si era tolto la sua nuova maschera, e i suoi occhi rosso-grigi sembravano luminescenti.�� Dobbiamo fabbricare carta, o qualcosa di simile. La vostra memoria verbale umana non � abbastanza fedele e precisa: in pochi anni dimenticherete tutto, quando me ne sar� andato�</p><p>Erroneamente, pensai che si riferisse al timore o alla possibilit� della morte. Dopo essermi seduto accanto a lui, gli presi dalle mani il mortaio e il pestello:�� Ma ha senso tutto ci�, Nebogipfel? Siamo a malapena in grado di sopravvivere, e tu insegni la meccanica quantistica e la teoria del campo unificato! Che bisogno hanno i nostri compagni di tutte queste conoscenze?</p><p>��Nessuno. Ma i loro figli ne avranno, <emphasis>per sopravvivere.</emphasis> Ascolta� Secondo la teoria accettata, qualunque specie di grossi mammiferi ha bisogno di una popolazione di alcune centinaia d�individui, affinch� si crei una diversit� genetica sufficiente a garantire la sopravvivenza a lungo termine.</p><p>��La <emphasis>diversit� genetica�</emphasis> Hilary me ne ha accennato�</p><p>��� evidente che la popolazione della colonia � di gran lunga troppo poco numerosa per assicurare la sopravvivenza dell�umanit� in quest�epoca, anche combinando tutto il potenziale genetico.</p><p>��Ebbene?</p><p>��Ebbene, questa gente avr� la possibilit� di sopravvivere per pi� di due o tre generazioni soltanto se effettuer� un rapido progresso tecnico. In tal modo, potr� padroneggiare il proprio destino genetico e non dovr� subire le conseguenze delle degenerazione dovuta agli incroci fra consanguinei, o i perduranti danni genetici inflitti dalla radioattivit� del carolinum. Come vedi, <emphasis>hanno bisogno</emphasis> della meccanica quantistica e di tutto il resto.</p><p>Smisi di pestare nel mortaio:�� S�, ma c�� una domanda implicita in tutto questo� <emphasis>Deve</emphasis> sopravvivere la razza umana nel paleocene? Voglio dire� Non <emphasis>dovremmo</emphasis> essere qui adesso, bens� dovremmo comparire soltanto fra cinquanta milioni di anni.</p><p>Il Morlock mi scrut�:�� Ma quale altra scelta abbiamo? Vorresti lasciar morire questa gente?</p><p>In quel momento, rammentai che avevo deciso d�impedire che la macchina del tempo fosse ideata e realizzata, in modo da porre fine all�infinita ramificazione della storia. Invece, i miei pasticci avevano causato indirettamente la fondazione di una colonia umana nelle profondit� del passato, ci� che a sua volta avrebbe sicuramente provocato una frattura storica gravissima. D�improvviso, con una sensazione di precipitare alquanto simile alla vertigine indotta dal viaggio temporale, compresi che quella nuova divergenza della storia doveva essere ormai ben al di l� delle mie possibilit� di controllo.</p><p>Subito dopo, osservai l�espressione con cui Stubbins ammirava il suo primogenito.</p><p>Sono un uomo, non un dio!</p><p>Dovevo lasciarmi influenzare dagli istinti umani, perch� di certo ero incapace di dirigere consapevolmente l�evoluzione della storia molteplice. Ciascuno di noi poteva fare ben poco per cambiare il corso degli eventi: anzi, molto probabilmente qualunque nostro tentativo sarebbe stato tanto incontrollato da arrecare pi� danni che benefici. D�altronde, non potevamo lasciarci sopraffare dalla vastit� del paleocene e dalla molteplicit� della storia. La prospettiva di tale molteplicit� rendeva ognuno di noi, e le sue azioni, piccino, <emphasis>ma non insignificante;</emphasis> e ciascuno di noi doveva condurre la propria vita con stoicismo e con coraggio, come se tutto il resto, il destino ultimo dell�umanit� e l�infinita molteplicit�, non esistesse.</p><p>Quali che potessero essere le conseguenze sui futuri cinquanta milioni di anni, mi sembrava che la colonia umana nel paleocene fosse giusta. Dunque la mia risposta alla domanda di Nebogipfel fu inevitabile:�� No. Naturalmente, dobbiamo fare tutto ci� che possiamo per aiutare i coloni e i loro discendenti a sopravvivere.</p><p>��Perci�</p><p>��S�?</p><p>��Perci� debbo trovare un modo per fabbricare la carta.</p><p>In silenzio, ripresi a pestare nel mortaio.</p></section><section><title><p>18</p><p>La festa, e ci� che segu�</p></title><p>Un giorno, Hilary Bond annunci� che mancava una settimana al primo anniversario del bombardamento, e che si sarebbe celebrata una festa per commemorare la fondazione del villaggio.</p><p>I coloni risposero con entusiasmo, dedicandosi alacremente ai preparativi. La casa comune fu decorata con liane e con immense ghirlande di fiori della foresta. Un <emphasis>Diatryma</emphasis> del prezioso allevamento della colonia fu scelto per essere ucciso e cucinato.</p><p>Quanto a me, recuperati alcuni imbuti e pezzi di tubo, mi ritirai nell�intimit� di una vecchia capanna per dedicarmi con fervore, in privato, a un certo esperimento. Tale attivit� suscit� la curiosit� dei coloni, quindi fui costretto a dormire nella capanna per mantenere il segreto sull�apparecchio che avevo costruito. Avevo deciso che era arrivato il momento di sfruttare le mie conoscenze scientifiche a fin di bene, una volta tanto!</p><p>Il giorno della festa, ci radunammo dinanzi alla casa comune nel mattino luminoso, in un�atmosfera entusiastica da grande occasione. Gli ex militari indossavano ancora una volta i resti delle uniformi, lavati appositamente. I loro figli portavano i tessuti nuovi che erano stati prodotti, seguendo le indicazioni di Nebogipfel, con un tipo di cotone che cresceva nella zona e con tinture vegetali di colore scarlatto e porpora.</p><p>Mi stavo aggirando nel gruppo, alla ricerca dei miei amici pi� intimi, allorch� si ud� un rumore di vegetazione schiantata, accompagnato da un brontolio.</p><p>Subito si levarono grida d�allarme.�� Attenti! Attenti!</p><p>��<emphasis>Pristichampus! Pristichampus!</emphasis></p><p>In verit�, il brontolio era tipico del grande coccodrillo terricolo e corridore. Mentre i coloni fuggivano di corsa, sparpagliandosi, guardai attorno alla ricerca di un�arma, maledicendo me stesso per essermi lasciato cogliere impreparato.</p><p>Poi giunse fluttuando sino a noi una voce gentile, e nota a tutti:�� Ehi! Non abbiate paura! Guardate!</p><p>Il panico si plac� in un istante, e uno spruzzo di risate si diffuse nel gruppo.</p><p>Indietreggiammo tutti per fare spazio a un feroce <emphasis>Pristichampus</emphasis> maschio, che entr� nella radura dinanzi alla casa comune, con le zampe artigliate che lasciavano orme grandi nella sabbia. Lo cavalcava, con la chioma rossa fiammeggiante al sole e un gran sorriso sul volto, Stubbins.</p><p>Mi avvicinai al rettile dalla pelle scagliosa che puzzava di carne decomposta, scrutato da un occhio gelido che ruotava per seguire miei movimenti. Stubbins, che lo montava senza sella, stringendo nelle mani magre e vigorose le redini di liane intrecciate che gli imbrigliavano la testa, mi sorrise.</p><p>��� davvero una bella impresa, Stubbins�</p><p>��Oh, s� Be�, so che ci proponiamo di usare i <emphasis>Diatryma</emphasis> per arare, ma questo animale � molto pi� agile, e� Be�, cavalcandolo si pu� viaggiare per parecchie miglia: � meglio di un cavallo�</p><p><emphasis>��</emphasis>Comunque, fai molta attenzione�� ammonii.�� Ah, Stubbins� Se vuoi venire a trovarmi, pi� tardi�</p><p>��S�?</p><p>��Forse ho anch�io una sorpresa per te.</p><p>Con uno sforzo considerevole, tirando le redini, Stubbins riusc� a indurre il rettile a girarsi. Con le zampe dalla muscolatura possente che si alzavano e si abbassavano come pistoni, il <emphasis>Pristichampus</emphasis> lasci� la radura per rientrare nella foresta.</p><p>Intanto, Nebogipfel mi si avvicin�, con la testa che scompariva quasi interamente sotto un cappellone dalla falda amplissima.</p><p>��S�, � davvero una bella impresa�� ripetei.�� Per� controlla a stento quel mostro�</p><p>��Vincerࠗ comment� Nebogipfel.�� Gli umani vincono sempre.�� Mi si accost� maggiormente, con la pelliccia bianca che scintillava nel sole mattutino.�� Ascoltami�</p><p>Il suo sussurrare, improvviso e incongruo, mi sconcert�:�� Che cosa c��?</p><p>��Ho terminato la costruzione della mia macchina.</p><p>��<emphasis>Quale</emphasis> macchina?</p><p>��Parto domani. Se vuoi unirti a me, sei il benvenuto.�� Ci� detto, Nebogipfel si volt� e s�incammin� silenziosamente verso la foresta: in un istante, la sua schiena bianca si perse nell�oscurit� degli alberi. Rimasi immobile, con il sole sulla nuca, a fissare la zona in cui era scomparso l�enigmatico Morlock� E fu come se la giornata si fosse trasformata, perch� il significato delle sue parole, chiarissimo, mi aveva lasciato la mente in tumulto.</p><p>Una mano vigorosa mi percosse la schiena:�� Ebbene, qual � dunque il grande segreto che mi devi svelare?�� chiese Stubbins.</p><p>Mi girai a guardarlo, tuttavia per alcuni secondi mi fu difficile mettere a fuoco il suo viso:�� Vieni con me�� risposi finalmente, con tutto il vigore e con tutta l�allegria che riuscii a racimolare.</p><p>Pochi minuti pi� tardi, Stubbins e gli altri coloni brindarono con gusci colmi sino all�orlo di una bevanda alcolica di mia produzione, ricavato dal latte di cocco.</p><empty-line/><p>Il resto della giornata trascorse in un�ebbrezza gioiosa. La mia bevanda alcolica incontr� il massimo favore, anche se, per parte mia, avrei preferito di gran lunga riuscire a procurare abbastanza tabacco da riempire la pipa! Si ball� molto, con un accompagnamento di canti e di batter di mani che riproduceva imperfettamente una musica vivace del 1944: Stubbins la chiamava �swing�, e credo che mi sarebbe piaciuto conoscerla meglio. I coloni cantarono per me <emphasis>The Land of the Leal,</emphasis> ed io, con la mia solennit� consueta, mi esibii in una danza manifestamente improvvisata, che suscit� grande ammirazione e grande allegria. Fu impiegato quasi tutto il giorno per arrostire il <emphasis>Diatryma,</emphasis> cos� che la sera ci vide rilassati sulla sabbia calpestata, con i piatti carichi di carne succulenta.</p><empty-line/><p>Quando il sole fu scivolato oltre la foresta, la festa termin� rapidamente, perch� ci eravamo ormai abituati a svegliarci all�alba e a coricarci al crepuscolo.</p><p>Dopo avere augurato la buonanotte per l�ultima volta, mi ritirai nella capanna che avevo trasformato in distilleria. Seduto sulla soglia, a sorseggiare ci� che restava della mia bevanda alcolica, osservai le ombre della foresta che si allungavano sul mare paleocenico. Forme fosche scivolavano fra le onde: razze, o forse squali.</p><p>Ripensando alla conversazione con Nebogipfel, esaminai la mia situazione per tentare di prendere una decisione.</p><p>Dopo un poco, sentii un rumore attutito di passi zoppicanti sulla sabbia.</p><p>Mi volsi. Per qualche ragione, nel vedere Hilary Bond, i cui lineamenti si scorgevano a stento nel crepuscolo, non rimasi affatto sorpreso.</p><p>��Posso farti compagnia?�� chiese Bond.�� Hai ancora un po� di quella specie di acquavite?</p><p>Con un cenno, la invitai a sedere sulla sabbia accanto a me, quindi le offrii il mio guscio.</p><p>Dopo avere bevuto con una certa grazia, Hilary osserv�:�� � stata una bella giornata�</p><p>��Grazie a te.</p><p>��No, grazie a tutti noi.�� Del tutto senza preavviso, Bond allung� un braccio a posare una mano sulla mia, e il tocco della sua pelle fu come una scossa elettrica.�� Voglio ringraziare te e Nebogipfel per tutto quello che avete fatto per noi.</p><p>��Non abbiamo�</p><p>��Senza di voi, non aedo che saremmo riusciti a sopravvivere, nei primi giorni dopo il bombardamento.�� La voce di Bond era morbida, pacata, e al tempo stesso del tutto irresistibile.�� E ora, con tutto quello che tu e Nebogipfel ci avete insegnato� Be�, credo che abbiamo ogni possibilit� di costruire un nuovo mondo�</p><p>Mentre le sue dita lunghe e delicate indugiavano sul mio palmo, sentii il tessuto cicatriziale delle ustioni:�� Ti ringrazio per gli elogi, ma� Parli come se stessimo per andarcene�</p><p>��Infatti � cos�, vero?</p><p>��Conosci i progetti di Nebogipfel?</p><p>Hilary scroll� le spalle:�� In sostanza�</p><p>��Allora ne sai pi� di me. Per esempio, se ha costruito una vettura temporale, come si � procurato la plattnerite? I corazzati sono stati distrutti�</p><p>��L�ha recuperata dai rottami di <emphasis>die Zeitmaschine,</emphasis> naturalmente.�� Hilary sembr� divertita.�� Non ci avevi pensato?�� Tacque un momento.�� E tu vuoi partire con lui, vero?</p><p>Scossi la testa:�� Non lo so� Talvolta mi sento strano, e stanco� come se ne avessi gi� viste abbastanza!</p><p>Sprezzantemente, Bond sbuff�:�� Sciocchezze! Ascolta� Tu hai dato inizio a tutto��� Fece un ampio gesto con la mano.�� A tutto <emphasis>questo:</emphasis> il viaggio temporale, e tutti i mutamenti che ha provocato.�� Volse la testa ad osservare il mare placido.�� E adesso, questo � il cambiamento pi� importante, vero?�� Scosse la testa.�� Sai� Ho avuto abbastanza a che fare con gli strateghi del Diguerdiscron, e sono sempre rimasta scoraggiata dalla loro ristrettezza mentale: intervenire in una battaglia, assassinare un personaggio di secondo piano� Se si dispone di un mezzo come il veicolo di dislocamento cronotico, e se si sa, come noi sappiamo, che la storia pu� essere cambiata, ci si pu� forse, ci si deve mai, limitare a obiettivi e scopi tanto sciocchi? Perch� limitarsi a pochi decenni e intervenire nella fanciullezza di Bismarck o del kaiser, quando si pu� tornare indietro di milioni di anni, come abbiamo fatto noi? Ora i nostri figli avranno <emphasis>cinquanta milioni di anni</emphasis> a disposizione per cambiare il mondo� Stiamo modificando la specie umana, vero?�� Si gir� a guardarmi.�� Ma per <emphasis>te</emphasis> non � ancora finita. Quale credi che sia il cambiamento definitivo? Puoi tornare all�alba della creazione e cambiare tutto dalle origini? Fin dove possono giungere i <emphasis>cambiamenti?</emphasis></p><p>Rammentai G�del, e i suoi sogni del mondo assoluto:�� Non so fin dove possano giungere�� risposi, sinceramente.�� Non riesco neppure a immaginarlo.</p><p>Il viso di Hilary era grande accanto a me, e i suoi occhi erano pozzi di oscurit� nel buio che si addensava:�� Allora devi rimetterti in viaggio e scoprirlo.</p><p>Mentre Bond mi si accostava maggiormente, sentii la mia mano stringersi intorno alle sue, e il suo respiro caldo sulla mia guancia. Al tempo stesso, percepii in lei una sorta di reticenza, che ella sembrava decisa a vincere, anche se soltanto per forza di volont�.</p><p>Quando le accarezzai un braccio cicatrizzato, Hilary rabbrivid� come se le mie dita fossero di ghiaccio, ma poi mi afferr� la mano, per premersela sulla pelle:�� Perdonami� L�intimit� non � facile per me�</p><p>��Perch�? A causa delle responsabilit� del comando?</p><p>��No.�� Il tono di Bond mi fece sentire sciocco e goffo.�� A causa della guerra. Capisci? A causa di tutti coloro che sono morti� � difficile dormire, talvolta. Si soffre <emphasis>dopo:</emphasis> � questa la tragedia, per i sopravvissuti. Ci si rende conto che non si pu� dimenticare, e persino che � sbagliato continuare a vivere� <emphasis>Se tradirete la fiducia di noi defunti / Non riposeremo, anche se i papaveri crescono / Nei campi delle Fiandre�</emphasis></p><p>L�attirai a me, e Hilary si abbandon� contro il mio corpo, essere fragile e ferito.</p><p>All�ultimo momento, sussurrai:�� Perch�, Hilary? Perch� adesso?</p><p>��Diversit� genetica�� rispose Bond, con il respiro che diventava lieve.�� <emphasis>Diversit� genetica�</emphasis></p><p>E in breve tempo viaggiammo, non sino ai confini del tempo, bens� fino ai limiti della nostra umanit�, l�, presso la spiaggia del mare primevo.</p><empty-line/><p>Quando mi destai, era ancora buio, e Hilary se n�era andata.</p><empty-line/><p>Era gi� giorno allorch� arrivai alla nostra vecchia capanna. Con il viso protetto dalla maschera, Nebogipfel mi degn� appena di un�occhiata nel momento in cui varcavo la soglia: evidentemente, la mia decisione non lo sorprese pi� di quanto avesse sorpreso Hilary.</p><p>La macchina temporale era terminata. Intorno vidi frammenti di un metallo che non conoscevo: probabilmente, si trattava di resti del Messerschmitt, recuperali dal Morlock. La macchina era costituita da una sorta di cassa di un metro e mezzo di lato, con una panca di legno di <emphasis>dipterocarps,</emphasis> e un piccolo, rozzo pannello di controllo munito d�interruttori e di pulsanti, incluso l�interruttore azzurro della vettura temporale originale, salvato da Nebogipfel.</p><p>��Ho qualche indumento per te��� Ci� detto, Nebogipfel mi mostr� una camicia, un paio di calzoni e un paio di stivali, del tutto accettabili.�� Dubito che i coloni si accorgeranno che mancano.</p><p>��Grazie.�� Mi tolsi i calzoncini di pelle, per poi cambiarmi rapidamente.</p><p>��Dove vuoi andare?</p><p>Scrollai le spalle:�� Nella mia epoca, nel 1891.</p><p>Il Morlock fece una smorfia:�� E perduta nella molteplicit�.</p><p>��Lo so.�� Presi posto nella scialuppa temporale.�� Comunque, addentriamoci nel futuro, e vediamo che cosa troviamo.</p><p>Lanciai un�ultima occhiata al mare paleocenico, pensando a Stubbins, ai <emphasis>Diatryma</emphasis> addomesticati, al riflesso del sole mattutino sulle onde� Sapevo di essermi approssimato alla felicit�, in quel mondo: a una felicit� che mi era sfuggita per tutta la vita. Per� Hilary aveva ragione: non era sufficiente.</p><p>Provavo ancora un grande desiderio di casa: era un richiamo che mi giungeva sul Fiume del Tempo, e mi sembrava tanto forte quanto l�istinto che spinge i salmoni a risalire la corrente per riprodursi.</p><p>Tuttavia sapevo che, come aveva appena detto Nebogipfel, il <emphasis>mio</emphasis> 1891, la mia Richmond Hill, il mondo in cui mi ero trovato a mio agio, erano smarriti nella molteplicit� fratturata.</p><p>Ebbene, decisi che, se non potevo tornare a casa, avrei continuato il viaggio, seguendo la strada del mutamento, sino a quando non avrebbe potuto condurmi oltre.</p><p>Il Morlock mi guard�:�� Sei pronto?</p><p>In quel momento, pensai a Hilary. Tuttavia, non sono incline agli addii.</p><p>��Sono pronto.</p><p>Con una certa difficolt�, a causa della frattura che si era rinsaldata, ma non correttamente, Nebogipfel mont� a bordo della scialuppa temporale. Senza cerimonie, si rec� ai comandi e premette l�interruttore azzurro.</p></section><section><title><p>19</p><p>Luci nel cielo</p></title><p>Intravidi due persone, un uomo e una donna, entrambi nudi, che sembravano sfrecciare attraverso la spiaggia. Un�ombra cadde per un istante sulla macchina, gettata forse da uno degli animali immensi dell�epoca, poi iniziammo a muoverci troppo rapidamente perch� tali dettagli continuassero ad essere percepibili. Cos�, precipitammo nel tumulto incolore del viaggio temporale.</p><p>Mentre il pesante sole paleocenico balzava attraverso il cielo, immaginai che la Terra, dal punto di vista della nostra traslazione attraverso il tempo, sarebbe parsa vorticare come una trottola sul suo asse, e al tempo stesso roteare intorno alla sua stella. Anche la luna era visibile come un disco sfrecciarne, oscurata dal guizzare delle sue fasi. In breve, il tragitto quotidiano del sole si trasform� in un arco argenteo che oscillava fra gli estremi equinoziali, mentre il giorno e la notte si fondevano nell�uniforme crepuscolo grigio-azzurro che ho gi� descritto.</p><p>I <emphasis>dipterocarps</emphasis> della foresta si scossero nell�alternarsi della crescita e della morte, scacciati dal rigoglio delle piante pi� giovani. Tuttavia il paesaggio circostante di foresta e di mare, trasformato in una pianura vetrosa per effetto dell�accelerazione temporale, rimase sostanzialmente statico. Perci� mi domandai se, nonostante tutti gli sforzi miei e di Nebogipfel, l�umanit� avesse dopotutto fallito nella sua lotta per la sopravvivenza nel paleocene.</p><p>Senza preavviso, la foresta avvizz� e scomparve: fu come se un rivestimento di vegetazione fosse stato strappato dal suolo. Quest�ultimo, tuttavia, non rimase spoglio, bens� venne subito ricoperto da un insieme di blocchi marroni e grigi: gli edifici di Prima Londra. Espandendosi, la citt� invase le colline spoglie e scese fino al mare, dove si ramific� in moli e porti. Con un processo tanto rapido da risultare percepibile a stento, ogni singolo fabbricato rabbrivid� e scomparve, tranne alcuni che durarono abbastanza a lungo, forse alcuni secoli, per diventare quasi opachi, come abbozzi. Il mare perse l�azzurro, mutandosi in una sorta di lenzuolo grigio sporco, mentre l�accelerazione temporale rendeva indistinguibili il movimento delle onde e il susseguirsi delle maree. Riscaldandosi, l�atmosfera assunse invece una sfumatura fosca, simile alla nebbia londinese degli anni Novanta del diciannovesimo secolo, che confer� al paesaggio una sorta di lurida luminosit� crepuscolare.</p><p>Fu sorprendente osservare che, con il trascorrere dei secoli, e nonostante il destino dei singoli edifici, la citt� rimaneva pressoch� immutata nei propri contorni. Il nastro del fiume che l�attraversava, ossia il precursore del Tamigi, e le cicatrici delle strade principali, non subirono cambiamenti sostanziali. Fu una dimostrazione sbalorditiva di come l�umanit�, nelle sue realizzazioni, deve adattarsi alla conformazione del suolo.</p><p>��Evidentemente i nostri coloni sono sopravvissuti�� commentai.�� Hanno dato origine a una nuova razza umana, e stanno cambiando il mondo.</p><p>��S�.�� Nebogipfel si risistem� la maschera sul viso.�� Ma ricorda che stiamo viaggiando alla velocit� di alcuni secoli al secondo, quindi ci troviamo nel cuore di una citt� che esiste gi� da alcune migliaia di anni. Suppongo che resti ben poco di Prima Londra.</p><p>Guardai attorno, estremamente incuriosito. Il gruppetto di esuli al quale avevo appartenuto doveva essere gi� tanto lontano dalla Nuova Umanit� quanto lo erano stati, per esempio, i Sumeri dal 1891. Mi chiesi dunque se in quel vasto ed alacre processo di civilizzazione fosse rimasto qualche ricordo delle fragili origini della specie umana nella pi� remota antichit�.</p><p>Mi accorsi di un cambiamento nel cielo: una strana pulsazione verde nella luce. Non tardai a rendermi conto che si trattava della luna. Bench� orbitasse ancora intorno alla Terra, con la successione delle sue fasi resa impercettibile dall�accelerazione temporale, il satellite <emphasis>era chiazzato di verde e di azzurro:</emphasis> i colori della Terra e della vita.</p><p>La luna, dunque, era diventata simile al suo pianeta, ed era abitata! Evidentemente la Nuova Umanit�, servendosi di macchine spaziali, aveva viaggiato sino alla sorella paziente della Terra, poi l�aveva trasformata e l�aveva colonizzata. Forse si era persino evoluta in una nuova specie, di uomini lunari alti e sottili, simili ai Morlock, abitanti dei territori a bassa gravit�, che avevo incontrato nell�anno 657.208. Ovviamente non riuscii a discernere alcun dettaglio, a causa della rapidit� con cui la luna percorreva la sua orbita nel cielo, e me ne rammaricai. Mi sarebbe piaciuto possedere un telescopio ed osservare i nuovi oceani che lambivano le sponde degli antichi crateri profondi, e le foreste che si diffondevano sui grandi <emphasis>maria</emphasis> sabbiosi. Mi domandarono cosa si provasse a trovarsi su quelle pianure rocciose, dopo avere reciso ogni legame con la Madre Terra. Nella gravit� bassa, ogni passo si sarebbe trasformato in un volo attraverso l�aria fredda e sottile. Il paesaggio doveva essere come di sogno, con il sole ardente e immoto nel cielo, la luce intensa, le piante meno simili alla flora terrestre degli esseri che immaginavo fra le rocce degli abissi marini�</p><p>Ebbene, fu una vista che non avrebbe mai dovuto essermi concessa. Con uno sforzo, distolsi la mente dalla luna per concentrarmi sulla nostra situazione.</p><p>Vidi un movimento nel cielo occidentale, in basso, all�orizzonte: luci fugaci che prendevano vita, guizzavano attraverso il firmamento, si posavano e restavano immobili per lunghi millenni, prima di scomparire e di essere sostituite da altre luci.</p><p>In breve si accesero numerosissime faville, che si coagularono in una sorta di ponte, il quale varc� il cielo da un orizzonte all�altro: al culmine della sua parabola, contai alcune dozzine di luci in quella citt� celeste.</p><p>��Sono stelle?�� chiesi, indicandole a Nebogipfel.</p><p>��No�� rispose il Morlock, calmo.�� La Terra continua a ruotare, e le stelle debbono essere tanto offuscate da risultare invisibili. Le luci che vediamo sono sospese in una posizione fissa al di sopra del pianeta�</p><p>��Allora che cosa sono? Lune artificiali?</p><p>��Forse. Di sicuro sono state collocate lass� dall�umanit�. Pu� darsi che si tratti di oggetti artificiali, costruiti con materiali trasportati dalla Terra, o dalla luna, la cui gravit� � molto inferiore. Ma pu� anche darsi che si tratti di oggetti naturali, trainati in orbita per mezzo di razzi: forse asteroidi catturati in qualche modo, oppure comete.</p><p>Osservai quel grappolo di luci con lo stesso timore reverenziale con cui un cavernicolo avrebbe fissato la luce di una cometa che gli percuotesse la testa ignorante gettata all�indietro.</p><p>��Quale potrebbe essere la funzione di simili stazioni spaziali?</p><p>��Satelliti del genere potrebbero equivalere a torri che dalla superficie terrestre s�innalzassero per ventimila miglia�</p><p>Feci una smorfia:�� Che spettacolo! Da lass� si potrebbe osservare evoluzione delle condizioni atmosferiche di un intero emisfero.�� La stazione potrebbe servire anche alla trasmissione di messaggi telegrafici da un continente all�altro. Oppure, pi� radicalmente, si potrebbe immaginare di trasferire in orbita intorno alla Terra le attivit� pi� importanti, come l�industria pesante o la produzione di energia: lass� potrebbero essere svolte in condizioni particolarmente propizie e sicure.�� Nebogipfel allarg� le braccia.�� Puoi osservare tu stesso l�inquinamento dell�aria e dell�acqua intorno a noi. Il pianeta ha una capacit� limitata di assorbire le scorie prodotte dalle attivit� umane: l�industria potrebbe persino svilupparsi tanto da renderlo inabitabile. In orbita, invece, lo sviluppo pu� essere virtualmente illimitato, come dimostra la Sfera costruita dalla mia specie.</p><p>La temperatura continu� ad aumentare insieme all�inquinamento atmosferico. La scialuppa temporale era efficace, ma poco equilibrata, perci� ondeggiava e beccheggiava. Rimasi miseramente aggrappato alla panca, in preda alla nausea suscitata dalla calura e dai dondolamenti, nonch� dalla solita vertigine indotta dal viaggio nel tempo.</p></section><section><title><p>20</p><p>La Citt� Orbitale</p></title><p>La Citt� Orbitale equatoriale sub� un�ulteriore evoluzione. La dislocazione caotica delle luci artificiali divenne significativamente pi� regolare. Si form� una fascia di sette od otto stazioni, tutte di una luminosit� abbacinante, collocate a intervalli regolari intorno al pianeta: immaginai che ve ne fossero in corrispondenza di tutto l�equatore, ma che fossero per la maggior parte invisibili oltre l�orizzonte.</p><p>Delicati fili luminosi scesero poco a poco dalle stazioni brillanti, protendendosi verso la Terra come dita esitanti. Il movimento fu regolare, e abbastanza lento perch� potessimo percepirlo. Mi resi conto di osservare miracoli ingegneristici: costruzioni che attraversavano lo spazio per migliaia di miglia, realizzate nel corso d�interi millenni. La tenacia e la genialit� della Nuova Umanit� mi colmarono di timore reverenziale.</p><p>In pochi secondi, i primi fili discesero nella bruma che offuscava l�orizzonte. Poi un filo scomparve, e la stazione a cui era connesso si spense come una candela nella brezza. Evidentemente il filo era caduto, o si era spezzato, e la stazione era andata distrutta. Nell�osservare le immagini pallide e silenziose, mi chiesi quale immenso disastro e quante morti rappresentassero. In pochi istanti, una nuova stazione fu collocata nella breccia della cintura equatoriale, e un nuovo filo fu gettato.</p><p>��Non sono certo di credere ai miei occhi�� confessai.�� Mi sembra che stiano tendendo quei cavi dallo spazio alla Terra!</p><p>��� quello che suppongo anch�io�� rispose Nebogipfel.�� Stiamo assistendo alla costruzione di un elevatore spaziale, che collega la superficie terrestre alle stazioni orbitali.</p><p>Sorrisi:�� Un elevatore spaziale! Dovrebbe essere bello usare un apparecchio di tal genere, e salire attraverso le nubi, nella grandiosit� silente dello spazio. Per�, se l�elevatore avesse le pareti di vetro, non sarebbe un�esperienza adatta a coloro che soffrono di vertigini.</p><p>��Davvero.</p><p>Altri fili luminosi furono tesi <emphasis>fra</emphasis> le stazioni geosincrone. In breve tempo i punti luminosi furono tutti collegati tra loro e i fili s�ispessirono a formare una banda, tanto larga e luminosa quanto le stazioni medesime. Di nuovo, anche se in realt� non volevo interrompere il nostro viaggio temporale, desiderai poter osservare meglio l�immensa Citt� Orbitale che cingeva il pianeta.</p><p>Nel frattempo, ci� che avvenne intorno a noi non fu altrettanto spettacolare. Prima Londra cess� di svilupparsi: mi parve persino che fosse stata abbandonata. Alcuni edifici sopravvissero tanto a lungo da sembrarci solidi, anche se bui, bassi e brutti, mentre altri crollavano in rovina senza essere sostituiti. Tale processo si manifest� come la comparsa improvvisa e violenta di brecce nel profilo multiforme della citt�. L�aria divent� pi� densa, il mare paziente divenne di un grigio pi� scialbo. Mi chiesi se la Terra inquinata fosse stata finalmente abbandonata, a beneficio delle stelle, o forse di rifugi pi� gradevoli nel sottosuolo.</p><p>Quando gli ebbi espresso tale ipotesi, Nebogipfel rispose:�� � possibile� Tuttavia devi tenere conto che � gi� trascorso pi� di un milione di anni dalla fondazione della colonia originale da parte di Hilary Bond e del suo gruppo. La distanza evolutiva che ti separa dalla Nuova Umanit� di <emphasis>questa</emphasis> epoca � superiore a quella che ti separa da me. Dunque non possiamo fare altro che pure e semplici congetture sui modi di vivere delle razze che abitano questo pianeta, sui loro scopi, e persino sulla loro biologia.</p><p>��S젗 convenni, lentamente.�� Eppure�</p><p>��Che cosa?</p><p>��<emphasis>Eppure il sole continua a brillare.</emphasis> Dunque la storia della Nuova Umanit� � diversa da quella dei Morlock. Anche se evidentemente possiede macchine spaziali simili alle vostre, la Nuova Umanit� non ha alcuna intenzione di racchiudere il sole come avete fatto voi.</p><p>��Evidentemente no.�� Sollevando una mano pallida, Nebogipfel indic� il cielo.�� In verit�, le loro intenzioni sembrano di gran lunga pi� ambiziose�</p><p>Mi volsi a guardare nella direzione indicata, scoprendo che la grande Citt� Orbitale si stava nuovamente trasformando. Lungo l�equatore, in corrispondenza della cintura luminosa, come foglie o frutti da un fusto, spuntavano gusci di forma irregolare, del diametro di migliaia di miglia. Non appena era completamente sviluppato, ogni guscio si staccava dal pianeta, sbocciava come un fiore di fuoco a illuminare la Terra, e svaniva. Dal nostro punto di vista, tale processo di sviluppo, paragonabile a quello che dall�embrione portava all�uccellino in grado di volare, dur� un secondo o meno ancora. Di sicuro, per�, ogni fioritura bagn� il globo con la sua luce per decenni.</p><p>Quello spettacolo sbalorditivo si protrasse per qualche tempo: alcune migliaia di anni, a mio giudizio.</p><p>Naturalmente, i gusci erano immense navi spaziali.</p><p>��Dunque l�umanit� sta lasciando la Terra a bordo di quei grandi vascelli interplanetari� Ma dove credi che sia diretta? Forse verso gli altri pianeti, come Marte, o Giove, o�?</p><p>Con le luci delle navi spaziali che guizzavano sulla pelliccia del volto mascherato alzato al cielo, Nebogipfel sedeva, tenendo le mani in grembo:�� Per compiere tragitti tanto brevi, non occorre un impiego di energia tanto grandioso quanto quello a cui abbiamo assistito. Con motori simili� Credo che la Nuova Umanit� abbia ambizioni maggiori: suppongo che stia abbandonando il sistema solare, come sembra che abbia abbandonato la Terra.</p><p>Osservai con timore reverenziale le navi che partivano:�� Che specie straordinaria dev�essere, questa Nuova Umanit�! Non voglio affatto sminuire voi Morlock, vecchio mio, tuttavia� Quanta differenza di risorse e di ambizioni! Voglio dire, una sfera in tomo al sole � qualcosa di ben diverso che lanciare la propria progenie verso le stelle!</p><p>��� vero che le <emphasis>nostre</emphasis> ambizioni erano limitate allo sfruttamento controllato di una singola stella. Ma tutto questo aveva una logica, perch� in tal modo si poteva ottenere pi� spazio vitale per la specie, che non per mezzo di migliaia, o di <emphasis>un milione,</emphasis> di viaggi interstellari.</p><p>��Pu� darsi� Per� non era altrettanto spettacolare, vero?</p><p>Dopo essersi risistemato la maschera di pelle sul viso, Nebogipfel osserv� la Terra devastata intorno a noi:�� Forse� A quanto pare, per�, la tua Nuova Umanit� non si � dimostrata capace di amministrare altrettanto bene una risorsa vasta, ma finita, come il pianeta.</p><p>Compresi che il Morlock aveva ragione. Mentre le luci delle fiamme delle navi spaziali illuminavano il mare, continuava la decadenza di ci� che restava di Prima Londra: le rovine parvero liquefarsi e bollire, il mare divenne pi� grigio e l�aria pi� sporca. Nel calore sempre pi� intenso, mi staccai dal petto la camicia, resa aderente dal sudore.</p><p>Cambiando posizione sulla panca, Nebogipfel guard� attorno con inquietudine:�� credo� Se succeder�, sar� molto rapidamente�</p><p>��Che cosa?</p><p>Il Morlock non rispose.</p><p>Il caldo aument� talmente, che non ricordavo di averne mai sofferto tanto neppure nelle foreste del paleocene. Le rovine della citt�, sparse sulle spoglie colline marroni, scintillarono, diventando come irreali�</p><p>D�improvviso, con un lampo tanto abbacinante da oscurare il sole, la citt� esplose in fiamme.</p></section><section><title><p>21</p><p>Instabilit�</p></title><p>Quel fuoco che tutto consumava c�inghiott� per un�infinitesimale frazione di secondo. Mentre un calore nuovo e del tutto insopportabile pulsava intorno alla scialuppa temporale, gridai. Misericordiosamente, per�, tale calore scem� non appena l�incendio si fu estinto.</p><p>In quell�istante di fiamma, la citt� antica scomparve: Prima Londra fu spazzata dalla faccia della Terra, lasciando soltanto qualche mucchio di cenere e di mattoni fusi, nonch� alcuni sparsi tracciati di fondamenta. Ancora una volta il suolo spoglio fu colonizzato dagli alacri processi vitali: lentamente la vegetazione scivol� sulle colline e sulla pianura, e gli alberi bassi sussultarono nel ciclo della crescita al bordo del mare. Tuttavia l�avanzare di questa nuova ondata di vita fu lento, e apparentemente destinato a una permanenza stentata: una nebbia grigio perla, infatti, gravava su ogni cosa, offuscando la luminosit� paziente della Citt� Orbitale.</p><p>��Dunque Prima Londra � distrutta�� commentai, sbalordito.�� Credi che sia stata una guerra? Quell�incendio dev�essere durato per decenni, finch� non c�� stato pi� nulla da bruciare.</p><p>��Non � stata una guerra�� rispose Nebogipfel.�� Comunque, credo che sia stata una catastrofe provocata dall�umanit�.</p><p>In quel momento, assistetti al pi� strano dei fenomeni. I nuovi alberi sparsi cominciarono a morire, ma non avvizzendo rapidissimamente dinanzi al mio sguardo per effetto dell�accelerazione temporale, come in precedenza era accaduto ai <emphasis>dipterocarps,</emphasis> bens� scoppiando in fiamme, bruciando come fiammiferi giganteschi: in un solo istante scomparvero, una sorta di ustione gigantesca anner� l�erba e i cespugli, permanendo per numerose stagioni, tanto che alla fine l�erba non crebbe pi�, e il suolo rimase spoglio, fosco.</p><p>Nel cielo, le nubi grigio perla si addensarono maggiormente, e gli archi del sole e della luna furono oscurati.</p><p>��Credo che quelle nubi lass� siano cenere�� congetturai.�� � come se la Terra stesse bruciando� Nebogipfel� Che cosa sta succedendo?</p><p>��� come temevo. I tuoi dissoluti amici della Nuova Umanit��</p><p>��Ebbene?</p><p>��Con le loro attivit� importune e con la loro incuria, <emphasis>hanno distrutto l�equilibrio climatico del pianeta, che consentiva la vita.</emphasis></p><empty-line/><p>Rabbrividii di freddo, perch� la temperatura si era abbassata. Era come se il calore abbandonasse il mondo, assorbito in qualche maniera impercettibile. Dapprima accolsi con piacere questo sollievo dal caldo ardente, per� il freddo non tard� a diventare sgradevole.</p><p>��Stiamo attraversando una fase di eccesso d�ossigeno e di aumento della pressione al livello del mare�� spieg� Nebogipfel.�� Gli edifici, le piante, l�erba, persino la legna umida, bruciano spontaneamente in simili condizioni. Ma non durer� a lungo. � una transizione verso un nuovo equilibrio: � l�instabilit�.</p><p>La temperatura precipit�, la regione assunse un gelido aspetto novembrino, e io mi avvolsi pi� strettamente nella leggera camicia tropicale. Ebbi l�impressione fugace di un pulsare bianco: le nevi e i ghiacci dell�inverno ricoprivano il suolo e si scioglievano con l�alternarsi delle stagioni. Poi il ghiaccio e il permafrost divennero perenni, senza pi� cedere ai cicli stagionali: tutto fu coperto da una superficie dura e grigio-bianca che aveva tutto l�aspetto di essere permanente.</p><p>Il paesaggio si trasform�. A occidente, a settentrione e a meridione, i contorni e i profili furono mascherati dallo strato di ghiaccio e di neve. A oriente, il nostro antico mare paleocenico si ritir� di alcune miglia, e la spiaggia ghiacci�, mentre lontano, a nord, un continuo luccichio bianco rivelava la presenza degli iceberg. Nell�atmosfera limpida, caratterizzata dalla luminosit� perlacea che di solito si osservava nel cuore dell�inverno prima delle nevicate, potei rivedere, nel cielo, gli archi del sole e della luna verde.</p><p>Con le mani sotto le ascelle e con le gambe piegate, Nebogipfel si era tutto raccolto in se stesso. Quando gli toccai le spalle, scoprii che la sua pelle era gelida: sembrava che la sua essenza si fosse ritirata nel nucleo pi� caldo dell�organismo. La pelliccia, sul viso e sul petto, si era afflosciata e infittita come le penne di un uccello. La sua sofferenza mi suscit� una fitta di rimorso, perch�, come forse ho lasciato intendere, mi consideravo, direttamente o indirettamente, responsabile dei patimenti che era costretto a sopportare.</p><p>��Suvvia, Nebogipfel� Abbiamo gi� attraversato le ere glaciali: � stata un�esperienza di gran lunga peggiore, e siamo sopravvissuti. Attraversiamo un millennio ogni due secondi. Di sicuro, fra non molto ci lasceremo alle spalle questo periodo, e il sole torner�.</p><p>��Tu non capisci!�� sibil� Nebogipfel.</p><p>��Che cosa?</p><p>��Questa non � semplicemente un�era <emphasis>glaciale.</emphasis> Non vedi? C�� una differenza qualitativa: l�<emphasis>instabilit����</emphasis> Cos� dicendo, Nebogipfel chiuse nuovamente gli occhi.</p><p>��Che cosa intendi dire? Questo periodo durer� pi� a lungo che in precedenza? Centomila anni, forse? O mezzo milione? <emphasis>Insomma, quanto?</emphasis></p><p>Il Morlock non rispose.</p><p>Con le braccia strette al busto, cercai di conservare il calore. Intanto, gli artigli del gelo affondarono maggiormente nella pelle della Terra, e lo spessore del ghiaccio aument�, secolo dopo secolo, come una marea che crescesse lentamente. Il cielo illimpid�, e l�arco solare assunse una dura luminosit�, apparentemente fredda. Ipotizzai che le ferite inflitte allo strato sottile dei gas che consentivano la vita stessero lentamente guarendo, giacch� l�umanit� non opprimeva pi� il pianeta. La Citt� Orbitale si librava ancora nel cielo, luminosa e inaccessibile, al di sopra della Terra gelata, priva di qualunque traccia di vita, e ancor meno di umanit�.</p><p>Quando tale condizione durava ormai da un milione di anni, cominciai a sospettare la verit�.</p><p>��Nebogipfel� Questa epoca glaciale� Non finir� <emphasis>mai,</emphasis> vero? Volgendo la testa, Nebogipfel mormor� qualcosa.</p><p>��Come?�� Accostai un orecchio alla sua bocca.�� Cos�hai detto? Il Morlock aveva gli occhi chiusi ed era privo di conoscenza.</p><p>Lo sollevai di peso dalla panca per posarlo sul fondo ligneo della scialuppa temporale, quindi mi sdraiai accanto a lui e lo abbracciai. Fu poco gradevole, perch� il mio compagno, che sembrava un pezzo di carne macellata, mi fece sentire ancora pi� freddo, senza contare che fui costretto a reprimere il disgusto residuo che provavo nei confronti della razza morlock. In ogni modo, sopportai ogni cosa, nella speranza che il mio calore corporeo lo mantenesse in vita ancora per qualche tempo. Gli parlai e gli massaggiai le spalle e le braccia. Convinto che, se lo avessi lasciato privo di conoscenza, sarebbe scivolato nella morte senza rendersene conto, continuai cos� sino a quando riapr� gli occhi.</p><p>��Parlami dell�<emphasis>instabilit� climatica.</emphasis></p><p>Nel girare la testa, Nebogipfel mormor�:�� A che serve? I tuoi amici della Nuova Umanit� ci hanno uccisi�</p><p>��� semplice: preferisco sapere <emphasis>che cosa</emphasis> mi sta uccidendo. Insistendo per qualche tempo, persuasi finalmente Nebogipfel a cedere.</p><p>L�atmosfera terrestre, secondo la spiegazione del Morlock, era dinamica. Aveva soltanto due condizioni di stabilit� naturali, nessuna delle quali poteva consentire la vita. Quando era troppo perturbata, cadeva appunto in una di tali condizioni, diversa e distante dalla stretta fascia di quelle che la vita poteva tollerare.</p><p>��Non capisco� Se l�atmosfera � instabile come dici, come mai si � mantenuta in una condizione favorevole alla vita per tanti milioni di anni?</p><p>L�evoluzione dell�atmosfera, spieg� allora Nebogipfel, era stata modificata enormemente <emphasis>dall�azione della vita medesima:��</emphasis> Esiste un equilibrio dei gas atmosferici, della temperatura e della pressione, che � ideale per la vita, e dunque la vita stessa opera inconsapevolmente in grandi cicli per mantenere tale equilibrio, coinvolgendo miliardi di organismi che svolgono ciecamente le loro funzioni. Tuttavia, questo equilibrio � intrinsecamente <emphasis>instabile.</emphasis> Capisci? � come una matita in equilibrio sulla punta: � perennemente sottoposta al rischio di cadere per effetto della minima perturbazione.�� Nebogipfel gir� la testa.�� <emphasis>Noi</emphasis> Morlock abbiamo imparato che intromettersi nei cicli vitali � pericoloso, e che, se si sceglie di guastare i diversi meccanismi che mantengono la stabilit� atmosferica, allora diventa necessario ripararli, oppure sostituirli. Purtroppo�� aggiunse, con voce grave�� i tuoi eroi della Nuova Umanit�, che viaggiano verso le stelle, non hanno appreso queste semplici lezioni!</p><p>��Parlami delle due condizioni di stabilit�, Morlock. Mi sembra, infatti, che stiamo per visitarne una.</p><p>Nella prima, letale condizione di stabilit�, la superficie terrestre s�incendiava, spieg� Nebogipfel, e nell�atmosfera si addensavano nubi opache come quelle di Venere, che intrappolavano il calore solare. Tale strato di nubi, spesso alcune miglia, intercettava gran parte della luce, lasciando filtrare soltanto una fioca luminosit� rossastra, talch� dalla Terra non era pi� possibile vedere il sole, n� le stelle, n� i pianeti. I lampi guizzavano perennemente nell�atmosfera fosca, e il suolo incandescente era privo di vita.</p><p>��Sar� anche cos젗 risposi, cercando di reprimere i tremiti,�� ma rispetto a questo freddo maledetto, sembra una piacevole localit� di vacanza� E la seconda condizione di stabilit�?</p><p>��La <emphasis>Terra Bianca.��</emphasis> Ci� detto, Nebogipfel chiuse gli occhi e rifiut� di continuare a parlare.</p></section><section><title><p>22</p><p>Abbandono e arrivo</p></title><p>Non so per quanto tempo giacemmo raggomitolati sul fondo della scialuppa temporale, aggrappandoci ai nostri frementi rimasugli di calore corporeo. Immaginai che fossimo le uniche schegge di vita rimaste sul pianeta, tranne, forse, qualche lichene particolarmente resistente, che aderiva alla superficie di qualche masso gelato.</p><p>Allorch� lo scrollai, per tentare di fargli riprendere la conversazione, Nebogipfel mormor�:�� Lasciami dormire�</p><p>��No�� ribattei, con tutta la veemenza di cui fui capace.�� I Morlock non dormono.</p><p>��Io s�. Sono stato troppo a lungo fra gli umani�</p><p>��Se ti addormenti, morirai. Nebogipfel� Credo che dovremmo fermare la scialuppa�</p><p>Per un poco, Nebogipfel tacque, prima di chiedere:�� Perch�?</p><p>��Dobbiamo tornare nel paleocene. La Terra � morta, stretta nella morsa di questo inverno desolato. Perci� dobbiamo tornare in un passato in cui sia possibile vivere.</p><p>��Ottima idea��� Nebogipfel toss�.�� A parte un piccolo dettaglio: � impossibile. Infatti, non avevo i mezzi per dotare questa macchina di comandi complessi.</p><p>��Che cosa vuoi dire?</p><p>��Che la scialuppa temporale � sostanzialmente balistica. Avevo soltanto la possibilit� d�indirizzarla nel futuro, o nel passato, per un periodo di tempo determinato. Perci� arriveremo all�incirca nell�anno 1891 di questa storia. Ma ormai che la scialuppa � stata indirizzata e lanciata, non posso pi� controllarne la traiettoria. Capisci? La macchina segue un tragitto nel tempo, determinato dalle coordinate iniziali e dalla potenza della plattnerite tedesca. Ci fermeremo soltanto nel 1891, un 1891 di ghiacci eterni, e non prima.</p><p>Il tremito che mi scuoteva si attenu�, non perch� mi sentissi in qualche misura pi� confortato, bens�, come mi resi conto, perch� le mie stesse forze stavano cominciando ad esaurirsi.</p><p>Nondimeno, pensai freneticamente che forse non era ancora la fine, per noi, nonostante la situazione in cui ci trovavamo: se il pianeta non era stato abbandonato, se l�umanit� aveva trovato il modo di riparare ai danni inflitti, forse avremmo trovato un clima abitabile.</p><p>��E l�umanit�?�� insistetti.�� Che cosa ne � stato dell�umanit�?</p><p>Con un brontolio, Nebogipfel ruot� gli occhi chiusi:�� Come avrebbe potuto sopravvivere, l�umanit�? Ha sicuramente abbandonato il pianeta, oppure si � del tutto estinta�</p><p>��Abbandonato il pianeta?�� protestai.�� Persino voi Morlock, con la vostra Sfera intorno al sole, non ve ne siete allontanati poi tanto!</p><p>Mi scostai dal Morlock per sollevarmi sui gomiti e guardare fuori della scialuppa temporale, a meridione. Era da l�, infatti, dalla direzione della Citt� Orbitale, che sarebbe giunta ogni possibile speranza per noi: ormai, ne ero certo.</p><p>Ma ci� che vidi mi colm� di un terrore profondo.</p><p>La cintura intorno alla Terra era rimasta, i fili tra le stazioni erano luminosi come sempre, per� quelli che avevano ancorato la Citt� al pianeta erano <emphasis>scomparsi.</emphasis> Mentre ero impegnato a discutere con Nebogipfel, i cittadini orbitali avevano smantellato gli elevatori, recidendo cos� i cordoni ombelicali che li collegavano alla Madre Terra.</p><p>Intanto che osservavo, alcune stazioni brillarono di una luce intensa, riverberata dai campi ghiacciati del pianeta, come una collana di soli in miniatura. L�anello metallico si spost� dalla sua posizione sull�equatore. Dapprima tale migrazione fu lenta, poi la Citt� ruot� sul proprio asse, ardendo come una girandola, sempre pi� velocemente, finch� non mi fu pi� possibile discernere le singole stazioni.</p><p>Infine, allontanandosi sempre pi� dalla Terra, la Citt� Orbitale scomparve nell�invisibilit�.</p><p>Il significato simbolico di quell�abbandono fu sconvolgente: senza il fuoco delle macchine ciclopiche, i campi di ghiaccio del pianeta deserto parvero ancora pi� gelidi e pi� grigi di prima.</p><p>Mi adagiai di nuovo sul fondo della scialuppa:�� � vero�</p><p>��Che cosa?</p><p>��Che la Terra � stata abbandonata� La Citt� Orbitale si � staccata e se n�� andata. La storia del pianeta � finita, Nebogipfel. E con essa lo �, temo, anche la nostra!</p><empty-line/><p>Nonostante tutti i miei sforzi per mantenerlo consapevole, Nebogipfel scivol� nell�incoscienza. Dopo qualche tempo, mi vennero a mancare le forze per insistere in quei tentativi. Mi raggomitolai contro di lui, cercando per quanto possibile di proteggerne dal gelo il corpo umido e freddo, anche se temevo che non sarebbe servito a molto. Tenuto conto della velocit� del nostro viaggio attraverso il tempo, sapevo che esso non avrebbe potuto durare pi� di trenta ore in tutto. Era possibile, per�, che la plattnerite tedesca, o la scialuppa costruita da Nebogipfel con i pochi mezzi a sua disposizione, si dimostrassero meno efficaci del previsto. Avrei potuto rimanere intrappolato per sempre in quella dimensione liminare, a congelare lentamente, oppure avrei potuto precipitare da un momento all�altro sui ghiacci eterni.</p><p>Assorto in tali riflessioni, mi addormentai, o forse svenni.</p><p>Ebbi l�impressione d�intravedere l�Osservatore dalla testa enorme librarsi sopra di me, e oltre il suo corpo privo d�arti vidi l�elusiva distesa stellata tinta di verde. Cercai di toccare le stelle, che sembravano tanto luminose e calde, per� non riuscii a muovermi. Infine, l�Osservatore scomparve.</p><p>E forse fu soltanto un sogno.</p><empty-line/><p>Finalmente, la plattnerite si esaur� e la scialuppa temporale, con un sussulto cigolante, precipit� di nuovo nella storia.</p><p>La luminosit� perlacea del cielo si dissolse, e la pallida luce del sole svan� come se fosse stato premuto un interruttore. Sprofondai cos� nell�oscurit�.</p><p>L�ultimo calore paleocenico fu inghiottito dalla grande sentina del cielo. Il gelo mi artigli� le carni, che parvero bruciare. Incapace di respirare anche se non sapevo se per effetto del freddo oppure a causa dell�inquinamento atmosferico, provai una grave oppressione al petto, come se stessi annegando.</p><p>Consapevole che non avrei potuto rimanere cosciente per pi� di pochi secondi, decisi di riuscire almeno prima di morire, a vedere quel 1891. tanto eccezionalmente diverso rispetto alla mia epoca. Bench� non sentissi gi� pi� le mani, spinsi con le braccia per sollevarmi parzialmente a sedere.</p><p>Il paesaggio era illuminato da una luce argentea, che sulle prime mi sembr� essere quella della luna. Simile a un giocattolo accartocciato, la scialuppa temporale era posata al centro di una pianura di ghiaccio antico. Era notte, e <emphasis>non si vedevano stelle.</emphasis> Sul momento, pensai che il cielo fosse coperto di nubi, poi scorsi, bassa nel cielo, una scheggia di luna crescente, e non riuscii pi� a spiegarmi l�assenza delle stelle. Mi domandai se il freddo mi avesse in qualche modo danneggiato la vista. Notai con soddisfazione che il satellite era ancora verde: forse era ancora abitato. Quanto doveva brillare la Terra gelata, nel cielo di quel mondo giovane! Vicino alla luna, brillava una luce, ma non era una stella, perch� era troppo vicina: si trattava di un riflesso del sole, forse su qualche lago lunare.</p><p>Una favilla della mia coscienza, che si stava spegnendo, mi esort� a interrogarmi sulla fonte di quella �luce lunare� argentea, la quale scintillava sul ghiaccio che gi� si stava formando sullo scafo della scialuppa temporale. Se era ancora verdeggiante, la luna non poteva essere la sorgente di quella luminosit� fatata. Quale ne era mai, dunque, la fonte?</p><p>Con le ultime forze che mi restavano, girai la testa. E l�, in alto sopra di me, nel cielo senza stelle, vidi un disco lucente, che sembrava tessuto di ragnatela sfavillante, ed era oltre dieci volte pi� grande della luna piena.</p><p>E dietro la scialuppa temporale, pazientemente immobile sulla pianura di ghiaccio�</p><p>Incapace di vedere distintamente, mi chiesi se la vista indebolita mi stesse ingannando. Vidi una forma piramidale, alta circa quanto un uomo, dai contorni sfumati, confusi, come per effetto di un perenne brulichio.</p><p>��Sei vivo?�� volli chiedere a quella brutta apparizione. Ma subito la gola mi si chiuse, il freddo mi priv� della voce, e non potei pronunciare altre domande.</p><p>La tenebra si strinse intorno a me, e finalmente il gelo si attenu�.</p></section></section><section><title><p>LIBRO QUINTO</p><p>Terra Bianca</p></title><section><title><p>1</p><p>Reclusione</p></title><p>Aprii gli occhi, o piuttosto ebbi la sensazione che le mie palpebre venissero sollevate, o forse amputate. Avevo la vista annebbiata, e l�immagine del mondo mi appariva rifratta. Mi chiesi se mi si fossero congelati i bulbi oculari. Fissai un punto a caso nel cielo nero e senza stelle. Alla periferia del campo visivo scorsi una traccia di verde, che forse era la luna, per� non mi volsi ad osservare meglio.</p><p><emphasis>Non respiravo.</emphasis> � facile dirlo, ma � difficile comunicare lo strazio di tale consapevolezza! Mi sentivo estraniato dal mio corpo. Non percepivo nulla di quelle attivit� meccaniche, come il soffio del respiro, il pulsare del cuore, le innumerevoli, minuscole contrazioni dei muscoli e delle membrane, che costituiscono, sebbene inconsapevoli, la superficie dell�esistenza umana. Era come se tutto il mio essere, la mia identit� nella sua interezza, fossero compresse in quello sguardo aperto, fisso, paralizzato.</p><p>Immagino che avrei dovuto spaventarmi, lottare per riprendere a respirare, come se stessi annegando. Eppure non provai alcuna smania del genere: mi sentii anzi assonnato, sognante, come sotto l�effetto dell�etere.</p><p>Fu proprio tale assenza di terrore, credo, a persuadermi della mia stessa morte.</p><p>Una forma si par� fra il mio campo visivo e il cielo vacuo: era rozzamente piramidale, con i contorni confusi, simile a una montagna incombente, del tutto in ombra.</p><p>Naturalmente, riconobbi l�apparizione: era l�oggetto che avevo visto dalla scialuppa temporale arenata sul ghiaccio. La piramide, che mi sembrava essere una macchina, si avvicin� con un movimento strano e fluido che mi ricord� il flusso della sabbia in una clessidra. Con la coda occhio, vidi il bordo cangiante della macchina passarmi sul petto e lo stomaco, procurandomi una serie di punture. Avevo dunque riacquistato la sensibilit�, e per giunta con la subitaneit� di una fucilata! Mi sentii sfregare il petto, come se la camicia venisse tagliata e scostata. Le punture divennero pi� profonde, come se minuscoli insetti affondassero i palpi nelle mie carni per infestarmi. Provai <emphasis>dolore:</emphasis> un milione di piccole fitte al ventre.</p><p>Non ero morto, insomma: non ero affatto disincarnato! Alla consapevolezza del fatto che continuavo ad esistere, si accompagn� il ritorno della paura, che avvenne in un istante, mentre nel mio organismo si diffondevano con veemenza le sostanze chimiche che mi erano state iniettate.</p><p>L�ombra piramidale che incombeva su di me, fosca e sinistra, riprese a strisciare sul mio corpo verso la testa. Sicuro che entro breve tempo sarei stato soffocato, desiderai gridare, ma ci� fu impossibile perch� la bocca e il collo erano completamente paralizzati, privi di sensibilit�.</p><p>In tutti i miei viaggi, non mi ero mai sentito tanto impotente quanto in quel momento: mi sembr� di essere una rana sopra un tavolo anatomico.</p><p>All�ultimo istante, percepii un movimento sulla mia mano, un freddo lieve, una carezza di pelliccia: era quella di Nebogipfel che stringeva la mia. Mi chiesi se giacesse accanto a me, intanto che veniva effettuata quell�orrenda vivisezione. Cercai di chiudere le dita, senza per� riuscire a muovere un solo muscolo.</p><p>La piramide raggiunse il mio viso, celando la chiazza di cielo che mi era amica. Gli aghi mi penetrarono nel collo, nel mento, nelle guance, nella fronte. Sentii una puntura, un prurito insopportabile alla superficie degli occhi aperti. Avrei voluto distogliere lo sguardo, abbassare le palpebre, ma non potevo: fu la tortura pi� raffinata che potessi immaginare.</p><p>Infine, mentre il fuoco mi pervadeva persino i miei bulbi oculari, persi la presa sulla coscienza: lentamente, misericordiosamente, come scivolando.</p><empty-line/><p>Ritornai al mondo come emergendo attraverso strati di sogni luminosi, nuotando tra visioni frammentarie di sabbie, di foreste e di mari, assaporando di nuovo le bivalvi salmastre e coriacee, nonch� giacendo con Hilary Bond nella calda oscurit�.</p><p>Lentamente, ripresi del tutto conoscenza, trovandomi in una situazione che, a differenza di quella del mio primo risveglio, non aveva nulla dell�incubo.</p><p>Giacevo sopra una superficie dura. Quando cercai di muovermi, la schiena rispose con una contrazione dolorosa, e cos� pure le gambe divaricate, le braccia, le dita formicolanti, con il sibilo quasi meccanico del respiro attraverso le narici e il rombo del sangue nelle vene. L�oscurit� era assoluta, ma questo dettaglio, che un tempo mi avrebbe terrorizzato, mi parve secondario, perch� ero di nuovo vivo, avvolto nei familiari rumori meccanici del mio corpo funzionante. In un empito di sollievo puro e intenso, lanciai un grido di gioia.</p><p>Mi alzai a sedere nell�oscurit� impenetrabile. Nel posare le mani sul pavimento, sentii uno strato di granelli ruvidi, come di sabbia stesa sopra una superficie pi� dura. Bench� indossassi soltanto la camicia, i calzoni e gli stivali, non avevo freddo. Gli echi dell�urlo che mi ero lasciato scioccamente sfuggire erano rimbalzati come in uno spazio chiuso.</p><p>Girai la testa all�intorno, in cerca di una finestra o di una porta, ma invano. Poi mi accorsi di avere qualcosa intorno alla testa: un oggetto che mi premeva sul naso. Sollevando le mani a investigare, scoprii d�indossare un paio di occhiali pesanti.</p><p>Li palpai, e l�ambiente fu invaso da una luce splendente.</p><empty-line/><p>Accecato, serrai d�istinto gli occhi, quindi mi strappai gli occhiali, e la luce scomparve, lasciandomi di nuovo immerso nell�oscurit�. Li rimisi, e la luce torn�.</p><p>Non fui costretto a sforzarmi molto per capire che il buio era reale, mentre la luce era fornita dalle lenti, che avevo attivato inavvertitamente. Dunque gli occhiali erano simili a quelli che il povero Nebogipfel aveva perduto nel paleocene, durante la tempesta.</p><p>Quando la vista si fu abituata alla luce, mi alzai e mi osservai. Ero integro e apparentemente sano. Sulle mani e sulle braccia non trovai tracce dell�attivit� pervasiva della piramide. Trovai invece una serie di chiazze bianche sul tessuto della camicia e dei calzoni militari. Palpandole, scoprii che erano in rilievo: sembrava che si trattasse di rozzi rammendi.</p><p>La stanza in cui mi trovavo, larga circa tre metri e mezzo e alta altrettanto, era la pi� strana che avessi visto sino a quel momento durante tutti i miei viaggi attraverso il tempo. Sembrava una stanza d�albergo del tardo diciannovesimo secolo, per� non era a pianta rettangolare, come nella mia epoca, bens� di forma conica, simile all�interno di una tenda, priva di porta e di mobilio, con il pavimento coperto da uno strato uniforme di sabbia, in cui si era impressa, dove avevo dormito, l�impronta del mio corpo. Le pareti, e persino i pannelli delle finestre dalle pesanti tende scostate, erano rivestiti di carta da parati ruvida, di un vistoso color porpora.</p><p>Bench� non vi fosse alcuna fonte d�illuminazione, nella stanza era diffusa una luce uniforme e fioca, simile a quella di una giornata nuvolosa, dovuta sicuramente agli occhiali che indossavo. Il soffitto era decorato con straordinari dipinti barocchi, in cui riuscii a distinguere forme umane frammentarie e distorte: non grottesche, bens� rozze e confuse, come se fossero state dipinte da un artista dotato dell�abilit� tecnica di Michelangelo e dell�immaginazione di un bimbo ritardato.</p><p>In sostanza, quell�ambiente sembrava una camera d�albergo a poco prezzo della mia epoca, per� trasfigurata magicamente, come in un sogno.</p><p>Con gli stivali che scricchiolavano sulla sabbia, esaminai la stanza.</p><p>Le pareti non avevano commessure, n� vi era alcuna traccia di una porta. Trovai un cubo di porcellana bianca di circa novanta centimetri di lato. Quando vi montai, inaspettatamente, da alcune aperture nelle pareti uscirono sibilando getti di vapore. Sconcertato, smontai dal cubo e i getti cessarono. Il vapore che indugiava mi sfior� il viso.</p><p>Sulla sabbia trovai alcune ciotoline larghe come una mano aperta, con il bordo rilevato, come piattini. Alcune contenevano acqua, altre cibi semplici, come frutta, noci, e bacche, che per� non riuscii a riconoscere. Assetato, vuotai due delle tazze che contenevano l�acqua. Erano tutt�altro che comode, perch� erano cos� poco profonde che, nel bere, si rischiava sempre di rovesciarne il contenuto: pi� che a tazze, assomigliavano a recipienti adatti ai cani o ai gatti. Assaggiai la frutta, che era poco saporita, ma gradevole.</p><p>Con le dita e con le labbra appiccicose, cercai un lavandino o un bagno per lavarmi, ma ovviamente non trovai nulla. Ricorsi perci� all�acqua contenuta in un�altra ciotolina, infine mi asciugai con un lembo della camicia.</p><p>Dopo avere palpato le finestre finte, tentai, con una serie di salti, di esaminare anche il soffitto dipinto: le pareti e il pavimento erano lisci come gusci d�uovo, ma infrangibili. Scavando, trovai sotto lo strato di sabbia, spesso circa trenta centimetri, un mosaico di tessere sgargianti, che ricordava quelli degli antichi Romani, per� era caratterizzato da un guazzabuglio di composizioni frammentarie in cui non riuscii a distinguere alcuna forma.</p><p>Dall�esterno non proveniva alcun rumore. Ero del tutto solo, in un piccolo universo silenzioso, in cui si udivano soltanto il frusciare del mio respiro e il palpitare del mio cuore: gli stessi suoni che soltanto poco tempo prima avevo accolto con gioia veemente.</p><p>Con il trascorrere del tempo, mi s�imposero le necessit� fisiologiche. Resistetti il pi� a lungo possibile, ma alla fine fui costretto a scavare fosse nella sabbia per orinare e per evacuare.</p><p>Nel coprire la prima fossa, provai la pi� spiccata vergogna. Mi chiesi come avrebbero giudicato il mio comportamento gli Uomini Stellari di quel remoto 1891.</p><p>Allorch� la stanchezza mi sopraffece, sedetti sulla sabbia, addossato alla parete, e dopo un poco mi tolsi gli occhiali, perch� la loro luminosit� m�impediva di riposare. Tenendoli in mano, mi addormentai.</p><empty-line/><p>Cos� inizi� il mio soggiorno in quella prigione bizzarra. La mia paura iniziale si plac�, sostituita poco a poco dalla noia e dall�inquietudine. La prigionia mi ramment� il periodo che avevo trascorso nella Gabbia di Luce dei Morlock, da cui ero uscito senza alcun desiderio di ripetere l�esperienza. Mi convinsi che tutto, persino il pericolo, sarebbe stato preferibile a rimanere in quella cella sigillata e tediosa. L�esilio nel paleocene a cinquanta milioni di anni dal giornale pi� accessibile, mi aveva guarito dall�antica compulsione alla lettura, comunque temetti, a volte, di essere sul punto d�impazzire per l�impossibilit� di conversare.</p><p>Durante ogni mio periodo di sonno, le ciotole vennero riempite di cibo e di acqua, senza che riuscissi a capire in qual modo: non trovai alcuna traccia di macchine capaci di spuntare dalle pareti o dal pavimento, come quelle dei Morlock, e neppure vidi qualcuno entrare in qualche modo.</p><p>Una volta, per puro esperimento, mi addormentai <emphasis>sopra</emphasis> una ciotola collocata nella sabbia. Al risveglio, mi accorsi di avere un fianco bagnato e scoprii, nell�alzarmi, che la ciotola era stata portentosamente riempita d�acqua.</p><p>Giunsi cos� a congetturare che ogni ciotola contenesse una micromacchina capace, in qualche modo, di <emphasis>ricavare</emphasis> l�acqua e il cibo dalla sostanza dei contenitori stessi, oppure dall�aria. Pur senza avere alcun desiderio di verificare, supposi che micromacchine dello stesso genere, invisibili e silenziose, provvedessero ad eliminare i miei rifiuti organici sepolti nella sabbia. La possibilit� che ne derivava era bizzarra e poco allettante.</p></section><section><title><p>2</p><p>Esperimenti e meditazioni</p></title><p>Dopo tre o quattro giorni, sentii la necessit� di lavarmi a dovere. Infatti, come ho detto, la stanza non aveva nulla che assomigliasse a un impianto sanitario, e le abluzioni che potevo permettermi con l�acqua potabile delle ciotole non erano affatto soddisfacenti: desideravo un bagno, o meglio ancora una nuotata nel mare paleocenico.</p><p>Forse merito di essere considerato ottuso a questo proposito, comunque pass� un certo tempo prima che dedicassi nuovamente la mia attenzione al cubo di porcellana che ho gi� descritto, e che avevo sempre ignorato dopo la prima ispezione della stanza. Mi avvicinai dunque al cubo. Allorch� posai cautamente un piede sulla superficie di porcellana, le pareti emisero getti di vapore.</p><p>D�improvviso, capii. In un accesso d�entusiasmo, mi spogliai completamente, tranne gli occhiali, quindi montai sul cubo. Il vapore mi avvolse, facendomi sudare, e l�umidit� mi appann� le lenti. Mi ero aspettato che il vapore si diffondesse, trasformando la stanza in una sauna; invece rimase confinato alla zona del cubo, senza dubbio grazie a un sistema basato sulle differenze di pressione atmosferica.</p><p>Ebbene, <emphasis>quello</emphasis> era il mio bagno. Non aveva tutte le attrezzature di quelli della mia epoca, ma dopotutto� Perch� mai avrebbe dovuto? La mia casa di Petersham Road era ormai irrimediabilmente perduta nella molteplicit� della storia. Ricordai che i Romani, i quali non conoscevano il sapone, n� altri detergenti, erano stati costretti a ricorrere alla stimolazione della sudorazione per lavarsi. Anche nel mio caso la sauna si rivel� efficace, tuttavia, non disponendo di attrezzi appositi, simili a quelli usati dai Romani, non ebbi altra scelta che usare le unghie per raschiare via la sporcizia dalla pelle.</p><p>Smontato dalla sauna, mi chiesi che cosa avrei potuto usare al posto dell�asciugamano che non avevo. Sul momento, pensai con riluttanza che avrei dovuto rassegnarmi a usare gli indumenti. Poi ebbi un�ispirazione: ricorsi alla sabbia, scoprendo che, sebbene ruvida, asciugava bene la pelle.</p><p>L�esperienza con la sauna m�indusse a riflettere. Come avevo potuto essere tanto poco perspicace da non capire prima l�ovvia funzione dell�apparecchio? Anche nella mia epoca, dopotutto, i piaceri e i vantaggi degli impianti idraulici e sanitari erano sconosciuti in parecchie regioni del mondo, e persino in molti quartieri londinesi, se si doveva credere alle storie strazianti della <emphasis>Pall Mall Gazette.</emphasis></p><p>Era evidente che gli Stellari si erano impegnati parecchio per creare un ambiente adatto al mio sostentamento. Dunque mi trovavo <emphasis>davvero</emphasis> in una storia radicalmente diversa, e forse tutte le stranezze della stanza non erano tanto significative o bizzarre quanto sembravano a me.</p><p>Bench� equivalesse a una camera d�albergo della mia epoca, la stanza era dotata di un impianto sanitario (se cos� si poteva chiamare), dell�et� precristiana, e mi forniva cibi che sarebbero stati pi� adatti a uno dei miei lontani progenitori primitivi, vissuti quarantamila anni prima della mia nascita.</p><p>Insomma, era un ambiente composto da un�accozzaglia di elementi che ricordavano le epoche pi� diverse. D�altronde, mi sembr� di cogliere una coerenza in tale assemblaggio.</p><p>Meditai sulla differenza che mi separava dagli abitanti di quell�epoca. Erano trascorsi cinquanta milioni di anni dalla fondazione di Prima Londra, ossia una fase evolutiva cento volte superiore a quella che divideva l�umanit� a cui appartenevo dai Morlock. In un periodo tanto inimmaginabilmente lungo, il tempo accumulato veniva compresso come gli strati geologici. Di conseguenza, l�intervallo fra me e Giulio Cesare, e persino quello fra me e i primi rappresentanti del genere umano sulla Terra, si riducevano pressoch� a nulla, anche se dalla <emphasis>mia</emphasis> prospettiva sembravano immensi.</p><p>Tenuto conto di tutto questo, i miei ospiti sconosciuti si erano dimostrati molto abili nel progettare un ambiente adatto alla mia sopravvivenza.</p><p>Comunque, nonostante tutte le mie esperienze, conservavo una mentalit� radicata nel mio secolo, e in una sola, piccola regione del globo. Tale considerazione mortificante mi rese consapevole della mia meschinit� di spirito, cos� che per qualche tempo rinunciai, seppure con riluttanza, alla contemplazione interiore. Di natura, non sono meditabondo, quindi non tardai a risentire nuovamente della reclusione. Anche se potevo sembrare ingrato, e non sapevo come fare ad ottenerla, volevo riavere la mia libert�!</p><empty-line/><p>Ero nella cella da circa quindici giorni, quando, improvvisa e inaspettata, giunse la mia liberazione.</p><p>Mi destai nell�oscurit� e mi alzai a sedere, privo di occhiali.</p><p>Sul momento, non capii che cosa mi avesse svegliato. Poi udii un suono morbido, gentile, lontano: un <emphasis>respiro,</emphasis> che si udiva a stento. Se fosse giunto dalle strade di Richmond, nelle prime ore del mattino, non mi avrebbe mai svegliato. Ma <emphasis>l�,</emphasis> nell�isolamento protratto, i miei sensi si erano affinati, e da quindici giorni non udivo rumori, tranne quelli che io stesso producevo, e i sibili della sauna.</p><p>Rimisi gli occhiali, e la luce mi accec�. Impaziente di vedere, battei le palpebre per scacciare le lacrime.</p><p>Nella stanza si stava insinuando una luce pallida e gentile come quella della luna: a circa quindici centimetri dal pavimento, in una delle false finestre, <emphasis>si apr� una porta,</emphasis> di forma romboidale.</p><p>Mi alzai, indossai la camicia, che avevo l�abitudine di usare, piegata, come cuscino, e mi avvicinai alla porta. Il respiro che mi aveva svegliato divenne pi� forte; poi, come il chioccolio di un ruscello sul sussurro di una brezza, vi si sovrappose una voce gorgogliante e quasi umana, che subito riconobbi.</p><p>La porta comunicava con un�altra stanza, simile alla mia nella forma e nelle dimensioni, per� priva di false finestre, di dipinti e di sabbia sul pavimento. Nelle pareti spoglie, di un semplice grigio metallico, vidi alcune finestre chiuse e una porta dotata di una maniglia. L�ambiente conteneva un unico oggetto, che la dominava: se non era la piramide che avevo visto per l�ultima volta quando aveva incominciato a manipolarmi lentamente e dolorosamente, era un�altra, del tutto identica. Come ho detto, era alta quanto un uomo, ossia circa un metro e ottanta, ed era altrettanto larga alla base. Le facce metalliche brulicavano interamente di minuscoli insetti, anch�essi metallici, simili a formiche.</p><p>Tuttavia, tale mostruosit� attrasse a malapena la mia attenzione, perch� dinanzi ad essa, intento ad esaminarne una faccia mediante uno strumento ottico, stava Nebogipfel.</p><empty-line/><p>Avanzai quasi incespicando, con le braccia protese per la gioia, ma il Morlock rimase pazientemente immobile, senza reagire alla mia presenza.</p><p>��Nebogipfel! Non so dirti quanto sono contento di ritrovarti! Stavo diventando pazzo, l� dentro: pazzo di solitudine!</p><p>Nel dir questo, mi accorsi che lo strumento ottico, di forma tubolare e tutto brulicante delle stesse formiche meccaniche che coprivano interamente la piramide, era applicato all�occhio destro di Nebogipfel: quello che era rimasto cieco in seguito alla ferita. Ci� suscit� la mia repulsione, perch� non mi sarebbe affatto piaciuto che un congegno del genere fosse applicato al <emphasis>mio</emphasis> occhio!</p><p>��In veritࠗ Nebogipfel gir� verso di me l�altro occhio, grande e rosso-grigio�� sono stato <emphasis>io</emphasis> a trovare <emphasis>te,</emphasis> e a chiedere di vederti. E quale che sia la tua condizione mentale, vedo che almeno sei sano fisicamente. Ti sei ripreso dal congelamento?</p><p>Confuso, domandai:�� Quale congelamento?�� Mi palpai la pelle, pur sapendo di non avere lesioni.</p><p>��Allora hanno fatto un buon lavoro.�� Chi?</p><p>��I Costruttori Universali.</p><p>Immaginai che Nebogipfel si riferisse, con tale nome, alla macchina piramidale e alle sue simili. Notai che aveva il portamento eretto, la pelliccia pulita e spazzolata. A differenza di me, non aveva bisogno di occhiali in quella luminosit� lunare: evidentemente entrambe le stanze erano state progettate tenendo conto pi� delle sue esigenze che delle mie.</p><p>��Hai un ottimo aspetto, Morlock�� dissi, cordialmente.�� Vedo che non sei pi� zoppo, e che anche il braccio � guarito.</p><p>��I Costruttori sono riusciti a guarire le mie infermit� pi� antiche. Ad essere sincero, adesso sono sano come quando montai per la prima volta a bordo della tua macchina del tempo.</p><p>��Tranne l�occhio�� obiettai, con un certo rammarico, perch� ero stato io a ferirlo, in preda al terrore e alla collera.�� Se non sbaglio, questi� Costruttori non sono riusciti a salvarlo.</p><p>��Il mio occhio?�� Perplesso, Nebogipfel tir� indietro la testa. Lo strumento ottico gli si stacc� dal viso con uno schiocco flaccido, attutito, e penzol�, mentre la piramide lo riassorbiva.�� Niente affatto. Ho <emphasis>scelto</emphasis> che fosse ricostruito in questo modo. Offre determinati vantaggi, anche se debbo ammettere di avere avuto una certa difficolt� a spiegare i miei desideri ai Costruttori�</p><p>Quando Nebogipfel si volse verso di me, scoprii che non aveva pi� l�occhio cieco: l�orbita era stata scarnificata, allargata, approfondita, e luccicava tutta di umido metallo formicolante.</p></section><section><title><p>3</p><p>Il costruttore universale</p></title><p>A differenza di me, Nebogipfel non aveva ottenuto soltanto una cella misera, bens� un autentico appartamento, composto di quattro stanze coniche, ciascuna delle dimensioni della mia, tutte fornite delle porte e delle finestre che i nostri ospiti non avevano ritenuto di dover concedere a me: era evidente che avevano maggiore considerazione per l�intelletto del Morlock che per il mio.</p><p>Nell�appartamento, come nella mia cella, l�arredamento era pressoch� inesistente, ma per Nebogipfel questo non era un incomodo, perch� i Morlock avevano necessit� molto semplici. Comunque, in una stanza trovai un oggetto bizzarro: un tavolo quadrangolare, quasi rettangolare, di tre metri e mezzo per un metro e ottanta, con un morbido rivestimento arancione. Distribuite lungo i bordi imbottiti, aveva alcune buche bordate di una sostanza dura, verde e brillante. Sul piano stava una boccia bianca di un materiale denso. Quando la spinsi, la boccia corse con un�accelerazione notevole, poich� il rivestimento non era di panno, e rimbalz� contro i bordi con una serie di bei tonfi solidi.</p><p>Mi sforzai di capire quale potesse essere la funzione di quel tavolo, ma infine fui costretto ad arrendermi: come risulta evidente dalla mia stessa descrizione, non era nulla pi� che un biliardo. Pensai che potesse trattarsi di un�altra eco distorta del diciannovesimo secolo, ma in tal caso si sarebbe trattato di una scelta assai stravagante. In ogni modo, con una sola boccia e senza stecche, non mi avrebbe potuto procurare un gran divertimento.</p><p>Sconcertato, lasciai perdere il biliardo per esaminare le porte e le finestre. Le porte, che si aprivano e si chiudevano per mezzo di semplici maniglie, conducevano alle altre stanze dell�appartamento, oppure alla mia cella: nessuna si apriva sul mondo esterno. I pannelli che coprivano le finestre trasparenti, invece, potevano essere sollevati. Cos�, per la prima volta, mi fu possibile osservare il nuovo 1891: la Terra Bianca.</p><p>Scoprii di trovarmi a parecchie centinaia di metri dal suolo, in cima a un immensa torre cilindrica. Tutto ci� che vidi rafforz� la prima impressione che avevo avuto allorch� avevo guardato dalla scialuppa temporale, poco prima di essere sopraffatto dal freddo: il mondo era ammantato di ghiacci perenni. Sotto il cielo colore dell�acciaio, il suolo gelato era grigio-bianco come osso nudo, del tutto privo dell�attraente sfumatura azzurra che si scorge talvolta sui campi innevati. Mi fu del tutto chiara la condizione di stabilit� spaventevole descritta da Nebogipfel: la luce scintillava ferocemente sul manto di ghiaccio sfregiato che avvolgeva la Terra, e il biancore del carapace planetario respingeva il calore solare nella sentina dello spazio. Il mondo disgraziato era destinato a giacere per l�eternit� in fondo all�abisso di ghiaccio della stabilit� climatica: la stabilit� definitiva della morte.</p><p>Sparsi qua e l� sulla distesa gelata vidi alcuni Costruttori, tutti identici a quello che si trovava nell�appartamento di Nebogipfel, ciascuno solo e immobile come un monumento mal costruito: una chiazza di acciaio grigio sul ghiaccio bianco come avorio. Non ne vidi mai muovere nessuno! Sembrava che semplicemente apparissero, forse materializzandosi dall�atmosfera. Soltanto in seguito scoprii che tale ipotesi non si discostava troppo dal vero.</p><p>Sebbene defunto, il mondo non era privo di tracce d�attivit� intelligente. Il paesaggio era trafitto da giganteschi edifici simili a quello in cui ci trovavamo, di semplice forma geometrica: cilindri, coni, cubi. Dall�altezza a cui mi trovavo, ne vidi a meridione e a occidente, sparsi fino a Battersea, Fulham, Mitcham, e oltre: a quanto potei giudicare, distavano mediamente un miglio l�uno dall�altro. Nell�insieme, la distesa ghiacciata, i Costruttori muti, gli edifici anonimi e sparpagliati, componevano una Londra tetra, desolata e inumana.</p><empty-line/><p>Quando tornai nella stanza adiacente alla mia cella, Nebogipfel stava ancora dinanzi al Costruttore. Dalla faccia argentea, che scintillava e s�increspava come la superficie di un lago inclinato in cui nuotassero pesci metallici, spunt� un tubo sfavillante dello stesso materiale, del diametro di alcuni centimetri, che si protese verso il volto in attesa del Morlock.</p><p>Era lo strumento ottico che avevo visto poco prima: in un istante, si adatt� al cranio di Nebogipfel.</p><p>Girai intorno al Costruttore, per osservarlo meglio. Come ho detto, aveva l�aspetto di un mucchio di scorie fuse. Era animato e mobile, giacch� lo avevo visto (o avevo veduto un suo simile), strisciare sul mio corpo. Eppure non riuscivo a immaginare neppure lontanamente quale fosse la sua funzione. La superficie era tutta coperta di ciglia metalliche ondeggianti, simili a limatura di ferro, che avevano tutto l�aspetto di essere attive e intelligenti. Nell�osservare la faccia pullulante, ebbi la sensazione esasperante che, per quanto mi sforzassi, la sua complessit� microscopica sfuggisse ai miei occhi ormai vecchi. Il suo brulicare meccanico, che pure aveva qualcosa di vivo, risultava affascinante e, al tempo stesso, ripugnante. Non tentai di toccarla, perch� non riuscivo a sopportare neppure l�idea che quelle ciglia formicolanti sfiorassero la <emphasis>mia</emphasis> pelle. Inoltre, non disponevo di strumenti per esaminarla, e tantomeno per studiarne la struttura.</p><p>L�attivit� particolarmente intensa lungo i bordi inferiori del Costruttore attir� la mia attenzione. Accosciandomi per osservare meglio, scoprii che minuscole colonie di ciglia metalliche, ciascuna delle quali era grande come una formica o persino pi� piccola, si staccavano perennemente dal corpo. Di solito sembravano dissolversi al contatto con il pavimento, indubbiamente perch� si suddividevano in componenti microscopici che non potevo vedere. Talvolta, per�, si allontanavano percorrendo il pavimento come formiche, verso destinazioni ignote. Allo stesso modo, altre colonie di ciglia spuntavano dal pavimento, si arrampicavano sul Costruttore, e vi si fondevano, diventandone parte integrante.</p><p>��� un fenomeno sbalorditivo�� commentai.�� Per� non � difficile capirlo. I componenti si attaccano al Costruttore, oppure se ne staccano. <emphasis>S�</emphasis> allontanano strisciando sul pavimento, o magari volano via, per quanto ne so. Se sono difettosi muoiono, per cos� dire, oppure si uniscono alla carcassa scintillante di qualche altro Costruttore sfortunato. Dannazione! Il pianeta dev�essere coperto da uno strato sottile di ciglia staccate, che brulicano dappertutto! Fra un certo periodo di tempo, magari un secolo, non rimarr� nulla del corpo originale di questo mostro che vediamo qui: tutti i suoi pezzi, analoghi ai capelli, ai denti, agli occhi, se ne saranno andati a far visita ai suoi vicini!</p><p>��Non � una condizione unica�� rispose Nebogipfel.�� Anche nel tuo corpo, e nel mio, le cellule muoiono e si riformano continuamente.</p><p>��Forse. Ma anche cos� Come pu� essere considerato questo Costruttore? � forse un individuo? Insomma, se compro un pennello, poi sostituisco il manico, e poi ancora le setole, posso forse dire che mi � rimasto lo stesso pennello?</p><p>Il Morlock rivolse l�occhio rosso-grigio al Costruttore, quindi, mentre il tubo metallico gli affondava nell�occhio con un rumore liquido, replic�:�� Il Costruttore non � una macchina singola, come un veicolo a motore. � composto di molti milioni di micromacchine, che potresti considerare equivalenti agli arti. Sono disposte in maniera gerarchica, a partire da un corpo centrale, lungo numerosissime ramificazioni, come in un albero. I ramoscelli pi� piccoli, alla periferia, operano a livello molecolare o atomico: non puoi vederli.</p><p>��Ma a che cosa <emphasis>servono</emphasis> queste ramificazioni che sembrano insetti? Agiscono sugli atomi e sulle molecole, tuttavia� <emphasis>Perch�?</emphasis> Sembra un�attivit� tediosa e improduttiva�</p><p>��Al contrario�� rispose stancamente Nebogipfel.�� Se si pu� operare al livello pi� fondamentale della materia, e se si dispone di tempo e di pazienza sufficienti, si pu� ottenere qualunque cosa.�� Di nuovo, mi guard�.�� Per esempio, senza la tecnica molecolare dei Costruttori, tu ed io non saremmo sopravvissuti alla prima esposizione al gelo della Terra Bianca.</p><p>��Che cosa intendi dire?</p><p>��Sei stato operato �chirurgicamente� a livello molecolare, dove il congelamento aveva inflitto i suoi danni�</p><p>In maniera orrendamente dettagliata, Nebogipfel spieg� che il congelamento aveva spaccato le pareti delle mie stesse cellule, nonch� delle sue, e che nessuna tecnica chirurgica della mia epoca avrebbe mai potuto salvarmi. Invece, le micromacchine si erano staccate dal Costruttore e avevano viaggiato <emphasis>all�interno</emphasis> del mio organismo, riparando a livello molecolare le cellule danneggiate. Per dirlo in maniera spicciola, dopo avere attraversato il mio corpo, ne erano uscite per riunirsi al Costruttore.</p><p>In sostanza, ero stato ricostruito dall�interno da un esercito di brulicanti formiche metalliche, e cos� pure Nebogipfel.</p><p>Un gelo pi� intenso di quello che mi aveva accolto nella Terra Bianca mi fece rabbrividire. Quasi involontariamente, mi grattai le braccia come per purgarmi dell�infezione tecnica.�� Ma una tale invasione � mostruosa�� protestai.�� Al pensiero di quelle minuscole macchine alacri che mi attraversano il corpo�</p><p>��Se ben capisco, avresti preferito i rozzi bisturi invasivi dei chirurghi della tua epoca�</p><p>��Forse no, ma�</p><p>��Ti rammento che <emphasis>tu,</emphasis> per contro, non sei stato capace neppure di aggiustarmi una frattura senza rendermi zoppo.</p><p>��Ma � diverso: non sono un medico!</p><p>��Immagini forse che questo essere lo sia? Comunque, se avresti preferito morire, si pu� senza dubbio rimediare�</p><p>��Naturalmente no!�� Continuai a grattarmi, sapendo che sarebbe trascorso parecchio tempo prima che mi sentissi a mio agio nel corpo ricostruito. Tuttavia, trovai una goccia di conforto:�� Almeno, i microarti del Costruttore sono soltanto macchine�</p><p>��Cosa vuoi dire?</p><p>��Non sono vive! Se lo fossero�</p><p>Liberatosi dallo strumento ottico, Nebogipfel si volse a fronteggiarmi, con l�orbita vuota scintillante di ciglia metalliche:�� Sbagli. Queste strutture <emphasis>sono</emphasis> vive.</p><p>��Cosa?!</p><p>��Lo sono, secondo ogni definizione ragionevole del termine. Possono riprodursi. Possono modificare localmente la struttura ambientale. Possono subire trasformazioni interne indipendentemente dagli stimoli esterni. Dispongono di una memoria a cui possono accedere a volont�. E queste sono tutte caratteristiche della vita e dell�intelligenza. I Costruttori sono vivi <emphasis>e</emphasis> coscienti. Sono tanto coscienti quanto te o me: anzi, lo sono maggiormente.</p><p>��Ma � impossibile�� obiettai, confuso.�� Questa � una macchina�� aggiunsi, indicando il Costruttore.�� � artificiale.</p><p>��Non � la prima volta che dimostri di avere un�immaginazione limitata�� ribatt� severamente Nebogipfel.�� Perch� mai si dovrebbero imporre i limiti della struttura umana a un essere meccanico? Con la vita delle macchine�</p><p><emphasis>��Vita?!</emphasis></p><p>��Con la vita delle macchine, si � liberi di esplorare altre morfologie, altre forme.</p><p>Guardai il Costruttore, inarcando un sopracciglio:�� La morfologia della siepe di ligustro, per esempio!</p><p>��Inoltre, <emphasis>lui</emphasis> ha potuto riparare <emphasis>te.</emphasis> Ci� ti rende forse meno vivo?</p><p>La discussione stava diventando di gran lunga troppo metafisica per me. Cominciai a camminare intorno al Costruttore;�� Ma se � vivo e consapevole� � forse una singola persona, oppure � diverse persone? Ha un nome? Ha un�anima?</p><p>Di nuovo, Nebogipfel si volse al Costruttore, lasciandosi inserire lo strumento ottico:�� <emphasis>Un�anima?</emphasis> Questo � un tuo <emphasis>discendente,</emphasis> come lo sono io, seppure in un corso della storia diverso. Ho un�anima, <emphasis>io? E tu?��</emphasis> Ci� detto, mi ignor�, riprendendo a scrutare nel cuore del Costruttore.</p></section><section><title><p>4</p><p>La stanza da biliardo</p></title><p>Pi� tardi, Nebogipfel si un� a me in quella che avevo definito la Stanza da Biliardo.</p><p>Mentre Nebogipfel mangiava un piatto di cibo simile a formaggio, sedetti piuttosto mestamente sul bordo del biliardo, a far correre l�unica boccia, che aveva la tendenza a comportarsi in maniera alquanto peculiare. Miravo alla buca che avevo di fronte, spesso la centravo, e quindi dovevo poi girare intorno al biliardo per recuperare la boccia dalla reticella in cui era caduta. Talvolta, invece, si udiva una specie di <emphasis>schiocco</emphasis> al centro della superficie vuota, la boccia eseguiva di scatto una strana rotazione, troppo rapidamente perch� l�occhio potesse percepirla, e poi proseguiva fino a destinazione, come avveniva di solito, oppure, in alcuni casi, subiva una deviazione accentuata. Una volta, persino, mi ritorn� in mano.</p><p>��Hai visto, Nebogipfel?�� chiesi.�� � stranissimo. Il piano sembra sgombro, eppure, una volta su due, la boccia incontra un ostacolo.�� Effettuai alcune dimostrazioni a beneficio del Morlock, il quale mi osserv� distrattamente.�� Be�, se non altro, sono contento di non giocare una partita. Conosco almeno un paio di persone che sarebbero capaci di venire alle mani, per disguidi del genere.�� Stanco di giocherellare oziosamente, posai la boccia al centro del biliardo.�� Mi chiedo per quale ragione i Costruttori abbiano collocato qui questo tavolo. Voglio dire, � l�unico nostro vero mobile, a meno che tu voglia contare anche il Costruttore che sta di l�� Mi domando se sia destinato allo <emphasis>snooker,</emphasis> oppure al gioco normale�</p><p>Divertito, Nebogipfel domand�:�� Fa differenza?</p><p>��Direi! Nonostante la sua popolarit�, lo <emphasis>snooker</emphasis> � un gioco rudimentale. � un bel passatempo per gli ufficiali annoiati di stanza in India, che lo hanno inventato, ma a mio modesto parere non ha nulla in comune con la <emphasis>scienza</emphasis> del biliardo�</p><p>In quel momento, sotto i miei occhi, una seconda boccia schizz� fuori da una buca e rotol� verso la prima boccia, ferma al centro del biliardo.</p><p>Mi curvai ad osservare:�� Che cosa diavolo sta succedendo?</p><p>Intanto che la seconda boccia rotolava lentamente, potei osservarla nei dettagli: aveva esattamente gli stessi graffi, in particolare una scalfittura unica e inconfondibile, che la mia boccia, non pi� liscia e bianca, si era procurata nel corso dei numerosi esperimenti a cui l�avevo sottoposta.</p><p>Finalmente, la seconda boccia urt� la prima con un solido <emphasis>clunk,</emphasis> poi si ferm�, mentre l�altra iniziava a correre sul biliardo.</p><p>��Sai una cosa?�� commentai.�� Se non sapessi che � impossibile, giurerei che questa boccia spuntata dal nulla � la stessa con cui giocavo prima.�� Mentre indicavo la lunga scalfittura peculiare che avevo individuato, Nebogipfel si avvicin�.�� Vedi? Riconoscerei questo graffio anche al buio. Queste due bocce sono gemelle: assolutamente identiche.</p><p>��Forse�� replic� calmo Nebogipfel�� sono la stessa boccia.</p><p>Nel frattempo, la prima boccia urt� un bordo imbottito e rimbalz�, poi, a causa della geometria irregolare del biliardo, corse verso la buca da cui era spuntata la seconda boccia.</p><p>��Com�� possibile? Voglio dire, una macchina del tempo potrebbe trasportare nello stesso spazio due versioni del medesimo oggetto: basta pensare a me e a Mos�! Per� qui non vedo nessun apparecchio temporale. E poi, a che cosa servirebbe?</p><p>Seppure rallentando sempre pi�, la prima boccia scivol� nella buca e scomparve.</p><empty-line/><p>Raccolsi la seconda boccia, apparsa misteriosamente, per esaminarla: mi sembr� una copia esattamente identica dell�altra. Quando frugai nella reticella della buca, scoprii che era vuota: la prima boccia era scomparsa, come se non fosse mai esistita.</p><p>��Be�, questo biliardo � pi� ingannevole di quanto immaginassi� Che cosa credi che sia accaduto? Credi che questo sia quello che succede quando la corsa della boccia viene disturbata e si verifica quella sorta di schiocco che ti ho indicato prima?</p><p>Sul momento, Nebogipfel non rispose: soltanto in seguito dedic� una parte del suo tempo a me e agli enigmi di quel biliardo strano.</p><p>Nella speranza di trovare un congegno nascosto, esaminai il biliardo, ma invano: non vi era nessun meccanismo segreto in grado d�inghiottire o di vomitare le bocce. Ma se anche si fosse trattato di un trucco tanto rozzo, non sarebbe bastato a spiegare l�apparente identit� fra le due bocce.</p><p>Sul momento non capii, per� rimasi colpito dalla strana luminosit� verdastra dei bordi delle buche, che mi ramment� moltissimo la <emphasis>plattnerite.</emphasis></p><empty-line/><p>Successivamente, Nebogipfel mi rifer� ci� che aveva appreso sul conto dei nostri salvatori.</p><p>L�amico silenzioso che si trovava in soggiorno apparteneva ai Costruttori: una specie molto diffusa, che non abitava soltanto la Terra, bens� anche i pianeti rimodellati e persino le stelle.</p><p>��Devi sbarazzarti dei tuoi preconcetti, in modo da considerare questi esseri con mentalit� aperta�� esort� Nebogipfel.�� <emphasis>Non</emphasis> sono simili agli umani.</p><p>��Questo posso accettarlo.</p><p>��No, non credo. Tanto per cominciare, non devi pensare che i Costruttori siano individui, come te o come me. <emphasis>Non</emphasis> sono esseri umani rivestiti di metallo! Sono qualitativamente differenti.</p><p>��Perch�? A causa del fatto che sono composti di unit� intercambiabili?</p><p>��In parte. Due Costruttori potrebbero fondersi come due gocce di liquido, cos� da formare un solo essere, e poi dividersi nuovamente, con la medesima facilit�. Sarebbe impossibile, nonch� futile, cercare di risalire alle origini dell�uno o dell�altro componente.</p><p>Tale spiegazione mi fece comprendere la ragione per cui sembrava che i Costruttori che avevo visto all�esterno della torre non si muovessero mai. Non avevano nessun <emphasis>bisogno</emphasis> di trascinare in giro i loro corpi grandi, goffi e pesanti, se non per un motivo eccezionale, come quando avevano riparato Nebogipfel e me: bastava che si dividessero nelle loro unit� fondamentali, le quali erano in grado di strisciare sul ghiaccio come tanti vermi.</p><p>��Ma ci� che pi� conta � la coscienza dei Costruttori, i quali vivono in un mondo che possiamo immaginare a stento: si potrebbe dire che abitano un Mare d�Informazioni.</p><p>Mediante i fonografi e altre macchine, tutti i Costruttori Universali erano in comunicazione gli uni con gli altri, inclusi quelli che abitavano le stelle pi� remote, e si scambiavano costantemente informazioni, teorie, cognizioni, notizie, interpretazioni. Tale modo di comunicare era talmente rapido e onnicomprensivo, che in realt� non era affatto analogo al discorso umano.</p><p>��Ma tu�� obiettai�� hai parlato con loro, sei riuscito ad ottenere informazioni da loro. Come hai fatto?</p><p>��Imitando i loro modi d�interazione.�� Nebogipfel si tast� cautamente l�orbita vuota.�� Ho dovuto compiere questo sacrificio.�� E il suo occhio naturale scintill�.</p><p>In sostanza, Nebogipfel aveva fatto in modo di poter immergere la propria mente nel Mare d�Informazioni: tramite l�orbita alterata era in grado di attingere informazioni direttamente dal Mare, senza la mediazione dei mezzi di espressione convenzionali.</p><p>L�idea di una tale invasione della confortevole oscurit� del mio cranio mi fece rabbrividire:�� E credi che <emphasis>valga la pena</emphasis> avere sacrificato un occhio?</p><p>��Oh, s�: abbondantemente. Ascolta� Capisci che cosa sono i Costruttori? Sono una struttura vitale diversa: sono uniti, non soltanto in virt� della condivisione a livello fisico, bens� anche a livello di esperienza. Riesci a immaginare che cosa pu� essere l�esistenza in un ambiente come il Mare d�Informazioni?</p><p>Pensoso, ricordai i seminari alla Royal Society, in cui numerose menti giovani e agili avevano proposto e discusso collettivamente idee nuove, confutandole, correggendole, perfezionandole. Ricordai anche alcune delle mie antiche cene del gioved� sera, in cui, con il contributo di abbondanti quantit� di vino, lo scontro delle idee diventava tanto rapido e fitto, ch�era difficile stabilire quando un partecipante s�interrompeva e un altro proseguiva.</p><p>Allorch� gliene ebbi parlato, Nebogipfel approv�:�� S�, si tratta esattamente di questo. Capisci, adesso? Per�, nel caso dei Costruttori Universali, le conversazioni e le discussioni sono perenni, e avvengono <emphasis>alla velocit� della luce,</emphasis> con la trasmissione diretta del pensiero da una mente all�altra. Di conseguenza, chi pu� mai stabilire dove inizia la coscienza di <emphasis>uno</emphasis> e dove finisce quella di un <emphasis>altro!</emphasis> Certi pensieri, certi ricordi, appartengono ad uno, oppure a un altro? Riesci a comprendere le implicazioni di tutto ci�?</p><p>Sulla Terra, e forse anche su tutti gli altri mondi abitati, dovevano esistere immensi nuclei mentali, composti di milioni di Costruttori, fusi insieme a formare immense entit� divine che conservavano la coscienza della specie: in un certo senso, secondo Nebogipfel, la specie in quanto tale era dotata di coscienza.</p><p>Di nuovo, ebbi la sensazione che ci stessimo perdendo nella metafisica:�� Tutto ci� � molto affascinante, e va bene. Forse, per�, dovremmo tornare ai problemi pratici della nostra situazione� Che cosa c�entriamo, noi, con tutto questo?�� Mi volsi al Costruttore paziente, che stava immobile a scintillare in mezzo alla stanza.�� E lui? Tutti questi discorsi sulla coscienza, e tutto il resto, sono interessantissimi, ma� Che cosa vuole <emphasis>lui?</emphasis> Perch� � qui? Perch� ci ha salvato la vita? E che cosa vuole da noi, adesso? Oppure tutti questi esseri meccanici collaborano come le api di un alveare, tutti uniti dalle menti comuni che hai descritto, e dunque abbiamo a che fare con gli scopi di un�intera <emphasis>specie?</emphasis></p><p>In silenzio, Nebogipfel si massaggi� il viso. Avvicinatosi al Costruttore, comunic� mediante la sonda, e pochi minuti dopo fu ricompensato con un piatto che usc� <emphasis>dal corpo scintillante del Costruttore medesimo,</emphasis> e che conteneva una porzione dello stesso cibo simile al formaggio di cui mi ero nutrito anch�io sulla Sfera.</p><p>Osservai con disgusto mentre Nebogipfel si rifocillava con quel cibo rigurgitato. In verit�, non era pi� orribile delle produzioni del Pavimento della Sfera, eppure nella fusione fra vita e macchina che era tipica dei Costruttori vi era qualcosa che trovavo ripugnante. Risolutamente, evitai di speculare sull�origine dei cibi e dell�acqua di cui mi ero nutrito.</p><p>��Non possiamo considerare <emphasis>uniti</emphasis> i Costruttori�� riprese Nebogipfel.�� Sono <emphasis>connessi.</emphasis> E tuttavia non condividono uno scopo comune, come, ad esempio, i componenti della tua personalit�.</p><p>��Perch� no? Sarebbe eminentemente saggio. Con una comunicazione perfetta e ininterrotta, non vi sarebbe bisogno di spiegazioni e di comprensioni, non si creerebbero conflitti�</p><p>��Non � affatto cos�. Nella sua totalit�, l�universo mentale dei Costruttori � troppo vasto.</p><p>Di nuovo, Nebogipfel descrisse il Mare d�Informazioni, in cui le strutture di pensiero, complesse, in continua evoluzione, evanescenti, si creavano a partire dai materiali grezzi, e si distruggevano.</p><p>��Tali strutture sono analoghe alle teorie scientifiche della tua epoca: vengono sottoposte a continua verifica in seguito alle nuove scoperte e alle nuove interpretazioni. Il mondo della conoscenza � tutt�altro che immoto. Inoltre, ricorda il tuo amico Kurt G�del, il quale ci ha insegnato che nessun insieme di conoscenze pu� essere organizzato in un sistema compiuto e perfetto. Il Mare d�Informazioni � instabile. Le ipotesi e le intenzioni che ne emergono sono complesse e sfaccettate: di rado i Costruttori raggiungono l�unanimit� assoluta su un determinato argomento. � come una discussione interminabile, durante la quale si possono formare fazioni diverse: individualit� parziali che si coagulano intorno a una certa struttura. Si potrebbe dire che i Costruttori sono uniti dalla loro tendenza al progredire delle conoscenze della specie, ma <emphasis>non</emphasis> lo sono a proposito dei mezzi per conseguire tale progresso. In verit�, si potrebbe ipotizzare che allo sviluppo dell�integrazione si accompagna il proliferare delle fazioni, perch� aumenta la complessit� del mondo. In tal modo, la specie si evolve.</p><p>Rammentai ci� che mi aveva spiegato Barnes Wallis a proposito dell�organizzazione parlamentare del 1938, in cui l�opposizione era stata sostanzialmente bandita quale attivit� criminale, in quanto distoglieva le energie dall�unico approccio corretto alle cose, la cui validit� evidente non aveva bisogno di dimostrazione. Invece, se ci� che Nebogipfel diceva era esatto, non poteva esistere <emphasis>nessuna</emphasis> risposta universalmente corretta a nessun tipo di quesito: come avevano imparato i Costruttori, la molteplicit� dei punti di vista era necessaria nell�universo in cui ci trovavamo.</p><p>Pazientemente, Nebogipfel mastic� il suo cibo simile al formaggio, poi inser� di nuovo il piatto nel corpo del Costruttore, che lo riassorb�. Nell�osservarlo, pensai che fosse confortante, per il Morlock, quel processo di produzione tanto simile a quello del Pavimento della Sfera.</p></section><section><title><p>5</p><p>Terra Bianca</p></title><p>Trascorsi molte ore, sia in solitudine sia in compagnia di Nebogipfel, alle finestre dell�appartamento.</p><p>Non vidi alcuna traccia di vita animale o vegetale sulla superficie della Terra Bianca. A quanto potevo capire, eravamo isolati nella nostra piccola bolla di luce e di calore in cima alla torre immensa, che non abbandonammo mai per tutta la durata della nostra permanenza in quel mondo.</p><p>Di notte, solitamente, il cielo era limpido, con una lieve brina di cirri ad alta quota, nell�atmosfera esaurita e letale. Ma nonostante questa limpidezza, e non riuscivo a capire perch�, <emphasis>non si vedevano stelle,</emphasis> o meglio, se ne vedevano pochissime, rispetto alla moltitudine che un tempo aveva sfolgorato nel firmamento terrestre. Lo avevo notato subito, al momento del nostro arrivo, per� avevo pensato che si trattasse dell�effetto del freddo, o del mio smarrimento. Tuttavia m�inquiet� averne la conferma quando ero in pieno possesso delle mie facolt�, non pi� minacciato dal congelamento: fu forse il fenomeno pi� strano di quel mondo.</p><p>La luna, paziente compagna, girava ancora intorno alla Terra, attraversando le sue fasi con regolarit� immemorabile, ma le sue pianure antiche erano rimaste verdi. La luce che essa diffondeva sul paesaggio della Terra Bianca non era pi� fredda e argentea, bens� verdeggiante di un�eco gentile delle vegetazione che aveva allietato il pianeta prima che soccombesse al ghiaccio inesorabile.</p><p>Rividi lo scintillio perenne, come di una stella prigioniera, della regione pi� orientale della luna. Inizialmente avevo ipotizzato che fosse il riflesso del sole su un lago lunare, per� era tanto costante che finii col convincermi che non fosse affatto casuale. Congetturai che si trattasse di un oggetto artificiale: uno <emphasis>specchio,</emphasis> magari installato sulla cima di qualche montagna lunare, in maniera tale da riflettere perennemente la luce sulla Terra. Forse era stato collocato lass� all�epoca in cui la degradazione atmosferica della Terra, pur non essendo ancora tale da indurre l�umanit� all�esilio, era stata abbastanza grave da provocare il crollo delle civilt� sopravvissute.</p><p>Immaginai che gli abitanti della luna, discendenti dell�umanit�, ossia i <emphasis>Seleniti,</emphasis> come li si sarebbe potuti chiamare, avessero assistito al progredire degli incendi immani che avevano devastato la superficie terrestre, e avessero capito che gli umani superstiti erano ricaduti nella barbarie, stavano regredendo a una condizione prerazionale, e vivevano come selvaggi, o forse persino come animali. Era possibile che anche i Seleniti avessero subito le conseguenze di tale regressione: forse la loro societ� era dipesa dalle risorse del pianeta madre.</p><p>Quantunque addolorati per i loro parenti terrestri, i Seleniti non erano stati in grado di raggiungerli, e cos� avevano fatto ricorso a un metodo di segnalazione: avevano costruito lo specchio immenso, che doveva essere largo almeno mezzo miglio, affinch� fosse visibile dalla terra.</p><p>Forse avevano avuto intenzioni pi� ambiziose di quella di lanciare messaggi di sostegno dal cielo. Ad esempio, potevano avere fatto ricorso a qualcosa di simile alla telegrafia ottica per trasmettere informazioni agricole o tecniche: magari, il segreto perduto della macchina a vapore. Comunque, potevano avere concepito qualcosa di pi� utile di semplici auguri o incoraggiamenti.</p><p>Alla lunga, per�, tutto si era rivelato inutile: la morsa della glaciazione si era stretta intorno al pianeta, l�umanit� si era estinta poco a poco, e lo specchio gigantesco era stato abbandonato.</p><p>Queste, in ogni modo, furono soltanto le speculazioni a cui mi abbandonai guardando dalle finestre della torre. Non ebbi modo di verificarle, perch� Nebogipfel non era in grado di apprendere nei dettagli la storia della Nuova Umanit�. A prescindere da tutto ci�, lo scintillio dell�isolato specchio lunare divenne per me il simbolo, straordinariamente eloquente, del crollo dell�umanit�.</p><p>La caratteristica pi� singolare del firmamento notturno, tuttavia, non era la luna, e non lo era neppure l�assenza delle stelle. Lo era invece quella sorta di ragnatela, grande dodici volte la luna, che avevo notato subito dopo il nostro arrivo. Era un disco sospeso nello spazio interplanetario, del diametro di parecchie miglia, simile a una ragnatela scintillante di gocce di rugiada rotolanti, percorsa da centinaia di ragni che strisciavano sui fili, in maniera lenta ma percettibile, evidentemente impegnati a irrobustirla e ad ampliarla.</p><p>Le prime ore del mattino, intorno alle tre, erano quelle in cui il disco di ragnatela era visibile pi� distintamente: allora potevo distinguere i fili luminosi, tenui, sottili e spettrali, che dall�altro emisfero salivano nell�atmosfera sino al disco medesimo.</p><p>Ne discussi con Nebogipfel:�� � assolutamente straordinario� Pare che quei raggi costituiscano una sorta di struttura luminosa che assicura il disco alla Terra: sembra una vela che, gonfiata da un vento spettrale, spinge il pianeta attraverso lo spazio.</p><p>��Il tuo linguaggio � pittoresco�� rispose Nebogipfel�� per� coglie qualcosa dello spirito dell�impresa.</p><p>��Che cosa vuoi dire?</p><p>��Che � <emphasis>davvero</emphasis> una vela. Tuttavia, non spinge la Terra: piuttosto, � quest�ultima a produrre il vento che gonfia la vela.</p><p>Quella nave spaziale di nuovo genere, spieg� Nebogipfel, veniva costruita nello spazio perch� era troppo fragile per poter essere lanciata dalla Terra. La vela era costituita essenzialmente da uno specchio, e il �vento� che la gonfiava era <emphasis>luce:</emphasis> le particelle luminose che cadevano sulla superficie dello specchio, infatti, producevano una forza propulsiva, allo stesso modo in cui le molecole d�aria creavano la brezza.</p><p>��Il �vento� deriva da raggi di luce coerente, generati da proiettori grandi come cittࠗ prosegu� Nebogipfel.�� I �fili� che uniscono il pianeta alla vela sono appunto questi raggi. La pressione della luce � piccola ma persistente, nonch� di efficacia straordinaria nel trasmettere il moto, soprattutto quando ci si avvicina alla velocit� della luce.</p><p>Immaginai che i Costruttori non avrebbero viaggiato come i passeggeri degli aeromobili della mia epoca, bens� si sarebbero smembrati, in maniera tale che i loro componenti potessero unirsi alla nave. Giunti a destinazione, si sarebbero riassemblati individualmente, assumendo la forma pi� adatta al mondo da visitare.</p><p>��Quale credi che sia la destinazione della nave spaziale? La luna, un pianeta, oppure�?</p><p>Con voce assolutamente neutra, Nebogipfel rispose:�� Le <emphasis>stelle.</emphasis></p></section><section><title><p>6</p><p>Il generatore di molteplicit�</p></title><p>Durante gli esperimenti compiuti da Nebogipfel con il biliardo, si verific� pi� volte al centro del piano lo schiocco che avevo gi� notato, e in alcuni casi altre bocce, ossia altre <emphasis>copie</emphasis> dell�originale, apparvero dal nulla interferendo con la traiettoria. Talvolta la boccia, dopo la collisione, prosegu� nel proprio tragitto senza deviazioni; talaltra devi�; e in un paio di occasioni si ripet� ci� che ho gi� descritto, cio� una boccia <emphasis>ferma</emphasis> fu spostata senza l�intervento mio o di Nebogipfel.</p><p>Tutto ci� rendeva il gioco molto divertente e molto interessante. Era evidente che succedeva qualcosa di enigmatico, ma <emphasis>io,</emphasis> per quanto osservassi e meditassi, non riuscii a capire, nonostante l�indizio del baluginio di plattnerite delle buche. Constatai soltanto che minore era la velocit� della boccia, maggiore era la probabilit� che subisse una deviazione.</p><p>Invece, Nebogipfel si entusiasm� sempre pi�. Tramite la connessione con il Costruttore paziente, s�immergeva di quando in quando nel Mare d�Informazioni, da cui riemergeva dopo avere pescato qualche nuova scheggia di conoscenza; poi, mormorando fra s� e s� nella sua oscura lingua aliena, correva al biliardo per verificarla.</p><p>Finalmente pronto a comunicare le proprie ipotesi, Nebogipfel mi chiam�, proprio mentre ero nella sauna. Dopo essermi asciugato con la camicia, mi affrettai a recarmi nella stanza da biliardo.</p><p>Tanto entusiasta come non ricordavo di averlo mai visto, Nebogipfel, con un rumore dei piedini sottili sul pavimento duro, si avvicin� quasi di corsa al biliardo:�� Credo di avere capito�� annunci�, trafelato�� la funzione di questo tavolo.</p><p>��Ebbene?</p><p>��E� Come posso esprimermi? � poco pi� di un giocattolo con funzioni puramente dimostrative, per� � un <emphasis>generatore di molteplicit�.</emphasis> Capisci?</p><p>Sollevai e allargai le braccia:�� Proprio per niente, temo.</p><p>��Ormai conosci il concetto della molteplicit� della storia�</p><p>��<emphasis>Dovrei!</emphasis> � il fondamento della tua spiegazione delle ramificazioni della storia che abbiamo visitato. In ogni momento, ad ogni evento, la storia si biforca: l�ombra di una farfalla pu� cadere <emphasis>qui</emphasis> o <emphasis>l�;</emphasis> il proiettile di un assassino pu� ferire lievemente la vittima, <emphasis>oppure</emphasis> conficcarsi nel cuore di un re con conseguenze fatali� Ad ogni possibile conseguenza, ad ogni evento, corrisponde una versione diversa della storia, e tutte queste storie sono <emphasis>reali.</emphasis> Se ben capisco, sono adiacenti l�una all�altra in una quarta dimensione, come le pagine di un libro.</p><p>��Benissimo. Inoltre, sai che una cronomacchina, incluso il tuo prototipo, provoca biforcazioni <emphasis>pi� ampie,</emphasis> che generano nuove storie, alcune delle quali sarebbero impossibili <emphasis>senza</emphasis> l�intervento della macchina medesima. Ad esempio� questa!�� Nebogipfel gesticol� con le mani, a indicare lo spazio in cui ci trovavamo.�� Senza la tua macchina, che ha generato intere nuove serie di eventi, l�umanit� non avrebbe mai potuto essere trasportata indietro nel passato fino al paleocene, e dunque noi ora non ci troveremmo alla testa di un periodo di cinquanta milioni di anni di modificazione intelligente del cosmo.</p><p>��Tutto questo lo capisco�� risposi, cominciando a esaurire la pazienza.�� Ma cos�ha a che vedere con il biliardo?</p><p>��Guarda��� Nebogipfel fece rotolare sul piano la boccia originale.�� Ecco la nostra boccia. Dobbiamo immaginare che <emphasis>molte</emphasis> storie si dipartano da essa in ogni momento. La pi� <emphasis>probabile,</emphasis> naturalmente, � quella che include la traiettoria classica: una corsa rettilinea attraverso il tavolo. Al tempo stesso esistono altre storie contigue e molto divergenti. � persino possibile, bench� sia estremamente improbabile, che in una di queste storie la turbolenza termica delle molecole induca la boccia a compiere un balzo e a colpirti in un occhio.</p><p>��Benissimo.</p><p>��E questo intarsio verde�� Nebogipfel accarezz� il bordo di una buca�� � un indizio�</p><p>��� plattnerite.</p><p>��Esatto. Le buche sono cronomacchine in miniatura, di dimensioni e di portata limitate, per� molto efficienti. Come ha dimostrato la nostra stessa esperienza, allorch� gli oggetti che viaggiano nel futuro o nel passato incontrano se stessi, la catena delle cause e degli effetti pu� essere spezzata, e le storie proliferano come erbacce�</p><p>Allora ricordai a Nebogipfel lo strano incidente con la boccia ferma a cui avevamo assistito.</p><p>��Quello � stato forse l�esempio pi� chiaro del fenomeno che sto descrivendo. Quella che chiameremo la <emphasis>nostra</emphasis> boccia era ferma sul biliardo, quando una sua <emphasis>copia</emphasis> � uscita da una buca, poi l�ha urtata, facendola rimbalzare contro una sponda e cadere in un�altra buca, infine si � fermata, occupandone l�esatta posizione. Capisci?�� Lentamente, Nebogipfel spieg�:�� La nostra boccia � tornata <emphasis>indietro</emphasis> nel tempo, � uscita dalla buca nel passato�</p><p>��E ha urtato <emphasis>se stessa,</emphasis> scacciandola e <emphasis>sostituendola.��</emphasis> Ci� detto, fissai il biliardo dall�aspetto innocente.�� Dannazione, Nebogipfel� Adesso capisco! Dopotutto, era <emphasis>davvero</emphasis> la stessa boccia. Se ne stava tranquilla e felice sul biliardo, ma a causa delle possibilit� bizzarre del viaggio temporale, ha potuto tornare indietro nel tempo e, con una traiettoria circolare, sostituire se stessa!</p><p>��Vedo che hai capito�</p><p>��Ma che cosa ha mosso la boccia? Nessuno di noi due l�ha spinta verso la buca.</p><p>��Non era necessaria nessuna �spinta�. In presenza delle cronomacchine. e questo � il vero significato della dimostrazione, occorre abbandonare le antiche concezioni causali: non � cos� semplice! La collisione con la copia era soltanto una possibilit�, che il biliardo ha dimostrato. Capisci? La presenza di una cronomacchina danneggia a tal punto la causalit�, che persino una boccia immobile � avvolta da un numero infinito di possibilit� bizzarre. La tua demanda sulla �causa� � priva di significato: si tratta di un cerchio causale chiuso di cui non esiste <emphasis>nessuna</emphasis> origine.</p><p>��Pu� darsi� Eppure, tutto ci� continua a inquietarmi� Ritorniamo alle due bocce, o meglio, alla boccia <emphasis>vera</emphasis> e alla sua copia� D�improvviso, � presente una quantit� di materia doppia! Da dove proviene?</p><p>Il Morlock mi scrut�:�� Stai pensando alla legge della conservazione della materia: la comparsa, o la scomparsa, della massa.</p><p>��Esattamente.</p><p>��Non ho notato nessuna preoccupazione del genere, quando ti sei lanciato alla ricerca del giovane te stesso. Eppure quella era una violazione uguale, anzi, maggiore, di tutti i principi di conservazione della materia.</p><p>Non mi lasciai provocare:�� Nondimeno l�obiezione � valida, vero?</p><p>��In un certo senso, s�. Ma soltanto dal punto di vista ristretto di una storia singola. I Costruttori Universali studiano ormai da secoli i paradossi temporali, o meglio, i paradossi <emphasis>apparenti,</emphasis> e hanno formulato una legge di conservazione della materia che considera la dimensione, pi� ampia, della molteplicit� della storia. Consideriamo un oggetto: per esempio, te stesso. Se in un dato momento <emphasis>aggiungi</emphasis> una copia di te stesso, che pu� essere <emphasis>assente</emphasis> perch� hai viaggiato nel passato o nel futuro, e poi <emphasis>sottrai</emphasis> ogni copia <emphasis>doppiamente presente</emphasis> perch� uno di voi ha viaggiato nel passato, scopri che la somma totale rimane costante: esiste, �in realt��, un solo individuo, a prescindere dal numero di volte in cui viaggia avanti e indietro nel tempo. Dunque <emphasis>esiste</emphasis> una sorta di conservazione della materia, anche se, in qualunque momento di qualunque storia, pu� <emphasis>sembrare</emphasis> che le leggi della conservazione siano violate, a causa dell�improvvisa compresenza, o assenza, di due di voi.</p><p>Meditando sul problema, capii:�� Il paradosso esiste soltanto se si considera una storia singola. Scompare, invece, se si pensa in termini di molteplicit�.</p><p>��Proprio cos�. All�interno della cornice pi� ampia della molteplicit�, si risolvono anche i problemi di causalit�. E questo biliardo ha la capacit� di dimostrarci tali possibilit� straordinarie: usa la cronotecnica per rivelarci la possibilit�, anzi, <emphasis>l�esistenza,</emphasis> a livello macroscopico, delle storie multiple e divergenti. In verit�, pu� isolare determinate storie interessanti: � un apparecchio molto raffinato.�� Ci� detto, Nebogipfel spieg� meglio le leggi della molteplicit� formulate dai Costruttori.�� Si possono immaginare situazioni in cui la molteplicit� della storia � <emphasis>nulla, singola</emphasis> o <emphasis>plurale.</emphasis> � nulla, o <emphasis>zero,</emphasis> se la storia � impossibile, cio� non � coerente con se stessa. � singola, o <emphasis>uno,</emphasis> nella situazione immaginata dai vostri antichi filosofi, magari quelli della generazione di Newton, in cui un singolo corso di eventi ha origine da un singolo punto nel tempo, e si svolge coerente e immutabile.</p><p>Tale definizione si applicava perfettamente alla mia ingenua concezione originale della storia come una sorta di stanza immensa, pi� o meno fissa, attraverso la quale la macchina del tempo mi avrebbe consentito di viaggiare a volont�.</p><p>��E un sentiero �pericoloso� per un oggetto, come te o come la nostra boccia, quello che lo conduce a una cronomacchina�� comment� Nebogipfel.</p><p>��Be�, questo � chiaro. Evidentemente, ho creato ramificazioni della storia a destra, a sinistra e al centro, nel momento stesso in cui ho acceso la macchina del tempo� � davvero pericoloso!</p><p>��S�. E pi� le cronomacchine sprofondano nel passato, pi� le molteplicit� generate tendono <emphasis>all�infinito,</emphasis> e pi� aumenta la divergenza fra le nuove copie della storia.</p><p>��Ma per tornare al problema che stiamo discutendo��� replicai, alquanto frustrato.�� Qual � lo scopo del biliardo? � soltanto un giocattolo? Perch� i Costruttori ce lo hanno fornito? Che cosa stanno cercando di dirci?</p><p>��Non lo so: non ancora. � difficile� Il Mare d�Informazioni � vasto, e vi sono molte fazioni tra i Costruttori. Le informazioni non mi vengono offerte. Capisci? Devo raccogliere quelle che trovo, interpretarle nel modo migliore, e cos� formulare ipotesi e teorie. Credo che esista una fazione che ha un piano, un progetto immenso, di cui distinguo a stento i contorni.</p><p>��Qual � la natura di questo progetto?</p><p>��Ascolta� Sappiamo che da ogni evento si formano molte storie: forse un numero infinito di storie. Immagina te stesso in due storie adiacenti, separate, diciamo, da dettagli come i rimbalzi della tua boccia� Ebbene, potrebbero queste due copie di te stesso comunicare fra loro?</p><p>Dopo breve meditazione, risposi:�� Ne abbiamo gi� discusso, ma� Non vedo come. La macchina del tempo mi consente di viaggiare avanti e indietro in un singolo ramo della storia. Se tornassi indietro per cambiare un rimbalzo della boccia, mi aspetterei di viaggiare in avanti e di constatare la differenza, perch� sembra che la macchina tenda a seguire la biforcazione, ossia la nuova storia, quando ne crea una.�� Con certezza. conclusi:�� No, le due versioni di me stesso non potrebbero comunicare.</p><p>��Neppure se ti fornissi ogni concepibile macchina, o apparecchio di misurazione?</p><p>��No. Esisterebbero due copie di ogni apparecchio, ciascuno non collegato al suo gemello, come accadde a me.</p><p>��Benissimo. Questa � una posizione ragionevole e sostenibile, fondata sull�assunto implicito che le storie gemelle, dopo la biforcazione, non si influenzano a vicenda in alcun modo. Dal punto di vista tecnico, tu presumi che gli operatori quantici siano lineari� <emphasis>Tuttavia��</emphasis> la voce di Nebogipfel si anim� nuovamente di entusiasmo�� <emphasis>potrebbe</emphasis> esistere un modo per porre in comunicazione le due storie, <emphasis>se,</emphasis> a qualche livello fondamentale, esse rimanessero intrecciate. Se negli operatori quantici esistesse una quantit� di non linearit�, tanto piccola da essere quasi inindividuabile�</p><p>��Allora la comunicazione sarebbe possibile?</p><p><emphasis>��L�ho visto accadere:</emphasis> nel Mare, voglio dire. I Costruttori vi sono riusciti, ma soltanto al livello sperimentale minimo.�� Ci� detto, Nebogipfel descrisse il �fonografo Everett�:�� Prende il nome dallo scienziato del ventesimo secolo della <emphasis>tua</emphasis> storia che per primo concep� l�idea. Naturalmente, i Costruttori hanno un�altra definizione, che per� non � facile rendere in Inglese.�� Spieg� quindi che le non linearit� si manifestavano a livello infinitesimale.�� Immagina di eseguire, per esempio, la misurazione della rotazione di un atomo��� E descrisse l�interazione �non lineare� tra la rotazione dell�atomo e il suo campo magnetico.�� L�universo si divide in due, naturalmente, a seconda dell�esito dell�esperimento, <emphasis>dopo</emphasis> il quale si permette all�atomo di attraversare il proprio campo non lineare. Questo � l�operatore quantico anomalo a cui accennavo. Ebbene, � possibile organizzare le condizioni in maniera tale che l�azione compiuta in una storia dipenda da una decisione presa nella <emphasis>seconda</emphasis> storia��� E prosegu� la spiegazione con un�abbondanza di dettagli, che includevano i particolari tecnici di quello che egli stesso defin� un �apparecchio StemGerlach�.</p><p>Tuttavia lo ascoltai, perch� m�interessava capire i concetti fondamentali:�� � dunque possibile?�� interruppi.�� Mi stai dicendo che i Costruttori hanno inventato apparecchi di comunicazione infrastorica, uno dei quali � questo biliardo?</p><p>L�idea cominci� a entusiasmarmi. Tutti quei discorsi sulle bocce da biliardo e sugli atomi rotanti erano interessantissimi, ma se per mezzo di un fonografo Everett avessi potuto comunicare con le altre versioni di me stesso nelle altre ramificazioni della storia, e magari con la mia casa, a Richmond, nel 1891�</p><p>Tuttavia, Nebogipfel mi deluse:�� No, non ancora. Il biliardo utilizza l�effetto non lineare, ma soltanto per. ehm, <emphasis>evidenziare</emphasis> determinate storie. Se non altro, si manifestano una certa selezione e un certo controllo dei problemi, per�Gli effetti sono minimi. E le non linearit� vengono soppresse dall�evoluzione temporale.</p><p>��S�, ma tu che cosa ne pensi?�� insistetti, spazientito.�� Collocando qui il biliardo, il nostro Costruttore intendeva forse cercare di dirci che tutte queste cose, la non linearit� e la comunicazione fra le storie, sono per noi d�importanza estrema?</p><p>��Pu� darsi�� concesse Nebogipfel.�� Di sicuro, per�, sono importanti per <emphasis>lui.</emphasis></p></section><section><title><p>7</p><p>Gli eredi meccanici dell�umanit�</p></title><p>Con l�avvertenza che si trattava in gran parte di un edificio di supposizioni, fondato sui pochi fatti accertati che lui stesso era riuscito a recuperare dal Mare d�Informazioni, Nebogipfel ricostru� parzialmente i cinquanta milioni di anni di storia dell�umanit�.</p><p>Probabilmente, l�umanit� e i suoi discendenti avevano realizzato diversi progetti di colonizzazione stellare. Ad uno di questi apparteneva il lancio di astronavi dalla Citt� Orbitale, a cui avevamo assistito durante il nostro viaggio a bordo della scialuppa temporale.</p><p>��Se si ha <emphasis>pazienza��</emphasis> spieg� Nebogipfel�� non � difficile costruire una nave interstellare. Immagino che i discendenti dei tuoi amici del 1944 nel paleocene avrebbero potuto inventare una macchina del genere soltanto un secolo o due dopo la nostra partenza. Naturalmente, occorre un�unit� di propulsione, chimica, ionica o laser, o magari una vela solare come quella che abbiamo potuto osservare. Inoltre, si pu� usufruire delle risorse del sistema solare per sfuggire all�attrazione del sole. Per esempio, si potrebbe superare Giove, e sfruttare la massa del pianeta per scagliare la nave stellare verso il sole. Con una spinta al perielio si potrebbe facilmente raggiungere la velocit� di fuga solare.</p><p>��Cos� si potrebbe uscire dal sistema solare?</p><p>��E giunti in un nuovo sistema sarebbe necessario, per stabilirvisi, un processo inverso: lo sfruttamento dei pozzi gravitazionali delle stelle e dei pianeti. Potrebbero occorrere dieci o centomila anni per compiere un viaggio del genere, date le distanze fra le stelle�</p><p>��Mille secoli? Ma chi potrebbe mai sopravvivere tanto a lungo? Quale nave�? Soltanto il problema dei rifornimenti�</p><p>��Non capisci. Non si manderebbero <emphasis>umani.</emphasis> La nave sarebbe un automa: una <emphasis>macchina</emphasis> dotata di capacit� operative e d�intelligenza almeno equivalenti a quella di un umano. Il suo compito sarebbe quello di sfruttare le risorse del sistema stellare di destinazione, cio� i pianeti, le comete, gli asteroidi, la polvere solare, e tutto ci� che si pu� trovare, per creare una colonia.</p><p>��I tuoi �automi� assomigliano molto ai nostri amici, i Costruttori Universali.</p><p>Il Morlock non rispose.</p><p>��Capisco l�utilit� di mandare una macchina a raccogliere informazioni, ma per il resto� A che cosa servirebbe? Quale sarebbe la <emphasis>funzione</emphasis> di una colonia priva di umani?</p><p>��Una macchina del genere potrebbe costruire <emphasis>qualsiasi cosa,</emphasis> con risorse e tempo sufficienti. Mediante la sintesi delle cellule e l�inseminazione artificiale potrebbe persino creare umani, che diventerebbero gli abitanti della nuova colonia. Capisci?</p><p>Tale prospettiva mi parve tanto innaturale e abominevole che protestai, ma non a lungo, perch� non tardai a rammentare, con riluttanza, che avevo assistito alla �creazione� di un Morlock in maniera molto simile.</p><p>��Per� il compito pi� importante della sonda�� prosegu� Nebogipfel�� sarebbe quello di costruire <emphasis>molte copie di se stessa,</emphasis> che potrebbero essere rifornite, per esempio, con i gas ricavati dalle stelle, e inviate in altri sistemi stellari, pi� lontani. E cos�, poco a poco ma inesorabilmente, la colonizzazione della galassia procederebbe.</p><p>��Anche in questo modo, per�, s�impiegherebbe moltissimo <emphasis>tempo��</emphasis> obiettai.�� Diecimila anni per raggiungere la stella pi� vicina, che dista alcuni anni luce�</p><p>��Quattro.</p><p>��E la galassia stessa�</p><p>��Misura centomila anni luce di diametro. S�, sarebbe un processo lento. La migrazione attraverso la galassia sarebbe simile all�espansione di molecole di gas nel vuoto, almeno dapprincipio. Ma poi le colonie inizierebbero a interagire fra loro. Capisci? Si formerebbero imperi stellari, e gruppi che si opporrebbero agli imperi. La colonizzazione rallenterebbe ulteriormente, ma procederebbe inesorabilmente. Per mezzo delle tecniche che ti ho appena descritto, occorrerebbero decine di milioni di anni per completare la colonizzazione della galassia, <emphasis>tuttavia sarebbe possibile.</emphasis> E dato che invece sarebbe impossibile richiamare o riprogrammare le sonde meccaniche, una volta lanciate, il progetto verrebbe <emphasis>realizzato.</emphasis> Anzi, <emphasis>deve</emphasis> essere realizzato, ormai, cinquanta milioni di anni dopo la fondazione di Prima Londra. Credo che i Costruttori delle prime generazioni fossero creati con una coscienza munita di restrizioni antropocentriche: dopotutto, avevano lo scopo di servire l�umanit�. Per� non erano semplici macchine: erano entit� coscienti. E diffondendosi nella galassia, esplorando mondi che l�umanit� non aveva mai neppure sognato, e riprogettando se stessi, non tardarono a superare di gran lunga la scienza e la civilt� umane, liberandosi cos� dai vincoli imposti dai loro creatori: insomma, le macchine conquistarono la libert�.</p><p>��Accidenti!�� commentai.�� Non riesco a immaginare i militari di quell�epoca lontana che accettano tranquillamente quest�idea!</p><p>��Infatti, vi furono guerre. A questo proposito, le informazioni sono frammentarie. Comunque, non potevano che essere le macchine a vincere.</p><p>��E l�umanit�? Come l�ha presa?</p><p>��In parte bene, in parte male.�� Nebogipfel fece una smorfia, roteando gli occhi.�� Tu che cosa ne pensi? Anche nella tua epoca, l�umanit� � sempre stata multiforme e divisa, con una molteplicit� di scopi diversi: immagina quale grado doveva avere raggiunto tale diversificazione quando essa era ormai diffusa in cento, mille sistemi stellari. Anche i Costruttori si divisero rapidamente. In quanto specie, a causa della loro natura fisica, sono pi� uniti di quanto l�umanit� sia mai stata, per�, in virt� del sistema d�informazioni di gran lunga pi� vasto a cui hanno accesso, i loro scopi sono molto pi� vari e pi� complessi.</p><p>Nonostante tutti questi conflitti, la conquista delle stelle era lentamente continuata, e il lancio delle prime navi stellari aveva provocato la pi� grande deviazione dalla storia originale da cui provenivo, alla quale avessimo assistito.</p><p>��I tuoi amici della Nuova Umanitࠗ spieg� Nebogipfel�� hanno cambiato completamente il mondo, persino a livello geologico e <emphasis>cosmico.</emphasis> Mi chiedo se tu possa capire�</p><p>��Che cosa?</p><p>��Mi chiedo se tu possa capire, <emphasis>davvero,</emphasis> il significato di un milione di anni, o di dieci milioni, o di cinquanta�</p><p>��Be�, dovrei, visto che ho viaggiato insieme a te attraverso tali periodi, fino al paleocene e ritorno.</p><p>��Ma allora abbiamo viaggiato attraverso una storia <emphasis>priva d�intelligenza.</emphasis> Ascolta� Ti ho parlato della migrazione interstellare� Se la mente ha la possibilit� di agire su scala tanto vasta�</p><p>��Ho visto quali possono essere le conseguenze per la Terra.</p><p>��Ma si tratta di ben pi� che di un singolo pianeta! L�azione paziente e pervasiva della <emphasis>mente</emphasis> pu� minare persino il tessuto stesso dell�universo�� sussurr� Nebogipfel�� se dispone di tempo sufficiente per esplicarsi� Persino <emphasis>noi</emphasis> eravamo il risultato di solo mezzo milione di anni di evoluzione dall�epoca degli antropoidi delle pianure africane, eppure abbiamo imbrigliato una stella� Guarda il cielo! <emphasis>Dove sono le stelle?</emphasis> Se ne vedono pochissime a occhio nudo. E ricorda che siamo intorno al 1891: non possono esservi ragioni cosmologiche per l�estinzione delle stelle, rispetto al firmamento che hai conosciuto nella tua epoca. Con i miei occhi, abituati al buio, vedo un po� meglio di te, e ti assicuro che scorgo, lass�, una serie di puntini di un colore rosso spento: si tratta di radiazione infrarossa, di calore.</p><p>Allora capii, e la comprensione mi colp� fisicamente, come una percossa:�� � vero! La tua ipotesi sulla conquista della galassia� <emphasis>� tutto vero!</emphasis> la prova � visibile <emphasis>nel cielo!</emphasis> Quasi tutte le stelle debbono essere racchiuse da <emphasis>gusci artificiali</emphasis> come la vostra Sfera!�� Fissai il firmamento vacuo.�� Buon Dio� Nebogipfel� L�umanit�, e le sue macchine, hanno cambiato l�universo stesso!</p><p>��Era inevitabile che si arrivasse a questo, una volto lanciato il primo Costruttore. Capisci?</p><p>Soggiogato dal timore reverenziale, continuai a fissare il cielo buio. Non era tanto il mutamento che esso aveva subito, a sbalordirmi, quanto la consapevolezza che tutto ci�, <emphasis>tutto,</emphasis> sino ai confini estremi della galassia, era stato provocato dall�interferenza della mia macchina del tempo, che aveva sconvolto la storia!</p><p>��Vedo che l�umanit� ha abbandonato la Terra, dove non poteva pi� sopravvivere. Ma da qualche parte��� gesticolai.�� Da qualche parte, sparsi fra le stelle, debbono <emphasis>esistere</emphasis> ancora gli uomini e le donne!</p><p>��No�� replic� Nebogipfel.�� Ricorda che i Costruttori vedono ovunque e sanno tutto. E io, nel Mare d�Informazioni, non ho trovato alcuna traccia di persone simili a te. Certo, si possono trovare, qua e l�, esseri biologici che discendono dall�umanit�, ma a loro volta sono diversi da <emphasis>te</emphasis> quanto lo sono io. E tu considereresti <emphasis>me</emphasis> un uomo? Inoltre, si tratta di forme biologiche molto degenerate�</p><p>��Non esiste pi� <emphasis>nessuna vera persona?</emphasis></p><p>��Vi sono discendenti dell�umanit� <emphasis>ovunque.</emphasis> Per� non troverai da nessuna parte alcun essere che sia imparentato con te pi� strettamente di una balena, per esempio, o di un elefante�</p><p>Allora citai una frase di Charles Darwin, come la ricordavo:�� �A giudicare dal passato, possiamo dedurre con certezza che nessuna specie vivente trasmetter� inalterata la sua forma nel futuro remoto��</p><p>Gentilmente, Nebogipfel comment�:�� Darwin aveva ragione.</p><p>� difficile accettare di essere l�unico esemplare della propria specie in tutta la galassia. Tacqui, continuando a fissare le stelle nascoste. Mi chiesi se ciascuno di quei globi immensi fosse tanto densamente popolato quanto la Sfera dei Morlock. La mia immaginazione fertile incominci� a popolare i giganteschi mondi artificiali di discendenti dell�umanit�, e di uomini pesce, di uomini uccello, di uomini del fuoco e del ghiaccio� Mi chiesi quale racconto avrebbe potuto narrare al suo ritorno un Gulliver immortale che fosse riuscito a viaggiare da un pianeta all�altro, visitando tutte le diverse progenie dell�umanit�.</p><p>��A lungo andare, come accade a tutte le specie biologiche�� aggiunse Nebogipfel�� l�umanit� si � estinta: era il suo destino. I <emphasis>Costruttori,</emphasis> invece, non possono estinguersi. Capisci? Nel loro caso, l�essenza della specie non � la forma, biologica o meno, bens� l�insieme delle <emphasis>informazioni</emphasis> che la specie stessa ha raccolto e archiviato. E tale insieme � immortale. Una volta affidatasi a simili figli metallici, macchine e informazioni, una specie <emphasis>non pu�</emphasis> morire. Capisci?</p><p>Mi volsi alla finestra per guardare la Terra Bianca, e capii, certo: compresi tutto, e fin troppo bene!</p><p>L�umanit� aveva lanciato quegli operai meccanici fra le stelle, a scoprire nuovi mondi e a fondare colonie. Immaginai le grandi navi luminose che si staccavano dalla Terra, divenuta ormai troppo piccola, e che si allontanavano scintillando nel cielo, rimpicciolendo sempre pi�, fino a essere inghiottite dall�azzurro� E immaginai un milione di storie perdute in cui l�umanit� si era adattata a gravitazioni strane, ad atmosfere rarefatte e insolite, a tutte le condizioni ardue di sopravvivenza nello spazio�</p><p>Era stata una migrazione epocale, che aveva cambiato la natura del cosmo, ma forse era stata un ultimo sforzo, uno spasmo, prima del crollo della civilt� sul pianeta madre. Nel progressivo annientamento dell�atmosfera, i Terrestri si erano indeboliti, erano periti sempre pi� numerosi, come dimostrava il patetico specchio lunare, e infine si erano estinti.</p><p>Molto tempo pi� tardi, per�, erano tornate sulla Terra deserta le macchine colonizzatrici create dall�umanit� stessa, e forse le loro discendenti enormemente sofisticate: i Costruttori Universali. In un certo senso, questi ultimi discendevano dall�umanit�, eppure avevano superato i confini imposti alle imprese umane, perch� si erano liberati del retaggio del vecchio Adamo, nonch� di tutte le vestigia dei mammiferi e dei rettili che erano rimaste celate nel suo corpo e nel suo spirito.</p><p>Capii tutto! La Terra era stata ripopolata, e non dall�umanit�, bens� dagli eredi meccanici dell�umanit�, che erano ritornati dalle stelle, mutati.</p><p>E tutto ci�, <emphasis>tutto,</emphasis> era derivato dalla piccola colonia fondata nel paleocene, come Hilary Bond aveva in parte previsto. La metamorfosi del cosmo era cominciata con quel piccolo, fragile gruppo di dodici persone: un seme irrilevante, piantato alla profondit� di cinquanta milioni di anni.</p></section><section><title><p>8</p><p>Una proposta</p></title><p>Il tempo trascorse lentamente nell�appartamento bizzarro, protetto come in un bozzolo.</p><p>Per parte sua, Nebogipfel sembrava del tatto soddisfatto della nostra situazione. Trascorreva gran parte della giornata collegato allo scintillante Costruttore Universale, immerso nel Mare d�Informazioni. Per me aveva poco tempo, o forse poca pazienza. Per lui era evidentemente uno sforzo, nonch� una perdita, distogliersi da quel ricco filone di saggezza antica per confrontarsi con la mia ignoranza e con il mio ancora pi� primitivo desiderio di compagnia.</p><p>Non avevo altro da fare che oziare vanamente nell�appartamento, smangiucchiare il cibo, usare la sauna, giocherellare con il generatore di molteplicit�, osservare dalle finestre il mondo che, per me, era diventato pi� inospitale della superficie di Giove.</p><p>Non avevo nessuna attivit� a cui dedicarmi!</p><p>Immerso in tale futilit�, tanto lontano dalla mia epoca e dai miei simili da non sapere come vivere, precipitai in nuovi abissi di depressione.</p><p>Poi, un giorno, Nebogipfel mi espose quella che lui stesso defin� una <emphasis>proposta.</emphasis></p><empty-line/><p>Ci trovavamo in soggiorno, dove il nostro amico Costruttore se ne stava immobile e tranquillo come sempre. Il Morlock, come al solito, gli era collegato mediante la sonda di ciglia scintillanti.</p><p>Ruotando l�occhio naturale in maniera da potermi guardare, Nebogipfel disse:�� Devi comprendere il contesto da cui emerge la proposta. Tanto per cominciare, gli scopi dei Costruttori sono molto diversi da quelli della tua specie, o della mia.</p><p>��Questo � facilmente comprensibile�� risposi.�� Bastano le differenze fisiche�</p><p>��Si tratta di qualcosa che va molto oltre.</p><p>Di solito, quando c�impegnavamo in quel genere di discussioni, in cui io assumevo il ruolo dell�Ignoramus, Nebogipfel manifestava segni di impazienza: una sorta di desiderio da salmone di tornare alle profondit� luccicanti del Mare d�Informazioni. Quel giorno, invece, parl� con pazienza e con pacatezza dimostrando un�insolita scrupolosit� d�espressione.</p><p>Ci� che suscit� la mia inquietudine: evidentemente il Morlock sentiva di dovermi <emphasis>convincere</emphasis> di qualcosa.</p><p>��Una specie�� aggiunse, proseguendo il discorso sugli scopi dei Costruttori�� non pu� sopravvivere a lungo se continua, e sia detto senza offesa, a portare il fardello di tendenze comportamentali di cui <emphasis>tu stesso</emphasis> sei gravato.</p><p>��Non mi sento offeso�� assicurai, seccamente.</p><p>��Mi riferisco, naturalmente, alla territorialit�, all�aggressivit�, alla violenza come strumento per risolvere le dispute� I progetti imperialisti diventano inimmaginabili allorch� la tecnica si sviluppa oltre una certa fase. Con armi tanto potenti quanto la bomba al carolinum lanciata da <emphasis>die Zeitmaschine,</emphasis> o persino pi� distruttive, la situazione deve mutare. Un uomo della tua epoca dichiar� che l�invenzione delle armi atomiche aveva cambiato tutto, tranne il modo di pensare dell�umanit�.</p><p>��Non posso confutare la tua tesi, perch� sembra, come tu sostieni, che i limiti dell�umanit�, le vestigia del vecchio Adamo, siano bastati a causare il nostro annientamento� Ma quali sono gli scopi dei tuoi superesseri metallici, i Costruttori?</p><p>Dopo breve esitazione, Nebogipfel replic�:�� In un certo senso, una specie, considerata nel suo insieme, non <emphasis>ha</emphasis> scopi. Nella tua epoca, l�umanit� aveva forse uno scopo comune, oltre a quello di respirare, di nutrirsi e di riprodursi?</p><p>��Erano scopi�� brontolai�� che condivideva con il pi� infimo dei bacilli.</p><p>��Nonostante questa complessit�, credo che sia possibile <emphasis>classificare</emphasis> gli scopi di una specie, i quali dipendono dalle condizioni di sviluppo e dalle risorse necessarie.</p><p>Secondo Nebogipfel, una civilt� preindustriale (e io pensai all�Inghilterra medievale), aveva bisogno di tutto ci� da cui si poteva ricavare il cibo, gl�indumenti, il riscaldamento, e cos� via.</p><p>Una volta sviluppata l�industria, si ricorreva al libero scambio per supplire alla scarsit� di risorse, e dunque le necessit� fondamentali diventavano il capitale e il lavoro.</p><p>Poich� tale condizione corrispondeva al mio secolo, capii che le attivit� umane in quell�epoca ottenebrata si sarebbero potute considerare motivate sostanzialmente dalla competizione fra le due risorse fondamentali, ossia il lavoro e il capitale.</p><p>��La fase successiva�� continu� Nebogipfel,�� quella <emphasis>postindustriale,</emphasis> in cui era entrata la mia specie, che al momento del tuo arrivo vi si trovava da quasi mezzo milione di anni, � infinita.</p><p>��Spiegami che cosa vuoi dire� Se il capitale e il lavoro non sono pi� le forze determinanti dell�evoluzione sociale�</p><p>��Non lo sono, perch� l�<emphasis>informazione</emphasis> pu� compensarne la mancanza. Capisci? Cos�, il Pavimento della Sfera, mediante le conoscenze che conteneva, era in grado di supplire alla scarsit� di ogni risorsa, ad eccezione dell�energia primaria�</p><p>��Intendi dire, dunque, che i Costruttori, divisi in una miriade di fazioni complesse, sono fondamentalmente in competizione per l�acquisto di nuove conoscenze?</p><p>��Le informazioni, la loro raccolta, la loro interpretazione e la loro archiviazione, sono lo scopo ultimo di tutte le forme di vita intelligente.�� Nebogipfel mi osserv� cupamente.�� Noi lo avevamo capito, perci� avevamo cominciato a sfruttare a tale scopo le risorse del sistema solare. Invece, voi del diciannovesimo secolo avevate soltanto incominciato a intravedere a stento il percorso che vi avrebbe condotto a tale comprensione.</p><p>��Benissimo� Se � cos�, dobbiamo chiederci quali siano i limiti della raccolta d�informazioni.�� Osservai le stelle racchiuse dai gusci.�� Mi sembra che i Costruttori Universali abbiano gi� esplorato gran parte della galassia�</p><p>��E ve ne sono altre nell�universo: un milione di milioni di sistemi stellari delle dimensioni di questo.</p><p>��Forse, in questo stesso momento, i grandi velieri stellari dei Costruttori stanno dunque veleggiando oltre i confini della galassia, come i pappi dei soffioni� Forse, alla fine, i Costruttori conquisteranno <emphasis>tutto</emphasis> l�universo materiale, e procederanno alla classificazione e all�archiviazione delle informazioni� L�universo verrebbe allora trasformato in una sorta di biblioteca immensa: la pi� grande che si possa immaginare, infinita in estensione e in profondit��</p><p>��� davvero un progetto grandioso, e� S�, i Costruttori applicano la maggior parte dell�energia di cui dispongono a questa attivit�: lo studio di come l�intelligenza potr� sopravvivere nel futuro remoto, quando la mente avr� occupato l�universo intero, e tutte le stelle saranno morte, e i pianeti si saranno allontanati dai loro soli, e la materia stessa incomincer� a decomporsi. Tuttavia, sbagli: l�universo <emphasis>non</emphasis> � infinito, e dunque <emphasis>non � sufficiente.</emphasis> Almeno, per alcune fazioni dei Costruttori non lo �. Capisci? Questo universo � limitato nello spazio e nel tempo: si � originato in un momento determinato del passato ed � destinato a perire con la disgregazione totale della materia, alla fine del tempo. Ebbene, alcuni Costruttori, organizzati in una fazione, non sono pronti ad <emphasis>accettare</emphasis> questa finitudine: non intendono tollerare <emphasis>nessun</emphasis> limite alla conoscenza. Un universo finito non � sufficiente per loro, quindi si stanno preparando a rimediare in qualche modo.</p><p>Mentre ascoltavo queste parole, un brivido gelido di terrore puro mi percorse il cuoio capelluto. Guardai le stelle nascoste. La specie dei Costruttori era gi� immortale, aveva conquistato la galassia, avrebbe occupato l�universo intero� Com�era possibile che avesse ambizioni persino maggiori?</p><p>Inoltre, mi domandai trucemente come potessimo essere coinvolti <emphasis>noi</emphasis> in quel progetto.</p><p>Sempre collegato alla sonda, Nebogipfel si massaggi� il viso con il dorso di una mano, come un gatto, per tergersi alcune particelle di cibo dalla pelliccia del mento:�� Non ho ancora del tutto capito il loro progetto, per� so che riguarda i viaggi temporali e la plattnerite, nonch�, credo il concetto di molteplicit� della storia. I dati sono complessi, e tanto <emphasis>luminosi�</emphasis></p><p>L�uso di tale aggettivo mi sorprese. Per la prima volta mi resi conto del coraggio e del vigore intellettuale di cui Nebogipfel doveva disporre per immergersi nel Mare d�Informazioni, e affrontare le sue correnti e le sue maree di concetti accecanti.</p><p>��I Costruttori stanno fabbricando una flotta di grandi navi temporali, le cui capacit� superano di gran lunga quelle della tua epoca, o della mia. Intendono servirsene, <emphasis>credo,</emphasis> per addentrarsi nelle profondit� del passato.</p><p>��Quanto? Oltre il paleocene?</p><p>Il Morlock mi fiss�:�� Oh, <emphasis>molto</emphasis> oltre.</p><p>��Bene� E noi che cosa c�entriamo, Nebogipfel? In che cosa consiste la �proposta� a cui hai accennato?</p><p>��Il nostro patrono, il Costruttore che � qui con noi, appartiene alla fazione di cui ti ho parlato. Non so come, � riuscito a individuarci mentre ci avvicinavamo, viaggiando nel tempo. La sua fazione � molto progredita: � riuscita a<emphasis> percepire il nostro arrivo</emphasis> dal paleocene a bordo della scialuppa temporale. Ecco perch� lui era l� ad accoglierci.</p><p>Il Costruttore era riuscito a seguire la nostra emersione alla superficie del tempo come se fossimo stati timidi pesci degli abissi!</p><p>��Be�, sono grato che lo abbia fatto� Dopotutto, se <emphasis>non fosse stato</emphasis> l� a riceverci, oltre che a curarci con la sua chirurgia molecolare, adesso saremmo morti stecchiti�</p><p>��Proprio cos�.</p><p>��E ora?</p><p>Con uno schiocco osceno, Nebogipfel stacc� l�orbita dalla sonda, poi lentamente rispose:�� Credo che capiscano che cosa significhi <emphasis>tu,</emphasis> nonch� il fatto che � stata la <emphasis>tua</emphasis> invenzione a provocare e a diffondere i mutamenti: a causare, insomma, l�esplosione della molteplicit� che ha condotto a tutto <emphasis>questo.</emphasis></p><p>��Che cosa vuoi dire?</p><p>��<emphasis>Credo che sappiano chi sei.</emphasis> E vogliono che li accompagniamo, a bordo delle navi temporali, fino al confine dell�inizio del tempo.</p></section><section><title><p>9</p><p>Opzioni e introspezioni</p></title><p><emphasis>Viaggiare fino all�inizio del tempo�</emphasis> Il mio spirito si sgoment� a tale prospettiva!</p><p>Potrei essere considerato un codardo per questa reazione� Ebbene, forse lo sono. Rammentai, tuttavia, che avevo gi� potuto osservare una fine angosciosa del tempo in una delle storie che avevo esplorato: la prima, in cui avevo assistito alla morte del sole sopra una spiaggia desolata. Nauseato, ricordai anche il mio smarrimento e la mia ripugnanza, il fatto che soltanto il terrore di giacere indifeso in quella oscurit� priva del minimo barlume, mi aveva indotto a rimontare a bordo della macchina del tempo per ritornare nel passato.</p><p>Sapevo che all�alba del tempo avrei trovato un paesaggio inimmaginabilmente diverso, eppure il ricordo della paura e della debolezza con cui avevo reagito all�esperienza precedente m�indusse a esitare.</p><p>Sono umano, e sono fiero di esserlo. Nondimeno, le esperienze che ho vissuto, e che oserei definire pi� insolite di quelle di qualunque altro uomo della mia generazione, mi hanno condotto a comprendere i limiti dell�anima umana: o almeno, della <emphasis>mia</emphasis> anima. Avevo saputo affrontare i discendenti dell�umanit�, come i Morlock, e persino i mostri preistorici, come il <emphasis>Pristichampus.</emphasis> E quando si trattava di puro esercizio intellettuale, come nel caso di una discussione in un ambiente caldo e confortevole, potevo andare molto oltre, discutendo per ore della finitudine del tempo, oppure del punto di vista di von Helmholtz sull�inevitabilit� dell�estinzione del calore nell�universo.</p><p>La realt�, per�, era decisamente pi� scoraggiante, soprattutto quando si prospettavano possibilit� come quella offerta dai Costruttori.</p><p>D�altronde, l�altra opzione disponibile non era molto attraente.</p><p>Io, che sono sempre stato un uomo d�azione, pi� incline alla pratica che alla teoria, mi trovavo alla merc� di esseri metallici talmente evoluti che non riuscivano neppure a concepire la possibilit� di comunicare con me, proprio come io non avrei mai pensato di dedicarmi a una conversazione colta con una colonia di bacilli. Non vi era nulla che potessi <emphasis>fare</emphasis> sulla Terra Bianca, perch� i Costruttori Universali avevano gi� <emphasis>fatto</emphasis> tutto.</p><p>Pi� volte mi ero rammaricato di non avere respinto l�invito di Nebogipfel e di non essere rimasto nel paleocene. In quell�epoca ospitale, avrei fatto parte di una comunit� in via di sviluppo e, con il mio intelletto e con le mie capacit�, nonch� con la mia forza fisica, avrei svolto una funzione importante per la sopravvivenza e per il progresso dell�umanit�.</p><p>Abbandonandomi all�introspezione, ricordai Weena, nonch� il mondo dell�anno 802.701, che avevo visitato durante il mio primo viaggio temporale, e in cui avevo tentato di ritornare, soltanto per essere dirottato dalla prima biforcazione della storia. Se invece la prima volta fosse andata in modo diverso, se <emphasis>io</emphasis> mi fossi comportato diversamente, forse avrei potuto salvare Weena dall�incendio, seppure a costo della mia salute o della mia vita. Oppure, se fossi sopravvissuto a <emphasis>quella</emphasis> esperienza forse avrei potuto cambiare quella storia infelice inducendo in qualche modo gli Eloi e i Morlock ad affrontare e a superare la loro degradazione comune.</p><p>Avevo agito in tutt�altro modo, invece: mi ero affrettato a fuggire nella mia epoca subito dopo avere recuperato la macchina del tempo. Infine, ero costretto ad accettare la realt�: a causa della ramificazione infinita della storia, non avrei mai pi� potuto tornare nell�anno 802.701, e neppure nella mia epoca.</p><p>Sembrava dunque che il mio vagabondare fosse destinato a cessare l�, in quelle poche stanze insignificanti.</p><p>I Costruttori, a quanto pareva, mi avrebbero mantenuto in vita sin quando il mio organismo avesse continuato a funzionare. Giacch� sono sempre stato di costituzione robusta, era ipotizzabile che potessi sopravvivere ancora per alcuni decenni, se non persino pi� a lungo. Infatti, se le teorie sbalorditive di Nebogipfel a proposito della tecnica submolecolare erano corrette, i Costruttori avrebbero forse potuto bloccare, o persino invertire, il processo d�invecchiamento del mio organismo.</p><p>D�altra parte, sarei rimasto privo di compagnia in eterno, ad eccezione del mio rapporto squilibrato con un Morlock, il quale, gi� superiore intellettualmente, non avrebbe di sicuro tardato, in conseguenza della continua immersione nel Mare d�Informazioni, a dedicarsi a ricerche che avrebbero superato di gran lunga le mie capacit� di comprensione.</p><p>Mi si prospettava dunque una lunga esistenza di agi simile a quella di un animale in uno zoo, ingabbiato nei pochi ambienti dell�appartamento, senza nessuna attivit� significativa a cui dedicarmi. Era un futuro, insomma, che assumeva la forma di una galleria senza fine.</p><p>Viceversa, sapevo che partecipando al progetto dei Costruttori avrei messo a repentaglio l�integrit� del mio intelletto.</p><p>Allorch� gli ebbi confidato i miei dubbi, Nebogipfel rispose:�� Comprendo i tuoi timori, ed elogio l�onest� con cui affronti le tue debolezze. Da quando ci siamo incontrati, sei progredito molto nella comprensione di te stesso�</p><p>��Risparmiami i complimenti, Nebogipfel!</p><p>��Non occorre decidere adesso.</p><p>��Cosa intendi dire?</p><p>��Anche se i Costruttori sono abituati ad operare su scale temporali molto vaste, questo � un progetto grandioso, estremamente ambizioso, di una portata tecnica immane. Occorre produrre vaste quantit� di plattnerite per la propulsione delle navi. I Costruttori stessi hanno potuto formulare soltanto una previsione vaga, perch� non <emphasis>pianificano</emphasis> in senso umano, bens� si limitano a costruire in collaborazione, con assoluta dedizione, progressivamente, come termiti� Comunque, stimano che le navi saranno pronte fra un milione di anni.</p><p>��<emphasis>Un milione di anni?!</emphasis> Debbono essere davvero pazienti, i Costruttori!�� La mia immaginazione vacill� dinanzi a un tale progetto, da realizzarsi in tempi geologici, che concerneva l�invio di una flotta cronotica all�alba del tempo.�� Confesso che tutto ci� mi sgomenta e mi atterrisce: � qualcosa che rasenta il divino�</p><p>��Benissimo.�� Nebogipfel mi lanci� un�occhiata penetrante e scettica.�� Per� dobbiamo sforzarci di essere pratici. Ho chiesto di riavere il relitto della scialuppa temporale, nonch� gli attrezzi e i materiali per ripararla, e una provvista di plattnerite�</p><p>Capii subito che cosa si proponeva il Morlock:�� Suggerisci forse di montare a bordo della scialuppa temporale e di viaggiare nel futuro per un altro milione di anni, intanto che i nostri pazienti Costruttori allestiscono la flotta cronotica?</p><p>��Perch� no? Non abbiamo altro modo per partire con la flotta. I Costruttori saranno anche immortali, dal punto di vista funzionale, ma noi non lo siamo affatto.</p><p>��Be�� Non saprei� Sembra� Voglio dire� Possono essere certi, i Costruttori, di realizzare il progetto nei tempi previsti? insomma, si tratta di un milione di anni� Ai miei tempi, la specie umana esisteva soltanto da un decimo di tale periodo�</p><p>��Devi ricordare che <emphasis>i Costruttori non sono affatto umani.</emphasis> In verit�, sono una specie immortale. I nuclei individuali di coscienza, una volta formati, possono dissolversi di nuovo nel Mare d�Informazioni, ma la continuit� del processo di raccolta delle informazioni e la coerenza dei propositi sono incrollabili� Comunque�� Nebogipfel mi scrut� nuovamente�� che cos�hai da perdere? Se una volta giunti nel futuro scopriremo che, dopotutto, i Costruttori hanno rinunciato alla realizzazione del progetto� Che importanza avr�?</p><p>��Be�, tanto per cominciare, potremmo morire. Cosa succeder� se, nel futuro remoto, fra un milione di anni, non troveremo nessun Costruttore ad accoglierci e a provvedere alle nostre necessit�?</p><p>��<emphasis>E quale importanza avr�?</emphasis> Puoi forse scrutarti nell�intimo, adesso, e affermare che saresti felice di vivere <emphasis>cos젗</emphasis> Nebogipfel accenn� con un gesto al nostro piccolo appartamento�� per il resto della tua esistenza?</p><p>Non risposi, ma l�espressione del mio viso, credo, fu molto eloquente.</p><p>��Inoltre�</p><p>��S�?</p><p>��Una volta ricostruita la scialuppa temporale, potremmo forse scegliere di viaggiare in una direzione diversa�</p><p>��Che cosa vuoi dire?</p><p>��Avremmo plattnerite in abbondanza: potremmo persino tornare nel paleocene, se tu volessi.</p><p>Guardai furtivamente Nebogipfel, sentendomi una specie di criminale cospiratore:�� E se i Costruttori sentissero quello che stai dicendo?</p><p>��E con ci�? Non siamo mica <emphasis>prigionieri,</emphasis> qui. I Costruttori ci considerano interessanti, e ritengono che <emphasis>tu</emphasis> dovresti accompagnare la flotta nella sua missione, a causa del tuo significato storico e causale. Per� non intendono costringerci a farlo. E non ci obbligherebbero neppure a rimanere qui, se la nostra angoscia divenisse tale da compromettere la nostra sopravvivenza.</p><p>��E tu?�� chiesi, circospetto.�� Che cosa vuoi fare, <emphasis>tu?</emphasis></p><p>��Non ho ancora deciso. La mia preoccupazione principale, <emphasis>adesso,</emphasis> � aprire il maggior numero possibile di opzioni per il futuro.</p><p>Giudicai che tale consiglio fosse eminentemente saggio. Perci�, facendola finita con l�introspezione, mi dichiarai d�accordo con Nebogipfel sulla necessit� d�iniziare la ricostruzione della scialuppa temporale. Cos�, discutemmo in maniera circostanziata di quali materiali e di quali attrezzi avremmo avuto bisogno.</p></section><section><title><p>10</p><p>Preparativi</p></title><p>Allo scopo di recuperare la scialuppa temporale, il Costruttore si divise in quattro piccole piramidi, ognuna delle quali, scivolando con un movimento fluido che mi ricord� lo spostamento delle dune sabbiose, granello per granello, sotto l�effetto del vento, si colloc� sotto un angolo del relitto. Come una strana processione, collegate l�una all�altra mediante fili di ciglia metalliche, le piccole piramidi trasportarono la scialuppa temporale all�interno della torre.</p><p>Quando il relitto fu posto al centro di una stanza, le piramidi, sovrapponendosi come in una fusione, riformarono il Costruttore, mentre io osservavo affascinato, e al tempo stesso disgustato. Invece Nebogipfel non tard� a reinserirsi allegramente la sonda nell�orbita, senza la minima esitazione.</p><p>La scialuppa temporale era stata costruita con l�intelaiatura della vettura temporale del 1938 e con alcune lamiere recuperate dai rottami dei corazzati del corpo di spedizione e del Messerschmitt tedesco, le quali erano state utilizzate per il fondo e per le sponde. Anche i comandi rudimentali erano stati fabbricati assemblando pezzi di provenienza diversa. Era dunque evidente che, oltre a sostituire la plattnerite, avremmo dovuto dedicarci a una considerevole opera di restauro.</p><p>Il lavoro manuale fu eseguito da me, seguendo le istruzioni di Nebogipfel. Il mio orgoglio ne risent�, per� il Morlock aveva accesso al Mare d�Informazioni ed era in grado di chiedere al Costruttore i materiali che ci occorrevano, come i tubi e i fili di diverse dimensioni.</p><p>Il Costruttore soddisfece le nostre richieste nel solito modo, ossia semplicemente espellendo gli oggetti dal proprio corpo. A quanto pareva, non gli costava nulla, tranne un decremento materiale, che veniva subito compensato da un afflusso di ciglia nell�appartamento.</p><p>Mi fu difficile confidare nei prodotti di tale processo. Durante la fabbricazione dei componenti della macchina del tempo, nonch� di altri apparecchi che avevo realizzato in precedenza, avevo visitato diverse officine, avevo visto il ferro fuso scorrere dagli altoforni ai convertitori per essere trasformato in ghisa speculare, e cos� via. Ecco perch� diffidavo dei prodotti vomitati dal blocco metallico scintillante e brulicante.</p><p>Naturalmente, Nebogipfel dichiar� che il mio pregiudizio era assurdo:�� La trasmutazione subatomica di cui � capace il Costruttore � un processo di gran lunga pi� raffinato delle lavorazioni che mi hai descritto: a quanto pare, la vostra tecnica metallurgica non si era perfezionata molto, dall�epoca dei cavernicoli.</p><p>��Pu� anche darsi� Comunque� � l�impercettibilit� del procedimento, che mi turba!�� Raccolsi una chiave che, al pari di tutti gli altri attrezzi, era stata espulsa dal Costruttore pochi istanti dopo la richiesta di Nebogipfel: era assolutamente priva di giunture, di viti o di saldature.�� Quando impugno uno di questi attrezzi, mi aspetto quasi di sentirlo <emphasis>caldo,</emphasis> o umido di succhi gastrici, o brulicante di quelle orrende ciglia di ferro�</p><p>In un gesto volutamente beffardo, Nebogipfel scosse la testa:�� Sei cos� <emphasis>intollerante</emphasis> nei confronti di tutto ci� che caratterizza gli esseri diversi da te!</p><p>Nonostante le mie riserve, mi rassegnai al procedimento, anzi, lo sfruttai al massimo. Il piccolo balzo nel futuro per raggiungere le navi temporali avrebbe richiesto non pi� di trenta minuti, ma se fossimo tornati nel paleocene, il nostro viaggio sarebbe durato trenta ore. Deciso a non lasciarmi cogliere impreparato, almeno la volta successiva, chiesi provviste d�acqua e di cibo per alcuni giorni, nonch� abiti caldi e pesanti sia per me sia per il mio compagno.</p><p>Comunque, fu con inquietudine che sollevai la giacca pesante, di tessuto rozzo, argenteo e anonimo che il Costruttore aveva confezionato sulla base dei resti laceri della mia camicia tropicale:�� Non sembra naturale�� protestai�� <emphasis>indossare</emphasis> qualcosa che � stato vomitato cos�!</p><p>��Le tue lamentele stanno diventando tediose. Mi � ormai abbastanza chiaro che nutr� una ripugnanza morbosa nei confronti del corpo e delle sue funzioni, come dimostra la tua reazione irrazionale non soltanto alle facolt� produttive del Costruttore, bens� anche ai Morlock�</p><p>Sconcertato, interruppi:�� Non capisco a che cosa ti riferisci!</p><p>��Ripetutamente, nel descrivermi i tuoi incontri con i miei� cugini, hai usato espressioni associate al corpo: per esempio, metafore e similitudini relative alle deiezioni e ai vermi.</p><p>��Dunque vorresti dire� Un momento! Stai dicendo che il mio atteggiamento nei confronti dei Morlock e dei prodotti del Costruttore riflette paura e disgusto nei confronti della mia stessa <emphasis>biologia?</emphasis></p><p>Senza preavviso, di scatto, Nebogipfel allung� una mano come per toccarmi il viso. Come sempre, provai orrore per le sue dita simili a vermi e per il pallore delle sue palme glabre, quindi non potei trattenermi dal balzare indietro.</p><p>Cos�, semplicemente, Nebogipfel dimostr� di avere ragione. Ci� mi ramment� che in precedenza avevo connesso il terrore suscitato in me dai sotterranei dei Morlock con la paura che mi avevano ispirato da fanciullo i pozzi di ventilazione della casa dei miei genitori.</p><p>� inutile dire che la diagnosi schietta di Nebogipfel mi lasci� nettamente a disagio, costringendomi a riconoscere che il mio comportamento non era dettato dalla ragione, come forse avevo creduto, bens� da sfaccettature bizzarre e nascoste della mia natura.</p><p>Con tutta la dignit� che riuscii a radunare, posi fine alla conversazione:�� Credo che di certe cose sia meglio non discutere!</p><empty-line/><p>Dal punto di vista estetico, la scialuppa temporale non miglior� affatto con il restauro: rimase una specie di vasca metallica non verniciata, dalle finiture rozze. I comandi invece furono migliorati rispetto a quelli che Nebogipfel aveva potuto costruire con i materiali a sua disposizione nel paleocene: installammo persino alcuni semplici cronometri con le cifre scritte a mano. Insomma, ci fornimmo di strumenti quasi equivalenti a quelli della mia prima macchina del tempo.</p><p>Durante il lavoro, mentre si avvicinava il giorno della partenza, i miei timori e le mie incertezze aumentarono. Sapevo che non avrei mai potuto tornare nella mia epoca, ma se avessi lasciato la torre per addentrarmi con Nebogipfel nel futuro o nel passato, avrei probabilmente visitato mondi alieni che avrebbero messo a repentaglio la mia vita o la mia sanit� mentale. Alla prospettiva di andare incontro alla fine della mia esistenza, risposi con un terrore insinuante, e del tutto umano.</p><p>Infine, terminato il restauro, Nebogipfel si accomod� sul sedile. Indossava un nuovo paio di occhiali e una pesante tuta argentea, fomiti dal Costruttore. Sarebbe sembrato un fanciullo tutto infagottato per affrontare l�inverno, se non fosse stato per la pelliccia del viso e la luminosit� metallica dell�orbita vuota dietro la lente azzurra.</p><p>Seduto accanto al Morlock, effettuai un ultimo inventario del nostro equipaggiamento.</p><p>In un attimo, in maniera sconcertante, le pareti del nostro appartamento si trasformarono silenziosamente in vetro, rivelando le pianure tetre della Terra Bianca che si stendevano a perdita d�occhio, arrossate dal tramonto. Su istruzioni di Nebogipfel, le ciglia del Costruttore avevano modificato il materiale delle pareti, in maniera che potessimo vedere all�esterno pur restando nella stanza, protetti dal clima crudele.</p><p>Bench� la temperatura atmosferica fosse immutata, sentii subito freddo. Rabbrividendo, mi avvolsi nella giacca.</p><p>��Direi che siamo pronti�� annunci� Nebogipfel.</p><p>��Siamo pronti�� convenni.�� Per� non abbiamo ancora deciso: andremo nel futuro a raggiungere la flotta cronotica, oppure�?</p><p>��Credo che la decisione spetti a te�� dichiar� Nebogipfel, con una sfumatura di simpatia nell�espressione aliena del viso. O almeno cos� mi piacque credere.</p><p>In ogni modo, la paura che mi covava nell�intimo mi fece trepidare. Tranne che nelle prime, poche ore di disperazione seguite alla perdita di Mos�, non ero mai stato uomo tale da invocare la morte. E sapevo che dalla scelta che stavo per compiere sarebbe forse dipesa la mia vita. Eppure�</p><p>��In realt�, non credo di avere molta scelta� Non possiamo rimanere qui�</p><p>��No�� convenne Nebogipfel.�� Siamo esiliati, tu ed io. Penso che non vi sia altro da fare, per noi, che continuare� fino alla fine.</p><p>��S� Sino alla fine del tempo stesso, a quanto pare� Ebbene, cos� sia, Nebogipfel! Cos� sia�</p><p>Il Morlock spinse in avanti le leve della scialuppa temporale. Il mio respiro acceler�, mentre il sangue mi pulsava alle tempie, e precipitammo nel fragore grigio del viaggio temporale.</p></section><section><title><p>11</p><p>Avanti nel tempo</p></title><p>Ancora una volta il sole saett� nel cielo, e la luna, ancora verde, rotol� attraverso le sue fasi, mentre i mesi si succedevano pi� rapidamente dei battiti cardiaci. In breve, per effetto dell�accelerazione temporale, i movimenti di entrambi i corpi celesti divennero percettibili come archi luminosi, e il cielo assunse un colore grigio acciaio nel velocissimo succedersi dei giorni e delle notti. Tutt�intorno a noi, visibili chiaramente dall�alto della torre, i campi ghiacciati della Terra Bianca, che si stendevano sino all�orizzonte in un luccichio uniforme, rimasero immutati nel rapido e insignificante trascorrere degli anni.</p><p>Mi sarebbe piaciuto veder galleggiare nello spazio i magnifici e fragili velieri interstellari, ma dapprima mi furono nascosti dalla rotazione della Terra, e poi dall�accelerazione del viaggio temporale.</p><p>Dopo quelli che dal nostro punto di vista furono soltanto pochi secondi, l�appartamento fu demolito: scomparve intorno a noi come rugiada, lasciando isolata la nostra cupola trasparente sul tetto piatto della torre. Ripensai alle nostre camere, bizzarre eppure confortevoli, alla mia sauna, alla ridicola carta da parati, allo strano biliardo, e al resto: tutto si era sciolto in un�assenza di forma assoluta. Non pi� necessario, il nostro appartamento si era ridotto a un sogno: un ricordo platonico nella memoria metallica dei Costruttori Universali.</p><p>Tuttavia, il nostro Costruttore paziente non ci abbandon�. Lo vidi rimanere <emphasis>l�,</emphasis> a pochi metri da noi, il brulichio delle ciglia annullato dall�accelerazione temporale, e poi lo vidi balzare d�improvviso altrove, indugiare per alcuni secondi, spostarsi ancora, e cos� via. Giacch� un secondo a bordo della scialuppa temporale corrispondeva ad alcuni secoli nel mondo esterno, il Costruttore rimase immobile accanto a noi per periodi di mille anni.</p><p>Dopo averlo detto a Nebogipfel, commentai:�� Immaginalo, se puoi! Essere immortale � una cosa, ma essere tanto devoto a un unico compito� � come un cavaliere solitario che rimane a guardia del Graal, mentre fuggono via le epoche storiche e le preoccupazioni fugaci delle persone comuni.</p><p>Nelle settimane che avevamo trascorso nell�appartamento, le torri che erano sparse in tutta la valle del Tamigi a due o tre miglia di distanza l�una dall�altra non avevano subito alcun mutamento evidente: in nessuna avevo mai visto neppure aprirsi una porta. Ebbene, fu l�accelerazione temporale a svelarmene la lenta evoluzione. La superficie di una torre cilindrica ad Hammersmith, liscia come uno specchio, si gonfi� come per effetto di una malattia metallica, per poi assumere una conformazione nuova, caratterizzata da spigoli e scanalature. Una torre nei pressi di Fulham scomparve da un momento all�altro, senza che restasse nemmeno una traccia di fondamenta a indicarne la posizione, giacch� il ghiaccio si richiuse tanto rapidamente sul suolo spoglio, che l�occhio non pot� cogliere il processo.</p><p>Quella sorta di evoluzione fluida e lenta continu� senza posa, a ritmi secolari, anzich� annuali, com�era accaduto invece nella Londra che avevo conosciuto.</p><p>��Possiamo soltanto fare congetture sugli scopi di tale ricostruzione�� rispose Nebogipfel, quando gli ebbi chiesto quale fosse la sua opinione.�� Forse i mutamenti nell�aspetto riflettono mutamenti funzionali. Tuttavia, i processi lenti della decadenza operano anche qui. E forse talvolta si verificano incidenti spettacolari, come la caduta di un meteorite.</p><p>��Di sicuro i Costruttori, con la loro intelligenza, sono in grado di prevedere gl�incidenti di questo tipo. Possono certamente seguire le traiettorie dei meteoriti con i loro telescopi, e magari possono deviarle servendosi delle loro navi.</p><p>��In certa misura, s�. Nel sistema solare, per�, regna la casualit�. Quali che siano i mezzi tecnici e le capacit� di osservazione e di previsione di cui si dispone, non si pu� mai essere certi di poter prevenire <emphasis>tutte</emphasis> le calamit�. Dunque persino i Costruttori sono costretti, talvolta, a ricostruire le loro torri: <emphasis>inclusa quella in cui ci troviamo.</emphasis></p><p>��Che cosa intendi dire?</p><p>��Rifletti� Hai caldo? Ti senti a tuo agio?</p><p>Come ho gi� detto, avevo sentito freddo, nonostante la cupola trasparente che ci proteggeva, ma avevo pensato che si fosse trattato semplicemente di una mia reazione soggettiva:�� Sto benissimo.</p><p>��Naturalmente. E io pure. Poich� viaggiamo da circa un quarto d�ora, sappiamo che le condizioni a noi propizie si mantengono in questa torre <emphasis>da oltre mezzo milione di anni.</emphasis></p><p>��Eppure la torre � tanto vulnerabile al tempo quanto lo sono le altre� Questo significa che i Costruttori la stanno sottoponendo a una manutenzione continua per proteggerci.</p><p>��S�. Altrimenti, la cupola si sarebbe gi� deteriorata da molto tempo.</p><p>Ovviamente, Nebogipfel aveva ragione. Ci� confermava la perseveranza straordinaria dei Costruttori, tuttavia non mi rassicurava granch�. Nell�osservare il suolo sotto di noi, ebbi l�impressione che la torre, sottoposta a un processo infinito di ricostruzione, fosse mutevole come un termitaio. Nel contempo, fui assalito dalla vertigine.</p><empty-line/><p>In seguito mi accorsi di un mutamento nella qualit� della luce: il paesaggio ghiacciato rimase bianco, ma come velato da un�ombra lieve. Gli archi del sole e della luna, offuscati dai movimenti equinoziali, continuarono a ondeggiare nel cielo, tuttavia l�astro parve sottoposto a un ciclo di trasformazione, mentre il satellite manteneva l�intensa sfumatura verde dovuta alla vegetazione di cui era stata dotata.</p><p>��Il sole tremola�� osservai�� come se la sua luminosit� variasse a intervalli di pochi secoli.</p><p>��Credo che tu abbia ragione�� convenne Nebogipfel.</p><p>Poco a poco mi convinsi che la strana e disorientante illusione d�ombra sul ghiaccio fosse dovuta proprio al tremolare della luce: si sarebbe forse potuta ottenere un�impressione simile facendosi ondeggiare una mano aperta dinanzi agli occhi mentre si guardava da una finestra.</p><p>��Dannato tremolio!�� protestai.�� Confonde la vista, e forse anche il pensiero.</p><p>��Guarda� La qualit� della luce sta cambiando ancora�</p><p>Seguendo il suggerimento, colsi una nuova peculiarit� nel comportamento del sole: a intermittenza, esso assumeva una sfumatura dovuta a una sorta di pallida striatura verde lungo il suo tragitto celeste.</p><p>Ci� mi consent� d�individuare un lampo smeraldino sulle colline ghiacciate e sulle torri fosche di Londra: era come il ricordo commovente della vita scomparsa da quelle colline.</p><p>��Sospetto�� dichiar� Nebogipfel�� che il tremolio e i lampi verdi siano connessi. Il sole � la pi� grande fonte di energia e di materia del sistema. Per sfruttarla, noi Morlock costruimmo la Sfera. Ebbene, credo che anche i Costruttori Universali stiano attingendo ad esso per procurarsi le materie prime di cui hanno bisogno�</p><p>��La plattnerite!�� commentai, con un empito di entusiasmo.�� � questo il significato dei lampi verdi, vero? I Costruttori stanno estraendo la plattnerite dal sole!</p><p>��Oppure sfruttano le loro capacit� chimiche per trasmutare la materia e l�energia solari in plattnerite, che � pi� o meno la stessa cosa.</p><p>La visibilit� della luce verde significava, secondo Nebogipfel, che i Costruttori stavano utilizzando la plattnerite per fabbricare grandi gusci intorno al sole. Una volta completato, ogni guscio veniva trasportato con un convoglio immenso in un cantiere ubicato altrove nel sistema solare, e la costruzione di un altro guscio iniziava. Il tremolio doveva dunque essere provocato, per effetto dell�accelerazione temporale, dal susseguirsi di queste attivit�.</p><p>��E straordinario��� commentai, senza fiato.�� Indubbiamente i Costruttori prelevano dal sole grumi di plattnerite la cui massa equivale a quella dei pianeti pi� grandi. � un�impresa ancora pi� colossale della costruzione della vostra Sfera, Nebogipfel.</p><p>��Come sappiamo, i Costruttori non sono privi d�ambizione.</p><p>Il tremolio del sole paziente si attenu�, mentre le attivit� estrattive dei Costruttori cessavano gradualmente. Nel cielo, agli archi del sole e della luna, si aggiunsero quelli dei gusci giganteschi, che avevano il caratteristico colore verde della plattnerite e orbitavano intorno alla Terra pi� lentamente degli astri.</p><p>La luminosit� mutevole della plattnerite scintill� sulla pelle metallica del nostro Costruttore imperturbabile, che rimase sempre immobile accanto a noi mentre in cielo avvenivano quei mutamenti straordinari.</p><p>��Abbiamo percorso quasi ottocentomila anni�� dichiar� Nebogipfel, nell�osservare i cronometri.�� Credo che sia abbastanza��� E tir� parzialmente le leve, facendo oscillare e precipitare la scialuppa nella maniera caratteristica dei viaggi temporali: la nausea si aggiunse alla mia paura e al mio sgomento.</p><p>Subito il Costruttore scomparve. Non potei fare a meno di gridare, afferrandomi al sedile. Non mi ero mai sentito, credo, tanto solo e smarrito quanto nel momento in cui il nostro compagno fedele di ottocentomila anni parve abbandonarci improvvisamente a un mondo alieno.</p><p>L�ondeggiamento equinoziale dell�arco solare rallent� sino a scomparire. In pochi secondi si manifest� la sconcertante palpitazione luminosa che corrispondeva all�alternarsi del giorno e della notte, mentre il cielo perdeva il suo grigiore sbiadito.</p><p>La luce verde della plattnerite si diffuse nell�atmosfera tutt�intorno alla cupola, velando il tremolio latteo delle pianure impassibili della Terra Bianca.</p><p>La pulsazione dei giorni e delle notti rallent� fino a un ritmo pi� lento di quello del mio polso. In quell�ultimo istante intravidi, in un lampo, una distesa stellata che irrompeva attraverso la superficie della realt�, vicina e abbacinante, e le ombre fugaci di alcune teste enormi dagli occhi grandi e umani. Poi Nebogipfel tir� completamente le leve, la scialuppa temporale si ferm�, il gruppo degli Osservatori scomparve, e approdammo nella storia, immersi in una luce verde.</p><p>Scoprimmo cos� di essere all�interno di una nave di plattnerite.</p></section><section><title><p>12</p><p>La nave</p></title><p>Io, il Morlock e la scialuppa temporale eravamo completamente immersi nella luce smeraldina della plattnerite. Non avevo idea di quali fossero le dimensioni della nave, anzi, avevo qualche difficolt� nell�orientarmi al suo interno. Non assomigliava per nulla alle navi della mia epoca, che erano suddivise in ambienti separati. Somigliava piuttosto a una <emphasis>rete</emphasis> di fili e di nodi, tutta splendente di plattnerite verde, che ci avvolgeva nelle sue maglie come se fossimo pesci catturati da un pescatore invisibile.</p><p>Pi� precisamente, la rete luminosa avvolgeva la cupola trasparente, la cui presenza mi fu confermata da un vago riflesso mutevole, che intravidi nella luce intensa della plattnerite. Potevo respirare liberamente, e non sentivo pi� freddo di prima, ma fui improvvisamente assalito da una vertigine acuta e sgradita nello scoprire che, sebbene la cupola esistesse ancora, il pavimento e la torre erano scomparsi: soltanto la rete sottile sosteneva noi e la scialuppa temporale, senza che riuscissi a comprendere come ci� fosse possibile.</p><p>Risolutamente, vinsi la mia reazione primitiva. Volevo comportarmi bene in quella situazione straordinaria, soprattutto se si trattava degli ultimi momenti della mia esistenza. Non volevo sprecare energia con il turbamento della scimmia che era in me, timorosa di cadere dai rami di quell�albero splendente di luce verde.</p><p>Guardai attorno. I fili delle maglie grandi della rete sembravano grossi come il mio indice, tuttavia sfolgoravano tanto che non ero certo che tale impressione non fosse illusoria. Le maglie grandi erano di forma irregolare, larghe all�incirca trenta centimetri, tutte dissimili l�una dall�altra. Ognuna conteneva una rete pi� sottile, fatta di maglie medie, ciascuna delle quali conteneva a sua volta una rete di maglie piccole, ancora pi� sottile, e cos� via, sino a dimensioni microscopiche impercettibili alla mia vista. Tutto ci� mi ricord� le ciglia di cui erano composti i Costruttori.</p><p>Dai nodi delle maglie grandi scaturivano grumi brillanti di verde intenso che scorrevano lungo i fili, oppure esplodevano silenziosamente in lampi minuscoli, creando cos� un bagliore diffuso e perennemente mutevole.</p><p>Mi sembrava di essere avvolto in un bozzolo di ragnatela, tuttavia la rete aveva qualcosa di vivo, tale da suscitare l�impressione che, se l�avessi stracciata, si sarebbe rapidamente ricostituita.</p><p>Per giunta, a causa della plattnerite, la nave non sembrava un oggetto solido, appartenente alla realt� concreta, bens� aveva qualcosa di stranamente immateriale e contingente.</p><p>Attraverso la rete, vidi le colline ancora ammantate di ghiacci eterni e gli edifici anonimi della Londra dei Costruttori. Era notte, e nel firmamento sereno, privo di stelle, veleggiava alta la falce argentea della luna.</p><p>Come nubi enormi e silenti, innaturalmente basse nel cielo desolato, diffondendo ovunque la luminosit� verde sui ghiacci dell�abbandonata Terra Bianca, veleggiavano altre navi di plattnerite, immense e reticolari, di forma lenticolare, in cui piccole luci brillavano e si spostavano come stelle prigioniere.</p><p>Con la pelliccia tinta di una sfumatura smeraldina, Nebogipfel mi scrut�:�� Ti senti bene? Mi sembri un po� alterato�</p><p>Non potei trattenere una risata:�� Sei molto perspicace, Morlock! <emphasis>Alterato?!</emphasis> Direi!</p><p>Mi girai sul sedile a prendere una ciotola, affondai le dita nelle noci e nei frutti sintetici fornitimi dai Costruttori, e ne masticai un boccone. La semplice attivit� animale di mangiare fu una distrazione gradita dall�ambiente sconcertante e pressoch� incomprensibile in cui mi trovavo. Mi domandai se quello sarebbe stato il mio ultimo pasto, o persino l�ultima cena consumata in assoluto da un umano sulla Terra!�� Credevo che il nostro Costruttore sarebbe stato qui ad accoglierci�</p><p>��Credo che ci sia, infatti��� Nebogipfel sollev� una mano, le cui dita pallide scintillarono nella luce smeraldina.�� Evidentemente, questa nave � strutturata come i Costruttori stessi. Dunque credo che si possa dire che il �nostro� Costruttore si trova ancora qui. La sua coscienza, per�, � rappresentata da uno degli insiemi di punti luminosi in movimento nella rete di plattnerite. E la nave � sicuramente collegata al Mare d�Informazioni. Anzi, forse si potrebbe dire che essa costituisce un nuovo Costruttore Universale. In altre parole, <emphasis>la nave � viva,</emphasis> allo stesso modo in cui lo sono i Costruttori. Al contempo, dev�essere anche molto di <emphasis>pi�,</emphasis> giacch� � composta di plattnerite.�� Mi scrut�, con l�unico occhio profondo e cupo dietro gli occhiali.�� Capisci? Se � viva, allora � una <emphasis>nuova</emphasis> forma di vita: la prima forma di vita che, in quanto costituita anche di plattnerite, <emphasis>non</emphasis> � vincolata, a differenza di noialtri, al lento movimento degli ingranaggi della storia. Ed � stata <emphasis>costruita</emphasis> qui, intorno al nucleo composto da noi stessi: � qui per noi, per riportarci indietro, proprio come promise il Costruttore. Dunque, lui <emphasis>�</emphasis> qui.</p><p>Naturalmente, Nebogipfel aveva ragione. Con una sorta di nervoso imbarazzo, mi domandai quante delle altre navi, che vagavano come fiere in cerca di preda nel cielo terrestre privo di stelle, fossero al tempo stesso sul pianeta insieme a noi, in un certo senso, a causa della nostra presenza.</p><p>Poi, osservando il cielo illuminato dalla plattnerite, notai qualcosa che prima mi era sfuggito:�� Nebogipfel� Guarda la luna!</p><p>Quando il Morlock si volse, una delicata sfumatura argentea si sovrappose alla gradazione verde della pelliccia del suo viso.</p><p>Molto semplicemente, mi ero accorto che la luna aveva perduto il suo verdore delizioso. La vita che, importata dalla Terra, si era perpetuata sulla sua superficie per milioni di anni, si era estinta, lasciando riaffiorare le montagne e i <emphasis>maria</emphasis> polverosi, biancheggianti come ossa. Cos�, il satellite aveva riacquistato il pallore mortale che avevo conosciuto nella mia epoca. L�unica differenza era la luminosit� pi� accentuata dell�emisfero buio, come se una luna calante fosse tra le braccia di una luna nuova: un fenomeno provocato dal riverbero della superficie ghiacciata della Terra, che sicuramente ardeva come un secondo sole nei cieli lunari privi d�atmosfera.</p><p>��Forse � una conseguenza delle operazioni compiute sul sole dai Costruttori�� congettur� Nebogipfel.�� Pu� darsi che ci� abbia distrutto l�equilibrio vitale.</p><p>��Sai��� risposi, con una certa amarezza.�� Perfino dopo tutto quello che abbiamo visto e sentito, vedere lass� nel cielo una luna verdeggiante mi dava un certo conforto. Era l�idea che altrove, a una distanza non impossibile, sopravviveva qualcosa della Terra che ricordavo: una giungla improbabile, dove la gravit� era bassa, e dove potevano sopravvivere i discendenti dell�umanit�. Adesso, invece, anche su quella superficie desolata non esistono altro che rovine e tracce poco profonde, come quelle che sono sparse sul cadavere della Terra.</p><p>Proprio in quel momento, in cui ero d�umore scioccamente sentimentale, si ud� un rumore insolitamente simile a una fucilata, e la cupola che ci proteggeva si spacc� come un guscio d�uovo.</p><empty-line/><p>Alcune serie di crepe si ramificarono sulla superficie della cupola, un pezzo della quale, non pi� largo della mia mano, si stacc� e cadde, ondeggiando nell�aria come un fiocco di neve.</p><p>Intanto, i fili della ragnatela di plattnerite della nave si protesero <emphasis>gi�, verso me e verso il Morlock.</emphasis></p><p><emphasis>��</emphasis>Nebogipfel� Che cosa sta succedendo?�� chiesi, febbricitante, elettrizzato, con ogni terminazione nervosa carica di sospetto e di paura.�� Moriremo, senza la cupola?</p><p>��Devi cercare di non avere paura.�� Con un gesto semplice e sconcertante, Nebogipfel mi prese una mano con le sue sottili dita morlock, e la tenne, come avrebbe potuto fare un adulto con un bambino.</p><p>Era la prima volta che sentivo il tocco freddo delle sue dita, dai momenti spaventevoli in cui il Costruttore mi aveva curato. Una eco lontana della solidariet� che ci aveva uniti nel paleocene torn� a riscaldarmi, l�, fra i ghiacci della Terra Bianca. Allora piansi, temo, sconvolto dalla paura, e mi schiacciai il pi� possibile sul sedile, desiderando soltanto la fuga, mentre le dita deboli di Nebogipfel rinserravano la presa sulla mia mano.</p><p>I pezzi della cupola che continuava a spaccarsi caddero come una pioggia lieve sulla scialuppa temporale, mentre i fili di plattnerite scendevano sempre pi�, percorsi in tutta la lunghezza dai nodi luminosi.</p><p>��I Costruttori, questi esseri di plattnerite�� spieg� Nebogipfel�� intendono portarci con loro all�alba del tempo, e forse oltre� Ma non <emphasis>cos셠�</emphasis> E indic� il proprio corpo fragile.�� Infatti, non potremmo sopravvivere neppure per un minuto� Capisci?</p><p>Quando i tentacoli di plattnerite mi sfiorarono il cuoio capelluto, la fronte, e le spalle, mi abbassai, per evitarne la presa gelida:�� Vuoi dire che dobbiamo diventare come loro, come i Costruttori? Dobbiamo dunque sottometterci all�intrusione di queste ciglia di plattnerite? Perch� non mi hai preavvisato?</p><p>��A che cosa sarebbe servito? � l�unico modo. La tua paura � naturale, ma devi reprimerla ancora per un momento, e poi� Sarai libero.</p><p>Nel sentire sulle spalle e sulle gambe il peso gelido delle spire di plattnerite, cercai di rimanere immobile. Ma poi, mentre un tentacolo mi scivolava sulla fronte, sentendo distintamente le ciglia penetrarmi nelle carni, non potei fare a meno di strillare e di cercare di dibattermi. Tuttavia, ero gi� incapace di alzarmi dal sedile.</p><p>Fui completamente immerso nel verde. I nodi luminosi che passavano sul mio corpo, cangianti e quasi animati, mi offuscarono la vista, oscurando la luna, i campi ghiacciati della Terra e persino la struttura immane della nave. La ciotola di frutta mi sfugg� dalle dita intorpidite, cadendo rumorosamente sul fondo della scialuppa, ma il suono si spense subito, nell�ottundimento della mia sensibilit�.</p><p>Il crollo finale della cupola fu accompagnato da una tempesta di schegge. La mia fronte fu toccata dal respiro gelido e lontano dell�inverno, infine sentii soltanto le dita fredde di Nebogipfel, e l�attivit� onnipresente e fluida della plattnerite. Immaginai le ciglia che si staccavano e che s�insinuavano nel mio corpo, com�era gi� accaduto in precedenza. L�invasione luminosa era stata tanto rapida che non ero pi� in grado di muovere neppure un dito, n� di gridare: ero come imprigionato da una camicia di forza. I tentacoli penetrarono come vermi fra le mie labbra, mi riempirono la bocca, si dissolsero sulla mia lingua, infine sentii una pressione fredda sugli occhi.</p><p>Immerso nella luce smeraldina, ero ormai perduto, disincarnato.</p></section></section><section><title><p>LIBRO SESTO</p><p>Le crononavi</p></title><section><title><p>1</p><p>Partenza</p></title><p>Ero fuori del tempo e dello spazio.</p><p>Non era come dormire, perch� persino nel sonno la mente rimane attiva, classificando e selezionando informazioni e ricordi: persino nel sonno la persona rimane consapevole di se stessa e della propria esistenza.</p><p>Invece, la condizione atemporale in cui mi trovavo <emphasis>non</emphasis> era affatto simile al sonno. Sembrava piuttosto che la rete di plattnerite mi avesse impercettibilmente, silenziosamente scomposto. Semplicemente, <emphasis>non ero presente:</emphasis> i frammenti della mia personalit�, le schegge della mia memoria, erano disseminati nell�immenso e invisibile Mare d�Informazioni che tanto affascinava Nebogipfel.</p><p>Poi avvenne qualcosa di gran lunga pi� misterioso: a un tratto, fui di nuovo <emphasis>presente.</emphasis> Non riesco a esprimermi in maniera pi� chiara: pi� che un risveglio, fu come l�<emphasis>accendersi</emphasis> di una lampadina elettrica allorch� viene premuto l�interruttore. Dal nulla passai in un istante alla completa, palpitante consapevolezza.</p><p>Di nuovo mi fu possibile vedere. Mi apparvero nitidi la rete verde e luminosa della crononave che mi avvolgeva, e il biancheggiare della Terra all�esterno.</p><p>Nel rendermi conto di essere tornato all�esistenza, fui pervaso dal panico e dall�orrore suscitati dal precedente intervallo di assenza. Pi� che l�inferno, avevo sempre temuto la non esistenza: anzi, avevo deciso da molto tempo che sarei stato lieto di subire i tormenti che Lucifero riservava ai non credenti consapevoli, se ci� avesse significato non perdere la percezione e l�autocoscienza.</p><p>Tuttavia, non mi fu permesso abbandonarmi all�angoscia, perch� subito ebbi la straordinaria sensazione di essere sollevato, come se un magnete gigantesco mi attirasse verso l�alto. Mi sembr� di essere un atomo conteso fra campi di forza mostruosi. Tale tensione aument� sempre pi�, fino a sciogliersi d�improvviso. Ebbi di nuovo la medesima impressione che avevo provato da bambino allorch� mio padre mi sollevava con le sue mani forti e sicure: la stessa leggerezza, la stessa sensazione di volare. La crononave s�innalz� insieme a me, perci� fu come se mi trovassi al centro di un aerostato immane che s�involava, trasparente e sfavillante di luce verde.</p><p>Quando cercai di abbassare lo sguardo, non percepii la testa n� il collo, nondimeno il mio campo visivo ruot� verso il basso. La crononave, che aveva la forma di un piroscafo gonfio come un dirigibile, era immensa, lunga diverse miglia, eppure fluttuava nell�aria come una nube. Bench� lo scintillio pulsante e cangiante della nave mi offuscasse la vista, vidi attraverso la rete il paesaggio che stavamo sorvolando, nonch�, sotto di me, la scialuppa temporale, in cui io stesso e il Morlock ci afflosciavamo sul fondo, intorpiditi dal gelo.</p><p>La mia percezione visiva era strana: pi� che sfuocata, mancava di un fulcro. Quando si guarda un oggetto, come ad esempio una tazza da t�, lo si colloca al centro della prospettiva, relegando il resto alla periferia. Invece, la mia nuova percezione era priva di tale caratteristica: tutto ci� che vedevo (il ghiaccio, le navi, la scialuppa temporale), era al tempo stesso centrale e periferico. Naturalmente, ci� mi confuse e mi disorient�.</p><p>Anche se vedevo, non percepivo alcunch� del mio corpo, che era diventato totalmente insensibile. Sentivo soltanto un tocco lieve e quasi spettrale: le dita di Nebogipfel intorno alla mia mano. Ebbene, fui in certa misura confortato dal sapere che almeno <emphasis>lui</emphasis> era l� con me.</p><p>Pensai per un momento di essere morto, prima di ricordare che avevo gi� avuto la stessa impressione quando il Costruttore Universale mi aveva assorbito e ricreato. Non riuscivo a immaginare quale sarebbe stata la mia sorte.</p><p>Mentre la scialuppa temporale e la torre, in basso, si allontanavano sempre pi�, la nave s�innalz� rapidamente di uno, due, dieci miglia. Sotto di me, attraverso lo scintillio dello scafo, si dispieg� interamente la mappa della Londra sparsa del futuro remoto.</p><p>Bench� la velocit� della crononave dovesse essere superiore a quella di una palla di cannone, non percepii vento alcuno. La sensazione fanciullesca di leggerezza che ho gi� descritto mi rassicur�. Il paesaggio sottostante si allarg�, i dettagli degli edifici e della distesa gelata divennero sbiaditi e vaghi, una sorta di grigio luminoso si mescol� al bianco freddo del ghiaccio. Con l�assottigliarsi dell�atmosfera, il cielo notturno grigio ferro incup� sempre pi�.</p><p>La curvatura del pianeta divenne percettibile, tanto che Londra sembr� la cima di una montagna immensa. Distinsi la sagoma della povera Britannia, stretta nella morsa del Mare di Ghiaccio.</p><p>Non avevo pi� le mani e i piedi, n� il ventre e la bocca. Improvvisamente liberato dalla materia, vedevo tutto con una sorta di serenit�.</p><p>Mentre la crononave proseguiva la sua ascesa oltre l�atmosfera, il globo mi si mostr� bianco, quieto, e del tutto privo di vita. Una flotta composta di centinaia di crononavi lenticolari, smeraldine, lunghe diverse miglia, veleggiava nello spazio gettando la propria luce sullo strato di ghiaccio corrugato che copriva il pianeta riverberante.</p><p>A un tratto, sentii pronunciare il mio nome, o piuttosto, divenni consapevole, in un modo che mi sarebbe stato ripugnante tentare di spiegare, che qualcuno mi chiamava. Naturalmente, non potevo girarmi, per� il mio campo visivo ruot�.</p><p><emphasis>Nebogipfel� Sei tu?</emphasis></p><p><emphasis>S�. Sono qui. Stai bene?</emphasis></p><p><emphasis>Nebogipfel� Non riesco a vederti!</emphasis></p><p><emphasis>Nemmeno io. Ma non importa. Senti la mia mano?</emphasis></p><p><emphasis>S�.</emphasis></p><p>Allontanandosi dalla Terra, la nostra crononave si un� alla flotta, che riempiva il vuoto interplanetario per parecchie miglia: fu come unirsi a un branco di gigantesche balene scintillanti. Bench� intensa, la luminosit� della plattnerite aveva qualcosa d�irreale, come se fosse riflessa da qualche dimensione invisibile. Di nuovo provai una sensazione di contingenza, come se la flotta non appartenesse del tutto a quella realt�, n� a nessun�altra.</p><p><emphasis>Nebogipfel� Che cosa ci sta succedendo? Dove ci stanno portando?</emphasis></p><p><emphasis>Conosci gi� la risposta,</emphasis> replic� gentilmente Nebogipfel. <emphasis>Stiamo per viaggiare a ritroso nel tempo, fino al nucleo pi� profondo e nascosto del tempo medesimo: fino ai suoi confini.</emphasis></p><p><emphasis>Partiremo presto?</emphasis></p><p><emphasis>Siamo gi� partiti. Guarda le stelle�</emphasis></p><p>Mi volsi, o almeno ebbi la sensazione di farlo, nel distogliere il campo visivo dalla Terra Bianca, e scoprii che in tutto il cielo stavano spuntando le stelle.</p></section><section><title><p>2</p><p>Il dispiegamento della Terra</p></title><p>Nel viaggiare a ritroso nel tempo, la flotta coloniale proveniente dalla Terra fu sospinta a ondate successive verso la propria origine. Mentre la marea della civilt� si ritirava dal cosmo, le sfere che racchiudevano le stelle si smontarono e scomparvero l�una dopo l�altra. Meravigliato, vidi le costellazioni antiche riaccendersi come lampadari: vidi Sirio e Orione splendere come nelle notti d�inverno; vidi la Stella Polare brillare sopra di me; riconobbi il profilo familiare dell�Orsa Maggiore. Oltre la curva del pianeta scorsi raggruppamenti di stelle che non avevo mai visto dall�Inghilterra. Non conoscevo le costellazioni degli antipodi abbastanza bene da riconoscerle tutte, ma individuai la forma di coltello della Croce del Sud, le chiazze di luminosit� soffusa delle Nubi di Magellano, e i gemelli brillanti, Alpha e Beta Centauri.</p><p>Mentre la flotta sprofondava nel passato, le stelle si spostarono nel cielo. In pochi istanti, le costellazioni cominciarono a disfarsi mentre la prospettiva cosmica rivelava i movimenti delle stelle, troppo lenti per essere percettibili nel corso di una fugace vita umana.</p><p>Quando richiamai la sua attenzione sul fenomeno, Nebogipfel rispose: <emphasis>S�. E guarda la Terra�</emphasis></p><p>La maschera di ghiaccio che aveva nascosto il caro globo spossato si stava gi� sciogliendo. Con una serie di contrazioni possenti, il ghiaccio si ritir�, scoprendo il marrone della terra e l�azzurro del mare, infine rimase confinato nelle fortezze dei poli. Lentamente il mondo si trasform� di nuovo nei continenti che conoscevo, quindi fu avvolto da nubi chiazzate di colori violenti e innaturali: marrone, porpora, arancio. Le coste erano orlate di luci, le grandi citt� brillavano nel cuore di ogni continente. Vidi persino grandi citt� galleggianti in mezzo agli oceani. Ma l�atmosfera era tanto inquinata, in corrispondenza delle metropoli, che di sicuro, per respirare in superficie, erano necessarie maschere munite di filtri.</p><p><emphasis>Evidentemente stiamo assistendo agli ultimi giorni del pianeta modificato dalla Nuova Umanit�,</emphasis> commentai. <emphasis>Probabilmente stiamo percorrendo milioni di anni al minuto.</emphasis></p><p><emphasis>S�.</emphasis></p><p><emphasis>Allora perch� non vediamo la Terra ruotare su se stessa, nonch� intorno al sole?</emphasis></p><p><emphasis>Non � cos� semplice� Queste navi non sono come la tua macchina del tempo. Tutto ci� che vediamo,</emphasis> spieg� Nebogipfel, <emphasis>� una ricostruzione: una sorta di proiezione basata sui dati raccolti durante il viaggio dal Mare d�Informazioni, o comunque, da quella parte di esso che � incorporata nelle navi stesse. Ebbene, fenomeni come la rotazione del globo vengono soppressi.</emphasis></p><p><emphasis>Dimmi, Nebogipfel� Che cosa sono diventato? Sono ancora umano?</emphasis></p><p><emphasis>Sei ancora te stesso,</emphasis> garant� risolutamente il Morlock. <emphasis>L�unica differenza � che la macchina che ti sostiene non � pi� organica, bens� � integrata al Mare d�Informazioni. Le tue membra non sono pi� di carne e di sangue, ma d�informazione.</emphasis></p><p>La voce di Nebogipfel sembr� fluttuare nello spazio intorno a me. Avevo perduto la sensazione confortante del suo tocco. Non sapevo pi� se mi fosse vicino, per� avevo la sensazione che la �vicinanza� non fosse pi� importante, perch� non avevo neppure un�idea precisa di dove fossi �io�. Qualunque cosa fossi diventato, sapevo di non essere pi� un fulcro di consapevolezza che guardava il mondo esterno dall�interno di una grotta d�ossa.</p><p>L�atmosfera terrestre s�illimpid�. In tutto il pianeta le luci delle citt� si affievolirono e si spensero. In breve tempo, non rimase pi� traccia alcuna dell�attivit� umana.</p><p>Per effetto del viaggio a ritroso nel tempo, le nubi di cenere provocate dai fenomeni vulcanici in tutto il mondo furono riassorbite dai crateri, insieme ai getti di lava incandescente delle eruzioni. I continenti si spostarono dalle collocazioni che mi erano note. Sulle grandi pianure dell�emisfero settentrionale si svolse una lotta lenta e millenaria fra due tipi di vegetazione: da una parte, il verde cupo delle praterie e delle foreste decidue che orlavano i continenti lungo la calotta polare; dall�altra il verde acceso delle giungle tropicali. Per un istante, la giungla lussureggiante trionf�, diffondendosi a settentrione dell�equatore, oltre i tropici, fino all�Europa e al Nord America: persino la Groenlandia divenne fugacemente verdeggiante. Poi, con la stessa rapidit� con cui aveva conquistato il mondo, la giungla si ritir� nelle sue fortezze equatoriali, mentre sfumature di verde pi� cupo si spandevano sui continenti settentrionali.</p><p>Con rotazioni e spostamenti laterali pi� accentuati, i continenti si trasferirono in zone climatiche diverse, talch� ampie fasce di verde e di bruno si diffusero sulle regioni aride. Questi passi di danza geologica furono accompagnati da grandi spasmi vulcanici devastanti.</p><p>Come in un puzzle, tutte le terre si unirono, coprendo met� del globo, a formare un unico continente immane, che nell�interno avvizz� subito, trasformandosi in un deserto.</p><p><emphasis>Ci troviamo gi� trecento milioni di anni nel passato,</emphasis> annunci� Nebogipfel. <emphasis>Non esistono mammiferi n� uccelli. Persino i rettili si sono evoluti da poco.</emphasis></p><p><emphasis>Non pensavo,</emphasis> replicai, <emphasis>che potesse risultare tutto cos� armonioso, come una specie di balletto geologico. Gli studiosi della mia epoca avrebbero molto da imparare! Sembra che il pianeta intero sia vivo e si stia evolvendo.</emphasis></p><p>La terraferma si divise in tre grandi continenti, le cui forme non ricordavano affatto quelle che avevo conosciuto; quindi ruotarono come piatti sopra un tavolo levigato. Con la frammentazione dell�immenso deserto centrale, il clima si diversific�, e le coste si sfrangiarono in una serie di mari poco profondi.</p><p><emphasis>Adesso gli anfibi stanno tornando al mare e stanno perdendo gli arti,</emphasis> riprese Nebogipfel. <emphasis>Ma sulla terra vi sono ancora insetti e altri invertebrati: millepiedi, bachi, ragni e scorpioni�</emphasis></p><p><emphasis>Non � un ambiente molto ospitale,</emphasis> osservai.</p><p><emphasis>Vi sono anche libellule giganti e altri esseri portentosi: il mondo non � privo di bellezza.</emphasis></p><p>Chiazze di una sorta di marrone corneo si aprirono nella vegetazione, che cominciava a ritirarsi: immaginai che stessimo superando il periodo della comparsa delle prime piante foglifere del mondo. In breve, la superficie terrestre divenne una maschera uniforme di marrone e di azzurro melmoso. Anche nei mari, dove sopravviveva, la vita si stava semplificando, mentre intere specie scomparivano nel grembo della storia: i pesci, i molluschi, le spugne, le meduse� Infine, nei mari cupi, rimasero soltanto sottili alghe verdi che faticavano a convertire in ossigeno la luce spietata del sole. La terra era spoglia e rocciosa. L�atmosfera era densa, chiazzata di giallo e di marrone dai gas nocivi. Grandi eruzioni avvenivano d�improvviso in tutto il globo, nascosto da nubi spesse.</p><p>I mari si prosciugarono, riducendosi a pozze stagnanti. Rapidamente le nubi si assottigliarono e si sfilacciarono sino a scomparire, rivelando che la crosta terrestre splendeva di un rosso spento, uniforme, screziato da grandi cicatrici arancioni che si aprivano e si chiudevano come bocche. I mari non si vedevano pi�: la distinzione fra gli oceani e la terra era scomparsa. Restava soltanto la crosta impervia, al di sopra della quale veleggiavano armoniosamente le crononavi in osservazione.</p><p>Lo splendore della crosta divenne pi� intenso, intollerabilmente luminoso, poi, in una esplosione di schegge incandescenti, il giovane pianeta fu scosso da un tremito sul proprio asse, e si disintegr�.</p><p>Alcuni frammenti parvero <emphasis>attraversarmi:</emphasis> la roccia fusa si apr� un varco attraverso la mia coscienza prima di perdersi nello spazio.</p><p>Cos� tutto fin�. Non rimase altro che il sole, intorno al quale ruotava un disco di materia solida e gassosa, informe e turbinante.</p><p>Come se la coagulazione invertita della Terra avesse provocato uno shock fisico, una sorta d�increspatura percorse lo stormo di crononavi.</p><p><emphasis>� una strana epoca, questa, Nebogipfel�</emphasis></p><p><emphasis>Guarda intorno�</emphasis></p><p>In tutto il cielo spiccavano dieci o dodici stelle, sempre pi� luminose. Bench� fossero tanto lontane da essere visibili soltanto come puntini, formarono una configurazione, intorno alla quale veli di materia gassosa si raccolsero in una nube vastissima.</p><p><emphasis>Quelle sono le compagne del sole,</emphasis> continu� Nebogipfel. <emphasis>Sono le sue sorelle, se vuoi: le stelle nate dalla stessa nube di materia. Un tempo, formavano un raggruppamento tanto luminoso e compatto quanto le Pleiadi, ma la gravit� non le manterr� unite: prima che compaia la vita sulla Terra, si allontaneranno le une dalle altre.</emphasis></p><p>Una stella giovane sopra la mia testa brill�, si dilat� rapidamente fino ad assumere forma discoidale, divent� sempre pi� rossa e pi� fioca, infine si spense.</p><p>Un�altra stella, che occupava una posizione quasi diametralmente opposta, attravers� il medesimo ciclo: brill�, si dilat� in un disco cremisi, si estinse.</p><p>Naturalmente, questo dramma magnifico si svolse in uno sfondo di silenzio assoluto.</p><p><emphasis>Stiamo assistendo alla nascita delle stelle,</emphasis> dissi, <emphasis>per� a rovescio.</emphasis></p><p><emphasis>S�. Le selle embrionali accendono le nubi gassose da cui hanno avuto origine. E sono belle a vedersi, le nebulose� Ma dopo l�accensione stellare, i gas pi� leggeri fuggono il calore, lasciando soltanto la materia pi� densa�</emphasis></p><p><emphasis>Una materia che si condensa in pianeti,</emphasis> conclusi.</p><p><emphasis>Esatto.</emphasis></p><p>Poi fu la volta del sole: un brillamento bianco-giallo, riverberato dalle prue di plattnerite delle crononavi; la dilatazione rapida in un globo immenso, che avvolse brevemente la flotta in una nube di luce cremisi; e infine la dispersione nel vuoto universale.</p><p>Improvvisamente le navi rimasero sospese nell�oscurit�. L�ultima compagna del sole brill�, si gonfi� e per�, cos� che restammo avvolti in una nube di freddo idrogeno inerte, che rifletteva la verde luminosit� della plattnerite.</p><p>Il cielo era punteggiato soltanto dalle stelle pi� remote, che a loro volta si spegnevano l�una dopo l�altra con il medesimo processo. E con lo scemare delle stelle, l�oscurit� divenne sempre pi� densa.</p><p>A un tratto si accese una nuova progenie di stelle: uno stuolo numerosissimo, con decine e decine di astri, abbastanza vicini perch� fosse possibile scorgerne la forma discoidale. La loro luce era tanto intensa che avrebbe potuto consentirmi di leggere un giornale, se mi fossi trovato nella condizione per tentare un esperimento simile.</p><p><emphasis>Accidenti, Nebogipfel! Che spettacolo sbalorditivo! L�astronomia sarebbe stata alquanto diversa sotto un cielo come questo, vero?</emphasis></p><p><emphasis>Queste sono le primissime stelle dell�universo: le uniche luci che esistano nel cosmo nuovo. Ognuna � centomila volte pi� grande del sole, ma si consuma tanto prodigiosamente che la sua vita non supera i milioni di anni.</emphasis></p><p>Mentre parlavamo, infatti, le stelle si dilatarono, si arrossarono, scoppiarono come giganteschi palloni surriscaldati.</p><p>Tutto fin� in breve tempo. Il cielo torn� buio, a eccezione della verde luminosit� delle crononavi, che si addentravano nel passato con risolutezza inesorabile.</p></section><section><title><p>3</p><p>Il confine dello spazio e del tempo</p></title><p>Una nuova luce uniforme perme� lo spazio intorno a me. Mi domandai se fosse emanata da stelle primeve di cui Nebogipfel e i Costruttori, con cui era in comunicazione, non avevano mai neppure sognato l�esistenza.</p><p>Tuttavia non tardai a capire che sembrava essere diffusa dalla struttura dello spazio stesso, anche se in alcune zone sparse era pi� intensa, in corrispondenza di quelli che immaginai essere grumi densi di materia stellare embrionale. Dapprima di un cremisi cupo, il quale mi ramment� un tramonto che irrompesse fra le nubi, la luce diffusa attravers� poi tutto lo spettro, brillando di arancione, di giallo, di azzurro, per tendere infine al violetto.</p><p>Stagliandosi sullo sfondo del vuoto abbagliante, le crononavi di rete verde infittirono la formazione, come per confortarsi a vicenda, e protesero tentacoli di plattnerite a tessere una sorta di reticolo che le un� le une alle altre.</p><p><emphasis>Persino in quest�epoca primitiva l�universo ha una struttura,</emphasis> spieg� Nebogipfel. <emphasis>Le galassie nascenti sono come laghi di gas freddi che si addensano in pozzi gravitazionali. Per�, man mano che viaggiamo a ritroso verso il limite, tale struttura si contrae, implode.</emphasis></p><p><emphasis>Dunque,</emphasis> suggerii, � <emphasis>come un�esplosione invertita. Le schegge cosmiche si coagulano al punto dell�esplosione. Alla fine, tutta la materia dell�universo si contrarr� in un unico punto, un centro arbitrario del tutto, e sar� come la nascita di un grande sole nel mezzo dello spazio infinito e vuoto.</emphasis></p><p><emphasis>No, non � esattamente cos�.</emphasis> Ci� detto, Nebogipfel mi ramment� la torsione degli assi dello spazio e del tempo, su cui si fondava il principio del viaggio temporale. <emphasis>In questo momento, tale torsione si sta verificando tutt�intorno a noi. La materia e l�energia non si stanno addensando come uno sciame di mosche al centro di una stanza vuota: semmai, lo spazio stesso si piega e si comprime come un pallone sgonfio, oppure come un foglio di carta stretto in un pugno.</emphasis></p><p>Compresi la descrizione, che per� mi atterr�, giacch� non riuscivo a immaginare come la vita o la coscienza potessero sopravvivere a un processo del genere.</p><p>La luce universale s�intensific�, salendo nello spettro con sbalorditiva rapidit�, fino a un violetto abbagliante. Sullo sfondo dei grumi e dei vortici che roteavano nell�oceano d�idrogeno come fiamme in una fornace, le crononavi interconnesse erano visibili a stento come scheletri sottili. Infine, la luminosit� del cielo fu tale da poter essere percepita soltanto come un�impressione di biancore: fu come fissare il sole.</p><p>Un�esplosione silente, che percepii come un cozzo di cembali, fu seguita da una mareggiata di luce travolgente. Fui sommerso da un biancore abbagliante che sembr� pervadere il mio essere. Non vidi pi� i grumi d�idrogeno, e neppure le crononavi, inclusa la mia.</p><p><emphasis>Nebogipfel� Non riesco a vedere� La luce�</emphasis></p><p>In quel clamore di fulgore, la voce del Morlock si ud� esile e calma: <emphasis>Siamo giunti all�Era della Dispersione Ultima. Adesso lo spazio � ardente ovunque come la superficie del sole, colmo di materia caricata elettricamente. L�universo non � pi� trasparente, come sar� invece nella nostra epoca�</emphasis></p><p>Poich� nessun segnale avrebbe potuto propagarsi in quella luminosit�, capii perch� le crononavi si fossero interconnesse. L�intensit� della luce divenne tale da superare di gran lunga lo spettro della percezione umana, anche se naturalmente nessun essere umano avrebbe potuto sopravvivere un solo istante in quella fornace cosmica.</p><p>Mi sembr� di essere sospeso in completa solitudine in tutta quella immensit�: non percepivo pi� la presenza dei Costruttori. Poco a poco, persi la consapevolezza del trascorrere del tempo. Non sapevo se gli eventi a cui stavo assistendo durassero secoli o secondi, n� se stessi osservando l�evoluzione delle stelle o degli atomi. Prima di sprofondare in quella zuppa di luce avevo conservato una sensazione residua delle dimensioni spaziali e della mia collocazione in esse: l�alto e il basso, il vicino e il lontano� L�universo aveva conservato una struttura, cos� da poter essere paragonato a un ambiente immenso, in cui mi trovassi sospeso. Nell�Era della Dispersione Ultima, invece, tutto ci� scomparve. Ero soltanto una pagliuzza di coscienza che galleggiava alla superficie del fiume immane del tempo che scorreva serpeggiando a ritroso verso la fonte: non potevo fare altro che lasciarmi trasportare da quella corrente estrema verso una destinazione ignota.</p><p>L�intruglio di radiazioni divent� insopportabilmente caldo. La materia universale, che un giorno avrebbe formato le stelle, i pianeti, e persino il mio corpo abbandonato, non era che una traccia esile di solidit�, la quale contaminava il maelstrom ribollente della luce. Infine, mi sembr� di riuscire a vedere i nuclei degli atomi che si disintegravano sibilando sotto la pressione della luce insopportabile. Lo spazio fu colmato da un miscuglio di particelle elementari che si combinarono e si ricombinarono a livello microscopico.</p><p><emphasis>Siamo vicini al confine,</emphasis> sussurr� Nebogipfel, <emphasis>l�inizio del tempo stesso. Eppure devi immaginare che non siamo soli: la nostra storia, questo giovane universo splendente, non � che uno degli infiniti universi che sono emersi dal confine, e che ora stanno convergendo tutti, come uccelli in volo radente, verso il confine medesimo.</emphasis></p><p>La contrazione continu�, la temperatura sal�, la densit� della materia e dell�energia aument�. Persino gli ultimi frammenti di radiazioni e di materia furono riassorbiti dalla struttura spezzata dello spazio e del tempo, e le loro energie furono assimilate nella sollecitazione della torsione immane.</p><p>E alla fine�</p><p>Le ultime particelle sfavillanti si allontanarono gentilmente da me. La luminosit� della radiazione divent� tanto intensa da convertirsi in una sorta d�invisibilit�.</p><p>In seguito percepii soltanto una luce grigio-bianca. Ma questa � soltanto una metafora. Sapevo che non stavo facendo esperienza della luce della fisica, bens� di quella ipotizzata da Platone, la quale sottende tutta la coscienza: la luce sullo sfondo della quale la materia, gli eventi e gli individui sono nulla pi� che ombre.</p><p><emphasis>Siamo arrivati alla formazione del nucleo,</emphasis> mormor� Nebogipfel. <emphasis>Lo spazio e il tempo sono ormai torti a tal punto da essere indistinguibili. Qui, la fisica non vale pi�: non esiste struttura, non � possibile indicare un punto, n� una distanza, o una posizione. Non esistono misure n� osservazioni: tutto � uno. Proprio come la nostra storia si � contratta in un unico punto ardente, cos� si � effettuata una convergenza della molteplicit�: il confine stesso, smarrito nelle possibilit� infinite della molteplicit� annullata, si sta sciogliendo. Riesci a capire?</emphasis></p><p>Infine, rimase un unico punto, splendente e pulsante, di luce <emphasis>verde come la plattnerite.</emphasis></p></section><section><title><p>4</p><p>I generatori di non linearit�</p></title><p>La molteplicit� contratta fu squassata da uno spasmo violento. Mi sentii torcere, allungare e comprimere, come se il fiume della causalit�, che mi trasportava, fosse divenuto tempestoso e ostile.</p><p><emphasis>Nebogipfel�</emphasis></p><p><emphasis>Sono i Costruttori!</emphasis> rispose il Morlock, esultante. <emphasis>I Costruttori�</emphasis></p><p>La sollecitazione cess� e la luce verde si spense, lasciandomi nuovamente immerso nel grigio-bianco del momento della creazione. Si accese una luce bianca, nuova e pura, che dur� soltanto per un istante. L�energia e la materia si condensarono come rugiada in un nuovo spaziotempo che si espandeva.</p><p>Ripresi ad avanzare nel tempo, allontanandomi dal confine, scagliato in una storia nuova, che si dispiegava dalla formazione del nucleo. La luce universale rimase molto pi� intensa di quella del centro del sole.</p><p>Le crononavi non mi accompagnavano pi�: forse le loro forme fisiche non erano riuscite a sopravvivere al viaggio attraverso la formazione del nucleo. La rete di plattnerite che mi aveva avvolto era scomparsa. Tuttavia non ero solo: intorno a me galleggiavano, come fiocchi di neve nel fascio di una lampada, pagliuzze di plattnerite verde-chiara.</p><p>Capii che si trattava delle coscienze elementari dei Costruttori, e mi chiesi se Nebogipfel facesse parte di quello sciame disincarnato, nonch� se anch�io apparissi agli altri come un punto luminoso danzante nello spazio.</p><p>Il mio viaggio attraverso il tempo si era forse invertito? Stavo di nuovo risalendo le correnti della storia verso la mia epoca?</p><p><emphasis>Nebogipfel! Puoi ancora sentirmi?</emphasis></p><p><emphasis>Sono qui.</emphasis></p><p><emphasis>Che cosa sta succedendo? Stiamo viaggiando nuovamente nel tempo?</emphasis></p><p><emphasis>No.</emphasis> La voce disincarnata del Morlock conteneva ancora una nota di esultanza, di trionfo.</p><p><emphasis>Allora che cosa ci sta succedendo?</emphasis></p><p><emphasis>Non capisci? Siamo passati oltre la formazione del nucleo. Siamo giunti al confine, e�</emphasis></p><p><emphasis>S�?</emphasis></p><p><emphasis>Pensa alla totalit� della molteplicit� come a una superficie liscia e sferica, in cui le storie sono come le linee della longitudine da un polo all�altro�</emphasis></p><p><emphasis>E con le crononavi abbiamo raggiunto un polo.</emphasis></p><p><emphasis>Esatto: il punto in cui convergono tutte le linee della longitudine. E in quel preciso istante di possibilit� infinite, i Costruttori hanno acceso i generatori di non linearit��</emphasis></p><p>I Costruttori, e noi con loro, avevano attraversato le storie e percorso sentieri di tempo immaginario tracciati lateralmente sulla superficie del globo della molteplicit�, fino a raggiungere la nuova storia in cui ci trovavamo.</p><p>Lo stormo dei Costruttori, che dovevano essere milioni, si apr� in maniera simile a un fuoco artificiale, come per riempire il vuoto neonato con la luce e con la coscienza che avevamo portato da un cosmo diverso. E mentre il nuovo universo si espandeva, il bagliore residuo della creazione si spense in un�oscurit� immensa.</p><p>Fu il risultato finale, la conclusione logica, della mia manipolazione delle propriet� della luce, nonch� della distorsione delle strutture spaziotemporali che ne era derivata. Mi resi conto che tutto ci�, persino la contrazione dell�universo e il grande viaggio attraverso le storie, era stato provocato inevitabilmente dai miei esperimenti: dalla mia prima, cara macchina d�ottone e di quarzo�</p><p>Il mio primo viaggio temporale aveva condotto alla traslazione della mente da un universo a un altro.</p><p><emphasis>Ma dove siamo? Quale storia � questa? E forse simile alla nostra?</emphasis></p><p><emphasis>No,</emphasis> rispose Nebogipfel, <emphasis>non � simile alla nostra.</emphasis></p><p><emphasis>Riusciremo a sopravvivere, qui?</emphasis></p><p><emphasis>Non so� Non � stata scelta per noi. Rammenta che i Costruttori hanno cercato, fra tutte le possibilit� infinite che costituiscono la molteplicit�, un universo che sia ottimale per loro.</emphasis></p><p><emphasis>S�, ma� Che cosa pu� significare �ottimale� per un Costruttore?</emphasis></p><p>Evocai vaghe immagini paradisiache di pace, di sicurezza, di bellezza e di luce, pur sapendo che si trattava di fantasie disperatamente antropomorfiche.</p><p>Dall�oscurit� circostante emerse una luce nuova. Dapprima pensai che fosse il riverbero della sfera di fuoco dell�inizio del tempo, tuttavia non poteva esserlo, perch� era troppo tenue, troppo pervasiva: assomigliava piuttosto alla luce delle stelle�</p><p><emphasis>I Costruttori non sono umani,</emphasis> rispose Nebogipfel, <emphasis>per� sono gli eredi dell�umanit�, e l�audacia dell�impresa che hanno compiuto � sbalorditiva. Nella miriade di tutte le possibilit�, hanno cercato quell�unico universo che � infinito ed eterno, dove il confine all�inizio del tempo � stato respinto nel passato infinito. Abbiamo viaggiato oltre la formazione del nucleo, sino al confine stesso del tempo e dello spazio, e dita scimmiesche si sono protese fino alla singolarit� che l� si trova, e l�hanno allontanata!</emphasis></p><p>Da oltre l�oscurit� eruppe la luce delle stelle, che si stavano accendendo ovunque. In breve tempo, l�universo divenne tutto tanto luminoso quanto la superficie del sole.</p></section><section><title><p>5</p><p>La visione finale</p></title><p>Un universo infinito!</p><p>Attraverso le nubi fumose di Londra, era stato possibile osservare le stelle che punteggiavano la volta di cattedrale del firmamento, e allora tutto era apparso tanto immenso e immutabile da indurre a supporre che il cosmo fosse infinito ed eterno.</p><p>Tuttavia, <emphasis>non poteva essere cos�.</emphasis> E per capirne la ragione, bastava porsi una domanda suggerita dal buon senso: <emphasis>perch� il cielo notturno era buio?</emphasis></p><p>Se l�universo era infinito, se le stelle e le galassie si spargevano in un vuoto sconfinato, allora in qualunque direzione del cielo avesse guardato, l�occhio avrebbe dovuto incontrare un raggio luminoso proveniente da un astro, e il firmamento notturno avrebbe dovuto essere, ovunque, tanto luminoso quanto il sole�</p><p>I Costruttori avevano sfidato l�oscurit� del cielo stesso.</p><p>La mia percezione aveva una limpidezza adamantina: il fulgore infinito di una miriade di punti e di macchioline di luce non era attenuata da nessuna atmosfera, da nessuna foschia. Mi sembr� di riconoscere qua e l� costellazioni che spiccavano pi� luminose, ma l�universo era tanto radioso che non mi sarebbe stato possibile individuare due volte la medesima configurazione.</p><p>Le altre faville di plattnerite, ossia i Costruttori e Nebogipfel, si allontanarono da me, in alto e in basso, come verdi frammenti di sogno. Rimasi isolato, per� senza paura n� disagio. La sollecitazione che avevo subito nel momento della non linearit� era svanita, lasciandomi privo di qualunque sensazione di collocazione o di durata.</p><p>Soltanto dopo un intervallo di tempo incommensurabile mi resi conto di non essere pi� solo.</p><empty-line/><p>Di fronte a me, sullo sfondo della luce stellare, come proiettata da una lanterna magica, apparve un�ombra, che sulle prime mi sembr� nulla pi� di un�immagine evocata dalla mia disperata immaginazione, ma poi, poco a poco, acquist� una sorta di solidit�.</p><p>Si trattava di una sfera di carne che, come me, si librava nello spazio. Giudicai che si trovasse a circa tre metri da me, dovunque io fossi, qualunque cosa io fossi. Aveva un diametro di circa un metro e venti, ed era munita di tentacoli penzolanti. Priva di narici, aveva un becco carnoso, con cui emise un balbettio tenue. Le sue grosse palpebre grinzose si sollevarono come sipari a rivelare due <emphasis>occhi,</emphasis> umani, che mi fissarono.</p><p>Naturalmente, riconobbi uno di quegli esseri enigmatici che avevo definito <emphasis>Osservatori,</emphasis> e che mi avevano visitato durante i miei viaggi nel tempo.</p><p>Nell�avvicinarsi, l�Osservatore protese i tentacoli, rivelando che non si trattava tanto di appendici mobili, quanto di arti dalle numerose articolazioni, simili a mani allungate e deformi, dalle dita munite di unghie o di zoccoli.</p><p>Quando l�essere sembr� raccogliermi, pensai, disperato, che non poteva essere vero. Dopotutto, <emphasis>io stesso</emphasis> non ero pi� reale. Ero soltanto un nucleo di coscienza: non avevo pi� un corpo che <emphasis>potesse</emphasis> essere raccolto cos�</p><p>Eppure mi sentii cullato, e stranamente al sicuro.</p><p>L�Osservatore mi appariva enorme. Aveva la pelle liscia, coperta di peluria fine. Gli occhi, immensi e azzurri come il cielo, avevano tutta la bella profondit� di quelli umani. Riuscii persino a fiutare il suo tenue odore animale, che forse ricordava quello del latte. La sua <emphasis>umanit�</emphasis> mi colp�. Potr� sembrare strano, ma l�, sospeso in quella immensit� informe, ebbi l�impressione che l�Osservatore avesse pi� somiglianze che differenze con l�essere umano. Poco a poco mi convinsi che, pur essendo modificato da un processo evolutivo incommensurabile, era <emphasis>davvero,</emphasis> in qualche modo, umano, simile a me.</p><p>Quando l�Osservatore mi lasci�, mi allontanai fluttuando.</p><p>Dopo avere battuto le palpebre con un fruscio, l�Osservatore scrut� tutt�intorno lo spazio abbagliante e privo di forma, come se cercasse qualcosa. Con un sospiro quasi impercettibile, si volse e si allontan�, lasciando penzolare i tentacoli.</p><p>Fui subito trafitto e travolto dal panico, giacch� non desideravo affatto rimanere solo e smarrito nella perfezione desolata dell�Ottimit�. Ma dopo un momento, senza volere, come una foglia d�autunno attirata dal passaggio delle ruote di un carro, seguii l�Osservatore.</p><p>Nella direzione in cui stavamo procedendo, le stelle di una delle costellazioni che brillavano sullo sfondo dello spazio infinito e pregno di luce si sparpagliarono come uccelli. Poich� ero in grado di ruotare il mio campo visivo, mi accorsi che invece, alle nostre spalle, le stelle di un�altra costellazione si stavano radunando.</p><p>Mi domandai se fosse possibile che mi stessi spostando con una tale rapidit� da creare l�illusione che persino le stelle si muovessero, come lampioni visti da un treno.</p><p>D�improvviso mi turbin� tutt�intorno una moltitudine di particelle rocciose, scintillante come pulviscolo in un raggio di sole, che subito dopo, in un istante, scomparve in lontananza dietro di me. A parte tale tempesta, nel corso del mio viaggio nella storia dell�Ottimit� non vidi n� pianeti n� meteore, perci� mi chiesi se l�intensit� del calore e della radiazione impedisse alle schegge di materia di coagularsi in corpi celesti.</p><p>Attraversammo a velocit� sempre maggiore le particelle che turbinavano nell�universo abbagliante. Le stelle divennero fulgide ed esplosero in frantumi e globi che mi sfrecciarono intorno per svanire subito dopo.</p><p>Salimmo al di sopra del piano di una galassia spiraliforme e variegata, i cui colori brillavano tenui nel biancore universale. Rimpicciolendo, la galassia si ridusse dapprima a un disco roteante, infine a una macchiolina brumosa, persa fra milioni di altre.</p><p>Durante quel viaggio sbalorditivo, seguii la forma sferica e fosca dell�Osservatore che fendeva oscillando la marea luminosa, per nulla commosso dai paesaggi stellari che attraversavamo.</p><p>Ricordai i miei incontri precedenti con gli Osservatori� Durante i miei primi viaggi nel tempo, avevo avuto una vaga impressione di brontolio. Nel futuro remoto, avevo visto un essere simile a un pallone da calcio, luccicante d�acqua, muoversi a balzi sulla spiaggia, alla luce del sole morente: a differenza di quanto avevo creduto allora, non era stato un abitante di quel mondo condannato, pi� di quanto lo fossi stato io. In seguito, nella luminosit� verde della plattnerite, ne avevo visti altri librarsi intorno alla macchina che sfrecciava nel tempo.</p><p>Mi resi conto, finalmente, che gli Osservatori mi avevano seguito, e studiato, durante tutta la mia breve e spettacolare carriera di viaggiatore nel tempo.</p><p>Evidentemente erano in grado di spostarsi a piacimento lungo le coordinate del tempo immaginario, attraversando le storie infinite della molteplicit�, con la stessa facilit� con cui i piroscafi fendevano le correnti oceaniche. Sicuramente avevano perfezionato i rozzi ed esplosivi generatori di non linearit� inventati dai Costruttori.</p><p>Attraversammo un vuoto immenso: una galleria scavata nello spazio fra le superfici luminose delle galassie e delle nebulose. La radiazione si diffondeva persino l�, a milioni di anni luce dalla nebulosa pi� vicina, e il cielo splendeva ovunque.</p><p>Guardando attraverso le pareti scabre della galleria, scoprii che il �mio� vuoto non era che uno dei molti nella distesa immane dei sistemi stellari: era come se l�universo fosse coperto da una sorta di luccicante e ribollente spuma stellare.</p><p>Non tardai a notare la strana regolarit� della spuma stellare. Per esempio, una parete del mio vuoto era costituita da un piano di galassie, tanto denso da risultare notevolmente pi� luminoso dello sfondo universale, e tanto definito, tanto liscio, tanto esteso, da indurmi improvvisamente a sospettare che non fosse naturale.</p><p>Osservando con maggiore attenzione, individuai un altro piano liscio e definito: una sorta di lancia di luce perfettamente diritta che sembrava attraversare lo spazio da un estremo all�altro. Vidi anche un vuoto di forma nettamente cilindrica.</p><p>Dinanzi a me, l�Osservatore si gir�, con gli arti tentacolari bagnati dalla luce stellare, a fissarmi con gli occhi enormi.</p><p>La conclusione era inevitabile, e tutto era talmente chiaro, che non lo avevo capito subito soltanto a causa delle <emphasis>dimensioni</emphasis> inconcepibili: la storia dell�Ottimit� era <emphasis>artificiale,</emphasis> e sicuramente l�Osservatore mi aveva guidato a compiere quel viaggio immenso affinch� lo capissi.</p><p>Rammentai l�antica tesi secondo cui un universo infinito sarebbe stato incline a subire un disastroso crollo gravitazionale: questa era un�altra delle ragioni per cui il cosmo, da un punto di vista logico, non poteva essere infinito. Infatti, se la Terra e gli altri pianeti si erano formati da altrettanti grumi della turbolenta nube di materia che ruotava intorno al sole giovane, dovevano esistere, nella nuvola di materia stellare che popolava la storia dell�Ottimit�, vortici che inghiottivano le stelle e le galassie.</p><p>Evidentemente, gli Osservatori erano in grado di controllare l�evoluzione del loro cosmo in maniera tale da evitare catastrofi del genere. Lo spazio e il tempo stessi, come avevo imparato, erano dinamici e suscettibili di modificazione e di adattamento. Allo scopo di avere un cosmo stabile, gli Osservatori intervenivano sulla curvatura, sulla contrazione e sulla torsione dello spaziotempo.</p><p>Naturalmente, tale scrupolosa opera di rimodellamento non poteva mai <emphasis>avere fine,</emphasis> se quell�universo doveva rimanere vivo, n� poteva mai avere avuto <emphasis>inizio,</emphasis> se l�universo era eterno. Tale riflessione mi turb� soltanto per breve tempo, giacch� era un paradosso, un cerchio causale: la vita doveva esistere, per creare le condizioni preliminari necessarie all�esistenza della vita�</p><p>Comunque, rinunciai subito a queste confuse speculazioni. Mi resi conto che la mia mentalit� era troppo limitata: non tenevo conto dell�infinit�. Giacch� quell�universo era infinitamente antico, e la vita esisteva in esso da un tempo infinito, <emphasis>non esisteva inizio</emphasis> al ciclo benigno del mantenimento delle condizioni indispensabili al permanere della vita. Quest�ultima esisteva <emphasis>perch�</emphasis> l�universo offriva le condizioni adatte, e l�universo offriva le condizioni adatte <emphasis>perch�</emphasis> la vita esisteva� E cos� via, in una regressione infinita, priva d�inizio e priva di paradossi.</p><p>Fui immensamente divertito dalla mia confusione. Chiaramente, mi sarebbe occorso parecchio tempo per venire a patti con il significato dell�infinito e dell�eternit�!</p></section><section><title><p>6</p><p>Il trionfo della mente</p></title><p>Come una sorta di pallone carnoso, l�Osservatore si ferm� e ruot� nello spazio, poi mi si avvicin�, finch� parve che i suoi occhi, foschi e immensi, con le pupille grandi come piattini che riflettevano il bagliore del cielo fulgido, riempissero tutto l�universo con il loro sguardo irresistibile, escludendo tutto il resto.</p><p>Poi l�Osservatore sembr� sciogliersi. Non vidi pi� la distesa di costellazioni lontane, la spuma galattica, e neppure lo splendore del cielo igneo. O piuttosto, rimasi consapevole di tutto ci� come di un singolo aspetto del reale, una mera superficie. Fu come accostarsi a una finestra e mettere a fuoco la vista sul panorama esterno, in maniera tale da non percepire la polvere sul vetro.</p><p>Naturalmente, il mio mutamento percettivo fu ben pi� che uno spostamento di focalizzazione, e non ebbe alcuna causa fisica.</p><p>Mi sembr� di osservare la struttura interna della natura.</p><p>Con la stessa chiarezza di un medico che esaminasse il costato di un paziente, vidi le strutture molecolari che riempivano tutto lo spazio all�infinito. Vidi gli atomi: punti luminosi simili a stelle microscopiche, scintillanti e sfrigolanti, che ruotavano sui loro assi, connessi gli uni agli altri da quella che mi sembrava una rete di fili di luce. Capii che doveva trattarsi di una rappresentazione grafica delle diverse forze, incluse quella elettrica, quella magnetica e quella gravitazionale. Era come se l�universo contenesse un meccanismo atomico dinamico, in cui le configurazioni delle connessioni e degli atomi mutavano in permanenza.</p><p>Il significato di quella visione bizzarra mi fu subito chiaro, perch� vi riconobbi la medesima regolarit� che avevo gi� osservato nelle galassie: tutto, ogni atomo, ogni piccolo aggregato gassoso, era pervaso di <emphasis>struttura</emphasis> e di <emphasis>significato.</emphasis></p><p>Nulla era casuale nell�orientamento degli atomi, nella direzione della loro rotazione, nelle loro interconnessioni. Era come se tutto l�universo fosse una sorta di biblioteca in cui era immagazzinata la saggezza collettiva di quell�antica variante della specie umana. Ogni minima particella di materia era stata esaminata, sfruttata, catalogata. Sembrava proprio che lo scopo ultimo dell�intelligenza fosse quello che Nebogipfel aveva previsto.</p><p>Comunque, si trattava di molto di pi� che di una raccolta passiva e polverosa d�informazioni. Tutt�intorno a me percepivo la vitalit�: era come se l�immane struttura della materia fosse pervasa di coscienza.</p><p>La mente permeava il tessuto stesso dell�universo: mi sembr� di vedere il pensiero e la consapevolezza spazzarlo interamente a ondate. Rimasi sconcertato dalla natura sconfinata di quel processo, a cui non potevano essere paragonati n� le opere limitate compiute dalla mia specie sulla crosta di un pianeta insignificante, n� la Sfera dei Morlock, n� le attivit� a cui si erano dedicati i Costruttori in una singola galassia fra milioni di altre.</p><p>In quell�universo, invece, la mente operava al livello dell�infinito.</p><p>Finalmente vidi e compresi il significato e lo scopo della vita infinita ed eterna.</p><empty-line/><p>L�universo era infinito nel tempo e nello spazio, e la mente, anch�essa infinita nel tempo, oltre ad avere assunto il controllo di tutta la materia e di tutte le forze, aveva immagazzinato un�infinit� d�informazioni.</p><p>In quell�universo, la mente era onnisciente, onnipotente e onnipresente. Mediante la loro sfida audace agli inizi del tempo, i Costruttori avevano raggiunto il loro ideale: avevano trasceso il finito e colonizzato l�infinito.</p><empty-line/><p>Gli atomi e le forze scomparvero allorch� concentrai di nuovo l�attenzione sulle costellazioni e sul cosmo infinitamente luminoso. Scomparso l�Osservatore, ero rimasto solo: una sorta di nucleo di coscienza disincarnata, che ruotava lentamente.</p><p>Profonda e infinita, la luce stellare mi circondava. Ero consapevole della pochezza del tutto e di me stesso, nonch� dell�irrilevanza delle mie preoccupazioni meschine. Un universo infinito ed eterno non aveva centro, n� poteva avere inizio e fine. Ogni evento e ogni punto erano resi identici gli uni agli altri dal contesto illimitato in cui erano collocati. In un universo infinito, ero diventato infinitesimale.</p><p>Bench� non fossi mai stato molto incline alla poesia, ricordai quel verso in cui Shelley paragonava la <emphasis>vita a una cupola di vetro multicolore bagnata dalla luce bianca dell�eternit��</emphasis> Ebbene, ormai non partecipavo pi� alla vita: ero stato privato del corpo, persino della lieve illusione della materia, ed ero immerso, forse per sempre, nella bianca luminosit� descritta da Shelley.</p><p>Per qualche tempo, provai una sensazione peculiare di pace. Quando mi ero reso conto per la prima volta delle conseguenze della macchina temporale sullo svolgimento della storia, mi ero convinto che fosse un�invenzione incomparabilmente malvagia perch� provocava arbitrariamente la distruzione o la distorsione delle storie: bastava una minima azione da parte mia sulle leve di comando per impedire la nascita di milioni di anime umane.</p><p>Finalmente, invece, avevo capito che la macchina del tempo non aveva affatto distrutto le storie, bens� le aveva create. Nella molteplicit� esistevano tutte le storie possibili, l�una adiacente all�altra, in un catalogo infinito di possibilit�: ogni storia possibile, con tutto il suo carico di mente, di amore e di speranza esisteva da qualche parte nella molteplicit�.</p><p>Tuttavia, non fui commosso tanto dalla realt� della molteplicit�, quanto da ci� che essa significava per il destino dell�umanit�.</p><p>Da quando avevo letto Darwin per la prima volta, mi era sempre sembrato che l�umanit� fosse in conflitto tra le aspirazioni dell�anima, infinitamente elevate, e la meschinit� dell�esistenza fisica, che alla fine l�avrebbe annientata. Avevo interpretato la storia degli Eloi sia come la distruzione finale dei sogni umani a causa del vicolo cieco dell�evoluzione, dell�eredit� bestiale in noi; sia come la riduzione del dominio umano del pianeta a un fugace ma glorioso barlume d�intelletto.</p><p>Inoltre, tale conflitto, insito nella natura umana, si era riflesso nel mio conflitto interiore. Se davvero, come aveva detto Nebogipfel, avevo provato una sorta di repulsione nei confronti del corpo, allora forse la mia consapevolezza eccessiva di tale conflitto atavico ne era alla radice.</p><p>Le mie concezioni avevano sempre oscillato fra una cupa disperazione, nutrita dalla ripugnanza nei confronti dell�involucro bestiale della mente, e un atteggiamento utopico eccessivamente indulgente e alquanto sciocco, vale a dire l�illusione che un giorno l�umanit� si sarebbe come destata da un incubo di massa e avrebbe riorganizzato la societ� in base ai principi della logica, della giustizia e della scienza.</p><p>Ebbene, la scoperta, o la creazione, e la colonizzazione della storia ultima, avevano cambiato tutto: l�, l�umanit� aveva finalmente prevalso sulle proprie origini e sulla degradazione della selezione naturale; l�, non sarebbe mai regredita all�oblio del mare primevo e senza coscienza da cui era emersa. Il futuro, invece, era diventato infinito: un�ascesa in un�atmosfera di storie infinite.</p><p>Sentivo di essere finalmente uscito dalla tenebra della disperazione evolutiva, per immergermi nella luce della saggezza infinita.</p></section><section><title><p>7</p><p>Emersione</p></title><p>Forse chi ha seguito la mia narrazione fino a questo punto non rimarr� sorpreso nello scoprire che il mio stato d�animo di accettazione elegiaca non dur� a lungo.</p><p>Sforzandomi di osservare e di ascoltare per cogliere la minima alterazione nel guscio luminoso che mi circondava, percepii soltanto la luce intollerabile e il silenzio infinito.</p><p>Ero una pagliuzza disincarnata, presumibilmente immortale, all�interno dell�ambiente artificiale pi� grande che fosse mai stato creato: un universo in cui le forze e le particelle erano del tutto intimamente connesse alla mente. Era magnifico, ma anche terribile, inumano, raggelante, perci� uno sgomento annichilente cal� su di me.</p><p>Mi trovavo forse in una condizione che non apparteneva all�essere n� al non essere? In tal caso, non avevo ancora conseguito la pace dell�eternit�. Conservavo ancora un�anima umana, con tutto il desiderio di conoscenza e d�azione che aveva sempre fatto parte di essa. Ero ancora tanto imbevuto della cultura occidentale, che in breve tempo ne ebbi abbastanza di quella contemplazione disincarnata.</p><p>Trascorso un periodo di tempo incommensurabile, mi accorsi che la luminosit� del cielo <emphasis>non</emphasis> era assoluta. Alla periferia del mio campo visivo, notai una sorta di offuscamento, d�incupimento.</p><p>Durante quella che mi sembr� un� attesa tanto lunga da poter essere paragonata alle ere geologiche, l�offuscamento divenne maggiormente percettibile: era una sorta di cerchio intorno al mio campo visivo, come se, dall�interno di una caverna, stessi guardando fuori. Al centro di quella prospettiva spettrale individuai una nube irregolare che si distingueva dallo sfondo luminoso, costituita di forme vaghe: sbarre e dischi, che, come fantasmi, velavano le stelle. In disparte notai un cilindro verde puro.</p><p>Con veemente impazienza, mi domandai che cosa fosse quell�irruzione di ombre nel mezzogiorno eterno dell�Ottimit�.</p><p>Mentre i confini del mio campo visivo diventavano pi� nitidi, accentuando l�impressione di guardare fuori dall�ingresso di una grotta, mi domandai se ci� non fosse dovuto all�affiorare di qualche ricordo del paleocene. Quanto alle forme spettrali, mi sembr� di averle gi� viste: la loro disposizione mi era nota, anche se per qualche tempo non riuscii a riconoscerla, in quel contesto alieno.</p><p>Finalmente, riconobbi le sbarre e i dischi che intravedevo sullo sfondo delle galassie e delle costellazioni: si trattava di una gabbia d�ottone e di alcuni cronometri. Era la prima macchina del tempo, che credevo mi fosse stata sottratta per essere smantellata, e fosse poi rimasta distrutta durante l�assalto tedesco a Londra, nel 1938.</p><p>Rapidamente, l�immagine si concretizz�: la gabbia d�ottone scintillava; i quadranti dei cronometri, le cui lancette turbinavano, erano spruzzati di polvere; le sbarre di quarzo brillavano della luce verde della plattnerite di cui erano cosparse. Abbassando lo sguardo, vidi due grossi cilindri scuri e due oggetti pallidi e villosi, articolati: erano le mie gambe, infilate nei calzoni tropicali, e le mie mani, posate sulle leve di comando.</p><p>Infine compresi che cosa delimitava il mio campo visivo: le mie orbite, il mio naso, le mie guance. Ancora una volta guardavo il mondo esterno dall�interno della pi� tenebrosa delle grotte: il mio cranio.</p><p>Mi sembr� di venire calato all�interno del mio corpo. La mia coscienza si colleg� agli arti. Sentii le leve fredde e solide nelle mie mani, nonch� un lieve prurito di sudore sulla fronte. Probabilmente fu un�esperienza simile alla ripresa di conoscenza dopo l�oblio indotto dal cloroformio. Ritornai lentamente in me stesso, finch� sentii l�ondeggiamento e provai la sensazione di precipitare che caratterizzavano il viaggio temporale.</p><p>Del tutto immersa in un�oscurit� impenetrabile, la macchina del tempo oscillava sempre pi� lentamente: stava rallentando. Nel tentativo di guardare attorno, fui ricompensato dalla sensazione della testa sostenuta dal collo: dopo l�esperienza della coscienza disincarnata, fu come ruotare un cannone. Scoprii cos� che restavano soltanto vaghe tracce della storia dell�Ottimit�: qualche grappolo di galassie, qualche scheggia luminosa di materia stellare.</p><p>In quell�ultimo istante prima che la mia connessione intangibile venisse troncata definitivamente, rividi il volto rotondo e solenne, dagli immensi occhi pensosi. Poi l�Osservatore scomparve insieme a tutto il suo universo, e io, con un empito di gioia primitiva e selvaggia, tomai ad essere completamente me stesso.</p><p>La macchina del tempo si ferm� con un sussulto e si rovesci�, scagliandomi a capofitto nell�oscurit� pi� densa.</p><empty-line/><p>Uno schianto di tuono mi dest�. Una pioggia brutale mi percosse sistematicamente la testa e la camicia tropicale, infradiciandomi in un istante: fu un�ottima accoglienza per il ritorno alla realt� fisica.</p><p>Giacevo sull�erba morbida e bagnata di un vialetto, fra cespugli le cui foglie danzavano sferzate dalla pioggia, vicino alla macchina del tempo rovesciata, avvolta in una nuvoletta di gocce che rimbalzavano. Da vicino giungeva il fragore di un corso d�acqua tempestato dal temporale.</p><p>Mi alzai per guardare attorno. Non lontano, sullo sfondo del cielo grigio carbone, si stagliava la sagoma di un edificio. Un fioco luccichio verde sotto la macchina rovesciata attir� la mia attenzione: proveniva da un comunissimo flacone graduato da otto once, lungo circa quindici centimetri, che evidentemente si era staccato dalla gabbia, cadendo sull�erba, e che conteneva, ovviamente, plattnerite in polvere.</p><p>Nel curvarmi a raccogliere il flacone, sentii chiamare il mio nome da una voce fioca, quasi del tutto soffocata dal rumore della pioggia che cadeva sull�erba.</p><p>Sbalordito, mi volsi. A meno di tre metri da me stava un individuo poco pi� alto di un bambino, con la lunga pelliccia liscia incollata dalla pioggia alla pelle pallida, il quale mi fissava con grandi occhi rosso-grigi.</p><p>��Nebogipfel�?</p><p>Allora nella mia mente disorientata si chiuse un circuito.</p><p>Mi volsi a osservare di nuovo la sagoma dell�edificio, e vidi il balcone con la ringhiera di ferro, la cucina con una finestrina socchiusa, e il laboratorio�</p><p>Era la mia casa: la macchina del tempo mi aveva portato sul vialetto posteriore in pendenza fra la casa stessa e il Tamigi. Dopo tutto quello che mi era accaduto, ero tornato a Richmond!</p></section><section><title><p>8</p><p>Un cerchio si � chiuso</p></title><p>Ancora una volta, com�era gi� accaduto tanti cicli storici prima, Nebogipfel e io percorremmo Petersham Road fino a casa mia. La pioggia frusciava sui ciottoli. Era quasi completamente buio: l�unica luce proveniva dal flacone di plattnerite, che brillava come una fioca lampadina elettrica, gettando un riflesso torbido sul volto del Morlock.</p><p>Con i polpastrelli, sfiorai la trama delicata e familiare della ringhiera. Avevo creduto di non poter rivedere mai pi� la facciata elegante, le colonne del portico, le finestre buie della mia casa.</p><p>��Hai di nuovo entrambi gli occhi�� sussurrai a Nebogipfel.</p><p>Nell�osservarsi il corpo ricreato, Nebogipfel apr� le mani, facendo scintillare la pelle pallida alla luce della plattnerite:�� Non ho pi� bisogno di protesi, adesso che sono stato ricostruito, come lo sei stato <emphasis>tu.</emphasis></p><p>Mi posai le mani sul petto. Il tessuto della camicia era ruvido a contatto con le palme, e lo sterno era duro. Non soltanto mi sentivo solido, bens� sentivo, soprattutto, di essere ancora <emphasis>me stesso.</emphasis> Con ci� intendo dire che la mia storia personale aveva una continuit�: un unico, luminoso sentiero della memoria conduceva a ritroso, attraverso la complessit� della molteplicit� della storia, sino ai giorni semplici della mia fanciullezza. Per� non avrei mai pi� potuto essere la stessa persona, dopo essere stato scomposto nella storia dell�Ottimit� e riassemblato in quel mondo. Mi chiesi quanto restasse in me dell�universo luminoso dell�Ottimit�.</p><p>��Dimmi, Nebogipfel� Ricordi tutto di quello che � successo dopo che abbiamo superato il confine dell�inizio del tempo, con lo spazio luminoso, e cos� via?</p><p>��Ricordo tutto.�� Gli occhi del Morlock erano neri.�� Tu no, forse?</p><p>��Non ne sono sicuro� Ormai mi sembra tutto una sorta di sogno: soprattutto <emphasis>qui,</emphasis> sotto questa fredda pioggia inglese.</p><p>��Ma la storia dell�Ottimit� � la realtࠗ mormor� Nebogipfel.�� Questa�� con le mani, accenn� all�innocente Richmond�� e le substorie parziali dell�Ottimit�� Tutto <emphasis>questo</emphasis> � sogno.</p><p>��Be�, <emphasis>questo</emphasis> � abbastanza reale��� Sollevai il contenitore della plattnerite: era un comunissimo flacone per medicinali, chiuso con un tappo di gomma. � inutile dire che non avevo la pi� pallida idea di quale fosse la sua provenienza, n� di come fosse stato collocato nella macchina del tempo.�� � proprio una bella soluzione, vero? � come la chiusura di un cerchio.�� Avanzai di un passo verso la porta.�� Credo che dovresti nasconderti, adesso, prima che io suoni.</p><p>In silenzio, Nebogipfel indietreggi� fino a scomparire nell�ombra del portico.</p><p>Suonai il campanello.</p><p>All�interno della casa, una porta fu aperta. Un grido attutito:�� Arrivo!�� fu seguito da un rumore di passi pesanti e impazienti sulle scale. La chiave gir� nella serratura, la porta si apr� con un cigolio.</p><p>Una candela dalla fiamma vacillante in un candeliere d�ottone fu protesa all�esterno. Un giovane dal viso largo e rotondo mi scrut� con gli occhi gonfi di sonno. Aveva ventitr� o ventiquattro anni, e indossava una veste da camera lisa e stazzonata sopra una camicia da notte tutta spiegazzata. I capelli marrone topo erano irti ai lati della testa stranamente larga.�� S�?�� chiese, con voce tagliente.�� Lo sa che sono passate le tre del mattino?</p><p>Bench� non mi fossi preparato nessun discorso, cominciai subito a parlare rapidamente. Ancora una volta fui sottoposto allo strano, inquietante shock del riconoscimento. Credo che nessun uomo del mio secolo avrebbe <emphasis>mai</emphasis> potuto abituarsi a incontrare se stesso, per quante volte avesse ripetuto l�esperienza. Inoltre, l�incontro fu particolarmente straziante perch� non si trattava soltanto di un me stesso pi� giovane, bens� di un diretto antenato di Mos�: fu come ritrovare un fratello minore che credevo perduto.</p><p>Insospettito, il giovane continu� a scrutarmi:�� Che cosa diavolo vuole? Rifiuto sempre di ricevere i venditori ambulanti, persino durante le ore del giorno.</p><p>��Lo so�� risposi gentilmente.</p><p>��Ah, davvero?�� Nell�accennare a richiudere la porta, il giovane not� qualcosa nel mio viso, come uno spettro di riconoscimento: lo capii dalla sua espressione.�� Credo che le convenga dirmi che cosa vuole.</p><p>Goffamente, gli mostrai il flacone di plattnerite che fino a quel momento avevo tenuto nascosto dietro la schiena:�� Ho <emphasis>questo</emphasis> per lei.</p><p>Osservando la strana luminosit� verde, il giovane inarc� le sopracciglia:�� Cos��?</p><p>��ȅ�� Come avrei potuto spiegarglielo?�� � un campione: per lei.</p><p>��Un campione di cosa?</p><p>��Lo ignoro�� mentii.�� Vorrei che lei lo scoprisse.</p><p>Sul volto del giovane, una curiosit� titubante fu sostituita da una certa ostinazione:�� Scoprire cosa?</p><p>La banalit� delle domande m�irrit�:�� Accidenti! Non ha proprio nessuno spirito d�iniziativa? Faccia qualche esame�</p><p>��Il suo tono mi piace poco�� ribatt� il giovane, in tono borioso.�� Esami di che genere?</p><p>��Oh!�� Mi passai una mano fra i capelli fradici, pensando che tanta superbia non si addiceva a un giovane come lui.�� � un minerale sconosciuto: lo pu� vedere anche lei!</p><p>Il giovane si accigli�, sempre pi� sospettoso.</p><p>Mi curvai a posare il flacone sulla soglia:�� Lo lascio qui. Non intendo sprecare il suo tempo: potr� esaminarlo quando lo vorr�. E <emphasis>so</emphasis> che vorr� farlo.�� Ci� detto, mi volsi e cominciai a scendere il vialetto, con lo scricchiolio dei passi sulla ghiaia che echeggiava nella pioggia.</p><p>Quando mi girai, vidi che aveva raccolto il flacone. Chiese ad alta voce, con la luce verde che attenuava le ombre create dalla candela sul suo viso:�� Ma� Chi � lei? Qual � il suo nome?</p><p>D�impulso, risposi:�� Plattner.</p><p>��<emphasis>Plattner?</emphasis> La conosco, forse?</p><p>��S�, Plattner�� ripetei, quasi disperatamente, cercando una menzogna pi� precisa nei recessi pi� lontani della mente.�� <emphasis>Gottfried</emphasis> Plattner.</p><p>Fu come se sentissi pronunciare il nome da un�altra persona, per�, nello stesso istante, mi resi conto che era stato inevitabile.</p><p>Era fatta: il cerchio era chiuso.</p><p>Ignorando il giovane che mi chiamava pi� volte, ripresi a camminare risolutamente, allontanandomi dal cancello e scendendo la collina.</p><empty-line/><p>��� fatta�� annunciai a Nebogipfel, che mi aspettava dietro la casa, vicino alla macchina del tempo.</p><p>Nel primo bagliore dell�alba che filtrava nel cielo coperto, con le mani intrecciate dietro la schiena e con la pelliccia fradicia incollata alla pelle, Nebogipfel sembrava una sorta di sagoma sfuocata. Gli occhi grandi parevano pozze sanguigne.</p><p>��Non hai nulla con cui coprirti�� osservai, gentilmente.�� E con questa pioggia�</p><p>��Non ha importanza.</p><p>��Che cosa intendi fare, adesso?</p><p>��Che cosa intendi fare <emphasis>tu?</emphasis></p><p>Per tutta risposta, mi curvai a sollevare la macchina del tempo, che si raddrizz� con un cigolio da vecchio letto e sbatt� con un tonfo sordo sul vialetto. Accarezzai la gabbia ammaccata: una sbarra d�ottone era piegata; quelle di quarzo erano imbrattate di muschio e di fili d�erba, come il sellino.</p><p>��Adesso puoi tornare a casa, nel 1891�� riprese Nebogipfel.�� Evidentemente gli Osservatori ci hanno riportati nella tua storia originale: la matrice di tutto. Non devi fare altro che recarti qualche anno nel futuro.</p><p>Meditai su tale possibilit�. In un certo senso, sarebbe stato bello tornare in quell�epoca confortevole, nel rifugio di ci� che mi apparteneva, delle ricerche, delle amicizie. Sarei stato felice di riavere la compagnia di alcuni vecchi amici: Filby, e gli altri� <emphasis>Eppure�</emphasis></p><p>��Avevo un amico, nel 1891�� dissi, pensando allo Scrittore.�� Era giovane, e sotto certi aspetti era un tipo strano, molto energico e molto sensibile, con un modo di vedere le cose� Sembrava in grado di vedere <emphasis>oltre</emphasis> la superficie, oltre il qui e ora che tanto ci ossessiona tutti, per cogliere la sostanza, le tendenze, le correnti pi� profonde che ci connettono al passato e al futuro. Credo che fosse consapevole del contrasto fra la piccolezza umana e la vastit� dei processi evolutivi. E credo che, di conseguenza, sopportasse a stento il mondo in cui si trovava costretto a vivere, la lentezza infinita dell�evoluzione sociale, e persino la sua stessa, fragile natura umana: era come se fosse straniero nella sua epoca. Ebbene�� conclusi�� � cos� che mi sentirei anch�io se vi tornassi: <emphasis>fuori del tempo.</emphasis> Infatti, per quanto questo mondo possa apparire solido, <emphasis>io</emphasis> saprei che mille altri universi pi� o meno diversi sono ad esso adiacenti, e al tempo stesso irraggiungibili. Immagino di essere diventato un mostro� I miei amici dovranno credermi smarrito nel tempo, e piangermi come tale.�� Nel parlare, avevo gi� preso una decisione.�� Comunque, ho ancora uno scopo. Non ho portato a termine il compito che avevo assegnato a me stesso prima di partire per il mio secondo viaggio nel tempo. Qui un cerchio si � chiuso, ma nel futuro remoto un altro ne resta aperto, con le estremit� penzolanti come ossa fratturate�</p><p>��Capisco�� rispose Nebogipfel.</p><p>Montai sul sellino della macchina del tempo:�� E tu, Nebogipfel? Verrai con me? Avresti un compito anche tu, l�. E non voglio certo abbandonarti qui.</p><p>��Ti ringrazio, ma non ti accompagner�. E neppure rimarr� qui a lungo.</p><p>��Dove andrai?</p><p>Il Morlock alz� la testa al cielo che si stava illuminando poco a poco. Il temporale si era trasformato in una pioggerella brumosa che gli bagn� le cornee degli occhi grandi:�� Anch�io sono consapevole della chiusura dei cerchi, per� rimango curioso su ci� che sta oltre tali cerchi�</p><p>��Che cosa intendi dire?</p><p>��Se tu, una volta tornato qui, avessi ucciso il tuo giovane te stesso� Be�/non vi sarebbe stata nessuna contraddizione causale: avresti creato, all�interno della molteplicit�, una nuova storia, in cui tu saresti morto giovane per mano di uno sconosciuto.</p><p>��Ormai ho capito: l�esistenza della molteplicit� rende impossibile ogni paradosso all�interno di ogni singola storia.</p><p>��Per� prosegu� calmo Nebogipfel�� gli Osservatori ti hanno condotto qui affinch� consegnassi la plattnerite a te stesso, dando cos� inizio alla serie di eventi che ha condotto all�invenzione della prima macchina del tempo e alla creazione della molteplicit�. Esiste dunque una chiusura pi� grande: quella <emphasis>della molteplicit� in se stessa.</emphasis></p><p>Capii che cosa intendeva dire:�� Dopotutto, <emphasis>esiste</emphasis> un cerchio chiuso della causalit�: un serpente che si morde la coda. La molteplicit� non avrebbe potuto esistere, senza l�esistenza della molteplicit�!</p><p>��Gli Osservatori credono che la risoluzione di questo paradosso finale richieda l�esistenza di <emphasis>altre</emphasis> molteplicit�: una molteplicit� delle molteplicit�! � una necessit� logica per risolvere il cerchio causale, proprio come la molteplicit� deve esistere per risolvere i paradossi di una storia singola.</p><p>��Per� Accidenti, Nebogipfel! La mia mente vacilla al pensiero� Insiemi di universi paralleli� E mai possibile?</p><p>��� pi� che possibile. E gli Osservatori intendono <emphasis>esplorarli.��</emphasis> Nebogipfel abbass� la testa. Nella luce dell�alba, la sua pelle pallida si corrug� intorno agli occhi in un�espressione d�inquietudine.�� E mi porteranno con loro. Non riesco a immaginare un�avventura pi� grande� E tu?</p><p>Seduto sul sellino della macchina del tempo, osservai per l�ultima volta, in quell�alba fradicia del diciannovesimo secolo, le sagome delle case piene di gente addormentata lungo Petersham Road, fiutando l�odore dell�erba umida. Si ud� una porta sbattere: era un lattaio, o forse un postino, che iniziava la sua giornata. Sapevo che non sarei mai ritornato in quell�epoca:�� Dimmi, Nebogipfel� Quando raggiungerai la molteplicit� superiore� Che cosa succeder�?</p><p>��Esistono molti ordini d�infinito�� spieg� Nebogipfel, con voce pacata, mentre la pioggerella gli scorreva sul viso.�� � come una gerarchia di strutture universali, e di ambizioni.�� Pur rimanendo assolutamente aliena nelle sue intonazioni, la sua voce morbida era pervasa di meraviglia.�� I Costruttori avrebbero potuto essere padroni di un universo, ma non si sono accontentati: hanno sfidato il finito, hanno raggiunto e superato il confine del tempo, hanno consentito alla mente di colonizzare tutti gli universi della molteplicit�. Per gli Osservatori dell�Ottimit�, invece, neppure <emphasis>questo</emphasis> � sufficiente. Perci� stanno cercando il modo per andare oltre, raggiungendo altri ordini d�infinito�</p><p>��E se ci riusciranno, troveranno la quiete, allora?</p><p>��Non c�� quiete, non c�� fine, non c�� limite <emphasis>all�Oltre:</emphasis> non esistono confini che la vita e la mente non possano sfidare e superare.</p><p>Spinsi una leva, e tutta la macchina oscill� come un ramo al vento:�� Nebogipfel� Io�</p><p>Il Morlock sollev� una mano:�� Vai.</p><p>Inspirai, afferrando saldamente la leva d�avvio con entrambe le mani, quindi la spinsi a fondo, con un tonfo.</p></section></section><section><title><p>LIBRO SETTIMO</p><p>Giorno 292.495.940</p></title><section><title><p>1</p><p>La valle del tamigi</p></title><p>Le lancette dei cronometri rotearono. Il sole divenne prima una striatura di fuoco, poi un arco luminoso, mentre la luna diventava una fascia oscillante e fluttuante. Gli alberi crebbero e morirono, persero le foglie e rinverdirono, in un susseguirsi di stagioni tanto rapido da risultare quasi impercettibile. Il cielo assunse l�azzurro-cupo meraviglioso del crepuscolo nel cuore dell�estate, con le nubi rese felicemente invisibili.</p><p>La forma traslucida e incombente della mia casa scomparve in breve tempo. Il paesaggio divenne confuso. La splendida architettura dell�Epoca degli Edifici Immensi sommerse Richmond Hill come una marea. Non assistetti a nessuno degli eventi caratteristici dell�epoca di Nebogipfel, quali il rallentamento della rotazione terrestre e la costruzione della Sfera intorno al sole. Quando la vegetazione verde-cupa ammant� il versante della collina e l�inverno cess� di manifestarsi, capii di avere raggiunto il futuro felice in cui un clima pi� caldo era tornato in Britannia: con una fitta di nostalgia, pensai che fosse un�epoca molto simile al paleocene.</p><p>Anche se rimasi sempre all�erta per coglierne la presenza, non vidi traccia alcuna degli Osservatori. Quelle menti smisurate e inimmaginabili, coralli delle grandi scogliere d�intelletto della storia dell�Ottimit�, non erano pi� interessate a me: il mio destino era interamente nelle mie mani.</p><p>Ci� suscitava in me una sorta di torva soddisfazione. Mentre le lancette dei cronometri dei giorni superavano il duecentocinquantamila, tirai gradualmente le leve di comando.</p><p>Nell�intravedere la luna ruotare attraverso le sue fasi e spegnersi, ricordai che ero partito con Weena per quell�ultima passeggiata fino al Palazzo di Porcellana Verde poco prima di una di quelle che i piccoli Eloi chiamavano Notti Nere, ossia i periodi di luna nuova in cui i Morlock uscivano dai loro sotterranei per disporre a piacimento degli stessi Eloi. Quanto ero stato sciocco, allora, e impetuoso, sconsiderato, incurante della povera Weena, a intraprendere la spedizione in un momento di tale pericolo!</p><p>Comunque, ero tornato, ed ero ferocemente, assolutamente deciso a rimediare agli errori del passato, oppure a morire nel tentativo.</p><p>Con un sussulto, la macchina sbuc� dal tumultuoso crepuscolo grigio del viaggio temporale, e subito il sole m�illumin�, caldo e pesante. I cronometri si fermarono sul giorno 292.495.940: esattamente il giorno dell�anno 802.701 in cui avevo perduto Weena.</p><p>Mi trovavo sul versante della collina che mi era tanto familiare. La luce del sole era cos� intensa che fui costretto a ombreggiarmi gli occhi. Poich� ero partito dal giardino dietro la casa anzich� dal laboratorio, ero, sul vialetto di rododendri, meno di venti metri pi� in basso del tratto in cui mi ero fermato quando ero arrivato per la prima volta in quell�epoca. Alle mie spalle, pi� in alto sulla collina, vidi il profilo ben noto della Sfinge Bianca, con il suo eterno, imperscrutabile sorriso abbozzato. Il basamento di bronzo era coperto da uno strato spesso di verderame, tranne nei punti in cui lo avevo percosso, danneggiando i bassorilievi, nel vano tentativo d�irrompervi e di recuperare la macchina del tempo rubata. Intorno, l�erba era schiacciata e calpestata: erano le tracce lasciate dai Morlock nel trascinare l�apparecchio all�interno del basamento.</p><p>Trasalendo, mi resi conto che, in quel momento, la macchina rubata si trovava appunto dentro il monumento. Fu strano pensare che fosse in quell�ambiente buio, a breve distanza da me, mentre io sedevo sulla sua copia, assolutamente perfetta, scintillante sul prato.</p><p>Dopo avere staccato e intascato le leve di comando, smontai dalla macchina. In base alla posizione del sole, giudicai che fossero circa le tre del pomeriggio. L�aria era calda e umida.</p><p>Allo scopo di osservare meglio la zona circostante, mi recai circa mezzo miglio a sudest, sulla cima di quella che nella mia epoca era stata Richmond Hill. Un bosco rado cresceva dove un tempo erano sorte le case lussuose con vista sul fiume e sulla campagna, a occidente. Naturalmente, non restava traccia di tali edifici: immaginai che le radici degli alberi ne avessero cancellato persino le fondamenta. Comunque, a sud e a ovest si poteva ammirare, come nel 1891, una campagna molto attraente.</p><p>Sul crinale, trovai una panchina di metallo giallo, corrosa di ruggine rossa, con i braccioli a forma di animali mitici ormai dimenticati. Scostai l�ortica dalle grandi foglie dalla bella tinta marrone che vi si era abbarbicata, e sedetti a riposare, perch� ero gi� accaldato e sudato.</p><p>Il sole era basso nel cielo, a occidente. La luce scintillava sugli edifici e sui corsi d�acqua sparsi nel paesaggio verdeggiante, velato dalla foschia del calore. Quella che il poeta aveva definito l��impareggiabile valle del Tamigi� era ancora dotata di una bellezza di sogno. L�azione paziente del tempo e dell�evoluzione geologica ne aveva mutato la conformazione rispetto alla mia epoca, ma non tanto da renderla irriconoscibile. Richmond Hill era diventata pi� alta perch� l�ampia valle stessa si era approfondita. A circa un miglio di distanza era visibile il nastro argenteo del fiume, che, come ho gi� osservato altrove, aveva cambiato il suo tragitto, scorrendo direttamente da Hampton a Kew. Al centro del vecchio letto, mi sembr� di riconoscere in un colle boscoso Glover�s Island. I Petersham Meadows erano pressoch� immutati, ma dovevano essere assai meno paludosi perch� si trovavano molto al di sopra del livello del fiume.</p><p>I giganteschi edifici eleganti e abbandonati, con le loro colonne alte e i loro parapetti ornati, spuntavano come ossa architettoniche dai declivi verdeggianti. A circa un miglio individuai il fabbricato di granito e di alluminio in cui mi ero recato la prima sera. Qua e l� spuntavano dalla vegetazione le teste di monumenti tanto belli e tanto enigmatici quanto la Sfinge Bianca. Un gran numero di cupole e di camini rivelava la presenza dei Morlock. I fiori grandi del futuro crescevano ovunque, con i loro petali bianchi e le loro foglie lustre. Non per la prima volta, quel bel paesaggio di pagode e di cupole annidate tra le piante lussureggianti e fiorite mi ramment� gli orti botanici reali di Kew. Tuttavia, si trattava di un orto botanico negletto e inselvatichito che aveva coperto l�Inghilterra intera.</p><p>All�orizzonte, in direzione della moderna Windsor, si stagliava un edificio che non avevo notato in precedenza. Era troppo lontano e offuscato dalle brume nordoccidentali perch� potessi distinguerne i dettagli. Promisi dunque a me stesso che un giorno mi sarei recato fino a Windsor, perch� se mai alcune vestigia della mia epoca erano sopravvissute all�incuria e alle trasformazioni dei millenni, si trattava sicuramente di qualcuna delle sue numerose reliquie normanne.</p><p>Allorch� mi volsi ad osservare la campagna in direzione della moderna Banstead, riconobbi i boschi, le colline e i torrenti sfavillanti che mi erano diventati familiari durante le mie precedenti esplorazioni. Proprio l�, a una ventina di miglia, s�innalzava il Palazzo di Porcellana Verde, di cui mi sembr� d�intravedere le guglie, anche se non ne fui certo, perch� la mia vista non era pi� quella di un tempo.</p><p>Mi ci ero recato con Weena alla ricerca di armi e di altri strumenti con cui combattere i Morlock. Se ben ricordavo, anzi, l�altro me stesso doveva essere impegnato proprio in quel momento a frugare all�interno di quelle levigate mura verdi.</p><p>A una decina di miglia, stava come una barriera tra me e il Palazzo una foresta cupa, larga almeno un miglio, che persino alla luce del giorno appariva fosca e sinistra. Con Weena, l�avevo attraversata senza pericolo durante il giorno, all�andata. Al ritorno, invece, quella notte stessa, mi sarei lasciato sopraffare dall�impazienza e dalla fatica: deciso a ritornare nel pi� breve tempo possibile alla Sfinge Bianca per recuperare la macchina, avrei riattraversato la foresta durante la notte, mi sarei addormentato, e mi sarei lasciato sorprendere dai Morlock, che avrebbero rapito Weena.</p><p>Sapevo di essere stato fortunato a sopravvivere a quel pericolo in cui mi ero sventatamente cacciato. Quanto alla povera Weena�</p><p>Comunque, reagii alla vergogna che provavo rammentando a me stesso che ero ritornato appositamente per rimediare.</p><p>Avevo il tempo di raggiungere la foresta prima che annottasse. Ero disarmato, naturalmente, tuttavia non mi proponevo di combattere i Morlock: non avevo pi� nessuna intenzione di ricorrere alla violenza nei loro confronti. Pi� semplicemente, progettavo di liberare Weena, ed ero persuaso che, per riuscirvi, non mi sarebbero occorse armi pi� potenti dell�intelletto e dei pugni.</p></section><section><title><p>2</p><p>Una passeggiata</p></title><p>La macchina del tempo sembrava molto esposta, l�, sul versante della collina, con l�ottone e il nichel scintillanti, perci� decisi di nasconderla, anche se non intendevo servirmene pi�. Con fatica, giacch� era ingombrante, la trascinai in un boschetto vicino, lasciando solchi profondi nel prato, poi la coprii di fronde.</p><p>Tutto sudato, riposai per qualche minuto. Infine, m�incamminai risolutamente gi� per il versante della collina, in direzione di Banstead.</p><p>Non avevo percorso pi� di cento metri allorch� udii alcune voci. Bench� fosse ancora giorno, temetti per un attimo che si trattasse di Morlock.</p><p>Non tardai per� a riconoscere voci del tutto umane, che parlavano nella lingua semplice e musicale caratteristica degli Eloi. Da un bosco, percorrendo un sentiero che conduceva alla Sfinge Bianca, sbucarono infatti cinque o sei Eloi. Ancora una volta rimasi stupito dalla loro statura bassa e dalla loro corporatura delicata: sia gli uomini sia le donne sembravano bambini della mia epoca. Erano abbigliati con semplici tuniche purpuree e sandali.</p><p>Fui subito colpito dalla somiglianza con il mio primo arrivo nel futuro. In circostanze simili, ne avevo incontrati alcuni, che mi avevano avvicinato con curiosit�, senza paura, ridendo e chiacchierando.</p><p>In quella seconda occasione, invece, avanzarono con circospezione, evidentemente intenzionati ad evitarmi. Aprii le mani e sorrisi per mostrare che non intendevo nuocere loro in alcun modo, pur sapendo che il loro atteggiamento era giustamente cambiato a causa del comportamento volubile e aggressivo dell�altro me stesso, soprattutto dopo la scomparsa della macchina del tempo, che gli aveva fatto perdere la testa.</p><p>Gli Eloi avevano dunque tutte le ragioni per diffidare di me. Mi evitarono, senza che io cercassi di avvicinarli, e salirono il versante della collina in direzione del vialetto di rododendri. Non appena mi ebbero perso di vista, ripresero a conversare nella loro lingua musicale.</p><p>Nell�attraversare la campagna verso la foresta, vidi ovunque i pozzi che conducevano al mondo sotterraneo dei Morlock. Sapevo, inoltre, che se mi fossi avvicinato abbastanza ad uno di essi avrei sentito il rumore ritmico e implacabile dei loro macchinari enormi.</p><p>Era molto caldo, sebbene fosse gi� tardo pomeriggio: il sudore mi bagn� la fronte e il petto; il respiro mi divenne affannoso.</p><p>Man mano che mi addentravo in quel mondo, i miei sentimenti si ridestarono. Pur essendo un essere limitato, Weena era stata l�unica persona, nel mondo dell�802.701, a manifestare affetto nei miei confronti, perci� la sua perdita mi aveva afflitto. Nonostante questo, allorch� avevo raccontato la mia avventura ai miei amici, alla luce e al calore del mio focolare nel 1891, quella sofferenza era sbiadita a una pallida traccia di se stessa, e Weena era diventata del tutto irreale, come il ricordo di un sogno.</p><p>Ebbene, essere ritornato in quel mondo, calpestarne di nuovo il suolo, ravviv� in me il dolore, come se non mi avesse mai abbandonato, infondendomi energia ad ogni passo.</p><p>Poco a poco, si risvegli� in me anche la fame. Mi resi conto, cos�, che non ricordavo quando avessi mangiato per l�ultima volta: doveva essere stato prima di abbandonare con Nebogipfel l�epoca della Terra Bianca. D�altronde, potevo forse dire che il corpo in cui dimoravo non aveva <emphasis>mai</emphasis> consumato alcun tipo di cibo, se davvero era stato ricostruito dagli Osservatori come aveva suggerito Nebogipfel. A dispetto delle sottigliezze filosofiche, comunque, la fame cominci� a straziarmi lo stomaco, e intanto il caldo mi sposs�. Vedendo uno dei grandi edifici di pietra grigia lavorata che contenevano le sale in cui gli Eloi consumavano i loro pasti, deviai dal mio tragitto.</p><p>Varcata la soglia di un portale sovrastato da un arco scolpito, tutto consunto e diroccato, mi trovai in una sala simile a quella che avevo visitato in precedenza, con i tendaggi scuri e il pavimento di blocchi di metallo duro e bianco, consumato dai passi dei morbidi piedi d�innumerevoli generazioni di Eloi. Intorno ai tavoli di pietra su cui era ammucchiata la frutta, gli Eloi, radunati a gruppetti nelle loro belle tuniche, mangiavano e ciarlavano come tanti uccellini in gabbia.</p><p>Rimasi immobile. Consapevole che la mia sporca uniforme tropicale era del tutto fuori luogo in quel mondo di bellezza luminosa, pensai che gli Osservatori avrebbero potuto fornirmi un abbigliamento pi� elegante. Dapprima gli Eloi si avvicinarono, quindi mi si affollarono intorno e mi toccarono con le loro manine morbide come tentacoli, esaminando i miei indumenti. Bench� avessero le orecchie minute, la bocca piccola e il mento appuntito che erano peculiari della loro specie, sembravano appartenere a una razza diversa da quella che abitava nella zona della Sfinge Bianca. Non mi conoscevano, dunque non mi temevano.</p><p>Giacch� ero tornato per soccorrere una loro simile, e non per comportarmi nel modo barbaro che aveva caratterizzato negativamente la mia prima visita, mi lasciai esaminare di buon grado, senza opporre resistenza.</p><p>Seguito ovunque da un gruppetto di Eloi, mi avvicinai a un tavolo e cominciai a divorare fragole gigantesche. Non tardai a trovare i fratti dal pericarpo triedrico e dalla polpa farinosa che erano stati i miei preferiti: ne presi una quantit� che mi parve sufficiente e andai a mangiare in un angolo semibuio, circondato da una piccola folla di Eloi curiosi.</p><p>Sorrisi cordialmente, poi, cercando di rammentare quel poco che avevo imparato della loro lingua semplice, iniziai a parlare. Nella semioscurit�, gli Eloi avvicinarono i loro visetti, ad occhi sgranati, le rosse labbra dischiuse, come bambini. Allora mi rilassai. La semplice umanit� dell�incontro m�incant�, dopo tutte le stranezze inumane che avevo dovuto patire in precedenza. Sapevo che gli Eloi <emphasis>non</emphasis> erano umani, anzi, a modo loro erano tanto alieni quanto i Morlock, tuttavia erano abbastanza simili alla mia specie.</p><p>Senza accorgermene, chiusi gli occhi.</p><p>Quando mi destai, di soprassalto, scoprii che era ormai buio. Gli occhi calmi e per nulla interrogativi dei pochi Eloi rimasti accanto a me sembrarono scintillare nell�oscurit�.</p><p>In preda al panico, balzai in piedi, lasciando cadere i pericarpi e i fiori con cui mi avevano ornato i giocosi Eloi. A tentoni, attraversai la sala piena di personcine che dormivano a gruppetti, stese sul pavimento metallico.</p><p>Finalmente uscii dal portale, constatando che era il tramonto. Cercai freneticamente il sole con lo sguardo: ne restava visibile a stento soltanto un�ultima scheggia posata sull�orizzonte occidentale. A oriente, invece, vidi un pianeta solitario e luminoso: forse era Venere.</p><p>Con un grido, levai le braccia al cielo. Nonostante la decisione di rimediare agli errori che l�impulsivit� e la sconsideratezza mi avevano indotto a commettere in passato, mi ero lasciato sopraffare dall�indolenza e avevo dormito per tutto il tardo pomeriggio!</p><p>Tomai subito al sentiero che conduceva alla foresta, ben sapendo che, a differenza di quanto avevo progettato, non sarei mai riuscito a giungervi prima che annottasse. Nel crepuscolo, intravidi spettri grigio-bianchi, percepibili a stento ai margini del mio campo visivo. Ogni volta che mi girai di scatto, le ombre diafane fuggirono.</p><p>Naturalmente, si trattava dei Morlock astuti e brutali di quel mondo, i quali erano del tutto diversi da quelli della Sfera: mi braccavano in silenzio, ricorrendo a tutta la loro abilit� di cacciatori. La convinzione che non avrei avuto bisogno di armi per portare a termine l�impresa cominci� a sembrarmi alquanto sciocca. Decisi perci� che, appena raggiunta la foresta, mi sarei procurato un ramo caduto, o qualcosa del genere, da usare come mazza.</p></section><section><title><p>3</p><p>Nelle tenebre</p></title><p>Inciampai diverse volte nelle asperit� del suolo, tanto che, senza la protezione degli stivali militari, avrei rischiato una distorsione alla caviglia.</p><p>Arrivai alla foresta quando era ormai notte.</p><p>Nell�osservare l�intrico di vegetazione umido e buio, compresi la vanit� della mia ricerca. Rammentai che mi era sembrato, a suo tempo, di essere circondato da un autentico esercito di Morlock: come avrei potuto trovare i pochi malevoli che avevano rapito Weena?</p><p>Ricordavo approssimativamente il tragitto che avevo seguito la prima volta, ma mi resi subito conto che sarebbe stato folle ripercorrerlo nella speranza d�incontrare l�altro me stesso e Weena. In primo luogo, mi ero addentrato a casaccio nella foresta, mentre lottavo contro i Morlock. Inoltre, al buio, nel fitto degli alberi, sarei stato molto vulnerabile: senza dubbio sarei riuscito a mettere fuori combattimento qualche avversario, ma alla fine i Morlock mi avrebbero altrettanto sicuramente sopraffatto. E comunque, non era mia intenzione battermi.</p><p>Cos�, mi allontanai di circa un quarto di miglio, recandomi sulla cima di un colle che dominava la foresta.</p><p>L�oscurit� si addens�, e le stelle spuntarono in tutto il loro fulgore. Come avevo gi� fatto in precedenza, mi distrassi a cercare le costellazioni, ma inutilmente, perch� le stelle, con il trascorrere dei secoli, si erano spostate, mutando le loro configurazioni. In ogni modo, fedele come un vero amico, riapparve il pianeta che avevo notato in precedenza.</p><p>Ricordai che l�ultima volta che avevo osservato quel cielo trasformato, durante la sosta notturna nel corso del viaggio al Palazzo di Porcellana Verde, avevo avuto accanto a me Weena, avvolta nella mia giacca per proteggersi dal freddo. Allora avevo riflettuto sulla brevit� della vita umana rispetto a quella delle stelle, e nel contemplare la vastit� del tempo, tanto al di sopra delle mie preoccupazioni terrene, mi ero abbandonato brevemente a un�elegiaca malinconia.</p><p>Comunque, sembrava proprio che fosse finita: ne avevo abbastanza degli infiniti e delle eternit�. Mi sentivo teso e impaziente. Come sempre, ero nulla pi� che un uomo, di nuovo immerso del tutto nelle piccole preoccupazioni umane, dedito esclusivamente ai miei progetti.</p><p>Lasciai le stelle remote e insondabili per abbassare di nuovo lo sguardo alla foresta. Poco dopo, una luce rosea e gentile si diffuse all�orizzonte sudoccidentale. Balzai in piedi, animato da un�esultanza improvvisa che m�indusse ad abbozzare un passo di danza. Avevo appena avuto la conferma che, dopo tutte le mie avventure, nonostante le numerosissime possibilit� di sbagliare, ero arrivato proprio nel giorno giusto di quel futuro remoto: la luce era quella dell�incendio che era stato provocato negligentemente dall�altro me stesso.</p><p>Mi sforzai di ricordare esattamente, nella sua precisa sequenza, tutto quello che era accaduto in quella notte fatale�</p><p>L�incendio era stato una novit� talmente portentosa per lei, che Weena aveva cercato di giocare con le fiamme rosseggianti, tanto da costringermi ad impedirle di gettarsi nel fuoco. Bench� si dibattesse, l�avevo sollevata di peso e mi ero addentrato nella foresta, con l�incendio a illuminare i miei passi.</p><p>In breve, per�, l�oscurit� ci aveva avvolti completamente ancora una volta, rotta soltanto dai ritagli blu del cielo visibili tra le fronde. Poco dopo, avevo udito tutt�intorno i passi dei Morlock e le loro voci tubanti. Mi ero sentito tirare i lembi della giacca, e una manica.</p><p>Per cercare i fiammiferi, ero stato costretto a deporre Weena. Prima che riuscissi ad accenderne uno, i Morlock si erano gettati su Weena come insetti tenaci, brulicando intorno a me. Come il lampo di una macchina fotografica, la fiammella aveva rivelato i volti bianchi e gli occhi rosso-grigi dei Morlock che mi si affollavano intorno. In un attimo, gli abitanti del mondo sotterraneo erano fuggiti.</p><p>Deciso ad attendere il nuovo giorno alla luce e al calore di un altro fuoco, avevo acceso la canfora, quindi avevo alimentato le fiamme con i rami strappati dagli alberi, che avevano provocato un fumo denso di legna verde.</p><p>Sotto il cielo senza luna, nella notte nera come l�inchiostro, rischiarata soltanto dal riverbero dell�incendio che si diffondeva all�altra estremit� della foresta, mi alzai in punta di piedi a scrutare�</p><p>E lo vidi!</p><p>Sullo sfondo della luce fioca si stagliava un sottile filo di fumo, che s�innalzava nell�aria, a spirale, dal luogo in cui l�altro me stesso aveva deciso di fermarsi e di resistere agli assalitori. Era circa due miglia a oriente, nelle profondit� della foresta. Senza concedere altro tempo all�osservazione, m�incamminai.</p><p>Per un poco non sentii altro che gli schianti dei ramoscelli calpestati e il ruggito lontano, quasi pacato, dell�incendio. Nell�oscurit�, rotta soltanto dai bagliori delle fiamme e dal cielo blu stellato visibile attraverso gli squarci nelle fronde, i fusti e le radici s�intravedevano soltanto come sagome. Inciampai diverse volte. Poi un picchiettio come di pioggia fu seguito dalla strana voce gorgogliante dei Morlock. Mi sentii tirare una manica, quindi, pi� debolmente, la cintura. Fui afferrato al collo.</p><p>Mi girai di scatto, tirando pugni che incontrarono carne e ossa. Gli assalitori si ritirarono, ma sapevo che la tregua non sarebbe durata a lungo. Poco dopo, infatti, il rumore smorzato di passi di strinse di nuovo intorno a me. Fui costretto a farmi largo in una specie di tempesta di tocchi freddi, di stratte, di prese, e persino di morsi audaci. Ero circondato da grandi occhi rossi.</p><p>Fu un ritorno al mio incubo pi� profondo, alla tenebra orribile che avevo temuto per tutta la vita. Comunque, proseguii risolutamente, senza essere aggredito, almeno in massa. Con l�avvicinarsi dell�incendio e l�intensificarsi della luce, i Morlock corsero rapidamente tutt� intorno, con crescente agitazione.</p><p>D�improvviso percepii nell�aria un odore nuovo, debole, quasi soverchiato da quello del fumo: era vapore di canfora.</p><p>Il luogo in cui i Morlock avevano aggredito nel sonno l�altro me stesso, e dove questi si era battuto, e dove Weena era stata rapita, non doveva essere lontano.</p><p>Fra gli alberi intravidi numerosi Morlock, ammassati come non ricordavo di averli mai visti, brulicanti gli uni sugli altri, bramosi di partecipare a una lotta, oppure a un banchetto. Un uomo lott� per alzarsi e per liberarsi dal loro peso soverchiarne, ma fu afferrato per il collo, per i capelli, per le braccia, e nuovamente atterrato. Subito dopo, spunt� dalla mischia una mano che impugnava una sbarra di ferro: ricordavo che era stata strappata da una macchina contenuta nel Palazzo di Porcellana Verde. Tirando colpi vigorosi, l�uomo riusc� a obbligare gli aggressori a retrocedere quel tanto che gli bast� per addossarsi a un albero. Aveva la chioma irta tutt�intorno alla testa grande, e ai piedi indossava soltanto calze lacere e insanguinate. Quando l�assalto fu freneticamente rinnovato, riprese a menare colpi con la sbarra: si sentirono i tonfi e gli schianti carnosi sulle teste dei Morlock.</p><p>Soltanto per un attimo pensai di unirmi a lui. Sapevo che non era necessario: sarebbe riuscito a sopravvivere, a uscire dalla foresta, solo, addolorato per Weena, e a recuperare la macchina del tempo sottrattagli dagli astuti Morlock. Rimasi all�ombra degli alberi, senza farmi vedere.</p><p><emphasis>D�improvviso, mi resi conto che Weena era ormai scomparsa:</emphasis> i Morlock l�avevano gi� rapita.</p><p>Mi girai di scatto, guardando attorno, disperato. Ancora una volta mi ero lasciato distrarre. Avevo gi� fallito? L�avevo perduta di nuovo?</p><p>Intanto, i Morlock, terrorizzati dall�incendio, fuggirono, con le schiene curve e villose tinte di rosso dalla luce delle fiamme. Ne notai quattro, rallentati da qualcosa che trasportavano: un fardello immoto, pallido, che scintillava fiocamente di bianco e d�oro.</p><p>Ruggendo, mi precipitai attraverso il sottobosco. I quattro Morlock guardarono attorno finch� i loro grandi occhi rosso-grigi si fissarono su di me. Poi li assalii con i pugni levati.</p><p>Non fu uno scontro arduo. Lasciato cadere la loro preda preziosa, i Morlock mi affrontarono, ma furono perennemente distratti dalla luce dell�incendio. Un bruto di bassa statura mi azzann� un polso, ma un pugno, che gli spacc� la faccia, lo indusse subito a mollare la presa. Infine, fuggirono tutti e quattro.</p><p>Quando mi curvai a raccogliere Weena, leggera come una bambola, il cuore mi si spezz� alla vista delle sue condizioni: aveva l�abito tutto sudicio e strappato, la chioma dorata e il viso sporchi di fuliggine e di fumo, una guancia ustionata, il collo e le braccia feriti dai morsi dei piccoli denti morlock.</p><p>Era priva di conoscenza, forse non respirava: temetti che fosse morta.</p><empty-line/><p>Con Weena in braccio, corsi attraverso la foresta.</p><p>Nell�oscurit� fumosa, i riflessi gialli e rossi delle fiamme rendevano cangianti e ingannevoli le ombre. Pi� di una volta sbattei contro un fusto, inciampai in una radice o in un�asperit�, sballottando la povera Weena.</p><p>Tutt�intorno a noi, i Morlock fuggivano a gran velocit�, come un fiume in piena, con la pelliccia rosseggiante nella luce delle fiamme, gli occhi trasformati in dischi di sofferenza, urtando gli alberi, spingendosi o picchiandosi a vicenda con i piccoli pugni, o persino strisciando e gemendo al suolo alla ricerca di un sollievo illusorio dal calore e dalla luce. Per un po�, ogni volta che mi urtarono, li respinsi a pugni e a calci, ma poi mi accontentai di allontanarli a spintoni, perch� era chiaro che, accecati com�erano, non costituivano alcun pericolo per me.</p><p>Dopo avere conosciuto Nebogipfel, con la sua calma e la sua dignit�, trovai ancora pi� ripugnanti quei Morlock primitivi, dalle chiome sporche e scompigliate, le mandibole pendule, le schiene curve: alcuni correvano sfiorando il suolo con le mani.</p><p>Arrivai d�improvviso al margine della foresta: senza rendermene conto sbucai dagli alberi, trovandomi a correre barcollando in un prato.</p><p>Mi fermai. Ansimante, mi volsi a guardare l�incendio. Dal cuore della foresta s�innalzavano fiamme alte decine di metri e una colonna di fumo che oscurava il cielo stellato. I Morlock in fuga, che uscivano dalla vegetazione sporchi e malconci, erano sempre meno numerosi.</p><p>Proseguii camminando nell�erba alta e sottile. Dopo circa un miglio, non sentii quasi pi� il calore dell�incendio alle mie spalle. Il riverbero cremisi delle fiamme era fioco, e non si vedevano pi� fuggiaschi morlock.</p><p>Nella valle oltre una collina, giunsi a un luogo che avevo gi� visitato: alcuni edifici fra le acacie, e una statua, incompiuta e spezzata, che mi aveva ricordato un fauno. Annidato alla base del declivio trovai un fiumiciattolo che rammentavo, la cui superficie impetuosa rifletteva la luce delle stelle. Deposi Weena sulla riva, poi mi strappai un pezzo di camicia, lo immersi nell�acqua fredda, e lo usai per lavarle il viso, nonch� per farle gocciolare un po� d�acqua in bocca?</p><p>Cos�, cullando in grembo la testa di Weena, rimasi seduto ad attendere la fine della Notte Nera.</p><empty-line/><p>La mattina successiva, lo vidi uscire dalla foresta bruciata in condizioni deplorevoli, con il viso di un pallore spettrale, tutto graffiato, la giacca lurida, i piedi sanguinanti fasciati d�erba bruciata, pi� zoppicante di un vagabondo con i piedi indolenziti. Impietosito, o forse imbarazzato, mi chiesi se fossi davvero io, se quelle fossero davvero le condizioni in cui mi ero presentato ai miei amici al ritorno dalla mia prima avventura nel tempo.</p><p>Di nuovo provai l�impulso di aiutarlo, e ancora una volta ricordai che non era necessario. L�altro me stesso, spossato, avrebbe riposato per tutta la giornata luminosa, poi, nel tardo pomeriggio, sarebbe ritornato alla Sfinge Bianca per recuperare la macchina del tempo.</p><p>Infine, dopo un ultimo scontro con i Morlock, sarebbe scomparso in un turbine temporale.</p><p>Mentre il sole saliva nel cielo, rimasi accanto al fiumiciattolo a curare Weena, pregando che si destasse.</p></section></section><section><title><p>EPILOGO</p></title><p>I primi giorni furono i pi� difficili, perch� ero arrivato del tutto privo di attrezzi.</p><p>Inizialmente fui costretto a vivere con gli Eloi, a dividere con loro la frutta portata dai Morlock, nonch� i palazzi in rovina in cui si riunivano a dormire.</p><p>Quando arriv� il periodo successivo di luna Nera, i Morlock uscirono dalle caverne per assalire le loro prede umane con un�audacia che m�impression�. Mi appostai all�ingresso di un edificio dormitorio, munito di sbarre di ferro e di sassi da usare come armi, e resistetti, senza per� poter impedire a tutti di entrare. Infatti, anzich� combattere in maniera organizzata, come gli umani, i Morlock si lanciavano all�attacco come branchi di predatori, contando soprattutto sulla forza del numero. Inoltre, ero in grado di difendere uno solo delle centinaia di dormitori sparsi nella valle del Tamigi.</p><p>Quelle ore nere di paura e di sofferenza per gli Eloi indifesi furono tra le pi� angosciose della mia esperienza. Eppure il nuovo giorno scacci� l�orrore dalle piccole menti degli Eloi, che ripresero a giocare e a sorridere come se i Morlock non esistessero.</p><p>Quanto a me, ero deciso a cambiare la situazione: per questo ero tornato, oltre che per liberare Weena.</p><p>Iniziai a esplorare sistematicamente la regione. Di certo avevo un aspetto pittoresco, nel camminare per le colline, grande e grosso, con il cranio calvo e abbronzato, la barba lunga, folta e incolta, vestito di sgargianti stoffe eloi, i piedi protetti soltanto da ci� che restava dei miei stivali del 1944. Non esistevano mezzi di trasporto e non disponevo di un cavallo, n� di un mulo, tuttavia giunsi fino a Hounslow e a Staines, a occidente; fino a Barnet, a settentrione; fino a Epsom e a Leatherhead, a meridione; e seguii il nuovo corso del Tamigi a oriente sino a Woolwich.</p><p>Ovunque trovai lo stesso paesaggio verdeggiante cosparso di rovine abitate dagli Eloi, nonch� di pozzi usati dai Morlock. Forse in Francia o in Scozia � diverso, ma non lo credo.</p><p>Poich� l�intero paese era infestato dai Morlock e dalle loro tane, fui costretto a rinunciare subito al progetto di guidare un gruppo di Eloi in una migrazione che li sottraesse alle grinfie degli abitatori del sottosuolo. Avevo ormai capito che gli uni non potevano sottrarsi agli altri, e che la dipendenza reciproca era ugualmente degradante per tutti, anche se quella dei Morlock dagli Eloi mi ripugnava meno.</p><empty-line/><p>Nella mia ricerca di nuovi modi di vita, scelsi come dimora permanente il Palazzo di Porcellana Verde, a causa della vastit� dei suoi ambienti e della solidit� delle sue mura. Lo avevo gi� progettato durante la mia prima visita nel futuro, perch� mi era sembrato che fosse ben difendibile dalle incursioni dei Morlock. Inoltre, speravo che le reliquie custodite nell�antico museo potessero rivelarsi utili in futuro. E poi, quella sorta di monumento all�intelletto, con i suoi fossili abbandonati e con le sue biblioteche decrepite, aveva qualcosa che affascinava la mia immaginazione: era come una nave del passato naufragata sulle scogliere del tempo. E io ero un reietto di simili origini: una specie di Robinson Crusoe proveniente dall�antichit�.</p><p>Dopo avere ripetuto, completandola, l�esplorazione degli ambienti cavernosi del Palazzo, scelsi come base la sala di mineralogia, che avevo gi� visitato in precedenza, con i suoi campioni ben conservati, ma inutili, molti dei quali appartenevano a minerali che mi erano sconosciuti. Meno ampia delle altre, la sala era pi� facilmente difendibile. Una volta pulita e con il fuoco acceso, mi sembr� ospitale quasi come casa mia. Col tempo, puntellando le porte cadenti e chiudendo le brecce delle mura diroccate, ampliai la mia fortezza ad alcune sale adiacenti.</p><p>Nell�esplorare le sale di paleontologia, con le sue ossa di brontosauro tanto inutili quanto gigantesche, trovai sul pavimento parecchie ossa che evidentemente erano state sparpagliate da qualche Eloi giocherellone. Dopo avere ricostruito parzialmente alcuni scheletri, mi sembr� che si trattasse dei resti di un cavallo, di un cane, di un bue, e probabilmente di una volpe: in breve, erano le ultime reliquie degli animali della mia Inghilterra ormai scomparsa. Comunque, le condizioni delle ossa e la mia stessa ignoranza in materia d�anatomia m�impedirono d�identificare con certezza gli scheletri.</p><p>Alla ricerca di attrezzi, e non pi� soltanto di armi come in precedenza, ritornai nella sala male illuminata che conteneva parecchie grandi macchine. In particolare, esaminai un apparecchio che sembrava una dinamo elettrica abbastanza ben conservata. Fantasticai di restaurarla e di utilizzarla per riattivare l�impianto d�illuminazione: se non altro, la luce elettrica e il rumore della dinamo avrebbero tenuto alla larga i Morlock. Purtroppo, la mancanza di combustibile e di lubrificante, nonch� la presenza di parecchi componenti danneggiati od ossidati, mi obbligarono a rinunciare.</p><p>Durante l�esplorazione del Palazzo trovai, nella sala adiacente a quella che conteneva il plastico di una miniera che avevo gi� osservato in precedenza, il plastico di una citt�, che sollecit� la mia immaginazione.</p><p>Era molto dettagliato, tanto grande da occupare gran parte della sala stessa, e racchiuso in una specie di piramide in vetro, che fui costretto a pulire dalla polvere dei secoli.</p><p>Il plastico era antico: alla luce filtrata dalle particelle di polvere sospese nell�aria, i suoi colori, un tempo vivaci, apparivano sbiaditi. Tuttavia riproduceva la Londra di un�epoca molto successiva alla mia: riconobbi il corso del Tamigi, rappresentato da un nastro sinuoso di vetro che ne attraversava il cuore. La citt� era molto diversa da quella che avevo conosciuto: sotto la volta di vetro che la copriva interamente, spiccavano sette od otto palazzi giganteschi, pure di vetro, ciascuno simile al Crystal Palace, ma immensamente pi� grande. La volta non aveva nulla della tenebrosit� della Cupola del 1938, anzi, mi sembr� che avesse la funzione di raccogliere e di amplificare la luce. L�impianto d�illuminazione elettrica della citt� era perfettamente riprodotto nel plastico, ma non si accendeva pi�. Sulla volta erano installate sia una foresta di mulini a vento, le cui pale non giravano pi�, sia grandi piattaforme, sopra le quali si libravano modellini di macchine volanti simili a libellule gigantesche, munite di vele, nonch� di cabine sospese piene di passeggeri seduti.</p><p>E tali passeggeri erano <emphasis>persone:</emphasis> uomini e donne, non dissimili da me! Dunque la citt� era esistita in un futuro non troppo lontano dalla mia epoca, quando l�azione lenta e inesorabile dell�evoluzione non aveva ancora rimodellato l�umanit�.</p><p>Sulle strade ampie che si addentravano nella campagna, probabilmente per collegare la Londra futura alle altre citt� del paese, correvano veicoli di grandi dimensioni: per esempio, monocicli in grado di trasportare una ventina di persone, e carri apparentemente privi di guidatore, che dovevano essere guidati automaticamente. Poich� la campagna non era riprodotta, le strade attraversavano una piatta distesa grigia.</p><p>A giudicare dalle dimensioni del plastico, la citt�, costruita su parecchi livelli, doveva avere avuto una popolazione di venti o trenta milioni di persone, contro i quattro milioni della Londra della mia epoca. Molti edifici erano aperti in maniera da mostrare gli interni, con gli abitanti impegnati nelle loro varie attivit�. I livelli superiori erano lussuosi e comodi, pieni di negozi e di parchi, di biblioteche e di ville sontuose. Lass�, i cittadini erano abbigliati con indumenti eleganti e sgargianti, fra cui mantelli scarlatti e copricapi vistosi e ingombranti, simili a creste di gallo.</p><p>I livelli inferiori, invece, erano molto diversi: contenevano macchinari immensi, nonch� tubi di aspirazione, condotti, e cavi, del diametro di alcuni metri, che serpeggiavano lungo i soffitti. Gli abitanti indossavano abiti semplici e anonimi, di tela azzurra, e vivevano esclusivamente in refettori e dormitori. Mi sembr� che normalmente avessero di rado la possibilit� d�intravedere la luce in cui si crogiolavano invece i cittadini dei livelli superiori.</p><p>Il plastico non era sopravvissuto indenne al trascorrere del tempo. In un angolo, la piramide era crollata, distruggendo una parte degli edifici. In diversi punti, gli abitanti e le macchine erano caduti o si erano rotti per qualche ragione. Alcuni cittadini in abito azzurro erano stati disposti a formare cerchi e altre figure, probabilmente per gioco, da alcuni Eloi. Comunque, il plastico non cess� di affascinarmi perch� riproduceva parte di un mondo simile a quello di cui ero originario: dedicai lunghe ore ad esaminarlo nei dettagli pi� minuti.</p><p>Il futuro rappresentato dal plastico apparteneva forse a una fase intermedia del processo che aveva portato alla regressione dell�epoca in cui mi trovavo: una fase in cui la divisione in caste, ancora in gran parte dovuta a cause sociali, non aveva ancora iniziato a influire sull�evoluzione biologica della specie. La citt� era un�opera bella, magnifica, ma se la societ� che l�aveva costruita era stata l�antenata di quella dei Morlock e degli Eloi, allora si trattava di un monumento alla follia pi� colossale dell�umanit�.</p><empty-line/><p>Il Palazzo di Porcellana Verde sorge sulla cima di un�alta collina erbosa, cinta di praterie dove scorrono fiumi e torrenti. Ho smontato la macchina del tempo. Con i suoi componenti e con i materiali trovati nel Palazzo, ho costruito rozzi attrezzi agricoli che mi hanno consentito di dissodare un campo nelle vicinanze e di piantare la frutta morlock.</p><p>Ho persuaso alcuni Eloi a unirsi a me in questa impresa. Hanno accettato con gioia, pensando che si trattasse di un gioco nuovo, per� hanno perso l�entusiasmo appena hanno scoperto che si trattava di dedicarsi per lunghe ore ad azioni ripetitive. Ho provato rimorso nel vedere i loro abiti delicati sporchi di terra e i loro bei visi ovali bagnati da lacrime di frustrazione, per� ho tenuto duro. Quando rischiavano di essere sopraffatti dalla malinconia, li ho rallegrati con giochi e danze, cantando goffamente <emphasis>Il paese degli onesti</emphasis> e riproducendo ci� che ricordavo della musica swing del 1944, che a loro piace in modo particolare. Poco a poco, si sono abituati.</p><p>In quest�epoca priva di stagioni, i cicli di crescita non sono prevedibili. Comunque, ho dovuto aspettare soltanto pochi mesi per avere i primi frutti. Quando li ho mostrati loro, gli Eloi hanno risposto alla mia gioia con perplessit�, perch� i prodotti dei miei miseri sforzi non potevano competere, in fragranza, in sapore e in dimensioni, con quelli dei Morlock. Tuttavia, <emphasis>io</emphasis> ne comprendo l�importanza: sono l�inizio della liberazione degli Eloi dalla dipendenza dai Morlock.</p><p>Insieme agli Eloi disposti a lavorare, ho creato alcune fattorie nella valle del Tamigi. Cos�, per la prima volta da innumerevoli millenni, esistono piccole comunit� eloi in grado di sostentarsi senza dipendere dai Morlock.</p><p>Talvolta, quando sono stanco, ho l�impressione che la mia opera, pi� che un insegnamento, sia una trasformazione dell�istinto di animali intelligenti; ma almeno � un inizio. Insieme agli Eloi pi� ricettivi, sto ampliando il loro vocabolario e sto cercando di stimolare e di estendere la loro curiosit�: ho intenzione di ridestare in loro l�intelletto.</p><p>In ogni modo, sono consapevole che tutto ci� non basta, perch� gli Eloi non sono soli in questo mondo futuro. Se le mie riforme avranno successo, l�equilibrio perverso su cui si basa questa societ� verr� turbato, e la reazione dei Morlock sar� inevitabile.</p><p>Una guerra fra le specie postumane sarebbe disastrosa, perch� la precaria agricoltura degli Eloi non resisterebbe alte incursioni dei Morlock. Inoltre, devo togliermi dalla mente ogni antiquato senso di lealt� nei confronti degli uni o degli altri. Data l�epoca da cui provengo, � naturale che io provi simpatia per gli Eloi, sia perch� <emphasis>sembrano</emphasis> pi� umani, sia perch� ho potuto collaborare con loro in maniera soddisfacente, ottenendo buoni risultati. In verit�, debbo sforzarmi per ricordare che i miei piccoli amici <emphasis>non</emphasis> sono umani: probabilmente, se incontrassi un uomo del mio secolo, rimarrei sbalordito dalla sua altezza, dalla sua corporatura, dalla sua goffaggine.</p><p>Ma sia gli Eloi sia i Morlock, a dispetto dei miei pregiudizi antiquati, non sono umani: sono <emphasis>postumani.</emphasis> E non posso risolvere l�equazione di questa storia degenerata senza appellarmi ad entrambi.</p><p>In altre parole, debbo affrontare le tenebre.</p><p>Ho deciso di scendere ancora una volta nei sotterranei dei Morlock. Devo trovare il modo di trattare con loro, e di collaborare, come ho fatto con gli Eloi. Non ho ragione di credere che sia impossibile. So che i Morlock sono dotati di una certa intelligenza, perch� ho visto i loro macchinari nelle profondit� del sottosuolo, e ricordo che, dopo essersene impadroniti, hanno smontato, pulito e persino <emphasis>lubrificato,</emphasis> la macchina del tempo. Pu� darsi che il loro aspetto ripugnante celi un�inclinazione alla tecnica maggiore di quella degli Eloi, che sono passivi come bestiame.</p><p>So bene, perch� me l�ha insegnato Nebogipfel, che il mio timore nei confronti dei Morlock � in gran parte istintivo e deriva da un coacervo interiore di esperienze, d�incubi e di paure, che non ha nessuna ragione di esistere in questo mondo. Ho paura dell�oscurit� e dei sotterranei sin da quando ero bambino. Condivido con molti uomini della mia epoca, credo, la ripugnanza nei confronti del corpo e delle sue funzioni denunciata da Nebogipfel. Inoltre, sono abbastanza onesto da riconoscere la mia appartenenza alla classe dominante, e ho conosciuto tanto poco i lavoratori della mia epoca, che temo di provare nei loro confronti paura e persino un certo disprezzo. Infine, tali sentimenti sono stati esasperati dai miei incontri con i Morlock. Ma una simile rozzezza d�animo non si addice a me, n� al mio popolo, n� alla memoria di Nebogipfel. Sono deciso a sbarazzarmi della mia oscurit� interiore per considerare i Morlock non pi� come mostri, bens� come potenziali simili di Nebogipfel.</p><p>In questo mondo lussureggiante, non occorre che i superstiti dell�umanit� continuino a sfruttarsi orrendamente a vicenda. La luce dell�intelletto si � affievolita, ma non estinta. Sia gli Eloi sia i Morlock conservano una parte del retaggio umano: gli uni il linguaggio, gli altri la tecnica.</p><p>Il mio sogno � dunque questo: riuscire, prima di morire, a riaccendere con queste braci la fiaccola della ragione.</p><p>E credo che sia un sogno nobile, un compito degno.</p><empty-line/><p>Ho trovato questi fogli di carta nell�esplorare un sotterraneo del Palazzo di Porcellana Verde: si sono conservati all�interno di un pacco sigillato. Non mi � stato difficile ricavare un pennino da una scheggia metallica e l�inchiostro da una tintura vegetale. Per scrivere, sono tornato nel mio luogo preferito: la panchina di metallo giallo sul crinale di Richmond Hill, a meno di mezzo miglio dal posto in cui sorgeva la mia vecchia casa. Cos�, mentre scrivo, mi tiene compagnia la bellissima valle del Tamigi, della cui evoluzione durante le ere geologiche sono stato testimone.</p><p>Da molto tempo, ormai, ho deciso di non viaggiare pi�: anzi, ho smantellato la macchina del tempo, come ho gi� detto, e dai suoi componenti ho ricavato attrezzi di vario genere, ben pi� utili. Ho conservato soltanto le due leve bianche, che adesso, mentre scrivo, sono qui sulla panchina, accanto a me. Anche se sono abbastanza soddisfatto della mia opera e dei miei progetti in questo mondo, mi ha sempre irritato l�impossibilit� di trasmettere ai miei contemporanei le mie scoperte e le mie osservazioni, nonch� un resoconto delle mie avventure. Forse � soltanto vanit�, ma questi fogli mi hanno consentito di rimediare.</p><p>Affinch� si conservino, li sigiller� di nuovo nel pacco, che poi collocher� in un contenitore appositamente costruito con il quarzo cosparso di plattnerite della macchina del tempo. Infine, seppellir� tale contenitore alla massima profondit� possibile.</p><p>Non sono certo che il mio resoconto possa giungere nel futuro o nel passato, e men che meno in una storia parallela: forse marcir� nel sottosuolo. Credo per� che il contenitore di plattnerite offra al libro, se cos� posso chiamarlo, le migliori opportunit� di essere individuato da un eventuale viaggiatore nella molteplicit�: � persino possibile che, per caso, una corrente del fiume temporale lo riconduca nel mio secolo.</p><p>In ogni modo, non posso fare di meglio. E ora che ho deciso, provo una certa soddisfazione.</p><p>Terminer� e sigiller� il libro prima di partire per il mondo sotterraneo dei Morlock, giacch� sono consapevole che tale impresa non sar� priva di pericoli: sar� una spedizione da cui forse non torner�. Tuttavia non posso pi� rimandare: ho gi� pi� di cinquant�anni, e presto non avr� pi� il vigore necessario per salire e per scendere dai pozzi.</p><p>Mi assumo comunque un impegno: al ritorno, aggiunger� al libro un�appendice, con un compendio delle mie nuove avventure.</p><empty-line/><p>Ora sono finalmente pronto a scendere nei sotterranei.</p><p>Ricordo le parole del poeta: �Se le porte della percezione fossero spalancate, tutto apparirebbe all�uomo quale �: infinito�. Spero che mi si perdoner�, se non cito esattamente i versi: non posseggo testi di riferimento, qui.</p><p>Ho visto l�infinito e l�eterno. Non ho mai dimenticato la visione degli universi adiacenti a questo mondo soleggiato, pi� prossimi gli uni agli altri delle pagine di un libro, n� ho dimenticato lo splendore galattico della storia dell�Ottimit�, che credo vivr� per sempre nella mia anima.</p><p>Ma nessuna di queste visioni grandiose ha per me la met� dell�importanza che hanno i momenti fugaci di tenerezza, i quali hanno illuminato l�oscurit� della mia vita solitaria. Ho beneficiato della lealt� e della pazienza di Nebogipfel, dell�amicizia di Mos�, del calore umano di Hilary Bond. E nessuna delle mie imprese, nessuna delle mie avventure, nessuna visione del tempo o dei paesaggi stellari infiniti, vivr� tanto a lungo nel mio cuore quanto l�attimo in cui, la prima, luminosa mattina dopo il mio ritorno qui, mentre sedevo sulla riva del fiumiciattolo a bagnarle il viso ovale, Weena ha finalmente gonfiato il petto nella respirazione, ha tossito, ha riaperto per la prima volta i begli occhi, facendomi cos� capire di essere viva, e, nel riconoscermi, ha dischiuso le labbra in un sorriso di gioia.</p><empty-line/><p>[<emphasis>Nota dell�Editore:</emphasis> Qui termina il resoconto. Non � stata trovata nessuna appendice.]</p></section></body><binary id="cover" 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